1 - Remunerazioni. I guadagni da stock option nel primo semestre 2006 Plusvalenze al Lordo delle tasse. Valori in milioni di euro

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1 Da il Sole 24 Ore agosto Remunerazioni Nel primo semestre 2006 dalle società di Piazza Affari stock option per 230 milioni di euro lordi (tassati a[ 12,5%) Bonus record per i manager italiani Primo in classifica l ad. di Lottomatica Rosario Bifulco con 37 milioni di plusvalenza I guadagni da stock option nel primo semestre 2006 Plusvalenze al Lordo delle tasse. Valori in milioni di euro Rosario Bifulco - Lottomatica Ad / Corrado Passera - Banca Intesa Ad / Francesco Saverio Vinci - direttore centrale Mediobanca / Marco Sala - Lottomatica - Dg / Luca Cordero di Montezemolo Fiat e Ferrari P / Guido de Vivo Mittel - Dg 9.514/ Francesco Micheli B.Intesa Resp.ris.umane / Matteo Arpe - Capitalia - Ad / Massimo Di Carlo Mediobanca - Direttore Centrale / Luca Garavoglia - Campari - P / Fabio Innocenzi - Banca Pop. Verona e Novara - Ad / Giovanni Boccolini - Banca Intesa - Responsab. Banche / Michele Preda - Marazzi - Vp e Ad / Roberto Nicastro - Unicredit - vice Dg / Gaetano Miccichi - Banca Intesa - Resp. corporate / Carmine De Robbio Capitalia - vice Dg - 2,860 / Alberto Giordano - Capitalia - dirigente / JurgenDennert Mcc (Capitalia) - Ad / Fabio Gallia - Capitalia - Cdg /Massimo Arrighetti - Banca lntesa - responsabile rete / Massimo Minolfi Banca Pop. Verona e Novara - dirigente / Stefano Saccardi - Campari Ad / Paolo Marchesini Campari Ad / Vincenzo Visone Campari Ad / Giovanni Gorno Tampini Banca Intesa Direttore Ib e Cm / Domenico D Arpizio Egr - Vp / Mario Aramini Unicredit Banca d Impresa Dg / Maurizio Faraoni Banca Pop. Verona e Novara Dirigente / Carlo Bianco Pirelli Real Estate Vp / Giovanni Gilli Banca Intesa Dirigente Fonte: comunicazioni Internal dealing e documenti societari di Gianni Dragoni BOOM DI GUADAGNI - I primi trenta in graduatoria hanno già raddoppiato il valore dell intero 2005 Passera e Arpe reinvestono in azioni i proventi maturati Almeno 230 milioni di euro guadagnati in sei mesi con le stock option. E quanto hanno incassato, al lordo delle tasse, i dirigenti delle società italiane quotate nel primo semestre dell anno, secondo un inchiesta del Sole 24 Ore. Il primo è Rosario Bifulco, amministratore delegato in uscita da Lottomatica, con 37,35 milioni di plusvalenze a lordo delle tasse, davanti a Corrado Passera di Banca Intesa (25,8 milioni) e Francesco Saverio Vinci di Mediobanca (quasi 14 milioni).quinto Luca Cordero di MontezemoIo,presidente della Fiat e della Ferrari, oltre che di Confindustria, con 10,3 milioni lordi incassati dalla vendita a Fiat di stock option Ferrari. I guadagni sono aumentati vorticosamente rispetto all anno scorso. I primi 30 dirigenti della graduatoria hanno guadagnato quasi 200 milioni di euro, circa il doppio dei primi 30 nell intero I guadagni dei primi sei mesi sono soggetti al fisco leggero,con aliquota secca del 12,5%: quindi 25 milioni di euro su 200 milioni lordi spettanti ai primi 30 dirigenti, oppure 2,7 milioni sulla torta di 230 milioni di guadagni stimati per tutti La nuova disciplina approvata il 30 giugno dal Governo, ma in vigore dal 4 luglio, che equipara questi redditi a retribuzione da dipendenti, avrebbe fatto scattare sulle stock option l aliquota massima, il 43%, oltre ai contributi. Con le nuove norme il fisco avrebbe quindi incassato maggiori entrate comprese tra 61 milioni (sui 200 milioni) e 75 milioni (su 230 milioni), il nuovo regime lascia l aliquota leggera, solo a chi mantiene il possesso delle azioni per cinque anni. Ma il cassettista è raro tra i top manager. Quasi tutti rivendono immediatamente le stock option, senza neppure sostenere il costo dell acquisto. Pochi i casi di dirigenti che reinvestono le plusvalenze nella società. È la strada seguita

2 dall a.d. di Intesa, Passera e dall ad. di Capitalia, Matteo Arpe (8,78 milioni di plusvalenze nel semestre).hanno interamente reinvestito il guadagno in azioni e raccomandano agli altri beneficiari dì reinvestire almeno il 50% (così fanno i dirigenti di Mediobanca); L inchiesta del Sole 24 Ore è basata sulle comunicazioni ufficiali delle società (internal dealing o altri documenti) e tiene conto solo delle plusvalenze effettivamente realizzate con la vendita delle azioni. Non vengono considerate le plusvalenze virtuali, cioè la differenza tra prezzo di sottoscrizione e quello di mercato al momento dell esercizio, qualora il dirigente non rivenda i titoli ma se li tenga. Il metodo della plusvalenza reale fa fare un balzo a Passera, l ad. di Intesa vincitore della classifica 2005 con 9,89 milioni di plusvalenze lorde. Nel maggio 2005 Passera aveva sottoscritto 10 milioni di stock option a 2,022 euro, rivendendone 5,75 milioni al prezzo di mercato (3,741 euro), Aveva tenuto gli altri 4,247 milioni come reinvestimento. Questi titoli li ha venduti il 12 maggio di quest anno (a 4,816 curo), insieme ai 5 milioni delle stock option Per tutti il prezzo medio di acquisto era 2,022 euro. La plusvalenza lorda è di 25,8 e milioni, di cui 13,97 milioni dal pacchetto Il 15 maggio Passera ha quindi reinvestito tutte le plusvalenze accumulate nel biennio, al netto delle tasse: ha comprato 6,26 milioni di azioni Intesa spendendo 30,95 milioni (4,816 euro per azione) Il capo classifica, Bifulco, che non svetta nelle classifiche degli stipendi (658mila euro annui lordi e tra i fringe benefit i buoni pasto), ha realizzato la plusvalenza di 37,35 milioni tra fine febbraio e marzo. L operazione di Montezemolo non è stata comunicata attraverso gli avvisi «internal dealing», sul sito di Borsa, ma è descritta nella semestrale Fiat al 30giugno. La relazione, pubblicata il 26 luglio, informa che il presidente Fiat ha sottoscritto azioni Ferrari tra il 12 maggio (88.400) e l 8giugno (15.600)per 175 euro ciascuna. «Fiat Spa aggiunge la relazione ha complessivamente acquistato da quest ultimo (cioè Montezemolo) azioni Ferrari ad un prezzo unitario di euro 285 equivalente a quello pattuito da Mediobanca a Mubadala Development Company in occasione della recente cessione», avvenuta un anno fa. La data di riacquisto non è indicata. Nella graduatoria sono comprese, infine, le vendite di stock option fatte il luglio dai dirigenti di Campari e Banco popolare di Verona e Novara, con assegnazione lampo delle opzioni e rivendita poche ore prima che il fisco diventasse più pesante. Così Luca Garavoglia, presidente Campari, ha risparmiato 243 milioni di maggiori tasse e Fabio Innocenzi (Bpvn) ha evitato un onere di 1,66 milioni. LA MANOVRA D ESTATE La cancellazione del beneficio fiscale sulle opzioni avrà effetti anche sui contributi Stock option senza vantaggi Sulle assegnazioni effettuate dal 4 luglio scatta il normale regime della ritenuta in busta paga La cancellazione dell agevolazione sui piani azionari destinati ai dipendenti rischia di far scattare un drastico ridimensionamento dell utilizzo di questo strumento. L aggravio del prelievo, rispetto al regime precedente, è infatti talmente elevato che rende meno conveniente il ricorso all incentivo. Inoltre, la soppressione dell articolo 51, comma 2, lettera g-bis), del Tuir, disposta dall articolo 36, comma 25, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, non fa salvi i piani approvati dalle società in passato e organizzati secondo il precedente regime agevolato. Le assegnazioni di azioni effettuate dal 4 luglio (data entrata in vigore del decreto legge), anche se riguardanti programmi deliberati in precedenza, saranno sottoposte al regime ordinario di applicazione delle ritenute in busta paga. E l eliminazione del beneficio fiscale avrà effetto anche sul versante contributivo, il cui onere è per la maggior parte a carico dei datori di lavoro. Il decreto non è dunque coerente con la volontà manifestata dall Esecutivo di ridurre il cosiddetto cuneo fiscale. Il nuovo fringe benefit. Con l abrogazione della norma di favore del 2000, dal 4 luglio alle assegnazioni di azioni si applicano le regole impositive in materia di redditi di lavoro dipendente, in particolare l articolo 51 del Tuir. Il comma 2, lettera g-bis), della norma prevedeva l irrilevanza della differenza fra valore delle azioni al momento dell assegnazione e il prezzo pagato dal dipendente, a condizione che quest ultimo fosse non inferiore al valore delle azioni alla data dell offérta Ora la differenza diventa componente in natura del reddito del lavoratore dipendente destinatario della acquisizione di azioni. E si applicherà il comma 3 dell articolo 51 che fissa le regole di determinazione dei fringe benefit e, in particolare, il principio del valore normale di beni e servizi, al netto di quanto pagato dal dipendente. I sostituti d imposta. L esercizio dell opzione del piano azionario comporterà, per il dipendente, l emersione di un reddito in natura ( valore ) che si aggiungerà ai componenti monetari ( denaro ) della retribuzione nel periodo di paga in cui avverrà l assegnazione. In pie- senza di assegnazioni di elevato ammontare potrà

