PER L ESAME DI LICENZA MEDIA. La foresta

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1 RICERCA PER L ESAME DI LICENZA MEDIA La foresta Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. La foresta è una vasta zona incolta, dove la vegetazione, ed in particolare gli alberi ad alto fusto, cresce spontaneamente. Per estensione, fitto insieme di oggetti, specialmente se di forma allungata e sottile Etimologia Dal latino medievale forestis o foresta, da foris fuori, quindi bosco fuori dalle mura. All'interno di una foresta Foresta La foresta Può essere naturale o artificiale. Ha un aspetto diverso, secondo il clima e i caratteri idrografici e orografici della regione. Quando l'estensione della foresta è limitata, si parla di bosco. Tipi di foresta L'optimum climatico è dato da un clima relativamente caldo, con suolo permanentemente umido, aria umida e calma. Suddivisione geografica Geograficamente, rispetto alle latitudini, si distinguono: foresta equatoriale o pluviale o vergine o foresta a galleria o fluviale o foresta inondata foresta tropicale o a parco

2 o foresta monsonica foresta mediterranea o subtropicale foresta boreale o foresta temperata a latifoglie decidue o foresta temperata mista o foresta temperata a conifere foresta australe Aree coperte In Europa, la massima concentrazione di foreste è in Finnoscandia, dove la foresta copre il 65% del territorio. Alta la concentrazione anche nella Russia europea e in Siberia (43%). La concentrazione è altissima anche nei paesi a clima tropicale e monsonico: Giappone (52%), Indonesia (55%), Congo e Camerun (44%) Le regioni più forestate in Italia sono il Trentino Alto-Adige, la Liguria e la Calabria. Interesse economico La ricchezza forestale è una importante fonte economica. Il legname e i suoi derivati, hanno innumerevoli applicazioni industriali. I maggiori produttori di legname sono: Russia 25%, USA 20%. La foresta equatoriale Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. La foresta equatoriale (o pluviale) è una foresta fittissima e particolarmente ricca di specie vegetali propria di regioni a clima caldo con piogge abbondanti in tutte le stagioni. A questa foresta viene talvolta attribuito il nome di foresta vergine per antonomasia. Nelle zone presso l'equatore si estendono immense foreste pluviali, che in passato erano assai più estese di oggi.

3 Estensione dell Amazzonia La più grande foresta pluviale del mondo è quella dell'amazzonia, nell'america del Sud. Essa copre un territorio di circa 7 milioni di chilometri quadrati (pari a circa venti volte l'italia). La seconda foresta pluviale per estensione si trova in Africa Centrale e ricopre il bacino del fiume Congo. Queste regioni forestali forniscono una grande quantità di ossigeno, anche se l'esatta valutazione di questo apporto è controversa (per alcuni, metà di tutto l'ossigeno contenuto nell'atmosfera). Il massiccio disboscamento a cui sono sottoposte le foreste pluviali provocano quindi conseguenze molto gravi non solo per le popolazioni locali, ma anche per l'intera umanità, perché si riduce un vero e proprio "polmone della Terra". La foresta equatoriale è costituita da alberi dal legno pregiato (palissandro, ebano, mogano, ecc.) che la rendono appetibile ai fini economici, ma contribuiscono alla sua riduzione e distruzione. Comprende un intricatissimo sottobosco composto da arbusti e liane. Il clima Nella zona dell'equatore il clima rientra tra quelli tropicali umidi: è caratterizzato dalle alte temperature, dalla continuità delle piogge e dall'elevata umidità dell'aria. Alla latitudine dell'equatore, c'è una sola stagione, calda umida, con temperature diurne che oscillano tra i 20 e i 28 C. Il dì e la notte si alternano con durate simili (12 ore) per tutto il corso dell'anno. Ne consegue che la temperatura non conosce mai forti sbalzi e che l'evaporazione rende l'aria satura di umidità: si formano costantemente nubi dense che ristagnano nell'atmosfera, perché all'equatore non spirano mai forti venti. La cappa di nubi e l'umidità mitigano almeno in parte l'incidenza dei raggi solari, perché ostacolano l'irraggiamento diretto del suolo: le temperature massime diurne toccano i 35 C, ma non raggiungono mai i valori torridi dei deserti; nelle ore notturne l'umidità abbassa le temperature di alcuni gradi. Non c'è giorno interamente sereno; nelle ore pomeridiane si scatenano improvvise le piogge equatoriali: sono vere e proprie valanghe d'acqua che si rovesciano dal cielo e trasformano i sentieri in torrenti di acqua giallastra. Poi, così come improvvisamente sono iniziati, questi acquazzoni finiscono, e il sole ricomincia a splendere. Possono cadere fino a 3-4 metri di acqua in un anno, contro la media di 70 centimetri l'anno in Italia. All'Equatore non ci sono dunque differenze stagionali, ma un'unica estate calda, piovosa e umida. È per questa caratteristica climatica che la foresta equatoriale si chiama anche foresta pluviale. Il sostantivo latino pluvia infatti significa pioggia.

