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1 MARTEDÌ 18 NOVEMBRE In Italia EURO 1,40 ANNO N. 273 Milano, Via Solferino 28 - Tel Roma, Via Campania 59/C - Tel FONDATO NEL 1876 Tanzania L emiro che va a caccia fa spostare 80 mila Masai di Michele Farina a pagina 17 Vaticano Tornano allo Ior i 23 milioni bloccati dai giudici di Maria Antonietta Calabrò a pagina 29 Servizio Clienti - Tel mail: 41118> Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano L apatia tedesca, l Europa spenta MAL COMUNE NESSUN GAUDIO di Lucrezia Reichlin Dopo la pubblicazione dei dati di Eurostat sul Prodotto interno lordo del terzo trimestre, s è discusso a lungo dell ennesimo risultato negativo italiano, ma i numeri confermano, soprattutto, la debolezza tedesca. La vera notizia non è che l Italia sia l unico grande Paese dell eurozona ancora in recessione, ma che tutte le economie dell Unione stentino a decollare e, in particolare, che la Germania abbia crescita piatta. La differenza tra il +0,07 tedesco e il -0,09 italiano è marginale, quella tra il numero tedesco e il +0,9 degli Stati Uniti, nello stesso trimestre, è molto più significativa. La zona euro si conferma in stagnazione mentre gli Stati Uniti mostrano da tempo una robusta ripresa. I dati recenti non fanno che confermarlo. Ma se questa è l analisi, l azione di politica economica deve focalizzarsi sull Unione tutta e non concentrarsi sulla debolezza di una sua parte. Da qui dipende la sopravvivenza dell euro come progetto economico e politico. Il timone è in mano alla Banca centrale europea, l unica istituzione federale che abbia capacità di intervento. Dalla sua azione dipende la tenuta del nostro sistema. Poiché il male è oggi comune, il processo decisionale dovrebbe essere più semplice che nel 2011 quando si era di fronte alla dicotomia tra Nord e Sud Europa. Perché, quindi, questa esitazione? In particolare perché la Bce esita a intervenire con massicci L ANNUNCIO DI DELRIO acquisti di titoli di Stato (il cosiddetto Quantitative Easing - QE), come hanno «Deroga fatto la Federal Reserve negli Stati Uniti, la Banca d Inghilterra e la Banca centrale del alla Stabilità Giappone? Per alcuni il problema è tecnico. I tassi di per i Comuni lungo periodo sono già molto bassi e una loro ulteriore diminuzione come alluvionati» conseguenza del QE, si dice, non avrebbe un effetto decisivo sul costo del credito. di Paola D Amico Inoltre, il sistema finanziario europeo è a pagina 5 basato sull intermediazione bancaria e non sulla raccolta diretta di fondi dal mercato: una diminuzione dei tassi a lunga scadenza, GIUSTIZIA quindi, servirebbe a poco. Queste osservazioni non sono convincenti. La zavorra Un azione adeguata di QE avrebbe un effetto sulle due variabili cruciali per il sostegno dei processi civili della domanda: inflazione e tasso di cambio. In particolare, la Banca centrale europea deve Dieci anni evitare che si consolidino aspettative di diminuzione dei prezzi destinate a far di arretrati aumentare il costo reale del credito: ed è questo che conta per consumatori e imprese. di Giovanni Bianconi continua a pagina 27 a pagina 19 MILANO SCONTRI E FERITI Pietre sulla polizia La battaglia degli sgomberi IL COMMENTO LA TRINCEA DELLA LEGALITÀ di Giangiacomo Schiavi n una periferia che grida vergogna per l inerzia e l abbandono di anni, la legalità è l elmetto I con la visiera di un agente. Milano è una trincea. a pagina 26 Economia e politica Le mosse della Bce per la ripresa. «Più impegno sulle riforme, pronti a comprare titoli di Stato» Draghi: fate poco, non si cresce Emendamento del governo alle norme sul lavoro, tensione tra il Pd e Alfano GIANNELLI Expo 2015, il millantatore di tangenti Finge di dover spartire i soldi e propone alle aziende appalti per i padiglioni stranieri di Luigi Ferrarella opo le tangenti, pure i millantatori di tangenti sugli D appalti di Expo: «Mi ha dato questo elenco di progettisti e io gli ho detto guarda che su Expo io sono a provvigioni, facciamo metà per uno», diceva del general manager di Expo 2015 l intercettato procacciatore d affari di una multinazionale. Ma non era vero, ne spendeva il nome per avere più soldi da gestire. Ora patteggia per millantato credito. a pagina 18 ANSA/ WWW-TOUR-TRIANGLE.COM PARIGI, PROGETTO CONTESTATO Verdi e destra bocciano la Torre di vetro di Stefano Montefiori nne Hidalgo, sindaca di Parigi, contro ecologisti e de- A stra: il consiglio comunale ha bocciato il progetto di un grattacielo, la «Torre triangolo». a pagina 16 FOTOGRAMMA / DUILIO PIAGGESI La Banca centrale europea è pronta ad acquistare titoli di Stato nel caso in cui l inflazione nella zona euro rimanga troppo bassa ancora a lungo: a ribadirlo è stato ieri Mario Draghi. Le urgenze. Il presidente dell istituto di Francoforte, di fronte a una crescita debole e a una disoccupazione «inaccettabile», ha sottolineato il «bisogno urgente di impegni concreti a breve termine per riforme strutturali negli Stati membri» dell applicazione del patto di Stabilità e di «una strategia comune sugli investimenti». Nuovo testo. Il governo guidato da Renzi, intanto, prepara un emendamento al Jobs act relativo all articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ncd si oppone. da pagina 8 a pagina 11 con la Nota di Massimo Franco e un analisi di Dario Di Vico na trentina tra carabinieri e poliziotti. Devono sgomberare da un palazzo della periferia U milanese una trentenne italiana, madre di due bimbi, abusiva da mesi. Presto arriva un gruppo di ragazzi «antagonisti» a difenderla e volano pietre, mattoni ed estintori. Gli agenti rispondono con lacrimogeni e cariche. Feriti e contusi. alle pagine 2 e 3 Galli, Santucci, Sarzanini TERRORISMO I tre boia dell Isis dal Galles e dalla Francia di Fabio Cavalera on solo «Jihadi John», il N boia dell Isis che ha lasciato l Inghilterra per il Califfo. Tra i 15 assassini a volto scoperto dei soldati siriani spuntano un ragazzo gallese e due francesi. a pagina 14 Olimpio

2 2 Martedì 18 Novembre 2014 Corriere della Sera Primo piano Le occupazioni Milano: residenti, abusivi e antagonisti assaltano le forze dell ordine La reazione con il lancio di lacrimogeni. Otto i feriti e tre fermati Sassi e estintori contro lo sgombero I casi L 11 novembre è stata presa d assalto la sede del circolo Pd in via Mompiani, zona Corvetto, periferia Sud di Milano, da una quindicina di incappucciati che hanno spruzzato vernice rossa sulle pareti e sulle porte e hanno divelto le librerie, lanciando fumogeni. Nella sede era in corso una riunione tra inquilini Aler e sindacalisti del Sunia Cgil Il 13 novembre in via Salomone, zona Sudest di Milano, una cinquantina tra inquilini e militanti dei centri sociali hanno cercato di impedire lo sgombero di due alloggi Aler, tentando di sfondare il cordone delle forze dell ordine Il racconto di Andrea Galli e Gianni Santucci MILANO La «regina nera» della Barona, dicono in quartiere, abusa dell autogestione della quale è presidente e governa la mappa degli appartamenti sfitti come un piccolo impero. La «zarina» dello Stadera, scrivono i fascicoli dei commissariati di polizia, batte tutti i record di occupazioni e custodisce le armi della malavita. Le «furie» del Corvetto, raccontano i verbali di perquisizione, in casa avrebbero fatto sparire ogni traccia dell assalto squadrista, una settimana fa, contro un circolo del Partito democratico affollato di anziani. Soprannomi. Periferie. Cronache di battaglia. E donne. Donne cattive. Oppure ribelli come quelle, italiane, che ieri sono scese in cortile per impedire lo sgombero di un altra italiana, abusiva. Ma anche, in maggioranza, donne vittime: il racket si serve di loro e le spegne lentamente. Divelti i lastroni agli ingressi degli appartamenti sfitti, i primi inquilini La mappa degli scontri km A50 17 novembre Via Vespri Siciliani 4 A4 13 novembre Via Salomone Duomo MILANO 11 novembre Via Mompiani A51 d Arco Sulle orme della «zarina» Donne in prima fila ad accendere la rivolta Anche per il blitz nel circolo del Pd indagate due ragazze che entrano per abitarci o per «prenotare» lo spazio sono per lo più mamme con figli, meglio se piccoli. E in tanti, troppi caseggiati ci sono anziane vedove, sole, malate, a capo di comitati di inquilini, che inseguono abusivi, puliscono gli androni dagli escrementi umani, riparano lampadine, escono di notte, e che chiedono nel silenzio e nel vuoto: «Noi siamo delle belve, noi ci buttiamo in cortile. Ma non è giusto. Per quale motivo dobbiamo farlo noi?». In via Vespri Siciliani sono state due donne, dopo aver perso lo scontro con le forze dell ordine capaci di effettuare lo sgombero, a uscire in strada, sotto la pioggia. Per radunare gente. Urlare. Partire. I poliziotti con gli scudi allineati e loro a sputare veleno e insulti. Un dito medio. Un invito, una sfida: «Sbirro togliti l armatura». Hanno puntato i binari dei tram. E hanno bloccato la circolazione. Già che c erano, hanno bloccato la strada. Se gli automobilisti protestavano, rimediavano minacce. C è però una domanda che fa innervosire queste donne, che le porta a spazientirsi: se l abusiva fosse stata un egiziana, una rom romena, voi come vi sareste comportate? Giurano che Le mamme usate Del racket sono anche vittime: spesso i primi inquilini di case abusive sono mamme con figli MILANO «Ma lascia stare, mettiti in malattia. Vattene...». L operaio della ditta di traslochi aziona l autoscala nel cortile del civico 71 di via Vespri Siciliani, al Giambellino, ex quartiere operaio: balconi pericolanti, appartamenti occupati anche da quindici anni e un senso di appartenenza a un angolo storico di Milano ormai affievolito, schiacciato dal degrado, dalla rabbia, da un integrazione complicata. Una trentina tra carabinieri e poliziotti sono qui per sgomberare da un appartamento una 30enne, italiana, mamma di due bimbi, abusiva da mesi. Dalle finestre tre residenti vedono le forze dell ordine entrare nel cortile in tenuta anti-sommossa. Scendono, corrono per le scale, chiamano rinforzi. Ordinano all operaio di fermarsi. Partono gli insulti. È guerriglia. Agli abitanti, in maggioranza regolari e soprattutto donne, si aggiungono una ventina di ragazzi «antagonisti». Lanciano sassi, pietre, mattoni, estintori. La risposta è affidata alle cariche e a sei lacrimogeni. Alla fine sgombero effettuato, cinque carabinieri e due poliziotti contusi, un manifestante con ferite ampie sul capo («Mi hanno picchiato per tre volte con il manganello») e tre residenti fermati. Una mattinata di tensioni, difficile anche per agenti e militari. Una vigilia minacciosa: da oggi con la (probabile) firma del protocollo in Prefettura nascerà il «modello Milano» per l emergenza delle case popolari. Coordinati dal prefetto Francesco Paolo Tronca, attorno al tavolo si rivedranno Comune, Regione, Aler (l Azienda lombarda per l edilizia residenziale), il questore Luigi Savina e il comandante provinciale dei carabinieri, generale Maurizio Stefanizzi. A ieri sera c erano ancora due nodi da risolvere: ma sul primo, la gestione della cabina di regia operativa, che verrà affidata alla polizia locale, sembrano esserci marginali dubbi; più difficile colmare la distanza sul fronte dell assistenza sociale. Gli sgomberati, a maggior ragione quando ci sono minorenni, debbono essere trasferiti in una struttura d accoglienza. Il Comune avrebbe trovato figure e denaro per offrire una «copertura» adeguata che però non basta. Il «modello Milano» prevede naturalmente anche gli sgomberi. Cinque, sei a settimana. Non sarà l unica strada. L emergenza abitativa è complicata: 18 mila sfratti esecutivi, 22 mila in lista d attesa per un alloggio dell Aler, 7 mila alloggi sfitti. Poi, come documentato dall inchiesta del Corriere, ci sono le occupazioni: negli ultimi due anni. Senza scordare il dinamismo degli «antagonisti» che soffiano sul malessere. E senza scordare che tra un anno e mezzo Milano sceglierà il nuovo sindaco: nelle case popolari abitano e votano 100 mila persone. A.Ga. G.San. 40 Mila sono le case popolari di Milano gestite dall Aler, l Azienda lombarda edilizia residenziale Quelle del Comune sono invece 29 mila 22 Mila sono le famiglie in lista d attesa per una casa popolare a Milano. Secondo fonti sindacali, gli alloggi popolari sfitti sono 7 mila qui non è una cosa di nazionalità. Che bianchi e neri è uguale. Qui, spiega una ragazza (il piglio da dura, gli uomini accanto che non osano contraddirla), il problema è che «ci hanno presi in giro». Al Giambellino «ci sono abusivi decennali che invano hanno chiesto di venir regolarizzati e pagherebbero come gli altri». Forse si fa fatica a scorgere la linea, peraltro sottile, che separa l illegalità dalla disperazione. Si fa fatica anche perché, adesso, con una presenza e un dinamismo rari, gli «antagonisti» soffiano sulla rabbia. Hanno alzato il livello come ha detto il procuratore aggiunto dell Antiterrorismo Maurizio Romanelli, a capo dell inchiesta sull assalto al circolo del Pd. Di ieri la notizia delle «furie» indagate. Di 24 e 28 anni, hanno precedenti per azioni eversive. All appello mancano tre, forse quattro complici ai quali il Nucleo informativo dei carabinieri dà la caccia. Le ragazze farebbero parte della rete anarchica che molto sta «investendo» sull emergenza delle case popolari. Uno degli avvocati dice che nell appartamento dell assistita gli investigatori cercavano armi, vestiti e vernici del blitz ma hanno «trovato solo un computer». Le due sarebbero però state riconosciute da alcuni anziani (abitano proprio al Corvetto) e inquadrate dalle telecamere in strada mentre fuggivano. Chi sono i restanti componenti della banda? Altre donne? Nelle periferie c è un crescente e drammatico fronte comune. Autogestione. Autodifesa. In via Vespri Siciliani nessuna vuol svelare dove sia finita la mamma allontanata da poliziotti e carabinieri. Eppure, chissà se per caso oppure volutamente, trapelano certe sue frasi, certe sue promesse. Si cercherà un nuovo appartamento sfitto, fanno sapere. Tanto nei quartieri ce ne sono settemila, di alloggi vuoti. E prima o poi, per sé e per i suoi figli, se ne prenderà uno. Al buio, senza gabinetto, senz acqua, con le finestre murate. Ma suo.

3 Corriere della Sera Martedì 18 Novembre 2014 PRIMO PIANO 3 Al cancello Una delle donne che ieri hanno affrontato i carabinieri schierati durante lo sgombero di una famiglia a Milano (Fotogramma) L analisi di Fiorenza Sarzanini Il disagio degli agenti nelle piazze «Noi bersagli di una rabbia cieca» La richiesta dell arresto differito dei manifestanti, come avviene per gli ultrà Dal cortile Milano, un automezzo dotato di scala per raggiungere uno degli appartamenti di via Vespri Siciliani dove ieri le forze dell ordine in assetto antisommossa hanno eseguito degli sgomberi (Photoviews) ROMA Nel giorno della protesta sociale, venerdì scorso, le manifestazioni sono state 105 in tutta Italia, ma a Roma se ne contano ormai almeno quattro ogni giorno. Sit-in, piccoli cortei, grandi mobilitazioni per esprimere un disagio che sempre più frequentemente si trasforma in un vero e proprio scontro con le forze dell ordine. E non c è soltanto la crisi economica a fomentare il malessere dei cittadini, perché ormai da settimane agli scioperi per la mancanza di lavoro, si sommano le occupazioni abusive degli stabili e le dimostrazioni di intolleranza nei confronti degli stranieri in una miscela che rischia di diventare esplosiva. E ormai coinvolge i quartieri centrali così come le periferie. È soltanto l inizio. Il timore dei responsabili degli apparati per la sicurezza è che la situazione possa peggiorare già nei prossimi giorni, quando altre contestazioni sono già state fissate e la rabbia dei dimostranti potrebbe essere sfruttata nuovamente da antagonisti e componenti dei centri sociali, ma anche da estremisti di destra e tifosi. Proprio come già accaduto a Tor Sapienza a Roma, dopo il trasferimento dei migranti nel centro di accoglienza, e come può ripetersi in altre zone della capitale e di Milano, dove già si avverte la crescita del malcontento. I questori hanno deciso di aumentare il numero di presidi fissi e delle vigilanze mobili, però nella «base» cresce il malessere e si evidenzia, come fa il segretario della Silp Cgil Daniele Tissone, «il meccanismo perverso che costringe polizia e carabinieri a supplire alle carenze della politica, fronteggiando la disperazione di chi ha già perso tutto oppure lotta per la sopravvivenza». Ecco perché le forze di polizia tornano a chiedere strumenti più efficaci contro quelli che definiscono i «professionisti del disordine». E in cima alla lista inseriscono «l arresto differito dei manifestanti, proprio come già accade per gli ultrà, tenendo conto che la possibilità di bloccare chi causa scontri e incidenti anche a 48 ore di distanza, può effettivamente trasformarsi in un deterrente forte». Enzo Letizia, per anni segretario dell Associazione funzionari e certamente esperto dei problemi legati all ordine pubblico, ha ben presente la differenza tra chi protesta, sia pur in maniera esasperata, e i teppisti. Per questo sottolinea la necessità di «avere norme adeguate in modo da bloccare questa radicalizzazione del conflitto che sta trasformando polizia e carabinieri nei terminali dove scaricare violentemente rabbia e insoddisfazione». Sono i numeri a dare conto dell emergenza. E a Roma dicono che a fronte di circa 500 uomini in servizio ogni giorno, quando ci sono le manifestazioni più imponenti bisogna I numeri Nel 2014, e in particolare dall insediamento del governo Renzi, si sono svolte in Italia manifestazioni di rilievo: la maggioranza ha avuto un corso tranquillo (dati aggiornati al 31 ottobre 2014) manifestazioni, dunque quasi la metà del totale, hanno avuto alla base problematiche sindacali e occupazionali Soltanto venerdì scorso si sono svolte in Italia 105 manifestazioni in 45 province, 85 nell ambito di due scioperi promossi dai sindacati di base e dai movimenti antagonisti Ai cortei di venerdì hanno partecipato in 70 mila, con unità a tutela dell ordine pubblico schierarne il triplo e in questo periodo di particolare tensione si arriva a un migliaio almeno tre volte a settimana proprio per garantire il controllo del territorio. Anche per questo il Sap torna a chiedere una «revisione delle scorte e una razionalizzazione delle forze». La denuncia di Felice Romano del Siulp è forte: «Siamo arrivati al paradosso di sentirci chiedere di non reagire alle provocazioni per non esasperare gli animi. E così a Tor Sapienza la polizia era schierata davanti senza manganelli e i carabinieri che li avevano sono stati costretti a rimanere arretrati. Bisognerebbe sempre ricordare che togliere la dignità alla funzione delle forze di polizia, vuol dire togliere dignità alla funzione dello Stato». A Milano nel 2014 è stato necessario aggregare oltre 15 mila uomini di rinforzo rispetto all anno precedente, con un impiego che arriva a circa 70 mila persone. Proprio oggi comincia l addestramento del personale all uso dello spray al peperoncino, che nelle intenzioni dei vertici del Dipartimento servirà a «mantenere la fascia di rispetto e quindi evitare lo scontro diretto» con i manifestanti, come è specificato nella circolare tramessa ieri a questure e prefetture.

