ECONOMIA DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI LA GESTIONE DEL RISCHIO DI CREDITO

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "ECONOMIA DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI LA GESTIONE DEL RISCHIO DI CREDITO"

Transcript

1 ECONOMIA DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI LA GESTIONE DEL RISCHIO DI CREDITO Rischio di credito È nozione ormai largamente condivisa che il sistema finanziario abbia negli ultimi anni tradito la sua missione ; abbia cioè smesso di essere al servizio dell'economia reale allocando nel modo migliore le risorse e gestendo i relativi rischi. Si è calcolato che a fine 2007 il valore di tutti gli strumenti finanziari, derivati compresi, eccedeva di oltre sedici volte il PIL mondiale. Alla sottovalutazione ed eccessiva assunzione di rischi è corrisposta la misallocazione delle risorse. Ci si è accorti, da parte di taluni con almeno apparente sorpresa, da parte di altri come conferma alle predizioni che li avevano relegati al ruolo di inascoltate e mal tollerate cassandre, che il sistema finanziario internazionale non aveva colto l'esistenza di alcuni rischi e di altri aveva notevolmente sottovalutato il peso. Molte sono le cause di questo fenomeno. Anzitutto, non sono stati compresi appieno i rischi connessi all'evoluzione dell'attività bancaria e al passaggio dal modello tradizionale a quello c.d. originate to distribute. A seguito di tale sviluppo si sono spersonalizzati i rapporti e le concessioni di credito sono state basate, più che sul merito di credito, sulla possibilità di trasformare i crediti in titoli da cedere prontamente sul mercato; i profitti si sono trasformati da interessi, che maturano progressivamente nel corso del tempo, in differenziali di prezzo e commissioni, a maturazione immediata, così favorendo una prospettiva di breve periodo; l'importanza degli stock di credito è stata sostituita da quella dei flussi e della loro velocità di rotazione; la convenienza e, quindi, l'uso

2 della leva finanziaria, con il finanziamento dell'attivo tramite raccolta dei capitali sui mercati a breve termine, è enormemente aumentata. In breve la classica esposizione delle banche al rischio di credito è stata sostituita da quella al rischio di mercato, sia sul versante della possibilità di smobilizzare rapidamente l'attivo costituito da titoli, sia su quello del passivo con la costante ricerca e necessità di liquidità a breve termine, anche per finanziare attivi non altrettanto liquidi. 1 In termini generali si può definire il rischio di credito come la variabilità del valore di mercato del portafoglio di attività connesso all insolvenza delle controparti delle operazioni di impiego o di operazioni fuori bilancio. Il concetto di rischio di credito rappresenta uno dei rischi maggiormente utilizzati e di difficile quantificazione. In realtà occorre sottolineare come diverse siano le definizioni e diversi siano i metodi attuariali che definiscono il rischio di credito. In realtà la rapida crescita dei mercati finanziarie e le cosiddette attività derivate in particolare dei derivati trattati nei mercati over the counter e dei derivati creditizi, nonché l'elevato livello di sofisticazione di alcuni strumenti finanziari, hanno evidenziato l'inadeguatezza dei metodi tradizionali nel valutare in modo adeguato i rischi conseguenti. Del resto occorre sottolineare come in qualsiasi contratto esiste sempre la possibilità che una delle parti non possa onorare gli impegni presi. Tale comportamento genera nella parte creditrice una perdita rispetto a quanto pattuito tra le parti. Ecco perché il sistema finanziario cosi come l intero sistema economico o qualsiasi attività economica nasconde al suo interno un rischio inevitabile che è legato alla particolare natura dell attività stessa. All interno del mercato finanziario una perdita di valore in una posizione creditoria può essere provocata dal peggioramento complessivo dell andamento economico. Si tratta quindi di un rischio 1 SACK-JURIS, Rating agencies: civil liability past and future, in New York Law Journal, November 5, 2007, 432

3 strettamente connesso allo svolgimento dell attività bancaria che è praticamente il rischio chiave da cui dipende il divenire equilibri aziendali (quindi l eventuale insorgenza di crisi bancarie) e la performance della banca. Il rischio di credito dipende quindi dall evoluzione del ciclo economico e dagli eventi connessi agli specifici profili del debitore. Il rischio di credito assume la conformazione di rischio di insolvenza dal momento in cui rimane legato alla possibilità che un debitore non adempia agli obblighi di pagamento in conto interessi e di restituzione del capitale preso a prestito, dunque alla possibilità che un debitore non sia in grado di ripagare, in tutto o in parte i crediti ricevuti a causa di una molteplicità di fattori; rischio di spread, derivante dall aumento del differenziale, in genere rispetto ad un tasso privo di rischio, che il mercato richiede sui titoli emessi dal debitore a seguito di aspettative di deterioramento della solvibilità di quest ultimo (downgrading); rischio paese, in relazione al mancato adempimento delle obbligazioni da parte di uno Stato sovrano; rischio di inconvertibilità valutaria, nel caso in cui non risulti possibile, per il detentore di un attività in valuta, effettuare la conversione dei relativi flussi di cassa in altre valute. Il c.d. rischio sistemico, da sempre associato all'attività bancaria e all'immagine delle file dei depositanti in coda allo sportello, si è ingigantito per la comune sottoposizione degli operatori al rischio di mercato ove spesso il singolo comportamento razionale non corrisponde alla razionalità del sistema nel suo complesso. L'interconnessione dei diversi mercati finanziari, sia dal punto di vista geografico, sia da quello settoriale (banca, finanza e assicurazione hanno ormai confini assai labili tra loro) ha ulteriormente aggravato la situazione. Del resto il tema della razionale gestione del rischio di credito assume un ruolo di primo piano

4 nell ambito dei più recenti filoni della teoria creditizia 2, che individuano nell attività di concessione di prestiti (a favore degli operatori economici) la specificità e la specialità della banca. Infatti, secondo tali approcci, la banca beneficia di un vantaggio competitivo ex ante rispetto agli altri intermediari, dovuto ad una superiorità (tecnologica ed organizzativa) riconducibile al processo di produzione delle informazioni che consente di realizzare un efficiente attività di screening dei potenziali clienti. La banca beneficia, inoltre, di un vantaggio competitivo ex post, riconducibile all attività di monitoring degli affidamenti posti in essere e al patrimonio di informazioni riservate acquisite nel lungo termine sulle imprese clienti. La continuità, la sistematicità e la professionalità con cui la banca realizza questo processo migliorano, nel lungo termine, la possibilità di conseguimento del vantaggio competitivo sia ex ante sia ex post. Si assiste sempre più ad un passaggio da una gestione del rischio di credito incentrata su procedure tradizionali (o conservatrici), frammentate e di tipo soggettivo ad una gestione incentrata sulla sperimentazione e sull adozione di procedure innovative, utilizzate secondo logiche sinergiche e sistemiche. Diverse sono le teorie e gli approcci alla misurazione del rischio di credito. Una prima costruzione teorica è quella basata sul concetto model based, tra cui si possono distinguere i modelli strutturali e i modelli in forma ridotta, e approcci tradizionali (o non model{based), basati sui dati storici delle insolvenze. I modelli strutturali si possono a loro volta suddividere in: - value models, che si basano sulla valutazione del valore dell attivo e della società emittente e sulla teoria della valutazione delle opzioni finanziarie 3 per la 2 BLACK F., SCHOLES M. (, The pricing of options and corporate liabilities. Journal of Political Economy, 81, 637{654, p BLACK F., SCHOLES M. (, The pricing of options and corporate liabilities. Journal of Political Economy, 81, 637{654, p. 273

5 determinazione della probabilitµa di insolvenza e del tasso di recupero in caso di insolvenza; - passage time models 4, che considerano la possibilità di default prima della scadenza del debito, se il valore dell'attivo scende al di sotto di un certo livello (threshold o default boundary). I modelli in forma ridotta o intensity based models rappresentano un approccio recente al rischio di credito che consiste nell'elaborazione di modelli che trattano l'insolvenza come evento completamente esogeno, non dipendente dalla struttura patrimoniale della società o del Paese in esame. Tali modelli sono basati sulla specificazione di un processo esogeno che governa l'evento default: tipicamente si assume che si tratti di un processo di Poisson e spesso si ipotizza che il tasso di recupero sia esogeno al modello. In una riflessione ultima rispetto il rischio sistemico Jarrow e Protter 5 (2004) osservano che le due classi di modelli non sono così diverse tra loro e l'elemento distintivo è dato dalla caratterizzazione dell'epoca in corrispondenza della quale si manifesta l'insolvenza (default time). Nei modelli strutturali si ipotizza di disporre della stessa informazione del manager della società. Nei modelli in forma ridotta, invece, si prescinde dalla conoscenza del valore di tutte le attività e passività della società: l'informazione disponibile è la stessa del mercato. Da questo punto di vista, Jarrow e Protter ritengono che i modelli in forma ridotta siano preferibili. In generale si può affermare che i meccanismi di misurazione e gestione del rischio possono definirsi come un insieme integrato dei 4 HULL J., Opzioni, Futures e Altri Derivati. Il Sole24Ore ed. Traduzione italiana di Hull J. (2003) Options, Fututres, and Other Derivatives. Pearson Education Inc, 2003, p. 97 e ss. 5 JARROW R.A., PROTTER P., Structural versus reduced form models: a new information based perspective. Working paper, 2004, p. 96 e ss.

