LA COMUNICAZIONE DELL ALLENATORE: VIATICO FONDAMENTALE PER ESERCITARE UNA LEADERSHIP E RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI FISSATI

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1 SETTORE TECNICO DELLA FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO CORSO MASTER - U.E.F.A. PRO TESI IN SCIENZA DELLA COMUNICAZIONE CORSISTA: DOCENTE: MARCO RAGINI Prof. FELICE ACCAME LA COMUNICAZIONE DELL ALLENATORE: VIATICO FONDAMENTALE PER ESERCITARE UNA LEADERSHIP E RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI FISSATI Stagione Sportiva 2011/2012

2 Il calcio, un fenomeno globale in continua evoluzione negli anni, una veloce metamorfosi mediatica sotto tutti gli aspetti.. merito della comunicazione nei vari settori..

3 Il pianeta calcio, da quasi un secolo a questa parte ha cambiato la vita sociale di molte popolazioni e Nazioni. Questa disciplina sportiva ha accentuato la differenza fra i popoli e i loro stili di vita; ha creato una filosofia di pensiero comune, una fede da seguire, sviluppando un fanatico patriotismo. Senza dubbio il calcio a diverse latitudini; ed è un fenomeno che ha la capacità di aggregare e dividere. Tutto questo sottolinea come è diventato importante il giuoco del calcio sul piano sociale. Quotidianamente in diversi angoli del pianeta, il calcio con le sue varie manifestazioni, che siano regionali, nazionali o internazionali, è argomento di discussione da parte di individui di diverse classi sociali, con diverse tipologie di contesto. Un argomento dove straordinariamente ognuno crede di avere ampie competenze in merito, di poter dispensare nozioni e consigli sulla materia, con la certezza di dare verità assoluta da impartire agli addetti ai lavori in particolar modo, indirizzare la figura dell allenatore verso le scelte migliori da fare. Negli anni, specie negli ultimi 20 sono nate tante figure professionali nell ambito calcistico, creando da una parte gerarchie e dall altra generando mansioni spesso più di etichetta che di necessità. Ma la figura dell allenatore e dei giocatori rimangono tutt ora figure fondamentali e trainanti per questa disciplina. L allenatore, con le sue scelte, con il suo credo calcistico e filosofia di giuoco, con le sue decisioni e atteggiamenti, è da sempre al centro di ogni discussione. E il personaggio generante delle controversie di colloquio calcistico

4 delle persone e situazioni sopracitate. E pomo di discordia o di approvazione da sempre. Escludendo le sue capacità di conduzione tecnico tattiche, in questi ultimi anni, la situazione che dà più risalto ad esso è decisamente la capacità di comunicare. Ogni situazione, ogni contesto dove l allenatore deve interagire, c è la necessità di trasmettere in modo modulato una adeguata comunicazione. In primis, l unica necessità che un allenatore doveva trasmettere, erano le sue competenze lavorative identificabili in tecnico tattiche e morali alla propria società e ai suoi giocatori. Ora, tutto questo non è più sufficiente: paradossalmente queste prerogative passano in un secondo piano dando priorità al suo personaggio, che inevitabilmente diventerà pubblico ed esposto a tutto e a tutti, e dovrà sempre interagire verbalmente con forme diverse di comunicazioni a seconda del canale comunicativo, verso i giocatori e società, oppure ai media, i tifosi, la stampa e i giornalisti, ecc. Dunque le difficoltà nella gestione della comunicazione sono molteplici. La prima è la difficoltà nel parlare alla squadra; già parlare in pubblico, con poche unità di persone è difficile, anche parlare ad una squadra può rappresentare un elemento di difficoltà per colui che sarà il relatore o fonte di notizie. Se il parlare consiste in un rapporto con una sola altra persona, nel rapporto faccia a faccia si può controllare la situazione dell altra persona. Vedi dell altra persona la gestualità, i microscopici segnali emessi come la postura, le movenze, il battito e frequenza delle ciglia, il timbro di voce, tutte segnalazioni che l altro ci fornisce. Quando ciò avviene con un elevato numero di persone, qui ci si trova ad affrontare un problema molto più complesso, oltretutto con l handicap di non poter avere un riscontro immediato, un indispensabile feed back interattivo. Terzo steep, in ordine di difficoltà per chi deve comunicare, lo si riscontra quando si deve comunicare avendo innanzi a sè i media ad informazione diretta come radio o televisione. Qui è un campo più vasto e complicato, dove ogni parola, gestualità, mimica del viso, emotività del momento, modo di porsi, ecc., viene amplificato all ennesima potenza. Il messaggio che arriverà allo spettatore, tifoso o utente, sarà molto diretto, avendo una cassa di risonanza vastissima. In quest ultima circostanza, è importante di non cadere in una tipologia di linguaggio prettamente specifica e tecnica, essendo vastissimo e variegata la tipologia di persone a cui arriverà la comunicazione. Il messaggio dovrà abbracciare quindi tutte le classi sociali, di facile comprensorio nella terminologia e nella consistenza del pensiero elaborato.

