Fragilità e non Autosufficienza. Dott. Paolo Parente Università Cattolica del Sacro Cuore

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1 CIVES CITTÀ VIVE, EQUE E SANE APRILE 2015 Fragilità e non Autosufficienza Dott. Paolo Parente Università Cattolica del Sacro Cuore

2 AGENDA Contesto di riferimento odierno La Primary Health Care Il Passo avanti Il Concetto di Fragilità La Non Autosufficienza Le nuove regole per il cambiamento

3 CIVES CITTÀ VIVE IVE, EQUE E SANE 23 APRILE 2015 CONTESTO DI RIFERIMENTO ODIERNO: L ITALIA,, LA SUA SALUTE E LA SUA SANITÀ

4 FRAMEWORK ITALIA

5 DEBITO PUBBLICO IN RAPPORTO AL PIL Fonte FMI, 2011

6 CRESCITA DEL PIL Fonte FMI, 2011

7 CORRUZIONE Fonte Transparency international, 2011

8 CRIMINALITA ORGANIZZATA

9 LIBERTÀ DI STAMPA Fonte Freedom House, 2012

10 ISTRUZIONE: GIOVANI CHE FREQUENTANO L UNIVERSITÀ Fonte OECD, 2011

11 DONNE: INDICE DI UGUAGLIANZA WEF Fonte OECD, 2011

12 DONNE: PERCENTUALE DI DONNE LAVORATRICI Fonte OECD, 2011

13 SCELTE POSSIBILI

14 CONTESTO DI RIFERIMENTO LIMITATEZZA RISORSE ECONOMICHE!

15 SPERANZA DI VITA ALLA NASCITA

16 Note di Demografia L invecchiamento della popolazione è il risultato dall interazione di diversi trend demografici che in ogni Paese si manifestano con ritmi e modalità differenti. La diminuzione della fecondità e l aumento dell aspettativa di vita risultano le cause principali della crescita della quota anziana di popolazione rispetto a quella giovane in molte aree del pianeta.

17 Note di Demografia Il fenomeno delle migrazioni internazionali sembra, inoltre, non riuscire a contrastare l andamento decrescente di fecondità e mortalità. Il declino della fecondità è considerato la causa principale dell invecchiamento della popolazione. Durante il secolo scorso, nei Paesi industrializzati, il numero medio di figli per donna (tasso di fecondità) è passato dal 2,8 del periodo a 1,5 nel periodo Tale valore è ben al di sotto del tasso di 2,1 necessario per garantire il ricambio generazionale.

18 Aspettativa di vita alla nascita in anni. Anni Fonte: Vaupel, 2002

19 Population ageing Old (65+) and very old (80+) population in OECD and EU-27 countries Fonte: OECD Demographic and Labor Force Database, 2008

20 Projections of disability trends among elderly Dynamic scenario Static scenario Denmark Italy Belgium Finland Netherlands United Kingdom Fonte: OECD Demographic and Labor Force Database, 2008

21

22 LA MODIFICA DEI PATTERN DI MALATTIA John DS et al., The Burden of Disease and the Changing Task of Medicine 2012 NEJM

23 10 leading causes of burden of disease, world, 2004 and 2030 (assuming 50% reduction impact of infectious diseases) World Health Organization. The global burden of disease: 2004 update. Geneva World Health Organization, 2008

24 Rapporto Osservasalute 2015 The Italian Paradox: pessimi stili di vita ma ancora buona la salute degli Italiani Presentato alla Stampa il 30 Marzo 2015 Policlinico A. Gemelli

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26 Assorbimento Risorse* Ricoveri Ordinari - Classi di Età Popolazione Risorse Oltre 75 anni Da 66 anni a 75 anni 7% 10% 17% 24% Fino a 65 anni 46% 22% 83% 54% * Punti di DRG Fonte: Base Dati SDO nazionali anno 2002

