IL CREDITO NELLE MARCHE LA CRISI E IL RUOLO DEI CONFIDI. a cura di: Pietro Alessandrini, Alessandro Paci, Luca Papi,

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1 IL CREDITO NELLE MARCHE LA CRISI E IL RUOLO DEI CONFIDI a cura di: Pietro Alessandrini, Alessandro Paci, Luca Papi, Mario Pepe, Andrea Filippo Presbitero, Alberto Zazzaro Dicembre 2011

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3 Sommario Introduzione... 5 Capitolo 1: Domanda e offerta di credito in Italia e nelle Marche La struttura dei mercati locali del credito Condizioni di offerta del credito: il lato delle banche Accesso al credito: il punto di vista delle imprese Capitolo 2: I consorzi di garanzia fidi durante la crisi Introduzione Le funzioni dei consorzi di garanzia fidi L operatività dei confidi durante la crisi L accesso al credito e i confidi: un analisi sulle imprese manifatturiere Dati e alcune statistiche descrittive Il meccanismo di selezione della crisi Capitolo 3: I confidi nelle Marche: un'analisi strutturale Introduzione I confidi operativi in regione L attività dei confidi nelle Marche Capitolo 4: Il settore dei confidi nelle Marche: un'analisi dei bilanci Introduzione L analisi dei bilanci Le caratteristiche del campione Gli indici di bilancio

4 Capitolo 5: L'indagine diretta sui confidi nelle Marche Introduzione Caratteristiche generali Il processo di istruttoria e i rapporti con il sistema bancario Garanzie e finanziamenti La struttura del mercato e l intervento regionale Capitolo 6: I contributi e le politiche regionali per i confidi Introduzione Gli interventi regionali Gli interventi della Regione Marche Efficacia ed efficienza degli interventi pubblici Conclusioni Riferimenti bibliografici

5 Introduzione In un contesto di crisi europea e globale, a fine 2011 l'economia italiana è ancora all'interno di una fase recessiva iniziata nel 2008 con il fallimento di Lehman Brothers. Dall'ultima indagine congiunturale della Banca d'italia (2011a) emerge che i piani di investimento delle imprese rimangono improntati alla cautela e che i fabbisogni di risorse finanziarie esterne sono in forte aumento. Nelle Marche, la ripresa economica nel corso del primo semestre dell'anno è stata flebile e incerta e le aspettative sono volte al pessimismo (Banca d'italia 2011b). In particolar modo, la crescita del credito bancario alle imprese ha nuovamente rallentato e i tassi di sofferenza permangono su valori superiori a quelli pre-crisi. In questo contesto, il rapporto analizza la struttura del mercato del credito regionale, al fine di mettere in luce le tendenze e gli elementi di criticità della domanda e dell'offerta di credito. Il rapporto affronta in dettaglio il ruolo dei Confidi come operatori potenzialmente in grado di favorire l'accesso al credito per le piccole e medie imprese, attraverso l'erogazione della garanzia mutualistica. Nel primo capitolo si evidenzia una significativa prossimità funzionale del sistema bancario marchigiano, la cui vocazione territoriale è confermata dalla forte crescita delle banche cooperative nel corso degli ultimi 15 anni. Nonostante ciò, durante la crisi gli impieghi bancari alle imprese hanno registrato un brusco rallentamento, specie nella provincia di Ancona, benché la contrazione dei prestiti a livello regionale sia stata meno accentuata che nel resto d'italia. Al contrario, il flusso di prestiti entrati in sofferenza mette il luce una situazione più complessa di quella media nazionale. Dal lato delle imprese, si registra la percezione di un significativo inasprimento delle condizioni di accesso al credito bancario. Il secondo e il terzo capitolo introducono brevemente il quadro istituzionale e normativo in cui operano i consorzi di garanzia fidi, ne illustrano le funzioni e presentano una breve rassegna dell'operatività dei confidi nel corso la crisi, per poi analizzare in dettaglio la morfologia del settore nella regione. A fine 2009, la quota di prestiti concessi alle piccole imprese e assistiti da garanzia dei confidi superava di poco il 13 per cento a livello nazionale; il 20 per cento nelle Marche (Banca d'italia 2010). Durante la crisi, i confidi hanno continuato a sostenere il credito alle imprese minori, sopportando tuttavia rischi più elevati che in passato. Le imprese garantite da confidi hanno beneficiato di una maggiore disponibilità di credito e di tassi d'interesse inferiori rispetto a quelli applicati alle imprese non garantite, al netto dei costi della garanzia. L'analisi dei dati di un campione di imprese manifatturiere mette in luce che l'appartenenza a un confidi si associa ad una maggiore propensione a richiedere credito bancario e a una minore probabilità di essere razionati. 5