5 INDICE PREFAZIONE INTRODUZIONE CHE COS È LA COMUNICAZIONE LA COMUNICAZIONE NEL CALCIO IL GRUPPO E SUE DINAMICHE L'ALLENATORE E LA SUA SQUADRA IL RUOLO DELL ALLENATORE LA LEADERSHIP ALL INTERNO DI UN GRUPPO LEADERSHIP IL RAPPORTO TRA L'ALLENATORE E LA SQUADRA L ALLENATORE E LA COMUNICAZIONE GESTIRE I CONFLITTI E STIMOLARE L ANTAGONISMO COMUNICARE DURANTE LA PARTITA LA FASE PRE-GARA LA COMUNICAZIONE DALLA PANCHINA LA COMUNICAZIONE DURANTE L INTERVALLO LA COMUNICAZIONE A FINE GARA IL MIO ALLENATORE IDEALE CONCLUSIONI

6 PREFAZIONE Secondo il mio pensiero un allenatore deve saper identificarsi in una giusta dimensione, svolgere e interpretare il proprio ruolo, seguendo una sana integrità morale da uomo e avendo la piena consapevolezza di essere sorretto e definito da un carisma innato, da una forte personalità e da una leadership donatagli da coloro che gravitano attorno a lui. Allora si,.. penso che ci siano i crismi giusti e i requisiti per poter affrontare questa avventura professionale e gioco forza avventura di vita, con consapevolezza di poter fare e di far fare al meglio le cose in cui si crede, senza convenevoli influenze a scapito della propria coerenza ideologica. Molti sono gli errori che un allenatore può commettere: quello più ricorrente, specie all inizio del suo percorso professionale e della sua carriera, è che troppo spesso il calcio si maschera con la sola passione...l indole di esercitare il potere sugli altri, anzichè esprimere le immense capacità creative che il calcio può stimolare!! Molti, con un frettoloso copia & incolla cercano di emulare le gesta tattiche e tecniche di colleghi senza avere la chiave del perchè si effettuano determinate situazioni ed esercitazioni... Molti addirittura scimmiottano copiando parole, definizioni e atteggiamenti da colleghi molto affermati, dove questi hanno fatto scuola per la loro originalità del ruolo e ciò che fanno fà parte del loro copyright, sottovalutando l intelligenza dei giocatori e degli addetti ai lavori, che immediatamente si accorgono della brutta copia e bocciano, prima ancora dal suo ruolo dall allenatore, l uomo che è, marcandolo professionalmente in negativo a vita! Detto questo, vi spiego il perchè ho deciso di svolgere questa tesi, su questo specifico argomento. Tutto nasce da una battuta furba e provocatoria di Mister Renzo Ulivieri alla fine di una sua lezione di Tecnica e Tattica calcistica. Egli, difatti, nel sincerarsi di coloro che hanno in chiaro il proprio argomento di tesi dopo aver sondato le idee degli allievi corsisti disse: vedo che non sono tanti coloro che hanno scelto un argomento sulla tecnica e tattica calcistica,...allora rivolgendosi a noi in modo ironico - vorrà dire che nessun di voi vuole far l allenatore, l allenatore quello vero!!! La cosa prima mi ha fatto sorridere...poi successivamente a distanza di tempo mi ha fatto riflettere. Sono due anni che conosco personalmente Mister Ulivieri, e lì ho notato la sua immensa passione, la massima capacità, conoscenza 6