27 MA LA SANITA HA UN COSTO: 27 LE PROSPETTIVE DI MEDIO-LUNGO PERIODO

28 Uso inappropriato di risorse finanziarie su un disavanzo del SSN di 32 MLD euro, circa 19 MLD (60%) si concentrano su 6 regioni DEFICIT SANITARIO Dei 19 MLD di disavanzo delle 6 Regioni, ben 17 MLD si concentravano Lazio Campania Sicilia CRISI INTERNAZIONALE 2011: in pareggio di bilancio solo : - 2 Mld (Spending Review) 2013: miliardi 2014: - 5 miliardi di euro Fonte: Ricciardi 2012

29 Evidenze e Scenario! Aumentano i fattori di rischio, diminuisce la risposta dei servizi pubblici e le Regioni risparmiano sulla prevenzione. In più la crisi erode rapidamente la rendita del nostro Paese sia in termini di salute dei cittadini, sia sul versante sanitario. La situazione si avvia alla insostenibilità, soprattutto nelle Regioni sottoposte a piano di rientro.

30 CIVES CITTÀ VIVE IVE, EQUE E SANE 23 APRILE 2015 LA PRIMARY HEALTH CARE

31 INDIVIDUO Riallocazione di risorse Non strutturato Anello debole del sistema! COMUNITA Prevenzione Public Health

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33 t Da Alma-Ata (1978) ad Almaty (2008) Macro Micro

34 OSPEDALE CONTINUITA ASSISTENZIALE Paziente cronico Presa in carico Paziente sano o apparentemente sano INTEGRAZIONE SANITARIA E SOCIO- SANITARIA Paziente non autosufficiente e/o fragile Paziente non classificato DOMICILIO

35 Gli attori della PHC Servizio Sanitario Nazionale Regione MMG, MCA e PLS Terzo settore (Onlus, privato sociale) Privato for profit ASL DISTRETTO Servizi sociali

36 Lawrence P, Lorsch J. Differentiation and Integration in Complex Organizations. Administrative Science Quarterly. 1967; 12: 1-30.

37 CIVES CITTÀ VIVE IVE, EQUE E SANE 23 APRILE 2015 IL PASSO AVANTI: MEDICINA, SOCIETÀ E SCIENZE SOCIALI

38 Medicina, società e scienze sociali. Intrusioni e sinergie Modello bio-psico-sociale da parte di George L. Engel 1977 Data la difficile curabilità di molte malattie croniche, l adozione della prevenzione come approccio prioritario diventava una strada obbligata per molte specialità mediche Determinanti sociali di salute Povertà, vulnerabilità

39 Deteminanti sociali

40 VULNERABILITÀ Essere a rischio Resilienza: livello di disturbo che un sistema è un grado di assorbire senza cambiare la propria struttura e organizzazione

41 CAPITALE SOCIALE E VULNERABILITÀ Gruppi vulnerabili possono essere considerati: bambini a rischio, famiglie monogenitoriali, anziani e disabili, Migranti, persone stigmatizzate a vario titolo

42 Le fonti di vulnerabilità: Secondo Mechanic e Tanner, sono sostanzialmente due la povertà e l etnia Da considerare, naturalmente tutto ciò che definisce il SES (Socio-Economic Status), cioè il livello di istruzione, La posizione sociale, il reddito.

43 Accumulazione Tali variabili costituiscono l innesco di processi cumulativi che si sviluppano lungo l intero corso di vita. A partire (in genere) da queste fonti basilari, la traiettoria procede attraverso fasi di vita vulnerabili, vale a dire con maggiore esposizione a probabilità di eventi sfavorevoli.

44 Un esempio Nascere in una famiglia povera (l esempio è tratto da Mechanic e riguarda gli Usa) significa: avere maggiori probabilità di essere esposti a malattie infettive dell infanzia, avere uno sviluppo cognitivo problematico, avere una scolarità difficile, legarsi a gruppi dei pari con una forte propensione al consumo di droga, rapporti sessuali prematuri, fuoriuscita prematura dalla scuola, accesso ad impieghi mal pagati, maternità precoce, ecc. I luoghi in cui risiedono le persone vulnerabili sono caratterizzati da rumore, traffico, crimine, ecc. sono cioè a loro volta vulnerabili.

