IL CAPPERO (Capparis spinosa)

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1 REGIONE SICILIANA Assessorato dell'agricoltura e Foreste SERVIZIO ASSISTENZA TECNICA E DIVULGAZIONE AGRICOLA Sezione operativa n Paceco IL CAPPERO (Capparis spinosa) QUADERNI DELL'ASSISTENZA TECNICA

2 Per. Agr. GIUSEPPE FERRARA Funzionario Responsabiie Sezione Operativa n Paceco Dott. Agr. GIOVANNI CUDIA Dirigente Tecnico Sezione Operativa n Paceco IL CAPPERO (CAPPARIS SPINOSA) QUADERNI DELL'ASSISTENZA TECNICA

3 INTRODUZIONE La cottura del cappero in Sicilia ha avuto un significativo sviluppo nell'isola di Pantelleria e di Salina. Nel ventennio passato si è assistito alla trasformazione di tale coltura da spontanea o marginale ad intensiva, costituendo una fonte crescente di reddito in una economia che a causa della carenza idrica aveva stentato a decollare. il Cappero è riuscito a dare, negli anni '70, con una produzione Lorda Vendibile di circa L /Ha, un valido reddito per gli agricoltori consentendo l'utilizzazione della manodapera familiare - diversamente non impiegata che ha costituito un freno per l'esodo dalla campagna. Negli anni '80 con la concorrenza delle produzioni di altri paesi a costi più bassi il prodotto non è stato remunerato come nel passato comportando di conseguenza una P. L. V. di circa L /Ha, fatto che nell'ultimo quinquennio ha indotto a riflettere gli operatori agricoli. La Sezione Operativa N. 83 di Paceco dell'assessorato Regionale Agricoltura e Foreste, in questo contesto, ha trovato un particolare motivo per affrontare la problematica nel suo insieme, organizzando nell'agosto del Ì986 un incontro-conferenza con esperti del settore presso l'isola dì Pantelleria e di cui se ne pubblicano le relazioni con il presente quaderno. Essendo queste pagine dedicate ad operatori agricoli, ci sembra opportuno e doveroso dare alcune notizie sulla coltura del cappero, proponendoci di approfondire e di divulgare nel tempo le tecniche colturali, i risultati della ricerca di nuove varietà, le indagini di mercato, etc. che la Sezione Operativa sta portando avanti di concerto con gli istituti di ricerca delle Università, con il Programma di Ricerca AGRIMED CEE, ed esperti del settore.

4 1. CARATTERISTICHE DELLA PIANTA II cappero è una pianta tipica della flora spontanea del clima mediterraneo, da considerare fra le nobili di questo interessante mondo di vegetali. Appartiene alla famiglia delle Capparidacee, genere Capparis a cui appartengono diverse specie, delle quali, la più diffusa nell'area del bacino del Mediterraneo, risulta la Capparis spinosa accompagnata spesso in Sicilia dal Capparis ovata, con la quale ha dato luogo ad ibridi. La specie «Capparis spinosa», si presenta come un arbusto suffruticoso, ovvero con porzione basale legnosa e parti superiori erbacee, alto mediamente cm., con i rami penduli e striscianti sul suolo. Le foglie si presentano carnose, picciolate alterne, di forma ovale o quasi tonde. Alla base del picciolo si rinvengono stipole, trasformate in aculei, spesso caduche o poco sviluppate. I fiori sono grandi, molto appariscenti ed odorosi, tant'è che la pianta, in questi ultimi anni, comincia ad interessare alcuni vivaisti, come pianta ornamentale per ville e giardini, grazie soprattutto alla caratteristica che ha la pianta di presentarsi fiorita per quasi tutta la stagione estiva. Il fiore è ermafrodita, con quattro petali bianchi e quattro sepali, con stomi violacei, porporini, specialmente verso l'apice. La pianta di cappero è estremamente resistente alla siccità, sia per la conformazione delle foglie che, per la capacità dell'apparato radicale di scendere in profondità nel terreno. Si avvantaggia di una primavera piovosa e di una estate calda ed asciutta; predilige terreni sciolti e ben drenati, tollera il calcare non temendo elevate percentuali, anche se vegeta molto bene su rocce vulcaniche (es. Pantelleria), povere di tale elemento.

