Dossier elettorale del Partito Socialista Ticino. Luganese, quo vadis?

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1 Dossier elettorale del Partito Socialista Ticino Luganese, quo vadis?

2 QUANDO L ALLOGGIO VAA P... di Nestor Buratti A Lugano l accesso all alloggio è un problema che tocca da vicino sempre più persone. Se da un lato sono aumentate le vendite di ville, attici per ricchi e appartamenti in proprietà per piani (PPP), dall altro gli appartamenti a pigione moderata continuano a diminuire. Questo anche nei quartieri popolari: vittime di operazioni di speculazione immobiliare, i cittadini del ceto medio e basso sono così costretti a trasferirsi nelle zone periferiche. Besso, via Canevascini 26, 18 febbraio La brutta notizia la porta il postino, sotto forma di raccomandata. Si tratta di una disdetta: entro il 31 maggio gli inquilini devono abbandonare la propria residenza. In questo stabile di 17 appartamenti, costruito negli Anni Sessanta, vivevano da anni diverse persone anziane. Al loro posto, come rilevato da un intervento di polizia effettuato a metà luglio, si insedieranno alcune prostitute, che poi saranno anche loro sfrattate in seguito a un divieto decretato dal Municipio. Quello di Besso non è l unico caso di questo tipo registrato negli ultimi mesi. Fatti simili sono stati constatati in via Roncobello a Pregassona, in via Beltramina a Molino Nuovo e in due stabili a Massagno. Si tratta degli effetti più estremi derivanti dalla pressione venutasi a creare sul mercato dell alloggio luganese: inquilini ormai costretti a subire persino la concorrenza del mondo a luci rosse. A una prostituta si riesce a spillare fino a 600 franchi a settimana per un monolocale, e l occupazione di alloggi a buon mercato destinati a questa attività è ormai una realtà che fa gola a diversi operatori. Una realtà che, oltre a creare inevitabili problemi e disagi alla popolazione, sta contribuendo a portare via alloggi ad affitto moderato a chi ne ha un reale bisogno. Alloggi che a Lugano sono sempre più rari. Ma non è certo colpa delle prostitute. Pura speculazione pito che la permanenza in questa palazzina con affitti moderati era ormai questione di poco tempo. Così, dopo che a gennaio 2014 la società Nemis SA è diventata proprietaria dello stabile, a inizio marzo ecco suonare puntuale il campanello della disdetta. La Nemis SA non è nuova a pratiche di questo tipo. Infatti si tratta della stessa ditta all origine dello sfratto dello stabile in via Canevascini 26, di cui è proprietaria dal luglio Un opera- zione simile è stata inoltre segnalata a Molino Nuovo, in via Simen 6. In sostanza, come denunciato dall Associazione inquilini e dal Partito Socialista, con una manovra puramente speculativa la società ha acquistato degli stabili e, con il pretesto di una ristrutturazione (magari minima, come il cambiamento di un ascensore o di una caldaia non più a norma), dà la disdetta agli inquilini e mette in vendita gli appartamenti. Per restare, agli inquilini «basterebbe» comprare un appartamento, come è stato loro proposto. Ma i franchi al metro quadro per un monolocale di 27 metri quadrati non sono certo alla portata di tutti. Anzi, probabilmente non lo sono per nessuno degli ormai ex locatari. Viganello, via Rava 11, 5 marzo Anche in questo caso, la cattiva novella si presenta sotto forma di raccomandata. Residenti da anni in questo stabile costruito negli Anni Settanta, gli inquilini temevano il giorno in cui avrebbero ricevuto la disdetta. Infatti qualche mese prima il futuro proprietario aveva fatto pervenire loro delle proposte di acquisto: allora si era ca-

3 Una questione sociale Dal suo osservatorio di presidente della sezione Federazione Svizzera italiana dell Associazione svizzera degli inquilini (ASI), Elena Fiscalini ha potuto constatare direttamente la preoccupante evoluzione del mondo dell alloggio luganese. Noi l abbiamo intervistata. Lugano, città ricca: un luogo comune che non coglie la composizione sociale diversificata dei suoi abitanti. Chi sono in realtà gli abitanti di Lugano? A Lugano vi è sicuramente un importante componente di cittadini che dispongono di un reddito elevato. Ma non solo. Come gli altri poli urbani, Lugano è una città nella quale sono più presenti, rispetto alla media cantonale, quelle categorie di persone che necessitano di un sostegno sociale: anziani, disoccupati, poveri eccetera. La tendenza in atto è però quella che vede in seria difficoltà i cittadini con dei redditi medio bassi che vogliono trovare o mantenere casa a Lugano. CHI È Da 35 anni Elena Fiscalini è consulente dell ASI e dal 2010 coordina come presidente e assieme al comitato l attività dell Associazione. Grazie al lavoro di tutti i consulenti, l ASI si adopera da oltre 40 anni per la difesa dei diritti degli inquilini. Gli ultimi dati statistici sembrano in effetti confermare uno spostamento verso la periferia di un ampia parte della popolazione. Quali sono i rischi di questo fenomeno? L espulsione dei ceti medio-bassi è una tendenza in corso ormai da qualche anno. Questa gente, che abitava la città a tempo pieno, è sostituita da persone che spesso non vi risiedono che per una parte limitata del proprio tempo. L espulsione verso le periferie di persone abituate a vivere in città porta a un pendolarismo crescente, con le inevitabili conseguenze legate al traffico. Ma il rischio principale è che la vivibilità e la coesione stessa della città s indeboliscano. Il tessuto urbano è fatto di diversi componenti. Non sono solo i cittadini a essere coinvolti dal fenomeno, ma anche i piccoli commerci, le botteghe, i bar che fanno sempre più fatica a mantenere la propria struttura in città poiché i prezzi sono troppo cari. La chiusura di queste attività che portano servizi non è certo un buon segno. A mio modo di vedere, un corretto funzionamento della società non può essere disgiunto dalla messa a disposizione di una sufficiente offerta di alloggi a pigioni accessibili. A Lugano ci sono attualmente circa 950 alloggi a pigione moderata sussidiati. Nei prossimi anni numerosi appartamenti di questo tipo perderanno questo statuto. Ci può spiegare questa situazione? Negli Anni Settanta, la Confederazione aveva istituito un sistema di sussidi cantonali e federali per l alloggio. Questo sistema ha un suo limite temporale e, a dipendenza della data di costruzione dei vari immobili, si sta arrivando a un termine entro il quale questi alloggi ritorneranno sul libero mercato. Entro il 2025 tutti i sussidi saranno scaduti. Gli inquilini che beneficiano di tali sussidi, selezionati in base a dei criteri ben precisi, si troveranno così nella situazione in cui gli verrà chiesto di dover pagare a pieno il prezzo dell affitto. Cosa che spesso e volentieri si rivela impossibile. La casa è un bisogno primario. Perciò il Cantone dovrebbe avere un ruolo importante in questo settore. Mi spiace però constatare come vi sia un certo immobilismo da parte delle autorità cantonali. Dopo aver presentato una prima fase nel 2012, il Piano cantonale dell alloggio avrebbe già dovuto proporne una seconda fase con una chiara indicazione degli strumenti e delle misure che il Cantone potrebbe adottare. Come ASI eravamo invitati a un incontro entro fine ottobre con il Dipartimento sanità e socialità, ciò che non è avvenuto. Ci attendiamo maggiori risposte da parte del Cantone. Quali misure andrebbero adottate, e in che tempi? Ci sono misure urgenti da prendere, alcune realizzabili anche in breve tempo. Penso a misure volte a migliorare la protezione giuridica degli inquilini. Occorre poi che l autorità pubblica partecipi direttamente all acquisizione di immobili per mettere a disposizione alloggi a pigione moderata. Si potrebbero inoltre stabilire dei vincoli edificatori, come già avviene in altre regioni della Svizzera. In questo senso l Ufficio federale dell alloggio ha recentemente pubblicato una guida sulle svariate possibilità a disposizione dei Comuni che desiderano affrontare al meglio la tematica dell alloggio. Ma in Ticino, come spesso accade, si fa sempre fatica a muoversi. L iniziativa lanciata dal PS e sostenuta dall ASI mira a creare un Ente destinato alla creazione di alcuni alloggi a pigione moderata. Siamo ancora in tempo? C è un emergenza e, per risolverla, da qualche parte occorre cominciare. L iniziativa ha lo scopo di far riflettere su un problema reale e di proporre soluzioni praticabili. L autorità politica deve intervenire ad arginare una questione che sta diventando sempre più problematica e lede la sopravvivenza stessa della città. Una situazione che sembra quindi giustificare una politica dell alloggio sociale. In questo senso, quale dovrebbe essere il ruolo dell autorità pubblica?

