The Explanatory Visualization of Social Networks. La configurazione di rete tra potere esplicativo e biases percettivi.

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1 Facoltà di Lettere e Filosofia Corso di Laurea Specialistica in Comunicazione d Impresa e Pubblica Tesi di Laurea in Information Design The Explanatory Visualization of Social Networks. La configurazione di rete tra potere esplicativo e biases percettivi. Relatore Ch. mo Prof. Guelfo Tozzi Correlatore Dott.ssa Marianna Marra Candidato Marina Mazza matr. 032/ Anno accademico

2 INDICE Introduzione p.1 1) Nascita ed evoluzione della SNA: matrici teoriche e indagini empiriche.. p.6 1.1) Antecedenti storici. p.7 1.2) I pionieri degli anni p ) Jacob Levy Moreno ( ) 1.2.2) Loyd Warner e il gruppo di Harvard 1.3) Dagli anni 40 agli anni 60. p ) La sintesi di Homans ) Lewin e i suoi successori 1.3.3) Gli antropologi sociali britannici 1.4) Harrison White e la svolta di Harvard.. p ) Sintesi delle diverse prospettive di ricerca.. p ) Gli studi italiani.. p.30 2) Il circuito della ricerca e le misure di rete.. p ) Il Circuito della ricerca. p ) Rete sociale e suoi elementi 2.1.2) Problemi di confine 2.2) Raccolta dei dati relazionali. p ) Misure della rete. p ) Proprietà dei legami 2.3.2) Proprietà dei nodi 2.3.2a) Centralità per relazioni simmetriche 2.3.2b) Centralità nelle relazioni direzionate 2.3.3) Proprietà della struttura 3) Social Network Visualization.. p ) Rappresentazione matriciale dei dati relazionali p ) Rappresentazione attraverso i grafi p.59

3 3.2.1) Tipologie ed elementi di un grafo 3.2.2) Convenzioni e variabili visive 3.2.3) Tipologie di layout 3.3) L evoluzione nella visualizzazione dei network p ) Visualizzare network complessi: ampiezza e dinamicità. p ) Strategie di visualizzazione per network altamente densi 3.4.2) Complessità dei network dinamici 4) Verso il buon layout... p ) La percezione dei gruppi.. p ) Prominence, bridging e grouping... p ) Esperimento 4.2.2) Risultati dell analisi 4.2.3) Conclusioni 4.3) L effetto del movimento e del layout spaziale sulla percezione p ) Esperimento 4.3.2) Risultati dell analisi 4.3.3) Conclusioni 4.4) Effetti della sovrapposizione di linee e delle convenzioni rappresentative p ) Esperimento 4.4.2) Risultati dell analisi 4.4.3) Conclusioni 4.5) Criteri estetici per la visualizzazione dei network. p ) The explanatory visualization of social network p.114 Conclusioni... p.121 Bibliografia

4 1 Introduzione Negli anni Trenta alcuni studiosi hanno iniziato a considerare e a vedere la struttura sociale come una fitta rete di interconnessioni e a rappresentarla come tale. La visualizzazione grafica che ne deriva è un grafo, la cui struttura relazionale, quindi, può essere analizzata attraverso misure derivate dall omonima teoria. Per la tradizione sociologica, da sempre interessata a individuare la struttura dell azione sociale, diviene fondamentale andare a considerare le relazioni che formano tale struttura, ma paradossalmente, la maggior parte dei manuali esistenti di metodologia della ricerca e tecniche di raccolta dei dati prestano [ancora] scarsa attenzione a questo tipo di dati, e si concentrano invece sull analisi delle variabili per il trattamento degli attributi. 1 Dopo più di settanta anni, comunque, tali metodi e tecniche sono state perfezionate e continuano a proliferare, rompendo gli argini dei principali ambiti di studio che l avevano accolta: la psicologia, la sociologia e l antropologia. Questa nuova metodologia di studio ha acquisito nel tempo il nome di Social Network Analysis. 2 Essa ha avuto negli anni uno sviluppo cumulativo, i cui contributi provengono da vari ambiti disciplinari, come la scienza politica, l organizzazione aziendale, l economia, dimostrandone così la flessibilità. Presenta due caratteristiche principali: la prima è che veicola l idea in base alla quale la società può essere considerata come un intreccio complesso di relazioni sociali variamente strutturate, che costituiscono il focus dell indagine. Ogni fenomeno sociale, in questo senso, può essere letto in termini relazionali e strutturali, poiché ogni individuo (o attore) si relaziona con gli altri inevitabilmente. La forma di queste relazioni costituiscono allo stesso tempo un vincolo e un opportunità per lo stesso, in un rapporto circolare tra attore e struttura. La seconda caratteristica di questa analisi risiede nel fatto che è una prospettiva fondata metodologicamente e tecnicamente. 1 Scott J., Social Network Analysis. A handbook, Sage Pubblications, London, 1991; trad. it. A cura di Amaturo E., L analisi delle reti sociali, Carocci, Roma, 2003, p Da ora SNA.

5 2 Un indagine condotta attraverso l analisi di rete deve, secondo Freeman 3, contenere quattro elementi fondamentali: un intuizione strutturale, la raccolta di dati empirici sistematici, l uso dell analisi matematica e/o algebrica e la codifica di immagini grafiche. Poiché il nostro lavoro è nato nell ambito dell Information Design, il nostro interesse per questo metodo si focalizza proprio su questo ultimo elemento. La capacità delle rappresentazioni grafiche di trasmettere informazioni in modo più efficace di semplici rappresentazioni testuali è nota da tempo. Il punto di forza di queste, è quello di sfruttare le notevoli capacità della percezione visiva, in grado di recepire ed analizzare, in una immagine, una notevole quantità di dati. Tale vantaggio è però subordinato alla capacità di costruire l immagine in modo da sfruttare pienamente le abilità percettive dell occhio umano, evitando al tempo stesso di nascondere o alterare delle caratteristiche di interesse dei dati che si stanno rappresentando. La scelta della giusta rappresentazione è quindi cruciale. Gli attributi visivi come colore, dimensioni, forme geometriche, prossimità e movimento vengono immediatamente assimilati ed elaborati dai meccanismi percettivi, prima ancora che intervengano i processi cognitivi complessi della mente umana. Le rappresentazioni grafiche, se ben costruite, possono essere utili non solo per percepire informazioni in tempo più breve, ma anche per processare più dati contemporaneamente. Come risultato, le rappresentazioni grafiche ci permettono di comprendere sistemi complessi, prendere delle decisioni e scoprire delle informazioni che, altrimenti, potrebbero rimanere nascoste nei dati. Mazza 4 spiega che osservare una rappresentazione grafica è un attività cognitiva con cui le persone costruiscono un modello mentale dei dati, ovvero una rappresentazione interna del mondo che ci circonda per poterlo comprendere. Ciò vuol dire che le rappresentazioni grafiche, rendendo immediata l inferenza percettiva dei dati mostrati, velocizza il processo cognitivo che porta all acquisizione dell informazione. 3 Cfr Freeman, The Development of Social Network Analysis. A Study in the Sociology of Science, Empirical Press, Vancouver, BC Canada, 2004; trad. It. a cura di Memoli, Lo sviluppo dell analisi delle reti sociali. Uno studio di sociologia della scienza, Franco Angeli, Milano, Cfr Mazza R., La rappresentazione grafica dell informazione, ApogeoEbook, 2007.

