Università degli Studi La Sapienza Roma. Dipartimento di Storia Disegno e Restauro dell Architettura

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1 Università degli Studi La Sapienza Roma Dipartimento di Storia Disegno e Restauro dell Architettura Dottorato di Ricerca in Storia e Restauro dell Architettura A.A / 2011 Titolo della Tesi di Ricerca Linee Guida per allestimenti museali archeologici di qualità in edifici storici Dottoranda Anna Maria Bertelè XXIII ciclo - Sezione B Restauro dell Architettura Coordinatore del Dottorato di Ricerca Prof.ssa arch. Maria Piera Sette Supervisore Prof. arch. Giovanni Carbonara Tutor esterno Prof. arch. Giovanni Bulian Contributi esterni Arch. Giorgio Pala, arch. Carolina De Camillis, arch. Paolo Monesi 2

2 Indice Introduzione e ringraziamenti 6 1. Riflessione sul tema Edifici storici, restauro e museografia 7 Premessa Edifici storici, restauro e museografia 7 Bibliografia specifica relativa alla questione del restauro degli edifici storici (capitolo 1) 11 Bibliografia specifica relativa alla questione museografica (capitolo 1) Standard museali 13 Premessa Standard Standard museali Accreditation negli Stati Uniti Codice deontologico dell ICOM Registration Scheme for Museums and Galleries in Gran Bretagna Normativa italiana in materia museale prima del Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei (Allegato A del D.M. del MiBAC 10 maggio 2001) Esperienze a livello centrale di sistemi di autovalutazione per i musei statali italiani Esperienze regionali per sistemi di autovalutazione dei musei italiani non statali L esperienza dell IBC della Regione Emilia Romagna Esperienze europee per sistemi di autovalutazione dei musei 33 Bibliografia specifica relativa agli Standard museali (capitolo 2) Accessibilità negli edifici storici 36 Premessa Normativa nazionale di riferimento sul superamento delle barriere architettoniche dal 1971 al Legge 30 marzo 1971, n. 118 (Conversione in legge del D.L. 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili) D.P.R. n. 384 del Legge 28 febbraio 1986, n. 41, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge Finanziaria 1986) Legge 9 gennaio 1989 n. 13, Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati D.M. del Ministero dei Lavori Pubblici 14 giugno 1989, n. 236, Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e 3

3 di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche Legge 5 febbraio 1992, n. 104, (Legge Quadro sull'handicap) Legge quadro per l assistenza, l integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate D.P.R. n. 503 del , Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi, e servizi pubblici L. 104/1992 e il D.P.R. 503/1996 e le opere provvisionali D.P.R. 6 giugno 2001, n.380, Testo Unico dell Edilizia e superamento delle barriere architettoniche Allegato A del D.M. del MIBAC 10 maggio 2001, Ambito VII, Rapporti del museo con il pubblico D.Lgs. 156/2006, Disposizioni correttive ed integrative al D.Lgs 42/ D.M. del MiBAC 28 marzo 2008, Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi d interesse culturale Accessibilità e conservazione Altre iniziative Commissione tematica Accessibilità per i disabili dell ICOM Italia Premio Tesi di Laurea in Architettura ed Ingegneria Muoversi nell Immobile. Superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale 50 Bibliografia specifica relativa alla questione accessibilità degli edifici storici (capitolo 3) 52 Normativa in materia di accessibilità (capitolo 3) Censimento a livello nazionale 54 Premessa metodologica Indagine sugli istituti d arte e di cultura non statali curata dall ISTAT ( ) Censimento a livello nazionale Schede A - Strutture museali d interesse archeologico in Italia Schede di Sintesi regionale - Strutture museali d interesse archeologico analizzate dalle Scheda A Matrice di Scheda di Sintesi regionale Riepilogo delle Schede di Sintesi regionale Scheda di Sintesi nazionale Matrice di Scheda B - Musei d interesse archeologico di qualità in edifici storici e/o singoli aspetti significativi Considerazioni 84 Bibliografia specifica relativa al Censimento (capitolo 4) Musei d interesse archeologico di qualità in edifici storici 88 Premessa metodologica Scheda B - Musei d interesse archeologico di qualità e/o singoli aspetti significativi Riferimenti all Allegato A del D.M. del MiBAC 10 maggio Matrice Scheda B Musei d interesse archeologico di qualità in edifici storici e/o singoli aspetti significativi Elenco dei musei d interesse archeologico di qualità selezionati 93 4

4 5.3 Analisi di alcuni musei d interesse archeologico di qualità in edifici storici Scheda B - Emilia Romagna - Bologna (BO) - Museo Civico Archeologico Scheda B - Emilia Romagna - Faenza (RA) - Museo Internazionale delle Ceramiche Scheda B - Emilia Romagna - Ferrara (FE) - Museo Archeologico Nazionale Scheda B - Emilia Romagna - Formigine (MO) - Museo e Centro di Documentazione del Castello Scheda B - Lombardia - Brescia (BS) - Museo di Santa Giulia Scheda B - Toscana - Firenze (FI) - Museo Archeologico Nazionale Scheda B - Toscana - Siena (SI) - Complesso di S.Maria della Scala Museo Archeologico Scheda B - Veneto - Rovigo (RO) - Museo dei Grandi Fiumi 147 Bibliografia specifica relativa ai Musei archeologici di qualità (capitolo 5) Linee guida per allestimenti museali archeologici di qualità in edifici storici 155 Premessa Linee guida per allestimenti museali archeologici di qualità in edifici storici 155 Bibliografia specifica relativa alle Linee guida per allestimenti museali archeologici di qualità in edifici storici (capitolo 6) 193 Conclusioni 194 Glossario 203 Premessa 203 Terminologia relativa all ambito architettonico, archeologico, museografico-illuminotecnico e all accessibilità 203 Bibliografia specifica relativa al Glossario (allegato) 229 Bibliografia generale di riferimento 231 Premessa 231 Bibliografia specifica relativa alla questione del restauro degli edifici storici (capitolo 1) 231 Bibliografia specifica relativa alla questione museografica (capitolo 1) 231 Bibliografia specifica relativa agli Standard museali (capitolo 2) 233 Bibliografia specifica relativa alla questione accessibilità degli edifici storici (capitolo 3) 234 Normativa in materia di accessibilità (capitolo 3) 235 Bibliografia specifica relativa al Censimento (capitolo 4) 235 Bibliografia specifica relativa ai Musei archeologici di qualità (capitolo 5) 236 Bibliografia specifica relativa alle Linee guida per allestimenti museali archeologici di qualità in edifici storici (capitolo 6) 237 Bibliografia specifica relativa al Glossario (allegato) 238 5

5 Introduzione e ringraziamenti Le Linee guida per allestimenti museali archeologici di qualità in edifici storici derivano da un censimento sulle strutture museali italiane d interesse archeologico e da una successiva selezione dei cosiddetti musei di qualità. Musei di qualità che si riferiscono ad allestimenti d interesse archeologico ovvero a musei archeologici o con sezioni archeologiche, a musei lapidari o epigrafici, a musei della ceramica o della marineria, a musei paleontologici od a mostre archeologiche permanenti, escludendo così depositi archeologici, aree e parchi archeologici e mostre archeologiche temporanee. Sono, poi, allestimenti ospitati in edifici monumentali, in edifici con valore storico e/o artistico, in edifici d interesse culturale e si tratta di edifici storici caratterizzati da architetture di tipo religioso, militare, di architettura industriale o di edifici con funzioni pubbliche o adibiti a residenze private, escludendo così gli edifici costruiti ex novo. Infine, si tratta di allestimenti accessibili e di musei che raggiungono un giusto equilibrio tra operazione museografica ed edificio storico. Censimento accompagnato da un analisi della normativa nazionale di riferimento in campo museale (in particolare l Allegato A del D.M. del MiBAC 10 maggio 2001, Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei) e di quella relativa all accessibilità in edifici storici (in particolare il D.M. del MiBAC 28 marzo 2008, Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi d interesse culturale). Strutturate in singole voci, precedute da uno o più riferimenti normativi e seguite da uno o più esempi presi dal panorama museale italiano d interesse archeologico, le Linee guida vogliono suggerire aspetti museografici o tecnologici importanti su cui soffermarsi. Proposte che analizzano la realtà normativa esistente, confermandola o aggiungendovi alcune indicazioni. Singoli elementi che, se sommati, vogliono portare ad un museo di qualità. Analisi (censimento), valutazione (selezione) e progetto (Linee guida). Questi sono i tre momenti fondamentali di questa Tesi che vuole proporre delle Linee guida dove accessibilità e restauro diventano due costanti all interno dell allestimento museale. Presenze che vogliono divenire sinonimo di qualità di allestimenti museali archeologici in edifici storici. Il tutto accompagnato, passo dopo passo, dalla normativa nazionale di riferimento. Un ringraziamento a tutte le persone che hanno creduto in questa ricerca e che hanno fornito un prezioso apporto. Sono tante le persone che vorrei ringraziare ed, in particolare: il Dott. Fabrizio Maria Arosio (ISTAT) per la disponibilità; il Prof. arch. Gianni Bulian; il Prof. arch. Giovanni Carbonara per la disponibilità e per le indicazioni; l arch. Carolina De Camillis per la parte illuminotecnica; il Prof. arch. Paolo Fancelli per i suggerimenti. Un ringraziamento particolare all arch. Giorgio Pala per le revisioni e per i consigli. Voglio ancora ringraziare tutti i musei che hanno collaborato alla ricerca; i miei genitori (Dr. Luigi Bertelè e Dr.ssa Paola Zucchini) che hanno vissuto tutte le fasi di questa ricerca e Stefano Segneri, che ha condiviso gli ultimi mesi di lavoro di questa Tesi. Grazie a tutti. Roma, 10 dicembre 2010 Anna Maria Bertelè 6

6 1. Riflessione sul tema Edifici storici, restauro e museografia Premessa Il tema della ricerca, Linee guida per allestimenti museali archeologici di qualità in edifici storici, nasce da una Riflessione sul tema Edifici storici, restauro e museografia. Una valutazione derivata da un analisi della realtà museale italiana, che evidenzia come la maggior parte dei musei sia ospitata in edifici storici e, da qui, la riflessione sulla problematica del restauro dei monumenti e di come l operazione museografica si inserisca in questi contesti storici. Il fatto che i musei italiani siano perlopiù ospitati in fabbriche storiche ha, infatti, guidato in modo particolare le scelte progettuali, portando verso situazioni molto differenziate. Si assiste a musei dove l edificio storico prevale sull allestimento, a musei, invece, dove l operazione museografica domina e copre i caratteri storico-artistici dell edificio ed, infine, a musei dove si raggiunge il giusto equilibrio tra restauro architettonico ed operazione museografica. E proprio quest ultima è la situazione che si vuole qui indagare. I musei italiani d interesse archeologico ospitati in edifici storici presentano caratteristiche diverse. Vi sono quelli con allestimenti storicizzati chiusi e quelli dove una nuova operazione museografica si inserisce in continuità o meno con l allestimento precedente. A parte i musei ospitati in edifici storici, si registra anche la presenza di musei progettati in edifici costruiti ex novo, che rappresentano un esigua, ma molto interessante, parte del panorama museale italiano. 1.1 Edifici storici, restauro e museografia Se si intende, con la locuzione edifici storici, ( ) costruzioni architettoniche, con funzione abitativa o di attività umana, ( ) risalenti al passato ed aventi valore testimoniale ( ) 1, una peculiarità italiana è proprio quella di avere una moltitudine di edifici storici ancora in vita che constano di architetture religiose e di architetture militari, di architetture industriali, di residenze private e di palazzi con funzioni pubbliche. Tali edifici, nel corso nel tempo, sono stati, e sono tuttora, utilizzati con svariate destinazioni d uso, da residenze private a sedi destinate a servizi pubblici fino, appunto, a sedi museali. La trasformazione di queste fabbriche a nuove funzionalità, diverse da quelle d origine, le ha rese oggetto, nel corso del tempo, di restauri più o meno rispettosi dei valori storico-artistici insiti in queste architetture. La tematica, a cui si vuole qui brevemente accennare, riguarda proprio il restauro di questi edifici storici, a partire dal secondo dopoguerra ad oggi, in vista della loro riconversione a sedi museali. Prima di affrontare la tematica museografica, si vuole inquadrare la problematica odierna del restauro, fornendo definizioni e termini che saranno di riferimento per tutta la presente ricerca. Si prende come definizione di restauro quella presente all art.4 della Carta del Restauro del M.P.I. del 1972 che recita: ( ) s intende per restauro qualsiasi intervento volto a mantenere in efficienza, a facilitare la lettura e a trasmettere integralmente al futuro le opere e gli oggetti ( ). Questa affermazione evidenzia come ( ) il restauro non [sia] meramente operazione tecnica; né espressione ( ) di sola valutazione economica dei beni culturali [e di come] esso si riveli dipendere in primo luogo dalla storia e dalla critica ( ) 2. A questa definizione ufficiale, se ne può aggiungere un altra autorevole secondo cui: ( ) s intende per restauro qualsiasi intervento volto a tutelare ed a trasmettere 1 Si veda l allegato della Tesi intitolato Glossario alla voce Edificio storico. 2 CARBONARA G., Avvicinamento al restauro. Teoria, storia, monumenti, Liguori Editori, Napoli 1997, pp

7 integralmente al futuro, facilitandone la lettura e senza cancellarne le tracce del passaggio del tempo, le opere d interesse storico-artistico ed ambientale; esso si fonda sul rispetto della sostanza antica e delle documentazioni antiche costituite da tali opere, proponendosi, inoltre, come atto d interpretazione critica non verbale, ma espressa nel concreto operare ( ) 3. In quest ottica, il primo passo importante da compiere è il riconoscimento dei valori (storico ed artistico) in virtù dei quali l opera deve essere trasmessa al futuro. Un presupposto che riprende la preziosa lezione di Cesare Brandi, secondo cui ( ) il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell opera d arte nella sua consistenza fisica e nella duplice polarità estetico-storica, in vista della sua trasmissione al futuro ( ) 4. All interno delle operazioni di restauro condotte sulle fabbriche storiche riconvertite a musei, si cercheranno i criteri del restauro moderno, ovvero si osserverà se il restauro è stato condotto in maniera coscienziosa secondo i parametri della distinguibilità e della reversibilità, della compatibilità, del rispetto dell autenticità ed, infine, del minimo intervento 5. Un restauro critico-conservativo. Un ulteriore chiarimento che porta a toccare l ambito del restauro con quello della museografia è nell affermazione che ( ) il restauro è considerato intervento sulla materia, ma anche salvaguardia delle condizioni ambientali che assicurino il miglior godimento dell opera e, dove necessario, risoluzione del raccordo fra lo spazio fisico, nel quale sia l osservatore che l opera stessa si collocano, e la spazialità propria dell opera, accostandosi così, come è giusto che sia, alla museografia ( ) 6. La riconversione di edifici storici in musei, presente già nel XIX secolo, ha portato ad affrontare la questione dell inserimento di una operazione museografica all interno di una fabbrica storica, caratterizzata da propri e ben definiti valori storici e/o artistici. L atteggiamento progettuale è stato diverso, di volta in volta, guidato dalla sensibilità del progettista, dalla volontà della committenza ed, infine, dalla specifica cultura del tempo. Si intende qui prendere come primo riferimento, come punto di partenza, la filosofia della museografia italiana degli anni 1950, quella dei grandi maestri come Minissi, Albini etc., che ha rappresentato una grande svolta nella storia della museografia italiana. ( ) Quando nell immediato dopoguerra prevalse l esigenza di iniziare una fase di rinnovamento, piuttosto che porre in atto un senso di continuità nella storia e nella cultura, i nuovi musei in edifici storici furono interpretati come occasioni per totali innovazioni e non come occasioni di rispetto per allestimenti museografici preesistenti. In quegli anni Cinquanta l assenza di un sentimento di continuità, nella storia e nella cultura, rispetto all allestimento preesistente, dava luogo ad innovazioni totali e, rispetto ai contenuti, a tagli drastici nelle collezioni e nell allestimento. Nell allestimento si presentavano i vertici della cultura, dunque una rarefazione delle opere esposte. Si ricorreva a controsoffitti ed a pannelli, per cancellare le caratteristiche degli spazi originari. Un ansia di rendere puro e asettico l edificio. Gli allestimenti museali degli anni Cinquanta non dimostrarono rispetto, nel senso di continuità, verso i precedenti allestimenti museografici. Mancava un controllo dell equilibrio tra edificio storico ospitante e collezioni ospitate. Tendenze verso un museo bianco, asettico, neutrale. Questo tipo di approccio di neutralità è antitetico rispetto a qualunque esigenza di ricostruire un contesto di significati. Cioè l attribuzione ad un edificio storico di una funzione museale richiede che il progetto corrisponda ad una interpretazione storiografica consapevole ( ) 7. Significativa è una nota scritta dall arch. Franco Minissi (1961) che fotografa, da protagonista, la realtà museale italiana dopo la seconda guerra mondiale. ( ) L organizzazione dei musei ha registrato in questi ultimi tempi un radicale aggiornamento in tutti gli stati europei e non europei, dovuto in parte all esigenza di riparare alle gravi condizioni in cui tali istituti erano venuti a trovarsi alla fine della seconda guerra mondiale, ma soprattutto ad una più profonda comprensione della loro alta funzione sociale-educativa, vigorosamente potenziata dai criteri della moderna museografia che tende a inserirli, quali organismi viventi, nella dinamica della vita moderna. ( ) L Italia di quest ultimo dopoguerra è stata all avanguardia nel riordinamento, rinnovamento e nella creazione di nuovi edifici museali. ( ) Sussiste nel nostro paese una situazione particolare: una ricchezza incommensurabile di opere d arte per la maggior parte ospitate disagiatamente in edifici monumentali, strettamente vincolati da inalienabili vincoli storico CARBONARA G., Avvicinamento al restauro. Teoria, storia, monumenti, Liguori Editori, Napoli 1997, p.33. BRANDI C., Teoria del restauro, Einaudi, Torino 1963 (1 ed.), [ristampa, 2000 p.6]. CARBONARA G., Avvicinamento al restauro. Teoria, storia, monumenti, Liguori Editori, Napoli 1997, p.15. CARBONARA G., in AA.VV., Il progetto di restauro, interpretazione critica del testo architettonico, Trento RANELLUCCI S., Allestimento museale in edifici monumentali, Edizioni Kappa, Roma 2005, pp

8 artistici. L arduo problema di procedere ad una nuova, razionale e critica presentazione delle opere secondo le migliori condizioni di visibilità, senza peraltro alterare minimamente i caratteri architettonici del monumento che le ospita, è stato lodevolmente risolto in [alcuni musei]: 8. Chiusa la breve parentesi riguardante il pensiero di Minissi, si vuole riflettere sulla situazione attuale degli allestimenti museali inseriti in edifici storici, toccando la questione delle esigenze dell edificio, dell allestimento e degli oggetti. ( ) La destinazione a museo di un edificio storico è da considerarsi, nell ottica di una conservazione attiva dei beni culturali, come una condizione particolare all interno della più ampia problematica museografica. La particolarità è determinata dalla compresenza di due termini, nella funzione reciproca di contenuto e di contenitore, entrambi degni d essere conservati. Andranno considerate le esigenze delle raccolte museali e le esigenze museali della sede. La coesistenza delle due condizioni, entrambe degne d essere musealizzate, quella delle raccolte e quella della sede destinata a museo, richiede pertanto che sia resa possibile la conoscenza e la lettura di ciascuna delle due realtà culturali, senza interferenze e subordinazioni. L edificio destinato a sede museale, nella sua qualità autonoma di bene culturale, dovrà essere considerato, prima nella sua fase di valutazione museologica, poi in quella fase di progettazione museografica, per le sue qualità distinte. In tale forma di musealizzazione l oggetto è l architettura storica in sé, coinvolgendo le forme di vita coeve, il rapporto di quell edificio con il contesto urbano, le forme di arredo ad esso pertinenti, gli eventuali restauri etc. Una forma di musealizzazione dell edificio storico in qualità di museo di se stesso è, in realtà, piuttosto rara. Nel caso di un museo che debba realizzarsi nell adattamento di edifici preesistenti, gli spazi architettonici, dovendo essere tutelati, costituiscono un limite ed un vincolo per la costituzione dei più opportuni spazi museografici. Quando non fosse possibile limitare la destinazione a museo di edifici preesistenti, a quei casi in cui è stretto il rapporto tra collezione ed edificio, occorrerà tenere presente il carattere di estraneità dei due termini. In senso museografico, occorrerà che la condizione dei documenti nel museo risulti qualificata nella sua autonomia, che risulti evidenziato il carattere di ospitalità che le collezioni assumono nei confronti della sede storica. In seguito al suddetto presupposto, dovrà essere consentita, a qualsiasi tipo di visitatore, la lettura autonoma sia delle qualità del monumento che dei materiali ospitati. A questo si aggiunge l esigenza della reversibilità, in tempi successivi, del rapporto di ospitalità intessuto nella circostanza ( ) 9. ( ) L allestimento di un museo, ed in particolare di un museo che utilizzi un edificio storico preesistente, non deve essere concepito in chiave essenzialmente funzionale, ma che costituisca la traduzione in realtà fisica di concetti fondamentali per la società che li esprime. Nel valutare la congruenza tra le esigenze espositive e le vocazioni intrinseche nel contenitore storico, bisogna considerare il complesso ben più che un contenitore, ma come un documento. E indispensabile tenere conto delle vicende storiche soprattutto nel senso delle modificazioni conosciute dalla fabbrica ( ) 10. ( ) Sarebbe opportuno che le vicende di tutti gli allestimenti successivi emergessero chiare nei musei e che risultassero leggibili. L evoluzione dell edificio storico ospitante sarebbe assai significativo se fosse comunicato insieme all evoluzione delle collezioni ospitate. Per il pubblico queste vicende, sarebbero più avvincenti di certe autoreferenziali didascalie. [Questo porterebbe] ad un interpretazione di museo come scrittura critica. ( ) L esito sarebbe quello di una lettura integrale dell insieme; interpretato come l insieme delle collezioni contenute, del contenitore storico, dell allestimento, nonché del linguaggio specifico adottato, come un documento complessivo della storia della cultura, della storia del gusto nel fare allestimento. In tale ottica emergerebbe un complesso di articolazioni concettuali ed evolutive interpretabile come modalità specifica, da parte delle varie società, nel dare forma all idea di museo. In questo senso acquisterebbe un significato ben più ampio la problematicità circa la conservazione consapevole dei musei antichi, senza smantellarli o rinnovarli. L allestimento di un museo di arte antica sarebbe da interpretarsi come 8 MINISSI F., Museo, organizzazione e architettura, in Voce Museo, XXIV, p.1139, pubblicata sulla Enciclopedia Italiana, 3 a appendice, 1961, p.3 e riportata in MINISSI F., Note sul restauro dei monumenti e sull architettura dei musei, Tipografia Artistica Nardini, Roma Ci si riferisce ai seguenti musei: Museo e Galleria Nazionale di Capodimonte a Napoli (1957), Museo Nazionale di Villa Giulia a Roma ( ), Museo del Castello Sforzesco a Milano, Pinacoteca di Palazzo Bianco a Genova, Galleria Nazionale di Palazzo Abattellis a Palermo (1954), Museo Nazionale di Palazzo Ferretti di Ancona (1958), Museo Nazionale del Castello dell Aquila (1955), Museo di San Matteo a Pisa, Museo di Palazzo Bellomo a Siracusa (1958), Museo Civico di Viterbo (1955), Galleria di Brema, Uffizi, Accademia di Venezia, Accademia Carrara di Bergamo. 9 RANELLUCCI S., Allestimento museale in edifici monumentali, Edizioni Kappa, Roma 2005, p RANELLUCCI S., Allestimento museale in edifici monumentali, Edizioni Kappa, Roma 2005, pp

9 opera conclusa, storicizzata, connesso alle modalità secondo cui è stata concepita o modificata. Anche il piccolo museo di antiquariato sarebbe così conservato in qualità di documento complessivo. Se ne deduce che il museo ospitato in un monumento o in un edificio storico dovrà interpretarsi come opera d arte conclusa, storicizzata. Un tipo di interpretazione di questo tipo richiede un senso di continuità, in senso storico e culturale, che appare riconoscibile in tutte le fasi storiche ( ) 11. La riconversione di edifici storici in musei va dunque letta come un valore aggiunto e non come un limite, come spesso veniva letto in passato il vincolo storico-artistico apposto dalle Soprintendenze a queste fabbriche. Infatti, ( ) l uso funzionale in modo non conforme a quello originale, se è di fatto un limite, non esclude assolutamente la conoscenza dei valori espressi dall architettura nella struttura storica, purché la nuova funzione non cancelli la percepibilità materiale di ciò che è stato nel tempo. Si tratta di una sorta di stratificazione, non materiale, che sovrappone all uso originario, i cui toni sono comunque modificati, quello attuale ( ) 12. In conclusione, se nella museografia dei grandi maestri italiani degli anni 1950, allestimento ed edificio storico erano due realtà indipendenti e slegate e l operazione museografica portava un segno incisivo e forte all interno della fabbrica, l intenzionalità della presente ricerca è quella di trovare quei casi positivi dove la museografia contemporanea abbia trovato un equilibrio tra i caratteri dell edificio storico e l allestimento. Un altro aspetto importante nella concezione museale attuale riguarda la centralità del visitatore. A seguito di una trasformazione sociale importante, il visitatore ha assunto un ruolo attivo, da spettatore a protagonista e il patrimonio (esposto e non) è diventato l oggetto attorno a cui far ruotare le scelte progettuali. E da qui l attenzione alla normativa, agli impianti tecnici (aerazione, illuminazione, antincendio, anticrimine etc.) ed alle singole esigenze dei reperti (microclima etc.). 11 RANELLUCCI S., Allestimento museale in edifici monumentali, Edizioni Kappa, Roma 2005, p BELLINI A., Restauro architettonico: il tema dell uso, PIRAZZOLI N. (a cura di), Roma 1990, p

10 Bibliografia specifica relativa alla questione del restauro degli edifici storici (capitolo 1) BRANDI C., Teoria del restauro, Torino 1963 (I ed.), capitolo Lo spazio dell opera d arte. Carta del Restauro del M.P.I. del 1972, art.4. CARBONARA G., in AA.VV., Il progetto di restauro, interpretazione critica del testo architettonico, Trento BELLINI A., Restauro architettonico: il tema dell uso, PIRAZZOLI N. (a cura di), Roma 1990, p.41. CARBONARA G., Avvicinamento al restauro. Teoria, storia, monumenti, Liguori Editore, Napoli Bibliografia specifica relativa alla questione museografica (capitolo 1) SAMONA G., Un contributo alla museografia, in DomusDossier/Musei, p.101, ristampa da Casabella Continuità, n.211, giugno-luglio 1956, p.51 sgg. MINISSI F., Note sul restauro dei monumenti e sull architettura dei musei, Tipografia Artistica Nardini, Roma MINISSI F., Adattamento a Museo di edifici monumentali, (pubblicato sugli Atti dei Comitati Nazionali polacchi dell ICOM e dell ICOMOS relativi al Colloquio sull adattamento di Monumenti storici a fini museali tenutosi a Varsavia nel settembre 1974), 1974, pp MINISSI F., Conservazione dei beni storici artistici e ambientali: restauro e musealizzazione, De Luca, Roma MINISSI F., Il Museo negli Anni 80, Roma I luoghi del museo. Tipo e forma fra tradizione e innovazione, BASSO PERESSUT L. (a cura di), Editori Riuniti, Roma NUVOLARI F., PAVAN V., Archeologia museo architettura, Arsenale, Venezia MINISSI F., Conservazione vitalizzazione musealizzazione, Roma Restauro e museografia. Centralità della storia, RANELLUCCI S. (a cura di), Multigrafica Editrice, Roma MINISSI F., RANELLUCCI S., Allestimento e museografia: un decennio di corso, Roma LAUDANI M., Il restauro e l allestimento dell aula angolare ottagona nelle Terme di Diocleziano, Roma, in Domus, n.731, ottobre 1991, p.52 sgg. MINISSI F., Museografia, Monsignori, Roma KNELL S. J., A bibliography of museum studies, Scholar press, Aldershot

11 MASTRODIPIETRO M., Nuovo allestimento italiano, Lybra Immagine, Milano DI VALERIO F., Contesto e identità: gli oggetti fuori e dentro i musei, Clueb, Bologna CARBONARA G., Avvicinamento al restauro. Teoria, storia, monumenti, Liguori Editori, Napoli 1997, pp.8, 9, 15, 33. CIANCIA S., Allestimento museale: questioni di dettaglio, Clean, Napoli BASSO PERESSUT L., Musei: architetture , Motta, Milano ZAN L., Conservazione e innovazione nei musei italiani, Etas, Milano CALIARI P. F., Appunti di museografia, Libreria CLUP, Milano STRADIOTTI R. - CAPELLA M. - MORANDINI F., Arte, musei e società, Grafo, Brescia PELLEGRINI P. C., Allestimenti museali, Motta, Milano DONATI F., L archeologia e i suoi musei, Servizio Editoriale Universitario, Pisa RANELLUCCI S., Allestimento museale in edifici monumentali, Edizioni Kappa, Roma 2005, pp.7-11, 94, 148. LUGLI A. PINNA G.- VERCELLONI V., Tre idee di museo, Jaca Book, Milano IBC, Cantieri culturali: allestimenti, didattica, catalogazione e restauro nei musei dell Emilia Romagna, IBC, Bologna BASSO PERESSUT L., Il museo moderno: architettura e museografia da Auguste Perret a Louis I.Kahn, Lybra Immagine, Milano

12 2. Standard museali Premessa La locuzione standard museali rimanda a linee guide ed a principi di riferimento generali per le realtà museali italiane. L approfondimento di tale argomento, e dei relativi strumenti di valutazione e di accreditamento dei musei, si pone come premessa e come guida alla selezione degli esempi positivi, dei cosiddetti musei di qualità. 2.1 Standard Come riporta lo studioso Daniele Jalla 13, standard è termine inglese, che deriva dall antico francese estendart (a sua volta di origine germanica). Indicava in origine un vistoso oggetto (un drappo) posto alla cima di un alabarda ed usato per segnalare un luogo di raduno, soprattutto in battaglia, o per servire da emblema. Pur mantenendo il senso di insegna, vessillo, stendardo, è internazionalmente usato per designare un unità di misura di quantità, peso, estensione, valore o di qualità prescelta da un autorità, dalla consuetudine o per unanime consenso come modello o esempio. Vale, quindi, anche nel senso di campione, criterio, norma, principio, regola, parametro, grado, livello e infine in forma aggettivale di conforme alle norme, comune Standard museali Il termine standard è entrato nel lessico museale italiano attraverso la pratica dell accreditation (in atto negli USA dagli inizi degli anni 1970), che richiede l esistenza di un certo numero di condizioni per l accreditamento di un museo da parte dell AAM (American Association of Museums) 15. Il Codice deontologico dell ICOM 16, adottato in Italia nel 1986, ha accolto ed esteso questa nozione in un articolo chiave, incluso nella deontologia delle istituzioni, individuando, non solo la necessità di avere un minimum standard, ma degli ambiti a cui riferirsi in prima istanza e delle modalità generali per una loro definizione, variabili secondo le dimensioni e le responsabilità di ciascun museo. Sempre fondato sul concetto di standard minimi, è il Registration Scheme for Museums and Galleries adottato in Gran Bretagna nel 1988, da parte della Museums & Galleries Commission 17 che, pur rifacendosi all esperienza dell accreditation statunitense, se ne distingue significativamente. 13 JALLA D., Standard di qualità e di risorse per i musei, in Rivista on line Nuova Museologia, N 1, 14 febbraio 2001, pag. 18, 22/03/. La rivista Nuova Museologia è dal 2005 organo ufficiale dell'associazione Italiana di Studi Museologici. 14 Voce standard in: WWWebster Dictionary, Il Nuovo Zingarelli della lingua italiana, Zanichelli, Bologna Sito web dell American Association of Museums: Per una più esauriente descrizione si veda l Accreditation Resource Kit, edito dall AAM, A comprehensive and understandable guide to museum accreditation. 16 ICOM, International Council of Museums. 17 LEARY E., Minimum Standards for Museums. The Museum Registration Scheme in Britain, in Gli standard per l organizzazione e la gestione dei musei, Atti dell incontro del 19 febbraio 1999, Firenze Regione Toscana Regione Emilia Romagna (anche in nelle pagine Le opere e i giorni alla voce Sotto la lente ). 13

13 2.3 Accreditation americano L accreditation dell AAM è un programma di certificazione di qualità che riconosce la qualità di un museo, rispetto al governo, alle agenzie esterne e nei confronti del pubblico americano. Sviluppato e gestito dagli operatori professionali dei musei, il sistema promuove le pratiche migliori nei musei e la più stretta rispondenza alla funzione di pubblico servizio museale. L accreditation certifica che l istituzione opera a tutti i livelli secondo i più elevati ed attuali standard e pratiche professionali e che adempie ai suoi doveri nei confronti del pubblico. Si parte da un auto-esame (un anno), seguito da un approvazione provvisoria e da un severo esame compiuto in loco da parte di una speciale commissione, per giungere infine all accreditamento (dopo due/tre anni). La partecipazione al processo è subordinata al possesso di alcuni requisiti che impongono al museo di dimostrare: 1) di corrispondere alla seguente definizione di museo: di essere un istituzione senza fini di lucro (o di far parte di un organizzazione no profit o di un ente pubblico); di avere una natura fondamentalmente educativa; di avere un missione formalmente definita; di essere dotata di una figura professionale a tempo pieno e stipendiata che abbia competenza ed esperienza museale, con una delega di autorità e risorse finanziarie sufficienti a garantire un effettiva operatività del museo; di presentare con regolarità programmi di attività e di mostre che utilizzino ed interpretino oggetti per il pubblico seguendo standard accettati; di possedere un definito ed appropriato programma di documentazione, cura ed utilizzo delle collezioni e/o degli oggetti; di avere un definito ed adeguato programma di mantenimento e presentazione degli oggetti esposti; 2) di rispondere ai seguenti criteri di gestione: di essere stato aperto al pubblico da almeno due anni; di essere sostanzialmente aperto al pubblico (almeno 1000 ore all anno); di avere un adeguato budget annuale per le attività correnti (di almeno $ ); di aver acquisito l 80% della collezione; di poter dimostrare le caratteristiche di un museo accreditabile, relative alla missione, alle forme di governo, alla gestione delle collezioni, alla loro interpretazione e presentazione, agli aspetti finanziari e amministrativi, rispondendo ad un articolato questionario che investe le principali aree. Nel caso dell AAM, dunque, il possesso di requisiti minimi costituisce una condizione necessaria, ma non sufficiente per ottenere l accreditation, orientata piuttosto a certificare un elevato livello di condizioni e di prestazioni museali. La formula è rivolta all insieme delle istituzioni museali ed è diretta a promuoverne la qualità, ma in questo modo porta a selezionare al suo interno un gruppo di eccellenza. 2.4 Il codice deontologico dell ICOM All interno del Codice deontologico dell ICOM 18 (1986), il concetto di standard minimo viene introdotto in relazione a quanto l ente responsabile di un museo ha il dovere etico di mantenere o se possibile sviluppare tutti gli aspetti del museo, delle sue collezioni e dei suoi servizi. Il Codice si preoccupa di individuare condizioni minime, variabili secondo la grandezza e la responsabilità di ciascun museo, affinché le collezioni siano adeguatamente collocate, conservate e documentate. La concreta definizione degli standard è rinviata a leggi e ad ordinamenti nazionali, a modalità quali l accreditation o, in assenza di ogni altro riferimento locale, al Codice dell ICOM stesso. Il Codice indica, poi, dieci principi di base per la direction d un musée/museum governance. Gli enti responsabili devono assicurare tali standard e vigilare che siano assicurati e mantenuti dai musei stessi 19. Si tratta, dunque, di un sistema di regole, che valgono come condizioni e requisiti, diritti e doveri, posti a tutela del museo stesso, nei confronti di tutti i soggetti responsabili e/o interessati. 18 Il Codice deontologico dell ICOM, creato dall Assemblea Generale dell ICOM a Buenos Aires nel 1986, è stato successivamente modificato nel 2001 a Barcellona e nel 2004 a Seul. Testo in 19 Le dieci aree, nelle due versioni originali del Codice (francese e inglese) corrispondono ai punti del Capo II, Deontologia delle istituzioni, punto 2, Principi fondamentali per i musei. 14

14 Il Codice si propone, così, di stabilire standard per contribuire ad una piena applicazione della definizione di museo ed alla diffusione di una comune cultura di gestione, di un etica professionale ed istituzionale univoca, che coinvolga tutti i livelli interessati a livello nazionale, regionale e locale. 2.5 Registration Scheme for Museums and Galleries Il Registration Scheme for Museums and Galleries è stato adottato dalla Museums & Galleries Commission 20 nel Il carattere non elitario del Registration Scheme britannico è evidenziato dall alto numero di musei aderenti, nonostante la sua registrazione non sia obbligatoria. Le linee guida dello schema propongono tredici condizioni base che un museo deve soddisfare per poter essere registrato : 1. rispondere alla definizione di museo; 2. avere un accettabile fondamento giuridico; 3. avere uno statuto che descriva i propositi del museo ed una lista dei suoi obiettivi chiave; 4. avere uno staff adeguato alle responsabilità del museo. In mancanza di un curatore professionista in organico, il museo può designare un curatore consulente, qualificato professionalmente che fornisca pareri agli organi di governo del museo; 5. avere una linea di acquisizioni e di cessione delle collezioni; 6. avere un piano realistico per eliminare gli arretrati nella documentazione; 7. avere accettabili soluzioni per la prevenzione, conservazione e sicurezza delle collezioni; 8. avere un adeguato orario di apertura; 9. avere appropriate disposizioni per l esposizione, per la ricerca e per l educazione; 10. avere appropriati servizi per i visitatori, come servizi igienici e di ristoro; 11. avere una solida base finanziaria; 12. avere soddisfacenti accordi legali per l occupazione dell immobile; 13. avere conferma che non viene compiuto nulla di illegale. Il Registration si propone di incoraggiare i musei a raggiungere gli standard minimi stabiliti in tutte le aree di attività, di accrescere la fiducia nei musei, sia come detentori del patrimonio storico, sia come gestori di risorse pubbliche ed, infine, di dare principi etici comuni a tutti i musei 21. La procedura per ottenere la registrazione prevede una serie di passaggi che coinvolgono gli AMCS, la MGC e uno speciale Registration Committee, composto da conservatori museali provenienti da tutte le aree della Gran Bretagna. 2.6 Normativa italiana in materia museale prima del 2001 In Italia il concetto di standard viene introdotto in ambito museale tramite la legislazione regionale. La maggior parte delle Regioni si sono dotate di barriere d accesso ai finanziamenti attraverso l individuazione di requisiti minimi, necessari a definire un profilo museale minimo accettabile per le finalità e per i contenuti della programmazione regionale. Alcuni recenti esempi possono evidenziare l evoluzione recente, e più significativa, di questo sistema. 20 Fondato dal governo britannico nel 1931 il MGC è il national advisory body dei musei e delle gallerie: rappresenta gli interessi, fornisce pareri tecnici, indirizza la politica governativa e promuove la conoscenza dei musei presso il pubblico. La MGC amministra anche l allocazione dei finanziamenti agli Area Museums Councils. Sul suo ruolo si veda BOBBIO L., Le politiche dei beni culturali in Europa, Il Mulino, Bologna 1992, pp. 130 sg. 21 Registration Scheme in LEARY E., Minimum Standards for Museums. The Museum Registration Scheme in Britain, in Gli standard per l organizzazione e la gestione dei musei, Atti dell incontro del 19 febbraio 1999, Firenze. 15

15 Il termine standard compare in Toscana nell ambito del progetto di iniziativa regionale Sistema Museale Toscano, quale parte del Piano degli interventi finanziari regionali nella cultura dell anno 1996, previsto dalla L.R.14/1995 ed, in Liguria, nel Programma pluriennale per i musei di enti locali o di interesse locale e per la catalogazione dei beni culturali e ambientali della L.R.2113/1980. Nell esperienza ligure, la definizione degli standard minimi funzionali che ogni museo deve possedere, o verso cui deve tendere per poter essere riconosciuto tale e per poter accedere a contributi regionali, deve avvenire al termine di un indagine su tutte le realtà museali ed essere anche frutto di una consultazione dei vari soggetti competenti. Questo dispositivo porta, nel rispetto delle autonomie degli enti, omogeneità di gestione e di comportamento sul territorio regionale 22. Merito della Toscana, invece, l articolazione del concetto di standard in standard di prestazione, dotazione e servizio (o attività) e tra standard minimi (di accesso al sistema) e standard come obiettivo di sviluppo, da perseguire con il sostegno dell intervento pubblico. Un contributo ulteriore viene anche dall individuazione di standard minimi di sistema, essenziali per il riconoscimento dei sistemi stessi. Vanno segnalate, in proposito, anche la legge regionale delle Marche 23, che prevede, nell ambito del piano triennale, i livelli minimi qualitativi e quantitativi delle dotazioni e delle prestazioni per la tutela e la valorizzazione del patrimonio e per la funzionalità e la qualità dei servizi museali. Inoltre, il piano della Regione Lazio 24 che, oltre ad individuare anch esso requisiti minimi per l accesso dei musei nell organizzazione museale regionale, quanto a personale, orario, sede, regolamento, patrimonio, definisce i requisiti necessari per l assegnazione del marchio di qualità dei musei del Lazio. A questo processo di diffusione del termine nella normativa di settore, più recentemente ha fatto seguito il suo ancor più significativo accoglimento nella legislazione statale. Il D.Lgs. 112/98, al comma 6 dell art. 150, prevede infatti che, con proprio decreto, l allora Ministro per i Beni Culturali e Ambientali definisse i criteri tecnico-scientifici e gli standard minimi da osservare nell esercizio delle attività trasferite, in modo da garantire l adeguato livello di fruizione collettiva dei beni, la sicurezza e la prevenzione dei rischi. In seguito, il coordinamento delle Regioni, l ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni d Italia) e l UPI (Unione delle Province d Italia), hanno stabilito di comune accordo di dar vita ad un Gruppo di lavoro, aperto ai rappresentanti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con l obiettivo di avviare l elaborazione di una proposta che, con la partecipazione di tutti i soggetti interessati, portasse la complessa realtà museale italiana alla più idonea definizione di standard. Un significativo contributo in proposito è esito della giornata di studi, promossa dalle Regioni Toscana ed Emilia Romagna, sugli standard per l organizzazione e per la gestione dei Musei (Firenze, 19 febbraio 1999) che ha portato l esperienza britannica 25 al pubblico italiano. Un altro contributo è, invece, derivato da un incontro allargato (Milano, 12 marzo 1999), a cui sono stati invitati il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Comitato Italiano dell ICOM (International Council of Museums) e l ANMLI (Associazione Nazionale dei Musei Locali e Istituzionali); incontro che ha portato alla definizione di un programma e di un metodo di lavoro. Il Gruppo di lavoro ha affrontato tre tematiche fondamentali: 1) gli standard di funzionamento a partire dagli aspetti relativi al personale; ai servizi al pubblico; alla conservazione; 2) la sicurezza; 2) il rapporto fra il museo e il territorio, prestando particolare attenzione alla sua funzione di archivio della memoria del territorio e di struttura di pronto intervento per i beni esterni esposti a rischio. In conclusione, in Italia prima del 2001, Il Codice deontologico dell ICOM offre lo sfondo etico più ricco e globale cui far riferimento; l esperienza britannica il quadro operativo più vicino alla realtà ed ai bisogni italiani; il modello americano indicazioni utili per lo sviluppo di livelli di eccellenza. Ma anche l esperienza delle Regioni ha contribuito ad elaborare una via italiana agli standard museali che tenesse conto della realtà storica dei musei del nostro paese, del quadro istituzionale, attuale e futuro, e delle differenze territoriali esistenti. Una realtà particolare e 22 Deliberazione del Consiglio regionale , n. 73, cit., pp Regione Marche, L.R. 24 marzo 1998, n.6, Nuove norme in materia di salvaguardia e di valorizzazione del patrimonio culturale delle Marche e di organizzazione del museo diffuso, B.U.R. Marche n. 28 del D.G.R. 14 luglio n Schema di piano settoriale regionale in materia di beni e servizi culturali. Legge Regionale n. 42/97, art

