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1 GAZZETTA REPUBBLICA ITALIANA DELLA REGIONE SICILIANA Anno 69 - Numero 5 UFFICIALE PARTE PRIMA Palermo - Venerdì, 3 gennaio 215 SI PUBBLICA DI REGOLA IL VENERDI Sped. in a.p., comma 2/c, art. 2, l. n. 662/96 - Filiale di Palermo DIREZIONE, REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE: VIA CALTANISSETTA 2-E, 9141 PALERMO INFORMAZIONI TEL. 91/ ABBONAMENTI TEL. 91/ INSERZIONI TEL. 91/ FAX 91/ POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA (PEC) La Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana (Parte prima per intero e i contenuti più rilevanti degli altri due fascicoli per estratto) è consultabile presso il sito Internet: accessibile anche dal sito ufficiale della Regione LEGGI E DECRETI PRESIDENZIALI DECRETO PRESIDENZIALE 3 novembre 214. Decisione del ricorso straordinario proposto dall Associazione Legambiente - Comitato regionale siciliano onlus pag. 4 DECRETO PRESIDENZIALE 21 gennaio 215. Nomina dell Assessore preposto all Assessorato regionale delle autonomie locali e della funzione pubblica pag. 4 DECRETI ASSESSORIALI Assessorato delle autonomie locali e della funzione pubblica Assessorato della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro DECRETO 18 dicembre 214. Approvazione del piano di riparto del Fondo straordinario per compensare gli squilibri finanziari delle autonomie locali derivanti dall abrogazione delle norme recanti misure in favore dei lavoratori socialmente utili di cui all art. 3, comma 7, della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5 e s.m.i pag. 5 Assessorato delle autonomie locali e della funzione pubblica DECRETO 3 dicembre 214. Impegno e riparto delle risorse finanziarie destinate quale sostegno ed incentivo alle Unioni dei comuni per gli anni 211, 212 e pag. 29 SOMMARIO elettorali di elezione del sindaco svolte nelle sezioni n. 2 e n. 16 del comune di Rosolini durante le elezioni amministrative della tornata elettorale del 9-1 giugno 213 con ballottaggio il giugno pag. 35 DECRETO 29 dicembre 214. Assessorato dell economia Variazioni al bilancio della Regione per l esercizio finanziario pag. 36 Assessorato della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro DECRETO 6 agosto 214. Riconoscimento del Coordinamento regionale siciliano delle società di mutuo soccorso, con sede in Santo Stefano di Camastra pag. 38 DECRETO 18 dicembre 214. Assessorato della salute Protocollo formativo rivolto agli operatori volontari, soccorritori non medici né infermieri, del SO.RE.S. pag. 39 DECRETO 23 dicembre 214. Approvazione dell Accordo con Federfarma relativo alla distribuzione dei presidi per l autocontrollo della glicemia pag. 43 DECRETO 3 dicembre 214. DECRETO 19 gennaio 215. Recepimento delle linee guida nazionali per le attività laboratoristiche di genetica e biologia molecolare - Fissazione della data del primo turno ed eventuale secondo turno di ripetizione parziale delle operazioni Indirizzi operativi pag. 45

2 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 DECRETO 7 gennaio 215. Approvazione dell intesa stipulata tra la Regione siciliana e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca sul Documento strategico di intervento integrato per l inserimento del bambino, adolescente e giovane con diabete mellito in contesti scolastici, educativi, formativi al fine di tutelarne il diritto alla cura, alla salute, all istruzione e alla migliore qualità di vita pag. 52 DECRETO 12 gennaio 215. Modifica ed integrazione del Calendario vaccinale per la vita adottato con D.A. n. 82/ pag. 58 Assessorato del territorio e dell ambiente DECRETO 29 dicembre 214. Diniego dell approvazione del Piano di recupero di alcuni isolati del centro storico di Bivona... pag. 64 DECRETO 29 dicembre 214. Diniego dell approvazione di una variante al nuovo regolamento comunale di Caccamo pag. 65 Assessorato del turismo, dello sport e dello spettacolo DECRETO 12 gennaio 215. Istituzione del corso di aggiornamento dei maestri di sci alpino e di fondo per l anno pag. 66 DISPOSIZIONI E COMUNICATI Assessorato dell agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea: PSR Sicilia Asse 4 Attuazione dell Approccio Leader - Misura 413 Attuazione di strategie di sviluppo locale - Qualità della vita/diversificazione - PSL Isole di Sicilia - Avviso di pubblicazione della graduatoria definitiva delle istanze ammissibili, nonché elenco delle istanze non ricevibili modificati in autotutela a seguito di accoglimento di ricorsi. Misura azione C pag. 67 PSR Sicilia Asse 4 Attuazione dell Approccio Leader - Misura 413 Attuazione di strategie di sviluppo locale - Qualità della vita/diversificazione - PSL Sicani - Avviso pubblico per la presentazione dei progetti operativi inseriti nell azione aggiuntiva del P.S.L. del GAL Sicani pag. 67 Assessorato dell economia: Ripartizione di somme in favore dei confidi che hanno presentato istanza ai sensi dell avviso pubblico per l attuazione degli interventi in favore delle imprese, associate ai consorzi di garanzia fidi, per integrazione al fondo rischi di cui all art. 3, comma 1, della legge regionale 21 settembre 25, n. 11 e successive modifiche ed integrazioni, operazioni finanziarie per attività comprese tra l 1 gennaio 213 ed il 31 dicembre pag. 67 Ripartizione di somme in favore dei confidi che hanno presentato istanza ai sensi dell avviso per l attuazione degli interventi in favore delle imprese, associate ai consorzi di garanzia, per agevolazioni sotto forma di contributi in conto interessi sulle operazioni creditizie garantite dai confidi, di cui all art. 11 della legge regionale 21 settembre 25, n. 11 e successive modifiche ed integrazioni per operazioni finanziarie accese tra l 1 gennaio 29 ed il 31 dicembre pag. 67 Ripartizione di somme in favore dei confidi che hanno presentato istanza ai sensi dell avviso per l attuazione degli interventi in favore delle imprese, associate ai consorzi di garanzia, per agevolazioni sotto forma di contributi in conto interessi sulle operazioni creditizie garantite dai confidi, di cui all art. 11 della legge regionale 21 settembre 25, n. 11 e successive modifiche ed integrazioni per operazioni finanziarie accese tra l 1 gennaio 29 ed il 31 dicembre pag. 67 Ripartizione di somme in favore dei confidi che hanno presentato istanza ai sensi dell avviso per l attuazione degli interventi in favore delle imprese, associate ai consorzi di garanzia, per agevolazioni sotto forma di contributi in conto interessi sulle operazioni creditizie garantite dai confidi, di cui all art. 11 della legge regionale 21 settembre 25, n. 11 e successive modifiche ed integrazioni per operazioni finanziarie accese tra l 1 gennaio 29 ed il 31 dicembre pag. 68 Assessorato della salute: Modifica del decreto 28 ottobre 214, concernente autorizzazione ed accreditamento istituzionale al legale rappresentante del C.R.A. Centro di riproduzione assistita s.r.l., con sede in Catania, per l esercizio delle attività connesse alla procreazione medicalmente assistita di I e II livello. pag. 68 Modifica della denominazione sociale della struttura sociosanitaria Salute e benessere s.a.s. di Gancitano Emanuela e c. in Salute e benessere di Fabio Giardina & C. s.a.s., con sede in Mazara del Vallo, e trasferimento della sede operativa pag. 68 Accreditamento istituzionale transitorio della casa di riposo Pro Senectute, gestita dalla Fondazione Città del ragazzo, con sede in Messina pag. 68 Modifica del decreto 25 novembre 214, relativo all accreditamento istituzionale del centro di riabilitazione Madre del Divino Amore, sito in Palermo, gestito dalla Fondazione per le opere di carità Rosalia Gentile pag. 68 Sospensione dell efficacia del decreto 15 gennaio 29, relativo all eccreditamento istituzionale del centro di riabilitazione AIAS del sig. Tommaso Aldisio, con sede in Gela pag. 68 Accreditamento istituzionale della Residenza sanitaria assistita Villa San Giorgio, sita in Ragusa, gestita dalla società Villa San Giorgio s.r.l pag. 68 Assessorato del turismo, dello sport e dello spettacolo: PO FESR Sicilia 27/213 - Fondo europeo di sviluppo regionale - obiettivo operativo linea di intervento A, Attività C) - Azioni di rafforzamento delle attività di pianificazione e gestione delle risorse turistiche mediante cofinanziamento dei progetti di sviluppo turistico proposti dai sistemi turistici locali - Provvedimenti di approvazione di vari progetti pag. 69

3 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 3 CIRCOLARI Assessorato delle infrastrutture e della mobilità CIRCOLARE 11 dicembre 214. Disciplina in materia di pubblicità ai sensi dell art. 4, comma 6, della legge regionale 12 luglio 211, n. 12 pag. 73 CIRCOLARE 17 dicembre 214. Corresponsione incentivi ex art. 92, commi 5 e 6, del D.Leg.vo n. 163/26. Disposizioni per il periodo transitorio pag. 81 SUPPLEMENTO ORDINARIO Assessorato della salute DECRETO 23 dicembre 214. Autorizzazione e accreditamento della struttura trasfusionale di Agrigento afferente all Azienda sanitaria provinciale n. 1 di Agrigento. DECRETO 23 dicembre 214. Autorizzazione e accreditamento della struttura trasfusionale di Sciacca afferente all Azienda sanitaria provinciale n. 1 di Agrigento. DECRETO 23 dicembre 214. Autorizzazione e accreditamento della struttura trasfusionale dell Azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania. DECRETO 23 dicembre 214. Autorizzazione e accreditamento della struttura trasfusionale del P.O. Garibaldi Centro, afferente all ARNAS Garibaldi di Catania. DECRETO 23 dicembre 214. Autorizzazione e accreditamento della struttura trasfusionale dell Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico - Vittorio Emanuele di Catania. DECRETO 23 dicembre 214. Autorizzazione e accreditamento della struttura trasfusionale dell Azienda ospedaliero-universitaria G. Martino di Messina. DECRETO 23 dicembre 214. Autorizzazione e accreditamento della struttura trasfusionale di Patti afferente all Azienda sanitaria provinciale di Messina. DECRETO 23 dicembre 214. Autorizzazione e accreditamento della struttura trasfusionale di Taormina afferente all Azienda sanitaria provinciale di Messina. DECRETO 23 dicembre 214. Autorizzazione e accreditamento della struttura trasfusionale del P.O. Civico e Benfratelli, afferente all ARNAS Civico - Benfratelli - Di Cristina di Palermo. DECRETO 23 dicembre 214. Autorizzazione e accreditamento della struttura trasfusionale del P.O. V. Cervello, afferente all Azienda ospedaliera O.R. Villa Sofia - Cervello di Palermo. DECRETO 23 dicembre 214. Autorizzazione e accreditamento della struttura trasfusionale del P.O. Villa Sofia, afferente all Azienda ospedaliera O.R. Villa Sofia - Cervello di Palermo. DECRETO 23 dicembre 214. Autorizzazione e accreditamento della struttura trasfusionale di Cefalù, afferente all Azienda sanitaria provinciale n. 6 di Palermo. DECRETO 23 dicembre 214. Autorizzazione e accreditamento della struttura trasfusionale di Ragusa e delle sue articolazioni organizzative di Modica e Vittoria, afferenti all Azienda sanitaria provinciale n. 7 di Ragusa. DECRETO 23 dicembre 214. Autorizzazione e accreditamento della struttura trasfusionale di Marsala, afferente all Azienda sanitaria provinciale n. 9 di Trapani. DECRETO 3 dicembre 214. Autorizzazione e accreditamento delle unità di raccolta associative fisse e mobili operanti in convenzione con le aziende sanitarie per la raccolta del sangue intero e degli emocomponenti.

4 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 DECRETO PRESIDENZIALE 3 novembre 214. DECRETO PRESIDENZIALE 21 gennaio 215. Decisione del ricorso straordinario proposto dall Associazione Nomina dell Assessore preposto all Assessorato regiona- Legambiente - Comitato regionale siciliano onlus. le delle autonomie locali e della funzione pubblica. IL PRESIDENTE DELLA REGIONE Visto lo Statuto della Regione; Visto D.P.R. 2 novembre 1971, n. 1199; Visto il decreto legislativo 24 dicembre 23, n. 373; Visto il ricorso straordinario proposto in data 31 marzo 211 dall Associazione Legambiente - Comitato regionale siciliano onlus per l annullamento, previa sospensone cautelare: del decreto presidenziale 5 novembre 21, con cui è stata emanata la deberaziore di Giunta regionale n. 399 del 25 ottobre 21 e sono stati approvati i Piani regionali dei materiali da cava e dei materiali lapidei di pregio; della medesima delibera di Giunta regionale n. 399 del 21; dei Piani regionali dei materiali da cava e dei materiali lapidei di pregio, acclusi alla nota prot. n. 3554/Gab. del 18 ottobre 21 dell'assessorato regionale dell energia e dei servizi di pubblica utilità, compresi i documenti allegati tra i quali assume rilievo particolare il documento finale di Piano contenente la verifica di coerenza esterna dei piani, le norme attuative e la discipina transitoria dell attività estrattiva; del decreto del dirigente generale del Dipartimento regionale dell ambiente n. 345 del 24 giugno 21, con cui viene espresso parere positivo ai sensi della valutazione ambientale strategica (VAS), e con il quale, nel contempo, non vengono sottoposti a valutazione di incidenza ambientale (VIA) gli impugnati piani dei materiali da cava e dei materiali lapidei relativamente alla parte che riguarda i Siti Natura 2; Vista la relazione dell'ufficio legislativo e legale n / del 9 maggio 212; Visto il parere del Consiglio di giustizia amministrativa, a sezioni riunite, n. 749/12 del 4 settembre 212, il cui testo è allegato al presente decreto e le cui considerazioni si intendono qui integralmente riprodotte; Decreta: Art. 1 Il ricorso straordinario dell Associazione Legambiente, Comitato regionale siciliano onlus, di cui in narrativa, è accolto con assorbimento della domanda di sospensione cautelare e fatti salvi gli ulteriori provvedimenti della P.A. Art. 2 Il Dipartimento regionale dell ambiente è incaricato dell'esecuzione del presente decreto. Palermo, 3 novembre 214. CROCETTA N.B. - Il parere del C.G.A. allegato al decreto è rinvenibile nel sito istituzionale all indirizzo: ProvvedimentiCollegiali.jsp?_adf.ctrlstate=uu45m4yti_29. ( )95 LEGGI E DECRETI PRESIDENZIALI IL PRESIDENTE DELLA REGIONE Visto lo Statuto della Regione; Visto, in particolare, l articolo 9 contemplato nella Sezione II dello Statuto regionale, come sostituito dall articolo 1, comma 1, lett. f), della legge costituzionale 31 gennaio 21, n. 2, che, nel prevedere l elezione a suffragio universale e diretto del Presidente della Regione, gli attribuisce il potere di nominare e revocare gli Assessori da preporre ai singoli rami dell Amministrazione regionale, tra cui un Vicepresidente che lo sostituisce in caso di assenza o di impedimento; Vista la legge regionale 29 dicembre 1962, n. 28 e successive modifiche ed integrazioni; Vista la legge regionale 15 maggio 2, n. 1 e successive modifiche ed integrazioni nonché l allegata tabella A; Vista la legge regionale 16 dicembre 28, n. 19 e successive modifiche ed integrazioni ed, in particolare, le disposizioni di cui al Titolo II che rimodulano l apparato ordinamentale e organizzativo della Regione siciliana; Visto il decreto presidenziale 1 agosto 212, n. 398/Serv. 4-S.G., concernente la convocazione dei comizi per l elezione del Presidente della Regione e dei deputati dell Assemblea regionale siciliana per la sedicesima legislatura; Visto il decreto presidenziale 1 agosto 212, n. 399/Serv. 4-S.G., concernente la ripartizione dei seggi dell Assemblea regionale siciliana ai collegi provinciali in base alla popolazione residente; Vista la propria nota prot. n del 12 novembre 212, con la quale, a seguito della proclamazione alla carica di Presidente della Regione siciliana, resa nota dalla Corte di appello di Palermo con nota prot. n. 35/El.Reg. del 1 novembre 212, sono state assunte le relative funzioni; Visto il decreto presidenziale n. 54/Area 1^/S.G. del 12 novembre 212, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana del 16 novembre 212 parte I n. 49, con il quale è stato costituito il Governo della Regione siciliana - XVI legislatura e successivi distinti decreti presidenziali di nomina degli altri Assessori regionali con preposizione ai singoli rami dell Amministrazione regionale; Visto il D.P. n. 1/Area 1^/S.G. del 7 gennaio 215, con il quale il Presidente della Regione siciliana ha assunto temporaneamente le funzioni di Assessore regionale per le autonomie locali e la funzione pubblica a seguito delle dimissioni rassegnate dall Assessore preposto al predetto ramo dell Amministrazione regionale; Ritenuto di dover nominare il dott. Ettore Leotta Assessore regionale con preposizione all Assessorato regionale delle autonomie locali e della funzione pubblica, con contestuale cessazione dell assunzione temporanea da parte del Presidente della Regione delle funzioni di Assessore regionale per le autonomie locali e la funzione pubblica di cui al sopra richiamato D.P. n. 1/Area 1^/S.G. del 7 gennaio 215;

5 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 5 Decreta: Art. 1 Per quanto in premessa specificato, il dott. Ettore Leotta, nato ad Avola (SR) il 26 gennaio 1948, è nominato Assessore regionale con preposizione all Assessorato regionale delle autonomie locali e della funzione pubblica. ASSESSORATO DELLE AUTONOMIE LOCALI E DELLA FUNZIONE PUBBLICA ASSESSORATO DELLA FAMIGLIA, DELLE POLITICHE SOCIALI E DEL LAVORO DECRETO 18 dicembre 214. Approvazione del piano di riparto del Fondo straordinario per compensare gli squilibri finanziari delle autonomie locali derivanti dall abrogazione delle norme recanti misure in favore dei lavoratori socialmente utili di cui all art. 3, comma 7, della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5 e s.m.i. L ASSESSORE PER LE AUTONOMIE LOCALI E LA FUNZIONE PUBBLICA di concerto con L ASSESSORE PER LA FAMIGLIA, LE POLITICHE SOCIALI E IL LAVORO Visto lo Statuto della Regione; Vista la legge regionale 16 dicembre 28, n. 19, recante norme per la riorganizzazione dei Dipartimenti regionali - Ordinamento del Governo e dell Amministrazione della Regione; Visto il decreto del Presidente della Regione siciliana 18 gennaio 213, n. 6, concernente Regolamento di attuazione del Titolo II della legge regionale 16 dicembre 28, n. 19. Rimodulazione degli assetti organizzativi dei Dipartimenti regionali di cui al D.P.Reg. 5 dicembre 29, n. 12 e successive modifiche e integrazioni ; Visto l art. 3, comma 7, della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5, che ha istituito, presso il Dipartimento regionale delle autonomie locali, un fondo straordinario per la salvaguardia degli equilibri di bilancio, per compensare gli squilibri finanziari delle autonomie locali derivanti dall abrogazione delle norme indicate al comma 6 del medesimo articolo, da ripartire con decreto dell Assessore regionale per le autonomie locali e la funzione pubblica, di concerto con l Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali ed il lavoro, previa intesa in sede di Conferenza Regione-Autonomie locali, tenendo anche conto, fermo restando la dotazione complessiva delle risorse, del contributo già concesso per ogni singolo lavoratore alla data del 31 dicembre 213; per le autonomie locali e la funzione pubblica di cui al D.P. n. 1/Area 1^/S.G. del 7 gennaio 215. Art. 3 Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana e nel sito internet della Regione siciliana ai sensi dell art. 68, comma 4, della legge regionale 12 agosto 214, n. 21. Art. 2 Palermo, 21 gennaio 215. Contestualmente alla nomina di cui al superiore articolo 1, cessa l assunzione temporanea da parte del Presidente della Regione delle funzioni di Assessore regionale ( )86 DECRETI ASSESSORIALI CROCETTA Visto il bilancio di previsione della Regione siciliana per l esercizio finanziario 214 ed il bilancio pluriennale per il triennio , approvato con legge regionale 28 gennaio 214, n. 6; Visto il decreto dell Assessore regionale per l economia n. 3 del 31 gennaio 214, relativo alla ripartizione in capitoli, per l anno finanziario 214, nello stato di previsione dell entrata ed in quello della spesa, delle unità previsionali di base; Considerato che per il perseguimento delle finalità di cui all art. 3, comma 7 della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5, è stato istituito nello stato di previsione della spesa del bilancio della Regione siciliana per l esercizio finanziario 214 il capitolo di spesa denominato Fondo straordinario per compensare gli squilibri finanziari delle autonomie locali derivanti dall abrogazione delle norme recanti misure in favore dei lavoratori socialmente utili, determinato in migliaia di euro; Visto l art. 3, comma 7bis, della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5, come introdotto dall art. 1, comma 3 della legge regionale 11 giugno 214, n. 13, che ha autorizzato l Assessore regionale per le autonomie locali e la funzione pubblica a poter erogare, nelle more dell intesa prevista al comma 7 del medesimo articolo, acconti del fondo straordinario per la salvaguardia degli equilibri di bilancio fino al 4 per cento delle somme dovute dalla Regione, nell anno precedente; Preso atto che il modello procedurale per il concorso della Regione alla salvaguardia degli equilibri di bilancio di cui all art. 3, comma 7, della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5 e s.m.i., nell assegnare al Dipartimento regionale delle autonomie locali le competenze afferenti alla gestione del Fondo straordinario per la salvaguardia degli equilibri di bilancio, ha lasciato immutato il quadro generale delle competenze istituzionalmente attribuite ad altri rami dell Amministrazione regionale in materia di politiche del precariato, di stabilizzazioni di lavoratori appartenenti al regime transitorio dei lavori socialmente utili, ovvero di lavoratori utilizzati in attività socialmente utili; Preso atto del contenuto di cui alla prot. n del 21 maggio 214 e delle successive note integrative, con le quali il Dipartimento regionale del lavoro, dell impiego, dell orientamento, dei servizi e delle attività formative ha trasmesso il dato relativo alla quantificazione complessiva

6 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 degli enti utilizzatori, degli importi e del numero dei soggetti appartenenti al regime dei lavoratori socialmente utili di cui alle leggi regionali n. 85/95 e n. 16/6 e s.m.i., ed alle leggi regionali n. 21/3 e n. 27/7 e s.m.i.; Considerato che, sulla base di quanto comunicato dal Dipartimento regionale del lavoro, dell impiego, dell orientamento, dei servizi e delle attività formative, è stato possibile definire un apposito prospetto riepilogativo nel quale è stato indicato, ai sensi di quanto previsto dall art. 3, comma 7 della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5 e s.m.i.: a) il numero dei lavoratori di cui alle leggi regionali n. 85/95 e n. 16/6 e s.m.i, nonché l importo erogabile nell anno 214, calcolato in ragione delle somme dovute dalla Regione nell anno precedente; b) il numero dei lavoratori di cui alle leggi regionali n. 21/3 e n. 27/7 e s.m.i., nonché l importo erogabile nell anno 214, calcolato sulla base delle scadenze contrattuali intervenute negli anni precedenti e/o intervenenti nell anno in corso e delle somme dovute dalla Regione nell anno precedente; Rilevato che il dato trasmesso dal Dipartimento regionale del lavoro, dell impiego, dell orientamento, dei servizi e delle attività formative, a tutt oggi più volte modificato ed integrato, ha subito una cospicua variazione in aumento rispetto al dato originariamente trasmesso per un importo stimato pari a 4.5 miglia di euro ca.; Visto l avviso prot. n del 24 giugno Avviso 8, con il quale sono state invitate le autonomie locali interessate all erogazione dell acconto di cui all art. 3, comma 7bis della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5 e s.m.i., a trasmettere apposita istanza di concessione dell acconto del Fondo straordinario per compensare gli squilibri finanziari delle autonomie locali derivanti dall abrogazione delle norme recanti misure in favore dei lavoratori socialmente utili, unitamente ai prospetti relativi alle informazioni sul contributo già concesso per ogni singolo lavoratore alla data del 31 dicembre 213 ; Considerato che a tutt oggi, nonostante i ripetuti solleciti, un significativo numero di autonomie locali che avrebbero dovuto fornire il dato richiesto nell ambito del riscontro al suddetto Avviso 8 non hanno proceduto a fornire le informazioni necessarie per procedere al riparto del Fondo di cui all art. 3, comma 7, della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5 e s.m.i., ovvero hanno proceduto a fornire informazioni in forma parzialmente errata; Viste le note prot. n del 2 dicembre 214 e prot. n. 192 del 9 dicembre 214, con le quali il Dipartimento regionale delle autonomie locali ha fornito alla Conferenza Regione-Autonomie locali un apposito rapporto preliminare ai fini del raggiungimento dell intesa necessaria per l emissione del decreto di riparto del Fondo di cui all art. 3, comma 7, della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5 e s.m.i., e, più in generale, in ordine alle modalità di gestione del Fondo medesimo; Visto l allegato prospetto A, redatto sulla base delle attuali comunicazioni rese dal Dipartimento regionale del lavoro, dell impiego, dell orientamento, dei servizi e delle attività formative, riscontrate e/o aggiornate dalle autonomie locali nell ambito della richiesta di cui al suddetto Avviso 8, con il quale sono stati riassunti gli enti utilizzatori, il numero dei soggetti appartenenti al regime dei lavoratori socialmente utili di cui alle leggi regionali n. 85/95 e n. 16/6 e s.m.i., ed alle leggi regionali n. 21/3 e n. 27/7 e s.m.i., nonché gli importi erogabili per le finalità di cui all art. 3, comma 7 della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5 e s.m.i., pari ad euro ,58, come risultante dalla sommatoria degli importi riportati a fianco di ciascun ente locale; Visto l allegato prospetto B, redatto sulla base delle comunicazioni rese dal Dipartimento regionale del lavoro, dell impiego, dell orientamento, dei servizi e delle attività formative, prive o parzialmente riscontrate dalle autonomie locali nell ambito della richiesta di cui al suddetto Avviso 8, con il quale sono stati riassunti gli enti utilizzatori, il numero dei soggetti appartenenti al regime dei lavoratori socialmente utili di cui alle leggi regionali n. 85/95 e n. 16/6 e s.m.i., ed alle leggi regionali n. 21/3 e n. 27/7 e s.m.i., nonché gli importi erogabili per le finalità di cui all art. 3, comma 7 della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5 e s.m.i., pari ad euro ,87, come risultante dalla sommatoria degli importi riportati a fianco di ciascun ente locale; Visto l allegato prospetto C, redatto sulla base delle comunicazioni rese dalle autonomie locali in riscontro alla richiesta di cui al suddetto Avviso 8, con il quale è stata riassunta una elaborazione aggiuntiva effettuata sulla base del dato trasmesso dal Dipartimento regionale del lavoro, dell impiego, dell orientamento, dei servizi e delle attività formative come riscontrato dalle autonomie locali; Vista l intesa raggiunta in sede di Conferenza Regione- Autonomie locali in data 1 dicembre 214, con la quale è stato approvato lo schema del presente decreto e definito il piano di riparto del Fondo di cui all art. 3, comma 7 della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5 e s.m.i., indicato negli allegati prospetti A e B, tenendo anche conto: della necessità aggiuntiva di cui all allegato prospetto C : lett. a), pari ad euro ,32; lett. b), pari ad euro ,33; lett. c), pari ad euro ,4; della necessità di accantonare una quota pari ad euro ,5, corrispondente al 4,21 per cento circa delle disponibilità del capitolo di spesa 19131, per far fronte alle eventuali occorrenze aggiuntive del piano di riparto, derivanti dalle potenziali insufficienze finanziarie rinvenienti in sede di accertamento o di verifica del dato non riscontrato dalle autonomie locali di cui all allegato B, o comunque stabilite dalla legge; Preso atto che gli importi afferenti al riparto del Fondo di cui all art. 3, comma 7, della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5 e s.m.i., complessivamente riportata negli allegati prospetti A, B e C, nonché delle relative necessità aggiuntive, trovano capienza e copertura finanziaria a valere sulle attuali disponibilità del capitolo di spesa del bilancio di previsione della Regione siciliana per l esercizio finanziario Rubrica Dipartimento regionale delle autonomie locali; Considerato che l erogazione complessiva del Fondo, al netto delle eventuali anticipazioni erogate ai sensi dell art. 3, comma 7bis, della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5 e s.m.i., resta subordinata, in ogni caso, alla presentazione di apposita istanza da parte delle autonomie locali attestante lo squilibrio di cui all art. 3, comma 7 della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5 e s.m.i., nonché alla trasmissione delle informazioni necessarie richieste ai fini delle verifiche istruttorie previste dalla legge; Ritenuto, pertanto, di poter approvare il piano di riparto del Fondo straordinario per compensare gli squi-

7 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 7 libri finanziari delle autonomie locali derivanti dall abrogazione delle norme recanti misure in favore dei lavoratori socialmente utili di cui all art. 3, comma 7, della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5 e s.m.i., come riassunti nei prospetti sintetici allegati 1 e 2 ; Per quanto in premessa specificato; Decretano: Art. 1 Per le finalità di cui all art. 3, comma 7, della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5 e s.m.i., è approvato il piano di riparto del Fondo straordinario per compensare gli squilibri finanziari delle autonomie locali derivanti dall abrogazione delle norme recanti misure in favore dei lavoratori socialmente utili, per l importo complessivo pari ad euro ,5, riassunto nel prospetto sintetico Allegato 1, come risultante dalla sommatoria degli importi riportati a fianco di ciascun ente locale indicati negli allegati prospetti A, B e C, che costituiscono parte integrante del presente decreto. Art. 2 Per far fronte alle eventuali necessità aggiuntive del piano di riparto, derivanti dalle potenziali insufficienze finanziarie rinvenienti in sede di accertamento o di verifica del dato non riscontrato dalle autonomie locali di cui all Allegato B, come riassunto nel prospetto sintetico Allegato 2 che costituisce parte integrante del presente decreto, o comunque stabilite dalla legge, è disposto l accantonamento della somma complessiva pari ad euro ,5, a valere sulle disponibilità del capitolo di spesa del bilancio di previsione della Regione siciliana per l esercizio finanziario Rubrica Dipartimento regionale delle autonomie locali. Art. 3 L erogazione delle disponibilità finanziarie del piano di riparto approvato con il presente decreto, nel limite delle somme autorizzate all art. 1 del presente decreto, al netto delle eventuali anticipazioni erogate ai sensi dell art. 3, comma 7bis, della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5 e s.m.i., resta subordinata, in ogni caso, alla presentazione di apposita istanza da parte delle autonomie locali attestante lo squilibrio di cui all art. 3, comma 7, della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5 e s.m.i., nonché alla trasmissione delle informazioni necessarie richieste ai fini delle verifiche istruttorie previste dalla legge. Art. 4 In ottemperanza agli artt. 26 e 27 del D.lgs. 14 marzo 213, n. 33, il presente provvedimento è trasmesso al responsabile del procedimento di pubblicazione dei contenuti nel sito istituzionale ai fini dell assolvimento dell obbligo di pubblicazione on-line che costituisce condizione legale di efficacia del titolo legittimante delle concessioni ed attribuzioni di importo complessivo superiore a mille euro nel corso dell anno solare, nonché ai sensi dell art. 68, comma 5, della legge regionale 12 agosto 214, n. 21. Art. 5 Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana e nel sito istituzionale del Dipartimento regionale delle autonomie locali e del Dipartimento regionale del lavoro, dell impiego, dell orientamento, dei servizi e delle attività formative. Palermo, 18 dicembre 214. CASTRONOVO CARUSO

8 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 Allegato A PIANO DI RIPARTO FONDO EX ART. 3, C. 7, LEGGE REGIONALE N. 5/214

9 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 9

10 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5

11 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 11

12 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5

13 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 13

14 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5

15 Allegato B PIANO DI RIPARTO FONDO EX ART. 3, C. 7, LEGGE REGIONALE N. 5/214 Dato trasmesso dal Dipartimento Lavoro non riscontrato dalle Autonomie locali GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 15

16 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5

17 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 17

18 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 Allegato C PIANO DI RIPARTO FONDO EX ART. 3, C. 7, LEGGE REGIONALE N. 5/214 Elaborazione aggiuntiva

19 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n Allegato 1 PROSPETTO SINTETICO DEL PIANO DI RIPARTO FONDO EX ART. 3, C. 7, LEGGE REGIONALE N. 5/214 E S.M.I.