4 Ma chi c è dietro alla Nemis? Il quindicinale «area» ha indagato sulla società, riuscendo ad appurare come dietro di essa, attraverso il classico schema delle scatole societarie e grazie all aiuto di fiduciari ticinesi, operi un imprenditore italiano. Ai tempi dello sfratto di via Rava, sul cartello antistante l edificio figurava l annuncio della riqualificazione dell edificio e della vendita di appartamenti tramite due agenzie immobiliari. Come riferito dal quindicinale sindacale, sul sito Internet di una di esse si poteva leggere: «Gli appartamenti attualmente sono tutti locati, ma gli affitti non risultano adeguati agli standard della zona. La potenzialità dell investimento immobiliare è dunque notevole». Tutto questo non sta avvenendo in via Nassa o in Piazza Riforma, ma negli storici quartieri residenziali della città: Molino Nuovo, Besso, Viganello. Dietro a questi «investimenti» ci sono persone, spesso anziane, la maggior parte delle quali risiede in questi immobili da anni. Una volta costrette ad abbandonare i propri appartamenti, diventa per loro molto difficile ricollocarsi nelle vicinanze del quartiere con cui hanno maturato un forte legame. Anche in questi luoghi, infatti, gli appartamenti a pigione moderata sono sempre di meno. I due mondi dell alloggio Due mondi, due universi paralleli che non sembrano avere niente in comune: a questo assomiglia il mercato dell alloggio di Lugano. Da un lato le fasce più deboli della popolazione che, a volte vittime delle speculazioni, fanno sempre più fatica a trovare un alloggio conveniente in città. Dall altro i superricchi, spesso cittadini stranieri che beneficiano di forfait fiscali (i cosiddetti «globalisti»), che negli ultimi anni hanno fatto balzare alle stelle la domanda per appartamenti e abitazioni di lusso in città. Due mondi in apparenza lontani anni luce uno dall altro. Eppure non è così: i cittadini economicamente meno avvantaggiati sono infatti costretti a subire le conseguenze derivanti dall aumento della domanda delle abitazioni di lusso. È la legge della domanda e dell offerta. In un primo tempo la forte richiesta di appartamenti di lusso ha portato alla demolizione delle antiche ville luganesi e alla loro sostituzione con attici di standing superiore: vetrate vista lago, mobili da casa reale e metrature nemmeno immaginabili ai comuni mortali. Coloro che acquistano un appartamento di questo tipo per una «vista lago» di 120/130 metri quadri il prezzo è sopra i 2 milioni di franchi non sono certo i Luganesi medi. «Nel centro di Lugano dal 2005 il mercato estero ha subito una specie di esplosione», ci spiega Ronnie Moretti, del Dipartimento del territorio. «L incremento è stato superiore al 50% sia nel numero delle transazioni sia nei prezzi». In città il prezzo medio degli appartamenti venduti è passato da 670 mila a 867 mila franchi negli ultimi sette anni, mentre il prezzo medio degli alloggi venduti a persone non domiciliate rasenta ormai il milione di franchi. Ora questa dinamica ha trascinato al rialzo tutti i prezzi delle transazioni, anche per gli acquirenti già domiciliati. Nel 2013, secondo Comparis, le pigioni in Svizzera sono salite dell 1,84%, in Ticino del 4,15%. La zona più colpita dal rialzo è quella di Lugano. Un fenomeno che coinvolge anche i quartieri tradizionalmente più popolari. Negli ultimi anni, complice una forte domanda, si sono costruiti anche diversi appartamenti per ricavarne un profitto immediato ed elevato, soprattutto con la vendita di appartamenti in proprietà per piani (PPP). Queste abitazioni, alcune di standard un po meno elevato di quelle destinate ai super-ricchi, restano comunque inaccessibili a gran parte dei residenti. Inoltre l incremento delle vendite di PPP nelle zone popolari è inevitabilmente