5 2. LA TECNICA COLTURALE Le notizie di tecnica colturale che si indicano, vengono fuori dalla nostra conoscenza personale e di quanto appreso visitando aziende cappericole condotte con criteri razionali Preparazione del suolo L'impianto di un cappereto, in coltura intensiva, data la longevità della pianta e la produttività della stessa, richiede una adeguata preparazione del suolo a partire dallo scasso del terreno ad una profondità di cm circa seguito, dove occorre da spietramento e livellamento della superfice in modo da consentire per gli anni successivi tutte le lavorazioni meccaniche del terreno Concimazione II cappero, allo stato attuale, è una coltura in asciutto e la pianta si può considerare poco esigente in fatto di alimentazione minerale, tant'è che si possono notare piante in zone marginali (mai concimate) che vegetano molto bene; ma poiché, si parla di coltura intensiva, anche se non ci sono dei dati concreti relativamente alla asportazione minerale di tale pianta, si può consigliare, al momento attuale sempre tenendo in considerazione il livello di fertilità del terreno, di effettuare la seguente concimazione di preimpianto: Kg. 12/Ha di anidride fosforica (P2O5) e Kg. 120/Ha di ossido di potassio (K 2 O) interrando tali concimi ad una profondità di cm circa e di distribuire successivamente alla messa a dimora delle piante Kg. 40/Ha di azoto (N) interrandolo con una lavorazione superficiale. Quanto detto vale per un nuovo impianto. Per quanto riguarda la concimazione di mantenimento e di produzione i quantitativi di concimi dovranno essere valutati in re-

6 lazione alle asportazioni minerali della coltura, in generale è consigliabile distribuire ql. 5/Ha di un concime complesso tipo o, tra la fine di Gennaio e la prima decade di Febbraio Impianto L'impianto di un cappereto si effettua dalla seconda decade di Gennaio fino alla seconda decade di Febbraio in quanto in tale periodo il suolo presenta una sufficiente umidità, che può garantire con certezza l'attecchimento delle piantine. Il sesto d'impianto di un cappereto varia da mt. 2x2 a mt. 2,50x2,50 e le piante utilizzate per la messa a dimora sono a radice nuda. Relativamente alla messa a dimora, si può dire che bisogna effettuare delle buche profonde cm. 35 circa dove vengono collocate le piantine, dopo aver praticato sulle stesse una sbarbettatura dell'apparato radicale ed una potatura totale della parte aerea a circa cm. 3 al di sopra del colletto; è consigliabile interrare le piantine totalmente coprendo le stesse con circa cm. 1,5 di terra in modo da evitare che le stesse possano essere danneggiate da gelate o bruciate da forti venti sciroccali o di ponente. Le piantine usate per rimpianto, fino ad oggi, sono state piante ottenute da seme, tranne che per qualche appezzamento in cui si sono utilizzate quelle da talee, esclusivamente da qualche agricoltore più all'avanguardia. A tal proposito si può dire che un impianto di cappero effettuato con piantine da seme alla fine si presenterà disforme dal punto di vista varietale e di conseguenza darà il prodotto commerciale «Capperi» non omogenei ed uguali dal punto di vista qualiquantitativo. Per un nuovo impianto di cappero, quindi, si consiglia di utilizzare piante ottenute da talee, avendo l'accortezza di prelevare le stesse da piante che presentino delle caratteristiche quanti-qualitative eccellenti, opportunamente selezionate da occhi di cappericoltori esperti. 10

