Geografia del popolamento e indagini di terreno:

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1 Geografia del popolamento e indagini di terreno: le migrazioni nella periferia della Riserva di Biosfera Transfrontaliera W (Benin, Burkina Faso, Niger) A. Ghisalberti 1 SOMMARIO. L articolo presenta una metodologia di ricerca sulle dinamiche territoriali indotte dai processi migratori in aree sprovviste di articolati dati statistici. Si tratta di un indagine sul campo basata sull osservazione del territorio, sull inchiesta ad interlocutori privilegiati e sulla cartografia partecipativa che permette di produrre informazioni costituite non solo da dati diretti sugli aspetti demografici (inerenti, per esempio, il numero di abitanti), ma anche da dati indiretti sugli aspetti socio-territoriali (inerenti, per esempio, la gerarchia tradizionale o le modalità fondative degli insediamenti). Le informazioni raccolte vengono poi rappresentate mediante un apparato cartografico GIS, considerato nella doppia natura di prodotto sociale e mezzo di comunicazione. Il caso di studio si riferisce a Bossia, un villaggio localizzato nella periferia della Riserva di Biosfera Transfrontaliera W, un area protetta al confine tra Benin, Burkina Faso e Niger. Geografia del popolamento e migrazioni Nelle aree sprovviste di articolati dati statistici sui fenomeni demografici risulta centrale lo studio delle dinamiche territoriali, nella prospettiva di comprendere l evoluzione dei processi migratori. L analisi geografica basata sulla ricerca sul campo, infatti, è in grado di restituire il quadro dei sistemi socio-territoriali, fornendo informazioni sulle dinamiche demografiche così come sull esito dei processi migratori nell evoluzione e nell organizzazione delle strutture insediative. L obiettivo del presente contributo è di presentare una metodologia di ricerca che, ancorata alle teorie della semiologia del territorio, si pone quale strumento per la raccolta di dati diretti e indiretti sui fenomeni demografici e, in particolare, sui processi migratori. Accompagnando i dati statistici prodotti da enti istituzionali con informazioni raccolte mediante lunghe permanenze del ricercatore nel territorio oggetto di indagine, tale metodologia basa l analisi sull indagine sul campo. Il caso di studio presentato fa riferimento alla periferia della Riserva di Biosfera Transfrontaliera W (RBT W), un area protetta ovest-africana localizzata al confine tra Benin, Burkina Faso e Niger ed inserita nell ecosistema Complexe WAP, composto da un insieme di aree protette: la citata riserva, il Parco Arly e il Parco Nazionale Pendjari (Figura 1). Più precisamente, si prende in considerazione il villaggio nigerino di Bossia, sito in un area interessata storicamente da flussi migratori che oggi presentano nuove configurazioni in relazione alle mutazioni determinate da fattori di modernità. Figura 1. La Riserva di Biosfera Transfrontaliera W e i villaggi della sua periferia Fonte: indagine sul campo; Laboratorio di cartografia, Università degli studi di Bergamo. La ricerca di cui si da conto è stata concepita nel quadro di un più ampio studio di terreno inerente gli aspetti socio-territoriali della periferia della RBT W, condotto tra il 2001 e il 2004 da un gruppo di geografi dell Università degli studi di Bergamo in collaborazione con ricercatori dell Università di Abomey/Calavi (Cotonou, Benin), dell Università di Ouagadougou (Ouagadougou, Burkina Faso) e dell Università Abdou Moumouni (Niamey, Niger) coordinati da Emanuela Casti 2. L indagine sul campo è stata svolta mediante l appoggio del Programme Régional Parc W/ECOPAS (Ecosystèmes Protégés en Afrique Sahélienne) finanziato dall Unione Europea. 1 Università degli studi di Bergamo, Dipartimento di Scienze dei linguaggi, della comunicazione e degli studi culturali. 2 Lo studio ha prodotto numerosi risultati, per il cui approfondimento si rinvia al sito internet: Si segnala in particolare la seguente tesi di dottorato: GHISALBERTI, 2004a.