accompagnato da una diminuzione progressiva del parco alloggi in affitto. Se a questo fenomeno si aggiunge che le ristrutturazioni convertiranno gli attuali appartamenti a buon mercato in abitazioni allineate all evoluzione dei prezzi, appare evidente che l accesso all abitazione in centro città diventerà sempre più socialmente problematico. Infatti la città rischia di svuotarsi della sua anima: giovani, anziani, operai, famiglie, ma anche bar, ristoranti, piccoli negozi, atelier di artisti eccetera. Il rischio è di veder scomparire tutto quel tessuto sociale che fa sì che una città sia una città. Se nella seconda metà degli Anni Duemila negli altri distretti del Cantone si assiste a una ripresa della volontà di abitare in centro città, a Lugano le famiglie continuano a subire una sorta di espulsione verso i Comuni periferici. Ronnie Moretti aggiunge: «Questa evoluzione del mercato immobiliare limita l insediamento nelle zone centrali di chi lavora in città o è pendolare». A detta di alcuni imprenditori immobiliari, il mercato potrebbe riorientarsi presto su quella clientela indigena che era rimasta tagliata fuori dai prezzi esorbitanti. Tuttavia si vede male come il mercato possa autoregolarsi da solo. Noi pensiamo che non debba essere solo la legge della domanda e dell offerta a decretare le tendenze del mercato immobiliare, ma che occorra intervenire con urgenza con una politica dell alloggio che favorisca i prezzi accessibili e mantenga viva la città. «Per abitazioni accessibili a tutti» Dopo aver depositato diverse mozioni e constatato che queste proposte faticavano a essere adottate, nel settembre del 2012 il Partito Socialista di Lugano ha lanciato l iniziativa comunale «Per abitazioni accessibili a tutti». Oltre che dal PS, l iniziativa (sottoscritta da cittadini) è sostenuta dall associazione degli inquilini e dal sindacato SSP-VPOD. Lo scopo è quello di contrastare il rischio che i cittadini del ceto medio e modesto debbano andarsene dalla città o cadere nell indigenza a causa dell incidenza eccessiva sui loro redditi delle pigioni offerte sul mercato degli alloggi in locazione. La politica dell alloggio del PS vuole evitare l espulsione di Luganesi che vivono e lavorano a Lugano e sono in manifesta difficoltà in un mercato dell alloggio orientato al lusso e alle PPP, spesso a favore di stranieri facoltosi. In particolare, si tratta di dare una chance di rimanere in città agli inquilini che perdono l alloggio a pigione sostenibile a causa delle disdette oppure a causa della scadenza dei sussidi federali e cantonali erogati sulla base della vecchia legge sul promovimento dell alloggio. Per questo l iniziativa chiede di realizzare un programma di nuova offerta di alloggi a pigione moderata. L iniziativa chiede di creare un nuovo Ente per l alloggio, che dovrebbe fungere da strumento centrale, anche se non unico, per l operatività della politica comunale dell alloggio proposta dall iniziativa popolare. Con 10 milioni di investimento comunale, l Ente potrebbe investire 50 milioni (20% come quota di mezzi propri e 80% come debito ipotecario). Con gli altri 10 milioni che l iniziativa propone per altre misure (sostegno a cooperative, ad altri promotori immobiliari di utilità pubblica) si potrebbero creare circa 340 appartamenti. Non si tratta quindi di un intervento invasivo e su larga scala nel mercato dell alloggio, come affermano gli oppositori. Si andrebbe invece a creare un offerta che costituirebbe circa l 1,6% del parco alloggi in affitto nel territorio di Lugano e che toccherebbe poco più di un terzo degli appartamenti che perderanno il sussidio nei prossimi anni. Secondo il PS si tratta del minimo che si può richiedere a una politica dell alloggio degna di questo nome e minimamente incisiva.