4 4 Martedì 18 Novembre 2014 Corriere della Sera Offerta valida per immatricolazioni fino al 31/12/2014 per Ford Focus Plus 5 porte 1.0 EcoBoost 100CV a fronte di permuta o rottamazione di una vettura immatricolata entro il 31/12/2008 e posseduta da almeno 6 mesi. Solo per vetture in stock presso i FordPartner aderenti all iniziativa. Prezzo raccomandato dalla Ford Italia S.p.A. IPT e contributo per lo smaltimento pneumatici esclusi. Ford Focus: consumi da 3,8 a 6,8 litri/100km (ciclo misto); emissioni CO 2 da 98 a 159 g/km. Esempio di finanziamento per Focus Plus 1.0 EcoBoost 100CV con Garanzia Ford Protect 5 Anni/ km a Anticipo 2.250, 36 quote da 195,93 escluse spese incasso Rid 3, più quota finale denominata VFG pari a 8.631,00. Importo totale del credito ,15 comprensivo dei servizi facoltativi Guida Protetta, Assicurazione vita, Invalidità e disoccupazione. Spese gestione pratica 300. Totale da rimborsare ,48. Imposta di bollo in misura di legge nella prima quota mensile. TAN 3,95%, TAEG 5,40%. Salvo approvazione FCE Bank plc. Condizioni e termini nella brochure informativa disponibile presso il FordPartner o su Le immagini possono contenere accessori a pagamento. Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. L impossibile diventa possibile. NUOVA FORD FOCUS Active Park Assist Anche gli spazi invisibili diventano visibili. Nuova Ford Focus vede dove tu non puoi e ti guida automaticamente nella manovra di parcheggio. 195almeseconIdeaFord 5annidigaranziaFordProtectinclusi Anticipo 2.250TAN3,95%TAEG5,40% edopo3anniseiliberodirestituirla. Scoprila sabato 22 e domenica 23 ford.it

5 Corriere della Sera Martedì 18 Novembre Primo piano Il maltempo «Niente patto di Stabilità per le città colpite» Il sottosegretario Delrio: eventi catastrofici, cadono i vincoli. Servono interventi immediati «Stato di calamità per l Alessandrino. Mutui a tasso zero per 3 miliardi e fondi sbloccati nel 2015» Chi sono Graziano Delrio (foto), 54 anni, è il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Delrio è stato sindaco di Reggio Emilia dal 2004 al Poi è stato nominato ministro per gli Affari regionali nel governo di Enrico Letta Franco Gabrielli (foto), 54 anni, è il capo dipartimento della Protezione civile dal 2010 È stato direttore del Sisde, il servizio segreto civile italiano, e dell Aisi (com è stato chiamato poi il Sisde) Deroga al patto di Stabilità per i Comuni che hanno subito eventi catastrofici o drammatici come le alluvioni. Nel viaggio a tappe forzate attraverso le regioni del Nord, Liguria, Piemonte e Lombardia, piegate dalle calamità naturali, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio annuncia «minori vincoli di bilancio, dando così la possibilità di mettere in sicurezza edifici e strade», ma anche un piano nazionale con investimenti per 9 miliardi nei prossimi 7 anni per fare «tutto il possibile in un territorio tanto fragile come il nostro». Delrio ricorda lo stanziamento nella legge di Stabilità delle risorse per alimentare il fondo emergenze e spiega che i Comuni potranno «rinegoziare i mutui esistenti a nuovi tassi e accendere nuovi mutui a tasso zero per tre miliardi». Ci sono 25 stati di emergenza, ripete negli incontri con i sindaci e i presidenti di provincia a Genova, Alessandria e, nel pomeriggio, Milano, accompagnato dal capo della Protezione civile Franco Gabrielli. E altre procedure saranno aperte a breve. «Ci troviamo a dover recuperare 30 anni di ritardo» ha detto Delrio. «Il governo ha un piano per il dissesto idrogeologico e chiederà alle Regioni di presentare entro i primi giorni di dicembre le loro nuove proposte per gli accordi di programma». E già il 4 dicembre, Argini controllati e corsi nelle scuole Calenzano ora è il posto più sicuro «Mai vantarsi in questi casi. Ma, incrociando le dita, il nostro territorio si è salvato dalle ultime burrasche». Alessio Biagioli, 43 anni, artigiano, è il sindaco di Calenzano, il comune più sicuro d Italia. Tra Prato e Firenze, 17 mila abitanti, è in cima alla classifica dell ultimo rapporto «Ecosistema Rischio», indagine su chi ha fatto di più contro frane e alluvioni realizzata da Legambiente con la Protezione Civile. «Premiati I 3 comuni più virtuosi Calenzano (Firenze) Agnana Calabra (Reggio Calabria) Fonte: Ecosistema Rischio 2013 Monastero Bormida (Asti) 110 Milioni I fondi necessari per le cinque vasche di laminazione del Seveso: 30 milioni messi dagli enti locali, gli altri 80 dal governo 400 Milioni I danni che il maltempo ha provocato agli artigiani e alle imprese secondo la Confederazione nazionale dell artigianato 49% i Comuni dove i lavori contro il dissesto sono stati almeno sufficienti d Arco Sott acqua Uno dei campi allagati ieri dal fiume Po (foto Carabinieri/Ansa) per il secondo anno consecutivo» puntualizza con orgoglio il primo cittadino. Mappe alla mano, sarebbe anche un Comune piuttosto complicato: montuoso per due terzi, attraversato da quattro corsi d acqua. «Messi tutti in sicurezza, con un piano avviato quindici anni fa spiega Biagioli. Abbiamo realizzato quattro casse di laminazione, ma non ci fermiamo qui. Sono in corso lavori di L assicurazione Si valuta l ipotesi di rendere obbligatoria l assicurazione contro i disastri naturali per questo, saranno a Roma Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano, perché al Seveso che ha messo in ginocchio la metropoli e fermato la linea 2 del metrò, s è aggiunto il Lambro, le cui sponde sono in parte crollate allagando interi quartieri della periferia est. A Genova, dove in mattinata erano riuniti i sindaci dell area metropolitana, era stato fatto un quadro drammatico con i «lavori di somma urgenza appena completati e già spazzati via dalle nuove frane, le 300 strade interrotte, le frazioni dell entroterra isolate e le centinaia di famiglie evacuate, fasce di terra perfettamente coltivate comunque franate come terreni abbandonati, Comuni che hanno i soldi bloccati dal patto di stabilità e altri senza più un euro». «Asciugate le lacrime dobbiamo agire con disciplina ha risposto Delrio -. Investiremo i miliardi previsti dall accordo Ue per il dissesto idrogeologico, entro il 2015 sbloccheremo tutti i fondi bloccati per gli interventi ma tutto questo non ci salverà dall emergenza. Le alluvioni succedono anche in Olanda, Germania, Svizzera e in altri Paesi che hanno una cultura del territorio e una cura idraulica molto superiore alla nostra. Per questo la Protezione civile deve avere un fondo capiente». Riconoscimenti dello stato d emergenza, svincolo per i Comuni colpiti dal patto di stabilità e risorse per le infrastrutture più urgenti erano state anche le richieste dei sindaci dell Alessandrino: «In un mese siamo andati a bagno tre volte hanno sottolineato il sindaco di Alessandria e di Novi. Tanaro e Bormida hanno retto, i piccoli rii no». E Delrio ha promesso che il prossimo Consiglio dei ministri deciderà lo stato di calamità per la zona. Il sottosegretario ha indicato nel Piemonte un «modello da seguire». Nonostante sia stato colpito pesantemente, «ha retto perché è dotato di un sistema di protezione civile che può essere da esempio per l Italia». Il governo «sta valutando l ipotesi di introdurre l assicurazione obbligatoria per soggetti pubblici e privati contro le calamità naturali». Infine, ribadendo il no ai condoni il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, ha aggiunto: «Forse le responsabilità le abbiamo tutti: la classe politica, le istituzioni nazionali e locali». Paola D Amico riprofilatura degli argini e ovviamente la manutenzione costante». Opere portate a compimento (5 milioni di risorse comunali, altri sette da fondi nazionali, regionali e provinciali), ma non solo. «Il Piano di protezione civile è stato redatto una decina di anni fa, e viene aggiornato periodicamente aggiunge il sindaco Ma la nostra vera ricchezza è il volontariato: dai vigili del fuoco, al Vab (la Vigilanza antincendi boschivi) ai gruppi di pubblica assistenza e di pronto soccorso». Oltre duecento persone pronte ad attivarsi in caso di emergenza, un numero unico del Comune che si attiva quando il cielo si fa scuro o i bollettini indicano allerta. «In più l informazione dei cittadini, o le dimostrazioni di protezione civile nelle scuole, per far crescere la sensibilità di tutti». Sembra facile, ma lo è solo in apparenza. Precisa il sindaco Biagioli: «La pianificazione delle opere contro il dissesto, quando non ci sono eventi drammatici, non creano consenso. All inizio nessuno ti fa i complimenti, anzi ci sono sempre quelli che obiettano che le casse di laminazione erano inutili e non si riempiranno mai. Ma quando, come in questi giorni, la gente ti ferma e ti dice, per fortuna da noi non è successo nulla, significa che abbiamo fatto bene e la popolazione lo ha capito». Riccardo Bruno

6 # 6 Primo piano Il maltempo Oltre mille sfollati per la piena del Po Metrò fermo a Milano Frane in Liguria, situazione critica nel Centro-Nord I numeri I punti critici del Po ieri sera (dati in metri) Livello III (massimo) Valore registrato x Evacuati Cremona Mantova Casalmaggiore Borgoforte 5,6 6,78 7 8,32 Piacenza 7 7,19 40 Fogarino di Luzzara Ghiarole 230 Boretto Parma 6,5 7,95 Arda PO Oglio Fonte: Protezione civile, Aipo - valori registrati alle di ieri Secchia Martedì 18 Novembre 2014 Corriere della Sera Sermide 9 9,55 Panaro Gli abitanti evacuati nelle aree golenali del Po a rischio allagamento nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Ferrara PO Polesella 7,8 7,92 Corriere della Sera Il caso di Erika Dellacasa La tregua dopo il diluvio. Il maltempo che si sposta al Centro e al Sud. Una città, Milano, che ieri ha dovuto fare ancora i conti con trasporti a singhiozzo. Regioni come Piemonte e Liguria in pieno allarme. E un fiume, il Po, che fa paura. Tanto da aver fatto lasciare casa a persone. Sfollate in attesa dell ondata di piena. Per sicurezza c è chi prova ad affidarsi anche a Dio, come don Evandro Gherardi, parroco di Brescello che oggi guiderà una processione con il «Cristo parlante», la statua di legno la stessa che compare in uno dei film di Don Camillo e Peppone. La maggior parte degli evacuati dalle aree golenali del Po è stata ospitata da parenti e amici, altri sono stati alloggiati negli alberghi e nelle strutture messe a disposizione dai Comuni. Il fiume è sorvegliato speciale anche nelle province di Cremona e Mantova. In quest ultima l ordine di evacuazione ha riguardato 500 persone (in 24 centri abitati). La situazione resta difficile in Liguria, in particolare nel Tigullio e nel Levante. Anche ieri si sono verificate frane, allagamenti, frazioni isolate e persone che hanno dovuto lasciare l abitazione. Mentre si cercano ancora le 70 bare del cimitero di Bolzaneto trascinate via dall esondazione nel torrente Polcevera. Così come Luciano Balestrero, disperso da sabato. A Genova (dove in serata sono crollati due muraglioni) e dintorni il bilancio è di 320 persone isolate e 147 famiglie sfollate. In tutta la regione fino a ieri sera si contavano 300 strade interrotte. In Piemonte continua l emergenza anche nell Alessandrino. Alcuni quartieri sono invasi da acqua e fango: in tutta la provincia gli sfollati sono circa 200. Tra Novi e Ovada diversi Comuni non hanno l acqua potabile. Livelli record per il lago Maggiore, mentre resta chiuso l ospedale di Omegna allagato dalle acque del lago d Orta. Ancora una cinquantina le persone isolate in Valsesia. A Milano è stata un altra giornata delicata per chi ha dovuto viaggiare sulla linea 2 della metropolitana: l innalzamento della falda ha interrotto il tratto tra le stazioni di Garibaldi e Centrale. A Venezia è prevista l acqua alta a 110 centimetri. Disagi e allagamenti ieri anche in Toscana tra Firenze e Prato. Da oggi però al Nord torna il sole. Andrà peggio al Centro, dove sono previsti rovesci sparsi, e al Sud con precipitazioni anche intense tra Campania e Calabria. Leonard Berberi Isolato il paese degli ultraottantenni: stiamo qui I dodici irriducibili di Pentema, il più giovane ha 82 anni. «Le nostre case sono queste» A Genova per indicare che qualcosa era irraggiungibile gli anziani usavano dire che era «a Pentema»: Pentema è una piccola frazione del comune di Torriglia, nel parco dell Antola, ad abitarla stabilmente sono rimasti in dodici, il più giovane ha ottantadue anni il più anziano novantaquattro. I giapponesi di Pentema. Vecchietti irriducibili che da quel nucleo di case in pietra, abbarbicate sul monte a più di 800 metri di altezza dove fiorisce il bucaneve viola, ci siano gelate, tempeste, frane, non se ne vogliono andare. Con le due ultime alluvioni che hanno colpito la Liguria sono rimasti isolati a causa di una frana che ha interrotto l unica strada di accesso al paese. «Appena ho potuto li ho raggiunti a piedi, l unico modo possibile, insieme con il corpo forestale racconta il sindaco di Torriglia Maurizio Beltrami, siamo arrivati con i viveri e le medicine. Eravamo pronti a portare gli anziani al di là della frana, a Torriglia, ma loro non ne hanno voluto sapere. Ho parla- Il decano Qui vivevano i miei nonni, ci sono sempre stato e resto Il sindaco Li abbiamo raggiunti a piedi con la Forestale con cibo e medicine I residenti Siamo caparbi, decisi e pronti a sacrifici e fatiche Il più anziano Silvio Traverso, 94 anni, prima gestiva un negozietto nel paese, poi ha deciso di fare il tassista 320 Le persone che fino a ieri sera risultavano isolate a Genova e dintorni. In località Brigna, sopra Voltri, si contano 158 persone isolate. Le rimanenti 162 sono isolate in Valpolcevera, Valbisagno e Pra vive sola, autonoma e serena come racconta la figlia Rosa che gestisce la Locanda del Pettirosso: «Non si può vivere a Pentema in inverno senza scorte dice Rosa, mia mamma ha sempre la dispensa ben fornita e noi siamo in continuo contatto. Tutta quella pioggia l ha preoccupata ma spaventarla è difficile: in ogni caso, lei dalla sua casa non se ne andrà mai». Il sindaco, i figli, i nipoti hanno dovuto rispettare la volontà di resistenza dei dodici grandi vecchi di Pentema. Nel 2002 quando un altra ondata di maltempo e l ennesima frana aveva isolato la frazione ricorda il presidente del parco dell Antola Roberto Costa il prefetto aveva tentato di evacuare il paese con un ordinanza ed era stato inviato un elicottero per portare via gli anziani: l elicottero tornò a Genova senza passeggeri. Non per nulla i pentemini hanno scritto di se stessi: «Siamo gente caparbia, decisa e pronta a sacrifici e fatiche per mantenere in vita Pentema e le sue antiche tradizioni». E come ogni anno nonostante le alluvioni si stanno preparando a far rivivere il presepe di Pentema. «Anche questa volta ce la faremo e lasceremo i nostri vecchi nelle loro case dice il sindaco ma fino a quando resisteremo? Abbiamo bisogno di mettere in sicurezza le strade che collegano le frazioni, man- L evacuazione Nel 2002 venne emessa un ordinanza di evacuazione: nessuno la rispettò to con tutti, uno per uno, e tutti mi hanno detto che loro non se ne vanno». «Io ho vissuto sempre qui e qui voglio morire. Qui vivevano i miei nonni. Quando sarà la mia ora, seppellitemi a Pentema» ha detto il decano, Silvio Traverso, 94 anni, che per anni ha avuto un negozietto nella zona, poi ha fatto il tassista nella vallata, prima di ritirarsi nella vecchia casa di famiglia con la moglie Bruna. I Traverso e i Bevilacqua sono i due cognomi di Pentema: il nonno di Silvio era un personaggio notissimo, soprannominato U Bana, suonava il flauto: rivive nelle figurine in resina che le figurinaie di Pentema continuano a modellare. Ogni statuina si ispira a un personaggio della storia del paese. Non sarà il fango dell alluvione a strappare Silvio Traverso dalle sue radici, e così è per Rita Vita, 89 anni, anche lei La figlia Rosa Vita (nella foto) gestisce la locanda del Pettirosso: la madre Rita, 89 anni, vive a Pentema da sola. «Ha sempre la dispensa ben fornita e non è spaventata. Neanche adesso» cano i fondi. Abbiamo avuto danni per tre milioni di euro, ho avviato lavori per un milione, i soldi per ora non ci sono ma in qualche modo faremo. È una battaglia continua ma se le piccole frazioni venissero evacuate i paesi come Pentema, che oggi sono comunità vive, in poco tempo diventerebbero paesi fantasma, il territorio sarebbe abbandonato. Aumenterebbero l incuria e il dissesto. Noi sindaci dell entroterra siamo concordi sulla necessità di difendere questi nuclei». E se a Pentema vivono dodici irriducibili nella frazione della frazione, Pezza di Pentema, vivono in due: sono stati portati in salvo in elicottero, nei giorni scorsi, ma sono già tornati. In tempo per restare tagliati fuori dal mondo da un altra frana, sabato scorso. Sono fiduciosi, la strada sarà liberata.

