Speculazioni sul cibo e volatilità dei prezzi delle commodity agricole. Le richieste della società civile 1

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1 Speculazioni sul cibo e volatilità dei prezzi delle commodity agricole. Le richieste della società civile 1 1.Introduzione La liberalizzazione dei mercati avvenuta negli ultimi 15 anni si è basata sostanzialmente su un modello di produzione industrialista fondato sull'export. Tale modello, unitamente alla finanziarizzazione dell'agricoltura e dei mercati delle materie prime, ha generato la devastante crisi alimentare del , crisi che ha segnato profondamente la lotta alla fame e alla povertà, vanificando i risultati raggiunti nell'ultimo decennio. Tale crisi, che ha avuto un impatto devastante nei paesi impoveriti, ha risparmiato parzialmente solo quei i paesi che ancora possono contare su meccanismi di controllo dei flussi in entrata ed in uscita dei prodotti agricoli, nonché sulle riserve pubbliche il vertiginoso e inarrestabile aumento dei prezzi e della loro volatilità, ha danneggiato i piccoli produttori che ad oggi sfamano la maggior parte della popolazione mondiale e i consumatori della classe media dei paesi ricchi e di quelli emergenti, avvantaggiando esclusivamente i trader commerciali e gli speculatori finanziari. 2. Speculazione finanziaria sul cibo La volatilità dei prezzi delle commodity agricole ha senza dubbio diverse cause, ma riguardo ai fenomeni di eccessiva volatilità dei prezzi ossia non giustificabile con i cambiamenti avventi nei fondamentali di mercato - registratisi a partire dal 2007 particolare attenzione è stata posta sulla correlazione tra mercati finanziari principalmente basati sull'utilizzo di prodotti derivati e fondi strutturati su questi ed i mercati fisici delle commodity agricole. La società civile ritiene che ci sia una stretta correlazione tra la speculazione finanziaria eccessiva oggi presente nei mercati delle commodity agricole e l'eccessiva volatilità dei prezzi di queste registratasi dal 2007 in poi. Questo ed i suoi impatti negativi sono provati da un numero crescente di studi ufficiali ed indipendenti, così come dall'ammissione di un numero sempre maggiore di trader finanziari. E' importante ricordare che i mercati delle commodity sono stati sempre riconosciuti da tutti gli esperti di ogni orientamento come 1 Il presente articolo è stato realizzato sulla base del documento di posizione del Comitato Italiano per la Sovranità alimentare Le richieste della società civile in occasione della riunione dei ministri dell Agricoltura dei Paesi del G20 del 17 giugno 2011, al quale hanno contribuito i membri del Gruppo di Lavoro Global Governance/CISA: Luca Colombo, Monica Di Sisto, Marco Foschini, Alberta Guerra, Nora McKeon, Antonio Onorati, Damiano Sabuzi, Roberto Sensi e Antonio Tricarico. 1

2 mercati che tendono a non funzionare bene per motivi intrinseci, tra cui la mancanza di liquidità tra domanda e offerta che porta ad invitare induce attori puramente speculativi a partecipare a questi mercati. In questo modo i produttori e gli utenti finali possono anche coprire il proprio rischio (hedging) a cause delle peculiarità e forte volatilità intrinseca in questi mercati. Negli ultimi dieci anni però abbiamo assistito ad un capovolgimento della situazione. Mentre normalmente la speculazione occupava un 20 per cento delle transazioni nei mercati agricoli, oggi ha raggiunto l'80 per cento, un peso non giustificabile in alcun modo e secondo alcuna teoria economica e finanziaria. Ciò è avvenuto poiché negli ultimi dieci anni i mercati finanziari collegati alle commodity sono aumentati a dismisura ed in particolare la componente speculative di questi mercati è diventata di gran lunga superiore a quella di hedging. I derivati finanziari sulle commodity giocano un ruolo chiave e la loro funzione di stabilizzazione dei prezzi ed aiuto nella price discovery si è rivelata illusoria ed una beffa, aumentando la volatilità stessa dei prezzi. Perciò un approccio di regolamentazione dei problema deve considerare i prodotti derivati non solo come strumenti di gestione del rischio ma come strumenti altamente speculativi. Questa tendenza preoccupante ha generato un fenomeno di trasformazione delle stesse commodity in asset finanziari noto come finanziarizzazione delle commodity. Il prezzo delle principali commodity scambiate sui mercati mondiali è oggi fissato di fatto sulla borsa futures e non in quella delle merci fisiche con numerose implicazioni per la correlazione e trasmissione dei prezzi dai mercati finanziari puramente speculativi a quelli fisici. Inoltre, nuovi strumenti utilizzati nell'ultima decade, quali gli index funds, gli exchange traded funds e products e l'operato degli stessi hedge funds che possiedono sempre più direttamente quote rilevanti del mercato fisico delle commodity hanno creato nuovi meccanismi di correlazione tra i prezzi delle diverse commodity, incluse quelle non agricole, ed in particolare tra il prezzo dei futures del petrolio altamente volatile ed il prezzo delle commodity agricole. Tutto ciò ha contribuito ad aumentare la volatilità di questi prezzi in maniera eccessiva e pericolosa. E' fondamentale quindi che i mercati dei derivati sulle commodity siano regolamentati in maniera distinta dagli altri mercati dei derivati monetari, finanziari, etc. - dal momento che i derivati sulle commodity dovrebbero servire solamente i produttori ed i consumatori per fare hedging sui propri rischi fisici, e poiché ogni disturbo irrazionale e non collegato ai fondamenti all'andamento dei mercati agricoli ha implicazioni drammatiche per miliardi di persone ed il loro diritto al cibo. L'esempio americano di avere una autorità di vigilanza ad hoc preposta alla regolamentazione dei 2