16 complessa che esorta a non importare superficialmente modelli esterni, spesso rigidi ed avulsi dalle esigenze dei musei italiani, così profondamente radicati al territorio di appartenenza. 2.7 Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei (Allegato A del D.M. del MiBAC 10 maggio 2001) A livello nazionale, il documento di riferimento è l Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei (Allegato A del D.M. del MiBAC 10 maggio 2001) che, ponendo le linee guida di riferimento per una corretta cultura di gestione in campo museale, fissa alcune norme obbligatorie, tese al raggiungimento del livello minimo di qualità dei servizi, ed altre volontarie, legate alle caratteristiche dei singoli musei. Tale documento è esito del Gruppo tecnico di lavoro per la definizione degli standard museali che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC) nominò con proprio decreto (D.M. del MiBAC 25 luglio 2000), comprendente rappresentanti del MiBAC, degli Enti Territoriali, di istituti di ricerca e di esperti esterni, aggiuntisi successivamente. Nella concezione e nella stesura del documento furono concepiti, adattandoli alla situazione italiana, precedenti significativi elaborati per i musei di altri paesi. In particolare, come brevemente accennato in precedenza, si sono utilizzati come fonti i programmi di certificazione di qualità e le procedure di accreditamento dell American Association of Museums (USA), del Codice deontologico dell ICOM e del Registration Scheme for Museums and Galleries (UK). Il documento del MiBAC è un provvedimento flessibile, adattabile ad ogni realtà museale, indipendentemente da dimensione, tipologia e proprietà e che, nei suoi otto ambiti tematici, riesce ad investire tutti gli aspetti del museo, dallo status giuridico all assetto finanziario, dalla struttura al personale, dagli ambiti legati alla sicurezza, a quelli della gestione e cura delle collezioni, per terminare con quelli legati al rapporto museo-pubblico e al rapporto museo - territorio. Gli otto ambiti sono: I. Status giuridico; II. Assetto finanziario; III. Strutture; IV. Personale; V. Sicurezza; VI. Gestione delle Collezioni; VII. Rapporti con il pubblico e relativi servizi; VIII. Rapporti con il territorio. Tali ambiti riprendono quelli presenti nel Codice deontologico dell ICOM, con l aggiunta però dell ambito VIII, relativo ai Rapporti con il territorio, che mette in luce un importante peculiarità del sistema museale italiano: quella del forte legame fra museo e territorio. L Allegato A del 2001 si articola in otto ambiti funzionali, suddivisi in sottoambiti funzionali, ognuno normato in un apposito documento. In ogni ambito si trova, poi, una premessa ed una norma tecnica (tabella o documento). Al di là delle importanti norme tecniche, sembra importante soffermarsi sulle premesse che racchiudono la ratio delle problematiche affrontate in ognuno degli otto ambiti. Nella premessa al primo ambito, relativo allo Status giuridico, è importante l affermazione che In Italia il museo si caratterizza come un istituto scarsamente tipizzato: tanto nel senso di musei pubblici, quanto nel senso di musei privati, esso non è regolato da norme specifiche. Da questa affermazione scaturisce la necessità di dotare i musei (indipendentemente dalla loro condizione pubblica o privata, autonoma o integrata all interno dell ente di appartenenza) di statuti, regolamenti o altri documenti scritti di pari valore [al fine] di riconoscere loro uno status giuridico proprio e di assicurare a ciascun museo un complesso organico di norme correlato alla sua specifica missione. Non a caso, questo primo ambito costituisce il primo standard minimo previsto dal Codice deontologico dell ICOM. Sottolineato che l adozione di uno statuto o di un regolamento va pertanto considerato come un requisito minimo, valido indipendentemente dalla proprietà e dalla natura giuridica del museo e dalle sue dimensioni, [si aggiunge che] è responsabilità primaria degli enti proprietari o delle amministrazioni responsabili, dotare di uno statuto o di un regolamento i musei da loro dipendenti. Tale statuto o regolamento scritto dovrà individuare chiaramente: la sua natura di organismo permanente e senza scopo di lucro; la missione e la finalità del museo; le forme di governo e di gestione; l assetto finanziario e l ordinamento contabile; le norme e le dotazioni di personale; il patrimonio; i principi generali per la gestione e cura delle collezioni; i principi generali di erogazione dei servizi al pubblico. [Ed ancora] le 17

17 modalità di raccolta dei dati sull attività e la gestione del museo, a fini statistici o di programmazione; i compiti e le funzioni che il museo debba assumere in riferimento al contesto territoriale, nonché all ambito di una eventuale organizzazione in forma associativa. [Infine] l organo di governo del museo è tenuto ad approvare ed a rendere pubblico un documento programmatico che, in adesione alla statuto e/o regolamento del museo ed ai principi di cui al D.Lgs.n.296/1998 e successive modificazioni, ne individui gli obiettivi annuali e pluriennali. Come si evince da questi punti, lo statuto e/o regolamento scritto di un museo deve toccare tutti quegli elementi che costituiscono gli otto ambiti presentati dal presente D.M. del MiBAC del Nella premessa al secondo ambito, dedicato all Assetto finanziario del museo, si recita che l utilizzo di un bilancio di esercizio nei musei è di norma correlato all attribuzione di autonomia finanziaria. Tuttavia, l impiego di un modello di bilancio funzionale o di un documento di rendicontazione contabile consente, comunque, ai singoli musei di acquisire vantaggi di carattere operativo e di valenza strategica che hanno riflessi positivi sul sistema museale nel suo complesso. In particolare, la messa a punto del bilancio preventivo e di quello consuntivo e la loro pubblicazione comporta una serie di operazioni che permettono: l individuazione delle risorse disponibili e di quelle da reperire per una corretta gestione museale; ( ) l identificazione certa delle responsabilità del personale addetto alle varie attività ( ) all interno del museo; l impostazione di una politica di espansione delle attività culturali e di rising delle connesse risorse finanziarie; la trasparenza della gestione utile a fini conoscitivi e di garanzia dell uso di contribuzioni volontarie; ( ) la verifica del raggiungimento degli obiettivi di efficienza organizzativa e di efficacia delle attività correnti e di quelle di investimento e il controllo quali/quantitativo dei risultati della gestione; la predisposizione della documentazione necessaria per ottenere contributi pubblici e privati. ( ) Le istituzioni museali debbono disporre di risorse economiche adeguate alle loro dimensioni e alle loro caratteristiche e tali da garantire il rispetto degli standard minimi stabiliti per le strutture, il personale, la sicurezza, la gestione e la cura delle collezioni, i servizi al pubblico. E compito primario degli enti proprietari e delle amministrazioni di riferimento assicurare la regolarità dei flussi finanziari ai musei e consentire il loro normale funzionamento ed il conseguimento delle loro finalità strategiche secondo una programmazione pluriennale di attività. Inoltre, si afferma che la nascita di un nuovo museo deve essere condizionata alla verifica, operata da parte degli enti pubblici competenti a livello territoriale, delle disponibilità finanziarie almeno sufficienti a coprire i costi di primo impianto e l organizzazione e la gestione delle attività nel medio periodo (almeno 5-6 anni). Importante anche la nota che invita i musei a ripartire le entrate in diverse voci: autofinanziamento e risorse esterne; funzionamento e manutenzione ordinaria, personale, gestione amministrativa ed operativa; gestione delle collezioni, studi ed attività scientifica; investimenti e manutenzione straordinaria. In tal modo la gestione finanziaria diventa trasparente. Nella premessa al terzo ambito dedicato alle Strutture del museo, si definisce che le istituzioni museali presenti sul territorio nazionale sono entità che, pur con caratteristiche tipologiche e dimensionali assai differenti le une dalle altre, forniscono un servizio di carattere culturale. L affermazione prosegue con una sottolineatura importante che valuta la qualità dell istituzione museale ( ) in base alla capacità di fornire il servizio che ne costituisce la finalità, cioè alla capacità di soddisfare le specifiche esigenze di gestione del museo, di cura delle collezioni e di servizi al pubblico. Questo chiama le istituzioni museali ad operare in garanzia di qualità, cioè ( ) a far sì che il servizio reso soddisfi determinati obiettivi di qualità. In questa premessa si asserisce anche la necessità di istituire quanto prima agenzie regionali in grado di espletare il compito di controllo della qualità del servizio museale ( ) e di definire programmi di certificazione di qualità e procedure di accreditamento, in analogia a quelle adottate dall American Association of Museums (USA) e dalla Museums & Galleries Commission (UK). Una delle affermazioni chiave si trova, poi, nell asserzione che il museo è tenuto a garantire che le sue strutture siano adeguate alla funzioni cui sono adibite, in conformità alla politica ed agli obiettivi educativi e con riferimento alle esigenze delle collezioni, del personale e del pubblico. Si insiste anche sul concetto che il museo deve garantire la disponibilità di strutture adeguate sia in termini tipologici che dimensionali, flessibili, attrezzabili e funzionali. Strutture che devono poi risultare controllabili, mantenibili, accessibili e riconoscibili. Al di fuori della premessa, nel vero corpo dell ambito terzo (Quadro esigenziale), per definire gli obiettivi di qualità che devono essere perseguiti dalle strutture di un museo, si individuano diverse classi di esigenze per la collezione (esposizione, conservazione, documentazione, restauro), per il personale (esercizio) e per il pubblico (fruizione, educazione, consultazione). Di seguito, si trovano poi delle tabelle che riportano esigenze, obiettivi di qualità e parametri da controllare. Se la collezione avrà come esigenza l esposizione, l obiettivo di qualità sarà la disponibilità ed i 18

18 parametri da controllare saranno aree per l esposizione permanente e temporanea delle opere ed aree di servizio alle aree espositive (laboratori, aree di preparazione degli allestimenti, aree di movimentazione delle opere, magazzini). L esposizione dovrà essere anche flessibile ed i relativi parametri da verificare saranno: spazi adattabili a modifiche nell ordinamento museografico; spazi atti ad ospitare opere di grandi dimensioni e possibilità di incremento degli spazi utilizzati. Un altra caratteristica dell esposizione dovrà essere la funzionalità, che richiede flussi di visita unidirezionali, circolari, ad isola; percorsi chiaramente riconoscibili, atti ad evitare affollamenti ed affaticamenti del visitatore. Un altra esigenza dell esposizione dovrà essere la manutenibilità, che richiede pavimentazioni e metrature di facile pulizia; pareti di facile riparazione e controsoffitti di facile accesso. Infine, l esigenza dell attrezzabilità richiede un esposizione con pareti e con soffitti attrezzabili e la possibilità di collocare pannelli verticali e vetrine. Ancora, la collezione richiede spazi per l esposizione delle opere all aperto ed aree archeologiche recintate. Invece, la collezione richiede per la sua conservazione la disponibilità di aree per il deposito a condizioni ambientali controllate e non e di caveau. Per la manutenibilità, vuole pavimentazioni di facile pulizia; mentre per l attrezzabilità, indica la possibilità di collocare scaffali aperti, armadi etc. Per quanto riguarda, poi, l esigenza della documentazione, richiede la disponibilità di aree per la registrazione delle opere e di un laboratorio fotografico. L esigenza del restauro della collezione richiederà, invece, la presenza di un laboratorio di restauro. Se il personale, per l esercizio della sua attività, necessita, per esempio, di uffici amministrativi e di locali per addetti alla vigilanza; il pubblico avrà bisogno di aree di accoglienza, di un guardaroba, di servizi igienici e di servizi igienici per i disabili 26, oltre che di una segnaletica, atta a far riconoscere l accesso al museo, e di aree di parcheggio. Parte centrale, ai fini della ricerca, è rivestita dai Sistemi di allestimento, dove compaiono le esigenze della collezione e del personale. L esposizione richiederà la disponibilità di pannelli (autoportanti, scorrevoli, girevoli, con fissaggio al piede); di pareti attrezzate; di vetrine (addossate, inserite in parete, verticali, a tavolo) e di piedistalli, mensole, pedane. L aspetto della funzionalità vuole, invece, un esposizione in cui sia possibile la lettura e la valorizzazione degli oggetti esposti e l assenza di danno per questi; una visione ergonomica per adulti, bambini e portatori di handicap ed, infine, la previsione della visione (dall alto, frontale, da un alto, da più lati). L esposizione deve essere, poi, accessibile da diverse posizioni; mentre l esigenza dell attrezzabilità vuole dispositivi di ostensione, di fissaggio, di sostegno degli oggetti (in posizione orizzontale, verticale, su più piani, inclinata); sistemi di appensione puntuale (a griglie, a barre orizzontali/verticali, a rulli) e dispositivi antivibrazioni. L esigenza della manutenibilità pretende, invece, pannelli di facile pulizia; vetrine con superfici trasparenti e telai di facile pulizia, sia all interno che all esterno. Passando all esigenza della conservazione della collezione, questa richiede: armadi, armadi blindati, scaffalature meccanizzate e non, cassettiere e pareti attrezzate; accessibilità (dall alto, frontale, laterale, dal basso) ed infine manutentibilità (facile pulizia all interno e all esterno dei contenitori). La documentazione della collezione richiede, poi, tavoli, banchi per la consultazione, sedie, cassettiere ed armadi. Arrivando alle esigenze del pubblico, questo vorrà attrezzature idonee per la fruizione, per l educazione e per la consultazione (tavoli, banchi per la consultazione, sedie, poltrone) ed attrezzature didattiche per l educazione. Uno schema riassuntivo importante è anche quello indicato nella parte dei Sistemi di illuminamento della collezione che richiede l illuminazione di aree esterne; di interni con luce naturale (diretta, indiretta, condotta) ed artificiale (generale, puntuale di accento, su vetrina). Per la funzionalità, indica filtri anti UV per la luce naturale; apparecchi illuminanti con sorgenti ad incandescenza (alogene etc.) e/o a scarica di gas (ioduri metallici, fluorescenti etc.). Prevede anche la presenza di apparecchi illuminanti con filtri anti UV o anti IR, del tipo riflettore (a fascio largo/stretto, rifrattore, sagomatore). Per l esigenza della controllabilità si richiedono invece dispositivi schermanti (manuali o automatici) per il controllo della luce naturale e della radiazione solare ed anche dispositivi di controllo della luce artificiale (manuali, automatici, on/off, modulanti). L esigenza della flessibilità vuole accensioni distinte per l illuminazione generale, puntuale ed apparecchi illuminanti fissi, su binari elettrificati, su griglie, in controsoffitti. La manutenibilità prescrive, infine, apparecchi illuminanti di facile accessibilità (per la sostituzione periodica di sorgenti luminose) e di facile pulizia. Per la parte relativa ai Sistemi di controllo ambientale della collezione, si richiedono impianti di ventilazione (controllo della purezza dell aria) centralizzati/locali; sistemi di disinfestazione e di disinfezione; impianti di riscaldamento 26 Questa distinzione, prevista dall Allegato A del D.M. del MiBAC 10 maggio 2001, tra servizi igienici e servizi igienici per disabili verrebbe oggi contestata dalla normativa vigente in tema di accessibilità, laddove si dice che bisogna progettare servizi igienici utilizzabili da tutti, divisi per sesso, ma senza servizi igienici dedicati ai diversamente abili. 19

19 (controllo della temperatura invernale) centralizzati/locali; impianti di raffrescamento (controllo della temperatura estiva) centralizzati/locali/per vetrine; impianti di umidificazione e di deumidificazione (controllo dell umidità relativa) centralizzati/locali/per vetrine. E poi impianti di condizionamento dell aria (controllo della temperatura, dell umidità relativa e della purezza dell aria) centralizzati/locali/per vetrine; vetrine, armadi, caveau climatizzati con sistemi passivi. Per la controllabilità, la regolazione sarà centralizzata, su locale pilota, su unità terminale, ad intelligenza distribuita (DDC); mentre la rilevazione delle grandezze ambientali sarà puntuale istantanea, continua e vi sarà l archiviazione dei dati accolti e l analisi delle grandezze su periodo giornaliero, settimanale, mensile ed annuale. Per la manutentibilità, le unità terminali ad acqua o ad aria saranno di facile pulizia; le canalizzazioni d aria predisposte per la pulizia interna; i filtri dell aria facilmente accessibili e sostituibili ed, infine, anche le centrali di trattamento d aria di facile pulizia. Per la parte relativa ai Sistemi di trasporto del pubblico, si indicano: ascensori, scale mobili, marciapiedi mobili ed elevatori per il superamento delle barriere architettoniche. Infine, per la parte dedicata ai Sistemi elettrici, si richiedono prese per alimentazione elettrica di aree esterne, interne e, come tipologie, si indicano quelle a parete, a zoccolo, a pavimento e su blindosbarra. Tornando alle premesse, la premessa al quarto ambito, dedicato al Personale, inizia con l affermazione che le molteplici funzioni del museo ( ) possono essere svolte solo a condizione che esso disponga di personale qualificato. Se, come sottolinea il Codice deontologico dell ICOM, numero e tipologia contrattuale possono variare, tuttavia a garanzia dell interesse collettivo si devono seguire alcune regole. Tali regole chiedono che ci siano criteri e procedure trasparenti nella scelta del direttore ed in qualsiasi provvedimento di nomina, promozione del personale o interruzione del rapporto di impiego; [che ci sia] un riconoscimento della specificità delle professioni; un accertamento di una formazione adeguata alle funzioni da svolgere; aggiornamento, riqualificazione e formazione del personale ed infine piena responsabilità del direttore di fronte all organo di governo e di controllo del museo ( ). Nella premessa al quinto ambito, riguardante la Sicurezza del museo, si sintetizzano i concetti di security e di safety e cioè di salvaguardia degli edifici e del loro contenuto e di sicurezza degli occupanti. In questo ambito si ritrovano importanti enunciati che invitano ad un approccio culturale, prima ancora che regolamentare. Ci si riferisce al fatto che la sicurezza va vista secondo un approccio pragmatico integrato dove, fissati gli obiettivi da garantire, ci deve essere un analisi del rischio mirata ed una strategia di sicurezza con misure preventive, protettive ed organizzative, capaci di perseguire quegli obiettivi in situazioni di emergenza e di rischio. Si afferma l importanza della necessità di conoscere le caratteristiche delle singole realtà costruite, per poter progettare in modo mirato misure preventive. Questo significa scegliere il caso per caso, rispetto all asettico adempimento della norma. Così si recita che il museo deve garantire la sicurezza ambientale, la sicurezza strutturale, la sicurezza nell uso, la sicurezza anticrimine e la sicurezza in caso di incendio, considerando i problemi della sicurezza in modo mirato ed integrato. Al di fuori della premessa, nella parte dedicata a questo importante argomento, si insiste sul fatto che questi, sopra indicati, sono i requisiti essenziali che gli insediamenti e gli edifici, contenitori di beni e attività culturali, devono garantire. Nella sicurezza ambientale si considerano le azioni che l ecosistema può esercitare sull insediamento e sugli edifici e cioè: sismicità; subsidenza; vulcanesimo; bradisismo; dissesti idrogeologici; presenza di falde superficiali; agenti meteo-marini; ceraunicità; inquinamento atmosferico ed elettromagnetico; degrado urbanistico; effetti domino dovuti ad insediamenti e ad infrastrutture al contorno; traffico etc. Per la sicurezza strutturale, ovvero la stabilità degli edifici e delle strutture nei confronti di qualsivoglia azione comprese quelle ambientali, si segnalano, invece, altre azioni, quali: vetustà; deficienze strutturali e nella manutenzione; azioni conseguenti al sisma od a dissesti idrogeologici e metereologici; sovraccarichi statici e dinamici; cantieri, sbancamenti; vibrazioni etc. La sicurezza nell uso, che tratta delle numerose problematiche connesse con la destinazione d uso e con la fruizione degli insediamenti e degli immobili, costituisce il requisito essenziale che investe tutti gli aspetti della sicurezza regolati da Direttive europee e da disposizioni legislative nazionali. Le principali problematiche sono: la compatibilità della destinazione d uso generale e specifica; la fruibilità da parte di grandi masse; le barriere architettoniche; gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali; gli agenti nocivi; il microclima; l illuminazione; il rumore; il contenimento energetico; gli impianti tecnologici di servizio; i servizi aggiuntivi e le cucine, il ristoranti, il bar, il bookshop, il guardaroba ed altro ancora. 20

20 Con la sicurezza anticrimine, ci si riferisce, invece, alla tutela del patrimonio culturale, con particolare riguardo ai beni mobili nei confronti di azioni dolose quali: effrazione; intrusione; vandalismi; taccheggi; furti; rapine ed attentati. Con sicurezza in caso d incendio, si vuole invece aggiungere qualcosa in più rispetto alla precedente sicurezza antincendio. La nuova definizione sottolinea, infatti, che la sicurezza deve essere garantita anche in caso di un incendio che non si è potuto evitare. Serve, quindi, un progetto sicurezza, una strategia di sicurezza, che includa misure preventive, di protezione attiva e passiva e misure organizzative. Se le misure preventive interagiscono con la frequenza di accadimento degli eventi, riducendo le occasioni di rischio; le misure di prevenzione passiva mitigano le conseguenze di una azione dannosa; mentre le azioni di protezione attiva riguardano i sistemi di protezione attiva integrati (tecnologia e vigilanza ad uomo presente). Infine, le misure organizzative afferiscono alla gestione del rischio in ogni su fase (risk managment). Il risk managment riguarda l organizzazione che ogni struttura deve darsi per la sicurezza e cioè adempimenti progettuali, organizzativi, risorse, controllo sistematico, azioni correttive, formazione degli addetti etc. In materia di sicurezza, dunque, la normativa di riferimento (europea e nazionale) privilegia la ratio del caso per caso, alla norma prescrittiva. Arrivando alla premessa del sesto ambito, dedicato alla Gestione e cura delle collezioni, si legge che le collezioni rappresentano l elemento costitutivo e la ragion d essere di ogni museo e che la loro gestione e la loro cura costituiscono per questo un compito di primaria importanza che ogni museo deve attendere al fine di garantirne: l incremento ( ); l inalienabilità ( ); la conservazione, la gestione, la cura; la piena accessibilità fisica ed intellettuale. Uno dei punti fondamentali riguarda la conservazione ed il restauro, dove si recita che devono essere osservati precisi criteri di conservazione preventiva, attraverso il monitoraggio delle condizioni ambientali, e secondo i principi di restauro e di manutenzione, al fine di garantire la sicurezza e la piena fruibilità dei manufatti. Tali operazioni devono prevedere una scheda conservativa e la presenza di personale altamente specializzato, l esistenza di un laboratorio di restauro o comunque la possibilità di accedere a laboratori esterni alla struttura museale. Andranno inoltre stabilite precise modalità per le condizioni di esposizione, immagazzinaggio e movimentazione. Un altro punto importante, fissato in questo sesto ambito, riguarda le Esposizioni permanenti e temporanee e prestiti. Si stabilisce, infatti, che nella regolamentazione dell esposizione permanente e temporanea e dei prestiti, vanno previsti i criteri in base ai quali selezionare ed ordinare gli oggetti destinati alle sale operative; immagazzinare gli oggetti destinati ai depositi e renderli consultabili con le dovute garanzie; programmare ed organizzare le mostre; decidere e gestire i prestiti da concedere o da ricevere. [Inoltre, si specifica, che] questi criteri devono tendere a conseguire la massima fruibilità da parte del pubblico con il minimo rischio per le opere e che devono essere coerenti con le caratteristiche e con a missione del museo. Questo ambito dedicato alla Gestione e cura delle collezioni, data l importanza centrale che riveste all interno del documento ministeriale, è stato suddiviso in cinque sottoambiti: 1. Norme per conservazione e il restauro comprendenti l esposizione e la movimentazione; 2. Incremento e inalienabilità delle collezioni; 3. Registrazione e documentazione finalizzata alla conoscenza del patrimonio; 4. Regolamentazione dell esposizione permanente e temporanea; 5. Politiche di ricerca e studio. Ai fini della presente ricerca, ci si vuole soffermare su due di questi sottoambiti: il primo ed il quarto. Nel primo sottoambito si afferma che la gestione delle collezioni museali deve fondarsi su idonee politiche volte a garantire la prevenzione dei rischi di degrado che possono interessare le collezioni stesse ( ). Il museo deve essere dotato di un idoneo piano di prevenzione nei confronti dei fattori umani, ambientali e strutturali che possono generare rischi per la conservazione dei manufatti. [E si specifica che] tale piano deve riguardare tutte le situazioni in cui le opere vengono esposte temporaneamente o permanentemente al pubblico, conservate nei depositi, soggette ad interventi di restauro o movimentate all interno o all esterno del museo. A tal fine ( ) è opportuno che il museo si doti di una scheda conservativa contenente informazioni specifiche su materiali costitutivi, procedimenti esecutivi e stato di conservazione dei manufatti, periodicamente aggiornata e compilata da restauratori professionisti, specializzati per classi di manufatti; e di una scheda ambientale, compilata da esperti scientifici, contenente informazioni sulle condizioni ambientali rilevate e sulle misure da adottare per il raggiungimento delle condizioni ritenute ottimali per la conservazione. [Inoltre], data l importanza dei fattori ambientali ai fini della conservazione dei manufatti, il museo deve procedere al periodico rilevamento delle condizioni termoigrometriche, luminose e di qualità dell aria degli ambienti in cui si trovano i manufatti stessi, dotandosi di strumentazioni su misura fisse o mobili oppure affidando il servizio a terzi responsabili. Il responsabile della conservazione deve inoltre redigere, ricorrendo a competenze professionali specifiche, 21

21 un rapporto tecnico finalizzato ad evidenziare l influenza dell ambiente sullo stato di conservazione dei manufatti e contenente indicazioni circa i provvedimenti necessari al raggiungimento delle condizioni ottimali per la conservazione. Una precisazione viene fatta anche per quelle occasioni (mostre, aperture prolungate etc.) con elevato afflusso di pubblico dove, ( ) in considerazione delle prevedibili consistenti instabilità delle condizioni ambientali, il museo deve sempre prevedere il rilevamento con apparecchiature di registrazione continua, dei parametri ambientali significativi per la conservazione dei manufatti esposti. Si insiste anche sulla necessità che il museo debba programmare gli interventi di manutenzione, conservazione e restauro, sulla base degli elementi conoscitivi e delle priorità emerse dalla schedatura conservativa. Interventi, che dovranno essere eseguiti da restauratori professionisti ( ). Al di fuori della premessa, nel vero corpo del primo sottoambito dell ambito sesto, vi sono importanti tabelle riassuntive. La prima riguarda i Controlli fotometrici Illuminamenti raccomandati (VI 2.10). Qui si recepiscono le raccomandazioni internazionali che classificano in quattro categorie di fotosensibilità reperti e manufatti e ne stabiliscono i livelli massimi di illuminamento. Nel caso della presente ricerca, la categoria interessata sarà soprattutto la prima, che individua una categoria di fotosensibilità molto bassa, comprendente reperti e manufatti relativamente insensibili alla luce: metalli, materiali lapidei e stucchi senza strato di finitura, ceramiche, gioielleria, smalti, vetri, vetrate policrome, reperti fossili che prevede un illuminamento massimo superiore a 300 lux ma con limitazioni sugli effetti termici in particolare per stucchi, smalti, vetrate e fossili. Nella seconda categoria, di media fotosensibilità, sono inclusi materiali organici quali quelli in osso, avorio e legno per cui si parla di un illuminamento massimo di 150 lux; mentre per la terza categoria, con alta fotosensibilità, si inseriscono pelli e reperti botanici, carta e pergamena e legni bagnati e qui si raccomanda un illuminamento massimo di 50 lux. Vi è poi l ultima, la quarta categoria, quella con fotosensibilità molto alta, che include reperti e manufatti estremamente sensibili alla luce, quali mummie, sete, inchiostri, coloranti e pigmenti, per cui si raccomanda un illuminamento massimo di 50 lux. Una nota importante precisa, poi, che gli illuminamenti previsti sono da considerare come condizione media di esercizio. Ammettendo, per sorgenti appena installate, valori di misura superiori al 10%. Inoltre, si specifica che, nel caso di presenza di più materiali e/o tecniche, si deve considerare la categoria della classe più protetta. Un'altra indicazione riguarda l uniformità di illuminamento che, per soddisfare le esigenze di conservazione e di fruizione complessiva di oggetti tridimensionali, di bassorilievi etc, dovrà essere di Emax/Emin < 2. Con particolare attenzione ad evitare ombre multiple, che altererebbero la percezione delle forme dell oggetto. Un'altra tabella importante riguarda l Esposizione energetica Dose di luce annuale, dove si riportano i valori annuali massimi raccomandati, espressi in lux per ora/anno (LO) per le categorie di manufatti sensibili alla luce. Seconda categoria lux ora/anno; terza categoria lux ora/anno e quarta categoria lux ora/anno. Indicazioni precise riguardano, poi, gli Ambienti espositivi confinati (climabox, teche, vetrine) (VI 2.15), dove deve essere prevista la collocazione esterna delle sorgenti e degli apparati di alimentazione. Il calore dissipato dalle sorgenti dovrà essere smaltito in modo da non alterare la stabilità termica dell ambiente confinato e bisognerà prestare attenzione alla depurazione infrarossa delle sorgenti impiegate, per evitare fenomeni legati all effetto serra (incremento termico e deumidificazione). Si aggiunge che l unica deroga, prevista per il futuro, è la possibilità di impiego di eventuali sorgenti innovative, che garantiscono rendimenti teorici superiori al 60%. Un altra nota riguarda l indicazione di non collocare apparecchi di illuminazione in posizioni che creerebbero effetti termici dannosi su opere o su decorazioni adiacenti. Un indicazione gestionale importante riguarda il dimensionamento dell impianto che, come potenza termica dissipata nelle sale, non dovrà alterare la stabilità dell ambiente espositivo. Particolare attenzione dovrà poi essere rivolta all illuminazione di servizio notturna e per i sistemi di vigilanza, che dovrà essere inclusa nella valutazione della dose di luce annuale a cui sono esposte le opere. Nel controllo della luce naturale, si scrive che nella Scheda andranno annotati anche tutti i dati relativi agli accorgimenti adottati per il controllo della luce naturale, rilevando anche condizioni temporanee o stagionali di irraggiamento solare diretto sulle opere. Si dovranno adottare dispositivi (filtri, pellicole, tende, deflettori, diffusori, rifrattori, vetri a densità variabile) atti ad abbattere la componente UV ed a controllare la componente visibile ed infrarossa. E si ricorda, anche, di tenere conto dei bilanci energetici rispetto all ambiente espositivo, differenziando la quota parte di energia riflessa e smaltita, dai dispositivi all esterno di finestre e lucernari, rispetto a quella abbattuta ma 22

22 smaltita all interno delle sale. Bisognerà poi tenere conto anche degli effetti di abbagliamento e di produzione di riflessi che hanno ripercussioni conservative indirette, poiché aumentano i livelli di illuminamento delle opere. Una parte degna d interesse, ai fini della presente ricerca, è costituita da Contenitori espositivi (vetrine, climabox e simili) (3), dove si osserva che la maggior parte delle vetrine esistenti, costruite per esporre oggetti del patrimonio storico-artistico, consente a mala pena la protezione delle opere dalla polvere. Questo sembra derivare dalla preoccupazione primaria dei conservatori per la protezione dei furti e dei danneggiamenti e da quella dei progettisti per l estetica della vetrina, che vede le vetrine come semplici contenitori e non come dispositivi per garantire la conservazione dei manufatti. Si pongono alcuni Obiettivi di qualità (VI ) per garantire, appunto, la conservazione del manufatto dentro un ambiente confinato. Questi obiettivi sono: garantire un atmosfera controllata ed il suo facile monitoraggio; prevenire e controllare le sollecitazioni fisiche esterne; rendere facilmente accessibile il manufatto, per la manutenzione ordinaria e per il pronto intervento conservativo. Nelle successive Linee guida (VI ), si prescrive che l aspetto estetico di un contenitore espositivo debba essere, all atto della progettazione, subordinato a quello prioritario della conservazione del manufatto. Inoltre, le istanze che riguardano la migliore visibilità e la fruizione degli oggetti esposti, anche dal punto di vista didattico ( ) vanno considerate alla stessa stregua dei parametri ambientali e dei materiali costitutivi dei manufatti stessi. Di seguito, si raccomanda che venga effettuato il massimo contenimento: del damping termico (capacità di contenimento delle oscillazioni della temperatura); delle oscillazioni dell umidità relativa (capacità di tampone igrometrico); degli scambi d aria con l ambiente esterno (inquinanti gassosi, vapore acqueo e particellato). Un paragrafo tecnico è quello dedicato alla Valutazione del corretto funzionamento di contenitori espositivi e determinazione delle specifiche necessarie alla modifica e/o progettazione ex novo (VI ). Qui si dice che per un corretto dimensionamento di una vetrina, finalizzata alla protezione ed all esposizione di manufatti, costituiti da materiale igroscopico (idrofilo), o per una verifica dell efficienza di una vetrina già esistente, occorre effettuare una serie di calcoli e di prove sperimentali ( ). Nel paragrafo dedicato all Esposizione permanente e temporanea (VI 5.) si indicano linee guida per garantire un esposizione dei manufatti in condizione di sicurezza, individuando classi di opere, secondo criteri dettati dalla geometria e dalla tipologia dell oggetto. Questi sono: dividere le opere per classi di appartenenza; individuare i criteri di massima per una corretta esposizione; classificare, in base alla loro costituzione, i materiali usati; indicare le strutture di supporto e le caratteristiche dei contenitori; indicare le idonee misure di protezione chimico-fisica e biologica. Per quanto riguarda le classi di manufatti con esigenze espositive analoghe, vanno seguiti i criteri secondo la geometria dell oggetto (manufatti piani, con superfici geometricamente complesse, a trama ordito) e criteri secondo le tipologie (manufatti metallici, lapidei, ceramici non smaltati e invetriati, tessili, policromi, vetrosi e musivi e maiolicati, cartacei, complessi etc). Ancora, i materiali vanno classificati in primari, secondari e terziari. I primari sono il contenitore che racchiude gli oggetti, incluso il piano su cui sono montati gli oggetti, e le etichette di identificazione. I materiali secondari sono quelli a contatto con gli oggetti non chiusi nelle vetrine (schermi, barriere). Infine, ci sono i materiali terziari, come protettivi, vernici etc. Importante è anche il paragrafo dedicato all Ingegnerizzazione delle vetrine (VI 5.4), dove si scrive che tutti i materiali costitutivi ed accessori devono essere idonei, con idoneità da verificare preventivamente e separatamente. Le vetrine dovranno presentare una buona accessibilità, adeguata agli oggetti da posizionare e, quando aperte, dovranno essere molto stabili per consentire le operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria. Devono anche avere uno spazio per alloggiare materiali assorbenti (gel di silice) ed ancoraggi per i sensori dei monitoraggi. I materiali utilizzati saranno inerti, preferibilmente metallo e vetro, testati ed approvati e, possibilmente, trattati in modo da minimizzare le derive termiche. Il vetro esterno deve essere laminato, non rinforzato, ed i ripiani interni in vetro devono essere sufficientemente spessi. Dovranno essere assicurati ancoraggi e fissaggi per garantire la stabilità degli oggetti conservati e l illuminazione sarà esterna, direzionale, in contenitori separati ed areati, con accesso separato e filtro UV e/o termico tra luce ed oggetti. Ancora, le vetrine non dovranno essere troppo ravvicinate ed il numero e l ubicazione dovrà essere studiato al fine di adeguare la capacità dell eventuale impianto di condizionamento ai volumi effettivi. 23

23 Un altro paragrafo fondamentale, ai fini dell allestimento museografico, è quello relativo alle Misure di protezione dei manufatti all esterno dei contenitori (VI 5.5.), dove si prescrive che, per le opere ancorate al muro, si dovranno valutare attentamente dimensioni e peso degli oggetti, per individuare il tipo di fissaggio più idoneo e che dovranno essere sempre installate barriere distanziatici per proteggere i manufatti da eventuali danneggiamenti. Le opere in deposito, anche temporaneo, dovranno poi essere collocate in luoghi idonei (supporti, pedane, scaffalature) e protette dal particellato sospeso con materiale idoneo (traspirante ed anti condensa). Le opere saranno identificate mediante un cartellino. Per quanto riguarda invece Didascalie, legende e descrizioni (VI 5.6), i materiali utilizzati dovranno garantire la massima compatibilità con gli oggetti. Di seguito, si riportano due tabelle fondamentali legate alle condizioni termoigrometriche degli oggetti. 24

24 Tabella I Valori termoigrometrici consigliati per assicurare le condizioni ottimali di conservazione chimico-fisica dei manufatti 25

25 Tabella II Condizioni microclimatiche per la prevenzione di attacchi microbiologici su materiali organici Tabella III Valori termoigrometrici critici per la conservazione di alcuni manufatti Nel quarto sottoambito, invece, si afferma che ogni museo è tenuto a definire ed a verificare periodicamente i criteri che regolano sia l esposizione permanente e temporanea degli oggetti, sia la loro conservazione e consultazione nei depositi, in rapporto alle esigenze di: disponibilità e sicurezza degli spazi; conservazione e fruizione delle collezioni; rispetto della storia e missione del museo. La selezione, l ordinamento e la presentazione degli oggetti destinati all esposizione permanente devono rispondere ad un progetto, preceduto da un approfondito studio storico-critico ( ). Ne progetto vanno [poi] perseguiti i seguenti obiettivi: la selezione deve conciliare l esigenza di rendere accessibile al pubblico il maggior numero possibile di oggetti con quella di far emergere le caratteristiche essenziali del museo; l ordinamento deve essere logico, comprensibile e coordinato con il progetto di allestimento degli spazi; la presentazione deve garantire la leggibilità e la valorizzazione degli oggetti, riducendo al minimo il rischio di danno. L ordinamento e l immagazzinaggio degli oggetti destinati ai depositi devono essere progettati in modo da privilegiare lo sfruttamento razionale degli spazi ed il controllo delle condizioni di conservazione e di sicurezza delle opere. L accesso ai depositi, da parte del pubblico e del personale non direttamente addetto, deve essere regolamentato e controllato. La consultazione degli oggetti non esposti va comunque garantita, nel rispetto delle condizioni di sicurezza, secondo criteri definiti e resi pubblici. L installazione delle opere negli spazi espositivi e nei depositi va eseguita nel rispetto degli standard di conservazione e di sicurezza ( ). [Inoltre], le esposizioni temporanee ( ) devono rientrare in una 26

26 programmazione pluriennale ed essere accuratamente progettate ( ), sia sotto il profilo scientifico che organizzativo. Nell ambito dell attività espositiva, va prevista anche la rotazione degli oggetti in deposito, al fine di estendere l accessibilità delle collezioni. Per concludere l ambito sesto, nel sottoambito cinque, dedicato alle Politiche di ricerca e studio, si dice che deve essere garantita la massima accessibilità del museo a fini di studio e di ricerca anche a soggetti esterni. Si continua affermando che, per ampliare l accessibilità delle collezioni, il museo può dotarsi di mezzi atti a consentire la consultazione remota e indiretta del suo patrimonio. Il settimo ambito è, invece, dedicato ai Rapporti del museo con il pubblico e relativi servizi. Ogni museo affianca al dovere della conservazione del proprio patrimonio, la missione, rivolta a diversificate fasce di utenti, di renderne possibile la fruizione a scopo educativo, culturale, ricreativo e altro ancora. Ancora si legge che ogni museo è tenuto a garantire adeguati livelli di servizi al pubblico. In particolare dovranno essere assicurati: l accesso agli spazi espositivi; la consultazione della documentazione esistente presso il museo; la fruizione della attività scientifiche e culturali del museo; l informazione per la migliore fruizione dei servizi stessi. Inoltre, ogni museo è tenuto, anche nel rispetto della normativa vigente, a dedicare impegno e risorse affinché l accesso al museo sia garantito a tutte le categorie di visitatori, rimuovendo barriere architettoniche ed ostacoli di ogni genere, che possano impedirne o limitarne la fruizione a tutti i livelli. Infine, per gli aspetti comunicativi ed informativi, si accenna all importanza della comunicazione remota, specialmente tramite internet. Fuori dalla premessa, si prescrive che è preliminare ad ogni altro requisito la raggiungibilità del museo e che il museo deve risultare accessibile e fruibile in ogni sua parte pubblica alla totalità dei visitatori. Segue una nota importante relativa alle barriere architettoniche, dove si legge che l eliminazione delle barriere architettoniche in prossimità dell ingresso e dell uscita, nonché dei percorsi interni del museo, rientra fra le norme obbligatorie, previste dalla normativa vigente. Si aggiunge anche che la maggioranza dei musei italiani, essendo ubicati in edifici storici, possono presentare ostacoli non facilmente superabili da parte di persone svantaggiate o disabili e ciò richiede che si proceda con cura particolare nella ricerca di soluzioni che raggiungano il fine proposto, alterando quanto meno possibile le caratteristiche storiche degli edifici storici. Questa precisazione della normativa opta per una soluzione prestazionale, anziché prescrittiva e si inserisce nella ratio dell attuale normativa vigente in materia di superamento delle barriere architettoniche in edifici storici. Ci sono poi disposizioni per l orario di apertura, che prevede almeno ventiquattro ore settimanali ed, obbligatoriamente, il sabato o la domenica e la comunicazione degli orari al pubblico tramite esposizione in più lingue all esterno del museo, presso gli Uffici del Turismo etc. La modalità di accesso dovrà, poi, essere regolata prevedendo gratuità, riduzione e costo del biglietto d ingresso. Importante è sicuramente il paragrafo l Accoglienza e il servizio informazioni (VII 3.), dove si legge che l accoglienza al pubblico al museo deve essere garantita attraverso strutture, materiali e servizi che: agevolino la visita, la comprensione del percorso espositivo, la conoscenza delle opere e degli oggetti esposti; stimolino l interesse e il desiderio di approfondimento culturale; favoriscano in ogni suo modo un esperienza di visita soddisfacente e piacevole sotto ogni punto di vista. Si prevede uno sportello/punto di informazioni con personale qualificato in grado di orientare il pubblico; un servizio di biglietteria; un regolamento affisso; l assistenza a speciali categorie di utenti (famiglie con bambini piccoli, visitatori della terza età, persone svantaggiate etc.). Ci saranno spazi custoditi ad uso guardaroba; servizi igienici da collocare in posizione utile e possibilmente da reiterare lungo il percorso di visita e, ove possibile, una nursery. Necessari anche spazi di sosta e di riposo, specialmente in musei con percorso di visita lungo e diversificato, al fine di evitare l insorgenza di stanchezza mentale e fisica. In queste aree di sosta si troveranno sedute, tavoli, materiali informativi su supporto cartaceo o come postazione multimediale (totem, postazioni pc). Un paragrafo è anche dedicato alle Proiezioni di audiovisivi (VII ), che indica come filmati ed audiovisivi possano essere integrati al percorso di visita, come approfondimenti dei temi esposti, o come parte di mostre temporanee, e proiettati in una o più salette allestite, oscurate, collegate al percorso ma separate, per non arrecare disturbo. Un successivo paragrafo riporta un altra indicazione importante, quella relativa alle Qualità ambientali (VII ), dove si richiede che negli spazi aperti al pubblico si curi l illuminazione, evitando fenomeni di abbagliamento e di 27

27 alterazione cromatica, prodotta da riflessi o da sorgenti di luce inappropriata ed assicurandosi che le condizioni termoigrometriche e di ricambio dell aria garantiscano il benessere delle persone e la conservazione delle opere. Interessante è anche l avere riportato un paragrafo riguardante l Accompagnamento sonoro (VII ) che, se prudentemente inserito nel percorso di visita, può costituire un ampio e variegato approccio cognitivo. Una parte corposa riguarda, poi, le dotazioni fisse ed i servizi essenziali, che individua: strumenti di comunicazione primaria obbligatoria (segnaletica esterna ed interna, identificazione delle opere); sussidi alla visita (pannelli e schede mobili, guide brevi, catalogo del museo, audioguide, visite guidate); servizi speciali per gli utenti (servizio educativo, biblioteca e centro di documentazione, fototeca, laboratorio); servizi accessori (parcheggio, negozio, ristorazione, assistenza ed intrattenimento della prima infanzia). Se per la segnaletica esterna si richiede chiarezza, leggibilità e visibilità; per la segnaletica interna si richiede una pianta di orientamento affissa all ingresso ed in distribuzione come stampato, con la numerazione e la denominazione delle sale; un indicazione evidente dei percorsi in ogni ambiente; la segnalazione dei servizi (ascensori, bagni, bookshop, caffetteria etc.). Per l identificazione delle opere si richiede che ciascuna opera od unità espositiva sia corredata da informazioni essenziali per la sua identificazione (autore/manifattura/civiltà, soggetto/tipologia, data/periodo della sua creazione). Tale supporto dovrà essere chiaro e leggibile, in ordine alla tipologia scelta (carta, cartoncino, plexiglas), alle caratteristiche (fondo bianco o colorato o trasparente), al font, all ubicazione (a parete, a vetrina, vicino/lontano all opera), all illuminazione. In caso di conflitto tra valori estetici e chiarezza della comunicazione, dovrà prevalere il secondo. Sussidi alla visita, dovranno essere presenti per permettere, al visitatore che lo desideri, un approfondimento, preferibilmente disponibile in più lingue straniere od almeno in inglese. Ci si riferisce a pannelli, tavole cronologiche etc. che dovranno presentarsi in numero contenuto, con testi non troppo lunghi, con font leggibile e con forma letteraria accessibile. Vi sono poi le guide brevi, da pubblicare in più lingue straniere, che contengono le informazioni essenziali sul museo e che sono corredate da un apparato illustrativo ed il catalogo del museo, che è uno strumento più completo del precedente, corredato o in forma di prodotto multimediale. Ed ancora l audioguida, che risulta essere un sussidio alla visita sempre più richiesto e le visite guidate, periodiche o su richiesta, che devono essere tenute da personale qualificato. Altre forme possono essere incontri col personale del museo su appuntamento, visite speciali alle collezioni, visite al laboratorio di restauro, visite ai depositi ed ai cantieri etc. Nella parte dedicata ai Servizi speciali per gli utenti (VII 3.), ci si riferisce a servizi destinati a particolari fasce di utenti (soprattutto scolaresche) e che sono strettamente connessi con la missione educativa del museo ed alla sua funzione di studio, documentazione e produzione scientifica. Qui si ritrova il Servizio educativo, che programma, d intesa con la direzione, i programmi educativi e che cura i rapporti con le istituzioni del territorio e con le scuole. La Biblioteca ed il Centro di documentazione saranno due strutture accessibili e contenenti la produzione editoriale, multimediale scientifica e divulgativa relativa all edificio, alle collezioni ed agli artisti. In assenza di tali strutture, dovrà essere garantito al visitatore l accesso alla documentazione bibliografica di base sulle collezioni. Se la Fototeca dovrà essere consultabile in giorni ed orari definiti, il Laboratorio costituisce invece un attività facoltativa, rivolta soprattutto agli utenti in età scolare e che consente la sperimentazione di materiali e di tecniche costruttive, sotto la guida di operatori specializzati. Una nota importante riguarda, poi, la Valutazione dell offerta e la verifica del gradimento del pubblico, che servono al museo per impostare le proprie politiche; oltre che la registrazione quotidiana dell Affluenza del pubblico, diviso per nazionalità, provenienza ed età. Tra i Servizi accessori (VII 4.), la Ristorazione (caffetteria o ristorante) si considera opportuna in quei musei o in quei percorsi museali di considerevole lunghezza o complessità o siti lontani dai centri abitati. L ultimo ambito, l ottavo, riguarda i Rapporti col territorio. E caratteristica peculiare del patrimonio culturale italiano presentarsi come fenomeno di grande diffusione e pervasività nel territorio ( ), [cosicché] le istituzioni museali che ( ) ospitano collezioni provenienti dal territorio [limitrofo] assumono, in molti casi, l inevitabile funzione di centri di interpretazione del territorio, ( ) fornendo un essenziale supporto ad ogni azione modificatrice degli assetti e degli usi del territorio. Al di fuori della premessa si legge che il museo può assumere la gestione dei luoghi di interesse culturale nel territorio di riferimento, portando alla valorizzazione del territorio stesso. 28