2 GEOGRAFIE DEL POPOLAMENTO: CASI DI STUDIO, METODI E TEORIE I dati statistici sui processi migratori: limiti e criticità Lo studio del materiale bibliografico e la raccolta dei dati statistici esistenti sui processi migratori che investono la periferia della RBT W, l area che si estende al confine tra Benin, Burkina Faso e Niger rispettivamente nei comuni di Banikoara, Kandi, Malanville e Karimama, di Botou, Diapaga, Tansarga e Logobou e di Tamou, Kirtachi, Falmey, hanno messo in evidenza che la regione presenta grossi limiti dal punto di vista informativo per diverse motivazioni. In primo luogo, i dati statistici rilevati sono scarsi. Infatti, in una regione caratterizzata dall elevata porosità dei confini statali dovuta al continuo scambio internazionale di persone e merci, non esistono enti di ricerca statali o privati che si occupano specificatamente della loro raccolta e organizzazione. Essi, dunque, sovente sono desunti da fonti indirette, quali i dati sugli aspetti demografici prodotti, a livello locale, dalle strutture amministrative e, a livello nazionale, dagli istituti di statistica e demografia che effettuano i censimenti. L unico studio organico dei processi migratori interni che investono l Africa Occidentale è stato effettuato nei primi anni Novanta dal REMUAO (Réseau Migrations et Urbanisation en Afrique de l Ouest), un gruppo di lavoro cui hanno collaborato numerosi studiosi africanisti ricostruendone il sistema migratorio che, tuttavia, assume oggi nuove connotazioni (CERPOD, 2000). In secondo luogo, laddove esistono dati statistici, essi non sono in grado di restituire la complessità identitaria delle società che abitano la regione. La periferia della RBT W, infatti, è un area caratterizzata da un elevata molteplicità etnica, ove si rileva una decina di principali gruppi che differiscono non solo dal punto di vista linguistico ma anche rispetto all organizzazione territoriale. Se la componente burkinabé è connotata dalla prevalenza di un unico gruppo etnico (i gourmantché), che ha conferito un impronta omogenea all intera regione sotto il profilo dall organizzazione territoriale (CASTI, YONKEU, 2008), viceversa quelle nigerina e beninese sono composte rispettivamente da batonou, mokollé, dendi e gando e da djerma, haoussa, folmongani e bella che vi hanno determinato un elevata differenziazione (GHISALBERTI, 2004a). Nei tre paesi, infine, sono presenti gli allevatori e transumanti di etnia peul, che costituiscono un ulteriore fattore di varietà socio-territoriale. Si è in presenza, dunque, di una consistente complessità che i dati statistici esistenti non riescono a rendere poiché l organizzazione che investe varie sfere territoriali dalla strutturazione gerarchica dei villaggi, alle pratiche di sfruttamento delle risorse naturali, alle sfere di autorità politica, religiosa e fondiaria non viene presa in conto. In terzo luogo, i dati esistenti non recuperano le specificità dell altrove. Il modello di raccolta e di organizzazione statistica, infatti, ricalcando quello occidentale, non tiene conto delle specificità locali, dunque non assume il territorio dell altro nella sua consistenza (TURCO, 1995, pp ). Viceversa, esso viene indagato per differenza rispetto a quello occidentale, vale a dire mediante un applicazione della medesima metodologia francese che, fin dalle prime registrazioni censuarie degli anno Settanta, è stata ereditata in periodo post-coloniale. Tale limite risulta di particolare rilievo nel territorio ovest-africano poiché non emerge una consapevolezza del ruolo rivestito dalla struttura statale rispetto all organizzazione territoriale tradizionale. Benché la prima nei contesti occidentali sia riconosciuta quale ente di riferimento, nelle aree rurali di queste regioni essa è vissuta come struttura esogena e secondaria. La seconda, viceversa, come