3 mercati derivati sulle commodity la CFTC rimane un esempio valido. Inoltre, proprio per le implicazioni reali sul diritto al cibo, anche in mancanza di un'evidenza conclusiva e netta della responsabilità della speculazione finanziaria nell'aumento della volatilità dei prezzi delle commodity agricole con impatti negativi sul diritto al cibo, un approccio di precauzione deve essere adottato, che richieda quindi agli speculatori e non ai piccoli produttori o i consumatori di provare l'esistenza della correlazione e di questa responsabilità diretta. Allo stesso tempo è necessario che si stabiliscano dei criteri rigidi per la definizione di quale attore dei mercati fisici può effettuare hedging ed in che modo, al fine di evitare che i principali trader commerciali oggi presenti sui mercati fisici per altro in regime di forte oligopolio con conseguenti distorsioni del mercato diventino essi stessi fortemente finanziarizzati generando gran parte dei propri profitti sui mercati finanziari e beneficiando di evidenti asimmetrie di informazione rispetto ad altri operatori. 4. Agrocarburanti La crescente produzione ed impiego di agrocarburanti sono senz altro un ulteriore fattore che contribuisce a determinare l'aumento del costo del cibo sui mercati internazionali. L espansione della produzione di agrocombustibili, oltre a causare il rialzo dei prezzi delle relative commodity agricole, ne aumenta anche la volatilità. Durante gli ultimi dieci anni il consumo di etanolo è aumentato di cinque volte, mentre quello di biodiesel addirittura di venti. Dal punto di vista della domanda agricola, l industria dei biocarburanti è arrivata ad utilizzare un quarto della produzione di mais negli Stati Uniti e ben il 50% della produzione di oli vegetali in Europa. L impatto sui mercati dei cereali e degli oli vegetali è considerevole e si realizza attraverso differenti modalità. Al livello internazionale, ad esempio, il prezzo di determinate commodity agricole è diventato strettamente correlato a quello del petrolio. L esempio più emblematico è quello del mais, utilizzato per la produzione di etanolo. Infatti, quando il prezzo del petrolio supera una certa soglia (50-75 dollari a barile), un aumento del 1% del prezzo di quest ultimo determina un rispettivo incremento del pezzo del mais di circa lo 0.9%. Secondo la FAO, questo tipo di correlazione è osservabile anche in relazione alla colza, la soia e l olio di palma, altre tre importanti materie prime agricole utilizzate per la produzione di biocarburanti. Questi ultimi, inoltre, sono una delle cause che hanno determinando l abbassamento degli stock a livello globale con un conseguente impatto sulla dinamica dei prezzi agricoli. 3

4 Oltre ad esercitare un impatto sulla volatilità dei prezzi alimentari, i biocarburanti determinano una pressione sulla terra e sui diritti di accesso per le popolazioni locali, mettendo a rischio la sicurezza alimentare e quindi il diritto al cibo, e destinando a produzione superfici situate in aree che svolgono funzioni di estrema importanza dal punto di vista ambientale. I biocarburanti rappresentano uno dei principali driver per la corsa all accaparramento di terre da parte nei Paesi del Sud, in particolare in Africa. Numerose ricerche, inoltre, stanno mettendo sempre più in discussione la capacità dei biocombustibili di ridurre il livello di emissioni di gas ad effetto serra se viene preso in considerazione l intero ciclo di produzione, ovvero dal campo al serbatoio delle automobili. Infatti, anche a causa degli effetti indiretti sul cambio di destinazione d uso dei terreni (ILUC Indirect Land Use Change), i biocarburanti di prima generazione, gli unici attualmente in commercio, determinano un aumento anziché una riduzione delle emissioni. 5. Politiche di gestione dell'offerta e regolamentazione dei mercati agricoli Con le politiche di aggiustamento strutturale promosse dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale a seguito della recessione degli anni ottanta, sono venuti meno i meccanismi di gestione dell'offerta internazionale gli accordi sulle commodity (International Commodities Agreement ICA) che nazionali le riserve ed altri strumenti di intervento pubblico per la stabilizzazione dei prezzi sui mercati. Tali strumenti sono stati sostituiti da un modello basato esclusivamente sul mercato. I meccanismi di gestione dell'offerta includevano manipolazioni di stock pubblici e privati, quote per l importazione e l esportazione, tariffe, monitoraggio sulle imprese di produzione e distribuzione, e stretti controlli sull approvvigionamento esterno di produzioni agricole. La funzione principale di tali strumenti era quella di garantire una stabilità dei prezzi sui mercati a vantaggio sia dei produttori che dei consumatori evitando quindi eccessivi rialzi, così come abbassamenti, dei prezzi. L uso delle riserve, ad esempio, permetteva inoltre di raggiungere molteplici obiettivi tra i quali garantire un meccanismo di rapido intervento soprattutto se accompagnate da un sistema efficace di monitoraggio dei prezzi; esercitare un ruolo positivo sulle aspettative scoraggiando gli speculatori, (dal momento che essendo tali riserve tangibili, davano certezza ad un mercato caratterizzato da opacità e asimmetria delle informazioni); contrastare la volatilità dei prezzi nel breve periodo (come strumento di politica pubblica di regolazione del prezzo, attraverso l introduzione di un 4