5 DOPO HESSE... CHE COSA? di Franco Montale Hermann Hesse non seppe resistere e scelse questo paesaggio per farne la propria casa. Ogni tanto abbandonava la sua macchina da scrivere e, seduto all aperto su un piccolo sgabello, si dedicava agli acquarelli: nelle circa opere che dipinse, fra il 1919 e il 1938, appare intrinseca tutta la bellezza del paesaggio luganese di quel periodo. Un paesaggio che, proprio grazie al Premio Nobel, ha spinto migliaia di visitatori dalle nostre parti: uno studio dell USI di qualche anno fa valutava in almeno i pernottamenti annui di turisti per i quali il motivo principale del viaggio a Lugano era proprio la visita ai luoghi di Hesse. Ma cosa trova oggi il turista che si reca nel Luganese, magari appunto per visitare i luoghi frequentati dallo scrittore tedesco? Cosa rimane di quei paesaggi, di quella natura così ben descritta? In alcuni testi dell epoca è lo stesso autore a lasciar intendere la certezza della fine ineluttabile di quel mondo, soppiantato delle prime, rozze manifestazioni del turismo di massa e dagli scempi della speculazione fondiaria ed edilizia. Oggi, quasi un secolo più tardi, l evoluzione del territorio della regione di Lugano sembra aver colto gli estremi di quella profezia. Una situazione preoccupante, dal duplice effetto negativo: e per la qualità di vita degli abitanti e per l impatto sull immaginario dei turisti. Non si può vendere loro un paesaggio da cartolina e poi offrire una fotografia della realtà fatta di traffico, cemento e obbrobri vari. «Sono orripilanti!», esclama una loquace signora di Hannover che incontriamo sulla passerella della nuova Lugano: la vedi dall alto e ti commuovi. Per quanto è bella e armoniosa con il suo lago, con il Brè e il San Salvatore a farle da cornice. La luce ottobrina aiuta e fa sembrare tutto ancora più splendido, quasi fosse una piacevole allucinazione. foce. «Se andate avanti di questo passo, nessuno verrà più qui da voi in vacanza». Una testimonianza significativa, anche se raccolta a caso, mentre azzanniamo un kebab e commentiamo, tra amici, le palazzine che spuntano dall altra parte del golfo. Sono loro, questi neo-mostri di cemento artigliati sul San Salvatore, a essere orripilanti. Per la turista teutonica e per noi che qui abitiamo. Palazzi che sembrano uno sfregio alla montagna e che, nel lasso di un cantiere, scompigliano bellezza e armonia di un paesaggio. E non si tratta di un caso isolato. Ormai si usa così: si sventra, si scende nelle viscere della terra e poi si risale in alto col cemento. Lugano: la vedi da vicino e ti commuovi. Per quanto è ingenua e presuntuosa, però. Sembra voler scimmiottare Montecarlo, Lugano, ma farebbe meglio a guardare alla Svizzera interna. A realtà come Zurigo o Losanna. Lì si è investito con rapidità nel trasporto pubblico, nella costruzione di eco-quartieri (eco cosa?) e, in generale, nella promozione della qualità di vita degli abitanti. A Lugano invece ci troviamo nella città più trafficata del Paese dove il rapporto fra traffico in auto e trasporti pubblici è di 9 a 1. Intanto, in questo paradosso, Lugano è sempre più verde, più ricca di aree di svago. La città non è più solo città, i confini si sono allargati e inglobano ormai le vette della Val Colla. Allora perché non puntare anche su questo? Su un turismo che coniughi il centro con la sua splendida periferia collinosa. Un turismo un po più lento, che favorisca l afflusso di categorie di turisti molto interessanti, come per esempio i ciclisti. I dati dell Ufficio di statistica dimostrano che negli ultimi