già dimostrato in diversi casi in Guinea (TURCO, 1998), in Costa d Avorio (TURCO, 1999) e in Burkina Faso (LOMPO, 2008), è preesistente all organizzazione amministrativa introdotta durante il periodo coloniale su modello francese e riveste in ambito rurale il ruolo di garante della riproduzione sociale. Figura 2. L osservazione diretta del territorio: strutture insediative e pratiche agricole nella periferia della RBT W. Fonte: indagine sul campo; Laboratorio di cartografia, Università degli studi di Bergamo. Lo studio sul campo, pertanto, ha tentato di colmare il vuoto informativo mediante una metodologia finalizzata a rilevare le dinamiche territoriali connesse ai processi migratori. La metodologia: osservazione, inchiesta e cartografia partecipativa Il presente articolo illustra una metodologia di ricerca utilizzata per lo studio delle dinamiche territoriali indotte dai processi migratori in aree sprovviste di articolati dati statistici inerenti il fenomeno. L approccio teorico si inscrive nella semiologia del territorio e precisamente della sua rappresentazioni cartografica (CASTI, 1998) ed è applicato mediante la Strategia SIGAP (Sistemi di Informazione Geografica per le Aree Protette) (CASTI, 2006). Si tratta di una metodologia di ricerca basata sull indagine di terreno che, organizzata in fasi modulari, è stata applicata in contesti territoriali non solo rurali africani (GHISALBERTI, 2006; 2008a), ma anche urbani europei (GHISALBERTI, 2004b; 2008b). Essa prevede una permanenza prolungata del ricercatore nella zona studiata, nella prospettiva di attuare le tre fasi dello studio sul campo: l osservazione diretta del territorio, l inchiesta ad interlocutori privilegiati e la cartografia partecipativa.

3 LE MIGRAZIONI NELLA PERIFERIA DELLA RISERVA DI BIOSFERA TRANSFRONTALIERA W La prima fase della ricerca recupera la tradizionale funzione della geografia quale disciplina descrittiva dei fenomeni che interessano il territorio. L osservazione, infatti, permette al ricercatore di individuare gli aspetti principali dell organizzazione socio-territoriale, così come le tracce delle trasformazioni determinate dall arrivo o dalla partenza dei migranti. In particolare, la regione oggetto del nostro studio è caratterizzata da dinamiche di mutazione che investono l organizzazione delle strutture insediative così come le pratiche di sfruttamento delle risorse naturali, principalmente mediante l agricoltura (Figura 2). La seconda fase della ricerca sul campo consiste nell effettuare un inchiesta presso le popolazioni locali e i migranti nella prospettiva di far emergere i nuovi aspetti dell organizzazione territoriale del villaggio, delle modalità di sfruttamento delle risorse naturali e delle pratiche commerciali. Per discrezione nei confronti degli interlocutori e vista la rilevanza della parola presso le popolazioni africane (CAMARA, 1992) il questionario viene somministrato sotto forma di un dialogo che permetta loro di procedere al racconto delle mutazioni del villaggio a partire dalla fondazione. In un primo momento, passando presso ogni abitazione, vengono raccolte informazioni di base sugli aspetti demografici quantitativi (numero di abitanti, dimensione degli insediamenti, etc.) e qualitativi (fasce d età della popolazione, tipologia dei villaggi, etc.). In seguito, vengono individuati alcuni interlocutori privilegiati in base alla funzione sociale rivestita presso il villaggio e viene somministrato loro un secondo questionario finalizzato ad approfondire gli elementi di rilievo e gli aspetti critici emersi. Infine, viene tracciato un quadro delle strutture insediative ricostruendo le mutazioni indotte dai migranti nelle pratiche di sfruttamento delle risorse naturali, nei circuiti dello scambio e nelle attività simboliche di conferimento di valore sociale ad