6 3 Il nostro intento, quindi, è quello di andare a mostrare quali schemi grafici vengono utilizzati per poter mostrare dei dati particolari, i dati relazionali che permeano la vita sociale. Tali schemi sintetizzano l informazione derivante dalle strutture sociali attraverso due metodi principali: le matrici di dati e i grafi. Le prime sono di tipo tabellare e sono essenziali per poter condurre qualsiasi tipo d analisi dei dati di rete. I secondi, invece, sono dei diagrammi che visualizzano lo schema concreto di relazioni fra attori, in questo senso, riescono a mostrare un fenomeno non immediatamente percepibile ma reale. Permettono quindi una riduzione omeomorfica della realtà. Nella trattazione ci soffermeremo soprattutto sulla seconda tipologia di visualizazione dei network, i grafi. Quelli che mostreremo saranno soprattutto dei grafi con un layout a due dimensioni, eviteremo di proposito quelli tridimensionali che danno spesso priorità all estetica piuttosto che all informazione. Tale scelta è stata determinata dall influenza di uno dei principi espressi da Tufte, a cui ci rifacciamo, secondo cui i buoni design hanno due elementi chiave: l eleganza grafica è spesso fondata sulla semplicità del disegno e la complessità dei dati. 5 L uso di alcuni ornamenti inutili (bordi, riquadri, sfondi, effetti 3D ecc.) o di prospettive superflue non rende i grafici stessi più attrattivi, anzi, non fa altro che distogliere l attenzione da ciò che il grafico vuole comunicare. Quello su cui ci focalizzeremo è il fatto che per questo insieme di punti e di linee, rappresentanti rispettivamente gli attori del network e i loro legami, ciò che è importante non è la posizione sulla pagina dei suoi elementi costituivi bensì il modello delle relazioni che li legano. Per questa ragione da uno stesso insieme di dati possono essere generati una pluralità di grafi diversi, ognuno dei quali avrà una propria capacità, o meno, di comunicare la realtà sulle caratteristiche del network considerato. Alla luce del fatto che il layout visivo può influenzare la percezione, quando ci si appresta alla rappresentazione grafica dell informazione, bisogna tener conto dei fattori che possono determinarne la comprensione. Solo così potremo produrre un immagine di rete che abbia un forte potere descrittivo ma anche un potere esplicativo. Il nostro percorso si articolerà come segue. 5 Tufte E. R., The visual display of quantitative information, Graphics Press LLc, Cheshire, Connecticut, 2001 ( 1983, I ed.), p. 177.

7 4 Nel primo capitolo ripercorreremo l evoluzione storica della Social Network Analysis, per cercare di capire come tutto è iniziato. Lo sviluppo dell analisi di rete deriva da contributi di diversi filoni di ricerca, che si sono intersecati in alcuni momenti e allontanati in altri per procedere lungo strade diverse. L analisi di rete come la intendiamo noi oggi è, secondo Freeman, riconducibile agli studi condotti durante gli anni 30 da due scuole di ricerca, collegate alle figure di Moreno e di Warner. Entrambi hanno utilizzato i sociogrammi per rappresentare le relazioni tra gli individui. Nel trentennio si ricordano i contributi prodotti da Lewin e i suoi collaboratori, psicologi sociali operanti al MIT e all Università del Michigan e quelli degli antropologi della Scuola di Manchester. Fino ad arrivare agli anni 70 con la cd. svolta di Harvard, i cui numerosi contributi hanno avuto il merito di far riconoscere l utilità dell analisi di rete alla maggioranza della comunità scientifica dei sociologi. In Italia, invece, tale prospettiva si è sviluppata da poco più che una decina di anni, ma i contributi, seppur comprensibilmente ancora esigui rispetto al contesto americano, aumentano progressivamente. Nel secondo capitolo, dopo aver dato una definizione approfondita di quella che oggi è la Social Network Analysis, illustreremo quello che Bailey chiamava il circuito della ricerca. Sostanzialmente le fasi non cambiano rispetto alle ricerche cd. standard, piuttosto si acuiscono alcuni problemi, come quello della corretta definizione dell oggetto d indagine, senza la quale si corre il rischio di rilevare qualcosa di diverso da quello che volevamo, e il problema del confine della nostra popolazione. Seguendo il percorso determinato dalle fasi di ricerca, descriveremo brevemente le modalità di raccolta dei dati, diverse a seconda che si tratti di un network personale o completo. La stessa differenza va fatta anche per quanto riguarda le modalità d analisi della rete, che spiegheremo sommariamente facendo riferimento al triplice livello d analisi dei nodi, dei legami e della rete nella sua totalità. Nel terzo capitolo verranno approfonditi quelli che sono gli schemi grafici più utilizzati nella Social Network Analysis, le matrici e i grafi. In particolare la nostra attenzione si focalizzerà soprattutto su questi ultimi. Dopo aver spiegato le varie tipologie di grafo e le variabili visive usualmente utilizzate dai ricercatori per comunicare le proprietà della rete, passeremo in rassegna l evoluzione nel

8 5 tempo delle strategie di visualizzazione. Poi ci occuperemo degli approcci utilizzati dai ricercatori per poter mostrare network complessi, sia in termini di densità che di dinamicità. Nel quarto capitolo affronteremo il problema dell influenza delle varie modalità di visualizzazione sulle capacità di percezione degli osservatori. A tal proposito ripercorreremo quattro ricerche empiriche che hanno indagato gli effetti di tale influenza, e, in base ai risultati provenienti da queste, proporremo delle regole da rispettare se si vuole ottenere un buon layout. Poiché questo si ottiene creando una raffigurazione che riesca a far comprendere le caratteristiche di interesse del network, suggeriamo di utilizzare quella che è l explanatory visualization. Tale modalità di rappresentazione utilizza le misura derivanti dall analisi di rete per parametrizzare la configurazione, così riuscendo ad aumentare quello che è il potere descrittivo ed esplicativo del grafo.