6 modelli e degli strumenti di misurazione che consente, unitamente all esistenza di idonee procedure organizzative, una gestione finalizzata ed ottimale del rischio di credito con l obiettivo di giungere ad una visione complessiva ed unitaria dei rischi. Il passaggio da una gestione tradizionale ad una gestione credit risk oriented si caratterizza per il perseguimento, da parte del management bancario, dell obiettivo di allocare il capitale in modo efficiente, sfruttando, cioè, al meglio la capacità complessiva della banca di assumere rischio al fine di migliorare la redditività del patrimonio. Il processo di gestione del rischio di credito riguarda tre distinte (ma complementari) fasi dell attività bancaria: la fase di screening, che si attiva in presenza di nuove richieste di affidamento avanzate da clienti della banca, ovvero da potenziali clienti; la fase di monitoring, che è necessariamente successiva all avvio di un rapporto di credito fra banca e cliente, e viene condotta in dettaglio per ogni singolo prestito pur riguardando l intero portafoglio prestiti; la fase (eventuale) di ristrutturazione e/o di recupero del singolo prestito. L ottimizzazione della gestione del credito richiede, pertanto, la disponibilità di tecniche che consentano una valutazione analitica della rischiosità degli impieghi. A questo proposito è immediato osservare che il processo di disintermediazione ha principalmente riguardato le imprese di maggiori dimensioni, dotate della capacità, in termini di merito creditizio, di rivolgersi direttamente al mercato dei capitali. Ne è seguito, in numerosi casi, un deterioramento della qualità del portafoglio impieghi delle banche. Sul fronte della raccolta, la perdita di una quota delle passività a basso costo (che non ha spinto le banche verso una maggior selettività nell attività d impiego) è stata affrontata mediante politiche aggressive di crescita dimensionale, rivolte al finanziamento della clientela marginale, in termini di merito creditizio ma disposta a pagare tassi

7 d interesse più elevati. Fra le nuove attività, sviluppate dalle banche, per compensare il calo di redditività dell attività creditizia tradizionale, un posto di primo piano è indubbiamente assunto dall offerta di strumenti di gestione del rischio, contrattualmente nuovi (quali, ad esempio, i derivati) che rendono tale esposizione maggiormente variabile nel tempo, e richiedono nuove e più complesse metodologie di analisi dei rischi ad essi collegati. Dunque, nonostante il recente sviluppo di attività diverse dalla tradizionale intermediazione creditizia, la possibile insolvenza delle proprie controparti, deve ancora ritenersi la principale fonte di rischio per un impresa bancaria. Attualmente le condizioni di mercato hanno portato allo sviluppo di nuovi, e più complessi modelli di controllo dei crediti, e del relativo rischio di default; il passaggio dal controllo del solo rischio di credito su assets individuali, a sistemi per la misurazione del rischio di credito e di concentrazione su interi portafogli; lo sviluppo di sofisticati modelli di pricing per il credit risk; ed infine, lo sviluppo di modelli per misurare il rischio di credito sugli strumenti fuori bilancio. Il moderno scenario competitivo ha però complicato la situazione l'affermarsi di nuovi intermediari, non banche e non soggetti alla relativa disciplina prudenziale, che tuttavia come banche si sono comportati (hedge funds); il proliferare di titoli strutturati, tanto complessi da risultare comprensibili (da consentire il c.d. look through) solo agli organizzatori delle cartolarizzazioni e alle agenzie di rating chiamate a esprimere un solicited rating e affette da un istituzionale conflitto di interessi essendo incaricate e remunerate dall'emittente stesso ; l'espandersi di luoghi di scambio diversi dai mercati regolamentati, con tutte le oscurità derivanti dalla mancanza di notizie su prezzi e quantità delle transazioni. Come è stato efficacemente notato, un pericoloso cocktail di shadow banking (ma

8 occorrerebbe aggiungere anche insurance) system, di toxic assets, di dark pools. Le stesse regole di vigilanza prudenziale e contabili, poi, hanno contribuito giacché la loro prociclicità - oggi vista soprattutto dal punto di vista della propagazione incontrollata della crisi - nella fase positiva del ciclo ha consentito e promosso la sempre maggiore assunzione di rischi 6. In sintesi, dunque, in un contesto di enormi scompensi macroeconomici tra Stati risparmiatori e Stati consumatori, un panorama caratterizzato da un sistematico occultamento dei rischi, che ne ha consentito la progressiva moltiplicazione. Rischi, ed è questo il punto fondamentale, scissi dalle potenzialità di profitto giacché essi, da un lato, per il loro carattere occulto spesso venivano trasferiti a carico di altri soggetti; dall'altro, per la loro quantità e interconnessione, erano ormai tali da comportare un ribaltamento a carico dello Stato (come conseguenza del too big, or too complex, to fail). E sottolineo rischi, perché problematica non è in sé la nuova finanza, ma l'opacità dei rischi connessi in cui essa è prosperata. I potenziali imputati sono due: il mercato e le regole; anche secondo il G20 di Pittsburgh major failures of regulation and supervision, plus reckless and irresponsible risk taking by banks and other financial institutions, created dangerous financial fragilities.ma, si sa, la responsabilità è personale e non può essere ascritta a entità immateriali come quelle appena nominate. Quindi gli imputati sono da un lato gli operatori di mercato e dall'altro quel complesso insieme di policy makers, regolatori e autorità di vigilanza che al regolare funzionamento del mercato devono sovraintendere 7. 6 WILMOTT P., Introduzione alla Finanza Quantitativa. Egea, 2003p. 68 e ss. 7 MADAN D., UNAL H., A two-factor hazard rate model for pricing risky debt and the term structure of credit spreads. Journal of Financial and Quantitative Analysis, March 2000, p. 31 e ss.

9 Mercati e Rischio di credito I modelli sviluppati per misurare i rischi delle singole posizioni, sono stati ideati per essere utilizzati nelle fasi di screening e di monitoring quindi seguono una logica binomiale (default o non default) dato che, l esito dell analisi serve a formulare un giudizio positivo o negativo sull affidabilità dell impresa, e si concentrano sulla stima della probabilità di default (cioè, della probabilità del verificarsi dell inadempimento da parte del cliente). I modelli di questo tipo possono essere distinti in: - modelli di scoring (o Accounting-Based credit scoring system), basati sui dati contabili e finanziari dei singoli prenditori, nei quali le decisioni degli investitori istituzionali vengono prese solo dopo l analisi ed il confronto di diversi indici di stima dei potenziali debitori, e della loro valutazione di credito. In particolare, nei modelli multivariate, le variabili chiave di stima sono combinate e pesate in modo da produrre una misurazione più oggettiva possibile del rischio di credito, o della

10 probabilità di default di un asset o di un borrower. In questo modo, se un prestito raggiunge un livello di credit risk sopra una determinata soglia (o benchmark) ritenuta non più accettabile in base ai livelli di rischio/rendimento prefissati, viene respinto o, al massimo, viene sottoposto ad un ulteriore analisi di approfondimento. Attualmente, i modelli di scoring sono di almeno quattro tipi: i modelli di probabilità lineare, i modelli logit, i modelli probit e, infine, i modelli di analisi discriminante. In base a numerosi articoli, apparsi sul Journal of Banking&Finance (JBF), prestigiosa rivista del settore, si può affermare che l analisi discriminante (in particolare, Altman, Haldeman e Haryanan svilupparono il modello Zeta-score ) è l approccio dominante, seguito dal modello logit. Il rischio di credito è stato definito come la possibilità che una variazione inattesa del merito creditizio di una controparte nei confronti della quale esiste un'esposizione generi una corrispondente variazione inattesa del valore del credito. Per fronteggiare questa tipologia di rischio il soggetto che presta fondi deve accantonare dei fondi di riserva necessari a coprire il verificarsi di eventi avversi. Se si considera come creditore tipicamente un'istituzione finanziaria (una banca), questa ha l'obbligo di costituire una riserva a fronte dei rischi assunti (expected loss reserve). Se si considera che anche i clienti \migliori" possono, potenzialmente, divenire insolventi, è opportuno assicurarsi nei confronti di tutte le posizioni creditorie presenti in portafoglio. Per ogni posizione vengono quantificate tre grandezze 8 ; - una probabilità di insolvenza (default probabilità DP); - il tasso di perdita in caso di insolvenza (loss given default LGD); 8 AMMANN M., Credit Risk Valuation. Methods, Models, and Applications. Springer { Verlag Berlin, 2001, p. 93 e ss.