4 Il bioma La foresta pluviale è una barriera quasi impenetrabile: sembra un unico organismo, fitto, intricato, nel quale l'uomo può inoltrarsi soltanto con difficoltà ed estrema cautela, aprendosi la strada con il machete, una specie di spada affilata. Il caldo e l'umidità creano le condizioni ideali per lo sviluppo della vegetazione che cresce con un ritmo rapidissimo e raggiunge dimensioni eccezionali. La foresta è sempreverde, perché non esiste l'alternanza delle stagioni: mentre alcune foglie muoiono e cadono, altre spuntano in un ciclo continuo. Il verde prevale in ogni periodo dell'anno e la vegetazione è sempre rigogliosa. Il manto vegetale si dispone a strati sovrapposti come se a una foresta se ne sovrapponessero altre. Lo strato più basso è formato da un fitto sottobosco, fatto di arbusti intricatissimi, di felci giganti, di piante carnivore, tra cui i raggi del sole penetrano a stento: tutte queste specie fanno a gara per uscire dalla penombra e conquistarsi un po' di luce preziosa. Intorno alle radici contorte degli alberi e intorno ai tronchi pendono e si avvolgono liane, piante rampicanti e un numero infinito di piante parassite, che si appoggiano ad altre piante per vivere, formando un groviglio inestricabile. Nello strato superiore si trovano gli esemplari di media grandezza sopra cui svettano le chiome larghe dei grandi alberi che raggiungono i metri di altezza. Il bioma della foresta pluviale si distingue per la ricchezza della flora e della fauna: ospita infatti il 40% delle specie vegetali e animali viventi. Non ci sono alberi simili uno accanto all'altro, ma sempre un'incredibile varietà di forme e dimensioni. Nella foresta pluviale sono state contate fino a specie vegetali differenti e si incontrano le piante più varie: palme di vario tipo, differenti specie di Ficus, il mogano, l'ebano e il palissandro, che offrono legno duro e pregiato. Nelle zone paludose e dove la foresta si sviluppa lungo il mare crescono le mangrovie, dotate di radici aeree che affondano nel fango o nell'acqua. Grazie a queste, riescono a resistere alle piene frequenti dei fiumi e alle alte maree. Una caratteristica particolare della foresta è il suo rumore e, in particolare, quello degli uccelli e degli insetti che lanciano richiami, volano o scavano nidi nel legno. La foresta tace solo negli attimi che precedono l'acquazzone. La foresta pluviale è l'habitat ideale per la vita di una fauna molto varia. Prevalgono gli insetti, gli uccelli e gli animali di piccole dimensioni, perché la vegetazione ostacola il movimento dei grandi animali, che preferiscono gli spazi aperti. Si incontrano: scimmie, coccodrilli, anaconde e, ancora, roditori, rane, rospi e uccelli di ogni tipo: tucani, pappagalli, rapaci.