6 Dall'analisi del mercato regionale, presentata nei capitoli terzo e quarto, emerge un quadro fortemente eterogeneo, composto sia da elementi positivi che da potenziali debolezze. Tra i punti di forza del settore dei confidi, si segnala la crescita dimensionale e la capacità dei consorzi di garanzia di sostenere le micro e le piccole imprese durante la crisi, svolgendo un importante ruolo anticiclico. Tra gli elementi di debolezza si riscontra che, alla pronunciata crescita delle garanzie, si è però associato un aumento della rischiosità delle imprese assistite, come confermato dall'aumento delle sofferenze, a cui non ha fatto seguito un'adeguata patrimonializzazione. L'aggravio dei costi, dovuto al rafforzamento delle strutture organizzative, si è tradotto in un calo della redditività. L'analisi dei bilanci, oggetto del quarto capitolo, mette in evidenza che, in molti casi, la sostenibilità dei confidi è mantenuta grazie ai contributi pubblici e che vi sono forti discordanze gestionali. A fronte di alcuni confidi che si espongono molto nella concessione di garanzia, con una leva elevata, ve ne sono altri che al contrario mostrano di concedere poche garanzie in rapporto al patrimonio, rivelando una politica gestionale troppo prudente o comunque inefficiente. Il capitolo cinque presenta i risultati di un'indagine somministrata ai confidi operativi nella regione nel corso del L'indagine conferma il quadro di luci ed ombre già emerso dai precedenti capitoli. In essa si può osservare l'importanza crescente della garanzia mutualistica per favorire l'accesso al credito della piccola impresa, grazie all'attività di screening dei confidi, spesso supportata da sistemi di rating interni. D altra parte però si riscontra un'eccessiva frammentazione del settore, in cui convivono confidi con operatività e dimensioni fortemente eterogenee, il cui numero è superiore alle necessità di una regione medio-piccola come la Marche. La presenza di forti interessi di categoria e la difficoltà a far convivere esperienze e culture differenti sono indicati come i principali ostacoli ad un auspicato consolidamento dimensionale. L ultimo capitolo analizza brevemente la contribuzione pubblica e la sua valenza in termini di risorse stanziate ed obiettivi perseguiti. Le conclusioni puntano ad indicare una serie di idee sulle linee guida per il settore che si consiglia di perseguire al decisore pubblico regionale. 6

7 Capitolo 1 Domanda e offerta di credito in Italia e nelle Marche 1.1 La struttura dei mercati locali del credito L'importanza che la struttura dei mercati locali del credito riveste per i processi di sviluppo economico e per la competitività e sostenibilità del tessuto produttivo locale rende necessaria una approfondita revisione critica delle linee di sviluppo future del sistema del credito nelle Marche. Nei quindici anni precedenti l'attuale crisi economico-finanziaria, è prevalsa in tutta Italia la tendenza, da un lato, all'aumento del numero di sportelli e del grado di bancarizzazione e, dall'altro, alla riduzione del numero di banche operanti e all aumento delle loro dimensioni. Questa politica è stata condotta sulla base di principi quali: il superamento dei limiti del localismo bancario e la acquisizione dei vantaggi delle economie di scala, della standardizzazione dei prodotti finanziari e della apertura del risparmio alla globalizzazione finanziaria. Il duplice processo di accentramento delle decisioni e di diffusione spaziale degli sportelli ha aumentato la distanza funzionale tra centro e periferia, ovvero la distanza che separa le sedi direzionali delle banche, in numero progressivamente minore, dagli sportelli locali, in forte crescita. Ne è conseguita una evoluzione della gerarchia funzionale dei vari mercati locali che va attentamente monitorata. Nello stesso tempo, la diffusione degli sportelli e delle tecnologie bancarie ha ridotto le distanze operative, ossia ha aumentato la prossimità fisica tra lo sportello bancario e gli operatori locali. L abbinamento diffusione-accentramento è tipico dei processi di globalizzazione, che diffondono informazioni, innovazioni, prodotti e contratti standardizzati, ma nello stesso tempo accentrano i poteri decisionali, determinando significativi cambiamenti nei rapporti gerarchici centro-periferia 1.. La progressiva periferizzazione di alcuni sistemi creditizi regionali, con l allontanamento dei centri decisionali delle banche, può influire negativamente sui legami banca-impresa, riducendo la disponibilità di credito per le piccole e medie imprese e frenando la loro capacità innovativa. In aggiunta, la delocalizzazione delle funzioni direzionali bancarie determina un impoverimento della classe dirigente regionale, bancaria e anche imprenditoriale, con un allentamento delle sinergie formative e professionali tipiche dello sviluppo endogeno. L'analisi dei mercati locali del credito nelle province marchigiane mette in evidenza come la regione abbia seguito, nel corso dell'ultimo ventennio, un trend di diffusione-accentramento paragonabile a quello del Centro-Nord, sebbene emergano alcune differenze significative 1 Per approfondimenti, si vedano: P. Alessandrini, A.F. Presbitero e A. Zazzaro (2009) Banks, Distances and Firms' Financing Constraints, Review of Finance, 13(2): ; P. Alessandrini, A.F. Presbitero e A. Zazzaro (2009) Global Banking and Local Markets: A National Perspective, Cambridge Journal of Regions, Economy and Society, 2(2): ; P. Alessandrini, A.F. Presbitero e A. Zazzaro (2010) Bank Size or Distance: What Hampers Innovation Adoption by SMEs?, Journal of Economic Geography, 10(6):