20 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5

21 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 21

22 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5

23 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 23

24 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5

25 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 25

26 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5

27 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n PROSPETTO SINTETICO DEL PIANO DI RIPARTO FONDO EX ART. 3, C. 7, LEGGE REGIONALE N. 5/214 E S.M.I. NECESSITÀ AGGIUNTIVE Allegato 2

28 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 ( )72

29 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n ASSESSORATO DELLE AUTONOMIE LOCALI E DELLA FUNZIONE PUBBLICA DECRETO 3 dicembre 214. Impegno e riparto delle risorse finanziarie destinate quale sostegno ed incentivo alle Unioni dei comuni per gli anni 211, 212 e 213. IL DIRIGENTE GENERALE DEL DIPARTIMENTO REGIONALE DELLE AUTONOMIE LOCALI Visto lo Statuto della Regione; Visto l art. 32 del D.Lgs. 18 agosto 2, n. 267; Visto l art. 2, comma 28, della legge 24 dicembre 27, n. 244 e successive modifiche ed integrazioni; Visto l art. 1 della legge regionale 24 dicembre 28, n. 22; Vista la legge regionale 16 dicembre 28, n. 19, recante norme per la riorganizzazione dei Dipartimenti regionali - Ordinamento del Governo e dell Amministrazione della Regione; Visto il decreto del Presidente della Regione siciliana 18 gennaio 213, n. 6, concernente Regolamento di attuazione del Titolo II della legge regionale 16 dicembre 28, n. 19. Rimodulazione degli assetti organizzativi dei Dipartimenti regionali di cui al D.P. Reg. 5 dicembre 29, n. 12 e successive modifiche e integrazioni ; Vista la legge regionale 15 maggio 213, n. 9, art. 15, comma 4, che ha individuato le riserve a valere sul Fondo delle autonomie locali ed in particolare alla lettera e) ha previsto la riserva di 1.5., euro quale quota a sostegno ed incentivo alle Unioni dei comuni previste dall'articolo 32 del decreto legislativo 18 agosto 2, n. 267, da ripartire in quote uguali per gli anni 211, 212 e 213; Visto il bilancio di previsione della Regione siciliana per l esercizio finanziario 214 ed il bilancio pluriennale per il triennio approvato con legge regionale 28 gennaio 214, n. 6; Visto il decreto dell Assessore regionale per l economia n. 3 del 31 gennaio 214, relativo alla ripartizione in capitoli, per l anno finanziario 214, nello stato di previsione dell entrata ed in quello della spesa, delle unità previsionali di base; Visto il D.A. n. 82 dell 8 aprile 214, con il quale l Assessore regionale per le autonomie locali ha approvato i criteri e le modalità per la ripartizione della riserva sul Fondo autonomie locali di cui al comma 4, lettera e), dell art. 15 della legge regionale 15 maggio 213, n. 9; Vista la circolare n. 6 del 9 giugno 214, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 25 del 2 giugno 214, con la quale sono state disciplinate le modalità di presentazione delle istanze per la fruizione delle risorse finanziarie destinate quale sostegno ed incentivo alle Unioni dei comuni previste dall articolo 32 del decreto legislativo 18 agosto 2, n. 267; Visto il decreto direttoriale n. 161 del 16 maggio 214 della Ragioneria generale della Regione con il quale viene disposta, sul capitolo di spesa 5944 del bilancio della Regione siciliana, esercizio finanziario 214, la variazione di ,87 euro quale quota statale a sostegno dello associazionismo comunale per gli anni 212 e 213; Visto il decreto direttoriale n. 243 del 17 settembre 214 della Ragioneria generale della Regione, con il quale viene disposta, sul capitolo di spesa 5944 del bilancio della Regione siciliana, esercizio finanziario 214, la variazione di ,13 euro quale quota statale a sostegno dello associazionismo comunale per l anno 211; Considerato che, a seguito degli accantonamenti di cui all art. 2 del surrichiamato D.A. n. 82/214, la quota regionale da ripartire alle Unioni dei comuni è determinata in ,33 euro sia per l anno 211 che per il 212 e in ,34 euro per l anno 213; Considerato che, sempre a seguito degli accantonamenti del già richiamato art. 2 del D.A. n. 82/214, la quota statale da ripartire alle Unioni dei comuni è determinata in ,46 euro per l anno 211, ,2 per l anno 212 e in ,34 euro per l anno 213; Considerato che parte della somma accantonata, quale quota regionale, con il già richiamato art. 2 del D.A. n. 82/214 è necessaria per la definizione del procedimento amministrativo relativo all Unione dei comuni Delle Valli Joniche dei Peloritani anno 27; Ritenuto di dovere destinare l importo ,19 euro, quale parte dell accantonamento della quota regionale disposto con l art. 2 del D.A. n. 82/214, per la definizione del procedimento amministrativo di cui sopra; Considerato che parte della somma accantonata, quale quota statale, con il già richiamato art. 2 del D.A. n. 82/214 è necessaria per la definizione dei procedimenti amministrativi relativi all Unione dei comuni Delle Valli Joniche dei Peloritani ed all Unione dei comuni Terra dei Lancia anno 27; Ritenuto di dovere destinare l importo ,15 euro, quale parte dell accantonamento della quota statale disposto con l art. 2 del D.A. n. 82/214, per la definizione dei procedimenti amministrativi di cui sopra e più precisamente per ,81 euro in favore dell Unione dei comuni Delle Valli Joniche dei Peloritani e ,34 euro in favore dell Unione dei comuni Terra dei Lancia ; Vista la nota n del 18 dicembre 214, con la quale il responsabile del procedimento amministrativo ha comunicato di avere individuato, a seguito dell attività svolta, n. 46 istanze ammissibili ai termini delle disposizioni sopra richiamate (allegato A al presente decreto) e n. 4 istanze non ammissibili (allegato B al presente decreto); Vista la nota n del 23 dicembre 214, con la quale il responsabile del procedimento amministrativo riferisce relativamente alle valutazioni sulle osservazioni presentate dalla Unione dei comuni Dall'Eleuterio a Rocca Busambra ; Visto l allegato A al presente decreto riguardante l elenco delle Unioni di comuni ammesse e il riparto delle risorse finanziare di cui al comma 4 della lettera e) dell art. 15 della legge regionale 15 maggio 213, n. 9 quota regionale, nonché delle risorse finanziarie statali destinate a titolo di compartecipazione per il sostegno ed incentivo dell associazionismo comunale, quota statale; Visto l allegato B al presente decreto riguardante l elenco delle Unioni dei comuni escluse dal sostegno ed incentivo sopra menzionato; Ritenuto, pertanto, di dovere approvare l allegato A al presente decreto; Ritenuto, altresì, di dovere approvare l allegato B al presente decreto; Ritenuto, infine, per le finalità sopra riportate, di dover provvedere all impegno della somma di ,19 sul cap dello stato di previsione della spesa del bilancio della Regione siciliana, esercizio finanziario 214, quale quota regionale e all impegno della somma di ,15 sul cap dello stato di previsione della spesa del bilancio della Regione siciliana, esercizio finanziario 214, quale quota di compartecipazione statale;

30 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 Decreta: Art. 1 È approvato l allegato A, che costituisce parte integrante del presente provvedimento, riguardante l elenco delle Unioni dei comuni ammesse e il riparto delle risorse finanziarie di cui al comma 4, lettera e), dell art. 15 della legge regionale 15 maggio 213, n. 9 quota regionale, nonché delle risorse finanziarie statali destinate a titolo di compartecipazione per il sostegno ed incentivo dell associazionismo comunale, quota statale. Art. 2 È approvato l allegato B, che costituisce parte integrante del presente provvedimento, riguardante l elenco delle Unioni dei comuni escluse dai benefici di cui all art. 1 del presente provvedimento con l indicazione, per ciascuna Unione, delle motivazioni di esclusione. Art. 3 L importo di ,19 euro, quale parte dell accantonamento della quota regionale disposto con l art. 2 del D.A. n. 82/214, è destinato per la definizione del procedimento amministrativo relativo all Unione dei comuni Delle Valli Joniche dei Peloritani per l anno 27. Art. 4 L importo di ,81 euro, quale parte dell accantonamento della quota statale disposto con l art. 2 del D.A. n. 82/214, è destinato per la definizione del procedimento amministrativo relativo all Unione dei comuni Delle Valli Joniche dei Peloritani anno 27. Art. 5 L importo di ,34 euro, quale parte dell accantonamento della quota statale disposto con l art. 2 del D.A. n. 82/214, è destinato per la definizione del procedimento amministrativo relativo all Unione dei comuni Terra dei Lancia anno 27. Art. 6 Per le finalità di cui agli articoli del presente provvedimento, è impegnata la somma ,19 euro sul cap dello stato di previsione della spesa del bilancio della Regione siciliana, esercizio finanziario 214, quale quota regionale e la somma di ,15 sul cap dello stato di previsione della spesa del bilancio della Regione siciliana, esercizio finanziario 214, quale quota di compartecipazione statale. Art. 7 Alla concessione e liquidazione degli importi individuati nell allegato A di cui al presente decreto si provvederà con appositi provvedimenti e, comunque, successivamente alla verifica dell adempimento previsto dal punto C della circolare n. 6 del 9 giugno 214, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 25 del 2 giugno 214. Art. 8 In ottemperanza agli artt. 26 e 27 del D.lgs. 14 marzo 213, n. 33, il presente provvedimento è trasmesso al responsabile del procedimento di pubblicazione dei contenuti nel sito istituzionale, ai fini dell assolvimento dell obbligo di pubblicazione on-line, che costituisce condizione legale di efficacia del titolo legittimante delle concessioni ed attribuzioni di importo complessivo superiore a mille euro nel corso dell anno solare. Art. 9 In ossequio al disposto contenuto nell art. 68 della legge regionale 12 agosto 214, n. 21, il presente decreto sarà pubblicato per esteso nel sito internet della Regione siciliana. Art. 1 Il presente decreto sarà trasmesso alla Ragioneria centrale dell Assessorato regionale delle autonomie locali e della funzione pubblica ai sensi dell art. 62 della legge regionale 27 aprile 1999, n. 1 e successivamente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana. Palermo, 3 dicembre 214. MORALE Vistato dalla Ragioneria centrale per l Assessorato delle autonomie locali e della funzione pubblica in data 5 gennaio 215.

31 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 Allegato B ( )72

32 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n DECRETO 19 gennaio 215. Fissazione della data del primo turno ed eventuale secondo turno di ripetizione parziale delle operazioni elettorali di elezione del sindaco svolte nelle sezioni n. 2 e n. 16 del comune di Rosolini durante le elezioni amministrative della tornata elettorale del 9-1 giugno 213 con ballottaggio il giugno 213. L ASSESSORE PER LE AUTONOMIE LOCALI E LA FUNZIONE PUBBLICA Visto lo Statuto della Regione; Visto il decreto legislativo 18 agosto 2, n. 267 e successive modifiche, recante testo unico delle leggi sull ordinamento degli enti locali ; Visto il T.U. delle leggi per l elezione dei consigli comunali nella Regione siciliana approvato con D.P.Reg. 2 agosto 196, n. 3, come modificato dal D.P. 15 aprile 197, n. 1 ed, in particolare, l art. 8 che individua nell Assessore regionale per le autonomie locali l organo competente a fissare la data delle elezioni previa deliberazione della Giunta regionale; Vista la legge regionale 15 marzo 1963, n. 16 e successive modifiche ed integrazioni, concernente Ordinamento amministrativo degli enti locali della Regione siciliana (O.R.EE.LL.); Vista la legge regionale 11 dicembre 1976, n. 84 e successive modifiche; Vista la legge regionale 4 maggio 1979, n. 74 e successive modifiche; Vista la regionale 11 dicembre 1991, n. 48 e successive modifiche; Vista la legge regionale 26 agosto 1992, n. 7 e successive modifiche; Vista la legge regionale 1 settembre 1993, n. 26 e successive modifiche; Vista la legge regionale 15 settembre 1997, n. 35 e successive modifiche; Vista la legge regionale 8 maggio 1998, n. 6; Vista la legge regionale 16 dicembre 2, n. 25; Vista la legge regionale 1 maggio 22, n. 3 ed, in particolare, l art. l che regola la durata delle operazioni di voto per l elezione del sindaco; Vista la sentenza elettorale n. 197/214, emessa il 9 aprile 214, con cui il TAR Sicilia - sez. di Catania, dichiarando l illegittimità delle operazioni elettorali svoltesi nei giorni 9 e 1 giugno 213 nelle sezioni nn. 2 e 16 del comune di Rosolini, ha disposto l annullamento delle medesime operazioni elettorali, dei verbali dell Ufficio elettorale centrale del comune di Rosolini di ammissione al ballottaggio per l elezione a sindaco dei candidati sig. Calvo Corrado e Incatasciato Giuseppe, di proclamazione a sindaco del candidato sig. Calvo Corrado e di proclamazione degli eletti a consiglieri comunali del comune di Rosolini; Considerato che la precitata sentenza n. 197/214 ha precisato che per effetto di tale annullamento in dette sezioni dovranno essere ripetute le operazioni elettorali nei termini e con le modalità di cui all art. 56 del D.P.Reg. 2 agosto 196, nr. 3, con l avvertenza che le nuove operazioni elettorali dovranno riguardare solo l'espressione del voto per i candidati sindaci già ammessi all elezione annullata e non anche quella per i candidati consiglieri comunali e che - nell'ipotesi che dovessero risultare nuovamente ammessi al ballottaggio i due candidati sindaco Calvo ed Incatasciato - non dovrà farsi luogo a votazione di ballottaggio, ma potrà procedersi a nuova proclamazione del candidato sindaco Calvo in ossequio al principio di conservazione della manifestazione del voto già espresso e non direttamente inficiato da vizi di legittimità ; Visto il D.A. n. 96 del 2 maggio 214, con cui l Assessore regionale per le autonomie locali, ai sensi dell art. 56, comma 2, del D.P.Reg. 2 agosto 196, n. 3, ha nominato un commissario straordinario presso il comune di Rosolini, con le attribuzioni di sindaco, giunta e consiglio comunale, in sostituzione degli organi ordinari la cui elezione è stata annullata; Vista la sentenza elettorale nr. 3295/214, assunta al protocollo del Dipartimento regionale delle autonomie locali il 31 dicembre 214, al n. 229, con la quale il TAR Catania ha accolto il ricorso n. 245/214, contro la Regione siciliana e l'assessorato regionale delle autonomie locali e della funzione pubblica in persona dei rispettivi legali rappresentanti, disponendo l esecuzione della richiamata sentenza n. 197/214; Ritenuto di dovere dare esecuzione alla predetta sentenza n. 3295/214; Considerato che la sentenza n. 3295/214, recitando quanto segue: L Assessore regionale per le autonomie locali e la funzione pubblica della Regione siciliana dovrà, dunque, adottare con proprio decreto - previa relativa deliberazione della Giunta regionale - il provvedimento di indizione delle consultazioni elettorali amministrative nelle sezioni n. 2 e n. 16 del comune di Rosolini, entro 2 giorni successivi dalla data della comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, ovvero dalla sua notifica se anteriore, fissando la data di svolgimento delle stesse consultazioni entro il più breve termine tecnicamente compatibile con gli adempimenti procedimentali previsti dalla normativa vigente in materia di operazioni elettorali e, comunque non oltre il novantesimo giorno dalla data di notificazione della presente decisione, pone dei termini per l indizione della consultazione elettorale di che trattasi e per lo svolgimento delle stesse consultazioni; Vista la deliberazione n. 1 del 13 gennaio 215, con la quale la Giunta regionale, in esecuzione della sentenza del T.A.R. Sicilia - Sezione staccata di Catania n. 3295/214 del 3 dicembre dicembre 214, ha fissato per il giorno di domenica 15 e lunedì 16 marzo 215, con eventuale ballottaggio domenica 29 e lunedi 3 marzo 215, la convocazione dei comizi per la ripetizione delle operazioni elettorali di elezione del sindaco svolte nelle sezioni n. 2 e n. 16 del comune di Rosolini (SR) durante le elezioni amministrative della tornata elettorale del 9-1 giugno 213 con ballottaggio il giugno 213, riguardante esclusivamente l espressione di voto per i candidati sindaci già ammessi alla elezione annullata con la sentenza del T.A.R. Sicilia - Sezione staccata di Catania n. 197/214 del 9 aprile aprile 214; ha determinato, altresì, in osservanza della citata sentenza n. 1997/214, che non dovrà farsi luogo a votazione di ballottaggio qualora dovessero risultare nuovamente ammessi a detto ballottaggio i due candidati sindaco sig. Calvo Corrado e sig. Incatasciato Giuseppe, ma potrà procedersi a nuova proclamazione del candidato sindaco sig. Calvo Corrado, in ossequio al principio di conservazione della manifestazione del voto già espresso e non direttamente inficiato da vizi di legittimità; Visto il D.P. n. 1/Area 1/S.G del 7 gennaio 215, con il quale il Presidente della Regione assume temporaneamente le funzioni di Assessore regionale per le autonomie locali e la funzione pubblica;

33 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 Decreta: Art.1 In conformità alle premesse, in esecuzione della sentenza n. 3295/214 del TA.R. Sicilia - Sezione staccata di Catania e della deliberazione n. 1/215 della Giunta regionale, è fissato per il giorno di domenica 15 e lunedì 16 marzo 215 il primo turno di ripetizione parziale delle operazioni elettorali di elezione del sindaco svolte nelle sezioni n. 2 e n. 16 del comune di Rosolini (SR) durante le elezioni amministrative della tornata elettorale del 9-1 giugno 213 con ballottaggio il giugno 213. Art. 2 Per il giorno di domenica 29 e lunedì 3 marzo 215 è fissata la data per l eventuale secondo turno delle operazioni elettorali di cui al precedente articolo. Art. 3 In ossequio all avvertenza contenuta nella sentenza n. 197/214, le operazioni elettorali di cui al presente decreto si svolgeranno nei termini e con le modalità di cui all art. 56 del D.P.Reg. 2 agosto 196, n. 3 e dovranno riguardare esclusivamente l espressione del voto per i candidati sindaci già ammessi all elezione annullata con la già citata sentenza n. 197/214 e non anche quella per i candidati consiglieri comunali; nell ipotesi che dovessero risultare nuovamente ammessi al ballottaggio i due candidati sindaco sig. Calvo Corrado e sig. Incatasciato Giuseppe non dovrà farsi luogo a votazione di ballottaggio, ma potrà procedersi a nuova proclamazione del candidato sindaco Calvo in ossequio al principio di conservazione della manifestazione del voto già espresso e non direttamente inficiato da vizi di legittimità. Art. 4 Le operazioni di voto di cui al presente decreto, a norma dell art. 1 della legge regionale 1 maggio 22, n. 3, si svolgeranno, sia al primo che al secondo turno, dalle ore 8, alle ore 22, della domenica e dalle ore 7, alle ore 15, del lunedì. Art. 5 Il presente decreto sarà comunicato al presidente della Corte di Appello competente per territorio e, per mezzo del Prefetto, al commissario straordinario del comune di Rosolini (SR) il quale ne darà avviso agli elettori con manifesto da pubblicarsi quarantacinque giorni prima della data della consultazione, nonchè al presidente della commissione elettorale circondariale. Art. 6 Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana e trasmesso al responsabile del procedimento di pubblicazione nel sito internet del Dipartimento regionale delle autonomie locali, in ottemperanza alle disposizioni contenute nell art. 68, comma 5, della legge regionale 12 agosto 214, n. 21. Palermo, 19 gennaio 215. ( )5 ASSESSORATO DELL ECONOMIA DECRETO 29 dicembre 214. Variazioni al bilancio della Regione per l esercizio finanziario 214. Il Presidente della Regione Assessore ad interim delle autonomie locali: CROCETTA IL RAGIONIERE GENERALE DELLA RAGIONERIA GENERALE DELLA REGIONE Visto lo Statuto della Regione; Vista la legge regionale 8 luglio 1977, n. 47 e successive modificazioni ed integrazioni; Visto il D.P.Reg. 28 febbraio 1979, n. 7, che approva il testo unico delle leggi sull ordinamento del Governo e dell Amministrazione della Regione siciliana; Vista la legge regionale 17 marzo 2, n. 8 e successive modifiche ed integrazioni ed, in particolare, il comma 1, lett. a), dell articolo 36, che autorizza il ragioniere generale della Regione ad effetture variazioni di bilancio per l attuazione di leggi della Regione nonché di leggi ed altri provvedimenti dello Stato, dell Unione europea e di altri organismi che dispongono interventi in favore della Regione; Visto il Quadro strategico nazionale (QSN) approvato dalla Commissione UE il 13 luglio 27, con cui vengono indirizzate le risorse che la politica di coesione comunitaria destinerà al nostro Paese, sia nelle aree del Mezzogiorno sia in quelle del Centro-Nord; Vista la delibera CIPE n. 174 del 22 dicembre 26 di Approvazione del Quadro strategico nazionale e relativo allegato, concernente La politica regionale nazionale del FAS nell ambito della programmazione unitaria della politica regionale per il ; Vista la delibera CIPE n. 166 del 21 dicembre 27, concernente Attuazione del Quadro strategico nazionale (QSN) programmazione del Fondo per le aree sottosviluppate ; Vista la deliberazione n. 65 del 1-11 febbraio 29 con la quale la Giunta regionale approva il Programma attuativo regionale delle risorse del Fondo aree sottoutilizzate assegnate alla Regione siciliana ai sensi della citata delibera CIPE n. 166/7; Vista la delibera CIPE n. 1 del 6 marzo 29, concernente Aggiornamento dotazione del Fondo per le aree sottosviluppate - Assegnazione risorse ai Programmi strategici regionali, interregionali e agli obiettivi di servizio e modifica della delibera n. 166/27 ; Vista la delibera CIPE n. 66 del 31 luglio 29, concernente la Presa d atto del Programma attuativo FAS di interesse strategico (PAR) della Regione siciliana ;

34 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n Vista la deliberazione n. 315 del 18 agosto 29 con la quale la Giunta regionale approva, nella sua formulazione definitiva, il Piano attuativo regionale delle risorse del Fondo aree sottoutilizzate assegnate alla Regione siciliana ai sensi delle citate delibere CIPE; Vista la deliberazione della Giunta regionale n. 144 del 19 maggio 21 con la quale la Giunta regionale approva il Piano attuativo regionale delle risorse del Fondo aree sottoutilizzate , come modificato dal Comitato di sorveglianza del 23 marzo 21; Vista la delibera CIPE n. 1 dell 11 gennaio 211 concernente Obiettivi, criteri e modalità di programmazione delle risorse per le aree sottoutilizzate e selezione ed attuazione degli investimenti per i periodi 2/26 e 27/213; Vista la delibera n. 183 del 26 luglio 211, con la quale la Giunta regionale a seguito della delibera CIPE n. 1/211 ha approvato le modifiche da apportare al Programma attuativo regionale (P.A.R.) FAS Sicilia 27/213 al fine di renderlo coerente con il Piano del Sud; Vista la delibera CIPE n. 78 del 3 settembre 211, così come modificata dalla delibera CIPE n. 7 del 2 gennaio 212, concernente Individuazione ed assegnazione di risorse a favore di interventi di rilevanza strategica nazionale e regionale per l attuazione del Piano nazionale per il sud - priorità strategica Innovazione, ricerca e competitività ; Viste le delibere CIPE n. 62 del 3 agosto 211, n. 6 del 3 aprile 212 e n. 87 del 3 agosto 212, con le quali sono state disposte assegnazioni a valere sulla quota regionale del FSC ; Vista la delibera CIPE n. 77 del 3 agosto 211 concernente Utilizzo delle risorse FAS per il ripiano dei disavanzi sanitari della Regione siciliana (legge n. 191/29, articolo 2, comma 9) ; Viste le delibere n. 289 del 27 ottobre 211 e n. 2 del 21 giugno 212, con le quali la Giunta regionale ha approvato ulteriori modifiche da apportare al Programma attuativo regionale (P.A.R.) FAS Sicilia 27/213; Viste le delibere CIPE n. 41 del 23 marzo 212 e n. 78 dell 11 luglio 212, con le quali sono state determinate le disponibilità residue disponibili per la riprogrammazione, rispettivamente del FSC 2-26 e , e ne sono state definite le modalità di programmazione; Vista la delibera CIPE n. 94 dell 8 agosto 212 concernente Fondo per lo sviluppo e la coesione. Regione siciliana - Programmazione delle residue risorse 27/213 anche ai fini del ripiano del debito sanitario regionale ; Vista la delibera CIPE n. 14 dell 8 marzo 213 concernente Fondo per lo sviluppo e la coesione-attuazione dell articolo 16 - comma 2 - del decreto legge n. 95/212 (riduzioni di spesa per le regioni a statuto ordinario) e disposizioni per la disciplina del funzionamento del fondo ; Vista la deliberazione della Giunta regionale n. 297 del 21 agosto 213 con la quale la Giunta regionale ha preso atto dello stato di attuazione degli interventi ai sensi della delibera CIPE n. 14/213; Viste le delibere n. 345 del 1 ottobre 213 e n. 353 del 28 ottobre 213 con le quali la Giunta regionale ha approvato la riprogrammazione del Fondo sviluppo e coesione 27/213 ai sensi dell articolo 6 della legge regionale 15 maggio 213, n. 9; Vista la delibera CIPE n. 94 del 17 dicembre 213 concernente Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) Proroga del termine per l assunzione delle obbligazioni giuridicamente vincolanti relative agli interventi finanziati con le delibere nn. 62/211, 78/211, 7/212, 8/212, 6/212 e 87/212 ; Vista la delibera CIPE n. 95 del 17 dicembre 213 concernente Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) Rimodulazione della programmazione delle risorse assegnate a favore della Regione siciliana ; Vista la deliberazione della Giunta regionale n. 152 del 2 giugno 214 con la quale la Giunta regionale ha approvato la rimodulazione delle risorse del Fondo sviluppo e coesione 27/213 ai sensi dell articolo 4, comma 2, della legge regionale 28 gennaio 214, n. 5; Vista la delibera CIPE n. 21 del 3 giugno 214 concernente Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) Esiti della ricognizione di cui alla delibera CIPE n. 94/213 e riprogrammazione delle risorse ; Vista la deliberazione della Giunta regionale n. 352 del 1 dicembre 214, con la quale la Giunta regionale ha approvato gli schemi di Accordi di programma quadro concernenti Interventi infrastrutturali per l innovazione, la ricerca e la competitività e Polo di eccellenza Calabria-Sicilia relativi all attuazione degli interventi di cui alle delibere CIPE n. 78/211 e n. 7/212 a valere sulle risorse del Fondo sviluppo e coesione 27/213; Vista la legge regionale 28 gennaio 214, n. 6 Bilancio di previsione della Regione siciliana per l anno finanziario 214 e bilancio pluriennale per il triennio ; Visto il decreto dell Assessore regionale per l economia n. 3 del 31 gennaio 214 con il quale, ai fini della gestione e rendicontazione, le unità previsionali di base sono ripartite in capitoli; Vista la circolare n. 4 del 17 marzo 214 del Dipartimento bilancio e tesoro - Ragioneria generale della Regione, con la quale, fra l altro, vengono indicati i limiti massimi di spesa entro i quali ciascun centro di responsabilità potrà adottare provvedimenti di impegno ed emettere titoli di pagamento nel corso dell esercizio 214; Vista la nota n del 23 dicembre 214, con cui il servizio 11 - Coordinamento della finanza pubblica regionale - di questa Ragioneria generale chiede l iscrizione ad un capitolo di nuova istituzione nella rubrica del Dipartimento delle attività produttive, competente per l attuazione degli interventi inseriti nell A.P.Q. Interventi infrastrutturali per l innovazione, la ricerca e la competitività, della somma di euro ,5 a fronte delle risorse assegnate alla Regione siciliana dalle citate delibere CIPE n. 78/211 e n. 7/212 come rimodulate dalla delibera CIPE n. 21/214, di cui ,47 destinati alla realizzazione di interventi strategici regionali, ed ,58 quale quota parte delle risorse assegnate alla realizzazione dell intervento strategico nazionale Polo di eccellenza Calabria- Sicilia pari ad ,, con la contestuale iscrizione al capitolo di entrata 4717; Ravvisata, per quanto precede, la necessità di iscrivere al capitolo la somma di euro ,5 in termini di competenza con la contemporanea iscrizione al capitolo 4717; Ritenuto di apportare al bilancio della Regione siciliana per l esercizio finanziario 214 e alla relativa ripartizione in capitoli, di cui al decreto dell Assessore regionale per l economia n. 3 del 31 gennaio 214, le necessarie variazioni per quanto in premessa specificato;

