Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare

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1 Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare Le richieste della società civile in occasione della riunione dei ministri dell Agricoltura dei Paesi del G20

2 Le richieste della società civile in occasione della riunione dei ministri dell Agricoltura dei Paesi del G20 17 giugno

3 Indice dei contenuti Introduzione...3 Speculazione finanziaria sul cibo...4 Agrocarburanti...7 Politiche di gestione dell offerta e regolamentazione dei mercati agricoli...9 Volatilità dei prezzi e commercio internazionale...11 L uso di riserve alimentari per contribuire alla stabilità dei prezzi agricoli...13 Quale produzione, quanti produttori...15 Conclusione: un nuovo sistema di governance...16 Hanno collaborato alla realizzazione di questo documento: Luca Colombo, Monica Di Sisto, Marco Foschini, Alberta Guerra, Nora McKeon, Antonio Onorati, Damiano Sabuzi, Roberto Sensi e Antonio Tricarico 2

4 Introduzione Le crisi alimentari del hanno segnato profondamente la lotta alla fame ed alla povertà mettendo a rischio i limitati progressi raggiunti nell'ultima decade. Allo stesso tempo hanno mostrato come il problema della volatilità dei prezzi delle commodities agricole è paradigmatica dei problemi strutturali dei loro mercati. Questa situazione, infatti, è stata provocata dalla profonda liberalizzazione dei mercati mondiali avvenuta negli ultimi 15 anni a favore di un modello di produzione industrialista e centrato sull'export, e dalla successiva finanziarizzazione dell'agricoltura e dei mercati delle materie prime come risposta fallimentare per calmierare i prezzi in spazi di scambio sempre più oligopolistici, imperfetti e disegnati per avvantaggiare il grande agro-business di pochi Paesi esportatori. Oggi la finanziarizzazione delle commodities agricole e dell'agricoltura in generale inclusa la crescente mole di investimenti speculativi in acquisto di terre ha generato nuovi e complessi meccanismi di trasmissione dei prezzi tra i mercati internazionali e quelli nazionali e locali, ben oltre il caso delle poche materie prime globalizzate che dominano gli scambi internazionali. Nelle risposte alla crisi alimentare mosse da diversi Governi emerge che solo chi può contare ancora su alcuni meccanismi di controllo dei flussi in entrata ed in uscita di prodotti agricoli, nonché su riserve pubbliche, è in grado di limitare i danni, mentre la gran parte dei Paesi impoveriti ha sofferto drammaticamente, specialmente quelli dipendenti dalle importazioni. Emerge, allo stesso tempo, che in entrambi i casi i piccoli produttori e l'agricoltura familiare e contadina, che oggi sfamano la maggior parte della popolazione mondiale, non hanno beneficiato dei prezzi più elevati. Non se ne sono avvantaggiati né i consumatori della classe media nei Paesi ricchi come in quelli emergenti, ma solamente i trader commerciali e pochi speculatori. La nuova crisi dei prezzi iniziata nella seconda metà del 2010, che ha fatto da detonatore insieme ad altri fattori alle rivolte nel mondo arabo, pone con urgenza alla comunità internazionale la necessità di definire misure strutturali che cambino profondamente il funzionamento attuale dei mercati agricoli, prima che sia troppo tardi. Cio sarà possibile solamente tramite la definizione di politiche agricole pubbliche a livello nazionale ed un forte coordinamento tra queste a livello internazionale, al fine di corrispondere ai piccoli produttori un prezzo giusto e promuovere una governance delle filiere produttive che riduca la speculazione e stabilizzi i prezzi. La risposta alle nuove crisi non sarà nella definizione di nuovi strumenti finanziari per suddividere il rischio o la creazione di meccanismi innovativi di finanziamento in agricoltura sempre più basati sull'operato dei mercati di capitale privati, né nella promozione di una fantomatica nuova rivoluzione verde per aumentare la produttività e mettere l'agricoltura in grado di restare produttiva con i cambiamenti climatici. Dobbiamo puntare alla revisione del modello di produzione e delle regole commerciali internazionali, cercando di arrivare ad una regolamentazione separata per la questione agricola da quella commerciale e finanziaria, cercando inoltre di raggiungere un sostegno alla creazione di mercati locali in grado di suddividere il rischio di produzione con meccanismi economici e sociali controllati dai piccoli produttori e dai consumatori e quindi in grado di stabilizzare sempre più i prezzi delle commodities agricole e dei prodotti finali. 3