8 (Figura 1.1). In particolare, la prossimità operativa, misurata dal grado di bancarizzazione, che nel 1996 era in linea con quello medio delle regioni del Centro-Nord, è cresciuta più rapidamente: a fine 2009 nelle Marche si contavano oltre 78 sportelli bancari ogni abitanti, rispetto ad una media di 68 al Centro Nord e di 34 nel Mezzogiorno, da sempre caratterizzato da un minore grado di bancarizzazione (Figura 1.1, panel di sinistra). Al contrario, il processo di consolidamento bancario ha determinato l allontanamento dei centri decisionali delle banche, come evidenziato dal trend crescente dell'indicatore di distanza funzionale, soprattutto sul finire degli anni novanta nelle regioni del Mezzogiorno, le cui banche sono state l'oggetto di un deciso processo di consolidamento guidato dai grandi gruppi bancari con sede al Centro-Nord (Zazzaro 2006) 2. Rispetto al quadro di riferimento nazionale, le Marche hanno seguito un processo virtuoso: la distanza funzionale del sistema bancario dalla regione è rimasta pressoché costante nel corso della passata decade, attestandosi così a valori in linea con quelli registrati nelle regioni del Centro-Nord (Figura 1.1, panel di destra). Figura 1.1: La geografia del credito nelle Marche 8 Prossimità operativa 6 Distanza funzionale Centro-Nord Mezzogiorno Marche Note: elaborazioni su dati Banca d'italia. A livello provinciale, il numero di sportelli pro-capite è abbastanza omogeneo in tutta la regione e comunque superiore ai valori medi osservati nel Centro-Nord, mentre l'indicatore di distanza funzionale varia in maniera considerevole tra le province, passando da valori inferiori 2 L'indicatore di distanza funzionale è calcolato facendo riferimento alla distanza geografica che separa gli sportelli bancari dai centri decisionali, ipotizzando che le frizioni organizzative ed i costi di agenzia e di monitoraggio siano una funzione crescente della distanza geografica (misurata in chilometri) che separa lo sportello dalla sede della banca o del gruppo bancario di cui fa parte. La distanza funzionale è stata calcolata con riferimento alla sede legale di ciascuna banca, per gli istituti indipendenti, oppure della capogruppo, nel caso di banche incorporate in un gruppo bancario. Questa misura assume che il potere decisionale sia in capo alla capogruppo, nell ipotesi di un completo accentramento decisionale nel caso delle banche appartenenti a un gruppo. Alternativamente, si può ipotizzare un decentramento decisionale presso le banche affiliate; in questo caso si determina una riduzione delle distanze, sebbene il trend e le differenze tra regioni rimangano simili. Si tratta evidentemente di due ipotesi estreme (accentramento totale nel primo caso, decentramento totale nel secondo) che racchiudono le soluzioni intermedie che si verificano nella realtà. 8

9 ad altri superiori a quelli delle regioni del Centro-Nord (Figura 1.2) 3. In particolare, spicca la struttura del sistema bancario all'interno della provincia di Ancona, caratterizzato da una minore distanza funzionale, risultato del radicamento territoriale di Banca delle Marche, e da un grado di bancarizzazione superiore alla media regionale, benché inferiore a quello di Pesaro e Urbino (86 sportelli ogni abitanti). Figura 1.2: La geografia del credito nelle province marchigiane 10 Prossimità operativa 4.5 Distanza funzionale Macerata Ascoli Piceno Pesaro e Urbino Ancona Note: elaborazioni su dati Banca d'italia. Più nel dettaglio si può osservare se e in che modo la crisi finanziaria abbia inciso sulla struttura dei sistemi bancari locali. La Figura 1.3 mostra l'evoluzione trimestrale del numero di sportelli e della distanza funzionale nelle province marchigiane e in Italia da fine 2007 a Giugno Si notano alcuni fenomeni interessanti, sia per quanto riguarda l'italia nel suo complesso che per quanto concerne le Marche: Il primo dato che emerge è che in Italia si è assistito per la prima volta a una riduzione netta del numero di sportelli, circa 400 in meno, del primo trimestre 2009 a Giugno Tuttavia, questo declino non ha interessato le Marche nel loro complesso che, nei mesi più intensi della crisi, hanno visto stabilizzarsi, ma non contrarsi, la dinamica espansiva degli sportelli. Il risultato aggregato è però il frutto di dinamiche eterogenee. Se nella provincia di Ascoli Piceno il trend crescente è addirittura rimasto inalterato fino a Dicembre 2009, nelle province di Ancona e di Pesaro-Urbino il numero di sportelli si è ridotto di una decina di unità tra la seconda metà del 2009 e il primo semestre del La Figura 1.2 riporta, per brevità, soltanto i valori provinciali dell'indicatore di distanza funzionale calcolato sotto l'ipotesi di decentramento decisionale delle banche appartenenti a gruppi. 9