45 CIVES CITTÀ VIVE IVE, EQUE E SANE 23 APRILE 2015 LA FRAGILITA

46 BICCHIERI DI CRISTALLO E STRADE DI PASSI ovvero VULNERABILITA E FRAGILITA

47 FRAGILITA Il termine fragile o fragilità, in riferimento agli anziani è stato raramente usato in letteratura scientifica prima degli anni 80. A metà degli anni 70, negli USA, Monsignor Charles F. Fahey e il Federal Council of Aging (FCA) usarono per la prima volta la definizione vecchiaia fragile (frail elderly) per indicare un particolare segmento della popolazione anziana. Oggi quando parliamo di fragilità ci riferiamo ad una condizione che deriva dall interazione di componenti biologici, clinici, psicologici sociali ed ambientali che interagiscono nel corso della vita di una persona.

48 FRAGILITA Inizialmente considerata come un sinonimo della disabilità la maggior parte della comunità scientifica è ora concorde nel ritenere la fragilità una condizione distinta da quella di co-morbidità, o dall essere portatori di menomazioni, disabilità o handicap. Ciò tuttavia non implica che tali attributi siano irrilevanti per il significato attuale di fragilità. Le co-morbidità sono percepite come un importante fattore etiologico laddove le limitazioni funzionali sono le manifestazioni di una condizione.

49 FRAGILITA Sebbene la fragilità divenga più comune con l aumentare degli anni, essa è più strettamente correlata alla vulnerabilità fisica o mentale, piuttosto che all età cronologica. C è un consenso emergente sul fatto che chi versa in condizioni di fragilità ha più probabilità di essere esposto ad eventi avversi. (Hogan DB 2003)

50 FRAGILITA IN MEDICINA a) Fragilità come invecchiamento accelerato o avanzato. Questa accezione si basa sul declino della performance funzionale della persona che, nel caso dell anziano fragile. Essa consiste in una caduta di autonomia e nell entrata repentina in uno stato di disabilità precoce rispetto al normale trend dell invecchiamento

51 FRAGILITA IN MEDICINA b) fragilità come sindrome fisiologica dotata di percorsi specifici caratterizzata da una diminuzione di resistenza a fattori stressanti che scaturisce da un declino cumulativo della persona su sistemi multipli (bio- medici, psicologici, sociali) che la rende particolarmente vulnerabile ad eventi avversi; c) una sindrome complessa con un intreccio di determinanti bio-sociopsicologici lungo il corso di vita

52 Paziente Fragile Per soggetto fragile si intende colui che si trova in una condizione di rischio e di vulnerabilità, caratterizzata da un equilibrio instabile di fronte a eventi negativi. Fonte: Katz S et al. Studies of illness in the aged. The index of ADL: a standardized measure of biological and psychosocial function. JAMA Sep 21; 185: Fried LP et al. Frailty in older adults: evidence for a phenotype. J Gerontol A Biol Med Sci Mar; 56 (3): M146-M156.

53 CIVES CITTÀ VIVE IVE, EQUE E SANE 23 APRILE 2015 LA NON AUTOSUFFICIENZA

54 NON AUTOSUFFICIENZA Per quanto riguarda il concetto di non autosufficienza è traducibile in inglese con il termine disability, che è stato per la prima volta definito dall Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel Nel documento International Classification of Impairments, Disabilities, and Handicaps (ICIDH), disability è qualsiasi limitazione o perdita (conseguente a menomazione) della capacità di compiere un attività nel modo o nell ampiezza considerati normali per un essere umano.

55 NON AUTOSUFFICIENZA Nel 2001, l Assemblea Mondiale per la Sanità con il testo International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF), ha rafforzato e ampliato tale definizione, facendo riferimento non soltanto più a termini quali malattia, menomazione e handicap, ma mettendo in risalto la salute dell individuo in termini positivi (funzionamento, salute). La disability diventa un termine ombrello riferito a limitazioni nello svolgere attività (compiti o azioni), o alla restrizione della partecipazione, cioè a coinvolgimento nelle situazioni di vita quotidiana, il tutto il rapporto a fattori contestuali (WHO, 1980, 2001).