7 2.4. Lavorazione del terreno o diserbo La tecnica colturale del terreno nel cappereto è di fondamentale importanza in quanto, come detto in precedenza, è coltura in asciutto e teme come altri impianti arborei-arbustivi-ortive la competizione delle infestanti sia dal punto di vista idrico che nutrizionale, quindi è necessario che il terreno sia sottoposto a lavorazioni superficiali ogni qual volta occorra, a partire dal mese di Gennaio-Febbraio fino alla fine di Agosto, periodo in cui finisce la raccolta del prodotto; successivamente a tale periodo è consigliabile fare crescere le infestanti autunnali ed invernali in modo da consentire con l'inizio delle lavorazioni un discreto apporto di sostanza organica nel terreno. Altra tecnica di lavorazione utilizzabile nel cappereto, può essere quella del diserbo non coltura intervenendo nel mese di Gennaio-Febbraio sia con prodotti disseccanti o sistemici specifici per la flora infestante presente al momento del trattamento sia con prodotti residuali che hanno la funzione di antigerminello. Tale tecnica è consigliabile effettuarla valutando di volta in volta il tipo di infestanti, lo stadio di sviluppo delle stesse e del cappero in modo di ottimizzare il momento fra maggiore recettività delle malerbe, apporto di sostanza organica nel terreno con il loro disseccamento ed il dovuto riguardo al cappero. E' consigliabile effettuare la pratica del diserbo sempre dietro la guida di un esperto per evitare sia danni al cappereto che eventuali danni ambientali, evitando inoltre inutile spreco dì denaro. A tal proposito si ricorda che il Servizio di Assistenza Tecnica dell'assessorato Regionale Agricoltura e Foreste fra i vari compiti istituzionali ha anche quello di indirizzare gli agricoltori alle giuste scelte Potatura II cappero fiorisce sui rami di primo anno quindi l'entità di produzione dipende dalla emissione di molti rametti e, di conseguenza, la potatura si effettua lasciando un gran numero di speroni lunghi circa cm. 0,5; il legno secco ed i succhioni vengono eliminati.

8 Nel cappero viene praticata una potatura di produzione corta e ricca, solo nelle piante giovani e vigorose si adotta una potatura più lunga. L'intervento cesorio viene effettuato annualmente in Gennaio, Febbraio Raccolta e conservazione Nelle nostre zone, quali l'isola di Pantelleria, i capperi cominciano ad essere raccolti dalla prima decade di Giugno fino alla seconda e terza decade di Agosto a seconda dell'andamento stagionale. Ciò significa che le piante producono per circa tre mesi e, gli operatori ritornano a raccogliere sulle stesse piante ogni 7-10 giorni circa. La raccolta dei capperi è quella operazione che richiede la maggior parte della manodopera, infatti se si considera che un ettaro di cappereto produce dai 13 ai 18 ql. e che un operatore può raccogliere in una giornata lavorativa Kg. 15 di capperi, si deduce che per la raccolta dei capperi occorrono gg. lavorative ad ettaro. La nobiltà del cappero si fonda sui bocci fiorali, la cui conservazione è affidata al sale oppure all'aceto, purtroppo, quest'ultimo fa perdere gran parte del gusto e del loro caratteristico aroma. I bocci fiorali, raccolti a tempo giusto, conferiscono un caratteristico sapore che bene si armonizza con le salse e con svariati cibi; tale nobiltà si consolida nelle virtù farmacologiche, considerandosi la pianta come diuretica, tonica, stimolante, aperitiva, digestiva, e recentemente anche cosmetologica. 12

9 ASSESSORATO REGIONALE AGRICOLTURA SEZIONE OPERATIVA 83 PACECO ATTI DEL CONVEGNO SUL TEMA «ASPETTI AGRONOMICI, DI MERCATO E PROSPETTIVE DI SVILUPPO DEL CAPPERO» Pantelleria, 2 Agosto 1986 PREMESSA 11 giorno 2 Agosto 1986 si è svolta, nell'aula Consiliare del Comune di Pantelleria, la conferenza sul tema: «Aspetti agronomici, di mercato e prospettive di sviluppo del cappero», sotto il patrocinio della Sezione Operativa di Assistenza Tecnica n. 83 di Paceco, dell'assessorato Regionale Agricoltura e Foreste e del Comune di Pantelleria, con la fattiva collaborazione dell'assessore al ramo Maria Pia Gabriele. La Sezione Operativa di A. T. n. 83, che opera nell'isola da circa un anno, svolge molteplici attività volte a stimolare un miglioramento delle capacità e delle conoscenze degli operatori agricoli. L'organizzazione di un incontro tra studiosi ed operatori agricoli dell'isola senza dubbio assolve il compito divulgativo atto a fornire quelle informazione di base che consentono agli stessi operatori di compiere delle scelte di ordine tecnico-economico e quindi realizzare tali decisioni. Dalle relazioni infatti sono scaturiti non soltanto discorsi ma anche e soprattutto proposte, analisi che partendo da considerazioni di carattere tecnico-economico, relative alla crisi che da qualche anno investe il settore agricolo nell'isola, in particolare per quanto riguarda il comparto viticolo ed ancor più oggi quello 13