10 La distanza funzionale del sistema bancario si è ridotta stabilmente in Italia fino al primo semestre del 2010, probabilmente a causa della chiusura di sportelli periferici in seguito a politiche di razionalizzazione da parte dei principali gruppi bancari. Un trend simile si osserva anche nelle province delle Marche, con la parziale eccezione della provincia di Pesaro e Urbino, in cui la distanza funzionale è aumentata sensibilmente nel corso del 2008 e del primo semestre del 2009 per poi solo in parte ridursi nei trimestri successivi. Figura 1.3: L'andamento degli sportelli bancari nelle province Marchigiane durante la crisi 380 ANCONA ASCOLI PICENO MACERATA PESARO E URBINO MARCHE ITALIA q4 2008q2 2008q4 2009q2 2009q4 2010q Numero di sportelli (sx) 2007q4 2008q2 2008q4 2009q2 2009q4 2010q q4 2008q2 2008q4 2009q2 2009q4 2010q2 Distanza funzionale (dx) Note: elaborazioni su dati Banca d'italia. Infine, le Tabelle 1.1 e 1.2 forniscono un quadro d'insieme della struttura bancaria regionale rispetto alla governance e alla dimensione delle banche che operano sul territorio. Il primo dato che emerge è la grande crescita delle banche di credito cooperativo (BCC), che segnala un forte radicamento territoriale di una parte importante del sistema locale del credito. Gli sportelli delle BCC sono più che raddoppiati negli ultimi 15 anni in tutte le province marchigiane; di conseguenza, la quota di sportelli detenuti dalla BCC è aumentata dall'11,4% nel 1996 al 16,2% a fine 2010, con un massimo del 20% a Pesaro e Urbino. Tuttavia, oltre due terzi dei nuovi sportelli aperti tra il 1999 e il 2010 appartiene a banche commerciali, con l'eccezione della provincia di Pesaro e Urbino, dove le popolari e le BCC hanno incrementato il loro numero di sportelli in misura maggiore rispetto alle banche Spa. 10

11 Tabella 1.1: Sportelli bancari per tipologia istituzionale di banca. Anno Totale banche Banche Spa Banche Popolari BCC Totale banche Banche Spa Banche Popolari BCC Totale banche Banche Spa Banche Popolari BCC Ancona Pesaro e Urbino Macerata Ascoli Piceno Fermo Marche Note: elaborazioni su dati Banca d'italia. Tabella 1.2: Sportelli bancari per tipologia dimensionale di banca. Anno Totale Maggiori Grandi Medie Piccole Minori Totale Maggiori Grandi Medie Piccole Minori Ancona Ascoli Piceno Pesaro e Urbino Fermo Macerata Marche Note: elaborazioni su dati Banca d'italia. Se si considera la classificazione degli sportelli per dimensione della banca di appartenenza, il quadro che emerge dai dati dell'ultimo quinquennio mette chiaramente in luce la presenza di un duplice trend di diffusione/accentramento, cui si è accennato all'inizio del capitolo, ma anche la spiccata connotazione territoriale del sistema bancario marchigiano. A livello regionale, infatti, è aumentata sia la quota degli sportelli appartenenti alle banche maggiori 4, tutte esterne al territorio regionale, sia la quota degli sportelli di proprietà delle banche piccole 4 Banca Nazionale del Lavoro, Banca Monte dei Paschi di Siena, Unicredit, Intesa San Paolo e Cassa Depositi e Prestiti. 11