3 capitare che il reddito in denaro si rivelerà insufficiente per consentire il prelievo complessivo. In caso di incapienza secondo l articolo 23, comma 1, ultimo periodo, del Dpr 600/73 il sostituito (il dipendente) dovrà versare al sostituto d imposta l importo della ritenuta. E anche se manca la disponibilità, il datore di lavoro è obbligato a versare la ritenuta (circolare 326/E del 1997, punto 3.2). Il capital gain. L esercizio dell azione di acquisto delle azioni è spesso preordinato alla successiva (se non immediata) cessione delle azioni. L operazione potrà generare una plusvalenza o una minusvalenza. In questi casi (azioni cedute derivanti da piani di stock option), secondo l articolo 68, comma 5, del Tuir il prezzo di acquisto sarà dato dalla somma fra il corrispettivo pagato per l opzione e il valore che ha contribuito alla formazione del reddito di lavoro dipendente. Inoltre, il costo d acquisto dovrà essere aumentato degli oneri accessori: spese notarili, commissioni di intermediazione, tassa sui contratti di Borsa e così via. Se l attività finanziaria (azioni acquistate) viene ceduta, la plusvalenza (capital gain) deve essere determinata come differenza Ira il corrispettivo percepito e il prezzo di acquisto. Per le partecipazioni non qualificate, la tassazione (a titolo definitivo) è al 12,50 per cento. ALESSANDRO ANTONELLI - LUCA POGGI IN UN ESEMPIO IL TEST DI CONVENIENZA Il piano azionario approvato da una società nel 2003 prevede i seguenti valori: prezzo dell offerta, 10 euro per ogni azione; numero di azioni offerte al dipendente Tizio, 1.000; scadenza, 15luglio. 2006; quindi, il dipendente potrà esercitare l opzione di assegnazione a un prezzo di 10 euro per ogni azione; valore di ciascuna azione all assegnazione, 15 euro. Il dipendente esercita l opzione. Questi gli effetti: valore delle azioni assegnate, euro; prezzo pagato per l acquisto, euro; fringe benefit (1 2), euro. Fino al 3 luglio2006, secondo l articolo 51, comma 2, lettera g)-bis, del Tuir il valore di euro non sarebbe soggetto a tassazione e contribuzione come reddito di lavoro dipendente, ma solo come capital gain (con imposta sostitutiva al 12,5%), nell ipotesi di cessione delle azioni. Con la cancellazione dell agevolazione, la differenza tra valore al momento dell assegnazione e corrispettivo pagato costituirà reddito di lavoro dipendente imponibile ai fini contributivi e fiscali. Così, sulla differenza di euro si applicheranno i contributi previdenziali in misura ordinaria e sull altra parte (al netto dei contributi a carico del dipendente) sarà effettuata la ritenuta lrpef con l aliquota marginale, oltre al prelievo di addizionali regionali e comunali. Avremo dunque la seguente situazione: imponibile contributivo, euro; contributi a carico del dipendente (9,89%), 494,50 euro; imponibile fiscale (1 2), 4.505,50 euro; lrpef ad aliquota marginale 43%, 1.937,36 euro; addizionali locali ad aliquota 1,1%, 49,56 euro; netto (3 4 5), 2.518,58 euro. Va inoltre tenuto in considerazione il confronto tra vecchio e nuovo regime: con il regime di stock option, il dipendente percepiva il fringe benefit al netto dell imposta sostitutiva (dovuta peraltro solo in caso di cessione), nell esempio (5.000*12,5%) = 4.375; con l attuale regime, lo stesso fringe benefit genera un importo netto pari a 2.518,58 euro. (Alessandro Mengozzi) Stock option, l appeal perde il 244%, MILANO. C è chi si è salvato appena in tempo, come il presidente della Tod s Diego Della Valle, il quale per soli quattro giorni si stima che sia riuscito a risparmiare imposte per circa 253 milioni. E solo da ieri l altro, infatti, che le assegnazioni di azioni sono sottoposte al regime fiscale ordinario non ÌÙ agevolato anche nel caso in cui derivino da programmi deliberati in passato. Della Valle si è dato da fare prima dell ora x ; l assegnazione, nel suo caso, si è verificata il 30 e - giugno, cioè a quattro giorni dall entrata in vigore della stretta. A fissare le nuove regole fiscali sulle stock option e la decorrenza delle stesse è stato il

4 decreto legge 223/06, la manovra d estate del Governo Prodi. Che da martedì 4 luglio (data di entrata in vigore del provvedimento) ha soppresso il vecchio regime agevolato per sostituirlo con le ordinarie regole impositive in materia di redditi di lavoro dipendente. La manovra non ha salvato dalla stretta i piani approvati dalle società negli scorsi anni e organizzati dunque sulla base del vecchio, più favorevole regime: tutte le assegnazioni di azioni (in pratica, l esercizio dell opzione) effettuate a partire dal 4 luglio anche quelle che derivano da programmi deliberati precedentemente sono sottoposte al regime ordinario delle ritenute in busta paga previste per amministratori e lavoratori dipendente. In pratica, da un giorno all altro la pretesa del Fisco è passata dal 12,5 al 43 per cento calcolato sulla differenza tra il valere delle azioni al momento dell offerta e il valore delle stesse azioni al- momento dell assegnazione In termini di Imposta l aumento è stato del 244 per cento, e a questo aggravio vanno poi aggiunti gli eventuali contributi dovuti all INPS nel caso in cui l assegnatario sia titolare di un rapporto di lavoro dipendente Della Valle è riuscito a scampare il pericolo. esercitando l opzione su un pacchetto di azioni che nel tempo gli ha garantito una plusvalenza di euro, il presidente della Tod s si è visto applicare un prelievo di poco più di 144mila euro. Se avesse tergiversato quattro giorni avrebbe invece dovuto versare quasi tre volte tanto. ALESSANDRO MENGOZZI - MARCO PERUZZI

5 2 Pensioni RIFORME A METÀ La pensione flessibile, una strada a ostacoli di EIsa Fornero Non c è migliore tutela per le pensioni dell equilibrio del sistema previdenziale. Ed è importante che il ministro del Welfare, Cesare Damiano, in più occasioni (l ultima nell intervista pubblicata ieri su La Stampa) abbia sottolineato che l obiettivo principale dei nuovi interventi sulle pensioni, previsti nella prossima legge finanziaria, deve essere proprio il mantenimento di quell equilibrio Un sistema equilibrato è, infatti, in grado di tutelare gli interessi dei lavoratori molto più di qualunque promessa politica. E non c è bisogno di meccanismi inventati ex novo, perché sono già stati, in buona misura, introdotti più di un decennio fa, quando, con la riforma del e l adozione del metodo contributivo, l Italia fece da battistrada in Europa nel campo degli interventi pensionistici. Paradossalmente, però, tale metodo non è mai giunto all applicazione concreta perché l approvazione della riforma poté realizzarsi, con il consenso delle parti sociali, soltanto al prezzo di una lunghissima posticipazione (dell ordine di decenni) della sua entrata in vigore; lo stesso, d altronde, è accaduto per gli altri elementi fondanti del nuovo sistema, come il cosiddetto pensionamento flessibile ossia la facoltà per il lavoratore di decidere il momento della propria collocazione a riposo, superando la rigida definizione di un età legale di pensionamento del quale tutti sembrano convinti assertori. Metodo contributivo e pensionamento flessibile sono, a ben vedere, due facce della stessa medaglia. Attribuire al singolo lavoratore la facoltà di scelta del momento del pensionamento in base a elementi personali e famigliari, che soltanto il lavoratore può conoscere è, infatti, buona cosa. La corretta applicazione di questo principio necessita tuttavia di alcuni requisiti fondamentali: un età minima di uscita, correlata a un vitalizio non troppo basso; l adozione di una formula, com è quella contributiva, che faccia crescere la pensione in modo da incentivare la permanenza al lavoro (al contrario delle pensioni di anzianità); la fissazione di un età massima, oltre la quale scoraggiare la permanenza al lavoro per facilitare il ricambio generazionale di manodopera nelle imprese. La riforma del 95 combinava tra loro questi requisiti stabilendo la fascia d età per la variazione attuarialmente equa della pensione, sulla base di quei coefficienti di trasformazione la cui revisione dovrebbe essere inclusa nel pacchetto autunnale (rinviarla sarebbe un errore). La rigidità della fascia ne costituisce peraltro un elemento di debolezza: se i 57 anni d età potevano considerarsi un minimo appropriato nel 95, oggi risultano troppo bassi, e ancor più lo saranno negli anni a venire con l allungamento della vita media. Non a caso i detrattori del metodo contributivo ricorrono a una sorta di pressione psicologica quando fanno riferimento ai bassi tassi di sostituzione (rapporto tra la prima pensione e l ultima retribuzione) che risulteranno dalla sua applicazione e li paragonano al rassicurante 80% dell ultima busta paga risultante dalla formula retributiva, Ciò che i detrattori non dicono è che quella certezza era ottenuta a prezzo di oneri impropri sulle generazioni future, mentre la formula contributiva svolge un importante ruolo segnaletico, mettendo in guardia il lavoratore dal rischio di uscire a un età troppo giovane con un vitalizio troppo basso. Nella prospettiva di tassi di sostituzione più elevati, anche il limite dei 65 anni per la variazione dei coefficienti di trasformazione è inadeguato. Anziché definire valori assoluti in un contesto demografico in continua evoluzione, sarebbe preferibile indicizzare gli estremi alle variazioni della longevità. La lunghezza del periodo di transizione e la mancanza di tale indicizzazione hanno di fatto compromesso il meccanismo del pensionamento flessibile e messo in dubbio la volontà politica di continuare sulla strada del metodo contributivo. Nel 2004, la riforma del Governo Berlusconi ha nuovamente modificato, in modo sostanziale ma con data di inizio nel 2008 le norme sul pensionamento. Con lo scopo, in sé buono, di aumentare l età media dì uscita e rendere più difficile il pensionamento di anzianità, si è mandato in soffitta il pensionamento flessibile, mediante l introduzione di una serie di vincoli e di differenziazioni (in particolare tra uomo e donna) scarsamente giustificabili in una logica di liberalizzazione. Il cerchio si è chiuso con la riaffermazione del primato della politica in una sfera, quella relativa al momento di uscita dall attività di lavoro, nella quale i singoli dovrebbero invece avere, al tempo stesso, maggiore libertà e maggiore responsabilità Compito dell attuale Governo nel prossimo appuntamento autunnale con la previdenza non potrà essere. solo quello di attenuare il cosiddetto scalone, ossia la differenza di trattamento tra chi può andare in pensione nel 2007 e chi è invece costretto ad aspettare il Ancora più importante sarà la piena attuazione del metodo contributivo, anche nel pensionamento flessibile. Sarà così possibile riprendere la buona strada iniziata undici anni fa e ribadire il principio di libertà di scelta e il rifiuto di soluzioni basate sul debito pubblico. EIsa Fornero