28 Questi, in sintesi, i temi di maggior interesse affrontati dal D.M. del MiBAC 10 maggio 2001 in tema di normativa museale. Se l Atto di indirizzo ha il merito di aver riunito in un unico corpus tutte le linee guida museali, esso non può però dirsi esaustivo su tutte le questioni. Infatti, a livello nazionale, manca sia una definizione dei meccanismi per il processo di valutazione e di certificazione, che una precisa individuazione dei responsabili per l accertamento degli standard richiesti; due passi necessari affinché i musei ritenuti idonei possano ricevere finanziamenti 27. Lo scenario che si è delineato dopo il 2001 descrive una situazione disomogenea fra le Regioni italiane, chiamate ad operare singolarmente in questi due delicati momenti. Se, infatti, alcune Regioni 28 si sono organizzate predisponendo questionari di autovalutazione per i propri musei locali, altrettanto non si può affermare per la pubblicazione degli esiti e per la totalità delle Regioni italiane. 2.8 Esperienze a livello centrale di sistemi di autovalutazione per i musei statali italiani A livello centrale, nel 2002 l Ufficio Studi del MiBAC ha predisposto, a livello sperimentale, un sistema di autovalutazione per dodici musei statali 29, in collaborazione con i poli museali speciali di Firenze, Napoli, Roma e Venezia e con la Direzione Generale per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico. Un iniziativa che sarebbe auspicabile estendere a tutti i musei statali, per poter verificare punti di forza e lacune. A questa indagine, sempre a cura dell Ufficio Studi del Segretariato generale del MiBAC, ne è seguita un altra, a più ampio raggio, dedicata alla verifica degli standard su 158 musei statali italiani 30 (archeologici, storico-artistici ed etnoantropologici, case museo, palazzi, ville e castelli). L indagine, condotta d intesa con le Direzioni generali, nasceva con l intento di valutare ed applicare le linee guida e gli standard individuati dall Allegato A del D.M. del MiBAC del Questa indagine, partita nel 2007 e riferita ai dati del 2006, su 158 musei statali, parte da una considerazione importante: la relazione museo-pubblico e l attenzione sul visitatore che portano ad interrogarsi sul livello quantitativo e qualitativo dei servizi offerti dal museo. La rilevazione è stata eseguita mediante un questionario di autocompilazione a cura dei direttori dei musei. Gli ambiti indagati del D.M. del 2001 sono perciò due: quello dei Rapporti col pubblico (ambito VII) e quello dei Rapporti col territorio (ambito VIII) e l obiettivo non è quello del riconoscimento e dell accreditamento dei musei in questione, ma quello di un analisi dettagliata sul rapporto tra il museo statale ed il suo pubblico. E dove, per l ambito settimo, si è ripreso il questionario messo a punto dallo stesso Ufficio Studi del MiBAC per la precedente indagine sui poli museali di Firenze, Napoli, Roma e Venezia. 27 Al momento, ad avere accesso ai finanziamenti a livello regionale sono i musei non statali e quelli non ecclesiastici. I principi guida dei musei ecclesiastici sono sintetizzati nella Lettera Circolare della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa intitolata La funzione pastorale dei musei ecclesiastici (2001). Lettera che integra, in questo ambito, i precedenti documenti redatti dalla CEI (1974, 1992 e 1996). 28 Le Regioni che hanno predisposto strumenti di valutazione e di accreditamento degli standard museali sono (al 2010): Campania, Emilia Romagna, Marche, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Umbria e Veneto. 29 I dodici musei statali indagati sono: Galleria degli Uffizi, Museo del Bargello, Museo di San Marco (Firenze); Museo Nazionale di Capodimonte, Museo Nazionale di San Martino, Museo Nazionale delle Ceramiche Duca di Martina (Napoli); Galleria Borghese, Museo di Palazzo Venezia, Galleria Spada (Roma); Galleria Fianchetti alla Cà d Oro, Museo d Arte Orientale e Gallerie dell Accademia (Venezia). Da: Strumenti di valutazione per i musei italiani. Esperienze a confronto, MARESCA COMPAGNA A. (a cura di), Gangemi Editore, Roma Questi 158 musei, oggetto dell indagine del MiBAC, rappresentano solo una parte della totalità dei musei statali italiani. Tra questi il 43% è collocato nell Italia centrale ed il 53% è archeologico. Da: MARESCA COMPAGNA A. - DI MARCO S.C. - BUCCI E., Musei pubblico territorio. Verifica degli standard museali, MIBAC, Gangemi Editore, Roma 2008, pp

29 2.9 Esperienze regionali per sistemi di autovalutazione dei musei italiani non statali A seguito del D.M. del MiBAC del 2001, molte Regioni hanno avviato dei processi di riconoscimento dei musei locali o d interesse locale, tra queste si possono citare Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto. Una situazione analizzata di recente dall Ufficio Studi del MiBAC, a cura di Adelaide Maresca Compagna 31. In queste Regioni analizzate, all emanazione di leggi regionali in materia di beni culturali e di istituti e luoghi d arte e di cultura non statali, sono seguiti regolamenti di attuazione, censimenti sui musei e questionari di autocompilazione inerenti gli otto ambiti del D.M. del In Campania, per esempio, se la Legge Regionale è del 2005, il censimento sui musei ed il questionario sono del 2008; in Emilia Romagna, invece, ad una prima Legge Regionale del 2000 (L.R.n.18/2000), sono seguiti nel 2007 un censimento dei musei attraverso compilazione obbligatoria di un questionario di autovalutazione ed una graduale introduzione degli standard ( ), fino ad arrivare al primo riconoscimento regionale dei musei di qualità, ottenuto da 109 realtà locali. Nel Lazio, ad una prima Legge Regionale del 1997 (L.R.n.42/1997) e al D.G.R. n.228/2005, è seguito il riconoscimento annuale dei musei inseriti nell Organizzazione Museale Regionale (OMR, ), fino ad arrivare all attribuzione di un Marchio di Qualità ( ). In Lombardia, invece, ad una prima Legge Regionale del 1974 (L.R.n.39/1974), è seguita nel 2002 la Definizione dei criteri e dei profili di competenza in ambito tutela, fino ad arrivare all accreditamento dei musei diviso in diverse fasi (il primo nel 2004 ed il secondo nel 2006). Per le Marche, dalla prima Legge Regionale del 1998 (L.R.n.6/1998), si arriva ad un interessante Corso di formazione in Assistente alla redazione di progetti per il progressivo adeguamento dei musei e delle raccolte agli standard, in collaborazione con l Università di Macerata, corso a cui è seguita nel 2007 l autovalutazione dei musei e delle raccolte. In Piemonte, esperienze significative sono quelle relative al Piano di lavoro per la definizione degli standard museali (2003) e della successiva Definizione degli standard su più livelli in vista di una graduale applicazione (2005), a cui ha fatto seguito nel 2008 la Procedura sperimentale di valutazione su un campione di musei. La Sardegna, essendo una Regione a Statuto speciale, porta un esperienza diversa. Da una prima Legge Regionale (L.R.n.14/2006), ha fatto seguito la costituzione di un Osservatorio Regionale dei musei, che ha portato poi alla creazione di un Questionario di autovalutazione dei musei sugli standard. In Toscana, la situazione si mostra molto avanzata. Da una prima Legge Regionale del 1980 (L.R.n.89/1980), si arriva ad un censimento dei musei locali (2003), esteso poi anche ai musei statali (2005), fino ad arrivare ad investimenti a favore dei musei di nuova istituzione o in riallestimento, se in possesso del progetto museologico e museografico (D.D.n.3990/2006), a cui è seguita una programmazione a favore dei musei in possesso degli standard minimi. In Umbria, da una prima Legge Regionale del 2003 (L.R.n.24/2003), si è arrivati ad una campagna di autovalutazione dei musei iniziata nel Infine, in Veneto, ad un primo decreto del 2003 (D.G.R. n.2863/2003), si è arrivati all Indagine sulla rispondenza agli standard minimi per i soli musei abilitati ai contributi (2004) ed al Censimento di tutti i musei (2005) tramite un questionario suddiviso negli otto ambiti del D.M. del Nel 2007, infine, si è poi arrivati alla Sperimentazione di un modello di accreditamento su un campione di musei della Provincia di Padova. Questo breve elenco mostra come molte Regioni italiane abbiano avviato, autonomamente, processi di riconoscimento dei musei locali o d interesse locale, partendo dalle direttive nazionali dell Allegato A del D.M. del MiBAC 10 maggio In alcune di queste Regioni, come Emilia Romagna, Marche, Lombardia e Piemonte, determinante è stata la presenza di una forte istituzione culturale attiva nell ambito dei beni culturali, come può essere l IBC 32 per la Regione Emilia Romagna, promotrice, per esempio, del censimento dei musei a livello locale, del sistema di valutazione e di accreditamento degli standard museali e del riconoscimento dei musei di qualità. Esperienza di cui si parlerà nel successivo paragrafo (2.10). 31 Strumenti di valutazione per i musei italiani. Esperienze a confronto, MARESCA COMPAGNA A. (a cura di), Gangemi Editore, Roma IBC, Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali. 30

30 2.10 L esperienza dell IBC della Regione Emilia Romagna A titolo esemplificativo, si vuole portare l esperienza dell Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia Romagna (IBC). Un Istituto che ha anche il merito di aver rese disponibili, sul proprio sito web dedicato 33, schede relative a tutti i musei presenti nella Regione, rendendo così accessibile a tutti il patrimonio. A seguito della Deliberazione della Giunta Regionale n.309/2003 Approvazione standard e obiettivi di qualità per biblioteche, archivi storici e musei ai sensi dell art.10 della L.R.18/2000 Norme in materia di biblioteche, archivi storici, musei e beni culturali, l IBC ha messo a punto un sistema di autovalutazione dei musei. Secondo gli otto ambiti di riferimento delle linee guide del D.M. del 2001, sono stati predisposti questionari di autovalutazione sottoposti ai direttori dei musei. Come conseguenza, per quanto riguarda l accreditamento, nel 2009 ben 109 musei della Regione Emilia Romagna hanno acquisito lo status di museo riconosciuto. Musei di varia tipologia e proprietà, che vanno dal museo archeologico a quello artistico, da quello storico a quello naturale od etnografico. Tale riconoscimento di museo di qualità, valido per il triennio , indica il rispetto dei requisiti di qualità previsti dagli otto ambito del D.M. 10 maggio del Il procedimento di valutazione degli standard e di successivo accreditamento, è stato diretto dal Servizio Musei e Beni Culturali dell IBC 34, con la collaborazione dei direttori dei musei. Al riconoscimento di museo di qualità è allegato anche un marchio di qualità che, scelto sulla base di settanta progetti come progetto vincitore di un apposito concorso bandito nel 2009 dall IBC, allude alle nove muse protettrici delle arti e delle scienze. Alcuni di questi musei archeologici di qualità, come per esempio il Museo Civico Archeologico di Bologna ed il Museo e Centro di Documentazione del Castello di Formigine (MO), sono stati considerati esempi positivi ( di qualità ) anche dalla presente Tesi di Dottorato. La procedura adottata viene spiegata da indicazioni fornite nel sito web Per il riconoscimento dei musei in base agli standard e obiettivi di qualità, al fine di svolgere il ruolo di coordinamento, indirizzo, supporto e promozione delle attività dei musei regionali e per utilizzare in modo ottimale le risorse disponibili, si intende procedere al riconoscimento formale di musei, sulla base della verifica della presenza dei requisiti previsti dalla DGR 309/2003. Il riconoscimento, finalizzato all individuazione dei soggetti pubblici e privati, è uno strumento per definire un percorso di crescita che coinvolge tutta la realtà dei musei e non rappresenta un atto di selezione attraverso cui premiare alcune realtà ed escluderne altre. La partecipazione al processo di riconoscimento avviene, infine, su base volontaria. Il processo di riconoscimento dei musei è stato introdotto dal D.Lgs. 112/98, con cui si è affermato il concetto di standard per i servizi museali, ed è proseguito con il D.M. 10 maggio 2001, con cui si sono definiti i criteri tecnicoscientifici e gli standard di funzionamento e sviluppo dei musei. Il decreto ministeriale, elaborato con il supporto determinante delle Regioni italiane, presenta linee guida per il raggiungimento di obiettivi di qualità nei musei, lasciando però alle Regioni, in base al principio di sussidiarietà, il compito di indicarne le modalità ed i criteri di applicazione. Con la Deliberazione della Giunta Regionale 3 marzo 2003, n. 309 (Approvazione standard ed obiettivi di qualità per biblioteche, archivi storici e musei ai sensi dell art.10 della L.R. 18/2000 Norme in materia di biblioteche, archivi storici, musei e beni culturali), la Regione si è dotata di uno strumento operativo, attraverso il quale favorire la crescita della qualità dei servizi di studio e ricerca, documentazione, conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio culturale ed incrementare la fruizione dei beni e degli istituti culturali. Si intende, così, incentivare il progressivo e stabile miglioramento delle prestazioni in tutti gli ambiti di attività. La piattaforma di requisiti uniformi, per musei di ogni tipologia e dimensione, vuole garantire l omogeneità della qualità dei servizi offerti, nel rispetto della singolarità e della vocazione peculiare di ciascuno. La Deliberazione della Giunta Regionale 1888/2008, Approvazione criteri e linee guida per il riconoscimento dei musei regionali in base agli standard ed obiettivi di qualità ai sensi della L.R. 18/2000 (Norme in materie di biblioteche, archivi storici, musei e beni culturali), precisa le modalità e i termini per il processo di riconoscimento dei musei regionali che prenderà il via nel Tale processo è uno strumento per I musei di qualità della Regione Emilia Romagna , IBC (a cura di), Reggio Emilia 2010; 31

31 definire un percorso di crescita che coinvolge tutta la realtà dei musei e non rappresenta un atto di selezione attraverso cui premiare alcune realtà ed escluderne altre. Il riconoscimento, inoltre, rappresenta uno stimolo alla riflessione ed al confronto sui temi della valorizzazione e della qualità dei servizi museali. I musei che verranno riconosciuti dalla Regione Emilia-Romagna, godranno dei seguenti benefici: finanziamenti regionali; il riconoscimento dell'identità del museo come istituto autonomo operante sul territorio; la certificazione e la valorizzazione della qualità, che sarà identificata anche da un apposito logo/marchio espressamente realizzato; la partecipazione a campagne di comunicazione e di promozione a cura della Regione Emilia-Romagna e dell'istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali; la potenzialità di attrarre sponsor e donazioni; la crescita della reputazione e la maggiore visibilità presso gli amministratori locali e le comunità di riferimento. Il processo di riconoscimento prevede che il museo richiedente compili il questionario on line sul sito Per prendere visione del questionario e dei requisiti obbligatori richiesti si invita ad esplorare il sito web. L autovalutazione è stata ritenuta la forma più adatta allo scopo di portare il sistema museale della Regione a raggiungere standard-obiettivo. Essa favorisce, infatti, il confronto ed il dialogo tra istituti, lo scambio di informazioni e la circolazione delle idee. L insieme degli elementi contenuti nel questionario, ovvero domande informative, requisiti obbligatori ed obiettivi di qualità, consente di delineare un quadro preciso della situazione organizzativa e gestionale di ogni museo. La compilazione si deve svolgere on line, accedendo all'area riservata in questo sito. Il responsabile del museo potrà richiedere l'attivazione di un account (username e password) via all'ibc. Una volta ricevuti username e password sarà possibile accedere all'area riservata e compilare le diverse schede di cui si compone il questionario. Una volta completato e inviato il questionario on line secondo le indicazioni previste, questo dovrà essere stampato ed inviato all'ibc in versione cartacea, assieme alla richiesta di riconoscimento ed a tutti gli allegati richiesti. L IBC procederà, in seguito, all analisi ed alla valutazione delle richieste di riconoscimento. Sarà cura del Servizio Musei dell Istituto effettuare eventuali visite ed incontri di approfondimento con i musei che hanno presentato la domanda e richiedere documentazione integrativa, rispetto a quella inviata. Nella fase istruttoria l IBC potrà, inoltre, avvalersi del parere degli esperti del gruppo di lavoro per il riconoscimento con funzione di supporto tecnico-scientifico, come pure del CNR-ISAC di Bologna per la rilevazione dei parametri conservativi. Requisiti obbligatori sono: 1. Ogni museo deve essere dotato di uno statuto e/o di un regolamento in cui sono contenuti i seguenti aspetti: denominazione e sede; finalità, scopo o missione; possesso delle collezioni e/o del patrimonio museale; funzioni e compiti svolti dal museo; dotazione e criteri di gestione delle risorse umane, finanziarie e patrimoniali; compiti e funzioni che il museo assume in riferimento al contesto territoriale. 2. Nel caso di musei con personalità giuridica, si richiede la redazione di un bilancio consuntivo e la relazione degli amministratori; nel caso di musei pubblici privi di personalità giuridica, si richiede la presenza di un documento programmatico annuale e la relazione a consuntivo. 3. Nel caso in cui siano in previsione o in corso, progetti di sviluppo che comportino l assunzione di oneri di gestione aggiuntivi a tempo indeterminato, si richiede la redazione di un documento di previsione di costi e di ricavi di esercizio (almeno triennale) e di un rendiconto consuntivo (redatto su base annuale per tre anni). 4. Designazione del responsabile della sicurezza mediante un atto formale. 5. L edificio deve essere a norma sotto il profilo statico, impiantistico, igienico-sanitario e del superamento delle barriere architettoniche. Gli impianti e gli allestimenti devono adempiere alla normativa vigente per la sicurezza delle strutture, delle persone e delle opere conservate. 6. Il responsabile di direzione deve essere individuato mediante un atto formale. 7. Le seguenti funzioni devono essere garantite in modo adeguato e continuativo: direzione; conservazione e cura delle collezioni e del patrimonio museale; educazione e didattica; sorveglianza e custodia. 8. Monitoraggio periodico degli ambienti museali nei parametri di temperatura, umidità relativa ed illuminamento e documentazione dei dati rilevati. 32

32 2.11 Esperienze europee per sistemi di autovalutazione dei musei Una recente e preziosa ricerca, sempre a cura dell Ufficio Studi del MiBAC 35, ed esito del Seminario Quali standard e quali forme di gestione per i musei europei?, tenutosi a Napoli nel 2003 e promosso dalla Direzione Generale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico del MiBAC, ha analizzato i sistemi organizzativi ed i metodi di valutazione e di accreditamento dei musei in Europa. I paesi europei menzionati sono: Austria, Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Portogallo, Spagna, Paesi Bassi ed Ungheria. Se, da una parte, questi musei esteri si sono mostrati simili per linee guida, finalità, attività e per un notevole grado di autonomia gestionale, dall altra parte sono apparsi diversi per criteri di ordinamento, di allestimento e di comunicazione. Rispetto ai musei italiani, la caratteristica predominante è quella di avere un comune indirizzo preciso a livello nazionale su questi metodi di valutazione e di accreditamento. Una realtà che può forse ricollegarsi alla storia dei singoli paesi, laddove in Italia l identità regionale particolare sembra imporsi su quella nazionale, come traspare dai suoi tanti, e tutti diversi, musei. Un altro aspetto, che lega i musei europei indagati, è quello di un notevole grado di autonomia di gestione, anche di quelli statali. La Gran Bretagna, per esempio, ha il sistema di accreditamento dei musei più collaudato d Europa: il Registration Scheme (1988, poi migliorato nel e nel ), che vale per musei di qualsiasi tipologia, dimensione e proprietà. Questo Registration Scheme individua diverse sezioni, quali: governo e gestione del museo; servizi agli utenti; strutture per i visitatori e gestione delle collezioni. Una realtà, quella inglese, dove i musei statali sono retti da un Board of Trustees e dove sono gli unici a ricevere finanziamenti statali. Vi sono poi agenzie regionali (RAS, Regional Agencies for Museums, Libraries and Archives) che danno linee guida ai musei locali. In Francia, solo la minoranza dei musei statali fa capo direttamente al Ministro della Cultura, retti dalla Direction des Musées de France, mentre la maggior parte dei musei è di enti territoriali, comunali o privati. Da segnalare, è che a differenza della situazione inglese, tutti i musei francesi (statali e no) ricevono fondi dallo Stato. Recentemente (L. 5/2002) è nato il marchio Musei di Francia, a cui è seguito nel 2003 l accreditamento di moltissimi musei, che dovevano presentare alcuni requisiti (inventario, servizi al pubblico, personale). In Spagna, il panorama museale registra una stragrande maggioranza di musei di proprietà statale (65,2%), regolati dal 1987 con apposito documento (R.D. 620/1987), mentre per i musei delle Comunità autonome il sistema di riconoscimento è affidato al Registro dei musei. La situazione portoghese è completamente diversa, registrando un numero esiguo di musei e di visitatori. Nel 2007 è nato, sotto la vigilanza del Ministro della Cultura, l IMC (Istituto dos Museums e de Conservacao). Al 1999 risale la prima indagine sui musei portoghesi, a cui sono seguiti una legge in materia (L.Q. n.47/2004) ed una rete portoghese dei musei (Rede portuguesa de museums), mentre per quanto riguarda l accreditamento dei musei, questo è su base volontaria. In Irlanda, a livello centrale, all interno dell Heritage Council (1995), il Museums and Archives Committee è un organo con funzioni consultive in materia di musei e di archivi, organo da cui è partita la richiesta di accreditamento dei musei. Tra le linee guida per l accreditamento vi sono la verifica di: status giuridico; gestione del museo; gestione delle collezioni; documentazione/catalogazione; attività espositive e mostre; educazione/didattica; servizi al pubblico ed accessibilità. Parametri che appaiono molto vicini a quelli del D.M. italiano. Un importante censimento risale al 2001 ed ha coinvolto tutte le realtà museali esistenti, registrando una maggioranza di musei privati. Nei Paesi Bassi, un dato importante è che il sistema di accreditamento dei musei, derivato da quello inglese, nasce dal basso nel 1997, per iniziativa dell Associazione dei Musei olandesi e degli Enti Provinciali di Consulenza ai Musei. I criteri per l accreditamento sono: una base istituzionale adeguata; una base economica stabile; un documento programmatico scritto; una collezione; un catalogo di collezioni; cura e conservazione delle opere; fini di ricerca; servizi 35 Musei di qualità: sistemi di accreditamento dei musei d Europa, MARESCA COMPAGNA A. (a cura di), Gangemi Editore, Roma

33 per il pubblico e personale qualificato. Un recente censimento, risalente al 2003 ha poi fotografato una maggioranza di musei privati. In Belgio, il riconoscimento dei musei risale al 1996, grazie al Decreto per il riconoscimento ed il finanziamento dei musei fiamminghi, a cui ha fatto seguito nel 2003 la costituzione di un ente per il sostegno e la consulenza dei musei (Culturelle Biografie Vlaanderen). Diversa è la situazione museale in Germania dove, alle direttive generali poste a livello centrale dal Ministero della Cultura (1998), si affiancano i regolamenti in materia museale dei vari Laender. In un paese con una netta maggioranza di musei di enti locali, l accreditamento dei musei è l unico strumento per ottenere i finanziamenti regionali. Un documento di indirizzo sull accreditamento dei musei risale al 2005 e contempla: status giuridico e finanziario; missione e piano museale; gestione e organizzazione; personale qualificato; gestione delle collezioni; conservazione; ricerca e documentazione ed, infine, esposizione e documentazione. Ancora diversa è la situazione in Austria, dove si registra una prevalenza di musei regionali. La materia museale è compito del Bundes Denkmalamt, alle dipendenze del Ministero per l Educazione, le Scienze e l Arte. Da segnalare poi, un imponente processo che vede ora la privatizzazione dei musei statali e degli enti locali. In Ungheria, la maggior parte dei musei è di enti locali o di reti provinciali, mentre dal 1993 esiste uno specifico Fondo Nazionale per la Cultura che eroga finanziamenti ai musei. Tuttavia, manca un vero e proprio sistema di accreditamento dei musei, come negli altri paesi europei appena citati. Infine, la Finlandia che vanta un elevatissimo numero di musei in Europa rispetto al numero di abitanti. La maggior parte di questi musei è di proprietà comunale. Il Ministero dell Educazione e della Cultura ha al suo interno un Ente nazionale per l Antichità (Museoevaristo) che coordina e promuove attività museali. Se la prima legge sui musei risale al 1992, il sistema di accreditamento dei musei è di recente istituzione (2005) e prevede un sistema di autovalutazione basato in due parti: gestione, amministrazione ed attività centrali del museo. A parte questi esempi, appena citati, a livello europeo si registrano due importanti realtà. La prima è il Total Qualità Managment (TMQ), che rappresenta una sorta di qualità totale per i sistemi di accreditamento dei musei in Europa; mentre la seconda è l European Foundation for Quality Managment (1988), che offre supporto agli hangar europei per accelerare la diffusione della TMQ. Questo spaccato su alcune delle realtà museali europee, mostra come, in linea di massima, i parametri considerati nelle linee guida del Decreto Ministeriale italiano siano presenti nella maggior parte degli esempi esteri considerati. 34

34 Bibliografia specifica relativa agli Standard museali (capitolo 2) BOBBIO L., Le politiche dei beni culturali in Europa, Il Mulino, Bologna 1992, pp. 130 sg. Regione Toscana, LR n.14/1995. Regione Liguria, LR n.2113/1980. Regione Marche, L.R. 24 marzo 1998, n.6, Nuove norme in materia di salvaguardia e di valorizzazione del patrimonio culturale delle Marche e di organizzazione del museo diffuso. LEARY E., Minimum Standards for Museums. The Museum Registration Scheme in Britain, in Gli standard per l organizzazione e la gestione dei musei, Atti dell incontro del 19 febbraio 1999, Firenze, Regione Toscana - Regione Emilia Romagna (anche in nelle pagine Le opere e i giorni alla voce Sotto la lente ). Allegato A del D.M. del MiBAC 10 maggio 2001 relativo all Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei. JALLA D., Standard di qualità e di risorse per i musei, in Rivista on line Nuova Museologia, 14 febbraio 2001, 1, pag. 18, in 22/03/ Strumenti di valutazione per i musei italiani. Esperienze a confronto, MARESCA COMPAGNA A. (a cura di), Gangemi Editore, Roma MARESCA COMPAGNA A. - DI MARCO S.C. - BUCCI E., Musei pubblico territorio. Verifica degli standard museali, Gangemi Editore, Roma Musei di qualità: sistemi di accreditamento dei musei d Europa, MARESCA COMPAGNA A. (a cura di), Gangemi Editore, Roma I musei di qualità della Regione Emilia Romagna , IBC (a cura di), Reggio Emilia

35 3. Accessibilità Premessa Nella società contemporanea, l attenzione rivolta all individuo ha mutato l atteggiamento verso gli edifici storici e verso l idea di museo. Infatti, gli edifici storici, da oggetti intoccabili sono divenuti accessibili ed aperti ad un utenza ampliata. Un altro cambiamento è avvenuto alla realtà del museo, che da istituzione elitaria è divenuta un istituzione educativa, un servizio sociale, aperto a tutte le persone, abili e diversamente abili 36. Trasformazioni che hanno portato ad un quadro complesso, dove le esigenze della conservazione del patrimonio culturale devono incontrarsi con quelle dell accessibilità, nel rispetto della normativa. Il capitolo in questione cerca, dunque, di affrontare il tema dell accessibilità degli edifici storici, partendo dalla normativa nazionale di riferimento. 3.1 Normativa nazionale di riferimento sul superamento delle barriere architettoniche In questo paragrafo si vuole mostrare quella che è la normativa italiana di riferimento dal 1971 ad oggi Legge 30 marzo 1971, n (Conversione in legge del D.L. 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili) In Italia, la prima legge in materia di superamento delle barriere architettoniche è la 118 del Questa ha previsto l obbligo dell'accessibilità per gli edifici pubblici e per quelli privati aperti al pubblico, mediante l'eliminazione delle barriere architettoniche ed attraverso l imposizione di misure ottimali degli spazi costruiti e delle attrezzature. Nonostante i buoni propositi, questa norma ha creato modelli rigidi (es. ascensore o servizio igienico per gli handicappati), che non consideravano le esigenze delle persone disabili e che spesso impedivano di realizzare tali dispostivi all interno degli edifici storici. 36 CENCI C., La rappresentazione della disabilità nel museo: alcune riflessioni su una recente ricerca inglese, pp.27-32, in Museo Civico Ercole Nardi di Poggio Mirteto (RI), Associazione ONLUS Museum, Metodologia e linguaggio nell approccio con le disabilità. Atti della II Giornata di Studio per una utenza ampliata, Esperia S.r.l., Poggio Mirteto (RI) VESCOVO F., Progettare per una utenza ampliata, in VESCOVO F., Progettare per tutti senza barriere, Corso di Formazione post lauream, Università degli Studi La Sapienza, Facoltà di Architettura Valle Giulia, Roma , in VESCOVO F., Disponibilità normative e criteri progettuali, in Progettare per tutti senza barriere architettoniche, Maggioli Editore, Rimini 1997; VESCOVO F., Accessibilità: concetti base. disponibilità normative e criteri progettuali, in 36

36 3.1.2 D.P.R. n. 384 del Un altra normativa rigida riguarda il successivo D.P.R. 384/78 che è rimasto in vigore, con tutte le sue limitazioni fino al 27 settembre Per gli edifici pubblici di nuova costruzione è stato, purtroppo, un riferimento obbligato anche se, dal punto di vista dei criteri progettuali, dei parametri dimensionali e dell'ingegneria legislativa, era da tempo considerato un provvedimento decisamente obsoleto. Tale rigidità della norma si è dimostrata rilevante non tanto per la realizzazione dei nuovi edifici pubblici quanto per l'adeguamento di quelli esistenti. Il nuovo D.P.R. che lo ha sostituito integralmente, raccordando le nuove norme tecniche per gli spazi e per gli edifici pubblici con quelle del D.M. n. 236/89, ha considerato questi aspetti essenziali Legge 28 febbraio 1986, n. 41, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge Finanziaria 1986) 39 L art. 32 della Legge Finanziaria italiana del 1986 ha introdotto diverse novità. Esso, tuttora in vigore, prescrive, tra l'altro, alle Amministrazioni pubbliche, diverse procedure corrette. Tra queste, si afferma che non possono essere approvati progetti di opere pubbliche che non siano conformi alle norme sulla eliminazione delle barriere architettoniche e che non possono essere finanziati con denaro pubblico progetti di opere edilizie che siano difformi da quanto prescritto dalla normativa in vigore per l'accessibilità. Lo stesso articolo obbliga, inoltre, tutti gli Enti pubblici a dotarsi, entro un anno (1987), di uno specifico Piano per l'eliminazione delle barriere architettoniche relativo ai propri edifici. Misura che ha permesso ai Comuni di iniziare ad adeguare in maniera idonea i propri edifici Legge 9 gennaio 1989 n. 13, Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati 40 La Legge 13 del 1989 estende la fruizione, e dunque l accessibilità, degli spazi costruiti, a tutti gli edifici privati, residenziali e non, in sede di nuova costruzione o di ristrutturazione degli stessi. L'obbligo per il progettista di allegare (art.1, punto 1) la dichiarazione di conformità degli elaborati, responsabilizza anche i tecnici abilitati ed i rispettivi Ordini, i collegi, i liberi professionisti e quelli dipendenti dalle Amministrazioni pubbliche, sull'aspetto essenziale dell'accessibilità degli spazi costruiti, ossia la loro fruizione da parte di tutti i cittadini. Altra innovazione concettuale, è quella di considerare l'obbligo di adeguamento alla normativa per l'eliminazione delle barriere architettoniche, anche per gli edifici e per le opere di particolare valore storico o ambientale vincolati ai sensi delle Leggi n.1089/1939 e n.1497/1939 (leggi al 2011 non più in vigore). A questo proposito, vengono previsti, dagli art. 4 e 5, tempi per il rilascio delle relative autorizzazioni da parte degli Organi competenti (Regione e dell allora Ministero dei Beni Culturali) che possono contenere specifiche prescrizioni o soluzioni alternative per risolvere il problema. Si introduce il silenzio-assenso nel caso di mancato pronunciamento autorizzativo. Questo può essere negato 38 VESCOVO F., Accessibilità: concetti base. disponibilità normative e criteri progettuali in org/normativa/cap1/ppt_cap1.html 39 VESCOVO F., Disponibilità normative e criteri progettuali, in Progettare per tutti senza barriere architettoniche, Maggioli Editore, Rimini 1997; VESCOVO F., Accessibilità: concetti base. Disponibilità normative e criteri progettuali in 40 VESCOVO F., Adeguamento degli edifici storici, in Progettare per tutti senza barriere, Maggioli Editore, Rimini 1997; VESCOVO F., Disponibilità normative e criteri progettuali, in Progettare per tutti senza barriere architettoniche, Maggioli Editore, Rimini 1997; VESCOVO F., Accessibilità: concetti base. disponibilità normative e criteri progettuali in 37

37 solamente qualora l'intervento provochi un serio pregiudizio del bene tutelato. In questo caso, il diniego deve essere motivato con la specificazione della natura e della serietà del pregiudizio e della sua rilevanza, con riferimento a tutte le soluzioni alternative prospettate dall'interessato. E una novità, perché si chiarisce, in modo esauriente, che anche l'edificio con valore storico o ambientale non deve essere cristallizzato ; non esistono aprioristiche incompatibilità tra le prescrizioni di legge per l'eliminazione delle barriere architettoniche e per la salvaguardia o per il recupero del patrimonio edilizio esistente. Infatti, le finalità per cui vengono effettuati gli interventi sugli immobili interessano tutti i cittadini e non solo le strutture edilizie in se stesse, anche se vincolate (ora dette dichiarate di interesse culturale ). Gli artt. 6, 7 e 8 introducono semplificazioni per le procedure autorizzative di opere di adeguamento, sia nei confronti della normativa antisismica, che nei confronti di quella urbanistico-edilizia. Gli interventi per l'accessibilità vengono assimilati alle opere interne (art. 26, L. 47/85), che non necessitano di alcuna autorizzazione; mentre per quelli esterni, vengono assimilati agli interventi di manutenzione straordinaria che necessitano di sola autorizzazione non onerosa. Inoltre, in assenza di risposta dal Comune, si configura, dopo breve periodo, il silenzio-assenso all'esecuzione dell'opera stessa. Infine, gli artt. 9, 10, 11 e 12 si riferiscono ai contributi a fondo perduto ed alle agevolazioni che vengono concessi a favore di persone con disabilità permanente. Il contenuto fortemente innovatore di questa legge prescrive che tutto quello che viene costruito (edifici privati residenziali e privati non residenziali) deve essere accessibile o quantomeno visitabile e, solo nei casi di residenze private senza parti comuni, si prescrive che siano almeno adattabili. Questa norma ha modificato le leggi precedenti, in quanto si riferisce a tutti gli edifici, consentendo ad ognuno, almeno concettualmente, la possibilità di fruirne. La persona che ha difficoltà nel muoversi deve avere la possibilità di scegliere quale spazio o edificio utilizzare. In questo modo, può essere adeguata nel tempo tutta la città e può essere resa agevolmente fruibile da ciascuno D.M. del Ministero dei Lavori Pubblici 14 giugno 1989, n. 236, Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche 41 Il D.M. n.236 del 1989 costituisce il regolamento di attuazione della Legge n.13 del L obiettivo di tale Decreto è di potenziare l'autonomia di ciascuno, consentendo l'accesso agevole e la fruizione generalizzata di tutto l'habitat in cui si svolge la nostra esistenza. Un attenzione particolare è stata rivolta anche alla terminologia, che ha sostituito le parole disabile, menomato, handicappato o portatore di handicap con persone con ridotte o impedite capacità motorie o sensoriali. Tale provvedimento è molto corposo ed individua, in modo sintetico, anche criteri di buona progettazione, non solo relativi al gradino, all'ascensore o al servizio igienico, ma anche quelli finalizzati al comfort ambientale ed alla sicurezza, cioè alla diminuzione delle fonti di disagio e di pericolo ed all eliminazione delle barriere architettoniche. 41 VESCOVO F., Progettare per una utenza ampliata, in VESCOVO F., Progettare per tutti senza barriere, Corso di Formazione post lauream, Università degli Studi La Sapienza, Facoltà di Architettura Valle Giulia, Roma A.A.2007/2008, in VESCOVO F., Disponibilità normative e criteri progettuali, in Progettare per tutti senza barriere architettoniche, Maggioli Editore, Rimini 1997; VESCOVO F., Accessibilità: concetti base. disponibilità normative e criteri progettuali, in 38

38 Non si impone un'unica soluzione ottimale per tutti i contesti esistenti, ma si individuano obblighi prestazionali che ogni spazio costruito deve rispettare. Il campo di applicazione delle norme è individuato nell'art.1: tutti gli edifici privati (residenziali o non) ed i relativi spazi esterni, nel caso di nuova costruzione o di ristrutturazione. Si applicano, altresì, agli edifici di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata. L art.2 definisce l accessibilità come un ambiente privo di fonti di pericolo, di fonti di affaticamento o di disagio e necessariamente privo di barriere architettoniche. L'art.2 chiarisce, inoltre, cosa debba intendersi per accessibilità, visitabilità, ed adattabilità. Essi rappresentano tre livelli qualitativi della progettazione e della realizzazione degli spazi costruiti. Il livello più completo (accessibilità) consente la totale fruibilità di tutto l'immobile anche alle persone su sedia a ruote; quello intermedio (visitabilità) consente di accedere e di poter fruire degli spazi e dei servizi necessari per la funzione qui svolta; mentre quello più ridotto (adattabilità) individua le caratteristiche e gli accorgimenti tecnici che consentano di adattare gli edifici, nel tempo, senza dover effettuare opere complesse ed onerose. Lo stesso articolo fornisce una serie di definizioni che modificano, in senso positivo, la filosofia degli obblighi per l'abbattimento delle barriere architettoniche, considerate ora in modo più ampio come ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita. Vengono considerate barriere architettoniche anche gli ostacoli che limitano a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di parti, attrezzature o componenti, oltre che la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo. L'art.3 fornisce i criteri di progettazione per i tre livelli qualitativi dello spazio costruito che riguardano l'aspetto della accessibilità e della fruizione. È prescritta l'accessibilità per tutti gli spazi esterni agli edifici e per tutte le parti comuni di qualsiasi tipo di edificio e viene precisato che la deroga all'installazione immediata di meccanismi per l'accesso ai vari piani (ascensore, etc.), è consentita solo se l'accesso alla più alta unità immobiliare non sia posto oltre il terzo livello utile, compresi eventuali piani interrati e/o porticati. L'art. 4 fornisce un'ampia serie di criteri di progettazione per il requisito dell' accessibilità, individuando, per ogni unità ambientale (porte, infissi esterni, terminali degli impianti, servizi igienici, ascensori, etc.), le necessarie caratteristiche prestazionali, che le unità stesse devono avere. Tra queste, alcune appaiono determinanti, anche sotto il profilo della sicurezza e della eliminazione delle fonti di pericolo. Il successivo punto 4.6 assume poi notevole importanza in quanto prescrive l'obbligo, in sede di progettazione di spazi accessibili o visitabili, di individuare i necessari raccordi con la normativa antincendio. Al tale proposito, viene suggerito il criterio di prevedere la suddivisione dell'insieme edilizio in compartimenti antincendio sullo stesso livello, piuttosto che ricorrere ai più comuni sistemi di via d'uscita, di norma costituiti da scale di sicurezza interne od esterne, peraltro non utilizzabili dalle persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale. L'art. 5 fornisce, invece, i criteri per la visitabilità, precisando le prestazioni necessarie secondo le tipologie di edifici (residenze, luoghi per riunioni, spettacoli e ristorazione, strutture ricettive, etc.). L innovazione del D.M. 236/89 è di rendere vincolanti le caratteristiche prestazionali, lasciando libero il progettista, e responsabilizzandolo formalmente, di scegliere o di inventare le soluzioni tecniche più opportune, in base alle varie situazioni possibili. Sono, infatti, ammesse anche le cosiddette soluzioni alternative a quelle individuate dalla normativa stessa (artt. 8 e 9), purché sia dimostrata dal progettista l'equivalente o la migliore qualità degli esiti ottenibili. L'art.9, Soluzioni tecniche conformi, propone alcuni schemi per passaggi e per disimpegni che, pur non essendo basate sulle prescrizioni contenute nel precedente art. 8, sono tuttavia ritenute rispondenti ai criteri di progettazione e quindi accettabili, poichè compensano le riduzioni dimensionali con particolari soluzioni spaziali o tecnologiche. Gli elaborati che il progettista deve predisporre, come prescritto dall'art.10, devono evidenziare con chiarezza i percorsi, le soluzioni prescelte e gli accorgimenti tecnici previsti, per garantire il soddisfacimento delle prescrizioni per l'accessibilità, la visitabilità e l'adattabilità. Sarà pertanto opportuno che venga prodotta, per le verifiche successive da parte del Tecnico comunale competente, una relazione ed una documentazione grafica nella stessa scala del progetto, 39

39 con eventuali dettagli per le soluzioni alternative o per le parti per le quali viene eventualmente richiesta una deroga. L'art.11, Verifiche, ha un forte contenuto innovativo, rispetto alla precedente normativa. Il Sindaco ha l obbligo di verificare, in sede di rilascio di licenze di abitabilità o di agibilità, se le opere siano state realmente eseguite nel rispetto delle prescrizioni di legge. Infine l'art.12, Aggiornamento e modifica delle prescrizioni, che individua un'interessante metodologia, finalizzata alla migliore applicazione della normativa stessa, mediante l'istituzione di una Commissione Tecnica permanente. Essa ha il compito di individuare le soluzioni ai problemi derivanti dall applicazione della legislazione, nonché di esaminare o di predisporre proposte di aggiornamento o di modifica, e di esprimersi sull'idoneità di soluzioni tecniche alternative, proposte da enti locali, istituti universitari o singoli professionisti Legge 5 febbraio 1992, n. 104, (Legge Quadro sull'handicap) Legge quadro per l assistenza, l integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate 42 Uno degli ultimi importanti provvedimenti legislativi relativi all'eliminazione delle barriere architettoniche è costituito dalla Legge 104 del 1992, Legge Quadro sull'handicap 43. In particolare, l'art. 24 integra e modifica le prescrizioni contenute nelle precedenti disposizioni (Legge n. 118/71, Legge 13/89 ed ai relativi decreti di attuazione). Questo articolo 24, titolato Eliminazione o superamento delle barriere architettoniche, è costituito da undici commi e risulta molto innovativo. Tutte le prescrizioni si riferiscono agli edifici di proprietà pubblica, indipendentemente dalla loro destinazione d uso (uffici, attività culturali, scolastiche, museali, residenze, alloggi di servizio, foresterie, etc.), oltre che a quelli di proprietà privata, qualora siano aperti al pubblico. Rappresenta un notevole passo in avanti per ciò che attiene le prescrizioni finalizzate ad agevolare l'accessibilità urbana e l'eliminazione degli ostacoli architettonici. Il primo comma riguarda l applicazione delle norme tecniche per l'eliminazione delle barriere architettoniche in tutte le opere edilizie (manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro) riguardanti edifici pubblici e privati aperti al pubblico, che sono suscettibili di limitare l'accessibilità e la visitabilità. In tali casi, l'obbligo di eliminare le barriere architettoniche esistenti si riferisce alla parte dell'edificio oggetto delle opere di recupero o di modificazione. Il secondo comma riguarda gli edifici di particolare valore storico o ambientale, pubblici o privati aperti al pubblico, soggetti alle Leggi n.1497 e n.1089 del 1939 (leggi al 2011 non più in vigore). In essi, possono essere prese in considerazione opere provvisionali, se le autorità competenti alla tutela del vincolo (oggi dichiarazione d interesse culturale) non possono autorizzare il nullaosta delle opere definitive, finalizzate all'eliminazione delle barriere architettoniche, in quanto l'intervento costituisce serio pregiudizio del bene tutelato. La ratio è quella di invitare il progettista ad ipotizzare soluzioni anche provvisorie e con l'utilizzo di materiali diversi da quelli caratteristici dell'edificio storico, che siano in grado di risolvere il problema. Il terzo comma precisa che anche per l'esecuzione di opere interne, eseguibili con la procedura semplificata (art. 26, L. n.47/1985), deve essere predisposta dal progettista un apposita documentazione grafica ed una Dichiarazione di conformità alle normative vigenti in materia di eliminazione delle barriere architettoniche. Questa prescrizione 42 VESCOVO F., Disponibilità normative e criteri progettuali, in Progettare per tutti senza barriere architettoniche, Maggioli Editore, Rimini 1997; VESCOVO F., Adeguamento degli edifici storici, in Progettare per tutti senza barriere, Maggioli Editore, Rimini 1997; MONZEGLIO E., L accessibilità negli interventi sulle preesistenze, in VESCOVO F., Corso di Formazione post lauream, Università degli Studi La Sapienza, Facoltà di Architettura Valle Giulia, Roma A.A.2007/2008, in VESCOVO F., Accessibilità: concetti base. disponibilità normative e criteri progettuali, in 43 Tale Legge 104/1992 sarà in vigore fino al 1999, quando sarà integrata e modificata dalla Legge 28 gennaio 1999, n

