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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione Corso di Laurea Magistrale in Psicologia di Comunità Tesi di Laurea Magistrale I SENZA FISSA DIMORA: UNO STUDIO SU UN PROGETTO DI REINSERIMENTO SOCIALE HOMELESS: A STUDY ON A SOCIAL REINSERTION PLAN Relatore Prof. Santinello Massimo Laureando: Sommi Lorenzo Matricola: Anno Accademico 2012/2013

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3 INDICE Abstract... pag3 Introduzione... pag5 PARTE PRIMA I SENZA FISSA DIMORA: ANALISI DEL FENOMENO E POSSIBILITA D INTERVENTO Capitolo 1: I SENZA FISSA DIMORA: UN FENOMENO IN CAMBIAMENTO... pag9 1.1 In cerca di una definizione... pag Il senza fissa dimora... pag Una tassonomia possibile?... pag Sulla strada... pag Problematiche psicologiche correlate... pag Rischi fisici e sanitari... pag Possibili cause del fenomeno... pag Teorie psicologiche... pag Una prospettiva storica... pag Il pathways model... pag Povertà assoluta e povertà relativa... pag In conclusione: cause o fattori di rischio?... pag 28 Capitolo 2: STUDI E INTERVENTI SUI SENZA FISSA DIMORA... pag Una ricerca difficoltosa... pag Interventi e modelli d intervento... pag Difficoltà comuni... pag Conclusioni... pag 52 1

4 PARTE SECONDA LA RONDA DELLA CARITA E IL PROGETTO UNO A UNO Capitolo 3 VERONA E LA RONDA DELLA CARITA... pag La situazione delle persone sfd a Verona... pag La Ronda della Carità... pag Il progetto Talenti... pag Il Progetto Uno a uno... pag Il contatto... pag il volontario di riferimento... pag Il programma... pag L appartamento... pag 64 Capitolo 4 IL PROGETTO UNO A UNO: ANALISI QUALITATIVA DI INTERVISTE A VOLONTARI E UTENTI... pag Introduzione al lavoro... pag ObiettivI... pag Perché l intervista?... pag La costruzione dell intervista... pag La conduzione del lavoro... pag Il lavoro coi volontari... pag Discussione generale... pag Il lavoro con gli utenti... pag Discussione generale... pag Considerazioni conclusive... pag Le interviste a confronto... pag Prospettive e limiti... pag 97 Appendice... pag 99 Riferimenti bibliografici... pag 111 2

5 ABSTRACT Il presente lavoro vuole effettuare un indagine su il Progetto Uno a uno, un progetto di reinserimento sociale per persone senza fissa dimora messo a punto dall associazione Ronda della carità della città di Verona. L obiettivo dell indagine è di verificare se, e con quali modalità, si ripresentino le questioni più frequenti individuate nella letteratura scientifica sull argomento. 3