56 IL CONCETTO DI NON AUTOSUFFICIENZA E relativo allo stato di salute e all età della persona Si esprime nell incapacità totale o parziale, transitoria o permanente, di compiere le normali azioni della vita quotidiana. E legato a fattori di natura economica e sociale (presenza o assenza di un reddito adeguato, un abitazione ed un ambiente di vita sicuri e accessibili, ad una rete sociale in grado di proteggere l individuo e di garantirne il migliore stato possibile di benessere psicofisico - Guzzanti E. et al, 2002). Al fine di attivare servizi di LTC è fondamentale valutare il bisogno specifico per quel paziente di assistenza a lungo termine attraverso una misura del grado di dipendenza che la persona ha nello svolgere sue attività quotidiane.

57 LA MISURA DELLA NON AUTOSUFFICIENZA I tre approcci riconducibili alla misurazione del fenomeno della non autosufficienza: 1. La valutazione del deficit provocato dalla perdita di alcune funzionalità. Metodo oggettivo ma monodimensionale, non consente di valutare aspetti significativi come il contesto. 2. La valutazione delle attività che il soggetto non autosufficiente non è in grado di svolgere autonomamente. Metodo che potrebbe risentire di un eccessivo grado di arbitrarietà. 3. Quantificazione dell aiuto, misurato in termini di tempo, del quale il soggetto necessita in relazione alla sua condizione. Metodo che potrebbe risentire eccessivamente di fattori ambientali (Francesconi, 2008).

58 Paziente Non Autosufficiente Per non autosufficiente si intende un soggetto che ha difficoltà a svolgere una o più funzioni della vita quotidiana (ADL) autonomamente e che necessita di assistenza per lunghi periodi di tempo di tipo resi-denziale o domiciliare. Fonte: Katz S et al. Studies of illness in the aged. The index of ADL: a standardized measure of biological and psychosocial function. JAMA Sep 21; 185: Fried LP et al. Frailty in older adults: evidence for a phenotype. J Gerontol A Biol Med Sci Mar; 56 (3): M146-M156.

59 Proiezione demografica delle Regioni Italiane, in valori % di anziani non autosufficienti sul totale della popolazione Regione Piemonte 8,0 6,8 6,7 Valle d'aosta 10,4 9,9 9,2 Lombardia 11,6 9,6 9,6 Trentino Alto Adige 11,9 11,9 13,0 Veneto 11,7 10,5 11,0 Friuli Venezia Giulia 8,5 6,8 7,0 Liguria 3,7 2,6 3,9 Emilia Romagna 8,0 7,1 8,5 Toscana 7,4 5,9 6,8 Umbria 6,7 6,6 7,4 Marche 7,5 8,2 8,9 Lazio 10,3 9,3 9,5 Abruzzo 8,5 8,9 9,3 Molise 7,0 7,9 8,6 Campania 13,2 12,4 12,3 Puglia 12,5 10,8 10,2 Basilicata 7,3 8,6 9,5 Calabria 9,2 9,8 10,0 Sicilia 8,9 9,0 9,4 Sardegna 11,7 12,7 11,3 ITALIA 9,8 8,9 9,2 Fonte: Censis-ASSR, 2004

60 Dal contesto epidemiologico i nuovi bisogni di salute I cambiamenti nella struttura per età della popolazione affrontati nel dettaglio precedentemente, associati all invecchiamento della stessa, sono destinati ad avere un profondo e crescente impatto in vari settori economici, politici e sociali Tali problemi impattano sulla produttività e sulla crescita economica e in maniera ancora più evidente sul sistema di assistenza sociale - pensionistico in particolare e massimamente sul sistema socio-sanitario.

61 Dal contesto epidemiologico i nuovi bisogni di salute La domanda di prestazioni socio-sanitarie di lunga durata (Long Term Care, LTC) rappresenta un istanza di crescente importanza in società come le nostre Data la scomparsa della tradizionale famiglia allargata e i cambiamenti dei ruoli sociali, queste persone vivono sempre più spesso da sole e senza le possibilità di aiuto e sostegno derivanti della famiglia stessa.

