La Gazzetta del Fair Play

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1 La Gazzetta del Fair Play L editoriale Quando vince lo sport pulito Il vero Fair Play, l'essenza stessa dello sport, è accettare quanto avviene in campo o su una pista, accettare anche l'errore, l'imponderabile e talvolta persino l'ingiustizia. Il concetto di Fair Play è nato insieme allo sport moderno, ma poi, con il cambiare della società e con l avvento del professionismo sempre più spinto e sempre più legato a premi in denaro e a sponsor, ha cominciato a contare sempre meno, a vantaggio di successi e vittorie a tutti i costi. Da qualche anno però finalmente si è tornati a parlare di fair play, sottolineando la sportività pura. Il Fair Play è una regola non scritta, ma dettata da un codice d' onore presente nello sport; la locuzione Fair Play si può così tradurre: play con gioco e fair con leale, aggettivo scelto tra equo, giusto, imparziale, corretto. Ciò significa rispetto delle regole e dell avversario, accettazione dei propri limiti e della realtà, correlazione risultati sportivi - impegno, capacità di accettazione della sconfitta. Il Fair Play non è collegato solamente alla tematica sportiva ma anche in generale come etica da rispettare nella propria vita. Mantenere la lealtà con chi ci circonda è un dovere, anzi, un obbligo. La mancanza di correttezza e di onestà nel gioco non solo lo altera, ma addirittura lo distrugge. Il nostro paese dispone di un ottimo comitato nazionale Fair Play che si impegna a diffondere le principali idee anche nelle scuole e nei centri sportivi più importanti. Il principio fondamentale è: Fare di ogni incontro sportivo, indipendentemente dalla posta e dall importanza della competizione, un momento privilegiato, una specie di festa. Ciò credo sia uno dei principi fondamentali per fare sport sano, divertente e utile per il corpo. Francesca Schiavone, campionessa di tennis da anni ai primi posti della classifica mondiale, prima italiana a trionfare sulla terra rossa del Roland Garros, è la testimonal del nuovo spot <Sport e fair play> realizzato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e in onda sulle reti Rai. La campagna si rivolge a tutta la popolazione più o meno sportiva e vede protagonisti due bambini che, affrontatisi in una finale di tennis, dopo una stretta Ciclismo Bartali e Coppi cari nemici Bob La leggenda del Rosso Volante di mano, vanno a subito a giocare dimenticando l uno la sconfitta e l altro la vittoria. Il gesto è accompagnato dalla voce della Schiavone, che ha prestato gratuitamene la sua immagine: Chi ama lo sport rispetta le regole e l avversario sottolineando il fatto che la pratica sportiva rappresenti un momento di aggregazione e di socializzazione. Lo spot termina lo sport unisce, non divide... sul campo e fuori. Atletica Panetta un capitano da leggenda a pagina 4 a pagina 8 a pagina 9

2 La Gazzetta del Fair Play 2 Piccolo Arturo, sei un grande L italiano Merzario salva il ferrarista Lauda nel Gp di Germania Agosto Sul difficilissimo e lunghissimo circuito del Nurburing, Niki Lauda parte in prima fila al fianco di James Hunt, grazie al secondo tempo ottenuto nelle prove. Lauda non effettua una buona partenza: fa pattinare troppo le ruote sulla pista bagnata e si ritrova al nono posto. A questo punto, poiché la pista si sta progressivamente asciugando, decide di fermarsi ai box per cambiare le gomme. Al rientro in pista è scivolato agli ultimi posti per cui si lancia a testa bassa, deciso a recuperare il terreno perduto. Nel corso del terzo giro, il dramma. L austriaco perde il controllo in una veloce curva a sinistra, più o meno a metà pista, compie un testa coda, sbatte violentemente contro una roccia con la fiancata sinistra, rimbalza al centro della pista e, dopo aver sfondato le reti di protezione, prende immediatamente fuoco. Dopo Guy Edwards, che riesce ad evitare la carcassa infiammata della Ferrari, arriva la Surtees di Brett Lunger che non riesce ad evitarla e la urta violentemente. I piloti giunti sul posto scendono dalle loro macchine e si prodigano a soccorrere lo sfortunato pilota. In particolare è da ammirare il coraggioso Merzario, che non esita, rischiando la propria vita, a gettarsi in mezzo alle fiamme riuscendo ad Il comasco Arturo Merzario estrarre Lauda dall abitacolo, salvandogli così la vita. All'ospedale di Adenau, dove Lauda è stato trasportato, la situazione appare gravissima al punto tale che i medici si vedono costretti ad affermare che il pilota è in pericolo di vita; fortunatamente le sue condizioni, lentamente, cominciano a migliorare e dopo vari giorni viene dichiarato fuori pericolo. Nonostante la bella notizia Lauda sarà obbligato ad affrontare la cruda realtà: rimarrà sfigurato al volto. La domanda resta una. Quanti piloti dei nostri giorni sarebbero in grado di compiere un atto simile? Poche sono le persone che sarebbero disposte a salvare un compagno rischiando di perdere la propria vita. Merzario con il gesto di quell agosto ha dimostrato che spesso la concorrenza e le varie discordie possono essere dimenticate o semplicemente poste in un secondo piano. Questo è il più bell esempio di fair play in quanto si è disposti a perdere una gara per salvare un altra vita, quella dell avversario.