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7 INTRODUZIONE Lo scopo principale del presente elaborato è compiere un indagine sul Progetto Uno a Uno messo a punto dall associazione veronese Ronda della Carità Amici di Bernardo osservando come si presentino le questioni più salienti individuate in letteratura. Il progetto consiste in un percorso di reinserimento sociale rivolto a persone senza fissa dimora. Nel percorso, a ognuno degli assistiti è affiancato un volontario di riferimento che lo accompagni nel compimento di un programma che prevede il superamento della condizione di difficoltà iniziale, l inserimento in un attività lavorativa e la sistemazione in appartamenti. Per svolgere questo lavoro, è stata effettuata una serie d interviste ai volontari coinvolti nel Progetto, basandosi su un accurata analisi bibliografica che ha permesso di individuare le tematiche più importanti sulle quali costruire le domande da porre agli intervistati. L analisi qualitativa svolta sulle interviste, ha permesso inoltre di mettere a fuoco eventuali problematiche o punti di forza sottostanti allo svolgimento del percorso, di individuare possibilità future, di fare il punto della situazione su alcuni casi passati o attuali, approfondendo le dinamiche del rapporto che s instaura tra il volontario e l assistito ma anche dei volontari tra loro, sul luogo di lavoro e con le famiglie. L elaborato si suddivide in due parti. La prima, composta da due capitoli, effettua un analisi bibliografica del fenomeno dei senza fissa dimora partendo da una rassegna delle principali definizioni date alle persone senza fissa dimora, analizzando inoltre l evoluzione del fenomeno dalla fine dell 800 a oggi nelle realtà statunitensi ed europee. Si procede poi con un analisi della condizione della persona senza fissa dimora con i rischi psicologici e fisici dovuti alla sua condizione e un analisi delle varie teorie (non solo psicologiche ma anche sociologiche) che hanno cercato di individuare le cause del fenomeno. Nel secondo capitolo, saranno invece discusse alcune tipologie d intervento riscontrate in letteratura con eventuali difficoltà e punti di forza incontrati. La seconda parte riguarda invece la realtà veronese e il Progetto Uno a Uno. Dopo un capitolo introduttivo, in cui verranno riportati alcuni dati demografici sulla situazione dei senza fissa dimora nel veronese, si passerà alla presentazione del lavoro svolto dalla Ronda della Carità nei suoi diversi progetti. Nell ultimo capitolo verrà presentata l analisi delle interviste, rapportando i risultati alla letteratura e traendone conclusioni e prospettive future. 5

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9 PARTE PRIMA: I SENZA FISSA DIMORA: ANALISI DEL FENOMENO E POSSIBILITA D INTERVENTO 7

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11 CAPITOLO 1 I SENZA FISSA DIMORA: UN FENOMENO IN CAMBIAMENTO 1.1 IN CERCA DI UNA DEFINIZIONE Le persone che si ritrovano per strada, prive di un tetto e di mezzi di sussistenza, costrette a ricorrere all elemosina vengono di volta in volta denominate in modi diversi. Clochard", Barbone, Senza tetto, Homeless tutte parole utilizzate per identificare la figura del vagabondo ramingo. In realtà i termini sono meno interscambiabili di quello che sembra. Usando queste parole a sproposito, non c è solo il problema di inquadrare ogni individuo in un ottica ben definita. Si rischia anche di attribuire caratteristiche non proprie di quella specifica condizione facendo riferimento a contesti culturali ed epocali molto diversi. Prendiamo in esame per esempio la figura del cosiddetto hobo. Il termine è tra i più ambigui. L etimologia della parola non è chiara (il saluto ho-boy oppure la parola heo-boy, bracciante secondo DePastino). Si può configurare una persona effettivamente senza fissa dimora ma il termine è caratterizzato da un sottotesto culturale molto consistente che ne ha fatto gradualmente il vessillo di un vero e proprio movimento. Gli hobo rappresentano una realtà statunitense. Erano vagabondi che si muovevano spesso in solitario e girovagavano per gli States spostandosi con la ferrovia, ovviamente non pagando il biglietto ma facendo l impossibile per non essere scoperti dai sorveglianti. In genere non lavoravano o comunque le loro occupazioni consistevano in lavoretti occasionali. Tentativi di mantenere un lavoro stabile in genere si rivelavano fallimentari. Gli hobo erano soprattutto orfani o disoccupati, improntati ad uno stile di vita avventuroso e ribelle. Diverse sono le cause che possono aver contribuito allo sviluppo del fenomeno hobo. Secondo Snow& Anderson (1993) e Rauty (1997), il fenomeno ha le sue origini nel periodo immediatamente seguente alla Guerra di Secessione ( ). Dopo il conflitto, la disoccupazione e la povertà raggiungono livelli elevatissimi in tutto il paese, incrementati anche dall ondata di immigrazione che investì gli Stati Uniti in quegli anni. Lo sviluppo dell industria e del settore ferroviario permisero poi lo sviluppo di nuovi posti di lavoro rivolti però a lavoratori itineranti. La figura dell hobo si sviluppa quindi in questo contesto: quello di una rete ferroviaria sempre più fervida con possibilità di trasporti a basso costo e di una grande richiesta di forza lavoro migrante. Non si deve trascurare, in questo periodo la presenza di vagabondi per scelta, figure che sceglievano volontariamente la vita in strada per semplici motivi di ribellione o disagio soggettivo. Possiamo citare a questo proposito lo scrittore Jack London che gettò le basi per una vera e propria 9