40 responsabilizza direttamente il progettista, anche nel caso di lavori eseguibili mediante semplice comunicazione al Comune e senza una specifica autorizzazione. Il quarto comma precisa che il rilascio da parte del Sindaco della concessione o dell autorizzazione edilizia è subordinato alla verifica della conformità del progetto, da parte dell'ufficio tecnico o del professionista tecnico incaricato dal Comune. Il quinto comma, oltre a ribadire il divieto di finanziamento nel caso di opere pubbliche (Legge n.41/1986), introduce per le stesse l'obbligo della dichiarazione di conformità da parte del progettista, così come stabilito dalla Legge 13/89 per gli interventi sugli edifici privati. Inoltre si introduce che la verifica di conformità spetta all'amministrazione competente, tenuta a darne atto in modo esplicito in sede di approvazione del progetto. Il sesto comma sancisce che anche per i cambi di destinazione d'uso di spazi già esistenti, finalizzati ad attività pubbliche o aperte al pubblico, devono essere verificate prioritariamente le condizioni che garantiscano l'accessibilità. Anche in questi casi viene prescritta una verifica tecnica, a posteriori, da effettuarsi in sede di rilascio del certificato di abitabilità o agibilità. Il settimo comma introduce precise responsabilità e pesanti sanzioni verso gli attori del processo edificatorio: il progettista, il direttore dei lavori, il responsabile tecnico degli accertamenti per l'agibilità o l'abitabilità ed il collaudatore, ciascuno per la propria competenza. Il decimo comma stabilisce che la Cassa depositi e prestiti debba concedere almeno il 2% delle somme stanziate annualmente per mutui finalizzati all'eliminazione delle barriere architettoniche Il nuovo D.P.R. n. 503 del , Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici 44 Il D.P.R. 503 del 1996 riguarda il Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici. Esso sostituisce ed integra il precedente D.P.R. n. 384 del , di attuazione dell'art. 27 della Legge n. 118 del , relativo all eliminazione delle barriere architettoniche. Ai requisiti esigenziali, che vengono prescritti per gli spazi costruiti e per le attrezzature, devono corrispondere soluzioni con caratteristiche prestazionali, individuate in relazione alle diverse unità ambientali in grado di consentire una concreta fruibilità delle stesse da parte di tutti i cittadini, compresi coloro che si trovano, temporaneamente o permanentemente, in condizioni svantaggiate di mobilità. Già in precedenza, con la Legge n. 13/1989 e con il relativo Regolamento di attuazione (D.M , n. 236), il D.P.R. n.384/1978 aveva subito una notevole modificazione nei confronti del suo campo di applicazione. Infatti, con l'entrata in vigore del D.M. 236/1989, la vecchia normativa (D.P.R. 384/1978) trovava applicazione solo agli spazi e agli edifici pubblici, e non più, come in origine, anche a quelli di proprietà privata aperti al pubblico, assoggettati oramai alle norme del D.M. 236/89 citato. Con il nuovo D.P.R. n.503/1996 sono stati coordinati e unificati i due precedenti pacchetti normativi riguardanti l'accessibilità e l'eliminazione delle barriere architettoniche. Essi appaiono profondamente diversi: il primo molto rigido, soprattutto nell'applicazione per l'adeguamento degli edifici esistenti; il secondo, invece, più flessibile ed aperto alla logica di tipo prestazionale. Questo nuovo D.P.R. costituisce una più moderna fonte normativa, che si avvale dei contenuti del precedente D.M. 236/1989. Contenuti basati su un attento esame delle reali esigenze delle persone con ridotte capacità motoria o sensoriale. È importante evidenziare, quindi, che con l'entrata in vigore del nuovo D.P.R., per 44 VESCOVO F., Disponibilità normative e criteri progettuali, in Progettare per tutti senza barriere architettoniche, Maggioli Editore, Rimini 1997; VESCOVO F., Accessibilità: concetti base. disponibilità normative e criteri progettuali, in 41

41 qualsiasi tipo di progettazione riguardante lo spazio costruito, aperto o racchiuso, pubblico o privato, la normativa vigente prescrive obblighi di tipo prestazionale ai quali si può far fronte con diverse soluzioni tecnico-progettuali e distributive, indicate dalla normativa stessa, ovvero proponendo soluzioni alternative che siano in grado di garantire l'equivalente o la migliore qualità degli esiti ottenuti e non solamente, quindi, con la soluzione o la misura prevista dalla legge. Viene esteso, anche agli spazi ed edifici pubblici, quanto contenuto nel D.M. n.236/1989 (art.7 Cogenza delle prescrizioni), che consente di proporre in sede progettuale soluzioni conformi alle specificazioni e alle soluzioni tecniche alternative purché rispondenti alle esigenze sottintese dai criteri di progettazione. In questo caso, oltre alla Dichiarazione di conformità, deve essere illustrata, dal progettista abilitato, l'alternativa proposta e l'equivalente o migliore qualità degli esiti ottenibili. Successivamente, la verifica della effettiva conformità alle prescrizioni di legge deve essere effettuata dall'ufficio Tecnico o dal tecnico incaricato dal Comune. A tale verifica è subordinato il rilascio dell'autorizzazione o della concessione edilizia da parte del Sindaco (art. 7.3). Le norme riguardano: nuove costruzioni o ristrutturazioni di edifici e interventi edilizi, anche di minor entità, per il recupero dell'esistente (manutenzione straordinaria, restauro, opere interne, etc.), almeno relativamente alla porzione di edificio oggetto dell'intervento stesso. Nel D.P.R. ci sono anche i criteri orientativi ed operativi per la salvaguardia attiva del patrimonio immobiliare di particolare pregio architettonico, storico o archeologico (Titolo I, Scopi e campo di applicazione). L'art. 1, Definizioni ed oggetto, ribadisce la definizione di barriere architettoniche già contenuta nell'art. 2 del D.M. n.236/1989. Invita ad eliminare gli ostacoli fisici che si incontrano nello spazio costruito urbano e non, costituenti fonte di pericolo e fonte di disagio o affaticamento per chiunque. Poi (art.1, comma 3) si specifica il campo di applicazione della normativa che comprende edifici e spazi pubblici di nuova costruzione, anche di carattere temporaneo, e quelli esistenti qualora sottoposti a ristrutturazione ed a qualunque altro tipo di intervento edilizio anche di minore entità, limitante l'accessibilità o la visitabilità. Inoltre, le norme si applicano anche agli edifici e agli spazi pubblici, in tutto o in parte, soggetti a cambiamento di destinazione se finalizzata all'uso pubblico. Il comma quarto rafforza quanto già contenuto nei precedenti provvedimenti, prescrivendo per gli edifici e spazi pubblici esistenti, anche se non soggetti a recupero od a riorganizzazione funzionale, l'obbligo di apportare tutti gli accorgimenti che possono migliorare la fruibilità degli stessi, sulla base della norma in questione. Il comma quinto specifica che, in attesa del predetto adeguamento, ogni edificio debba essere dotato, a cura dell'amministrazione pubblica che utilizza l'immobile, almeno di un sistema di chiamata per attivare un servizio di assistenza alle persone disabili che consenta loro la fruizione dei servizi espletati. Tale dotazione deve essere effettuata entro 180 giorni dall entrata in vigore del D.P.R. stesso. Inoltre il comma settimo, come accennato in precedenza, sancisce la non erogabilità di contributi o di agevolazioni pubblici per la realizzazione di opere o di progetti difformi, rispetto alle norme del Regolamento stesso. L'art. 13, Norme generali per gli edifici, sottolinea al comma quinto la necessità che, in sede di definizione e di applicazione di norme concernenti specifici settori, quali sicurezza, contenimento consumi energetici, tutela ambientale etc., si adottino, nel rispetto di tali normative, soluzioni conformi alle disposizioni del presente regolamento. L'art. 18, Raccordi con la normativa antincendio, fa riferimento all'analoga prescrizione per gli edifici di proprietà privata (art. 4.6 del D.M. n.236/1989), prescrivendo anche per gli edifici di proprietà pubblica di individuare soluzioni tecniche che rispondano contemporaneamente ai requisiti di sicurezza antincendio ed alle norme relative all'eliminazione delle barriere architettoniche. All art. 19, Deroghe e soluzioni alternative, si precisa, riprendendo l'art. 24 della Legge n.104/1992, che la deroga nel caso di immobili vincolati ai sensi della Legge n.1089/1939 e n.1497/1939 (leggi ora non più in vigore), è consentita esclusivamente nel caso in cui le opere di adeguamento costituiscano un serio pregiudizio per i valori storici ed estetici del bene tutelato. In questo caso l'accessibilità deve essere assicurata attraverso opere provvisionali (rampe, sistemi di sollevamento, etc.) o con attrezzature d'ausilio ed apparecchiature mobili e che l eventuale mancata applicazione delle norme regolamentari deve essere motivata specificatamente. Il D.P.R. n.503 del ha, dunque, raccordato i due filoni normativi, quello riguardante gli edifici di proprietà pubblica e quello per gli edifici di proprietà privata, riconducendo tutte le Norme Tecniche al D.M. n.236/

42 Infatti, gli edifici di proprietà pubblica, prima regolamentati dall obsoleto D.P.R. n. 384/1978, sono ora sotto il regime del D.P.R. n.503 del ; mentre, gli edifici di proprietà privata e quelli di edilizia residenziale pubblica fanno capo al D.M. n.236/1989. Sono edifici sia residenziali che non residenziali, come ad esempio teatri, uffici, cinematografi, centri commerciali, negozi, sale di riunione, alberghi, ristoranti, locali notturni L. 104/1992 e D.P.R. 503/1996 e le opere provvisionali La Legge n.104 del 1992 e il D.P.R. n.503 del 1996 hanno dato un contributo fondamentale alla questione del superamento delle barriere architettoniche. Esse hanno ampliato le possibilità di rispondere alle esigenze dei disabili nell adeguamento degli edifici storici, introducendo il ricorso ad opere provvisionali, nel caso le opere definitive fossero un serio pregiudizio al bene tutelato. Così [si hanno] manufatti leggeri, reversibili, amovibili e funzionalmente disgiunti dal manufatto storico [e si migliorano] percorsi verticali, orizzontali, accessibilità, percorribilità e comfort D.P.R. 6 giugno 2001, n.380, Testo Unico dell Edilizia e superamento delle barriere architettoniche 46 Il D.P.R. n.380/2001, Testo Unico dell Edilizia e superamento delle barriere architettoniche, è un documento importante, che considera l accessibilità ed il superamento delle barriere architettoniche verso tutti gli immobili. Il TU indica, infatti, con indirizzi e prescrizioni normative, come costruire uno spazio urbano ed edilizio, un ambiente antropizzato accessibile e fruibile agevolmente a tutti. La parte più significativa è il capo IV (artt.77-82), che suddivide prescrizioni normative nei confronti di due categorie di immobili: edifici privati residenziali ed edifici pubblici o privati aperti al pubblico Allegato A del D.M. del MIBAC 10 maggio 2001, Ambito VII, Rapporti del museo con il pubblico Nel Decreto Ministeriale del MiBAC del 2001, manca un ambito specifico dedicato all accessibilità. Se ne accenna nel settimo ambito, quello riguardante i Rapporti del museo con il pubblico: ( ) Il museo, per migliorare la qualità della fruizione collettiva, dovrà essere facilmente raggiungibile e non dovrà presentare barriere architettoniche ( ). 45 PICONE R., Conservazione e accessibilità. Il superamento delle barriere architettoniche negli edifici e nei siti storici, Arte Tipografica Editrice, Napoli VESCOVO F., Considerazioni sul D.P.R. 380/2001 Testo Unico dell Edilizia e superamento delle barriere architettoniche, in VESCOVO F., Corso di Formazione post lauream Progettare per tutti senza barriere, Università degli Studi La Sapienza, Facoltà di Architettura Valle Giulia, Roma A.A.2007/2008, in 43

43 D.Lgs. 156/2006, Disposizioni correttive ed integrative al D.Lgs. 42/2004 Nel Decreto Legislativo n.156 del 2006, che modifica ed integra alcuni articoli del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs.42/2004), si insiste più volte sull importanza della fruizione pubblica e della valorizzazione del patrimonio culturale (artt.1 e 6), fino a dedicare un articolo specifico alla questione dell accessibilità del pubblico ai beni culturali oggetto di interventi di conservazione o di restauro con finanziamenti statali (art.38). In quest ultimo articolo, l accessibilità è però vista come la possibilità della comunità di poter fruire dei beni culturali, senza alcun riferimento alla disabilità temporanea o permanente dei possibili fruitori. Art. 1. Principi: ( ) 3. Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province ed i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e valorizzazione. 4. Gli altri soggetti pubblici, nello svolgimento delle loro attività, assicurano la conservazione e la pubblica fruizione del patrimonio culturale ( ). Art. 6. Valorizzazione del patrimonio culturale: La valorizzazione consiste nell esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e di fruizione pubblica del patrimonio stesso, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura ( ). Art. 38. Accessibilità del pubblico ai beni culturali: 1. I beni culturali restaurati o sottoposti ad altri interventi conservativi con il concorso totale o parziale dello Stato nella spesa ( ) sono resi accessibili al pubblico secondo modalità fissate, caso per caso, da apposti accordi o convenzioni da stipularsi fra il Ministero ed i singoli proprietari ( ). Gli accordi e le convenzioni stabiliscono i limiti temporali dell obbligo di apertura al pubblico, tenendo conto della tipologia degli interventi, del valore artistico e storico degli immobili e dei beni in essi esistenti ( ) D.M. del MiBAC 28 marzo 2008, Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi d interesse culturale 47 L ultimo documento nazionale in tema di accessibilità è rappresentato dalle Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi d interesse culturale (D.M. del MiBAC 28 marzo 2008), esito dei lavori della Commissione per l analisi delle problematiche relative alla disabilità nello specifico settore dei beni e delle attività culturali. Commissione istituita dal Ministro Francesco Rutelli con D.M. 26 febbraio Queste Linee guida costituiscono un efficace quadro teorico generale per indicazioni operative verso un accessibilità ampliata del patrimonio culturale 48. La fruizione del patrimonio culturale, e quindi anche dei musei, diviene così fine istituzionale delle attività di tutela e di valorizzazione. Questo significa porre il requisito dell accessibilità alla base di ogni intervento di conservazione e di valorizzazione del patrimonio architettonico e, dunque, all interno del progetto di restauro, nella cosiddetta conservazione integrata. Il problema dell accessibilità di un edificio o di un sito sarà presente nel progetto di restauro fin dall inizio (progetto preliminare), per definire le scelte relative alla destinazione d uso e per valutare la compatibilità con il bene oggetto di tutela. In questa fase, oltre che in quella di rilievo, è possibile individuare i punti più idonei per collocare le opere di adeguamento. Queste dichiarazioni, presenti nel Documento Ministeriale, sono di fondamentale importanza perché, definendo il tema dell accessibilità nel più complesso ambito del rapporto tra conservazione e fruizione del patrimonio architettonico, superano l iniziale approccio riduttivo, che limitava il problema delle barriere architettoniche ad una semplice ottemperanza normativa. Il principio indica che non ci devono essere fattori di incompatibilità a priori tra la salvaguardia degli immobili vincolati ed il loro adeguamento alla normativa, per una fruizione generalizzata degli spazi. Le prescrizioni normative in materia di superamento delle barriere architettoniche devono, quindi, essere accolte come 47 Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale BASAE del MIBAC (a cura di), Gangemi Editore, Roma In questo sottocapitolo (3.1.12) si tratteranno solo le indicazioni del D.M. riguardanti gli edifici storici, tralasciando quelle relative ai luoghi all aperto e ai centri storici. 44

44 dei requisiti minimi da migliorare, per realizzare interventi i cui aspetti estetico-formali sappiano affiancarsi a quelli funzionali, privilegiando, una logica esigenziale e prestazionale, rispetto ad una logica meramente prescrittiva e la ratio del miglioramento, rispetto a quella dell adeguamento. La possibilità di andare in deroga all osservanza della norma non è una novità introdotta dalla normativa in materia di accessibilità. Infatti, anche la legislazione per la sicurezza antincendio 49 e la normativa antisismica 50 hanno previsto misure alternative, nel caso in cui l applicazione della norma non fosse possibile, perché recante danno alle caratteristiche storico-artistiche degli edifici storici. Un altro punto importante del D.M. del 2008 riguarda il caso in cui l accessibilità totale di un edificio o di un sito diventi una condizione di pericolo per la sua conservazione. In queste situazioni, si dovrà optare per adeguate misure compensative (postazioni multimediali, telecamere in presa diretta, pubblicazioni, modelli tridimensionali) che permettano comunque, anche se indirettamente, la conoscenza e la valorizzazione dei luoghi. Nel testo si definiscono anche alcuni concetti base, per cui si rimanda al Glossario della presente Tesi, come quello di disabilità, di barriera architettonica e delle differenze tra accessibilità, visibilità ed adattabilità. Il secondo capitolo delle Linee guida è interamente dedicato all accessibilità nei luoghi di interesse culturale. Si afferma che progettare l accessibilità significa considerare, non solo gli aspetti estetici e formali, ma porre al centro dell attenzione l essere umano e le sue peculiarità ed esigenze. E il Design for all o Universal Design, la progettazione di spazi, ambienti ed oggetti utilizzabili da un ampio numero di persone, a prescindere dalla loro età e dalla loro capacità psicofisica. La progettazione degli spazi d interesse culturale, dal punto di vista dell orientamento, non possiede precisi riferimenti normativi. Il tema riguarda la fruizione agevolata dei beni culturali da parte di chiunque ed il principio che incertezze e perplessità, dovute alla non conoscenza dei luoghi, provocano in chiunque un aumento dell affaticamento fisico e psichico. Si afferma, poi, che un corretto progetto, per superare le barriere architettoniche, deve garantire l orientamento di tutti, fornendo punti di riferimento (informazioni), linee guida (naturali ed artificiali), un efficace segnaletica (informativa, direzionale, identificativa, di sicurezza), concetti per cui si rimanda, ancora una volta, al Glossario. Si ricorda anche che la percorrenza a piedi di lunghi tratti arreca un forte disagio psico-fisico ed un senso di affaticamento. La presenza di lunghi percorsi orizzontali caratterizza molti luoghi di interesse culturale. Il superamento delle distanze può costituire una significativa barriera architettonica per tutte le persone con ridotta capacità motoria, tra cui anziani e cardiopatici (per cui è difficoltoso un percorso superiore ai 50 m). Si devono, dunque, prevedere sistemi di seduta e spazi di sosta/di servizio e la disponibilità di sedie a ruote da fornire su richiesta. Particolare attenzione deve essere posta anche alla riduzione degli ostacoli lungo i percorsi. La percezione degli ostacoli da parte della persona non vedente è, infatti, affidata all uso del bastone, attraverso cui si individuano facilmente gli elementi collocati a terra, ma non si riescono a percepire quelli sospesi ad oltre 50 cm dal suolo, mentre tutto ciò che è sospeso oltre 95 cm costituisce un serio pericolo. Un tema affrontato in maniera molto analitica riguarda il superamento dei dislivelli, argomento chiave nell ambito del superamento della barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale. Si indicano quattro sistemi per il superamento dei dislivelli verticali: rampa, ascensore, piattaforma elevatrice e servo scala e si precisa che spesso bisogna optare per soluzioni complesse in grado di costituire sistema. ( ) Una rampa progettata con accuratezza in forma e in materiali e ben integrata in uno spazio circostante costituisce un percorso inclusivo valido per tutti. Evita ogni forma di discriminazione verso i disabili. Adottata solamente in caso di dislivelli modesti, in ragione del forte sviluppo longitudinale richiesto. Benché la normativa consenta pendenza massima dell 8%, ammettendo fino al 12% per sviluppi lineari compresi entro i 3 m nel caso di adeguamento di edifici esistenti, occorrono almeno 10 m per superare 80 cm di dislivello. Una lunga rampa è difficilmente praticabile da parte di persone con particolari disabilità motorie che non utilizzano sedie a ruote (cardiopatici, anziani, incidentati, coloro che trasportano carichi pesanti). Per questi sarebbe più agevole una breve scala. Ne consegue la raccomandazione di limitare la rampa a dislivelli contenuti (entro 1,5 m), affiancando se possibile una scala, soprattutto quando lo sviluppo longitudinale della rampa è più esteso. La rampa deve avere un corrimano e, se manca il parapetto, un cordolo di 49 D.M. del Ministero dell Interno n.569 del 20 maggio 1992, Regolamento contenente norme di sicurezza antincendio per gli edifici storici e artistici destinati a musei, gallerie, esposizioni e mostre. 50 Linee guida per la valutazione e la riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale BASAE del MIBAC (a cura di), Gangemi Editore, Roma

45 almeno 10 cm di altezza. L impatto della rampa nei confronti delle antiche strutture e del rapporto tra la rampa ed un eventuale scala esistente è un tema ricorrente all ingresso degli edifici storici e, maggiormente, nell accesso alle chiese. Dal punto di vista percettivo, l impatto dipende dalle scelte progettuali del parapetto, dove è necessario coniugare le esigenze della sicurezza richiesta dalla normativa con quelle della tutela. Ci sono due orientamenti: quello che massimizza l autonomia della nuova struttura rispetto alla fabbrica, col rischio di creare un grosso impatto visivo, e quello di mimetizzare la rampa nella scala esistente che arriva ad un risultato più felice. Un altro dispositivo è l ascensore, che si rivolge all intera utenza di un edificio o di un sito, costituendo il miglior sistema per uso realmente autonomo da parte della persona disabile. Oggetto di notevole attenzione progettuale negli ultimi decenni, e disciplinato da una normativa tecnica unica a livello comunitario, tale impianto è oggetto di dibattito tra posizioni diverse che vedono la sua localizzazione come oggetto di grande disturbo, quindi da nascondere ad ogni costo, oppure una feconda occasione di confronto tra antico e nuovo. In Italia si preferiscono soluzioni mimetiche, all estero invece ascensori posti all esterno dell edificio fondati sul tema dell aggiunta e sul confronto antico/nuovo. Questo conferma che il superamento dei dislivelli costituisce spesso un nodo cruciale dell intero progetto di restauro. Si è estesa la gamma in commercio degli ascensori, oltre a quelli tradizionali (sistemi a fune e a pistone), anche più innovativi (privi di locale macchina e con ridotta profondità della fossa e del vano extra corsa). Restano difficoltà per inserire un impianto in contesti fortemente stratificati, come quelli di edifici compresi nei centri storici. Diversamente dalla rampa, l ascensore richiede accorgimenti per la riconoscibilità da parte delle persone con disabilità visive ed uditive. Trattamento diverso della pavimentazione nello spazio antistante il vano corsa, con materiali riconoscibili, sia dal punto di vista tattilo-plantare (corsie di tappeto, materiali gommosi), che dal punto di vista percettivo (accostamento di materiali dall elevato contrasto di luminanza). Anche l utilizzo di una sapiente illuminazione o di materiali/colori di rivestimento può agevolare le persone ipovedenti. Pulsantiere riconoscibili al tatto, scritte anche in braille, posizionate ad altezza consona anche per persone su sedia a ruota, numeri molto contrastati rispetto allo sfondo del tasto. Infine, per persone con disabilità uditiva serve una telecamera a circuito chiuso od un impianto di videocitofono. Un altro dispositivo è, poi, la piattaforma elevatrice, molto efficace in presenza di dislivelli modesti, come quelli presenti agli ingressi degli edifici ed indicato in presenza di rampe di scale isolate. Ha la stessa fruibilità dell ascensore ed un impatto meno invasivo per le antiche strutture. Richiede una piccola fossa (pochi cm) ed un vano extra corsa più contenuto di quello dell ascensore. Rispetto all ascensore, ha minore velocità di esercizio, perché richiede la pressione costante del comando di azionamento. Un altro sistema è l ascensore di cantiere, che può essere utile per superre i dislivelli nel caso di manifestazioni culturali temporanee. Infine, il servoscala ed il montascale. Il servoscala è indicato dalla normativa vigente negli edifici d interesse culturale dove l intervento di adeguamento possa recare danno ai valori storici ed estetici dell edificio. Ha una parziale reversibilità ed una la minore incidenza sulla fabbrica, ma crea grandi inconvenienti, come il grande senso di disagio psicologico dell utente, la difficile gestione dell apparecchio e la diminuzione della larghezza utile della scala, che ne sconsigliano l applicazione. Si deve scegliere solo come ipotesi ultima estrema. Da ultimo, il montascale, costituito da meccanismi d ausilio da montare sotto la sedia a ruote, dotati di elementi cingolati o di ruote per percorrere i gradini. Anche questo dispositivo è sconsigliato, perché non consente un impiego autonomo e perché non è compatibile con istanze di tutela ( ). Un altra indicazione riguarda l adeguamento e il miglioramento di scale, cordonate e rampe esistenti (in aree archeologiche, centri storici, giardini storici). I problemi sono l assenza di corrimani e l assenza di riconoscibilità delle scale, da parte di persone con disabilità visive. Utile è inclinare di 30 cm il corrimano prima e dopo la fine delle rampe ed inserire segni tattili (numeri a rilievo, tacche, scanalature), affinché il non vedente sappia inizio, fine e piano della scala in cui si trova. Il marca gradino in prossimità della parte esterna della pedata (5-7 cm) deve poi essere ben riconoscibile, in materiale antisdrucciolo e ad elevato contrasto di luminanza (contrastante dal resto della pedata). Un altro paragrafo del Testo riguarda la fruizione delle unità ambientali e delle attrezzature, poiché garantire l accessibilità ad un edificio significa anche assicurare la piena fruizione delle sue unità ambientali. L ingresso principale degli edifici storici è spesso il più gravoso ostacolo da superare, per la presenza di scalinate monumentali, di gradini in androni stretti o porticati. La soluzione è indicata in una rampa o in una piattaforma elevatrice, in un ascensore e, solo se necessario, in un servoscala. Per quanto concerne i servizi igienici, questi devono essere accessibili in qualsiasi 46

46 edificio storico. Bisogna evitare la soluzione a tre (uomo-donna-disabile) e realizzare due bagni, uno per sesso, di dimensioni più ampie dello standard ed attrezzati anche per l utilizzo di persone con sedia a ruote, creando un antibagno comune dove mettere fasciatoio, lavabi etc. Realizzare più nuclei con un numero limitato di box e porte scorrevoli. Per quanto riguarda gli arredi e le attrezzature, questi devono essere accessibili a tutti, funzionali e posizionati in modo da non creare ostacolo. Un altro punto fondamentale del Decreto è quello di raccordo con la normativa di sicurezza e con quella di antincendio. Qualunque progetto per un nuovo edificio e per adeguare un immobile preesistente alle esigenze delle persone disabili deve prevedere soluzioni tecniche e gestionali che siano raccordo e sintesi delle diverse prescrizioni normative vigenti nei vari settori. Sintesi emblematica della progettazione di qualità, dove le varie problematiche sono parte integrante del progetto finale. Tale sintesi diventa fondamentale nel progetto di restauro per la tutela stessa del bene. Interventi per il superamento delle barriere architettoniche che tengano conto anche degli aspetti della sicurezza o viceversa. Infatti, in caso di emergenza, le persone con disabilità motoria, sensoriale o psico-cognitiva non sono in grado di poter utilizzare rapidamente le misure di sicurezza, a meno che non siano previsti appositi accorgimenti. Normalmente le vie d esodo portano a scale di sicurezza di solito esterne. Le vie d esodo più sicure sarebbero le rampe, attuabile solo se il dislivello è di un piano al massimo. Sarebbe più utile avere un ascensore antincendio o di soccorso. Determinanti, al fine di ridurre al minimo gli interenti edilizi sono le misure gestionali, con personale formato anche per seguire situazioni di emergenza in presenza di persone con disabilità e sistemi di segnalazione e di allarme automatici. Per quanto riguarda l allestimento di spazi espositivi, il Decreto del 2008 rimanda alla premessa dell ambito VII dell Allegato A del D.M. del MIBAC 10 maggio 2001: ( ) ogni museo affianca al dovere della conservazione del proprio patrimonio la missione, rivolta a varie e diversificate fasce di utenti, di renderne possibile la fruizione a scopo educativo, culturale, ricreativo e altro ancora. Interpretare il suo patrimonio e renderlo fruibile da parte dei visitatori, specialmente esponendolo, è dunque parte integrante della sua ragion d essere ( ). Tra i beni d interesse culturale, le strutture espositive presentano delle peculiarità legate alla loro funzione di contenitore e di divulgatore dei significati degli oggetti esposti. Questo riguarda la progettazione dell allestimento, cioè tutto l apparato di arredi, segnaletica, percorsi e servizi che realizzano la fruibilità di un allestimento. La progettazione dell allestimento deve mirare al miglioramento dell orientamento e della fruizione dei luoghi di interesse culturale. Nel caso di mostre o di esposizioni temporanee, la priorità da considerare è l accessibilità del luogo. Il percorso deve essere privo di ostacoli. Totem, setti e pannelli devono essere strumenti di guida e non di ostacolo. L allestimento è accessibile se è progettato in modo da rendere la visita fruibile da parte di tutti. L accessibilità di un allestimento è condizionata da molti fattori tra cui: sviluppo dei percorsi, collocazione degli oggetti e degli espositori, illuminazione, zone di sosta. Per una migliore fruizione del contenuto dei musei è meglio che i non vedenti facciano una preparazione teorica su luoghi e contenuti prima della visita. Se ci sono percorsi tattili, l allestimento dovrà far sì che i non vedenti eseguano la visita in autonomia. L accesso al pubblico deve essere chiaro, con adeguata segnaletica e propria specifica pavimentazione che porterà dall esterno all ingresso del museo. Dall ingresso deve essere segnalato il desk dell accoglienza. Desk con almeno una parte di altezza adeguata per la fruizione di bambini e di persone su sedia a ruote, in quanto è importante garantire l autonomia degli utenti nell accesso alle informazioni. Servizi, bancone, cassa, zona consumazione devono avere arredi accessibili anche per persone con sedia a ruote. Luoghi di sosta devono prevedere macchinette con snack e con bevande. Per quanto riguarda i percorsi, le mostre spesso presentano percorsi espositivi che si snodano su lunghe distanze con diversi passaggi di quota. I dislivelli vanno adeguatamente segnalati con pavimentazione di materiali e di colori diversi ed anche i cambi di direzione vanno segnalati con materiali o con colori a contrasto. Per agevolare la visita ad un utenza ampliata, facendo godere le opere senza un eccessivo affaticamento, è utile prevedere al centro delle sale delle zone di sosta, da ridurre ad appoggi ischiatici, se lo spazio è esiguo. Gli ambienti devono considerare i posti per sedia a ruote, passeggini etc. I percorsi vanno diversificati con idonea segnaletica, luce, colori, pittogrammi per tutta la visita. E opportuno, inoltre, utilizzare più canali di comunicazione delle informazioni, sia visivi che sonori. Servono poi sussidi alla visita, quali mappe (tattili e non), brochures, audio guide. 47

47 Ancora, si accenna all esposizione delle opere. Elemento fondamentale dell allestimento è l espositore, che assolve molteplici funzioni, tra cui quelle di contenitore conservatore di oggetti e di comunicatore degli stessi. Quest ultima funzione fa sì che l espositore debba risultare necessariamente accessibile per essere efficace. L altezza dei ripiani espositivi è fondamentale per la sua accessibilità. Ripiani troppo alti sono inaccessibili per persone su sedie a ruote, bambini o persone di statura ridotta; come anche ripiani troppo bassi sono scomodi per tutti. Ci sono casi in cui la progettazione non è efficace o è addirittura fonte di pericolo: in caso di espositori sospesi, o aggettanti, in particolare per non vedenti, ipovedenti, bambini, persone anziane e persone distratte. I percorsi espositivi a volte rappresentano delle barriere architettoniche o delle fonti di pericolo per tutta l utenza: gradini di pochi centimetri non segnalati, corpi sospesi. Anche l uso non corretto della luce, il mancato contrasto delle didascalie o la scelta di un supporto riflettente costituiscono barriere per la comprensione delle opere esposte. I servizi delle strutture espositive devono essere fruibili da un utenza ampliata in piena autonomia. Ad esempio, le postazioni multimediali devono prevedere l utilizzo anche da parte di persone che si muovono su sedia a ruote. Le strutture espositive devono garantire un maggior comfort di visita, pensando, ad esempio, a sedute mobili, dove non è possibile progettare quelle fisse, ed a passeggini per i bambini. Nell allestimento è importante curare l ambientazione, la contestualizzazione, la giusta articolazione dello spazio, la disposizione dello spazio e soprattutto il progetto illuminotecnico, che deve garantire la luce come guida e come strumento di comunicazione emozionale. Il contenuto, i caratteri, il contrasto, i materiali di supporto e l illuminazione sono elementi fondamentali per la fruibilità più ampia delle didascalie e dei pannelli esplicativi di un allestimento. I materiali usati per l espositore devono presentare caratteri tali da non recare disturbo all osservazione dell opera esposta, come ad esempio riflessi e fenomeni di abbagliamento, mentre all interno delle vetrine i materiali usati dovrebbero creare un contrasto con l oggetto esposto al fine di esaltarne le caratteristiche e di facilitarne la lettura. Sempre in questo ambito si accenna alle didascalie, affermando che ogni opera esposta deve essere dotata di una didascalia esplicativa redatta in modo leggibile, con caratteri di grandezza adeguata alla distanza minima prevista, con il giusto contrasto tra i caratteri e lo sfondo, realizzata su supporti non riflettenti o abbaglianti. Anche la posizione delle didascalie è importante per la loro efficacia: prima di tutto va considerata l altezza, che deve essere accessibile sia per l utente su sedia a ruote, che per l utente con lieve minorazione visiva. La didascalia posta a lato dell espositore deve essere leggibile senza richiedere ulteriori avvicinamenti; non deve disturbare la visione degli oggetti esposti e non deve essere posta in ombra dall illuminazione interna della vetrina. I supporti delle didascalie devono essere facilmente distinguibili all interno del contesto in cui sono collocati e non devono essere riflettenti, né costituire fonte di abbagliamento. Non si deve sottovalutare la chiarezza del contenuto delle didascalie, che deve risultare sintetico e comprensibile ad un pubblico di diversificata formazione culturale. Un passaggio importante è dedicato all illuminazione: elemento fondamentale dell allestimento, in quanto permette il godimento delle opere esposte ed aiuta a non affaticarsi durante il percorso di visita. In generale l illuminazione delle didascalie e dei pannelli esplicativi deve essere diretta. Nell allestimento, la luce è un importante strumento estetico e suggestivo, ma bisogna tenere conto delle esigenze di orientamento e di leggibilità dei percorsi che devono prevalere sugli effetti ricercati, al fine di rendere piacevole la visita. La luce, che illumina sia le opere che i pannelli esplicativi, non deve mai interferire con i visitatori, che potrebbero creare zone d ombra. Compatibilmente con le esigenze di tutela delle opere esposte, l illuminazione deve esaltare le caratteristiche degli oggetti, facilitandone la lettura delle forme e dei materiali. L illuminazione interna delle vetrine non deve rendere difficoltosa la lettura dei testi e la visione degli oggetti, evitando zone d ombra, fenomeni d abbagliamento o sforzi eccessivi da parte del visitatore. Si ricorda, poi, che la corretta manutenzione degli interventi attuati per rendere accessibile un bene d interesse culturale è fondamentale per garantirne una reale fruibilità. La maggior parte delle volte è, infatti, la cattiva gestione a rendere non fruibili i luoghi d interesse culturale, che a norma di legge sarebbero invece accessibili. Parti essenziali di una corretta gestione sono, poi, il monitoraggio e la manutenzione. Per le informazioni, quelle riguardanti dotazioni e servizi di una struttura aperta al pubblico devono essere divulgate in modo chiaro, ampio, in modalità diversificate e coordinate fra loro. Tutte le informazioni devono poi essere esaurienti, attendibili, aggiornate. 48

48 Per i parcheggi, se esiste un parcheggio di pertinenza, i posti riservati devo essere sempre disponibili ed il più vicino possibile all ingresso. Invece, per il superamento delle distanze e dei dislivelli, i percorsi accessibili devono essere sgombri da oggetti; va costantemente verificato lo stato di usura delle pavimentazioni e dei corrimano lungo le scale; va garantita la manutenzione ordinaria e straordinaria di tutti gli impianti di risalita. Per quanto riguarda gli ingressi dedicati, qualora sia necessario, come unica soluzione progettuale, usufruire di un ingresso dedicato, è necessario assicurarsi che esso sia adeguatamente segnalato e che sia sempre accessibile. Invece, i cantieri temporanei non devono interferire con l accessibilità e, se necessario, devono essere creati percorsi o ausili alternativi, segnalati. In conclusione, questo ultimo Decreto Ministeriale del 2008 costituisce uno strumento importante per indirizzare nuovi interventi in tema di accessibilità, all interno degli edifici di interesse culturale, e quindi dei musei posti in edifici storici. Uno strumento che indica anche esempi di buona prassi, già realizzati, che possono essere molto utili al progettista che deve confrontarsi con la questione accessibilità in un museo ospitato in un edificio storico. 3.2 Accessibilità e conservazione Dopo aver visto il panorama normativo nazionale in materia di superamento delle barriere architettoniche dal 1971 ad oggi, si vuole ora riflettere sull approccio odierno al tema accessibilità e conservazione negli edifici di interesse culturale. Se è difficile coniugare le istanze della conservazione di un edificio storico con quelle di un accessibilità allargata, è anche vero che un bene culturale non è tale se non è fruibile e che un monumento non si conserva se non per la sua fruizione. 51 Infatti, caratteristica fondamentale di un qualsiasi spazio pensato e costruito per l uomo è quello della sua possibile fruizione, completa ed agevole, da parte di tutti. Compresi coloro che, per periodi temporanei o in modo permanente, presentano una ridotta capacità motoria o sensoriale. Questo vale, soprattutto, per i luoghi di interesse culturale, che rappresentano spazi preziosi per la collettività 52. Affermare che gli edifici storici non sono intoccabili 53, e quindi esenti dagli obblighi normativi per l'abbattimento delle barriere architettoniche, implica un altro passaggio. La fruizione del monumento dovrà avvenire secondo le istanze della conservazione e, quindi, attraverso una progettazione attenta e responsabile, che dovrà individuare le soluzioni progettuali compatibili con le diverse esigenze normative. Un progetto rivolto ad un utenza ampliata, che dovrà considerare tutte le persone con permanenti o temporanei problemi di deambulazione motoria, ma anche con problemi di deficit visivi. Una progettazione che tenda al comfort ambientale e cioè alla qualità delle interazioni fisiche, sensoriali, informative, funzionali, emozionali che si stabiliscono, nel loro insieme, tra lo spazio costruito e i soggetti utilizzatori 54. E la progettazione accessibile sarà da considerare come un occasione importante in cui il progettista sarà invitato a dare il meglio di sé, in un atteggiamento di continua ricerca, sperimentazione e verifica delle soluzioni PICONE R., Conservazione e accessibilità. Il superamento delle barriere architettoniche negli edifici e nei siti storici, Arte Tipografica Editrice, Napoli VESCOVO F., Progettare per una utenza ampliata, in VESCOVO F., Progettare per tutti senza barriere, Corso di Formazione post lauream, Università degli Studi La Sapienza, Facoltà di Architettura Valle Giulia, Roma A.A.2007/2008, in 53 VESCOVO F., Adeguamento degli edifici storici, in Progettare per tutti senza barriere, Maggioli Editore, Rimini DUCA G., Il comfort ambientale: ergonomia e qualità d uso degli ambienti, in VESCOVO F., Progettare per tutti senza barriere, Corso di Formazione post lauream, Università degli Studi La Sapienza, Facoltà di Architettura Valle Giulia, Roma , in 55 ARENGHI A., Accessibilità degli edifici storici e vincolati, in VESCOVO F., Progettare per tutti senza barriere, Corso di Formazione post lauream, Università degli Studi La Sapienza, Facoltà di Architettura Valle Giulia, Roma, A.A , in 49

49 In conclusione, l intervento di restauro di un edificio storico dovrebbe sempre iniziare con la soluzione del problema della sua accessibilità, considerato come tema centrale e che coinciderà con la strategia di valorizzazione dell edificio che si dovrà restaurare Altre iniziative Al di fuori della normativa nazionale, l argomento dell accessibilità è oggetto di alcune interessanti commissioni, iniziative e concorsi. Si vogliono qui portare gli esempi della Commissione tematica indetta dall ICOM ITALIA, che fotografa l accessibilità dei musei italiani, e del recente Premio Tesi di Laurea Architettura ed Ingegneria Muoversi nell Immobile, indetto dal MiBAC nel Commissione tematica Accessibilità per i disabili dell ICOM Italia Una realtà importante, che segnala l attenzione della questione accessibilità nei musei, è costituita dalla Commissione tematica Accessibilità per i disabili dell ICOM Italia. Accessibilità per i disabili che riguarda disabilità fisiche, sensoriali e cognitive. La commissione nasce a Bologna nel 2007, su delibera del Consiglio Direttivo e dell Assemblea Nazionale dell ICOM Italia, e ha come promotore l archeologo romano Dario Scarpati. Con l intento di sviluppare il dibattito nazionale su questo argomento specifico, la partecipazione ai lavori della commissione tematica viene aperta a tutti gli interessati. L obiettivo è quello di creare un data base e di creare un sito web specifico collegato a quello dell ICOM, per poter diffondere le migliori pratiche espositive in tema di accessibilità. Nello specifico, il lavoro della Commissione, che continua dal 2007, è quello di analizzare tutte le strutture museali italiane, indipendentemente dal loro status giuridico. L indagine si svolge via mail, inviando alle direzioni dei musei una lettera di presentazione del progetto ed una scheda di analisi che si chiede di compilare. La scheda si compone di più parti: dati anagrafici del museo; accessibilità e fruizione. La parte relativa all accessibilità contiene dati relativi all edificio (valore storico, anno di costruzione, numero di piani accessibili); le strategie adottate dal museo; i dispositivi per il superamento delle barriere architettoniche, visive, cognitive ed, infine, il grado di autonomia del visitatore lungo il percorso museale. La seconda parte, relativa alla fruizione, riguarda i metodi di interazione col pubblico; la comunicazione coi diversi pubblici; la leggibilità dei testi e la pubblicità Premio Tesi di Laurea in Architettura ed Ingegneria Muoversi nell Immobile. Superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale Un iniziativa importante, partita a livello centrale, riguarda l istituzione nel 2008 del Premio di Tesi di Laurea in Architettura e in Ingegneria Muoversi nell Immobile. Superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale 57. Indetto dalla Direzione Generale per l Architettura e l Arte Contemporanee e dalla Direzione 56 BENEDETTI M. - DI MARTINO S. Architetti Associati, Tre progetti di recupero, in VESCOVO F., Progettare per tutti senza barriere, Corso di Formazione post lauream, Università degli Studi La Sapienza, Facoltà di Architettura Valle Giulia, Roma A.A , in

50 Generale per i Beni Architettonici e Paesaggistici del MIBAC, il progetto è nato in collaborazione con l Università di Roma La Sapienza, con il Politecnico di Torino e con lo IUAV di Venezia e premia le Tesi di Laurea prodotte dopo il 2003 nelle Università italiane di Architettura ed Ingegneria. Come si legge dal bando di concorso, l istituzione [di questo] Premio di Laurea è mirata a rafforzare la sensibilità nei confronti del tema dell accessibilità del costruito storico, nell ambito della formazione dei futuri architetti e ingegneri, figure professionali particolarmente coinvolte nella conservazione e nel restauro del patrimonio architettonico e paesaggistico. Questo Premio è indicativo dell interesse a livello ministeriale verso il tema dell accessibilità negli edifici storici. Un segnale forte che invita i giovani a riflettere sul tema dell accessibilità come momento chiave all interno di un progetto di architettura. 51