5 Speculazione finanziaria sul cibo La volatilità dei prezzi delle commodities agricole ha diverse cause, ma riguardo ai fenomeni di eccessiva volatilità dei prezzi, particolare attenzione è stata posta sulla correlazione tra mercati finanziari basati sull'utilizzo di prodotti derivati e fondi strutturati su questi ed i mercati fisici delle commodities agricole. La società civile ritiene che ci sia una stretta correlazione tra la speculazione finanziaria oggi presente nei mercati delle commodities agricole e l'eccessiva volatilità dei loro prezzi. Questo fenomeno ed i suoi impatti negativi sono provati da un numero crescente di studi ufficiali ed indipendenti, così come dall'ammissione di un numero sempre maggiore di trader finanziari. E' importante ricordare che i mercati delle commodities, secondo tutti gli esperti di ogni orientamento, tendono a non funzionare bene per motivi intrinseci tra cui la mancanza di liquidità tra domanda e offerta che induce a parteciparvi attori puramente speculativi. Grazie all utilizzo di strumenti finanziari i produttori e gli utenti finali possono anche coprire il proprio rischio (hedging) causato delle peculiarità e dalla volatilità intrinseca di questi mercati. Mentre normalmente la speculazione occupava un 20%del totale delle transazioni nei mercati agricoli, oggi ha raggiunto, però, l'80%, un peso non giustificabile in alcun modo e da nessuna teoria economica e finanziaria. Questo è avvenuto poiché negli ultimi dieci anni i mercati finanziari collegati alle commodities sono cresciuti a dismisura, ed in particolare la componente speculativa di questi mercati è diventata di gran lunga superiore a quella di hedging. I derivati finanziari sulle materie prime giocano un ruolo chiave e la loro funzione di stabilizzazione dei prezzi e di aiuto nella determinazione dei prezzi di mercato grazie all interazione tra domanda ed offerta, si è rivelata illusoria, alimentando la volatilità stessa dei prezzi. Per questo un approccio di regolamentazione del problema deve considerare i prodotti derivati non solo come strumenti di gestione del rischio, ma come strumenti altamente speculativi. Le materie prime, così, si sono trasformate in asset finanziari e il loro prezzo di mercato a livello globale è fissato di fatto sulla borsa che negozia i futures e non in quella delle merci fisiche, con numerose implicazioni per la correlazione e trasmissione dei prezzi dai mercati finanziari puramente speculativi a quelli fisici. Strumenti come index funds, exchange traded funds e products e l'operato degli stessi hedge funds che possiedono sempre più direttamente quote rilevanti del mercato fisico delle commodities hanno creato nuovi meccanismi di correlazione tra i prezzi delle diverse materie prime, incluse quelle non agricole, ed in particolare tra il prezzo dei futures del petrolio altamente volatile e quello delle commodities agricole, aumentandone l instabilità. E' fondamentale quindi che i mercati dei derivati sulle commodities siano regolamentati in maniera distinta dagli altri mercati dei derivati monetari, finanziari, etc. - dal momento che dovrebbero servire solamente a garantire i produttori ed i consumatori dai rischi fisici, poiché considerato che ogni disturbo irrazionale e non collegato ai fondamenti all'andamento dei mercati agricoli ha implicazioni drammatiche per miliardi di persone ed il loro diritto al cibo. L'esempio offerto dagli Stati Uniti di dotarsi di un autorità di vigilanza ad hoc la Commodities Futures Trading Commission (CFTC) rimane un esempio valido e generalizzabile. 4

6 Anche in mancanza di un'evidenza conclusiva e netta della responsabilità della speculazione finanziaria nell'aumento della volatilità dei prezzi delle commodities agricole, deve essere adottato un approccio di precauzione proprio per le implicazioni reali che essa ha sul diritto al cibo, con l idea che siano gli speculatori, e non i piccoli produttori o i consumatori, a doverne provare l'esistenza o l assenza. Allo stesso tempo è necessario che si stabiliscano dei criteri rigidi per la definizione di quale attore dei mercati fisici puo effettuare hedging ed in che modo, al fine di evitare che i principali trader commerciali oggi presenti sui mercati fisici peraltro in regime di forte oligopolio con conseguenti distorsioni del mercato diventino essi stessi fortemente finanzia rizzati, generando gran parte dei propri profitti sui mercati finanziari e beneficiando di evidenti asimmetrie di informazione rispetto ad altri operatori. Raccomandazioni Sulla base di tale principio, è necessario che il Governo italiano sostenga da subito in sede G20 ed in altri luoghi decisionali come l Unione Europea e fora internazionali rilevanti, l'attuazione delle seguenti misure minime di regolamentazione: adozione di limiti di posizione individuali ed aggregati per tipo di strumento finanziario nei mercati dei derivati sulle commodities agricole; eliminazione dei mercati over the counter (OTC) e standardizzazione di questi in borse tradizionali con obbligo di margine e piena trasparenza, con l imposizione di limiti alla dimensione dei mercati per evitare che le controparti centrali diventino too big to fail ; moratoria sull'inclusione delle commodities agricole in index funds e exchange traded funds e products e proibizione per gli hedge funds di controllare direttamente stock fisici di commodities; non prevedere alcuna eccezione per comodity swaps - monetari ed altri derivati del genere; adottare principi rigidi e piena trasparenza per distinguere tra hedgers (produttori e utilizzatori finali) e speculatori, al fine di evitare che i principali trader delle commodities operino principalmente sui mercati finanziari. 5