7 della materia e il suo dono d eloquenza. Sono però anche tanti anni che seguo le sue gesta da allenatore ad altissimi livelli e soprattutto le sue interviste... specie del dopo partita, le più delicate, quelle così definite a caldo dove ancora il corpo è a livelli stratosferici di adrenalina!! Ecco, io proprio quì volevo arrivare...lui, usando un gergo televisivo, quando veniva intervistato o quando lo inquadravano che dirigeva e dava disposizioni dalla panchina, senza alcun dubbio, bucava lo schermo!! Era l allenatore che tramite la comunicazione, aveva la capacità di incantare anche i serpenti! Senza nulla togliere alle sue enormi capacità di tecnico nel dirigere le sue squadre, ma a mio parere il suo punto di forza che lo contraddistingueva da tutti gli altri allenatori di massima serie era proprio questa sua arte e dote innata di leadership nel confronto del gruppo, degli addetti ai lavori e nel saper comunicare sempre, in qualsiasi situazione, nei modi e nei toni giusti, dirigendo sempre a suo piacimento l argomento da trattare. Riusciva in codice a inviare tramite interviste del dopo partita, messaggi ai suoi giocatori apparentemente quasi indecifrabili al pubblico, ma sicuramente era comprensibilissimo da parte dei suoi giocatori, e sicuramente indicativo su come affrontare il lavoro nella settimana successiva. Narratovi tutto questo, come esempio, si deduce, che quanto mai, in questo calcio, di questi ultimi anni, è così fondamentale per un allenatore avere la facoltà e la piena conoscenza della scienza della comunicazione, soprattutto quando la gestione non si limita ad un gruppo di giocatori, ma ad un entourage di numero e di competenze molto ampio. L apertura, la disponibilità, l empatia, i concetti, tutto deve essere preso in considerazione a livello di comunicazione per un allenatore, considerando cosa vana, se altrettante attenzioni da parte sempre del mister non vengono monitorate ed elaborate tramite un riscontro del proprio operato...il cosiddetto Feedback. Il feedback non è altro che lo strumento, dove l allenatore ha un reale riscontro positivo o negativo del suo operato, verbale e non. Il così detto termometro della situazione. Qui oltre al riscontro professionale, non si scappa dai giudizi un allenatore è l effetto che fà... Marco Ragnini 7

8 INTRODUZIONE Tutto ciò che non si realizza nella comunicazione non esiste Jaspers (filosofo e psichiatra tedesco) CHE COS È LA COMUNICAZIONE La comunicazione è un processo di trasmissione di informazioni, da rendere noto, e di far conoscere, dove la creatività dell essere umano riesce ad assegnare significati ad ogni cosa, creando il sistema comunicazione con le sue caratteristiche: l immaginazione, la creazione di simboli e codici. Il concetto di comunicazione comporta un interazione tra soggetti diversi: è costituita da un attività che presuppone un certo grado di cooperazione. Ogni processo comunicativo avviene in entrambe le direzioni. A mio avviso non si può definire comunicazione là dove il flusso di segni e di informazioni sia esclusivamente unidirezionale. Se un soggetto può parlare a molti senza la necessità di ascoltare, siamo in presenza di una semplice trasmissione per conoscenza di segni o informazioni. Nel processo comunicativo che vede coinvolti gli esseri umani ci troviamo così di fronte a due polarità: da un lato la comunicazione come atto di pura cooperazione, in cui due o più individui costruiscono insieme una realtà e una verità condivisa; dall altro la pura e semplice trasmissione, unidirezionale, senza possibilità di replica. Per semplificare, sono due i tipi di comunicazione: 8

9 1 - Comunicazione sociale 2 - Comunicazione interpersonale 1 - La comunicazione sociale, più nota come comunicazione di massa, viene realizzata da una o poche persone ed è rivolta a molti individui (televisione, stampa, radio, pubblicità, utenti e riceventi). 2 - La comunicazione interpersonale coinvolge 2 o più persone e si basa sempre su una relazione in cui gli interlocutori si influenzano l un l altro, anche quando non se ne rendono conto. La nostra quotidianità è fatta di scambi comunicativi, relazioni più o meno intense che ci coinvolgono e che ci portano a interagire con ciò che è esterno a noi. La comunicazione non si svolge solo attraverso la parola: questa è, al più, uno degli elementi che caratterizzano un dialogo fra due persone. Un messaggio viene percepito da chi ascolta in modo complessivo: alla parola si associano almeno altri importanti fattori quali l utilizzo dei toni della voce del parlante, la distanza che chi parla propone tra i comunicatori, la posizione che assume, la direzione dello sguardo, i movimenti di alcune significative parti del corpo, ad esempio mani e capo. Ma l interpretazione dipende molto dal proprio vissuto, il nostro contesto sociale ed ambientale. Per riassumere, non conta tanto ciò che si dice (comunicazione verbale) quanto come lo si dice (comunicazione non verbale). 9