6 PROFESSIONI E PREVIDENZA (questo articolo anche se tratta di un argomento che non ci tocca direttamente, ha però nel suo complesso temi che possono essere affini ai nostri) Quel debito che pesa sulle nuove generazioni di EIsa Fornero L obiettivo della sostenibilità dovrebbe essere la pietra angolare di ogni sistema previdenziale. E se questo è vero per le pensioni pubbliche, dovrebbe essere ancor più vero per le casse professionali e privatizzate, casse che devono trovare al loro interno strategie, strumenti e risorse per garantire il futuro dei loro iscritti.,, In questa prospettiva i dati. sulle casse previdenziali dei liberi professionisti, raccolti anche quest anno dal Sole-24 Ore, rivelano certamente alcuni aspetti positivi, ma ne lasciano trasparire altri, decisamente negativi, ben più rilevanti per un giudizio complessivo sul loro stato di salute. Gli aspetti positivi riguardano il presente: guardando ai parametri economico-demografici, sia il tasso di copertura, ossia il rapporto tra le entrate per contributi e le uscite per pensioni, sia il rapporto tra il numero dei contribuenti e quello dei beneficiari, pur presentando una certa variabilità tra casa e cassa, mostrano tutti valori da fare invidia alla previdenza pubblica, da quella dei lavoratori dipendenti, pubblici e privati,a quella, ben più disastrata, dei lavoratori autonomi. Trarne motivo di compiacimento sarebbe però miope. È vero che si tratta di dati parziali (manca, per esempio, proprio la cassa dei giornalisti) e limitati nel tempo, ma fanno emergere comunque evidenti elementi di preoccupazione. In primo luogo un sistema previdenziale basato sulla ripartizione ossia sull utilizzo dei contributi di un anno per il pagamento delle prestazioni dello stesso anno, con soltanto una modesta accumulazione di riserve lega le generazioni presenti (giovani e anziane) alle generazioni future e si proietta quindi su un arco temporale di decenni anziché di anni, o anche di pochi lustri. In questa prospettiva i buoni rapporti che quasi tutte le casse esaminate presentano sono indicativi della giovinezza delle gestioni più che non di uno schema pensionistico lungimirante e ben disegnato. E naturale infatti che in un attività relativamente nuova vi siano molti lavoratori attivi e pochi pensionati e anche se il disegno previdenziale della cassa fosse insostenibile, cioè promettesse pensioni sistematicamente superiori al loro equivalente attuariale, essa presenterebbe pur sempre cospicui avanzi di gestione. Non mostrerebbe invece il sottostante debito nei fronti delle generazioni future, destinate ad aumentare con il maturare della professione della relativa gestione. In secondo luogo, quello che i dati non rivelano è l inadeguatezza del disegno pensionistico delle Casse. Tale inadeguatezza discende da due difetti di fondo. Il Primo, rimediabile è tipico delle Casse di vecchia generazione privatizzate nel 1993, e discende da formule retributive di calcolo della pensione, non compatibili con l equilibrio finanziario di lungo termine della gestione Il rimedio in verità già adottato da qualche Cassa, ma ancora avversato da molte consiste nel passaggio al metodo contributivo, in analogia con quanto stabilito, con la riforma del 1995, sia per le nuove Casse, sia per il sistema pensionistico pubblico. Se le pensione riflettono adeguatamente la dinamica interna della massa contributiva della Cassa si evitano, da un lato, fenomeni di evasione e sottodichiarazioni dei redditi; dall altro, la formazione di disavanzi. Ma anche quando al metodo contributivo fosse adottato (volontariamente o via intervento legislativo) da tutte le Casse, resterebbe pur sempre il secondo difetto. Questo consiste nella insufficiente diversificazione del rischio relativo al risparmio previdenziale: anche con gestioni in infatti, lo schema pensionistico fa dipendere le prestazioni dalla sola dinamica della categoria (ossia dal numero e dai redditi dei lavoratori che vi appartengono). In altre parole, mentre la pensione di un metalmeccanico o di un dipendente pubblico, essendo ancorata al prodotto interno lordo, dipende dalla dinamica complessiva dell economia, quella di uno psicologo o di un consulente del lavoro dipende, oltre che dai contributi versati, dalla dinamica specifica della categoria. Le categorie professionali però hanno vicende al- e teme: qualcuna cresce, qualcuna scompare e nessuna è, in ogni caso, in grado di crescere sistematicamente più della media dell economia. Il rimedio a questo difetto è di aumentare le riserve; di cercare accorpamenti con altre Casse come si ipotizza per l Inps e l Inpadp, in modo da allargare la platea di riferimento; o di passare alla capitalizzazione. La risposta delle Casse, senza che, nel loro complesso, abbiano fatto molto per correggere i propri difetti congeniti ma forti in apparenza dei loro avanzi di breve periodo, è invece di proporsi come raccoglitrici anche delle risorse da destinare alla previdenza complementare. L autorizzazione a gestire il fondo pensione della categoria dovrebbe però essere concessa soltanto a patto che la Cassa abbia prima posto in atto tutte le misure necessarie per assicurare sostenibilità di lungo termine alla previdenza obbligatoria della categoria stessa. Tale misura sarebbe utile non soltanto agli iscritti alla Cassa, i quali vedrebbero meglio tutelati i loro interessi pensionistici, ma anche ai contribuenti in generale, dato che la storia del nostro Paese è ricca,

7 purtroppo anche in campo previdenziale, di episodi di privatizzazione degli utili e di collettivizzazione delle perdite. E facile anticipare le reazioni negative a questa proposta, ma dovrebbero essere gli stessi iscritti, e in particolare quelli più giovani, sui quali maggiormente peserà l onere del debito pensionistico, a sostenere che la gestione del fondo pensione non possa essere fatta dalle stesse organizzazioni che, in altra veste, non sembrano avere grande considerazione del loro futuro. Elsa Foriero Norme e tributi Previdenza. La corsa delle anzianità sulle pensioni doppio rischio ALLERTA DEI SINDACATI L esodo colpirà il settore pubblico e quello privato La fuga dall impiego è determinata dall incertezza sul futuro ROMA Il rischio riforma non spaventa solo i lavoratori pubblici ma anche quelli privati. È quanto afferma Pier Paolo Baretta, segretario generale aggiunto della Cisl, commentando l inchiesta del «Sole-24 Ore» di ieri sul vertiginoso aumento delle richieste all Inpdap di pensionamento per anzianità. «Una tendenza comprensibile a cautelarsi», spiega Baretta, generata dal «continuo dibattito sul fronte pensionistico, con un susseguirsi di annunci, indiscrezioni, rumors». Per quanto riguarda la sostenibilità della spesa,il sindacalista conferma il suo no «a modificare il calcolo pensionistico attraverso la revisione dei coefficienti, perché le pensioni non possono essere ulteriormente tagliate». Secondo Baretta, l innalzamento dell età media pensionabile è possibile solo su base volontaria; è necessario inoltre «approfittare del cuneo fiscale per stabilizzare l occupazione a tempo indeterminato, soprattutto quella giovanile». Anche per il segretario confederale Uil, Antonio Foccillo, non è opportuno innalzare l età pensionabile, visto che «l età media della pubblica amministrazione è già molto alta». Bisogna invece lasciare decidere «al lavoratore quando andare in pensione usufruendo di incentivi>. Il segnale di fuga dei dipendenti pubblici è preoccupante anche se non nuovo, spiega Beniamino Lapadula: il responsabile economico della Cgil si dice contrario a «interventi sulle pensioni per fare cassa, piuttosto serve un rafforzamento strutturale della riforma Dini finalizzato a un invecchiamento attivo>). Il modello indicato dal sindacalista è quello dei Paesi del Nord Europa, «dove si stanno applicando forme flessibili di pensionamento, come il part time. Inoltre, bisogna pensare anche a interventi di tipo formativo sugli over 45». Per quanto riguarda l Inps, la prima nota di variazione del preventivo 2006 indica in le pensioni di anzianità attese, con un aumento del 48,9% rispetto al 2005 nonostante sia ancora in vigore il superbonus, che decadrà il 31 dicembre Ben assegni interesseranno il lavoro dipendente. Quanto agli autonomi, i pensionamenti d anzianità previsti sono , in linea con quelli dell anno scorso, di cui per i coloni e i mezzadri, per gli artigiani, 23 mila circa per i commercianti. I CONTI IN TASCA Previdenza, come si usa il comparto di Marco Liera L adeguamento dei coefficienti di trasformazione delle pensioni nel sistema contributivo ridurrà ulteriormente le rendite attese dal primo pilastro, e i questo indurrà i lavoratori avveduti ad accumulare risparmi previdenziali ancora più sostanziosi nei fondi pensione. Le mosse possibili per chi ha già aderito a una forma di previdenza integrativa sono due: o aumentare il versamento, o ottenere un rendimento più alto. Posto che la prima opzione ha dei limiti nella capacità di risparmio dei singoli lavoratori, e nei margini di deducibilità fiscale, vediamo come perseguire la seconda strada. Puntare a un rendimento più alto significa essere disposti a prendere maggiori rischi, e quindi è una facoltà concessa solamente a chi è disposto a subire perdite anche su orizzonti di qualche anno, in cambio di una redditività maggiore sul lungo periodo.