12 e minori, molte delle quali sono espressione del territorio. Al contrario, è diminuito il peso delle banche di media dimensione esterne all'area. Come ulteriore conferma della prossimità funzionale del sistema bancario, le due principali banche marchigiane - Banca delle Marche e la Banca Popolare di Ancona - classificate tra le banche medie, hanno mantenuto pressoché costante la loro presenza sul territorio (a fine 2009 possedevano, rispettivamente, 229 e 110 sportelli nella regione). I dati provinciali non mettono in luce differenze degne di rilievo, se non una presenza più diffusa delle banche di grande dimensione nelle province di Ancona e di Ascoli Piceno, dove la banche maggiori detengono oltre il 20% degli sportelli, e una minore incidenza delle banche piccole e minori nelle province di Macerata e Ancona (45% degli sportelli, rispetto a oltre il 50% a livello regionale). 1.2 Condizioni di offerta di credito: il lato delle banche Dopo avere analizzato la struttura dei mercati locali del credito, in questa sezione verranno discussi alcuni indicatori sull'offerta di credito da parte del settore bancario. Nell'analisi dei dati, è opportuno tenere presente che la dinamica degli impieghi può essere sia il risultato di un'effettiva stretta creditizia da parte del settore bancario, che di una minore domanda da parte del tessuto produttivo, come confermato anche da una recente indagine della Banca d'italia (Del Giovane, Eramo e Nobili 2011). La parte finale del capitolo cercherà invece di distinguere gli effetti di domanda e di offerta analizzando dati d'impresa. La dinamica degli impieghi nelle Marche (Tabella 1.3 e Figura 1.4) evidenzia un brusco rallentamento nel corso del 2008 (+2,6% su base annua, rispetto al +9,2% dell'anno precedente), in parte protrattosi anche nel 2009 (+3,3%). Nell'anno successivo, i prestiti bancari hanno ripreso a crescere a un tasso sostenuto (+7,3%) benché inferiore a quello medio nazionale (+8,1%) e, a Giugno 2011, hanno superato i 45 miliardi di euro (erano 38,5 miliardi a fine 2007), il 37% dei quali concentrati nella provincia di Ancona. Circa due terzi degli impieghi bancari è destinato alle imprese, con l'eccezione della provincia di Ancona dove l'amministrazione pubblica assorbe una quota maggiore degli impieghi bancari rispetto a quanto avviene nelle altre province. L'evoluzione dei prestiti alle imprese (escluse quelle finanziarie) da un lato mette in luce ancora meglio l'intensità della crisi, dall'altro evidenzia un risultato delle Marche migliore rispetto alla media nazionale. In Italia, infatti, i prestiti alle imprese si sono contratti del 2% nel 2009 per poi aumentare del 2,3% nell'anno successivo; diversamente, nelle Marche la restrizione creditizia è stata solo dell'1% nel 2009 e il 2010 ha registrato un +3,9%. 12

13 Figura 1.4: Prestiti bancari nelle provincie marchigiane, valori in milioni di euro Ancona Pesaro e Urbino Macerata Prestiti totali (mln di euro) Ascoli Piceno Marche Italia 2007q4 2008q2 2008q4 2009q2 2009q4 2010q2 2010q4 2011q q4 2008q2 2008q4 2009q2 2009q4 2010q2 2010q4 2011q2 Totale clientela (escluse IFM) Imprese 2007q4 2008q2 2008q4 2009q2 2009q4 2010q2 2010q4 2011q2 Note: elaborazioni su dati Banca d'italia (Statistiche creditizie provinciali). Tabella 1.3: Impieghi bancari per settori di attività economica. Valori in milioni di euro. Amministrazioni pubbliche 24.1% Ancona Pesaro e Urbino % -4.3% 3.7% -2.6% 20.9% -2.5% 7.1% -22.8% -9.8% Imprese non finanziarie 9.8% 9.3% 7.4% -3.9% 3.4% 12.5% 11.7% 8.2% -0.7% 1.4% Famiglie produttrici 6.2% 6.7% 0.5% 1.1% 6.6% 0.2% 6.7% 0.2% 4.6% 2.9% Imprese artigiane 1.3% 4.6% 0.3% -6.9% 0.7% 2.6% 3.9% -0.7% -3.6% -3.3% Imprese finanziarie % 6.9% % 37.5% % % -28.3% % % 45.5% Famiglie consumatrici 8.6% 11.6% 2.3% 8.0% 19.7% 6.3% 13.1% 0.5% 7.3% 18.3% Totale 5.7% 6.8% 1.0% 4.3% 5.2% 9.2% 11.4% 5.2% 2.1% 6.5% Macerata Ascoli Piceno Amministrazioni pubbliche 13.5% 5.4% 7.0% % -6.3% -5.7% -6.4% 10.8% 1.1% -0.1% Imprese non finanziarie 9.8% 11.5% 6.0% -0.5% 7.4% 11.8% 10.3% 6.5% 3.1% 5.2% Famiglie produttrici 3.3% 5.9% -2.3% 0.6% 4.7% 6.8% 4.7% -2.9% -0.5% 8.7% Imprese artigiane 3.0% 3.9% -2.3% -4.9% 3.3% 3.6% 5.5% 1.5% -4.2% 2.2% Imprese finanziarie 7.6% 31.0% 26.6% 34.3% 28.0% 77.2% % 79.6% -39.7% 25.4% Famiglie consumatrici 7.2% 11.7% -2.3% 10.1% 22.7% 8.2% 8.7% 0.4% 8.6% 17.8% Totale 8.3% 10.6% 2.6% 2.2% 11.2% 10.1% 10.0% 2.4% 4.1% 9.1% Amministrazioni pubbliche 19.5% Marche Italia % -0.4% -1.0% -3.2% 1.3% 4.8% 0.2% 0.5% -4.9% Imprese non finanziarie 10.9% 10.6% 7.2% -1.0% 3.9% 12.5% 12.2% 6.7% -2.4% 2.3% Famiglie produttrici 4.1% 6.0% -1.0% 1.5% 5.7% 7.6% 4.7% -0.6% 2.0% 9.2% Imprese artigiane 2.6% 4.4% -0.3% -5.0% 0.5% 4.2% 4.7% 0.4% -3.4% 2.4% Imprese finanziarie % 10.1% % 37.8% -9.4% 8.4% 3.9% 4.3% -6.6% 10.0% Famiglie consumatrici 7.6% 11.4% 0.6% 8.3% 19.4% 10.4% 8.7% 1.0% 6.9% 21.8% Totale 7.9% 9.2% 2.6% 3.3% 7.3% 11.0% 9.7% 4.6% -0.2% 8.1% Note: elaborazioni su dati Banca d'italia. Per il 2010 i dati della provincia di Ascoli Piceno includono anche quelli della provincia di Fermo. 13

