Studiavo i rapanelli mio figlio gli hedge fund

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1 Società Da 07/10/ il mondo di giacomo Studiavo i rapanelli mio figlio gli hedge fund Storia di una carriera scolastica non troppo esemplare Ma oggi si è persa l attitudine a desiderare Giacomo Poretti Questo racconto è parte del discorso che ieri Giacomo ha tenuto al convegno per i 40 anni di fondazione della scuola «La Zolla» di Milano. Non sono il più adatto a parlare di educazione, anche perchè se dovessimo attenerci strettamente al titolo del convegno Chi educa cresce, risulta evidente che non posseggo il fisic du rol dell educatore. Con questo non voglio dire che non ci siano dei buoni insegnanti sotto il metro e sessanta: il problema è che poi il bidello rischia di scambiarti per uno di seconda elementare! E poi vi confesso che non ho avuto una brillante carriera scolastica, a cominciare dall inizio, complice mia madre. Lei, la mamma mi portava all asilo con la segreta speranza che succedesse qualche cosa. Cercava il pretesto per non lasciarmi delle ore con delle donne che non fossero sua madre o sua suocera. Ovviamente avrebbe preferito lasciarmi sempre da sua madre, la nonna grande, piuttosto che da sua suocera, la nonna piccola, ma si doveva accontentare di una settimana per ciascuna. Io volevo più bene alla nonna grande, ma mi trovavo meglio dalla nonna piccola; quando andavo da lei potevo scorrazzare per le campagne e per i boschi, dalla nonna grande invece si stava in casa. Dopo la recita natalizia della poesia eseguita in piedi sopra una sedia rossa di fronte al Parroco e alla Superiora dell asilo, ci fu l incidente che fornì il sospirato pretesto. Io non amavo fare i pisolini pomeridiani, e questo indispettiva la suora che si occupava di me e dei miei compagni, un giorno dopo l ennesimo capriccio con pianto insistito la suora deve avermi dato non proprio una sberla, ma un buffetto sulla guancia. Fu come se mia mamma mi strizzasse l occhio: iniziai a piangere a squarciagola e smisi solo due ore dopo quando venni riconsegnato nelle sue braccia dalla suora imbarazzata. La mamma mi guardò e comprese che da grande avrei avuto delle buone probabilità per fare l attore: disse che il suo bambino non lo avrebbe lasciato un minuto di più in quel lager e che la suora avrebbe dovuto ringraziare il buon cuore della mamma se non veniva denunciata. Dopo cinquanta metri sapevo che avrei passato il resto della mia vita una settimana con la nonna grande e l altra con la nonna piccola.

2 Le elementari, praticamente, è come se non le avessi fatte perchè il maestro Agnello appena entrava in classe appoggiava la testa sulla cattedra e si addormentava; da principio noi bambini abbiamo pensato Che figata questa scuola ; potevamo giocare tutto il tempo, il maestro si raccomandava soltanto di non fare troppo chiasso altrimenti sarebbe potuto arrivare il preside; alcune volte si svegliava di soprassalto e picchiava chi tirava gli areoplanini di carta. Purtroppo la pacchia è finita. Se ne sono accorti alcuni genitori perchè, in terza elementare, i loro bambini che frequentavano la sezione B, quella del maestro Agnello, conoscevano e scrivevano l alfabeto solo fino alla G di giostra. Voi direte: però alle medie è andato tutto bene!? Credo di si, non so se possa comportare qualche cosa di negativo il fatto di frequentare una scuola media ad avviamento agrario. Era l ultimo anno della scuola media Ferrazzi & Cova, poi, diplomata la leva del 56, la mia, avrebbe chiuso i battenti. Portava il nome del proprietario terriero più ricco del paese. Era stata fondata qualche decennio prima perchè gli adolescenti del paese si sarebbero fermati alla licenza media, e poi avrebbero lavorato nei suoi campi. Nessuno dei ventinove alunni della classe del 56 