11 - l'esposizione in caso di insolvenza (exposure at default EAD). Ognuna di queste grandezze può essere quantificata attraverso un sistema di rating. Tuttavia, nonostante lo sviluppo che hanno registrato, questi modelli sono stati oggetto di alcune critiche, tra le quali, una in particolare è che, essendo modelli basati su valori di bilancio, possono fallire nella rilevazione dei più sottili e veloci cambiamenti nelle condizioni del borrower, nel corso del tempo (infatti, il bilancio d esercizio è un documento statico, per cui rappresenta la situazione dell azienda solo in un determinato momento); - i modelli basati sulle reti neurali (o neural network), che, come il modello discriminante, si basa sul concetto secondo cui le variabili considerate per la previsione dei fallimenti sono funzioni collegate in modo lineare ed indipendente. Essi esplorano le correlazioni nascoste tra le variabili da studiare, ma essendo modelli basati su una teoria ad hoc, sono difficilmente comparabili; - i modelli che utilizzano dati estratti dal mercato delle obbligazioni,che cercano di calcolare la probabilità implicita dei default di un asset dalla struttura per scadenza dei tassi d interesse, privi di rischio e rischiosi. In particolare, questi modelli, partendo dalla struttura per scadenza dei tassi d interesse forward dei bonds, risk free e risky, riescono ad estrapolare la relativa probabilità di default, ai valori correnti di mercato e a seconda della scadenza. Le più importanti assunzioni sottostanti questi modelli, però, sono considerate alquanto discutibili per ciò che riguarda la teoria sui tassi d interesse considerati, i bassi costi di transazione ipotizzati e la relazione che può essere estratta dalla struttura per scadenza dei tassi d interesse; - i modelli basati sul tasso storico di mortalità, che calcolano il valore attuale della probabilità di default, in base ai dati storici sui fallimenti dei bonds. Si tratta di

12 modelli, in ogni caso, limitati dalla mancanza di data-base sufficientemente ampi sui fallimenti dei credit assets nel tempo. Ciò spiega l interesse delle grandi banche USA allo sviluppo e alla condivisione di questi data-base; - i modelli che adottano la logica e la metodologia di determinazione del prezzo delle opzioni (option pricing model ), che si basano sull idea che la posizione dei creditori, nei confronti dell impresa, può essere interpretata, per effetto della responsabilità limitata degli azionisti, come una vendita di un opzione call sul valore dell impresa da parte dei creditori agli azionisti 9. Questi ultimi, nel caso in cui il valore degli assets fosse superiore all ammontare dei debiti, eserciteranno l opzione implicita, rimborsando il debito e pagando gli interessi; nel caso contrario, se il valore degli assets fosse inferiore a quello dei debiti, essi abbandoneranno l opzione addossando la perdita ai creditori. Tuttavia, questo modello presenta dei problemi: la stima del valore di mercato degli assets; la variabilità di tale valore non può essere osservata direttamente, perciò si utilizza come proxy la variabilità del valore delle azioni dell impresa che possiede gli assets; ed infine, la necessità, per le società non quotate, di individuare società quotate comparabili per la stima della variabilità attesa del valore degli assets; - le analisi di migrazione da una classe di rating all altra (migration analysis), che consistono nella misurazione della probabilità di migrazione, per un campione d imprese, da una classe di rating ad un altra. L accuratezza con cui questa analisi definisce la volatilità del tasso di insolvenza dipende principalmente dai dati relativi al rating: maggiore è la graduazione del rischio che il sistema di rating presenta, maggiore è la precisione con cui è possibile rilevare la volatilità del tasso di 9 BIELECKI T.R., RUTKOWSKI M., Credit Risk: Modeling, Valuation and Hedging. Springer{ Verlag, Berlin Heidelberg, 2002,p. 97 e ss.

13 insolvenza. Per questi modelli è necessario un comune risk rating per tutti gli assets in questione, inclusi corporate e government bonds, crediti al consumo, crediti commerciali ed altri credit assets, al fine di poter fare utili confronti, ed avere, in modo veloce ed efficace, importanti informazioni sulla capacità di credito e di merito creditizio di un emittente e/o di un asset. Per quanto riguarda la stima dei rischi di credito associati all intero portafoglio di impieghi creditizi ha particolare importanza il concetto di Value at Risk (VaR), ovvero Valore a Rischio, che consiste nella stima della potenziale perdita di valore che un portafoglio può subire per effetto di variazioni sfavorevoli in singoli o più fattori di rischio (considerati comunque in modo integrato e che si assumono come noti) in un determinato orizzonte temporale 10. Il grado di rischio associato ad un emittente o ad una singola emissione può essere sintetizzato da un simbolo alfanumerico, rappresentativo dell appartenenza ad una specifica classe di rischio, emesso da apposite agenzie specializzate nella valutazione dei meriti creditizi, le quali fondano il proprio giudizio sull analisi dei bilanci aziendali e delle prospettive dell impresa, alla luce anche dello scenario macroeconomico sottostante; tale valore, che consiste in una misura approssimativa del rischio di insolvenza, prende il nome di rating. Dunque, il rating è una valutazione svolta da società specializzate riguardo alla capacità complessiva finanziaria di un obbligato, e quindi al suo grado di affidabilità. Necessaria è la distinzione tra: - rating di un emittente, conosciuto anche come rating di controparte (counterparty risk rating o issuer credit rating), che fornisce una valutazione globale della 10 BLUHM C., OVERBECK L.,WAGNER C., An Introduction to Credit Risk Modeling. Chapman & Hall, 2003, p. 97 e ss.

14 solvibilità di un determinato soggetto (banca, azienda, ente pubblico, paese ); - rating di un emissione, che valuta la capacità che il capitale e gli interessi di una specifica emissione vengano puntualmente pagati. Questa valutazione si basa sul presupposto che le varie emissioni di un emittente abbiano caratteristiche differenti (in termini di scadenza, garanzie ), pertanto può verificarsi anche una diversa rischiosità relativa 11. Il rating è un elemento essenziale per l investitore, indispensabile non solo per valutare se un dato titolo abbia un livello di rischio in linea con gli obiettivi di investimento prefissati, ma anche per stabilire il prezzo d acquisto. A titoli più rischiosi, infatti, devono corrispondere rendimenti effettivi a scadenza maggiori, per cui, dal momento che all aumentare del prezzo del titolo diminuisce il suo rendimento e viceversa, il compratore fisserà un prezzo massimo di acquisto che gli assicuri un rendimento adeguato al grado di rischio sopportato 12. Le agenzie di rating provvedono anche a monitorare, permanentemente la loro valutazione al fine di comunicarne tempestivamente al mercato eventuali variazioni (upgrade o downgrade). Generalmente, sono gli stessi emittenti che chiedono alle agenzie di rating, l attribuzione di un apposito livello di merito di credito. Tuttavia, questa prassi in Italia, non si è ancora consolidata, forse perché il mercato italiano dei corporate bonds non è ancora così efficiente, spesso e liquido come quello degli altri paesi industrializzati e degli USA in particolare. Per questo motivo gli operatori italiani spesso fanno riferimento ai cosiddetti rating impliciti, non ufficiali come quelli emessi dalle agenzie di rating specializzate e che, comunque, derivano da 11 BLUHM C., OVERBECK L.,WAGNER C., An Introduction to Credit Risk Modeling. Chapman & Hall, 2003, p. 97 e ss. 12 HULL J., Opzioni, Futures e Altri Derivati. Il Sole24Ore ed. Traduzione italiana di Hull J. Options, Fututres, and Other Derivatives. Pearson Education Inc, 2003, p. 36 e ss.

15 approfondite analisi di esperti del settore sull area di business dell emittente, nonché sul suo posizionamento (business profile), e sui dati fondamentali dell emittente (financial profile).