35 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 Decreta: Art. 1 Negli stati di previsione dell entrata e della spesa del bilancio della Regione siciliana per l esercizio finanziario 214 e nella relativa ripartizione in capitoli, di cui al citato decreto dell Assessore regionale per l economia n. 3 del 31 gennaio 214, sono introdotte le seguenti variazioni, il cui utilizzo dovrà tenere conto delle vigenti disposizioni in materia di Patto di stabilità: ASSESSORATO REGIONALE DELL ECONOMIA RUBRICA 2 - Dipartimento regionale del bilancio e del tesoro - Ragioneria generale della Regione TITOLO 2 - Entrate in conto capitale AGGREGATO ECONOMICO 6 - Trasferimenti in conto capitale U.P.B Trasferimenti di capitali dallo Stato e di altri enti ,5 di cui al capitolo 4717 Assegnazioni dello Stato per la realizzazione dei progetti finanziati con le risorse del Fondo di coesione a titolarità regionale e successive modificazioni ed integrazioni ,5 ASSESSORATO REGIONALE DELLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE RUBRICA 2 - Dipartimento regionale delle attività produttive TITOLO 2 - Spese in conto capitale AGGREGATO ECONOMICO 7 - Altre spese per interventi in conto capitale U.P.B Altri interventi in conto capitale ,5 di cui al capitolo (Nuova istituzione) Somme da trasferire alle Università siciliane per la realizzazione degli interventi previsti dall Accordo di Programma Quadro Interventi infrastrutturali per l innovazione, la ricerca e la competitività finanziati con le risorse del FSC ,5 Codici: V L. n. 289/22 - Del. CIPE n. 166/27 - D.L. n. 112/28 - Del. CIPE n. 1/29 - Del. CIPE n. 66/29 - D.Lgs. n. 88/211 - Del. CIPE n. 78/211 - Del. CIPE n. 7/212 - Del. CIPE n. 94/212 - Del. CIPE n. 95/213 - Del. CIPE n. 21/214. Art. 2 Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana. Palermo, 29 dicembre 214. ( )17 DENOMINAZIONE ASSESSORATO DELLA FAMIGLIA, DELLE POLITICHE SOCIALI E DEL LAVORO DECRETO 6 agosto 214. Riconoscimento del Coordinamento regionale siciliano delle società di mutuo soccorso, con sede in Santo Stefano di Camastra. L ASSESSORE PER LA FAMIGLIA, LE POLITICHE SOCIALI E IL LAVORO Visto lo Statuto della Regione Vista la legge regionale 16 dicembre 28, n. 19, che stabilisce le norme per la riorganizzazione dei Dipartimenti regionali ed il relativo regolamento attuativo emanato con decreto presidenziale 5 dicembre 29, n. 12; Visto il D.P.R.S. n. 6 del 18 gennaio 213, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana del 28 febbraio 213, con il quale è stato rimodulato l assetto organizzativo del Dipartimento con le relative competenze; Vista la vigente normativa nazionale in tema di Società di mutuo soccorso, in particolare la legge n dcl 1886 e successive modifiche ed integrazioni; Variazioni (euro) SAMMARTANO Tenuto conto che nel corso del tempo, vista l evoluzione della società italiana e dell economia, si sono rese necessarie integrazioni alla citata legge nazionale sulle società di mutuo soccorso; alcune Regioni italiane, infatti, hanno promulgato leggi specifiche per la tutela e la promozione delle SOMS; Vista la legge regionale del 1 agosto 212, n. 46 di Promozione della mutualità volontaria e istituzione dell elenco regionale delle società di mutuo soccorso ; Considerato che la Regione siciliana riconosce la funzione sociale, particolare e rilevante, che svolgono le società di mutuo soccorso e mira a valorizzare la funzione di promozione sociale e di sussidio in ambito assistenziale e socio-sanitario, che le stesse perseguono. La Regione siciliana, inoltre, riconosce sostenendole, le finalità sociali, culturali, di salvaguardia del patrimonio storico, culturale, artistico e di sviluppo della cultura della solidarietà perseguite dalle società di mutuo soccorso; Vista la nota prot. n dell 8 maggio 214, con la quale il dirigente generale del Dipartimento della famiglia e delle politiche sociali ha assegnato al dirigente del servi-

36 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n zio 3 la competenza dell attuazione della citata legge regionale n. 46/212; Preso atto che l art. 5 della suddetta legge regionale n. 46/212 stabilisce che la Regione siciliana riconosce, quale struttura di coordinamento che rappresenta la mutualità siciliana il Coordinamento regionale siciliano delle società di mutuo soccorso (CO.RE.SI.SOMS SMS), e con lo stesso si relaziona per il raggiungimento degli obiettivi della legge medesima; Ritenuto necessario, in ossequio alla citata normativa, dover provvedere con apposito provvedimento al riconoscimento del Coordinamento regionale siciliano delle società di mutuo soccorso ; Visto l atto costitutivo del CO.RE.SI redatto per atto pubblico, in data 6 marzo 29, repertorio n , raccolta n. 7185, notaio Messina Laura Di Rosario di Nicosia, con il quale è stato costituito il predetto ente che è retto da uno statuto consistente in n. 12 articoli; Visto il prospetto della compagine amministrativa del CO.RE.SI. trasmesso con nota del 22 maggio 214 assunta al n del 26 maggio 214 del protocollo di questo Assessorato; Per le motivazioni di cui in premessa; Decreta: Articolo unico In ossequio all art. 5 della legge regionale n. 46 del 1 agosto 212, è riconosciuto, con il presente provvedimento, il Coordinamento regionale siciliano delle società di mutuo soccorso (CO.RE.SI.SOMS SMS), con sede legale in Santo Stefano di Camastra, via Rosario n. 2. Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana e nel sito ufficiale del Dipartimento regionale della famiglia e delle politiche sociali e copia dello stesso sarà notificato all organismo di che trattasi. Palermo, 6 agosto 214. ( )12 ASSESSORATO DELLA SALUTE BRUNO DECRETO 18 dicembre 214. Protocollo formativo rivolto agli operatori volontari, soccorritori non medici né infermieri, del SO.RE.S. L ASSESSORE PER LA SALUTE Visto lo Statuto della Regione; Vista la legge 23 dicembre 1978, n. 833, istitutiva del S.S.N.; Visto il D.P.R. 27 marzo 1992, recante Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni per la determinazione dei livelli di assistenza sanitaria di emergenza ; Visto l Atto di intesa tra Stato e regioni di approvazione delle linee guida sul sistema di emergenza sanitaria in applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1992; Visto il decreto n del 4 maggio 1992, con il quale sono stati istituiti i Dipartimenti di emergenza sanitaria; Vista la legge regionale 3 novembre 1993, n. 3, ed, in particolare, l art. 36, che individua gli obiettivi degli interventi nell area di emergenza sanitaria; Visto il decreto n dell 11 novembre 1998 di approvazione del documento, che detta norme tecnicoorganizzative sul funzionamento del sistema di emergenza regionale il cui allegato A definisce il coinvolgimento delle associazioni di volontariato; Visto l articolo 11 del D.A. 25 marzo 24 che stabilisce lo standard per le organizzazioni di volontariato finalizzato all acquisizione del livello formativo di base, nei casi di emergenze urgenze che si possono verificare per strada, presso enti ed in ambiente domestico, attraverso l acquisizione di BLSD (corso di primo soccorso rianimazione cardiopolmonare precoce e defibrillazione), PBLSD (corso di primo soccorso rianimazione, e defibrillazione in età pediatrica), PTC (corso base dedicato alla gestione pre-ospedaliera degli eventi traumatici) e OVAS (corsi per operatori volontari ausiliari del soccorso); Vista la legge regionale n. 1 del 15 maggio 2; Vista la legge regionale n. 19 del 16 dicembre 28, Norme per la riorganizzazione dei Dipartimenti regionali. Ordinamento del Governo e dell Amministrazione regionale che ha istituito il Dipartimento per le attività sanitarie ed osservatorio epidemiologico ; Vista la legge regionale n. 5 del 14 aprile 29, Norme per il riordino del Servizio sanitario regionale; Visto il D.A. n. 1187/1 del 3 aprile 21, con il quale sono state approvate le Linee guida protocolli e procedure servizio S.U.E.S. 118 Sicilia ; Visti i decreti assessoriali n. 163/211, n. 164/211, n. 1898/14 e n. 78/212, con i quali è stato approvato il protocollo formativo rivolto agli operatori volontari di A.N.P.A.S. Sicilia, Misericordie siciliane, Co.Re.Sa. Sicilia e C.R.E.S.S.; Visto il D.P. Reg. n. 282 del 18 luglio 211 che approva il Piano sanitario regionale denominato Piano della salute ; Vista l istanza dell Associazione regionale sanitaria SO.RE.S. del 12 novembre 214 e relativa documentazione allegata, con la quale viene richiesto il riconoscimento del protocollo formativo per i propri volontari; Vista la nota del Ministero della salute prot. n. 898 del 21 febbraio 214, con la quale è stata comunicata la mancata condivisione da parte delle Regioni e province autonome della proposta ministeriale di istituzione della figura dell autista soccorritore; Preso atto di quanto emerso nelle ultime riunioni dei tavoli tecnici interregionali del settore della formazione e dell emergenza; Considerato che obiettivo primario delle attività di emergenza-urgenza è quello di garantire un intervento tempestivo ed adeguatamente qualificato che affronti i casi di emergenza sanitaria, comportante la compromissione di una o più funzioni vitali, che richiedano immediato intervento di valutazione e stabilizzazione delle medesime e assicurare l urgenza nel caso di necessità di un intervento sanitario senza il quale sorge un rischio per la vita del paziente e/o danni permanenti; Considerato che il Piano sanitario regionale al punto 7.2 Sistema di emergenza - urgenza - prevede l intervento delle strutture di volontariato al fine di dare impulso e risposta i bisogni di assistenza e l utilizzazione dei volontari con specifici requisiti in relazione all ambito di attività per operare nel sistema dell emergenza- urgenza; Ritenuto che il predetto protocollo formativo già autorizzato ad A.N.P.A.S. Sicilia, Misericordie siciliane, Co.Re.Sa. e C.R.E.S.S. può garantire un adeguata forma-

37 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 zione e preparazione di base anche ai volontari aderenti all Associazione regionale sanitaria SO.RE.S.; Decreta: Art. 1 È approvato il protocollo formativo rivolto agli operatori volontari, soccorritori non medici né infermieri dell Associazione regionale sanitaria SO.RE.S. che fa parte integrante e sostanziale del presente decreto. Art. 2 Il programma di cui all art. 1 rappresenta il corso base di formazione dei volontari, non medici né infermieri dell Associazione regionale sanitaria SO.RE.S. I corsi organizzati dell Associazione regionale sanitaria SO.RE.S. si avvarranno di operatori qualificati e riconosciuti di cui al D.A. salute del 25 marzo 24 relativamente alla formazione specifica, di docenti qualificati per la parte formativa generale. Nelle more che questo Assessorato stabilisca le azioni da avviare come indicato al punto 4.5. del Piano sanitario regionale e che si compia la riorganizzazione nazionale di settore, l idoneità conseguita con la partecipazione al precitato corso costituisce titolo abilitante per i volontari dell Associazione regionale sanitaria SO.RE.S. Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana e nel sito internet: regione.sicilia.it/portal/page/portal/pir_portale/pir_la NuovaStrutturaRegionale/PIR_AssessoratoSalute. Palermo, 18 dicembre 214. BORSELLINO Allegato PROTOCOLLO FORMATIVO DEGLI OPERATORI VOLONTARI SOCCORRITORI DELLE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO ADERENTI AL CONSORZIO SORES. Premessa Nell ambito della Regione siciliana il soccorso ed il trasporto di feriti ed ammalati è svolto dalle competenti strutture sanitarie pubbliche anche avvalendosi di organizzazioni di volontariato i cui operatori volontari sono stati debitamente istruiti e qualificati a tal fine. Pertanto, costituendo la formazione dei volontari un valore fondamentale e strumento per garantire alla popolazione siciliana l eccellenza nei servizi a carattere emergenziale, SORES utilizzerà per i volontari delle proprie consorziate lo standard formativo nelle attività di primo soccorso che segue. Natura dei corsi La formazione deve prevedere la progressione attraverso due livelli: livello di base: istruzione del volontario volta all acquisizione delle nozioni necessarie all approccio con l utente ammalato od infortunato; livello avanzato: approfondito studio teorico e pratico delle procedure inerenti il ruolo di operatore del soccorso, sia in fase di intervento del singolo operatore, sia coordinato in attività di equipe e di supporto all intervento delle attività mediche e sanitarie. I corsi prevedono il costante aggiornamento degli operatori volontari che abbiano già conseguito titolo abilitante legalmente riconosciuto, con cadenza almeno annuale, e ciò al precipuo scopo di garantire ad essi il mantenimento del livello d eccellenza di preparazione, sì come previsto dalle vigenti linee guida in materia. Per ogni livello di formazione, sono previste, specifiche lezioni teoriche, pratiche e simulazioni. Sarà onere del SORES il costante accertamento e la conseguenziale verifica del livello di aggiornamento dei volontari soccorritori aderenti alle organizzazioni di volontariato proprie consociate, nonché vigilare sull iter formativo da essi seguito, monitorando il livello qualitativo dei servizi da essi via via prestati in tale ambito. Organizzazione I corsi sono organizzati a livello regionale direttamente dal SORES, che si avvarrà di istruttori qualificati e riconosciuti di cui al decreto assessoriale della salute 25 marzo 24 relativamente alla formazione specifica e di docenti qualificati per la parte formativa generale e per la acquisizione degli attestati OVAS BLSD PBLS e Trauma di base su linee guida internazionali (PTC PHTLS, PBTLS) e direttive ex decreto 25 marzo 24 dell Assessorato della sanità. Requisiti di ammissione Sono ammessi alla partecipazione ai corsi di formazione in discorso: tutti coloro che abbiano già compiuto i 17 anni di età per il primo livello, e, la maggiore età per il secondo livello e per il conseguimento di quanto previsto dal decreto 25 marzo 24; l idoneità psicofisica dei volontari candidati alla partecipazione dei suddetti corsi, dovrà essere preventivamente attestata dal medico dell associazione d appartenenza ovvero da strutture sanitarie a tal fine abilitate; il SORES provvederà alla nomina a coordinatore e responsabile dei suddetti corsi di soggetto appartenente all ordine dei medici chirurghi con esperienza nell area dell emergenza sanitaria; il SORES provvederà altresì a scegliere ognuno dei docenti per detti corsi, in ragione della competenza specialistica e delle capacità didattiche; per quanto concerne la formazione pratica, le relative lezioni d esercitazione saranno tenute da almeno due istruttori e formatori scelti fra i soccorritori professionali e volontari che ne abbiano già conseguito l idoneità e siano muniti di attestato di partecipazione con profitto ai relativi corsi di preparazione organizzati da enti già a tal fine legalmente riconosciuti. Essi dovranno altresì risultare iscritti nel registro regionale dei formatori e dei soccorritori tenuto dalle stesse organizzazioni così come previsto dal precitato decreto. Esame conclusivo Per l ammissione all esame, il direttore del corso dovrà verificare e certificare l avvenuta partecipazione del volontario ad almeno i 5/6 delle ore di lezione tenutesi per la teoria e per le esercitazioni pratiche. Le tre giornate conclusive di ogni corso si svolgeranno a carattere regionale. Mentre, le prove d esame finale si svolgeranno a conclusione dell ultima giornata di ciascuno dei predetti corsi, e, consisteranno in una full-immersion dei partecipanti nelle attività teoriche e d esercitazione con la supervisione dei coordinatori alla formazione. Più specificatamente, le prove d esame conclusivo saranno somministrate in due fasi distinte, una prima prova scritta ed un ulteriore prova pratica. La prova scritta consisterà nel rispondere a n. 4 domande a risposta multipla, attinenti gli argomenti trattati nel programma, con un margine di n. 8 risposte errate. La prova pratica consisterà nell esecuzione di tecniche manuali e strumentali. Commissione d esame La commissione che provvederà a presiedere agli esami di fine corso sarà costituita dal direttore del corso, da un delegato del SORES titolare del corso stesso, da un funzionario dell Assessorato regionale della sanità e da un operatore sanitario designato dalla centrale operativa 118 e dai due coordinatori di formazione previsti dal precitato decreto. Sarà cura del SORES fornire i locali, ogni materiale ed il personale necessario al corretto svolgimento delle prove d esame. Entro il termine di 2 giorni prima della data fissata per l espletamento delle prove d esame, l Assessorato regionale della salute notificherà al SORES i dati anagrafici dell operatore sanitario e del funzionario da esso designati a far parte della commissione d esame. All atto del superamento con esito positivo delle suddette prove d esame, ogni operatore volontario otterrà dal SORES un attestato di idoneità firmato sia dal Presidente regionale che dal dirigente dell Assessorato della salute DASOE. Durata del corso Livello di base: il corso avrà durata non inferiore a 6 ore complessive, di cui 3 ore dedicate a lezioni di teoria e di esercitazione teorico/pratica e 3 ore dedicate al tirocinio che sarà praticato a fianco di operatori già debitamente formati, durante lo svolgimento di servizi di trasporto ed assistenza infermi, senza criticità o situazioni di emergenza.

38 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n Livello avanzato: il corso avrà durata non inferiore a 45 ore complessive, di cui 27 ore dedicate a lezioni di teoria e di esercitazione teorico/pratica e 18 ore dedicate al tirocinio su ambulanze. Aggiornamento: il corso avrà durata non inferiore a 8 ore di teoria con test di verifica conclusivi. Con il riconoscimento del titolo formativo del volontario soccorritore, l Assessorato della salute permette al cittadino-volontario di poter svolgere, nell ambito dell organizzazione di volontariato a cui esso aderisce, attività coadiutoria al Servizio sanitario nazionale così garantendo agli utenti il diritto alle cure mediche ed alla tutela della salute. Allegati 1) Modello pedagogico, approccio al servizio di soccorritore volontario; analisi del ruolo del soccorritore volontario, moduli formativi orientati all analisi delle problematiche connesse ai servizi di assistenza e soccorso di malati ed infermi, formazione volta a far conseguire al volontario le capacità e le metodiche di soccorso adeguate al caso concreto, metodi di svolgimento dei servizi in equipe ed in cooperazione con gli operatori del SSN e di altre strutture operanti in ambito sanitario, alla luce delle vigenti linee guida in materia. Destinatari: i cittadini che ambiscono a conseguire il titolo di volontari soccorritori nell ambito di organizzazioni di volontariato legalmente autorizzate all espletamento di servizi sanitari. 2) Modello formativo Volontari soccorritori aderenti ad organizzazioni di volontariato aderenti al SORES. Destinatari: volontari soccorritori aderenti ad organizzazioni di volontariato affiliate al SORES già attivi, con 2 anni di esperienza nei servizi sanitari, e, già in possesso di idoneo attestato di frequenza con esito positivo di corso di cui all allegato 1. 3) Modulo formativo Istruttori soccorritori SORES. Destinatari: volontari soccorritori di SORES (medici, infermieri professionali, volontari soccorritori già con esperienza in ambito di servizi sanitari di almeno 3 anni, e, già in possesso di idoneo attestato di frequenza con esito positivo di corso di cui all allegato 1. 4) Modulo formativo Coordinatori e direttori della formazione SORES. Destinatari: direttori sanitari, volontari, infermieri professionali, medici, impegnati nel servizio di emergenza e nella formazione (sia come formatori che come responsabili dei corsi). 5) Modulo formativo Volontari soccorritori SORES per gli interventi da espletare nell ambito di maxi-emergenze di protezione civile. Destinatari: il corso mira a formare volontari soccorritori, affinchè acquisiscano competenze d eccellenza sulle procedure operative della protezione civile e che sappiano interagire opportunamente con il pubblico ente titolare del servizio e dei sistemi di gestione dell emergenza, di concerto le altre organizzazioni compartecipanti nell affrontare detta maxi-emergenza, al fine dell ottimale gestione di Catastrofi ambientali, epidemiologiche e sociali. Approfondito studio sulle vigenti linee guida sull organizzazione sanitaria in caso di catastrofi ambientali, epidemiologiche e sociali, emanate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della protezione civile ufficio emergenze - servizio emergenza sanitaria (Ods. n. 1 del 27 aprile 1992). L attestato che certifica la frequentazione del corso ed il superamento con esito positivo degli esami teorico/pratici finali di specializzazioni OVAS, BLSD, PBLSD e PTC avranno una validità annuale. Per il mantenimento dei suddetti titoli ed il mantenimento dell iscrizione all albo degli esecutori, sarà necessario che, con cadenza almeno annuale, il soccorritore volontario integri il proprio aggiornamento con la frequentazione di corsi che, a tal fine, saranno tenuti ovvero patrocinati dalla stessa SORES. I volontari che supereranno con esito positivo il corso e gli esami finali suddetti avranno diritto ad essere iscritti, a cura del SORES, ovvero delle organizzazioni già ritualmente accreditate (come a puro titolo esemplificativo: ANPAS Sicilia e Misericordie) ad un albo regionale istituito presso l Assessorato regionale della salute ed i relativi nominativi e dati necessari saranno altresì comunicati all Assessorato regionale della salute ed alla SEUS per il successivo inoltro alle Centrali operative 118. Allegato 1 - CORSO DI FORMAZIONE PER VOLONTARI DI PRIMO SOCCORSO (1 livello) Obiettivi generali a) Far conseguire al partecipante consapevolezza del ruolo sociale del volontario e conoscenza dell organizzazione di volontariato a cui aderisce; b) istruzione sulle tecniche di rilevazione e comprensione dei bisogni del cittadino malato e sul come intervenire per il loro soddisfacimento; c) studio dei necessari elementi di psicologia dell emergenza, allo scopo di far conseguire al frequentatore del corso ogni nozione utile a fronteggiare la richiesta di aiuto, tutelando al contempo l integrità psico-fisica del volontario soccorritore nel corso dell intervento prestato. d) Studio teorico/pratico delle linee guida, delle procedure e delle tecniche necessarie al soccorritore per l ottimale gestione degli elementi e dei fatti che possono scaturire nel corso delle operazioni di soccorso. Durata complessiva n. 6 ore, ripartite fra teoria, pratica e tirocinio. Ruolo del volontario Titoli La solidarietà. Cosa vuol dire essere volontari. Presentazione del SORES come consorzio di organizzazioni di volontariato: finalità, metodologia, compiti e ruoli. Obiettivi Qualificazione del ruolo sociale del volontariato. Individuazione dei doveri sociali del volontario. Rapporti intercorrenti fra le organizzazioni di volontariato e le istituzioni. Aspetti relazionali nell approccio al paziente Titoli Primarie necessità del soggetto richiedente il soccorso, e metodologia per la loro celere valutazione. La salute e le malattie. Il dolore. La morte e l elaborazione del lutto familiare. La fiducia. relazione volontario - vittima - familiari. La comunicazione. L autocontrollo. Obiettivi Far conseguire al volontario frequentatore del corso le necessarie conoscenze sulle metodologie di carattere psicologico, sociologico e tecnico/pratiche per la celere identificazione delle necessità primarie dei soggetti bisognosi di soccorso. Metodologia di inquadramento dei problemi dell individuo connessi al passaggio repentino da uno stato di benessere allo stato di malattia (lo stress, il dolore, la morte). Esecuzione delle vigenti linee guida e protocolli operativi inerenti la condotta da tenere al fine di instaurare la comprensiva comunicabilità con l utente, mantenendo il necessario autocontrollo. Traumatologia e trattamento delle lesioni Titoli Gli strumenti e le procedure di intervento su pazienti che hanno subito traumi ed utilizzo dei sistemi di immobilizzazione e trasporto. Trasporto del paziente affetto da traumi. Trasporto del paziente che ha subito traumi vertebro-midollari. Obiettivi Far conseguire al frequentatore del corso l ampia conoscenza dei sistemi, degli strumenti e delle procedure di impiego di sistemi di immobilizzazione e trasporto, quali per es.: - cucchiaio; - tavola spinale; - materasso a depressione; - telo; - collari cervicali; - stecco bende; - protezione termica; - KED. Intervento del volontario soccorritore nell ambito di specifiche patologie socio-sanitarie Titoli Elementi di Psichiatria. Definizione di Tossicodipendenza, e procedure per l approccio ed il soccorso di tossicodipendenti. Definizione di Alcolismo, e procedure per l approccio ed il soccorso di alcoolizzati. Definizione di Abusi e Maltrattamenti, e procedure per l approccio ed il soccorso di pazienti vittime di abusi e maltrattamenti. Obiettivi Tecniche e metodologie per la celere ricognizione delle patologie e dei traumi sopra elencati. Procedure di avvicinamento e di somministrazione del primo soccorso al paziente. Normative vigenti.

39 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 Il supporto vitale di base e norme di primo soccorso Titoli Basi di anatomia e fisiologia applicate agli interventi in emergenza. Prevenzione antinfortunistica Metodologie e tecniche per il celere riconoscimento di sintomatologie e dei caratteri distintivi delle molteplici evenienze che possono riscontrarsi in ambito di emergenza-urgenza. Sistemi di corretto utilizzo dei presidi per la valutazione dei parametri vitali di base (misurazione pressoria, saturimetro). Supporto vitale di base (B.L.S.). Collocazione del paziente. Descrizione e intervento in situazioni speciali di rianimazione (ustioni, annegamento, shock elettrico, shock anafilattico). Obiettivi Fornire al volontario soccorritore ogni nozione teorico/pratica necessaria alla ricognizione di sintomi e caratteri distintivi delle varie situazioni d emergenza-urgenza che nel corso del servizio potrebbe trovarsi a dover fronteggiare. Utilizzo dell ossigeno-terapia: cianosi (definizione, caratteristiche e procedure da seguire nel primo soccorso); alterazione della pressione arteriosa (definizione, caratteristiche e procedure da seguire nel primo soccorso); alterazione dello stato di coscienza (definizione, caratteristiche e procedure da seguire nel primo soccorso); alterazione della mobilità e sensibilità (definizione, caratteristiche e procedure da seguire nel primo soccorso). Corretta esecuzione delle norme e procedure internazionali nell applicazione del B.L.S. Corretta esecuzione delle procedure di posizionamento del paziente: posizionamento laterale di sicurezza; posizionamento antishock; posizionamento in presenza di speciali situazioni. Corretta esecuzione delle basilari norme e procedure di primo soccorso: blocco di emorragia esterna; protezione di ferite; protezione delle ustioni. Procedure di identificazione di speciali situazioni di rianimazione di base: ipotermia; annegamento; trauma; ustioni; shock elettrico; shock anafilattico; intossicazioni; emergenze ostetrico-ginecologiche. I veicoli utilizzati nel servizio di soccorso (igiene e prevenzione nel soccorso e sulle ambulanze) Titoli I veicoli utilizzati per il soccorso e le vigenti normative di riferimento. L ambulanza di primo soccorso ed il trasporto ordinario. L ambulanza attrezzata O.M.S. L eliambulanza. Le apparecchiature. L asepsi. La disinfezione. La trasmissione delle infezioni. Le più comuni malattie infettive e modalità di trasmissione: epatite virale; AIDS; encefalite; malattie dermatologiche. I più comuni sistemi e prodotti di disinfezione. Obiettivi Definire le tipologie dei mezzi di soccorso secondo le normative vigenti. Saper utilizzare i dispositivi e le apparecchiature in dotazione al mezzo di primo soccorso. Definire le caratteristiche determinanti dei mezzi di soccorso. Identificare le problematiche relative alla trasmissione interumana di malattie infettive durante le attività di soccorso. Definire le procedure necessarie al mantenimento dell igiene ambientale dei mezzi di soccorso. Nozioni di guida dei mezzi di soccorso e utilizzo dei dispositivi acustico/luminosi, secondo normativa. Titoli La prevenzione antinfortunistica negli interventi di soccorso. Situazioni di pericolo in ambiente domestico. Obiettivi Identificare le norme di comportamento e le procedure necessarie alla prevenzione degli infortuni durante il soccorso. Definire le regole di protezione attiva e passiva. Corretto uso dei dispositivi di protezione individuale. Allegato B - CORSO DI FORMAZIONE PER OPERATORI VOLONTARI DI PRIMO SOCCORSO (2 livello) Obiettivi generali Far conseguire al volontario soccorritore l ottimale conoscenza teorico/pratica di esecuzione dell intervento. Saper coordinare l intervento dei soccorsi. Saper eseguire l intervento in collaborazione nell ambito di una equipe di soccorso con medico. Saper svolgere funzioni formative per i volontari. Durata complessiva 45 ore ripartite fra teoria, pratica e tirocinio. L organizzazione dei sistemi d emergenza Titoli Rapporti tra le unità periferiche ed il coordinamento del sistema d emergenza/urgenza anche in riferimento alle maxi-emergenze. L applicazione dei vigenti protocolli operativi del sistema. Obiettivi Definizione dei metodi per l adeguamento dell associazione al sistema d emergenza (centrale 118; DRPC; DNPC, sindaci, uffici comunali di protezione civile ed emergenza sanitaria). Comprendere il significato dell integrazione delle varie componenti il sistema. Attrezzature e procedure di manovra nell ambito di una equipe di soccorso. Il supporto vitale in emergenza Titoli BLSD e concetto di supporto vitale avanzato. Obiettivi Saper operare gli interventi secondo le regole internazionali BLSD. Comprendere il significato del supporto vitale avanzato. Le attrezzature in emergenza sanitaria Titoli Le apparecchiature elettromedicali: conoscenza della strumentazione e delle modalità d impiego. L impiego pratico di tutti i presidi in interventi complessi. Obiettivi Saper utilizzare in situazioni d emergenza tutti i dispositivi e le apparecchiature. Aspetti giuridici di responsabilità del soccorritore volontario Titoli Possibili refluenze di carattere penale in danno del volontario soccorritore che abbia eseguito il proprio intervento in spregio ai vigenti protocolli e procedure. Possibili refluenze di carattere civilistico in danno del volontario soccorritore che abbia eseguito il proprio intervento in spregio ai vigenti protocolli e procedure. Obiettivi Identificare gli aspetti di legge che disciplinano le attività di primo soccorso.