10 In mancanza della comunicazione non verbale è possibile che il nostro messaggio giunga sii a destinazione, ma pero sia interpretato in maniera difforme rispetto al nostro obiettivo. Possiamo dividere quindi la comunicazione interpersonale a sua volta in: a) Comunicazione verbale che avviene attraverso l uso del linguaggio sia scritto che orale. Il linguaggio verbale caratterizza l uomo rispetto a tutte le altre specie animali. La parola rappresenta l universo della nostra conoscenza, delimitando le cose di cui possiamo parlare e che possiamo comunicare ai nostri simili. La lingua determina non solo il modo in cui parliamo del mondo che ci circonda, ma anche ciò che di questo mondo conosciamo. I pensieri formulati nella nostra testa sono espressi in una lingua, e non riusciamo a pensare a cose per le quali non abbiamo parole a disposizione. b) Comunicazione non verbale che avviene senza l uso delle parole attraverso vari canali: mimiche facciali, sguardo, gesti, posture, andature, abbigliamento. Il linguaggio del corpo ha una grandissima importanza nel comportamento sociale dell uomo. La nostra vita quotidiana si basa molto di più sul non verbale che sul verbale. Alcuni segni sono, a tutti gli effetti, parte di un linguaggio consapevolmente scelto, altri riguardano aspetti della comunicazione che possono anche non essere consapevoli, anzi il più delle volte non lo sono. Tali segni, definiti come innati provengono dall istinto: arrossire o sudare, ad esempio, sono i tipici segni che smascherano una situazione di imbarazzo. Perché si possa dare l impressione di attendibilità, tra parola e gesto non deve mai esserci opposizione: l allenatore dovrà dunque sapersi gestire in modo consone e congruente nel portare all unisono parole (il verbale) e gesti o movenze (il non-verbale). Questa armonia frà il verbale e il non-verbale, ben studiata e calcolata a priori di un discorso importante, oltre ad un ottimo grado di comunicazione nella sua efficacia, darà indiscutibilmente più credibilità al pensiero espresso dall allenatore. 10

11 c) Comunicazione para-verbale che riguarda soprattutto la voce (tono, volume, ritmo, velocità, timbro, dizione, cadenza), ma anche le pause, le risate, il silenzio ed altre espressioni sonore (schiarirsi la voce, tamburellare, far suoni) e il giocherellare con oggetti. Affinché la comunicazione abbia luogo sono necessari degli elementi precisi: - L emittente o trasmittente, è chi invia il messaggio. - Il ricevente o destinatario, è colui a cui il messaggio è rivolto. - Il messaggio, anche detto contenuto, riguarda ciò che viene comunicato e può essere di varia natura. - Il codice o linguaggio, (verbale, non verbale, para-verbale) riguarda il modo in cui si comunica, dando un significato convenzionale al messaggio. - Il canale, è il mezzo con cui avviene la comunicazione. - Il contesto riguarda il luogo, il momento e le circostanze in cui si comunica. - I filtri, invece, comprendono tutto ciò che disturba, altera o più raramente facilita la comunicazione; possono essere sia filtri fisici (rumore, brusio, volume basso della voce, silenzio) che psicologici (aspettative, bisogni, pregiudizi, vissuti emotivi). Mentre i filtri fisici sono più facilmente gestibili, quelli psicologici sono più complessi da evitare proprio perché sono quasi sempre inconsapevoli. Gli elementi della comunicazione agiscono in modo circolare perché il ricevente, se risponde, diventa a sua volta emittente e il processo continua fino al termine della conversazione. Fondamentale, però, affinché la comunicazione sia efficace e performante, è che l emittente e il ricevente abbiano in comune lo stesso codice per potersi capire. La comunicazione interpersonale è sempre coinvolgente, in quanto produce, a breve o a lungo termine, effetti psicologici che possono essere positivi o negativi, ma mai indifferenti. Inoltre, nel rapporto comunicativo, gli interlocutori stabiliscono, man mano che la comunicazione va avanti, la natura della loro comunicazione: confidenziale o formale Ma quali sono i presupposti per poter comunicare in maniera efficace? Innanzitutto, occorre ascoltare in modo attento, empatico ed interessato; è necessario osservare e valutare la comunicazione non verbale e comprendere le pause di silenzio, sapendole gestire. Bisogna imparare ad accettare tutto ciò che l interlocutore dice, anche quando contrasta con le nostre opinioni; e, ovviamente, essere realmente disponibili a comunicare senza imporsi in nessun modo, considerando l interlocutore come persona degna di essere ascoltata. Ascoltare implica competenze logiche per individuare le idee centrali del discorso, identificare dettagli e approfondimenti, cogliere le connessioni esplicite ed implicite, ricordare gli argomenti, al meno quelli principali e fare mentalmente una sintesi di tutto ciò che si è stato ascoltato. Avere dunque una empatia, ovvero il riuscire a vivere lo stato d animo di chi sta parlando ma con la dimensione del come se fosse il proprio. 11