3 La Gazzetta del Fair Play 3 Sport, un ottima palestra di vita Un percorso condiviso e consigliato per grandi e piccini: all insegna del benessere Age quod agis, fa quello che fai, cioè mettici tutto te stesso, mettici la testa, il cuore, le mani, i sentimenti Mettici tutto quello che hai. Questo proverbio latino molto significativo, ma soprattutto emblematico, può essere attribuito sì allo sport, ma è soprattutto una frase maestra di vita. L accostamento tra sport e vita è essenziale in quanto sono uno il completamento dell altra. Lo sport è uno strumento di vita attraverso il quale emergono una serie di valori, ma purtroppo anche scorrettezze. Proprio come succede nella vita quotidiana. Per quanto riguarda i valori, sicuramente possiamo citare il coraggio di affrontare con serenità le competizioni (lo sforzo di trovare la serenità nei momenti difficili della vita), la solidarietà di supportarsi l un l altro, l incoraggiarsi reciprocamente, il rispetto degli avversari e delle norme che regolamentano lo sport ma anche la vita di tutti i giorni. Un punto che mi colpisce particolarmente è la gioia di vivere. Infatti, attraverso lo sport si riesce a capire Per poter raggiungere gli obiettivi prefissati bisogna lavorare con fatica e onestà veramente il valore della vita e quanto essa sia da apprezzare. La gioia è trasmessa dagli occhi di un bambino che taglia per primo il traguardo, ma anche dal sorriso amaro di un perdente o dalla fatica di entrambi. Grazie all esperienza positiva si è in grado di arricchire il proprio patrimonio di esperienze, si cresce anche fisicamente e ci si mantiene sani ed in forma. Lo sport va considerato gioco di vita, un lungo cammino che porterà alla maturazione di un individuo. Se si gioca bene, se si agisce in modo leale, si cresce; se ci si comporta in modo scorretto ci si sminuisce. Anche la sconfitta è, in molti casi, elemento di crescita; il riconoscere i propri errori e i propri limiti deve fare di noi delle persone decise a migliorarsi. Saper resistere alle negatività della vita non è una condizione in cui si nasce, quindi soggettiva, ma piuttosto un processo che ognuno di noi può costruire. Uno degli strumenti per farlo è proprio lo sport: per poter raggiungere gli obiettivi prefissati, bisogna lavorare con fatica e onestà. Purtroppo non sempre nello sport come nella vita per raggiungere gli obiettivi si usano mezzi morali leciti, comportamento tipico di chi crede di poter ottenere, in tutti campi, i massimi risultati con il minimo sforzo. Credo, per concludere, che l attività sia di aiuto a tutti, anche ai ragazzi in difficoltà, con problemi di inserimento sociale e con destino probabilmente segnato dal disadattamento. Molti di loro, proprio avvicinandosi allo sport, hanno l opportunità di scoprire l importanza ed il valore delle regole, imparano che esiste un altro modello di vita che forse non sarebbero mai stati in grado di scoprire. In questo sta la magica funzione formativa dello sport.

4 La Gazzetta del Fair Play 4 Fausto e Gino, gemelli separati Coppi e Bartali rivali nello sport, ma uomini corretti e altruisti in gara Faust o Coppi Coppi e Bartali. Bartali e Coppi. Due acerrimi nemici, in bicicletta: Bartali come campione di un epoca al tramonto, Coppi come il nuovo che avanza a grandi passi. Ma, dove smette il corridore, rimane l uomo, con i suoi desideri, le sue paure, la sua commedia umana. La rivalità tra Coppi e Bartali è stata nel secondo dopoguerra uno degli argomenti, sportivi e non, più dibattuti d Italia e ha riempito per oltre un decennio le cronache sportive, contribuendo in modo fondamentale a rendere il ciclismo uno sport di massa al centro dell attenzione dei mass media: l importante, per l uno e per l altro, era che non vincesse l amiconemico. Durante una durissima salita al Tour de France, un fotografo scattò una fotografia in cui si vede il passaggio di una borraccia tra due amici. Ma sicuramente tanti saranno stati gli scambi, nella miriade di corse in cui i due ciclisti si affrontarono battagliando sui pedali. La foto divenne un simbolo della rivalità cavalleresca, della sfida tra gentiluomini e del fair play che ha caratterizzato il rapporto tra i due campioni. L antagonismo tra i due fu sempre di altissimo livello, ma improntato al rispetto reciproco. Nonostante questa fiera rivalità, passare la borraccia al compagno assetato era la cosa più naturale del mondo. Gino Bartali