8 Alcuni fra i principali fondi pensione offrono la possibilità di puntare a rendimenti più alti a lavoratori ancora lontani dal pensionamento, consentendo di destinare i risparmi previdenziali a comparti di investimento caratterizzati da diversi profilo di rischio. L opzione multicomparto è quella che è stata prospettata al lettore della provincia di Padova, perché prevista dal suo fondo di categoria, il Cometa. Il lettore, 40 anni di età, appare molto incerto. sull adesione al fondo, e sulla scelta del comparto perché iscrivendosi. a Cometa rinuncerà alla disponibilità del Tfr maturando. Intuisce anche che se dovesse scegliere il comparto più prudente, Monetario Plus, potrebbe ottenere un rendimento inferiore a quello del Tfr, anche se l obiettivo dichiarato per questa linea di gestione è quello di generare un ritorno comparabile a quello della liquidazione. Il lettore pensa di risolvere questo problema riservandosi la possibilità di cambiare cavallo di tanto in tanto, cioè di spostare il suo montante previdenziale tra i vari comparti a seconda delle sue attese sui mercati. In quest ottica, Monetario Plus servirebbe solamente per i parcheggi temporanei. Il fatto è che nessuno è in grado di indovinare quale sia il momento più adatto per scegliere comparti a maggio r contenuto azionario e viceversa i vari comparti dovrebbero essere utilizzati a seconda dell orizzonte temporale di accumulazione rimanente, in modo abbastanza programmato. Quindi stare sui comparti più aggressivi va bene da giovani, ma è molto meno indicato quando mancano pochi anni alla pensione. RIDIMENSIONATA LACOMMISSIONE Nucleo spesa previdenziale Geroldi nuovo presidente Il giro di vite sul Nucleo di valutazione della spesa previdenziale è arrivato. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano di concerto, con il collega dell Economia Tommaso Padoa-Schioppa, ha disposto la riduzione dei componenti dell organismo tecnico da 20 a 12, e ha nominato il professor Giovanni Geroldi nuovo presidente. L intervento, deciso in attuazione alle misure taglia-commissioni della manovra-bis, arriva pochi giorni dopo le critiche sollevate da diversi esponenti politici e sindacali sull ultimo atto del vecchio Nucleo: l approvazione dei nuovi coefficienti di trasformazione, in dispensabili per il calcolo, insieme con il montante contributivo delle future pensioni. A capo del Nucleo che ha approvato i coefficienti c era l ex sottosegretario al Lavoro Alberto Brambilla, che resta nell organismo al fianco di esperti previdenziali, economisti e tecnici scelti in rappresentanza del ministero dell Economia, del Lavoro e della Ragioneria generale dello Stato. «Vorrei recuperare entro l autunno, se possibile, l obiettivo primario del Nucleo - spiega Giovanni Geroldi, 59 anni, economista, uno degli autori della riforma Dini - vale a dire la pubblicazione del Rapporto annuale con gli andamenti della spesa previdenziale di breve, medio e lungo periodo». Geroni dà anche un giudizio positivo sui nuovi componenti: Prevalgono le competenze economiche - spiega- e la squadra ora è molto più compatta. Già i primi di settembre riunirò il Nucleo per una ricognizione sull agenda dei lavori». DOPO LA REVISIONE DEI COEFFICIENTI Il Lavoro: sulle pensioni si decide in concertazione Sulle pensioni nessun automatismo dopo il via libera ai nuovi coefficienti di trasformazione. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Cesare Damiano a margine della conferenza stampa sull indulto: «Il vecchio Nucleo di valutazione della spesa previdenziale ha affermato il Ministro ha compiuto il suo lavoro, ma non ci sarà nessuna trasposizione automatica delle modifiche dei coefficienti di trasformazione». Damiano, che lunedì ha ridotto da 20 a 13 il numero dei componenti del Nucleo, sostituendo alla presidenza Giovanni Geroldi all ex sottosegretario leghista Alberto l3rambilla, ha chiarito che sarà invece il tavolo di concertazione sulle pensioni a prendere le «opportune decisioni»: «Qualsiasi modifica ha detto va fatta insieme con le parti sociali, considerando sempre che il sistema ha bisogno di un adeguamento dal momento che si vive più a lungo». Il «vecchio» Nucleo a fine luglio aveva approvato i nuovi coefficienti di trasformazione,validi per il calcolo di montante contributivo e pensioni future (con effetto dal 2013). Il ricalcolo vale per chi andrà in pensione nei prossimi anni non con il metodo contributivo, ma con il cosiddetto «sistema misto» (dunque coloro che nel 1998 avevano meno di 18 anni di contributi). La riduzione prevista dal Nucleo, variava tra il 6per cento e l 8 per cento a seconda dell età in cui si esce dal lavoro verso la pensione di anzianità (più

9 basso il taglio se si esce prima perchè il coefficiente di trasformazione di partenza è inferiore, più alto aumentando l età del ritiro). In sostanza, il taglio si traduceva in un minore montante pensionistico. E a chi gli ha chiesto se il cambio di presidenza del Nucleo dipendesse dallo spoil system, Damiano ha risposto: «E nella normale disponibilità del ministro cambiare il presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale. Il nuovo presidente Geroldi ha tutte le caratteristiche per ricoprire questo ruolo». o Pensioni. Per la Cisl si deve discutere anche del rilancio delle forme integrative Apertura Cgil «Parliamo di età pensionabile» TAVOLO PREVIDENZIALE Piccinini: «Apriamo un confronto che riguardi il complesso del sistema, per noi inaccettabile il gradone per il 2008» Serena Danna ROMA Partono le prove di riforma del sistema pensionistico: la Cgil apre al confronto sulla possibilità di innalzare l età pensionabile e, insieme a Cisl e Uil,dettale sue condizioni in vista del tavolo di settembre La scintilla al dialogo è stata offerta ieri dal ministro del Lavoro Cesare Damiano: in cima alla scala delle priorità per l esponente di governo c è, come ha spiegato in un intervista al «Messaggero», la correzione dello «scalone» introdotto dal suo predecessore Roberto Maroni e la reintroduzione del principio di flessibilità; il tutto, avverte il ministro, «0vviamente da discutere con le parti sociali». La «stella polare», come l ha definita Damiano, rimane sempre la riforma Dini, i cui requisiti minimi di età anagrafica (57 anni) e contributiva (35 anni) «vanno considérati in rapporto all innalzamento della vita delle persone». L apertura dei sindacati a un confronto sull età pensionabile poggia su due condizioni fondamentali: non toccare i coefficienti di trasformazione e la libertà di scelta del lavoratore. Dalle stanze di Corso d Italia, il segretario confederale Morena Piccinini ha. dichiarato che il nodo delì età pensionabile deve essere affrontato nell ambito di una più ampia discussione sull andamento del sistema previdenziale, dal quale bisogna cancellare l «inaccettabile scalone» del 2008 della riforma Maroni e introdurre una maggiore flessibilità: «All interno di un tavolo vero e ampio di confronto ha dichiarato ci sta l affrontare anche il capitolo dell età pensionabile».d accordo anche il responsabile economia della Cgil, Beniamino Lapadula, che individua due parole d ordine sul tema pensioni: concertazione e flessibilità delle scelte. Rispetto all ipotesi di eliminazione dello scalone, Lapadula ha affermato che la sua «cancellazione pura e semplice» comporterebbe un aumento degli oneri e per questo bisogna individuare il modo «più intelligente per superano», ragionando in termini di incentivi e di flessibilità. La possibilità di una modifica dei requisiti anagrafici è una strada percorribile anche per il segretario aggiunto della Cisl, Pier Paolo Baretta, a patto che «non ci sia nessun ritocco ai coefficienti, che sia il lavoratore a decidere e che parta subito la previdenza complementare». Solo con queste premesse, secondo il numero due di via Po, si può avviare il negoziato. Baretta individua nell intenzione del ministro una «soluzione di struttura» che consentirà di chiudere il capitolo previdenza e, allo stesso tempo, di «risolvere» il problema sul versante della spesa Proprio sull argomento spesa pubblica, però, il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, avverte Damiano: «Non si può e non si deve fare cassa con il sistema previdenziale». Come la Cisl, anche il sindacato guidato da Luigi Angeletti è favorevole a discutere di innalzamento dell età «solo a base volontaria», lasciando dunque la libertà ai lavoratori di decidere quando andare in pensione. Favorevole all abolizione dello «scalone», Proietti ha espresso perplessità sui «continui annunci di riforme che finiscono solo per creare allarme» e ha ribadito l opposizione a interventi sui coefficienti: «Le pensioni so- no già basse ha osservato non possiamo rischiare che diventino insostenibili».

10 Previdenza..Fissato il coefficiente per la rivalutazione da gennaio Cresce la pensione contributiva Dieci anni di tassi di rivalutazione Annodi riferimento Annodi rivalutazione del Misura del coefficente del contributo montante contributivo * dl rivalutazione , , , , , , , , , , * per l anno precedente Giuseppe Rodà Fissato il nuovo tasso di capitalizzazione per la rivalutazione dei montanti contributivi. Il ministero del Lavoro, con la nota 24/IV/ del 17 luglio, ha comunicato la misura -1,O35386 per effetto del tasso medio annuo composto di variazione del prodotto interno lordo nominale (cioè compresa l inflazione), che nei cinque anni precedenti il 2006 risultato pari a 0, Il tasso riguarda le pensioni da liquidare nel Lo rende noto l Inps, con il messaggio del 22 agosto. il tasso vale per la liquidazione della pensione o del supplemento con il sistema di calcolo contributivo introdotto dalla legge 335/95 (riforma Dini). Questa pensione si determina, infatti, moltiplicando il montante contributivo individuale (cioè l accantonamento dei contributi annuali con la rivalutazione) per il coefficiente di trasformazione stabilito in relazione all età di pensionamento (età flessibile da 7 anni). ll sistema di calcolo contributivo vale: * per i nuovi assunti dal 1 gennaio 1996, sprovvisti di contributi riferiti a periodi precedenti (il calcolo è solo contributivo) * per chi è in possesso, al 31 dicembre 1995, dimeno di 18 anni di contributi (sistema di calcolo misto: una quota di pensione liquidata con il retributivo relativamente ai contributi maturati fino al 31 dicembre 1995 e un altra liquidata con il contributivo per i contributi acquisiti dal gennaio1996). Per chi è in possesso, al 31 dicembre 1995, di almeno 18 anni di contributi, infatti, la pensione viene liquidata interamente con il sistema retributivo. Nel caso, però, di un anzianità contributiva inferiore a 18 anni al 31dicembre1995, il calcolo può essere tutto contributivo, se gli interessati esercitano l opzione per questo sistema di calcolo. Per l opzione sono previsti inoltre 15 anni di contributi, di cui almeno cinque nel sistema contributivo, decollato dal 1 gennaio 1996