51 Bibliografia specifica relativa alla questione accessibilità degli edifici storici (capitolo 3) D.M. del Ministero dell Interno n.569 del 20 maggio 1992, Regolamento contenente norme di sicurezza antincendio per gli edifici storici e artistici destinati a musei, gallerie, esposizioni e mostre. CARBONARA G., Teoria e metodi del restauro, in Trattato di restauro architettonico, Utet, Torino 1996, vol.i, p.92. LAURIA A., La pedonalità urbana. Percezione extra-visiva, orientamento, mobilità, Maggioli Editore, Rimini VESCOVO F., Progettare per tutti senza barriere architettoniche, Maggioli Editore, Rimini BELLINI A., La pura conservazione non appartiene all architettura, in TeMa, 1998, 1, p.3. DELLA TORRE S., Il progetto di una conservazione senza barriere, in TeMa, 1998, 1. Edifici storici, turismo, utenza ampliata, ARENGHI A. (a cura di), Edizioni New Press, Como 1999, pp ORNATI A., Architettura e barriere. Storia e fatti delle barriere architettoniche in Italia e all estero, Franco Angeli, Milano ARGENTIN I. - CLEMENTE M. - EMPLER T., Costruire le pari opportunità. Quadro tecnico per progettare e realizzare l'accessibilità, Roma 2000, in VESCOVO F., Cultura dell'accessibilità. A che punto siamo?, in Paesaggio Urbano, 2003, 1. PICONE R., Conservazione e accessibilità. Il superamento delle barriere architettoniche negli edifici storici e nei siti storici, Arte Tipografica Editrice, Napoli Museo Civico Ercole Nardi di Poggio Mirteto (RI), Associazione ONLUS Museum, Metodologia e linguaggio nell approccio con le disabilità. Atti della II Giornata di Studio per una utenza ampliata, Poggio Mirteto (RI), 21 gennaio 2005, Esperia S.r.l., Roma ARENGHI A., Accessibilità degli edifici storici e vincolati, 2005, in Progetto Lettura Agevolata, Questione di leggibilità, Regione del Veneto, Venezia 2005, in VESCOVO F., Barriere architettoniche, in Enciclopedia Italiana G.Treccani, XXI secolo, settima appendice, Roma 2006, p.178. MARAFINI F., Barriere architettoniche, Edizioni di Legislazione Tecnica, Roma BENEDETTI M. - DI MARTINO S. Architetti Associati, Tre progetti di recupero, in VESCOVO F., Corso di Formazione post lauream, Università degli Studi La Sapienza, Facoltà di Architettura Valle Giulia, Roma A.A.2007/2008, in VESCOVO F., Progettare per tutti senza barriere, Corso di Formazione post lauream, Università degli Studi La Sapienza, Facoltà di Architettura Valle Giulia, Roma A.A.2007/2008, in 52

52 D.M. del MiBAC 28 marzo 2008, Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale, AGOSTANO M.- BARACCO L.- CAPRARA G.- PANE A.- VIRDIA E. (a cura di), Gangemi Editore, Roma ARGENTIN I. CLEMENTE M.- EMPLER T., Eliminazione delle barriere architettoniche. Progettare per un utenza ampliata, II ed. aggiornata, DEI, Roma Normativa in materia di accessibilità (capitolo 3) Legge 30 marzo 1971, n. 118 (Conversione in legge del D.L. 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili). D.P.R. n. 384 del Legge 28 febbraio 1986, n. 41, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge Finanziaria 1986). Legge 9 gennaio 1989 n. 13, Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati. D.M. del Ministero dei Lavori Pubblici 14 giugno 1989, n. 236, Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche. Legge 5 febbraio 1992, n. 104, (Legge Quadro sull'handicap) Legge quadro per l assistenza, l integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. D.P.R , n. 503, Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici (S.O. della G.U. n. 227 del ). D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, Testo Unico dell Edilizia e superamento delle barriere architettoniche. Allegato A del D.M. del MiBAC 10 maggio 2001, Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei, Ambito VII, Rapporti del museo con il pubblico. D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 156, Disposizioni correttive ed integrative al D.Lgs 42/2004, artt. 1, 6, 38. D.M. del MiBAC 28 marzo 2008, Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi d interesse culturale. 53

53 4. Censimento a livello nazionale Premessa metodologica La ricerca Linee guida per allestimenti museali archeologici di qualità in edifici storici ha alla base un censimento riguardante tutte le strutture museali italiane d interesse archeologico. Parte complessa ed importante che inizia da una premessa metodologica, dove si delineano criteri, parametri e fonti utilizzati, per poi passare ad un riferimento su una recente indagine svolta dall Istituto Nazionale di Statistica, arrivare al vero e proprio censimento, organizzato in diverse schede, ad alcune considerazioni ed, infine, alla bibliografia specifica di riferimento. Strutture museali che custodiscono ed espongono raccolte e collezioni archeologiche e le cui tipologie sono identificate col nome di: musei archeologici, musei con sezione archeologica, antiquaria, lapidari, musei della ceramica, musei epigrafici, musei paleontologici ed, infine, mostre archeologiche permanenti. La ricerca ha volutamente escluso dall indagine: depositi archeologici, mostre archeologiche temporanee, aree archeologiche e parchi archeologici. Realtà, queste, che avrebbero richiesto un altro tipo di approccio e che non avrebbero portato dati rilevanti per l oggetto della ricerca. La raccolta dei dati del censimento è stata effettuata tramite la predisposizione di diverse schede, tra cui le così dette Schede A, che contengono, oltre ai dati anagrafici, parametri selezionati per focalizzare l attenzione sulla tipologia del museo, dell edificio ospitante, della proprietà, delle modalità di apertura al pubblico, dell accessibilità, del progetto museologico e di quello museografico, fino ad arrivare alle strutture del museo, ai servizi aggiuntivi, ai servizi didattici ed alle fonti utilizzate. Le riflessioni scaturite dall esito del censimento indirizzeranno verso il taglio della ricerca, portando a restringere il campo d indagine verso una selezionata casistica di strutture museali d interesse archeologico di qualità. Se inizialmente si pensava di inserire nell elaborato tutte le Schede A, in corso d opera si è scelto di introdurre solo un resoconto regionale che contenesse i vari parametri adottati, come quello della tipologia museale, dell edificio e del tipo di architettura, della proprietà e dell accessibilità, del progetto museologico e di quello museografico, delle strutture del museo, dei servizi aggiuntivi e dei servizi didattici. Una scelta che ha permesso di redigere una sintesi regionale sull attuale situazione museale italiana, relativamente ai musei d interesse archeologico, e che diventa una sorta di premessa al capitolo dedicato ai Musei archeologici di qualità. Il capitolo Censimento, infatti, deve far emergere quelle evidenze museali, ovvero i cosiddetti musei di qualità, oggetto del capitolo ad essi dedicato. Questa scelta deriva dal fatto che, nel corso della ricerca si è visto che l inserimento di tutte le Schede A sarebbe stato un appesantimento all elaborato. Una parte di raccolta dati che, se è stata rilevante nella prima fase della Tesi, si è poi rivelata secondaria. Una nota importante, da aggiungere, è che questo capitolo, a differenza degli altri contenuti nella Tesi, proprio per il tipo di informazioni che contiene, affianca ad una breve parte descrittiva, un altra parte strutturata in forma schematica, a tavole. Soluzione che si è ritenuta più consona per una sintesi di questo argomento. 54

54 4.1 Indagine sugli istituti d arte e di cultura non statali curata dall ISTAT ( ) Si è scelto di fare un riferimento al recente studio promosso dall ISTAT, intitolato Indagine sugli istituti di antichità e d arte e i luoghi della cultura non statali 58, ritenendolo uno strumento molto utile per la metodologia utilizzata e per il glossario fornito sulle diverse tipologie museali. Tale glossario è rappresentato dall Allegato A Definizione degli istituti museali e riporta definizioni dettagliate, riguardanti musei e istituti d arte e di cultura, che attingono dalla normativa nazionale in materia di beni culturali. Tale indagine, basata sui dati relativi al 2006, si è svolta durante il ed è stata pubblicata a febbraio 2009 all indirizzo web E una rilevazione a carattere censuario indetta dal Dipartimento per le Politiche di Sviluppo (DPS) del Ministero dello Sviluppo economico e condotta dall Istituto Nazionale di Statistica in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con le Regioni e con le Province Autonome. L indagine, prevista dal Programma statistico nazionale , è finalizzata a rilevare ed a diffondere informazioni sui musei e sulle istituzioni assimilabili (gallerie, pinacoteche, aree e siti archeologici, monumenti ed altre strutture espositive permanenti ed aperte al pubblico) non statali, per descriverne le caratteristiche strutturali, i servizi offerti, le attività svolte ed i livelli di fruizione da parte del pubblico. L oggetto di indagine è costituito da tutti i musei e da tutte le altre strutture espositive non statali a carattere museale, con un organizzazione autonoma delle attività di fruizione, che acquisiscono, conservano, ordinano ed espongono al pubblico beni e/o collezioni di interesse culturale. Tutti gli istituti, sia pubblici che privati, esclusi quelli statali che dipendono direttamente dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Tra gli istituti sono compresi le aree e i parchi archeologici, i monumenti, i complessi monumentali e le altre strutture espositive permanenti destinate alla pubblica fruizione. Sono esclusi dalla rilevazione: gli istituti che espongono esclusivamente esemplari viventi animali o vegetali (ad esempio: orti botanici, giardini zoologici, acquari, riserve naturali, ecoparchi etc.); gli istituti che organizzano esclusivamente esposizioni temporanee e/o mostre non permanenti; le gallerie a scopo commerciale ed altri istituti non destinati alla pubblica fruizione. La metodologia d indagine ha previsto l inoltro, ai Direttori dei musei, di una lettera di presentazione dell indagine e di un questionario di rilevazione. La lettera di presentazione dell'indagine, inviata a tutti gli istituti destinatari dell'indagine, è una lettera firmata dal Presidente dell'istat, con la quale vengono illustrate, ai Direttori/responsabili dei musei o di istituti similari, le finalità ed i contenuti della rilevazione. Oltre ad invitare il rispondente a collaborare all'indagine, fornendo le informazioni richieste, nella lettera sono indicate anche le modalità di ritiro dei questionari da parte di un operatore incaricato dall ISTAT, nonché le normative relative all'obbligo di risposta ed ai diritti ed alle garanzie per i rispondenti. Il questionario di rilevazione è costituito, invece, dal "MOD.ISTAT/INCIPIT.07". Nella prima sezione il rispondente deve confermare, ed eventualmente integrare o correggere, i dati generali, cioè le informazioni identificative ed i recapiti del museo/istituto. Nelle sezioni successive dovranno essere riportate le informazioni relative al museo/istituto. Queste informazioni riguardano: la tipologia, la natura giuridica e le forme di gestione, le caratteristiche e la consistenza dei beni, l accessibilità e le modalità d ingresso e visite, il personale, le risorse finanziarie e le caratteristiche strutturali e di eventuali servizi aggiuntivi offerti all utenza. Le informazioni richieste, verranno poi rilasciate a seguito di un contatto telefonico da un operatore incaricato dall Istat, che contatterà telefonicamente i Direttori/responsabili dei musei o di istituti similari per concordare le modalità di ritiro dei questionari compilati. Questo questionario per autocompilazione richiede dati relativi al La pubblicazione dei dati non coperti da segreto statistico, in quanto reperibili da fonti accessibili a tutti sono: denominazione, localizzazione e recapiti, tipologia, natura e forma giuridica, forma di gestione, presenza di carta servizi, anno di prima apertura, appartenenza a sistemi organizzati di musei e a circuiti museali, modalità e periodo di apertura al pubblico, forme di registrazione degli ingressi, forme tariffarie, presenza di strutture per attività didattiche e di supporti alla fruizione. 58 referente dell indagine Dott. Fabrizio M. Arosio. 55

55 Il questionario si divide in diverse sezioni, dalla A alla I. Nella Sezione A - Denominazioni e recapiti, si chiede di indicare se il museo ha sedi distaccate. Nella Sezione B Tipologia, si richiede la tipologia prevalente del museo/istituto e cioè quella considerata più rilevante ai fini della fruizione e della valorizzazione. Qui si deve scegliere tra: museo; galleria non a scopo di lucro e/o raccolta; area archeologica; parco archeologico; monumento o complesso monumentale etc. Il termine monumento o complesso monumentale è suddiviso in diverse voci, come chiesa o edificio di culto; villa o palazzo di interesse storico o artistico; parco o giardino di interesse storico o artistico; monumento funerario; architettura fortificata; architettura civile ed, infine, monumento di archeologia industriale. Se, poi, la tipologia prevalente o secondaria è museo, galleria o raccolta, si chiede di specificarne la categoria. Categoria da scegliere tra: arte, archeologia, storia, storia naturale e scienze naturali, scienza e tecnica, etnografia ed antropologia, territoriale, specializzato. La Sezione C Natura giuridica e forme di gestione è molto articolata. La natura giuridica pubblica o privata comprende diverse specificazioni. Se pubblica bisogna specificare la forma giuridica del titolare in amministrazione dello Stato, Regione, Provincia, Comune, Comunità montana o isolana, Unione di Comuni, Istituto o scuola di ogni ordine e grado, Università statale, Istituto o ente di ricerca, Consorzio di diritto pubblico, atro ente. Se privata, bisogna invece specificare se si tratta di Ente ecclesiastico o religioso, Società di persone o capitali, Società cooperativa, Consorzio o altra forma di cooperazione, Associazione riconosciuta, Fondazione, Università non statale, Privato cittadino o atro soggetto privato. Di seguito, si chiede di indicare se il tipo di gestione del museo è diretta o indiretta. Diretta se condotta dal solo titolare del soggetto o se è tramite forma consortile pubblica, in forma associata o affidamento in house; indiretta se è tramite concessione a terzi o affidamento ad un soggetto giuridico autonomo. Vi sono poi altre voci che articolano questa sezione e che in questa sede non si accennano. La sezione C prosegue chiedendo se il museo abbia uno statuto, un regolamento, una carta servizi, un bilancio autonomo, il codice fiscale, se il museo faccia parte di uno o più sistemi di musei assimilabili (sistema circuito, polo museale) ed, infine, chiede l anno di apertura del museo al pubblico. La Sezione D Caratteristiche e consistenza dei beni domanda se il museo disponga di beni e/o collezioni permanenti, quale sia il numero dei beni esposti nel 2006 e quale sia la percentuale di beni esposti nel 2006 sul totale dei beni conservati. Una nota interessante chiede quale sia la quota percentuale di beni esposti che sono inventariati, catalogati, digitalizzati (accessibili/non accessibili da internet) e la stessa quota percentuale si richiede per i beni non esposti. La Sezione E Accessibilità, modalità di ingresso e visite chiede se il museo era accessibile al pubblico negli anni 2004, 2005, 2006 e, nel caso in cui non fosse accessibile al pubblico nel 2006, chiede di specificarne il motivo. La modalità di apertura al pubblico nel 2006 domanda se era con orari prestabiliti, su richiesta o con accesso completamente libero. Il periodo di apertura nel 2006 vuole sapere se il museo era aperto tutto l anno, stagionalmente, periodicamente, occasionalmente. Altre domande riguardano le forme di registrazione degli ingressi nel 2006 e le forme tariffarie previste per le principali categorie di utenze nel 2006 ed, infine, il numero di visitatori paganti e non paganti. La Sezione F Personale riguarda il tipo di contratto che hanno i lavoratori del museo nel 2006 ed, eventualmente, il personale esterno. La Sezione G Risorse finanziarie riguarda le entrate del museo derivanti dalla vendita dei biglietti di ingresso nel 2006 e la composizione percentuale delle entrate del museo nel 2006 (biglietti d ingresso, contributi esterni etc.). La Sezione H Strutture, supporti alla fruizione e servizi aggiuntivi chiede quale sia la superficie del museo nel 2006: quella totale e quella dei soli spazi espositivi (anche all aperto e quelli temporaneamente chiusi). Poi chiede quali siano le strutture per attività didattiche, documentazione e studio presenti nel 2006 e tra questi chiede di indicare se ci sono: archivio; fototeca; laboratorio di restauro; sala/laboratorio per attività didattiche, di studio o di ricerca. Domanda quali siano i supporti per la fruizione presenti nel 2006, tra: didascalie, pannelli informativi e schede mobili, percorsi segnalati, audioguide, postazioni multimediali, strutture ed attrezzature per favorire l accesso ai disabili, sito web dedicato e computer a disposizione del pubblico. Si chiede, ancora, di indicare quali siano nel 2006 i servizi presenti tra biglietteria e prenotazione dei biglietti di ingresso; pubblicazione di libri e cataloghi; produzione di sussidi audiovisivi ed informatici; produzione/vendita di altro materiale informativo e riproduzione di beni culturali; prestito di materiale per mostre o studio; caffetteria e ristorazione; guardaroba; servizio di accoglienza, assistenza ed intrattenimento per l infanzia; attività didattiche; assistenza e supporto alla visita per disabili; visite guidate; servizio di vigilanza etc. Si chiede anche di indicare quali attività si siano svolte nel 2006 tra interventi conservativi di restauro sui beni; acquisizione di nuovi beni per le collezioni; attività di ricerca; esposizioni e mostre temporanee; convegni, conferenze e seminari. Infine, la Sezione H Informazioni sulla compilazione che individua il responsabile del museo e lascia spazio a note e ad osservazioni. 56

56 Un altro strumento utile è la Guida alla compilazione del questionario, che fornisce informazioni e chiarimenti e, soprattutto, per la sezione dedicata alla Tipologia di museo, presenta chiare definizioni tratte dalla normativa nazionale di riferimento. Qui si trovano le definizioni di museo, di area archeologica, di parco archeologico, di monumento e di complesso monumentale. Molto utile anche la sezione dedicata a Categorie di musei, gallerie e raccolte, che fornisce le definizioni relative alle varie categorie di museo. Museo di arte, di archeologia, di storia, di storia naturale e di scienze naturali, di scienza e tecnica, di etnografia ed antropologia, territoriale e infine specializzato, ossia non incluso nelle precedenti categorie. Alla voce museo di archeologia individua un museo con raccolte di oggetti provenienti da scavi o ritrovamenti databili fino al periodo altomedievale compreso, inclusi i musei pre e proto-storici. Per la Sezione - Natura giuridica e forme di gestione individua, nel titolare di soggetto pubblico, un soggetto dotato di personalità giuridica, costituito per legge e sottoposto a disciplina di diritto pubblico; mentre per soggetto privato, un soggetto dotato di personalità giuridica, costituito con atto di natura privatistica e disciplinato dal codice civile. Si fornisce una definizione di gestione che si identifica con ogni attività, realizzata mediante l'organizzazione stabile di risorse, strutture o reti, ovvero la messa a disposizione di competenze tecniche o risorse finanziarie o strumentali, finalizzata all esercizio delle funzioni ed al perseguimento delle finalità museali (cfr. D.L. 112/98; D.Lgs. 42/2004 e D.Lgs. 156/2006, art. 111). Per gestione diretta si intende quella svolta direttamente dal titolare del museo/istituto, cui i beni appartengono o al quale sono conferiti in prestito a lungo termine o concessi in uso, per mezzo di strutture organizzative interne, dotate di adeguata autonomia scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile ed attraverso idoneo personale tecnico. La gestione diretta può essere attuata anche in forma consortile pubblica (cfr. D.Lgs. 42/2004 e D.Lgs. 156/2006, art. 115), tramite gestione associata o affidamento in house. La gestione tramite affidamento in house riguarda le pubbliche amministrazioni che realizzano le attività di competenza attraverso propri organismi, senza ricorrere al mercato e senza coinvolgere operatori economici e che utilizzano propri organismi, facenti parte dell organizzazione amministrativa che fa loro capo, che rappresentano solo un modulo organizzativo di cui l amministrazione stessa si avvale per soddisfare le proprie esigenze. Per gestione indiretta si intende quella attuata tramite concessione a terzi (a fondazioni, associazioni, consorzi, società di capitali etc.) delle attività di valorizzazione, anche in forma congiunta ed integrata, da parte del soggetto giuridico titolare cui i beni appartengono o al quale sono conferiti in prestito a lungo termine o concessi in uso (cfr. D.Lgs. 42/2004 e D.Lgs. 156/2006, art. 115). Per statuto si intende il documento costitutivo del museo/istituto, che ne descrive la missione, le funzioni, le attività, l assetto finanziario ed i principi generali per la cura e per la gestione dei beni e/o delle collezioni e per l erogazione dei servizi al pubblico. Per regolamento si intende il documento che disciplina l organizzazione interna del museo/istituto e che definisce compiti e responsabilità degli organi, delle strutture e delle persone preposti all esercizio delle rispettive funzioni. Con Carta dei servizi si indica un documento che, al fine di garantire un rapporto trasparente con il pubblico, descrive agli utenti le finalità, le attività ed i servizi offerti dal museo/istituto, specificando i fattori di qualità adottati per garantire servizi adeguati a soddisfare le esigenze dell utenza, nonché i doveri dell amministrazione, le forme di tutela dei diritti degli utenti, le modalità di reclamo. Per bilancio autonomo si intende un bilancio che consente un autonomia finanziaria e contabile del museo/istituto ed un rendiconto finanziario dei risultati della gestione, riferito in modo specifico all esercizio del museo/istituto, che descrive entrate e spese per categorie, capitoli e/o voci. Il codice fiscale indica il soggetto che ha la responsabilità giuridico-amministrativa del museo/istituto e la disponibilità dei beni, in quanto gli appartengono o gli sono stati conferiti in prestito a lungo termine o concessi in uso. Per beni e/o collezioni permanenti si intendono quelli a disposizione del museo/istituto in modo permanente, siano essi di proprietà e/o in prestito a lungo termine e/o in concessione d uso. Per esposizioni temporanee si intendono quelle organizzate per un periodo di tempo limitato. Corrispondono a questa modalità di risposta i musei/istituti che organizzano esclusivamente esposizioni temporanee, anche se tale attività è svolta in modo continuativo. Per accessibile si intende struttura: aperta al pubblico per la visita, indipendentemente se con orario prestabilito; su richiesta; solo in alcuni periodi dell anno e/o occasionalmente. In caso di eventuali sedi distaccate, si considera accessibile anche se è aperto parzialmente, cioè se sono accessibili solo alcune parti espositive. Nei supporti alla fruizione, per percorsi segnalati si intendono mappe, cartografie, cartine, indicazioni e descrizioni di itinerari per la visita etc.; per postazioni multimediali si intendono supporti audiovisivi, quali totem informativi interattivi, proiezioni video etc.; per strutture ed attrezzature per favorire l accesso dei disabili si intendono sia le 57

57 strutture per il superamento delle barriere architettoniche per l accesso degli utenti diversamente abili (rampe, elevatori, bagni attrezzati etc.), sia i supporti didattici ed informativi per agevolare la fruizione (schede braille per non vedenti etc.). Per sito web dedicato si intende, infine, un sito Internet con contenuti informativi riferiti specificamente ed esclusivamente alla descrizione del museo/istituto e dei beni e/o delle collezioni contenuti. La ricerca dell ISTAT fornisce anche una Nota metodologica. Questa descrive la progettazione ed il coordinamento dell indagine; la definizione dell universo di riferimento e delle unità di rilevazione; la raccolta dei dati anagrafici per la costruzione dell indirizzario; la definizione del modello di rilevazione; la rilevazione diretta dei dati; lo sviluppo del sistema informativo per la gestione dei dati, fino alla pubblicazione ed alla diffusione dei risultati. Le fonti utilizzate sono descritte in un apposito documento intitolato Allegato B Le fonti consultate. Qui, si ha la ricognizione delle fonti disponibili per la costruzione di un archivio anagrafico regionale dei musei non statali. Sono state utilizzate diverse fonti informative indirette, relative alle documentazione ufficiale di natura statistica e amministrativa, in materia di beni culturali, disponibile presso le istituzioni competenti a livello centrale e locale; alle informazioni rilevate nell ambito di indagini realizzate a fini amministrativi e statistici a livello centrale e locale; alle informazioni pubblicate su Internet, da parte di siti web tematici, istituzionali e specializzati ed, infine, alle informazioni pubblicate nelle principali guide turistiche e in altre fonti informative di interesse turistico. Le informazioni raccolte presso le diverse fonti sono state, poi, raccolte in un data base organizzato per regione. Tra le fonti principali si ricordano: MiBAC; ISTAT; Touring Club Italiano; Musei on line di ADN kronos-cultura; censimenti promossi a livello regionale, provinciale e comunale. Con questa presentazione, termina qui il riferimento all indagine dell ISTAT e può cominciare la parte dedicata al censimento delle strutture museali italiane d interesse archeologico. 4.2 Censimento a livello nazionale Il censimento delle strutture museali italiane d interesse archeologico costituisce la parte centrale e più complessa della ricerca. Un lavoro che ha portato una revisione continua dei parametri da considerare e che, alla fine, ha permesso di far emergere alcuni casi di musei di qualità o alcuni aspetti di qualità nelle strutture museali. La dicitura d interesse archeologico vuole riferirsi ai musei archeologici, ai musei con sezioni archeologiche, agli antiquaria, ai musei lapidari, ai musei della ceramica, ai musei epigrafici, ai musei paleontologici ed alle mostre archeologiche permanenti. Dall indagine si sono dunque esclusi depositi archeologici e mostre archeologiche temporanee, non significativi ai fini del titolo della tesi, oltre che aree e parchi archeologici, che costituirebbero un altro vastissimo capitolo d indagine. Il censimento, relativo ai dati rinvenuti nel , ha considerato tutti i musei italiani d interesse archeologico, inclusi quindi quelli delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome, ma non ha incluso i musei della Città del Vaticano, in quanto fuori dallo Stato italiano. Per la terminologia adottata nelle schede si rimanda al Glossario, posto in appendice alla Tesi. La metodologia d indagine ha messo a punto quattro diverse tipologie di schede che hanno permesso di ordinare i dati rinvenuti. I dati derivano da un confronto incrociato con i diversi censimenti sui musei italiani effettuati, e pubblicati, tra 1980 e 2007 e da una verifica con la situazione museale attuale. Le fonti utilizzate derivano da istituzioni di tipo statale (MiBAC, ISTAT); dalle guide dei musei; dai siti web dei singoli musei, dei comuni, delle Province, delle Regioni, degli Istituti regionali di beni culturali; da Istituti privati riconosciuti (Touring Club Italiano etc.) ed, infine, da contributi di singoli studiosi (PRIMICERIO D ed altri). 59 PRIMICERIO D., L Italia dei Musei. Un patrimonio sommerso, Electa, Milano

58 Per quanto riguarda le quattro tipologie di schede redatte, la prima scheda (Scheda A ) ha considerato tutte le strutture museali d interesse archeologico; mentre la seconda scheda (Scheda di Sintesi regionale ) ha sintetizzato regionalmente le strutture museali individuate dalla Scheda A. Una terza scheda (Scheda di Sintesi nazionale ) ha poi portato la sintesi dei dati relativi alle strutture museali analizzate dalle schede di Sintesi regionale. L indagine ha qui evidenziato la presenza in Italia di una realtà alquanto complessa e variegata (per tipologia, edificio ospitante, status giuridico) delle strutture museali d interesse archeologico. Infine, è stata impostata l ultima scheda, detta Scheda B, da cui prenderà avvio l oggetto vero e proprio della ricerca. Una scheda questa dove, oltre alle voci della Scheda A, compaiono la tipologia e la storia dei restauri dell edificio storico, la storia degli allestimenti museali ed, infine, il progetto museologico ed il progetto museografico relativi, in particolare, all ultimo allestimento Scheda A Strutture museali d interesse archeologico in Italia La Scheda A analizza tutte le strutture museali d interesse archeologico presenti in Italia, esclusi depositi archeologici e mostre archeologiche temporanee, parchi ed aree archeologici. Come si è detto, di queste schede verrà mostrata solo la matrice e non verrà mostrato l intero censimento. Matrice di Scheda A Strutture museali d interesse archeologico in Italia Regione Dati anagrafici - Nominativo - Località - Provincia - Indirizzo - Posizione del museo (centro storico, periferia, area rurale etc.) - Parcheggio dedicato - Recapiti telefonici - - Sito web dedicato - Fruibilità (aperto, aperto su richiesta, chiuso) - Ingresso (gratuito, a pagamento) - Accessibilità (fisica, visiva) - Gestione (diretta indiretta) Tipologia - Museo archeologico - Museo con sezione archeologica - Antiquarium - Raccolta archeologica - Museo lapidario - Mostra archeologica permanente - Altro (Museo della Ceramica, Centro di Documentazione Archeologica, Museo della Marineria, Museo con sezione numismatica, Museo epigrafico, Museo paleontologico etc.) 59

59 Matrice di Scheda A Strutture museali d interesse archeologico in Italia Proprietà - Pubblica - Comunale - Pubblica - Provinciale - Pubblica - Regionale - Pubblica - Statale - Pubblica - Università statale - Privata - Ecclesiastica - Privata - Privato cittadino - Privata - Università privata - Privata Fondazione - Mista (Fondazione pubblica-privata) Edificio - Edificio - storico - edificio con funzione pubblica (palazzo comunale etc.) - Edificio - storico - architettura civile/privata (palazzo privato, villa etc.) - Edificio - storico - architettura militare/fortificata (castello, rocca, bastione etc.) - Edificio - storico - architettura religiosa (chiesa, convento, monastero, abbazia etc.) - Edificio - storico - su preesistenze archeologiche (su teatro di età romana etc.) - Edificio - storico - di architettura industriale (centrale elettrica, filatoio, manifattura tabacchi etc.) - Edificio costruito ex novo (appositamente per ospitare il museo) - Altro (architettura rurale, architettura di servizio annessa ad un architettura residenziale) Museo - Strutture del museo (accoglienza ed informazioni): biglietteria; guardaroba; servizi igienici - Strutture del museo (esposizione): aree espositive permanenti e temporanee per le opere - Strutture del museo (aree di servizio alle aree espositive): magazzini; [archivio]; laboratorio di restauro etc. - Servizi speciali per gli utenti: servizio educativo, biblioteca e centro di documentazione, fototeca, laboratorio [didattico], [sala convegni] - Servizi accessori: parcheggio, negozio [libreria-bookshop], caffetteria o ristorante, assistenza ed intrattenimento della prima infanzia - Supporti tecnologici: postazioni pc, video installazioni, video proiezioni, diorami, accompagnamento sonoro etc. - Attività didattiche (laboratori didattici, archeologia sperimentale) e supporti didattici (visite guidate, audioguide) - Note (anno inaugurazione, note sul progetto museologico e su quello museografico) - Fonte bibliografica di riferimento Schede di Sintesi regionale - Strutture museali d interesse archeologico analizzate dalle Schede A Le Schede di Sintesi regionale intendono sintetizzare regionalmente le strutture museali individuate dalle Schede A, focalizzando l attenzione solo su alcuni parametri, quali la tipologia museale, la tipologia di edificio e lo status giuridico. 60

60 Matrice di Scheda di Sintesi regionale Matrice di Scheda di Sintesi regionale Regione Numero totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate Tipologia Museo archeologico Museo con sezione archeologica Antiquarium Raccolta archeologica Museo lapidario Mostra archeologica permanente Altro (Museo della Ceramica, Centro di Documentazione Archeologica, Museo della Marineria, Museo con sezione numismatica, Museo paleontologico etc.) Edificio Storico - con funzione pubblica Storico - residenza privata Storico - architettura religiosa Storico - architettura militare Storico - su preesistenze archeologiche Storico - di architettura industriale Costruito ex novo Altro (architettura rurale, architettura di servizio annessa ad un architettura residenziale etc.) Proprietà Pubblica - Comunale Pubblica - Provinciale Pubblica - Regionale Pubblica - Statale Pubblica - Università statale Privata - Ecclesiastica Privata - Privato cittadino Privata - Università privata Privata Fondazione Mista (Fondazione pubblica-privata) Riepilogo delle Schede di Sintesi regionale Le Schede di Sintesi regionale sono state redatte a seguito dell analisi delle Schede A appartenenti ad ogni regione. Vengono qui presentate in ordine alfabetico. In neretto si evidenziano i valori più significativi che saranno discussi dopo ogni Scheda di Sintesi regionale e nel paragrafo 4.3 dedicato alle Considerazioni. 61

61 Scheda Sintesi regionale ABRUZZO Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 39 Tipologia Museo archeologico 25 Museo con sezione archeologica 8 Antiquarium 3 Raccolta archeologica 1 Mostra archeologica permanente 1 Museo lapidario 1 Altro 0 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 5 Storico - residenza privata 7 Storico - architettura religiosa 14 Storico - architettura militare 6 Storico - architettura industriale 1 Storico - su preesistenza archeologica 0 Edificio costruito ex novo 6 Altro 0 Proprietà Pubblica - Comunale 29 Pubblica - Provinciale 0 Pubblica - Regionale 0 Pubblica - Statale 6 Pubblica Università pubblica 0 Privata - Ecclesiastica 3 Privata - Singolo cittadino 1 Privata Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa all Abruzzo, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevale: la tipologia del Museo archeologico; l edificio storico di architettura religiosa e la proprietà pubblica comunale. 62

62 Scheda Sintesi regionale BASILICATA Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 21 Tipologia Museo archeologico 13 Museo con sezione archeologica 4 Antiquarium 1 Raccolta archeologica 0 Mostra archeologica permanente 1 Museo lapidario 1 Altro* 1 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 4 Storico - residenza privata 2 Storico - architettura religiosa 6 Storico - architettura militare 3 Storico - architettura industriale 0 Storico - su preesistenze archeologiche 0 Edificio costruito ex novo 6 Altro 0 Proprietà Pubblica - Comunale 12 Pubblica - Provinciale 1 Pubblica - Regionale 0 Pubblica - Statale 6 Pubblica - Università pubblica 0 Privata - Ecclesiastica 2 Privata - Singolo cittadino 0 Privata - Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa alla Basilicata, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevale: la tipologia del Museo archeologico; l edificio storico di architettura religiosa; l edificio costruito ex novo e la proprietà pubblica comunale. Nella parte relativa alla Tipologia, la voce Altro* si riferisce ad un Centro di documentazione archeologica. 63

63 Scheda Sintesi regionale CALABRIA Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 40 Tipologia Museo archeologico 18 Museo con sezione archeologica 9 Antiquarium 9 Raccolta archeologica 3 Mostra archeologica permanente 1 Museo lapidario 0 Altro 0 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 13 Storico - residenza privata 11 Storico - architettura religiosa 6 Storico - architettura militare 7 Storico - architettura industriale 0 Edificio su preesistenza archeologica 0 Edificio costruito ex novo 3 Altro 0 Proprietà Pubblica - Comunale 24 Pubblica - Provinciale 2 Pubblica - Regionale 0 Pubblica - Statale 9 Pubblica - Università pubblica 0 Privata - Ecclesiastica 2 Privata Singolo cittadino 3 Privata Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa alla Calabria, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevalgono: la tipologia del Museo archeologico; gli edifici storici con funzione pubblica, seguiti da quelli di residenza privata; la proprietà pubblica comunale. 64

64 Scheda Sintesi regionale CAMPANIA Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 56 Tipologia Museo archeologico 28 Museo con sezione archeologica 12 Antiquarium 16 Raccolta archeologica 0 Mostra archeologica permanente 0 Museo lapidario 0 Altro 0 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 9 Storico - residenza privata 14 Storico - architettura religiosa 21 Storico - architettura militare 6 Storico - architettura industriale 0 Storico - su preesistenze archeologiche * 1 Edificio costruito ex novo 4 Altro** 1 Proprietà Pubblica - Comunale 22 Pubblica - Provinciale 8 Pubblica - Regionale 0 Pubblica - Statale 22 Pubblica Università pubblica 0 Privata - Ecclesiastica 3 Privata - Singolo cittadino 1 Privata - Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa alla Campania, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevale: la tipologia del Museo archeologico; l edificio storico di architettura religiosa; la proprietà pubblica comunale e quella statale. Nella parte relativa all Edificio, la voce Edificio storico su preesistenze archeologiche* si riferisce ad un anfiteatro antico, mentre la voce Altro** si riferisce ad una masseria. 65

65 Scheda Sintesi regionale EMILIA ROMAGNA Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 78 Tipologia Museo archeologico 26 Museo con sezione archeologica 33 Antiquarium 4 Raccolta archeologica 3 Mostra archeologica permanente 3 Museo lapidario 2 Altro* 7 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 14 Storico - residenza privata 14 Storico - architettura religiosa 21 Storico - architettura militare 20 Storico - architettura industriale 0 Storico - su preesistenze archeologiche 0 Edificio costruito ex novo 8 Altro ** 1 Proprietà Pubblica - Comunale 56 Pubblica - Provinciale 0 Pubblica - Regionale 0 Pubblica - Statale 9 Pubblica - Università pubblica 0 Privata - Ecclesiastica 9 Privata Privato cittadino 1 Privata Università privata 0 Privata Fondazione 2 Mista (Fondazione pubblica-privata) 1 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa alla regione Emilia Romagna, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevale: la tipologia del Museo con sezione archeologica; l edificio storico di architettura religiosa, seguito da quello di architettura militare; la proprietà pubblica comunale. Nella parte relativa alla Tipologia, la voce Altro* si riferisce ad un Museo della Marineria; a due Musei della Ceramica; a tre Musei di Paleontologia ed, infine, ad un Museo con sezione numismatica. Nella parte relativa all Edificio, la voce Altro** si riferisce ad un casino di caccia. 66

66 Scheda Sintesi regionale FRIULI VENEZIA GIULIA Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 34 Tipologia Museo archeologico 12 Museo con sezione archeologica 9 Antiquarium 7 Raccolta archeologica 0 Mostra archeologica permanente 1 Museo lapidario 4 Altro* 1 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 8 Storico - residenza privata 6 Storico - architettura religiosa 9 Storico - architettura militare 8 Storico - architettura industriale 1 Storico - su preesistenze archeologiche 0 Edificio costruito ex novo** 1 Altro*** 1 Proprietà Pubblica - Comunale 18 Pubblica - Provinciale 2 Pubblica - Regionale 0 Pubblica - Statale 9 Pubblica Università pubblica 0 Privata - Ecclesiastica 5 Privata Privato cittadino 0 Privata Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa al Friuli Venezia Giulia, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevale: la tipologia del Museo archeologico; l edificio storico di architettura religiosa, seguito, a pari merito, da quello con funzione pubblica e da quello di architettura militare; la proprietà pubblica comunale. Nella parte relativa alla Tipologia, la voce Altro* si riferisce ad un Museo paleontologico. Nella parte relativa all Edificio, la voce Edificio di architettura industriale** si riferisce ad un filatoio; mentre quella con Altro*** si riferisce ad una latteria. 67

67 Scheda Sintesi regionale LAZIO Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 126 Tipologia Museo archeologico 79 Museo con sezione archeologica 24 Antiquarium 14 Raccolta archeologica 2 Mostra archeologica permanente 1 Museo lapidario 0 Altro* 6 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 27 Storico - residenza privata 28 Storico - architettura religiosa 31 Storico - architettura militare 21 Storico - architettura industriale** 2 Storico - su preesistenze archeologiche*** 2 Edificio costruito ex novo 8 Altro**** 7 Proprietà Pubblica - Comunale 83 Pubblica - Provinciale 1 Pubblica - Regionale 0 Pubblica - Statale 26 Pubblica Università pubblica 3 Privata - Ecclesiastica 11 Privata- privato cittadino 2 Privata Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa al Lazio, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevale: la tipologia del Museo archeologico; l edificio storico di architettura religiosa, seguito da quello di residenza privata e da quello con funzione pubblica; la proprietà pubblica comunale. Nella parte dedicata alla Tipologia, alla voce Altro* si trovano tre Musei archeologici didattici e tre Musei paleontologici. Nella parte dedicata all Edificio, alla voce Edificio di architettura industriale** si trovano una centrale elettrica ed un mattatoio; alla voce Edificio su preesistenze archeologiche*** ci sono, invece: un edificio sui resti di un antico teatro; uno su una necropoli ed uno su domus di epoca romana. Infine, alla voce Edificio - Altro**** si trovano: due scuderie; un casone del sale; un casale; un azienda di bufali; un frantoio ed una stalla. 68

68 Scheda Sintesi regionale LIGURIA Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 40 Tipologia Museo archeologico 21 Museo con sezione archeologica 13 Antiquarium 2 Raccolta archeologica 2 Mostra archeologica permanente 2 Museo lapidario 0 Altro 0 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 8 Storico - residenza privata 13 Storico - architettura religiosa 9 Storico - architettura militare 6 Storico - architettura industriale 0 Storico - su preesistenze archeologiche* 1 Edificio costruito ex novo 3 Altro 0 Proprietà Pubblica - Comunale 29 Pubblica - Provinciale 0 Pubblica - Regionale 0 Pubblica - Statale 7 Pubblica Università pubblica 0 Privata - Ecclesiastica 3 Privata Privato cittadino 1 Privata Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa alla Liguria, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevale: la tipologia del Museo archeologico; l edificio storico di residenza privata; la proprietà pubblica comunale. Nella parte dedicata all Edificio, alla voce Edificio su preesistenze archeologiche* si trova un edificio del 700 sui resti di una villa di età romana. 69

69 Scheda Sintesi regionale LOMBARDIA Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 94 Tipologia Museo archeologico 45 Museo con sezione archeologica 31 Antiquarium 10 Raccolta archeologica 8 Mostra archeologica permanente 0 Museo lapidario 0 Altro 0 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 26 Storico - residenza privata 29 Storico - architettura religiosa 19 Storico - architettura militare 9 Storico - architettura industriale 0 Storico - su preesistenze archeologiche* 2 Edificio costruito ex novo 5 Altro** 4 Proprietà Pubblica - Comunale 65 Pubblica - Provinciale 0 Pubblica - Regionale 2 Pubblica - Statale 12 Pubblica Università pubblica 1 Privata - Ecclesiastica 5 Privata Privato cittadino 9 Privata - Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa alla Lombardia, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevalgono: la tipologia del Museo archeologico; l edificio storico di residenza privata, seguito dall edificio storico con funzione pubblica; la proprietà pubblica comunale. Nella parte relativa all Edificio, alla voce Edificio storico su preesistenze archeologiche* si trovano: un tempio di età romana ed una villa di età romana. Alla voce Altro**, si trovano, invece, tre strutture storiche per un unico museo ed un fondaco. 70

70 Scheda Sintesi regionale MARCHE Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 61 Tipologia Museo archeologico 34 Museo con sezione archeologica 10 Antiquarium 6 Raccolta archeologica 3 Mostra archeologica permanente 3 Museo lapidario 2 Altro* 3 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 28 Storico - residenza privata 14 Storico - architettura religiosa 12 Storico - architettura militare 5 Storico - architettura industriale 0 Storico - su preesistenze archeologiche** 1 Edificio costruito ex novo 1 Altro 0 Proprietà Pubblica - Comunale 50 Pubblica - Provinciale 0 Pubblica - Regionale 0 Pubblica - Statale 7 Pubblica Università pubblica 1 Privata - Ecclesiastica 2 Privata Privato cittadino 1 Privata Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa alle Marche, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevale: la tipologia del Museo archeologico; l edificio storico con funzione pubblica; la proprietà pubblica comunale. Nella parte relativa alla Tipologia, alla voce Altro* si trovano: un Museo dei gessi; un Museo della Ceramica ed un Museo del Mare. Nella parte relativa all Edificio, alla voce Edificio su preesistenze archeologiche** si trova un teatro sito in area archeologica. 71

71 Scheda Sintesi regionale MOLISE Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 12 Tipologia Museo archeologico 7 Museo con sezione archeologica 4 Antiquarium 0 Raccolta archeologica 0 Mostra archeologica permanente 0 Museo lapidario 0 Altro* 1 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 4 Storico - residenza privata 2 Storico - architettura religiosa 4 Storico - architettura militare 0 Storico - architettura industriale 0 Storico - su preesistenze archeologiche** 1 Edificio costruito ex novo 1 Altro 0 Proprietà Pubblica - Comunale 5 Pubblica - Provinciale 1 Pubblica - Regionale 0 Pubblica - Statale 5 Pubblica Università pubblica 0 Privata - Ecclesiastica 1 Privata Privato cittadino 0 Privata Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa al Molise, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevalgono: la tipologia del Museo archeologico; l edificio storico di architettura religiosa e quello con funzione pubblica; la proprietà pubblica, sia comunale che statale. Nella parte relativa alla Tipologia, alla voce Altro* si trova un Museo paleontologico. Nella parte relativa all Edificio, alla voce Edificio su preesistenze archeologiche** si trova un edificio rurale in area archeologica. 72

72 Scheda Sintesi regionale PIEMONTE Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 49 Tipologia Museo archeologico 18 Museo con sezione archeologica 24 Antiquarium 3 Raccolta archeologica 1 Mostra archeologica permanente 0 Museo lapidario 2 Altro* 1 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 13 Storico - residenza privata 13 Storico - architettura religiosa 15 Storico - architettura militare 7 Storico - architettura industriale 0 Storico - su preesistenze archeologiche** 1 Edificio costruito ex novo 0 Altro 0 Proprietà Pubblica - Comunale 37 Pubblica - Provinciale 0 Pubblica - Regionale 0 Pubblica - Statale 5 Pubblica Università pubblica 0 Privata - Ecclesiastica 4 Privata Privato cittadino 2 Privata Università privata 0 Privata Fondazione 1 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa al Piemonte, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevale: la tipologia del Museo con sezione archeologica; l edificio storico di architettura religiosa, raggiunto dall edificio storico con funzione pubblica e da quello di residenza privata; la proprietà pubblica comunale. Nella parte relativa alla Tipologia, alla voce Altro* si trova un Museo paleontologico. Nella parte relativa all Edificio, alla voce Edificio su preesistenze archeologiche** si trova una villa di età romana. 73

73 Scheda Sintesi regionale PUGLIA Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 65 Tipologia Museo archeologico 37 Museo con sezione archeologica 18 Antiquarium 3 Raccolta archeologica 5 Mostra archeologica permanente 0 Museo lapidario 0 Altro* 2 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 17 Storico - residenza privata 21 Storico - architettura religiosa 19 Storico - architettura militare 6 Storico - architettura industriale 0 Storico - su preesistenze archeologiche 0 Edificio costruito ex novo 1 Altro** 1 Proprietà Pubblica - Comunale 42 Pubblica - Provinciale 3 Pubblica - Regionale 0 Pubblica - Statale 7 Pubblica - Università statale 0 Privata - Ecclesiastica 6 Privata - Privato cittadino 7 Privata - Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa alla Puglia, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevale: la tipologia del Museo archeologico; l edificio storico di residenza privata, seguito dall edificio storico di architettura religiosa e da quello con funzione pubblica; la proprietà pubblica comunale. Nella parte relativa alla Tipologia, alla voce Altro* si trovano un Centro Operativo per l Archeologia ed un Museo di Paleontologia. Nella parte relativa all Edificio, alla voce Altro** si trova un frantoio. 74