5 La Gazzetta del Fair Play 5 Meglio vincere o partecipare? L agonismo come sfida personale e non come lotta contro l avversario Kiira Kor pi L importante è partecipare. Con questa famosa frase si viene spesso consolati quando non si arriva primi in una competizione, ma l amarezza della sconfitta spesso perdura. Perché? Semplice: quando ci si mette alla prova e si partecipa a una gara è naturale che si voglia superare gli altri e arrivare al traguardo vincitori. Se ciò non accade, si resta ovviamente delusi. Tuttavia, i veri atleti non sono coloro che sono pieni di rancore nei confronti dei propri avversari, bensì coloro che ne riconoscono la superiorità e si congratulano con loro per la vittoria. L importante è partecipare, non vincere? Non proprio: l importante è mettercela tutta e accettare anche la sconfitta se altri sono meglio di noi. L importante è cercare di fare sempre meglio, non tanto per sentirsi superiori agli altri, quanto per essere degni di combattere lealmente e sportivamente. Infatti gareggiare solo per partecipare porta a una sorta di pigrizia che non ci permette di dare il massimo. Una gara è un banco di prova che richiede impegno, non solo una tiepida partecipazione. Per queste ragioni la frase Ciò che conta è partecipare, non vincere, non corrisponde esattamente a quello che un vero sportivo vorrebbe sentire alla fine di una gara. Il segreto sta in una semplice regola secondo cui dobbiamo pensare ogni volta che affrontiamo una prova (non solo nello sport): la competizione serve per dare il meglio di noi stessi e gli altri non sono avversari da battere, ma punti di riferimento. Carolina Kostner

6 La Gazzetta del Fair Play 6 Fair Play e calcio: separati in casa Troppe violenze in campo e negli fuori dagli stadi. Una passione tradita Il Fair Play è un codice d onore nato nel gioco del calcio, preso come impegno ufficiale dalla FIFA. Non è solo il rispetto delle regole, ma un modo di pensare che si basa sui concetti d'amicizia, di non violenza e di lealtà sia in campo sportivo che nella vita quotidiana. Infatti la FIFA e la UEFA hanno in più occasioni premiato coloro che hanno dimostrato di seguire attentamente i fondamenti del Fair Play. Dall anno 2007 in Italia è stato inserito nelle partite di serie A il cosiddetto terzo tempo, in cui i giocatori stringono le mani dei direttori di gara. Questi gesti servono a diffondere il più possibile l ideale del Fair Play. Si va dal Fair Play finanziario, proposto per evitare spese folli della società, a quello che dovrebbe essere osservato sul terreno gioco. La FIFA ha emanato delle regole sul Fair Play che riguardano differenti aspetti come la condotta per il calcio, il concetto di osservare le regole del gioco, il rispetto nei confronti degli avversari, degli arbitri, dei funzionari, degli spettatori, il fatto di accettare la sconfitta con dignità, il rifiuto della corruzione, della droga, del razzismo e della violenza. Nella storia del calcio sono avvenuti innumerevoli eventi di violazione del Fair Play. Un eclatante esempio di violazione del Fair Play è il caso accaduto durante i mondiali del 2006, che vide protagonisti, Marco Materazzi (giocatore dell Italia) e Zinadine Zidane ( giocatore della Francia) durante la finale dei Mondiali tenutasi il 9 luglio Il tutto è partito da alcune parole offensive rivolte durante tale partita da Materazzi al capitano francese, che ha reagito con una violenta testata sul petto del giocatore italiano. Ciò ha provocato l espulsione di Zidane e suscitato scalpore e critiche, causando molte polemiche in campo calcistico e morale. Un altro esempio di violazione del Fair Play è lo scandalo del calcio italiano, avvenuto nel 2006, definito ironicamente Calciopoli o anche Moggiopoli. Tale episodio si dipanò tra il 2004 e il 2006 ed emerse a seguito di alcune intercettazioni telefoniche operate da diversi tribunali nei confronti delle dirigenze di quattro club italiani: Juventus, Fiorentina, Lazio e Milan. L accusa principale era di illecito sportivo verificato nel voler aggiustare le decisioni arbitrali e determinare risultati di incontri di campionato. Un ulteriore esempio è il caso avvenuto recentemente durante le qualificazioni ai mondiali di calcio del 2010 in Sudafrica. In tale evento il giocatore francese Thierry Henry ha favorito il pareggio del compagno di squadra affiancando il pallone con la mano sinistra, prima di servire l assist decisivo. A fine partita Trapattoni, allenatore dell Irlanda, la squadra avversaria, ha reagito così : «La FIFA parla spesso di Fair Play, ma è inutile parlare di fair play se poi non si rispettano le regole. Sarà compito dei mezzi di informazione far capire cosa è successo prima del gol francese. Tutto il mondo ha visto cosa è successo. La Francia ha giocato bene a Dublino. Ma noi meritavamo di andare in Sudafrica».