9 6 Capitolo I Nascita ed evoluzione della SNA: matrici teoriche e indagini empiriche. Lo sviluppo dell analisi di rete deriva dai contributi di diversi filoni di ricerca che si sono intersecati in alcuni momenti e allontanati in altri, per procedere lungo strade diverse. A tal proposito Freeman 1, nel suo libro sullo sviluppo dell analisi delle reti sociali, mostra come non meno di diciassette centri di ricerca e altrettanti gruppi di ricercatori, durante gli anni 30 e 70, abbiano utilizzato una prospettiva generale delle reti sociali. Indubbiamente vi possono essere state delle influenze reciproche, ma è anche probabile che alcuni esperimenti iniziali siano stati indipendenti fra loro, poiché le persone coinvolte provenivano da cinque differenti nazioni ( Francia, Gran Bretagna, Olanda, Svezia e Stati Uniti) e da sette diverse discipline (antropologia, psicologia sociale, geografia, biologia, matematica, sociologia, scienze politiche e psicologia sperimentale). Secondo l autore, l analisi di rete, come la intendiamo noi oggi, è determinata dall integrazione di quattro approcci in un unico paradigma di ricerca, che pertanto si basa su: - un intuizione strutturale fondata sui legami che connettono gli attori sociali, - dati empirici sistematici, - immagini grafiche, - uso della matematica e/o di modelli di calcolo. Esistono alcuni studi strutturali sui fenomeni sociali precedenti agli anni 30, che non contenendo tutte le caratteristiche succitate, ma solo alcune di esse, per questo non possono essere annoverati tra le moderne analisi di reti sociali. Lo sviluppo della Social Network Analysis delineato in questo capitolo inizierà proprio col considerare questi studi e queste prospettive teoriche, per poi proseguire cronologicamente nella disamina dei gruppi di ricercatori che nel 1 Cfr Freeman L. C., The Development of Social Network Analysis. A Study in the Sociology of Science, Empirical Press, Vancouver, BC Canada, 2004; trad. It. a cura di Memoli R., Lo sviluppo dell analisi delle reti sociali. Uno studio di sociologia della scienza, Franco Angeli, Milano, 2007.

10 7 tempo hanno sviluppato una tale prospettiva determinandone l affermarsi. Dagli studi sociometrici di Moreno e quelli antropologici condotti da Warner e il suo gruppo negli anni 30, si passerà a considerare l intervallo temporale che va dagli anni 40 a quelli 60, durante i quali, pur non sviluppandosi un grande centro di ricerca, vi sono stati dei tentativi che hanno tenuta viva la prospettiva strutturale, in particolare si ricorda l attività svolta dalla scuola di Manchester. Si farà poi riferimento a quella che ormai tutti chiamano la svolta di Harvard, dopo la quale l analisi di rete fu universalmente riconosciuta dai sociologi. A conclusione del percorso storico verranno individuate quelle che sono le prospettive d analisi delle reti sociali, in base all approccio utilizzato e allo specifico oggetto di studio, così da sintetizzare gli argomenti delle ricerche condotte. In questo excursus non poteva mancare un riferimento agli studi italiani che verranno brevemente presentati nell ultimo paragrafo del capitolo. 1.1) Antecedenti storici Tutti gli studiosi delle reti sociali concordano nel riconoscere a Georg Simmel ( ) le prime intuizioni strutturali. Secondo lo studioso, una sociologia come scienza di particolari società non avrebbe un oggetto o lo dovrebbe cambiare continuamente. Perciò la sociologia di Simmel è una sociologia formale, nel senso che ricerca le forme a-storiche della sociazione, ossia le forme dei rapporti sociali che rimangono invariate nonostante i loro contenuti storici sempre diversi. La società, infatti, è un complesso di relazioni che gli individui creano nel loro continuo interagire, sono queste relazioni che influenzano l agire del soggetto, perciò la sociologia ha il compito di studiarne le forme. Anche se la distinzione fra forma e contenuto dei fenomeni sociali non è sempre così facilmente individuabile, Simmel è orientato a separarli, poiché i contenuti sono differenti per le diverse associazioni umane. Le strutture superindividuali come lo stato, il clan, la città, i sindacati, la famiglia etc. altro non sono che cristallizzazioni dei rapporti di interazione fra gli individui.

11 8 Mettendo al centro della sua analisi l individuo in quanto prodotto della società, Simmel enfatizza che l uomo è, allo stesso tempo, dentro la società e fuori di essa, ne è incorporato eppure le si oppone, ne è determinato eppure è determinante, ne è modellato ma anche si autorealizza. Inoltre l individuo può appartenere a quelle che l autore chiama le cerchie sociali. Più è differenziata la società, più crescono gli ambiti di appartenenza degli individui e più aumentano le sue relazioni sociali. Queste cerchie possono essere avvolte le une nelle altre, secondo una struttura concentrica, tale concetto anticipa di molti anni quello che verrà poi chiamato nested graphs, oppure possono intersecarsi, in questo caso, l individuo ne occuperà l intersezione. In Sociologia 2, Simmel analizza le forme delle relazioni con riferimento a semplici rapporti quantitativi all interno di gruppi, in particolare, affronta il problema del numero dei componenti. Ad esempio, poiché i rapporti diadici, che sono contenuti entro una triade, tendono per loro natura all esclusività, l inserimento del terzo elemento rende strutturalmente possibile la formazione di maggioranze e di coalizioni. Nello studio di gruppi più numerosi si è invece concentrato sul rapporto tra il numero minimo e massimo consentito per certe attività. Particolare interesse, in questo senso, ha mostrato per le società segrete, le quali devono contemperare due esigenze apparentemente inconciliabili: avere una struttura gerarchica coesa in grado di assicurare l efficienza operativa, e nello stesso tempo renderla scarsamente penetrabile dall esterno attraverso una segmentazione delle relazioni tra i membri. Un esempio è dato dall illustrazione della setta segreta ceca Omladina (fig. 1). Si vede come dal basso vengono eletti i tre livelli gerarchici, in modo tale da impedire che gli eletti dei due livelli inferiori della piramide organizzativa si conoscano. 3 I capi vengono chiamati pollici e dita, il primo pollice conosce tutti i pollici, ma gli altri pollici non si conoscono tra di loro, delle dita si conoscono solo quelle che sono subordinate ad un pollice comune. 2 Cfr Simmel, Sozologie. Untersuchungen uber die Former der Vergesellschaftung, Duncker & Humblot, Leipzig,1908; ed. it. Sociologia, Einaudi, edizioni di Comunità, Milano, Cfr Chiesi A., L analisi dei reticoli, Franco Angeli, Milano, 1999, pp