7 Corriere della Sera Martedì 18 Novembre Il sostegno di Intesa Sanpaolo ai progetti degli Italiani. NEL 2014 CONCESSI 20 MILIARDI A IMPRESE E FAMIGLIE. Anche in questi anni Intesa Sanpaolo non ha mai smesso di offrire credito. Perché non ha mai smesso di credere nel Paese e sostenerne la ripresa. Solo nei primi nove mesi del 2014, ad esempio, ha destinato 20 miliardi a imprese e famiglie. IN ARRIVO ALTRI 12,5 MILIARDI CON IL CONTRIBUTO DELLA BCE. Intesa Sanpaolo partecipa a TLTRO (Targeted Longer-Term Refinancing Operations). L operazione della Banca Centrale Europea che fornisce liquidità al sistema bancario per favorire la concessione del credito. Questo ci consente di mettere a disposizione del Paese altri 12,5 miliardi a un tasso vantaggioso. 140 MILIARDI DI NUOVO CREDITO IN 4 ANNI. Complessivamente, tra il 2014 e il 2017, il credito stanziato da Intesa Sanpaolo per famiglie e imprese sarà di oltre 140 miliardi. Una cifra importante, il nostro modo di sostenere la ripresa economica del Paese. Messaggio Pubblicitario. Fogli Informativi in Filiale e sul sito della Banca.

8 # 8 Martedì 18 Novembre 2014 Corriere della Sera Primo piano Europa e conti pubblici «Acquisti di titoli di Stato per aiutare la crescita» Allarme del presidente Bce, Draghi: «Senza riforme ripresa a rischio, disoccupazione inaccettabile» «Italia e Spagna, più sforzi per controllare i rischi sistemici, LuxLeaks? Problema di armonizzazione fiscale» Scenari In Giappone choc recessione Abe in bilico di Guido Santevecchi DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PECHINO Il Giappone dell Abenomics è in recessione: nel terzo trimestre il Prodotto interno lordo è caduto dell 1,6% rispetto a un anno fa. Un altro duro colpo dopo il crollo del 7,3% del trimestre precedente, dovuto all aumento della tassa sui consumi dal 5 all 8%, che aveva spinto i giapponesi a tenersi gli yen in tasca. Gli economisti non se lo aspettavano, avevano previsto una crescita del 2,2%. Uno choc anche per i mercati globalizzati, perché tutti pensavano che la Banca del Giappone avesse la situazione sotto controllo, dopo aver annunciato due settimane fa un rafforzamento della politica di «quantitative easing»; spinte dalla caduta della terza potenza economica del mondo le borse in Europa hanno vacillato, il prezzo del petrolio è sceso ancora, l euro ha perso sul dollaro. Quindi il Giappone è in recessione. Il primo ministro Shinzo Abe (foto) si è convinto della necessità di rinviare il nuovo aumento dell Iva dall 8 al 10% che dovrebbe scattare nel 2015 e deprimerebbe ulteriormente i consumi. Il governo ha una via stretta: deve trovare risorse per ridurre un debito pubblico che ha superato il 200% del Pil, deve uscire da 15 anni di deflazione resuscitando il consumo interno, ma tassando gli acquisti certo non invita i giapponesi a spendere. Ancora prima dei dati pessimi sul calo del Pil, a Tokyo circolavano voci sulla prossima mossa di Abe: annunciare il rinvio dell aumento dell Iva e sciogliere la Camera chiamando i giapponesi alle elezioni anticipate di due anni, il 14 dicembre. Un gioco d azzardo, perché se è vero che l opposizione è debole, il gradimento del premier è scivolato e c è un 40 per cento di giapponesi che non hanno preferenze. Le elezioni anticipate suonano come un referendum su Abe e Abenomics, prima che i consensi scendano La vicenda Sono varie le misure che la Bce ha adottato per aumentare la liquidità in Europa di circa mille miliardi di euro (da 2 a 3 miliardi in totale): prima i prestiti agevolati alle banche a un tasso dello 0,15%, poi l acquisto di titoli cartolarizzati di banche e imprese Tra le misure «non convenzionali» che la Bce può utilizzare ci sono gli acquisti di titoli di debito, sia privati ma soprattutto pubblici, come i Btp italiani. I tedeschi e i Paesi del Nord Europa finora sono stati contrari perché così la Bce finanzierebbe direttamente gli Stati Covered bond, l istituto di Francoforte potrebbe comprare anche questi prodotti La ricerca di Dario Di Vico DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES La Banca centrale europea è pronta a comprare titoli di Stato in caso di inflazione bassa per molto tempo. Lo ha ribadito il presidente della Bce Mario Draghi nell Europarlamento di Bruxelles, citando esplicitamente «l acquisto di bond sovrani». Ha poi fatto intuire un superamento dell opposizione a questo intervento della componente tedesca della sua istituzione dichiarando che «il Consiglio dei governatori è unanime nell impegno a usare strumenti non convenzionali» nell ambito del mandato dell istituzione di Francoforte. Draghi non ha nascosto la preoccupazione per i rischi di revisione al ribasso della previsioni di ripresa già moderata. «Lo slancio di crescita della zona euro si è indebolito durante l estate ha ammesso. La ripresa è messa a rischio da disoccupazione alta, capacità produttiva inutilizzata e necessari aggiustamenti di bilancio». Proprio la situazione del mercato del lavoro gli fa chiedere «di fare di più per la crescita» perché nell eurozona «il tasso di disoccupazione è molto alto, soprattutto quello giovanile è a un livello socialmente inaccettabile». Per il presidente della Bce l inflazione è prevista ancora troppo sotto l obiettivo del 2%. Ma «al tempo stesso restano valide le nostre aspettative per una ripresa modesta nel ». L importante è che «il 2015 dovrà essere l anno in cui tutti gli attori dell area euro, dai governi alle istituzioni europee, dovranno avviare una consistente strategia comune per riportare le nostre economie in carreggiata» perché «la politica monetaria non è in grado di farlo da sola». Anche se ritiene che gli interventi della sua Bce, fornendo ingente liquidità a basso costo alle banche, iniziano a produrre «effetti tangibili». Gli interventi da attuare a livello governativo e a Bruxelles sarebbero «investimenti» di stimolo della crescita, «riforme strutturali» e «una ulteriore cessione di sovranità che assicuri un sostenibile e buon funzionamento dell Ue». Draghi non ha risposto alle domande dell eurodeputato Marco Zanni del M5S sul coinvolgimento delle banche nello scandalo LuxLeaks sull elusione delle tasse tramite il Lussemburgo e altri paradisi fiscali. L ha definito un problema legato alla necessità di una «armonizzazione fiscale». Né ha commentato la critica di diverso trattamento nelle verifiche della Bce per una grande banca tedesca con presunte Le imprese e la fatica di investire Le rinunce? In media 1,1 milioni Prodi: no alla «politica dei tavoli» Gli investimenti nel cassetto 197 1,1 milioni di euro Il valore degli investimenti (mancati) che gli imprenditori avrebbero voluto fare nel 2014 milioni di euro Il referendum La Svizzera vota sull oro, il franco a quota 1,20 Il cambio euro/franco è sceso ieri a 1,2005, a un passo millimetrico dalla soglia di 1,20 difesa dalla banca centrale elvetica, su valori che non si vedevano da 26 mesi. Continuano così le forti pressioni al ribasso sul cambio eurosvizzero (giù la moneta unica, su il franco), in vista del referendum elvetico sull aumento delle riserve d oro il 30 novembre. Una vittoria del «sì» costringerebbe la banca centrale a detenere almeno il 20% di attività in oro. La difesa della soglia a 1,20 diventerebbe più difficoltosa limitando i margini di intervento dell Authority sulle riserve valutarie. E potrebbe essere necessaria una mossa sui tassi. Dal 2011 la banca centrale si è impegnata a comprare valuta «in quantità illimitata» contro il franco forte. L orizzonte temporale oltre 3 anni 3 anni 2 anni Il valore medio dell investimento 1 anni per ogni azienda Fonte: Confindustria Emilia Romagna su un campione di 172 imprese 30,7% 23,5 20,7 25,1 d Arco Nello stesso giorno in cui il professor Romano Prodi ha tirato una bordata al governo e alla Ue («In Italia ci sono 142 tavoli di crisi, che va benissimo, ma se continuiamo la politica industriale con i tavoli di crisi vuol dire che stiamo dichiarando la ritirata») il caso ha voluto che a Bologna si presentasse una ricerca a campione sugli investimenti promossa da Confindustria Emilia Romagna. Le domande a cui l indagine doveva dare soddisfazione erano sostanzialmente due: a) gli imprenditori stanno o no migliorando le loro aziende per metterle al passo della concorrenza? b) ha ragione chi dice che ora, specie dopo l annunciato taglio di una parte dell Irap, gli industriali non hanno più alibi e devono mettere mano al portafoglio? «Il primo dato che emerge con chiarezza dalla ricerca ha risposto il presidente Maurizio Marchesini è che le nostre imprese continuano a investire ed hanno voglia di farlo: più dell 80% ha realizzato investimenti nel 2013 e prevede di realizzarne nel Non è un segnale da poco perché lo si registra al sesto anno di crisi e di prolungata recessione e in uno scenario di incertezza». Dal campione di 172 aziende prese in esame il 4% del fatturato è destinato ad ammodernamenti che rispondono sostanzialmente a due esigenze fondamentali, la ricerca di efficienza e lo sviluppo di conoscenza. Nel 2014 però risulta ridimensionata la propensione ad investire nell internazionalizzazione commerciale e produttiva. Naturalmente diminuendo la dimensione cala anche la tendenza ad investire: una piccola impresa su quattro non lo ha fatto nel 2013 e non lo farà nel 2014, si tratta di aziende poco strutturate e managerializzate, con livelli di capitalizzazione che impediscono l accesso a risorse finanziarie per dar gambe ai progetti. L indagine di Confindustria Emilia-Romagna non si è limitata però solo al consuntivo 2014 ma ha voluto fornire al dibattito pubblico anche una «chicca»: ha cercato di indagare gli investimenti rimasti nel cassetto, quelli che si sarebbero voluti deliberare e invece sono stati quantomeno rinviati all anno prossimo. Ebbene il 47,5% delle imprese interpellate ha dichiarato di essersi trovata in questa condizione ovvero di aver in serbo «investimenti straordinari» che non si sono riusciti a realizzare nell anno in corso. Di che tipo di investimenti stiamo parlando? Per le piccole i sogni nel cassetto sono per lo più progetti legati all ammodernamento del processo produttivo e al miglioramento dei costi e dell efficienza. Nel segmento delle medie imprese in stand by ci sono investimenti per innovare processo e prodotto mentre per le grandi imprese si parla in prevalenza di progetti di internazionalizzazione. Se L Authority Il presidente della Bce Mario Draghi mega-esposizioni in speculazioni ad alto rischio sui derivati, rispetto a istituti italiani con crediti difficili nell attività tradizionale. Draghi ha garantito che gli stress test sono stati rigorosi, anche se «non possiamo dire che in Europa esistono condizioni completamente eque e uniformi nel settore bancario». L aumento di capitale della banca Mps, che non ha passato gli stress test Bce, l ha definito in valutazione. Condivide che l attenzione sul sistema bancario debba rimanere alta, pur in assenza di rischi sistemici. A Italia, Spagna, Lussemburgo, Polonia e Romania ha sollecitato al più presto «più sforzi» per «migliorare l efficacia della funzione macroprudenziale». Ivo Caizzi poi però passiamo dalla conta delle intenzioni alla quantificazione finanziaria dei progetti rimasti fermi i numeri non sono poi così esaltanti: le 172 imprese del campione dichiarano di avere in mente e non essere riuscite a realizzare investimenti per una somma totale di 197 milioni di euro. Dunque la dimensione media del «sogno incompiuto» è di 1,1 milioni (che salgono a 2,8 milioni se prendiamo in esame le sole grandi imprese). Per avere un termine di raffronto concreto, riferito alla sola ipotetica tipologia degli investimenti in beni strumentali, 1,1 milioni possono equivalere all acquisto di 5 nuove macchine o di un sistema integrato. Ma come mai questi progetti non si sono potuti realizzare? La risposta che viene dall Emilia è netta: per mancata disponibilità di credito a medio-lungo termine. Ovvero le banche ci hanno lasciati soli. Da qui la necessità sottolineata da Marchesini in chiusura «di poter accedere a strumenti e risorse anche extra-bancari per accompagnare i progetti straordinari».