7 La Gazzetta del Fair Play 7 La regola? Giocare con onestà Fattore decisivo per il Fair Play è impegnarsi onorando l avversario Siamo disposti ad aiutare gli altri, anche se questo significa rinunciare ai nostri obiettivi o alla vittoria? Nello sport ci sono delle regole a cui ogni giocatore si dovrebbe attenere; purtroppo spesso non è così. Infatti ormai l unica cosa che conta per uno sportivo è vincere anche a discapito degli altri concorrenti. Il rispetto delle regole è imprescindibile sia nello sport che nella vita. In ambito sportivo si dovrebbe partecipare a competizioni senza voler ottenere la vittoria a tutti i costi; così come nella vita bisogna accettare i propri limiti e le sconfitte, trovando la forza di migliorarsi. Il Fair Play si basa anche sulla capacità di rifiutare qualunque tipo di azione che possa arrecare danno ai nostri avversari, o alle persone che ci vengono poste al fianco. Si deve cercare la vittoria nell onestà e nei nostri valori, non in quello che ci viene proposto come giusto, ma che può avere gravi conseguenze in futuro. Quando ci si rende conto che qualcuno sta sbagliando, glielo si deve far notare, non per accusarlo, ma per conferirgli la consapevolezza delle sue azioni in modo che possa rimediare ai suoi errori. Nello sport, come nella vita, non è sempre facile decidere di fare la cosa giusta, ma saperla riconoscere è già un passo importante. Tutti dovremmo impegnarci ad onorare la vita e tutto ciò che essa ci offre. Quello che si chiede, non è di fare sempre la cosa più opportuna, anche perché altrimenti sarebbe facile; l importante è semplicemente vivere e giocare rispettando tutto quello che ci circonda e che è stato fatto per noi. In fondo non sarebbe un impresa così ardua, se solo capissimo quello che conta davvero: non la vittoria, ma la partecipazione con impegno, non l essere i primi in tutto, ma avere il coraggio di ammettere che si può di arrivare secondi. Nello sport come nella vita, non è sempre facile decidere di fare la cosa giusta, ma saperla riconoscere è già un passo importante. Tutti dovr emmo impegnarci ad onorare la vita e tutto ciò che essa ci offre

8 La Gazzetta del Fair Play 8 Eugenio Monti e quel bullone Il Rosso Volante prima medaglia de Coubertin della storia dello sport Eugenio Monti, soprannominato da Gianni Brera il rosso volante per il colore dei suoi capelli e per il coraggio che dimostrava in ogni gara alla quale partecipava, alle Olimpiadi di Innsbruck vinse due medaglie di bronzo, e in questa edizione dei Giochi si rese protagonista di uno dei più grandi gesti di fair play della storia dello sport. La lotta per l oro olimpico era tra l azzurro e il giovane britannico Tony Nash. Dopo la prima discesa la situazione vedeva al comando Monti davanti al team britannico e all altro equipaggio azzurro. Poco prima della partenza della seconda manche, Nash si accorse della rottura di un bullone che controllava i pattini di guida: un guasto che avrebbe costretto a rinunciare a continuare la gara, poiché aveva terminato i pezzi di ricambio. Monti, venuto a conoscenza del guasto tecnico occorso all avversario, prese la cassetta degli attrezzi e, senza esitare, diede all atleta britannico il pezzo mancante; grazie a questo gesto il team inglese poté terminare la gara. Il risultato finale vide Nash alla conquista della medaglia d oro, mentre Monti terzo dietro anche all altro equipaggio azzurro. L unico commento che Monti rilasciò alla stampa e che divenne simbolo del fair play fu: Nash non ha vinto perché gli ho dato il bullone. Ha vinto perché è andato più veloce. A Innsbruck Monti non vinse l oro olimpico, ma, primo atleta in assoluto nella storia dello sport, ricevette la medaglia Pierre de Coubertin, assegnata solo a pochissime persone come celebrazione di gesti di grande lealtà sportiva. La delusione per il mancato titolo olimpico lo portò anche al pensiero di ritirarsi dalle competizioni agonistiche, ma continuò a gareggiare per realizzare il suo sogno a cinque cerchi. L appuntamento con l oro olimpico era solo rimandato di un quadriennio, infatti Monti all Olimpiade di Grenoble riuscì a vincere l unico titolo che mancava al suo palmares. Nash non ha vinto perché gli ho dato il bullone. Ha vinto perché è andato più veloce