12 9 Figura 1 - Elezione della gerarchia in una società segreta studiata da Simmel 4 Per quanto riguarda, invece, le prime indagini su fenomeni sociali strutturali che hanno permesso di raccogliere dati empirici sistematici, Freeman ricorda Henry Morgan, John Atkinson Hobson e alcuni psicologi dello sviluppo. Morgan, che faceva parte della società segreta La grande alleanza degli Irochesi, insieme all organizzazione, iniziò a studiare questa tribù, di cui sapevano ben poco. Sul campo si appassionò alla ricerca che concluse con la pubblicazione di un libro sulla discendenza degli irochesi 5, l autore si accorse che il modo di determinarla era completamente differente da quello utilizzato dagli Europei occidentali. Intervistando altri esponenti delle tribù nord-americane scoprì che gli schemi per denominare le famiglie e per determinare le discendenze erano tutti diversi. Da questo immane lavoro nacque un altro libro, Sistemi di consaguinità e affinità delle famiglie umane 6. Hobson, invece, fu il primo a raccogliere dati sistematici sulle interconnessioni societarie (interlooking directorates). Posizionando su una tabella a doppia entrata le sei compagnie sudafricane e i sei membri dei Consigli d Amministrazione che le legavano, ha potuto individuare sia i legami tra le aziende attraverso membri in 4 Fonte: Chiesi A., ibidem, p Cfr Morgan, League of Ho-dé-no-sau-nee or Iroquois, Sage, Rochester, NY, 1851, Cit. in Freman L. C., ibidem, Morgan, Systems of Consanguinity and Affinità of Human Family, University of Nebraska, Lincoln, NE, 1985/1997, cit. in Freeman L. C., ibidem, 2007.

13 10 comune, sia i legami dei consiglieri mostrati dalla compartecipazione allo stesso Consiglio 7. Mentre le prime immagini grafiche delle strutture relazionali compaiono, secondo Freeman 8, proprio a sostegno degli studi sulla discendenza. Infatti lo stesso Morgan rappresentava gli individui come punti e le relazioni di parentela come linee che li legavano. Ma questi diagrammi non possono essere considerati grafi perché la posizione dei punti aveva un significato, diversamente dai grafi, infatti l immagine era orientata dall alto verso il basso a significare la discendenza dal capostipite. Anche Hobson utilizza immagini grafiche. Per rappresentare i dati bimodali ha prodotto immagini per sovrapposizione, gli ipergrafi, così da mostrare come un piccolo numero di grandi Società fruttando le interdipendenze dei consiglieri potevano controllare molte altre Società ( v. fig. 2). Figura 2 Ipergrafo di Hobson 9 7 Cfr Hobson, The evolution of Modern Capitalism; A Study of Machine Production, Allen & Unwin, Macmillan, London, New York, 1884/ Cft Freeman, ibidem, Fonte: ibidem, p.47.

14 11 In merito all introduzione di modelli matematici per spiegare strutture relazionali, i primi tentativi li troviamo sempre nell ambito dello studio sulle parentele. A questo proposito può essere citato Macfarlane in quanto è stato il primo a trovare un metodo esplicito per caratterizzare il sistema inglese delle discendenze, concatenandone i termini con un semplice sistema simbolico 10. Mentre Galton e Watson, nel tentativo di risolvere il problema della scomparsa nel tempo delle famiglie importanti di un dato periodo, elaborarono un modello stocastico della scomparsa dei nomi delle stesse, un processo a rete. Attingendo dalla Teoria della Probabilità dimostrarono che ogni cognome è destinato a scomparire con una probabilità pari a uno. 11 Un gran numero di dati empirici sono stati raccolti anche da alcuni psicologi dello sviluppo durante gli anni 20, nell intento di studiare i rapporti interpersonali di bambini e adolescenti. Nel 1922 un professore di Stanford, John Almack, pubblicò uno studio che anticipò lo sviluppo degli strumenti sociometrici. 12 La ricerca, condotta in una scuola della California su bambini dai 4 ai 7 anni, aveva lo scopo di individuare se ci fosse un legame fra il quoziente intellettivo degli stessi e la scelta dei propri compagni. Vennero poste loro una serie di domande, del tipo Se dessi una festa chi bambino della tua classe inviteresti?, che avevano lo scopo di capire con chi i bambini avevano più piacere a lavorare e a giocare. Così facendo, lo studioso, anticipò di dieci anni una procedura di raccolta dati solitamente attribuita a Moreno. Almack mise in tabella la relazione tra il rispondente e il bambino scelto e verificò la correlazione tra gli IQ degli stessi. Le preferenze dichiarate accreditarono l ipotesi, tuttora corrente, che le scelte sono omofile 13. Un altro esempio è fornito dall etnografa Helen Bott 14 che nel 1928 studiò i bambini in età prescolare per osservare il comportamento abituale tra gli stessi. Ogni giorno la studiosa designava come focale il bambino che veniva 10 Cfr Freeman L. C., ibidem, 2007, p Cfr Ibidem, p Cfr Almack, The influence of intelligence on the selection of associates, in School and Society 16, Omofilia, similarità = Principio fondamentale che agisce nella configurazione delle reti sociali secondo cui la possibilità che persone con caratteristiche simili entrino in relazione tra loro è più alta rispetto a persone dissimili., da Lessico delle reti di Cordaz, p. 47, in Analisi delle reti sociali. Teorie, Metodi, Applicazioni., di Salvini ( a cura di ), Franco Angeli, Milano, Cfr Bott, Observation of play activities in a nursery school, Genetic Psycology Monographs 4, 1928.