12 controcultura costruita attorno alla figura dell hobo che, grazie alle interpretazioni successive diventerà sempre più mitica e romantica. Verso la metà degli anni 20, l economia statunitense aveva reso possibile la creazione di posti di lavoro sempre più stabili favorendo la permanenza della manodopera nelle zone di occupazione. A questo fenomeno si aggiunse la riduzione delle reti ferroviarie rimpiazzate dalle automobili. L hobo ormai era sulla via di sparizione. Il crollo economico del 29 rimescolò le carte in tavola provocando una nuova ondata di povertà e disoccupazione. Le persone finite sulla strada ormai non erano più ribelli o artisti ma sempre di più gente rovinata e caduta in disgrazia per la crisi, una tipologia molto più simile al fenomeno odierno. Scomparvero di conseguenza i mainstem (quartieri dove gli hobo potevano alloggiare) lasciando spazio alle skidrow, edifici che offrivano stanze in modo completamente dipendente dalla carità. Intorno agli anni 50, l hobo riesplode con una connotazione epistemologica tutta sua grazie all esaltazione di quello stile di vita attuata dagli intellettuali della Beat Generation, (tra i suoi esponenti, Jack Kerouac ne fu uno dei maggiori sostenitori). Questo stile di vita diventa ora più consapevole, molto idealista e improntato all avventura, ma non può più in nessun caso connotare persone comunemente definibili senza tetto o senza fissa dimora. Interessante notare come il fenomeno si sia evoluto oggi. Cianfanelli (2001) in un articolo pubblicato sul Corriere della sera, menziona la figura del wannabeehobo, il vagabondo per scelta occasionale e periodica e la Convention nazionale degli hobo tenutasi a Britt in Iowa nel 2001 con tanto di programma spedito per fax che comprende, fra le altre attrazioni, una cerimonia di incoronazione del re e della regina dei barboni, un museo dei barboni viaggiante, una Messa con accompagnamento musicale di polka, una corsa podistica con premi (una saponetta, un barattolo di pomodori e tre giornate di lavoro pagate). Il termine, mantiene quindi una valenza ambigua. Alcuni vi vedono in maniera positiva uno stile di vita ribelle e romantico, altri più banalmente solo dei perdigiorno. E opportuno tener ben presente questa realtà, specie quando si vogliono individuare possibili cause dei fenomeni del vagabondaggio. Termine più comunemente usati e con connotazioni meno ambigue sono invece clochard e barbone. Qui non ci sono dubbi sulle origini etimologiche né tanto mento sulla valenza della definizione. Negativa in ogni caso. Il termine clochard indica una persona che vive per strada, povera e senza lavoro priva di mezzi di sussistenza. L etimologia del termine, da clocher zoppicare sembra rimandare a qualcuno che azzoppato, in qualche modo menomato si trascina, zoppica, arranca, da "a cloche-pied, en avançantsur un pied et en gardant l'autrelevé" (Encarta/art 70 codice penale Fr).Ci si rende conto come l etimologia della parola, etichetti la persona come in qualche modo inferiore o difettosa (la 10