10 cappericolo, sono pervenuti a delle risoluzioni attraverso indicazioni su colture alternative e su interventi di carattere pubblico a livello comunitario. Moderatore dei lavori è stato il Prof. Antonino Donia, Ordinario di Economia e Politica agraria dell'università di Palermo, il quale si è ampiamente soffermato su quella che è l'attuale situazione del settore agricolo in generale nell'isola ed in particolare sulle problematiche che investono la coltura del cappero, da quelle più specificatamente tecniche, alle prospettive di sviluppo economico del mercato cappericolo. Lo svolgimento dell'incontro si è articolato attraverso le seguenti relazioni: Dott. Giuseppe Venezia Coordinatore Regionale Gr. VII A. T., prom. agricola e statistica dell'assessorato Regionale Agricoltura e Foreste: «II ruolo dell'assistenza Tecnica per una moderna agricoltura». Dott. Gianfranco Rossetto Responsabile del programma AGRI- MED della CEE: «I servizi di consulenza agricola e la Politica Comunitaria». Prog. Giuseppe Barbera Istituto di Coltivazioni Arboree, Facoltà di Agraria di Palermo: «Aspetti agronomici della coltura del cappero nel bacino del Mediterraneo». Prof. Antonino Caccetta Istituto di Economia e Politica Agraria, Facoltà di Agraria di Catania: «Evoluzione della produzione e del mercato del cappero». L'elaborazione del materiale relativo alla conferenza in esame ha comportato il commento di alcune considerazioni espresse dai relatori, per cui il ricorso ad eventuali omissioni è da ascriversi ad una migliore comprensione dei testi. 14

11 Dott. GIUSEPPE VENEZIA «IL RUOLO DELL'ASSISTENZA TECNICA PER UNA MODERNA AGRICOLTURA >» La Regione Siciliana con la L. R. 73/77 ha anticipato, con una felice intuizione, quanto poi è emerso in sede comunitaria, nazionale e nell'ambito delle altre regioni Italiane dando all'assistenza Tecnica un ruolo fondamentale «al fine di sviluppare e qualificare la base produttiva agricola e di migliorare la condizione professionale ed il reddito dei lavoratori e dei produttori agricoli». La stessa normativa attua la scelta sulla quale altre Regioni ancora devono trovare la soluzione sull'assistenza Tecnica pubblica o privata. La Regione Siciliana ha preferito, molto opportunamente, impostare un'assistenza Tecnica integrata nel senso di avere definito l'assistenza Tecnica pubblica con l'integrazione di una Assistenza Tecnica privata svolta dalle Organizzazioni Professionali. La Sezione Operativa n. 83 di Paceco nel cui ambito territoriale ricade anche Pantelleria proviene da quella Legge e se siamo qui a discutere di problemi colturali e territoriali che interessano Pantelleria ed il suo sviluppo lo dobbiamo a quella felice intuizione. E' logico che una problematica sull'assistenza Tecnica così complessa che comporta interventi e modifiche sostanziali sul modo di intendere i problemi e lo sviluppo non può trovare applicazione con immediatezza, ma abbisogna di un continuo aggiornamento e verifica degli obiettivi della stessa legge e sopratutto dei mezzi per raggiungerli. Infatti pur rimanendo validi gli obiettivi prefissati da più parti si richiede una modifica riguardo ai mezzi per raggiungerli. Non vi è dubbio comunque che una moderna agricoltura che utilizzi per intero le risorse del territorio non può non avere una Assistenza Tecnica professionalmente preparata, aggiornata e at-