avrebbe voluto lavorare nei campi, ma le 14 ore di agraria alla settimana erano vissute con allegria e stupita curiosità: quando si andava nell orto a vangare e a preparare il terreno per la semina ci sembrava l unico lavoro sensato e gioioso che si potesse fare, altro che la geometria, gli avverbi o l apparato scheletrico dei rettili! Se devo darmi un giudizio direi che la sintassi, le equazioni di 1, 2 e anche di 3 grado, e la storia medioevale, non sono il mio forte, però ho imparato quando maturano i rapanelli, quando si raccoglie il melograno e come si fa una spargiera. C erano tutti i segni per capire che avrei dovuto fermarmi lì con la scuola, ed invece no, nonostante le condizioni economiche della mia famiglia mi spinsero a lavorare, ho voluto insistere e ho frequentato le scuole serali. Istituto professionale per elettromeccanici. Non voglio impietosirvi ma dopo 7 ore e mezzo di lavoro in fabbrica, sedersi alle su un banco di scuola e prestare attenzione ad un professore che ti parla di differenza di potenziale, intensità di corrente, genitivo sassone, o il senso del perturbarbante nella letteratura gotica del 700, non è propriamente agevole. Se poi ci mettete che erano gli anni 70, potete facilmente immaginare che le materie preferite da quasi tutti gli alunni, erano intervallo e sciopero, possibilmente con occupazione. Come posso parlarvi io di scuola? La mia scuola sembra collocata in un romanzo dell ottocento, eppure era l altro ieri. La mia era la scuola dei grembiuli neri con il fiocco colorato, del patronato scolastico che regalava le matite e i quaderni ai bambini poveri: anche a casa nostra ne avevamo bisogno, ma mia mamma mi diceva mi raccomando non prenderli, non dargli soddisfazione a quelli li..., era la scuola che i professori e i maestri avevano sempre ragione, tranne quello che si addormentava. Posso parlarvi solo come genitore; un genitore che conserva ancora il rammarico di non aver mai conseguito la maturità scolastica, che custodisce vergognosamente l invidia verso un qualsiasi

3 laureato, che mantiene ancora inalterato il fastidio verso un giovane che alla domanda che classe fai?, risponde quarta ginnasio...devo pensarci cinque minuti e poi dire.. terza liceo..., no prima liceo..!, e allora dì prima liceo, perchè devi dire quarta ginnasio con quella vocina lì, te lo dico io il perchè: perchè te la tiri, ecco perchè... quarta ginnasio! ma va a quel paese! Lo so è l invidia. Per non parlare dei laureati: come mi fanno girare le balle i laureati voi non potete neanche immaginarlo...però che bello che deve essere avere una laurea! Una volta una tipa mi disse: Sono laureata in Filologia romanza : ma dai!che (cazzo )hai studiato, ma cosa sarà mai! Ma perchè uno nella vita si deve appassionare al rumeno, al ladino, all occitano, all aragonese, al corsogallurese e al romancio? perchè? perchè te la vuoi tirare. Mi piaceva anche quella della filologia romanza, ma ho evitato accuratamente di fidanzarmi con lei: avrei potuto tirarle il collo dall invidia; molto meglio aver sposato un incantevole psicoterapeuta! Ho passato anni a desiderare di avere una laurea il filologia, in letteratura, in architettura, in matamatica comparata, in medicina, in giurisprudenza; ma il mio sogno era di larearmi in filosofia! Perchè? per tirarmela un po. Eppure deve esserci qualche cosa di avverso nel mio destino rispetto alla scuola, perchè poi l incontro più significativo di lavoro è avvenuto praticamente con due analfabeti: ad uno in particolare, Aldo, quando frequentava le scuole medie è stato scritto sul libretto di valutazioni finali: Attitudini:nessuna. E meglio stare attenti quando si esprimono dei giudizi così categorici, avrebbero potuto aggiungere un... forse, probabilmente, allo stato attuale delle cose, ma forse