9 # Corriere della Sera Martedì 18 Novembre 2014 PRIMO PIANO 9 La riforma Dirigenti in pensione No a proroghe del servizio Trasferimenti obbligati Spiraglio per le assunzioni Consulenze sì, ma gratis La legge sulla pubblica amministrazione varata dal governo Renzi prevede uscite in anticipo per i dirigenti pubblici. Per la precisione, i manager possono andare in pensione con 4 anni di anticipo, cioé a 62 anni anziché 66. Esclusi magistrati, professori universitari e primari Stop al trattenimento in servizio. Da ottobre nella pubblica amministrazione nessuno può essere trattenuto al lavoro dopo aver raggiunto i requisiti per la pensione. La regola vale anche per i magistrati, anche se per loro lo stop scatterà solo a inizio 2016 I dipendenti delle pubbliche amministrazioni possono essere trasferiti in sedi collocate nel territorio dello stesso Comune o a distanza non superiore a 50 chilometri. Sono esclusi da tale obbligo i dipendenti con figli minori di tre anni, che hanno diritto al congedo parentale Per garantire gli standard operativi e i livelli di efficienza ed efficacia del corpo dei vigili del fuoco, sono state autorizzate assunzioni. Scorrimento più veloce delle graduatorie anche per la Polizia. In generale, per il quinquennio il turnover diventa più flessibile Esteso anche agli enti e alle società partecipate il divieto di conferimento di incarichi di studio e di consulenza a qualsiasi persona in pensione, già appartenente a quella o altra amministrazione. Gli incarichi a titolo gratuito sono invece consentiti Statali, niente soldi per il contratto Lite Camusso-Garante sullo sciopero Madia: ma nella Pubblica amministrazione nessuno perderà il posto di lavoro ROMA «Nessuno perderà il posto per effetto della riorganizzazione della Pubblica amministrazione. Nessuno andrà a casa». È questo il «primo impegno» che il ministro della Funzione pubblica, Marianna Madia, ha preso ieri con i sindacati nell incontro a Palazzo Chigi sul pubblico impiego. La seconda promessa è stata «l assunzione dei vincitori di concorso e dei precari della scuola». Ma il punto su cui i sindacati chiedevano risposte certe, la riapertura della contrattazione nella parte economica, bloccata da sei anni, ha avuto risposta negativa: il rinnovo dei contratti non è possibile nel 2015 per mancanza di risorse in bilancio ma sulla parte normativa il dialogo riaprirà il prossimo anno. Si va così verso due scioperi: uno generale il 5 dicembre, convocato dalla Cgil, e uno unitario del pubblico impiego, probabilmente a metà del prossimo mese. Il primo, però, è stato giudicato «parzialmente illegittimo» dal Garante per gli scioperi: l astensione non può riguardare le ferrovie e, in diverse province, il trasporto pubblico locale, perché altre agitazioni sono già state proclamate a meno di 10 giorni di distanza. «Se la Cgil decidesse di non adeguarsi alla nostra indicazione Il caso di Francesco Di Frischia spiega Roberto Alesse, presidente della commissione di Garanzia l Autorità dovrebbe aprire il procedimento per valutare le sanzioni, dai ai 100 mila euro». «Siamo pronti a spiegare al Garante che non c è nessuna illegittimità» ha replicato Susanna Camusso. Quanto ai dipendenti pubblici, il ministro Madia ha spiegato che il governo, pur conoscendo «il problema» economico ha scelto di «concentrare le risorse su chi stava peggio». E che il bonus di 80 euro andrà a un lavoratore pubblico su quattro: circa 800 mila dipendenti. «Questo è un incontro inteso come scambio di cortesia o è un apertura di una stagione differente?» ha incalzato Camusso: «La riforma della p.a. è essenziale per il Paese. Ci piacerebbe poterne discutere». Madia ha ribattuto: «Non so se è l inizio di una nuova stagione. Vi chiedo però di partecipare a una discussione tra datori di lavoro e rappresentanza dei lavoratori sui contratti di lavoro». Annamaria Furlan, segretario Cisl, ha chiesto che il rinnovo del 2015 venga recuperato almeno nella legge di Stabilità del prossimo anno. Il governo ha risposto picche e il leader Cisl ha proclamato lo stato di agitazione. «Qualche auspicio e nessuna risposta» ha sintetizzato Camusso. «Non siamo per niente soddisfatti», c è stata «una chiusura sul merito» dice Carmelo Barbagallo, nuovo segretario della Uil. «Apprezziamo lo sforzo del ministro» sulla riforma «ma è stato altrettanto chiaro nel dire che su questa partita per ora non ci mette un euro» ha detto Paolo Capone (Ugl). Ieri l esecutivo ha anche dato disponibilità a finanziare con la legge di Stabilità ammortizzatori sociali fino a due miliardi, milioni in più del previsto. Gli emendamenti più importanti del governo dovrebbero arrivare domani, ma intanto emerge che il taglio ai patronati sarà dimezzato e che la tassazione sulle casse previdenziali dovrebbe passare dal 20% al 17%. Antonella Baccaro Marino frena i sindacati nell Atac Il rilancio Cisl: taglia più permessi 1,6 miliardi è il deficit accumulato dall Atac negli ultimi 10 anni 100 i sindacalisti dell Atac che rappresentano 10 sigle sindacali 3,5 milioni di euro il loro costo annuo su uno stipendio di 34 mila euro Lo sconto Il governo si impegna inoltre a rivedere le norme sulle casse dei professionisti: il prelievo scenderà da 20 al 17 per cento ROMA All Atac, l azienda di trasporto pubblico dei romani, lavorano oltre cento sindacalisti che rappresentano 10 sigle a tempo pieno: uno ogni 119 dipendenti, che in tutto sono Costano complessivamente all azienda circa 3 milioni e mezzo di euro l anno, facendo una stima su uno stipendio medio di circa 34 mila euro lordi. Nel nuovo piano industriale , però, anche in virtù del pauroso deficit (1,6 miliardi negli ultimi 10 anni) l azienda prevede, tra l altro, di razionalizzare le linee periferiche e aumentare le ore di lavoro degli autisti. Saranno anche più cari biglietti e abbonamenti ma a dover stringere la cinghia saranno pure i sindacati: l Atac vuole tagliare i loro permessi del 20%, sull esempio della circolare del ministro per la Pubblica amministrazione, Marianna Madia, che ha sforbiciato del 50%, a partire dal 1 settembre, le assenze sindacali in uffici centrali e periferici della Pa. La Fit Cisl, la più rappresentativa con i suoi 3 mila iscritti e 11 sindacalisti distaccati, non ci pensa proprio a protestare e anzi rilancia: «Anche noi vogliamo fare la nostra parte sottolinea Francesco Sorrentino, segretario generale della Fit Cisl del Lazio e neanche tanto provocatoriamente diciamo che il taglio dei permessi può arrivare al 30%». In che modo? «I distacchi vanno redistribuiti in base al numero di iscritti fa notare Sorrentino e alla rappresentatività acquisita con le votazioni delle Rsu. Servono regole chiare e precise». E se ne sono accorti anche i vertici dell Atac che i permessi sindacali fino a oggi sono stati distribuiti, di fatto, a pioggia: se La società L Atac è l agenzia del trasporto autoferrotranvi ario del Comune di Roma 3,05 milioni I dipendenti a tempo indeterminato nello Stato 280 mila circa I dipendenti pubblici assunti a tempo determinato 11,1 per cento La spesa per pubblico impiego in rapporto al Pil infatti la Fit Cisl ha 11 sindacalisti distaccati che rappresentano quasi il 30% di dipendenti, è anche vero che ci sono organizzazioni, con poche decine di iscritti, che vantano in percentuale molti rappresentanti. Se si applicasse il metodo proporzionale proposto dalla Fit Cisl, l azienda di trasporto pubblico, che a Roma serve un area di chilometri quadrati e garantisce con bus, tram e metropolitane più di 4 milioni di spostamenti al giorno, potrebbe utilizzare a tempo pieno circa 30 dipendenti in più, che le costano comunque oltre un milione di euro l anno. Si tratta ovviamente di un dato puramente indicativo: una rigida divisione dei distacchi sindacali in base alla rappresentatività potrebbe portare anche a dimezzare, senza fatica, il monteore complessivo attuale che assomiglia, in maniera imbarazzante, all Everest. Ma di bello non ha nulla. Su anche l import: +3,3% La sorpresa dell export: balzo del 7,4% a settembre ROMA Volano le esportazioni italiane. A settembre le vendite all estero sono aumentate dell 1,5% rispetto al mese di agosto e del 7,4% rispetto ad un anno prima. Le importazioni sono cresciute dell 1,6% su agosto e del 3,3% su base annuale, ed in settembre il saldo della bilancia commerciale si è chiuso in attivo per 2 miliardi, contro un surplus di 700 milioni un anno fa. Nei primi nove mesi dell anno l attivo degli scambi commerciali con l estero è così salito a 28,2 miliardi, contro i 19 dello stesso periodo del Al netto delle importazioni dei prodotti energetici (che per giunta crescono del 7,9% annuo), a settembre si sarebbe registrato un avanzo di 5,6 miliardi di euro, mentre nei primi nove mesi l attivo sarebbe di ben 62 miliardi di euro. Il forte aumento delle esportazioni è sostenuto in particolare dalle vendite nei mercati extra europei (+4,1%), mentre le vendite sui mercati comunitari diminuiscono dello 0,7%. La crescita tendenziale delle esportazioni, sottolinea l Istat, è particolarmente sostenuta verso il Belgio (+29,9%), Paesi Opec (+20,6%) e Usa (+13,3%), soprattutto per quanto riguarda mezzi di trasporto diversi dalle autovetture (+27,7%), prodotti chimici, medicinali e farmaceutici (+16,5%). Il Made in Italy, sottolinea l Ice, «si conferma come un elemento trainante della nostra economia. Appena l export subisce un accelerazione, sempre più è in grado di permeare i mercati più lontani». La conferma di un clima leggermente migliore dell attività economica arriva dai dati del Tesoro sulle entrate, che nei primi nove mesi dell anno mostrano nel complesso un aumento dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del Crescono sia il gettito tributario (+0,6%) che le entrate contributive (+0,2%), nonostante a partire da quest anno le imprese beneficino della riduzione dei premi assicurativi Inail. Mario Sensini ILLUSTRAZIONI DI VINCENZO PROGIDA

10 10 Martedì 18 Novembre 2014 Corriere della Sera Politica Al Senato Italicum, la spinta per il primo traguardo in dicembre ROMA Parte oggi in commissione al Senato la «volata finale» della legge elettorale che, nei piani del presidente del Consiglio e degli alleati della maggioranza, dovrebbe essere approvata dall aula di Palazzo Madama «entro il dicembre del 2014» e «entro febbraio del 2015 alla Camera». Quindi l ordine di scuderia per il Partito democratico è quello di correre per evitare che Silvio Berlusconi riesca nel suo intento: assemblare un solo «pacchetto», con l Italicum e l elezione del nuovo presidente della Repubblica. Ma sulla tabella di marcia, il vero nodo politico dell Italicum, si intravvedono acque agitate anche all interno del Pd. Roberto Giachetti, ora renziano di ferro ma da sempre in prima linea sulla legge elettorale, avverte: «Solo se l Italicum verrà approvato al Senato entro dicembre non (ri)farò lo sciopero della fame». Non è questa la linea di Gianni Cuperlo, uno dei leader della minoranza: «Se come dice Renzi, e io gli credo, la legislatura deve durare fino al 2018, non si capisce perché l urgenza sia quella di fare domani mattina la legge elettorale. A meno che domani mattina qualcuno non pensi che quella legge serva per andare a votare» prima. Federico Gelli, deputato toscano del Pd, ritiene che queste parole di Cuperlo sulla legge elettorale siano «sorprendenti». E qui, nella forte dialettica interna al Pd, si innestano le preoccupazioni del Ncd esternate dall ex ministro Maurizio Sacconi: «La velocità di Renzi è la nostra velocità. Il paradosso è che siamo noi a trainare perché il suo partito tira indietro». Dunque si parte oggi con la relazione della presidente Anna Finocchiaro (Pd) che illustrerà il testo giunto dalla Camera a marzo e per ora eviterà di dilungarsi sulle modifiche concordate dalla maggioranza: soglia unica di accesso al 3%, soglia alta per conquistare il premio al 40%, premio di maggioranza al partito e non alla coalizione, capilista bloccati e preferenze nei collegi che scenderanno da 120 a Già oggi, con l audizione del ministro dell Interno Angelino Alfano, potrebbe entrare nel vivo la riflessione su temi caldi come la soglia del 3% (irrinunciabile per il Ncd, inaccettabile per FI), il numero dei collegi (FI non è disposta ad andare sotto i 100), i capilista bloccati che creerebbero uno squilibrio tra il primo partito (240 eletti con le preferenze e 100 bloccati) e gli altri (tutti bloccati). Seguiranno le audizioni (23 professori), poi il 26 novembre partirà la discussione generale. Ma i punti che ballano sono molti. Uno, che porterebbe lontano dall Italicum, lo segnala Corrado Passera, fondatore di Italia Unica: «L Italia ha bisogno di un sistema elettorale maggioritario a doppio turno di coalizione con collegi uninominali». Dino Martirano L iter Il Jobs act, è al momento al vaglio della commissione Lavoro a Montecitorio La Camera ha approvato la modifica al calendario che stabilisce l arrivo in Aula del Jobs act per il 21 novembre, prima del ddl Stabilità Il voto finale è previsto per il 26. Il termine per la presentazione degli emendamenti in Aula è fissato per venerdì Posizioni Il carro di Matteo Renzi è stracolmo e io sono l unico che ne è sceso Emendamento al Jobs act Scontro nella maggioranza Ncd e le correzioni: testo diverso? Si aprirà un bel contenzioso ROMA Sul Jobs act, la riforma all esame della commissione Lavoro della Camera, quella di ieri è stata un altra giornata ad alta tensione. Tutto comincia con le parole del sottosegretario al Welfare, Teresa Bellanova, che annuncia per oggi l arrivo a Montecitorio di un emendamento del governo sull articolo 18, cioè sulle nuove regole per i licenziamenti. Bellanova dice che il documento sarà la traduzione dell accordo politico raggiunto la settimana scorsa con la minoranza del Pd. E dunque che il reintegro nel posto di lavoro resterà possibile non solo per i licenziamenti discriminatori (cioè per motivi politici o religiosi) ma in alcuni casi anche per quelli disciplinari, cioè legati al comportamento del dipendente. Il sottosegretario, parlando alla Camera, si addentra anche in dettagli tecnici: dice che il reintegro ci sarà solo quando il licenziamento è stato deciso sulla base di un fatto che poi si Il caso ROMA «Il carro di Renzi è stracolmo e io sono l unico che ne è sceso...». Con lo stesso balzo con cui ha lasciato la maggioranza del Partito democratico per sistemarsi all opposizione, Francesco Boccia è passato dal ruolo di ala destra a quello di «mister» dell ala sinistra. La lealtà al governo, giura, non è in discussione, ma il presidente della commissione Bilancio lavora per mettere su un «carretto» nuovo. Una squadretta di outsider della minoranza che possa un giorno affrontare sul campo la nazionale renziana. Il sogno è ambizioso e Boccia lo sa. Ma poiché non gli sono sfuggiti i sondaggi che danno il premier in crisi, sente che il momento è questo. Sull Huffington Post ha lanciato un appello ai compagni spronandoli a unire le forze in un «coordinamento dei non renziani». Oggi il debutto: una conferenza Dettagli Il sottosegretario Bellanova getta acqua sul fuoco: i dettagli nei decreti delegati dimostra falso davanti al tribunale. E riaccende lo scontro con Ncd, che già nei giorni scorsi aveva minacciato di non far passare il provvedimento non tanto alla Camera, dove il Pd non ha problemi, ma al Senato, dove i centristi sono decisivi per la tenuta del la maggioranza. Non a caso a intervenire è Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro del Senato: «Se vedessimo un testo diverso da quello che conosciamo ce ne andremmo dalla commissione e si aprirebbe un bel contenzioso». Più tardi è lo stesso sottosegretario Bellanova a tentare di chiudere la vicenda: «I dettagli, come noto, Un coordinamento delle minoranze L invito di Boccia raccoglie consensi stampa per presentare gli otto emendamenti congiunti alla legge di Stabilità scritti da Fassina e firmati, tra gli altri, da Cuperlo, D Attorre, Civati, Zoggia e dalla bindiana Margherita Miotto. Quello sugli 80 euro sembra studiato per agganciare Sinistra e libertà e, spera Boccia, persino grillini e leghisti. «Apriamo il cantiere della nuova sinistra pd», sprona Barbara Pollastrini. «I gufi aprono le ali...», è la sintesi di Civati. E anche Rosy Bindi ricorre alla metafora ornitologica cara al premier: «Chi pone alcune Un possibile leader Tra i nomi di un possibile leader spunta quello del governatore Nicola Zingaretti Appunti Tra le note del pd Roberto Speranza, ieri, durante il voto sui tempi della discussione sul Jobs act si legge «Nessun maxi emendamento» questioni non è un gufo, è solo più in sintonia con quella parte di Paese reale che non si sente accolta dal Pd». Quella parte di Paese, Boccia la chiama sinistra. Proprio lui che gli ricorda la moglie Nunzia De Girolamo quando ha voglia di sfotterlo «un tempo era la destra del Pd e adesso, miracoli di Renzi, si trova dalla parte opposta». Francesco ci ride su e spiega il paradosso: «Non è una cosa così strana, con il Pd che si è messo a guardare a destra. Un partito che si rifiuta di tassare le multinazionali del web e che non va nelle periferie, né fisicamente, né con le politiche redistributive di Fassina...». La convention di sabato a Milano ha segnato l avvicinamento di Area riformista a Renzi e la domanda che molti si fanno è: da che parte sta Bersani? «Pier Luigi sa quanto gli voglio bene, magari è entrato Chi è Pugliese, 46 anni, Francesco Boccia, laurea in Scienze politiche a Bari, eletto dal 2008 con il Pd alla Camera dei deputati, dove presiede la commissione Bilancio e Tesoro saranno specificati più avanti con i decreti delegati. Davvero non capisco le ragioni del pandemonio che si è creato in queste ore». Ma lo strappo resta. E dall opposizione Forza Italia si gode lo spettacolo: «Ncd prima abbocca scrive Renato Brunetta su Twitter poi si accorge di essere stata presa in giro e reagisce. Un bel vaffa, no? Forza Maurizio Sacconi». Oltre a quella sull articolo 18, dal governo arriveranno altre modifiche che riprendono alcune proposte sempre depositate dal gruppo pd in commissione. In particolare una sui controlli a distanza, precisando che queste attività potranno riguardare gli strumenti di lavoro (cellulare o computer) ma non direttamente il dipendente. Ieri, intanto, è stato approvato un altro emendamento che limita lo stop alla cassa integrazione: non arriverà più, come stabilito nel testo approvato dal Senato, in caso di semplice cessazione di attività ma solo in caso di «cessazione definitiva di attività». Gli assegni continueranno ad essere pagati, in sostanza, se c è la concreta possibilità di una riconversione dell impianto anche se la produzione è ferma ormai da tempo. Una volta finito l esame in commissione, il Jobs act arriverà in Aula entro il 21 novembre, con il voto finale previsto per il 26. La presidente dell aula di Montecitorio, Laura Boldrini, sottolinea che si tratta di una «mediazione», visto che il governo aveva chiesto di fissare una scadenza ancora più vicina. Cambia poco, però: quello che voleva Matteo Renzi era chiudere la partita alla Camera prima di cominciare a votare sulla legge di Stabilità. Ed è questa la linea che è passata. L. Sal. Politica ed emozioni «La sinistra non è un ferro vecchio» Livia Turco in tv si commuove (ancora) ROMA C è stato un tempo in cui le lacrime di Livia Turco non facevano notizia, tanto erano frequenti. Un giorno Piero Fassino chiuse così una riunione dei Ds: «E adesso lasciamo che la Turco pianga». E Gian Antonio Stella, sul Corriere, la descrisse come Nostra Signora Rossa dei Dolori. Era l agosto 2008 e lei sedeva sulla poltrona di ministro della Salute. Negli anni le sue lacrime sono sprofondate nell oblio, inghiottite dal baule della rottamazione renziana. Per riapparire ieri in diretta tv, dal piccolo schermo de L aria che tira. «La sinistra è una grande storia, non un ferro vecchio ed è questo che mi commuove». E giù singhiozzi: «La sinistra è una grande sfida. E mi fa molto soffrire vedere tanti che non si iscrivono più al Pd». Sfogo tutto politico, che si spiega con l appello della stessa Turco a Renzi: «Chiedo al segretario di avere considerazione per queste persone, che vengono da una storia di sinistra, hanno dato tanto al nostro Paese e ora sentono il Pd un po lontano». Persone come la Turco, appunto. M. Gu. in maggioranza a sua insaputa», risponde Boccia. «Battuta affettuosa» per ricordare come Cuperlo non sia stato invitato dalla corrente che lo votò alle primarie. «Sono passati con Renzi, come i turchi di Orfini è la lettura di Boccia. Io non li critico, ma non pensino che il nostro è un mondo frammentato e di solisti». Davide Zoggia sogna in grande e vede una «prateria» per quella sinistra che non ha voglia di cedere alla «omologazione totale» e che si prepara ad aprire il fronte del congresso anticipato. «È indispensabile un momento di confronto con le primarie», incalza D Attorre. Certo, ci vorrebbe un leader... L identikit di Zoggia porta dritto a Nicola Zingaretti, il quale avrebbe in agenda diverse iniziative a carattere nazionale. Monica Guerzoni