12 Essere empatici vuol dire saper condividere i sentimenti di un altra persona, sia negativi che positivi. È maggiormente empatico chi ha fatto molte esperienze relazionali, non è emotivamente rigido e sa osservare il linguaggio non verbale. Esistono dei fattori che facilitino le conversazioni, uno è sicuramente la motivazione a comunicare che può essere dovuta al solo desiderio di essere ascoltati. Se la motivazione è assente, la comunicazione si blocca sul nascere. Se è scarsa, fa fatica ad andare avanti, creando tensioni o incomprensioni. Tuttavia, anche una motivazione eccessiva è disturbante, in quanto chi ascolta potrebbe non avere voglia in quel momento di comunicare o di trattare quel determinato argomento. In genere, solo se la motivazione iniziale è discreta, il desiderio di comunicare tende ad aumentare progressivamente. Un altra condizione fondamentale per comunicare in modo efficace è l autenticità, intesa come la reale disponibilità verso gli altri. Essere autentici vuol dire saper esprimere pensieri ed emozioni con semplicità e sincerità facendosi così conoscere dall altro per quello che effettivamente si è, si pensa e si prova. Anche l attenzione ai bisogni degli altri, l assenza di pregiudizi e l attitudine a rapporti sociali aiutano poiché consentono di apprendere vari stili di comunicazione che arricchiscono sul piano dell esperienza e delle conoscenze. È bene evitare sempre il fingere di ascoltare e inviare messaggi che mostrano invece noia o indifferenza per ciò che l interlocutore sta dicendo (espressioni del volto, tono di voce, scarso controllo visivo, risposte per tentativi, frequenti distrazioni, cambiamenti di discorso). LA COMUNICAZIONE NEL CALCIO 12

13 Nel mondo del calcio si va sempre più sviluppando la variabile comunicazione quale fattore determinante per raggiungere il risultato di una prestazione. Infatti, considerato che la prestazione è il risultato di motivazione più apprendimento, il successo dell apprendimento tecnico si è spostato sull interazione allenatore-calciatore. L incontro tra allenatore e calciatore avviene attraverso il reciproco scambio d informazioni: il primo vede e il secondo sente. La capacità di entrambi di confrontare e unire questi due aspetti dell interazione, porta all apprendimento. Ma non c è apprendimento senza comunicazione e non c è comunicazione senza apprendimento. Ciò significa che il giocatore e l allenatore imparano a comunicare e a relazionarsi osservando se stessi e gli altri, riconoscendo il linguaggio delle emozioni, imparando le proprie distorsioni nella comunicazione ed esprimendo i propri sentimenti e le proprie opinioni. A tal punto s inserisce facilmente il concetto di cultura calcistica, dove per cultura intendiamo la presa di coscienza, la mentalità, l educazione, il sapere e il rispetto, quali motivazioni trainanti da condividere. I problemi più importanti che si riscontrano a livello comunicativo riguardano soprattutto le difficoltà comunicative tra allenatori e giocatori, o tra giocatori/allenatori e società. In questi casi è fondamentale, specialmente ad inizio stagione, delineare i rispettivi ruoli ed i confini tra gli stessi: un dirigente non potrà mai sostituirsi all allenatore e viceversa un allenatore non dovrà confondersi con ruoli dirigenziali. Un buon allenatore deve saper comunicare con i propri giocatori, deve conoscere la personalità degli stessi e relazionarsi a loro, individualmente, proprio in relazione a queste differenze individuali. Con il gruppo deve saper comunicare in maniera assertiva, senza essere né troppo passivo, né troppo aggressivo, giustificando le proprie scelte, coinvolgendo i propri atleti in determinate decisioni. In più, comunicazione non Verbale è molto importante ed un buon comunicatore, oltre a saper ascoltare, deve saper gestire al meglio il silenzio, le pause, la gesticolazione, l uso dello spazio e del contatto corporeo. L allenamento della comunicazione di gioco nel calcio nasce dalle difficoltà che spesso s incontrano sui campi e che sfociano in incomprensioni e giudizi superficiali e poco sereni che accompagnano una partita di calcio. Tutto questo perché nel fantastico e poliglotta campo di gioco il verbo utilizzato, la grammatica e sintassi non sono comprensibile a tutti. I segnali, le informazioni che i giocatori percepiscono e che devono elaborare sono molteplici, occorre dunque offrirgli un lessico comune fatto di segnali, semplici comprensibili e riproducibili che permetta loro di comunicare serenamente, come due amici che s incontrano al bar. Questo significa, organizzazione, partecipazione attiva, accettazione dei propri limiti, disponibilità al cambiamento. Come ogni altra abilità la comunicazione può essere migliorata attraverso l esercizio raggiungendo livelli che si relazionano alla quantità qualità e frequenza degli stimoli nonché proprio perché si tratta di abilità alle capacità individuali. 13