9 La Gazzetta del Fair Play 9 Francesco, un vero Capitano Panetta rinuncia alla vittoria per aiutare Lambruschini in difficoltà Agosto 1994, Helsinki, 16 edizione dei Campionati europei di atletica leggera, finale dei 3000 metri siepi. Partecipano ben tre atleti azzurri: Francesco Panetta, campione mondiale della specialità nel 1987, ormai a fine carriera e anche capitano della squadra nazionale italiana, vista la sua prolungata presenza in maglia azzurra; Angelo Carosi ormai non più giovane; Alessandro Lambruschini, il grande talento emergente, il vincitore designato, il favorito di tutti gli esperti. Parte la finale e Alessandro dopo 650 metri inciampa clamorosamente in una barriera, cade rovinosamente e rimane a terra dolorante. La sua gara è finita in quel momento sfortunato... ma mentre guarda gli avversari allontanarsi, Francesco, anche lui in lizza per una medaglia, da vero capitano, si ferma per rialzare il compagno. E non si limita a questo, ma lo aiuta, lo incita finchè non riesce a rientrare nel gruppo dei primi. Lambruschini, così rinfrancato, riprende il comando della gara e vince un meritatissimo titolo europeo. Carosi finisce secondo, mentre Panetta, stremato per il gesto, chiude in 8 posizione. Il bel gesto di Panetta rimane nell obiettivo dei fotografi e nella memoria di tutti gli appassionati presenti e di tutti i telespettatori. L azzurro, anche lui in lizza per una medaglia negli Europei di Helsinki, si ferma per rialzare il giovane corridore

10 La Gazzetta del Fair Play 10 Doping, morte in presa diretta Gli atleti bombati gettano via la propria vita per un mucchio di soldi Che cos è il doping? Costituiscono doping l assunzione o la somministrazione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche e idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti. Così è citato nell articolo 1 della legge 14 dicembre 2000, numero 376 del Ministero della Salute. La suddetta legge tutela la salute nell ambito dello sport e dichiara il doping un reato penale. Il doping è legale solamente in presenza di documentazioni e certificazioni mediche che dichiarano le particolari condizioni patologiche dell atleta e che non danneggiano la salute. Si può quindi considerare un esempio non coerente alle dinamiche del Fair Play. Oltre ad essere un danno alla salute degli sportivi, è anche un modo per non avere stima di se stessi e rispetto per gli altri compagni e gli avversari. Perché atleti motivati e consapevoli della propria scelta di vita dovrebbero distruggere il proprio corpo e la propria carriera dando un pessimo esempio ai giovani talenti e rovinando un rapporto onesto come il Fair Play? Siamo solo quindicenni che amano lo sport leale, ma vogliamo esprimere una nostra opinione a riguardo, nonostante siano ancora molte le esperienze che dobbiamo fare. Secondo il nostro parere, gli sportivi che abusano di sostanze illegali sono persone che soffrono di complessi di inferiorità, che vogliono arrivare al successo velocemente, saltando le tappe e senza alcuna fatica. Spesso gli atleti tendono a seguire la massa e pur di arrivare in cima al podio e battere gli avversari fanno un uso inappropriato di droghe. E quando gli altri chiedono perché l hai fatto?, i dopati rispondono lo facevano tutti e se non lo facevo anch io era impossibile vincere. Gli atleti, dopandosi, si comportano da egoisti e da ipocriti, perché vogliono solo soddisfare la loro sete di gloria e la voglia di brillare agli occhi degli altri. Li definiamo egoisti e ipocriti in quanto sleali nei confronti dei loro avversari. Non si possono nemmeno definire atleti, perché sono l onestà e il rispetto dell avversario che fanno di un uomo uno sportivo. Un altra motivazione su cui abbiamo riflettuto sono i soldi. In alcuni casi gli atleti sono obbligati al dopaggio dai loro manager sportivi per guadagnare di più, anche se sono soldi sporchi, altre volte sono ingannati: assumono sostanze apparentemente innocue e benefiche per la salute, che in realtà sono droghe. Non troviamo parole per concludere questo discorso, se non: ne vale veramente la pena?.