elementi naturali quale, per esempio, una falesia (CASTI, 2008, pp ). La terza fase della ricerca è finalizzata specificatamente a recuperare il senso connotativo del territorio, mediante il disegno del proprio villaggio da parte degli abitanti locali. La cartografia partecipativa, infatti, effettuata in seguito al preventivo studio del territorio mediante l osservazione e le inchieste, permette il reperimento di dati di terreno che fanno emergere informazioni suppletive ed approfondite. Essa, dunque, costituisce uno strumento di rilievo per ricostruire non solo l organizzazione territoriale, ma anche l insieme dei valori e dei saperi delle comunità locali facendone emergere gli aspetti identitari (BURINI, 2004, pp ). Ed è proprio la popolazione che, partecipando a riunioni di gruppi suddivisi per genere (gli uomini, le donne), fasce d età (i giovani, gli anziani), attività professionali (gli agricoltori, gli allevatori, i pescatori), ruolo politico (i saggi, le autorità amministrative, i capi tradizionali) e appartenenza sociale (i locali, i migranti), tracciano luoghi, percorsi ed aree del proprio insediamento mettendo in evidenza sia le connessioni che le competizioni nell utilizzo del territorio. I risultati: un complesso sistema migratorio nella periferia della RBT W La metodologia di terreno permette di costruire un pacchetto informativo inerente l intero sistema territoriale e, specificatamente, le mutazioni determinate dai processi migratori. Le informazioni sono organizzate in: dati diretti sugli aspetti demografici inerenti, per esempio, la quantità della popolazione o il numero di insediamenti; dati indiretti sugli aspetti socio-territoriali riguardanti, per esempio, la gerarchia tradizionale o le modalità fondative degli insediamenti. L analisi di tale quadro restituisce gli aspetti processuali del territorio, evidenziando i fattori di dinamismo e di stabilità rispetto alla mobilità della presenza umana. Un elemento cruciale della fase analitica è costituito dalla realizzazione di apparati cartografici, considerati nella doppia natura di prodotto sociale e mezzo di comunicazione (CASTI, 1998). La cartografia, infatti, costituisce la base per la conoscenza del territorio, ma anche per l azione in specifiche aree, in una prospettiva modulare che applica la ricerca a progetti di intervento. In tale prospettiva, si rivela necessaria una riflessione sia sul tipo di dato inserito nella carta che sul trattamento cartografico cui viene sottoposto mediante l uso di un linguaggio in grado di richiamare la complessità socio-territoriale del fenomeno rappresentato. Le informazioni raccolte, dunque, vengono rappresentate mediante GIS (Geografic Information System) a multiple scale, da quella regionale a quella locale: nel primo caso viene prodotto un quadro d insieme dei fenomeni territoriali; nel secondo vengono presentati casi di studio che focalizzano aspetti di particolare rilievo. Il caso di studio che presentiamo si inserisce nella periferia della RBT W, un area storicamente segnata da fenomeni migratori, dal momento che le società locali, tradizionalmente suddivise in gruppi etnici, hanno basato la propria sopravvivenza e la propria riproduzione sulla mobilità, mediante la pratica, per esempio, dell agricoltura itinerante o della transumanza. Oggi tali regioni così come le popolazioni che le abitano sono investite da processi di mutazione che determinano una significativa riconfigurazione percepibile ad analisi a scala regionale, così come a scala locale. L esito principale delle attuali migrazioni nella regione della RBT W è il disegno complesso di percorsi storici e nuove traiettorie che, nel quadro reticolare di movimenti interni ed internazionali, mettono in relazione molteplici aree di provenienza in Niger e aree di approdo in Niger e Benin. Nella composita realtà