14 Le sedute di allenamento offrono a tal riguardo una occasione unica per poter migliorare la comunicazione di gioco in quanto solo in questo contesto si possono ricreare quelle situazioni di crisi comunicativa che verranno con probabilità a verificarsi nel corso dell incontro. Il campo e le situazioni che l allenatore saprà creare per i propri giocatori sono quindi le condizioni funzionali per sviluppare una coerente ed affidabile comunicazione di gioco. Per l allenatore si tratta quindi di mettere in atto le proprie concezioni tattiche favorendo e stimolando negli esclusivi protagonisti del gioco ovvero i giocatori quella serie di relazioni verbali e non che solitamente vengono indicate come affiatamento. L allenatore dovrà fungere da catalizzatore al fine di mettere in relazione almeno 12 soggetti (lui più gli undici giocatori) cercando di creare un codice comune di comunicazione tale da far fronte con successo alle situazioni via via variabili del gioco. In un rettangolo di gioco durante lo svolgimento di una partita di calcio assistiamo a molti segnali visivi e sonori, quali i suggerimenti tattici impartiti dall allenatore, il fischio del direttore di gara, le segnalazioni dell assistente dell arbitro nonché i suggerimenti continui tra i giocatori. Ma soprattutto esistono messaggi e segnali non verbali che scaturiscono da gesti tecnici e situazioni tattiche che sono fondamentali in tutti gli sport open-skill. La 14

15 comune pratica e le tante partite, ovvero tutte le esperienze calcistiche favoriscono questo processo di comunicazione attiva, ma è sicuro che allenamenti specifici e mirati, possano favorirlo, svilupparlo ed ottimizzarlo alla stessa stregua di come si allena una qualsiasi altra componente della prestazione. Considerando che esistono due fasi principali nel gioco del calcio quella di possesso e quella di non possesso di palla, andremo ad analizzare la prima, in quanto indispensabile affinché una squadra voglia prevalere sull altra cioè vincere. Un buon allenatore non può fare a meno di curare ed approfondire il fondamentale ambito del linguaggio, specialmente per quanto concerne le strategie comunicative all interno del rapporto con i calciatori, i mass-media ed i tifosi. Oggi è di grande attualità parlare di comunicazione efficace; d altra parte dalla capacità o meno di comunicare dipende gran parte del successo personale e di ciò che si rappresenta. Questa prerogativa è parte essenziale del bagaglio culturale che l allenatore deve possedere per essere nella condizione di operare in modo proficuo. La comunicazione tra allenatore, emittente, ed i calciatori, i dirigenti, i mass-media, i riceventi, comprende l insieme di scambi verbali, para-verbali e non verbali che si instaura in modo autoritario ed unidirezionale oppure in modo democratico e modulare-circolare in un processo dinamico ricco di feedback. IL GRUPPO E SUE DINAMICHE Parlando di gruppo, è bene tener presente che esso costituisce un insieme di elementi coordinati tra di loro in modo da formare un unico complesso, soggetto a regole e dinamiche ben determinate. La prima fondamentale conseguenza di questo assunto è che se si agisce anche su di un solo elemento, si influenzano anche tutti gli altri. E per questo motivo che, nell ambito calcistico, per comunicare in modo efficace, l allenatore, oltre a curare le tecniche comunicative, deve essere in grado di dimostrare sincero ed autentico interesse per il gruppo/squadra così come per ogni singolo calciatore. L ALLENATORE E LA SUA SQUADRA Una frase molto significativa ed esplicita, che indubbiamente non può altro che scuotere e stimolare un allenatore è: I BURATTINI SONO CONTENTI QUANDO IL BURATTINAIO SA COSA FARE.. 15

16 IL RUOLO DELL ALLENATORE L allenatore è colui che rappresenta il modello da imitare, colui che premia, colui che punisce, colui che motiva. La professione di allenatore è fatta di passione, intuizione e tecnica, un insieme di capacità e doti personali difficili da decifrare, che ne fanno un vero e proprio manager. Un allenatore deve avere competenza, qualità ed intelligenza, carisma e abilità nel fare squadra, tanto da essere considerato un artista o addirittura un mago per le vittorie conseguite. In tutti gli sport l allenatore é certamente una figura basilare, sia per quanto riguarda la preparazione fisica dell atleta, sia per quanto concerne il supporto psicologico di cui ogni sportivo sente la necessità. L allenatore si occupa principalmente degli aspetti tecnici e strategici delle performances agonistiche degli atleti, ma il suo ruolo di leader in seno alla squadra che dirige. Ciò sta a significare che egli si ritrova ad essere un punto di riferimento ed un modello di identificazione per i suoi ragazzi, sia sul piano agonistico che su quello umano. L allenatore è colui che rappresenta il modello da imitare, colui che premia o punisce, colui che motiva. Racchiude in sè vari ruoli. - Insegnante: per trasmettere conoscenza e insegnare nuove competenze; - Programmatore: l allenatore deve programmare la propria attività pianificando gli obiettivi che deve perseguire e trasmettere alla propria squadra; 16

