QUESTIONI DI NOMI, QUESTIONI DI REGIMI POLITICI:

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1 QUESTIONI DI NOMI, QUESTIONI DI REGIMI POLITICI: I CAMBIAMENTI DI TOPONIMI NEL CONTINENTE AFRICANO di Francesca Romana Dau (Assegnista di ricerca in Diritto pubblico comparato Università degli Studi di Milano) 5 luglio 2013 Dare un nome a un territorio è un atto politico fondante; ma anche rinominare un territorio è un atto caratterizzato da una fortissima valenza politica. Nella definizione dei nomi di Stati e capitali in Africa, più che altrove, è stata forte l esigenza di combinare il multilinguismo e la gerarchia delle lingue, con evidenti problemi di trascrizione di quelle locali, il tutto condito con la necessità di segnare in maniera simbolica luoghi e territori con riferimenti storici e culturali non sempre condivisi e comunemente accettati ma molto spesso espressione di un gruppo o di una parte, dei vinti o dei vincitori. La toponimia, scienza dei siti e dei luoghi, è sempre stata una scelta politica, ed anche una scelta che riflette, nella sostanza, la natura di un regime politico. Si scelgono culture prevalenti, storie prevalenti e si caratterizzano le relazione tra le comunità stanziate sul territorio. Anche in Africa, dunque, la toponimia è divenuta uno dei fondamenti simbolici e identitari dei territori e della separazione tra gli Stati e le comunità politiche. Lo studio della toponimia, difatti, contribuisce a rivelare interessanti particolari e informazioni sulla storia, la religione e la caratterizzazione politico-istituzionale dei luoghi 1. Nell affrontare i cambiamenti di nomi nel continente africano, il problema non è stato solo quello di elaborare una trascrizione ufficiale e standardizzata dei toponimi, che risente del 1 El Fasi, La toponymie et l ethnonymie, sciences auxiliaires de l histoire, in AAVV, a cura di, Ethonymes et toponymes africains, Unesco, Parigi, 1984, p. 19 ss. federalismi.it Focus Africa n. 0/2013

2 passaggio da lingue indoeuropee a lingue africane, con fenomeni di alterazione della pronuncia e conseguente confusione nella localizzazione dei gruppi umani sul territorio. Il problema era anche quello di segnare delle cesure storico-politiche, e in primis il passaggio dal regime coloniale all indipendenza. Una seconda grande tappa è stata la riforma dell amministrazione territoriale con l emergere delle entità sub-statali, come i Comuni e le Province. In taluni casi, si è ceduto al riconoscimento del pluralismo linguistico e culturale, ma la scelta dei nomi ha anche rivelato manifeste negazioni del multiculturalismo e del multilinguismo. La memoria e la storia che passa attraverso i nomi, dunque, ha seguito l avvicendarsi di colpi di Stato e l involuzione di regimi in senso autoritario, nonché successivi ritorni ad ordinamenti pseudo-liberali. In altre parole, l evoluzione storicocostituzionale dei Paesi del continente africano è stata spesso accompagnata da cambiamenti radicali di toponimi nelle città, ma innanzitutto degli Stati. Gli Stati sovrani del continente africano, riconosciuti dalla Comunità internazionale dal 1957 in poi, sono attualmente cinquantaquattro: Algeria, Angola, Benin, Botswana, Burkina Faso, Burundi, Cameron, Capo Verde, Ciad, Comore, Congo, Costa d Avorio, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gabon, Gambia, Ghana, Gibuti, Guinea, Guinea-Bissau, Guinea Equatoriale, Kenya, Lesotho, Liberia, Libia, Madagascar, Malawi, Mali, Marocco, Mauritania, Mauritius, Mozambico, Namibia, Niger, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, Sao Tomé e Principe, Senegal, Seychelles, Sierra Leone, Somalia, Sudan, Sudan meridionale, Sudafrica, Swaziland, Tanzania, Togo, Tunisia, Uganda, Zambia, Zimbabwe. Elencarli tutti può aiutare ad avere una visione d insieme di un continente la cui la mappa geopolitica cambia quasi ogni anno. Proprio nel gennaio del 2011, si è svolto l ultimo referendum popolare che ha preceduto la proclamazione dell indipendenza del Sudan meridionale, già regione autonoma del Sudan, nel 9 luglio Molti degli Stati elencati hanno volontariamente cambiato denominazione nel corso dei sessant anni intercorsi dall indipendenza a oggi, segnando un passaggio di regime politico o di gruppi dominanti al potere. Durante il regime coloniale e per volontà delle potenze coloniali, molti dei Paesi africani hanno ottenuto una denominazione etero-imposta che, al momento dell accesso all indipendenza, è stata rifiutata per sancire anche da un punto di vista simbolico la propria sovranità e autonomia. I cambiamenti di nomi che sono seguiti alle indipendenze, difatti, corrispondono a delle scelte del tutto simboliche e cariche di significato. Per quanto riguarda i nomi degli Stati, si distinguono generalmente i nomi ripresi dalla lingua, dalla storia e dalla cultura africana con l intenzione di collegare il nuovo Stato indipendente alla tradizione e all eredità dell entità politica pre-coloniale esistente prima dell arrivo degli 2