7 Non servono ulteriori alchimie finanziarie per stabilizzare i prezzi Preoccupa che nell'ambito del processo G20 di quest'anno, la Presidenza francese per mano di Pierre Jacquet capo economista dell'agenzia francese di sviluppo - abbia presentato ai Governi partner un documento al di fuori dei negoziati dei numerosi gruppi di lavoro sul tema della volatilità dei prezzi delle commodities agricole, che elabora possibili raccomandazioni che il G20 potrebbe sostenere nei prossimi mesi per aiutare i Paesi in via di sviluppo a fronteggiare e convivere al meglio con la sempre più elevata volatilità dei prezzi. Il governo francese invoca senza mezzi termini la leadership della Banca mondiale per sostenere un ricorso ancora più massiccio a strumenti finanziari di gestione del rischio per i piccoli produttori, che ad oggi sono restii o non capaci di operare sui mercati finanziari e di capitale. In particolare il Governo francese sostiene la necessità di definire delle strategie integrate di gestione del rischio nell'ambito dei programmi nazionali di sviluppo agricolo, chiedendo alle banche di sviluppo di fornire servizi di consulenza e di intermediazione con operatori sui mercati finanziari. Addirittura per lo stesso World Food Programme si sostiene la necessità di adottare una strategia di hedging finanziario del rischio per diminuire i costi nella gestione e fornitura di stock di aiuti alimentari. Tale approccio risulta profondamente controverso, sia perché contribuirebbe ad una maggiore finanziarizzazione del sistema agricolo e quindi ad una maggiore volatilità dei prezzi - così come il massiccio ricorso ai mercati dei futures e prodotti finanziari collegati ha provocato decade negli ultimi dieci anni - sia perché affida ancora una volta alla Banca mondiale una leadership nella definizione di strumenti finanziari innovativi nella gestione del rischio quali derivati sulle condizioni meteorologiche, assicurazioni su disastri naturali, e sostegno ad intermediari finanziari per rafforzare i mercati finanziari nei Paesi più poveri, con un approccio da pura banca di investimenti che negli ultimi anni ha dimostrato di essere ben lontano dai bisogni reali dell'agricoltura familiare e contadina e dei più poveri. Il CISA chiede quindi al Governo italiano di sollevare con forza la sua obiezione all'adozione di tale approccio e delle raccomandazioni collegate, ed invece di discutere quali possano essere sistemi economici e sociali quali ad esempio consorzi di filiera e cooperative di produttori che potrebbero aiutare la condivisione del rischio ed allo stesso tempo consentire una stabilizzazione dei prezzi delle commodities agricole nei mercati locali. 6

8 Agrocarburanti Il boom registrato dalla produzione di agrocarburanti di prima generazione negli ultimi anni è una delle cause dell aumento del costo del cibo sui mercati internazionali. Esso ha contribuito in modo considerevole, ad esempio, all incremento del prezzo dei cereali, non determinando pero un miglioramento delle condizioni di vita dei piccoli produttori, la maggior parte dei quali non ha accesso a questo tipo di mercato, è povera e senza terra e quindi ha visto solo aumentare il costo del proprio cibo. Durante gli ultimi dieci anni il consumo di etanolo è aumentato di cinque volte, mentre quello di biodiesel addirittura di venti. Dal punto di vista della domanda agricola, l industria degli agrocarburanti è arrivata ad utilizzare un quarto della produzione di mais negli Stati Uniti e ben il 50% della produzione di oli vegetali in Europa. L impatto sui mercati dei cereali e degli oli vegetali è considerevole e si realizza attraverso differenti modalità. A livello internazionale, ad esempio, il prezzo di determinate commodities agricole si è legato strettamente a quello del petrolio. L esempio più emblematico è quello del mais utilizzato per la produzione di etanolo. Quando il prezzo del petrolio supera una certa soglia (50-75 dollari a barile), un aumento del 1% del prezzo di quest ultimo determina un rispettivo incremento del pezzo del mais di circa lo 0.9%. Secondo la FAO, questo tipo di correlazione è osservabile anche in relazione alla colza, la soia e l olio di palma, altre tre importanti materie prime agricole utilizzate per la produzione di agrocarburanti. Questi ultimi, inoltre, sono una delle cause che hanno determinando l abbassamento degli stock strategici a livello globale, con un conseguente impatto sulla dinamica dei prezzi agricoli. L espansione della produzione di agrocombustibili, oltre a causare il rialzo dei prezzi delle relative commodities agricole ne aumenta anche la volatilità. Nel breve periodo questo può avvenire a causa della modifica nelle politiche sui mandati, dei sussidi e delle politiche commerciali a sostegno del settore dei biocarburanti, che possono determinare degli shock sul lato della domanda difficili da accomodare attraverso un aumento dell offerta. Nel lungo periodo, la sempre più stretta correlazione tra i prezzi di alcune commodities energetiche ed i prezzi agricoli faciliterà la trasmissione della volatilità dei primi sui secondi non più solamente, come avveniva in passato, attraverso il costo degli input produttivi. La FAO stima che con il costo del petrolio attorno ai 100 dollari al barile, i produttori di etanolo siano in grado di rimanere competitivi pagando il mais 162 dollari per tonnellata metrica e, addirittura, fino a 220 dollari grazie ai sussidi. Se i mandati ed i target quantitativi per la sostituzione di combustibili fossili con agrocarburanti, in particolare per il settore dei trasporti, stabiliti da un numero sempre più crescente di Paesi, tra cui l Unione Europea, e sostenuti attraverso politiche di sussidi, esenzioni fiscali e protezioni tariffarie, continueranno a determinare una domanda aggiuntiva sui mercati agricoli per uso energetico, il prezzo degli agrocarburanti potrebbe diventare competitivo con quello del petrolio su base e regolare. Oltre ad esercitare un impatto sulla volatilità dei prezzi alimentari, gli agrocarburanti determinano una pressione sulla terra e sui diritti di accesso per le popolazioni locali, mettendo a rischio la sicurezza alimentare e quindi il diritto al cibo, e destinando a produzione dedicata superfici situate in aree che svolgono funzioni di estrema importanza 7