11 # Corriere della Sera Martedì 18 Novembre 2014 POLITICA 11 La Nota di Massimo Franco UNA MODIFICA CHE INCRINA MA NON ROMPE L ALLEANZA La voglia di fare presto è tale che la riforma del mercato del lavoro ha scalzato la legge di Stabilità tra le priorità del Parlamento. Dovrebbe essere approvata entro otto giorni, ma non è ancora chiaro su quale testo si voterà il 26 novembre. Esisteva una formulazione sulla quale c era l accordo tra Palazzo Chigi e Ncd. Ieri, invece, è spuntato un emendamento sottoscritto dal Pd, che riguarda l articolo 18 e il reintegro nel caso di licenziamenti disciplinari. È una modifica che ha il merito, agli occhi di Matteo Renzi, di disarmare la minoranza interna e tutta la sinistra che in queste settimane ha gridato al tradimento del premier. Ma agli occhi del partito di Angelino Alfano il pregio diventa demerito e disdetta delle intese che erano state raggiunte. La novità inietta nuove tensioni nella coalizione governativa. Maurizio Sacconi, capogruppo dell Ncd, avverte che l emendamento «non corrisponde a quanto concordato. Se vedessimo un testo diverso da quello che conosciamo ce ne andremmo dalla Commissione». Insomma, il contenzioso è aperto. La probabilità che sfoci in una rottura, tuttavia, appare altamente improbabile. Il percorso della riforma è ancora relativamente lungo. E, per quanto vistoso, e magari tendenzialmente aspro, lo scontro è destinato a ridimensionarsi. Per i centristi di Alfano, il problema non è solo il contenuto «di sinistra» che le modifiche comportano. Il timore è soprattutto di essere infilzato da Forza Italia, pronta a sfruttare l episodio per raffigurare l Ncd come prigioniero di Renzi e del Pd. In un momento in cui ciò che rimane del berlusconismo tenta di ricompattarsi, l incidente viene usato per chiedere ad Alfano di abbandonare il governo. Ma non succederà: tanto più per le manovre di avvicinamento tra Le carte Un Jobs act più di «sinistra» per Renzi ha il merito di tacitare una minoranza del Pd sulle barricate Ma le carte finali restano coperte FI e una Lega di Matteo Salvini considerata dall Ncd agli antipodi di qualunque cultura moderata e di governo. A contare sono soprattutto le preoccupazioni elettorali. E dal momento che nell ipotesi di riforma si parla di una soglia di accesso in Parlamento al 3 per cento, Alfano non può non essere grato al premier. Il compromesso raggiunto, anche se non formalizzato, è tale da garantire la sopravvivenza del suo partito. Sebbene le carte rimangano coperte. Pur continuando a negare il voto anticipato, nessuno lo esclude del tutto; e nessuno è in grado di prevedere quali saranno gli accordi sia per il Quirinale che per il resto della legislatura. Renzi incassa il riconoscimento della rivista statunitense Foreign Affairs, che lo definisce «la migliore speranza di fare uscire il Paese dalla peggiore crisi economica dagli Anni 30»: un viatico impegnativo di fronte ad un Europa con «l encefalogramma piatto» nel giudizio dell ex presidente della Commissione, Romano Prodi. Ma le divisioni degli avversari fanno miracoli. Piano B per l articolo 18: l opzione spagnola L ipotesi per i licenziamenti disciplinari: l azienda può pagare un indennizzo più alto al posto del reintegro La partita decisiva non si giocherà in Aula ma in seguito, quando l esecutivo dovrà varare i decreti attuativi La scelta Matteo Renzi è uno dei 100 «pensatori globali» scelti per il 2014 dalla rivista Foreign Policy. Unica altra italiana, la scrittrice Elena Ferrante Il presidente del Consiglio, in classifica con Angela Merkel e il premier indiano Narendra Modi, è nella sezione dei «decision makers». Il leader italiano, per Fp, «è andato contro la politica del bunga-bunga» ed è il «rottamatore» che prova a cambiare la «sclerotica» politica italiana con «efficienza business friendly» Le figure selezionate da Fp non sono tutte positive. Tra loro c è, per esempio, il «califfo» al Baghdadi per aver «brutalmente ridefinito il terrorismo del 21 secolo» Elena Ferrante è l autrice, di cui non si conosce la vera identità, di L amore molesto, assai popolare anche negli Usa ROMA Il giallo dell emendamento del governo sull articolo 18 non è solo il classico caso di tira e molla che accompagna ogni trattativa. Ma una forma di pressing preventivo, una marcatura a uomo reciproca in vista della partita decisiva che si giocherà dopo l approvazione del Jobs act, quando sarà la volta dei decreti attuativi. Sui licenziamenti disciplinari ingiustificati, cioé quelli motivati con il comportamento del lavoratore ma poi bocciati dal giudice, la proposta del governo dovrebbe dire che il reintegro nel posto di lavoro resta possibile in alcune «specifiche fattispecie». Una sorta di via di mezzo tra le due posizioni che si sono scontrate per tutta la giornata di ieri. E qui, per forza di cose, bisogna stare attenti alle singole parole. La minoranza pd chiedeva che il governo si limitasse a riformulare l emendamento già presentato in commissione dal gruppo. Un testo secondo il I nodi Il diritto al reintegro 1Uno dei punti su cui insiste la minoranza pd è che il diritto al reintegro resti per i licenziamenti disciplinari ingiustificati La visita a Sydney Il tour del premier tra investitori e studenti «Se mi buttano fuori torno in Australia» DAL NOSTRO INVIATO SYDNEY Alla fine, dopo aver visitato cantieri di imprese italiane, incontrato la business community, parlato con gli studenti di una scuola bilingue che gli hanno recitato Dante con accento australiano, prima di andare verso l aeroporto Matteo Renzi consegna il suo bilancio della visita: «Quando mi cacciano vengo qui in vacanza». A scanso di equivoci sottolinea serio che è solo una battuta, ma sarà la bella giornata di primavera di Sydney, saranno le polemiche italiane che ha ignorato o quasi, dal maltempo alle manifestazioni sociali, con tanto di critiche per essere stato così distante, alla fine la battuta sembra tradire uno stato d animo: persino uno che della volontà ferrea di andare avanti ha fatto una sorta di mantra, può lasciar trapelare un filo di 480 emendamenti sono stati depositati per il Jobs act, all esame della commissione Lavoro della Camera quale il reintegro è possibile «previa qualificazione specifica delle fattispecie». Nessun paletto stretto, cioé, ma tutto rimandato ai decreti attuativi. Ncd, invece, voleva restringere fin da ora il margine di discrezionalità della magistratura. E per questo chiedeva al governo un emendamento ex novo che, parlasse di «limitate e specifiche fattispecie». Una formulazione molto più stretta. Perché il governo sembra intenzionato a preferire la strada indicata dalla minoranza pd? Intanto perché in questo momento il Jobs act si trova nella commissione Lavoro della Camera dove la sinistra pd è fortissima mentre Ncd è ininfluente. Per passare è con la sinistra dem che bisogna scendere a patti. Ma anche perché le inversioni di rotta sono sempre possibili. Il Jobs act è un disegno di legge delega: si limita a stabilire i principi della riforma che saranno poi dettagliati nelle norme attuative. Il testo che sarà approvato oggi, quindi, sarà ancora abbastanza vago da poter essere sbandierato da tutte e due le parti in causa e da lasciare aperte molte ipotesi. Per pareggiare i conti con Ncd, il governo è pronto a giocarsi la carta del primo decreto attuativo, che Renzi vuole portare in Consiglio dei ministri Limiti all articolo 18 2Ncd chiede che l articolo 18 valga solo in limitati casi per i licenziamenti disciplinari (se accusati di reati non commessi) stanchezza. Di prima mattina, nell ultimo giorno della sua visita, il premier vede alcuni investitori australiani per convincerli a venire in Italia. Un incontro a porte chiuse durante il quale spiega le riforme in cantiere o già avviate, il nuovo approccio con gli investimenti esteri, dall Alitalia finita agli arabi ad un pezzo di reti andate ai cinesi, insomma quel «grande lavoro» per «rilanciare» l Italia. Le reazioni sarebbero state positive, e alcuni segnali sono incoraggianti: un grande gruppo di distribuzione, Westfield, ha in programma per l anno prossimo di sbarcare in Italia con un grande mall nei pressi di Mondadori, tra Milano e Segrate: un investimento di 1,3 miliardi di euro capace di creare 27 mila posti nella fase di realizzazione per poi offrirne, a regime, 17 mila, senza considerare i 3 mila dell indotto. È la prima visita di un premier italiano a Sydney, nessuno era mai venuto fin qui. La cosa non sfugge a chi lo ascolta, viene rimarcata dallo staff del premier, che subito dopo gli investitori visita una serie di cantieri in cui le imprese italiane hanno un ruolo chiave. Il messaggio è quello di altre volte, improntato all orgoglio nazionale: «Forse gli italiani non sanno fino in fondo quanto la loro tecnologia a sia vista con rispetto nel mondo. Se la smettiamo con i piagnistei il Paese potrà essere leader: dobbiamo crederci». Fra gli altri Renzi si Il summit In Australia, a Brisbane, Renzi ha partecipato al G20, il summit dei leader delle venti più grandi economie del mondo: crescita, occupazione e investimenti i temi forti scelti dalla presidenza australiana Controlli a distanza 3Polemiche anche sui controlli a distanza: potranno riguardare gli strumenti (cellulare o pc) non il dipendente ferma nei cantieri del progetto Kellyville Station, un hub del trasporto urbano di Sydney della North West Rail Link, dove Impregilo-Salini è in prima linea per costruire le infrastrutture. Il tour prosegue con un sopralluogo ad un impianto della Prysmian, realtà da 7 miliardi di fatturato, di cui il 10% in Italia. Nel pomeriggio infine la visita alla scuola bilingue, italiano e inglese, della città: «Mi chiamo Matteo e lavoro in una città che si chiama Roma...», si presenta ai bambini che hanno bisnonni, nonni o genitori nati in Italia, o le cui famiglie hanno entro la fine dell anno. In quel testo si dovrà dire che quali sono le «specifiche fattispecie» che danno diritto al reintegro. Ed è in quell occasione che potrebbe arrivare la stretta tanto cara ad Ncd: il reintegro sarebbe possibile solo se il licenziamento viene annullato dal giudice perché l azienda ha accusato il dipendente di un reato che poi in giudizio si è dimostrato falso. Attenzione, ci deve essere di mezzo un reato non un semplice fatto, come invece ha detto ieri il sottosegretario al Welfare Teresa Bellanova, facendo infuriare Ncd, per poi correggere poi il tiro. L azienda accusa il lavoratore di aver rubato, ad esempio, ma lui non ha rubato. Il reintegro scatterebbe davvero in pochissimi casi. Non è detto che questa linea passi: la sinistra del Pd è a conoscenza di questa strategia in due tempi ed è pronta ad ostacolarla. Ma se le maglie del reintegro dovessero allargarsi di nuovo il governo ha già pronto il «piano B», che va sotto il nome di opzione aziendale: sul modello della Spagna, l azienda potrebbe scegliere di pagare un indennizzo al lavoratore anche quando il giudice ne ha deciso il reintegro. Dovrebbe pagare di più ma di fatto il reintegro sarebbe cancellato per tutti i licenziamenti disciplinari. Anche per questo, però, bisogna aspettare i decreti attuativi. Per il momento ci si marca a uomo sui principi. Sempre che non arrivi il voto di fiducia a fischiare la fine della partita. Lorenzo Salvia lorenzosalvia A Palazzo Chigi La foto mancante «Ed Enrico Letta?». È il tweet del portavoce di Susanna Camusso, Massimo Gibelli. Che ha postato una fotografia dell anticamera della sala Verde di Palazzo Chigi: tra i ritratti degli ex premier manca proprio quello di Enrico Letta. Nella foto, da sinistra in alto, Andreotti, Cossiga, Forlani, Spadolini, Craxi, Goria, De Mita, Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D Alema e ultimo a comparire, prima di un appendiabiti Mario Monti. deciso che l italiano val bene una seconda lingua straniera. Il capo del governo fa il giro delle classi, a quasi tutti regala una copia della Costituzione. Poi quella battuta che fa sorridere anche i più piccoli: «Tornerò in Australia con più calma. Appena mi butteranno fuori...». Nel volo verso l Italia c è spazio per una tappa in Turkmenistan: l aereo del presidente farà rifornimento, nel frattempo lui siglerà accordi nel settore dell energia del valore, fa sapere Palazzo Chigi, di un miliardo di dollari. Marco Galluzzo

12 12 POLITICA La carica dei non renziani tra i candidati pd alle Regioni E il leader va in minoranza Venerdì il premier in Calabria a sostegno del cuperliano Oliverio L attrice di «The Queen» Helen Mirren in Puglia fa il tifo per Stefàno (Sel) Un video per sostenere la candidatura di Dario Stefàno alle primarie di centrosinistra in Puglia: così l attrice Helen Mirren, Oscar per il film The Queen, e il marito, il regista Taylor Hackford (foto), hanno sottolineato i progressi della regione loro buen retiro negli ultimi dieci anni. «Credo che abbia fatto un lavoro straordinario per l agricoltura e la promozione dei prodotti locali», spiega l attrice parlando del senatore di Sel, ex assessore regionale proprio all Agricoltura. Al voto Domenica 23 novembre, dalle 7 alle 23, si vota sia in Emilia- Romagna sia in Calabria per eleggere l Assemblea legislativa e il presidente della giunta L elettore dovrà presentarsi al seggio con un documento di identità valido e la tessera elettorale In Emilia- Romagna voteranno oltre 3,4 milioni di elettori, in Calabria quasi 1,8 In campo con il centrosinistra Data del voto: 23 novembre primavera 2015 LIGURIA Primarie l 11 gennaio (ancora aperte le candidature): Raffaella Paita (Pd), Sergio Cofferati (Pd) TOSCANA Enrico Rossi UMBRIA Catiuscia Marini CAMPANIA Primarie il 14 dicembre (termine per le candidature 24 novembre): Vincenzo De Luca (Pd), Andrea Cozzolino (Pd), Angelica Saggese (Pd), Michele Di Salvo (Pd) MILANO Ci sono «vent anni di politiche regionali da rottamare», per quanto riguarda l ambiente, anche «in alcune amministrazioni di centrosinistra». Ma il giorno dopo le parole di Matteo Renzi, e le polemiche con i governatori, sembra che la rottamazione, nel partito della Regione, per il momento possa attendere. Quasi la metà delle Regioni andrà al voto tra novembre (Emilia-Romagna e Calabria) e la primavera, ma per il momento in corsa tra le fila del Pd non si vedono uomini di stretta osservanza renziana. Bisognerà attendere l esito delle urne, e in alcuni casi delle primarie, per un quadro definitivo, ma basta scorrere il primo elenco di candidature per vedere che in gioco non ci sono fedelissimi del premier: non è la maggioranza pd a prevalere. Fatta eccezione per Emilia-Romagna e Veneto, dove Stefano Bonaccini (che ha vinto le primarie) e Alessandra Moretti (che parte favorita nel confronto con l outsider pd Simonetta Rubinato e l Idv Antonino Pipitone) rappresentano due figure di conciliazione: seguaci del segretario dall ultimo congresso, dopo essere stati al fianco di Bersani, pescano consensi sia tra la nuova maggioranza pd che tra la «ditta». Proprio ieri in Umbria è arrivato il nulla osta alla corsa di Catiuscia Marini, presidente uscente, esponente dell area dei Giovani turchi. A dire che rappresenta la candidatura migliore è stato, nell assemblea di ieri con Lorenzo Guerini, il segretario regionale Giacomo Leonelli, lui sì renziano di ferro: lo stesso che, dopo la sconfitta alle Comunali di Perugia, aveva messo in discussione la ricandidatura di Marini. E vorrebbe correre per il terzo mandato anche Gian Mario Spacca, che governa le Marche dal 2005: a chi nel partito pensa ad altri nomi (tra cui quello di Alessia Morani) ha replicato che bisogna smettere con la «sbornia di cambiare tanto per cambiare». Ha già avuto invece il benestare di Renzi la corsa di Enrico Rossi in Toscana: «Naturale che il candidato sia lui», ha detto il premier del suo storico rivale in casa, il governatore che, per quanto si sia registrato un riavvicinamento, resta certo lontano dall essere seguace del segretario. Così come di rito renziano ortodosso non possono essere definiti altri nomi in corsa che, pur avendo incrociato il percorso del leader pd, hanno avuto con lui rapporti alterni, come Michele Emiliano e Vincenzo De Luca. Il primo affronta alle primarie in Puglia Dario Stefàno (Sel) e il pd Guglielmo Minervini. Mentre in Campania si profila una corsa a quattro: dove tutti sono del Pd, ma nessuno sembra entusiasmare il Nazareno. Sarà il cuperliano Mario Oliverio a giocarsela alle Regionali calabresi: ha sconfitto il renziano Callipo, ma in vista del voto di domenica non è mancato Martedì 18 Novembre 2014 Corriere della Sera VENETO Primarie il 30 novembre: Alessandra Moretti (Pd), Simonetta Rubinato (Pd), Antonino Pipitone (Idv) MARCHE Gian Mario Spacca (punta al rinnovo, ma le candidature sono ancora da definire) EMILIA- ROMAGNA Stefano Bonaccini (vincitore delle primarie di settembre) PUGLIA Primarie il 30 novembre: Michele Emiliano (Pd), Guglielmo Minervini (Pd), Dario Stefàno (Sel) CALABRIA Mario Oliverio (vincitore delle primarie di ottobre) Corriere della Sera l impegno del governo, da Lotti a Boschi, e venerdì è atteso in regione Renzi. Un candidato dell area di maggioranza potrebbe uscire dalle primarie liguri, dove Raffaelle Paita sfida Sergio Cofferati. E dire che Paita è nella giunta di, ed è sostenuta da, Burlando, il governatore che ieri si è scontrato con Renzi sulle politiche ambientali: e ha proprio la delega alla Difesa del suolo. Renato Benedetto