transfrontaliera all interno della quale l area protetta regionale funge da collante fra i tre territori nazionali beninese, burkinabé e nigerino, si determinano fenomeni osmotici tendenti a stemperare gli effetti delimitanti delle frontiere statali. Si è in presenza, infatti, di continui scambi di persone e di merci tra diverse aree, caratterizzate da flussi migratori e importanti circuiti commerciali. Le migrazioni di questa zona, benché siano legate alla duplice logica della ricerca di lavoro, quale mezzo di sostentamento a breve termine, o di terre da coltivare, quale strumento di sopravvivenza a lungo termine, si diversificano per molteplici aspetti. Esse, infatti, sotto il profilo del movimento, descrivono tragitti differenziati che interessano specialmente l a-

4 GEOGRAFIE DEL POPOLAMENTO: CASI DI STUDIO, METODI E TEORIE rea transfrontaliera tra Niger e Benin (BANI BIGOU, 1987, pp ), rispetto alla composizione etnica, vedono taluni gruppi maggiormente implicati negli spostamenti e talaltri, localizzati nelle aree di approdo, nell accoglienza e sotto il profilo temporale, implicano progetti migratori stagionali o definitivi (GHISALBERTI, 2006, pp ). Il villaggio di Bossia: una molteplicità di processi migratori Il villaggio di Bossia, si trova lungo la costa sinistra del fiume Niger nel comune di Falmey, al confine con l area protetta della RBT W, e accoglie complessivamente circa mille persone appartenenti ad una pluralità di etnie: dal consistente gruppo djerma, ad una quantità importante di haussa e di peul, ad un numero contenuto di gourmantché. Quasi una metà degli abitanti del villaggio si trova nel nucleo centrale e l altra metà si distribuisce nelle strutture insediative a funzione agricola e nei numerosi accampamenti peul (Figura 3). L immigrazione storica: segni della pluralità etnica La molteplicità etnica è conseguente al fatto che il villaggio è interessato da dinamiche migratorie fin dalla sua fondazione da parte di djerma provenienti dal Niger settentrionale, quale esito delle migrazioni storiche che hanno segnato la regione (MOUNKAILA, 2002). Bossia, infatti, viene creato da un gruppo di abitanti di Namarou, un villaggio dell area settentrionale del dipartimento di Tillabéri che, sotto la guida di Sayo Ali, giunge nella nuova area circa centocinquanta anni prima. Al momento della fondazione, Sayo Ali sceglie il fakara, ovvero l altopiano del villaggio che, arido durante la maggior parte dell anno, deriva il proprio nome dalla qualità del suolo e si estende a circa un paio di chilometri dal sito attuale. Al nucleo fondativo si unisce, successivamente, un altro gruppo djerma proveniente anch esso dal dipartimento di Tillabéri e precisamente dal villaggio di Téra e, poiché l intero villaggio, recuperando una pratica etnica tradizionale, abbina sempre più spesso l attività alieutica all agricoltura, il nucleo abitativo viene spostato nell attuale zona di sviluppo, vale a dire in prossimità del fiume Niger. In seguito, diverse ondate migratorie si succedono e il territorio occupato subisce una continua espansione. In particolare, nel corso dei primi anni Settanta e Ottanta le migrazioni riguardano l arrivo di agricoltori in cerca di terre in cui insediarsi, così come di nuovi pescatori. Le principali aree di provenienza sono per gli haussa alcuni villaggi di Kano, uno dei più importanti centri urbani della Nigeria settentrionale, per i djerma nigerini le regioni di Dogondoutchi e di Zarmaganda e per i djerma maliani la zona di Gao, tutte aree investite da cicliche crisi ambientali (GADO, 1993). Gli immigrati provenienti dalle medesime zone tendono a stabilirsi principalmente all esterno del villaggio, vale a dire nelle strutture a funzione agricola che sono caratterizzate da pratiche di sfruttamento delle risorse naturali simili a quelle diffuse nelle aree