ECONOMIA DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI CORSO AVANZATO II

ECONOMIA DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI CORSO AVANZATO II ECONOMIA DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI CORSO AVANZATO II PRESENTAZIONE DEL CORSO Lezione 1 Laura Viganò, Università degli Studi di Bergamo A.A. 2006-07 STRUTTURA CORSO Primo modulo: rischio di credito

Dettagli

Il concetto di rischio

Il concetto di rischio Il concetto di rischio Il rischio si presenta in forma simmetrica: vi è la possibilità di ottenere un risultato inferiore a quello più probabile ma anche di ottenere un risultato superiore. Si può guardare

Dettagli

Tecnica Bancaria (Cagliari - 2015)

Tecnica Bancaria (Cagliari - 2015) Tecnica Bancaria (Cagliari - 2015) prof. Mauro Aliano mauro.aliano@unica.it 1 Seconda Parte Aspetti gestionali: scelte organizzative e distributive, la gestione dei rischi, il bilancio della banca 2 Argomenti

Dettagli

LA GESTIONE PRESTITI

LA GESTIONE PRESTITI LA GESTIONE PRESTITI LA MANIFESTAZIONE DEL RISCHIO DI CREDITO IL CONTRATTO DI DEBITO (PRESTITO) PREVEDE DUE PRESTAZIONI NON CONTESTUALI E UNA CONDIZIONE DI INCERTEZZA FINO ALLA DATA DEL RIMBORSO NELL IPOTESI

Dettagli

La valutazione dei derivati illiquidi

La valutazione dei derivati illiquidi La valutazione degli attivi illiquidi detenuti dagli intermediari finanziari La valutazione dei derivati illiquidi ROBERTO CONTINI Banca Intermobiliare S.p.A. Milano 12 luglio 2012 S.A.F. SCUOLA DI ALTA

Dettagli

Risk management, gestione del capitale e controlli interni. Giovanni Liccardo 10 aprile 2012 giovanni.liccardo@uniroma2.it

Risk management, gestione del capitale e controlli interni. Giovanni Liccardo 10 aprile 2012 giovanni.liccardo@uniroma2.it Risk management, gestione del capitale e controlli interni Giovanni Liccardo 10 aprile 2012 giovanni.liccardo@uniroma2.it Agenda 1. INTRODUZIONE 2. PRINCIPALI TIPOLOGIE DI RISCHIO 2.1 Il Rischio di Credito

Dettagli

La gestione del debito dopo gli accordi di Basilea II

La gestione del debito dopo gli accordi di Basilea II La gestione del debito dopo gli accordi di Basilea II Massimo Buongiorno Convegno ARGI Milano, 27 ottobre 2004 Perché Basilea II, esisteva un Basilea I? Nel 1988 il Comitato di Basilea stabilisce una quota

Dettagli

Tecnica Bancaria (Cagliari - 2015)

Tecnica Bancaria (Cagliari - 2015) Tecnica Bancaria (Cagliari - 2015) prof. Mauro Aliano mauro.aliano@unica.it mauro.aliano@unica.it 1 Il rischio di interesse 2 Il rischio di tasso di interesse Il rischio di tasso di interesse può essere

Dettagli

Tecniche di stima del costo e delle altre forme di finanziamento

Tecniche di stima del costo e delle altre forme di finanziamento Finanza Aziendale Analisi e valutazioni per le decisioni aziendali Tecniche di stima del costo e delle altre forme di finanziamento Capitolo 17 Indice degli argomenti 1. Rischio operativo e finanziario

Dettagli

Basilea II; la costruzione di un modello di autodiagnosi dell impresa

Basilea II; la costruzione di un modello di autodiagnosi dell impresa Basilea II; la costruzione di un modello di autodiagnosi dell impresa Agenda Basilea II: alcune considerazioni e conseguenze I 4 valori dell analisi dinamica I cambiamenti per la banca STATO PATRIMONIALE

Dettagli

IAS/IFRS: le implicazioni per il credit risk management

IAS/IFRS: le implicazioni per il credit risk management IAS/IFRS: le implicazioni per il credit risk management Fabio Arnaboldi - Francesco Saita Convegno IAS/IFRS e imprese bancarie Università Bocconi-FITD, 8 aprile 2005 Introduzione Il credit risk management

Dettagli

DOCUMENTO DI CONSULTAZIONE

DOCUMENTO DI CONSULTAZIONE DOCUMENTO DI CONSULTAZIONE 27 Ottobre 2015 1 di 11 SOMMARIO 1 MOTIVAZIONE... 3 1.1 Consultazione... 4 1.2 Definizioni... 4 2 SCALA DI VALUTAZIONE... 7 2.1 Scala di Rating... 7 3 METODOLOGIA E RATING CRITERIA...

Dettagli

DOCUMENTO DI CONSULTAZIONE Aggiornamento Rating di Emissione Recovery Rating

DOCUMENTO DI CONSULTAZIONE Aggiornamento Rating di Emissione Recovery Rating DOCUMENTO DI CONSULTAZIONE Aggiornamento Rating di Emissione Recovery Rating 18 Dicembre 2014 1 di 10 SOMMARIO 1. MOTIVAZIONE... 3 1.1. Consultazione... 4 1.2. Definizioni... 4 2. SCALE DI VALUTAZIONE...

Dettagli

Evoluzione Risk Management in Intesa

Evoluzione Risk Management in Intesa RISCHIO DI CREDITO IN BANCA INTESA Marco Bee, Mauro Senati NEWFIN - FITD Rating interni e controllo del rischio di credito Milano, 31 Marzo 2004 Evoluzione Risk Management in Intesa 1994: focus iniziale

Dettagli

I prestiti (parte I) Corso di Economia delle Aziende di Credito Prof. Umberto Filotto a.a. 2013/2014

I prestiti (parte I) Corso di Economia delle Aziende di Credito Prof. Umberto Filotto a.a. 2013/2014 I prestiti (parte I) Corso di Economia delle Aziende di Credito Prof. Umberto Filotto a.a. 2013/2014 L attività creditizia: introduzione I prestiti costituiscono la principale voce dell attivo patrimoniale

Dettagli

ISVAP Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni Private e di Interesse Collettivo. Via del Quirinale, 21 00187 Roma. Roma, 15 giugno 2012

ISVAP Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni Private e di Interesse Collettivo. Via del Quirinale, 21 00187 Roma. Roma, 15 giugno 2012 ISVAP Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni Private e di Interesse Collettivo Via del Quirinale, 21 00187 Roma Roma, 15 giugno 2012 Commenti dell associazione Chief Risk Officer Forum Italia (CROFI)

Dettagli

Metodologia Rating di emissione

Metodologia Rating di emissione Metodologia Rating di emissione giugno 2014 SOMMARIO IL RATING - DEFINIZIONI...3 CERVED GROUP RATING... 3 IL RATING di emissione... 3 LA SCALA DI RATING...3 METODOLOGIA DI RATING DI EMISSIONE...5 Ambito

Dettagli

Corso di Tecnica Bancaria. Anno 2009-2010 Prof. Roberto Malavasi. Parte quarta La gestione dei rischi tipici dell attività bancaria

Corso di Tecnica Bancaria. Anno 2009-2010 Prof. Roberto Malavasi. Parte quarta La gestione dei rischi tipici dell attività bancaria Corso di Tecnica Bancaria. Anno 2009-2010 Prof. Roberto Malavasi Parte quarta La gestione dei rischi tipici dell attività bancaria In questa parte. Il rischio di credito Il rischio di liquidità Il rischio

Dettagli

Classificazione tipologie di rischio

Classificazione tipologie di rischio Università Bicocca - Milano Anno Accademico 2007 / 2008 Classificazione tipologie di rischio Corso di Risk Management Milano, 27 Febbraio 2008 1 Rischi impliciti nell attività bancaria RISCHIO DI CREDITO

Dettagli

Tecnica Bancaria (Cagliari - 2016)

Tecnica Bancaria (Cagliari - 2016) Tecnica Bancaria (Cagliari - 06) prof. Mauro Aliano mauro.aliano@unica.it Seconda Parte Aspetti gestionali: scelte organizzative e distributive, la gestione dei rischi, il bilancio della banca Argomenti

Dettagli

IAS 39 e Basilea II: il trattamento dei crediti e le cartolarizzazioni. Raffaele Mazzeo KPMG

IAS 39 e Basilea II: il trattamento dei crediti e le cartolarizzazioni. Raffaele Mazzeo KPMG IAS 39 e Basilea II: il trattamento dei crediti e le cartolarizzazioni KPMG 0 0 Indice IAS e Basilea 2: i punti di convergenza IAS 39 Il trattamento dei crediti Il nuovo accordo di Basilea sul Capitale