12 tenta a ciò che avviene nel mondo al fine di potere offrire il consisiglio necessario ad un ordinato sviluppo. L'agricoltura dell'isola di Pantelleria è caratterizzata dalla viticoltura con circa Ha di zibibbo, la cappericoltura con circa 650 Ha, l'olivicoltura con 19 Ha, ma questi settori stanno vivendo una crisi profonda che non è solamente riflesso di quella italiana, ma provata anche dalle particolari condizioni pedoclimatiche e la posizione geografica dell'isola. Infatti le irregolarità del terreno, trattenuto dai numerosissimi muretti a secco di roccia vulcanica, fa si che gli appezzamenti sono di piccola estensione e poco praticabili dalle macchine agricole, oltre a ciò la presenza quasi continua di forti venti (scirocco e maestrale), la bassissima piovosità e la lontananza dalla terra ferma impediscono che l'agricoltura isolana si sviluppi con una adeguata industrializzazione. Gli alti costi di produzione derivanti dalle difficoltà pedoclimatiche, i disagi dei trasporti, la disorganizzazione commerciale e la stessa indole dell'agricoltore pantesco hanno portato a un lento e progressivo abbandono dell'agricoltura specialmente nelle zone più impervie da raggiungere ed in quelle più costiere dove si è maggiormente diffusa l'edilizia turistica. Lentamente le difficili condizioni dell'agricoltura Pantesca hanno influito all'abbandono, ma ciò è stato accentuato dall'illusione di facili guadagni con il turismo stagionale che ha indotto gli abitanti dell'isola a preferire al faticoso lavoro agricolo l'affitto dei «dammusi» ai turisti. E' impensabile pensare che l'agricoltura col passare del tempo vada scomparendo anche perché fa parte integrale di tutta l'economia Pantesca; si potrebbe dire che senza agricoltura non ci sarebbe più neanche turismo. E' qui che entra il ruolo dell'assistenza Tecnica in particolare della Sezione Operativa n. 83 di Paceco. Da un lato indicando tutte quelle tecniche che potrebbero influire a rendere più moderna e qualificata l'agricoltura come la meccanizzazione, il reimpianto per i vecchi vigneti, la specializzazione degli impianti ecc, dall'altro con l'individuazione di colture alternative come per esempio piante officinali, piante aromatiche o coltivazioni in serra che potrebbero 16

13 essere altre fonti valide di reddito per gli agricoltori. Inoltre incidere e stimolare gli agricoltori e le Cooperative ad organizzarsi per immettersi nel mercato in modo compatto e qualificato valorizzando i propri prodotti come simbolo di una isola che ha molto da offrire al turista. Le risorse del territorio di Pantelleria, come abbiamo visto, sono limitate e quindi difficilmente una singola coltura o attività può raggiungere un reddito sufficiente alle attuali esigenze familiari, allora diventa indispensabile creare una coltura che utilizzi integralmente le risorse del territorio (vite, cappero, dammusi, piante officinali, ecc.) e distribuisca il lavoro nell'arco dell'anno al fine di costituire per famiglia un reddito globale che risponda alle attuali esigenze. Il compito dell'assistenza Tecnica, ma non solo di essa, ma anche del Comune, delle Organizzazioni Professionali, delle Cooperative, diventa quindi la trasformazione culturale oltre che tecnica, migliorando lo spirito associazionistico soltanto attraverso il quale è possibile migliorare le attuali condizioni. Ciò va fatto tenendo presente che il turismo a Pantelleria può risolvere dei problemi a qualche gruppo finanziario ma certamente non risolve i problemi dei Panteschi, mentre l'utilizzo dei dammusi con l'agriturismo, la pesca e una agricoltura rimodernata possono fare superare le attuali difficoltà ir. cui versa l'economia dell'isola di Pantelleria.