di provenienza e risultano maggiormente omogenee sotto il profilo etnico rispetto al nucleo centrale del villaggio. Quest ultimo, viceversa, abitato da gruppi etnici differenziati, mostra segni di un evoluzione territoriale all insegna del mescolamento etnico. Infatti, oltre alla presenza di un gruppo fondatore, i djerma, si rilevano unità abitative multietniche (haussa e gourmantché) prevalentemente di tipo tradizionale con capanne circolari, costruite in banco e con il tetto in paglia, accanto a qualche rara costruzione moderna squadrata con funzione particolare (moschea, mulino, scuola, dispensario). La disposizione delle abitazioni, peraltro, attorniando l arbre à palabre quale nucleo storico per l incontro degli uomini, recupera un ordine gerarchico: in prossimità dell albero sono localizzate le istituzioni, vale a dire la moschea centrale e l abitazione del capovillaggio, e, distanziandosi da esso in direzione nord, le unità abitative più recenti create degli stranieri. In particolare, i segni della compresenza etnica sono lasciati dal gruppo haussa che, raggruppando le proprie capanne nell area nord-occidentale, ha delineato un proprio quartiere in cui si rilevano altresì una nuova moschea (denominata masallantchi, in lingua haussa) nel cuore del quartiere e due mulini che attestano una tecnica innovativa di trasformazione agraria introdotta da tale etnia. Nonostante tali elementi nelle pratiche territoriali, non è emersa alcuna forma di strutturazione politica haussa poiché diversamente da quanto avviene in Benin, per esempio a Mokollé (GHISALBERTI A., 2006, pp ) le istituzioni di Bossia che gestiscono il potere tradizionale non possono appartenere a stranieri e, viceversa, discendono unicamente dai fondatori. Dal Niger ai paesi costieri per la pratica del commercio e dell agricoltura stagionale: l emigrazione All immigrazione di origine storica si contrappone in maniera sempre più chiara la tendenza centrifuga dell emigrazione, direzionata dall attività commerciale verso i paesi della costa e dalle pratiche agrarie verso aree rurali più produttive, che determinano spostamenti di popolazione a scala internazionale. Bossia, infatti, durante la stagione secca è interessato da ondate d emigrazione temporale in direzione delle aree urbane lungo il Golfo di Guinea e delle regioni rurali dell entroterra. Nel primo caso, migranti commercianti haussa e djerma descrivono movimenti di lungo raggio, lasciando i propri villaggi nella speranza di trovare acquirenti in realtà che, seppur lontane, offrono maggiori possibilità di sostentamento. Si tratta dei venditori denominati talla che svolgono una professione tramandata tradizionalmente e delineano percorsi migratori da lavoro, abbinandovi talvolta attività secondarie (per esempio, l agricoltura). Il commercio, infatti, è riconosciuto come pratica tradizionale delle popolazioni djerma e haussa, fortemente islamizzate, che da secoli calcano le medesime piste delineando una specializzazione professionale su base etnica (GREGOIRE, 1990). Sono i principali commercianti islamici che si insediano nei caravanserragli dei grossi villaggi batonou che, pur contemplando radici etniche multiple che vanno dai lignaggi Kumate di origine mandingo, ai Kanuri di origine haussa, ai dendi propriamente detti, vengono genericamente definiti dendi dai beninesi (OLIVIER DE SARDAN, 2000, pp ). A tali gruppi risale, peraltro, l introduzione di caratteri culturali legati all Islam mediante pratiche artigianali quali la macellazione, la lavorazione del cuoio, la tessitura, la forgia, la produzione di sale

5 LE MIGRAZIONI NELLA PERIFERIA DELLA RISERVA DI BIOSFERA TRANSFRONTALIERA W Figura 3. La popolazione e i movimenti migratori nel villaggio di Bossia (Niger). Fonte: indagine sul campo; Laboratorio di cartografia, Università degli studi di Bergamo.