Dettagli

L EVOLUZIONE DEL RAPPORTO BANCA - IMPRESA CON BASILEA II E IL RUOLO DEL FACTORING

L EVOLUZIONE DEL RAPPORTO BANCA - IMPRESA CON BASILEA II E IL RUOLO DEL FACTORING L EVOLUZIONE DEL RAPPORTO BANCA - IMPRESA CON BASILEA II E IL RUOLO DEL FACTORING Relatore : Marino Baratti Credemfactor spa Pag. 1/8 Il rapporto tra PMI e Sistema creditizio L applicazione della nuova

Dettagli

GUIDA ALLA LETTURA DELLE SCHEDE FONDI

GUIDA ALLA LETTURA DELLE SCHEDE FONDI GUIDA ALLA LETTURA DELLE SCHEDE FONDI Sintesi Descrizione delle caratteristiche qualitative con l indicazione di: categoria Morningstar, categoria Assogestioni, indice Fideuram. Commenti sulla gestione

Dettagli

1. Le teorie dell intermediazione finanziaria 2. Le banche. Giuseppe G. Santorsola 1

1. Le teorie dell intermediazione finanziaria 2. Le banche. Giuseppe G. Santorsola 1 1. Le teorie dell intermediazione finanziaria 2. Le banche 1 Gli Intermediari nella teoria Modalità alternative attraverso le quali avviene lo scambio 1. Scambio diretto e autonomo: datori e prenditori

Dettagli

RISK MANAGEMENT E CREAZIONE DEL VALORE NELLE BANCHE a.a. 2015/16

RISK MANAGEMENT E CREAZIONE DEL VALORE NELLE BANCHE a.a. 2015/16 PRESENTAZIONE DEL CORSO RISK MANAGEMENT E CREAZIONE DEL VALORE NELLE BANCHE a.a. 2015/16 Informazioni generali LAUREA MAGISTRALE IN FINANZA E RISK MANAGEMENT Prof. Paola Schwizer Ufficio: Via J.K. Kennedy,

Dettagli

Dalle Relazioni, il Valore

Dalle Relazioni, il Valore Calcolo e ripartizione del Valore Aggiunto 80 Schemi e prospetti 82 Le strategie e il Valore 86 Il Valore delle relazioni 88 Indici di Sostenibilità 89 78 79 Calcolo e ripartizione del Valore Aggiunto

Dettagli

SECONDA PARTE (Rischio di Credito)

SECONDA PARTE (Rischio di Credito) SECONDA PARTE (Rischio di Credito) RISCHIO DI CREDITO LOSS GIVEN DEFAULT Valutazione del rischio che mi serve per determinare il capitale di vigilanza avviene attraverso la determinazione di queste quattro

Dettagli

Modelli di portafoglio

Modelli di portafoglio Università Bicocca - Milano Anno Accademico 2007 / 2008 Modelli di portafoglio Corso di Risk Management Milano, 26 Marzo 2008 Perchè stimare EL e UL: un esempio Actual Portfolio Loss 2.00% 1.80% 1.60%

Dettagli

Prof.ssa M. Intonti, Economia degli intermediari finanziari, Economia aziendale, a.a. 2015-2016

Prof.ssa M. Intonti, Economia degli intermediari finanziari, Economia aziendale, a.a. 2015-2016 Prof.ssa M. Intonti, Economia degli intermediari finanziari, Economia aziendale, a.a. 2015-2016 POLITICA DEI PRESTITI La valutazione dei fidi il controllo dei crediti concessi il recupero dei crediti problematici

Dettagli

Basilea 2: Assistenza per il Credito e la Finanza. Vincere la sfida del RATING

Basilea 2: Assistenza per il Credito e la Finanza. Vincere la sfida del RATING Basilea 2: Assistenza per il Credito e la Finanza. Vincere la sfida del RATING Il Comitato di Basilea Il Comitato di Basilea viene istituito nel 1974 dai Governatori delle Banche Centrali dei 10 paesi

Dettagli

GRUPPO CREDEM GLOSSARIO DEI TERMINI TECNICI UTILIZZATI NEL PROSPETTO

GRUPPO CREDEM GLOSSARIO DEI TERMINI TECNICI UTILIZZATI NEL PROSPETTO GRUPPO CREDEM GLOSSARIO DEI TERMINI TECNICI UTILIZZATI NEL PROSPETTO Agenzie di Rating: società indipendenti che esprimono giudizi (rating) relativi al merito creditizio degli strumenti finanziari di natura

Dettagli

info Prodotto Eurizon Multiasset Reddito Ottobre 2020 A chi si rivolge

info Prodotto Eurizon Multiasset Reddito Ottobre 2020 A chi si rivolge info Prodotto Eurizon Multiasset Reddito è un Fondo comune di diritto italiano, gestito da Eurizon Capital SGR, che persegue l'obiettivo di ottimizzare il rendimento del Fondo in un orizzonte temporale

Dettagli

Basilea 2: quali implicazioni per disponibilità e prezzo per il credito?

Basilea 2: quali implicazioni per disponibilità e prezzo per il credito? Basilea 2: quali implicazioni per disponibilità e prezzo per il credito? Introduzione di Andrea Sironi SDA Bocconi Nell aprile 2003 il Comitato di Basilea ha reso pubbliche, nei tempi e nei modi originariamente

Dettagli

Glossario di alcuni termini della relazione di bilancio

Glossario di alcuni termini della relazione di bilancio Glossario Glossario di alcuni termini della relazione di bilancio (nell accezione accolta nella Relazione e con esclusione dei termini entrati nel lessico comune italiano oppure inseriti in un contesto

Dettagli

Evoluzione dei modelli della banca e dell assicurazione. Corso di Economia delle Aziende di Credito Prof. Umberto Filotto a.a.

Evoluzione dei modelli della banca e dell assicurazione. Corso di Economia delle Aziende di Credito Prof. Umberto Filotto a.a. Evoluzione dei modelli della banca e dell assicurazione Corso di Economia delle Aziende di Credito Prof. Umberto Filotto a.a. 2013/2014 Il modello dell intermediario mobiliare L intermediario creditizio

Dettagli

CREDIT DERIVATIVES: PROFILI CIVILISTICI E FISCALI

CREDIT DERIVATIVES: PROFILI CIVILISTICI E FISCALI Prefazione I contratti derivati di credito (Credit Derivatives) hanno rivoluzionato con la loro introduzione il sistema finanziario, mutando sensibilmente e sostanzialmente il modo in cui le banche assumono,

Dettagli

MODELLO DELLE CONDIZIONI DEFINITIVE DEL PROGRAMMA DI EMISSIONE DI OBBLIGAZIONI BANCA DI IMOLA A TASSO FISSO

MODELLO DELLE CONDIZIONI DEFINITIVE DEL PROGRAMMA DI EMISSIONE DI OBBLIGAZIONI BANCA DI IMOLA A TASSO FISSO MODELLO DELLE CONDIZIONI DEFINITIVE DEL PROGRAMMA DI EMISSIONE DI OBBLIGAZIONI BANCA DI IMOLA A TASSO FISSO Sede sociale e Direzione Generale: Imola, Via Emilia n. 196 Capitale Sociale 7.668.082,80 Euro

Dettagli

BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI VERGATO (BO) S.c.

BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI VERGATO (BO) S.c. BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI VERGATO (BO) S.c. Metodologia di pricing e Regole Interne per la negoziazione dei prestiti obbligazionari emessi dalla BCC Adottata ai sensi delle Linee Guida interassociative

Dettagli

La funzione di controllo dei rischi di II livello, un approccio metodologico sul rischio di credito con focus sul controllo andamentale.