anni la città sta perdendo una certa quota di mercato rispetto al comprensorio del Luganese. Occorre tenerne conto. D accordo, c è il turismo congressuale, ormai sulla bocca di tutti. Ma per rendere la città più attrattiva e rilanciare la vocazione turistica occorre integrare dei concetti di sviluppo alternativi. La promozione dei prodotti del territorio e la valorizzazione del patrimonio boschivo sono certamente punti chiave su cui anche il marketing urbano deve puntare. Poi servono anche avvenimenti e animazioni regolari, che invoglino la gente a frequentare città, quartieri e villaggi, generando vitalità e benefici economici concreti. D estate non c è da lamentarsi. Oltre ai tradizionali Estival Jazz e Blues to Bop, negli ultimi anni sono apparse delle proposte davvero interessanti e genuine, come il LongLake e il Buskers. Queste manifestazioni attirano un pubblico giovane, per il quale mancano forse delle strutture di accoglienza, e portano vita in città. Ma nei mesi successivi la città è piuttosto morta e desolata. Eppure un idea c è: da settembre del 2015 il nuovo centro culturale LAC si proporrà anche come attrattore di turismo culturale. C è da sperare che la realtà corrisponda alle attese.

6 RAFFORZARE I CONTATTI CON I QUARTIERI di Nestor Buratti Partiamo dal tema centrale di questo dossier: l aggregazione. A che punto siamo a Lugano? La grande trasformazione cominciata nel 2004 è ancora in corso di assimilazione. Non è un compito facile. Basti pensare che il territorio di Lugano è aumentato del 621% e il numero degli abitanti del 235%. È innegabile che ci sono problemi, soprattutto per quanto concerne la gestione dell amministrazione cittadina, che deve giocoforza adattarsi. Inoltre la crisi delle casse comunali e gli effetti di alcune misure di risparmio cominciano a farsi sentire, suscitando malumore tra i cittadini, e questo accomuna il centro e la periferia. Qual è il rapporto del Municipio con le Commissioni di quartiere (CQ)? Nel 2004, con la prima grande aggregazione, la nostra Municipale Nicoletta Mariolini aveva creato il Dicastero per i rapporti con i quartieri: venivano organizzate delle assemblee di quartiere e un apposito ufficio si occupava ogni sei mesi di stilare un rapporto delle attività, che comprendeva anche segnalazioni molto puntuali. Ciò permetteva di avere una visione generale dei vari problemi presenti nei quartieri, che allora erano molto meno numerosi di oggi. Nel 2008, però, su impulso del sindaco Giorgio Giudici, il Municipio ha ridotto drasticamente le attività, eliminando il Dicastero e istituendo uno sportello per gestire le segnalazioni dai cittadini. Ciò ha permesso all Amministrazione di risolvere più celermente le piccole disfunzioni ma nel contempo si è perso il dialogo fra il Municipio e le Commissioni di quartiere, soprattutto per i temi importanti e controversi. Nella scorsa legislatura le segnalazioni dalle Commissioni sono diminuite sempre di più e con loro si è ridotta anche l attenzione dell Amministrazione nei loro confronti. Con il nuovo Municipio stiamo pensando a una loro riorganizzazione. L esistenza stessa delle Commissioni è messa in discussione? Le Commissioni di quartiere per il momento hanno perso parte del loro ruolo Incontriamo Cristina Zanini Barzaghi la sera dell Epifania. Il bar dove ci siamo dati appuntamento è chiuso, per cui optiamo per un osteria. I temi previsti della nostra discussione è l aggregazione e i problemi legati ai quartieri. originale. Tuttavia, viste le importanti aggregazioni avvenute, non possono essere abolite