13 Corriere della Sera Martedì 18 Novembre 2014 Dietro le quinte Day hospital per il Cavaliere ma lui scalpita Il fastidio all occhio c è ancora ma la sconfitta dell uveite è più vicina e, da ieri sera, Silvio Berlusconi è tornato a dormire ad Arcore. Con anticipo sulla tabella di marcia scandita dalle prime indiscrezioni, che lo davano ricoverato per una settimana al San Raffaele, il Cavaliere ha ottenuto dai medici il permesso di tornare la sera a casa. Con lui la compagna Francesca Pascale. Il day hospital durerà fino a venerdì, ma le cure potrebbero proseguire. Con buona pace dell ex premier che, giura chi l ha sentito, è già concentrato «sulla ricomposizione del centrodestra» e «sulla manifestazione contro le tasse sulla casa». (Tommaso Labate) Eva Klotz e l addio alla politica per la famiglia Addio al consiglio regionale di Bolzano dopo 31 anni. Eva Klotz (foto), pasionaria altoatesina che si è sempre spesa per il diritto all autodecisione dei sudtirolesi e per la riunificazione dell Alto Adige con l Austria, ha deciso di lasciare i palazzi della politica. Il motivo della scelta è privato: la Klotz si dedicherà infatti ad assistere il marito, malato da tempo. L esponente altoatesina era stata eletta nel 1980 per la prima volta al consiglio comunale di Bolzano, tre anni dopo era entrata nel consiglio regionale. (E. Bu.) La Vigilanza Rai in trasferta a Saxa Rubra Grande attesa a Saxa Rubra per l arrivo della Vigilanza Rai, presieduta da Roberto Fico. La cittadella dell informazione Rai, a furia di comunicati e note, ha ottenuto il confronto che voleva. Una visita rara, nei riti della tv pubblica. Di solito è la Vigilanza che convoca e «audisce» nella sede di palazzo San Macuto. Il nodo è il progetto di riforma dell informazione fortemente voluto dal direttore generale Luigi Gubitosi nel nome dei risparmi e della ottimizzazione delle risorse. Cioè la riduzione a due grandi redazioni (News Room, definite nel piano di Gubitosi) dei tg. Sono insorti il Tg3, il Tg1, il Tg2 e il Giornale radio. Oggi dalle 14 la Vigilanza ascolterà, poi valuterà. È un editore particolare: non può imporre ma «indirizzare» sì. E non è poca cosa... (Paolo Conti) Chi è Maurizio Lupi, milanese, 55 anni, è il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del governo Renzi Legato al movimento di Comunione e liberazione, inizia la carriera politica nella Dc. Consigliere comunale a Milano dal 1993, nel 1997 è assessore al Territorio Nel 2001 viene eletto per la prima volta alla Camera con Forza Italia. Nel 2008 viene eletto vicepresidente di Montecitorio. Nel 2013 è ministro alle Infrastrutture del governo Letta Lo scorso novembre aderisce al Nuovo centrodestra. Nel governo Renzi viene confermato ai Trasporti. Eletto in Europa, opta per il ministero L intervista di Paola Di Caro POLITICA 13 «Patto sulla legge elettorale per riunire il centrodestra» Lupi: bene i segnali di Berlusconi, sulla leadership poi si vedrà Salvini deve cambiare, impossibile allearsi a una Lega estremista 4,4 la percentuale presa dall Ncd alle Europee di maggio ROMA La soddisfazione per aver portato FI dove in fondo volevano, a «partecipare alla responsabilità comune di portare il Paese fuori da una grave crisi e verso istituzioni più moderne» è grande: «Allora non avevamo sbagliato tutto noi di Ncd... Ci hanno dato dei traditori, dei reggicoda della sinistra: forse avevamo ragione», sorride Maurizio Lupi. Berlusconi si appella all unità del centrodestra, Toti auspica un nuovo predellino per lanciare il partito dei moderati. Cosa rispondete? «Per prima cosa, va detto che sono segnali apprezzabili. Ma va anche aggiunto che sarebbe stato meglio mandarli prima che si consumasse l ennesima ferita per il popolo del centrodestra. Domenica infatti al voto in Emilia-Romagna e Calabria ci si leccherà le ferite per scelte molto ottuse di FI: aver subito il diktat della Lega che non voleva l Ncd in alleanza, e aver tentato di farci fuori per sottrarci voti e classe dirigente locale». Berlusconi chiede di guardare avanti. «E noi vogliamo guardare avanti, ma nella chiarezza. Che significa nuovo predellino? Se è solo una sommatoria di liste non ci interessa, perché sarebbe un progetto sbagliato». Che percorso immagina? «Individuo due punti cruciali nella costruzione di un nuovo soggetto politico. Il primo parte dalla legge elettorale: se si accetta una legge che prevede soglie basse e premio di lista, si concede a tutte le forze politiche di scegliere se andare da sole e fare mera testimonianza, o se unirsi perché si crede davvero in un progetto comune alternativo al centrosinistra. Non le si mette di fronte a un ricatto: O venite con noi alle nostre condizioni, o vi facciamo fuori. Questo è l unico punto di partenza accettabile per costruire insieme qualcosa». Il secondo punto? «È identitario: per stare assieme bisogna condividere un idea di Paese e la proposta che si fa al Paese. E quindi non si può, come ha fatto FI finora, rincorrere Salvini, che in questo momento con le sue parole d ordine è quanto di più lontano c è dall idea di centrodestra moderato che abbiamo noi». L inaugurazione dell anno accademico La Lega dovrebbe essere fuori dal nuovo partito? «Questa Lega estremista e populista, che vuole chiudere Schengen, uscire dall euro, che sollecita con la paura e la rabbia la pancia del Paese, non può essere parte trainante di un nuovo progetto politico». Ma dove va, quanto conta il centrodestra senza la Lega? «Io so che con questa Lega Boldrini e il messaggio agli studenti di Tor Vergata Laura Boldrini in una foto di gruppo con il coro dell Accademia europea sordi ieri durante l inaugurazione dell anno accademico dell Università di Tor Vergata: «Gli obiettivi della vostra generazione sono quelli di portare l Italia fuori dalla crisi e fare il grande salto per compiere il grande sogno europeo», ha detto la presidente della Camera agli studenti. (Luigi Mistrulli) non si va da nessuna parte, mentre si può andare lontano se, partendo da un asse centrale moderato formato da forze come FI, Ncd, Udc, parte di Scelta civica e da tanti movimenti nella società civile e del territorio, si pone Salvini di fronte a una scelta: vuol essere il leader di un partito che governa due Regioni e che aspira a governare il Paese come quello rappresentato da Maroni e Zaia, o il capo di un movimento che fa della rabbia e della demonizzazione la sua ragion d essere, autoescludendosi dal gioco politico e condannandosi all isolamento?». FI non vuole perdere il contatto con Salvini. «Ma non è rincorrendoli che si ottiene qualcosa. Primo, perché la Lega oggi non ha interesse a venire dalla nostra parte. Secondo, perché se si perde identità per seguirli non si ottiene niente: tra l originale e le copie, gli elettori scelgono sempre l originale». In questo percorso, che ruolo potrebbe avere Berlusconi? «Il tema della leadership non si pone oggi. È normale che FI pensi a Berlusconi come guida per questo processo, noi come si sa abbiamo fatto scelte diverse». Ma partiti che sono su diverse barricate voi in maggioranza e FI all opposizione come possono unirsi in un progetto comune? «FI nel documento siglato da Berlusconi e Renzi prende atto che si può fare un percorso per il bene del Paese con un opposizione responsabile e la collaborazione sulle riforme. È un terreno importante su cui costruire. Senza sottovalutare le difficoltà che esistono ma nemmeno dimenticare che milioni di elettori moderati hanno bisogno, e diritto, di essere rappresentati». Marino resiste, Guerini lo incalza: un cambio vero Multe e rimpasto, oggi il sindaco in Consiglio. E Bettini lo scarica: non l ho scelto io ROMA Pensava di cavarsela con «poco»: il pagamento di quattro delle otto multe ricevute e un «aggiustamento» alla sua squadra. Ma, per allontanare i venti di crisi che spirano sul Campidoglio, è probabile che Ignazio Marino dovrà fare molto di più: mettere mano pesantemente alla giunta, cambiare assessori e deleghe, sconfinando in quel «Marino-bis» che finora il sindaco ha cercato in tutti i modi di scongiurare. Il Panda-gate (l auto che, qualcuno, gli chiede di regalare in beneficenza) che ha investito il primo cittadino della Capitale è diventato un affare di politica nazionale (e anche internazionale: ne scrive pure Le Figaro). Tanto da «costringere» il vice di Renzi, Lorenzo Guerini, ad occuparsene in prima persona. Alla vigilia di un consiglio comunale che si annuncia tesissimo con la manifestazione delle opposizioni che sfileranno verso il Campidoglio con motorini e Panda rosse e le mozioni di sfiducia (di Ncd e Cinque Stelle) da votare in aula il numero due del Pd telefona al sindaco. Breve colloquio, domanda secca: «Come intendi venir fuori da questa situazione?». La risposta di Marino è stata «minimalista»: «Dirò che ho pagato le multe e che mi preparo a fare un paio di cambi, tra giunta e staff». Indiziati principali, l assessore al Sociale Rita Cutini (che «paga» anche la vicenda Tor Sapienza) e il capo di gabinetto Luigi Fucito, amico del sindaco, che dovrebbe essere «dirottato» sulla Città metropolitana dopo il pasticcio amministrativo su contravvenzioni e pass Ztl scaduto. Il minimo sindacale, che non basta né ai vertici nazionali del Pd, né ai quadri locali, che da giorni chiedono a Marino di 8 le multe per l accesso in Ztl prese dal sindaco di Roma Marino Gli abitanti del quartiere: basta strumentalizzarci La 5 Stelle Taverna contestata a Tor Sapienza Gli abitanti di Tor Sapienza hanno contestato ieri Paola Taverna, in visita nel quartiere. «Non vogliamo esponenti politici», ha detto un cittadino. «Non sono venuta qui per fare campagna elettorale», ha replicato la senatrice M5S. Tra i più polemici verso la parlamentare pentastellata, Sandra Zammataro, che, dopo la querelle, è finita nel mirino del blog di Grillo. «La signora Zammataro, guardacaso, è una candidata del Pd in posizione 24 per il Comune di Roma» si legge in un post. (foto Benvegnù/Guaitoli) «azzerare tutto» e «ripartire da capo». Guerini, nel colloquio telefonico, lo ha fatto presente al sindaco: «Non bastano gli interventi di maquillage. Serve un azione più energica». Muro contro muro, insomma. Con Marino che, al termine della telefonata, viene convocato al Nazareno per un vertice (forse anche con Renzi) programmato per domani. Non è mistero, infatti, che il Pd voglia di più: un vicesindaco politico (si fa il nome di Walter Tocci), un paio di assessori di «peso». Per Marino, equivarrebbe ad un «commissariamento». Il sindaco, così, giorno dopo giorno si ritrova sempre più solo. Scaricato, adesso, anche dal «guru» Goffredo Bettini, che tanto spinse per la sua candidatura: «Non l ho scelto io, ma il gruppo dirigente nazionale», scrive ora l eurodeputato su Facebook. Marino sembra all angolo: o cambia, o si va ad elezioni anticipate. Ernesto Menicucci

14 14 Martedì 18 Novembre 2014 Corriere della Sera Esteri La vicenda L ostaggio americano Peter Kassig, 26 anni, è stato decapitato dall Isis. Il video è stato diffuso l altro ieri Ex militare in Iraq e poi operatore umanitario, Kassig si era convertito all Islam. E il 5 occidentale giustiziato dopo i reporter Usa James Foley e Steven Sotloff e i volontari inglesi David Haines e Alan Henning Identificati i boia stranieri dell Isis Tra loro un gallese e due francesi Compaiono nel video della decapitazione di Kassig e dei quindici soldati siriani CHI HA DETTO CHE LE JAGUAR SONO IRRAGGIUNGIBILI? Il filmato Nel video postato da Isis su YouTube compaiono Nasser Muthana, 20 anni, di Cardiff (a sinistra), e il francese Maxime Hauchard, 22 anni: avrebbero partecipato alle esecuzioni (Ansa) Social network Si moltiplicano gli account su Twitter dei militanti britannici: almeno 26 sono morti DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA «Porterò la carneficina nelle strade del Regno Unito». La minaccia che «Jihadi John» lancia nel video della decapitazione di Peter Kassig costringe David Cameron a riunire il comitato Cobra, i vertici dell intelligence e della sicurezza interna, per monitorare lo stato di allerta e per provare a identificare i macellai dell Isis: sull esempio dell esecuzione a colpi di machete del soldato Lee Rigby (22 maggio 2013) ci sarebbe un piano per ammazzare in strada i poliziotti. Nonostante le misure già prese, il numero dei giovani radicalizzati dall Isis è aumentato e si sono moltiplicati gli account su Twitter dei militanti britannici del Califfato: alcuni sono partiti (26 morti), i fiancheggiatori sono rimasti in terra inglese e gallese. L ultima registrazione, quella della esecuzione dell ostaggio statunitense e dei quindici soldati siriani, è stata esaminata dai servizi segreti britannici assieme ai colleghi americani ed europei. I contenuti del video, al di là della teatrale ferocia, contengono alcuni nuovi messaggi. Proselitismo e sfida. A differenza delle precedenti decapitazioni, viene dichiarato dove l Isis esegue queste condanne a morte: a Dabiq, una piccola città nel nord della Siria che ha un grande valore simbolico per il fanatismo islamico perché è qui che avverrebbe, secondo le parole Profeta, lo scontro finale fra musulmani e romani (gli infedeli). Poi, i boia, ad eccezione di «Jihadi John», appaiono a viso scoperto. Un segnale di forza. Infine, nello squadrone degli assassini sono presenti jihadisti di diverse nazionalità. Come dire che la guerra è globale. «Jihadi John», nel video, è in mezzo al gruppo, vestito di nero, il capo. L intelligence sa chi è. I sospetti cadono sul rapper ventitreenne Abdel Majer Abdel Mary, del quale ieri è stato mandato in onda il filmato che lo ritrae mentre parla invasato, durante le rivolte londinesi del Ma attorno a «Jihadi John» chi sono gli altri quindici boia? Il ministro dell interno di Parigi conferma «con altissima probabilità» che uno è il francese Maxime Hauchard, classe 1992, dell Alta Normandia. Fuggì nel 2012 in Mauritania e da lì in Siria nel 2013, dove intervistato da Bfm Tv proclamò: «L obiettivo è il martirio». Vicino a Maxime Hauchard ci sono un secondo francese (del quale non è stato fornito il nome) e, forse, un giovane britannico. Il tabloid inglese Daily Mail lo ha identificato in Nasser Muthana di Cardiff, ventenne studente di medicina. Suo padre all inizio ha confermato. Più tardi ha smentito: «Mio figlio ha il naso diverso». E, ha aggiunto alla Bbc, «Nasser meriterebbe di essere giustiziato, se davvero fosse lui». Era già comparso in un video di reclutamento. Poi il silenzio. Fabio La donna in ostaggio Un americana di 26 anni prigioniera senza nome nelle mani del Califfo JAGUARXFR-SPORTLAUNCHEDITION. LOSTILESPORTIVOÈGIÀSULLATUASTRADA. CosapotevamoaggiungereallatecnologiaevolutaealpiacerediguidadiXF?LostilesportivodiJaguar XF R-Sport Launch Edition. Il design dinamico è accentuato dal body kit aerodinamico, prese laterali in stile R,soglied ingressoevolanteconlogor-sport.all interno,comfortecuraneidettagli.unesempio? Isediliinmorbidapellemartellataconinsertiintessutoecucitureacontrasto.XFR-Sport2.2D200CV LaunchEditionconbluetooth,sensoridiparcheggioposterioriecerchiinlegada18 ètuaa *. E su Jaguar hai tre anni di garanzia a chilometraggio illimitato. Jaguar è Best Brand secondo il sondaggio WhatCar? J.D.Power Perilterzoannoconsecutivol affidabilitàdijaguarèvincente. Vieni in Concessionaria. Prenota il tuo Test Drive su e scopri XF R-Sport. JAGUAR.IT HOW ALIVE ARE YOU? Consumiciclocombinatoda4,9a11,6l/100km.EmissioniCO 2 da129a270g/km.xfr-sportlaunchedition2.2d200cv,conbluetooth, sensori di parcheggio posteriori e cerchi in lega da 18. *Prezzo di listino chiavi in mano Prezzo finale a voi riservato chiavi in mano con un vantaggio pari a col contributo del Concessionario. Offerta valida fino al 31/12/2014, disponibilità limitata. Le italiane Greta Ramelli, 21 anni (in alto), Vanessa Marzullo, 20 anni, originarie della Lombardia, sono state rapite vicino ad Aleppo, il 1 agosto Arrivate in Siria per portare aiuti, non è chiaro quale gruppo le abbia rapite WASHINGTON E la prigioniera misteriosa. Di lei conosciamo poco. Per volontà della famiglia e dell Isis che l ha rapita nell agosto 2013 in Siria. Una pedina preziosa nelle mani del Califfo per due ragioni: è una donna ed è americana. Nel grande bazar degli ostaggi vale doppio e forse è anche per questo che la proteggono con riserbo totale. Le poche informazioni raccontano di una ragazza della West Coast, molto impegnata nel sociale, pronta ad assistere i fuggiaschi della guerra e in particolare gli orfani, quei piccoli colpiti più degli adulti dal conflitto. Ventisei anni, membro di un organizzazione umanitaria, la prigioniera X è stata catturata da un commando dell Isis in circostanze poco chiare, quindi è svanita. Magari l avranno portata a Raqqa, dove le «sorelle» dei mujahedin possono sorvegliarla togliendo i maschi islamisti dall imbarazzo. I terroristi non l hanno mai mostrata in un video diffuso sul web, perché è peccato, è proibito. I loro «colleghi» del Sahel qualche volta lo hanno fatto ma si sono preoccupati di oscurare, in modo digitale, il volto comunque coperto dal velo. Non si può però escludere che alla famiglia della ragazza sia arrivato qualche messaggio concreto, magari una lettera. E al tempo stesso, secondo alcune voci non confermate, l americana potrebbe condividere la sua prigionia con un altra occidentale, una neozelandese. Un sequestro tenuto segreto, sempre che l informazione sia veritiera. In base alla contabilità dell orrore l Isis avrebbe «esaurito» gli ostaggi statunitensi, quindi potrebbe usare la donna per un baratto importante. In cambio della sua liberazione hanno chiesto 6 milioni di dollari di riscatto e il rilascio di Aafia Siddiqui, una pachistana laureatisi al Mit di Harvard, accusata di essere parte di al Qaeda e oggi detenuta in un carcere statunitense. Ma, come è noto, Washington non tratta e allora per la prigioniera misteriosa resta solo la speranza di un miracolo, sempre difficile quando il tuo avversario ti considera solo come un oggetto da usare. Guido Olimpio