3 Europei come nel caso di Lesotho, Ruanda e Burundi. In altri casi, il nome scelto fa riferimento a un entità storica più ampia in cui i confini dello Stato nazionale degli anni 60 del secolo scorso in realtà corrispondono solo a una porzione degli imperi medioevali esistenti, come per il Mali, il Dahomey, l Uganda e i due Congo 2. Mentre vi sono stati Paesi che hanno ripreso o ereditato denominazioni tramandate delle lingue europee delle potenze coloniali come la Costa d Avorio e la Repubblica centrafricana, o nati dall ibridazione di termini e nomi africani ed europei, come il Bilad as-sudan che in arabo significa il Paese dei neri, divenuto successivamente solo Sudan. Benin, Ghana e Mali, dunque, si sono volutamente ispirati al passato e alla storia, facendo riferimento ai grandi imperi dell epoca pre-coloniale nell intenzione di dare una solida base endogena alla costruzione del nuovo Stato-nazione. In particolare il Benin, con l accesso all indipendenza e la definizione di uno Stato autonomo, ha mantenuto inizialmente la denominazione di Repubblica del Dahomey, utilizzata dai francesi durante la colonizzazione e risalente al regno pre-coloniale. Solo nel 1975, a seguito di un colpo di Stato che aveva portato al potere Mathieu Kerekou nel 1972 e della modifica della Costituzione, ha assunto il nome di Benin: Dahomey aveva una connotazione troppo tribale per un territorio che stava per essere governato dalle popolazioni del Nord. Da quel momento si sono susseguiti una serie di colpi di Stato militari che hanno lasciato invariato il nome del Paese a testimonianza della volontà di prediligere la descrizione del rapporto interno tra i gruppi e le minoranze, piuttosto che i cambiamenti di regime. Nell Africa meridionale, invece, si trova il Botswana denominato dagli inglesi Bechuanaland, che ha ripreso il nome dall etnia dominante, i Batswana. Il Mali ha vissuto un percorso accidentato dopo l indipendenza e la scelta del nome ne è lo specchio vivente, corrispondendo al tentativo di dare vita a una grande federazione di Stati che raggruppasse il Senegal, il Sudan, il Burkina Faso e il Benin (all epoca ancora denominati Alto Volta e Dahomey). Fallito questo tentativo, è rimasta la denominazione che riprende il nome di un antico regno mussulmano che si estendeva dall Oceano Atlantico al fiume Niger, comprendendo anche il territorio dell attuale Ghana. La Costa d Oro è stata ribattezzata con il nome di Ghana che rievoca la grandeur dell antico Impero Ashanti che, tra il XVIII e il XIX secolo, si trovava nell attuale territorio meridionale del Ghana, ed è stato scelto da Kwame Nkrumah nel 1957 per porre le basi per la costruzione della grande nazione ghanese e per affermare simbolicamente la rottura con il passato coloniale. Storicamente, tuttavia, il centro 2 Per questi ultimi, si v. anche J. Lessouba, Chronique de deux États aux origines communes: Les deux Congo(s), in questa Rivista, 0/

4 politico dell Impero Ashanti si trovava in Mauritania e il territorio imperiale, al massimo della sua estensione, andava dalla Mauritania sud-occidentale, al Mali fino al nord del Senegal. Un altro falso territoriale è quello della Namibia che prende il nome da una città e da un deserto che si trovano in Angola 3. Anche il Burkina Faso, ex colonia francese amministrata nell ambito dell Africa Occidentale Francese, era conosciuto prima dell indipendenza come Alto Volta dalla posizione geografica occupata nel bacino settentrionale dell omonimo fiume dell Africa occidentale. La scelta di cambiare il nome è avvenuta con un cambio di regime, nel 1983, e con la presa di potere di Thomas Sankara; mentre la Repubblica centrafricana, ex colonia francese parte dell Africa Equatoriale Francese, era il territorio amministrato con il nome di Oubangui-Chari perché corrispondente al territorio situato nel bacino tra due fiumi, l Oubangui e il Chari. La denominazione di Repubblica centrafricana, in realtà, nascondeva il tentativo di dare vita ad una grande federazione di Stati nel centro-africa. Fallito questo tentativo fortemente voluto da Barthelemy Boganda, leader del movimento indipendentista locale e primo capo del Governo dopo l indipendenza, si decise di mantenere la denominazione di Repubblica centrafricana anche se nella realtà dei fatti questa era stata suggerita dalla cancelleria dell ex potenza coloniale francese e non rispecchiava più il progetto politico intrapreso 4. I successivi due cambiamenti di nome della Repubblica centrafricana sono stati legati al cambio di regime politico, prima con la proclamazione dell Impero centrafricano tra il 1976 e il 1979 guidato da Jean-Bedel Bokassa, autonominatosi imperatore a seguito di un colpo di Stato e della redazione di una nuova Costituzione. Con la successiva presa di potere di David Dacko nel 1979 e il ritorno al regime repubblicano, la denominazione è ritornata quella iniziale di Repubblica centrafricana. Lo Zimbabwe prese il nome dal sito archeologico del Grande Zimbabwe nell intenzione di dare a un paese lacerato dai conflitti interni e dalle carestie un momento simbolico di unione. Un altro insieme di nomi, invece, prende origine dal bacino idrografico di riferimento. Nell Africa occidentale, quasi tutti i nomi degli Stati indipendenti corrispondono esattamente ai nomi dei fiumi: Senegal, Gambia, Niger, Nigeria, Ciad, Gabon, Congo e Zaire. Nell Africa meridionale, invece, il Malawi ha preso il nome dall omonimo lago, nonostante le accese dispute che si sono susseguite all indomani dell indipendenza. Situato al confine tra il Malawi, il Mozambico e la Tanzania, questo lago veniva chiamato storicamente in due modi 3 A. Toro-Engel, Pourquoi les noms des pays africains ont-ils tant changé?, 3 maggio 2012, 4 B. Palmer, Pourquoi la République centrafricaine a-t-elle un nom aussi barbant?, 14 marzo 2013, 4