La funzione di controllo dei rischi di II livello, un approccio metodologico sul rischio di credito con focus sul controllo andamentale. La funzione di controllo dei rischi di II livello, un approccio metodologico sul rischio di credito con focus sul controllo andamentale. 1 Rischio di credito: Il Framework Logico di Riferimento Rischio

Dettagli

Introduzione alla misurazione e gestione del rischio di liquidità. Aldo Nassigh Financial Risk Management A.A. 2011/12 Lezione 6

Introduzione alla misurazione e gestione del rischio di liquidità. Aldo Nassigh Financial Risk Management A.A. 2011/12 Lezione 6 Introduzione alla misurazione e gestione del rischio di liquidità Aldo Nassigh Financial Risk Management A.A. 2011/12 Lezione 6 RISCHIO DI LIQUIDITA - DEFINIZIONE Per le istituzioni finanziarie: Si intende

Dettagli

I contratti finanziari. Corso di Economia degli Intermediari Finanziari

I contratti finanziari. Corso di Economia degli Intermediari Finanziari I contratti finanziari Corso di Economia degli Intermediari Finanziari Definizioni I contratti finanziari-detti anche attività finanziarie e strumenti finanziari-sono beni intangibili che costituiscono

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013 INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013 Sintesi del documento pubblicato ai sensi del Titolo IV della Circolare 263/06 della Banca d Italia L Informativa al pubblico adempie all obbligo

Dettagli

Corso di Finanza aziendale

Corso di Finanza aziendale Basilea II Corso di Finanza aziendale Elementi del nuovo accordo di Basilea Basilea II? Si tratta della recente revisione del complesso di norme regolamentari che dal 1988 sono imposte alle banche dalla

Dettagli

Basilea 2: Vincere insieme la sfida del RATING

Basilea 2: Vincere insieme la sfida del RATING Basilea 2: Vincere insieme la sfida del RATING Il Comitato di Basilea viene istituito nel 1974 dai Governatori delle Banche Centrali dei 10 paesi più industrializzati. Il Comitato non legifera, formula

Dettagli

Lezione 1. Moneta, finanza e produzione

Lezione 1. Moneta, finanza e produzione Lezione 1. Moneta, finanza e produzione Attività patrimoniali: stock di ricchezza 1. beni materiali e immateriali che partecipano ai processi produttivi, correnti e futuri, e che prospettano un flusso

Dettagli

Globalizzazione economica

Globalizzazione economica Globalizzazione economica Docente: Antonio Forte 1 Lezione 14 I processi di cartolarizzazione (cap 3) Lo shadow banking system (cap 3) Le agenzie di rating (cap 3) 2 I processi di cartolarizzazione - 1

Dettagli

Rischi di credito: approccio di vigilanza

Rischi di credito: approccio di vigilanza Università Bicocca - Milano Anno Accademico 2007 / 2008 Rischi di credito: approccio di vigilanza Corso di Risk Management Milano, 5 Marzo 2008 Misurazione assorbimenti patrimoniali Basilea I Ai pesi si

Dettagli

CONDIZIONI DEFINITIVE

CONDIZIONI DEFINITIVE Sede Legale in Corso San Giorgio, 36 64100 Teramo Iscritta all Albo delle Banche al n. 5174 Capitale Sociale Euro 26.000.000,00 i.v. N.ro iscrizione nel Registro delle Imprese di Teramo 00075100677 CONDIZIONI

Dettagli

Banca Centropadana tasso fisso 2,75% 15.01.2013-15.07.2015 serie 351 ISIN: IT0004887904

Banca Centropadana tasso fisso 2,75% 15.01.2013-15.07.2015 serie 351 ISIN: IT0004887904 10. MODELLO DELLE CONDIZIONI DEFINITIVE OBBLIGAZIONI A TASSO FISSO Banca Centropadana Credito Cooperativo Società Cooperativa Sede sociale in Piazza IV Novembre 11 26862 Guardamiglio (LO) Iscritta all

Dettagli

Recesso a seguito dell approvazione di modifiche dello statuto ai sensi dell art. 2437, comma 1, lettera g) cod. civ.. Determinazione del valore di

Recesso a seguito dell approvazione di modifiche dello statuto ai sensi dell art. 2437, comma 1, lettera g) cod. civ.. Determinazione del valore di Recesso a seguito dell approvazione di modifiche dello statuto ai sensi dell art. 2437, comma 1, lettera g) cod. civ.. Determinazione del valore di liquidazione delle azioni ai sensi dell art. 2437-ter

Dettagli

Metodologia di valutazione e di pricing e Regole Interne per l emissione/negoziazione dei prestiti obbligazionari emessi dalla Cassa Rurale di Trento

Metodologia di valutazione e di pricing e Regole Interne per l emissione/negoziazione dei prestiti obbligazionari emessi dalla Cassa Rurale di Trento Metodologia di valutazione e di pricing e Regole Interne per l emissione/negoziazione dei prestiti obbligazionari emessi dalla Cassa Rurale di Trento 2014 PREMESSA Il presente documento definisce ed illustra

Dettagli

Tavola 1 Requisito informativo generale

Tavola 1 Requisito informativo generale Tavola 1 Requisito informativo generale (a) Il Consiglio di Amministrazione di Finlabo SIM. (di seguito anche la SIM o la Società ), ha definito le politiche di gestione dei rischi all interno delle quali

Dettagli

Rischi in Finanza. Rischi finanziari. Rischi puri. Rischi sistematici. Rischi non sistematici

Rischi in Finanza. Rischi finanziari. Rischi puri. Rischi sistematici. Rischi non sistematici Rischi in Finanza Rischi puri Rischi finanziari Rischi sistematici Rischi non sistematici Rischi non sistematici I rischi non sistematici sono rischi specifici Tipologie di rischi specifico più frequenti:

Dettagli

PROSPETTO BASE. CONDIZIONI DEFINITIVE per il programma di emissione prestiti obbligazionari

PROSPETTO BASE. CONDIZIONI DEFINITIVE per il programma di emissione prestiti obbligazionari CASSA RURALE DI TRENTO - Banca di Credito Cooperativo - Società Cooperativa con sede legale in Trento, via Belenzani 6. Iscritta all albo delle banche tenuto dalla Banca d'italia al n. 2987.6; al Registro

Dettagli

info Prodotto Eurizon Multiasset Reddito Aprile 2021 A chi si rivolge

info Prodotto Eurizon Multiasset Reddito Aprile 2021 A chi si rivolge info Prodotto Eurizon Multiasset Reddito è un Fondo comune di diritto italiano, gestito da Eurizon Capital SGR, che persegue l'obiettivo di ottimizzare il rendimento del Fondo in un orizzonte temporale

Dettagli

Metodologia di Analisi Residential Mortgage Backed Securities. Lara Patrignani 16 Marzo 2004

Metodologia di Analisi Residential Mortgage Backed Securities. Lara Patrignani 16 Marzo 2004 Metodologia di Analisi Residential Mortgage Backed Securities Lara Patrignani 16 Marzo 2004 Agenda RMBS in Europa Metodologia di Analisi RMBS Portafoglio Immobiliare Struttura Mortgaged Covered Bonds Dimensione

Dettagli

REGOLAMENTO PER LA GESTIONE DEL PATRIMONIO MOBILIARE

REGOLAMENTO PER LA GESTIONE DEL PATRIMONIO MOBILIARE REGOLAMENTO PER LA GESTIONE DEL PATRIMONIO MOBILIARE INDICE Art. 1 - Ambito di applicazione Ambito di applicazione 1 TITOLO I PRINCIPI GENERALI Art. 2 - Finalità del processo di gestione del patrimonio

Dettagli

Modelli e processi di rating in Mediofactoring gruppo Intesa Sanpaolo

Modelli e processi di rating in Mediofactoring gruppo Intesa Sanpaolo Modelli e processi di rating in Mediofactoring gruppo Intesa Sanpaolo Rony Hamaui Brescia 20-21 settembre 2007 Mediofactoring nel perimetro di validazione di Intesa Sanpaolo L ingresso di Mediofactoring

Dettagli

Il rischio di credito

Il rischio di credito Il rischio di credito Componenti e modalità di gestione secondo Basilea 2 1 Il rischio di credito le diverse accezioni Tipologia Rischio di insolvenza Rischio di migrazione Rischio di spread Rischio di

Dettagli

La definizione di Spread e le diverse metodologie di calcolo. 17 Maggio 2012

La definizione di Spread e le diverse metodologie di calcolo. 17 Maggio 2012 La definizione di Spread e le diverse metodologie di calcolo 17 Maggio 2012 DEFINIZIONE DELL UNIVERSO INVESTIBILE UNIVERSO INVESTIBILE AZIONARIO OBBLIGAZIONARIO L acquisto di una azione o simil strumento

Dettagli

Le valutazioni immobiliari nel processo creditizio delle banche: aspetti operativi e regolamentari

Le valutazioni immobiliari nel processo creditizio delle banche: aspetti operativi e regolamentari Le valutazioni immobiliari nel processo creditizio delle banche: aspetti operativi e regolamentari Modena, 4 ottobre 2008 Michele Campanardi Vice Direttore Divisione Corporate michele.campanardi@bper.it

Dettagli

Il bilancio delle banche e l analisi delle performance. Corso di Economia delle Aziende di Credito Prof. Umberto Filotto a.a.