74 Scheda Sintesi regionale SARDEGNA Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 44 Tipologia Museo archeologico 29 Museo con sezione archeologica 10 Antiquarium 3 Raccolta archeologica 1 Mostra archeologica permanente 0 Museo lapidario 0 Altro* 1 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 15 Storico - residenza privata 12 Storico - architettura religiosa 10 Storico - architettura militare 1 Storico - architettura industriale 0 Storico - su preesistenze archeologiche 0 Edificio costruito ex novo 5 Altro* 1 Proprietà Pubblica - Comunale 31 Pubblica - Provinciale 0 Pubblica - Regionale 0 Pubblica - Statale 7 Pubblica Università pubblica 3 Privata - Ecclesiastica 2 Privata Privato cittadino 1 Privata Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa alla Sardegna, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevale: la tipologia del Museo archeologico; l edificio storico con funzione pubblica; la proprietà pubblica comunale. Nella parte relativa alla Tipologia, alla voce Altro* si trova un Museo paleontologico. Nella parte relativa all Edificio, alla voce Altro** si trova un mulino. 75

75 Scheda Sintesi regionale SICILIA Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 62 Tipologia Museo archeologico 27 Museo con sezione archeologica 9 Antiquarium 20 Raccolta archeologica 5 Mostra archeologica permanente 0 Museo lapidario 0 Altro* 1 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 20 Storico - residenza privata 15 Storico - architettura religiosa 16 Storico - architettura militare 6 Storico - architettura industriale 0 Storico - su preesistenze archeologiche** 3 Edificio costruito ex novo 2 Altro 0 Proprietà Pubblica - Comunale 23 Pubblica - Provinciale 0 Pubblica - Regionale 30 Pubblica - Statale 4 Pubblica Università pubblica 0 Privata - Ecclesiastica 0 Privata Privato cittadino 5 Privata - Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa alla Sicilia, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevale: la tipologia del Museo archeologico, seguita dall Antiquarium; l edificio storico con funzione pubblica; la proprietà pubblica regionale, seguita da quella pubblica comunale. Nella parte relativa alla Tipologia, alla voce Altro si trova un Museo della Ceramica. Nella parte relativa all Edificio, alla voce Edificio su preesistenze archeologiche si trovano: una struttura termale; un insediamento rustico ed un teatro di età greca. 76

76 Scheda Sintesi regionale TOSCANA Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 91 Tipologia Museo archeologico 43 Museo con sezione archeologica 19 Antiquarium 7 Raccolta archeologica 9 Mostra archeologica permanente 6 Museo lapidario 0 Altro* 7 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 22 Storico - residenza privata 26 Storico - architettura religiosa 22 Storico - architettura militare 19 Storico - archeologia industriale 1 Storico - su preesistenze archeologiche 0 Edificio costruito ex novo 1 Altro 0 Proprietà Pubblica - Comunale 68 Pubblica - Provinciale 0 Pubblica - Regionale 0 Pubblica - Statale 10 Pubblica Università pubblica 1 Privata - Ecclesiastica 10 Privata Privato cittadino 2 Privata Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa alla Toscana, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevale: la tipologia del Museo archeologico; l edificio storico di residenza privata seguito, a pari merito, dall edificio con funzione pubblica e da quello di architettura religiosa; la proprietà pubblica comunale. Nella parte relativa alla Tipologia, alla voce Altro*, si trovano un Museo paleontologico e sei Centri di documentazione archeologica. 77

77 Scheda Sintesi regionale TRENTINO ALTO ADIGE Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 21 Tipologia Museo archeologico 4 Museo con sezione archeologica 10 Antiquarium 3 Raccolta archeologica 2 Mostra archeologica permanente 0 Museo lapidario 0 Altro* 2 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 4 Storico - residenza privata 6 Storico - architettura religiosa 0 Storico - architettura militare 6 Storico - architettura industriale 0 Storico - su preesistenze archeologiche 0 Edificio costruito ex novo 3 Altro** 2 Proprietà Pubblica - Comunale 11 Pubblica - Provinciale 5 Pubblica - Regionale 1 Pubblica - Statale 3 Pubblica Università pubblica 0 Privata - Ecclesiastica 1 Privata Privato cittadino 0 Privata Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa al Trentino Alto Adige, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevale: la tipologia del Museo con sezione archeologica; l edificio storico di residenza privata e quello di architettura militare; la proprietà pubblica comunale. Nella parte relativa alla Tipologia, alla voce Altro* si trovano due musei multimediali didattici. Nella parte relativa all Edificio, alla voce Altro**: si trovano una locanda ed una cantina. 78

78 Scheda Sintesi regionale UMBRIA Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 31 Tipologia Museo archeologico 11 Museo con sezione archeologica 5 Antiquarium 6 Raccolta archeologica 3 Mostra archeologica permanente 2 Museo lapidario 1 Altro* 3 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 12 Storico - residenza privata 7 Storico - architettura religiosa 8 Storico - architettura militare 1 Storico - architettura industriale 1 Storico - su preesistenze archeologiche 2 Edificio costruito ex novo 0 Altro 0 Proprietà Pubblica - Comunale 26 Pubblica - Provinciale 0 Pubblica - Regionale 0 Pubblica - Statale 5 Pubblica Università pubblica 0 Privata - Ecclesiastica 0 Privata Privato cittadino 0 Privata Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa all Umbria, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevale: la tipologia del Museo archeologico; l edificio storico con funzione pubblica; la proprietà pubblica comunale. Nella parte relativa alla Tipologia, alla voce Altro* si trovano due Musei paleontologici ed un centro di visita. 79

79 Scheda Sintesi regionale VALLE D AOSTA Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 4 Tipologia Museo archeologico 2 Museo con sezione archeologica 2 Antiquarium 0 Raccolta archeologica 0 Mostra archeologica permanente 0 Museo lapidario 0 Altro 0 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 0 Storico - residenza privata 0 Storico - architettura religiosa 3 Storico - architettura militare 0 Storico - architettura industriale 0 Storico - su preesistenze archeologiche 1 Edificio costruito ex novo 0 Altro 0 Proprietà Pubblica - Comunale 1 Pubblica - Provinciale 0 Pubblica - Regionale 1 Pubblica - Statale 0 Pubblica Università pubblica 0 Privata - Ecclesiastica 1 Privata Privato cittadino 1 Privata Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa alla Valle d Aosta, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevalgono: la tipologia del Museo archeologico e quella del Museo con sezione archeologica; l edificio storico di architettura religiosa; mentre non compare la proprietà pubblica statale. 80

80 Scheda Sintesi regionale VENETO Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 63 Tipologia Museo archeologico 30 Museo con sezione archeologica 26 Antiquarium 1 Raccolta archeologica 0 Mostra archeologica permanente 2 Museo lapidario 1 Altro* 3 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 22 Storico - residenza privata 15 Storico - architettura religiosa 15 Storico - architettura militare 6 Storico - architettura industriale 0 Storico - su preesistenze archeologiche 1 Edificio costruito ex novo 1 Altro** 3 Proprietà Pubblica - Comunale 49 Pubblica - Provinciale 2 Pubblica - Regionale 1 Pubblica - Statale 5 Pubblica Università pubblica 1 Privata - Ecclesiastica 3 Privata Privato cittadino 2 Privata Università privata 0 Privata Fondazione 0 Mista (Fondazione pubblica-privata) 0 Dalla Scheda di Sintesi regionale relativa al Veneto, tra le strutture museali d interesse archeologico censite, prevale: la tipologia del Museo archeologico, seguita dal Museo con sezione archeologica; l edificio storico con funzione pubblica; la proprietà pubblica comunale. Nella parte relativa alla Tipologia, alla voce Altro* si trovano due Musei paleontologici ed un Museo della Ceramica. Nella parte relativa all Edificio, alla voce Altro** si trovano tre edifici del XX secolo. 81

81 4.2.3 Scheda di Sintesi nazionale La Scheda di Sintesi nazionale contiene la sintesi dei dati sulle strutture museali analizzate dalle schede di Sintesi regionale. Scheda di Sintesi nazionale ITALIA Totale delle strutture museali d interesse archeologico analizzate 1031 Tipologia Museo archeologico 509 Museo con sezione archeologica 280 Antiquarium 118 Raccolta archeologica 48 Mostra archeologica permanente 23 Museo lapidario 14 Altro 39 Edificio Storico - edificio con funzione pubblica 271 Storico - residenza privata 255 Storico - architettura religiosa 260 Storico - architettura militare 143 Storico - architettura industriale 6 Storico - su preesistenze archeologiche 16 Edificio costruito ex novo 59 Altro 21 Proprietà Pubblica - Comunale 681 Pubblica - Provinciale 25 Pubblica - Regionale 35 Pubblica - Statale 164 Pubblica Università pubblica 10 Privata - Ecclesiastica 73 Privata Privato cittadino 39 Privata Università privata 0 Privata Fondazione 3 Mista (Fondazione pubblica-privata) 1 Dalla Scheda di Sintesi nazionale, relativa alle strutture museali italiane d interesse archeologico censite, emerge il prevalere della tipologia del Museo archeologico, dell edificio storico con funzione pubblica e della proprietà pubblica comunale. 82

82 4.2.4 Matrice di Scheda B - Musei d interesse archeologico di qualità in edifici storici e/o singoli aspetti significativi Qui si intende solamente presentare la Scheda B che sarà trattata nel capitolo specifico (capitolo 5). I parametri per i musei archeologici di qualità sono di essere musei d interesse archeologico, di essere ospitati in edifici storici, di essere accessibili, di presentare allestimenti permanenti recenti e di essere modelli di sintesi/equilibrio tra restauro dell edificio storico ed operazione museografica. Tra parentesi quadre si riportano elementi non presenti nella normativa di riferimento all interno delle categorie presentate, ma ritenuti importanti ai fini della presente ricerca. Ad esempio la voce distanziatori non compare tra i sistemi di allestimento all interno della normativa di riferimento, ma è stata considerata necessaria nella Scheda B. Matrice di Scheda B - Musei d interesse archeologico di qualità in edifici storici e/o singoli aspetti significativi REGIONE DATI ANAGRAFICI - Nominativo - Tipologia (museo archeologico etc.) - Località - Provincia - Indirizzo - Posizione del museo (centro storico, periferia, area rurale etc.) - Segnaletica esterna al museo - Parcheggio dedicato (sì/no) - Recapiti - - Sito web dedicato - Proprietà (privata, pubblica) - Gestione (diretta, indiretta) ACCESSIBILITA - Fruibilità (aperto, aperto su richiesta, chiuso) - Ingresso (gratuito, a pagamento) - Accessibilità fisica: sistemi di trasporto del pubblico (ascensore, scala mobile, rampa, montascale etc.) - Accessibilità visiva (uso dei colori e dei contrasti, grandezza dei font, mappe tattili, percorsi tattili) - Assistenza specifica ai visitatori con disabilità fisiche, visive etc. EDIFICIO STORICO - Edificio storico (architettura militare, architettura religiosa, architettura industriale, palazzo pubblico, residenza privata etc.) - Storia dell edificio (destinazioni d uso nel tempo, storia dei restauri etc.) MUSEO - Storia degli allestimenti museali nel tempo - Progetto museologico dell ultimo allestimento - Progetto museografico dell ultimo allestimento - Strutture del museo (accoglienza ed informazioni): biglietteria; guardaroba custodito; servizi igienici; spazi di sosta - Strutture del museo (esposizione): aree espositive permanenti e temporanee per le opere - Strutture del museo (aree di servizio alle aree espositive): magazzini; [archivio]; laboratorio di restauro etc. - Strutture del museo (quadro esigenziale): uffici amministrativi - Sistemi di allestimento: pannelli; vetrine; pareti attrezzate; pedane; fissaggio a parete di opere fuori vetrina; 83

83 Matrice di Scheda B - Musei d interesse archeologico di qualità in edifici storici e/o singoli aspetti significativi - Sistemi di allestimento: [supporti per oggetti fuori vetrina]; [distanziatori] - Strumenti di comunicazione primaria obbligatoria: segnaletica esterna ed interna al museo; identificazione delle opere [didascalie] - Sussidi alla visita: pannelli, schede mobili, guide brevi, catalogo del museo, audioguide, visite guidate, [plastici, riproduzioni di oggetti/strumenti] - Servizi speciali per gli utenti: servizio educativo, biblioteca e centro di documentazione, fototeca, laboratorio [didattico], [sala convegni] - Servizi accessori: parcheggio, negozio [libreria-bookshop], caffetteria o ristorante, assistenza ed intrattenimento della prima infanzia - Supporti tecnologici: postazioni pc, video-installazioni, video proiezioni, diorami, accompagnamento sonoro etc. - Sistemi di illuminamento: luce naturale (diretta, indiretta, condotta) e luce artificiale. Luce artificiale: d accento, d ambiente; con apparecchi illuminanti con sorgenti ad incandescenza (alogene etc.), a scarica di gas (ioduri metallici, fluorescenti etc.) etc.; con filtri, con riflettori etc. - Sistemi di controllo ambientale: impianti di ventilazione, di riscaldamento, di raffrescamento, di umidificazione, di deumidificazione, di condizionamento dell aria; vetrine climatizzate con sistemi passivi etc. - Sicurezza del museo (ambientale, strutturale, nell uso, anticrimine, antincendio): telecamere, custodi, vigilanti, rilevatori antifumo BIBLIOGRAFIA, ALLEGATI (fotografie, disegni etc.) 4.3 Considerazioni Si vuole concludere con alcune considerazioni sulle Schede di Sintesi regionale e su quella di Sintesi nazionale. Il censimento, a base regionale, volutamente ad ampio raggio, intende fare il punto sulla complessa realtà museale archeologica italiana. Effettuato nel , registra la situazione italiana delle strutture museali d interesse archeologico. Un panorama, analizzato attraverso le Schede A, diverso regione per regione, soprattutto per lo status giuridico di appartenenza (pubblico o privato), ma che individua in alcune tipologie prefissate le strutture museali di ambito archeologico, raggruppandole sotto il nome, non solo di musei archeologici, ma anche di musei con sezioni archeologiche o numismatiche, di musei lapidaria, di antiquaria, di musei della città, della marineria, della ceramica e di musei paleontologici. Ed, ancora, di raccolte archeologiche e di mostre archeologiche permanenti. Ognuno di questi termini ha una valenza specifica, ognuno indica una determinata realtà museale a cui corrisponde una specifica finalità, ma tutti risultano uniti e legati dal patrimonio archeologico che conservano ed espongono. Se ogni struttura museale, qui presa in esame, è un unicum per la sua storia e per il patrimonio che custodisce, esistono tuttavia dei contrassegni prevalenti all interno di ogni regione, che conservano il retaggio della propria storia. E il caso dello status giuridico che sembra avere una forma dominante o preferenziale a seconda delle Regioni. Nel sud Italia, in una Regione a statuto ordinario (Campania) domina la proprietà statale; mentre in una a statuto speciale (Sicilia) domina quella regionale. Diversa è la situazione museale archeologica di un altra Regione a statuto speciale, come la Sardegna, dove dominano strutture di proprietà comunale. Più variegata è la situazione del Lazio dove, accanto al dominare dello status giuridico comunale, si affiancano molte realtà di natura statale. Nelle altre Regioni sembra, invece, prevalere una realtà comunale (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, 84

84 Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria e Veneto). In due regioni italiane (Campania e Molise) la proprietà pubblica comunale e quella statale sono a pari merito. Al diverso status giuridico si lega il nominativo dei singoli musei, dove al prevalere dello status comunale corrisponderanno i Musei civici archeologici, i Musei civici con sezioni archeologiche o gli Antiquaria comunali, mentre allo status statale si rifaranno per esempio i Musei archeologici nazionali o gli Antiquaria statali. Valutate le diverse tipologie di strutture museali archeologiche e le relative forme di proprietà, l indagine ha affinato il censimento, indagando quali di queste realtà museali italiane siano ospitate in edifici storici, una situazione che si è mostrata come dominante. Si tratta di svariate tipologie, raggruppabili in alcune principali categorie, quali architetture militari difensive (castelli, rocche), palazzi privati, complessi religiosi (chiese, conventi, abbazie, monasteri) ed edifici di architettura industriale (centrali elettriche, manifatture tabacchi, filande). Edifici storici dove una determinata forma e un proprio passato hanno guidato, in modo più o meno determinante, il progetto di restauro e il progetto museografico dei singoli musei, determinando una realtà inscindibile che parla di storia, di restauro architettonico e di museografia. Il censimento relativo alle strutture museali italiane d interesse archeologico evidenzia così un totale di 1031 realtà 60, portando alcuni dati significativi che sembrano legarsi in modo inscindibile alla Regione di appartenenza. Questi dati, emersi dalla Scheda di sintesi regionale, hanno infatti permesso, attraverso le voci principali (Tipologia, Edificio, Proprietà) e le relative sottovoci o categorie, di sottolineare alcune peculiarità. Per quanto riguarda la voce Tipologia, la categoria dei Musei archeologici è quella predominante in quasi tutte le Regioni italiane, ad accezione di Emilia Romagna, Piemonte e Trentino Alto Adige, dove prevalgono i Musei con sezioni archeologiche. Una categoria interessante è anche quella rappresentata dall Antiquarium, una realtà presente in quasi tutte le Regioni italiane e con concentrazioni significative in Campania, Lazio e Sicilia. Una struttura museale che, essendo di solito connessa a zone interessate da scavi archeologici, segnala un aspetto particolare, rispetto ai musei veri e propri. Per la voce Edificio, tra le tante categorie indagate, si evidenzia come la maggior parte dei musei censiti sia ospitata in edifici storici. Se poi in alcune Regioni (Calabria, Marche, Sardegna, Sicilia, Umbria e Veneto) dominano gli Edifici storici con funzioni pubbliche; in altre (Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Piemonte, Valle d Aosta) prevalgono invece gli Edifici storici di architetture religiose. Vi sono poi i musei ospitati in Edifici storici di edilizia privata (residenziale), anche se raggiungono un alta concentrazione solo in alcune Regioni (Liguria, Lombardia, Puglia, Toscana). In Trentino Alto Adige dominano, a pari merito, gli Edifici storici di architetture militari e gli Edifici storici di edilizia privata. Ancora, gli Edifici storici di architetture militari sono la seconda categoria dominante in Emilia Romagna e in Friuli Venezia Giulia. Tra le diverse categorie di edifici individuate nel censimento, si segnala anche la presenza, molto variabile a seconda delle regioni, di Edifici costruiti ex novo. Riguardo la voce Proprietà, le strutture museali di proprietà pubblica comunale registrano una presenza molto alta in tutte le Regioni italiane. In alcune regioni italiane (Molise e Campania) la proprietà pubblica comunale e quella pubblica statale si equivalgono. Invece, lo status giuridico statale, ha un alta percentuale nel Lazio, mentre è assente in Valle d Aosta. Un altra particolarità riguarda la Regione Sicilia, dove si registra una presenza dominante di realtà museali di proprietà regionale, un dato da ricollegarsi all ordinamento specifico di questa Regione a statuto speciale. Nel corso del censimento, diverse sono state le difficoltà incontrate, soprattutto date dalla divergenza di fonti autorevoli su una medesima struttura museale. Inconvenienti che hanno richiesto di riaprire più volte l indagine, apportando nuovi parametri, come la localizzazione dei musei, le loro strutture, i loro servizi aggiuntivi e le eventuali attività didattiche. Parametri che rimandano all Allegato A del D.M. del MiBAC 10 maggio 2001 relativo all Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei e che costituisce, ad oggi, la linea guida di riferimento per l accreditamento nazionale di tutti i musei. L intento di questo censimento ad ampio raggio era quello, oltre che di avere un quadro generale della realtà museale archeologica italiana, anche di far emergere esempi di musei positivi, di musei di qualità, in grado cioè di sintetizzare in modo adeguato l edificio storico, l intervento di restauro architettonico e l intervento museografico. 60 Le 1031 strutture museali d interesse archeologico italiane censite dalle Schede A sono così distribuite: Abruzzo 39; Basilicata 21; Calabria 40; Campania 56; Emilia Romagna 78; Friuli Venezia Giulia 34; Lazio 126; Liguria 40; Lombardia 94; Marche 61; Molise 12; Piemonte 49; Puglia 65; Sardegna 44; Sicilia 62; Toscana 91; Trentino Alto Adige 21; Umbria 31; Valle d Aosta 4; Veneto

85 Musei positivi perché in grado di comunicare al visitatore la complessità dell edificio storico letta anche attraverso un idoneo restauro, a cui è seguito un progetto museografico coscienzioso che, tenendo conto delle valenze della fabbrica storica e di quelle suggerite dal restauro, sia riuscito a far rivivere nei visitatori il significato delle singole opere e del loro antico contesto di appartenenza. L oggetto d interesse sarà quindi quello di una struttura museale che abbia raggiunto un interessante punto di equilibrio tra edificio storico, restauro e museografia. Un secondo criterio sarà quello di considerare i musei d interesse archeologico. Un ulteriore fattore di distinzione sarà pii quello di considerare, tra i musei d interesse archeologico, solo quelli accessibili ad un utenza allargata. Musei che presentano, innanzitutto, dispositivi per il superamento delle barriere architettoniche ed, eventualmente, accorgimenti e sistemi per il superamento delle disabilità visive e cognitive. Ancora, saranno musei con allestimenti museali recenti, che permetteranno di capire come sia la filosofia dell odierna museografia. Il criterio dell affluenza 61 dei visitatori, invece, vista la difficile reperibilità di questo prezioso dato e la frammentarietà dei dati, non sarà preso in considerazione. Posti questi criteri, non assumeranno una rilevanza determinante il parametro della proprietà (pubblica o privata) e quello della funzione originaria dell edificio (architettura militare, architettura religiosa, architettura industriale, palazzo pubblico, residenza privata etc.). Il non scegliere i soli musei di proprietà, per esempio, statale e i soli musei ospitati, ad esempio, in architetture militari, consentirà di ampliare maggiormente i confronti tra le varie realtà. Confronti che saranno guidati dalla presenza di quel raggiunto equilibrio tra edificio storico, restauro e museografia, oltre che da quello dei musei archeologici, dell accessibilità e degli allestimenti museali recenti. 61 Dati statistici aggiornati sull affluenza dei musei riguardano i musei statali e sono stati elaborati dal Touring Club Italiano e dal SISTAN (all interno del MiBAC). 86

86 Bibliografia specifica relativa al Censimento (capitolo 4) I Musei. Schede, collana "Capire l Italia, Touring Club Italiano, Milano PRIMICERIO D., L Italia dei Musei. Un patrimonio sommerso, Electa, Milano Guide d Italia, Touring Club Italiano, I Musei della Toscana, Regione Toscana, Touring Club Italiano, Milano Guida ai Musei e alle Collezioni di Roma e del Lazio, MATTEI F. - PASCUCCI P. - RUSSO L. (a cura di), F.lli Palombi Editori, Roma Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Italia: i luoghi della cultura, Edizioni Mirabilia, Roma MAGGI S. - TROSO C., Guida all Italia archeologica. Regione per regione, Piemme, Alessandria Guida ai Musei e ai Siti Archeologici Statali, in MiDA Materiali di Archeologia, De Luca Editori d'arte, Roma Siti web di Regioni, Province e Comuni d Italia. Siti web dei singoli musei censiti. 87

87 5. Musei d interesse archeologico di qualità in edifici storici Premessa metodologica Per operare una selezione all interno del vastissimo mondo museale italiano e per cercare di impostare una metodologia scientifica da seguire, si sono prefissati dei parametri che hanno indirizzato l attenzione verso alcune realtà museali, definite musei d interesse archeologico di qualità in edifici storici. La locuzione musei d interesse archeologico di qualità in edifici storici vuole riferirsi, all interno del presente elaborato, a strutture museali ospitate all interno di un edificio storico, con un allestimento recente e che raggiungano un punto di equilibrio tra restauro della fabbrica ed operazione museografica. Ancora, che siano d interesse archeologico ed, infine, che soddisfino i requisiti dell accessibilità. Come si è appena detto, si sceglieranno musei italiani ospitati in edifici storici, perché si vuole indagare come la nuova operazione museografica si sia inserita all interno di un contesto storico. Si cercano interventi positivi, in grado cioè di sintetizzare in modo adeguato l edificio storico, l intervento di restauro architettonico e l intervento museografico. Musei positivi perché in grado di comunicare al visitatore la complessità dell edificio storico letta anche attraverso un idoneo restauro, a cui è seguito un progetto museografico coscienzioso che, tenendo conto delle valenze della fabbrica storica e di quelle suggerite dal restauro, sia riuscito a far rivivere nei visitatori il significato delle singole opere e del loro antico contesto di appartenenza. L oggetto d interesse sarà, quindi, quello di una struttura museale che abbia raggiunto un interessante punto di equilibrio tra edificio storico, restauro e museografia. Un ulteriore fattore di distinzione è quello di considerare, tra i musei d interesse archeologico, solo quelli accessibili ad un utenza allargata. Musei che presentano, innanzitutto, dispositivi per il superamento delle barriere architettoniche ed, eventualmente, accorgimenti e sistemi per il superamento delle disabilità visive e cognitive. Posti questi criteri, non assumerebbero una rilevanza determinante il parametro della proprietà (pubblica o privata) e quello della funzione originaria dell edificio (architettura militare, architettura religiosa, palazzo pubblico, residenza privata etc.). Il non scegliere i soli musei di proprietà, per esempio, statale ed i soli musei ospitati, ad esempio, in architetture militari, consentirebbe in tal modo di ampliare maggiormente i confronti tra le varie realtà. Confronti che, in tal caso, sarebbero guidati dalla presenza di quel raggiunto equilibrio tra edificio storico, restauro e museografia, oltre che da quello dei musei archeologici e dell accessibilità. Come si è detto la locuzione musei di qualità, qui considerata, si riferisce all ambito del progetto di restauro responsabile, dell accessibilità per tutti e del giusto equilibrio raggiunto tra operazione museografica ed edificio storico e, quindi, non coincide con quella richiesta dai requisiti posti da alcuni istituti regionali italiani per riconoscere ed accreditare i musei secondo le norme presenti nell Allegato A del D.M. del MiBAC del 10 maggio Secondo questo documento ministeriale, infatti, vi sono alcuni requisiti obbligatori, corrispondenti ai diversi ambiti, che il museo deve avere per poter procedere al riconoscimento di museo di qualità e tra questi: avere uno statuto e un regolamento (Ambito I); avere personalità giuridica e un rendiconto di esercizio e consuntivo (Ambito II); sicurezza delle strutture, del personale, del pubblico (Ambito III); ruoli specifici del personale (Ambito IV); norme per la conservazione ed il restauro delle opere esposte e non (Ambito V); fruizione ed apertura al pubblico del museo (Ambito VII); rapporti del museo col territorio (Ambito VIII). 88

88 5.1 Scheda B - Musei d interesse archeologico di qualità in edifici storici e/o singoli aspetti significativi Come già accennato in precedenza, i parametri, scelti dalla presente Tesi, per individuare i musei archeologici di qualità sono: di essere musei d interesse archeologico; di essere ospitati in edifici storici; di essere accessibili; di presentare allestimenti permanenti recenti e di essere modelli di sintesi/equilibrio tra restauro dell edificio storico ed operazione museografica. Oltre ai musei archeologici di qualità, questa Scheda considererà anche quelle strutture museali che, pur non rappresentando in toto musei di qualità, presentano aspetti museografici interessanti, in linea con i parametri richiesti dalla ricerca. Di seguito si riporta la matrice della Scheda B, utilizzata per la schedatura dei musei archeologici italiani di qualità e per la schedatura dei singoli aspetti museografici significativi. La terminologia utilizzata nella Scheda, ove segnalato nelle note di riferimento, deriva dall Allegato A del D.M. del MiBAC 10 maggio Si riportano di seguito, in ordine alfabetico, i riferimenti all Allegato A. Invece, tra parentesi quadre, si riportano gli elementi inseriti dalla sottoscritta e non presenti nell Allegato A Riferimenti all Allegato A del D.M. del MiBAC 10 maggio 2001 ACCOGLIENZA Ambito VII - Rapporti del museo con il pubblico e relativi servizi. Il paragrafo Accoglienza e il servizio informazioni (VII 3.) prevede: uno sportello/punto di informazioni con personale qualificato in grado di orientare il pubblico; un servizio di biglietteria; un regolamento affisso; l assistenza a speciali categorie di utenti (famiglie con bambini piccoli, visitatori della terza età, persone svantaggiate etc.). Ci saranno spazi custoditi ad uso guardaroba; servizi igienici da collocare in posizione utile e possibilmente da reiterare lungo il percorso di visita ed, ove possibile, una nursery. Necessari anche spazi di sosta e di riposo, specialmente in musei con percorso di visita lungo e diversificato, al fine di evitare l insorgenza di stanchezza mentale e fisica. In queste aree di sosta si troveranno sedute, tavoli, materiali informativi su supporto cartaceo o come postazione multimediale (totem, postazioni pc). ACCOMPAGNAMENTO SONORO Ambito VII - Rapporti del museo con il pubblico e relativi servizi. L Accompagnamento sonoro (VII ), se prudentemente inserito nel percorso di visita, può costituire un ampio e variegato approccio cognitivo. AMBIENTI ESPOSITIVI CONFINATI Ambito VI - Gestione e cura delle collezioni. Per gli Ambienti espositivi confinati (climabox, teche, vetrine) deve essere prevista la collocazione esterna delle sorgenti e degli apparati di alimentazione. Tali ambienti sono chiamati anche contenitori espositivi. AREE DI SERVIZIO Ambito III - Strutture del museo. Aree di servizio alle aree espositive sono laboratori, aree di preparazione degli allestimenti, aree di movimentazione delle opere, magazzini. ESPOSIZIONE Ambito III - Strutture del museo e Ambito VI - Gestione e cura delle collezioni. Nel paragrafo dedicato all Esposizione permanente e temporanea (VI 5.) si indicano linee guida per garantire un esposizione dei manufatti in condizione di sicurezza, individuando classi di opere, secondo criteri dettati dalla geometria e dalla tipologia dell oggetto. 89

89 MISURE DI PROTEZIONE DEI MANUFATTI ALL ESTERNO DEI CONTENITORI Ambito VI - Gestione e cura delle collezioni. Il paragrafo Misure di protezione dei manufatti all esterno dei contenitori (VI 5.5.) prescrive come esporre e come conservare le opere poste fuori dalle vetrine. PROIEZIONI DI AUDIOVISIVI Ambito VII - Rapporti del museo con il pubblico e relativi servizi. Il paragrafo Proiezioni di audiovisivi (VII ), indica come filmati ed audiovisivi possano essere integrati al percorso di visita come approfondimenti dei temi esposti o come parte di mostre temporanee. SEGNALETICA E PARCHEGGIO Ambito III - Strutture del museo. Nel Quadro esigenziale, il pubblico ha bisogno di una segnaletica, atta a far riconoscere l accesso al museo, e di aree di parcheggio. SERVIZI ACCESSORI Ambito VII - Rapporti del museo con il pubblico e relativi servizi. Tra i Servizi accessori vi sono: parcheggio, negozio, ristorazione, assistenza ed intrattenimento della prima infanzia. SERVIZI SPECIALI PER GLI UTENTI Ambito VII - Rapporti del museo con il pubblico e relativi servizi. Tra le dotazioni fisse ed i servizi essenziali vi sono i servizi speciali per gli utenti (servizio educativo, biblioteca e centro di documentazione, fototeca, laboratorio). SICUREZZA NEL MUSEO Ambito V - Sicurezza nel museo. La Sicurezza nel museo comprende diversi tipi di sicurezza. Sicurezza nell uso, che tratta delle numerose problematiche connesse con la destinazione d uso e con la fruizione degli insediamenti e degli immobili ; sicurezza anticrimine, relativa alla tutela del patrimonio culturale, con particolare riguardo ai beni mobili nei confronti di azioni dolose ; sicurezza in caso d incendio, secondo cui la sicurezza deve essere garantita anche in caso di un incendio che non si è potuto evitare. SISTEMI DI ALLESTIMENTO Ambito III - Strutture del museo. Per i Sistemi di allestimento, l esposizione richiederà la disponibilità di pannelli (autoportanti, scorrevoli, girevoli, con fissaggio al piede); di pareti attrezzate; di vetrine (addossate, inserite in parete, verticali, a tavolo) e di piedistalli, mensole, pedane. Arrivando all esigenze del pubblico, questo vorrà attrezzature idonee per la fruizione, per l educazione e per la consultazione (tavoli, banchi per la consultazione, sedie, poltrone) ed attrezzature didattiche per l educazione. SISTEMI DI CONTROLLO AMBIENTALE Ambito III - Strutture del museo. Per la parte relativa ai Sistemi di controllo ambientale della collezione, si richiedono impianti di ventilazione (controllo della purezza dell aria) centralizzati/locali; sistemi di disinfestazione e di disinfezione; impianti di riscaldamento (controllo della temperatura invernale) centralizzati/locali; impianti di raffrescamento (controllo della temperatura estiva) centralizzati/locali/per vetrine; impianti di umidificazione e di deumidificazione (controllo dell umidità relativa) centralizzati/locali/per vetrine. SISTEMI DI ILLUMINAMENTO Ambito III Strutture del museo. I Sistemi di illuminamento della collezione richiedono l illuminazione di aree esterne; di interni con luce naturale (diretta, indiretta, condotta) ed artificiale (generale, puntuale di accento, su vetrina). Per la funzionalità, indica filtri anti UV per la luce naturale; apparecchi illuminanti con sorgenti ad incandescenza (alogene etc.) e/o a scarica di gas (ioduri metallici, fluorescenti etc.). Prevede anche la presenza di apparecchi illuminanti con 90

90 filtri anti UV o anti IR, del tipo riflettore (a fascio largo/stretto, rifrattore, sagomatore). Per l esigenza della controllabilità si richiedono invece dispositivi schermanti (manuali o automatici) per il controllo della luce naturale e della radiazione solare ed anche dispositivi di controllo della luce artificiale (manuali, automatici, on/off, modulanti). SISTEMI DI TRASPORTO DEL PUBBLICO Ambito III - Strutture del museo. I Sistemi di trasporto del pubblico sono: ascensori, scale mobili, marciapiedi mobili ed elevatori per il superamento delle barriere architettoniche. Nel VII Ambito Rapporti del museo con il pubblico e relativi servizi, si prescrive che il museo deve risultare accessibile e fruibile in ogni sua parte pubblica alla totalità dei visitatori. Riguardo alle barriere architettoniche, si legge che l eliminazione delle barriere architettoniche in prossimità dell ingresso e dell uscita, nonché dei percorsi interni del museo, rientra fra le norme obbligatorie, previste dalla normativa vigente. STRUMENTI DI COMUNICAZIONE PRIMARIA OBBLIGATORIA Ambito VII - Rapporti del museo con il pubblico e relativi servizi. Tra le dotazioni fisse ed i servizi essenziali si trovano anche gli strumenti di comunicazione primaria obbligatoria (segnaletica esterna ed interna, identificazione delle opere). SUSSIDI ALLA VISITA Ambito VII - Rapporti del museo con il pubblico e relativi servizi. Nelle dotazioni fisse e nei servizi essenziali si individuano come sussidi alla visita: pannelli e schede mobili; guide brevi; cataloghi del museo; audioguide e visite guidate. UFFICI AMMINISTRATIVI Ambito III - Strutture del museo. Nel Quadro esigenziale, si individuano gli spazi e le strutture richiesti dalle esigenze della collezione, del personale e del pubblico. Tra quelli richiesti dal personale vi sono gli uffici amministrativi Matrice Scheda B Musei d interesse archeologico di qualità in edifici storici e/o singoli aspetti significativi Matrice Scheda B Musei d interesse archeologico di qualità in edifici storici e/o singoli aspetti significativi Regione Dati anagrafici - Nominativo - Tipologia (museo archeologico etc.) - Località - Provincia - Indirizzo - Parcheggio dedicato - Posizione del museo (centro storico/periferia, area rurale etc.) - Recapiti telefonici - - Sito web dedicato - Proprietà (pubblica, privata) 91

91 Matrice Scheda B - Musei d interesse archeologico di qualità in edifici storici e/o singoli aspetti significativi Dati anagrafici - Gestione (diretta, indiretta) Accessibilità - Fruibilità (aperto, aperto su richiesta, chiuso) - Ingresso (gratuito, a pagamento) - Accessibilità fisica: sistemi di trasporto del pubblico (ascensore, scala mobile, rampa, montascale etc.) - Accessibilità visiva (uso dei colori e dei contrasti, grandezza dei font, mappe tattili, percorsi tattili) - Assistenza specifica ai visitatori con disabilità fisiche, visive etc. Edificio storico - Edificio storico (architettura militare, architettura religiosa, palazzo pubblico, residenza privata, architettura industriale, su preesistenze archeologiche etc.) - Storia dell edificio (destinazioni d uso nel tempo, storia dei restauri etc.) Museo - Storia degli allestimenti museali nel tempo - Progetto museologico dell ultimo allestimento - Progetto museografico dell ultimo allestimento - Strutture del museo (accoglienza ed informazioni): biglietteria; guardaroba custodito; servizi igienici; spazi di sosta. - Strutture del museo (esposizione): aree espositive permanenti e temporanee per le opere - Strutture del museo (aree di servizio alle aree espositive): magazzini; [archivio]; laboratorio di restauro etc. - Strutture del museo (quadro esigenziale): uffici amministrativi - Sistemi di allestimento: pannelli; vetrine; pareti attrezzate; pedane; fissaggio a parete di opere fuori vetrina; [supporti per oggetti fuori vetrina]; [distanziatori]; sedute - Strumenti di comunicazione primaria obbligatoria: segnaletica esterna ed interna al museo; identificazione delle opere [didascalie] - Sussidi alla visita: pannelli, schede mobili, guide brevi, catalogo del museo, audioguide, visite guidate, [plastici, riproduzioni di oggetti/strumenti] - Servizi speciali per gli utenti: servizio educativo, biblioteca e centro di documentazione, fototeca, laboratorio [didattico], [sala convegni] - Servizi accessori: parcheggio, negozio [libreria-bookshop], caffetteria o ristorante, assistenza ed intrattenimento della prima infanzia - Supporti tecnologici: postazioni pc, video-installazioni, video proiezioni, diorami, accompagnamento sonoro etc. - Sistemi di illuminamento: luce naturale (diretta, indiretta, condotta) e luce artificiale. Luce artificiale: d accento, d ambiente; con apparecchi illuminanti con sorgenti ad incandescenza (alogene etc.), a scarica di gas (ioduri metallici, fluorescenti etc.) etc.; con filtri, con riflettori etc. - Sistemi di controllo ambientale: impianti di ventilazione, di riscaldamento, di raffrescamento, di umidificazione, di deumidificazione, di condizionamento dell aria; vetrine climatizzate con sistemi passivi etc. - Sicurezza del museo (ambientale, strutturale, nell uso, anticrimine, antincendio): telecamere, custodi, vigilanti, rilevatori antifumo, estintori, porte tagliafuoco, segnaletica con le vie di fuga, mappe con segnalazione delle vie di fuga, apparecchi illuminotecnici per l illuminazione di emergenza. Bibliografia, Allegati (fotografie, disegni etc.) 92

92 5.2 Elenco dei musei d interesse archeologico di qualità selezionati Si intende qui fornire un breve elenco riguardante alcuni musei d interesse archeologico di qualità selezionati. Le strutture museali presentano tutti i parametri richiesti dall indagine (edificio storico, equilibrio tra restauro ed operazione museografica, allestimento recente, accessibilità). Si è scelto di presentare queste realtà museali sempre seguendo una divisione regionale, secondo l ordine alfabetico delle città. Alla regione segue la località, la Provincia, il nominativo del museo e poi alcune informazioni importanti per la ricerca. Infatti, si specifica il tipo di edificio storico (residenza privata, edificio con funzione pubblica, architettura militare o religiosa o industriale etc.) in cui il museo è ospitato ed il tipo di proprietà (pubblica o privata) e si inseriscono alcune note riguardanti il progetto museografico (anno di allestimento e progettista). Infine, alla voce esempio, si segnala il motivo per cui il museo presentato è stato selezionato. Le fonti di riferimento non sono specificate e riguardano le direzioni dei singoli musei segnalati. ABRUZZO - Atri (TE) - Museo Archeologico Civico Capitolare De Galitiis - De Albentis - Tascini. Edificio storico - residenza privata ( 700): Palazzo De Galitiis De Albentiis Tascini. Proprietà: pubblica - comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2004; arch. Walter Pellegrini (CH). Esempio di: operazione museografica rispettosa dei volumi e degli spazi dell edificio storico moderno. ABRUZZO - Celano (AQ) - Museo Nazionale di Arte Sacra della Marsica. Edificio storico - architettura militare (XIV-XV sec.): Castello Piccolomini. Proprietà: pubblica - statale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 1992; progettazione e direzione lavori di arch. Antonello Garofalo e di arch. Renzo Mancini (SBSAE dell Abruzzo). Progetto museologico: dott.ssa Caterina Dalia. Esempio di: allestimento museale che dialoga con l architettura militare in cui è ospitata. BASILICATA - Venosa (PZ) - Museo Nazionale Archeologico. Edificio storico - architettura militare (1470): Castello di Pirro del Balzo. Proprietà: pubblica - statale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 1991; arch. Antonietta Groia (PZ) e prof. arch. Di Vito (PZ). Esempio di: allestimento suggestivo all interno di un architettura militare quattrocentesca. CALABRIA - Scolacium a Borgia (CZ) - Museo Archeologico del Parco Archeologico Villa Mazza. Edificio storico - residenza privata (anni ): Edificio privato del barone Mazza. Proprietà: pubblica - statale. Anno di allestimento ed autori del progetto museografico 2005; arch. Vincenzo Ammendolia (CZ) dott. Roberto Spadea (CZ). Esempio di museo archeologico allestito in un architettura di residenza privata degli anni CAMPANIA - Paestum (SA) - Museo Narrante del Santuario di Hera Argiva alla Foce del Sele. Edificio storico - architettura rurale (1930): Masseria Procuriali. Proprietà: pubblica - statale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: ; arch. Fabrizio Mangoni (NA) - arch. Adele Pezzulo con il progetto museologico dell archeologa Giovanna Greco. Esempio di allestimento multimediale, interattivo ed accessibile. 93

93 EMILIA ROMAGNA Cremona (CR) - Museo Archeologico di S.Lorenzo. Edificio storico - architettura religiosa (XIII sec.): Chiesa di S.Lorenzo. Proprietà: pubblica - comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2009; Giovanni Tortelli & Roberto Frassoni Architetti Associati (BS). Esempio di allestimento accessibile e rispettoso dell edificio storico, dove l operazione museografica delinea il percorso, utilizzando, come materiali, ferro cerato a vernice scura e pietra arenaria. EMILIA ROMAGNA - Bologna (BO) - Museo Civico Archeologico. Edificio storico - residenza privata (XV sec.): Palazzo Galvani. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: Sezione egiziana (1994) dello Studio Cuppini (BO) e dell arch. Stefano Piazzi (BO); le altre Sezioni (età preistorica, romana, etrusco-italica, greca) sono state riallestite dall arch. Stefano Piazzi nel 2005 (Sezione greca), nel 2007 (Sezione età preistorica), nel 2010 (Sezione età romana), mentre la Sezione etrusco-italica è in corso di allestimento. La Sezione Bologna gallica, riallestita nel 2003, non ha visto il progetto dell arch. Stefano Piazzi. Esempio di coesistenza della ratio espositiva ottocentesca e di quella contemporanea, dove l allestimento storico è valorizzato da un corretto progetto illuminotecnico. EMILIA ROMAGNA - Faenza (RA) Museo Internazionale delle Ceramiche. Edificio storico - architettura religiosa (1267): Convento di S.Maglorio. Proprietà: mista, pubblica-privata (Fondazione Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza). Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 1991 e 2004; arch. Rita Rava e arch. Claudio Piersanti (Faenza). Esempio di come il progetto illuminotecnico diventi protagonista nel progetto museografico. EMILIA ROMAGNA - Ferrara (FE) Museo Archeologico Nazionale. Edificio storico - residenza privata (XV sec.): Palazzo Ludovico il Moro. Proprietà: pubblica statale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: ampliamento del 2007; arch. Carla Di Francesco (FE). Esempio di corretta operazione museografica che rispetta le opere esposte e la fabbrica dell edificio storico. EMILIA ROMAGNA - Formigine (MO) - Museo e Centro di Documentazione del Castello. Edificio storico - architettura militare (1201): Castello. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2007; arch. Stefano Vandelli (MO) - Studio Azzurro (MI). Esempio di museo accessibile, multimediale e di rispettosa operazione museografica in un architettura militare. FRIULI VENEZIA GIULIA - S.Daniele del Friuli (UD) - Museo del Territorio - Sezione archeologica. Edificio storico - architettura religiosa ( 600): Convento di S.Domenico. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2004; dott.ssa Monica Peron. Esempio di allestimento con ricostruzioni grafiche, visibilità di supporti didattici, corretta illuminazione delle vetrine. FRIULI VENEZIA GIULIA - Cividale del Friuli (UD) - Museo Archeologico Nazionale - Mostra Longobarda. Edifico storico - con funzione pubblica ( , arch. Andrea Palladio): Palazzo dei Provveditori Veneti.. Proprietà: pubblica statale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 1990; Museo e Mostra Longobarda (mostra permanente) arch. Giovanni Avon (UD). Esempio di efficace mostra archeologica permanente all interno di un museo statale. 94