11 DAMIANO: PIU DIALOGO Niente anticipo per le nuove regole sul Tfr ROMA Per ora il trasferimento del Tfr ai fondi pensione, non potrà partire in quanto «ci sono aspetti che vanno approfonditi e rivisti». Lo ha detto il ministro del Lavoro Cesare Damiano tracciando un bilancio dei suoi primi due mesi di incarico. «E mio intendimento - ha spiegato - far conoscere alle 23 parti sociali che hanno sottoscritto l intesa sulla previdenza integrativa e sull uso del Tfr con il precedente ministro, l accordo stipulato con l ABI sul fondo di garanzia. E un accordo sconosciuto alle parti sociali, ma in tempi brevmsimi lo invierò». Damiano ha detto che dovrà fare «quello che finora non è stato fatto»in materia di previdenza ma, ha precisato, che non è in discussione l impostazione definita dal precedente governo: «Non ho furie iconoclaste - ha detto - e manterrò l impianto Maroni. Se una cosa serve ed è buona io la mantengo». Parlando più in generale di pensioni, Damiano ha ribadito la necessità di tornare allo spirito della legge Dini: «Quando parliamo di pensioni, parliamo di un argomento estremamente complesso. Secondo me dovremo individuare una tecnica generale che riporta alla legge Dini e alla graduale flessibilità nella scelta. Si dovranno stabilire piafond minimi anagrafici e contributivi e, partendo da questo, restituire ai lavoratori la possibilità di scegliere autonomamente di andare in pensione». Il ministro ha poi fatto un quadro degli interventi normativi a cui sta lavorando, Al primo posto c è «la lotta al lavoro precario» con incentivi che premiano chi assume stabilmente e con l aumento dei contributi per il lavoro a tempo determinato: «Vogliano scoraggiare - ha detto - la concorrenza da costo e incoraggiare la buona flessibilità. Damiano ha parlato anche di uno stanziamento di 30 milioni per l occupazione nella regione Campania, un accordo con il governatore Loiero per la stabilizzazione in Calabria di lavoratori socialmente utili entro il 2007 e uno in Puglia con il governatore Vendola per un accordo di programma nel brindisino. Ma soprattutto l avvio del suo incarico ministeriale è stato caratterizzato dalla concertazione: 41 parti sociali sono state incontrate in meno di due mesi e entro l autunno saranno avviati tavoli sulla politica dei redditi, su welfare e pensioni, sulla cabina di regia nel settore trasporti, sulla verifica delle norme per il lavoro dei disabili e sul lavoro nero. (r.r.) Previdenza Annuncio del Ministro: teme bocciatura Ue Damiano: «integrativa»e Tfr, da rivedere l intesa con l Abi LA RIFORMA IN ARRIVO - I nodi principali restano l innalzamento dell età pensionabile e l anticipo al 2007, al centro della trattativa con i sindacati Marco Rogari ROMA Il Governo punta a modificare anche la riforma della previdenza complementare. Nel mirino è la questione del meccanismo per garantire le compensazioni alle imprese per la perdita del Tfr e, in particolare. l intesa siglata dal Governo Berlusconi con l Abi per attivare il fondo di garanzia per l accesso agevolato al credito. Ad annunciarlo è il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, nello stesso giorno in cui a Palazzo Chigi,nel vertice di governo convocato da Romano Prodi cominciano ad essere abbozzate le linee guida dell intervento sulle pensioni obbligatorie, che dovrà scattare con la Finanziaria L intesa sul fondo di garanzia era stata disdetta tecnicamente, a causa del posticipo della riforma del Tfr al 2008, all inizio dell anno dall Abi. Che poi, nelle scorse settimane, l ha resa nuovamente operativa. Ma per Damiano occorre cambiare stia- da. «L accordo sul fondo di garanzia andrà rifatto in modo condiviso dal Tesoro e dall Unione europea». il ministro ricorda che l attuale fisionomia del fondo dl garanzia potrebbe configurare. «gli aiuti di Stato» su cui scatterebbe lo stop della Ue. Il congelamento dell intesa con l Abi rende inattuabile; almeno per il momento, la riforma del Tfr. Che, secondo la tabella di marcia fissata dal Governo Berlusconi, dovrebbe entrare in vigore nel 2008, ma che per i sindacati (e per Damiano) dovrebbe essere anticipata al 2007.

12 La questione verrà affrontata con le parti sociali, al tavolo tecnico sul Welfare insieme a quella dei ritocchi da apportare alle pensioni obbligatorie. Intervenendo a Radio24, Damiano ribadisce che sulle pensioni non ci sarà alcuna riforma né controriforma, ma solo aggiustamenti. E ripete anche che la proposta dì revisione dei coefficienti di trasformazione elaborati della spesa previdenziale, verrà adottata «a scatola chiusa». Quanto agli eventuali correttivi, Damiano si limita a dire che i cambiamenti da adottare dovranno essere individuati «con il massimo del consenso» e che la logica da seguire è una sola: «Il sistema deve restare in equilibrio, adesso e per le generazioni future». In attesa di confrontarsi con le parti sociali, il Governo sta già ipotizzando qualche intervento, di cui si è cominciato a discutere anche nel vertice di ieri a Palazzo Chigi insieme all esame di dossier dell Inps e della Ragioneria generale dello Stato, contenenti una sorta di menù di opzioni. Il Governo punta ad abolire lo scalone della legge Berlusconi percorrendo la via del ritardo volontario del pensionamento (con penalizzazioni per chi ricorre all uscita anticipata), partendo comunque da e un innalzamento dell età minima rispetto alla soglia della Dini (57 anni + 35 di contributi). Ed è proprio sull individuazione dell età minima di partenza (58 o 59 anni), oltre che sull anticipo delle nuove regole al 2007, che si giocherà la partita con i sindacati. Cesare Damiano, ministro del Lavoro Pensioni, l età sarà innalzata COMPLEMENTARE AL PAOLO - Allo stato attuale la riforma del Tfr non può essere anticipata come chiedono i sindacati Marco Rogari ROMA «Bisogna restituire ai lavoratori la possibilità di decidere quando andare in pensione» attraverso un meccanismo flessibile. Ma, allo stesso tempo, occorre «stabilire un plafond minimo, dal punto di vista anagrafico e contributivo» che tenga conto dell allungamento dell aspettativa di vita. Con queste parole, il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, di fatto conférma l intenzione di alzare e l età minima di pensionamento seppure tornando sul solco della legge Pini. Un operazione comunque da concertare con le parti sociali. Che potrebbero essere chiamate anche a riscrivere, almeno parzialmente, le nuove regole sulla previdenza complementare. Anche perché, allo stato attuale, la riforma del Tfr non può essere anticipata al 2007, come invece chiedono i sindacati e il Vice ministro Sergio D Antoni. Damiano lo. dice a chiare lettere: «Per poter partire bisogna avere tutto in regola. E al momento non abbiamo tutto in regola». A rendere impossibile l eventuale anticipo è l accordo siglato con l Abi dal Governo Berlusconi sui fondo di garanzia, necessario ad assicurare il credito agevolato per le imprese. Un intesa che comporterebbe un costo per il Tesoro (la copertura del fondo è pubblica ) e che rischierebbe di finire nel mirino della Ue perché si potrebbe configurare un aiuto di Stato. Tra l altro, secondo alcune voci, nell intesa sarebbero già indicate alcune banche incaricate di gestire l operazione. Damiano, nel corso di una conferenza stampa sui primi 70 giorni di attività del dicastero, non si sbilancia, ma lascia intendere che qualcosa non quadra : «E mio intendimento far conoscere in tempi brevissimi alle 23 parti sociali che hanno sottoscritto l intesa sull uso del Tfr con il precedente ministro l accordo stipulato con l Abi sul fondo di garanzia, che è ancora sconosciuto. Damiano sottolinea che l accordo targato Governo Berlusconi per diventare operativo «deve essere firmato dai ministri attuali, - del Lavoro e del Tesoro. E deve avere anche il disco verde dell Ue». E aggiunge: «Dovrò fare quello che finora non è stato fatto». Ma tiene a precisare che non è in discussione l impianto della riforma. Quanto al tavolo Governo- parti sociali sul Welfare, nel quale vérranno discusse le misure previdenziali da inserire nella Finanziaria, Damiano conferma l intenzione di abolire lo scalone e di tornare alla filosofia della riforma Dini attuando «il principio della flessibilità», In altre parole, dovrà essere fissata una soglia minima di accesso alla pensione, consentendo al lavoratore di decidere (fino al requisito di vecchiaia) quando uscire : chi opterà per la pensione anticipata avrà un assegno risicato (penalizzazione); chi uscirà più tardi usufruirà di un trattamento più ricco ( incentivi ). Il tutto, ricorda Damiano, si dovrà conciliare con la necessità di garantire l equilibrio del sistema pensionistico nel medio-lungo periodo e tenendo conto dell allungamento dell età di vita. Tradotto: l attuale età minima di pensionamento fissata dalla Dini ( anni più 5 di contributi) dovrà essere alzata. Damiano ripete poi che i poteri della Covip devono resta- re immutati e, per quanto riguarda il mercato del lavoro, sottolinea che «il nostro tratto è quello di far tornare al centro i percorsi di stabilizzazione del lavoro».