11 La Gazzetta del Fair Play 11 Natalia e Nino, centro perfetto Paderina e Salukvadze, quando vince l amicizia sui venti di guerra Agosto Olimpiadi Pechino, gara della pistola da 10 metri. Un particolare come un semplice abbraccio oggi può significare molto di più. Eccole, sul podio, le atlete: la russa Natalia Paderina e la georgiana Nino Salukvadze. La Paderina ha vinto l'argento e la georgiana il bronzo. Ma che cosa c è di così emozionante in questo gesto? Nella notte, la squadra georgiana ha deciso di non ritirarsi nonostante il gravissimo conflitto in corso con Mosca. Dopo la decisione, la Salukvadze è andata a gareggiare ed è risalita dal quarto al terzo posto nella competizione vinta dalla cinese Guo. Infine l'abbraccio sul podio con la "nemica": "'E' stato molto bello da parte sua venire da me dopo la finale per stringermi la mano"- dice la Salukvadze. In un momento drammatico per via della guerra in Ossezia, questo gesto distensivo ci fa apprezzare ancora di più lo sport con i suoi valori, che va ben oltre l ennesima vergognosa guerra! L immagine di questo abbraccio resterà per sempre la commovente icona di questi Giochi olimpici. La rivincita dei sogni sull egoismo della realtà, il trionfo dello sport inteso come tale e non come strumento di propaganda. Il paradosso ancor più struggente è che le due sparavano per vincere, ma non si sparavano addosso; nella loro mente c era la voglia di gridare al mondo: vogliamo la pace, abbasso la guerra! In un momento drammatico per via della guerra in Ossezia, questo gesto distensivo ci fa apprezzare ancora di più lo sport con i suoi valori, che va ben oltr e l ennesima ver gognosa guer ra

12 La Gazzetta del Fair Play 12 Divertimento primo per distacco Sacrificio relegato nelle ultimi posizioni. Fair Play, questo sconosciuto Per conoscere se il significato di Fair Play è presente nei giovani di oggi, abbiamo distribuito, nella zona di Monza e dintorni, diverse interviste a ragazzi dagli 11 ai 25 anni. Le domande proposte erano tutte inerenti il tema dello sport in senso lato e del Fair Play. Alla domanda Se dico sport a che cosa pensi?, accanto a coloro che hanno associato a tale sostantivo l attività da loro praticata, la voce più gettonata, il 30%, è stata divertimento, seguita da sacrificio, sforzo e fatica, al 18%. Lo sport, per il 44% dei ragazzi intervistati, è attività indispensabile per la salute; per il 32% è un modo per rilassarsi e sfogarsi; per una piccola minoranza un modo per realizzarsi, per esprimersi, uno stile di vita. Il motore di tutto questo resta sempre la volontà di divertirsi e la passione, seguita dalla voglia di fare, di scoprire e di scoprirsi. Fortunatamente solo il 33% ritiene che nella nostra società non si può arrivare secondi nello sport, perché per apparire bisogna essere i primi, i migliori; un buon 66% sostiene che è fondamentale il modo con cui si affronta la gara, il fatto di dare il proprio meglio, il trovare un giusto equilibrio, il riconoscere le proprie potenzialità, il vincere contro se stessi, l accettare i limiti personali; un intervistato scrive addirittura citando Rudolf Nureyev: Ognuno vorrebbe essere il più grande, ma Dio non può accordare questo onore a tutti. Parlando di Fair Play solo una persona non sa di cosa si stia parlando; il 45% sostiene siano regole indispensabili per la riuscita del gioco, il 39% il vero significato dello sport. Quello che noi speriamo è che effettivamente i giovani di oggi siano stati sinceri e abbiano fatto del Fair Play uno stile di vita, come emerge da questa intervista, in modo che possano vivere bene lo sport anche da adulti. Il motore principale resta sempre la volontà di rilassarsi