9 dal punto di vista ambientale. I biocarburanti rappresentano uno dei principali driver per la corsa all accaparramento di terre da parte nei Paesi del Sud, in particolare in Africa. Numerose ricerche, inoltre, stanno mettendo sempre più in discussione la capacità degli agrocombustibili di ridurre il livello di emissioni di gas ad effetto serra se viene preso in considerazione l intero ciclo di produzione, ovvero dal campo al serbatoio delle automobili. Infatti, anche a causa degli effetti indiretti sul cambio di destinazione d uso dei terreni (ILUC Indirect Land Use Change), gli agrocarburanti di prima generazione, gli unici attualmente in commercio, determinano un aumento anziché una riduzione delle emissioni. Raccomandazioni Alla luce di quanto sopra esporto, è di fondamentale importanza che i Paesi del G20 assumano impegni decisi per: L eliminazione dei target, dei mandati obbligatori e dei sostegni finanziari (come sussidi ed esenzioni fiscali) che incoraggiano l espansione della produzione su scala industriale di agrocombustibili insostenibili; garantire che tutti i biocarburanti prodotti, sia a livello domestico che importati, rispondano a criteri stringenti di sostenibilità sociale ed ambientale che assicurino che la loro produzione non vada a discapito di quella alimentare, violando il diritto al cibo, alla terra ed i diritti dei lavoratori. Inoltre, per quanto riguarda i criteri di sostenibilità ambientale, considerando l intero ciclo di produzione ed anche gli effetti indiretti sul cambio di destinazione d uso dei terreni (ILUC Indirect Land Use Change), il livello di emissioni non deve superare quello dei combustibili fossili; assicurarsi che qualsiasi studio che verrà intrapreso sugli impatti degli agrocombustibili sui prezzi alimentari, l agricoltura e l ambiente - od eventuali proposte di possibili mandati flessibili, che potrebbero aggiustare gli attuali mandati durante i periodo di particolare tensione sui prezzi dei mercati agricoli - siano realizzati con l attivo coinvolgimento della società civile e dei movimenti contadini. Il Comitato per la sicurezza alimentare della FAO, CFS, è il luogo più idoneo per un approfondimento di questi aspetti legati biocombustibile agli agrocombustibili e studi specifici devono essere richiesti al High Level Panel of Expert (HLPE). 8