13 connotazione è molto fisica) rispetto al resto degli esseri umani.non molto diversa la situazione se si prende in esame il termine barbone. Da un punto di vista etimologico, la parola richiama l aggettivo birbone dando una visione di qualcuno di pigro o truffaldino. Il termine fa però anche riferimento ad una barba molto lunga, generalmente riconosciuta come segno di trascuratezza o ancor più marcatamente di sporcizia e mancanza d igiene con tutte le caratteristiche logicamente derivanti come cattivo odore, malattie, aspetto sgradevole etc.arriviamo ora a termini più attuali come senza tetto e senza fissa dimora. Sempre più facilmente utilizzati come sinonimi, le due espressioni fanno invece riferimento a situazioni ben diverse. Con la prima, s intende la situazione di una persona senza una casa nel senso puramente materiale del termine (Badaracco, 2007, Lavanco e Santinello, 2009). Si può qui riferirsi ad una situazione occasionale che può essere diretta conseguenza di un emergenza (come ad esempio le persone rimaste senza casa al seguito del sisma in Abruzzo nel 2009 o dell alluvione in Liguria nel 2011). Molto più ampia la definizione sottostante al termine senza fissa dimora. Non si è, in questo caso semplicemente privi di un tetto, ma privi di tutto quello che si potrebbe comunemente avere sotto un tetto (Badaracco, 2007) cioè tutte quelle relazioni formali e informali, affettive e non, quell ambiente di vita necessario allo sviluppo della propria identità in senso sia personale che sociale(badaracco, 2007, Lavanco e Santinello, 2009).Analizziamo tre definizioni di questo termine.la prima risale al 1993 al rapporto Feantsa (Tosi e Ranci) sulla povertà in Italia. E una definizione già piuttosto complessa in quanto suddivide le persone senza fissa dimora in tre categorie: - le persone prive di qualsiasi sistemazione (no accomodation); - quelle che alloggiano in sistemazioni provvisorie nel settore pubblico o del volontariato (temporaryaccomodation); - coloro che si trovano in sistemazioni abitative marginali fortemente standardizzate (marginalaccomodation). Più esaustiva è la definizione fornita dal Department of Housing and Urban Development (HUD) il quale per arrivarci individua quattro categorie di persone in difficoltà: 1) litterally homeless:persone che non hanno una residenza regolare e adeguata o, nel caso abbiano una residenza notturna: - pernottano in strutture pubbliche o private che offrono sistemazioni temporanee - vivono in strutture temporanee pubbliche o private in attesa di venir poi trasferiti in rifugi o comunità più istituzionali - vivono in strutture predisposte a offrire una sistemazione regolare. 2) Rischio imminente di Homelessness: individui o intere famiglie che stanno per perdere la casa senza avere risorse per ottenerne una nell immediato 11

14 3) Homeless sotto altri statuti federali: giovani sotto i 25 anni o famiglie con bambini e giovani che non rientrano nelle definizioni precedenti ma si trovano in periodi di scadenza d affitto, minaccia di sfratto, disoccupazione o periodi instabilità 4) In fuga da violenze domestiche: persone che subiscono violenze tra le mura domestiche e si ritrovano senza posti dove poter andare nel tentativo di fuggire dalla famiglia. La HUD in questo modo ha dato una vera e propria definizione del senza fissa dimora soltanto nel primo punto della classificazione mentre va invece ad evidenziarne il rischio potenziale nelle altre categorie, puntando l indice, soprattutto negli ultimi due punti, su alcune possibili cause del fenomeno (questione che riprenderemo successivamente). La classificazione più interessante è quella messa a punto da Chamberlain e MacKenzie nel 92, la quale suddivide in tre livelli la mancanza di un abitazione: 1) mancanza primaria: relativa alle persone che vivono in strada dormendo nelle stazioni, sulle panchine 2) mancanza secondaria: persone che si spostano da un alloggio improvvisato ad un altro. Pensiamo alle persone che si spostano continuamente tra dormitori pubblici e abitazioni con altre famiglie in modo occasionale 3) mancanza terziaria: persone che vivono presso familiari o conoscenti a medio o a lungo termine. Trovare una definizione esaustiva del fenomeno diventa difficile, ognuna delle definizioni sembra aggiungere o togliere qualche cosa rispetto alle altre. Inoltre, inquadrare la questione in una definizione unica, comporta il rischio di trascurare elementi che potrebbero essere in alcuni casi molto importanti. La FIOPSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone senza Dimora) riesce a fornire una descrizione del fenomeno molto più ampia e generica, vedendo nel senza fissa dimora un soggetto in stato di povertà materiale e immateriale, portatore di un disagio complesso, dinamico e multiforme (Lavanco e Santinello, 2009). In questo modo, s inquadra il fenomeno sia nell ambito delle problematiche inerenti più strettamente all individuo, sia quelle che invece rimandano a situazioni sociali più ampie salvaguardando possibilità eziologiche più variegate. Nel corso del presente lavoro, verranno utilizzate soprattutto i termini senza fissa dimora e homeless facendo riferimento a queste ultima definizione in particolare nello studio finale. 1.2IL SENZA FISSA DIMORA 12