13 La Gazzetta del Fair Play 13 Dare a Cesare quel ch è di Cesare Il canoista Zilioni perde il Mondiale dopo aver aiutato l ungherese Fabian Campionati del mondo di canoa 1963 Jaice K metri Ad un giro di boa, alcuni equipaggi si trovarono molto vicini. In uno dei mucchi formatisi per conquistare la posizione migliore, al canoista ungherese Fabian, sfuggì di mano la pagaia. Il compagno non se ne accorse; lo notò invece l italiano Cesare Zilioli, che interruppe momentaneamente la competizione per raccogliere la pagaia di Fabian dall acqua e porgergliela, permettendogli di ripartire. La coppia ungherese vinse il titolo mondiale grazie al nobile gesto degli italiani, che si posizionarono solamente settimi. Al momento della premiazione, Fabian scese dal podio e corse verso l azzuro Zilioli, al quale donò la sua medaglia d oro in segno di riconoscenza. L italiano fu premiato anche dalla Federazione Internazionale della canoa e dal Panathlon Internazionale. Giornata dello sport Quasi... decathlon al Bianconi Il 20 ottobre scorso la nostra scuola, il Collegio Bianconi ha organizzat o la giornata dello sport per gli alunni di 5^ elementare e 1^ media. Il percorso era strutturato in diversi giochi e gare. La cosa che più ci ha colpito non è stata solo la bravura nello sv olger e gli eser cizi, ma la lealtà e la voglia di partecipare, il fair play, un valore che si impara fin da piccoli, una parte fondamentale, soprattutto uno stile di vita. Purtroppo ci sono atleti che, pur di vincere, giocano in modo scorretto, mentre lo sport deve essere una palestra di vita e di valori. Il f air play sugg erisc e di gio car e lealm ent e; è un a reg ola non scritta ma dettata dall etica morale dell atleta, individuata nei gesti di lealtà, di rispetto e di onore nei confront i dell avversario. Quest o si è verificato anch e nel Quasi decathlon : dei bambini che, con grande rispetto e voglia di fare, si sono aiutati l un l altro e si sono divertiti. In un mondo dove è molto importante vincere ed apparire ad ogni costo, il fair play rappresenta la pura essenza dello sport, ovvero la voglia di vincere solo con la propria forza senza danneggiare l avversario.

14 La Gazzetta del Fair Play 14 Israele e Palestina, prove di dialogo Una lezione di vita: i piccoli indicano la strada della pace ai grandi Firenze, 4 gennaio In campo ragazzi di tredici anni che giocano a basket. Questa non è una partita come tante altre; questo è un match che si trasforma in un grande evento per le nazionalità in campo. Infatti sono presenti nazioni politicamente contrapposte: Israele contro Palestina. Non è una mattina di solo basket. C è una guerra che insegue tutti. Sulla panchina sono stesi quattro quotidiani. Titoli che raccontano una tragedia. Uno di questi reca: Gaza, la notte dell inferno. Un altro Gli israeliani entrano a Gaza. Ma la cosa che fa più rabbrividire è che sono presenti più poliziotti che tifosi. Gli organizzatori cercano di creare un clima amichevole; da qui potrebbe partire un meraviglioso messaggio di pace. La competizione si conclude con la vittoria degli israeliani per 37 a 31 sui palestinesi. Però in campo si è gareggiato con lealtà e rispetto. Tutto finisce per il meglio. Al fischio finale i protagonisti di questo eclatante match si danno il cinque. Qualcuno addirittura arriva a stringersi la mano. Questo è uno dei più importanti messaggi che è stato rivolto alle due nazioni: nessuno di loro vuole la guerra, questi ragazzi hanno giocato solo per fare sport. Nuoto L amicizia vale più di un oro Estate del 2005, Giochi Olimpici di Atene, finale 200 metri dorso m aschile: vince l americano Aaron Peirsol, secondo l austriaco Markus Rogan. I due sono grandi amici, si sono conosciuti in occasione di alcune competizioni negli Stati Uniti, dove Markus si è recato per studio. Durante questa gara, Peirsol ha commesso un fallo, un falso battito di gambe, ma Rogan non protesta e non richiede la squalifica dell amico, perché la distanza con lui è troppo grande a confronto di una sc orr ett ezza così piccola. Rogan dichiara, infatti: L amic izia con Aaron è molto più importante della medaglia d oro. Rogan ha avuto sicuramente un comportamento da vero sportivo. Markus Rogan si è fatto molti amici con questa reazione insolita n ello sport, dove ciascuno vuole v incere e ciascuno guarda solamente i propri vantaggi Per noi tutti un grande modello: non sono solo la gloria e il denaro che contano; sono il comportamento umano e il Fair Play che ci rendono più felici.