10 Politiche di gestione dell offerta e regolamentazione dei mercati agricoli È necessario riconsiderare le politiche di gestione dell offerta fisica delle commodities agricole sui mercati internazionali, regionali e nazionali. Meccanismi innovativi di gestione dell offerta (supply management) dovrebbero essere analizzati per ogni specifico mercato. Le politiche adottate in passato nel quadro di meccanismi di gestione dell offerta includevano manipolazione di stock pubblici e privati, quote per l importazione e l esportazione, tariffe, monitoraggio sulle imprese di produzione e distribuzione e stretti controlli sull approvvigionamento esterno di produzioni agricole. Tali meccanismi possono rispondere a diversi obiettivi e sono stati utilizzati da differenti attori, diversi per interessi, tipologie di mercati e posizioni lungo le filiere. Il loro obiettivo può essere quelle di limitare l offerta per evitare un eccessivo abbassamento dei prezzi o intervenire direttamente sull offerta per stabilizzare il prezzo, riducendone la volatilità. L offerta può essere gestita sia sui mercati nazionali che internazionali con l obiettivo di ridurre o mantenere più elevato il prezzo di determinati prodotti agricoli. Sussidi per la produzione domestica e tariffe hanno permesso alla Ue, ad esempio, di evitare l eccessivo abbassamento dei prezzi agricoli sul proprio mercato, mentre le riserve pubbliche o la gestione di quote hanno ridotto dove utilizzate la volatilità dei prezzi. Con la recessione degli anni Ottanta e l avvento delle politiche di aggiustamento strutturale promosse da Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, sono stati eliminati meccanismi di gestione dell offerta sia a livello internazionale, come gli accordi internazionali sulle commodities (International Commodities Agreement - ICA), che nazionali, come le riserve ed altri strumenti di intervento pubblico per la di stabilizzazione dei prezzi sui mercati e sono stati sostituiti da un modello basato esclusivamente sul mercato. Qualsiasi nuovo sistema di gestione dell offerta dovrebbe tenere in considerazione le lezioni del passato ed essere in grado di promuovere un modello virtuoso e partecipativo nell interesse di tutti gli attori della filiera, in particolare i piccoli produttori, e differenziarlo a seconda del contesto sociale ed economico nel quale si realizza. Le politiche di gestione dell offerta devono inoltre garantire una maggiore equità delle relazioni lungo le filiere. Per questo motivo in primo luogo è necessario intervenire su chi controlla le filiere e l offerta. Infatti, negli ultimi decenni il controllo dei mercati delle commodities (e con questo la possibilità di gestire l offerta) si è gradualmente spostato dai produttori agli attori finali della filiera così come dagli attori pubblici a quelli privati. Complessivamente tutte le misure da adottare per ridurre la volatilità dei prezzi dovrebbero garantire un quadro coerente di regole a livello internazionale a sostegno dei mercati nazionali e regionali. Attualmente le misure discusse in ambito G20 sul problema della volatilità dei prezzi non sono in grado di intervenire efficacemente sul problema. È necessario reintrodurre politiche di gestione dell offerta non solo per sostenere la produzione ed i prezzi, prescindendo dalle condizioni sociali e ambientali di produzione, ma per promuovere il più possibile un modello di produzione e di mercati regionali, nazionali e locali, livelli di prezzi remunerativi ed accessibili per le fasce di popolazioni più debole siano esse produttori o consumatori, qualità e sostenibilità ambientale delle produzioni ed, infine, stabilità ed equità dei mercati. 9

11 I Paesi hanno il diritto di regolare i propri mercati agricoli attraverso politiche di gestione dell offerta e di stabilizzazione dei prezzi, in modo da sostenere il più possibile l approvvigionamento sul mercato interno. Al tal fine, è anche necessario che le politiche commerciali internazionali siano basate sui principi della sovranità alimentare, ovvero garantiscano il diritto delle popolazioni a livello locale, nazionale e regionale di definire le proprie politiche agricole ed alimentari in funzione dei propri bisogni, senza subire le politiche di dumping di stati terzi. 10

12 Volatilità dei prezzi e commercio internazionale Dal 2008 un alta volatilità su prezzi in crescita delle commodities agricole crea molti problemi ai Paesi in via di sviluppo, importatori netti di beni alimentari (NFIDCS) e mette in discussione le regole del commercio, poiché chi dipende dal mercato internazionale per la sua sicurezza alimentare non puo certo sentirsi sicuro. Allo stesso tempo, la volatilità dei prezzi rende difficile la programmazione delle coltivazioni. Raramente fino ad oggi, per di più, l aumento dei prezzi si è tradotto in un maggior guadagno per gli agricoltori, in particolare quelli medio-piccoli, in Paesi che non sono consolidati esportatori. Negli ultimi 15 anni i governi hanno considerato l Organizzazione mondiale del commercio (OMC) l unico forum intitolato a occuparsi di commercio, nell implicita assunzione che esso avrebbe risolto i problemi dello sviluppo. Una prospettiva così unilaterale ha terribilmente complicato il ruolo della OMC mano a mano che sono cominciati a presentarsi problemi ambientali, di emergenza alimentare e di sviluppo, soprattutto nell ambito della creazione di lavoro. Fino ad oggi e a partire dall Uruguay Round, il negoziato agricolo è stato basato sul presupposto di una sovrapproduzione strutturale: l obiettivo è quello di garantire una competizione equa fra esportatori, l accesso al mercato di cui si parla è quello degli esportatori e non degli importatori (negoziato export oriented ). Non c è nessun interesse per le politiche e le misure che un Paese voglia adottare per aumentare la sua produzione agricola, anzi: quelle misure sono il nemico, da valutare solo per l effetto distorsivo che possono avere sul commercio. In questi stessi anni non pochi Paesi hanno aumentato la dipendenza dalle importazioni per la propria sicurezza alimentare. In realtà, nella crisi del 2007/08 sono stati proprio i governi di 25 Paesi esportatori che hanno imposto restrizioni, tasse e bandi alle loro esportazioni. La crisi, inoltre, ha mostrato che l offerta per le esportazioni non è inesauribile, che il basso livello delle riserve mondiali di certe commodities deve preoccupare, che la competizione delle 3F (food, feed, fuel) può avere un impatto determinante sulla domanda alimentare dei Paesi poveri. Invece di giungere ad una conclusione forzata del ciclo di negoziati OMC lanciato a Doha nel 2001 nel segno dello sviluppo, ma che ancora oggi è modellato solo sugli interessi dei grandi Paesi esportatori, bisognerebbe provvedere a valutarne i pesanti impatti annunciati sui mercati locali e su un loro auspicabile rafforzamento, in particolare in ambito rurale. L accordo agricolo (AoA) in discussione, infatti, impedirebbe le necessarie flessibilità e lo spazio politico adatto a consentire ai Paesi membri di implementare politiche agricole per la sicurezza alimentare come quelle a sostegno dei piccoli produttori, delle loro aziende familiari, ma anche la promozione del ruolo delle donne, la tutela del la biodiversità nei raccolti, il rafforzamento e la costruzione di mercati locali, nazionali e regionali, la formazione di riserve strategiche. Le informazioni sui fondamentali del mercato E noto che la capacità di reperire e trasmettere informazioni è terribilmente aumenta negli anni, non a caso siamo nella cosiddetta società delle informazioni. Invece, nel commercio di certe commodities agricole, con l eliminazione delle riserve strategiche pubbliche di molti Paesi OECD e la privatizzazione delle imprese statali di commercializzazione all estero, la conoscenza di quali e quante commodities agricole sono disponibili, dove, si è concentrata nelle mani di poche compagnie che hanno nella 11