40 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n Le attrezzature in emergenza sanitaria Titoli Le apparecchiature elettromedicali: conoscenza e modalità d impiego. L impiego pratico di tutti i presidi in interventi complessi. Obiettivi Saper utilizzare in situazioni d emergenza tutti i dispositivi e le apparecchiature. Indicazioni generali per il tirocinio dei volontari nell emergenza sanitaria Titoli La scelta dei contenuti. L approccio relazionale al volontariato in formazione. La corretta esposizione e la traduzione pratica delle nozioni acquisite. Obiettivi Acquisire la padronanza e l uniformità nel processo formativo dei volontari in formazione. ( )12 DECRETO 23 dicembre 214. Approvazione dell Accordo con Federfarma relativo alla distribuzione dei presidi per l autocontrollo della glicemia. L ASSESSORE PER LA SALUTE Visto lo Statuto della Regione; Vista la legge 23 dicembre 1978, n. 833 istitutiva del S.S.N.; Vista la legge regionale n. 6/81; Vista la legge n. 115/87, recante disposizioni per la prevenzione e la cura del diabete mellito; Visto l art. 8, comma 2, lettera c), del decreto legislativo n. 52/92 e successive modificazioni che demanda ad Accordi di livello regionale il compito di individuare le modalità normative ed economiche finalizzate al miglioramento dell assistenza farmaceutica territoriale, nonché le forme di collaborazione in particolari iniziative di rilevante interesse sanitario; Visto l art. 32, comma 9, della legge n. 449/1997; Visto il D.A. n del 4 giugno 1999; Visto il decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 e successive modificazioni; Visto il D.P.C.M. 29 novembre 21 sui livelli essenziali di assistenza e successive modificazioni; Vista l intesa Stato-Regioni del 23 marzo 25 ed in particolare l art. 9 Comitato paritetico permanente per l erogazione dei LEA e l art. 12 Tavolo di verifica degli adempimenti ; Visto il D.A. n del 16 settembre 25; Vista la legge regionale 14 aprile 29, n. 5, di riordino del servizio sanitario regionale; Vista la risoluzione n. 9/E del 15 settembre 211 della Direzione generale dell Agenzia delle entrate che rende applicabile l aliquota IVA agevolata al 4% ai presidi per diabetici, erogati a favore di assistiti affetti da patologia diabetica in possesso della relativa esenzione; Considerato che l Amministrazione regionale intende garantire l erogazione dei suddetti presidi, assicurando la pluralità dell offerta e favorendo al contempo la capillarità della distribuzione; Visto che la convenzione Consip non contempla la fornitura di tutte le tipologie di presidi per diabetici attualmente in commercio e non tiene conto dei costi correlati all intero processo di distribuzione; Ritenuto, altresì, necessario dover fissare un nuovo prezzo massimo di rimborso per i presidi che tenga conto non soltanto del prezzo Consip, ma anche dei costi di distribuzione e soprattutto della qualità dell assistenza al paziente diabetico che s intende realizzare; Vista l indagine, condotta sul territorio nazionale, sul prezzo medio di rimborso (IVA esclusa), nelle Regioni che utilizzano il canale di distribuzione delle Farmacie convenzionate; Ritenuto di dovere applicare un prezzo massimo di rimborso regionale delle strisce per l autocontrollo della glicemia, inferiore sia di quello medio rilevato nelle suddette Regioni che di quello precedentemente in vigore in Sicilia, ai sensi del D.A n del 16 settembre 25, nonché di rimodulare i prezzi massimi degli altri presidi per diabetici; Ritenuto, altresì, necessario uniformare le modalità distributive dei presidi per l autocontrollo della glicemia su tutto il territorio regionale, nonché razionalizzarne il consumo; Ritenuto di dover ulteriormente valorizzare il ruolo della Farmacia convenzionata quale articolazione del servizio sanitario regionale; Visto il Piano sulla malattia diabetica approvato dal Ministero della salute nel quale si ribadisce il ruolo centrale delle farmacie, quali punti di riferimento per la persona con diabete e dei suoi familiari, perché rappresentano il più agevole e frequente accesso ; Ritenuto necessario conseguire il contenimento della spesa anche attraverso azioni che assicurino al contempo la qualità del servizio e l accessibilità delle prestazioni sanitarie; Visto il D.lgs n. 33/213 di riordino della disciplina riguardante gli obblighi dì pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni; Vista la legge regionale n. 21/214 e, in particolare, l art. 68, recante Norme in materia di trasparenza e di pubblicità dell attività amministrativa ; Decreta: Art. 1 Per le motivazioni di cui in premessa, che qui si intendono confermate, è approvato l Accordo ed il relativo Disciplinare, allegato al presente decreto e di cui costituisce parte integrante, per la distribuzione dei presidi per l autocontrollo della glicemia tramite il canale delle farmacie private convenzionate (allegato 1). Art. 2 I prezzi di rimborso, riferiti alla singola unità di ciascuna tipologia di prodotto, sono modificati così come riportato nella Tabella allegata al presente decreto (allegato 2). Art. 3 L erogazione dei presidi per l autocontrollo della glicemia verrà effettuata, in regime di convenzione, dalle farmacie convenzionate applicando le condizioni di cui all articolo 2. Art. 4 Le AA.SS.PP. potranno mantenere le modalità distributive in essere fino alla scadenza dei contratti vigenti.

41 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 Art. 5 Fermo restando le modalità di accesso stabilite dalle vigenti circolari assessoriali n. 469 del 19 gennaio 1989 e n. 529 del 17 marzo 199, sono erogabili le tipologie di presidi che risultano regolarmente in commercio ed in possesso dei requisiti previsti dalla vigente normativa. Art. 6 Qualora il prezzo al pubblico del presidio erogato sia inferiore a quello massimo di rimborso, l importo da corrispondere dovrà essere equivalente al prezzo al pubblico decurtato del 1%. Art. 7 Le farmacie si impegnano ad assicurare al paziente la libera scelta di tutte le tipologie di presidi (nel rispetto dei prezzi riportati nell allegato 2), nonché a garantire, su richiesta del paziente, la consegna domiciliare senza ulteriori oneri a carico del SSR secondo quanto stabilito dal disciplinare tecnico. Art. 8 Ai fini della puntuale applicazione dell Accordo, Federfarma si impegna a rendere disponibile il file contenente il consumo dei suddetti presidi. Si impegna altresì ad implementare il file dei dati relativi alle consegne effettuate rilevate mediante lettura del codice ottico secondo quanto stabilito dal disciplinare tecnico. Art. 9 Le farmacie non aderenti a Federfarma, al fine di poter distribuire i presidi per l autocontrollo della glicemia, dovranno adeguare i propri gestionali al fine di garantire l elaborazione del file contenente il consumo dei presidi per l autocontrollo della glicemia. Art. 1 Il presente decreto viene trasmesso al responsabile del procedimento di pubblicazione dei contenuti nel sito istituzionale di questo Assessorato ai fini dell assolvimento dell obbligo di pubblicazione e notificato agli interessati. Art. 11 Il presente decreto sarà trasmesso alla Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana per la pubblicazione e avrà efficacia triennale a decorrere dal giorno successivo alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana. Palermo, 23 dicembre 214. BORSELLINO Allegato 1 ACCORDO PER L EROGAZIONE DEI PRESIDI PER DIABETICI Tra l Assessorato regionale della salute e Federfarma Sicilia Premesso che le parti firmatarie riconoscono il ruolo centrale delle farmacie convenzionate, nella dispensazione dei farmaci e nella erogazione agli assistiti di servizi volti a migliorare l efficacia e la qualità del Servizio sanitario pubblico; Considerata la necessità di garantire la capillarità e la fruibilità del servizio farmaceutico ai cittadini, anche attraverso i turni di servizio stabiliti nel contesto della normativa statale e regionale, nonché l omogeneità sul territorio regionale; Ritenuto che l efficacia delle azioni di governo sull assistenza farmaceutica non può prescindere dalla concertazione con tutti i soggetti interessati; Visto il D.P.R. n. 371/1998 e s.m.i. che rende esecutivo l accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con le farmacie pubbliche e private; Visto l art. 8, comma 2, lettera c), del decreto legislativo n. 52/92 e successive modificazioni che demanda ad accordi di livello regionale il compito di individuare le modalità normative ed economiche finalizzate al miglioramento dell assistenza farmaceutica territoriale, nonché le forme di collaborazione in particolari iniziative di rilevante interesse sanitario; Considerato che entrambe le parti intendono assicurare e garantire l erogazione dei presidi per l autocontrollo della glicemia presso le farmacie o, per il tramite delle farmacie, anche presso il domicilio del paziente, qualora espressamente richiesto per giustificati motivi di infermità e sociali che precludano al soggetto o a chi per lui la possibilità di recarsi in farmacia; Si stabilisce quanto segue: 1. Il presente Accordo ed il relativo disciplinare tecnico, inerente l erogazione di presidi per l autocontrollo della glicemia, viene siglato tra le parti firmatarie, al fine di razionalizzare la spesa sanitaria integrativa, con l intento di utilizare il canale delle farmacie presenti sul territorio regionale, valorizzando il ruolo della farmacia convenzionata quale articolazione essenziale del servizio sanitario regionale. 2. Le farmacie si impegnano a garantire l erogazione continuativa dei presidi per diabetici alle nuove condizioni economiche, assicurando la pluralità di offerta dei prodotti, applicando le nuove condizioni alle forniture di presidi per diabetici effettuate nei confronti delle AA.SS.PP. della Regione siciliana. 3. L Accordo è vincolante per tutte le AA.SS.PP. del territorio regionale e per tutte le farmacie sul territorio regionale. A tal fine sarà sottoposto alla firma dei direttori generali, che ne garantiranno la corretta attuazione. 4. Il prezzo di rimborso per ciascuna tipologia di presidio per l autocontrollo della glicemia è riportato nel Tariffario di cui all allegato 2, parte integrante del presente Accordo. 5. Le farmacie si impegnano a distribuire i presidi per diabetici assicurando al paziente la libera scelta tra tutte le tipologie di presidi (nel rispetto dei prezzi riportati nell Allegato 2), nonché a garantire, su richiesta motivata del paziente, ove sussistano i presupposti citati nelle premesse del presente Accordo, la consegna domiciliare senza ulteriori oneri a carico del SSR. 6. Ai fini della puntuale applicazione dell Accordo, Federfarma si impegna pertanto a rendere disponibile i dati informatici dei presidi erogati suddivisi per tipologia di paziente (minori, adulti) e di diabete (tipo I, tipo II insulino-trattato e tipo II non insulino-trattato) mediante l utilizzo di un codice a lettura ottica. Tale sistema potrà essere esteso ad altre categorie merceologiche. 7. Il presente Accordo annulla e sostituisce ogni precedente disposizione in merito alle condizioni economiche di rimborso in regime di SSR relative ai presidi per l autocontrollo della glicemia di cui all Allegato 2. Per la verifica dell attuazione e la gestione, o eventuale modifica e/o integrazione, del presente accordo si rimanda ad un tavolo tecnico paritetico che sarà istituito con apposito provvedimento. Il presente Accordo ha validità triennale con decorrenza dalla data di entrata in vigore del decreto di approvazione. Allegato 2 PREZZI MASSIMI DI RIMBORSO DEI PRESIDI PER DIABETICI Prezzo unitario Descrizione prodotto (IVA 4% esclusa) Strisce reattive per la determinazione della glicemia.5 Strisce reattive per la determinazione della glicosuria o chetonuria ad un area reattiva.11 Strisce reattive per la determinazione della glicosuria e chetonuria a due aree reattive.19 Striscie reattive per la determinazione della chetonemia 1.72 Siringhe per insulina.15 Lancette pungidito.9 Aghi per somministrazione di insulina e antidiabetici GLP1.14

42 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n ACCORDO PER L EROGAZIONE DEI PRESIDI PER L AUTOCONTROLLO DELLA GLICEMIA Disciplinare tecnico Allegato 3 Il presente disciplinare tecnico stabilisce le modalità di distribuzione dei presidi per diabetici, secondo quanto stabilito dall accordo sottoscritto in data 22 dicembre 214 tra l Assessorato regionale della salute e Federfarma Sicilia. Le farmacie garantiscono alle AA.SS.PP. e alla Regione l erogazione dei presidi per l autocontrollo della glicemia per i pazienti diabetici secondo le modalità definite dal presente accordo. a) Adempimenti per i prescrittori: La prescrizione deve essere effettuata dagli specialisti in medicina interna, endocrinologia, diabetologia, geriatria e pediatri dei centri di diabetologia pediatrica di Aziende ospedaliere e territoriali, su apposita modulistica (piano di prescrizione presidi - PPP), che riporti la firma per esteso e il timbro del prescrittore, il codice ENPAM, la struttura presso cui opera; Il suddetto modulo deve contenere i dati anagrafici del paziente, il codice fiscale, la diagnosi e la terapia prescritta, i presidi prescritti e la loro quantità nonché il codice a lettura automatica per l identificazione della tipologia di paziente (minore o adulto) e di diabete mellito (tipo 1, tipo 2 insulino-trattato, tipo 2 non insulino-trattato, altre tipologie di diabete mellito). La validità massima è di 12 mesi; Il PPP sarà definito con successivo provvedimento. Nelle more si adopererà la modulistica attualmente in uso. Nel caso di quantitativi superiori rispetto a quelli stabiliti dalla normativa vigente, lo specialista è tenuto a motivare la prescrizione, con una breve relazione, indicando anche il periodo per cui si rende necessario un maggior controllo della glicemia (validità massima del PPP dodici mesi); Il PPP, datato e firmato dallo specialista, viene consegnato al paziente; L ufficio preposto dell ASP di residenza del paziente, che riceve il suddetto PPP, consegna al paziente, previa verifica della tessera di esenzione ticket per diabete, il modulo di autorizzazione al ritiro dei presidi (validità bimestrale), in un numero di copie adeguato al numero di mesi autorizzati; Alla scadenza del periodo di validità del PPP, in assenza di variazioni dei quantitativi dei presidi prescritti, la nuova prescrizione potrà essere redatta dal medico di assistenza primaria o dal pediatra di libera scelta dell assistito. Eventuali variazioni dei quantitativi assegnati saranno stabiliti dallo specialista, che dovrà in tal caso redigere un nuovo piano di prescrizione presidi. b) Adempimenti per le farmacie: Adeguare i propri gestionali al fine di garantire l elaborazione del file contenente il consumo dei presidi per l autocontrollo della glicemia; l implementazione del codice di lettura automatica, da parte delle AA.SS,PP., e l adeguamento dei gestionali dovrà avvenire entro sei mesi dalla data di sottoscrizione dell accordo; Inoltrare, con cadenza mensile, i dati informatici a Federfarma provinciale che invierà il dato aggregato al Centro regionale di farmacovigilanza, allocato presso il servizio 7 farmaceutica dell Assessorato della salute della Regione Sicilia. I dati di consumo dovranno essere inviati suddivisi per tipologia di paziente (minori, adulti) e di diabete (tipo 1, tipo 2 insulino-trattato e tipo 2 non insulino-trattato) mediante l utilizzo del predetto codice a lettura ottica. Prima dell entrata a regime del sistema il rimborso dei presidi verrà effettuato a presentazione della distinta riepilogativa relativa ai presidi erogati. A far data dalla messa a regime di tale sistema e successivamente all adeguamento del modulo di autorizzazione al ritiro dei presidi con i codici di lettura automatica, l invio di tali dati diverrà condizione indispensabile per ottenere il rimborso dei presidi; emettere distinta riepilogativa relativa ai presidi erogati applicando l IVA al 4%; tale distinta deve essere presentata mensilmente alle AA.SS.PP. per la successiva liquidazione. c) Adempimenti per le armacie non aderenti a Federfarma Adeguare i propri gestionali al fine di garantire l elaborazione del file contenente il consumo dei presidi per l autocontrollo della glicemia; inoltrare, con cadenza mensile, i dati informatici all ASP territorialmente competente che invierà il dato aggregato al Centro regionale di farmacovigilanza, allocato presso il servizio 7 farmaceutica dell Assessorato della salute della Regione Sicilia. I dati di consumo dovranno essere inviati suddivisi per tipologia di paziente (minori, adulti) e di diabete (tipo 1, tipo 2 insulino-trattato e tipo 2 non insulino-trattato) mediante l utilizzo del predetto codice a lettura ottica. Prima dell entrata a regime del sistema il rimborso dei presidi verrà effettuato a presentazione della distinta riepilogativa relativa ai presidi erogati. A far data dalla messa a regime di tale sistema e successivamente all adeguamento del modulo di autorizzazione al prelievo dei dispositivi con i codici di lettura automatica, l invio di tali dati diverrà condizione indispensabile per ottenere il rimborso dei presidi; l implementazione del codice di lettura automatica e l adeguamento dei gestionali dovrà avvenire entro sei mesi dalla data di sottoscrizione dell accordo; emettere distinta riepilogativa relativa ai presidi erogati applicando l IVA al 4%. Tale distinta deve essere presentata mensilmente alle AA.SS.PP. per la successiva liquidazione. d) Adempimenti per le AA.SS.PP.: verificare la rispondenza dei presidi alla diagnosi riportata nel PPP e la congruità dei quantitativi prescritti rispetto alle esigenze terapeutiche del caso; individuare un referente per la gestione dei presidi per l autocontrollo della glicemia, che dovrà provvedere ad inviare al Centro regionale di farmacovigilanza, con puntuale cadenza mensile, i dati di consumo suddivisi per tipologia di paziente (minore, adulti) e di diabete (tipo 1, tipo 2 insulino-trattato e tipo 2 non insulino-trattato), erogati dalle farmacie non aderenti a Federfarma. Prima dell entrata a regime del sistema il rimborso dei presidi verrà effettuato a presentazione della distinta riepilogativa relativa ai presidi erogati. L invio di tali dati è condizione indispensabile per ottenere il rimborso dei presidi a far data dalla messa a regime ditale sistema; rimborsare alle farmacie entro 3 giorni dalla presentazione della distinta quanto erogato nel periodo ai pazienti diabetici secondo i prezzi di cui all allegato 2 dell Accordo. ( )12 DECRETO 3 dicembre 214. Recepimento delle linee guida nazionali per le attività laboratoristiche di genetica e biologia molecolare - Indirizzi operativi. L ASSESSORE PER LA SALUTE Visto lo Statuto della Regione; Vista la legge 23 dicembre 1978, n. 833 istitutiva del Servizio sanitario nazionale; Visto il D.Lvo 3 dicembre 1992, n. 52 e s.m.i., recante Riordino della disciplina in materia sanitaria; Visto il D.P.C.M. 29 novembre 21 Definizione dei livelli essenziali di assistenza, che indica la necessità di individuare percorsi diagnostico-terapeutici sia per il livello di cura ospedaliero, sia per quello ambulatoriale; Vista la legge regionale 14 aprile 29, n. 5, di riordino del sistema sanitario regionale; Visto il D.Lvo n. 33 del 14 marzo 213; Vista la legge regionale n. 21 del 12 agosto 214, art. 68; Visto il nomenclatore nazionale emesso con decreto ministeriale congiunto del Ministero della salute e del MEF del 18 ottobre 212 (GURI n. 23 del 28 gennaio 213) recepito con il D.A. n. 924 del 14 maggio 213; Visto l Accordo tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano sancito nella seduta del 15 luglio 24, (Rep. Atti n. 245) sul documento recante Linee guida per le attività di genetica medica che assolve alla funzione di razionalizzare l'attività di genetica medica nell ambito del Servizio sanitario nazionale, fermo restando l autonomia delle singole regioni per ciò che attiene i modelli organizzativi più consoni alle realtà territoriali; Visto il D.M. 8 maggio 27 che istituisce la Commissione per la genetica nel SSN con lo scopo di: dare attuazione alle linee guida per le attività di genetica medica approvate dalla Conferenza Stato- Regioni 15 luglio 24;

43 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 fissare i criteri per la certificazione e l'accreditamento istituzionale delle strutture di genetica medica; procedere alla definizione delle attività di genetica medica per una migliore utilizzazione delle risorse del Servizio sanitario nazionale e regionale; fornire idonee indicazioni sull'utilizzo dei test genetici e determinare le forme di collegamento con la rete delle malattie rare; procedere alla definizione di indicatori e alla valutazione della commissioning nonché alla più globale valutazione economica delle attività di genetica medica; procedere a fissare le regole sulla pubblicizzazione e sulla promozione di test genetici e sulla consulenza genetica; procedere alla divulgazione di raccomandazioni basate sull evidenza scientifica in tema di genetica medica. Vista la relazione della commissione ministeriale per la genetica e le raccomandazioni date, in particolare, per: recepire su tutto il territorio nazionale le linee guida per le attività di genetica medica 15 luglio 24 (G.U. n. 224 del 23 settembre 24); integrare la genetica medica nel sistema sanitario nazionale riconoscendone la trasversalità rispetto alle altre discipline mediche; promuovere la creazione di una rete tra le strutture di genetica presenti sul territorio nazionale, coordinate a livello regionale ed organizzate in modo da erogare servizi di qualità, razionalizzando le risorse; adottare criteri di misura di qualità attraverso la definizione di criteri accreditamento che prevedano la partecipazione obbligatoria ai controlli esterni di qualità (VEQ) e l'attivazione di meccanismi di certificazione ed accreditamento; analizzare le realtà territoriali in relazione ai servizi offerti dalle strutture di genetica medica; razionalizzare la rete dei laboratori e delle strutture cliniche di genetica, in rapporto alle esigenze; garantire che i test genetici siano effettuati esclusivamente presso i laboratori di genetica medica, in conformità a quanto indicato dalle linee guida nazionali; Visto l'accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sancito nella seduta del 26 novembre 29 sul documento recante Attuazione delle linee guida per le attività di genetica medica ; Visto il D.A. n del 9 giugno 21, con il quale è stato recepito per la Regione siciliana l'accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sancito nella seduta del 26 novembre 29 sul documento recante Attuazione delle linee guida per le attività di genetica medica ; Considerata la necessità di recepire l'accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sancito nella seduta del 15 luglio 24, (Rep. Atti n. 245) contenente le Linee guida per le attività di genetica medica ; Considerato che la Regione siciliana è stata inserita nel gruppo ristretto di lavoro inter-istituzionale di cui all'intesa sancita in Conferenza Stato/Regioni in data 13 marzo 213 sul documento Linee di indirizzo sulla genomica in sanità pubblica con il tramite del responsabile del Centro Regionale Qualità laboratori (CRQ), giusta nota assessoriale n del 12 settembre 213; Considerato che con nota di questo Assessorato n del 7 novembre 214 è stato istituito un tavolo tecnico di genetica medica per l'attuazione nella Regione siciliana delle Linee guida per le attività di genetica medica ; Considerato che con nota di questo Assessorato n del 9 dicembre 214 si è provveduto ad avviare un censimento per la rilevazione dei dati inerenti le attività laboratoristiche di biologia molecolare e di genetica sul territorio della Regione siciliana, necessari alla riorganizzazione conseguente all'implementazione degli accordi; Considerato che in pochi anni le attività laboratoristiche di biologia molecolare e di genetica si sono notevolmente incrementate, così come è aumentata la complessità delle indagini - passando dalla diagnosi prenatale e postnatale del cariotipo alla ricerca di aplotipi, di profili molecolari o genomici per la diagnosi di predisposizione a determinate patologie o alla conferma delle stesse - e che tali indagini sono oggetto di un importante aumento della domanda che rende necessario attivare azioni di Governo necessarie a garantirne la sostenibilità economica, senza la quale il S.S.R. non può effettivamente evadere la crescente richiesta; Considerato che i test genetici costituiscono un importante strumento diagnostico che necessita di una valutazione clinica preliminare e quindi in una ottica di efficacia, qualità ed appropriatezza delle relative indagini, è necessario sviluppare opportuni percorsi assistenziali sul territorio regionale; Considerato che è in corso di revisione il nomenclatore nazionale relativo alle prestazioni specialistiche; Ritenuto necessario integrare le strutture cliniche che erogano prestazioni di genetica medica con le strutture laboratoristiche che effettuano diagnostica nel campo della genetica e della biologia molecolare; Decreta: Art. 1 Per le motivazioni espresse in premessa, è recepito l'accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sancito nella seduta del 15 luglio 24, (Rep. Atti n. 245/24), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 23 settembre 24, n. 224, il cui allegato A recante Linee guida per le attività di genetica medica, facente parte integrante del presente decreto, assolve alla funzione di razionalizzare l'attività di genetica medica nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, fermo restando l'autonomia delle singole Regioni per ciò che attiene i modelli organizzativi più consoni alle realtà territoriali. Art. 2 I direttori generali delle ASP, delle AOUP, delle ARNAS, degli IRCCS della Sicilia, entro e non oltre il termine di mesi tre dalla data di pubblicazione del presente decreto, provvederanno a: a) inviare a questo Assessorato lo studio dello storico della richiesta e la valutazione dei fabbisogni del territorio di loro competenza; b) presentare una proposta di implementazione e/o regolamentazione delle strutture, di diagnostica nel campo della genetica e della biologia molecolare, assolutamente coerente con le indicazioni contenute nell Accordo di cui al precedente articolo; c) inserire nella home page dei siti aziendali informazioni dettagliate:

44 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n sulle prestazioni di laboratorio effettuate (scopo clinico, modalità di prelievo ed esecuzione, valori di riferimento, tempi e modalità di consegna dei referti), con particolare attenzione a quelle di genetica, per una corretta informazione ai pazienti sull'efficacia dei test genetici e sulle problematiche inerenti il trattamento dei dati, anche avvalendosi del supporto dei tavoli tecnici attivati; informazioni dettagliate sulle attività di consulenza genetica attivate ed i relativi percorsi assistenziali; informazioni dettagliate sulle certificazioni possedute dalle strutture e sulla partecipazione ai programmi VEQ; d) dare disposizioni affinché nei referti siano perfettamente evidenti la tracciabilità dei percorsi diagnostici e delle responsabilità cliniche e tecniche, nonché le informazioni e/o loghi delle certificazioni possedute e dei provider VEQ utilizzati. Art. 3 Questo Assessorato, valutate le risultanze del censimento di cui alle premesse ed esaminate le proposte pervenute dai direttori generali, avvierà una politica di centralizzazione e qualificazione delle strutture di genetica e biologia molecolare pubbliche, in coerenza con la vigente normativa e con gli accordi recepiti da questa Regione. Art. 4 Questo Assessorato, al fine di garantire la qualità dei test genetici ed il governo dell area di genetica medica, affida al Centro regionale qualità laboratori (CRQ) il compito di: a) estendere il pannello dei programmi VEQ obbligatori all'area della genetica e della biologia molecolare notificando l elenco degli stessi attraverso la pubblicazione nel sito ufficiale crq.regione.sicilia.it, in coerenza con le necessità connesse allo sviluppo della rete; b) avviare percorsi di formazione ed indirizzo per la standardizzazione dei processi di certificazione ed accreditamento che le strutture pubbliche devono intraprendere per rispettare le direttive degli accordi recepiti ed i dettami che perverranno a seguito dei lavori del tavolo inter-istituzionale, di cui all'intesa sancita in Conferenza Stato/Regioni in data 13 marzo 213. Art. 5 Questo Assessorato, al fine di garantire l'economicità e l'omogeneità dei comportamenti, affida al Centro di controllo qualità dei laboratori e rischio chimico (CQRC) dell'azienda ospedali riuniti Villa Sofia Cervello, braccio operativo e tecnico del CRQ regionale, il compito di: a) indire un bando pubblico per reperire in maniera centralizzata le risorse professionali necessarie per avviare i percorsi di certificazione e/o accreditamento che si renderanno necessari alla luce dell accordo recepiti con il presente decreto e con la vigente normativa; b) attivare percorsi di metrologia centralizzata per contenere le spese che i centri di genetica dovranno sostenere per dare evidenza della riferibilità delle loro misure. Art. 6 Questo Assessorato, anche a seguito della pubblicazione dell'aggiornamento del nomenclatore tariffario nazionale e dei LEA, nonché alle indicazioni dei tavoli ministeriali, con atti successivi, disporrà: a) la classificazione di tutte le indagini del nomenclatore in esami di base, complessi e specialistici; b) l'individuazione dei settori di appartenenza degli esami di laboratorio specialistici; c) l'individuazione dei test del settore specialistico che verrà denominato genetica e biologia molecolare; d) la definizione dei criteri ulteriori e specifici, previsti dalla normativa vigente, per l'accreditamento del settore di genetica e biologia molecolare. Art. 7 Il presente provvedimento è trasmesso al responsabile del procedimento di pubblicazione dei contenuti nel sito istituzionale, ai fini dell'assolvimento dell obbligo di pubblicazione on line, nonché è inviato alla Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana per la relativa pubblicazione. Palermo, 3 dicembre 214. BORSELLINO Allegato A LINEE-GUIDA PER LE ATTIVITÀ DI GENETICA MEDICA 1. Premessa. Le malattie genetiche sono causate in modo esclusivo o parziale da un difetto del patrimonio ereditario. Le alterazioni possono riguardare il numero o la struttura dei cromosomi (malattie cromosomiche), oppure la struttura e la funzione dei geni (malattie geniche comprendenti le mutazioni del DNA nucleare e mitocondriale). Altre malattie, definite multifattoriali o complesse, sono causate dall'interazione tra i geni e l'ambiente. I test genetici costituiscono l'applicazione medica attualmente più importante della ricerca genetica. I test genetici, per le loro peculiarità e le implicazioni, che riguardano l'identità biologica della persona e della famiglia, devono essere effettuati presso strutture di genetica autorizzate e/o accreditate. Negli anni sono state emanate diverse norme e linee-guida italiane ed internazionali sulla diagnosi e sulla prevenzione di malattie genetiche, sulla consulenza genetica, sulla tutela dei pazienti, sulla gestione dei servizi e sulla loro organizzazione (come previsto da alcune regioni, ad es. Emilia-Romagna, Liguria, Toscana). Tutto questo costituisce un importante patrimonio di riferimento. Tuttavia è necessario che siano date indicazioni uniformi e condivise a livello nazionale, per garantire al cittadino livelli di assistenza, qualità e indicazioni appropriate all'esecuzione delle prestazioni. 2. Consulenza genetica. La consulenza genetica deve intendersi come un complesso processo di comunicazione, ha diverse tipologie che ne condizionano l'organizzazione e le modalità di esecuzione che può richiedere la partecipazione di più figure professionali oltre al medico e/o al biologo specialisti in genetica medica a secondo delle specifiche competenze. Il processo di consulenza genetica si propone di aiutare la persona e la famiglia a: - comprendere le informazioni mediche, inclusa la diagnosi (pre e post natale), il probabile decorso della malattia e gli interventi preventivi, terapeutici e assistenziali disponibili; - comprendere la componente genetica della malattia e il rischio di trasmetterla; - comprendere le opzioni disponibili nell'affrontare il rischio di malattia; - comprendere le opzioni procreative; - affrontare le scelte più appropriate, in rapporto al rischio e alle aspirazioni dei familiari, agendo coerentemente nel rispetto delle decisioni prese; - realizzare il miglior adattamento possibile alla malattia.