chissà? in futuro...e invece no: attitudini nessuna! Io me lo immagino il collegio dei docenti della scuola di Aldo, che magari si ritrovano per una pizzata una volta ogni 10 anni... ma te lo ricordi quel terrone che scriveva ho senza l acca, è finito in televisione...che culo che ha avuto! Non è possibile, secondo me Aldo deve aver rubato le gomme dell auto al Preside per essere trattato così. Trattenete l indignazione, io e Giovanni che lo conosciamo bene, possiamo dire che i suoi insegnanti... avevano ragione...nel senso che non era tagliato per la matematica, la fisica, il passato remoto, il congiuntivo e il condizionale, ma aveva talento ed anche tanto; il problema è scoprirlo, riconoscerlo. A miei tempi, quando suonava la campanella, alle 13, si andava casa a mangiare dai nonni, e poi via all oratorio a giocare fino a quando diventava buio; il prete che faceva la tata a tutti i ragazzi del paese, doveva scacciarti a pedate nel sedere per mandarti a casa a fare i compiti. Ai miei tempi, oltre alle pedate del prete, dovevamo schivare anche la noia, la solitudine; si era costretti ad usare la fantasia perchè i giocattoli erano uno massimo due, bisognava sempre escogitare qualche cosa per divertirsi perchè l Ipad non c era e i corsi di pianoforte e karate poteva permetterseli solo il figlio del dottore. Ora è tutto diverso.

4 Mio figlio ha iniziato da poco la prima elementare e ha gia 5 insegnanti, Aldo ne ho avuti 3 in tutta la vita. Mio figlio il lunedì ha inglese, il martedì immagine e disegno, il mercoledì attività motorie, il giovedì musica; adesso stanno valutando per il venerdì di introdurre analisi dei prodotti finanziari, hedge found e future. Un pomeriggio ha il corso di nuoto, un altro scuola di calcio e forse lo iscriveremo a deltaplano spericolato, ma solo perchè lo fa il suo amico migliore. Però vedete, a parte l ironia, la cura con cui lui e i suoi amici vengono seguiti, l attenzione, la dedizione che ci mettono tutte le maestre, non può che essere un oppurtunità incredibile per loro: se hanno un talento, e da qualche parte c è, perchè tutti ce l hanno, anche Aldo, se sei aiutato salta fuori. E poi vedete, il talento non è quella cosa che appartiene solo ai geni e agli artisti, il talento è l ingegno, la predisposizione, sono le nostre capacità intellettuali o manuali rilevanti; il talento è la nostra inclinazione, il nostro istinto, la nostra voglia, il nostro desiderio; i talenti sono i simboli dei doni che Dio ci ha fatto. Il talento non lo posseggono solo gli artisti bizzarri ed eccentrici. Tutti hanno i loro talenti, perchè bisogna possedere del talento per fare bene qualsiasi professione. E queste maestre moderne, le maestre di questa scuola meravigliosa che è La Zolla hanno un progetto: tirare fuori lo straordinario che c è in tutti loro, sono le levatrici del talento dei nostri bambini, del loro tesoro. L altro ieri, io e mia moglie siamo stati convocati per il primo colloquio dalla maestra di nostro figlio. Dopo un mese di scuola ti viene da pensare: cosa ha combinato, ha scritto forza Inter sulla lavagna? si addormenta in classe, dice le parolacce? Ci sediamo e: cosa vi aspettate dalla scuola? Io che sono cavaliere per educazione ho fatto cominciare mia moglie. E lei dice.....che lo aiutate a scoprire il suo talento.. E la maestra.. pensi signora che è il nostro stesso obiettivo... Io che non potevo dire volevo dire la stessa cosa... altrimenti avrei fatto la figura del pirla, mi sono limitato a pensare che ero contento di aver sposato proprio mia moglie e di aver scelto quel tipo di scuola. Dal mio silenzio la maestra avrà pensato che sono succube di mia moglie, avrò modo di rifarmi al prossimo colloquio, spero. Però ho pensato: che lavoro difficile educare. Che responsabilità! Devi proprio amarlo il tuo lavoro per stare lì tutti i giorni con dei bambini che scrivono la I che sembra un tronco di ulivo, che hanno solo voglia di alzarsi e giocare; devi essere appassionato della conoscenza, delle cose straordinarie della vita, per poterle trasmettere; ma come si fa ad appassionarli alle stelle e ai pianeti se tu stesso non hai dentro un brivido tutte le volte che guardi in alto; come fai a tenerli lì dei bambini di 6 anni e raccontargli dei microbini, e dei batteri quelli che ti