14 Dott. GIANFRANCO ROSSETTO «I SERVIZI DI CONSULENZA AGRICOLA E LA POLITICA COMUNITARIA» II programma di ricerca AGRIMED è volto alla valorizzazione delle risorse locali, attraverso l'individuazione di eventuali handicaps, la cui conseguenza immediata è la soluzione di certi problemi che investono il settore agricolo nel complesso, obiettivo non certamente primario, ma primario è lo sforzo per tale risoluzione. Quando si parla di ricerca o di valorizzazione di risorse locali, senza dubbio non ci si riferisce ad una attività autonoma o avulsa da un contesto più ampio, in quanto l'attività di ricerca è legata e collegata a quella che è una politica generale ma sopratutto ad una politica agricola che investe problematiche che esulano dagli obiettivi dei programmi di ricerca, es. la prima domanda formulata dagli agricoltori è : cosa ci consigliate di produrre? Domanda a cui è difficile poter rispondere poiché diverse sono le motivazioni e lontani si è dalle zone operative in termini di distanza fisica per cui non si riesce a comprendere la molteplicità degli aspetti locali. A tale domanda molto imbarazzante ne scaturisce un'altra da parte degli stessi funzionari CEE: Come si andranno a vendere i prodotti? poiché produrre senza sapere dove e quando vendere tali prodotti non ha senso e si provocherebbe più danno che altro. La presenza di un funzionario CEE al convegno è giustificata dal fatto che nel programma AGRIMED esiste una sezione specifica per il cappero creata su sollecitazione del Prof. Giuseppe Barbera in collaborazione con la condotta agraria dell'isola. Si è voluto creare un campo di confronto varietale in modo da poter permettere certe valutazioni del prodotto. 19

15 Il tema della relazione è incentrato particolarmente sulla rivalutazione del ruolo dei servizi di consulenza agricola nel contesto della Politica Agricola Comune. La P.A.C, oggi attraversa uno dei periodi più critici che mai siano esistiti in 25 anni di attività comunitaria. Le eccedenze, per moltissimi prodotti agricoli, sono enormi, responsabili senza dubbio il progresso e l'introduzione di nuove tecnologie agricole. Forse è proprio il successo della P.A.C, che ha creato i presupposti per questa crisi: si è in una fase di sovraproduzione, i tempi sono cambiati per cui anche i metodi di applicazione devono essere cambiati. La P.A.C, deve risolvere oggi un gravissimo dilemma; si tratta di conciliare due obiettivi fondamentali che solo apparentemente sono contraddittori: da un lato esiste un'offerta di prodotti agricoli che deve essere adeguata in funzione dei bisogni del mercato e dall'altra occore portare avanti una politica di ristrutturazione delle strutture agrarie, cioè intendendosi per ristrutturazione aiuti agli investimenti a favore degli agricoltori che devono risolvere i problemi strutturali e le cui aziende, soprattutto quelle a conduzione familiare, hanno ancora possibilità di sviluppo. Trovare una soluzione a tale dilemma è estremamente difficile; il margine di manovra che è rimasto è ridottissimo, non si possono più concepire a livello comunitario aumenti di spese, ma addirittura la Commissione prevede delle diminuzioni, ciò vuol dire avere a disposizione delle somme prima presenti che possono essere devolute per creare nuovi sbocchi per i prodotti agricoli nei settori dell'industria e dell'energia. In ogni caso qualunque siano gli obiettivi della P.A.C., rimangono immutati e rispettati i principi fondamentali che sono quelli del miglioramento del reddito, del miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro della popolazione agricola e comunque rimangono inalterati i principi che sono sanciti dall'art. 39 del Trattato di Roma. Uno degli ultimi documenti stilato dalla Commissione è il «Libro Verde», ma un documento ancora più importante e suc- 20