15 12 osservato. Registrando gli schemi delle interazioni in matrici, la Bott ha anticipato di quasi venti anni il metodo utilizzato da Forsyth e Katz (1946). In conclusione, anche se questi lavori non sono riconosciuti come facenti parte delle ricerche sulle reti sociali, tuttavia in essi possono essere facilmente individuate idee e scelte che hanno precorso i tempi. 1.2) I pionieri degli anni 30 Molti studiosi ritengono che Moreno, con i suoi metodi, abbia preceduto gli analisti delle reti sociali fornendo ad essi gli strumenti utili alle loro ricerche. In realtà negli anni che vanno dal 1930 al 1940 in America vi è stato anche un altro gruppo di studiosi che hanno utilizzato un approccio strutturale all analisi delle relazioni tra gli individui. Tale gruppo ruotava intorno alla figura di Lloyd Warner, un antropologo influenzato dalle idee di Radcliffe-Brown. Secondo Freeman 15 entrambi gli orientamenti hanno avuto il merito di sviluppare, per la prima volta, degli studi che contemplavano tutte e quattro le caratteristiche che definiscono l analisi delle reti sociali. Vediamoli entrambi ) Jacob Levy Moreno ( ) Moreno era uno psichiatra europeo che ha vissuto a lungo negli Stati Uniti 16, dove si era rifugiato per scappare dalla Germania nazista, insieme ad altri esponenti di quella psicologia sociale influenzata dalla Gestalt, come Lewin e Heider 17. Secondo la Gestalt la percezione delle persone è influenzata dagli schemi concettuali, complessi e organizzati, della mente umana. La psicologia sociale che deriva da essa ha sottolineato che questi schemi sono determinati dalla società, in particolare è l organizzazione del gruppo, e il clima sociale che vi è connesso, che influenza le percezioni individuali. Moreno voleva capire come le relazioni di gruppo potessero funzionare da limitazioni o da opportunità per le 15 Cft Freeman L. C., ibidem, p. 52 e Per un racconto biografico della sua vita e della sua personalità particolare si veda Freeman, ibidem, p Ne parleremo nel prossimo paragrafo.

16 13 azioni dei partecipanti e per il loro sviluppo psicologico personale. Il suo intento, in particolare, essendo uno psichiatra, era di vedere come le configurazioni sociali, con le quali intendeva i modelli di relazione che si instaurano tra i soggetti, potessero influenzare il benessere dell individuo. Tra i sui lavori più famosi, condotti prevalentemente con il sapiente apporto della psicologa Helen Jennings, gli analisti di rete citano spesso quello condotto alla Hudson School for Girls, istituto correttivo per ragazze, descritto nel libro Who shall survive? 18 del In esso, la fuga epidemica dalla scuola da parte di queste viene spiegata dall autore ricostruendo la catena dei legami che connettevano tutte quelle che se n erano andate, e questo costituisce un chiaro esempio di prova a favore dell esistenza delle reti sociali, come lo stesso ha dichiarato nel libro 19. Egli definisce il suo metodo Sociometria, ossia un metodo quantitativo che permette di indagare sull organizzazione, sullo sviluppo dei gruppi e sulla posizione degli individui al suo interno. Oltre a rilevare lo stato delle relazioni interpersonali all interno di un gruppo, una ricerca sociometrica dovrebbe anche mobilitare, coinvolgere, rendere i membri consapevoli e interessati al proprio gruppo. In questo senso, era un vero e proprio trattamento terapeutico. Alla fine degli anni 30 la sociometria, però, perde la sua missione terapeutica, trasformandosi in una affermata tecnica di rilevazione particolarmente usata dagli psicologi. Il suo obiettivo è soprattutto rilevare l attrazione interpersonale, cioè il processo di scelta che sta alla base delle strutture di relazione e comunicazione dei piccoli gruppi, attraverso delle semplici domande del tipo con chi vorresti lavorare?, con chi ti senti più amico?. Per mostrare le forme di queste configurazioni sociali, Moreno pensò di utilizzare i sociogrammi, dei diagrammi in cui gli individui sono rappresentati da punti e le relazioni da linee. Tali rappresentazioni permettono al ricercatore di individuare i canali attraverso i quali passa l informazione e attraverso i quali un individuo può influenzarne un altro, identificare i leader e i punti isolati, scoprire asimmetrie e reciprocità. Il gruppo a stella, della catena e del cerchio sono tra le strutture relazionali da lui individuate. Quando Moreno si 18 Cfr Moreno, Who Shall Survive?, Nervous and Mental, Disease Publishing Company, Washington, DC, 1934; trad. it. Principi di psicoterapia di gruppo e sociodramma, Etas Kompass, Milano, Cft ibidem p. 413.

17 14 avvalse della collaborazione di Lazarsfeld, sociologo matematico, per generare un modello probabilistico per le scelte sociometriche 20, allora il suo metodo divenne completo e ricevette l attenzione dell elite della comunità americana delle scienze sociali. Alla fine degli anni 40, però, Moreno smise di dare contributi alla sociometria, dedicandosi sempre più alla psicoterapia di gruppo, allo psicodramma e al sociodramma quali tecniche terapeutiche. Inoltre, come ipotizza Freeman cercando di trovare una spiegazione alla successiva marginalizzazione della sociometria, il suo impegno per il misticismo, il suo personale stile roboante e la sua megalomania allontanarono la maggior parte dei suoi sostenitori. Queste caratteristiche della personalità di Moreno non potevano essere tollerate dai membri della comunità accademica, non potevano, semplicemente, rientrare nella quotidianità della vita accademica o del mondo scientifico ) Loyd Warner e il gruppo di Harvard Rispetto agli studi di Moreno, il gruppo di ricercatori di Harvard degli stessi anni ha posto l attenzione soprattutto sui sistemi sociali di larga scala, nelle loro indagini, infatti, si sono occupati delle relazioni interpersonali all interno di comunità. Tale tradizione di ricerca è influenzata dall antropologo anglosassone Radcliffe-Brown, il quale diede vita al cosiddetto "funzionalismo strutturale". L'oggetto principale dell'antropologia per Radcliffe-Brown è lo studio della realtà sociale. Tale realtà è configurata come una "struttura", cioè come una rete di relazioni sociali e personali in cui ogni tratto esercita una sua specifica "funzione" in relazione al tutto. Lo scopo dell antropologia non è solamente la spiegazione del funzionamento delle società ma lo studio comparativo delle società stesse, per arrivare alla formulazione delle leggi generali su cui si fondano i fenomeni sociali, seguendo un metodo scientifico analogo a quello delle scienze naturali. Il metodo sviluppato era di tipo induttivo e consisteva innanzitutto nell'identificazione dei meccanismi che operavano all'interno delle società e ne consentivano il funzionamento, nella comparazione di tali meccanismi ed infine, se possibile, nella loro generalizzazione in legge. Tale metodo orientava il ricercatore verso 20 Date scelte casuali, Lazarsfeld trovò la probabilità che un qualsiasi individuo ha di essere scelto da un altro. 21 Freeman L. C., ibidem, p.62.