62 Dal contesto epidemiologico i nuovi bisogni di salute Nonostante i trend sulla prevalenza della non autosufficienza non siano chiari ed uniformi in tutti i Paesi, i decisori politici e sanitari sono chiamati a non sottovalutare il fenomeno dell invecchiamento L organizzazione di sistemi di protezione sociale e sanitaria in modo da rispondere al meglio alle specifiche esigenze di una popolazione sempre più anziana diviene pertanto prioritaria

63 Dal contesto epidemiologico i nuovi bisogni di salute In particolare, i policymakers dovranno adeguatamente strutturare i servizi di LTC, integrando l offerta residenziale con quella domiciliare e bilanciando l assistenza formale con quella informale, in modo da garantire la qualità dei servizi e la sostenibilità economico/finanziaria nel medio - lungo periodo.

64 LE NUOVE REGOLE PER IL CAMBIAMENTO

65 NUOVE REGOLE PER IL CAMBIAMENTO

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67 LA RETE: metafora e strumento i nodi le maglie il contesto

68 Integrazione/ Coordinamento: A fronte della complessità rappresentata nel sistema, caratterizzata da elevata interazione ed interdipendenza di molteplici elementi, un azione di ricomposizione per la tutela delle condizioni socio sanitarie della popolazione assistita, attraverso un utilizzo razionale delle risorse, deve essere prodotta all interno del sistema. Diviene fondamentale soddisfare il fabbisogno organizzativo di coordinamento/integrazione.

69 Integrazione/Coordinamento: integration or coordination is the process of achieving unity of effort among the various subsystems in the accomplishment of the organization's task. Lawrence e Lorsch, 1967 L integrazione intesa come : ricomposizione unitaria delle azioni di istituzioni, organizzazioni, singoli operatori e assistiti.

70 Meccanismi di Coordinamento: Supervisione diretta: un unico individuo controlla il lavoro degli altri; Standardizzazione dei processi di lavoro: programmazione analitica delle azioni individuali; Standardizzazione degli output: esplicitazione e comunicazione dei risultati da conseguire; Fonte: Mintzberg H., The structuring of organization, Prentice Hall, United States, 1979.

71 Meccanismi di Coordinamento: Standardizzazione delle professionalità: standardizzazione delle capacità e delle conoscenze dei lavoratori attraverso percorsi formativi, producendo autodeterminazione da parte dei soggetti stessi; Standardizzazione dei valori: supportare lo sviluppo di una cultura dell organizzazione attraverso occasioni di incontro per sottolineare valori e comportamenti comuni all interno dell organizzazione stessa; Adattamento reciproco: processo di comunicazione informale tra gli individui, che conducono in maniera indipendente le proprie attività. Fonte: Mintzberg H., The structuring of organization, Prentice Hall, United States, 1979.

72 L integrazione Leutz, 1999 Linkage Forma di collegamento che si realizza tra unità organizzative, o professionisti, esistenti, senza richiedere specifici assetti e relazioni con sistemi esterni. Coordination Richiede una struttura specifica per il coordinamento dell assistenza sanitaria con gli erogatori già esistenti. Questi infatti partecipano ad un sistema ombrello adattando le proprie attività e risorse su programmi condivisi Full integration prevede la creazione di nuovi programmi o unità in cui le risorse provenienti da sistemi diversi sono raggruppate tra di loro. - I livelli di integrazione sono sviluppati sulla base del bisogno + Integrazione a livello di policy, finanziario, organizzativo-gestionale, clinico

73 L integrazione D Amour 2005 L integrazione in modello di interpretazione sociologica prevede che la collaborazione multidisciplinare sia definita attraverso cinque concetti fondamentali: la condivisione, intesa come la messa in comune tra i diversi individui di responsabilità, di dati, di valori e di interventi; l intesa, in cui diversi soggetti costruiscono un rapporto autentico e costruttivo per perseguire insieme obiettivi comuni; il potere, definito come il rafforzamento simultaneo degli individui attraverso la relazione dei componenti di un team; l interdipendenza, ossia una forma di sinergia che porta all attuazione di azioni collettive; il processo, inteso come l insieme delle attività volte al raggiungimento delle finalità della collaborazione. Fonte: D Amour D, Ferrada-Videla M, L. San Martin Rodriguez, M.D. Beaulieu, The conceptual basis for interprofessional collaboration: Core concepts and theoretical frameworks, Journal of Interprofessional Care, (May 2005) Supplement 1:

74 Integrazione, presa in carico e L integrazione intesa come ricomposizione unitaria delle azioni di istituzioni, organizzazioni, singoli operatori e assistiti. si traduce principalmente nella: INTEGRAZIONE proposizione, attuazione e verifica del processo organizzativo di presa in carico istituzionale; realizzazione della continuità assistenziale per pazienti cronici e con bisogni assistenziali complessi.

75 Presa in carico Processo organizzativo teso a fornire una risposta adeguata ai bisogni socio-sanitari e socioassistenziali complessi di persone che necessitano di piani/progetti assistenziali unitari personalizzati per il trattamento della cronicità e della non autosufficienza.

76 Le 4 fasi del processo: Accesso First Contact; Valutazione Multidimensionale del bisogno e produzione di un Piano Assistenziale Individuale (PAI); Coordinamento attuativo tra erogatori e azione di case management; Monitoraggio e rivalutazione.

77 Il processo di presa in carico: Tale processo deve essere presidiato: A livello strategico (governance), in termini di pianificazione e programmazione; A livello tattico (management); A livello clinico (operativo).

78 Il processo di presa in carico: La presa in carico implica, inoltre, l unitarietà di azioni nei diversi livelli e tra i diversi livelli di intervento: Istituzionale; Gestionale; Professionale; I diversi livelli socio-ambientali.

79 Approcci volti alla tutela della salute per il Care delivery system (patients and different providers; continuity of care) Knowledge base (development of practice guidelines) DISEASE MANAGEMENT Paziente cronico MANAGED CARE Health system (organization of health care) Community resources and policy Self management support CHRONIC CARE MODEL cut costs while maintaining quality of care Fonte: Hunter DJ, Fairfiled G Education and debate. Managed care:diseases management BMJ 1997;315:50-53 Wagner EH, Chronic disease care BMJ 2004;328;

80 Paziente cronico Il paziente classificato con specifica malattia cronica Patologie croniche prevalenti in Italia secondo l ultima Relazione sullo Stato Sanitario del Paese pubblicata dal Ministero della Salute (dati riferiti al 2005) sono: scompenso cardiaco: circa di cittadini; diabete: prevalenza del 4,5%; asma: prevalenza del 3,5%; BPCO: 4,5%. Queste malattie croniche sono scarsamente accompagnate dalla promozione di politiche di trattamento e dalla parziale e non sistematica ed appropriata attuazione di interventi di prevenzione, diagnosi, terapia e riabilitazione presso le strutture ed i professionisti dell assistenza primaria, adeguatamente integrati con il livello specialistico.

81 Chronic Care Model Principi e metodologie integrate per l offerta istituzionale del percorso di trattamento di specifiche patologie croniche* Sviluppo delle policy e delle risorse comunitarie: contatto con il sociale ed il no profit al fine di attuare programmi di sostegno e self management Comunità Servizi Sanitari Organizzazione Organizzazione sanitaria: sistema di dell assistenza sanitaria trattamento integrato delle patologie croniche Supporto all autogestione: paziente diventa il vero protagonista dei processi assistenziali Supporto alle decisioni: adozione di linee-guida basate sull evidenza Sistemi informativi clinici: incremento dell utilizzo di sistemi computerizzati e favorendo la creazione di registri di patologia Disegno del sistema di offerta: rifocalizzazione delle modalità d intervento e di interazione interprofessionale degli operatori di assistenza in un team adeguatamente organizzato Pazienti attivamente informati Interazioni Produttive Practice team proattivamente preparati Outcome clinici e funzionali Fonte: Wagner E.H., 2004: Chronic disease care. British Medical Journal;328;