Il bilancio delle banche e l analisi delle performance. Corso di Economia delle Aziende di Credito Prof. Umberto Filotto a.a. Il bilancio delle banche e l analisi delle performance Corso di Economia delle Aziende di Credito Prof. Umberto Filotto a.a. 2010/2011 Premessa Il bilancio bancario presenta caratteristiche distintive

Dettagli

info Prodotto Investment Solutions by Epsilon Valore Cedola Globale - 09/2015 A chi si rivolge

info Prodotto Investment Solutions by Epsilon Valore Cedola Globale - 09/2015 A chi si rivolge info Prodotto è un Comparto del fondo comune di diritto lussemburghese Investment Solutions by Epsilon, istituito da Eurizon Capital S.A. e gestito da Epsilon SGR. Il Comparto mira ad ottenere un rendimento

Dettagli

Nota integrativa consolidata Parte E Informazioni sui rischi e sulle relative politiche di copertura

Nota integrativa consolidata Parte E Informazioni sui rischi e sulle relative politiche di copertura SEZIONE 2 RISCHI DELLE IMPRESE DI ASSICURAZIONE 2.1 RISCHI ASSICURATIVI Ramo Vita I rischi tipici del portafoglio assicurativo Vita (gestito attraverso EurizonVita, EurizonLife, SudPoloVita e CentroVita)

Dettagli

Risparmio gestito e stili di gestione Dott. Sergio Paris - Università degli Studi di Bergamo

Risparmio gestito e stili di gestione Dott. Sergio Paris - Università degli Studi di Bergamo Economia dei mercati mobiliari e finanziamenti di aziende Risparmio gestito e stili di gestione Dott. Sergio Paris - Università degli Studi di Bergamo Gli stili di gestione Stile di gestione come espressione

Dettagli

Gli accordi di Basilea e l accesso al credito da parte delle imprese

Gli accordi di Basilea e l accesso al credito da parte delle imprese Gli accordi di Basilea e l accesso al credito da parte delle imprese Giordano Villa Managing Director Chief Credit Officer Italy 31 st May 2011 La quantità di impieghi che le banche possono erogare dipende

Dettagli

SCHEDA PRODOTTO: CAMBI OPZIONE VENDITA DIVISA STRUTTURA CILINDRICA

SCHEDA PRODOTTO: CAMBI OPZIONE VENDITA DIVISA STRUTTURA CILINDRICA BANCA CARIGE SpA SCHEDA PRODOTTO: CAMBI OPZIONE VENDITA DIVISA STRUTTURA CILINDRICA TIPOLOGIA DI STRUMENTO: DERIVATI SU CAMBI OBIETTIVO Il prodotto denominato Cambi Opzione Vendita Divisa Struttura Cilindrica

Dettagli

I prestiti (parte I) Dott. Giovanni Liccardo 15 marzo 2011 giovanni.liccardo@uniroma2.it

I prestiti (parte I) Dott. Giovanni Liccardo 15 marzo 2011 giovanni.liccardo@uniroma2.it I prestiti (parte I) Dott. Giovanni Liccardo 15 marzo 2011 giovanni.liccardo@uniroma2.it L attività creditizia: introduzione I prestiti costituiscono la principale voce dell attivo patrimoniale della banca

Dettagli

Sistema PRIMA. Regolamento di gestione Regolamento di gestione degli OICVM italiani gestiti da Anima SGR S.p.A. appartenenti al Sistema PRIMA

Sistema PRIMA. Regolamento di gestione Regolamento di gestione degli OICVM italiani gestiti da Anima SGR S.p.A. appartenenti al Sistema PRIMA Sistema PRIMA Regolamento di gestione Regolamento di gestione degli OICVM italiani gestiti da Anima SGR S.p.A. appartenenti al Sistema PRIMA Fondi Linea Mercati OICVM: Anima Fix Euro Anima Fix Obbligazionario

Dettagli

SCHEDA PRODOTTO: CAMBI - OPZIONE ACQUISTO DIVISA STRUTTURA CILINDRICA

SCHEDA PRODOTTO: CAMBI - OPZIONE ACQUISTO DIVISA STRUTTURA CILINDRICA BANCA CARIGE SpA SCHEDA PRODOTTO: CAMBI - OPZIONE ACQUISTO DIVISA STRUTTURA CILINDRICA TIPOLOGIA DI STRUMENTO: DERIVATI SU CAMBI OBIETTIVO Il prodotto denominato Cambi opzione acquisto divisa struttura

Dettagli

PRIME RIFLESSIONI SU BASILEA3 E POSSIBILI IMPATTI SULLE IMPRESE

PRIME RIFLESSIONI SU BASILEA3 E POSSIBILI IMPATTI SULLE IMPRESE PRIME RIFLESSIONI SU BASILEA3 E POSSIBILI IMPATTI SULLE IMPRESE Prof. Roberto Bottiglia Università degli Studi di Verona Dipartimento di Economia Aziendale OLTRE LA CRISI: STRATEGIA E FINANZA PER IL RILANCIO

Dettagli

Corso di Asset and liability management (profili economico-aziendali) Il patrimonio di vigilanza e la misurazione del rischio di credito

Corso di Asset and liability management (profili economico-aziendali) Il patrimonio di vigilanza e la misurazione del rischio di credito Università degli Studi di Parma Corso di Asset and liability management (profili economico-aziendali) Il patrimonio di vigilanza e la misurazione del rischio di credito Prof.ssa Paola Schwizer Anno accademico

Dettagli

TAXBENEFIT NEW Piano Individuale Pensionistico di tipo Assicurativo - Fondo Pensione

TAXBENEFIT NEW Piano Individuale Pensionistico di tipo Assicurativo - Fondo Pensione 1/16 TAXBENEFIT NEW Piano Individuale Pensionistico di tipo Assicurativo - Fondo Pensione SEZIONE III - INFORMAZIONI SULL AAMENTO DELLA GESTIONE valida dal 26 aprile 2010 Dati aggiornati al 31 dicembre

Dettagli

19.4. La riserva di elasticità

19.4. La riserva di elasticità INTRODUZIONE ALLA FINANZA 1.OBIETTIVI AZIENDALI E COMPITI DELLA FINANZA, di M. Dallocchio e A. Salvi 1.1. Creazione di valore come idea-guida 1.2. Creazione di valori per l impresa o per gli azionisti?

Dettagli

CONDIZIONI DEFINITIVE

CONDIZIONI DEFINITIVE Sede Legale in Corso San Giorgio, 36 64100 Teramo Iscritta all Albo delle Banche al n. 5174 Capitale Sociale Euro 26.000.000,00 i.v. N.ro iscrizione nel Registro delle Imprese di Teramo 00075100677 CONDIZIONI

Dettagli

REGOLAMENTO PER LA GESTIONE DEL PATRIMONIO

REGOLAMENTO PER LA GESTIONE DEL PATRIMONIO REGOLAMENTO PER LA GESTIONE DEL PATRIMONIO Approvato dal Consiglio di Indirizzo nella seduta del 14 febbraio 2014 1 SOMMARIO AMBITO DI APPLICAZIONE Pag. 3 1. PRINCIPI GENERALI Pag. 3 1.1. Finalità del

Dettagli

LA CONDIVISIONE DELLE INFORMAZIONI NEI GRUPPI BANCARI

LA CONDIVISIONE DELLE INFORMAZIONI NEI GRUPPI BANCARI LA CONDIVISIONE DELLE INFORMAZIONI NEI GRUPPI BANCARI Fausto Galmarini Amministratore Delegato UniCredit Factoring Milano, 23 giugno 2009 Key messages Basilea 2 ha introdotto un più stretto legame tra

Dettagli

Corso di Intermediari Finanziari e Microcredito

Corso di Intermediari Finanziari e Microcredito Corso di Intermediari Finanziari e Microcredito Gli intermediari finanziari: banche Intermediazione finanziaria, tipologie di intermediari e imperfezioni di mercato (Fonte: Corigliano, 2004, Intermediazione

Dettagli

Banca di Credito Cooperativo di Alba, Langhe e Roero società cooperativa in qualità di Emittente

Banca di Credito Cooperativo di Alba, Langhe e Roero società cooperativa in qualità di Emittente Banca di Credito Cooperativo di Alba, Langhe e Roero società cooperativa in qualità di Emittente CONDIZIONI DEFINITIVE ALLA NOTA INFORMATIVA SUL PROGRAMMA BANCA D ALBA CREDITO COOPERATIVO ZERO COUPON BCC

Dettagli

IL RUOLO DEL RISK MANAGEMENT NEL SISTEMA DEI CONTROLLI INTERNI

IL RUOLO DEL RISK MANAGEMENT NEL SISTEMA DEI CONTROLLI INTERNI IL RUOLO DEL RISK MANAGEMENT NEL SISTEMA DEI CONTROLLI INTERNI Andrea Piazzetta Risk Manager Gruppo Banca Popolare di Vicenza Vicenza, 18 settembre 2009 Gruppo Banca Popolare di Vicenza Contesto regolamentare