17 - Motivatore: deve continuamente stimolare i giocatori cercando di conoscere la particolarità del carattere, delle personalità e della psicologia. Deve dare sempre la spinta positiva. - Osservatore: deve sempre prestare attenzione a tutto ciò che riguarda il proprio gruppo sia individualmente e sia collettivamente, saper osservare ed interpretare il torno della voce, gli sguardi, l espressività e la gestualità dei ragazzi permetterà al mister di interpretare i vari stati d animo della squadra. - Consigliere: saper ascoltare e creare un clima favorevole alla comunicazione dando un senso di fiducia a chi si appresta a parlare. Dà consulenza e risolve le controversie; - Comunicatore: deve saper utilizzare al meglio il linguaggio verbale e quello non verbale, deve avere la capacità di comunicare alla squadra in modo chiaro e semplice e concreto, che si comprenda facilmente e che vada duretto al senso del concetto che si vuole esprimere. - Leader: dà una filosofia, impone disciplina ai giocatori. Suo compito è di sviluppare un senso di appartenenza (la coesione) tra gli atleti, perché si sentano una forza unica, pur definendone i ruoli e i compiti individuali. Egli, nel delineare l identità tecnica di ciascun atleta, fissa gli obiettivi comuni, le norme e le regole che tutti devono rispettare. Appare evidente la necessità di una buona formazione psicologica dell allenatore al quale viene richiesto un alto livello di maturità e un buon equilibrio psichico che possa garantirgli una consapevolezza e il controllo delle proprie e altrui dinamiche affettive. Qualunque livello esso alleni, fondamentali sono tre caratteristiche che un buon allenatore deve avere: la coerenza, la competenza e la capacità di comunicare. La competenza è un elemento fondamentale che passa attraverso le conoscenze calcistiche di comportamenti e gestualità tipiche del gioco del calcio. Inoltre deve avere abilità nell allenare: i comportamenti tipici del calcio, le gestualità del calciatore, il strumenti adeguati e strategie di gioco devono essere il suo pane quotidiano! Un altra caratteristica da considerare in un allenatore è il suo carisma. E probabilmente il parametro più importante insieme all abilità. Un allenatore carismatico riesce a caricare i giocatori e mantenere alto il morale dello spogliatoio e lo spirito di squadra, ottenendo rendimenti più elevati dai giocatori durante la partita. Ma nel gioco del calcio, alla fine, c è chi gioca e chi non gioca. Ecco dove il mestiere di allenatore, invece di amalgamare, divide. Fare squadra, in questo caso, vorrà dire escludere inevitabilmente qualcuno. L allenatore dovrà sempre rendere conto a qualcuno; come in una sorta di piramide, una gerarchia, egli ha potere sulla squadra ma deve sempre sottostare a quanto i suoi superiori gli chiedono. Questo è spesso un problema, perché non sempre ai livelli più alti della gerarchia vi corrispondono competenze maggiori, in una sorta di sistema aziendale alterato dove i 17