5 minimo e un massimo entro cui far oscillare il prezzo mediante il rilascio di stock in periodi di deficit dell offerta e di acquisto in periodi di surplus); evitare l inasprimento degli effetti di una crisi, garantendo l approvvigionamento di scorte alimentari in caso di emergenza; e, infine, rappresentare uno strumento di politica pubblica che serve un interesse pubblico. I Paesi hanno il diritto di regolare i propri mercati agricoli attraverso politiche di gestione dell offerta e di stabilizzazione dei prezzi, in modo da sostenere il più possibile l approvvigionamento sul mercato interno. Al tal fine, è anche necessario che le politiche commerciali internazionali siano basate sui principi della sovranità alimentare, ovvero garantiscano il diritto popolazioni a livello locale, nazionale e regionale di definire le proprie politiche agricole ed alimentari in funzione dei propri bisogni, senza subire le politiche di dumping di stati terzi. È, dunque, necessario reintrodurre politiche di gestione dell offerta sia per sostenere la produzione ed i prezzi, che per promuovere il più possibile un modello di produzione e di mercati regionali, nazionali e locali, assicurando livelli di prezzi remunerativi ed accessibili per le fasce di popolazioni più debole, (siano esse produttori o consumatori), qualità e sostenibilità ambientale delle produzioni ed, infine, stabilità ed equità dei mercati. È inoltre necessario che le politiche commerciali internazionali siano basate sui principi di sovranità alimentare, in grado di garantire alle popolazioni il diritto di definire le propri politiche alimentari in funzione dei propri bisogni, senza subire politiche di dumping da parte di stati terzi. 6. Conclusioni A fronte di quanto descritto può, infine, ritenersi che la risposta alle nuove crisi non sarà data dalla definizione di nuovi strumenti finanziari che suddividano il rischio né, tanto meno, dalla creazione di meccanismi innovativi di finanziamento in agricoltura basati sull'operato dei mercati di capitale privato. Occorrerebbe, invece, puntare sulla revisione del modello di produzione e delle regole commerciali internazionali, puntando alla creazione di mercati locali in grado di suddividere il rischio di produzione con meccanismi economici e sociali controllati dai piccoli produttori e dai consumatori e, quindi, in grado di stabilizzare sempre più i prezzi delle commodity agricole e dei prodotti finali. Per tali motivi ci auguriamo che il G20, sotto la presidenza francese, intraprenda azioni efficaci per far fronte in modo adeguato ed efficace alle proprie responsabilità in materia di sicurezza alimentare. Il sistema ONU è, probabilmente il più adatto a garantire la rappresentanza all interno del G20 sia dei Paesi più poveri che delle organizzazioni della società civile nello sviluppo e nel 5

6 coordinamento di strategie e programmi comuni in merito alla sicurezza alimentare e ciò in considerazione del fatto che in esso sono presenti Stati, istituzioni internazionali e della società civile, i quali incontrandosi all'interno del Committee on World Food Security della FAO - l'organo internazionale più democratico, ampio e legittimo deputato a decidere sulle politiche agricolepossano contribuire in maniera sostanziale nella lotta alla fame e al diritto ad un alimentazione sufficiente al fine di garantire un agricoltura contadina finalmente riconosciuta come asse del diritto alla Sovranità alimentare di tutti i popoli. Tutte le decisioni assunte dal G20 in materia di sicurezza alimentare dovrebbero, pertanto, tenere in alta considerazione le linee guida politiche emanate dal CFS sulle questioni della volatilità dei prezzi, degli investimenti in agricoltura per il sostegno alla sicurezza alimentare ed ai piccoli produttori, per l accesso alla terra e ad altre risorse naturali, e le posizioni delle organizzazioni della società civile, con particolare attenzione a quelle che rappresentano i settori della popolazione più colpiti dall insicurezza alimentare e in prima linea nella ricerca delle soluzioni. 6

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