94 LAZIO - Fara in Sabina (RI) - Museo Archeologico Medievale dell Abbazia di Farfa. Edificio storico - architettura religiosa (V sec.d.c.): Abbazia di Farfa. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2004; scenografo Lele Luzzati. Esempio di dialogo multimediale tra un operazione museografica recente ed uno spazio conventuale. LAZIO - Priverno (LT) - Museo Medievale dell Abbazia di Fossanova. Edificio storico - architettura di servizio (foresteria XII sec., poi trasformata in stalla alla fine XIX sec.) annessa ad un ex architettura religiosa: Foresteria dell Abbazia di Fossanova. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2001; arch. Margherita Cancellieri (RM). Esempio di riuscita operazione museografica all interno di un edificio di architettura religiosa. LAZIO - Frascati (RM) - Museo Tuscolano. Edificio storico - architettura di servizio (scuderie, 600) annessa ad un architettura residenziale privata: Scuderie Aldobrandini. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2000; arch. Massimiliano Fuksas (RM). Esempio di dialogo tra allestimento innovativo, oggetti ed edificio storico. Esempio di museo che diviene polo culturale per eventi di arte, musica, spettacolo e convegni. LAZIO - Roma - Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps. Edificio storico - residenza privata (XV-XVII sec.): Palazzo Altemps. Proprietà: pubblica statale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: ; arch. Francesco Scoppola (RM). Esempio di raffinato allestimento che fa dialogare edificio storico ed opere esposte. LAZIO - Roma - Museo Nazionale Romano della Crypta Balbi. Edificio storico residenza privata su preesistenze archeologiche (teatro, 13 a.c.): Cortile porticato annesso al teatro di Balbo. Proprietà: pubblica statale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2000; arch. Maria Letizia Conforto (RM) - Studio grafico Inklink (FI). Esempio di accessibilità e di ricostruzioni grafiche che spiegano la complessità di un museo di archeologia urbana. LAZIO - Roma Centrale Giovanni Montemartini. Edificio storico - di architettura industriale (1913): Centrale elettrica Giovanni Montemartini. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 1997; arch. Francesco Stefanori (RM). Esempio di suggestivo dialogo fra un architettura industriale, reperti antichi ed allestimento. LAZIO - Pratica di Mare Pomezia (RM) Museo Archeologico Lavinium. Edificio storico - con funzione pubblica (presidio medico per distribuzione del chimino contro la malaria a inizio 900, poi altre destinazioni pubbliche fino al 2000 quando diviene caserma dei carabinieri). Edificio di Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2005; arch. Monica G. Sorti (RM). Esempio di accessibilità e di multimedialità in un piccolo museo comunale. 95

95 LIGURIA - Finale Ligure (SV) - Museo Archeologico del Finale. Edificio storico - architettura religiosa (1359): Convento domenicano di Santa Caterina. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: ; arch. Daniele Arobba arch. Roberto Grossi arch. Rossana Managlia. Esempio di un allestimento museale e di un percorso che si adattano agli spazi di un architettura religiosa. LIGURIA - Genova (GE) - Mu.Ma. Castello d Albertis. Museo delle Culture del Mondo. Edificio storico - residenza privata (neogotica): Castello d Albertis. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2004; prof. Massimo Chiappetta - ing. Luciano Grossi Bianchi arch. Roberto Melai (GE). Esempio di riuscito inserimento museografico in una casa museo. LIGURIA - Genova (GE) - Museo Diocesano. Edificio storico - residenza privata (seconda metà del XII sec.) annessa ad un architettura religiosa: Residenza dei Canonici di San Lorenzo. Proprietà: privata ecclesiastica. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2000; arch. Mario Semino arch. Giulio Sommariva (GE). In riallestimento il piano terra a cura dello Studio di Architettura di arch. Giovanni Tortelli arch. Roberto Frassoni (BS). Esempio di suggestiva e chiara esposizione archeologica all interno di un architettura religiosa. LIGURIA - Savona (SV) - Museo Storico Archeologico. Edificio storico - architettura militare (1542): Fortezza del Priamàr. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: ; arch. Guido Canali arch. Rita Lavagna arch. Carlo Varaldo. Esempio di inserimento di aree di scavo archeologico all interno del percorso museale e di dialogo fra edificio storico ed allestimento museale. Esempio di accessibilità visiva per non vedenti, tramite pannelli in braille, e per ipovedenti, tramite pannelli con sfondo nero o con caratteri ingranditi. LOMBARDIA - Brescia (BS) - Museo di S.Giulia. Edificio storico - architetture su preesistenze archeologiche (età romana) ed architetture religiose (età longobarda e rinascimentale): Complesso di S.Giulia. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: ; Giovanni Tortelli & Roberto Frassoni Architetti Associati (BS). Esempio di alta operazione museografica che rende leggibili i reperti e le complesse fabbriche, risalenti a diverse epoche storiche. MARCHE - Sassoferrato (AN) - Museo Civico. Edificio storico - con funzione pubblica (1335): Palazzo dei Priori. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2006; Studio Einaudi di Roma. Esempio di dialogo tra vecchio e nuovo linguaggio, tra i materiali tradizionali della fabbrica storica e quelli nuovi utilizzati dall intervento museografico. 96

96 MOLISE - Sepino - Località Altilia (CB) - Museo Archeologico di Saepinum. Edificio storico residenze private (XVIII sec.) su preesistenze archeologiche (età romana): Abitazioni rurali del XVIII sec. sui resti del teatro romano nel Parco Archeologico di Altilia. Proprietà: pubblica statale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2002; arch. Nadia Pontarelli arch. Domenico Vaccaro.. Esempio di museo che dialoga col parco archeologico in cui è inserito. PIEMONTE - Biella (BI) - Museo del Territorio Biellese Sezione Archeologica. Edificio storico - architettura religiosa ( 500): Chiostro di S.Sebastiano. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: ; arch. Mauro Vercellotti (BI).. Esempio di un attento restauro che ha reso leggibili i valori dell immensa fabbrica storica (circa mq). PIEMONTE - Alba (CN) - Civico Museo Archeologico. Edificio storico - architettura religiosa ( 800): Monastero della Maddalena, nei locali prospicienti il cortile. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2001; Ufficio Tecnico del Comune di Alba (CN) e Studio di architettura Gian Carlo Vischi (CN). Esempio di museo comunale attento al problema dell accessibilità. PIEMONTE - Courgné (TO) - Museo Archeologico dell Alto Canavese. Edificio storico - architettura industriale ( 800): Filanda della Manifattura. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2004; arch. Maria Teresa Noto dell Ufficio Tecnico del Comune di Courgnè (TO). Esempio di allestimento museale all interno di un edificio di architettura industriale. PIEMONTE - Torino (TO) - Museo delle Antichità Egizie. Edificio storico - con funzione pubblica (XVII secolo, arch. Guarino Guarini): Collegio dei Nobili. Proprietà: pubblica statale (con gestione privata a cura della Fondazione Museo delle Antichità Egizie). Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: in corso (con termine previsto a fine 2011); arch. Aimaro Oreglia d'isola. Esempio di nuova operazione museografica attenta alla distribuzione degli spazi. Lo Statuario è esempio di allestimento accessibile per non vedenti con un percorso tattile corredato da una guida in braille e da un audioguida. Si trova anche un percorso sonoro (Sentire i colori) per conoscere i colori della civiltà egizia. SARDEGNA -Nuoro(NU)-Museo Archeologico Nazionale. Edificio storico - residenza privata (casa padronale, inizio 800): Palazzo Asproni. Proprietà: pubblica statale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2002; arch. Michele Ciusa. Esempio di allestimento di un museo statale in una casa padronale di inizio 900. TOSCANA - Firenze (FI) - Museo Archeologico Nazionale. Edificio storico - residenza privata (1620): Palazzo della Crocetta e Corridoio Mediceo. Proprietà: pubblica statale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. Esempio di coesistenza della ratio espositiva ottocentesca e di quella della nuova museografia contemporanea. 97

97 TOSCANA - Siena (SI) - Museo Archeologico - Complesso museale di S.Maria della Scala. Edificio storico - con funzione pubblica (struttura ospedaliera, età medievale): Sotterranei di S.Maria della Scala. Proprietà: pubblica statale (con gestione comunale). Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2001; arch. Guido Canali (PR). Esempio di allestimento suggestivo di reperti in spazi sotterranei, dove i materiali poveri (legno e ferro) dell intervento museografico restano in sordina, rispetto ai reperti. TOSCANA - Castiglion Fiorentino (AR) - Museo Archeologico. Edificio storico - con funzione pubblica: Palazzo Pretorio. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: ; arch. Maurizio Cappelletti (AR). Esempio di museo civico con percorso ipogeo degli scavi (2004) accessibile e collegato alle altre sezioni espositive (2001). TOSCANA - Rosignano Marittimo (LI) - Museo Civico Archeologico. Edificio storico - con funzione pubblica ( 500): Palazzo Bombardieri. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autori del progetto museografico: 1996 (trasferimento del museo in Palazzo Bombardieri); arch. Michele Berti (LI) arch. Marco Todescato (LI) e Goppion S.p.a. (MI) per le vetrine. Esempio di allestimento museale attento alla comunicazione, che si avvale dell uso di colori diversi per contraddistinguere le diverse sezioni espositive. TOSCANA - Piombino (LI) - Museo Archeologico del Territorio. Edificio storico - con funzione pubblica (1807): Palazzo Nuovo. Proprietà: pubblica comunale (con gestione S.p.A. partecipata a totale capitale pubblico). Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2001/2004; arch. André Benaim (arch. francese con studio a Firenze). Principale polo espositivo dei Parchi della Val di Cornia, è esempio di allestimento suggestivo con ricostruzioni del paesaggio e degli ambienti antichi. TRENTINO ALTO ADIGE - Bolzano (BZ) - Museo Archeologico dell Alto Adige. Edificio storico - residenza privata: Edificio residenziale del centro storico. Proprietà: pubblica provinciale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 1998; arch. Silvano Taccus (BZ) - Gruppe Gut SNC (BZ). Esempio di allestimento archeologico in una caratteristica residenza privata del centro storico. TRENTINO ALTO ADIGE - Tirolo (BZ) - Sezione archeologica - Museo storico-culturale della provincia di Bolzano - Castel Tirolo. Edificio storico - architettura militare (XIII sec.): Castello. Proprietà: pubblica provinciale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2003; arch. Markus Scherer (BZ). Esempio di allestimento interattivo con video installazioni, ricostruzioni e modelli. TRENTINO ALTO ADIGE - Riva del Garda (TN) Sezione archeologica Museo Rocca. Edificio storico - architettura militare (XII sec.): Rocca. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2003 ed ampliata nel 2009; arch. Giovanni Marzari (RO). Esempio di operazione museografica che dialoga con l edificio storico della rocca, scenograficamente affacciata sul lago. 98

98 UMBRIA - Narni (TR) - Sezione archeologica - Museo Civico di Palazzo Eroli. Edificio storico - residenza privata (fine 600-inizio 700) su preesistenze archeologiche ( 200): Palazzo Eroli. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2008; Studio Associato di Terni (TR). Esempio di presenza forte e riconoscibile dell operazione museografica, che attraverso nuovi. materiali (metallo) e colori (rosso, arancione), guidano il visitatore nel percorso museale. UMBRIA - Deruta (PG) - Museo Regionale della Ceramica. Edificio storico - architettura religiosa: Convento di San Francesco. Proprietà: pubblica regionale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 1994; arch. Mario Manieri Elia (Roma). Esempio di deposito visitabile di reperti inserito all interno del percorso museale. VALLE D AOSTA - Aosta (AO) - Museo Archeologico Regionale. Edificio storico architettura religiosa ( 600) poi con funzione pubblica (1802) su preesistenze archeologiche (età romana): Convento della Visitazione ( 600) poi Caserma (1802), sorto sui resti di età romana della Porta Principalis Sinistra. Proprietà: pubblica regionale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2010; Studio Area dell arch. Ezio Bava (Santena AO). Su progetto museologico a cura della dott.ssa Maria Cristina Ronc, attuale Direttrice del museo. Esempio di museo totalmente accessibile sia all esterno che all interno, dove ogni sala dei due piani espositivi è raggiunta dall ascensore. L accessibilità inizia dal sito web, che fornisce preziose informazioni e contenuti, anche interattivi, sulle collezioni del museo. VENETO - Rovigo (RO) - Museo dei Grandi Fiumi. Edificio storico - architettura religiosa (XIII sec.): Monastero Olivetano di San Bartolomeo. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: 2001; scenografo Guido Ferrari (RO). Esempio di accessibilità e di comunicazione tramite la multimedialità. VENETO - Montebelluna (TV) - Museo di Storia Naturale e Archeologia. Edificio storico - residenza privata ( 700): Villa Biagi. Proprietà: pubblica comunale. Anno di allestimento ed autore del progetto museografico: in tre fasi ; arch. P. Manessi & arch. M. Rigoni, Studio Architetti Veneti di Bassano del Grappa (VI). Esempio di multimedialità e di accessibilità di un nuovo allestimento in un architettura privata settecentesca. 99

99 5.3 Alcuni musei d interesse archeologico di qualità I musei di qualità qui selezionati ed analizzati costituiscono solo una esigua parte di tutti i musei di qualità d interesse archeologico presenti in Italia ed elencati nel precedente paragrafo. Gli otto musei italiani qui analizzati sono stati oggetto di sopralluoghi e presentano aspetti particolarmente significativi, dal punto di vista del rapporto edificio storico-operazione museografica, da quello delle soluzioni espositive recenti e da quello dell accessibilità. Elementi che hanno costituito importanti momenti di riflessione per la stesura delle Linee guida (Capitolo 6). Questi musei saranno presentati attraverso le Schede B, secondo l ordine alfabetico delle Regioni e poi delle città in cui si trovano. EMILIA ROMAGNA - Bologna (BO) - Museo Civico Archeologico EMILIA ROMAGNA - Faenza (RA) - Museo Internazionale delle Ceramiche (MIC) EMILIA ROMAGNA - Ferrara (FE) - Museo Archeologico Nazionale EMILIA ROMAGNA - Formigine (MO) - Museo e Centro di Documentazione del Castello LOMBARDIA - Brescia (BS) Museo di Santa Giulia TOSCANA - Firenze (FI) - Museo Archeologico Nazionale TOSCANA - Siena (SI) - Complesso di S.Maria della Scala. Museo Archeologico VENETO - Rovigo (RO) - Museo dei Grandi Fiumi 100

100 5.3.1 Scheda B - EMILIA ROMAGNA - Bologna (BO) - Museo Civico Archeologico ESEMPIO DI: La storia del restauro dell edificio storico e quella degli allestimenti precedenti viene documentata nella Sala introduttiva della Sezione egiziana. Confronto tra la nuova museografia contemporanea (Sezione egiziana) ed esempi esistenti di museografia ottocentesca italiana (Sezione etrusca, Sala greca, Sala romana). Conservazione dell allestimento storico ottocentesco e sua valorizzazione tramite un corretto progetto illuminotecnico. Museo Civico Archeologico Bologna (BO) 101

101 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Bologna (BO) - Museo Civico Archeologico REGIONE Emilia Romagna. DATI ANAGRAFICI - Nominativo: Museo Civico Archeologico. - Tipologia: Museo archeologico. - Località: Bologna. - Provincia: BO. - Indirizzo: v. dell Archiginnasio n.2. - Posizione del museo: centro storico. - Segnaletica esterna al museo: presente. - Parcheggio dedicato: non presente. - Recapiti: Tel personali dei funzionari del museo. -Sito web dedicato:www.iperbole.bologna.it/museoarcheologico/ - Proprietà: pubblica - comunale. - Gestione: diretta. ACCESSIBILITA - Fruibilità: aperto. - Ingresso: gratuito. - Accessibilità fisica (sistemi di trasporto del pubblico): ascensore tra i vari piani. - Accessibilità visiva (attenzione all uso dei colori e dei contrasti; alla grandezza dei font): presente. - Assistenza specifica ai visitatori con disabilità fisiche, visive: su richiesta. EDIFICIO STORICO - Edificio storico (residenza privata del XV sec.): Palazzo Galvani. - Storia dell edificio: primo impianto del XV sec. con restauri e modifiche fino al Storia del restauro prima dell ultimo allestimento: per la Sezione egiziana, restauro e consolidamento del piano interrato a cura del Comune di Bologna, negli anni Nella Sezione dell età preistorica è stato inserito un tramezzo murario; tutte le altre sezioni del museo non sono state interessate da lavori di consolidamento o di restauro, ma solo da riallestimenti. MUSEO - Storia degli allestimenti museali nel tempo: Il museo è stato aperto al pubblico nel 1881, nella stessa sede odierna di Palazzo Galvani, esponendo raccolte di musei bolognesi preesistenti ed altre opere, oggetto di donazioni, di acquisti e di lasciti; oltre ai reperti rinvenuti in occasione di scavi archeologici locali. Oggi il museo espone queste collezioni archeologiche, che sono state donate al Comune. Sono Collezioni universitarie (scienziato Ulisse Aldrovandi del 500; Ferdinando Cospi del 600; Ferdinando Marsili e Papa Benedetto XIV del 700) e private (pittore Pelagio Pelagi dell 800 ed altri pittori minori). I diversi ordinamenti ed allestimenti che si sono succeduti hanno conservato la concezione della museografia ottocentesca per il gusto antiquario, che ancora oggi permane in diverse sale. Il museo si sviluppa su tre piani (piano interrato, piano terra e primo piano) ed ospita: al piano terra, Gipsoteca e Lapidario; al piano seminterrato, la Sezione egiziana; mentre al primo piano le altre sezioni. Queste sezioni sono: Sezione preistorica; Confronti preistorici; Verrucchio; Collezione greca; Sculture greche e romane; Collezione etrusco-italica; Collezione romana; Bologna etrusca; Bologna gallica ed, infine, Bologna romana. - Progetto museologico dell ultimo allestimento: dal 1994 al 2011, a cura delle diverse Direzioni del museo che si sono succedute nel tempo. Per esempio, per la Sezione egiziana, che rappresenta una delle sezioni più interessanti del museo, il progetto museologico è di Cristiana Morigi Govi, Direttrice del museo fino al

102 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Bologna (BO) - Museo Civico Archeologico MUSEO - Progetto museografico dell ultimo allestimento: la Sezione egiziana, inaugurata nel 1994, è dello Studio Cuppini (BO) e dell arch. Stefano Piazzi (BO). Le altre sezioni (età preistorica, romana, etrusco italica, greca) sono state riallestite dall arch. Stefano Piazzi nel 2005 (Sezione greca), nel 2007 (Sezione età preistorica) e nel 2010 (Sezione età romana), mentre la Sezione etrusco-italica è in corso di allestimento (2011). La Sezione Bologna gallica, riallestita nel 2003, non è stata curata dall arch. Stefano Piazzi. Una caratteristica dell allestimento della Sezione egiziana è quella di aver rispettato i volumi storici della fabbrica, utilizzando pareti attrezzate o vetrine od altri dispositivi per dividere gli spazi senza alterarli. In tutte le sezioni riallestite, poi, parte importante è affidata al sistema di illuminamento che spesso è l unico dispositivo adottato per valorizzare i reperti esposti. - Strutture del museo (accoglienza ed informazioni): biglietteria; servizi igienici; spazi di sosta. - Strutture del museo (esposizione): aree espositive permanenti e temporanee per le opere - Strutture del museo (aree di servizio alle aree espositive): magazzini. - Strutture del museo (quadro esigenziale): uffici amministrativi. - Sistemi di allestimento: pannelli; vetrine (lignee quelle storiche, con telaio in lamiera pressopiegata verniciata quelle nuove); pedane; fissaggio a parete di opere fuori vetrina; [supporti per oggetti fuori vetrina]; [distanziatori in plastica nella Sezione egiziana]; sedute (panche lignee nella Sezione preistorica). - Strumenti di comunicazione primaria obbligatoria: segnaletica esterna ed interna al museo; identificazione delle opere [didascalie]. - Sussidi alla visita: pannelli; schede mobili; guide brevi; catalogo del museo; audioguide; guidate. - Servizi speciali per gli utenti: servizio educativo; biblioteca archeologica specializzata; aula didattica. - Servizi accessori: negozio [libreria-bookshop]; presenti diversi bar nelle vicinanze del museo. - Supporti tecnologici: postazioni pc nella Sezione dedicata alla Collezione greca; video proiezioni nella Sezione dell età preistorica; sala video in Sezione egiziana. - Sistemi di illuminazione: luce naturale; luce artificiale d ambiente e d accento. L illuminazione interna alle vetrine è affidata, soprattutto, a lampade fluorescenti lineari, in alcuni casi anche a fibre ottiche (Sezione egiziana, vetrina coi papiri). - Sistemi di controllo ambientale: la Sezione egiziana ha un impianto di aerazione (controllo temperatura e umidità) e deumidificatori mobili che controllano ulteriormente la temperatura. Tutte le altre sezioni del museo e gli uffici sono al momento dotati solo di apparecchi mobili, in attesa di un adeguato impianto di aerazione. - Sicurezza del museo (ambientale, strutturale, nell uso, anticrimine, antincendio): telecamere; vigilanti; rilevatori antifumo; estintori; porte tagliafuoco; segnaletica con le vie di fuga; mappe con segnalazione delle vie di fuga; apparecchi illuminotecnici per l illuminazione di emergenza. BIBLIOGRAFIA - MORIGI GOVI C.- PERNIGOTTI S., Museo Civico Archeologico di Bologna. La collezione egiziana, Milano Guida al Museo Civico Archeologico di Bologna, MORIGI GOVI C. (a cura di), Compositori, Bologna Informazioni sul restauro e sugli allestimenti del museo fornite dalla Dott.ssa Daniela Picchi, attuale responsabile della Sezione egiziana del museo, Bologna Consulenza illuminotecnica: arch. Carolina De Camillis, Roma REFERENZE FOTOGRAFICHE - Planimetrie del museo dal sito web - Fotografie eseguite dalla sottoscritta in occasione del sopralluogo al museo dell 11 aprile

103 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Bologna (BO) - Museo Civico Archeologico Prospetto esterno di Palazzo Galvani con ingresso del museo da via dell Archiginnasio. 2. Corte interna con esposizione di reperti antichi. 3. La Biglietteria-Bookshop, occupando la parte centrale del piano terra del museo, vicino all ingresso, funge anche da snodo per le sezioni ospitate al piano interrato e al primo piano Planimetrie del museo che si sviluppa tra piano terra (4), dove si trova l ingresso, piano interrato (5) e primo piano (6). 104

104 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Bologna (BO) - Museo Civico Archeologico Sezione egiziana. Piano interrato Sala introduttiva (7). Pannelli a parete illustrano restauro dell edificio storico, vecchio allestimento ed allestimento attuale. Di seguito, la Sala video (8) con sedute e sistema di illuminazione su binari elettrificati b.v. con faretti per lampade alogene dicroiche e vetro diffusore sabbiato Lungo corridoio espositivo con totem introduttivo in metallo e vetro opaco serigrafato (9) e travi- stendardo in ferro e vetro sul lato destro che suddividono le epoche storiche lasciando aperta la visuale (11). Le vetrine a nastro vengono tagliate ortogonalmente da altre vetrine (10, 12). Telaio in lamiera pressopiegata verniciata e vetro, ripiani interni in vetro e un doppio sistema di illuminazione interna, dall alto e dal basso, a lampade fluorescenti lineari (13). Didascalie su consolle esterna (12, 13). L illuminazione d ambiente è data, invece, da faretti dicroici orientabili montati su sistema a cavi tesi a bassissima tensione (10, 12). Vicino, la corte vetrata (14), spazio polifunzionale destinato a mostre temporanee ed a conferenze La Sala scrittura e amuleti, divisa in due parti da una parete-vetrina (15), contiene vetrine con telaio in lamiera pressopiegata verniciata e vetro (15-16). L illuminazione è realizzata con lampade fluorescenti lineari per gli amuleti e, per ragioni conservative, a fibre ottiche per le pergamene. Sono presenti cassetti per contenere altri reperti. 17. Una vetrina a camera ricostruisce il contesto chiuso di un corredo funerario di epoca tarda. 105

105 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Bologna (BO) - Museo Civico Archeologico Sezione Bologna gallica. Illuminazione d ambiente con apparecchi a parete con lampade a scarica a vapori di alogenuri metallici. Illuminazione interna alle vetrine con lampade fluorescenti lineari alloggiate nella sommità Sezione preistorica. Una lunga sala espositiva (21) contiene video proiezioni che supportano le spiegazioni fornite dalle didascalie e dai pannelli didattici. Al centro della sala un sistema di pannelli-sedute offre anche una zona di sosta ai visitatori con panche lignee (21-22). Le alte vetrine, con telaio in lamiera pressopiegata a vernice grigia ed apertura a cerniera laterale, hanno ripiani in vetro ed illuminazione interna dall alto con apparecchi da incasso per lampade alogene con riflettore dicroico. Gli oggetti sono posti su supporti in plexiglas (24), mentre le didascalie sono posizionate a consolle lungo il lato lungo dei ripiani (24) Segnaletica interna al museo. Un particolare di pannelli movibili in supporto metallico che forniscono indicazioni circa la distribuzione delle sale (25) e la loro localizzazione (26). Sono pannelli bilingue. 106

106 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Bologna (BO) - Museo Civico Archeologico Sezione Bologna etrusca. Un immagine d epoca (27) mostra un utile confronto tra la situazione ottocentesca e quella attuale (28). L allestimento attuale ha conservato quello storico, valorizzando e rendendo meglio visibili i reperti tramite un progetto illuminotecnico. Si tratta di un illuminazione d ambiente con apparecchi montati sulle catene delle volte (28-29), che hanno lampade alogene lineari e pannelli diffusori bianchi (30) Collezione etrusco-italica. Un utile pannello didattico documenta l allestimento ottocentesco (31), che è stato conservato nelle vetrine-armadio di legno. L operazione museografica contemporanea ha inserito anche qui un nuovo impianto illuminotecnico che vede un illuminazione d ambiente con apparecchi a parete con lampade alogene (32). La sezione, in corso di riallestimento, vede l ammodernamento delle vetrine tramite l inserimento di vetri infrangibili (tramite una pellicola che riveste i vetri) e di apparecchi illuminotecnici interni, oltre alla sostituzione dei ripiani interni. 34. Nella Sezione romana si conserva l allestimento dal gusto antiquarium, illuminando i reperti all interno delle vetrine lignee con lampade fluorescenti lineari. La Sezione romana, così come quella della Collezione greca, è stata riallestita secondo i criteri museografici contemporanei, cioè rendendo infrangibili i vetri delle vetrine, inserendovi nuovi ripiani interni ed, infine, dotando le vetrine di un nuovo apparato illuminotecnico interno Nella Sala VI relativa alla Collezione greca, si trova un illuminazione d ambiente con plafoniere con lampade a scarica a vapori di alogenuri metallici ed un illuminazione interna alle vetrine con lampade fluorescenti lineari. 107

107 5.3.2 Scheda B - EMILIA ROMAGNA - Faenza (RA) - Museo Internazionale delle Ceramiche ESEMPIO DI: Importante progetto illuminotecnico inserito, fin dall inizio, in fase di progetto museografico. Museo che diviene un importante centro di studio, di mostre temporanee e di laboratori didattici sulla ceramica. Diverse tipologie di vetrine studiate per le sezioni e per i reperti. Operazione museografica rispettosa dell edificio storico. Museo Internazionale delle Ceramiche Faenza (RA) 108

108 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Faenza (RA) - Museo Internazionale delle Ceramiche) REGIONE: Emilia Romagna. DATI ANAGRAFICI - Nominativo: Museo Internazionale delle Ceramiche (MIC). - Tipologia: Museo della Ceramica. - Località: Faenza. - Provincia: RA. - Indirizzo: v.le Baccarini n Posizione del museo: centro storico. - Segnaletica esterna al museo: presente. - Parcheggio dedicato: non presente. - Recapiti: tel Sito web dedicato: - Proprietà: mista, pubblica-privata (Fondazione Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza). - Gestione: diretta (Fondazione Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza). ACCESSIBILITA - Fruibilità: aperto. - Ingresso: a pagamento. - Accessibilità fisica (sistemi di trasporto del pubblico): montascale all ingresso del museo, ascensore tra i vari piani, rampe nella Sezione Italia del Novecento). - Accessibilità visiva: da migliorare la grandezza dei font nelle didascalie. - Assistenza specifica ai visitatori con disabilità fisiche, visive: su richiesta. EDIFICIO STORICO - Edificio storico (architettura religiosa del 1267): Convento di San Maglorio. - Storia dell edificio: il convento viene fondato dal faentino fra Lorenzo, eremita e oblato camaldolese, nel L edificio seguirà diverse trasformazione, fino ad essere soppresso come ordine nel Storia del restauro: , lavori di demolizione delle superfetazioni dell ex convento e lavori di restauro, a cura dei due architetti faentini Rita Rava e Claudio Piersanti. MUSEO - Storia degli allestimenti museali nel tempo: nel 1912 primo allestimento del museo voluto dall allora direttore del museo Gaetano Ballardini; nel 1949 secondo allestimento del Museo voluto dallo stesso Ballardini; nel 1989 ultimo allestimento progettato degli architetti faentini Rava e Piersanti. - Progetto museologico dell ultimo allestimento: nel 1981 a cura del Dott. Gian Carlo Bojani (allora Direttore del museo) affida agli architetti R.Rava e C.Piersanti il progetto museografico. - Progetto museografico dell ultimo allestimento: nel 1989 a cura di arch. Rita Rava e di arch. Claudio Piersanti. Progetto vincitore del Premio IN/ARCH Un progetto basato sulla presenza della luce, naturale e artificiale, che domina in tutti gli spazi dell ex convento. Soluzioni museografiche diverse a seconda degli spazi, delle sezioni e dei reperti, ma tutti uniti dalla concezione di lasciare gli oggetti come veri protagonisti. - Strutture del museo (accoglienza ed informazioni): biglietteria; guardaroba custodito; servizi igienici; spazi di sosta. - Strutture del museo (esposizione): aree espositive permanenti e temporanee per le opere. - Strutture del museo (aree di servizio alle aree espositive): magazzini; [archivio]; laboratorio di restauro. 109

109 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Faenza (RA) - Museo Internazionale delle Ceramiche MUSEO - Strutture del museo (quadro esigenziale): uffici amministrativi. - Sistemi di allestimento: pannelli; vetrine; pedane; [supporti per oggetti fuori vetrina]; sedute. - Strumenti di comunicazione primaria obbligatoria: segnaletica esterna ed interna al museo; identificazione delle opere [didascalie]. - Sussidi alla visita: pannelli; schede mobili; guide brevi; catalogo del museo; audioguide; visite guidate. - Servizi speciali per gli utenti: servizio educativo; biblioteca e centro di documentazione; fototeca; laboratorio [didattico], [sala convegni]. - Servizi accessori: negozio [libreria-bookshop]. Sono presenti alcuni bar nelle vicinanze del museo. - Supporti tecnologici: postazioni pc. - Sistemi di illuminazione: di vario tipo a seconda delle vetrine, progetto dello Studio Via Bizzuno di Minerbio (BO). L illuminazione d ambiente delle sale è di vario tipo, a seconda dell architettura e delle esigenze delle sale espositive: con l impianto illuminotecnico alloggiato nel controsoffitto; con plafoniere che montano lampade alogene etc. L illuminazione interna delle vetrine varia secondo le esigenze e secondo le tipologie delle vetrine: a lampade fluorescenti lineari dall alto e dal basso e con apparecchi da incasso per lampade alogene dicroiche; con apparecchi da incasso per lampade alogene dicroiche alloggiate nella sommità; con lampade alogene a sensori etc. In alcuni casi, le vetrine non sono illuminate internamente, ma esternamente, tramite un sistema lineare a led su barra di acciaio che illumina dall alto l espositore. - Sistemi di controllo ambientale: L impianto di condizionamento è presente in alcune sale del museo, ma non viene utilizzato, a causa degli eccessivi costi di funzionamento. - Sicurezza del museo (ambientale, strutturale, nell uso, anticrimine, antincendio): telecamere; vigilanti; rilevatori antifumo; estintori; porte tagliafuoco; segnaletica con le vie di fuga; mappe con segnalazione delle vie di fuga; apparecchi illuminotecnici per l illuminazione di emergenza. BIBLIOGRAFIA - RAVA R. - PIERSANTI C., Un sogno un progetto un museo. Museo Internazionale delle ceramiche Faenza, Electa, Milano Informazioni sull allestimento del museo rilasciate dal dott. Gian Luigi Trerè, attuale responsabile dell Ufficio Mostre del museo, Faenza Consulenza illuminotecnica: arch. Carolina De Camillis, Roma REFERENZE FOTOGRAFICHE: - Planimetrie del museo dal dépliant in distribuzione al museo. - Fotografie d epoca (nn.41-42) da RAVA R.- PIERSANTI C., Un sogno un progetto un museo. Museo Internazionale delle ceramiche Faenza, Electa, Milano 1998, p Fotografie eseguite dalla sottoscritta in occasione del sopralluogo al museo del 20 giugno

110 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Faenza (RA) - Museo Internazionale delle Ceramiche Piano terra del museo: A-1-12 Sale Mostre temporanee Sale Collezioni permanenti Ingresso al museo Piano interrato del museo: 12A Sala Collezioni permanenti 41 Primo piano del museo: Sale Collezioni permanenti Il museo è all interno dell ex convento di S.Maglorio (1267). Il verde naturale domina nella facciata principale con l ingresso (37) e nella corte interna (38) Il museo si sviluppa su tre piani che ospitano collezioni permanenti, sale per mostre temporanee, un importante biblioteca specialistica ed un laboratorio di restauro della ceramica Al primo allestimento del 1912 del museo (41), secondo il gusto antiquarium dell epoca (41), segue un secondo allestimento del 1949 (42). L allestimento attuale risale al 1989, secondo il progetto degli architetti faentini R.Rava e C.Piersanti, su incarico del Comune di Faenza. Un progetto che vede il rispetto della fabbrica storica ed un importante progetto illuminotecnico inserito in fase di riallestimento museale, oltre all importanza dell illuminazione naturale. 111

111 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Faenza (RA) - Museo Internazionale delle Ceramiche Sala 2, Sezione età precolombiana. Un atmosfera particolare, di mistero, permea tutta la sezione. Vetrine posizionate a taglio attingono la luce naturale proveniente dalla corte interna, senza disturbare i reperti (44). Sono vetrine in telaio metallico a vernice nera (43) con consolle esterna, recante anche le immagini dei diversi reperti esposti (45). L illuminazione interna generale prevede lampade fluorescenti lineari dall alto e dal basso, mentre l illuminazione interna d accento è realizzata con apparecchi da incasso per lampade alogene con riflettore dicroico Sala 14, Sezione Novecento italiano. Domina la trasparenza e la luce naturale. Un esempio di pannello didattico di sala con logo del museo (MIC) e titolo della Sezione (46). Ceramiche esposte su panche metalliche (47) o in semplici vetrine (48). La luce naturale che entra dal caveau centrale invade tutto lo spazio (48). All occorrenza, vengono utilizzati anche sistemi oscuranti. 49. Sala 6, Sezione Maioliche faentine Un esempio di vetrina con semplice basamento metallico a vernice bianca e teca in vetro. L illuminazione è data da un sistema lineare a led su barra di acciaio che illumina dall alto. Didascalia su consolle esterna e ripiani interni in vetro. La vetrina è siliconata, per motivi di sicurezza Sala 13, Sezione Novecento faentino. In questa sala l impianto illuminotecnico è alloggiato nel controsoffitto (49) mentre, tra ceramiche su supporti metallici simili a panche, si trovano due vetrine in legno e profilo metallico contenenti alcune opere (50). L insieme costituisce l opera d arte contemporanea Vetrine archeologiche dell artista Alfonso Leoni. Opera vincitrice nel 1976 del 34 Concorso del Premio Faenza. 112

112 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Faenza (RA) - Museo Internazionale delle Ceramiche Primo piano, Sala 7, Maioliche faentine L ex corridoio del convento ospita diverse tipologie di vetrine e di illuminazione interna (52). Nelle vetrine a muro sporgenti, l illuminazione interna generale prevede lampade fluorescenti lineari, dall alto e dal basso, mentre l illuminazione interna d accento è realizzata con apparecchi da incasso, per lampade alogene con riflettore dicroico (53). Nelle vetrine a mensola il sistema illuminante è alloggiato solo nella sommità e si tratta di apparecchi da incasso per lampade alogene con riflettore dicroico (54-55). In entrambi i casi, i telai delle vetrine sono in lamiera pressopiegata a vernice bianca. 56. Primo piano, Bianchi di Faenza. La vetrina a maschera, di notevoli dimensioni, ha un grande impatto sulla sala, attirando a sé tutta l attenzione del visitatore. Il sistema di apertura è occultato, preservando i reperti da eventuali furti. 57. Primo piano, Sala Ceramiche faentine dell 800. Il nuovo allestimento del 2004 rispetta un orientamento museografico cronologico, topografico e storico-sistematico. Vetrine a cubo con lampade alogene a sensori consentono un notevole risparmio energetico. Esse presentano un sistema di apertura frontale con serratura a vista. 113

113 5.3.3 Scheda B - EMILIA ROMAGNA - Ferrara (FE) - Museo Archeologico Nazionale ESEMPIO DI: Operazione museografica rispettosa dell edificio storico. Il progetto illuminotecnico e le nuove vetrine hanno valorizzato la fruibilità delle opere. Museo Archeologico Nazionale Ferrara (FE) 114

114 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Ferrara (FE) - Museo Archeologico Nazionale REGIONE: Emilia Romagna. DATI ANAGRAFICI - Nominativo: Museo Archeologico Nazionale. - Tipologia: Museo archeologico. - Località: Ferrara. - Provincia: FE. - Indirizzo: v. XX settembre n Posizione del museo: Centro storico. - Segnaletica esterna al museo: presente. - Parcheggio dedicato: non presente. - Recapiti: tel Sito web dedicato: - Proprietà: pubblica - statale. - Gestione: Soprintendenza per i Beni Archeologici dell Emilia Romagna (SAERBO). ACCESSIBILITA - Fruibilità: aperto. - Ingresso: a pagamento. - Accessibilità fisica (sistemi di trasporto del pubblico): un montacarichi di accesso dal livello stradale alla biglietteria; un ascensore che permette l accesso al piano nobile e ai servizi igienici dedicati. - Accessibilità visiva: uso dei colori e dei contrasti; adeguata grandezza dei font. - Assistenza specifica ai visitatori con disabilità fisiche, visive: su richiesta. EDIFICIO STORICO - Edificio storico (residenza privata del 1504): Palazzo Costabili detto Palazzo di Ludovico il Moro, edificato nel 1504 su progetto dell arch. Biagio Rossetti (FE) per Antonio Costabili. - Storia dell edificio: il Museo Archeologico Nazionale fu istituito per accogliere i materiali recuperati dalla fine degli anni Venti del XX secolo dalla necropoli della città etrusca di Spina. L immobile fu acquisito allo Stato nel 1920 ed inaugurato nel 1935, divenendo anche sede degli Uffici territoriali della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell Emilia Romagna per la provincia di Ferrara. Il museo si compone attualmente di quindici sale, compreso il Salone d onore, o delle Carte geografiche, allestite in ordine diacronico con corredi della necropoli di Spina. - Storia del restauro: Negli anni , e cioè prima di divenire sede museale (1935), il palazzo ha subito pesanti interventi di restauro, tesi a riportare l edificio alla sua presunta veste originaria. Tra i restauri contemporanei, che interessano la fabbrica storica, si ricordano quelli degli anni Nel , grazie ai finanziamenti del Gioco del Lotto, sono state restaurate le nuove otto sale del piano nobile, inaugurate nel 2007; mentre altri restauri hanno permesso l inaugurazione nel 2007 dell Aula Costabiliana, affrescata a inizio 500 dal pittore ferrarese detto il Garofalo e, nel 2010, la riapertura del Giardino monumentale di gusto neo rinascimentale (1930). MUSEO - Storia degli allestimenti museali nel tempo: Al primo allestimento del 1935 ne seguono altri, fino a quello più recente del Progetto museologico dell ultimo allestimento: dott.ssa Fede Berti (ex Direttrice del museo). - Progetto museografico dell ultimo allestimento: 2007, aumento di oltre 500 mq espositivi in otto sale al piano nobile. Progetto museografico di arch. Carla Di Francesco, al 2007 Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell Emilia Romagna. Inoltre, nell estate del 2010 le sale numero I, II, VIII, IX e XII hanno subito ulteriori modifiche nell allestimento (vetrinistica ed illuminotecnica), al fine di rendere maggiormente fruibili le opere esposte. In corso di allestimento c è una seconda ala con progetto museografico dell arch. Francesco Scoppola (RM), progetto, al 2010, non ancora realizzato. 115

115 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Ferrara (FE) - Museo Archeologico Nazionale MUSEO - Strutture del museo (accoglienza ed informazioni): biglietteria; guardaroba custodito; servizi igienici; spazi di sosta. - Strutture del museo (esposizione): aree espositive permanenti per le opere. - Strutture del museo (aree di servizio alle aree espositive): magazzini; [archivio]. - Strutture del museo (quadro esigenziale): uffici amministrativi. - Sistemi di allestimento: pannelli; vetrine; sedute (poltroncine in materiale plastico di colore bianco). - Strumenti di comunicazione primaria obbligatoria: segnaletica esterna ed interna al museo; identificazione delle opere [didascalie]. - Sussidi alla visita: pannelli; schede mobili; guide brevi; catalogo del museo; visite guidate. - Servizi speciali per gli utenti: servizio educativo,; laboratorio [didattico]. - Servizi accessori: non presenti. - Supporti tecnologici: sala video. - Sistemi di illuminazione: luce naturale dalle finestre e luce artificiale. Luce artificiale con lampade fluorescenti lineari dietro schermi di metacrilato nella maggior parte delle vetrine; in alcune vetrine vi sono anche fibre ottiche; illuminazione d ambiente con apparecchi a parete con tre corpi illuminanti orientabili con una lampada grande a scarica di ioduri metallici e con due lampade piccole alogene a basso voltaggio (Targetti, sistema Mondial). Quest ultima non rappresenta un tipo di illuminazione d ambiente di qualità. - Sicurezza del museo (ambientale, strutturale, nell uso, anticrimine, antincendio): telecamere; custodi; vigilanti; rilevatori antifumo; estintori; porte tagliafuoco; segnaletica con le vie di fuga; mappe con segnalazione delle vie di fuga; apparecchi illuminotecnici per l illuminazione di emergenza. BIBLIOGRAFIA -Spina tra Archeologia e Storiain "Storia di Ferrara", BERTI F. - HARARI M. (a cura di), Corbo, Ferrara Consulenza illuminotecnica: arch. Carolina De Camillis, Roma Informazioni sul museo fornite dalla Dott.ssa Caterina Cornelio, attuale Direttrice del museo, Ferrara REFERENZE FOTOGRAFICHE - Fotografie effettuate dalla sottoscritta durante il sopralluogo al museo del 29 maggio Planimetria del museo da 116

116 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Ferrara (FE) - Museo Archeologico Nazionale Salone delle Carte Geografiche Accesso al museo dalla corte interna, tramite lo scalone monumentale 61 La nuova ala al piano nobile con otto sale espositive (oltre 500 mq) Il museo è all interno dell edificio storico rinascimentale di Palazzo Costabili detto di Palazzo Ludovico il Moro, progettato dall arch. Biagio Rossetti. Prospetto principale (58), corte interna (59) e scalone monumentale (60). 61. Planimetria del primo piano del museo con indicazione delle otto nuove sale espositive che mostrano reperti appartenenti ai corredi tombali della necropoli di Spina. Questa nuova ala, inaugurata nel 2007, si trova adiacente al Salone delle Carte Geografiche. Progetto museografico dell arch. Di Francesco Il restauro e l ultima operazione museografica hanno rispettato i valori storico artistici della fabbrica. Visibili camini (62), soffitti voltati (63) e soffitti a cassettoni (64), risalenti alle modifiche settecentesche. In particolare, nella Sala 12, il restauro ha deciso di non integrare le lacune e, in alcuni punti, di lasciare visibili i vari strati pittorici presenti nel soffitto a cassettoni (64). 117

117 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Ferrara (FE) - Museo Archeologico Nazionale Sala 1, primo piano. Vetrina con telaio in lamiera pressopiegata a vernice nera (65). Alcuni reperti sono posti su basamenti retro illuminato con lampade fluorescenti lineari (66). L illuminazione interna alle vetrine è affidata a lampade fluorescenti lineari poste dietro uno schermo di metacrilato (68), mentre le didascalie sono su una consolle esterna alla vetrina (67) Sala 11, primo piano. Una vetrina dalla forma diversa, ma delle stessa tipologia di quelle presenti nella maggior parte delle sale espositive. Sempre telaio in lamiera pressopiegata a vernice nera (69), illuminazione interna con lampade fluorescenti lineari dietro schermo di metacrilato (71) e supporti per le opere in plexiglas (70) Sala 13, primo piano. Vetrine con leggero profilo in ferro ed illuminazione interna a fibre ottiche. 118