45 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 Infine, come previsto dalle linee-guida nazionali ed internazionali i test genetici devono essere preceduti dalla consulenza collegata al test, finalizzata a: - chiarire il significato, i limiti, l'attendibilità, la specificità del test genetico; - acquisire e/o integrare dati sull'albero genealogico, quando questi non siano già forniti; - ottenere il consenso all'esecuzione del test. La consulenza genetica, per la valenza dei temi trattati (salute, malattia, procreazione, qualità e aspettative di vita) ha forti connotazioni psicologiche ed etiche. Dalla consulenza genetica possono scaturire problemi complessi, che riguardano vari aspetti legati alla malattia genetica e che condizionano le scelte delle persone, ad esempio, la procreazione in situazioni di rischio aumentato, la possibilità di conoscere o non conoscere le proprie caratteristiche genetiche, compresa la probabilità di sviluppare una malattia. Queste scelte, proprio perché coinvolgono delicati aspetti personali, non possono essere delegate a nessuna figura professionale, ma richiedono la piena autonomia e la responsabilità degli interessati. Inoltre, la consulenza genetica deve tenere conto della crescente pluralità culturale della nostra società. 3. Test genetici. Per test genetici s'intendono comunemente le analisi di specifici geni, del loro prodotto o della loro funzione, nonché ogni altro tipo d'indagine del DNA, dell'rna o dei cromosomi, finalizzata ad individuare o ad escludere mutazioni associate a patologie genetiche. I test possono anche essere utilizzati per definire la variabilità interindividuale, per risolvere quesiti medico-legali e per valutare la sensibilita/suscettibilità e le resistenze individuali. Rispetto ad altri esami di laboratorio, i test genetici presentano alcune peculiarità, in quanto i risultati coinvolgono l'identità biologica non solo della singola persona, ma anche della sua famiglia (ascendenti e discendenti). I test genetici, in rapporto alla loro finalità, sono classificati come segue: 3.1. I test diagnostici consentono di effettuare una diagnosi o di confermare, in una persona affetta, un sospetto clinico. Possono essere eseguiti in epoca prenatale o nel corso della vita I test di identificazione dei portatori sani permettono di individuare mutazioni comuni in specifici gruppi etnici, attraverso screening di popolazione (anche in epoca neonatale), oppure indagini «a cascata» sui familiari a rischio di soggetti affetti da patologie genetiche più o meno rare I test preclinici o presintomatici permettono di individuare il gene responsabile di malattie genetiche, i cui sintomi non sono presenti alla nascita, ma compaiono successivamente, anche in età avanzata. Possono fornire informazioni utili a pianificare scelte individuali e familiari. La consulenza genetica è particolarmente complessa e spesso necessita di supporto psicologico durante l'iter che precede e segue l'eventuale esecuzione del test. Se il medico ritiene opportuno sottoporre un paziente ad un test genetico per la verifica di un'ipotesi diagnostica, che riguarda una malattia ad esordio in età giovanile o adulta, deve spiegare al paziente o, nel caso di un minore, ai genitori, la motivazione del test, i benefici e i rischi ad esso connessi, gli eventuali limiti del risultato e le implicazioni per il paziente e i familiari, nonché ottenerne il consenso informato. Per queste ragioni il test deve essere offerto in modo non direttivo e nell'ambito di una consulenza esauriente, che consenta di conoscere le opinioni dell'interessato. È importante che al soggetto sia garantita la possibilità di prendere una decisione autonoma, sulla base della propria scala di valori. Le persone devono essere consapevoli che un risultato positivo può avere implicazioni per i figli attuali e futuri e per altri consanguinei I test di suscettibilità consentono di individuare i genotipi che di per sè non causano una malattia, ma comportano un aumento del rischio di svilupparla, in seguito all'esposizione a fattori ambientali favorenti, o alla presenza di altri fattori genetici scatenanti. Rientra in questo ambito la maggior parte delle malattie multifattoriali dell'adulto. È perciò importante stabilire il valore predittivo del test utilizzato. Spesso la mutazione in un gene, che conferisce suscettibilità, rappresenta solo un fattore di rischio ed evidenzia unicamente una maggiore predisposizione alla malattia. L'identificazione di persone non affette, ma ad alto rischio genetico, può giustificare l'eventuale attivazione di misure preventive, variabili in rapporto alla patologia. In questi casi, la consulenza genetica e l'acquisizione del consenso informato sono estremamente complessi e delicati. Il risultato del test genetico può solo predire un rischio aumentato o diminuito di contrarre una malattia, rispetto alla popolazione generale. Quindi di regola non può offrire una correlazione diretta tra la presenza di una mutazione e la malattia, ma soltanto una probabilità statistica di malattia (ad es. mutazioni dei geni BRCA1 e BCRA2 e rischio di tumore della mammella e/o dell'ovaio). La possibilità di individuare la suscettibilità o la predisposizione su base genetica di un individuo allo sviluppo di specifiche patologie avrà, in un futuro più o meno prossimo, effetti non trascurabili. Infatti milioni di persone, pur non presentando segni di malattia, entreranno nel campo di competenza della medicina. Per alcune malattie i test prescritti potranno escludere la presenza di uno specifico rischio genetico (anche se l'esclusione di una malattia non è assoluta), per altre ne potranno accertare una suscettibilità (ad es. neoplasie). In questi casi la vita rischia di essere condizionata e scandita da indagini strumentali, controlli periodici ecc. con l'obiettivo di cogliere sintomi precoci della malattia. Deve essere evitato che l'attuazione di screening preventivi porti al «determinismo genetico», ignorando l'influenza dell'ambiente sul fenotipo. Pertanto l'eventuale attuazione di queste indagini si deve accompagnare ad una corretta e capillare informazione sulle attuali conoscenze, sui limiti e sulle potenzialità effettive della «predizione genetica». L'esecuzione di un test di suscettibilità deve essere consentito alle persone maggiorenni, capaci di autodeterminazione I test per lo studio della variabilità individuale si basano sull'analisi di una serie di regioni del DNA polimorfiche (cioé differenti tra gli individui), finalizzata a definire un rapporto di consanguineità o ad attribuire una traccia biologica ad una specifica persona. Questi test sono utili per verificare i rapporti di paternità, negli studi di linkage, nello studio dei trapianti e della zigosità e trovano applicazioni anche in ambito forense I test farmacogenetici riguardano le analisi finalizzate alla identificazione di variazioni di sequenza nel DNA, in grado di predire la risposta «individuale» ai farmaci, in termini di efficacia e di rischio relativo di eventi avversi. Le persone che si sottopongono a questi test devono essere adeguatamente informate e devono preliminarmente sottoscrivere il consenso informato Sono infine da ricordare i test genetici finalizzati alla ricerca, che sono utilizzati sia per comprendere le basi biologiche di una malattia, sia per sviluppare nuovi test genetici. Questi test sono soggetti alle norme della sperimentazione clinica, compresa l'acquisizione del consenso informato. I costi per i test genetici e per le indagini correlate sono a carico dei soggetti pubblici o privati che finanziano la ricerca. Ogni nuovo test genetico, prima di essere utilizzato, deve essere validato a livello analitico e clinico e il protocollo esecutivo deve essere standardizzato. È pertanto necessario attuare preliminarmente una sperimentazione pilota, per confermarne la riproducibilità, l'efficienza e l'utilità nella diagnosi clinica. Per quanto attiene lo sviluppo e il brevetto di metodologie e protocoili che consentono l'esecuzione di un test genetico si rimanda alla normativa in materia. 4. Applicazioni particolari dei test genetici Test ai minori. Il consenso informato ai test genetici implica la capacità di assumersi la responsabilità della decisione e perciò richiede, da parte della persona, maturità e consapevolezza decisionale. Questa condizione diventa particolarmente critica nell'esecuzione dei test genetici sui minori, in particolare i test presintomatici relativi alle malattie ad esordio nell'età adulta, per le quali si raccomanda di posporre l'analisi fino a quando il soggetto abbia raggiunto la maggior età e, quindi, la capacità di decidere in piena autonomia. Il problema assume una particolare rilevanza quando il risultato del test non consenta di effettuare nessun trattamento preventivo efficace o di migliorare la salute del minore. In questi casi i genitori che richiedessero il test per il minore non si porrebbero come finalità la salute del figlio e, anche ammettendo la loro buona fede, non sarebbero, di fatto, i migliori interpreti del benessere psico-sociale dei propri figli. I test genetici presintomatici possono essere effettuati sui minori, non affetti ma a rischio per patologie genetiche, previo consenso informato dei genitori o di chi detiene la potestà genitoriale, solo nel caso in cui esistano concrete possibilità di terapia o di trattamenti preventivi efficaci, prima del raggiungimento della maggiore età. Questa raccomandazione è giustificata da diverse considerazioni: da un lato, la violazione del diritto del minore di decidere, una volta divenuto adulto, se eseguire o meno il test, e, dall'altro, la violazione del diritto alla riservatezza del risultato. A queste considerazioni di natura etica se ne aggiungono altre di natura psicologica, ad esempio il potenziale danno che il risultato del test, sopratutto se sfavorevole, potrebbe causare sull'autostima del minore; l'alterazione del rapporto tra i genitori e il figlio, destinato ad ammalarsi, che potrebbe diventare iperprotettivo oppure discriminatorio nei confronti dei fratelli e delle sorelle; la discriminazione del minore stesso a livello scolastico o di investimento educativo; le conseguenze sulla sua futura carriera lavorativa e sulla sua capacità di costruire relazioni stabili e significative.

46 4.2. Test preconcezionali e prenatali GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n Nel caso dei test che possono influenzare le decisioni riproduttive sono indispensabili informazioni complete e un comportamento non direttivo da parte di chi li gestisce, in modo da garantire il rispetto dei valori e delle convinzioni dell'individuo o della coppia. Sebbene i test di screening eseguiti sul sangue materno (ad es. triplo-test) non abbiano rischi per la madre, un risultato che evidenzi un aumento del rischio di patologia fetale comporterebbe la decisione di eseguire la diagnosi prenatale mediante tecniche invasive, con le problematiche connesse. La donna che prende in considerazione questo tipo di test deve ricevere preliminarmente una completa informazione e deve conoscere le implicazioni dei possibili risultati e della loro affidabilità, compreso il rischio di risultati falsi-positivi e falsi-negativi. I test per l'identificazione dei portatori sani hanno ricadute sui figli già nati e su quelli futuri e richiedono che l'interessato sia informato sugli eventuali rischi riproduttivi e sulle opzioni disponibili. I rischi a breve termine delle indagini per l'identificazione dei portatori sani sono prevalentemente psicologici, in termini di ansia o di diminuzione dell'autostima, in caso di risultato positivo. Prima del test bisogna informare, in modo non direttivo, la persona su tutte queste implicazioni, sia a breve che a lungo termine, e valutare le strategie che possono evitare il concepimento o la nascita di un figlio ammalato. I test per l'identificazione dei portatori sani non possono essere eseguiti come test prenatali ed un solo soggetto portatore sano di una patologia recessiva in una coppia non rappresenta l'indicazione ad eseguire diagnosi prenatali per tale patologia; l'unica eccezione a questo è rappresentata dal fatto che l'esecuzione di test genetici prenatali per coppie a rischio (1/4) può portare alla diagnosi di un portatore sano in epoca prenatale. La richiesta, da parte dei genitori, di un test genetico sul feto al fine di accertare una condizione non specificamente collegata alla diagnosi di malattia (es.: sesso, paternità, ecc.) non deve essere accolta. Situazioni particolari devono essere attentamente valutate. 5. Strutture di genetica medica. Le strutture di genetica medica sono strutture specialistiche, alle quali si rivolgono le persone affette da una patologia che può essere genetica, o sono a rischio di svilupparla o di trasmetterla. Le attività svolte presso queste strutture sono rivolte ad aiutare le persone, che presentano o sono a rischio di una patologia genetica, e le loro famiglie a: - definire la diagnosi della malattia; - conoscere gli interventi preventivi disponibili; - effettuare scelte procreative responsabili; - trovare il migliore adattamento possibile alla loro condizione; - ottenere informazioni sugli sviluppi scientifici riguardanti la loro patologia; - identificare i servizi terapeutici, riabilitativi e sociali di supporto. Le attività delle strutture di genetica medica si differenziano da quelle delle altre specialità cliniche, che riguardano specifiche patologie genetiche, in quanto, si rivolgono non solo al singolo, ma anche all'intera famiglia, nella costruzione di un percorso unitario. La genetica è «trasversale» rispetto alle altre discipline mediche; pertanto i genetisti collaborano e interagiscono con gli altri specialisti nell'inquadramento e nella gestione del soggetto con malattia genetica e della sua famiglia. Le strutture di genetica medica hanno anche un ruolo importante nella formazione del personale, nell'informazione del pubblico e nella pianificazione sanitaria regionale, specificamente nella sorveglianza delle malattie genetiche. Le strutture di genetica medica contribuiscono alle indagini epidemiologiche delle patologie genetiche e delle malformazioni congenite ed alla gestione dei relativi registri regionali e/o nazionali; contribuiscono a rilevare i dati di prevalenza delle malattie genetiche, indispensabili per la pianificazione sanitaria regionale e per valutare l'efficacia dei programmi sanitari. I registri delle singole patologie genetiche sono di competenza regionale. Per quanto riguarda le patologie genetiche rare comprese nel decreto ministeriale 18 maggio 21, n. 279, i registri confluiscono, attraverso le regioni, al Registro nazionale delle malattie rare, con sede presso l'istituto superiore di sanità (ISS), che ha il compito di coordinare e promuovere la sorveglianza sul territorio nazionale, delle malattie rare (per la maggior parte genetiche), comprese le malformazioni congenite per definire gli interventi più appropriati. Il coordinamento regionale delle strutture di genetica medica consente di razionalizzare le prestazioni erogate dalle diverse strutture, senza sovrapposizioni e inutili doppioni. In questo modo è possibile offrire un'adeguata assistenza per le patologie genetiche e, soprattutto, per quanto possibile, affrontare i diversi problemi anche avvalendosi di collaborazioni interregionali o internazionali. Nella loro attività le strutture di genetica medica operano nel rispetto delle norme vigenti e si sottopongono a controlli di qualità. In materia sono disponibili linee-guida e raccomandazioni nazionali (ad es. Comitato nazionale di bioetica, Società italiana di genetica umana, Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie, ecc.), Europei (ad es. Società europea di genetica umana) e internazionali (ad es. Società americana di genetica umana, Associazione medica mondiale). Le strutture di genetica medica comprendono le strutture cliniche di genetica medica ed i laboratori di genetica medica Strutture cliniche di genetica medica. Le strutture cliniche di genetica medica hanno diversi compiti specifici: - eseguono la diagnosi delle malattie genetiche, in collaborazione con le altre specializzazioni mediche; - interagiscono con i laboratori di genetica medica; - offrono la consulenza genetica; - preparano protocolli diagnostici e assistenziali per le malattie genetiche; - collaborano con i medici curanti nel controllo clinico e genetico longitudinale dei pazienti ai quali hanno fornito la consulenza genetica; - collaborano all'istituzione e al mantenimento dei registri di patologie genetiche, in collegamento con le strutture regionali e nazionali preposte (ISS); - interagiscono con le Associazioni delle famiglie e delle persone con patologie genetiche; - partecipano alla programmazione sanitaria regionale; - collaborano all'aggiornamento professionale del personale sanitario; - collaborano all'informazione della popolazione. I dirigenti sanitari devono possedere la specializzazione in genetica medica o requisiti equipollenti, ai sensi di legge. 5.2 Laboratori di genetica medica. I laboratori di genetica medica (citogenetica, genetica molecolare, genetica biochimica, immunogenetica, citogenetica e genetica oncologica ed altri) sono le strutture specializzate competenti nello svolgimento di indagini specifiche (test genetici), ad elevato contenuto tecnologico e professionale, per l'identificazione delle malattie genetiche. Gli screening per patologie genetiche (neonatali o rivolti a popolazioni a rischio) devono essere effettuati da laboratori e strutture cliniche di riferimento, individuati nell'ambito della programmazione regionale. Per la complessità tecnica e per le ricadute psicologiche e sociali, collegate ai test genetici, sono necessarie particolari attenzioni e adeguati percorsi, sia nell'offerta, che nella comunicazione dei risultati. Pertanto, in accordo con quanto previsto dalle linee-guida nazionali e internazionali, la consulenza genetica deve costituire una parte integrante dei test genetici, sia di quelli prenatali, che postnatali. Gli utenti devono comprendere chiaramente il significato, i limiti e le implicazioni dei test genetici e devono avere esaurienti spiegazioni sui risultati. Le richieste di test genetici diagnostici rivolte alle strutture di genetica medica devono essere valutate dal laboratorio di genetica e nel caso non vi siano sufficienti informazioni o indicazioni, la richiesta va discussa con il medico che la formula. Le richieste di altri test genetici, soprattutto quelli preclinici o di suscettibilità, devono essere regolamentate da criteri appropriati e possibilmente effettuate nell'ambito di una consulenza genetica multidisciplinare, dedicata a patologie specifiche (ad es. tumori, malattie neurologiche degenerative, ecc.). I laboratori di genetica medica devono utilizzare criteri di qualità, riconosciuti a livello nazionale e internazionale, per garantirne l'appropriatezza e l'uniformità sul territorio nazionale. Per questo, i laboratori devono attivare controlli di qualità interni, per la verifica dei protocolli e dei reagenti utilizzati, e devono partecipare a controlli esterni (possibilmente a livello nazionale o europeo), per le diverse patologie analizzate. Analoghi criteri di qualità devono essere previsti per la compilazione del referto e l'archiviazione dei dati. Infine i risultati devono essere verificati attraverso vari indicatori (ad es. pertinenza delle indicazioni all'analisi, tempi di consegna del referto, percentuale d'insuccesso, ecc.). I dirigenti sanitari devono essere specialisti in genetica medica o possedere requisiti equipollenti, a norma di legge. Le strutture del laboratorio di genetica medica fanno riferimento alle linee-guida e ai principi etici regionali, nazionali (ad es. Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie, Comitato nazionale per la bioetica, Società italiana di genetica umana, ecc.), europei (ad es. Società europea di genetica umana) e internazionali (ad es. Società america-

47 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 na di genetica umana, Associazione medica mondiale, ecc.) e si sottopongono a controlli di qualità nazionali e/o europei Criteri per l'organizzazione delle strutture di genetica medica. Le strutture di genetica medica, nelle diverse componenti e attività, si rivolgono a bacini d'utenza regionale (parametri minimi europei di abitanti), che consentono di raggiungere criteri di efficienza, qualità e la razionalizzazione dei costi. Si concorda sull'esigenza di un coordinamento regionale e/o interregionale delle strutture di genetica medica sulla base delle seguenti motivazioni: - le attività di genetica medica sono di natura specialistica e perciò necessitano di specifiche professionalità e attrezzature; - le malattie genetiche sono spesso individualmente rare e quindi la loro diagnosi e gestione richiedono competenze che sono garantite solo dall'esperienza nella specifica patologia; - i costi delle indagini genetiche sono elevati e possono essere ammortizzati e ridotti solo in rapporto al numero delle prestazioni; - la qualità e l'efficienza dei servizi correlano con il parametro quantità. Il coordinamento tra le strutture di genetica medica, realizzato a livello regionale, ha lo scopo di ottenere una razionalizzazione/suddivisione delle prestazioni che le diverse strutture devono erogare, senza sovrapposizioni inutili. Questa organizzazione consente di offrire l'assistenza per le patologie genetiche più frequenti e per quelle rare, e soprattutto garantire collaborazioni interregionali o internazionali. Infatti, come per altre discipline mediche altamente specialistiche, la dimensione regionale può essere insufficiente. Devono pertanto essere previsti: - punti di riferimento nazionali per le malattie genetiche particolarmente rare; - controlli di qualità con valenza almeno nazionale (coordinati dall'istituto superiore di sanita); - protocolli specifici per l'uso dei test genetici, per le attività di laboratorio, per quelle cliniche e di consulenza; - specifici criteri di qualità delle strutture di genetica medica, uniformati a quelli raccomandati dall'unione europea; - criteri di validazione dei test genetici e autorizzazioni all'uso dei prodotti di laboratorio; - parametri di riferimento per i Livelli essenziali di assistenza (LEA) garantiti dal Servizio sanitario nazionale. Una rete di strutture, coordinata a livello nazionale, costituirà tra l'altro un efficace approccio per prevenire il fenomeno della migrazione sanitaria, in Italia e all'estero. Le strutture di genetica medica devono attivarsi per cercare soluzioni, quando non disponibili in loco, presso altre strutture capaci di fornire risposte allo specifico problema della persona che ne ha la necessità. 6. Formazione e informazione. La continua espansione della genetica medica e la sua trasversalità, nei confronti delle altre specializzazioni, richiedono il costante aggiornamento del personale sanitario. Altrettanto importante è garantire livelli adeguati di conoscenza alla popolazione. Infatti, l'importanza della genetica medica nel determinismo delle malattie umane richiede un'ampia e corretta divulgazione delle informazioni, finalizzata al raggiungimento di scelte consapevoli sulle concrete possibilità d'intervento nel controllo delle malattie ereditarie. Diventa perciò importante che i settori, che tradizionalmente svolgono attività formativa nel campo della genetica medica (università, società scientifiche, ordini professionali, ecc.) promuovano la diffusione della conoscenza e delle tecnologie nel campo della genetica medica, allo scopo di ricavare il massimo beneficio in termini di prevenzione delle malattie e d'innovazione tecnologica specifica. 7. Aspetti etici e riservatezza. Le applicazioni all'uomo delle potenzialità derivate dalla ricerca genetica pongono problemi etici che coinvolgono non solo il singolo ma l'intera società. Così, ad esempio, l'evoluzione delle conoscenze teoriche e delle tecnologie applicate al genoma hanno sollevato problemi e offerto opportunità, che non hanno precedenti nella storia dell'uomo. La ricerca e il progresso sono valori fondamentali, specialmente se finalizzati alla salute, e se i relativi problemi etici sono affrontati nelle sedi opportune, con dibattiti multidisciplinari e pluralistici. Allo scopo di garantire che le ricadute delle ricerche siano vantaggiose per l'uomo, è necessario che siano rispettati alcuni principi fondamentali, come il diritto all'informazione, la libertà di scelta, il rispetto della dignità e della vita d'ogni persona, il rispetto per le convinzioni personali e religiose, la riservatezza dei dati, il raggiungimento dell'equità per ciascuno. Solo su una base di valori forti e condivisi potranno essere costruite regole di comportamento giuste ed efficaci per tutti. I Comitati di bioetica delle strutture del Servizio sanitario nazionale, il Comitato nazionale per la bioetica, i comitati di bioetica che operano all'interno di organismi internazionali (ad es. Consiglio d'europa, UNESCO, OMS, ecc,) e il garante della privacy rappresentano importanti riferimenti per un dibattito responsabile. Alcuni documenti, già disponibili, sulle problematiche etiche in genetica medica forniscono la base sulla quale devono essere impostati i comportamenti operativi delle strutture di genetica medica. I risultati di un test genetico, proprio perché il genoma collega tra loro le generazioni e da questo è condiviso, possono essere eventualmente comunicati ad altri componenti la famiglia, se considerati a rischio. Ovviamente devono essere usate tutte le possibili cautele e devono essere fatti tutti i possibili tentativi per evitare contrasti e incomprensioni familiari. Occorre in particolare, da parte dell'equipe, ottenere il consenso dell'interessato alla comunicazione dei dati ai suoi familiari, così come disposto dall'art. 5 della Convenzione sui diritti dell'uomo e la biomedicina, definendo con precisione l'ambito della parentela entro la quale effettuare la comunicazione (eventualmente solo entro il terzo grado) Associazioni delle persone/famiglie con malattie genetiche. L'associazionismo, soprattutto quello delle persone affette da patologie genetiche e le loro famiglie, svolge un ruolo rilevante nella società italiana. Le associazioni sono la «coscienza critica» della società civile, in quanto: - inducono a riflettere sui problemi che quotidianamente affrontano i pazienti e le famiglie e collaborano alla risoluzione di quelli pratici; - stimolano i tecnici a studiare e a ricercare soluzioni per la diagnosi e la cura, soprattutto delle malattie rare; - svolgono attività d'informazione per i propri associati e per la popolazione. Le strutture di genetica medica collaborano con le Associazioni, offrendo loro aiuto umano e professionale per il raggiungimento degli obiettivi che si prefiggono Consenso informato e problematiche etiche. Ai sensi dell'art. 11 della Convenzione sui diritti dell'uomo e la biomedicina «ogni forma di discriminazione nei confronti di una persona in ragione del suo patrimonio genetico è vietata». Ai sensi dell'art. 12 della Convenzione i test genetici predittivi (di suscettibilita) possono essere utilizzati solo per finalità mediche o di ricerca scientifica. Ogni altro uso, per finalità estranee a queste ultime, dovrà considerarsi illegittimo. Devono essere considerati parti integranti di un test genetico la comunicazione e l'interpretazione del risultato e la consulenza relativa alle sue possibili implicazioni. Il consenso informato relativo ad un test genetico è il risultato di un processo che deve aiutare il soggetto a decidere se sottoporsi o meno a quella indagine. È necessario che il consenso informato concluda un dialogo nel corso del quale la persona riceve informazioni complete e accurate su tutte le possibili implicazioni dei risultati. Le informazioni sul test genetico, sulle sue implicazioni e tutto il processo di consulenza devono essere formulati utilizzando un linguaggio adeguato al livello di comprensione e di cultura delle persone. Le informazioni, fornite prima del test, dovrebbero offrire agli interessati la possibilità di comprendere ciò che viene comunicato e di esprimere le proprie valutazioni e le preoccupazioni relativamente ai vari aspetti del test. Il consenso informato ai test genetici implica la capacità di assumersi la responsabilità della decisione e perciò richiede, da parte della persona, maturità e consapevolezza decisionale. La persona che necessita del test, o i suoi familiari, non devono essere influenzati o forzati, in alcun modo, a prendere una specifica decisione. Il rispetto dell'autonomia del soggetto deve essere assoluto. Questo implica la necessità di disporre di informazioni aggiornate ed esaurienti e di essere liberi da costrizioni esterne. La persona alla quale viene offerto un test deve sapere che la sua accettazione è volontaria e che, qualunque sia la sua decisione, non sarà messo in discussione il suo diritto ad essere assistito nel migliore dei modi. L'informazione sui vantaggi e sugli svantaggi del test deve essere presentata in modo completo, obiettivo e non direttivo. Se chi offre il test ha difficoltà a discuterne in modo esauriente e obiettivo, sia perché non sufficientemente convinto dell'importanza del processo di consulenza, oppure perché non sufficientemente informato sul test, o ancora per mancanza di tempo, deve indirizzare la persona a chi, nell'ambito della struttura, è in grado di soddisfare questa esigenza in modo adeguato.

48 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n Chiunque si sottoponga ad un test, dopo consenso informato, deve essere libero di non conoscere il risultato, anche se il test è già stato eseguito (art. 1, comma 2 della Convenzione sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina fatta ad Oviedo il 4 aprile 1997, ratificata dalla legge 28 marzo 21, n. 145). Nell'intervallo che intercorre tra la decisione di sottoporsi al test e la comunicazione del risultato possono intervenire eventi o ripensamenti che inducono la persona a modificare la propria decisione. Non deve quindi essere esercitata alcuna pressione per comunicare all'interessato il risultato. Il colloquio diretto con il consulente ha particolare rilevanza per coloro che non possono o non sanno leggere e quindi non sono in grado di utilizzare materiale scritto. Possono essere usate altre modalità di comunicazione, che devono comunque essere idonee a fornire le notizie supplementari, di solito trasmesse in forma scritta, che hanno lo scopo di rafforzare la comprensione dei problemi trattati (ad es. sistemi audiovisivi). Per le persone non udenti deve essere presente al colloquio un interprete della lingua dei segni, ed è utile avvalersi anche dell'ausilio di materiali scritti o visivi. Nel caso in cui il soggetto comprenda con difficoltà la lingua italiana, si deve utilizzare l'aiuto di un interprete. Particolare attenzione deve essere posta al contesto culturale dal quale proviene il soggetto, soprattutto se appartenente ad altre etnie, in modo da adeguarsi al suo livello di comprensione e al suo sistema di valori. L'utilità di un test genetico non può perciò essere valutata solo con il criterio delle sue implicazioni mediche, ma devono essere considerate anche implicazioni più ampie che coinvolgono altri aspetti della vita della persona. Il soggetto al quale viene offerto un test genetico deve ricevere una completa informazione sui suoi aspetti tecnici, sulle sue finalità, nonché sugli eventuali trattamenti o interventi che potranno essere attuati in rapporto ai risultati. Deve inoltre essere informato dei vantaggi che ne possono derivare e dei rischi ai quali va incontro, in modo da maturare autonomamente la volontà di sottoporsi al test. La conoscenza della sensibilità e del valore predittivo del test permette al soggetto di valutare meglio le modificazioni del rischio di malattia che possono derivare dal risultato del test. La persona deve inoltre essere informata: a) delle modalità e dei tempi di esecuzione del test e di comunicazione del risultato; b) delle implicazioni dei risultati possibili. Nel caso di diagnosi prenatale si dovrà inoltre tenere conto del rapporto affettivo materno-fetale e delle sue particolari implicazioni sul piano etico, emotivo e psicologico, nonché delle sue diverse valenze nelle varie fasi della gravidanza. L'uso di tecniche invasive per il prelievo di tessuti fetali impone una rigorosa ed esauriente informazione sulle modalità operative e sul rischio derivante dalla loro applicazione; c) dei sistemi adottati per la tutela della riservatezza dei risultati e di chi abbia accesso a quelle informazioni; la località e la durata di conservazione del campione utilizzato per il test e la disponibilità del campione per altri fini; di chi possa accedere al campione e per quali finalità; del diritto dell'interessato a limitare l'accesso ai risultati e la disponibilità del campione per altri fini. Tutti questi aspetti devono essere discussi con gli interessati, fornendo le informazioni necessarie e favorendone l'autonomia decisionale. La sottoscrizione del consenso informato scritto è l'ultima fase del processo comunicativo. In relazione a quanto sopra esposto, deve essere evitata l'esecuzione di test genetici senza adeguata consulenza e supporto alla persona; in particolare non si deve offrire, come accade in altri Paesi, test genetici di suscettibilità o di paternità, attraverso internet o altri mezzi informativi. Ai fini di una corretta applicazione del decreto legislativo 3 giugno 23, n. 196, recante: «Codice in materia di protezione dei dati personali» è sempre necessario ottenere il consenso all'acquisizione dei dati genetici, all'utilizzo e alla conservazione dei dati genetici e (sensibili) da parte dell'interessato ed in particolare: - per i test di identificazione dei portatori sani; - per lo studio della variabilità individuale; - per i test di paternità è sempre necessario acquisire il consenso di entrambi i genitori; - per i test diagnostici. - per quanto riguarda i test presintomatici, è importante che al soggetto sia garantita la possibilità di prendere una decisione autonoma, sulla base della propria scala di valori. Chi gestisce il test ha l'obbligo di stimolare una libera decisione del soggetto e di informarlo del suo pieno diritto di decidere diversamente. Le persone devono essere consapevoli che un risultato positivo può avere implicazioni per i figli attuali e futuri e per altri consanguinei. I test genetici presintomatici possono essere effettuati sui minori non affetti ma a rischio per patologie genetiche, previo consenso informato dei genitori o di chi detiene la patria potestà, solo nel caso in cui esistano concrete possibilità di terapie o trattamenti preventivi efficaci prima del raggiungimento della maggiore età. Per quanto attiene in particolare ai test presintomatici relativi a malattie ad esordio nell'età adulta, si raccomanda pertanto di posporre l'analisi fino a quando il soggetto abbia raggiunto la maggior età e, quindi, la capacità di decidere in piena autonomia; - per i test di suscettibilità, l'eventuale attuazione di indagini deve essere accompagnata da una corretta e capillare informazione sulle attuali conoscenze, sui limiti e sulle potenzialità effettive della «predizione genetica». L'esecuzione di un test di suscettibilità deve essere consentito alle persone maggiorenni, capaci di autodeterminazione; - le persone che si sottopongono ai test farmacogenetici devono essere adeguatamente informate e devono preliminarmente sottoscrivere il consenso informato. 8. Criteri per lo svolgimento delle attività sanitarie di genetica medica da parte delle strutture pubbliche e private. Le strutture cliniche di genetica medica e i laboratori di genetica medica sono strutture specialistiche alle quali afferiscono le persone che hanno la necessità di affrontare problemi di possibile o dimostrata origine genetica. Le strutture cliniche di genetica medica e i laboratori di genetica medica si rivolgono a bacini di utenza stabiliti dalla programmazione regionale, idonei a raggiungere efficienza, qualità e a razionalizzare i costi. È necessario che le strutture di genetica medica operino in collegamento funzionale, anche tramite una rete organizzata su base regionale o addirittura nazionale, per favorire la circolazione di informazioni sulle patologie genetiche, in particolare quelle rare. Nell'ambito della programmazione regionale, sarebbe importante che le strutture di genetica medica si integrassero nella rete delle malattie rare, in quanto la maggior parte di esse ha un'origine genetica. Il personale sanitario laureato, che opera nelle strutture di genetica medica, deve essere specialista in genetica medica o possedere i requisiti equipollenti secondo la normativa vigente (legge n. 833/1978, decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 febbraio 1984, decreto del Presidente della Repubblica n. 483/1997, decreto del Presidente della Repubblica n. 484/1997, decreto ministeriale 3 gennaio 1998). Per situazioni che lo richiedono, le strutture di genetica medica usufruiscono delle competenze del comitato di bioetica di riferimento Strutture cliniche di genetica medica Definizione. Le strutture cliniche di genetica medica sono strutture alle quali si rivolgono le persone o le famiglie che sono affette o a rischio di essere affette da malattie genetiche. I medici genetisti operano per assicurare, anche in collaborazione con altri professionisti sanitari, in particolare con quelli operanti nei laboratori di genetica medica, la diagnosi accurata, la consulenza genetica, la prevenzione e le possibili terapie Requisiti. Le strutture cliniche di genetica medica che erogano prestazioni specialistiche in diversi regimi sono in possesso dei requisiti minimi strutturali previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997, nonché dei requisiti eventualmente stabiliti dalle specifiche normative regionali in materia. È auspicabile, inoltre, che sia presente nelle strutture di genetica un locale idoneo a garantire riservatezza e tranquillità, da utilizzare per la consulenza genetica, ai sensi del decreto legislativo 3 giugno 23, n. 196, recante: «Codice in materia di protezione dei dati personali.». Le strutture cliniche di genetica medica sono quelle presso cui opera personale dedicato, comprendente figure professionali differenziate in numero adeguato alla tipologia e al volume delle prestazioni erogate Procedure. Le strutture cliniche di genetica medica devono disporre anche di procedure per: - la definizione della congruità delle richieste; - la standardizzazione dei requisiti minimi delle prestazioni. Inoltre, le strutture cliniche di genetica medica devono adottare protocolli assistenziali di diagnosi e follow-up condivisi e collaborano all'istituzione e al mantenimento dei registri delle malattie genetiche in collegamento con le strutture regionali e nazionali preposte (come previsto dall'art. 3 del decreto ministeriale n. 279 del 21, Registro nazionale delle malattie rare, presso l'istituto superiore di