5 fanno venire il mal di gola come a Filippo e poi deve prendere l antibiotico, se non sei curioso del mistero e della perfezione del nostro corpo? come si fa a spiegare ad un ragazzo che è preferibile essere onesto piuttosto che essere un ladro, che argomenti devi escogitare per spiegargli che è ingiusto rubare la merendina del tuo compagno o le matite del suo astuccio, se non possiedi dentro un progetto di bene e di giustizia; quanto devi essere appassionato del linguaggio, della comunicazione tra esseri umani per poter insegnare una lingua straniera? e soprattutto quanto devi essere bravo per insegnare una lingua ostica come l inglese: l altro giorno mio figlio mi ha detto papi, i am so tired, i go to bed, gli ho risposto yes, quas quasi vegni anca mi. Ho dovuto ammettere che non è l inglese ad essere difficile, diciamo che non posseggo il talento per le lingue. Come è difficile educare! ma contemporaneamente come deve essere facile se entri in contatto con i loro desideri, che è sempre desiderio incommensurabilmente di immenso. Perchè, io non sono un filologo, non posseggo nemmeno questo talento, ma mi sembra di intuire che c è differenza tra istruire ed educare: se voglio solo istruirti mi attengo a procedure e programmi, ed è giusto e così bisogna fare; ma se voglio anche educarti devo avere un progetto, devo avere uno scopo, di più, educandoti devo introdurti alla realtà ed inevitabilmente si entra in contatto con se stessi. E qua si fa tutto difficile e delicato perchè come dice Giussani..stiamo con la nostra fragile libertà di fronte all insondabilità dell altro. Non deve essere stato facile stare davanti all insondabilità di Aldo, come di chiunque altro, ma forse se sei disposto a guardare e stare in ascolto, forse, dall insondabilità di un ragazzo può emergere paura, timidezza, inadeguatezza. Se ci si attiene soltanto alle procedure, c è solo da sperare che la materia insegnata attecchisca e basta; invece se vuoi educare sei costretto a stare su quella soglia di insondabilità tu e lui, ed entrambi, nella fiducia reciproca che si può instaurare e che va incoraggiata, possono dialogare, a quel punto anche l insegnante cresce perchè è costretto dalla circostanza a comprendere i meccanismi di difficoltà e a diventare creativo per aiutare il ragazzo ad esprimere tutta la sua particolarità e originalità. Mi è capitato diverse volte, prima alla materna, ora alle elementari di accompagnare mio figlio e di soffermarmi fuori a guardare il muro della scuola e stare di fronte alla sua insondabilità, a chiedersi cosa può fare un papà, un genitore. Credo che la cosa più grande sia lasciarlo andare il proprio figlio, privarsi come genitore di quella simbiosi tenera e protettiva, e lasciarlo andare verso il suo fiorire, verso la sua straordinaria unicità, aiutarlo in questo progetto alleandosi con la scuola. Abbiamo un insondabile responsabilità rispetto ai nostri figli e al loro futuro: noi genitori e insegnanti abbiamo la possibilità di accendere in loro il desiderio di cose meravigliose, perchè tutti quanti siamo assetati di infinito, perchè queste cose la vita si porta dentro nella sua insondabilità, perchè tutti quanti genitori, insegnanti e figli si portano dentro una serie di attitudini...infinite!

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