14 Il dettaglio provinciale (Tabella 1.3) sottolinea una dinamica fortemente eterogenea: la provincia di Ancona ha visto ridursi in maniera maggiore la disponibilità di credito bancario per le imprese (-3,3% nel 2009), Pesaro-Urbino e Macerata hanno registrato una variazione pressoché nulla, mentre ad Ascoli Piceno il credito alle imprese anche nel 2009 è aumentato (+2,5%). La timida ripresa del 2010 sembra poi trainata principalmente dalle province di Macerata e Ascoli Piceno, mentre l'erogazione di credito nelle province di Ancona e Pesaro- Urbino è cresciuta a tassi ancora inferiori a quelli del L'analisi più dettagliata degli impieghi per settore di attività economica evidenzia come la crisi abbia avuto effetti particolarmente intensi sul settore finanziario e sulle imprese familiari e artigiane, colpite dalla riduzione degli impieghi più che nel resto d'italia. Per le imprese artigiane, in particolare, la contrazione del credito bancario è iniziata già nel corso del 2008, si è acuita sensibilmente nel 2009 (-5% a livello regionale, -7% ad Ancona) e ancora nel 2010 non sono emersi segnali di ripresa. Il mercato regionale dei prestiti bancari è per circa il 60% dominato dalle grandi banche, il cui peso è ancora maggiore nella provincia di Ancona (Tabella 1.4). Tuttavia, come è stato sottolineato nella prima parte del capitolo, i cambiamenti intercorsi nei mercati locali del credito hanno riportato alla ribalta l importanza della prossimità delle banche al territorio in cui operano. Questa sensibilità verso le imprese locali non è necessariamente una prerogativa delle banche locali di piccole dimensioni, ma può essere il risultato di una specifica scelta strategica. Tabella 1.4: Impieghi bancari per dimensione delle banche: Valori in milioni di euro e variazioni percentuali Var. % impieghi Var. % impieghi Grandi Piccole Quota % delle grandi banche Grandi Piccole Quota % delle grandi banche Grandi Piccole Grandi Piccole Ancona 10,242 5, ,878 5, Pesaro e Urbino 5,403 5, ,876 5, Macerata 4,368 2, ,005 2, Ascoli Piceno 4,180 3, ,176 3, Marche 24,193 16, ,557 17, Note: elaborazioni su dati Banca d'italia. Nondimeno, il valore crescente che viene associato alla conoscenza diretta del territorio, alimentato anche dalla crisi economico finanziaria che rende ancora più importanti i rapporti diretti e durevoli tra banca e impresa, ha accresciuto l importanza delle banche minori, specie di quelle popolari e di quelle di credito cooperativo. In effetti, i dati relativi alle Marche, che in parte riflettono una tendenza nazionale, sembrano indicare un vantaggio delle banche minori durante la crisi, specie se si esclude la provincia di Ancona. Successivamente, nel corso del 2010 la ripresa dell'offerta di credito sembra essere stata trainata dalle banche maggiori, che 14