13 Conti da rifare/ Addio agevolazioni Esodo, piani scompaginati - Maggiori oneri per i datori se gli incentivi sono pattuiti al netto Sparisce! aliquota valida per il Tfr scontata del 50% Le somme erogate ai lavoratori per incentivarne L esodo volontario dall azienda sono tassabili ad aliquota piena indipendentemente dall età del lavoratore. Con l abrogazione del comma 4-bis dell articolo 19 del Tuir, in base al decreto legge relativo alla. manovra bis Di viene infatti meno la tassazione agevolata delle somme erogate alfine di incentivare l esodo di lavoratori, di età superiore a 50 anni per le donne, 55 per gli uomini. Fino a lunedì, si applicava l aliquota ridotta del 50% rispetto, a quella utilizzata per la tassazione del Tfr. Era necessario che la cessazione anticipata del rapporto fosse concordata e che fossero offerte al dipendente maggiori somme rispetto i quanto spettante per effetto dileggi o contratti. Da martedì, con l entrata in vigore del decreto legge, vale la tassazione ad aliquota ordinaria. La tematica è stata più volte affrontata, dalla dottrina, dalla prassi e dalla giurisprudenza L Inps, nel confermare l esenzione contributiva delle somme erogate come incentivo, ricomprende, oltre alle somme corrisposte nei casi di prepensionamento quelle erogate in caso di cessazione anticipata del rapporto di lavoro a tempo indeterminato laddove la disciplina contrattuale o legale ponga al datore di lavoro limitazioni al potere di recesso individuale e, quindi, nelle ipotesi di rapporti di lavoro assistiti dal regime di stabilità, secondo la legge 604/1966. Assumono la stessa natura le somme erogate per cessazione del rapporto di lavoro a termine prima della scadenza e quelle corrisposte per riduzione di personale attraverso licenziamenti collettivi Sono altresì ricomprese le indennità per favorire l esodo del personale in esubero del settore creditizio (articolo 59, comma 3, della legge 449/97) e, come chiarito dall agenzia delle Entrate con la risoluzione 17/E/2003, gli assegni periodici corrisposti in via straordinaria per il sostegno del reddito del lavoratore che abbia risolto prima del termine il rapporto di lavoro, avvalendosi di un provvedimento di esodo anticipato (articolo 26, comma 23, legge 44/98). Secondo il ministero delle Finanze (circolare 326/1997) per il diritto all agevolazione era necessario che l offerta fosse rivolta alla generalità? a categorie omogenee di lavoratori, circostanza questa più volte smentita dalla Corte di cassazione che ha, invece, sottolineato come la nonna non ponesse condizione alcuna se non l età dei lavoratori. Anche quest ultimo requisito è stato, però, oggetto di censura da parte della Corte di giustizia Ue con la sentenza del 21luglio 2005 nella causa C-207/04. La direttiva 76/207, sulla parità di trattamento fra gli uomini e le donne quanto alle condizioni di lavoro, secondo la Corte, «osta a una norma che consente, a titolo di incentivo all esodo, il beneficio della tassazione con aliquota ridotta» abbia come presupposto l età, 50 anni per le donne e 55 ami per gli uomini. La norma censurata è, ora, abrogata con effetto immediato dal decreto e legge 223/06 e ciò pone problemi di non facile soluzione per i datori di lavoro che stavano trattando o avevano già concordato piani di incentivi all esodo. Infatti, ne aumenta sensibilmente il costo quando destinatari dell accordo fossero lavoratori con i - requisiti d età, Peraltro, il maggior onere potrebbe ricadere sul lavoratore se l accordo è espressamente riferito a un importo da ero gare al lordo delle imposte, o sul datore di lavoro quando, come spesso accade, l accordo è volto a garantire una somma netta da qualsiasi trattenuta. Ancor più il problema si pone nel settore bancario, per tutti quei lavoratori destinatari degli assegni periodici che l Inps eroga a fronte della provvista fondi da parte del datore di lavoro, quale forma di prestazione straordinaria per il sostegno al reddito del lavoratore che ha consensualmente aderito all esodo anticipato. MARIA ROSA GHEIDO

14 IL FUTURO DELLA PREVIDENZA Fare i conti con il 60% dello stipendio Contro il taglio, aumento dell età della pensione e spinta a fondi pensione e polizze Una riduzione della - pensione pubblica che oscilla dal 638% all 8,41%, ma solo per la parte a capitalizzazione della posizione di chi si uova nel regime misto (meno di 18 anni di contributi nel 95) e che si applicherà a partire da quando andrà in pensione, dal 2013 in poi. Pur con un impatto molto limitato, non é certo una buona notizia questa indicazione del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale che invita a rivedere i coefficienti di trasformazione (quelli che dividono il montante accumulato per gli anni di stima di vita dopo la quiescenza). Anche se è un atto previsto dalla riforma Dini e del tutto scontato, visto l allungamento delle aspettative di vita di circa 2 anni e mezzo negli ultimi dieci anni. Le stime e le tabelle previsionali lnps55, chiamate a sostituire la Rgs dicono che un uomo di 50 anni, ad oggi e fino a12010, può stimare di avere davanti a sé ancora 35,4 anni di vita, che salgono a 36,36 nel 2015 e a 37,31 dal 2025 in poi: è dunque presumibile che nei prossimi decenni i numeri imporranno altre proposte come queste, per garantire la stabilità del sistema previdenziale. Anche se, a maggior ragione perché il governo attuale non sembra un granché intenzionato ad adottare i nuovi coefficienti: Non sarà un adozione a scatola chiusa, ma l indicazione sarà oggetto di una valutazione politica ha detto il ministro del Lavoro Cesare Damiano qualche giorno fa a Radio 24. Ancor più netti i sindacati, con il segretario generale aggiunto della Cisl, Pierpaolo Baretta, contrario alla revisione dei coefficienti, causa la riduzione di potere d acquisto patita negli ultimi anni dalle pensioni. Più facile che si scelga la strada dell aumento dell età in cui andare in pensione; ma sarà la mediazione politica a decidere È questo un assaggio delle polemiche che accompagnano. ritardandolo, un processò che nel lungo termine appare del tutto inevitabile, riservando alle generazioni che oggi hanno meno di 40 anni calcolate secondo parametri più bassi rispetto a quelle di chi oggi di anni ne ha più di 55 anni. Quali contromisure adottare? Le leve sono rappresentate dall innalzamento dell età pensionistica e dalla previdenza integrativa Si stima che un 25enne appena entrato ne] mondo de] lavoro, che guadagna 25rnila euro l anno, potrà andare in pensione a 62 anni dopo 37 anni di lavoro con euro (62% di copertura) che lavorando un anno in più sale a ; restando al lavoro ancora un anno riesce a raggiungere il 64% di tasso di copertura, con una pensione di Dunque per ogni revisione dei coefficienti si prospetta un anno di lavoro in più. Dal canto suo la previdenza integrativa sta definendo i dettagli della sua operatività, in vista dell entrata in vigore della riforma nel 2008 (anche se ci continua a spingere verso un anticipo al 2007). La storia ormai decennale dei fondi negoziali riferisce di rendimenti ragguardevoli, pronti a tradursi in rendita per i lavoratori dipendenti che versano cifre adeguate alle necessità (vedi tabelle in basso); mentre per autonomi e professionisti la maggior trasparenza imposta dalla circolare lsvap 551 sulle polizze previdenziali sgombra il campo dai costi in passato eccessivi di questi strumenti. «Servono entrambe le contromisure dice Mauro Marè, presidente di Mefop l organismo che promuove lo sviluppo dei fondi pensione non si può depotenziare un fattore sovraccaricando l altro, La vera svolta la può dare un imponente campagna di informazione che illustri al grande pubblico i dati sulla situazione e le potenzialità della previdenza integrativa. Per compiere quelle scelte più opportune e mantenere un adeguato tenore di vita» Marco Io Conte

15 L ADEGUAMENTO / PARLA BRAMBILLA (NUCLEO DI VALUTAZIONE) «Con la Dini, rendite più alte. dei Btp» Rivedere i coefficienti di conversione serve a garantire equità La riforma Dini come la Amato è servita a far risparmiare soldi allo Stato ed è riuscita anche a garantire buoni rendimenti agli aderenti. La revisione dei coefficienti punta a garantire i medesimi effetti: equità tra i lavoratori e migliori conti pubblici». Alberto Brambilla oggi è presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, chiamato dal ministero del Lavoro a valutare la corretta attuazione della riforma Dini. Ha collaborato nel 92 con l on. Rosini che con Amato elaborò il primo progetto di complementare, poi con Dini, infine come sottosegretario al Welfare col ministro Maroni. «La riforma Dini ha creato un sistema previdenziale eccellente, che altri paesi, come la Svezia per esempio, ci hanno copiato: tiene in ordine I conti ma consente tassi di rivalutazione superiori sia ai Btp decennali che al Tfr. E pur essendo un attività puramente free risk rende nello stesso periodo quasi quanto un puro rischio come l indice azionario Mcsi World, Il rendimento è stato quasi doppio rispetto all incremento dei redditi del settore privato, +2,8% e del settore pubblico +3,8% nel decennio. Il che significa che le pensioni si sono rivalutate più che i redditi. Non male». Verrebbe da dire che allora bisogna implementare il primo pilastro, invece di spingere il secondo Sarebbe un errore per due motivi: dalla riforma Amato in poi un impostazione di base dice che il mix ideale è una parte a ripartizione (un po più rigida ma garantita dallo Stato) e una parte a capitalizzazione (gestito dai privati e più flessibile in caso di necessità di spese sanitarie o mutui). La revisione dei coefficienti riduce le pensioni? La riduzione dei coefficienti avrà effetto solo per i cosiddetti misti, quelli che al 1/1/1996 avevano meno di 18 anni di anzianità contributiva e che andranno in pensione dal 2013 in poi, mentre non riguarda le altre categorie. Per i misti incideranno su un po meno del 50% della pensione, l altra parte resta con le più favorevoli regole del retributivo. Inoltre la riduzione riguarderà sempre più chi via via è entrato nel mercato del lavoro con età più elevate e quindi a parità di anni lavorati uscirà più tardi e quindi andrà in pensione certamente oltre i 60 anni. Nei 2015 saranno pochi quelli che con 35 anni effettivi di contribuzione potranno uscire a 57 anni. Inoltre chi ha un reddito basso, diciamo l 1% sopra l inflazione ha una riduzione pensionistica estremamente modesta, mentre chi guadagna di più ha certamente bisogno di previdenza complementare. I paesi industrializzati vanno in questa direzione. Ma i veri problemi sono altri. E quindi chi é più bisognoso di previdenza complementare? Paradossalmente gli autonomi ed i liberi i liberi professionisti, che avranno una pensione inferiore del 50%. Il messaggio per tutti resta però sempre lo stesso: aderire a strumenti di previdenza complementare. Come valuta il no dei sindacati alla revisione dei coefficienti? I sindacati si rileggano la 335/95 sottoscritta anche da loro. Ricordiamoci che le pensioni non saranno tagliate; andando in pensione dopo si accumulerà di più e ciò consentirà di mantenere in equilibrio le prestazioni Le pensioni si tutelano creando la giusta equità un medico pietoso se vede una gamba in cancrena non può farsi da parte. Pesa aumentare l età pensionabile? Lo ha appena fatto anche la Germania, proprio per garantire pensioni dignitose. Non si può non adeguare i tassi; la nostra raccomandazione è adeguarli automaticamente con cadenza inferiore ai tre anni. Se non avessimo proposto una revisione, potevamo esser accusati dalla Corte dei Conti di danno patrimoniale alla finanza pubblica Sapevamo che d saremmo attirati antipatie. Ma questa era la cosa più giusta da fare. Il precedente Governo, di cui lei faceva parte, ha lasciato questa patata bollente a quello successivo. Una mossa poco fair E la stessa cosa fatta dal governo di centro sinistra nel Per questo abbiamo proposto di svincolare la revisione e dei coefficienti da una decisione politica, che dato il clima perennemente elettorale ha sempre più difficoltà a prendere decisioni. E quindi abbiamo suggerito di copiare la Svezia. Ma.I.C.