13 segretezza delle loro informazioni uno strumento di profitto. Ancora, in seguito alla sua finanziarizzazione il mercato dei future, che poteva dare utili informazioni, è diventato molto discutibile. Questo stato delle informazioni sulle commodities agricole esportabili è inconciliabile con il perseguimento della sicurezza alimentare globale; inoltre, nascondersi dietro il libero operare di attori privati non è certamente sufficiente a cancellare le responsabilità delle classi dirigenti dei Paesi esportatori. Raccomandazioni I Paesi del G20 dovrebbero favorire una rapida evoluzione delle regole promosse ad oggi in ambito OMC, per permettere politiche di scambio e di gestione dell offerta attraverso: La creazione di dispositivi flessibili sulle importazioni (compresi prelievi variabili in caso di bassi prezzi e rimborsi d'imposta in caso di prezzi elevati) per i Paesi in via di sviluppo con il fine di adattarsi ai cambiamenti del mercato e della loro volatilità; la definizione, nell'ambito del CSA, di un quadro di consultazione (GSF) per evitare l'uso di restrizioni all'esportazione di prodotti alimentari in caso di aumenti di prezzo penalizzerebbe i paesi con deficit alimentare e delle popolazioni i più vulnerabili; regole più severe sulle restrizioni alle esportazioni, da notificare per tempo e da realizzare con misure limitate nel tempo, l esenzione per le importazioni alimentari dei Paesi LDC; il tutto in un contesto in cui occorre una valutazione indipendente dei rischi per la sicurezza alimentare, un compito per un Team di Risposta Rapida presso il CFS; la garanzia e protezione dell assistenza umanitaria distinguendola dalle operazioni commerciali, ed una maggiore flessibilità nel consentire rialzi delle tariffe sulla base di condizioni predefinite. 12

14 L uso di riserve alimentari per contribuire alla stabilità dei prezzi agricoli Gli stock o riserve alimentari sono stati utilizzati per prevenire le crisi alimentari dagli albori della civiltà. Molti Paesi, anche molti Paesi africani, hanno sviluppato prima degli anni Ottanta un sistema di riserve che hanno smantellato in seguito ai Piani di aggiustamento strutturale e alle ricette del Fondo Monetario Internazionale che imponeva una riduzione drastica dell intervento statale nell economia ed una maggiore liberalizzazione del mercato. Sicuramente i problemi legati ad una cattiva gestione, alla corruzione e alla scarsa efficacia di intervento che gli stock hanno dimostrato in alcuni Paesi, hanno incentivato il loro smantellamento progressivo. Tuttavia, considerando che in altri casi hanno svolto un ruolo positivo nel calmierare i prezzi a livello domestico, e nel fornire approvvigionamento in situazioni di scarsità dovute a riduzioni improvvise dell offerta, sono tornate ora a rappresentare una valida risposta in seguito alla crisi alimentare del 2007/2008 e a quella più recente. L uso delle riserve permette di raggiungere molteplici obiettivi: 1- garantiscono un meccanismo di rapido intervento soprattutto se accompagnate da un sistema di early warning; 2- esercitano un ruolo positivo sulle aspettative scoraggiando gli speculatori, dal momento che sono tangibili, e danno quindi certezza ad un mercato caratterizzato da opacità e asimmetria delle informazioni; 3- Possono contrastare la volatilità dei prezzi nel breve periodo come strumento di politica pubblica di regolazione del prezzo, attraverso l introduzione di un minimo e un massimo entro cui far oscillare il prezzo attraverso il rilascio di stock in periodi di deficit dell offerta a di acquisto in periodi di surplus; 4- evitano l inasprimento degli effetti di una crisi in quando garantiscono l approvvigionamento di scorte alimentari in caso di emergenza; 5- Rappresentano uno strumento di politica pubblica che serve un interesse pubblico e che attraverso il sostegno alla produzione incentivano la produzione locale, a condizione che lo Stato si impegni ad acquistare produzioni derivanti da agricoltura sostenibile, biologica, a scala familiare; 6- sono soprattutto nei paesi del sud un esercizio di governance locale, con la condizione che ci sia una gestione partecipata con un protagonismo delle organizzazioni di produttori. Non è del tutto vero che gli stock scoraggiano gli investimenti privati, in quanto gli investitori non avrebbero comunque interesse a mantenere gli stock per un utilizzo funzionale all interesse pubblico, in quanto proiettati all ottenimento di profitto. Riguardo ai costi di gestione che vengono spesso menzionati come uno dei motivi per cui non perseguire un sistema di riserve nazionali, questi devono essere messi in relazione al costo del non intervento misurabile in perdita di vite umane e al costo di interventi di emergenza che si rivelano altamente onerosi. Oggi Paesi come India, Brasile, Cina, Indonesia, Mali, Canada e Malawi mantengono vari tipi di riserve alimentari. Nel 2008, 35 Paesi sono intervenuti utilizzando riserve, tra cui Burkina Faso, Cambogia, Cameroon, Cina, Etiopia, India, Kenya, Nigeria, Pakistan e Senegal, e la stessa FAO ha sostenuto che questi paesi hanno risposto meglio alla crisi alimentare del 2008, reagendo più velocemente e subendo costi minori. 13