49 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 sanità). Le strutture cliniche di genetica medica devono essere inserite nei sistemi di controllo di verifica della qualità, aziendali e regionali. La compilazione del referto e l'archiviazione dei dati deve rispondere a criteri di logica, chiarezza e sicurezza. Infine i risultati devono essere verificati attraverso vari indicatori (ad es. pertinenza delle indicazioni all'analisi, tempi di consegna del referto, percentuale d'insuccesso, ecc.). I registri delle patologie debbono contenere dati anonimi Rapporto con gli utenti. Le strutture cliniche di genetica medica, nel rispetto di quanto previsto dai rispettivi modelli organizzativi, devono fornire agli utenti informazioni su: - le patologie trattate; - la tipologia delle prestazioni erogate; - le modalità d'accesso; - la definizione delle priorità di accesso per le prestazioni che rivestano carattere d'urgenza; - le modalità di consegna dei risultati; - i responsabili dei diversi settori; - le modalità di assistenza agli utenti; - i diritti tutelati; - le procedure adottate per il trattamento dei dati nel rispetto della privacy. Il genetista clinico, nell'ambito della consulenza genetica, deve fornire, in un processo interattivo ed interdisciplinare, informazioni dettagliate sul percorso diagnostico, clinico e assistenziale e deve rilasciare relazione scritta e firmata. Copia di detta documentazione deve essere conservata presso la struttura allegata alla documentazione delle prestazioni erogate o alla cartella clinica Rapporto con gli altri specialisti e con i laboratori di genetica medica. I professionisti che operano presso le strutture cliniche di genetica medica interagiscono con gli altri specialisti per quanto di loro competenza e con i laboratori di genetica medica, stabilendo regole per la consulenza collegata ai test genetici, per le procedure e i percorsi diagnostici integrati Indicatori di qualità. Le strutture cliniche di genetica medica devono prevedere un sistema di verifica della qualità adeguato alla complessità delle attività Laboratori di genetica medica Definizione. I laboratori di genetica medica sono strutture che eseguono test genetici (citogenetica, genetica molecolare, genetica biochimica, immunogenetica, citogenetica e genetica oncologica e altri). Il test genetico deve essere considerato un servizio integrato, nel senso che deve essere preceduto e seguito da una informazione specifica (consulenza collegata al test genetico). In base alla specifica organizzazione regionale, i laboratori di genetica medica sono funzionalmente collegati alle strutture di genetica clinica, al fine di attuare in modo integrato i programmi operativi Requisiti. I laboratori di genetica medica sono in possesso dei requisiti minimi stabiliti dal decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997, nonché dei requisiti eventualmente stabiliti dalle specifiche normative regionali in materia. Inoltre devono possedere spazi idonei dedicati: - a garantire riservatezza e tranquillità per le attività di consulenza genetica collegata ai test genetici (anche in condivisione con la struttura clinica di genetica medica, se presente nella stessa Azienda o Ente o Struttura convenzionata); - alla conservazione dei risultati dei test genetici, in accordo con le norme per la protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 3 giugno 23, n. 196, recante: «Codice in materia di protezione dei dati personali»; - alla gestione di una «Banca di cellule e di DNA» (ad es. per l'immortalizzazione di linee cellulari con virus, per la crioconservazione, ecc.), qualora tale attività sia svolta dal laboratorio. I laboratori di genetica medica sono quelli presso cui opera personale dedicato, comprendente figure professionali differenziate in numero adeguato alla tipologia e al volume delle prestazioni erogate Procedure. I laboratori di genetica medica devono anche disporre di procedure per la standardizzazione dei requisiti minimi delle prestazioni. Inoltre devono adottare protocolli per l'effettuazione dei test genetici condivisi e collaborare alla raccolta e all'elaborazione dei dati epidemiologici. I laboratori di genetica devono effettuare i controlli di qualità interni ed esterni, secondo le procedure stabilite e riconosciute dalla regione; i controlli esterni devono essere svolti a livello regionale, nazionale e/o a livello europeo. A livello nazionale il controllo è coordinato dall'istituto superiore di sanità Rapporto con gli utenti. I laboratori di genetica medica nel rispetto di quanto previsto dai rispettivi modelli organizzativi devono fornire agli utenti informazioni su: - le patologie trattate; - la tipologia delle prestazioni erogate; - le modalità d'accesso; - la definizione delle priorità di accesso per le prestazioni che rivestano carattere d'urgenza; - le modalità di consegna dei risultati; - i responsabili dei diversi settori; - le modalità di assistenza agli utenti; - i diritti tutelati; - le procedure adottate per il trattamento dei dati nel rispetto della privacy. In accordo con le linee-guida nazionali e internazionali i test genetici devono essere preceduti dalla consulenza collegata al test, finalizzata a: - chiarire il significato, i limiti, l'attendibilità, la specificità del test genetico; - acquisire e/o integrare dati sull'albero genealogico, quando questi non siano già stati forniti; - ottenere il consenso all'esecuzione del test. La struttura deve conservare i consensi informati all'esecuzione dei test genetici, sottoscritti dagli interessati, allegati alle informazioni anagrafiche della persona che si sottopone al test e alla documentazione delle prestazioni erogate in una scheda informativa in cui venga riportata anche l'indicazione per l'esecuzione del test da parte del medico che l'ha formulata. I referti dei test genetici devono essere comprensibili, anche ai non addetti ai lavori, e devono uniformarsi alle raccomandazioni delle Società scientifiche nazionali e internazionali Rapporti con altri specialisti e con le strutture cliniche di genetica medica. I laboratori di genetica medica devono operare in stretta collaborazione, oppure tramite collegamento in rete con le strutture cliniche di genetica medica di riferimento, stabilendo regole per la consulenza collegata ai test genetici e per le procedure e i percorsi diagnostici. Indicatori di qualità I laboratori di genetica medica devono prevedere un sistema di verifica della qualità adeguata alla complessità delle attività. ( )12 DECRETO 7 gennaio 215. Approvazione dell intesa stipulata tra la Regione siciliana e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca sul Documento strategico di intervento integrato per l inserimento del bambino, adolescente e giovane con diabete mellito in contesti scolastici, educativi, formativi al fine di tutelarne il diritto alla cura, alla salute, all istruzione e alla migliore qualità di vita. L ASSESSORE PER LA SALUTE Vista la Costituzione della Repubblica italiana - Art. 34 La scuola è aperta a tutti ; Visto lo Statuto della Regione; Vista la legge 16 marzo 1987, n. 115 Disposizioni per la prevenzione e la cura del diabete mellito ; Vista la legge 5 febbraio 1992, n. 14 Legge-quadro per l assistenza, l integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate ; Vista la legge 28 agosto 1997, n. 285 Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l infanzia e l adolescenza ;

50 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n Visto il decreto legislativo n. 112 del 31 marzo 1998 Linee programmatiche del Ministro dell istruzione, università e ricerca che pongono tra le strategie fondamentali della politica scolastica quella della centralità dei bisogni, interessi, aspirazioni degli studenti, delle loro famiglie, degli insegnanti ; Visto il decreto del Presidente della Repubblica n. 275 dell 8 marzo 1999 Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59. Visto il D.P.R. 13 giugno 2 Approvazione del Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva per il biennio 2/21 ; Vista la legge 8 novembre 2, n. 328 Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali ; Vista la legge 18 ottobre 21, n. 3 Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione, che dà l autorità legislativa alle Regioni in campo sanità e istruzione; Vista la legge 28 marzo 23, n. 53 Delega al Governo per la definizione delle norme generali dell istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale ; Visto il decreto legislativo 15 aprile 25, n. 76 Definizione delle norme generali sul diritto-dovere all istruzione e alla formazione, a norma dell art. 2, comma 1, lettera c), legge 28 marzo 23, n. 53 ; Viste le raccomandazioni del Ministro dell istruzione, dell università e della ricerca e del Ministro della salute circa la somministrazione di farmaci in orario scolastico (Moratti - Storace, 25 novembre 25); Visto il DPCM 4 maggio 27 Guadagnare salute - Rendere facili le scelte salutari ; Vista la legge regionale 14 aprile 29, n. 5 Norme per il riordino del servizio sanitario regionale ; Viste le Linee guida per l integrazione scolastica degli alunni con disabilità - MIUR 29; Visto il Piano sanitario regionale , che specificamente ribadisce l'esigenza di identificare percorsi dedicati ai soggetti in età evolutiva attraverso l'integrazione tra territorio e centri di riferimento di I e II livello per una gestione avanzata ed integrata dei bambini e degli adolescenti con patologie d'organo e/o con patologie croniche, nell'ottica di una riduzione della mobilità sanitaria, di una riduzione dei costi e di una più efficace gestione delle patologie stesse; Vista la direttiva del 27 dicembre 212 Strumenti d intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l inclusione scolastica ; Visto l'accordo 6 dicembre 212 tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano sul documento recante Piano per la malattia diabetica ; Visto il D.A. n del 1 giugno 213 di recepimento del documento Piano per la malattia diabetica ; Visto il D.A. n. 152 del 9 agosto 213 relativo alla Organizzazione dell'assistenza alle persone con diabete mellito in età pediatrica nella Regione siciliana che, nell'ambito dell'integrazione tra scuola e servizi sanitari, pone obiettivo primario da perseguire la sicurezza del bambino anche in ambito scolastico; Vista la circolare MIUR n. 8 del 6 marzo 213 in attuazione della direttiva del 27 dicembre 212; Visto il D.A. n. 338 del 7 marzo 214 relativo alla Costituzione della Commissione regionale per il diabete in età evolutiva, composta dai responsabili dei centri di riferimento regionali per il diabete in età evolutiva, pediatri di libera scelta, rappresentanti delle associazioni degli operatori sanitari di diabetologia e dei dietisti e da referenti delle associazioni dei soggetti con diabete mellito; Visto il D.Lgs n. 33 del 14 marzo 213; Vista la legge regionale 12 agosto 214, n. 21, art. 68; Vista l'intesa stipulata il 21 novembre 214 tra la Regione siciliana e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca Ufficio scolastico regionale della Sicilia, che approva il Documento strategico di intervento integrato per l inserimento del bambino, adolescente e giovane con diabete mellito in contesti scolastici, educativi, formativi al fine di tutelarne il diritto alla cura, alla salute, all istruzione e alla migliore qualità di vita ; Ritenuto di dover procedere all'approvazione della suddetta intesa; Decreta: Art. 1 È approvata l'intesa stipulata il 21 novembre 214 tra la Regione siciliana e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca Ufficio scolastico regionale della Sicilia sul Documento strategico di intervento integrato per l inserimento del bambino, adolescente e giovane con diabete mellito in contesti scolastici, educativi, formativi al fine di tutelarne il diritto alla cura, alla salute, all istruzione e alla migliore qualità di vita, che, allegata al presente decreto, ne costituisce parte integrante. Art. 2 Il provvedimento è trasmesso al responsabile del procedimento di pubblicazione dei contenuti nel sito istituzionale, ai fini dell'assolvimento dell'obbligo di pubblicazione on line, ed, altresì, inviato alla Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana per la relativa pubblicazione. Palermo, 7 gennaio 215. BORSELLINO Allegati Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca Ufficio scolastico regionale della Sicilia rappresentato dal direttore generale dott.ssa Maria Luisa Altomonte e La Regione siciliana Assessorato della salute Dipartimento per la pianificazione strategica rappresentato dall'assessore dott.ssa Lucia Borsellino Vista la Costituzione della Repubblica italiana - Art. 34 La scuola è aperta a tutti ; Visto lo Statuto della Regione siciliana; Vista la legge 16 marzo 1987, n Disposizioni per la prevenzione e la cura del diabete mellito; Vista la legge 5 febbraio 1992, n. 14: Legge-quadro per l assistenza, l integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate; Vista la legge 28 agosto 1997, n. 285 Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l infanzia e l adolescenza ; Visto il decreto legislativo n. 112 del 31 marzo Linee programmatiche del Ministro dell istruzione, università e ricerca che pongono tra le strategie fondamentali della politica scolastica quella della centralità dei bisogni, interessi, aspirazioni degli studenti, delle loro famiglie, degli insegnanti ; Visto il decreto del Presidente della Repubblica n. 275 dell 8 marzo 1999 Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59. Visto il D.P.R. 13 giugno 2 Approvazione del Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva per il biennio 2/21 ; Vista la legge 8 novembre 2, n Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali;

51 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 Vista la legge 18 ottobre 21, n. 3 Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione, che dà l autorità legislativa alle Regioni in campo sanità e istruzione ; Vista la legge 28 marzo 23, n Delega al Governo per la definizione delle norme generali dell istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale; Visto il decreto legislativo 15 aprile 25, n. 76 Definizione delle norme generali sul diritto-dovere all istruzione e alla formazione, a norma dell art.2, comma 1, lettera c), legge 28 marzo 23, n. 53 Viste le Raccomandazioni del Ministero dell istruzione dell università e della ricerca e del Ministero della salute circa la somministrazione di farmaci in orario scolastico (Moratti - Storace, 25 novembre 25); Visto il DPCM 4 maggio 27 Guadagnare salute - Rendere facili le scelte salutari ; Vista la legge regionale n. 5 del 14 aprile 29 Norme per il riordino del servizio sanitario regionale ; Viste le Linee guida per l integrazione scolastica degli alunni con disabilità - MIUR 29; Visto il Piano sanitario regionale , che specificamente ribadisce l'esigenza di identificare percorsi dedicati ai soggetti in età evolutiva attraverso l'integrazione tra territorio e centri di riferimento di I e II livello per una gestione avanzata ed integrata dei bambini e degli adolescenti con patologie d'organo e/o con patologie croniche, nell'ottica di una riduzione della mobilità sanitaria, di una riduzione dei costi e di una più efficace gestione delle patologie stesse; Vista la direttiva del 27 dicembre 212 Strumenti d intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l inclusione scolastica ; Visto l'accordo 6 dicembre 212 tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano sul documento recante Piano per la malattia diabetica ; Visto il D.A. n del 1 giugno 213 di recepimento del documento Piano per la malattia diabetica ; Visto il D.A. n. 152 del 9 agosto 213, relativo alla Organizzazione dell'assistenza alle persone con diabete mellito in età pediatrica nella Regione siciliana che, nell'ambito dell'integrazione tra scuola e servizi sanitari, pone obiettivo primario da perseguire la sicurezza del bambino anche in ambito scolastico; Vista la circolare MIUR n. 8 del 6 marzo 213 in attuazione della direttiva del 27 dicembre 212; Visto il D.A. n. 338 del 7 marzo 214 relativo alla Costituzione della Commissione regionale per il diabete in età evolutiva, composta dai responsabili dei centri di riferimento regionali per il diabete in età evolutiva, pediatri di libera scelta, rappresentanti delle associazioni degli operatori sanitari di diabetologia e dei dietisti e da referenti delle associazioni dei soggetti con diabete mellito; Considerato l'incremento costante di incidenza e di prevalenza del diabete mellito nel bambino, adolescente e giovane, con progressiva riduzione dell'età alla diagnosi, che pone problemi di assistenza del tutto peculiari nei settori che riguardano il controllo della malattia, l'aspettativa di salute in età adulta, lo sviluppo della persona; Considerato che per l'inserimento del bambino, adolescente e giovane con diabete in ambito scolastico è necessario garantire il pieno godimento del diritto alla salute psicofisica, all'accesso protetto dei percorsi formativi scolastici e alla rimozione di ogni ostacolo per la piena integrazione sociale del soggetto con diabete; Considerato che al fine di integrare la scuola con i servizi sanitari e di perseguire l'obiettivo di sicurezza del bambino in ambito scolastico, nonché di aiutare la scuola a svolgere al meglio il suo ruolo, sia sotto il profilo della crescita psicologica sia sotto quello dell assistenza e vigilanza, è stato costituito presso l'assessorato regionale della salute, nell'ambito del Progetto obiettivo nazionale 212 Percorso assistenziale per soggetti con obesità e diabete mellito in età evolutiva, un Tavolo tecnico diabete - scuola con la partecipazione di rappresentanti della Commissione regionale per il diabete in età evolutiva e dell'ufficio scolastico regionale; Viste le note di questo Assessorato n del 5 giugno 214 e n del 3 giugno 214, con le quali è stato convocato il Tavolo tecnico diabete-scuola nei giorni 1 giugno 214 e 1 luglio 214; Considerato che il Tavolo tecnico diabete scuola ha sviluppato un piano integrato di accoglienza/assistenza dei soggetti con diabete in età evolutiva in contesti scolastici, che deve essere concordato tra gli attori interessati; Considerato che è necessario fornire attraverso la sottoscrizione di una intesa: un quadro di riferimento clinico e di corretto stile di vita; i protocolli operativi relativi all inserimento del bambino, adolescente e giovane nei momenti scolastici, individuando le responsabilità dei vari soggetti; le procedure di intervento per la somministrazione di farmaci a scuola attraverso la definizione di un percorso assistenziale; informazioni sulla gestione clinica e organizzativa delle emergenze Sottoscrivono la presente intesa Art. 1 Per le motivazioni esposte in premessa, è approvato il Documento strategico di intervento integrato per l inserimento del bambino, adolescente e giovane con diabete mellito in contesti scolastici, educativi, formativi al fine di tutelarne il diritto alla cura, alla salute, all istruzione e alla migliore qualità di vita. Art. 2 Nell'ambito delle rispettive competenze, l'assessorato regionale della salute e l'ufficio scolastico regionale per la Sicilia pongono in essere ogni azione necessaria all applicazione della presente Intesa attraverso attività integrate da parte dei dirigenti scolastici, delle aziende sanitarie provinciali della Sicilia, dei centri di riferimento regionali e dei centri satellite individuati con D.A. n. 152/213, con il coinvolgimento dei pediatri di libera scelta. Art. 3 La presente intesa trova applicazione nelle scuole pubbliche statali e paritarie dell'infanzia, in quelle primarie e secondarie di primo grado e di secondo grado. Art. 4 Il Tavolo tecnico diabete scuola avrà il compito di attuare un monitoraggio della puntuale applicazione degli interventi adottati sul territorio con la presente Intesa, nonché per la predisposizione di eventuali aggiornamenti del documento. ALTOMONTE BORSELLINO Documento strategico di intervento integrato per l inserimento del bambino, adolescente e giovane con diabete mellito in contesti scolastici, educativi, formativi al fine di tutelarne il diritto alla cura, alla salute, all istruzione e alla migliore qualità di vita ASPETTI CLINICI E BISOGNI ASSISTENZIALI Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue dovuta ad un alterata quantità o funzione dell insulina. Il diabete mellito comprende diverse condizioni morbose, tutte caratterizzate da iperglicemia, ma profondamente diverse fra di loro sotto il profilo epidemiologico, eziopatogenetico, clinico, terapeutico e prognostico. Il diabete che interessa l età evolutiva è, nella quasi totalità dei casi, un diabete mellito di tipo 1 (DM1), caratterizzato dalla distruzione, su base autoimmune, delle beta cellule pancreatiche con conseguente deficit di insulina. Il DM1 necessita pertanto, obbligatoriamente, della somministrazione di insulina più volte al giorno e si presenta con un quadro clinico di complessa gestione sia perché investe tutte le attività basilari della vita quotidiana, sia per la possibilità di scompenso dell equilibrio metabolico, che può mettere a rischio la vita stessa del paziente. Il diabete mellito di tipo 1 (DM1) è una delle più frequenti malattie croniche dell infanzia, la sua incidenza è in aumento. Un indagine dell International Diabetes Federation ha calcolato un incidenza nel mondo di circa 65. nuovi casi/anno. Pur meno frequente rispetto al diabete tipo 2 (un caso su dieci diabetici) il DM1 presenta un elevato impatto sociale in quanto interessa soggetti in giovane età. I bisogni del bambino, adolescente e giovane con diabete in ambito scolastico La scuola gioca un ruolo fondamentale nel permettere al bambino, adolescente e giovane con diabete di raggiungere il benessere psicofisico e il completo sviluppo delle sue potenzialità e peculiarità. La scuola è il contesto in cui il bambino, adolescente e giovane confronta e costruisce se stesso al di fuori dell ambiente protetto della famiglia; è il contesto in cui verifica se i messaggi rassicuranti che il team curante gli ha dato, rispetto alla gestione e al vivere con il diabete, corrispondono a verità. La modalità con cui il bambino, adolescente e giovane si rassicura sul suo essere adeguato è legata alla risposta che riceve dall ambiente, anche e soprattutto rispetto alla sua condizione di malattia. Lo stato psicologico e la qualità di vita del bambino, adolescente e giovane con diabete non sono estranee al controllo metabolico, anzi lo condizionano in modo importante. Le necessità assistenziali in ambito scolastico differiscono in base all età. IL CONTESTO Le presenti disposizioni per l inserimento del bambino, adolescente e giovane con diabete in ambito scolastico sono nate dall esi-

52 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n genza di garantire il pieno godimento del diritto alla salute psico-fisica, all accesso protetto dei percorsi formativi scolastici e alla rimozione di ogni ostacolo per la piena integrazione sociale del soggetto con diabete. Il documento qui rappresentato, tenendo conto di quanto contenuto nel Piano nazionale sulla malattia diabetica, nelle linee guida nazionali, nelle raccomandazioni cliniche delle società scientifiche e negli atti normativi sia nazionali che regionali, intende fornire sull inserimento del bambino, adolescente e giovane con diabete nelle attività scolastiche ed educative: un quadro di riferimento sia clinico che normativo; le procedure di intervento per la somministrazione di farmaci a scuola attraverso la definizione di un percorso assistenziale; i protocolli operativi relativi all inserimento del bambino, adolescente e giovane nei momenti scolastici, individuando le responsabilità dei vari soggetti; informazioni sulla gestione delle emergenze, illustrando la condizione dal punto di vista clinico e assistenziale. Il percorso di inclusione e lo stile di vita: l educazione alimentare a scuola Nel percorso di integrazione del diabete in età evolutiva la scuola rappresenta certamente un momento importantissimo nel graduale processo di accettazione della malattia e di autonomia da parte del bambino e del ragazzo e, inoltre, costituisce una occasione di educazione alimentare per i compagni ed a cascata per le famiglie. La coincidenza delle indicazioni nutrizionali per la terapia del diabete con le linee guida alimentari per la popolazione generale, costituisce il razionale per un intervento sinergico di tutte le forze in campo. Il programma "Guadagnare salute" definisce la corretta alimentazione e il giusto rapporto col cibo nel periodo della crescita il fondamento per una vita sana anche in età adulta e individua nella scuola la principale palestra per l'educazione alimentare dei giovani. Il comportamento alimentare è il risultato dell interazione tra fisiologia e ambiente; un bambino diabetico ben educato dal punto di vista alimentare, grazie all impegno della famiglia e dell equipe diabetologica, ha difficoltà a resistere alle pressioni sociali del gruppo dei pari, che a scuola consuma sovente cibi ad alto contenuto energetico e scarso valore nutrizionale, e riceve messaggi fuorvianti sul piano psicologico quando si scontra, specialmente nella scuola dell infanzia, con un sistema premiante basato sul cibo (es.: caramelle). Il senso di restrizione derivante dalle differenze percepite, può indurre lo sviluppo di atteggiamenti di disinibizione e perdita dell autocontrollo alimentare, che oltre ad alterare il compenso metabolico, possono sfociare in disturbi del comportamento alimentare (es.: bulimia). Tali considerazioni motivano l inclusione del diabete tra i bisogni educativi speciali (BES) per motivi fisici, biologici, fisiologici, psicologici e sociali, in coerenza anche con il modello diagnostico dell International Classification of Functioning (ICF), secondo il quale il funzionamento e la disabilità sono viste come una complessa interazione tra le condizioni di salute dell'individuo e i fattori ambientali e personali. Il rapporto con il cibo è anche il simbolo del concetto di «normale specialità», perché non solo i bambini con diabete, sebbene «bambini speciali», hanno bisogni normali, ma anche i cosiddetti «compagni normali» hanno «bisogni speciali», nel senso che la diffusa diseducazione alimentare può indurre danni, ostacoli e svantaggi al loro sviluppo. La possibilità che i bambini con diabete e il resto della popolazione scolastica ricavino mutui vantaggi dall azione didattica della scuola, si concretizza attraverso la verifica periodica della conformità del servizio di ristorazione scolastica alle specifiche normative vigenti, che delineano le modalità per la formulazione del capitolato d appalto con le aziende fornitrici. Nei documenti di riferimento emerge, perché particolarmente rispondente alle esigenze dell età evolutiva e, quindi anche dei bambini con diabete, l enfasi sia sugli aspetti nutrizionali che psico-educazionali dei menu. Si raccomanda, infatti, che questi siano elaborati sulla base dei LARN; che il rispetto del menù stabilito costituisca uno standard di qualità, monitorato giornalmente dal committente, con l ausilio della Commissione Mensa, la cui formazione e il cui ruolo devono essere implementati. È fondamentale offrire ai bambini primi piatti sempre costituiti da cereali a lento assorbimento (es. pasta), nel rispetto delle tradizioni locali e spesso associati a verdure, ortaggi e legumi; che ciascun pasto preveda sempre un contorno di verdure/ortaggi (patate non più di una volta a settimana e associate ad un pasto povero di altri carboidrati), frutta di stagione, pane non addizionato di grassi (es. evitare sandwiches o pan carrè). Non meno importante è l attenzione ai condimenti, con l uso quasi esclusivo dell olio extravergine di oliva e solo per poche ricette specifiche il burro, nonché il moderato impiego del sale. Bisogna prevedere uno spuntino di metà mattina, preferibilmente costituito da frutta di semplice consumo o pane di grano duro (per esempio condito con olio o farcito con olive e ortaggi), che non appesantisca la digestione e consenta al bambino di arrivare a pranzo con il giusto appetito e senza importanti escursioni glicemiche. Qualora si ritenga necessario posizionare dei distributori automatici di alimenti nelle scuole, limitando l'installazione alle sole scuole superiori, è importante scegliere prodotti adeguati quali ad esempio frutta fresca (anche utilizzando frutta di IV gamma), yogurt, spremute di agrumi, biscotti secchi, frutta secca. Gestione della terapia e delle emergenze La terapia, che non può essere eseguita nella maggior parte dei casi in maniera autonoma, deve essere garantita anche in ambito scolastico, ed ha quale obiettivo primario la sicurezza, in particolare per quanto riguarda la somministrazione di insulina e la gestione di eventuali emergenze metaboliche, quali l ipoglicemia. Il Piano nazionale sulla malattia diabetica, adottato dalla Regione siciliana (D.A. 1 giugno 213 Recepimento del documento recante: Piano per la malattia diabetica e D.A. 9 agosto 213 Organizzazione dell assistenza alle persone con diabete mellito in età pediatrica nella Regione siciliana ) prevedono in particolare tra gli obiettivi generali, il miglioramento della qualità di vita e della cura e la piena integrazione sociale per le persone con diabete in età evolutiva anche attraverso strategie di coinvolgimento familiare e, tra le linee di indirizzo prioritarie previste per tale obiettivo, la promozione di interventi per il miglioramento della qualità della vita negli ambiti relazionali propri dell età. Anche nella definizione dell assistenza per il diabete in età evolutiva viene sottolineata la necessità di predisporre e condividere con gli operatori scolastici specifici protocolli di intervento, nell ottica di: a) garantire al bambino, adolescente e giovane una vita scolastica, sportiva, relazionale e sociale identica ai propri coetanei senza diabete; b) sostenere i familiari nella gestione del bambino, adolescente e giovane con diabete nel percorso di inserimento a scuola a seguito di diagnosi di diabete mellito; c) istruire gli operatori socio-sanitari, gli insegnanti e gli istruttori sportivi e sensibilizzare i colleghi di lavoro su come prevenire, riconoscere e trattare le eventuali situazioni di urgenza. La maggior parte di questi soggetti frequenta una scuola e ad oggi, nel nostro Paese, non c è ovunque un piano integrato di accoglienza/assistenza dei soggetti con diabete in età evolutiva, concordato fra tutti gli attori interessati. È necessario garantire le migliori condizioni per promuovere un percorso competente ed attento di accoglienza e di inserimento di questi alunni al fine di tutelarne il diritto allo studio, alla salute e al benessere all interno della struttura scolastica. La specificità del diabete mellito in età evolutiva e la necessità di garantire l accesso allo studio in condizioni sicure per il bambino, adolescente e giovane, impongono la necessità di una azione coordinata e perfettamente in armonia tra famiglia, servizio di diabetologia pediatrica di riferimento, servizi sanitari territoriali, operatori scolastici ed associazioni di tutela. La condivisione di una comune conoscenza delle problematiche inerenti alla condizione diabete in età evolutiva e l individuazione puntuale di compiti ed obiettivi dei vari attori coinvolti sono indispensabili per garantire le migliori condizioni per l accoglienza e la piena integrazione, nonché la permanenza in ambito scolastico in condizioni di sicurezza. Il documento propone la necessità di diffondere e consolidare la condivisione istituzionale delle politiche sanitarie e scolastiche su temi che riguardano la garanzia della frequenza educativa, scolastica e formativa per quei bambini e ragazzi con diabete. Inoltre, l intento è quello di fornire alle Regioni la base necessaria per regolamentare le procedure per la somministrazione di farmaci in orario scolastico tale da garantire sia la somministrazione programmata (es. quotidiana: insulina) sia la somministrazione al bisogno e/o in condizioni di emergenza-urgenza al fine di ricondurre ad uniformità le procedure per la somministrazione dei farmaci a minori in contesti extra-familiari, educativi o scolastici. D altra parte l attenzione a questo tema è frutto anche delle sollecitazioni dei genitori e delle associazioni delle famiglie che pervengono alle istituzioni ministeriali, alle istituzioni scolastiche e sanitarie e agli enti locali mantenendo costante l attenzione non solo sul tema della somministrazione dei farmaci in orario e ambito scolastico, ma anche sul tema, altrettanto importante, della prevenzione e promuovendo l assunzione di responsabilità istituzionale. In particolare, la sollecitazione più importante che ha guidato la stesura di questo documento è stata di collocare sempre il tema della somministrazione di farmaci all interno della normalità della vita scolastica e dell esperienza educativa complessiva che il bambino, adolescente o giovane sta vivendo per mantenere centrali, anche in questo contesto, gli aspetti relazionali ed evolutivi che connotano l intera vita scolastica e formativa.