16 Antonello Cherchi e Salvatore Padula Ricordate le baby-pensioni? Quando per lasciare il posto pubblico potevano bastare i fatidici 14 anni, sei mesi e un giorno? È un passato, non così remoto, che non c è più. L età della pensione aumenta. Certo, è un procedere lento. Ma non c è dubbio che le riforme, dal 90 in poi, abbiano in gran parte ridotto il divario con gli altri Paesi. Così, secondo le statistiche di Eurostat, riferite al periodo , in Italia si va in pensione a 61 anni, un dato in linea con la media dell Europa a Quindici. Se si scorre la serie storica di tutti i Paesi UE, si vede che la nostra è una lunga marcia verso una pensione più matura. Nel 2001 l età media della quiescenza era di 59,8 anni, nel 2002 di 59,9. Si avanza dunque, ma combattuti fra le esigenze di cassa che chiedono freni alla spesa previdenziale e la consapevolezza che lavorare stanca. Sempre meglio si potrà dire delle fughe in avanti e repentine retromarce di altri. Come l Irlanda, che nel 2001 permetteva di uscire dal lavoro solo una volta compiuti 63.2 anni, per ricredersi negli anni successivi e accontentarsi prima di 62,9 poi di 62,8 compleanni. Non è solo Eurostat a segnalare che, per quanto a piccoli passi, l età della pensione si allontana sempre più. I dati di lnps e lnpdap gli istituti che erogano i trattamenti, rispettivamente, per i lavoratori privati e per quelli pubblici portano alle medesime conclusioni. Gli studi dei due maggiori enti previdenziali italiani sono in grado di fornire un quadro ancora più dettagliato. Perché mentre l età media espressa dalle statistiche europee riguarda tutti i trattamenti, le analisi nostrane, per quanto in chiave nazionale, sono differenziate. Il Fondo lavoratori dipendenti dell Inps nel 2004 (ultimo dato disponibile) ha erogato l assegno di anzianità mediamente a chi aveva compiuto 56,1 anni (maschi) e 55,2 (femmine): Alla pensione di vecchiaia, invece,si è arrivati, rispettivamente, a 65,2 e 60.3 anni. Per i dipendenti pubblici i dati sono aggiornati al 2005: l età effettiva al momento della pensione di anzianità è stata dì 58,36 anni, mentre per l assegno di vecchiaia di anni ne occorrevano 64,02. Nel complesso, l età media è stata di 60, anni. Il che consentirà di percepire l assegno per altri 20. Troppi, secondo alcuni, perla tenuta del sistema. Troppi per non interrogarsi sulla necessità di una nuova, parziale, riforma.

17 Verso la Finanziaria La partita previdenziale Nuovo round Nonostante le riforme la spesa non appare destinata a ridursi I coefficienti Sindacati contrari al ritocco dei parametri per il calcolo dei trattamenti Grandi manovre sulle pensioni Governo pronto ad abolire lo scalone per le anzianità, ma serve la copertura Enrico Marro IL MONITO DI DRAGHI Per il Governatore della Banca d Italia solo l incremento dell età effettiva di ritiro può rendere il sistema sostenibile L autunno caldo delle pensioni parte dai coefficienti di trasformazione.. Assieme all età i pensionabile Rappresenteranno la stella polare del confronto fra Governo e parti sociali sulla nuova previdenza, dell inevitabile intervento sulle pensioni che finirà nella prossima Finanziaria, il mix di nodi da sbrogliare è lungo. In primo luogo c è l incidenza della spesa previdenziale, che continua ad aumentare nonostante le riforme. Nel Dpef si legge che il rapporto spesa-pii, che già è del 14% contro una media europea del 10,6%, continuerà a crescere nel medio-lungo periodo per effetto dell invecchiamento demografico. L unica strada per mantenere il sistema in equilibrio è ritardare i pensionamenti. Lo hanno detto chiaro e tondo il Governatore di Bankitalia Draghi («solo l aumento dell età può rendere sostenibile il sistema previdenziale garantire pensioni di importo adeguato») e la Corte dei conti, che ha chiesto di portare l età minima a anni. Il secondo problema è quello dello scalone, il brusco innalzamento da 57 a 60 anni dal 1 gennaio 2008, che sta provocando un allarmante impennata delle pensioni di anzianità (all Inps l aumento stimato per quest anno è di assegni). Il Governo è pronto diluirlo, a introdurlo gradualmente, ma deve trovare «mezzi necessari alla copertura», come ammette lo stesso Dpef potrebbe, quindi scattare un blocco delle anzianità o un aumento dell età pensionabile. Il terzo grande problema è quello dei coefficienti di trasformazione, previsti dalla riforma Dini, che vanno aggiornati per tener conto della miglior attesa di vita. I nuovi coefficienti messi a punto dal Nucleo di valutazione si traducono a regime (cioè dal 2013) in una riduzione dell assegno in media del 7 per cento. Una stretta obbligata, considerato il miglioramento dei parametri rispetto alle previsioni di dieci anni fa (la speranza di vita è aumentata di 2,5 annl negli ultimi 15 anni). Il sindacato ha da tempo scoperto le sue carte,aprendo il dialogo sull aumento dell età pensionabile su base volontaria Naturalmente con un robusto sistema di incentivi. In cambio Cgil, Cisl e Uil chiedono una correzione dello scalone, su cui il Governo è d accordo. Ma soprattutto, e qui sta il punto cruciale, il sindacato non vuole che si tocchino i coefficienti di trasformazione. «La nostra proposta è di tornare alla legge Dini spiega Pier Paolo Baretta, segretario generale aggiunto della Cisl adottando però il criterio dell età e non della revisione delle prestazioni». L effetto, sostiene Baretta, sarebbe analogo: anziché toccare gli assegni mettiamo mano all anagrafe. «Al contrario, l adeguamento dei coefficienti sarebbe un grave errore e comprometterebbe la nostra disponibilità a trattare sull età», mette in chiaro Baretta. Sul Documento di programmazione economica è però scritto tutt altro: «la revisione dei coefficienti di trasformazione contribuirà a preservare la stabilità finanziaria del sistema e quella della finanza pubblica nel suo complesso». Senza la revisione dei coefficienti, infatti, il rapporto spesa-pil aumenterebbe dell 1,5% nel 2030 e del 2% successivamente. Alzare l età pensionabile su base volontaria senza toccare i coefficienti basterà a contenere la spesa? Secondo Alberto Brambilla, membro del Nucleo di valutazione della spesa pensionistica; assolutamente No. «Se non venissero rimodulati i coefficienti, dovremmo andare a Bruxelles a dire che la legge Dini di fatto non esiste più. Dobbiamo tenere fede agli impegni presi». Quanto alla volontarietà, «è importante sostenerla con strumenti come il bonus pensioni». Non facile trovare la quadra. Nella trattativa probabilmente spunteranno diverse ipotesi di lavoro: l anticipo al 2007 della riforma della previdenza complementare, chiesta dai sindacati;, oppure una revisione dei coefficienti più blanda di quella fissata dal Nucleo di valutazione. Ma soprattutto un robusto sistema di incentivi per ritardare la pensione e, probabilmente, un altrettanto robusto apparato di disincentivi per chi, invece, sceglie la pensione di anzianità.

18 Loscenario. I dati di Inps e Inpdap L addio al lavoro si allontana Antonello Cherchi Aspettando il La data seppure tra annunciati tentativi di riforma per ora rimane quella. Quando, come imposto dalla riforma Maroni, la pensione di anzianità si potrà conquistare con 35 annidi contributi e 6o annidi età. Si tratterà di rinunciare atre anni oggi è necessario aver compiuto anni (sempre con di contributi) in un sol colpo. Il famoso scalone : definizione data l impresa forse neppure e troppo esagerata. Una scadenza che il fronte previdenziale attende facendo registrare segnali diversi: mentre lentamente cresce l età media di chi va pensione, esplodono gli assegni di anzianità, evento che si accompagna a un generale incremento dei nuovi trattamenti. La spesa pensionistica, quindi, non si ferma. Ma le previsioni confidano che da qui al 2008 l Incidenza sul Pil segni per via delle mi- sire adottate in questi anni un inversione di tendenza A indicare l innalzamento dell età media al pensionamento sono sia Eurostat sia gli Istituti di previdenza nostrani. L ufficio statistico dell Unione europea segnala l Italia a metà classifica fra i 25 Paesi della Ue con una media di 61 anni (nei 2001 era di 59,8 anni), ovvero 0,3 punti sopra la media europea. L Inpdap ha indicato il medesimo dato, rilevato nei 2005 in 60,05 anni, mentre l lnps fornisce un dato disaggregato per sesso, fondo e tipologie di trattamento. Nel 2004, per esempio,i lavoratori dipendenti avevano mediamente 56,1 anni al momento della pensione di anzianità e 65,2 quando la cessazione dava diritto al trattamento di vecchiaia. Entrambi i valori sono in leggero aumento rispetto al Dunque, le elaborazioni, convergono per quante effettuate secondo criteri diversi (il dato di Eurostat è un indicatore statistico basato su un modello di probabilità). A fronte dello spostamento in avanti del momento della pensione c è, però, da registrare un forte aumento dei nuovi trattamenti corrisposti nel Lo confermano i dati Inps e Inpdap. La previdenza dei lavoratori del settore privato quest anno ha in previsione di pagare 724mila nuovi assegni, che significa quasi il 12% in più rispetto allo scorso anno. Nell Inpdap lo scarto,è ancora più sensibile, con un aumento del 45% dei nuovi trattamenti. Ciò che, però,dà più da pensare soprattutto a chi si appresta a formulare ipotesi di riforma dell attuale sistema è la fuga dei lavoratori dipendenti, che viene segnalata dall Inps con una crescita di quasi il 49% degli assegni di anzianità, crescita che all Inpdap diventa di ben il per cento, Fisiologico è l aumento degli importi corrisposti quest anno da ciascun Fondo Inps: la crescita media, rispetto al 2005, è del 2,9 per cento. A guidare la classifica delle pensioni più ricche sono sempre gli iscritti all ex Fondo Indpai (dirigenti d azienda), con un assegno medio annuo di oltre 45mila euro, seguiti dai piloti (Fondo volo), con 36mila euro. La spesa pensionistica complessiva della previdenza privata,pertanto, non può che continuare a crescere,ma le previsioni dell Inps parlano di un inversione di tendenza per quanto riguarda l incidenza sul PiI. La marcia indietro dovrebbe manifestarsi già da quest anno e farà registrare un rapporto spesa/pii nell ordine del 10,84%, mentre nel 2005 era dei 10,97% per cento. Incidenza destinata ad attenuarsi ancora di più nei prossimi due anni. Pensione di vecchiaia L età pensionabile per il trattamento di vecchiaia dei Lavoratori dipendenti calcolato con il metodo retributivo ha subito un aumento di ben 5 anni con il decreto legislativo 503/1992 (riforma Amato). Dal 1 gennaio 1994 l età è passata, per le donne, da 55 a 60 anni e per gli uomini da 60 a 65 anni. Tale aumento è stato graduale di 1 un anno ogni due e poi di un anno ogni 18 mesi. La nuova soglia è stata raggiunta il 1 gennaio Peri Lavoratori autonomi (coltivatori diretti, coloni, mezzadri, artigiani e commercianti) l età pensionabile era già al 31 dicembre 1993 di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne. La vecchiaia contilbutiva La Legge 335/95 (riforma Dini) ha introdotto, con effetto dal 1 gennaio1996, la pensione di vecchiaia liquidata con il sistema di calcolo contributivo. Per questo tipo di trattamento L età pensionabile è flessibile: da 57 a 65 anni (uomini e donne). Per avere la pensione a 57 anni occorre, però, che l importo della pensione risulti non inferiore a 1,2 volte la misura dell assegno sociale (per il 2006, 5.954,83 euro). Si prescinde da tale limite di importo al compimento dei 65 anni di età. La riforma Maroni (legge 243/2004) ha elevato, con decorrenza dal 1 gennaio 2008, l età da 57 a 65 anni per gli uomini e a 60 per le donne.