15 La Gazzetta del Fair Play 15 Quidditch, il valore aggiunto In controtendenza: non tutta la tv di oggi è da definire televisione spazzatura Il Quidditch è un immaginario gioco magico con la palla che si pratica a cavallo di manici di scopa volanti. Esso presenta elementi in comune con sport non magici come calcio, pallacanestro e polo. È stato creato da Joanne Kathleen Rowling per la collana di libri di Harry Potter, diventati poi film Mi raccomando ragazzi, voglio un gioco pulito, da tutti voi! Queste le parole pronunciate proprio nel primo capitolo di questa saga, all inizio di una partita, dalla professoressa e arbitro del gioco. Probabilmente a 8 anni, questa frase non ha particolare importanza, tuttavia inconsciamente ci trasmette il valore della lealtà nel gioco: infatti, proprio in questa partita, una delle due squadre non rispetta le regole, ma alla fine sono gli avversari, onesti, ad essere premiati con la vittoria. Come possiamo notare, nel mondo della magia (il mondo dei bambini), così come nel mondo reale, ci sono delle regole da rispettare, ed anche questo è un chiaro segnale della voglia di trasmettere alle generazioni future importanti valori. Ecco riportati alcuni esempi di falli: Afferrare la coda della scopa di un avversario. (nel gioco del polo è vietato afferrare la mazza dell avversario) Lanciare una Palla verso il pubblico. Il gioco trasmette impor tanti valori per le generaz ioni futur e (nel gioco del calcio e della pallacanestro è vietato lanciare volontariamente una pallonata al pubblico per ferire i tifosi avversari) Eccessivo uso di spinte e gomitate contro gli avversari. (nel calcio e nella pallacanestro sono ciò che viene definito fallo) Manomettere la Palla allo scopo di modificarne la traiettoria. (truccare la partita) Inserire una parte del corpo negli anelli per evitare che la Palla entri. (nel gioco del calcio il difensore che devia la palla fuori dalla porta utilizzando le mani) Questo articolo non vuole essere solo di intrattenimento, ma anche di dimostrazione che non tutta la televisione (e la letteratura) di oggi è da definire televisione spazzatura, poiché sono ancora presenti i principi di una volta, occorre solo essere disposti a trovarli.

16 La Gazzetta del Fair Play 16 Pelè e Moore, stato di grazia Messico 70: le bandiere di Brasile e Inghilterra inaugurano il terzo tempo E ormai scena comune sui campi di calcio. Scatta il novantesimo ed ecco il classico scambio di maglie. Così come riporta il sito della FIFA, uno dei primi momenti se non addirittura il primo in assoluto in cui i giocatori si sono scambiati le maglie risale al 1931 con i giocatori della nazionale francese che vollero commemorare la storica vittoria per 5 a 2. Poi, col passare del tempo tante altre occasioni resero celebre questo momento, come per esempio lo scambio di maglie tra Pelè e Moore nel mondiale 1970, al termine di Brasile Inghilterra. Ma perché si scambia la maglia a fine partita? Non è un modo perverso di mettersi al servizio dell avversario o una riconoscenza verso questo o quel giocatore, è semplicemente una forma di rispetto. Dopo una battaglia di un ora e mezza, la maglia scambiata è un rendere omaggio all avversario, riconoscerlo degno antagonista, è un segno di rispetto e cameratismo tra combattenti. Non è un modo di mettersi al servizio dell avversario, è semplicemente una forma di rispetto

17 La Gazzetta del Fair Play 17 Il Fair Play * Tenere un atteggiamento dignitoso ed equilibrato nella vittoria come nella sconfitta. *Accogliere le decisioni dell'arbitro, sapendo che come i giocatori ha diritto all'errore anche se fa di tutto per non commetterlo. * Evitare la cattiveria, le aggressioni nelle azioni di gioco e nelle parole. * Non usare artifizi ed inganni per ottenere il successo. * Prestare soccorso ad ogni giocatore ferito o comunque aiutarlo.

18 La Gazzetta del Fair Play 18 La Gazzetta del Fair Play a cura della 2 LM del Collegio Bianconi di Monza A.s. 2010/2011 Articoli di: Elisa Asnaghi, Edoardo Banfi, Alice Beretta, Beatrice Bergna, Caterina Boldoni, Arianna Castelluccio, Giulia Corbetta, Martina Dal Molin, Beatrice Dalola, Laura Fondrini, Simona Gizzi, Giulia Maiocchi, Giulia Marrone, Christian Musso, Greta Pasini, Ornella Pensato, Clara Radaelli, Chiara Scipione, Clara Tripodi, Giorgia Tronconi, Francesca Ulano, Alessandra Villa, Alice Villa, Alice Zorzan. Realizzazione e grafica della Professoressa ELENA BONATI

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