15 hanno aumentato i prestiti del 9,8% su base annua, contro un più modesto +3,7% delle banche di minori dimensioni. La Tabella 1.5 mette in risalto un altro aspetto virtuoso del sistema del credito marchigiano, la concentrazione dei rischi. I dati più recenti, riferiti a Dicembre 2010, mostrano che nel primo 0,5% degli affidati si concentra il 35% dei finanziamenti erogati dal sistema bancario. Questa quota è ampiamente inferiore alle media nazionale (51%) ed è in parte trainata dalla provincia di Ancona, il cui maggior grado di concentrazione dei rischi è imputabile alla maggiore presenza di grandi banche (Tabella 1.4). Nelle altre tre province, la corrispondente quota di concentrazione è inferiore al 30%. Considerando indici di concentrazione riferiti ad un maggior numero di affidati il quadro rimane simile, benché le differenze si attenuino: il primo 10% degli affidati riceve il 70% dei crediti per cassa erogati nelle Marche (il 76% nella provincia di Ancona), rispetto ad un valore medio nazionale del 79%. Al contrario, se si considera la concentrazione delle sofferenze, il quadro che emerge è meno roseo e pone le Marche in linea con il dato nazionale. Permane inoltre la peculiarità del sistema bancario della provincia di Ancona, in cui anche le sofferenze sono molto più concentrate che nel resto della regione: il 55% delle sofferenze nella provincia anconetana è di pertinenza del primo 1% degli affidati, un valore superiore di oltre 10 punti percentuali rispetto a quello regionale (44,5%). Tabella 1.5: Concentrazione dei rischi, Dicembre Quota dei finanziamenti per cassa di pertinenza dei maggiori affidati: Primo Primo Primo Primo 0,5% 1% 5% 10% Quota delle sofferenze di pertinenza dei maggiori affidati: Primo 0,5% Primo 1% Primo 5% Primo 10% Ancona Pesaro e Urbino Macerata Ascoli Piceno Fermo Marche Italia Note: elaborazioni su dati Banca d'italia. Il prolungarsi e l acuirsi della crisi economico finanziaria nelle Marche è messo chiaramente in luce dall analisi delle sofferenze del settore bancario (Figura 1.5), la cui evoluzione nel corso del biennio ha ulteriormente aggravato una tendenza negativa emersa già negli ultimi mesi del Nel primo semestre del 2010 si è osservata una flessione dell'incidenza delle sofferenze sui prestiti; questo sviluppo, sebbene rappresenti un segnale positivo e in controtendenza rispetto al dato nazionale, non è stato comunque sufficiente a riportare i valori sui livelli pre-crisi. Nel complesso, la percentuale dei prestiti entrati in sofferenza nella regione è decisamente superiore al dato medio nazionale: a dicembre 2009 la percentuale dei prestiti alle imprese in sofferenza era pari al 3,9% nelle Marche, rispetto a un valore medio nazionale del 2,5%. La dinamica particolarmente negativa della regione è trainata dai finanziamenti erogati nella 15

16 provincia di Ancona, dove le nuove sofferenze sono passate dall'1,5 percento dei finanziamenti alle imprese a metà 2008 al 7,3% alla fine del terzo trimestre 2009, per poi diminuire al 4% a Giugno Un brusco incremento dell'incidenza delle sofferenze sui finanziamenti alle imprese si è registrato anche nella provincia di Macerata dove, a differenza che nelle altre province, non sembra che ci sia ancora stata una decisa inversione di tendenza. Più contenuto è stato invece il trend delle sofferenze nelle province di Pesaro-Urbino e di Ascoli Piceno, dove comunque la percentuale di prestiti in sofferenza è più che raddoppiata durante la crisi. Figura 1.5: Flusso di nuove sofferenze rettificate (in percentuale dei prestiti) nelle province marchigiane. 8 Ancona Pesaro e Urbino Macerata 6 Nuove sofferenze (% prestiti) Ascoli Piceno Marche Italia q4 2008q2 2008q4 2009q2 2009q4 2010q2 2007q4 2008q2 2008q4 2009q2 2009q4 2010q2 2007q4 2008q2 2008q4 2009q2 2009q4 2010q2 Totale clientela (escluse IFM) Imprese Note: elaborazioni su dati Banca d'italia (Statistiche creditizie provinciali); dati riferiti ai 12 mesi precedenti il periodo indicato. Infine, la Figura 1.6 mostra i livelli dei tassi di interesse sui prestiti a breve e medio e lungo termine nelle regioni italiane a Giugno Dal confronto tra le diverse regioni italiane emerge come le Marche si caratterizzino per avere tassi di interesse sui finanziamenti a lungo termine in linea con i valori medi nazionali (più alti di quelli praticati al Centro Nord) e tassi a breve simili ai valori medi applicati del Centro-Nord. 16