15 Non è facile individuare regole o leggi generali alle quali ricondurre la situazione delle persone senza fissa dimora. Come verrà approfondito nel paragrafo dedicato alle cause del fenomeno, tante e tali sono le sfaccettature di queste figure, che ogni affermazione va ponderata in base al caso trattato. Secondo la FIO.psdla condizione della personasenza fissa dimora può essere riassunta nei seguenti punti: 1. è una condizione acuta di sofferenza 2. riguarda soggetti che provengono, in modo trasversale, da ogni livello della nostra stratificazione sociale 3. si rappresenta sotto la forma di una radicale rottura rispetto all'appartenenza territoriale e alle reti sociali 4. si presenta come un disagio complesso, che aggrega una molteplicità di fattori problematici, non in rapporto di causalità tra loro 5. è tale che, se lasciata progredire nel tempo, subisce un evoluzione a carattere degenerativo 6. è tale che, agli occhi di chi si propone di portare un aiuto, il senza dimora si manifesta come una persona incapace da sola di emanciparsi in una condizione di maggior benessere, anche se messa in contatto con valide opportunità 7. nelle forme più acute compromette, per stadi progressivi, la capacità della persona di soddisfare livelli sempre più profondi nella scala dei bisogni: la condizione di sofferenza estrema può condurre alla morte. Il senza dimora potrebbe rappresentare in una metafora il sottobosco umido e oscuro di una foresta. La società visibile con le sue regole, la gente integrata e il suo sistema economico è la foresta mentre i senza fissa dimora si collocano nell umidità e nell oscurità del sottobosco confinati nella marginalità sociale (Marchesini, 1999) Una tassonomia possibile? Osservando la vita in strada, diventa inevitabile cercare di operare una distinzione e magari anche una classificazione tra le tipologie di persone con le quali si viene in contatto. L operazione è molto difficoltosa, troppo soggettiva e frequentemente trova resistenza nelle stesse persone senza fissa dimora che collaborando ad attività di ricerca apposite, non si riconoscono nelle tipologie di persone che sono state individuate. Generalmente si ritiene opportuno considerare la popolazione dei senza fissa dimora come non omogenea, troppo variegata al suo interno. Ribadiamo inoltre che la ricerca sui senza fissa dimora 13

16 viene in genere svolta su piccole realtà. Il campione è sempre molto localizzato. Di conseguenza le conclusioni che se ne traggono vanno rapportare al contesto di provenienza. Barnao (2004) in seguito ad una rigorosa ricerca, azzarda però una serie di categorie riscontrate tra le persone della popolazione dei senza fissa dimora a Trento. L autore è riuscito a individuare sette possibili tipologie di senza fissa dimora nella realtà trentina. E interessante notare come queste suddivisioni rispecchino in realtà al loro interno, alcuni fattori di rischio o alcune conseguenze della condizione della persona. Le tipologie individuate da Barnao per i senza fissa dimora a Trento sono quindi: -Tossicodipendenti: in genere italiani tra i 25 e i 40 anni. Possono anche essere organizzati in piccoli gruppi. La vita in strada, sommata alla condizione di tossicodipendenza, può portarli a vivere di elemosine, piccoli furti o prostituzione. Si muovono in zone strategiche dove riuscire a procurarsi facilmente denaro, oppure della roba o dove si possa trovare posto per la notte. -Spacciatori: nella realtà trentina vengono individuati soprattutto giovani magrebini tra i 20 e 24 anni, in genere arrivati in strada con l intenzione di spacciare per sopravvivere. Vi sono anche spacciatori che ricorrono a questo espediente dopo un tentativo di integrazione sociale e lavorativa andato male (in questo caso sono di età adulta) e infine italiani, a loro volta tossicodipendenti, che spacciano per procurarsi la roba. Un importante differenza tra spacciatori italiani e magrebini è che i secondi in genere non sono anche tossicodipendenti (alcuni fanno uso di eroina inalata per via nasale ma questa modalità non viene da loro percepita come tossicodipendenza associata invece con il bucarsi ). Per queste persone, i rifugi migliori per passare la notte sono gli edifici abbandonati in quanto meno esposti a potenziali controlli da parte delle forze dell ordine rispetto alle tradizionali panchine o alle comuni zone di città. Ma è anche una questione di sicurezza molto più personale. La categoria dello spacciatore è a forte rischio di aggressione da parte di tossicodipendenti, magari in crisi di astinenza in cerca disperata della roba e uno spacciatore senza fissa dimora si ritrova quindi particolarmente a rischio. -Alcolisti:il gruppo degli italiani sembra più numeroso di quello degli stranieri. Parlando della loro situazione, sembrano non voler esprimere un qualche collegamento tra la condizione della mancanza di un tetto e le problematiche legate all alcol. 14