15 Raccomandazioni Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare Alla luce di quanto sopra esporto, è di fondamentale importanza che i Paesi del G20 assumano impegni decisi per: sostenere un sistema di riserve nei paesi in via sviluppo fornendo loro assistenza finanziaria e tecnica; raccomandare il consolidamento delle riserve preferibilmente a livello regionale in Africa, Asia e America Latina, sostenendo le strutture regionali SAARC ed ECOWAS che stanno già improntando un sistema di riserve regionali, ed incoraggiare altri attori regionali a fare lo stesso; raccomandare uno studio nuovo e aggiornato che esplori ulteriormente il potenziale dell utilizzo di riserve strategiche per contrastare gli impatti devastanti dei fallimenti del mercato e della volatilità dei P a livello nazionale, regionale e locale. Le riserve non possono funzionare se si pensa di compensare tutti i fallimenti del mercato solo con il loro funzionamento, per cui il G20 dovrebbe sostenere una serie di misure complementari sia a livello internazionale che nazionale. A livello internazionale: a) la regolamentazione dei mercati finanziari per contrastare la speculazione sulle commodities agricole; b) Maggiori investimenti nell agricoltura sostenibile; c) regole commerciali più eque d) politiche di gestione della domanda proveniente dai paesi ricchi (domanda di biofuel, domanda di consumo di carni ecc ). A livello nazionale: a) l utilizzo di misure fiscali e commerciali per mitigare gli effetti della volatilità dei p, b) l utilizzo di stock pubblici c) l introduzione di misure per il controllo dei prezzi d) l introduzione di misure di protezione sociale e- l introduzione di misure di sostegno alla produzione agricola locale al fine di aumentare l autosufficienza alimentare e ridurre la dipendenza dai mercati internazionali. 14

16 Quale produzione, quanti produttori La rivoluzione verde, che ha dispiegato il suo potenziale negli anni 60 e 70 aumentando la produttività nelle regioni che ne furono primariamente investite, era caratterizzata dal trasferimento alle comunità rurali di un pacchetto tecnologico volto a facilitare la trasformazione strutturale dell attività produttiva. Tale paradigma non è pero sopravvissuto all usura del tempo come dimostrato agronomicamente- dal rallentamento produttivo registrato a partire dagli anni 80 e concettualmente- dal manifestarsi di un impatto ambientale e sociale prima sottovalutato e oggi al centro delle preoccupazioni planetarie in relazione al degrado delle risorse naturali, alla dispersione di molecole tossiche e persistenti, all erosione delle risorse genetiche, alle emissioni di gas climalteranti e all impoverimento e indebitamento rurale. Nonostante questi elementi siano ormai assunti dalla letteratura scientifica e politica, assistiamo recentemente al rinnovarsi del fascino malthusiano della rivoluzione verde che la recente crisi alimentare ha rilanciato puntando su una modernizzazione dei sistemi produttivi e su un nuovo impulso tecnologico. La vulgata produttivista volta a specializzare la produzione e a promuovere economie di scala nel sistema agroindustriale, esautorando le comunità contadine dal potere decisionale e dalla programmazione, non tiene però conto di come e dove la produzione agricola venga impiegata e del quanto ne venga sprecata. L intero impianto tecnicista quale traiettoria di sviluppo per l agricoltura è stato messo in discussione da uno degli sforzi più ambiziosi e autorevoli che le istituzioni internazionali abbiano saputo mettere in campo sul tema della ricerca e delle conoscenze agricole: l International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development (IAASTD), uno studio su scala globale delle conoscenze agricole e delle relative basi scientifiche e tecnologiche che rappresenta un esperienza unica nella storia dell analisi delle scienze agrarie. Secondo lo IAASTD, l agricoltura multifunzionale in chiave agroecologica deve essere il vero centro della innovazione agricola, soprattutto se intesa non come approccio tecnico alla produzione primaria, ma come fondamento per le economie rurali e come sede di relazioni ecologiche, concorrendo all obiettivo comune di una produzione di beni alimentari non distruttiva delle dotazioni naturali e orientato al mantenimento del capitale ecologico. Il cibo del futuro (e chi lo produrrà) dovrà inoltre fare i conti con aumenti della frequenza e della gravità degli eventi climatici estremi, sommati a una maggiore ricorrenza nella diffusione di parassiti e patologie di piante e animali che avranno un serio impatto sulla produzione agricola e sulla sicurezza alimentare. L impatto del cambio climatico sulle rese agrarie, sulla pesca e sulle attività pastorali e forestali è e sarà diverso a seconda delle regioni del globo, ma è certo che le comunità rurali saranno fra le più esposte all alea generata dal caos del clima capace di generare profondi sconvolgimenti sulla produttività agricola. Il risvolto della medaglia è dato dal fatto che la diversificazione dei sistemi colturali di cui i contadini sono artefici, permette loro di giocare un ruolo cruciale sia nell adattamento della produzione alimentare al cambio climatico sia nella sua mitigazione grazie alla difesa e all integrazione del contenuto di sostanza organica nei suoli che rende i terreni ottime spugne di CO2. 1,4 miliardi di produttori di cibo, le loro conoscenze, i loro territori, su ogni latitudine del pianeta, rappresentano la risorsa su cui investire, recuperando inoltre un etica sull uso della risorsa alimentare volta al primario soddisfacimento del diritto al cibo. 15