15 Corriere della Sera Martedì 18 Novembre 2014 ESTERI 15 Merkel: l Ucraina è l inizio, poi toccherà all Est e ai Balcani Mogherini al suo primo Consiglio degli esteri Ue: la Russia è parte della soluzione, sì al dialogo 4 mila i morti finora nel conflitto in corso nell Ucraina orientale fra le truppe regolari di Kiev e gruppi di ribelli filorussi. Putin è accusato di fornire loro armi e uomini Il dialogo di Maria Serena Natale DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES L Unione europea vuole un «riassetto della nostra relazione con la Russia», giacché se la stessa Russia «è parte del problema, è anche parte della possibile soluzione» della crisi in Ucraina. Lo dice Federica Mogherini al suo esordio come capo della diplomazia europea, nella riunione dei ministri degli esteri Ue. E indica le tre vie da percorrere: sanzioni (nella sua visione bastano però quelle attuali, aumentarle come chiede qualcuno non porterebbe a grandi effetti), diplomazia, e compimento delle riforme ucraine. Ma la voce che si leva da Sydney, al termine del G20, ha un diverso tono, più drammatico, e parla di pericoli vicini nel tempo, quasi immediati: «Conflitti regionali come quello che divampa nell Ucraina Orientale ammonisce in un intervista la cancelliera tedesca Angela Merkel possono degenerare assai presto in roghi più grandi. Non si tratta solo dell Ucraina, ma della Moldavia, della Georgia. Se continua così, ci si deve Esordio Federica Mogherini, capo della diplomazia europea, alla riunione dei ministri degli esteri Ue Un Ponte oltre l odio «Ma la nostra Bosnia fa paura all Europa» Kusturica a Milano insieme al presidente Dodik per presentare il nuovo progetto con la Fenice Israele Smentita l ipotesi di ritiro degli ambasciatori europei da Israele: «Non è in discussione» chiedere che cosa avverrà anche in Serbia, nei Paesi dei Balcani Occidentali». La risposta, indiretta ma altrettanto tesa, giunge subito dal Cremlino, da Vladimir Putin che riafferma il suo sostegno ai separatisti filo-russi: «Volete che le autorità centrali ucraine annichiliscano chiunque laggiù, tutti i loro avversari e oppositori politici? E questo che volete? Noi certamente no. E non lo permetteremo». Quasi un preavviso di intervento diretto nello scontro regionale, che certo trova orecchie attente anche a Bruxelles. Federica Mogherini condivide presumibilmente le preoccupazioni di Angela Merkel, ma deve conciliare le politiche estere di 28 diversi Paesi, è una voce mediatrice che non esprime la posizione di un solo governo. Così anche nelle discussioni sul nodo Israele-Palestina. Ieri, il giornale israeliano Haaretz ha citato un presunto documento in cui l Ue si preparerebbe a ritirare i propri ambasciatori da Tel Aviv. Ma era solo una bozza interna, ha spiegato Mogherini, «che risale al mandato precedente al mio; in ogni caso, era solo un ipotesi di lavoro tecnico e non era sul tavolo dei ministri oggi, non al centro della discussione». Luigi Offeddu A Milano Il regista serbo Emir Kusturica (sinistra) e il presidente Milorad Dodik (Ansa) Le tappe Gli accordi di Dayton del novembre 1995 pongono fine alla guerra di Bosnia. Ne emerge uno Stato diviso in due entità etnicoreligiose: la Republika Srpska e la Federazione di Bosnia croatomusulmana Bihac Republika Srpska (entità serba) Federazione di Bosnia ed Erzegovina (entità a maggioranza musulmana e croata) Alta la tensione tra le comunità, che si unisce al disagio sociale ed economico come nei recenti scontri di Sarajevo. Incidenti interetnici continuano a verificarsi in tutti i Balcani In una lettera del 1920 lo scrittore premio Nobel Ivo Andric definiva la Bosnia «il Paese della paura e dell odio», un odio ancestrale e totale, impastato di furore e tenerezza. «Odio sul quale poggiano le montagne, come fosse un minerale, parte della nostra natura», dice Emir Kusturica ricordando quel testo di primo Novecento. Il regista di «Underground», «Gatto nero, gatto bianco», «Papà è in viaggio d affari», cantore surreale e irriverente dell anima balcanica, ha presentato ieri a Milano l opera che dirigerà nel 2016 per il Teatro La Fenice di Venezia, rielaborazione lirica del romanzo di Ivo Andric pubblicato CROAZIA Prijedor Bosanski Brod Banja Luka BOSNIA ERZEGOVINA Mare Adriatico Zenica Sarajevo Srebrenica Pale Visegrad Foca SERBIA MONTENEGRO nel 1945, Il ponte sulla Drina. Il ponte come immagine e sostanza del destino di queste terre di frontiera condannate alla lacerazione. Kusturica ne parla con il Corriere insieme a Milorad Dodik, presidente della Republika Srpska, l entità serba della Bosnia Erzegovina disegnata dagli Accordi di Dayton del Dagli stadi alle stanze della diplomazia: il match tra serbi e albanesi sospeso al 40esimo per il drone planato sul campo con la bandiera della Grande Albania; vertici tra leader regionali annullati; violenze e tensioni che raccontano una frammentazione etnica mai ricomposta. Aveva ragione Andric, l odio è una forza storica autonoma che soffia sui Balcani? Kusturica: «La nostra maledizione non è la passione ma l incapacità di elaborarla. L odio si annida nell uomo, che deve imparare a controllarlo. E l arte compie questo miracolo, ci mostra come dare forma ai sentimenti. La nostra terra è quel deserto descritto da Andric, il nulla sul quale edificare un tempio di pace e cultura». Dodik: «L odio nei Balcani è eterno. Finché un popolo pretenderà di insegnare a un altro la differenza tra bene e male, non ce ne libereremo». Questo accade nella ex Jugoslavia? Quale futuro immagina per la sua Bosnia in costante pericolo di implosione? Dodik: «Un futuro identico al presente, forse l integrazione nella Ue. È quello il percorso naturale di una nazione che appartiene all Europa per storia e Controllare l odio: l arte compie questo miracolo, ci mostra come dare forma ai sentimenti L ingresso nella Ue è il nostro destino Purtroppo l Europa ci considera una minaccia C è una retorica violenta tra i musulmani di Bosnia Come ai tempi della guerra Questa rivoluzione tecnologica ci porta verso un paganesimo hi-tech votato all idiozia cultura. Purtroppo l Europa continua a considerarci una minaccia». Kusturica: «Non so se riusciremo mai ad entrare. Pur in condizioni economiche molto peggiori, Romania e Bulgaria sono state ammesse prima di noi. Forse dal punto di vista euro-atlantico il Mar Nero è più strategico dell Adriatico». In un ottica di contenimento anti-russo? Dodik: «Nelle relazioni internazionali l ostacolo non è Mosca, ma l Europa del pensiero unico che non ammette visioni alternative. Si è deciso che la Russia è il male, chiunque osi dissentire è delegittimato con etichette come la nostra, nazionalisti». Il suo partito, l Alleanza dei socialdemocratici indipendenti, ha una piattaforma ideologica nazionalista. Kusturica: «L identità va preservata. Il problema è che senza comprensione della complessità e delle contraddizioni della Storia, le parole possono creare distanze insormontabili. Sia io che il presidente Dodik veniamo da famiglie di partigiani, nella nuova Bosnia per la quale vogliamo costruire la pace ci chiamano fascisti. C è una retorica molto violenta in giro, come vent anni fa, come ai tempi della guerra». A chi attribuite la responsabilità? Dodik: «Si registra una forte radicalizzazione nella comunità musulmana. Una violenza che arriva all estremismo. Secondo l intelligence 400 combattenti stranieri dello Stato Islamico in Iraq e Siria vengono dalla Bosnia. Altri sarebbero in sonno, pronti a partire. Tutto questo ci fa paura». Il ponte sulla Drina è questo dialogo interrotto. L opera si aprirà con quel grande spazio vuoto... Kusturica: «E al centro un Fitzcarraldo che si carica sulle spalle tutto il peso di un ponte che è la nostra legge, il nostro Vecchio Testamento di pietra. Tre chiese, una lunga Storia di atrocità e paradossi, noi come Gerusalemme». La cultura troverà posto in questo groviglio? Kusturica: «Siamo dominati dall ideologia dell intrattenimento, la rivoluzione tecnologica ci ha portato dove aveva previsto George Orwell, in una vita-reality show senza profondità, verso un paganesimo hitech votato all idiozia. Non sono molto ottimista».

16 16 ESTERI Diplomazie di Paolo Lepri Se è un tedesco a guidare la Romania U n tedesco per guidare la Romania. Alla rete politica ed economica che la Germania ha costruito ad est forse non mancava che questo. E logico immaginare che adesso Klaus Iohannis verrà chiamato «l amico di Angela Merkel». Prima del voto la cancelliera gli ha infatti inviato una lettera in cui elogiava la sua candidatura. Un gesto di sostegno esplicito, motivato dalla comune appartenenza alla famiglia dei popolari europei. Ad unirli, però, sarà qualcosa di più. Il nuovo presidente, che ha sorprendentemente battuto il primo ministro socialista Victor Ponta, è un sassone romeno, discendente degli uomini chiamati in Transilvania dai re d Ungheria per presidiare la regione contro la minaccia turca. Sindaco di Sibiu, si è imposto promettendo efficienza e moralità. In questi campi ha dimostrato di saperci fare, amministrando per oltre un decennio la città (che in tedesco si chiama Hermannstadt), diventata nel 2007 capitale europea della cultura. Se lo hanno La vicenda Anne Hidalgo, socialista di 55 anni molto vicina a Hollande, è nipote e figlia di esuli repubblicani spagnoli. E il primo sindaco donna di Parigi, eletta nel marzo scorso Il progetto della Torre Triangolo, cui Hidalgo tiene moltissimo, sarebbe il primo grattacielo costruito a Parigi dal 1972 Martedì 18 Novembre 2014 Corriere della Sera La sindaca Hidalgo va allo scontro per la «Torre Triangolo» di Parigi Il consiglio comunale boccia il progetto ma lei impugna il voto per un cavillo DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI Nathalie Kosciusko-Morizet si è alzata in piedi durante la seduta del consiglio comunale e ha sventolato con orgoglio la scheda gialla con scritto «contre»: un appello alla rivolta verso la «Tour Triangle» giudicata costosa e inutile, e anche una piccola vendetta nei confronti della sindaca socialista Anne Hidalgo, che l ha sconfitta nella corsa per Parigi di sette mesi fa e che è la più risoluta sostenitrice del progetto. Il gesto della sarkozysta «NKM» ha funzionato metà: la costruzione della «Torre Triangolo» è stata in effetti bocciata grazie ai no della destra e degli ecologisti, ma una furibonda Hidalgo ha annunciato che farà annullare la votazione. Lo scrutinio era segreto, quelle schede esibite in gesto di sfida sono una violazione delle regole. Quindi, la partita è ancora aperta, e a deciderla sarà il tribunale amministrativo. Al cuore della battaglia c è un grattacielo piramidale alto 180 metri di cui si parla dal 2008 allora il sindaco era Bertrand Delanoë e del quale non è stato ancora posato neppure un mattone. Il voto di ieri avrebbe dovuto sbloccare definitivamente i lavori, ma quel palazzo di vetro è ormai diventato una sia pur colossale pedina di un gioco più Simbolo Modernità o ecomostro? Parigi si divide sulla Torre progettata dallo studio Herzog et de Meuron 500 milioni la cifra già stanziata da un pool di investitori privati per il progetto della Torre triangolo, bocciato ieri dal consiglio di Parigi 180 metri l altezza del grattacielo in pietra e vetro che avrebbe dovuto innalzarsi alla Porte de Versailles e ospitare principalmente uffici ampio: indebolire il sindaco di sinistra e quindi la già zoppicante maggioranza al governo. Hidalgo non si dà pace: «Siamo la sola città al mondo a rifiutare un investimento da 500 milioni di euro in un periodo di depressione economica». In effetti il costo sarebbe interamente a carico della società immobiliare Unibail-Rodamco, che ha affidato la realizzazione della torre 88 mila metri quadrati su 42 piani ai celebri architetti svizzeri Jacques Herzog e Thierry de Meuron. Il sindaco pensa alle ricadute concrete, per esempio sulla creazione di posti di lavoro, e anche simboliche: «Questo edificio segnerà la storia architetturale di Parigi, trasmetterà un immagine moderna della capitale all estero». La «Tour Triangle» sarebbe alta quanto il Gherkin di Norman Foster a Londra, comunque 144 metri più bassa della Tour Eiffel, che svetta su una città da sempre orizzontale. L altro grattacielo risale ai primi anni Settanta, quando su impulso del presidente George Pompidou venne eretta la Tour Montparnasse (210 metri). Precedente poco fortunato, perché la Tour Montparnasse oggi è nota per offrire la vista di Parigi più bella: l unica dove lei non compare. La «Tour Triangle» nascerebbe proprio ai confini interni Scommessa «Un progetto storico, darà un aspetto più moderno alla capitale», promettono i socialisti rieletto per quattro mandati consecutivi una ragione ci sarà. «Ha tolto la spazzatura dalle strade e la corruzione dalla vita pubblica», dicono di lui. Non sarà comunque un compito facile quello che lo attende. E stato sicuramente più semplice togliere la J iniziale dal suo cognome per renderlo più familiare ai romeni. In primo luogo perché si prolunga la «coabitazione» tra un presidente di centrodestra e una maggioranza parlamentare di centrosinistra, il cui leader rimane per il momento Ponta, che era ancora sicuro di vincere quando ha ricevuto a Bucarest settimana scorsa Matteo Renzi. Sono in molti, inoltre, a chiedersi se far parte di una minoranza di persone in una nazione di 20 milioni di abitanti non finirà per essere un ostacolo insuperabile. Detto questo, non sembra che Iohannis si voglia fare scoraggiare. La sua volontà di moralizzare è tra l altro una medicina necessaria in un Paese dove la politica poco pulita ha sempre dettato le regole. Se c è una determinazione forte, non serve nemmeno parlare tedesco. Infine l esperienza di sindaco gli sarà certamente utile. Non è, il suo, l unico caso in Europa. della città, nella zona del Parco delle Esposizioni, una cerniera ideale tra il centro e la periferia destinati nei prossimi anni a riunirsi in un unico «Grand Paris». I tempi sono cambiati, ma Hidalgo e i socialisti vorrebbero poi riprendere almeno in parte la grande tradizione presidenziale dei lavori pubblici come impronta indelebile sulla città (Pompidou affidò a Renzo Piano il Centro con il suo nome, Giscard avviò il progetto del Museo d Orsay, Mitterrand si scatenò con piramide del Louvre, Opéra Bastille, Défense, Grande biblioteca). Neanche un mese fa Parigi ha fatto parlare di sé con la spettacolare Fondation Louis Vuitton costruita da Frank Gehry, ma quell opera resterà legata al patron Bernard Arnault, più che agli amministratori pubblici. La «Tour Triangle», senza costare un soldo al contribuente, darebbe un altro salutare scossone all immagine un po bloccata di Parigi, meno dinamica rispetto alla rivale Londra. «Ma la Torre non serve a nulla, in città ci sono già oltre un milione di metri quadri di uffici vuoti», insiste implacabile Nathalie Kosciusko-Morizet. Secondo destra e verdi quel progetto poi assomiglia a «un gigante di plexiglas», è brutto. Argomento a Parigi poco conclusivo, da quando a fine Ottocento i grandi nomi dell epoca (da Maupassant a Dumas a Verlaine) chiamarono la Tour Eiffel «odiosa colonna di latta imbullonata». Stefano