17 - Barboni : con questo termine, non molto appropriato come abbiamo detto nel primo paragrafo, s intendono quei senza fissa dimora la cui condizione è ormai cronicizzata, che vivono per strada da lunghissimo tempo. In genere italiani che provengono da vissuti di fallimenti personali su diversi fronti o presentano forme di disagio molto gravi associate alla malattia mentale o a qualche dipendenza. Possono vivere in solitario, in piccoli gruppi o in coppie. Non manca nemmeno qui il confronto tra italiani e stranieri. Sembra infatti che questi ultimi, presentino delle difficoltà molto più marcate a livello relazionale. -Senza fissa dimora occasionali: in questa categoria si trovano persone temporaneamente costrette alla vita in strada. Le cause sono molteplici: si passa da uno sfratto improvviso che poi si risolve con la scoperta di un alloggio presso conoscenti o strutture ad una fuga da casa per violenze o litigi (è il caso di molti adolescenti) o la fuga da una comunità. Un interessante gruppo è quello dei lavoratori stagionali immigrati che si vedono a volte costretti a passare dei periodi per strada. Possono rientrare in questa categoria anche italiani, di solito provenienti dal Sud. Barnao riporta in questa descrizione anche il caso di alcuni malati psichici che cercano continuamente qualcuno con cui parlare e si mettono a girovagare per le strade anche nelle ore notturne imbattendosi così in persone senza fissa dimora vere e proprie e finendo col passare saltuariamente delle notti per strada con loro semplicemente per avere compagnia. -Vagabondi: ricompare qui la figura del vagabondo per scelta. Si tratta, in questo caso di persone fisicamente e mentalmente sane che si muovono girando il mondo per pura passione di farlo, in genere in compagnia di un cane oppure anche da sole. Spesso si ritrovano a conoscere persone che nella condizione di senza tetto presentano problematiche estreme ma la cosa non influisce sullo stile di vita che hanno indeciso di intraprendere, vissuto in modo romantico e spensierato. -Punkabbestia: sai fa riferimento con questo termine a quei gruppi di giovani che vivono girando per le città coi loro cani. La loro è una controcultura di protesta che trae origine dalla cultura punk degli anni 70. Si muovono sempre in gruppi più o meno organizzati al loro interno. E opportuno fare un discorso a parte per gli immigrati stranieri. Abbiamo visto come possano rientrare più o meno in tutte le tipologie sopra elencate. Possiamo infatti suddividere la condizione del senza fissa dimora in tre categorie (Barnao, 2004): immigrati regolari, immigrati irregolari e richiedenti asilo politico. 15