53 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 Obiettivo primario da perseguire è la sicurezza del bambino, adolescente e giovane in ambito scolastico, in particolare per quanto riguarda la somministrazione della terapia e la gestione di eventuali emergenze metaboliche (ad es. l ipoglicemia). Altro aspetto importante è rappresentato dalla normale partecipazione del bambino, adolescente e giovane a tutte le attività organizzate dalla scuola, come mensa scolastica, gite, viaggi di istruzione, educazione fisica, giochi e tornei sportivi. I due momenti contribuiranno in maniera determinante alla piena integrazione del bambino, adolescente e giovane nel suo ambito relazionale. È indispensabile non discriminare i bambini e gli adolescenti con diabete, evitando atteggiamenti negativi, di pietismo, di diffidenza o di paura nell assumersi determinate responsabilità. Alla base di molte chiusure, così come di atteggiamenti ansiosi e preoccupati, c è la scarsa conoscenza del diabete. È quindi importante che i genitori, adeguatamente istruiti sulle conseguenze derivanti dall omettere di informare la scuola circa l effettiva condizione di salute del minore, comunichino alle autorità scolastiche che il minore stesso è affetto da diabete, soprattutto quando frequenta il nido d infanzia, la scuola dell infanzia, la primaria e la secondaria di primo grado. La scuola deve essere aiutata a svolgere al meglio il suo ruolo, sia sotto il profilo della crescita psicologica sia sotto quello dell assistenza e vigilanza. Per assicurare agli studenti affetti da diabete condizioni di sicurezza e piena integrazione risulta necessario garantire, anche durante l orario scolastico, oltre ad un adeguata alimentazione e allo svolgimento in sicurezza delle attività ludico-sportive, i controlli della glicemia, la gestione di eventuali crisi ipoglicemiche e la somministrazione dei farmaci. Da qui la necessità che il personale delle istituzioni scolastiche e formative sia informato in merito ai vari aspetti della problematica, sia per quanto riguarda il singolo studente colpito dalla malattia, sia per quanto riguarda la possibilità di sensibilizzare ed educare anche tutti gli altri studenti. Pertanto il documento si inserisce in un più ampio disegno non limitato alla sola somministrazione dei farmaci ma alla diffusione di una migliore cultura diabetologica pediatrica sia nella popolazione che nel personale scolastico. Il documento tiene conto dei provvedimenti nazionali e internazionali e vuole rinforzare ulteriormente le indicazioni regionali cercando di enfatizzare i ruoli e le responsabilità di tutti gli interlocutori. L obiettivo è quello di evitare percorsi tortuosi che sono più a rischio di fallimento e di disagio per la famiglia e per lo studente, semplificandoli il più possibile e, quindi, con maggiori probabilità di applicazione, ma ponendo soprattutto l accento sulla necessità di un intervento programmato e condiviso, dove anche le responsabilità delle scelte sono a carico del gruppo di lavoro in toto e quindi a carico di tutti i partecipanti dalla famiglia, al personale sanitario e scolastico, e all associazione di pazienti, lì dove viene richiesta la presenza. PERCORSO INTEGRATO PER LA SOMMINISTRAZIONE DI FARMACI A SCUOLA Qualora ad un bambino, adolescente o giovane sia prescritto dal medico curante (pediatra di libera scelta o specialista, centro di diabetologia) un trattamento farmacologico e la famiglia intenda richiedere alla scuola l organizzazione di tale somministrazione, va considerato che: Il rilascio della certificazione sanitaria per la somministrazione di farmaci in orario scolastico deve tenere conto del fatto che questa può essere prevista solo in presenza dei seguenti criteri: 1. assoluta necessità; 2. somministrazione indispensabile in orario scolastico; 3. non discrezionalità da parte di chi somministra il farmaco, né in relazione alla individuazione degli eventi in cui occorre somministrare il farmaco né in relazione ai tempi alla posologia, alle modalità di somministrazione e/o di conservazione; 4. fattibilità della somministrazione da parte di personale non sanitario ma adeguatamente formato. Inoltre va considerato che: il soccorso e l assistenza di alunni con diabete che esigono la somministrazione di farmaci si configura come attività che non richiede il possesso di cognizioni specialistiche di tipo sanitario, né l esercizio di discrezionalità tecnica da parte dell adulto che interviene; tale attività di soccorso e l assistenza rientrano in un piano terapeutico stabilito da sanitari del SSN, la cui omissione può causare gravi danni alla persona; la prestazione di soccorso e l assistenza viene supportata da una specifica formazione in situazione riguardante la patologia, che può rientrare nell ambito della più generale formazione sui temi della sicurezza. Pertanto, nel rispetto dell obbligatorietà di accogliere nell ambito scolastico il bambino, adolescente e giovane con diabete, va necessariamente definito un percorso di integrazione condiviso e formalizzato attraverso protocolli che tengano conto di modalità concrete per la somministrazione dei farmaci sia nella gestione ordinaria, assicurando la continuità terapeutica, sia nella gestione della emergenza, assicurando la somministrazione dei farmaci salvavita. Si ritiene utile, per arrivare ad un disegno unitario che, pur nel rispetto delle differenze locali, garantisca il massimo possibile in termini di processi attivati e di risultati raggiunti, proporre un percorso per la gestione dell ordinario relativamente alla somministrazione dell insulina e un percorso per la gestione dell emergenza individuando i soggetti che partecipano nell ambito di una condivisione di intenti e di responsabilità e definendo i vari livelli e i relativi compiti. Tale percorso, che deve prevedere l adozione di protocolli scritti condivisi, ha come caposaldo la de-medicalizzazione dell intervento, valorizzando tutte le figure coinvolte, che, attraverso adeguati momenti formativi, potranno gestire in maniera autonoma sia la gestione dell ordinario che l emergenza. Il P.I.T. (Piano Individuale di Trattamento) Il Piano individuale di trattamento, completo degli eventuali allegati che ne fanno parte integrante, deve contenere, anche con l ausilio di supporti multimediali, specifiche, semplici e chiare indicazioni almeno sui seguenti argomenti: Breve presentazione del diabete mellito. Ipoglicemia: modalità di prevenzione e trattamento, anche in situazioni di emergenza. Iperglicemia: modalità di prevenzione e trattamento, anche in situazioni di emergenza. Terapia: schema e modalità del trattamento e suo adattamento in condizioni particolari, in base a pasti, merende, attività fisica, ipoiperglicemia, somministrazione con siringhe, dispositivi a penna o microinfusori. Modalità di conservazione e d uso di insulina e glucagone. Indicazioni nutrizionali, in particolare in caso di concomitante celiachia. Organizzazione e gestione in caso di attività fisiche o sportive. Organizzazione e gestione in caso di viaggi di istruzione o altre attività extra murali. Riferimenti e contatti del Servizio di diabetologia pediatrica e del PLS per ogni eventuale necessità di consulenza. Al P.I.T. va acclusa la certificazione di bambino con B.E.S. (Bisogno educativo speciale). 1. All atto della presa in carico del bambino con diabete per il follow up, il servizio di diabetologia pediatrica redige il P.I.T. (Piano individuale di trattamento), lo consegna con i relativi allegati alla famiglia e ne invia una copia al P.L.S. (Pediatra di libera scelta). 2. La famiglia reca il P.I.T. al dirigente scolastico, unitamente alla richiesta di assistenza ed alla dichiarazione di disponibilità/indisponibilità a farsi carico direttamente dell intervento, in tempo utile affinché questi ponga in essere tutte le misure organizzative di sua competenza. Il P.L.S. ne prende visione per le successive incombenze di formazione ed assistenza, previste dal PND e dall ACN in vigore. 3. Il dirigente scolastico convoca nel più breve tempo possibile, in modo da evitare situazioni di disagio o rischio al bambino, un

54 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n gruppo di coordinamento di cui faranno parte: la famiglia, il dirigente scolastico o suo delegato, il direttore del distretto sanitario o suo delegato (es.: medico scolastico, pediatra di libera scelta, pediatra di comunità, servizio infermieristico) e, su indicazione della famiglia, l Associazione di persone con diabete. Il gruppo di coordinamento non esaurisce le sue funzioni, ma si riunisce, su convocazione del dirigente scolastico o a richiesta di uno dei partecipanti, ogni qualvolta emergano situazioni nuove o criticità. Nel caso di disponibilità non continuativa della famiglia, o al fine di fronteggiare eventuali imprevisti che dovessero presentarsi nel corso dell anno scolastico, dovrà comunque essere predisposto un piano di intervento da parte della scuola. Nel caso in cui più bambini con diabete frequentino la stessa scuola, il gruppo di coordinamento già costituito varierà la sua composizione solo per la componente famiglia/associazione. 4. Compito del gruppo di coordinamento sarà di individuare nel più breve tempo possibile percorso, operatori, spazi, logistica e attrezzature necessari, in aderenza alle presenti linee guida e al P.I.T. 5. Il dirigente scolastico, sulla base della relazione/verbale del gruppo di lavoro, attiva gli operatori individuati, nelle forme e nei modi previsti dalla normativa vigente, anche attraverso specifica convenzione, secondo l ordine di priorità indicato nella flow chart allegata. a. Famiglia: se ha espresso la propria disponibilità a farsi carico direttamente dell intervento, anche in maniera non continuativa. b. Personale scolastico: gli operatori scolastici possono essere individuati tra il personale docente ed ATA che abbia seguito i corsi di pronto soccorso, come già indicato nelle raccomandazioni interministeriali del 25 novembre 25, ovvero altro personale che abbia dato disponibilità al servizio. c. ASL: servizio infermieristico, medici scolastici, pediatri di comunità, personale A.D.I. d. Associazioni ed enti di volontariato e di utilità sociale (ad es. Croce Rossa Italiana, Misericordie, Unità mobili di strada, ecc.), associazioni di persone con diabete che dispongano o si facciano carico di mettere a disposizione le figure professionali necessarie. e. Comune: con i propri servizi sociali o con apposite convenzioni ai sensi della legge 8 novembre 2, n Il dirigente scolastico contatta il Servizio di diabetologia pediatrica di riferimento, concordando tempi e modalità di svolgimento del necessario percorso formativo. 7. Il S.D.P. provvede, in collaborazione con il P.L.S. o per suo tramite, secondo quanto concordato con il dirigente scolastico, alla formazione degli operatori possibilmente in house, in modo da prendere visione della situazione logistica ed eventualmente dare suggerimenti. Il S.D.P. avrà anche il ruolo di supervisione del processo. 1. Il servizio di diabetologia pediatrica consegna il P.I.T. (Piano individuale di trattamento) alla famiglia e ne invia una copia al pediatra di libera scelta. 2. La famiglia richiede l intervento al dirigente scolastico. 3. Il dirigente scolastico, convocato un gruppo di coordinamento tra scuola, famiglia e distretto, individua all interno dell Istituto i soggetti abilitati. 4. Contestualmente richiede collaborazione e formazione al SDP. 5. Il S.D.P., in collaborazione con il PLS, si fa carico della formazione e della supervisione. 6. In caso di particolare gravità i soggetti del punto 3 richiedono l intervento del 118, dopo avere somministrato il glucagone (come definito dagli organi competenti e riportato nel foglietto illustrativo del farmaco, che non ha effetti tossici e non ha effetti avversi da sovradosaggi, è già prevista la possibilità di somministrazione da parte di personale non sanitario, che è stato già adeguatamente formato e non deve operare alcuna discrezionalità, poiché segue specifica prescrizione medica - Piano individuale di trattamento). INDICAZIONI SPECIFICHE PER LA GESTIONE DEL PERCORSO Auto-somministrazione L autorizzazione rilasciata dal centro di diabetologia contiene l indicazione della capacità dell alunno ad effettuare l auto-somministrazione del farmaco, ad eccezione che si tratti di farmaco di emergenza. In tal caso va comunque prevista la presenza di un adulto adeguatamente formato, sia per garantire la registrazione dell avvenuta somministrazione, sia per intervenire in caso di eventuali situazioni di urgenza-emergenza. Somministrazione ad opera di un familiare Un familiare, o chi esercita la potestà genitoriale, può chiedere espressamente al dirigente scolastico/responsabile strutture educative/direttore di ente di formazione professionale di accedere alla sede scolastica per somministrare il farmaco/effettuare attività a supporto di alcune funzioni vitali al/alla proprio/a figlio/a o di permettere l accesso alla scuola di una persona munita di apposita delega. Il dirigente scolastico autorizza i familiari ad accedere a scuola per la somministrazione del farmaco. Modifiche o sospensione della terapia In caso di modifiche significative della terapia (es. microinfusore) la famiglia o l alunno maggiorenne devono fornire tempestivamente tale informazione alla scuola insieme alla prescrizione del medico curante. Passaggio dell alunno ad altro istituto/scuola/ente di formazione professionale In caso di passaggio o trasferimento dell alunno ad altro istituto/ente di formazione professionale o ad altro comune/provincia è compito della famiglia o dell alunno maggiorenne informare il dirigente scolastico/responsabile strutture educative/direttore di ente di formazione professionale ricevente e/o la pediatria territoriale/di comunità del territorio di riferimento. Partecipazione a uscite didattiche e/o visite scolastiche La somministrazione del farmaco autorizzata in orario scolastico deve essere garantita anche durante tutte le attività extrascolastiche indicate nel PDF concordato con il dirigente scolastico/responsabile, le strutture educative/direttore di ente di formazione e con la famiglia o l alunno maggiorenne. PROGRAMMI DI INFORMAZIONE/FORMAZIONE Deve essere incluso a scuola tra gli obiettivi della formazione quello di diffondere la conoscenza dei principali determinanti di salute e della prevenzione dei principali fattori di rischio, soprattutto attraverso la promozione di abitudini e stili di vita sani e le conoscenze sulla patologia diabetica. Quindi fra le istituzioni scolastiche, i servizi educativi, gli enti di formazione professionale e le aziende U.S.L. devono essere previste iniziative congiunte di formazione specifica e sui singoli casi, a cui parteciperanno gli operatori scolastici e non che si rendono disponibili alla somministrazione di farmaci/ in orario e ambito scolastico. La formazione sarà rivolta al personale delle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado ed agli operatori delle altre realtà educative in cui sono inseriti bambini/ragazzi con diabete: personale docente e non docente ed educatori; educatrici ed educatori dei nidi d infanzia; personale dei centri estivi, del pre e post scuola e di ogni altro contesto educativo in cui possa presentarsi necessità di somministrazione di farmaci (campi studio/centri diurni e socio-riabilitativi ecc.); personale individuato ai sensi del TU sicurezza (D.Lgs. n. 81/8) nella scuola; personale sanitario; famiglia; associazioni di volontariato. Alle iniziative di formazione/informazione va prevista anche la partecipazione delle associazioni di tutela (familiari di alunni con diabete mellito) per garantire l apporto di contenuti operativi e di corretta relazione con gli alunni.

55 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 La formazione del personale coinvolto potrà concludersi con il rilascio da parte del SPD di un attestato che documenti la competenza acquisita. Pertanto nei programmi didattici dovrebbero essere previste alcune ore dedicate all informazione, all educazione sanitaria e alle conoscenze sulla malattia diabetica in età evolutiva. Decreto legislativo n. 112 del 31 marzo Linee programmatiche del Ministro dell istruzione, università e ricerca che pongono tra le strategie fondamentali della politica scolastica quella della centralità dei bisogni, interessi, aspirazioni degli studenti, delle loro famiglie, degli insegnanti. Decreto del Presidente della Repubblica n. 275 dell 8 marzo 1999 Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59. Legge 28 agosto 1997, n. 285 Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l infanzia e l adolescenza. D.P.R. 13 giugno 2, Approvazione del Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva per il biennio 2/21. Legge 8 novembre 2 n Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Decreto legislativo n.65 del 3 marzo 21 concernente Norme generali sull ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. Legge 18 ottobre 21, n. 3 Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione, che dà l autorità legislativa alle Regioni in campo sanità e istruzione. Legge 28 marzo 23, n Delega al Governo per la definizione delle norme generali dell istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale. Decreto legislativo 15 aprile 25, n. 76 Definizione delle norme generali sul diritto-dovere all istruzione e alla formazione, a norma dell art.2, comma 1, lettera c), legge 28 marzo 23, n. 53. Raccomandazioni del Ministro dell istruzione, dell università e della ricerca e del Ministro della salute circa la somministrazione di farmaci in orario scolastico (Moratti - Storace, 25 novembre 25). ADA Position Statement - Diabetes Care in the School and Day Care Setting - Diabetes Care, Volume 35, Supplement 1, January 212. AADE Position Statement - Management of Children With Diabetes in the School Setting - The Diabetes Educator, Volume 34, Number 3, May/June 28. D. Lgs. 19 giugno 1999, n. 229 Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale. Linee Guida per l integrazione scolastica degli alunni con disabilità - MIUR 29. Un alimentazione sana per i giovani in Europa - Guida scolastica di educazione alimentare. Health 21 europea obiettivo 14 - responsabilità multisettoriale per la salute. (Adottato dal Comitato regionale europeo della WHO nelle sue quarantotto sessioni, Copenaghen, settembre 1998). Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica Conferenza unificata del 29 aprile 21. Linee guida per l educazione alimentare nella scuola italiana MIUR 22 settembre 211. DPCM 4 maggio 27 Guadagnare salute - Rendere facili le scelte salutari. Direttiva del 27 dicembre 212 Strumenti d intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l inclusione scolastica. NORME DI RIFERIMENTO E BIBLIOGRAFIA Costituzione della Repubblica italiana - Art. 34 La scuola è aperta a tutti. Legge 16 marzo 1987, n Disposizioni per la prevenzione e la cura del diabete mellito. Art.1.2 Gli interventi regionali sono rivolti a: comma d) agevolare l inserimento nelle attività scolastiche, sportive e lavorative; comma f) migliorare l educazione e la coscienza sociale generale per la profilassi della malattia diabetica. OMS ICF-CY. Trento, Erickson (27). Art Le regioni promuovono altresì iniziative di educazione ( )12 sanitaria rivolte alla globalità della popolazione, utilizzando tra l altro le strutture scolastiche, sportive e socio-sanitarie territoriali. Art. 8.1 La malattia diabetica priva di complicanze invalidanti non costituisce motivo ostativo al rilascio del certificato di idoneità fisica per l iscrizione nelle scuole di ogni ordine e grado. Art. 9.1 Per il raggiungimento degli scopi di cui all art. 1, le unità sanitarie locali si avvalgono della collaborazione e dell aiuto delle L ASSESSORE PER LA SALUTE associazioni di volontariato nelle forme e nei limiti previsti dall art. 45 della legge 23 dicembre 1978, n Visto lo Statuto della Regione; Legge 5 febbraio 1992, n. 14: Legge-quadro per l assistenza, l integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. Circolare MIUR n.8 del 6 marzo 213 in attuazione della Direttiva del 27 dicembre 212. Lascioli A, Educazione speciale. Dalla teoria all azione. Milano, Franco Angeli (211). Ianes D, Bisogni educativi speciali e inclusione. Trento, Erickson (25). DECRETO 12 gennaio 215. Modifica ed integrazione del Calendario vaccinale per la vita adottato con D.A. n. 82/212. Vista la legge n. 883/78; Vista la legge costituzionale n. 3/21, che ha modificato il titolo V della Costituzione e l'art. 117 in particolare; Visto il decreto legislativo 3 dicembre 1992, n. 52, riguardante il riordino della disciplina della materia sanitaria a norma dell art. 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421 e successive modifiche ed integrazioni; Visto il D.A. 31 luglio 23, n. 1477, con cui è stato stabilito il calendario vaccinale dell infanzia nella Regione Sicilia e le successive modifiche ed integrazioni; Visto il D.A. 23 marzo 24, programma operativo di vaccinazione antivaricella in Sicilia; Visto il D.A. 2 luglio 27, con il quale è stata inserita la vaccinazione anti-hpv tra quelle previste dal calendario vaccinale dell infanzia di cui al D.A. 31 luglio 23 e successive modifiche ed integrazioni; Visto il D.A n del 13 luglio 21 di adozione del nuovo calendario vaccinale dell infanzia nella Regione Sicilia; Visto il D.A. n. 82/212 del 7 maggio 212 di adozione, nella Regione Sicilia, del Calendario vaccinale per la vita ; Viste le circolari: nota prot./serv.1/n dell 8 marzo 213 e nota prot./serv.1/n del 3 aprile 214, Modalità di offerta della vaccinazione anti-pneumococcica nella Regione Sicilia ; Visto il D.A. n. 532 del 19 marzo 212, di recepimento dell intesa tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, ai sensi dell art. 8, comma 6, della legge 5 giugno 23, n. 131, rep. atti 54/CRS del 22 febbraio 212, sul documento recante Piano nazionale prevenzione vaccinale (PNPV); Visto il capo I, art. 1, punto 1, del D.P.C.M. 23 aprile 28, che recita Il servizio sanitario nazionale assicura, attraverso le risorse finanziarie pubbliche e in coerenza con i principi e i criteri indicati dalla legge 23 dicembre 1978, n. 833 e dal decreto legislativo 3 dicembre 1992, n. 52, e successive modifiche e integrazioni, i seguenti livelli essenziali di assistenza: a) Prevenzione collettiva e sanità pubblica.. Visto il capo II, art. 2, punto 1, del D.P.C.M. 23 aprile 28, che recita Il livello della prevenzione collettiva e sanità pubblica si articola nelle seguenti attività: a) sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie infettive e parassitarie, inclusi i programmi vaccinali;. ;

56 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n Vista la legge regionale 16 dicembre 28, n. 19, Norme per la riorganizzazione dei dipartimenti regionali. Ordinamento del Governo e dell Amministrazione della Regione; Vista la legge regionale 14 aprile 29, n. 5, recante norme per il riordino del servizio sanitario regionale; Visto il D.P. Reg. n. 131 del 29 aprile 29, relativo alla riorganizzazione delle strutture intermedie dei Dipartimenti dell Assessorato della salute; Visto il D.P. Reg. n. 282/serv. 4-S.G. del 18 luglio 211, relativo all approvazione del Piano della salute ; Visto il D.A. n. 531 del 19 marzo 212 di recepimento dell Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, stipulato ai sensi dell art. 8, comma 6, della legge n. 131 del 5 giugno 23, rep. atti 66/CRS del 23 marzo 211, sul documento recante Piano per l eliminazione del morbillo e della rosolia congenita (PNEMoRc) ; Vista la nota del Ministero della salute prot./n. DGPREV 8636-P-7/4/211, Protocollo per l immunoprofilassi in relazione all emergenza migranti dall Africa settentrionale ; Vista la nota del Ministero della salute prot./n /5/214 DGPRE-COD_UO-P, Aggiornamento delle raccomandazioni di immunoprofilassi in relazione alla protratta emergenza immigrati dall Africa settentrionale ed al rischio di re-introduzione di poliovirus in Italia ; Viste le determinazioni assunte, sotto il profilo tecnico-sanitario, nella riunione del 15 ottobre 214, dai componenti del Gruppo di lavoro regionale vaccini, sulla proposta di un nuovo calendario vaccinale da adottarsi nella Regione Sicilia; Vista la nota prot./serv. 1/n dell 11 giugno 214, Riorganizzazione dei centri di vaccinazione ; Ravvisata la necessità di assumere tutte le misure di profilassi necessarie a contrastare le malattie infettive, prevenibili e controllabili con vaccinazione, al fine di evitare la diffusione dei casi di malattia, le complicanze e i loro esiti invalidanti ed anche gli eventuali casi di morte; Considerato che le campagne di vaccinazione, se correttamente condotte, hanno dimostrato un profilo di costi/benefici estremamente favorevole e vantaggioso; Ritenuto che occorre pianificare ed uniformare nel territorio della Regione Sicilia gli interventi di profilassi ed assistenziali verso la popolazione esposta al contagio da malattie infettive e trasmissibili; Considerato che il Piano nazionale di prevenzione vaccinale (PNPV) costituisce il documento di riferimento nel quale si riconosce, come priorità per la sanità pubblica, la riduzione o l eliminazione del carico delle malattie infettive prevenibili da vaccino; Considerato che i vaccini hanno cambiato la storia della medicina e si sono affermati come strumento fondamentale per la riduzione della mortalità e morbosità, modificando profondamente l epidemiologia delle malattie infettive, con ricadute positive anche in termini di risparmio sulla spesa sanitaria; Considerata non più attuale la distinzione concettuale tra vaccinazioni obbligatorie e raccomandabili, in quanto tutti i vaccini risultano strumenti di prevenzione di pari efficacia con i quali si determina un beneficio per il singolo individuo e per la comunità in generale; Considerato che l inserimento di nuovi vaccini rappresenta un opportunità di rilancio delle politiche di prevenzione vaccinale attraverso un rapporto di collaborazione che comporti il coinvolgimento di tutti gli attori interessati: Dipartimenti di prevenzione, pediatri di libera scelta (PLS), medici di medicina generale (MMG) e organizzazioni istituzionali; Considerato che il precedente Calendario vaccinale per la vita, di cui al sopra richiamato D.A. n. 82/12, ha validità triennale e l avanzamento degli studi scientifici ha portato a nuove conoscenze sull utilizzo di alcuni vaccini, sotto il profilo della sicurezza e validità per la prevenzione e tutela della salute; Ravvisata la necessità, per le motivazioni sopra esposte, di emanare un nuovo calendario vaccinale nella Regione Sicilia; Decreta: Art. 1 Per le motivazioni di cui in premessa, è approvato nell Allegato A, che fa parte integrante del presente decreto, il nuovo calendario vaccinale della Regione Sicilia, Aggiornamento ed integrazione del calendario vaccinale per la vita e le relative note di accompagnamento, che integra e modifica il calendario vaccinale regionale di cui al D.A. n. 82/12, con l introduzione dell offerta attiva e gratuita: a tutti i nuovi nati della vaccinazione contro il meningococco B ; agli adolescenti la vaccinazione contro il papilloma virus ( HPV ), con la schedula a 2 dosi nei soggetti di sesso femminile e maschile nel corso del 12 anno e il vaccino antimeningococco tetravalente dal 14 al 18 anno; nei soggetti a rischio e negli anziani il vaccino anti-zoster (5-75 anni) ed il vaccino anti-pneumococcico in forma sequenziale (PCV13 - PPV23). Art. 2 Il calendario vaccinale ha validità triennale, fermo restando che, con il sopravvenire di variabili epidemiologiche, nuove conoscenze scientifiche e/o introduzione di nuove preparazioni vaccinali, lo stesso potrà essere modificato al fine di garantire la piena attuazione di tali processi evolutivi. Art. 3 È fatto carico ai direttori generali, ai direttori dei Dipartimenti di prevenzione e ai direttori dei servizi di sanità pubblica, epidemiologia e medicina preventiva delle Aziende sanitarie provinciali della Sicilia di dare puntuale attuazione al presente decreto; i direttori dei servizi di sanità pubblica, epidemiologia e medicina preventiva, inoltre, hanno il compito di vigilare sull operato dei centri di vaccinazione e di volere assicurare, avvalendosi anche degli operatori dei centri vaccinali stessi, secondo le scadenze previste, tutti i flussi informativi, cartacei ed informatici, sulle vaccinazioni effettuate; è fatto carico ai responsabili dei centri di vaccinazione di assicurare il pieno rispetto del calendario vaccinale, gli adempimenti di competenza previsti dal presente decreto nonché di ottemperare a quanto richiesto dalla normativa specifica di ogni singola vaccinazione. Art. 4 Per il raggiungimento degli obiettivi previsti nel PNPV e nel Calendario vaccinale per la vita, con separati provvedimenti, verranno adottati specifici protocolli in merito all implementazione dei sistemi informatizzati per la gestione dell anagrafe vaccinale e alla dotazione organica dei singoli centri vaccinali, in rapporto alla popolazione di riferimento, alle caratteristiche oro-geografiche del territorio; dovranno concorrere all ulteriore miglioramento dell offerta vaccinale anche eventi informativi, formativi e di aggiornamento, con la collaborazione dei MMG dei PLS.