82 Prevalence of Dementia (%) Dementia total Alzheimer's disease Vascular dementia Age (years) Fonte: Ott A, Breteler MMB, van Harskamp F, Claus JJ, van der Cammen TJM, Grobee DE, Hofman A, Prevalence of Alzheimer s desease and vascular dementia: association with education. The Rotterdam study, BMJ, 1995; 310:970-3

83 Assistenza di lungo-termine Comprende forme di assistenza sanitaria, sociale, alla persona e servizi domestici ad esse associati, per un periodo di tempo esteso, senza data di termine predefinita, per le persone non autosufficienti. Tali modalità assistenziali devono essere fornite laddove l assistito pone il suo quotidiano domicilio. - Residenziale - Domiciliare decreto 17 dicembre 2008 "Istituzione della banca dati finalizzata alla rilevazione delle prestazioni residenziali e semiresidenziali. " decreto 17 dicembre 2008 "Istituzione del sistema informativo per il monitoraggio dell'assistenza domiciliare"

84 Posti letto nelle strutture sociosanitarie per target di utenza prevalente al 31 dicembre 2009 (tassi per 100 mila abitanti) Disabili Anziani Totale Piemonte 76,6 796,4 873,0 Valle d'aosta 55,5 796,1 851,7 Lombardia 120,8 780,0 900,9 P.A. Bolzano 103,9 756,8 860,7 P.A. Trento 106,7 867,0 973,7 Veneto 91,4 768,9 860,3 Friuli V.G. 72,8 860,0 932,8 Liguria 146,4 736,4 882,8 Emilia Romagna 56,7 670,4 727,1 Toscana 51,9 439,0 490,9 Umbria 72,5 250,4 322,9 Marche 56,4 475,2 531,6 Lazio 62,6 241,0 303,6 Abruzzo 68,6 397,5 466,1 Molise 166,8 626,4 793,2 Campania 30,2 30,7 60,9 Puglia 30,4 181,4 211,8 Basilicata 129,6 141,6 271,2 Calabria 42,2 179,4 221,6 Sicilia 80,3 242,8 323,1 Sardegna 73,6 272,0 345,6 ITALIA 74,7 478,4 553,1 Fonte: Istat - "Indagine residenziali socio assistenziali e socio sanitarie" Anno 2011

85 Assistenza e Non Autosufficienza L assistenza fornita agli anziani non autosufficienti o anziani fragili può, essere di natura informale o formale. Assistenza Informale: l assistenza prestata da persone che già sono in contatto con gli anziani destinatari delle loro cure attraverso legami personali diretti, come i familiari, gli amici o i vicini di casa. Assistenza formale: se le cure sono fornite da un infermiere, medico o da un qualsiasi altro professionista,

86 Assistenza Informale La maggior parte degli anziani ricorre per la cura della propria persona e dell ambiente domestico in cui vive all assistenza informale fornita da parenti, amici, conoscenti e volontari L informal care come: l assistenza fornita da caregiver informali quali coniugi/partner, familiari, parenti, amici, vicini ed altri usualmente, ma non necessariamente, con una relazione sociale già esistente con le persone a cui forniscono assistenza. L assistenza informale è di solito fornita a casa ed è tipicamente gratuita.

87 Assistenza Informale L assistenza ad un anziano deve includere sia attività pratiche (fare la spesa, cucinare, etc) che sostegno psicologico. La compagnia è normalmente fornita da assistenti informali, mentre altre attività di sostegno possono essere erogate sia da membri della rete sociale che da assistenti formali.

88 Assistenza Informale Nell assistenza la primary network all interno del Welfare famigliare rappresenta il nucleo essenziale del sostegno disponibile per la gran parte degli anziani in Italia. Per gli anziani senza coniuge o senza figli la rete sociale (formata da amici, vicini e volontari) può avereun ruolo fondamentale Con la parrocchia San Filippo Neri è in corso un tentativo simile atrvaerso le UAOSS.