18 1) Immigrati regolari: si tratta di persone che sono in regola con le autorità, hanno permesso di soggiorno e spesso anche un lavoro. Si ritrovano in questa condizione dopo tentativi di integrazione falliti o difficoltà personali. Per quelli di loro che lavorano, diventa sempre più difficile conciliare le difficoltà della vita in strada con un attività lavorativa stabile. 2) Immigrati irregolari: parliamo di persone prive del permesso di soggiorno per le quali la vita in strada rappresenta l unica scappatoia contro il ritorno nel paese d origine. Spesso in questa condizione, vanno a ritrovarsi molti immigrati regolari che, finiti per strada, non hanno più soldi nemmeno per rinnovare il permesso. 3) Immigrati richiedenti asilo politico: sembra assurdo trovare traccia in letteratura di persone che arrivano in Italia cercando asilo politico e si ritrovano nella condizione di senza fissa dimora. Sono perseguitati politicamente nel paese d origine e purtroppo diventa impossibile poter auspicare a una casa per loro che preluda ad un inserimento lavorativo e sociale in generale a causa di difficoltà normative e burocratiche. A questa classificazione, è doveroso aggiungere altre tipologie ricavate dalla letteratura internazionale. Si è deciso di citarne altre quattro: -Veterani dell esercito: negli Stati Uniti, si riscontra che circa un settimo della popolazione homeless sia formata da veterani dell esercito il cui 20% si stima avere circa 50 anni. Questa fetta di popolazione homeless presenta alti indici di disordini psichiatrici, abuso di alcol e droghe. (Schinka, Schinka, Casey, Kasprow, Bossarte, 2012) -Adolescenti: della presenza degli adolescenti tra la popolazione senza fissa dimora si parlerà nei paragrafi successivi. Qui è opportuno aggiungere che oltre alle problematiche relative a maltrattamenti familiari che verranno citate successivamente, gli adolescenti senza fissa dimora possono essere anche minori stranieri non accompagnati magari non in regola. E auspicabile che questi ragazzi siano subito individuati e tolti dalla strada, in genere vengono accolti nelle comunità apposite. -Homeless family: compaiono nella popolazione senza fissa dimora anche interi nuclei familiari (Arrigo, 1998) finiti per strada per motivi diversi. Ma la famiglia homeless più tipica è generalmente quella composta da una madre single con uno o più bambini (Bassuk, 1990, Shinn, Knickman e Weitzman, 1991). Le ragioni che possono condurre una madre a questa condizione sono anche in questo caso diverse e complesse. Il fenomeno può essere attribuito alla mancanza di 16

19 reti sociali e all esposizione a violenze domestiche (Clinton-Sherrod, Toro, McCaskill, BeShears, Cohen, Boyd, 2007). -Street family: questa è una tipologia di famiglia senza fissa dimora particolare. Giovani homeless in genere, a causa della mancanza di connessione con la società, tendono ad aggregarsi con altri coetanei o giovani adulti nella loro condizione costituendo dei nuclei familiari che potremmo definire alternativi (Unger, 1998) fondamentali nel condurre poi le giovani reclute all uso di sostanze, spaccio o a comportamenti sessuali a rischio (Solorio e all. 2008). Al di là di queste osservazioni, le statistiche permettono comunque di fornire quello che è comunque il quadro più diffuso della persona senza fissa dimora. Secondo i dati forniti dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione Zancan nel 2000, l homeless tipo è generalmente un maschio (80%), di età media sotto i 40 anni, circa il 70 % ha meno di 48 anni, è single (78%), in misura minore coniugato o convivente (21%), non ha completato la scuola dell obbligo (40%), ha un diploma di scuola media inferiore (34%), di scuola media superiore (18%) e compare una percentuale di laureati (4%). I dati trovano conferma nella letteratura internazionale. Dunne, Duggan e O Mahony riportano in uno studio condotto a Cork City, la figura di homeless prevalentemente maschio (89%), disoccupato (96%), single (98%) e di età inferiore ai 65 anni (94%) Sulla strada La vita in strada comporta uno stravolgimento totale delle regole cui siamo abituati nella vita quotidiana pur ricreandone i meccanismi e rispecchiandone per certi versi le caratteristiche. In strada le persone vengono spesso a contatto con altri nella loro stessa situazione. Capita che a volte rimangano tra di loro indipendenti. Ognuno individua una propria zona in cui accamparsi per la notte o dove procurarsi sostentamenti, magari tramite elemosina e in genere, alcuni riescono anche a preservare lo spazio scelto, da altri colleghi. Può anche capitare che si costituiscano piccoli gruppi di senza dimora con una loro struttura interna. Come riporta Barnao (2004), queste persone si aggregano secondo una stratificazione interna dandosi delle regole e formando un gruppo che può ingrandirsi, perdere dei componenti o sciogliersi. Ogni gruppo può individuare delle zone da far proprie per rifugio notturno o elemosine diurne. Compare ovviamente in questi aggregati, la figura di un leader di colui che promuove il consolidamento del gruppo, e ne crea i presupposti per la sopravvivenza" (Barnao, 2004). La figura del leader diventa una figura chiave nella creazione e nel consolidamento delle così dette norme di gruppo. Possono verificarsi tra i gruppi presenti in strada 17