118 5.3.4 Scheda B - EMILIA ROMAGNA Formigine (MO) - Museo e Centro di Documentazione del Castello ESEMPIO DI: Intervento esito di una stretta collaborazione tra progetto di restauro, progetto museologico e progetto museografico. Esempio di progetto di restauro di un monumento preceduto da una conoscenza propedeutica al restauro stesso, tramite la costituzione di una giornata di studi e di un comitato scientifico. Inserimento riuscito di un operazione museografica all interno di un edificio storico di architettura militare. Allestimento museale multimediale. La storia delle vicende di una comunità ruota attorno alle vicende del suo Castello, tramite una narrazione che parte da personaggi viventi e non, da testimonianze storiche e da reperti archeologici. Accessibilità virtuale tramite postazioni pc e video. Un espediente che rispetta la fabbrica e che supera l inaccessibilità dell architettura difensiva. Operazione museografica rispettosa dell edificio storico. Museo e Centro di Documentazione del Castello Formigine (MO) 119

119 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Formigine (MO) - Museo e Centro di Documentazione del Castello REGIONE: Emilia Romagna. DATI ANAGRAFICI - Nominativo: Museo e Centro di Documentazione del Castello di Formigine. - Tipologia: Museo archeologico. - Località: Formigine. - Provincia: MO. - Indirizzo: P.zza Calcagninini n.1 - Posizione del museo: centro storico. - Segnaletica esterna al museo: presente. - Parcheggio dedicato: non presente. - Recapiti: tel Sito web dedicato: - Proprietà: pubblica comunale. - Gestione: mista. Indiretta, tramite una Cooperativa privata, per il supporto didattico (visite guidate, laboratori didattici); diretta per la Direzione del museo, ad opera del Comune. ACCESSIBILITA - Fruibilità: aperto. - Ingresso: a pagamento. - Accessibilità fisica (sistemi di trasporto del pubblico): ascensore nel Palazzo Marchionale; rampe nelle sale dedicate alle mostre temporanee; passerelle, per accedere alla Rocchetta, dal Parco Archeologico interno. - Accessibilità visiva: sistemi multimediali. - Assistenza specifica ai visitatori con disabilità fisiche, visive: sala introduttiva multimediale con proiezione video e postazioni pc. EDIFICIO STORICO - Edificio storico (architettura militare del 1201): Castello. - Storia dell edificio: il Castello del 1201 è costituito dalla Rocchetta e dal Palazzo Marchionale. - Storia dell ultimo restauro: ad opera dell arch. Domenico Biondi e dell arch. Vincenzo Vandelli (Progettisti Associati Sassuolo - MO), tra il 1997 ed il L ultimo restauro è preceduto da un attenta conoscenza propedeutica al restauro stesso, dato dalla costituzione di una giornata di studi ( ) e di un comitato scientifico. Indagini storiche, rilievi, indagini chimico-fisiche, mappatura del degrado e sondaggi archeologici hanno preceduto il progetto di restauro. Un progetto di restauro che ha voluto rendere leggibili le fasi storiche fondamentali del complesso architettonico, occultato da precedenti interventi di restauro. Gli interventi principali si possono riassumere in: consolidamento degli impalcati; recupero delle antiche pavimentazioni esistenti e posa in opere di quelle nuove; recupero di scale e di passerelle; recupero delle murature esistenti; recupero delle tipologie costruttive, dei materiali e dei volumi originari degli spazi interni; recupero dei vani interrati; recupero di parte del parco interno come parco archeologico collegato al sistema dei fossati. Inoltre: rimozione degli intonaci cementizi più recenti ed incongrui e svelinatura di quelli antichi portando alla luce le antiche decorazioni superstiti. Accessibilità data da un ascensore e dalla creazioni di passerelle, oltre che dal ripristino di scale. Nuovi infissi esterni; nuovi impianti tecnologici (idrici, d illuminazione etc.). MUSEO - Storia degli allestimenti museali nel tempo: l unico allestimento è quello del Progetto museologico dell allestimento a cura di: dott. Sauro Gelichi (Università degli Studi Cà Foscari VE); della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell Emilia Romagna e del Comune di Formigine (MO). - Progetto museografico e multimediale: Studio Azzurro di Milano (2007). - Progetto illuminotecnico: arch. Domenico Biondi (Sassuolo MO). - Strutture del museo (accoglienza ed informazioni): biglietteria-bookshop; armadietti-guardaroba; servizi igienici. 120

120 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Formigine (MO) - Museo e Centro di Documentazione del Castello MUSEO - Strutture del museo (esposizione): aree espositive permanenti nel Castello; aree espositive temporanee nel Palazzo Marchionale. - Strutture del museo (aree di servizio alle aree espositive): magazzini. - Strutture del museo (quadro esigenziale): uffici amministrativi. - Sistemi di allestimento: pannelli; vetrine con telaio in lamiera di ferro; sistemi multimediali inseriti in tavoli, in armadi etc; panche lignee per le sedute. - Strumenti di comunicazione primaria obbligatoria: segnaletica esterna ed interna al museo; identificazione delle opere [didascalie] su supporto adesivo all interno delle vetrine. - Sussidi alla visita: pannelli; guide brevi; catalogo del museo; visite guidate; [plastico tridimensionale interattivo del castello]. - Servizi speciali per gli utenti: servizio educativo; centro di documentazione; laboratorio [didattico]; [sala convegni nel Palazzo Marchionale]. - Servizi accessori: negozio [libreria-bookshop]; caffetteria-ristorante in corso di allestimento. - Supporti tecnologici: postazioni pc; video-installazioni; video proiezioni; accompagnamento sonoro. - Sistemi di illuminazione: la luce naturale proveniente dalle finestre viene schermata da tende oscuranti in tessuto nero. La luce artificiale è data da faretti orientabili montati su binario a soffitto con lampade alogene PAR 30; da plafoniere a parete con lampade fluorescenti compatte; da lampade fluorescenti lineari all interno di vetrine ed, infine, da fibre ottiche all interno delle vetrine. - Sistemi di controllo ambientale: le vetrine non sono climatizzate, gel di silice ed igrometro sono solo nelle vetrine contenenti i metalli. L impianto di riscaldamento è di tipo tradizionale con serpentina ad acqua, in tutti gli ambienti, a parte le torri, che non sono riscaldate, ed il Corpo di Guardia, che dispone di pannelli radianti sotto il pavimento. Gli impianti di climatizzazione sono presenti solo in alcune zone del museo e sono autonomi. - Sicurezza del museo (ambientale, strutturale, nell uso, anticrimine, antincendio): telecamere; vigilanti; rilevatori antifumo; estintori; porte tagliafuoco; segnaletica con le vie di fuga; mappe con segnalazione delle vie di fuga; apparecchi illuminotecnici per l illuminazione di emergenza. BIBLIOGRAFIA - Informazioni sul restauro e sull allestimento del museo sono state rilasciate da: arch. Stefano Vandelli, dott.ssa Nicoletta Brigati (Direttice del museo al 2009), sig.ra Rossella Gavioli (Comune di Formigine), Formigine Il castello di Formigine. Archeologia, storia e restauro, VANDELLI V. (a cura di), Milano 2007, pp Il castello di Formigine. Il museo multimediale. Il tempo e lo spazio, STUDIO AZZURRO (a cura di), Milano Consulenza illuminotecnica dell arch. Carolina De Camillis, Roma REFERENZE FOTOGRAFICHE - Fotografie effettuate dalla sottoscritta durante due sopralluoghi al museo nel 2009 e nel Figure nn : dèpliant gratuito in distribuzione alla biglietteria del museo nel

121 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Formigine (MO) - Museo e Centro di Documentazione del Castello A B Castello (1201) A B A Palazzo Marchionale (bookshop-biglietteria, sale mostre temporanee, caffetteria in allestimento, C sala ricevimenti, sala matrimoni) B Rocchetta (spazi espositivi) 74 C Parco archeologico Ingresso al museo B A B1 A B2 B3 75 A1 Torre NE (3 piani) B1 Corpo di Guardia (2 piani) B2 Torre dell Orologio (4 piani) B3 Torre SE (3 piani) 74. Disegno ricostruttivo del Castello e del Parco archeologico interno. 75. Sezione del Castello, visto dal Parco archeologico interno, con Palazzo Marchionale (Torre di Nord Est) e Rocchetta (Corpo di Guardia, Torre dell Orologio e Torre di Sud Est). Nel Palazzo Marchionale si trovano: gli Uffici comunali di rappresentanza ed i servizi aggiuntivi del museo; a piano terra la biglietteria-bookshop e la sala di accoglienza; al primo piano la sala riunioni, la sala consiliare/sala conferenze e la sala matrimoni. Mentre, nella Torre di Nord Est si trovano sale di rappresentanza. Nella Rocchetta, all interno dei vari corpi di fabbrica, si trovano le sale espositive permanenti. 122

122 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Formigine (MO) - Museo e Centro di Documentazione del Castello Castello. Prospetto esterno su piazza Calcagnini. L architettura militare dell edificio si impone sulla città, dominandola. Il Castello ospita la Rocchetta e il Palazzo Marchionale. 77. Palazzo Marchionale. Prospetto esterno sul Parco Archeologico. Il Palazzo ospita a piano terra la biglietteria del museo, le sale per mostre temporanee; mentre al primo piano la sala per i matrimoni e la sala conferenze. 78. Parco archeologico interno. L area è stata interessata da scavi archeologici, i cui ritrovamenti sono stati lasciati in parte visibili. 79. Recinzione, in ferro e in cavi d acciaio, che delimita l area di scavo Rocchetta. Prospetto sul Parco Archeologico con rampa d accesso. 82. Particolare della rampa d accesso in legno con parapetto in ferro e cavi d acciaio. 123

123 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Formigine (MO) - Museo e Centro di Documentazione del Castello Palazzo Marchionale. Piano Terra. Biglietteria Bookshop (83-84). Un bancone ligneo che espone cataloghi e pubblicazioni del museo. L illuminazione d ambiente è data da apparecchi a parete con lampade fluorescenti compatte (85) Palazzo Marchionale. Piano Terra. Sala introduttiva con video proiezione (86), panche (87), armadiettiguardaroba (87) e postazioni pc (88). Questa sala didattica, grazie alla multimedialità, permette un accessibilità totale virtuale a tutti gli spazi espositivi del museo. Dai pc è possibile anche conoscere la storia di Formigine, del suo Castello ed, in particolare, quella del restauro, degli scavi archeologici e dell allestimento Palazzo Marchionale. Piano Terra. Sale per mostre temporanee (89-90), con rampe per il superamento di dislivelli (90) e predisposizione di uno spazio per caffetteria-ristorante al 2010 ancora in allestimento (91). Il piano superiore è raggiungibile anche tramite un ascensore (92). 124

124 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Formigine (MO) - Museo e Centro di Documentazione del Castello Rocchetta. Torre dell Orologio, piano terra. Stanza delle deposizioni. Un tavolo interattivo mostra alcuni racconti tratti da un registro delle deposizioni del 600 di Formigine. 94. Rocchetta. Torre dell Orologio, primo piano, Stanza della Pigna. La sala mostra gli affreschi rinvenuti a seguito dei lavori di restauro del Castello. Si è scelto un restauro che non integra le lacune pittoriche Rocchetta. Torre dell Orologio, secondo piano. Il Tavolo del Capitano e la vita quotidiana. Installazione interattiva e multimediale che mostra la vita del Capitano delle Guardie nel Medioevo (95-96). Vetrina a forma di tavolo con struttura in ferro (97) ed illuminazione interna a lampade fluorescenti lineari (98). Non compaiono didascalie. 125

125 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Formigine (MO) - Museo e Centro di Documentazione del Castello Rocchetta. Torre dell Orologio, terzo piano. Stanza dell orologio. Video proiezione a parete dell Orologio del Castello (99), vicino gli ingranaggi dell orologio storico e l orologio funzionante (100) Rocchetta. Corpo di Guardia, primo piano. Video proiezioni, su teli appesi al soffitto, narrano la storia del Castello e del suo restauro Rocchetta. Corpo di Guardia, primo piano. Sala col tavolo contenente il plastico interattivo del Castello Rocchetta. Corpo di Guardia, primo piano. Sala de I leggii e dell armadio vetrina. I leggii sono pc-scrigni, libri virtuali, postazioni interattive che il visitatore può interrogare ( ), mentre, dall armadio, cassetti ed ante nascondono oggetti e video proiezioni legati ad essi ( ). 126

126 Scheda B EMILIA ROMAGNA - Formigine (MO) - Museo e Centro di Documentazione del Castello Rocchetta. Torre Sud Est, piano terra. Stanza della Sepoltura. A terra, una video proiezione su una sepoltura rinvenuta nel parco archeologico del Castello (108), mentre in alcune vetrine sono esposti gli oggetti rinvenuti in questo contesto chiuso. Le vetrine sono a mensola, con telaio in ferro ed illuminazione interna a fibre ottiche (109). Ogni reperto viene focalizzato singolarmente, grazie alla maschera posta tra il vetro e il visitatore (110). All interno vi sono segna numeri in vetro e gli oggetti sono ingranditi tramite lenti (110) Rocchetta. Torre Sud Est, secondo piano. Tra video proiezioni proiettate a parete e su un telone al centro della sala (111), un altra tipologia di vetrina a mensola con struttura in ferro ed illuminazione interna con lampade fluorescenti lineari (112), la didascalia cartacea, unitaria per tutti i reperti esposti si trova ad un estremità della vetrina (113). Sul vetro della vetrina si trovano anche ricostruzioni grafiche dei reperti con lacune. La scelta del restauro archeologico è qui quella di suggerire la figura e la forma intera del reperto, senza presentarla materialmente. 127

127 5.3.5 Scheda B - LOMBARDIA - Brescia (BS) - Museo di Santa Giulia ESEMPIO DI: Intervento esito di una stretta collaborazione tra progetto museologico, progetto di restauro e progetto museografico. Coscienzioso inserimento di un operazione museografica all interno di un complesso monumentale dato da fabbriche storiche di diverse epoche. Chiarezza, semplicità e visibilità dell intervento museografico. Museo di Santa Giulia Brescia (BS) 128

128 Scheda B LOMBARDIA - Brescia (BS) - Museo di Santa Giulia REGIONE: Lombardia. DATI ANAGRAFICI - Nominativo: Museo di Santa Giulia. - Tipologia: Museo archeologico. - Località: Brescia. - Provincia: BS. - Indirizzo: v.musei, 81/B. - Posizione del museo: Cento storico. - Segnaletica esterna al museo: presente. - Parcheggio dedicato: non presente. - Recapiti: tel Sito web dedicato: - Proprietà: pubblica - comunale. - Gestione: Fondazione Brescia Musei. ACCESSIBILITA - Fruibilità: aperto. - Ingresso: a pagamento. - Accessibilità fisica (sistemi di trasporto del pubblico): ascensore, rampa. - Accessibilità visiva (uso dei colori e dei contrasti, adeguata grandezza dei font): presente. - Assistenza specifica ai visitatori con disabilità fisiche, visive: su richiesta. EDIFICIO STORICO - Edificio storico (architettura religiosa): Complesso di Santa Giulia, fondato nel 753 dalla regina Ansa, moglie di Desiderio, ultimo re dei Longobardi, include la chiesa carolingia di S.Salvatore; quella romanica di S.Maria in Solario (antico oratorio del monastero) e quella tardo rinascimentale di S.Giulia. - Storia dell edificio: il Comune di Brescia ha acquistato nel 1879, le tre chiese dell'antico monastero: San Salvatore, Santa Maria in Solario e Santa Giulia. Nel 1882, nella chiesa di Santa Giulia, e dunque nel complesso monastico di Santa Giulia, venne inaugurato il Museo dell'età Cristiana. - Storia del restauro: diversi restauri si succedettero nel corso del Novecento, per recuperare il Complesso di Santa Giulia, i cui ambienti erano stati gravemente danneggiati dall uso improprio come sede di caserme e di magazzini. Infine, a fine 900, il Comune di Brescia riuscì ad aprire ambienti e spazi espositivi, fino all inaugurazione nel 2003 della Domus dell'ortaglia del monastero di Santa Giulia. Notevoli lavori di restauro, dunque, tra il 1990 e il MUSEO - Storia degli allestimenti museali nel tempo: nel 1882 si inaugura il Museo dell Età Cristiana nella Chiesa di S.Giulia. Solo nel 1998 si crea il Museo di S.Giulia all interno del vastissimo comprensorio museale di S.Giulia. - Progetto museologico dell ultimo allestimento: il progetto museologico, firmato dai Civici Musei di Brescia, è preceduto da un approfondito studio del 1978 a cura del critico e storico d arte Andrea Emiliani (BO). Il museo, inaugurato nel 1998, si trova nel complesso di S.Giulia e ha le Sezioni storica-protostorica, romana, altomedievale, età del Comune e delle Signorie, età veneta e le Collezioni di arte applicata. Dal museo si accede alla Domus dell Ortaglia, un area archeologica (1000 mq) con due abitazioni romane che conservano resti delle strutture murarie e degli apparati decorativi originari. Il giardino antico è stato ricreato negli spazi esterni del Viridarium. - Progetto museografico dell ultimo allestimento: il progetto museografico è degli architetti Giovanni Tortelli e Roberto Frassoni (BS), con il progetto illuminotecnico di L.Pagano & A.Perversi Architetti Associati. La sinergia tra studi preliminari, progetto museologico e progetto museografico ha creato questo interessante museo, riconsegnando alla città il prezioso Complesso di Santa Giulia, leggibile in ogni sua stratificazione storica. 129

129 Scheda B LOMBARDIA - Brescia (BS) - Museo di Santa Giulia MUSEO - (Continua) Progetto museografico dell ultimo allestimento: L operazione museografica ha rispettato le fabbriche storiche, rendendosi riconoscibile tramite l utilizzo di un materiale povero locale, come la pietra di Sarnico, e l acciaio. Due segni che percorrono tutti gli spazi del museo, aiutando il visitatore a non perdersi nel lunghissimo percorso di visita. - Strutture del museo (accoglienza ed informazioni): biglietteria; guardaroba custodito; servizi igienici; spazi di sosta. - Strutture del museo (esposizione): aree espositive permanenti e temporanee per le opere. - Strutture del museo (aree di servizio alle aree espositive): magazzini; [archivio]; laboratorio di restauro etc. - Strutture del museo (quadro esigenziale): uffici amministrativi. - Sistemi di allestimento: pannelli; vetrine; pareti attrezzate; pedane; fissaggio a parete di opere fuori vetrina; [supporti per oggetti fuori vetrina]; [distanziatori]; sedute. - Strumenti di comunicazione primaria obbligatoria: segnaletica esterna ed interna al museo; identificazione delle opere [didascalie] - Sussidi alla visita: pannelli; schede mobili; guide brevi; catalogo del museo; visite guidate; [plastici]. - Servizi speciali per gli utenti: fototeca. - Servizi accessori: negozio [libreria-bookshop], caffetteria. - Supporti tecnologici: non presenti. - Sistemi di illuminazione: la luce naturale proveniente dalle finestre viene schermata da tende; la luce artificiale è di vario tipo. Nelle sale espositive predominano apparecchi con lampade alogene a riflettore dicroico provenienti da faretti mobili montati su binari b.v. e, per l illuminazione interna delle vetrine, le fibre ottiche. Nel museo vi è anche l illuminazione a parete a luce indiretta con apparecchi dimmerabili e lampade fluorescenti (apparecchi dotati anche di sistema di illuminazione di emergenza); l illuminazione a soffitto a luce diretta diffusa con apparecchi dimmerabili e lampade fluorescenti (apparecchi dotati anche di sistema di illuminazione di emergenza). - Sistemi di controllo ambientale: una parte del museo è dotata di impianti di climatizzazione del tipo misto aria/acqua con pannelli radianti a pavimento ad inversione stagionale e ventilconvettori. Recentemente è stato adottato un piano di riqualificazione degli impianti nelle aree destinate alle esposizioni temporanee, fruite da un pubblico molto numeroso. Piano che ha permesso di mantenere i valori di temperatura e di umidità entro gli standard normativi internazionali. - Sicurezza del museo (ambientale, strutturale, nell uso, anticrimine, antincendio). Come sistemi antintrusione: telecamere a circuito chiuso; contatti magnetici; rilevatori di spostamento a microonde; rilevatori passivi di spostamento a infrarosso; sensori acustici; sensori a vetro; custodi; vigilanti; guardia armata nella control room; custode. Come sistemi antincendio: rilevatori antifumo; estintori; porte tagliafuoco; segnaletica con le vie di fuga; mappe con segnalazione delle vie di fuga; apparecchi illuminotecnici per l illuminazione di emergenza. BIBLIOGRAFIA: - Musei d Italia. Touring 2009, Guide Cultura, Touring Club Italiano, Milano 2009, p Informazioni relative ai sistemi di controllo ambientale, all impianto illuminotecnico ed alla sicurezza del museo ricavate dalla Scheda Tecnica del Museo di Santa Giulia fornita dalla Direzione del museo nel REFERENZE FOTOGRAFICHE - Figg.118, : Santa Giulia Museo della Città, Progetto grafico Studio G&R Associati, dépliant gratuito in distribuzione al museo nel Fotografie effettuate dalla sottoscritta in occasione del sopralluogo al museo a dicembre

130 Scheda B LOMBARDIA - Brescia (BS) - Museo di Santa Giulia Sezione Storia del Monastero: E D C B B C Chiesa di S.Maria in Solario Basilica di S.Salvatore D Coro delle Monache E Chiesa di S.Giulia M 2 P-1 6 PT M T 7 T 7 P1 119 M 120 M Sezione L età preistorica e protostorica (P-1) 6 Sezione L età veneta (PT) 2 Sezione L età romana (P-1) 7 Collezionismo e Arti applicate (P1) 3 La Domus dell Ortaglia e il Viridarium (PT) M Sezione Storia del Monastero (PT, P1) 4 Sezione L età altomedievale: Longobardi e Carolingi (PT) T Sale per esposizioni temporanee (P1) 5 Sezione L età del Comune e delle Signorie (PT) Il museo è ospitato nel Complesso di Santa Giulia, monastero benedettino femminile, fondato nel 753 d.c. dal re longobardo Desiderio. Prospetto principale con l ingresso (114) e gli edifici di Santa Giulia, come la Chiesa tardo rinascimentale di Santa Giulia (115), la Chiesa romanica di S.Maria in Solario (antico oratorio del monastero), con la croce di Desiderio (116), e la Chiesa longobarda di San Salvatore (117). Un percorso chiamato Storia del Monastero, contraddistinto nel museo dal colore blu, percorre questi spazi (118) Disegno ricostruttivo con gli edifici che formano il Complesso di Santa Giulia, presente nella Sezione Il Monastero Planimetrie con la distribuzione delle sale del museo a piano interrato, piano terra e primo piano. Al piano interrato L età romana e Preistoria e Protostoria; a piano terra Il Monastero, L età romana, L età altomedievale, Longobardi e Carolingi, L età del Comune e delle Signorie, L età veneta. Infine, al primo piano La storia del Monastero. 131

131 Scheda B LOMBARDIA - Brescia (BS) - Museo di Santa Giulia La biglietteria del museo (123) con sedute per i visitatori (123) Ingresso alle collezioni permanenti del museo. Una maschera in acciaio a vernice blu attira l attenzione del visitatore verso le sale espositive Pannelli interni al museo, a parete su supporto di ferro. Segnaletica interna (125), mappa con l indicazione della sala in cui ci si trova (126) e pannello riassuntivo con i nominativi degli autori dell ultimo progetto museologico e museografico (127). Posto nella prima sala della sezione Il Monastero, costituisce un supporto fondamentale per far conoscere la storia dei lavori Pannello di sala presente della Sezione Il Monastero che illustra, con colori diversi, le sezioni del museo Caffetteria del museo. Situata al primo piano, gode dalla terrazza di un piacevole panorama. 132

132 Scheda B LOMBARDIA - Brescia (BS) - Museo di Santa Giulia Sezione Il Monastero. Pareti in acciaio a vernice blu creano quinte che suddividono lo spazio senza alterarlo (131). Appesi a parete, con grappe, bassorilievi illuminati dall alto con lampade alogene con riflettore dicroico provenienti da faretti mobili montati su binari b.v. (131). La luce naturale filtra da finestre schermate con apposite tende a rullo (132). Una serie di colonne è esposta su un basamento di pietra locale di Sarnico (132), mentre a parete si trovano le relative didascalie su supporto metallico ed, a fianco, un apertura che mette in collegamento la sala con l esterno, facendo entrare un fascio luminoso (133) Sezione Età preistorica e protostorica. Un pannello in acciaio introduce alla sezione, senza tagliare il volume del corridoio voltato (135). Una vetrina ad incasso, con struttura in acciaio, supporti interni e segna numeri in pietra di Sarnico (136), presenta un illuminazione interna a fibre ottiche ed una didascalia interna a consolle (137) Sezione Età altomedievale: Longobardi e Carolingi. Continuano vetrine con struttura in acciaio, illuminazione interna a fibre ottiche e supporti in pietra di Sarnico. Didascalie interne su consolle. 133

133 Scheda B LOMBARDIA - Brescia (BS) - Museo di Santa Giulia Sezione L età romana. Il territorio. Veduta della sala e particolare di una pedana in pietra di Sarnico che ospita reperti di età romana ( ). L illuminazione d ambiente è affidata a lampade alogene con riflettore dicroico provenienti da faretti mobili montati su binari b.v. (141). Una vetrina presenta anche qui, telaio in acciaio ed illuminazione interna a fibre ottiche (142). Particolari supporti sono stati studiati per esporre anfore di età romana. Scenografico è il taglio di luce naturale che entra dalla finestra e colpisce i reperti ( ) Sezione L età romana. La Domus dell Ortaglia. Ultima operazione museografica ( ) che ha creato una grande teca espositiva (6000 mq). Si trova immersa nella semi oscurità ed è contrastata dal controluce proveniente dalla vetrata che affaccia sul parco archeologico. Si crea un dialogo tra interno ed esterno (145, 147). Completano l allestimento una passerella sopraelevata in profilo metallico e pietra di Sarnico (146) ed un illuminazione artificiale dall alto, con lampade alogene a riflettore dicroico provenienti da faretti mobili montati su binari b.v. (148). 134

134 5.3.6 Scheda B - TOSCANA - Firenze (FI) - Museo Archeologico Nazionale ESEMPIO DI: Coesistenza della ratio espositiva ottocentesca e di quella della nuova museografia contemporanea. La nuova operazione museografica punta su nuove vetrine, su totem e su un accurato sistema illuminotecnico per valorizzare i reperti già esposti. Museo Archeologico Nazionale Firenze (FI) 135

135 Scheda B TOSCANA - Firenze (FI) - Museo Archeologico Nazionale REGIONE: Toscana. DATI ANAGRAFICI - Nominativo: Museo Archeologico Nazionale. - Tipologia: Museo archeologico. - Località: Firenze. - Provincia: FI. - Indirizzo: v.della Colonna n.38, con ingresso al museo da p.zza SS.Annunziata. - Posizione del museo: Centro storico. - Segnaletica esterna al museo: presente. - Parcheggio dedicato: non presente. - Recapiti: tel non presente. -Sito web dedicato:www.firenzemusei.it/archeologico/museo.html - Proprietà: pubblica statale. - Gestione: diretta Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. ACCESSIBILITA - Fruibilità: aperto. - Ingresso: a pagamento. - Accessibilità fisica (sistemi di trasporto del pubblico): ascensore; montascale. - Accessibilità visiva: uso dei colori e dei contrasti; adeguata grandezza dei font. - Assistenza specifica ai visitatori con disabilità fisiche, visive: su richiesta. EDIFICIO STORICO - Edificio storico (residenza privata del 1620): Palazzo della Crocetta (1620) e Corridoio Mediceo (1620). - Storia dell edificio: Il Palazzo della Crocetta è stato costruito nel 1620 dall arch. Giulio Parigi come residenza privata per la Principessa Maria Maddalena d Austria, sorella di Cosimo II. Il Corridoio Mediceo, coevo al Palazzo, era nato per permettere alla Principessa Maddalena, disabile, di assistere alle funzioni religiose della Chiesa della SS. Annunziata. - Storia del restauro: Il Palazzo della Crocetta subisce diversi restauri, tra questi si menzionano quelli che anticipano la riconversione della fabbrica a sede museale (1879) o all inserimento di nuove operazioni museografiche (1897). Altri ingenti restauri sono quelli posti tra la fine della seconda guerra mondiale e la riapertura del museo nel 1950 e, poi, ancora, quello successivo ai danni prodotti dall alluvione dell Arno del Alluvione che devastò il piano terra del museo. MUSEO - Storia degli allestimenti museali nel tempo: Il museo si formò riunendo raccolte d arte antica, medicee e lorenesi, originariamente conservate alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Istituito nel 1870, nell ex Convento delle monache di Foligno situato in via Faenza, il museo fu collocato nella sede attuale di Palazzo della Crocetta nel 1879, con la Raccolta egiziana e con la Raccolta etrusca. Nello stesso anno, con l aggiunta della Collezione glittica e del Medagliere, diviene Regio Museo Archeologico. Il museo si ampliò con la creazione, nel 1897, del Museo Topografico d Etruria. Trasformato e riaperto, dopo i danni causati della seconda guerra mondiale; nel 1950 venne nuovamente chiuso, a causa dell alluvione dell Arno del 1966, che devastò il piano terra (Museo Topografico dell Etruria). Se al 1974 era ancora in corso il restauro delle opere alluvionate ed era ancora chiuso il piano terra del museo, finalmente negli anni 1980 si è riorganizzato il museo, riallestendo le sale espositive e riaprendo la Sezione topografica. - Progetto museologico dell ultimo allestimento: la Raccolta egiziana e la Raccolta etrusca, di fine 800, si trovano al primo piano del Palazzo della Crocetta; mentre al secondo piano del Palazzo (sale 2-16) si trovano reperti appartenenti all Etruria, all Età del Ferro, all Ellenismo, al mondo greco, al Rinascimento. Sono tutti oggetti relativi alle Collezioni medicee-granducali, acquistate dallo Stato unitario ed aumentate nel corso del tempo. 136

136 Scheda B TOSCANA - Firenze (FI) - Museo Archeologico Nazionale MUSEO - Progetto museologico dell ultimo allestimento: Attualmente il museo presenta a piano terra una parte dedicata alle mostre temporanee (sale a piano terra dell ex Museo Topografico d Etruria); mentre al primo ed al secondo piano sale dedicate alle collezioni permanenti. Al primo piano: Museo ex Topografico d Etruria; Collezione glittica e Collezione numismatica (ex Corridoio Mediceo); Sezione egizia e Sezione etrusca. Al secondo piano, invece, le Sale Etruria - Magna Grecia (Sale 2-7); quelle Mondo greco - Bronzi tardo-antichi (Sale 10-17) ed, infine, il Corridoio con i Ritratti imperiali - Roma (Sala 9). Il materiale glittico e quello numismatico si trovano nel Corridoio Mediceo, mentre le mostre temporanee si svolgono a piano terra nelle sale dell ex Museo Topografico d Etruria. - Progetto museografico dell ultimo allestimento: attualmente il museo si snoda su tre piani espositivi all interno del Palazzo della Crocetta, il cui secondo piano ha subito il recente riallestimento (Sale 2-16 oggetto d interesse), nel Corridoio Mediceo, mentre le mostre temporanee sono ospitate nelle sale a piano terra dell ex Museo Topografico d Etruria. Progetto realizzato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. E stato presentato un progetto di restauro e di riattivazione della testata su p.zza SS. Annunziata redatto dalla dott.ssa F. Lo Schiavo, dalla dott.ssa G.C.Cianferoni (Direttrice del museo al 2010) e dall arch. L.Cuniglio (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana). Progetto che vede: al piano interrato, deposito archeologico e sala conferenze; al piano terra ingresso, biglietteria-bookshop e biblioteca; mentre al primo ed al secondo piano le sale con le collezioni permanenti. Progetto al 2010 non ancora realizzato. - Strutture del museo (accoglienza ed informazioni): biglietteria; guardaroba custodito; servizi igienici; spazi di sosta. - Strutture del museo (esposizione): aree espositive permanenti su due piani nel Palazzo della Crocetta: aree per mostre temporanee nell ex Museo Topografico d Etruria. - Strutture del museo (aree di servizio alle aree espositive): magazzini; [archivio]; laboratorio di restauro. - Strutture del museo (quadro esigenziale): uffici amministrativi. - Sistemi di allestimento: pannelli; vetrine; pedane; fissaggio a parete di opere fuori vetrina; [supporti per oggetti fuori vetrina]; [distanziatori]; sedute. - Strumenti di comunicazione primaria obbligatoria: segnaletica esterna ed interna al museo; identificazione delle opere [didascalie]. - Sussidi alla visita: pannelli; schede mobili cartacee; guide brevi; catalogo del museo; audioguide; visite guidate. - Servizi speciali per gli utenti: servizio educativo; laboratorio [didattico]. - Servizi accessori: negozio [libreria-bookshop]; sala convegni. - Supporti tecnologici: non presenti. - Sistemi di illuminazione: la luce naturale proveniente dalle finestre è schermata; l illuminazione artificiale d accento è data da apparecchi, con lampade alogene, montati su binari a soffitto; l illuminazione interna delle vetrine è data da lampade fluorescenti lineari. - Sicurezza del museo (ambientale, strutturale, nell uso, anticrimine, antincendio): telecamere; custodi; vigilanti; rilevatori antifumo; estintori; porte tagliafuoco; segnaletica con le vie di fuga; mappe con segnalazione delle vie di fuga; apparecchi illuminotecnici per l illuminazione di emergenza. BIBLIOGRAFIA - Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Sillabe, Livorno Consulenza illuminotecnica dell arch. Carolina De Camillis, Roma Informazioni sul museo fornite dalla Dott.ssa Giuseppina Carlotta Cianferoni, attuale Direttrice del museo, Firenze REFERENZE FOTOGRAFICHE - Fotografie effettuate dalla sottoscritta in occasione del sopralluogo al museo nel

137 Scheda B TOSCANA - Firenze (FI) - Museo Archeologico Nazionale p.zza SS.Annunziata 149 A via Laura A Ingresso da p.zza SS.Annunziata B Salone del Nicchio C Museo ex Topografico - Sala mostre temporanee C B giardino PIANO TERRA via della Colonna F E Museo ex Topografico G Corridoio Mediceo D H Sezione egizia G F Sezione etrusca F PRIMO PIANO H I Etruria-Magna Grecia (Sale 2-7) L M Mondo grecobronzi tardo-antichi (Sale 10-17) N Corridoio: Ritratti imperialiroma (Sala 9) H I SECONDO PIANO M N L Il museo è ospitato all interno di alcuni edifici storici del 600: Palazzo della Crocetta (residenza privata della sorella di Cosimo II) e Corridoio Mediceo, che collegava il Palazzo alla Chiesa della SS.Annunziata. Qui la veduta su piazza della SS.Annunziata, dove si trova l ingresso al museo L ingresso al museo presenta un atrio con pareti intonacate di un rosso acceso, che attira i visitatori Un esempio di pannello che descrive il nuovo progetto di allestimento presentato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, che rivedrà l organizzazione degli spazi. Si tratta di un progetto di restauro e di riattivazione della testata su p.zza SS.Annunziata redatto dalla dott.ssa F. Lo Schiavo, dalla dott.ssa G.C.Cianferoni e dall arch.l.cuniglio (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana). Al piano interrato si troveranno il deposito archeologico e la sala conferenze; al piano terra l ingresso, la biglietteriabookshop e la biblioteca; mentre al primo e al secondo piano ci saranno le sale con le collezioni permanenti Planimetrie del museo del piano terra, del primo piano e del secondo piano. Il secondo piano di Palazzo della Crocetta ha un recente riallestimento curato della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. 138

138 Scheda B TOSCANA - Firenze (FI) - Museo Archeologico Nazionale Sezione egiziana. Questa sala è l unica del museo ad aver conservato il precedente allestimento ottocentesco, che sarà rinnovato secondo l intenzione della Direzione del museo. Non sono stati inseriti impianti di illuminazione e l aspetto è quella di una sezione chiusa Sala 3, Sezione Pescia romana. Totem con indicazione del numero e del nominativo della sala espositiva. Una base in ferro ospita un pannello in forex. Nella sala, una grande vetrina a parallelepipedo quadrato con leggero telaio metallico, ospita diversi reperti, prendendo l illuminazione dall esterno (156). Un altra vetrina, che rappresenta la tipologia più diffusa nel museo, presenta telaio in lamiera pressopiegata a vernice nera ed una doppia illuminazione interna con lampade fluorescenti lineari dietro schermi di metacrilato (157) Sala 2. Esempio di didascalia interna alla vetrina con supporto in plexiglas e cartoncino Sala 9. Esempio di ripiani in vetro all interno di una vetrina Sala 6, Sezione italica. Esempio di oggetti ospitati su supporti in metacrilato all interno di una vetrina. 139

139 Scheda B TOSCANA - Firenze (FI) - Museo Archeologico Nazionale Palazzo della Crocetta, secondo piano, Sala X, Scultura etrusca in pietra. Il riallestimento recente ( ), a cura della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, ha conservato l allestimento storico (161), limitando solo il numero delle opere esposte e progettando un efficace impianto illuminotecnico con apparecchi a parete con lampade alogene (164). Intervento che valorizza le opere rendendole visibili. Una luce morbida ed avvolgente illumina i reperti quasi a giorno, come se fossero illuminati dalla luce naturale. 140

140 5.3.7 Scheda B - TOSCANA - Siena (SI) - Complesso di S.Maria della Scala Museo Archeologico ESEMPIO DI: Incisiva ed essenziale operazione museografica all interno di un suggestivo percorso sotterraneo. L intervento museografico, utilizzando materiali poveri e discreti (ferro e legno), lascia dominare i caratteri dell edificio storico e i reperti. Prevalenza degli insiemi e dei contesti rispetto ai singoli reperti. Operazione museografica rispettosa dell edificio storico. Labirintica complessità ricucita in modo omogeneo e funzionale. Museo Archeologico - Complesso di S.Maria della Scala Siena (SI) 141

141 Scheda B TOSCANA - Siena (SI) - Complesso di S.Maria della Scala Museo Archeologico REGIONE: Toscana. DATI ANAGRAFICI - Nominativo: Complesso di S.Maria della Scala Museo Archeologico. - Tipologia: Museo archeologico. - Località: Siena. - Provincia: SI. - Indirizzo: P.zza Duomo n.1. - Posizione del museo: Centro storico. - Segnaletica esterna al museo: presente. - Parcheggio dedicato: non presente. - Recapiti: tel Sito web dedicato: - Proprietà: pubblica statale. - Gestione: indiretta - comunale ACCESSIBILITA - Fruibilità: aperto. - Ingresso: a pagamento. - Accessibilità fisica (sistemi di trasporto del pubblico): ascensore, rampe, montascale. - Accessibilità visiva: uso dei colori e dei contrasti; adeguata grandezza dei font. - Assistenza specifica ai visitatori con disabilità fisiche, visive: su richiesta. EDIFICIO STORICO - Edificio storico (con funzione pubblica - ospedale pubblico di età medievale): sotterranei del Complesso di Santa Maria della Scala, ex Spedale medievale. - Storia dell edificio (destinazioni d uso nel tempo, storia dei restauri): lo Spedale di S.Maria della Scala sorse in epoca medievale, di fronte al duomo, per opera dei canonici del duomo. Ancora oggi, la fabbrica conserva all'esterno i caratteri architettonici di fine '200 - inizio ' Storia del restauro: il restauro dei sotterranei dello Spedale di S.Maria della Scala iniziò nel 1998, grazie al finanziamento derivato dai fondi della Legge n.270/1997 (Grande Giubileo del 2000), a cura dell arch. parmense Guido Canali, vincitore del concorso per il restauro e per la rifunzionalizzazione a museo del Complesso. Un restauro molto complesso, 2000 mq nel tufo, che custodivano una città (cunicoli, strade e magazzini medievali di servizio allo Spedale; architetture successive del XIV-XV sec. etc.) dentro la città (Siena). Un restauro esito del lavoro e dello studio svolto in collaborazione con la Direzione del museo, con il Comune, con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, con il Dipartimento di Archeologia dell Università di Siena e con altri soggetti. MUSEO - Storia degli allestimenti museali nel tempo: il Museo Archeologico nasce nel 1933 come Antiquarium Comunale, grazie all archeologo senese Ranuccio Bianchi Bandinelli. Sempre grazie a Bianchi Bandinelli, nel 1941 venne creato, presso l'istituto d'arte di v. della Sapienza n.3, il Museo Archeologico Nazionale, per raccogliere i reperti archeologici rinvenuti nel territorio senese. Nel 1993, il Museo Archeologico venne spostato, ed inaugurato, a Palazzo Squarcialupi (ala del Complesso di S.Maria della Scala, su p.zza Duomo), dove rimase fino al A marzo 2001 il museo venne poi trasferito nei sotterrai dello Spedale medievale della città (S.Maria della Scala). Dal 2001, il Complesso, oltre al Museo Archeologico, ospita il museo d Arte per Bambini, la Biblioteca Fototeca d Arte di Giuliano Briganti e spazi per mostre temporanee e convegni. - Progetto museologico dell ultimo allestimento (sotterranei dello Spedale): dott.ssa Giuseppina Carlotta Cianferoni (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana), dott. Enrico Toti (Direzione del museo) e dott.ssa Debora Barbagli (Direzione del museo). 142

142 Scheda B TOSCANA - Siena (SI) - Complesso di S.Maria della Scala Museo Archeologico MUSEO - (Continua) Progetto museologico dell ultimo allestimento (sotterranei dello Spedale): prevale un ordinamento storico-geografico dei reperti rinvenuti nel territorio senese. Oggetti che vengono esposti per collezione, dando importanza a questa e non al singolo reperto. Un intenzione che viene sottolineata anche dalla frequente assenza di didascalie. Il museo comprende diverse sezioni: Sezione topografica (Siena, territorio senese, Val d Elsa e Chianti); Urnette fittili; Collezione Barbagli Petrucci; Collezione Bonci-Casuccini; Collezione Mieli; Collezione Chigi-Zondadari; Collezione Comunale e Accademia dei Fisiocritici; Dono Bichi Ruspoli Forteguerri. - Progetto museografico dell ultimo allestimento (sotterranei dello Spedale): terminato a marzo 2001, a cura dell arch. Guido Canali (PR). - Strutture del museo (accoglienza ed informazioni): biglietteria; guardaroba custodito; servizi igienici; spazi di sosta. - Strutture del museo (esposizione): aree espositive permanenti e temporanee per le opere. - Strutture del museo (aree di servizio alle aree espositive): magazzini. - Strutture del museo (quadro esigenziale): uffici amministrativi. - Strutture del museo (esposizione): aree espositive permanenti e temporanee per le opere. - Strutture del museo (aree di servizio alle aree espositive): magazzini. - Strutture del museo (quadro esigenziale): uffici amministrativi. - Sistemi di allestimento: pannelli; vetrine; pareti attrezzate; pedane; fissaggio a parete di opere fuori vetrina; [supporti per oggetti fuori vetrina]; sedute. - Strumenti di comunicazione primaria obbligatoria: segnaletica esterna ed interna al museo; identificazione delle opere [didascalie]. - Sussidi alla visita: pannelli, schede mobili, guide brevi, catalogo del museo, audioguide, visite guidate. - Servizi speciali per gli utenti: non presenti. - Servizi accessori: negozio [libreria-bookshop], caffetteria, sala convegni. - Supporti tecnologici: non presenti. - Sistemi di illuminazione: l illuminazione artificiale d ambiente e quella d accento sono date da apparecchi, con lampade alogene, montati su binari a soffitto. Alcune vetrine sono illuminate internamente da fibre ottiche. - Sistemi di controllo ambientale: Gli impianti elettrici e di aerazione sono alloggiati sotto il pavimento ligneo galleggiante. - Sicurezza del museo (ambientale, strutturale, nell uso, anticrimine, antincendio): telecamere; custodi; vigilanti; rilevatori antifumo; estintori; porte tagliafuoco; segnaletica con le vie di fuga; mappe con segnalazione delle vie di fuga; apparecchi illuminotecnici per l illuminazione di emergenza. BIBLIOGRAFIA - - Siena, Santa Maria della Scala. Guida al Museo Archeologico, Silvana Editoriale, Milano MiBAC, Direzione Generale per le Antichità, Atlante Archeologico, in atlante/s53.html - Informazioni relative al museo fornite dalla Dott.ssa Debora Barbagli (Direzione del museo), Siena Consulenza illuminotecnica: arch. Carolina De Camillis, Roma REFERENZE FOTOGRAFICHE - Fotografie effettuate dalla sottoscritta durante il sopralluogo al museo nel Figura n.16: Planimetria del museo in 143

143 Scheda B TOSCANA - Siena (SI) - Complesso di S.Maria della Scala Museo Archeologico Sezione topografica Siena Territorio senese Val d'elsa e Chianti 2 Urnette fittili 3 Collezione Bargagli Petrucci 4 Collezione Bonci Casuccini PIANO INTERRATO 5 6 Collezione Mieli Collezione Chigi Zondadari Ingresso al museo 7 Collezione Comunale e Accademia dei Fisiocritici 8 Dono Bichi Ruspoli Forteguerri Dal 2001 il museo si trova nei sotterrai dello Spedale medievale della città (Santa Maria della Scala) con un estensione di 2000 mq scavati nel tufo. Una labirintica complessità ricucita in modo omogeneo e funzionale Il bookshop del museo è posto subito dopo l ingresso. Una sala molto ampia che ospita, al capo opposto, la biglietteria e la caffetteria. Un unico spazio dove sono stati inseriti questi servizi accessori. Il restauro ha lasciato visibile l antico soffitto ligneo La biglietteria del museo. Un lungo bancone indirizza il visitatore verso i musei e verso la caffetteria La caffetteria del museo, posta vicino alla biglietteria, è un servizio che serve sia i musei che le sale per mostre temporanee Planimetria dei sotterranei dello Spedale che ospita le sale espositive del Museo Archeologico. 144

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