5 La vita umana Le foreste dell'area equatoriale sono uno dei luoghi meno popolati della Terra: in Amazzonia, per esempio, vi è una densità inferiore a un abitante per chilometro quadrato. Queste foreste sono infatti luoghi inospitali per gli uomini, benché esse possiedano risorse importanti, tra cui soprattutto il legname. Il terreno è poco adatto all'agricoltura: nonostante l'azione del Sole, infatti, esso è sempre imbevuto dell'acqua delle piogge e delle inondazioni. Le acque stagnanti provocano la putrefazione dei materiali organici e costituiscono un ambiente ideale per gli insetti. L'afa che ristagna in queste regioni rende l'attività fisica molto pesante. Inoltre le scarse risorse agricole, le cattive condizioni igieniche, le malattie creano difficoltà alla sopravvivenza degli uomini, tanto che la vita media è molto più breve che in altre parti del mondo e la mortalità infantile molto più elevata. Gli uomini vivono in gruppi ridotti, di tipo tribale, occupano aree molto vaste e attualmente diminuiscono di numero, perché si sta riducendo l'estensione degli ambienti primordiali che costituiscono la loro patria. Le risorse agricole della foresta equatoriale L'agricoltura tradizionale La foresta fornisce le risorse necessarie alla povera vita di società umane con un basso livello di sviluppo economico. Le tribù che ancora abitano le aree intatte mantengono un rapporto di equilibrio con la natura ed evitano di distruggere l'ambiente. Gli uomini della foresta vivono di caccia, attuata con lance, archi, trappole e veleni tratti da bacche e radici. Si dedicano alla raccolta dei frutti (definiti esotici dagli occidentali) che la natura generosa offre in abbondanza: frutti di palma, banane, papaie, manghi e così via. Si dedicano anche alla pesca, che viene praticata sia lungo i fiumi sia nei laghi. Le attività tradizionali di sfruttamento non consentono agli uomini di fermarsi stabilmente in un luogo: sovente, infatti, le popolazioni della foresta sono nomadi. Anche la magra agricoltura si è sviluppata in forma itinerante. Per rendere fertile il terreno almeno per un breve tempo, gli uomini della foresta, come quelli della savana, ricorrono al debbio, che ancora si pratica in aree dell'africa e del Brasile. Prima di tutto si disbosca un appezzamento di terreno, poi si incendia la vegetazione. Sul terreno libero si deposita una coltre di cenere che agisce da fertilizzante e consente al campo di essere coltivato. Generalmente si seminano vegetali come il mais, la manioca (un tubero da cui si ricava la tapioca, una farina nutriente) e l'igname (una pianta ricca di amidi molto diffusa in Africa). In poco tempo però la terra si impoverisce: bastano due semine e due raccolti perché tutta la fertilità si esaurisca. I campi vengono allora abbandonati e la popolazione si sposta alla ricerca di nuovi terreni. Lo sfruttamento moderno I popoli indigeni hanno sempre rispettato la foresta, perché costituisce l'ambiente naturale necessario alla loro vita. L'applicazione dei metodi moderni di sfruttamento del suolo sta però compromettendo il fragile equilibrio ambientale, al punto che alcune popolazioni rischiano l'estinzione in conseguenza dell'alterazione del territorio. La risorsa più ambita della foresta è il legno duro e pregiato, resistente agli agenti atmosferici e richiesto dai mercati dei paesi ricchi. Teak, Ebano, Mogano, Palissandro sono i legni più apprezzati. Generalmente, solo il 5-10% del manto forestale si presta all'utilizzo da parte dell'uomo, tuttavia nelle operazioni di taglio e di trasporto dei giganti della foresta vengono distrutte anche molte altre piante non commerciabili, ma indispensabili alla conservazione del bioma forestale. Il danno per l'ambiente è quindi enorme. Dalle numerose specie vegetali della foresta si possono estrarre composti chimici molto utili ed efficaci in medicina, in profumeria e nell'industria alimentare. Questa immensa potenzialità dei biomi tropicali non è ancora stata sfruttata in modo sistematico dai ricercatori dell'industria.

6 La foresta tropicale Il fiume Gambia Niokolokoba National Park (Gambia) Foresta tropicale (Ghana) La foresta tropicale è un tipo di foresta geograficamente localizzata tra i due tropici. Suddivisa in tre grandi aree: America, Africa e Asia. Rappresenta l'habitat terrestre con la massima biodiversità. Clima Poiché vive nella Regione neotropicale è soggetta a un clima con temperatura media costante e con scarsa escursione termica (2-3 gradi), notevoli le precipitazioni annuali. Flora La mancanza di ritmi stagionali e l'elevata umidità favoriscono la crescita di una vegetazione rigogliosa, composta da alberi che raggiungono i 50-60m. Altre piante caratteristiche della foresta tropicale sono le epifite, le liane e le felci. Fauna Gli animali presenti nella foresta tropicale sono molti, tra i più importanti troviamo: i pipistrelli e numerose specie di uccelli fra i quali pappagalli, colibrì e l'uccello del paradiso; numerosi serpenti e altri rettili quali le iguane, i camaleonti e i gechi; i rospi giganti e le rane; varie specie di scimmie quali il mandrillo, lo scimpanzè, il gorilla e l'orango; grossi carnivori quali il giaguaro e il leopardo. Stratificazione Nella foresta tropicale è riconoscibile una stratificazione vegetativa. Questa stratificazione riduce progressivamente l'apporto di luce agli strati inferiori. La parte più alta è quella più abitata dagli animali, in quanto vi è maggiore disponibilità di cibo (fiori, frutti, germogli), favorita dalla presenza di luce.

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