89 Assistenza Formale L assistenza a domicilio degli anziani non autosufficienti è oggi la modalità assistenziale privilegiata da tutti i governi sia per contrastare il rischio di istituzionalizzazione sia per garantire agli anziani una maggiore qualità della vita. I servizi domiciliari, inoltre, sono erogati con modalità differenti e da più soggetti all interno di ogni singolo paese.

90 Assistenza Domiciliare: modalità Assistenza domiciliare (a carattere sociale), che riguarda gli aiuti rivolti all anziano non autosufficiente nello svolgimento delle attività della vita quotidiana e che viene erogata dai Comuni. Prende il nome di: SAD in Italia, Home Help Services in Gran Bretagna, Aide à Domicile in Francia, Ayuda a domicilio in Spagna.

91 Assistenza Domiciliare: SAD Il servizio di assistenza domiciliare (S.A.D.), ha l obiettivo di aiutare la persona nel disbrigo delle attività quotidiane sollevando in parte la famiglia dal carico assistenziale (es. igiene degli ambienti, servizio di lavanderia, preparazione dei pasti, igiene della persona, disbrigo di commissioni, trasporto, ecc.) Può essere definito tutelare (igiene personale etc) o famigliare (disbrigo commissioni)

92 Assistenza Domiciliare: SAD Contrasta i rischi di istituzionalizzazione. Rivolto a tutti ma in larga prevalenza agli anziani. Il SAD eroga prestazioni di cura della persona e di aiuto domestico e a cui si possono aggiungere le seguenti prestazioni: Somministrazione dei pasti a domicilio; Servizio di lavanderia a domicilio; Disbrigo di commissioni e collegamento con altri servizi sociali.

93 Assistenza Formale Secondo l OECD con il termine di assistenza domiciliare, anche detta home care", si intendono servizi di assistenza a lungo termine che possono essere forniti ai pazienti a domicilio. L assistenza domiciliare è una semplice espressione che racchiude una grande varietà di servizi sanitari e sociali. Questi servizi sono forniti a casa per recuperare disabili, malati terminali o cronici che necessitano di trattamenti medici, infermieristici, sociali o terapeutici e/o di assistenza nelle attività essenziali della vita quotidiana.

94 QUALE E LA SITUAZIONE DELLE CURE DOMICILIARI OGGI IN ITALIA? Assistenza domiciliare prestazionale, infermieristica o riabilitativa Assistenza domiciliare programmata (ADP) Assistenza domiciliare nelle residenze (ADR), Assistenza domiciliare integrata (ADI)

95 Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) Può essere principalmente intesa in due modi 1. In senso lato come sinonimo di servizio di cure domiciliari modulato al suo interno su più livelli, differenziati per intensità assistenziale. In questo senso può comprendere: - assistenza infermieristica domiciliare; - assistenza domiciliare programmata (ADP) dei MMG; - assistenza domiciliare per particolari tipologie di utenza;

96 Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) 2. Può essere inoltre considerato come componente specifica, caratterizzata dalla compresenza di prestazioni sociali e prestazioni sanitarie, del più ampio sistema dell assistenza domiciliare Una sommatoria di tutte le modalità di assistenza a domicilio.

97 Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) Consente: Presa in carico dell assistito da parte del SSN; Mantenimento del proprio ambiente di vita; Migliorare la qualità di vita del paziente; Umanizzazione del trattamento.

98 ADI: il quadro in Italia L ADI è la modalità di assistenza domiciliare più diffusa in Italia. ADI erogata direttamente dai distretti sanitari. Particolarità Lombardia: 21% assistiti ADI con voucher socio-sanitario. Quasi metà delle regioni ha classificato le varie prestazioni di ADI in due o tre livelli in base all intensità assistenziale. Il Gruppo più ampio delle regioni Italiane (E. Romagna, Piemonte, Sicilia, Toscana, Veneto) ha previsto tre livelli.

99 ADI: il quadro in Italia La maggioranza delle regioni ha previsto varie tipologie di ADI: specialistica (nutrizione artificiale domiciliare (15), cure palliative domiciliari (15), dialisi peritoneale domiciliare (11), riabilitazione domiciliare (4), ecc.

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