18 15 una raccolta esaustiva dei dati e verso la loro sistematica collocazione in un tutto che, attraverso la messa in evidenza delle loro relazioni, diventava significativo. Warner, laureato in inglese e in antropologia, incontrò Racliffe-Brown a Berkeley, il quale gli propose di aggregarsi al suo gruppo di ricerca in Australia 22. Dopo aver studiato gli aborigeni per circa due anni, nel 1929 Warner lasciò il gruppo e si recò ad Harvard per insegnare e per applicare il metodo etnografico allo studio sulle comunità industriali. Un anno dopo venne coinvolto nella ricerca alla centrale elettrica di Hawthorne, a cui stava lavorando lo psicologo australiano Elton Mayo, arrivato ad Harvard tre anni prima. Il progetto Hawthorne si sviluppò tra il 1924 e il 1933 presso lo stabilimento di produzione della Western Electric della Bell Telephone, localizzato in un area chiamata Hawthorne, nei pressi di Chicago. La finalità di questi studi era sperimentare alcune soluzioni di organizzazione del lavoro, che potessero migliorare la produttività dei lavoratori lungo la linea di montaggio di apparecchiature telefoniche. La prima fase del progetto, che ebbe inizio nel 1924 e si concluse nel 1927, si occupò di verificare l occorrenza di relazioni tra livelli di illuminazione e produttività. Per ragioni non comprese, la produttività aumentava all aumento ma anche alla riduzione dell illuminazione. Questo progressivo aumento della produttività dei lavoratori, indipendente da ogni particolare manipolazione di sistemi fisici e di controllo sull attività di lavoro, venne denominato Fenomeno Hawthorne. Con l obiettivo di determinare le cause di tale incongruenza, fu nominato responsabile del progetto Mayo, il quale suggerì di concentrarsi sugli effetti che potevano avere le caratteristiche psicologiche degli operai sul loro rendimento. In quest ottica concluse che il fattore cruciale responsabile dell accresciuta produttività è stato il semplice fatto di partecipare al progetto di ricerca: i lavoratori erano compiaciuti che i loro capi si interessassero a loro, e il conseguente senso di coinvolgimento e integrazione nella vita di fabbrica li motivava a maggiori sforzi. 23 Col coinvolgimento di Warner nel progetto, però, l ottica venne spostata sulla struttura sociale. Registrando le interazioni che avvenivano tra gli operai nella sala di cablaggio, si voleva capire l influenza delle 22 Cfr Freeman L. C., Ibidem. 23 Scott J., Social Network Analysis. A handbook, Sage Pubblications, London, 1991; trad. it. A cura di Amaturo E., L analisi delle reti sociali, Carocci, Roma, 2003, p. 45.

19 16 relazioni interpersonali informali sul comportamento lavorativo. Egli suggerì di osservare e studiare il gruppo come una piccola società e di usare tecniche di analisi sul campo di matrice antropologica. L indagine fece emergere che il comportamento nelle organizzazioni non è rigidamente determinato dalle prescrizioni formali promulgate dal vertice dell azienda e rappresentate dall organigramma.. I comportamenti informali, norme e procedure emergenti, condizionano, in parte, le attitudini dei lavoratori, le loro azioni e influenzano la produttività del lavoro. Le relazioni effettive tra gli operai, rilevate dai ricercatori mostrarono quella che fu chiamata organizzazione informale, la quale venne rappresentata attraverso dei diagrammi simili ai sociogrammi di Moreno. Figura 3 - Sociogramma di Hawtorne 24 Figura 4 Amicizie nella sala di cablaggio Fonte: Scott, ibidem, p Fonte: Roethlisberger e Dickson (1939), cit. in. Freeman, ibidem, p. 68.

20 17 Dopo aver rappresentato in questo modo la struttura di gruppo, i ricercatori non ne fecero più uso, in questo senso Scott ha l impressione che essi non avessero nessuna comprensione teorica di come le reti sociali possano dar forma al comportamento degli individui. 26 Parallelamente Warner inizia lo studio della comunità di Newburyport nel New England, alla quale venne dato il nome di Yankee City. L indagine venne concepita come studio antropologico di una moderna comunità urbana e realizzata tra il 1930 e il Le interazioni fra gli individui e la stratificazione sociale, scopi della ricerca, vennero rilevate attraverso l osservazione sul campo e le comuni interviste. La mole di dati acquisita e analizzata diede l opportunità di affermare quella che era l ipotesi di Warner, ossia che l organizzazione sociale di una comunità consiste in una trama di relazioni attraverso cui le persone interagiscono fra di loro. Si comprese che la cittadina era formata da sotto-gruppi, famiglia, chiesa, associazioni, ma a questi andavano aggiunti un particolare tipo di sottogruppo che i ricercatori chiamarono clique 27. Queste erano costituite da un numero variabile di persone, intime fra loro e non legate da relazioni parentali. Secondo i ricercatori queste erano seconde per importanza solo alla famiglia nel determinare la collocazione delle persone nella società. Ogni persona poteva appartenere a più cliques, le quali vennero raffigurate come una serie di cerchi intersecatesi in un diagramma di Venn. Purtroppo, però, i ricercatori non si spinsero ad alcuna analisi formale, strutturale di queste rappresentazioni. In questo senso si può dire che alla metà degli anni 30 l attività di Harvard si era avvicinata senza riuscire ad includere tutte e quattro le caratteristiche che identificano la moderna analisi di rete. Chapple e Arensberg, che avevano partecipato al progetto Yankee City, si mossero per colmare il vuoto. I due studiosi svilupparono nuovi metodi di raccolta ed analisi dei dati dettagliati sui legami sociali e, durante lo sviluppo di tale attività si trovarono di fronte ad un problema 28 : come occuparsi simultaneamente di un gran numero di relazioni. Per risolverlo organizzarono concatenazioni di matrici così da trattare le relazioni composte. I ricercatori del gruppo, però, non erano entusiasti del formalismo matematico raggiunto, in 26 Scott J., ibidem, p Non nel senso sociometrico del termine. Si veda il secondo capitolo. 28 Cfr Freeman L. C., ibidem, p.78.