6 GEOGRAFIE DEL POPOLAMENTO: CASI DI STUDIO, METODI E TEORIE e la lavorazione di cuoio e stagno, che vengono scambiati con prodotti agricoli locali. Oggi, dunque, sebbene la vendita sia mutata e concerna piccola merce d importazione nigeriana e oggetti artigianali, come stuoie costruite con liane di rônier, setacci per le farine e calebasse, si aggiungono nuovi tragitti ai percorsi tradizionali. Vi sono, dunque, emigrazioni che interessano un po tutti i paesi costieri del Golfo di Guinea, dalle capitali di Benin e Nigeria, a quelle di Ghana, Costa d Avorio e Togo. In queste aree urbane si innescano mutazioni territoriali che delineano quartieri haussa o djerma, chiamati solitamente Zongo (Idem, pp ), che significa quartiere in lingua haussa, determinando altresì la costruzione di solide reti comunitarie della medesima etnia, sulle quali il migrante può contare nella definizione del proprio progetto migratorio. Queste traiettorie, tuttavia, che hanno configurato l esodo rurale di eredità coloniale in funzione del ruolo centrale rivestito dallo spazio urbano costiero rispetto a quello periferico rurale, negli ultimi anni tendono a cambiare in relazione alla crisi cui assistono le metropoli costiere (DUBRESSON, RAISON, pp ). Di particolare rilievo il conflitto avoriano che, determinando una crisi politico-economica regionale, ha ulteriormente contribuito alla mutazione dei percorsi migratori interni all Africa Occidentale del Terzo Millennio (AFRIQUE VERTE, 2003). Si rilevano, dunque, nuove migrazioni verso aree dell entroterra a funzione agricola, come l enclave di Madjoari nella regione dell est burkinabè (GHISALBERTI A., 2008a, pp ) o l Atakora nel nord del Benin. A Bossia e veniamo al secondo caso gli spostamenti sono diretti verso le aree limitrofe del Benin settentrionale, investendo gli insediamenti caratterizzati dalla produzione cotoniera che necessitano di manodopera per i lavori campestri. Gli abitanti del villaggio nigerino, infatti, vengono integrati nelle pratiche locali per un lavoro duro e senza sosta nelle strutture beninesi a funzione agricola, ove alloggiano stagionalmente in capanne posticce. Essi, dunque, divengono protagonisti di un evoluzione pratica e simbolica del territorio del Benin, introducendo mutazioni nei territori che abitano e partecipano a sfruttare. Una volta terminata la raccolta del cotone e ricevuto il proprio compenso, infine, fanno ritorno a Bossia, ove sono nuovamente implicati nelle attività agricole locali, inaugurando la successiva stagione di lavori campestri. Conclusioni La ricerca sul campo costituisce uno strumento indispensabile per l analisi delle dinamiche che investono le aree di provenienza, di passaggio e di approdo dei percorsi migratori. In particolare, essa si mostra strategica nella creazione di informazioni che concernono l intero sistema territoriale, laddove non esistono dati statistici in grado di restituire la complessità del fenomeno. Centrale in proposito risulta il ruolo del ricercatore sia nella raccolta dei dati, mediante l implicazione diretta delle popolazioni indagate in tutte le fasi dello studio di terreno, sia nell analisi e nella restituzione delle informazioni, mediante strumenti comunicativi efficaci elaborati su base cartografica. Il caso di studio presentato, il villaggio di Bossia della periferia della RBT W, costituisce l esempio delle dinamiche territoriali indotte dalla compresenza di molteplici flussi migratori. Esso, infatti, mostra un quadro composito di processi d immigrazione ed emigrazione da cui si originano mutazioni territoriali, così come strategie solidaristiche di rapporti tra immigrati stranieri e popolazioni locali. E proprio il territorio, mediante l analisi di simboli, pratiche e strutture, funge da cartina al tornasole mostrando l esito dell intervento dei multipli attori che lo abitano. Riferimenti bibliografici AFRIQUE VERTE, 2003, Les conséquences de la crise ivoirienne sur les pays sahéliens enclavés: un premier horizon, «Afrique contemporaine», n. 205, pp BANI BIGOU L. B., 1987, La vallée bénino-nigérienne du fleuve Niger: populations et développement économique, Tesi di dottorato, Université de Bourgogne, Faculté de sciences humaines, Institut de géographie, Dijon.. BURINI F., 2004, Le carte partecipative: strumento di recupero dell identità africana, CASTI E., CORONA M. (a cura di), «Luoghi e identità. 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