57 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 Art. 5 Il presente decreto viene inviato alla Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana per la pubblicazione in parte I e al responsabile del procedimento di pubblicazione di contenuti nel sito istituzionale, ai fini dell assolvimento dell obbligo di pubblicazione on line. Palermo, 12 gennaio 215. BORSELLINO MODIFICA ED INTEGRAZIONE DEL CALENDARIO VACCINALE PER LA VITA Allegato RAZIONALE Nel predisporre l integrazione e la modifica del Calendario vaccinale per la vita si sono seguiti alcuni semplici principi già descritti nei DD.AA nn. 1819/21 e 82/212; si è assunto come base il calendario vaccinale già in uso, allo scopo di non stravolgere attività già consolidate e che hanno consentito di raggiungere elevati livelli di copertura vaccinale; sono stati concentrati, per quanto possibile, gli appuntamenti per le sedute vaccinali, utilizzando i vaccini combinati disponibili e le co-somministrazioni; si è garantito che le co-somministrazioni, quando proposte, non aumentino significativamente la frequenza o severità degli effetti collaterali e che non venga compromessa l immunogenicità dei singoli vaccini. A questo riguardo si è tenuto conto delle evidenze disponibili nella letteratura scientifica e delle indicazioni fornite dal Produttore nello RCP (Riassunto delle caratteristiche del prodotto) specifico per ciascun vaccino; si è stabilito, per migliorare la compliance alle vaccinazioni, che in ogni seduta vaccinale non siano somministrati contemporaneamente più di due vaccini per via iniettiva nella stessa seduta, in sede diversa, anche se ciò non è correlato a problemi di immunogenicità e/o sicurezza e potrà essere adottato in situazioni di necessità o opportunità; per garantire la sostenibilità dell offerta, il presente Calendario non richiede ulteriori accessi ai servizi vaccinali, rispetto a quanto già in atto in tutte le altre Regioni. Il Calendario vaccinale per la vita modificato ed integrato prevede la somministrazione, dalla nascita all adulto, dei seguenti vaccini (tabella 1): Al 1 anno di vita: Esavalente + Pneumococco + Rota ad inizio 3 mese di vita (61 giorno di vita); Meningococco B dopo 3 giorni (91 giorno); Esavalente + Pneumo + Rota dopo 3 giorni, ad inizio 5 mese di vita (121 giorno); Meningococco B dopo 1 mese, ad inizio 6 mese di vita (151 giorno); Meningococco B dopo 1 mese, ad inizio 7 mese di vita (181 giorno); Esavalente + Pneumococco a 11/12 mesi compiuti. Al 2 anno di vita: Meningococco C, dopo 15/3 giorni (12/13 mesi), per i soggetti a rischio, a richiesta, potrà essere offerto il vaccino coniugato tetravalente; Somministrazione di MPR + Varicella 13 /15 mese di vita; Meningococco B dopo 1 mese, 14/16 mese di vita. 6 anno: DIFTERITE-TETANO-PERTOSSEac POLIO SALK (IPV-DTPa) MORBILLO-ROSOLIA-PAROTITE-VARICELLA. 12 anno: PAPILLOMA(HPV) a due dosi (-6 mesi) per i soggetti, di sesso femminile e maschile, di età compresa tra anni; VARICELLA (per i non vaccinati con anamnesi negativa) anno: DIFTERITE-TETANO-PERTOSSEac IPV (dtpaipv) MENINGOCOCCO ACW135Y anni: intervallo di 1 anni dalla dose precedente (dtpa) (soggetti a rischio) Antipneumococco PCV13 val ^ 5-64 anni: (soggetti a rischio) Antipneumococco PCV13 val ^ Antinfluenzale Anti zoster 65 anno: coorte per antipneumococcico PCV anni: Anti zoster > 65 anno: Antipneumococco coniugato 13 val (PCV13)^ Antipneumococco polisaccaridico 23(PPV) ^^ Antinfluenzale

58 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n DTPa : diftotetanopertosse acellulare; dtpa: diftotetanopertosse acellulare adulti; IPV: antipolio Salk ; HB: epatite B Hib: emofilo; PCV13: pneumo 13 valente coniugato; MCV: meningococco C coniugato; MPRV: morbillo-parotiterosolia-varicella; Var: varicella HPV: papillomavirus; MPR vaccino antimorbillo.parotite-rosolia; Men B:vaccino antimeningite B. Note alla tabella 1. Per terzo mese di vita si intende il periodo che intercorre dal compimento del 61 giorno di vita fino al 9 giorno di vita, ovvero dal compimento dei 2 mesi di vita al compimento dei 3 mesi di vita. 2. Nei nati da madre HBsAg positiva il calendario prevede la somministrazione di quattro dosi di vaccino HB: entro ore dalla nascita, ed in siti separati, la somministrazione di immunoglobuline specifiche anti-epatiteb (HBIg) e della prima dose di vaccino (HB). Il ciclo vaccinale va completato con una seconda dose a 4 settimane dalla prima, con una terza dose al compimento dei due mesi di vita (può coincidere con la prima somministrazione del ciclo normale) e con una quarta dose all 11 mese di vita (può coincidere con la terza dose del ciclo normale). 3. Per la vaccinazione anti rota virus la prima dose può partire dalla 6ª settimana mentre la 2^ dose va somministrata entro la 24ª-36ª settimana. Può essere cosomministrato con esavalente e PCV Per le vaccinazioni MRPV va utilizzata qualsiasi occasione utile per il recupero dei non vaccinati, anche se necessario con vaccini singoli MRP o Var. 5. Per la vaccinazione MCV si utilizzerà un vaccino C-coniugato, con un unica dose dopo l anno di vita. L offerta attiva e gratuita interessa due coorti: mese di vita e anno. Il recupero dei non vaccinati potrebbe effettuarsi in qualsiasi occasione utile. Il vaccino antimeningococcico tetravalente (A-C-W135-Y) coniugato può essere offerto già a partire dal 2 anno di vita. 6. Vaccino anti Men B: si ritiene di non spostare i vaccini di routine esavalente, pneumococco, rotavirus, e proporre in offerta attiva gratuita, per tutti i nuovi nati, una schedula intercalata con il vaccino contro il MenB, somministrato con 3 giorni di intervallo rispetto alle sedute di routine. 7. La vaccinazione contro il Papillomavirus, ad oggi prevista solo per il sesso femminile, può essere estesa anche ai maschi (11-13a) con un ciclo vaccinale di due dosi, da somministrare al tempo -6/12 mesi. L offerta in copayment può essere estesa fino a 45 anni nelle donne e fino a 26 anni nei maschi. 8. La quarta dose di DTPaIPV va somministrata nel 6 anno di vita, dal compimento dei 5 e fino ai 6 anni. Dopo aver compiuto 6 anni è indicato l utilizzo di dtpa (formulazione adulti). Si utilizzeranno vaccini combinati con l antipolio IPV-DTPa o IPV-dTpa. È possibile anche utilizzare per la quarta dose (6 anno) la formulazione tipo adulto (IPV-dTpa) a condizione che siano garantite elevate coperture vaccinali in età adolescenziale. 9. Il richiamo dtpa IPV nel anno va anche proposto a chi non ha mai effettuato vaccinazione contro la pertosse. (Agli adulti con anamnesi incerta per il ciclo primario di vaccinazione con dt, vedi soggetti extracomunitari, deve essere iniziata o completata la vaccinazione primaria. Un ciclo primario per adulti è composto da 2 dosi di vaccino contenenti tetano e difterite (dt) e una terza dose con vaccino dtpa. Le prime 2 dosi devono essere somministrate a distanza di almeno 4 settimane l una dall altra e la terza dose 6-12 mesi dopo la seconda. I successivi richiami devono essere effettuati ogni 1 anni (a partire dal completamento della serie primaria) e almeno una delle dosi booster di vaccino dt dovrebbe essere rimpiazzata da 1 dose di vaccino dtpa.). 1. La vaccinazione contro la varicella nel 12 anno, sempre con due dosi, è rivolta a tutti i non vaccinati con anamnesi negativa. 11. PCV13 a qualunque età ai soggetti a rischio; alla coorte dei 65 anni naive estensivo ogni anno. 12. PPV23: nei soggetti già vaccinati riceveranno una seconda vaccinazione con una dose PCV I soggetti vaccinati con una dose di PCV13 potranno ricevere una seconda vaccinazione con PPV23 a distanza di almeno 8 settimane e preferibilmente dopo 1 anno (PCV13 PPV23). 14. La vaccinazione anti-zoster viene offerta a tutti i soggetti a rischio con età superiore a 5 anni ed alle coorti dal 65 al 75 anno di età. Note di accompagnamento Raccomandazioni ministeriali per la vaccinazione antimeningococcica: PNPV Tra gli obiettivi espressi dal Ministero della salute nel più recente Piano nazionale per la prevenzione vaccinale vi è al punto 3 un chiaro riferimento a garantire l offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni prioritarie per la popolazione generale al fine del raggiungimento e del mantenimento dei livelli di copertura indicati necessari a prevenire la diffusione delle malattie infettive. Relativamente alla vaccinazione antimeningococcica, in base alle raccomandazioni del Ministero della salute si invita al raggiungimento e mantenimento nei nuovi nati e negli adolescenti (11-18 anni) di coperture >95%. Come indicato nel PNPV , la crescente disponibilità di nuove tecnologie vaccinali pone la necessità di operare delle scelte al fine di razionalizzare l impiego delle risorse disponibili e massimizzare i risultati in termini di salute, garantendo alla collettività un adeguata protezione per le malattie prevenibili con la vaccinazione. Appare per questo evidente l esigenza di stabilire criteri chiari, oggettivi, robusti e condivisi, al fine di guidare i processi decisionali relativi all introduzione di una nuova vaccinazione tra i programmi di prevenzione. L approccio che meglio ripercorre i criteri proposti dall OMS è HTA, procedura la cui validità, nel valutare le tecnologie sanitarie esistenti o di nuova introduzione, è riconosciuta internazionalmente. La procedura HTA del vaccino antimenigococcico di gruppo B a 4 componenti è stata valutata dall Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Vaccino anti-meningite B Le patologie invasive da meningococco di tipo B rappresentavano fino ad oggi le sole per le quali non era ancora disponibile (se non per limitate epidemie in aree geografiche isolate) alcuna possibilità di prevenzione attraverso immunizzazione attiva. Il 14 gennaio 213 l Agenzia europea del farmaco (EMA) ha autorizzato il primo vaccino universale contro il meningococco B. Il 27 maggio scorso l Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ne ha rilasciato l autorizzazione all immissione in commercio (AIC) in Italia. Il vaccino rappresenta anche il primo prodotto di questo tipo sviluppato grazie alla tecnologia della Reverse Vaccinology, che consiste nella mappatura genetica dell agente patogeno, nell identificazione (grazie ad algoritmi informatici) delle sequenze geniche in grado di codificare antigeni potenzialmente capaci di stimolare una risposta immuno protettiva, nello sviluppo delle relative proteine e loro successivo screening in vivo per verificarne immunogenicità, efficacia protettiva e sicurezza (Rappuoli, 21). Risultati degli studi registrativi del vaccino e schedule previste L autorizzazione del vaccino ha comportato l effettuazione di numerosi studi di immunogenicità e particolari indagini ad hoc sull espressione degli antigeni contenuti nel vaccino nei diversi isolati di meningococco B raccolti nelle varie aree geografiche. I risultati relativi all immunogenicità dimostrano la capacità del vaccino di indurre anticorpi neutralizzanti nei confronti delle 4 componenti antigeniche in esso contenute (Vesikari et al., 213). La schedula vaccinale raccomandata nell AIC consiste di 4 dosi negli infanti che inizino il ciclo di immunizzazione tra i 2 e i 5 mesi di vita (di cui le prime 3 dosi intervallate di 1-2 mesi, con dose di richiamo da somministrare tra i 12 e i 23 mesi). In caso di inizio della vaccinazione in bambini di età compresa tra 6 mesi e 11 mesi, sono necessarie due dosi di ciclo di base intervallate di almeno 2 mesi, più un richiamo nel secondo anno di vita ad almeno 2 mesi dal completamento del ciclo primario. Il ciclo di base è analogo per i bambini di età compresa tra 12 e 23 mesi (2 dosi); in questo caso la dose di richiamo deve essere somministrata tra il dodicesimo e il ventitreesimo mese dopo la seconda dose. Per i soggetti di età superiore ai 2 anni, il ciclo attualmente previsto è di due dosi intervallate di almeno 2 mesi (almeno 1 mese in caso di età superiore agli 11 anni). Il vaccino ha dimostrato un buon profilo di sicurezza, con percentuali di effetti collaterali analoghe a quelle riscontrate dopo somministrazione dei comuni vaccini dell infanzia (esavalente, MPR, etc.). È stato rilevato un aumento della probabilità di febbre di grado moderato o elevato quando il vaccino anti-meningococco B è somministrato simultaneamente agli altri vaccini previsti per la stessa fascia di età. La valutazione dell espressione degli antigeni vaccinali nei vari isolati di meningococco si è resa necessaria data l impossibilità di misurare l efficacia del vaccino in modo tradizionale (comparando incidenza di malattia in vaccinati e non vaccinati), vista la bassa incidenza delle patologie meningococciche nella popolazione. E stata utilizzata una tecnica definita Meningococcal Antigen Typing System (MATS), che ha consentito di verificare come in Italia l 87% degli isolati nel esprima almeno uno degli antigeni vaccinali ad un livello sufficiente per essere neutralizzato dagli anticorpi elicitati dalla vaccinazione (Vogel et al., 213). Peraltro, tale percentuale rappresenta quasi certamente una sottostima della quota di isolati effettivamente neutralizzabili, visto che non tiene conto dell effetto combinato di titoli anticorpali sotto soglia (che unendo i loro potenziali neutralizzanti parziali possono proteggere), né del fatto che l espressione degli antigeni in vivo è maggiore di quella in vitro misurata dalla tecnica MATS (Frosi et al, 213). Raccomandazioni di inserimento e di utilizzo del vaccino contro il meningococco di tipo B Le patologie invasive da meningococco, pur non frequenti, costituiscono una seria minaccia alla salute e sono, tra le malattie prevenibili mediante vaccino, quelle percepite come più drammatiche dalla popolazione. Anche il verificarsi di relativamente pochi casi di malattia rappresenta un evento drammatico, gravato da un elevata probabilità di morte e di sequele permanenti. La vaccinazione contro il meningococco B rappresenta una necessità epidemiologica, ma anche etica e comunicativa non eludibile. Per tali ragioni, il gruppo vaccini inter-societario SItI, FIMP, SIP, raccomanda il suo utilizzo per la vaccinazione gratuita di tutti i lattanti. La scelta della collocazione delle dosi di meningococco B rappresenta un problema di non

59 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 5 facile risoluzione, considerate le contrastanti necessità di effettuare 4 somministrazioni nel volgere di pochi mesi, di non effettuare più di 2 iniezioni simultaneamente e, nel limite del possibile, di evitare le co-somministrazioni del vaccino anti-meningococco B con altri vaccini, visto anche l incremento delle febbri di grado moderato/elevato ad esse conseguente. A tale proposito, si sottolinea l importanza di segnalare gli eventuali eventi avversi ad un vaccino di concezione innovativa come quello contro meningococco B. La somministrazione separata da altri vaccini può facilitare la valutazione di sicurezza senza fattori di confondimento. L RCP del prodotto prevede l utilizzo profilattico del paracetamolo e le diverse posologie proposte per età. La schedula vaccinale proposta, pur comportando lo svantaggio (difficilmente evitabile) di 3 sedute vaccinali aggiuntive nel corso del primo anno di vita, presenta i seguenti vantaggi: effettuazione delle 3 dosi del ciclo di base per meningococco B in tempi rapidi, come risulta necessario sulla base dell epidemiologia della patologia; rispetto (nessuna modifica) dell attuale calendario per le vaccinazioni di routine, con garanzia perdurante di protezione precoce verso Pertosse e protezione verso colonizzazioni precoci da Pneumococco e da Rotavirus; facilità per il genitore di rammentare il successivo appuntamento; somministrazione di non più di due vaccini in una singola seduta; minimizzazione della possibilità di incrementi di eventi avversi (febbre); possibilità di monitorare separatamente eventuali eventi avversi del nuovo vaccino. Infine il report prodotto dal Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell ISS dal titolo Dati e evidenze disponibili per l introduzione della vaccinazione antimeningococcica tipo B nei nuovi nati e negli adolescenti conclude che il vaccino 4CmenB (antimeningite B) ad oggi mostra un buon profilo di immunogenicità nei confronti della malattia invasiva da meningococco B. Nell ipotesi di una vaccinazione universale, essendo l incidenza dell infezione maggiore nel prima anno di vita, l avvio precoce del ciclo vaccinale è indispensabile per prevenire il maggior numero dei casi. Vaccino anti HPV Premessa: Studi di sicurezza post marketing hanno evidenziato un elevata sicurezza del vaccino quadrivalente. Nel mondo sono stati distribuiti più di 13 milioni di dosi e l evento avverso più comune è la sindrome vasovagale. Dopo la somministrazione del vaccino la percentuale di comparsa di malattie autoimmuni rimane bassa e ben al di sotto di quanto previsto nella popolazione generale (<6 casi/milione). Alcuni studi concludono che i vaccini HPV possono essere correlati a reazioni anafilattiche, invece nessuna correlazione è stata riscontrata con qualsiasi malattia autoimmune. LA NUOVA SCHEDULA VACCINALE DEL VACCINO TETRAVALENTE In data 27 marzo 214 il vaccino tetravalente ha ricevuto autorizzazione EMA per una schedula a 2 dosi in adolescenti femmine e maschi - di età compresa fra i 9 ed i 13 anni inclusi (13 anni e 364 giorni). Il termine massimo di 13 anni si riferisce alla somministrazione della 1^ dose del ciclo vaccinale: la prima dose deve essere somministrata entro il giorno prima del compimento del 14 compleanno. La schedula a 2 dosi è quindi applicabile anche se il termine previsto per il completamento del ciclo vaccinale è successivo al compimento dei 14 anni. Se la seconda dose di vaccino è somministrata prima di 6 mesi dalla prima dose, una terza dose deve essere sempre somministrata a distanza di almeno 4 mesi dalla seconda dose. Nei soggetti di età pari o superiore a 14 anni (dal giorno del 14 compleanno in poi), il vaccino dovrà continuare ad essere somministrato seguendo una schedula a 3 dosi (, 2, 6 mesi). Vaccinazione universale HPV: Razionale dell introduzione della vaccinazione nei soggetti di sesso maschile I dati di prevalenza dell infezione da HPV nelle donne dimostrano un primo picco d infezione intorno ai 25 anni di età che diminuisce con il progredire dell età, ripresentandosi con un secondo picco intorno ai 45 anni di età. Invece nei maschi, lo studio HPV in Men (HIM) dai 18 fino ai 7 anni di età ha evidenziato una prevalenza complessiva dell infezione del 65,2% che rimane costante lungo tutta la vita. Il maschio è quindi un portatore di HPV con una prevalenza superiore e costante rispetto a quella della donna. Le ragioni che sostengono la vaccinazione anti-hpv universale (vaccinazione di adolescenti maschi e femmine) sono molteplici: Dal punto di vista epidemiologico ed economico si è dimostrato che le infezioni HPV del maschio rappresentano più di 1/3 del burden of disease di tutte le patologie HPV-correlate; Il vaccino quadrivalente si è dimostrato altamente efficace anche nei maschi; Migliorare l accettabilità della vaccinazione e la copertura vaccinale nelle femmine; Ridurre drasticamente le patologie HPV-correlate ed il burden of disease per le generazioni future; Eliminare disuguaglianze socio-sanitarie di genere; Aiutare la popolazione a vivere più a lungo e in salute. Molti Paesi hanno già raccomandato la vaccinazione in entrambi i sessi, finanziando la vaccinazione universale con il vaccino quadrivalente (USA, Canada e Australia). In Europa l Austria ha raccomandato la vaccinazione nei maschi dal 26. Stessa cosa ha fatto la Sassonia (Germania) a partire da gennaio 213. Altri Paesi europei hanno avviato un processo di valutazione delle evidenze scientifiche per includere i maschi nei programmi nazionali di vaccinazione di routine contro l HPV (Norvegia, Svizzera, UK, Irlanda). Il burden of disease del maschio nelle patologie HPV-correlate assume una notevole dimensione: tali patologie generano dei bisogni sanitari e di salute pubblica che non sono soddisfatti dalle attuali politiche sanitarie. Infatti: Contrariamente al cancro del collo dell utero, per gli altri cancri non esistono programmi di screening organizzato per la diagnosi precoce. Nel maschio non ci sono studi diagnostici standardizzati per la diagnosi di routine delle infezioni HPV. Questi tumori sono spesso diagnosticati in una fase avanzata e associata ad un alta morbilità e mortalità. Anche se considerata una patologia rara, il cancro del pene ha un alta mortalità. L HPV si trasmette tra maschi e femmine. Entrambi i sessi possono essere affetti da malattie HPV ed hanno lo stesso diritto di usufruire direttamente dei benefici della vaccinazione anti-hpv. Secondo le normative europee, è un diritto di ogni individuo poter accedere ai programmi di prevenzione delle malattie, laddove esista un mezzo efficace di prevenzione come per il vaccino anti-hpv. Un programma universale di vaccinazione anti-hpv riduce i pregiudizi creati intorno a una vaccinazione del solo genere femminile, aiutando a ridurre le barriere socio-culturali e quindi aumentando l accettabilità e le coperture vaccinali. Vaccino Anti Zoster L Herpes Zoster è una patologia frequente nel soggetto anziano e in chi è affetto da co-morbosità di varia natura, ed è legato alla riattivazione del Virus Varicella Zoster (VZV) rimasto latente nei gangli nervosi sensoriali dopo una pregressa varicella. La patologia è causa di rilevati danni sanitari e sociali, specialmente correlati alla Nevralgia Post-Erpetica (Post-Herpetic Neuralgia o PHN), sindrome dolorosa cronica altamente invalidante della durata di alcuni mesi e a volte anche di anni, che colpisce fino al 2% di coloro che sono affetti da Herpes Zoster. Potenzialmente oltre il 95% degli adulti europei, che hanno contratto la varicella, sono a rischio di sviluppare lo zoster. L aumento dei casi di HZ e PHN si riscontra con l'aumentare dell'età e con il declino dell'immunità cellulo-mediata (CMI). Il vaccino potenzia l'immunità cellulare specifica verso il VZV e controlla la riattivazione e la replicazione del virus latente: riduce pertanto i casi e la severità dell'hz e della PHN. La gestione clinico/terapeutica dell'herpes Zoster e della PHN è complessa e insoddisfacente. La disponibilità di un vaccino efficace e sicuro indirizzato alla prevenzione della malattia e delle sue complicanze più serie rende raccomandabile un suo ampio utilizzo sia nei soggetti a rischio al di sopra dei 5 anni, ad eccezione dei soggetti seriamente immunodepressi (trattandosi di un vaccino vivo attenuato), sia un utilizzo in regime di gratuità in almeno una coorte di popolazione anziana (da 65 anni o 75 anni), al fine di coprire progressivamente successive fasce di popolazione contro una patologia ad elevato impatto sociale e con potenziale altamente invalidante.

60 GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n Vaccinazione dei soggetti immigrati Vaccinazione dei minori immigrati Ai minori immigrati devono essere garantite sia le vaccinazioni obbligatorie che tutte quelle inserite nel presente calendario vaccinale regionale; Nel caso le vaccinazioni effettuate non siano documentate, i minori appartenenti alle classi di età per le quali è prevista la vaccinazione obbligatoria verranno vaccinati secondo lo schema usuale, a seconda dell'età; In considerazione della maggiore possibilità di insorgenza di reazioni indesiderate a vaccino, nel caso in cui la somministrazione di anatossina difto-tetanica avvenga troppo frequentemente, andrà attivata la seguente procedura: nei minori in età scolare andrà determinato lo stato anticorpale per il tetano, in quanto, essendo le due anatossine solitamente somministrate contestualmente, lo stato immunitario per il tetano può considerarsi indicativo dell avvenuta immunizzazione anche contro la difterite; ove necessario, procedere alla vaccinazione secondo la schedula DTPa in uso; Dopo il compimento dei 6 anni è necessario utilizzare la formulazione con vaccino antidifterite-tetano-pertosse di tipo adulti (dtpa); Per i minori di 12 anni compresi dovrà essere effettuato un ciclo completo con il vaccino antipolio Salk (IPV). Vaccinazione degli adulti immigrati in presenza di lesioni a rischio di tetano: effettuazione della profilassi anti-tetanica post-esposizione, secondo le indicazioni nazionali vigenti (circolare del Ministero della sanità n. 16/96); per tutti: verifica dello stato vaccinale nei confronti della polio, che dovrà essere documentato da certificato di vaccinazione valido; soggetti che dichiarano di non essere mai stati vaccinati: effettuazione della vaccinazione anti-polio (ciclo completo); soggetti sprovvisti di adeguata documentazione e con stato vaccinale dubbio: somministrazione di almeno 1 dose di vaccino anti-polio (IPV); registrare puntualmente tutte le vaccinazioni effettuate, sia nei bambini che negli adulti, prendendo nota oltre che dei dati anagrafici del soggetto vaccinato anche del tipo e del lotto di vaccino; aggiornare la documentazione attestante lo stato vaccinale del soggetto, nei casi in cui sia stata esibita, o rilasciare un libretto vaccinale personale ex novo, se bambini (da dare ai genitori o tutori), o un certificato attestante l avvenuta vaccinazione, se adulti. Nel libretto vaccinale e nel certificato di vaccinazione dovranno essere indicati tipo e lotto del vaccino somministrato; segnalare gli eventuali eventi avversi a vaccinazione. Obiettivi prioritari del Calendario vaccinale per la vita modificato ed integrato Si confermano gli obiettivi di copertura già previsti dal PNPV e dal Calendario vaccinale per la vita; Attivare il flusso informativo regionale obbligatorio mediante l utilizzo delle anagrafi vaccinali aziendali e del cruscotto regionale; Individuare e razionalizzare i centri di riferimento regionali per le vaccinazioni dei soggetti a rischio; Ottimizzare le modalità di sorveglianza degli eventi avversi associabili alle vaccinazioni; Con apposito provvedimento dovranno essere fissati i requisiti strutturali e organizzativi ai fini dell accreditamento dei centri vaccinali; I direttori del dipartimento di prevenzione, dei servizi di epidemiologia, il responsabile UO semplice coperture vaccinali ed i responsabili dei centri vaccinali sono chiamati a svolgere prioritariamente le seguenti azioni: 1. la promozione dell adesione consapevole alle vaccinazioni; 2. l offerta attiva e gratuita dei vaccini previsti dal calendario; 3. la conduzione di un attività sistematica di recupero dei non vaccinati (catch up) e di riproposta periodica della vaccinazione (follow up), secondo le indicazioni del calendario vaccinale; 4. il miglioramento della capacità di raggiungere le persone ad alto rischio, per condizione sociale, culturale o lavorativa, cui offrire le vaccinazioni necessarie, per esempio adulti mai vaccinati per tetano, donne in età fertile suscettibili alla rosolia, soggetti che appartengono a gruppi ad elevato rischio per malattia pneumococcica, personale sanitario per la vaccinazione contro l influenza; 5. la corretta gestione dell anagrafe vaccinale; 6. la sorveglianza degli eventi avversi potenzialmente attribuibili a vaccino. Le direzioni strategiche aziendali, ai fini del raggiungimento delle previste coperture vaccinali dovranno adeguatamente valorizzare il ruolo del pediatra di libera scelta, del medico di medicina generale, e del medico specialista territoriale ed ospedaliero: 1. Il pediatra di libera scelta (PLS) adempie ad una funzione di tutela globale della salute del bambino. Considerato che è ampiamente dimostrato come il comportamento e l atteggiamento del PLS influenzi in modo rilevante le scelte sanitarie della famiglia e del bambino in ordine alle vaccinazioni, è fondamentale il suo ruolo nelle azioni di counselling, anche utilizzando le occasioni di contatto previste per i bilanci di salute. 2. Al pari del PLS, anche al medico di medicina generale (MMG) è affidata la responsabilità complessiva in ordine alla tutela della salute del proprio assistito, che si estrinseca in compiti diagnostici, terapeutici riabilitativi, preventivi e di educazione sanitaria. Il contributo del MMG nelle azioni di counselling per le vaccinazioni dell adulto, in particolare per le vaccinazioni antitetanica, antirosolia e antinfluenzale, deve essere rafforzato sia in un contesto di attività ambulatoriale che domiciliare. 3. Il medico specialista (MS) che direttamente si rapporta con la patologia correlata alle malattie infettive (cliniche ed unità operative di pediatria, cliniche ed unità operative di malattie infettive e medicina interna) nonché il personale afferente alle cliniche ed unità operative di ginecologia e ostetricia e ai consultori familiari, rappresentano un ulteriore importante risorsa da coinvolgere nella strategia vaccinale aziendale per il conseguimento degli obiettivi. 4. Nel nuovo scenario del servizio sanitario nazionale, il cittadino non svolge più un ruolo passivo, pertanto deve essere messo in condizione di poter operare consapevolmente le proprie scelte di salute. Un adeguata protezione vaccinale è stata fino ad oggi garantita dall istituto dell obbligo vaccinale; in futuro, invece, il diritto di tutti alle vaccinazioni deve essere ottenuto attraverso un estesa ed uniforme adesione consapevole: il cittadino deve essere soggetto/oggetto di un azione di empowerment, finalizzata ad aumentare le sue conoscenze in tema di vaccinazioni. Va quindi instaurato un nuovo rapporto attraverso un rinnovato scambio informativo tra i centri vaccinali e la popolazione che consenta anche di precisare gli obiettivi della strategia vaccinale, le sue azioni, i benefici ed i possibili rischi. Centri di riferimento regionali per le vaccinazioni dei soggetti a rischio Perseguire l obiettivo di raggiungere sempre più elevati livelli di sicurezza nella pratica vaccinale è indispensabile per mantenere il successo dei programmi e rafforzare nell opinione pubblica la fiducia nelle vaccinazioni. Le attività previste dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale, nel Piano nazionale per l eliminazione del morbillo e della rosolia congenita e l implementazione del presente calendario vaccinale, determineranno un aumento assoluto del numero di vaccinazioni da eseguire e, di conseguenza, un aumentata probabilità relativa di soggetti a rischio per sospette controindicazioni o pregresse reazioni avverse a vaccini. Si ritiene pertanto indispensabile procedere ad una implementazione dei centri di riferimento regionali per le vaccinazioni dei soggetti a rischio, da individuare sul territorio regionale, e alla loro organizzazione da parte delle direzioni strategiche aziendali, al fine di garantire sempre più sicurezza nella pratica vaccinale mediante il miglioramento sia dell offerta clinico-assistenziale che della conoscenza, gestione e valutazione dei possibili eventi avversi correlati alle vaccinazioni. In particolare i centri di riferimento regionali, individuati in prossimità di reparti di neonatologia e/o rianimazione pediatrica e gestiti congiuntamente da dirigenti medici dei centri di vaccinazione e dei reparti di diagnosi e cura, devono garantire, in regime ambulatoriale o in regime di ricovero ordinario o di DH, per quei casi che necessitano di approfondimento diagnostico, l esecuzione delle vaccinazioni ai soggetti a rischio e/o con dati anamnestici di severe reazioni avverse ai vaccini. Piano di comunicazione regionale sulle malattie infettive prevenibili con le vaccinazioni. Tra le attività a sostegno del nuovo calendario vaccinale dell età evolutiva vi è la comunicazione rivolta in particolare alla conoscenza delle malattie infettive prevenibili con le vaccinazioni. La vaccinazione rappresenta una delle più importanti scoperte scientifiche nella storia dell'umanità ed ha contribuito in modo fondamentale a incrementare la speranza di vita degli esseri umani. Sin dalla loro nascita le vaccinazioni si sono rivelate efficaci per ridurre drasticamente o per debellare totalmente la diffusione di malattie infettive tra la popolazione. Ma proprio il successo delle vaccinazioni può influire negativamente sulla loro accettazione da parte della gente, in quanto la diminuzione dell incidenza delle malattie prevenibili diminuisce anche la percezione della loro gravità. La comunicazione in ambito vaccinale ha sempre avuto un ruolo cruciale per l accettazione o meno delle pratiche vaccinali, ma in questo ultimo decennio, con l'avvento del web, abbiamo assistito ad un cambiamento radicale dei mezzi e delle strategie comunicative, non-

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