17 Conclusione: un nuovo sistema di governance Il G20 è un forum appropriato per condurre una riflessione sulle specifiche responsabilità in materia di sicurezza alimentare delle economie più importanti del mondo. Questo per diversi motivi: per le conseguenze che le politiche dei Paesi del G20 producono sulla sicurezza alimentare, per il fatto che la maggioranza degli attori economici e finanziari le cui attività hanno un impatto sul cibo dalle imprese multinazionali dell agrobusiness agli investitori finanziari - sono basate nei Paesi del G20, i cui Governi hanno una particolare responsabilità nel regolarne il comportamento. Per gli impegni assunti, sia in sede G20 che G8, in materia di aumento degli investimenti pubblici, attraverso programmi che pongano particolare attenzione alla sicurezza alimentare ed ai piccoli produttori del Sud. Per questi motivi ci auguriamo che il G20, sotto la presidenza francese, intraprenderà azioni efficaci per rispondere in modo adeguato alle proprie responsabilità in materia di sicurezza alimentare. E' nostra opinione che il sistema ONU sia il più adatto a garantire la rappresentanza dei Paesi più poveri e delle organizzazioni della società civile nello sviluppo e nel coordinamento di strategie e programmi comuni in merito alla sicurezza alimentare. In particolare, considerata la partecipazione attiva al suo interno di Stati, istituzioni internazionali e la società civile, oggi il Comitato sulla sicurezza alimentare mondiale (CFS) è l'organo internazionale più democratico, ampio e legittimo deputato a decidere sulle politiche agricole, coerente con il diritto all'alimentazione ed inclusivo del concetto di sovranità alimentare proposto dalle organizzazioni della società civile. L armonizzazione di questa Governance che allarga la sua sfera d influenza sempre più globalmente su aree e funzioni strategiche ha bisogno che il Segretario generale delle Nazioni Unite insieme alle agenzie del Polo Romano integrino verticalmente le proprie funzioni, comprese quelle affidate alla High Level Task Force promossa dallo stesso Segretario generale, facendo perno sul CFS per raggiungere i livelli decisionali nazionali nei quali si fa la differenza nella lotta alla fame e per il diritto ad un alimentazione sufficiente garantita da un agricoltura contadina finalmente riconosciuta come asse del diritto alla Sovranità alimentare di tutti i popoli. Tutte le decisioni assunte dal G20 in materia di sicurezza alimentare dovrebbero, per questo, tenere in piena considerazione le linee guida politiche emanate dal CFS sulle questioni della volatilità dei prezzi, degli investimenti in agricoltura per il sostegno alla sicurezza alimentare ed ai piccoli produttori, per l accesso alla terra e ad altre risorse naturali. Il G20 dovrebbe avere la volontà e la capacità di tenere in considerazione le posizioni delle organizzazioni della società civile, con particolare attenzione a quelle che rappresentano i settori della popolazione più colpiti dall insicurezza alimentare e in prima linea nella ricerca delle soluzioni. Per fare ciò, il G20 dovrebbe indirizzarsi allo stesso strumento di partecipazione che le organizzazioni della società civile e dei movimenti sociali hanno stabilito in modo autonomo nel quadro del processo di riforma del CFS (Civili Society Mechanism) e non promuovere spazi o meccanismi di partecipazione alternativi. 16

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