Dettagli

Indice. Presentazione, di Roberto Ruozi. pag. xiii

Indice. Presentazione, di Roberto Ruozi. pag. xiii Presentazione, di Roberto Ruozi 1 L attività bancaria 1.1 Una definizione di banca 1.2 Le origini del sistema bancario moderno 1.3 L evoluzione del sistema creditizio nel quadro europeo: concorrenza e

Dettagli

Analisi della sostenibilità dell indebitamento finanziario nelle piccole e medie imprese Di : Pietro Bottani Dottore Commercialista in Prato

Analisi della sostenibilità dell indebitamento finanziario nelle piccole e medie imprese Di : Pietro Bottani Dottore Commercialista in Prato Analisi della sostenibilità dell indebitamento finanziario nelle piccole e medie imprese Di : Pietro Bottani Dottore Commercialista in Prato Introduzione La situazione della finanza mondiale versa oggi

Dettagli

REGOLAMENTO PER LA GESTIONE DEL PATRIMONIO

REGOLAMENTO PER LA GESTIONE DEL PATRIMONIO REGOLAMENTO PER LA GESTIONE DEL PATRIMONIO INDICE Art. 1 Ambito di applicazione TITOLO I PRINCIPI GENERALI Art. 2 Finalità del processo di gestione del patrimonio Art. 3 Fondo stabilizzazione erogazioni

Dettagli

Il rischio di credito

Il rischio di credito Il rischio di credito Componenti e modalità di gestione secondo Basilea 2 Giuseppe G. Santorsola 1 Il rischio di credito le diverse accezioni Tipologia Rischio di insolvenza Rischio di migrazione Rischio

Dettagli

info Prodotto Eurizon Cedola Attiva Più Luglio 2019 A chi si rivolge

info Prodotto Eurizon Cedola Attiva Più Luglio 2019 A chi si rivolge Eurizon Cedola Attiva Più Luglio 2019 info Prodotto Eurizon Cedola Attiva Più Luglio 2019 è un Fondo comune di diritto italiano, gestito da Eurizon Capital SGR, che mira ad ottimizzare il rendimento del

Dettagli

ISIN IT000469394 8 CASSA DI RISPARMIO DI ALESSANDRIA S.P.A. OBBLIGAZIONI A TASSO FISSO

ISIN IT000469394 8 CASSA DI RISPARMIO DI ALESSANDRIA S.P.A. OBBLIGAZIONI A TASSO FISSO CONDIZIONI DEFINITIVE relative all offerta delle obbligazioni Cassa di Risparmio di Alessandria 6 Aprile 2011/2018 Tasso Fisso 4,10%, ISIN IT000469394 8 da emettersi nell ambito del programma CASSA DI

Dettagli

Informativa al pubblico

Informativa al pubblico ZENITH SERVICE S.P.A. Informativa al pubblico In ottemperanza alle norme relative alla vigilanza prudenziale sugli intermediari inscritti nell Elenco speciale ex art. 107 TUB (Circolare della Banca d Italia

Dettagli

POLICY DI VALUTAZIONE E PRICING

POLICY DI VALUTAZIONE E PRICING POLICY DI VALUTAZIONE E PRICING Documento adottato con delibera del Consiglio di Amministrazione del 11/03/2014 Premessa La presente policy viene redatta sulla base di quanto disposto dalla comunicazione

Dettagli

Alcune applicazioni dei modelli per il rischio di credito

Alcune applicazioni dei modelli per il rischio di credito Alcune applicazioni dei modelli per il rischio di credito Slides tratte da: Andrea Resti Andrea Sironi Rischio e valore nelle banche Misura, regolamentazione, gestione Egea, 2008 AGENDA Il pricing delle

Dettagli

Informativa Pubblica

Informativa Pubblica Informativa Pubblica - (Terzo Pilastro) 31 Dicembre 2011 Sigla Srl Indice del documento PREMESSA... 3 TAVOLA 1: ADEGUATEZZA PATRIMONIALE... 4 Informativa Qualitativa... 4 Informativa Quantitativa... 6

Dettagli

info Prodotto Investment Solutions by Epsilon Valore Cedola x 5-11/2014 A chi si rivolge

info Prodotto Investment Solutions by Epsilon Valore Cedola x 5-11/2014 A chi si rivolge info Prodotto è un Comparto del fondo comune di diritto lussemburghese Investment Solutions by Epsilon, promosso da Eurizon Capital S.A. e gestito da Epsilon SGR. Il Comparto mira ad ottenere un rendimento

Dettagli

FATTORI DI RISCHIO FATTORI DI RISCHIO

FATTORI DI RISCHIO FATTORI DI RISCHIO FATTORI DI RISCHIO FATTORI DI RISCHIO La Cassa di Risparmio di Orvieto, in qualità di Emittente, invita gli investitori a prendere attenta visione della nota informativa, al fine di comprendere i fattori

Dettagli

Tecniche di misurazione e gestione del rischio di credito

Tecniche di misurazione e gestione del rischio di credito Insolvenza Tecniche di misurazione e gestione del rischio di credito di Tommaso Zarbo - Dottore commercialista e Revisore contabile Il rischio di credito Il rischio di credito generato dal portafoglio

Dettagli

I prestiti (parte III) Corso di Economia delle Aziende di Credito Prof. Umberto Filotto a.a. 2011/2012

I prestiti (parte III) Corso di Economia delle Aziende di Credito Prof. Umberto Filotto a.a. 2011/2012 I prestiti (parte III) Corso di Economia delle Aziende di Credito Prof. Umberto Filotto a.a. 2011/2012 Problematiche dell attività creditizia OBIETTIVI/DECISIONI: Dimensione Composizione A livello di portafoglio

Dettagli

Policy di pricing dei Prestiti Obbligazionari

Policy di pricing dei Prestiti Obbligazionari Policy di pricing dei Prestiti Obbligazionari Versione settembre 2012 La Comunicazione Consob 9019104 del 2 marzo 2009 ha imposto la necessità per le banche di definire un approccio che consenta di individuare

Dettagli

Informazioni per gli Azionisti

Informazioni per gli Azionisti Informazioni per gli Azionisti RELATIVE ALL OPERAZIONE DI PAGAMENTO DEL DIVIDENDO PER L ESERCIZIO 2013 SU AZIONI CASSA DI RISPARMIO DI RAVENNA SPA DI EURO 0, 40 IN CONTANTI OPPURE A SCELTA DELL AZIONISTA

Dettagli

GLI EFFETTI DELLA LOSS GIVEN DEFAULT SUL COSTO DEL CREDITO XXIII CONVEGNO RIDEFINIZIONE PROSPETTICA DEL RISCHIO BENE 18 OTTOBRE 2012

GLI EFFETTI DELLA LOSS GIVEN DEFAULT SUL COSTO DEL CREDITO XXIII CONVEGNO RIDEFINIZIONE PROSPETTICA DEL RISCHIO BENE 18 OTTOBRE 2012 GLI EFFETTI DELLA LOSS GIVEN DEFAULT SUL COSTO DEL CREDITO XXIII CONVEGNO RIDEFINIZIONE PROSPETTICA DEL RISCHIO BENE 18 OTTOBRE 2012 LOSS GIVEN DEFAULT Alcune definizioni della LGD: E la misura del rischio

Dettagli

Cassa Centrale Raiffeisen dell Alto Adige con sede legale in 39100 Bolzano, via Laurin no. 1

Cassa Centrale Raiffeisen dell Alto Adige con sede legale in 39100 Bolzano, via Laurin no. 1 A.1 MODELLO DELLE CONDIZIONI DEFINITIVE Cassa Centrale Raiffeisen dell Alto Adige con sede legale in 39100 Bolzano, via Laurin no. 1 Iscritta all albo delle banche tenuto dalla Banca d'italia al n. 3493.4

Dettagli

Tavola 5 Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche

Tavola 5 Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche Tavola 5 Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche Informativa qualitativa La definizione a fini contabili delle esposizioni in default (sofferenza, incaglio, credito ristrutturato

Dettagli

Tecnica Bancaria (Cagliari - 2015)

Tecnica Bancaria (Cagliari - 2015) Tecnica Bancaria (Cagliari - 2015) prof. Mauro Aliano mauro.aliano@unica.it 1 Premessa La redazione del bilancio da parte degli amministratori rappresenta un attività di valutazione, ma soprattutto di

Dettagli