5 diversi, Malawi e Nyasa a causa della denominazione del Malawi con il nome di Nyasaland, prima dell indipendenza nel La questione, apparentemente di tipo solo geografico, si è colorata di tinte politiche quando di fronte all instaurazione del regime di apartheid in Sudafrica, l allora Presidente del Malawi, Hastings Banda, divenne l unico leader africano ad avviare rapporti internazionali con il Paese dei bianchi d Africa, contro la ferma volontà di Julius Nyerere, allora Presidente della Tanzania. Più difficile è stato caratterizzare sin dall indipendenza le tre Guinee, situate sulla costa occidentale del continente africano contraddistinte ognuna da una lingua ufficiale diversa, il francese, il portoghese e lo spagnolo, dovute al diverso passato coloniale. La Guinea propriamente detta è quella nota anche con il nome di Guinea Conakry, in cui alla denominazione dello Stato si accosta quella della capitale per differenziarla dagli Stato omonimi, come spesso accade anche per altri Paesi africani, ed era anch esso un ex territorio dell Africa Occidentale Francese, la Guinea Bissau corrispondeva alla precedente Guinea portoghese, mentre la Guinea equatoriale era un territorio di una colonia spagnola. Il nome originariamente derivava da quello di una vasta regione dell Africa occidentale situata lungo il Golfo di Guinea, così chiamata dagli Europei riprendendo un termine berbero che significa Paese dei neri. La Costa d Avorio, di contro, ha preso il nome dalla qualificazione produttiva del suo territorio, così come il Camerun che riprende il nome da una parola portoghese che significa gamberetti, a testimonianza della presenza di ingenti quantità di questi crostacei nella costa camerunense. Una storia a parte l hanno avuta alcuni Stati che affacciano sull Oceano indiano. Dall unione federale tra il Tanganika e l Isola di Zanzibar si è formata nel 1964 la Repubblica unita di Tanganika e Zanzibar, denominata successivamente Tanzania, una sorta di crasi tra i due nomi. Rivoluzione e sradicamento del regime precedente hanno portato, anche sul piano della toponomastica, a una radicale inversione di rotta e, nella logica della rottura con il regime precedente, la denominazione dello Stato e della Capitale hanno avuto un ruolo cruciale. Ultimo esempio in ordine cronologico di questa breve rassegna, è stato il delicato processo che ha portato alla nuova denominazione della capitale del Sudafrica da Pretoria a Tshwane. La capitale amministrativa del Sudafrica doveva il suo nome ad Andries Pretorius, padre di un pioniere di origine olandese che fondò la città e stabilì in quel luogo la capitale della comunità Afrikaner. Dal 2003 vennero avviate le discussioni per un cambiamento di nome, riprendendo quello della Municipalità della quale Pretoria faceva parte, ossia Tshwane, anche 5

6 nell intenzione di attribuire alla capitale sudafricana una denominazione più consona alla storia locale pre-coloniale. Un simile processo ha richiesto un attenta reinterpretazione e rilettura della storia e della geografia al fine di evitare monopoli etnici e l acuirsi di antiche rivalità o conflitti interni 5. La toponimia delle entità politiche, dunque, è uno dei fondamenti identitari e simbolici degli ordinamenti e rappresenta motivo di appartenenza o, al contrario, di rifiuto delle comunità politiche. L attenzione alla toponomastica è uno strumento prezioso non solo per osservare la geografia politica ma anche per entrare nel vivo della geografia istituzionale e dell avvicendarsi dei rapporti tra gli attori politici, momento cruciale e propedeutico alla definizione degli ordinamenti costituzionali in Africa come altrove 6. 5 F. Giraut, Au nom des territoires. Enjeux géographiques de la toponymie, in L espace géographique, vol. 2, 2008, p F. Fabrizzi, A. Vannucci, Piazza Venezia o Piazza Unità d Italia? (Quando la toponomastica non è solo un dettaglio), in questa Rivista, 23 settembre

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