18 presidenti o i direttori generali hanno poche competenze specifiche o hanno interessi diversi da quelli prettamente sportivi. L allenatore quindi, dovrà sempre saper interagire e sensibilizzare coloro che fanno parte del team (società, famiglie, tifo, stampa, calciatori ). Ecco infine il ruolo di catalizzatore che l allenatore riveste. Elemento in grado di velocizzare i processi di crescita, non solo calcistici, ma anche e soprattutto all interno dei rapporti che esistono tra le varie figure che gravitano attorno ad ogni realtà. La società, con i dirigenti, la stampa, i giornalisti, le famiglie. L allenatore è al centro di tutte queste entità ed ha il dovere di cercare di capirle e farsi capire, di guidarle, di trasmettere la proprio filosofia di lavoro e di far crescere il tutto. Può avere diversi stili di allenare, ognuno con i suoi pro ed i suoi contro, ma le caratteristiche fondamentali che rendono un allenatore vincente, sono: l efficacia ed il rispetto, un allenatore molto organizzato deve pianificare tutto in anticipo; comprendere ed apprezzare i punti forza e le debolezze di ogni singolo giocatore; si deve preoccupare di vincere, ma si deve anche concentrare scrupolosamente sulla prestazione dei giocatori. Chi si appresta ad diventare allenatore dovrebbe ispirarsi sempre e non copiare i grandi per capirne qualità e metodo di coaching, più idonee al suo carattere, ma un allenatore deve soprattutto saper comunicare in modo naturale rimanendo sempre positivo e propositivo. Un allenatore, deve essere un continuo perfezionista, non tollerare i possibili errori propri e dei suoi giocatori, essere sempre insoddisfatti, sono caratteristiche che questo ruolo potrebbe assumere. Un efficace comunicazione interpersonale può sciogliere le tensioni che possono insorgere tra atleta ed allenatore createsi in un contesto di scarsa attenzione e di ascolto superficiale. Ecco perché un buon allenatore oltre alla buona preparazione tecnica, deve assolutamente avere una certa sicurezza personale che gli permetta di improntare il suo allenamento prima sulle esigenze umane e poi sull obiettivo della vittoria. LA LEADERSHIP ALL INTERNO DI UN GRUPPO Ogni gruppo ha bisogno di un condottiere, qualcuno che sia in grado di fissare degli obiettivi da raggiungere, di guidare gli individui attraverso un percorso scelto e di comprendere quali abilità e quali caratteristiche ogni componente può mettere a servizio della collettività. Nel compiere questa delicata operazione l allenatore dovrà porre attenzione e mantenersi sempre equidistante tra le esigenze del team e quelle del singolo, perché un individuo frustrato nelle proprie ambizioni difficilmente potrà essere utile alla causa. 18

19 LEADERSHIP L allenatore leader è quindi colui che guida un gruppo di persone e che viene da queste ultime seguito spontaneamente perché lo vogliono e non solo perché devono. Questo è il punto fondamentale: un allenatore diventa di successo, diventa un vero leader quando le persone lo stimano e lo ammirano. Lo seguono e non sono costrette da nessuno e da nessuna logica di gerarchia. La vera leadership, infatti, non è mai attribuita, ma è guadagnata! Non c è titolo o posizione che tenga. Si ha un vera leadership sul proprio gruppo non perché qualcuno dall alto delle sua posizione gerarchica l ha data, ma perché si è riusciti ha conquistare le menti e i cuori dei propri giocatori. Infatti la vera leadership non è legata alla posizione, ma alla personalità. Il leader, trovandosi in posizione di potere, è in grado di influire sul futuro di molti giocatori, con decisione che spesso pongono problemi epici d un certo rilievo. La leadership si basa sulla capacità di influenzare gli altri e di indurli a lavorare per il conseguimento dell obiettivi generali dell organizzazione. Al leader spetta il compito di conciliare gli obiettivi generali dell organizzazione con quelli particolari degli individui e dei gruppi che la compongono. Il cammino che l allenatore deve compiere per diventare leader passa attraverso due fasi distinte: la prima spinta la dà una forte motivazione, un obiettivo ben definito che lo spinge ad andare 19

20 avanti; la seconda cercherà dentro di sé la determinazione di condurre la propria squadra verso la vittoria, verso un traguardo finale che tutti si aspettano. All allenatore, nella qualità di leader del gruppo-squadra, spetta il compito di sviluppare con equilibrio l integrazione, senza però penalizzare l individualità. Essere leader oggi consiste nel prendere decisioni ponendosi direttamente nel flusso di informazioni, di monitoraggio, di proposte e feedback che circolano in tutto il sistema della società. La caratteristica centrale di un allenatore leader sarà quella di riuscire a trovare ed a trasmettere agli altri membri del gruppo la sintesi più congrua alla situazione di gioco che si sta svolgendo. Il leader è dotato di una intelligenza decisiva, semplice ed efficace, che suscita l ammirazione dei giocatori e li carica, li dispone a seguire le sue iniziative. Egli è capace di vedere l essenza dei fatti, i fenomeni cruciali del calcio, da una visuale superiore. Si tratta di un potere carismatico innato, di una forte attrazione che non mette a disagio quanti si prodigano per lui, i cosiddetti gregari o aiutanti: essi non avvertono alcuna sottomissione, anzi provano un intenso piacere nel dare tutti se stessi affinché il capo li conduca al successo. In particolare l allenatore occupa il posto gerarchico più alto: è colui che propone idee, influenza il gruppo, ne dirige il comportamento, la persona in cui gli altri si identificano. Conoscere e confrontarsi con il leader del gruppo è molto importante per colui che gestisce la squadra: sapendo l idea del leader si può capire l umore generale e adattare di conseguenza la gestione. Ciò che permette ad un individuo di rivestire il ruolo di leader è definibile come fonti del potere. IL RAPPORTO TRA L ALLENATORE E LA SQUADRA 20

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