16 cessivo ad esso è il risultato delle discussioni suscitate dallo stesso «Libro Verde» e portate avanti dalle varie associazioni degli agricoltori, delle associazioni delle cooperative e consorzi, da tutti quanti gli operatori economici che lavorano nel comparto agricolo. In questo nuovo documento dal titolo «Un futuro per l'agricoltura comunitaria» sono stati elencati tutta una serie di orientamenti specifici che riguardano per l'appunto il futuro della P.A.C. Premessa indispensabile è il mantenimento o meglio il riconoscimento della «fondamentalità» dell'azienda agricola a conduzione familiare. Dalle discussioni sorte intorno al «Libro Verde» con le parti interessate è scaturito un fatto nuovo e cioè che gli stessi agricoltori intendono partecipare attivamente ai cambiamenti in atto nei settori tecnico, economico e sociale e considerano con vivo interesse la crescente integrazione con tutte quelle regole che sono tipiche di un sistema economico. Ne scaturisce immediatamente la necessità di stabilire quale sia l'indice di redditività di un'azienda: l'indice di redditività di una azienda oggi ha come parametro o corollario i prezzi e quindi il mercato. La Commissione ha individuato una serie di settori e quindi di punti basilari verso cui la P.A.C, deve indirizzarsi, e questi sono: 1) ridurre gradualmente la produzione nei settori dove esistono delle eccedenze; 2) favorire la diversificazione e migliorare la qualità dei prodotti, tenendo conto delle richeste dei mercati interni ma anche esteri; 3) affrontare con efficacia il problema della vita delle piccole aziende; 4) bisogna favorire l'agricoltura dove essa ha una funzione primaria e fondamentale, dove non è solo agricoltura ma anche fenomeno economico-sociale; Si è parlato di agriturismo: può essere una delle soluzioni ma occorre ancora:

17 5) contribuire allo sviluppo nella Comunità delle industrie di trasformazione dei prodotti agricoli, rendendo in questo modo gii agricoltori partecipi dei benefici della trasformazione. E' chiaro che questa è una guida particolarmente importante non solo per gli agricoltori ma anche e sopratutto per i servizi di consulenza. L'impegno illimitato di favorire l'incremento della produzione agricola che ha caratterizzato la P.A.C, fin dalla sua attuazione, non può essere mantenuto e quindi occorre sottolineare l'importanza del servizio di consulenza per far sì che, tenute presenti queste premesse, il discorso venga trasferito a chi ne dovrà sopportare le conseguenze. Quanto detto finora presuppone una rivalutazione della tradizionale filosofia dell'attività di consulenza che ha fino ad oggi posto l'accento sull'incremento della produzione: è necessario ridefinire l'attività di consulenza stessa per poter risolvere il problema delle eccedenze ed aiutare l'agricoltore ad adeguare la propria azienda mediante le seguenti azioni: 1) riconversione della produzione; 2) miglioramento della qualità dei prodotti; 3) contenimento dei costi di produzione; ed ultima, che diventa sempre più importante, la risoluzione del 4) problema della conservazione dell'ambiente. Dall'esame di questi quattro obiettivi emerge la necessità di sviluppare: 1) nuove o migliori varietà per accrescerne la commercializzazione oppure per promuoverne nuove utilizzazioni sopratutto per il prodotto in questione cioè il cappero. Occorre sottolineare però un altro aspetto: quando si parla di riconversione è chiaro che ci si riferisce all'introduzione di nuove colture che possono essere indirizzate alle piante aromatiche o officinali, prodotti per il turismo, ed inoltre esistono delle altre possibilità, tipiche di quelle zone in cui vi è carenza di terra; bisognerebbe trovare, e lo si sta studiando, per es. dove c'è una unità di S.A.U. limitata si può cercare di sovrapporre ad una produzione di pieno campo, una produzione di serra; ci sono delle sperimentazioni in corso che potrebbero dare degli ottimi risultati. 22