17 Corriere della Sera Martedì 18 Novembre 2014 ESTERI 17 La storia di Michele Farina All emiro di Dubai piace la caccia E ora i Masai rischiano lo sfratto Terra ancestrale Due Masai nella savana vicino al parco nazionale del Serengeti. Il governo della Tanzania intende sottrarre ai Masai una striscia di terra intorno al parco (Contrasto) I Masai contro Dubai, ultimo atto: nel cuore dell Africa, vicino al famoso parco nazionale del Serengeti, gli emiri cacciatori del Golfo stanno per sfrattare i pastori guerrieri che abitano da sempre la savana e le montagne. Il governo della Tanzania ha ordinato ai Masai di sloggiare entro fine anno dalle terre intorno a Loliondo. Il motivo? Far posto a una riserva di caccia da chilometri quadrati che servirà i principi degli Emirati e i loro ospiti. Oggi i rappresentanti Masai incontreranno il primo ministro Mizengo Pinda, che si è rimangiato una promessa fatta un anno fa. Il governo di Dar Es Salaam si era impegnato a recedere dal piano che offriva i diritti sulla terra (per un prezzo ignoto) all agenzia turistica Ortelo Business Corporation (Obc), compagnia legata ai regnanti di Dubai che organizza safari di lusso in una delle aree faunistiche più ricche del continente. Il piano è stato ripreso: il governo offre ai Masai sfrattati meno di 500 mila euro di compensazione. Neanche in contanti, ma sotto forma di progetti di sviluppo. «Quella terra non ha prezzo dice al Guardian Samwel Nangiria, coordinatore della Ong locale Ngonett. Gli avi dei Masai, le loro madri e le loro nonne, sono sepolti là». Avi e mucche da latte: l allevamento del bestiame è la prima fonte di sostentamento della comunità. Lo sfratto, dicono gli attivisti, sconvolgerebbe la vita di mila persone. Interi villaggi, quasi la metà del territorio di Loliondo. Negli anni scorsi le donne sono state in prima linea nella protesta. Cosa eccezionale, in una cultura in cui tradizionalmente primeggiano i maschi. Proprio a Loliondo, dove la Obc è presente da vent anni con i suoi safari (a cui hanno partecipato altri reali come il principe Andrea d Inghilterra), molti uomini Area in cui vivono i Masai Area da cui verranno sfrattati Masai UGANDA Lago Vittoria Parco nazionale del Serengeti km 400 KENIA Nairobi TANZANIA AFRICA Loliondo Oceano Indiano Corriere della Sera Masai già lavoravano come addetti alla sicurezza in una tenuta di caccia più piccola già esistente. La vendita del latte è affidata soprattutto alle donne. E sono state loro ad alzare la voce contro l esproprio di una intera regione che corrisponde a un quadrato di 40 km per 40: nell aprile scorso le donne Masai si tassarono per poter mandare alcune rappresentanti nella capitale e difendere i loro diritti ancestrali (che non figurano al catasto). La mobilitazione dal basso, amplificata a livello mondiale dalla campagna Web (due milioni di firme su Avaaz.org), sembrava aver dato frutti. Quello della Tanzania è stato descritto come una storia di successo, un caso da manuale su come affrontare il land grabbing (grandi estensioni sottratte alle comunità locali a vantaggio di investitori esteri). «Ora ci sentiamo traditi accusa l attivista Nangiria Il governo ha finto un passo indietro aspettando che la pressione internazionale calasse. I Masai perderanno la terra, gli emiri verranno a cacciare elefanti». Anche se molti Masai sono cacciatori di frodo (per esempio in Kenia), il problema degli elefanti in Africa ( uccisi negli ultimi 3 anni) è il commercio illegale di avorio alimentato dal mercato asiatico. A confronto gli emiri in cerca di trofei possono considerarsi dei conservazionisti. Se mettono a rischio la vita degli umani il discorso cambia. Nel 1959 i britannici cacciarono i Masai da quello che sarebbe diventato il Parco Nazionale del Serengeti. Adesso si annuncia un nuovo sfratto. La natura sarebbe forse meglio preservata. Ma gli umani? Meglio una gazzella in più o una mucca

18 # 18 Martedì 18 Novembre 2014 Corriere della Sera Cronache Expo, arrivano anche i tangentisti fasulli Intercettato dai pm, il consulente di una multinazionale patteggia: vantava informazioni riservate I filoni Sono tre le inchieste principali su Expo 2015: una riguarda alcuni appalti; una è sui servizi legali di Infrastrutture Lombarde; una è sulla «piastra» Finora sono state arrestate una dozzina di persone 164 I giorni che mancano all inizio dell Expo 2015, l Esposizione universale che sarà dedicata al tema «Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita». Sono previsti oltre 20 milioni di visitatori e oltre 130 Paesi partecipanti MILANO «Io a Paris gli ho detto: Guarda che su Expo io sono a provvigioni, facciamo metà per uno ( ). Lui mi ha dato questo elenco di chi sono i progettisti Comunque Paris è a posto, gli ho detto: Il 50% di quello che guadagno è tuo». Con intercettazioni come queste, poteva davvero sembrare che non solo le grandi opere di Expo 2015, ma anche le costruzioni dei padiglioni dei vari paesi esteri che non sono in grado di edificarli da soli ma si rivolgono a fornitori italiani, fossero inquinate dalla corruzione. E invece no: in un interessante esempio di come a volte anche le intercettazioni possano essere svianti se sono gli interlocutori a volersi appositamente sviare per propri scopi nelle conversazioni casualmente intercettate, una inchiesta della Procura rovescia le premesse, e si conclude con un patteggiamento che svela come sugli appalti Expo stiano volando non soltanto i rapaci delle bustarelle ma anche i millantatori delle tangenti. E il 18 aprile 2014 si comprende solo ora quando il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano consegna in Procura una informativa su Mirco Benacchio, un consulente della Bilfinger Sielv Facility Management srl, multinazionale degli impianti elettrici e radiotelevisivi e idrosanitari e di climatizzazione. Bilfinger è già dentro Expo perché tramite la neoacquisita Sielv spa è nella cordata della Mantovani spa aggiudicatasi l appalto per la cosiddetta «piastra», e ha anche l affidamento della realizzazione dei La parola MILLANTATO CREDITO Il millantato credito è un reato previsto dall articolo 346 del codice penale. Punisce chi vanta un influenza su un pubblico ufficiale (politici compresi) «riceve, si fa dare o si fa promettere per sé o altri denaro o altre utilità come prezzo per la propria mediazione». L articolo del codice mira a proteggere il prestigio della pubblica amministrazione, la pena prevista va da uno a cinque anni. «cluster» sui temi «Caffè, Frutta, Legumi». Ma nel gennaio 2014 Bilfinger è anche interessata ad allestire i padiglioni dei Paesi stranieri che non siano in grado di costruirseli da soli con mezzi propri. Ed è qui che tenta di inserirsi Benacchio: le intercettazioni lo captano mentre, grazie a un documento interno a Expo procuratogli da Paris con l indicazione dei progettisti dei singoli Paesi, garantisce alla multinazionale la possibilità di conoscere e «raggiungere» in anticipo, dunque con vantaggio sugli altri concorrenti, appunto i progettisti ai quali proporre la Bilfinger quale realizzatrice delle opere, in più lasciandola intendere sponsorizzata da Expo Ai dirigenti di Bilfinger, infatti, Benacchio sceneggia quanto riferisce che Paris gli abbia assicurato: «Quando tu hai scelto il nome del progettista, che ti sei presentato, io telefono e dico guarda che la Bilfinger è accreditata con noi». Ma l inchiesta dei pm Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, tessera dopo tessera, ricostruisce un puzzle diverso. Il manager di Bilfinger appare uno che si limita ad ascoltare le prospettazioni di Benacchio, la multinazionale non è parte attiva di alcuna corruzione, e lo stesso Benacchio non ha pagato tangenti a Paris (nel frattempo arrestato l 8 maggio davvero L accordo inventato «Io e Paris spartiamo a metà» dice il manager riferendosi ai lavori per i padiglioni stranieri per fatti di Expo 2015 valsigli poi 30 mesi di patteggiamento). Benacchio ha avuto sì una lista interna a Expo, ma non coperta da segreto in senso tecnico: un tabulato con i nomi dei consoli dei vari Paesi e dei progettisti dei padiglioni. Lista che, alla prova delle indagini, non ha propiziato in concreto alcun lavoro, nè è servita ad abboccamenti, nè è stata occasione di corruzione di Paris da parte di Benacchio. Il quale, messo alle strette dai pm, ammette che ne usava il nome solo per chiedere margini di compenso più alti alle multinazionali per le quali procacciava affari. Così, però, Benacchio ricade comunque nel reato di chi si fa dare denaro vantando di poter influire su un pubblico ufficiale: «millantato credito», per il quale, al netto delle riduzioni legate al patteggiamento e alle attenuanti, ora ha concordato con i pm una pena sospesa di 1 anno e 2 mesi. Luigi Ferrarella Le motivazioni della sentenza Il giudice: «Grazie al Mose Galan ha lucrato somme ingentissime» La vicenda Giancarlo Galan, 58 anni (nella foto) aveva patteggiato una pena di 2 anni e 10 mesi più 2,6 milioni di risarcimento danni «Galan ha lucrato somme ingentissime grazie al Mose» si legge nelle motivazioni della sentenza VENEZIA «È indubbio che Galan abbia lucrato, come prezzo del reato, somme notevolissime a fronte di favori fatti al Consorzio Venezia Nuova...». Così il giudice veneziano Giuliana Galasso ha motivato la sentenza di patteggiamento con la quale il 16 ottobre scorso l ex governatore del Veneto ed ex ministro del governo Berlusconi Giancarlo Galan ha firmato la resa all indagine Mose. Il magistrato lagunare ha voluto anche in parte rispondere al «comune sentire» che considerava troppo bassa la pena: 2 anni e 10 mesi più 2,6 milioni di risarcimento danni. Secondo il giudice si tratta di una misura adeguata per almeno tre ragioni: l incensuratezza di Galan, il fatto che non si sia dato alla fuga quando poteva, attendendo in Italia l autorizzazione a procedere della Camera dei deputati, e perché la pena dev essere comunque valutata all interno dei confini stabiliti dalla legge, che prevede un minimo e un massimo edittale per ogni fatto contestato. La confisca dei 2 milioni e 600 mila euro rappresenterebbero poi il controvalore dei reati non prescritti. Galan era infatti accusato di aver percepito, fra l altro, da Giovanni Mazzacurati, allora presidente del Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico del governo per le opere di salvaguardia della città lagunare, uno «stipendio» in nero di circa 1 milione di euro l anno per più di un lustro ma di queste somme la maggior parte sarebbe rimasta impunita. Galasso ha precisato poi che le accuse contro Galan trovano riscontro soprattutto nelle intercettazioni del suo commercialista, Paolo Venuti, dalle quali emerge il ruolo di prestanome di quest ultimo in vari investimenti finanziari. C è infine il capitolo «grandi accusatori»: Mazzacurati e Piergiorgio Baita della Mantovani, il gruppo pilastro del Consorzio Venezia Nuova. Qui il giudice ritiene credibili entrambi, anche perché Galan scrive il magistrato nel suo memoriale difensivo non riesce a trovare un solo buon motivo per il quale Mazzacurati e Baita avrebbero dovuto calunniarlo. A. P.

19 Corriere della Sera Martedì 18 Novembre 2014 La riforma In Gazzetta ufficiale è stato pubblicato il decreto sulla giustizia civile Le novità vogliono «assicurare» (con la negoziazione assistita dagli avvocati) «il dimezzamento dell arretrato di cause civili Se il processo è ancora pendente, le parti possono insieme chiedere di trasferire il processo a degli arbitri Un anno senza cause Solo così finirebbero i processi arretrati Italia seconda (dopo la Russia) per litigiosità Il ministro Orlando Diminuire i processi pendenti necessario a restituire credibilità al sistema giustizia ROMA Lo slogan è fin troppo facile: «Giustizia incivile, arretrato di 5,2 milioni di cause». È un numero reale, dietro il quale si nasconde però una realtà complessa e variegata, «che pur nella sua indubbia gravità andrebbe spiegata e, almeno in parte, ridimensionata». Ecco perché il Dipartimento dell organizzazione giudiziaria del ministero della Giustizia, con uno studio del direttore Mario Barbuto, ha pensato bene di scomporre quella cifra, separare i numeri degli affari pendenti per grado di giudizio, materia e territorio, in modo da offrire spunti per un analisi utile a trovare soluzioni. Un «censimento selettivo» dell arretrato civile che porta a conclusioni seppure parziali meno drammatiche di quanto si possa immaginare. L introduzione della distinzione tra arretrato vero e proprio e «giacenza», ad esempio, porta a dire che il primo è una patologia che diventa emergenza quando raggiunge livelli troppo alti, mentre la seconda è la fisiologica disparità tra il numero di nuovi fascicoli che arrivano sulle scrivanie dei giudici e quelli che si riescono a definire nello stesso periodo di tempo; e di solito non raggiunge dimensioni allarmanti. Anzi, il dato sulla produttività dei giudici italiani nel settore civile è tra i più alti in Europa. Secondo l ultimo Rapporto sull efficienza della giustizia della Comunità, l Italia è al secondo posto per la «consistenza quantitativa annua di domanda di giustizia» dopo la Russia, ma secondi sono anche i nostri magistrati nella classifica del numero di procedimenti definiti, davanti a Francia e Spagna. I dati dei procedimenti iscritti e di quelli definiti riferiscono che nel 2011, a fronte di nuovi fascicoli, ne sono stati chiusi ; lo stesso trend s è avuto nel 2012, finché nel 2013 sono stati definite cause mentre quelle sopravvenute si sono fermate a Cifre ancora da capogiro, ma che registrano come l arretrato complessivo sia sceso, negli ultimi tre anni, di quasi cinquecentomila processi. Da questi numeri si deduce che i giudici italiani sono in grado di definire all incirca 4,5 milioni di procedimenti all anno, cioè in media ogni mese. Ciò significa che, immaginando un ipotetico quanto irrealistico periodo senza nuovi Roma Napoli Milano Foggia Bari Salerno Catania Santa Maria Capua Vetere Lecce Palermo Il bilancio della giustizia civile Numero di processi aperti Al 30 giugno 2013 Il calo Anno giudiziario Fonte: relazione del dipartimento dell Organizzazione giudiziaria processi, per smaltire l intero arretrato civile sarebbero sufficienti 14 mesi, poco più di un anno. «Ci sarebbe da essere soddisfatti, anziché disperarsi», commenta Barbuto. Immaginare un blocco delle nuove cause per azzerare il pregresso accumulato negli anni è tuttavia irrealistico. Ecco perché l analisi del ministero si è concentrata anche sulla «vetustà» dei processi arretrati, andando ad analizzare quali e quante sono le pendenze più antiche. Il risultato è che nei Totale pendenze Variazione sull anno precedente -4,2% d Arco CRONACHE 19 tribunali ordinari risultano ancora aperti procedimenti avviati prima dell anno 2000, iscritti a ruolo fra il 2001 e il 2005, e ben cominciati fra il 2006 e il Ad essi vanno aggiunti circa cause pendenti nelle corti d appello risalenti al periodo Il totale si attesta su un milione di processi e poco più, che sono il vero arretrato della giustizia civile italiana, a rischio risarcimento nei confronti dei cittadini che decidessero di fare causa allo Stato per la lungaggine dei processi. Una «mina vagante», secondo il rapporto ministeriale, fatta di «cause vecchie e stagionate che i giudici italiani non riescono (e non sono riusciti) ad eliminare. Finché vi sarà una sola di tali pratiche vetuste, la giustizia civile non potrà considerarsi degna di un Paese normale». Ecco perché in queste situazioni dovrebbero intervenire i capo degli uffici, i quali «hanno l obbligo di legge di programmare gli interventi mirati che garantiscano la rapida, se non immediata, eliminazione dell arretrato, anche a costo di ritardare temporaneamente la trattazione degli affari più recenti. È preferibile infatti che gli affari più recenti crescano leggermente di durata, e anche di numero, anziché tollerare che negli armadi stazionino sine die affari risalenti nel tempo». Secondo il ministro della Il rapporto Il numero dei fascicoli in sospeso è però calato di mezzo milione in tre anni Giustizia Andrea Orlando, «questo studio è un importante sostegno al percorso riformista intrapreso dal governo, impegnato per abbattere l arretrato civile e restituire credibilità al sistema; il pezzo di riforma già approvato dal Parlamento sarà presto integrato dalle norme della legge delega sul processo civile. Le nuove analisi ci consentiranno di capire meglio dove incidere e come intervenire». Giovanni Bianconi Il caso Il fondo pro Auschwitz L Italia evita la figuraccia di Paolo Conti «Mi risulta che ci siano contatti tra la presidenza del Consiglio e il governo polacco per risolvere la questione». Renzo Gattegna, presidente dell Unione delle comunità ebraiche italiane, non dice di più. Ma la frase basta per capire che l Italia girerà una pagina nera: ritrovarsi, con la Spagna, tra Paesi europei che ancora non hanno contribuito al Fondo perpetuo per salvare Auschwitz organizzato dal governo polacco nel El Pais giorni fa ha svelato che, a poco più di due mesi dal settantesimo anniversario della liberazione del lager da parte dell Armata Rossa il 27 gennaio 1945, solo Spagna e Italia mancano all appello dei 31 Paesi europei che hanno raccolto 102 dei 120 milioni posti come obiettivo. La Germania ha versato 60 milioni di euro. Il Vaticano ne ha stanziati 100 mila, la sola Parigi ha superato i 300 mila, l Unione europea è presente con 4 milioni. Ma la polemica ha svegliato gli uffici di Palazzo Chigi. Ha ragione Gattegna quando sostiene che «la nostra presenza è indispensabile. L Italia fascista fu corresponsabile delle atrocità di Auschwitz accanto all alleata Germania nazista. Il Paese di oggi non ha una responsabilità rispetto al passato ma è doveroso che partecipi a un progetto per evitare che tutto cada nel dimenticatoio. Quel capitolo di storia è una tappa indispensabile nell educazione delle nuove generazioni. Non abbiamo alcuna motivazione legata al rancore o all odio. Vogliamo che la memoria resti viva, che i giovani sappiano, che il luogo resti lì a dimostrare cosa è accaduto». Così come ha ragione Marcello Pezzetti, direttore scientifico del futuro museo della Shoah di Roma: «Verrebbe da dire: fatelo per Primo Levi L Italia ha una responsabilità primaria nelle deportazioni degli ebrei. Li ha arrestati, li ha radunati in campi prima di concentramento provinciali, poi di transito nazionali e infine li ha mandati a destinazione. Basterebbero due milioni di euro». E la crisi economica non può stavolta funzionare come scusa. Proprio no.

20 20 Martedì 18 Novembre 2014 Corriere della Sera

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