ma devono essere migliorate. Soprattutto va eliminata la componente politica. Il numero dei commissari è definito in base ai risultati elettorali dell intera città e vi è ora una predominanza di persone designate dalla Lega, che prediligono la protesta alla propositività. Purtroppo non ovunque le persone scelte sono all altezza del compito. Inoltre sarebbe auspicabile introdurre il volontariato: chi vuole bene al proprio quartiere non deve necessariamente ricevere un compenso. Oggi invece le Commissioni ricevono gettoni di presenza identici a quelli dei consiglieri comunali, con un impegno decisamente meno importante. Quale dovrebbe essere il ruolo di queste commissioni? Esse dovrebbero fungere da contatto fra la vita di quartiere e le istituzioni, dialogando con le associazioni presenti e con l Amministrazione. Nella scorsa legislatura hanno continuato a lavorare purtroppo a senso unico, a causa di un Municipio poco aperto nei loro confronti. Si è diffuso un certo senso di frustrazione specialmente negli ex Comuni, ma per fortuna l aggregazione non cancella la voglia di fare del bene per la propria comunità. L obiettivo sociale dell aggregazione è quindi lungi dall essere raggiunto? Dipende da che punto di vista si osserva il problema. In ogni quartiere esistono numerose attività sociali, ricreative, culturali e sportive che la Città continua a sostenere, e attorno a queste attività gravitano tante persone dinamiche, pilastri delle attività locali, spesso non impegnate in politica. Sono nate spontaneamente associazioni di quartiere che coordinano le attività CHI È Cristina Zanini Barzaghi (www.cristinazanini.ch) è ingegnera civile dipl. ETH. Sposata con due figli, risiede nel villaggio di Carabbia, che dal 2008 è uno dei quartieri della Grande Lugano. È Municipale della città dall aprile 2013, responsabile dell Area Costruzioni e Servizi urbani. È contitolare di uno studio di ingegneria civile e ha esperienze in svariati campi, quali la costruzione sostenibile, l alloggio a pigione moderata, la promozione delle pari opportunità. presenti o che si dedicano a temi specifici, come la sicurezza e il territorio. La loro attività va in parte a sovrapporsi a quella delle Commissioni di quartiere, perciò non si può dire che queste ultime siano il vero motore della vita di quartiere sia in termini di partecipazione politica sia in termini di attività ricreative e di integrazione fra i suoi abitanti. Che fare, quindi? A corto termine spero che il Municipio riesca a rafforzare i contatti con tutte le realtà presenti nei quartieri, potenziando l ufficio quartieri con persone motivate e aperte al dialogo. Nel contempo va avviata anche un analisi approfondita sulla realtà dei quartieri, con la raccolta di informazioni sulle attività presenti e la ricerca delle persone già attive nei diversi ambiti. Si dovranno anche precisare le modalità di contatto fra la politica istituzionale e i quartieri, riprendendo modalità già presenti in altre città svizzere simili alla nostra. Ad esempio, altrove le autorità si rivolgono direttamente ad associazioni di quartiere autonome chiamandole a gestire degli spazi pubblici oppure chiedendo loro di collaborare in processi di pianificazione partecipata. Mi sembrano vie interessanti da percorrere. Da ultimo, direi che è fondamentale intavolare una discussione più ampia a livello cantonale con la Sezione enti locali e con i Comuni coinvolti in importanti progetti di aggregazione, Bellinzona in primis. Penso che come partito dovremmo aprire una discussione anche in quest ambito.