17 1.3 Accesso al credito: il punto di vista delle imprese L'ultima parte del capitolo presenta alcuni dati descrittivi sulle condizioni di accesso al credito bancario da parte delle imprese marchigiane durante il triennio Sulla base di dati dell'indagine sulla Fiducia delle Impresa Manifatturiere (IFIM) condotta mensilmente dall'isae (e dal 2011 dall'istat) è possibile ricavare informazioni sulla domanda di credito bancario e sulle relative condizioni praticate dal sistema bancario. Figura 1.6: Tassi di interesse sui finanziamenti a breve e lungo termine nelle regioni italiane, 2010 (valori percentuali) Fonte: elaborazioni su dati Banca d'italia. Un primo elemento che emerge dai dati è la limitata propensione delle piccole e medie imprese italiane a ricorrere al credito bancario (Figura 1.7). In ognuno dei 12 trimestri presi in esame, circa un terzo delle imprese ha domandato credito e il dato marchigiano si è attestato in genere poco al di sopra di quello nazionale, a segnalare una maggiore capacità del sistema produttivo locale di affrontare la crisi. Tuttavia, il brusco rallentamento avvenuto nel corso del 2010 testimonia il perdurare della crisi nel settore manifatturiero e può contribuire a spiegare in parte la contrazione dei prestiti bancari alle imprese nel corso del biennio Tuttavia, i dati riportati nella Figura 1.7 sottolineano come la riduzione degli impieghi bancari discussa nella precedente sezione non sia solo il risultato di una minore domanda di credito da parte del tessuto produttivo locale, ma anche di una restrizione creditizia da parte del sistema bancario, in linea con la media nazionale. La percentuale di imprese che ha richiesto credito senza averlo ottenuto è aumentata drasticamente nell'ultimo trimestre del 2008: nelle Marche, la percentuale di imprese razionate, prima stabilmente al di sotto del 10%, è passata al 30% a fine 2008, per poi diminuire gradualmente fino a raggiungere il 10% a fine Anche in 17

18 questo caso, è opportuno ricordare che il semplice dato descrittivo non è in grado di fornire un'indicazione univoca circa la presenza di un'effettiva riduzione dell'offerta di credito da parte del sistema bancario (credit crunch). Il maggior tasso di razionamento che si osserva potrebbe essere la risposta ottimale delle banche all'aumento della rischiosità media della clientela, la cui situazione finanziaria e reddituale potrebbe essere peggiorata a causa della crisi. Un'analisi più dettagliata del mercato italiano, che tiene conto di questo ed altri fattori, conferma tuttavia la presenza di una restrizione dell'offerta di credito nel periodo successivo al fallimento di Lehman Brothers (Albertazzi e Marchetti 2010; Presbitero, Udell e Zazzaro 2012). Figura 1.7: Domanda e offerta di credito, Marche e Italia 40 Accesso al credito bancario Domanda di credito e razionamento, Italia e Marche Percentuale di imprese che: q1 2008q2 2008q3 2008q4 2009q1 2009q2 2009q3 2009q4 2010q1 2010q2 2010q3 2010q4 Richiedono credito - Italia Sono razionate - Italia Richiedono credito - Marche Sono razionate - Marche Note: elaborazioni su dati ISAE/ISTAT. A conferma di un inasprimento delle condizioni di offerta di credito, la Figura 1.8 mette in evidenza come, in corrispondenza dello scoppio della crisi finanziaria globale, le imprese italiane - e marchigiane in particolare - debbano fronteggiare una maggiore difficoltà ad accedere al credito. Nelle Marche, la percentuale di imprese che giudica le condizioni di accesso al credito bancario peggiorate rispetto al trimestre precedente è aumentata dal 21% a inizio 2008 al 53% nell'ultimo trimestre dello stesso anno (il corrispondente dato nazionale è pari al 40%); solo nella seconda metà del 2010 questa percentuale è diminuita al di sotto del 20%. Infine, se si osserva la disaggregazione provinciale (Figura 1.9), emergono alcune interessanti differenze. I dati delle imprese delle province di Ancona e Macerata mostrano un trend piuttosto simile a quello regionale. Diversamente, le rilevazioni relative alla provincia di Pesaro e Urbino dipingono una situazione peggiore: circa il 30% delle imprese ha percepito un peggioramento nelle condizioni di accesso al credito bancario per tutto il 2009 e per il primo 18

19 trimestre del 2010 (erano il 59% a fine 2008). Al contrario, nella provincia di Ascoli Piceno sembra essersi verificato un inasprimento meno marcato a fine 2008, benché questo si sia poi protratto per un periodo più lungo (a metà 2009 il 39% delle imprese dichiarava un peggioramento delle condizioni di accesso al credito). Figura 1.8: Condizioni di accesso al credito bancario, Marche e Italia 60 Condizioni di accesso al credito bancario Quota di imprese che dichiarano un peggioramento delle condizioni 50 Valori percentuali q1 2008q2 2008q3 2008q4 2009q1 2009q2 2009q3 2009q4 2010q1 2010q2 2010q3 2010q4 Italia Marche Note: elaborazioni su dati ISAE/ISTAT. Figura 1.9: Condizioni di accesso al credito bancario nelle province marchigiane 60 Condizioni di accesso al credito bancario Quota di imprese che dichiarano un peggioramento delle condizioni 50 Valori percentuali q1 2008q2 2008q3 2008q4 2009q1 2009q2 2009q3 2009q4 2010q1 2010q2 2010q3 2010q4 Ancona Macerata Pesaro Ascoli Piceno Note: elaborazioni su dati ISAE/ISTAT. 19

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