19 Pensione di anzianità Per la concessione della pensione di anzianità esisteva solo il requisito minimo contributivo di 35 anni e non anche quello anagrafico introdotto a partire dalla riforma Dini. Attualmente è di 57 anni di età peri lavoratori dipendenti e di 58 anni per i lavoratori autonomi. la riforma Maroni lo ha portato,con effetto dall 1 gennaio2008, a 60anni (61 anni peri lavoratori autonomi) per il 2008 e 2009 e 61 anni (62 anni per gli autonomi) per gli anni dai 2010 al 2013, ( a cura di Giuseppe Rodà) Meno vincoli sulla vecchiaia CATEGORIE DEBOLI Occorre valutare con attenzione l aumento dell aliquota contributiva per gli atipici dì Giuliano Cazzola Il superamento della discontinuità(il cosiddetto scalone) della riforma pensionistica del 2004 comporterà in ogni caso la necessità di reperire i mezzi necessari alla copertura». Sono parole scritte nel Dpef che prefigurano una sorta di quadratura del cerchio. Il Governo, infatti, ha intenzione di correggere il brusco salto dell età pensionabile d anzianità da 57 a 60 anni. Il fatto è che tale misura è, praticamente, la sola a determinare quell aggiustamento della curva della spesa del valore, a regime, di miliardi di euro all anno (intorno al ). Di qui l esigenza di individuare coperture alternative, che rischiano di essere cercate non già in un contenimento della spesa ma in un inasprimento discutibile del prelievo contributivo a carico dei lavoratori parasubordinati. Anche l unione europea (che pure ha apprezzato la riforma del 2004) non solleverebbe particolari obiezioni se il Governo prendesse l iniziativa di spalmare, in un arco di tempo più lungo, l incremento del requisito minimo. A Bruxelles interessa il raggiungimento di un miglior equilibrio entro un ragionevole numero di anni e non che debba necessariamente verificarsi all inizio del 2008 il momento del grande balzo avanti. Ma resta irrinunciabile un adeguamento dell età pensionabile (che è uno dei più importanti parametri per la sostenibilità e l equità di un sistema pubblico a ripartizione) rispetto all allungamento dell aspettativa di vita. Per fortuna, anche il ministro Damiano e gli stessi leader sindacali sembrano essere pienamente consapevoli di tale imprescindibile esigenza. il Governo intende muoversi all interno dello schema del pensionamento flessibile, introdotto con la riforma del Ma i sindacati si oppongono alla revisione dei coefficienti di trasformazione che, non solo è il corollario di criteri di flessibilità applicati all età pensionabile prevista nel sistema contributivo, ma rappresenta, altresì, una delle principali condizioni per mantenere l andamento della spesa nei prossimi decenni in linea con le proiezioni. Il meccanismo dei coefficienti di trasformazione funziona come un correttivo attuariale e finisce per scaricare sul livello delle prestazioni gli effetti degli andamenti demografici: più si allunga l attesa di vita, più viene penalizzata la quiescenza anticipata. Ma l operazione compiuta dal Nucleo di valutazione ha dimostrato che i coefficienti, grazie alla revisione, possono svolgere, con maggiore incisività, una funzione disincentivante, mentre si affievolisce, man mano, l effetto d incentivazione. È, infatti, assai più consistente (fino all 8% a 65 anni) il taglio del moltiplicatore nelle fasce d età più elevate. Si potrebbe, allora, sparigliare il gioco, mantenendo tendenzialmente fissi i coefficienti e variando in aumento in relazione agli andamenti demografici i parametri anagrafici minimi e massimi del range del pensionamento flessibile Si affronterebbe, così, e per il verso giusto il problema. Non ha senso, infatti, immaginare un futuro di pensionati in età ancora giovane, ma percettori di trattamenti non adeguati. Il prolungamento della vita attiva degli anziani sarà sempre più un esigenza primaria del mercato del lavoro. Sarebbe, infine, utile una minore disinvoltura nell ipotizzare un aumento dell aliquota contributiva degli atipici. Si tratta pur sempre di un settore debole del mercato del lavoro, che già stenta a sostenere un aliquota collegata a quella della gestione dei commercianti. Nel quinquennio , solo il 10% dei collaboratori contribuenti del 2004 a causa dei bassi redditi e della non continuità dei periodi lavorativi aveva cinque anni utili per il diritto alla pensione. Quanto alla previdenza complementare, è bene che il Governo, anziché tentare una prematura anticipazione al 2007, sventi il proposito di settori della maggioranza rivolto a utilizzare il Tfr come finanziamento e garanzia del sistema obbligatorio.

20 a La stretta pensioni dal 2OO7 La soglia minima sale a 58 anni Ma l assegno pieno si avrà solo dopo i 62 Verso la Finanziana: Il Piano sulla Previdenza - Contributi più pesanti Nuove aliquote per i «co.co.co» e tutti i lavoratori atipici Donne e vecchiaia Il requisito minimo salirà gradualmente da 60 a anni LE ALTRE MISURE Si studia un intervento sui «trattamenti d oro» e [a restrizione delle gestioni e privilegiate (come quelle della Banca d Italia) Marco Rogari ROMA Alzare la soglia minima di pensionamento da 57 a58 anni di età. E garantire una pensione piena, senza riduzioni dell importo, solo a chi ha compiuto almeno 61 anni, o più probabilmente 62 anni, da assommare ai 35 anni di contribuzione, E su questa falsariga che si. snoda il piano del Governo sul pensionamento volontario per abolire lo scalone del 2008 previsto dalla legge Maroni-Tremonti e, al tempo stesso, rinvigorire la riforma Dini datata Ma su questo progetto si sta giocando all interno della maggioranza un confronto tutt altro che semplice, con l ala sinistra, capeggiata da Prc e Pdci, che anche ieri ha frenato sull aumento dell età pensionabile. La Margherita, come ribadisce il presidente della commissione Lavoro del Senato,Tiziano Treu, propende invece per la linea rigorista sulla quale spinge il Tesoro. Che punta ad un intervento strutturale capace di garantire risparmi dai 3 ai 5 miliardi nel Nel puzzle abbozzato a via XX settembre il ritocco verso l alto dell età minima ( milioni di minori spese il primo anno) rappresenta solo un tassello Le altre sono tessere che hanno nomi ben precisi: innalzamento progressivo dei requisiti o per il pensionamento di vecchiaia delle donne da 60 a (oltre 300 milioni di risparmi il primo anno); incremento delle aliquote contributive dei «co.co.co.» e di tutti gli atipici, con verifica sulle altre categorie degli autonomi (circa 1-1,5 miliardi di nuove entrate); stretta sulle pensioni d oro ( milioni); piena equiparazione previdenziale tra dipendenti privati e statali ( milioni); restrizioni sulle gestioni privilegiate, come ad esempio quella dei dipendenti della Banca d Italia ( milioni); aggiornamento dei coefficienti di trasformazione (circa 100 milioni il primo anno, risparmi più sensibili a regime); eventuale blocco di un anno delle anzianità (almeno 300 milioni). Il ministero del Lavoro invece appare favorevole ad una linea più soft, maggiormente ancorata al programma elettorale. Il ministro Cesare Damiano non dice comunque no all innalzamento dell età minima di pensionamento su base volontaria, da concordare. però con le parti sociali, mentre frena, almeno per il momento, sui ritocchi alla soglia di vecchiaia per le donne e si muove con molta cautela sull aggiornamento dei coefficienti di trasformazione, per nulla gradito ai sindacati. Che continuano a mostrarsi preoccupati, anche se disponibili a discutere di un innalzamento dell età minima di pensionamento con procedura volontaria (ma dal 2008 e non dal 2007). L intenzione di Damiano è di verificare al tavolo con le parti sociali, che dovrebbe scattare la prossima settimana, quali sono i reali margini di manovra, soprattutto con Cgil, Cisl, Uil e Ugl, per poi decidere la strada da imboccare. Allo stesso tavolo sarà affrontata la questione dell eventuale anticipo al 2007 del decollo della riforma del Tfr; chiesto a gran voce dai sindacati, per il quale però c è da superare lo scoglio dell accordo con l Abi sulle accesso agevolato al credito per le imprese disdettato dallo stesso Damiano. file:///c /Documents%20and%20Settings/Alfredo45/Desktop/rassegnastampaagosto2.htm (1 di 8)06/09/

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