21 18 quanto più interessati alla ricerca sul campo, così quando Warner lasciò Harvard per l università di Chicago, il gruppo si sciolse. Probabilmente i ricercatori di Harvard non erano apparentemente pronti a muoversi al di fuori e nella nuova direzione proposta da Chapple e Arensberg: non erano preparati ad abbracciare il rigore nelle procedure per la raccolta di dati e la modellistica algebrica formale ) Dagli anni 40 agli anni 60 Il trentennio che va dagli anni 40 agli anni 60 viene chiamato da Freeman età buia, poiché non si sviluppò un grande centro di ricerca, ma vi furono molti tentativi che mantennero viva la prospettiva strutturale. In particolare noi prenderemo in considerazione il gruppo di ricerca sviluppatosi al MIT attorno alla figura di Lewin e il gruppo di ricerca degli antropologi anglossassoni, il cui esponente principale è Gluckman. Prima però vedremo il contributo di un autore, Homans, che, per primo, ha cercato di elaborare una sintesi dei due filoni di ricerca progenitori dell analisi di rete ) La sintesi di Homans Anche se non vi sono prove della conoscenza dei rispettivi lavori tra le due scuole viste in precedenza, quella sociometrica e quella struttural-funzionalista, le due si svilupparono parallelamente e Gorge Homans 30 fu il primo che ne confrontò i lavori per tentare una sintesi. In particolare, alla fine degli anni 40, elaborò la riorganizzazione di una matrice di uno studio chiamato Old City, iniziato nel 1936 e condotto nel Sud degli Stati Uniti da Davis e altri colleghi di Warner, con la supervisione dello stesso. 31 La matrice era di tipo bimodale, con in riga le donne e in colonna gli avvenimenti a cui avevano o meno partecipato. Le crocette apparivano distribuite a caso nella matrice, il tentativo di Homans fu quello di modificare l ordine delle righe e delle colonne per far emergere le clique. 29 Freeman L. C., ibidem, 2007, p Cfr Homans, The Human Group, Routledge and Kegan Paul, London, 1951, cit. in Freeman L. C., ibidem, Per approfondimenti sull indagine e sulla sintesi di Homans si veda Scott J., ibidem, p

22 19 L operazione fatta a mano, dopo svariati tentativi, portò all individuazione di due gruppi, risultato non emerso dall analisi condotta da Davis. Figura 5 Esempio di ri-organizzazione della matrice 32 Non si può esser certi che i risultati finali prodotti da un qualsiasi altro ricercatore sarebbero stati gli stessi ottenuti da Homans, in quanto non esistono criteri in base ai quali giudicare un risultato corretto. È per questo che nei tentativi successivi di condurre analisi di questo tipo si è cercato di mettere a punto algoritmi programmabili, in modo che i computer potessero eseguire la riorganizzazione in maniera attendibile. 33 Il metodo teorizzato da Homans, infatti, è analogo a quello che poi sarebbe stato chiamato Modello a blocco, ma, a differenza degli analisti di rete recenti, egli non usò nessun metodo matematico. 32 Fonte: Scott J., ibidem, p.54. Non è la matrice originale ma ne rappresenta il metodo di riorganizzazione. 33 Scott J., ibidem, p. 53.

23 ) Lewin e i suoi successori Tra gli psicologi fuggiti dal regime nazista, oltre a Moreno, c era anche Lewin. In un primo momento egli concentrò la sua ricerca sulla Teoria del campo o psicologia topologica, che aveva come scopo quello di considerare l effetto dei fattori situazionali nella determinazione del comportamento. Lo scopo della sua teoria era quello di studiare l interdipendenza fra gruppo e ambiente percepito in termini matematici. Con il termine campo sociale Lewin intendeva una serie di punti e percorsi che dividono lo stesso in regioni. L assenza di percorsi tra una regione e l altra determina i confini entro cui l individuo può muoversi, tali percorsi, quindi, costituiscono le forze che influenzano i comportamenti del gruppo. Secondo Freeman 34, però, dopo che lo psicologo arrivò all università dell Iowa cominciò a spostare il suo interesse dallo studio del comportamento individuale allo studio dei rapporti interpersonali e dei processi di gruppo, e quindi sulla relazione effettiva tra gli individui. Il carisma di Lewin riuscì ad attrarre un gran numero di giovani psicologi e laureandi, che dopo il suo passaggio al MIT lo seguirono. Il 1945 fu un periodo particolarmente fecondo per questo gruppo di lavoro che produsse ricerche su svariati argomenti: la leadership, la produttività del gruppo, la comunicazione e la propagazione dell influenza nel gruppo. 35 Ma l improvvisa morte dello psicologo tedesco provocò la chiusura del Centro ad opera del Rettore e il passaggio di molti suoi collaboratori all Università del Michigan, come Cartwright e Festinger. Tra quelli che rimasero, una figura di spicco per l analisi di rete fu Bavelas, il quale è l autore di un importante intuizione strutturale. Egli era convinto che in ogni organizzazione il grado al quale un singolo individuo si attesta e domina la sua rete di comunicazione la centralità condiziona la sua efficienza, il suo morale e la percezione dell influenza di ogni singolo attore. 36 La sua intuizione fu confermata dal matematico Luce, che nel 49 aveva definito formalmente la definizione di clique con Perry. Egli fu assunto con lo scopo di indagare le conseguenze della struttura comunicativa, che venne rappresentata sotto forma di grafo. 34 Cfr Freeman L. C., ibidem, 2007, p Per una disamina sui lavori, si veda Freeman, ibidem, p Freeman L. C., ibidem, p. 84.

24 21 Figura 6 Strutture comunicative studiate dal gruppo di Bavelas. 37 Nel 1950 Bavelas, però, lasciò il MIT e anche questo gruppo di ricerca si inaridì. Nel frattempo nel Michigan, i seguaci di Lewin, Cartwright e Festinger, iniziarono una collaborazione molto proficua con Harary. Il loro grande merito è stato quello di aver capito che rappresentare le relazioni interpersonali effettive di un gruppo sotto forma di grafo, significava poter applicare ad essi la matematica derivante da quella Teoria 38 e descriverne, in tal modo, le proprietà. Questo collegamento ha permesso lo sviluppo in termini matematici dell analisi di rete, spingendo la sua affermazione in quanto paradigma. Seguendo questa strada riuscirono ad elaborare la definizione formale della nozione di equilibrio cognitivo proposta da Heider. Per lo psicologo tedesco, influenzato dalla Gestalt, gli atteggiamenti di un individuo verso gli altri sono nello stato di equilibrio nella mente di lui, quando non producono una tensione psicologica. Il suo interesse verteva sull equilibrio interpersonale, mirava a capire, per esempio, in che modo un persona legata emotivamente a due altre persone possa reagire ad un eventuale conflitto tra le due. Nella prospettiva di Heider il punto focale era la mente del singolo soggetto e quindi si ragionava sulla percezione che questo potesse avere della relazione tra gli altri due soggetti considerati; con Cartwright e Harary 39 si passa da un equilibrio cognitivo a un equilibrio strutturale, ossia le 37 Fonte: Leavitt ( 1951) citato in Freeman L. C., ibidem, 2007, p La Teoria dei grafi consiste in un corpo di assiomi e formule matematiche che descrivono le proprietà dei modelli formati da linee. Scott J., ibidem, p Cfr Cartwright, Harary, Structural Balance: a Generalisation of Heider s Theory, Psychological Review, 63, 1956, cit, in Freeman L. C., ibidem, 2007.