7 LUGANO di Franco Montale NON (S)BANCA PIÙ Lugano si vanta del prestigioso marchio di «terza piazza finanziaria della Svizzera». Il boom della piazza luganese va situato negli Anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, quando decine di banche si insediarono in città, modellandone in modo tangibile la morfologia: ogni angolo del centro è ormai un luccichio di insegne luminose, antiche ville sono state trasformate in sedi di prestigiosi istituti privati e architetti famosi hanno progettato lussuosi palazzi. La banca è diventata l immagine simbolo di Lugano. Nel contempo, soprattutto in Italia, la stessa Lugano è una sorta di mito: quello del paradiso, vicino e sicuro, dove depositare denaro più o meno lecito. Decine di inchieste, di scandali, di casi di corruzione o di frode emersi nella vicina Repubblica hanno avuto qualche risvolto sulle rive del Ceresio. Da qualche anno, però, il settore bancario luganese vive gravi difficoltà. Complici la crisi finanziaria, le nuove esigenze di compliance e l incertezza inerente ad alcune questioni di fiscalità internazionale (convenzioni di doppia imposizione, accordi OCSE eccetera), la piazza luganese ha registrato un calo del 20-30% dei patrimoni gestiti. L impatto sull occupazione si è già fatto sentire: oltre posti di lavoro persi in un decennio, dal 2001 al 2012, e la prospettiva di nuovi tagli. La BSI, storica banca ticinese passata in mani brasiliane, ha comunicato l intenzione di licenziare 160 collaboratori, quasi tutti operanti in Ticino. A gennaio 2013, il Gruppo del Partito Socialista in Consiglio comunale aveva già interrogato il Municipio, chiedendo come la città intendesse agire per il ricollocamento del personale. L Esecutivo cittadino rispose che «non escludeva» di potersi attivare in qualche modo, ma per ora Dopo aver vissuto anni di euforia, l industria bancaria luganese sta vivendo una crisi profonda, con gravi conseguenze sull occupazione e sulle entrate fiscali della città. Che fare? ha dimostrato poca convinzione e determinazione: non è dato sapere quali passi il Municipio intende (se intende) intraprendere. Intanto la crisi del settore sta trascinando nel baratro una città che per anni ha vissuto al di sopra dei proprio mezzi. In sei anni il gettito delle persone giuridiche è calato del 40%, soprattutto a causa della crisi finanziaria: se nel 2005 le banche pagavano 52 milioni di imposte, oggi, secondo le stime del Municipio, ne pagherebbero solo 13. Malgrado le promesse elettorali della Lega, per limitare il disavanzo milionario la città ha dovuto introdurre la tassa sul sacco, aumentare di 10 punti il moltiplicatore e procedere anche a tagli sull occupazione. Intanto c è chi intravede nel rampante settore del commercio di materie prime un ottima opportunità per sopperire alla crisi del settore bancario. Secondo la Lugano Commodities Trading Association (LCTA), associazione mantello nata tre anni fa a seguito del boom delle società del settore, tra attività dirette e indirette il trading ha creato un migliaio di posti di lavoro «di elevato profilo professionale» e contribuisce già al 2% del PIL cantonale. Ma attenzione: il commercio di materie prime non è la panacea che risolverà la crisi del settore bancario. Spesso le società attive nel trading necessitano di personale qualificato che in Ticino non abbiamo, per cui gli impiegati sono sovente importati da Italia, Inghilterra, Russia o Ucraina. Proprio questi due Paesi, attualmente in guerra fra loro, costituiscono una parte importante del settore del trading luganese. Diverse società gestite da cittadini provenienti da questi due Stati sono state create di recente a Lugano: commerciano materie prime particolarmente problematiche e inquinanti come il carbone, di cui la città sul Ceresio è ormai una piattaforma di scambio mondiale. Il settore del commercio di materie prime oltre a essere problematico per ciò che concerne la corruzione e il mancato rispetto dell ambiente e dei diritti dell uomo è anche altamente speculativo e instabile. A fine luglio un importante ordinazione di carbone fatta da un produttore elettrico francese a una succursale luganese di una società russa è stata annullata a causa dei problemi logistici dovuti al fragile contesto internazionale. Insomma, puntare sul trading, su ditte che in mezza giornata potrebbero trasferirsi a Singapore, sarebbe ancora peggio che puntare solo sul settore bancario. A detta degli operatori bancari non tutto è perduto e si segnala una ripresa con la riconversione verso altre attività, come la consulenza aziendale. Ma Lugano deve essere anche altro. Alcuni settori come la sanità, la formazione e le nuove tecnologie sono in crescita e potrebbero offrire interessanti opportunità per i residenti. A patto però di puntare sulla formazione dei giovani e su una corretta pianificazione territoriale. In ogni modo, la crisi della piazza finanziaria deve essere vista come una problematica cantonale e non come un grattacapo esclusivo di Lugano. Una città in crisi, schiacciata anche da una perequazione finanziaria intercomunale a lei sfavorevole, da sola non ce la può fare.

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