20 anche curiosi episodi di socialità. Da una serie di interviste condotte tra i senza tetto di Trento, Barnao riferisce un interessante episodio con protagonista una coppia convivente appena sfrattati dall appartamento e costretta alla vita in strada. Al loro arrivo nella piazza dove si trovavano gli altri senza fissa dimora, si presentarono con borse piene di cibo e bevande che offrirono ai loro compagni di sventura come una sorta di debutto in società. Si può andare anche molto oltre. Secondo Pizzorno (2001), in situazioni di deficit di socialità come può essere la vita in strada, spesso si verifica la nascita di iniziative volte a ricostruire in una qualche forma il capitale sociale in modo da poter perseguire dei fini ben precisi per la soddisfazione dei bisogni primari. Riprendendo Barnao, si può affermare che i gruppi di strada costituiscano una forma vera e propria di capitale sociale. Sono tre le condizioni che secondo diversi autori (Coleman, 1990, Portes e Sensebrenner 1993, Bagnasco 2001) contribuiscono alla creazione del capitale sociale vale a dire la stabilità, la chiusura e l ideologia. Stabilità nel senso che nella strada, il gruppo diventa un riferimento in qualche modo fisso coi suoi luoghi, i suoi componenti. Chiusura perché il gruppo si può chiudere ad elementi esterni, non solo alle persone che passano loro davanti ogni giorno, ma anche altri senza tetto che per motivi diversi possono esserne esclusi. Ideologia perché come abbiamo detto prima, il gruppo va a costituire delle norme proprie. La creazione delle regole è lo step immediatamente precedente a quella che si può definire la formazione di una cultura o meglio controcultura del gruppo formata da un insieme di valori derivanti dalla vita in strada (Barnao, 2004). Si può ricordare a questo proposito il fenomeno degli hobo dove la forte cultura interna prevedeva anche la creazione di soprannomi o di nominativi di riconoscimento tra i compagni. Già London infatti, riportava diversi soprannomi (come Rover Jack o Sailor Jack) e segnalava che tra di loro gli hobo non disdegnavano di chiamarsi col nominativo bo (1907). Non sempre queste persone possono rimanere a lungo negli stessi luoghi. Vari motivi, a volte l intervento delle forze dell ordine,a volte una disputa con gruppi rivali, le costringono a cambiare i luoghi prescelti. I luoghi che spesso si ritrovano ad occupare per la notte, possono essere angoli di vicoli, edifici abbandonati, istituti,stazioni oppure sotto i ponti. Sono gli abitanti per eccellenza di tanti non-luoghi (Auge, 1993) dove diventa difficile conservare la propria integrità di persona. Eppure non è raro vedere alcuni di loro conservare oggetti che portano sempre con sé, ricordi di momenti particolari della loro vita, non necessariamente precedente all esperienza in strada. Questi oggetti (ninnoli o fotografie) possono essere importantissimi segnali di una personalità ancora resistente. A prescindere dalle motivazioni che hanno portato la persona alla vita su strada, non dimentichiamo che la sopravvivenza per i senza fissa dimora richiede grandi capacità di adattamento e di inventiva capacità che potrebbero andare a costituire un buon punto di partenza per il recupero. Frankl (1946) 18

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