18 Tutto ciò ha però una sua limitazione per certi fattori che non possono essere sottovalutati. Il raggiungimento di questi obiettivi, in particolar modo quello della riconversione della produzione richiede una intensa collaborazione tra Ricerca e Servizi di consulenza per garantire non solo lo sviluppo di nuove e valide linee di produzione ma anche il loro effettivo incremento a livello aziendale. Il secondo aspetto non meno importante, per quanto riguarda la consulenza, è il miglioramento della qualità dei prodotti; 2) più si adegua la produzione a certi standards qualitativi, più si hanno possibilità dì porzioni di mercato: è questo l'obiettivo principale dei servizi di consulenza; infatti il problema delle eccedenze, che grava sull'agricoltura comunitaria, è dovuto sopratutto alla modesta qualità dei prodotti offerti. D'altra parte l'idea intrinseca della qualità può far presupporre la commercializzazione e di conseguenza un prezzo remunerativo che possa salvaguardare i redditi agricoli nella situazione attuale. Quando si parla di qualità oggi ci si riferisce sempre alla qualità dei prodotti, dip rodotti più naturali che tengano conto della salute umana nel quadro di una alimentazione sana, aspetto questo che non deve essere dimenticato. La nozione di qualità naturalmente include la promozione di prodotti tipici regionali, garantiti da un marchio. Per quanto riguarda la riduzione dei costi, purtroppo ci troviamo in una zona in cui non si possono comprimere le spese: 3) una meccanizzazione spinta diventa problematica, anche se la riduzione dei costi non è riferita soltanto alla meccanizzazione, ma anche ai costi derivati da malattie che rappresentano annualmente una spesa abbastanza elevata per gli agricoltori. La riduzione dei costi di produzione derivante da interventi fitosanitari, assume una aspetto rilevante: ecco perché altra attività dei servizi di consulenza è quella del controllo delle malattie la cui eradicazione garantisce il conseguimento dei livelli di qualità che saranno richiesti all'agricoltura nei prossimi anni. 4} Per quanto riguarda la conservazione dell'ambiente, la Commissione ha portato recentemente al Consiglio dei Ministri,

19 a riprova di quanto la Comunità intende fare per garantire il conseguimento di tali obiettivi, una proposta sulla politica strutturale i cui principi fondamentali possono suddividersi in due parti: la prima prevede l'abbandono delle terre; sembrerebbe una proposta assurda ma potrebbe essere una soluzione valida anche per la nostra zona poiché le disposiizoni che vengono prese per coloro i quali abbandonano la produzione agricola, ad es. per dedicare l'azienda al rimboschimento, comportano un certo reddito. Per cui non coltivare la terra non significa abbandono del reddito, ma attraverso tali disposizioni è prevista un'integrazione del reddito stesso. In ogni caso è da tenere sempre in considerazione il regolamento 795/85 che comprende tutta una serie di articoli con conseguenze di capitale importanza per gli agricoltori. Il punto fondamentale sta nella volontà di trovare i metodi e i mezzi per poter ottenere tali facilitazioni. Sono previsti per es. contributi per l'insediamento nell'azienda agricola rivolti ovviamente ai giovani. Altro esempio è l'indennità compensativa per le zone svantaggiate; tali indennità sono maggiorate del 50% rispetto alle altre. E' stato previsto un premio annuale per ettaro a titolo di compensazione per la perdita di reddito nelle zone svantaggiate, per gli agricoltori che adottano sistemi di produzione compatibili con gli obiettivi prima elencati, es. la conservazione dell'ambiente, e tali premi vengono raddoppiati per le zone meridionali svantaggiate. In conclusione i vincoli esistenti in materia di produzione e di prezzi inerenti l'attuale situazione della P.A.C., possono, anzi daranno prossì problemi a moltissimi agricoltori. E' quindi necessario fare in modo che i servizi di consulenza siano perfettamente consapevoli di questi profondi cambiamenti per consigliare gli agricoltori nella scelta dei mezzi più adeguati per risolvere eventuali difficoltà. Per svolgere questa nuova produzione di situazioni benefiche i servizi di consulenza devono rendersi conto che in molti casi è necessario un nuovo orientamento dell'attività di consulenza che 24

20 deve presupporre l'abbandono definitivo della tradizionale filosofia che mirava solo ed esclusivamente all'incremento della produzione. I servizi di consulenza dispongono ancora di un certo margine di manovra per aiutare gli agricoltori a superare le difficoltà del presente. Questi sono i compiti prefissi ed i tentativi di soluzione che si è cercato di presentare. Tutto ciò però viene a scontrarsi con il Super Ministero della Agricoltura per i 12 Paesi, così come viene definita appunto la Commissione della CEE, che finisce per limitare le attività di Assistenza Tecnica, essendo quest'ultima una competenza nazionale prima e poi regionale, definendo una legge quadro entro la quale tutti devono conformarsi.

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