25 22 relazioni considerate sono quelle effettive. Applicando al grafo dei segni, positivi e negativi, la struttura del gruppo può essere analizzata considerando simultaneamente tutti gli appartenenti allo stesso. Secondo i due autori le strutture sociali complesse possono essere viste come costituite da strutture semplici chiamate triadi, che si sovrappongono tra loro. Figura 7 - Strutture equilibrate e non equilibrate 40 Durante le loro analisi scoprirono che ogni grafo equilibrato può essere diviso in due sottogruppi con proprietà interessanti: le relazioni all interno di ciascun sottogruppo saranno positive, mentre quelle fra i sottogruppi saranno negative. Individuare se una rete è equilibrata o meno significa sviluppare tecniche di decomposizione del grafo, a cui è deputata l analisi matematica. La nozione di equilibrio è stata utilizzata negli studi sulla cooperazione e sulla leadership nei gruppi. Secondo Freeman il gruppo Iowa - MIT - Michigan è andato ben oltre la sociometria di Moreno. Le due linee di ricerca hanno condiviso la nozione intuitiva secondo cui i legami sociali della persona hanno importanti conseguenze per i loro percorsi di vita ma, al di là di questa intuizione di fondo, proseguirono in direzioni differenti. Il lavoro di Moreno si basò soprattutto sulle risposte ai questionari somministrati individualmente, mentre Lewin ed i suoi allievi operarono sui legami sociali e raccolsero dati sperimentali circa le loro 40 Fonte: Scott J, ibidem, p. 42.

26 23 conseguenze. Inoltre, la matematica, marginale alla maggior parte della ricerca di Moreno, era invece il nucleo centrale del lavoro al MIT e alla Michigan. Per concludere, mentre entrambi hanno usato i grafi, Bavelas [ ], Cartwright e Harary li hanno usati esplicitamente nel contesto formalizzato della teoria dei grafi ) Gli antropologi sociali britannici Durante gli anni 50 si afferma un altra scuola che percepisce la società in termini strutturali, questa fa capo a Max Gluckman che venne nominato direttore del Dipartimento di Antropologia Sociale e di Sociologia all Università Manchester. Il lavoro di questo gruppo rappresenta lo sviluppo in chiave critica dello strutturalfunzionalismo di Radcliffe-Brown, poiché, invece di insistere sull integrazione e la coesione, si concentrò sul conflitto e sul cambiamento nella trasformazione e persistenza delle strutture sociali. A questo gruppo di ricercatori va il merito di aver determinato il passaggio da una considerazione metaforica del concetto di rete ad una formale, intendendo con esso l insieme delle relazioni che legano gli individui. Il termine rete, infatti, è stato utilizzato per la prima volta da questi autori. In particolare Barnes lo cominciò ad applicare in modo più rigoroso e analitico e con lui Bott. Il primo viene citato dagli analisti di rete per il suo studio su una comunità di pescatori della Norvegia, Bremnes, la cui particolarità risiedeva nel fatto che era strutturato esclusivamente sui rapporti di parentela 42. In esso sosteneva che la totalità della vita sociale poteva essere vista come un insieme di punti, alcuni dei quali sono congiunti da linee, in modo da formare una rete totale di relazioni. La sfera informale delle relazioni interpersonali doveva essere vista come una parte, una rete parziale, di questa rete totale. 43 Lo studio della psicologa canadese Helen Bott, che era stata allieva di Warner, invece, aveva lo scopo di esaminare il livello di segregazione dei ruoli coniugali all interno delle famiglie britanniche. Non trovando alcuna correlazione significativa tra le variabili sociodemografiche, classe sociale e collocazione 41 Freeman L. C., ibidem, p Cfr Barnes, Class and Committees in a Norvegian Island Parish, in Human Relations, 7, Scott J., ibidem, p.58.

27 24 territoriale, la studiosa si dedicò ad analizzare la rete relazionale familiare. I risultati furono sorprendenti, l analisi rilevò che nelle famiglie definite a maglia stretta, ossia con una densità di relazioni più elevata, il grado di segregazione dei ruoli coniugali erano maggiori, l inverso si verificava per le famiglie a maglia larga. 44 Il contributo più ricco del gruppo di Manchester proviene, però, da Mitchell. L autore parla di ordine personale, ossia dell insieme di relazioni che il soggetto ha con un insieme di persone e i legami tra queste. Tali reti interpersonali sono costituite da due azioni ideali, la comunicazione, che comporta il trasferimento di informazione tra una persona e l altra, e l azione strumentale, che consiste nel trasferimento di beni materiali. Inoltre, l autore formula il concetto di rete totale di una società come l insieme delle relazioni in continua crescita che la costituiscono. In una ricerca concreta sarebbe molto difficile andare a considerarle tutte e quindi, dalla rete totale si preferisce individuare una rete parziale. La selezione degli elementi che ne fanno parte può avvenire secondo due criteri: ancorando la rete ad un individuo focale, si parla così di rete ego-centrata; o estrapolando dalla totalità dei legami una tipologia in particolare, ad esempio legami politici, parentali, di lavoro, definendo così la rete parziale in base al contenuto, ossia al significato delle relazioni coinvolte. Secondo l autore la maggior parte delle reti studiate dai sociologi e dagli antropologi sono del primo tipo e contengono legami multipli. Per descrivere la qualità di queste relazioni Mitchell, durante gli anni 60, introduce una serie di concetti. La reciprocità, indica quando la relazione è diretta, non mediata, ed è misurabile attraverso il grado in cui la transazione è ricambiata. La durata, indica quanto sono durature le relazioni e l intensità, si riferisce alla forza degli obblighi comportanti da una relazione, ed è relativa alla forza con cui ci si sente vincolati agli stessi o alla molteplicità della relazione, che determina una più grande intensità. Rispetto agli altri componenti del gruppo di Manchester, l antropologo, considera più attentamente la matematica della Teoria dei grafi, da cui deriva una serie di concetti sociologici. La densità, ad esempio, misura la completezza del network, ossia il numero di relazioni attivate su quelle attivabili. Mentre la raggiungibilità, 44 Cfr Vargiu A., Il nodo mancante. Guida pratica all analisi delle reti per l operatore sociale, FrancoAngeli, Milano, 2001, p. 70.

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