LIBERI DI CRESCERE note per interventi di prevenzione al fumo di tabacco nelle scuole medie inferiori

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2 LIBERI DAL D FUMO LIBERI DI CRESCERE note per interventi di prevenzione al fumo di tabacco nelle scuole medie inferiori Daniela Orlandini Psicologo e psicoterapeuta, dirigente dell U.O. Prevenzione Dipendenze - Dipartimento Dipendenze - Azienda ULSS 12 Veneziana. Annarosa Pettenò, Elena Bottignolo, Martina Di Pieri Psicologi consulenti dell U.O. Prevenzione Dipendenze - Dipartimento Dipendenze - Azienda ULSS 12 Veneziana. Rossana Brognaro Assistente Sanitaria, Distretto n 4 - Azienda ULSS 12 Veneziana Unità Operativa Prevenzione Dipendenze Dipartimento Dipendenze Azienda ULSS 12 Veneziana Piazzale S.Lorenzo Giustiniani, 11/e Tel /08 Fax La presente pubblicazione è stata realizzata all interno del Progetto di Educazione alla Salute Prevenzione del fumo a scuola, finanziato dalla Regione Veneto - Assessorato alla Sanità Pubblicazione no profit - Vietata la vendita Impaginazione Ser.T. Belluno Az. Ulss 1 Stampato in Italia Arti Grafiche Venete srl - Venezia/Quarto d Altino Dicembre 2003

3 Presentazione Il fumo di tabacco interessa una larga fascia di popolazione italiana, quasi il 25%, ed anche il territorio dell Az.ULSS 12 Veneziana purtroppo segue tale tendenza. E ormai riconosciuto a livello scientifico internazionale che il fumo rappresenta la principale causa di morte e di malattia prevedibile e prevenibile nei paesi industrializzati. Inoltre, recenti ricerche mettono in evidenza che tale fenomeno coinvolge sempre più precocemente i giovani, in particolare le ragazze, aumentando così la probabilità di sviluppare una dipendenza legata al fumo, con effetti dannosi sulla salute sia a breve che a lungo termine. A fronte di un problema di sanità pubblica di così ampie proporzioni e di rilevante gravità è compito delle Aziende ULSS provvedere alla salute dei propri cittadini non solo investendo nell ambito della cura delle patologie correlate al fumo di tabacco, ma ancor prima, nell ambito della prevenzione applicando il vecchio, ma sempre attuale slogan Prevenire è meglio che curare. Risulta di fondamentale importanza investire soprattutto nelle nuove generazioni con interventi tempestivi, strutturati e continuativi al fine di modificare i comportamenti a rischio per la salute, tra i quali il fumo è considerato prioritario. La nostra Az.ULSS è da anni impegnata sul fronte della prevenzione e della cura del tabagismo grazie al lavoro svolto dall U.O. Prevenzione Dipendenze Dipartimento per le Dipendenze. Questa pubblicazione, destinata al mondo della scuola, vuol essere un contributo concreto alla prevenzione primaria, in particolare, presenta un modello specifico di intervento rivolto agli studenti delle scuole medie inferiori. Tale modello è stato applicato nel nostro territorio con l obiettivo di sviluppare la capacità di riconoscere e fronteggiare le innumerevoli pressioni sociali che spingono a fumare, valorizzando il ruolo significativo della scuola e dei docenti nel contribuire all educazione verso la scelta di uno stile di vita sano. Il Direttore Generale Dr. Antonio Padoan

4 Alcuni dati sul fenomeno fumo Diverse indagini sia nazionali che internazionali, riguardanti il fumo di tabacco e il mondo giovanile, evidenziano alcuni punti che sembrano contraddistinguere attualmente il fenomeno: l aumento preoccupante dei consumi di tabacco tra i giovani; l aumento dell abitudine al fumo tra le giovani adolescenti sia rispetto al passato, che ai coetanei maschi; l età di inizio sempre più precoce. Di seguito vengono presentati alcuni dati recenti sul fenomeno fumo di tabacco nella popolazione generale e, nello specifico, in riferimento ai giovani. GLI ADULTI E IL FUMO Secondo l ultimo rapporto ISTAT Stili di vita e condizioni di salute (2001), i fumatori in Italia sono il 24.1% della popolazione con più di 14 anni, con una maggior frequenza di fumatori per i maschi nel gruppo di età compresa fra i 25 ed i 34 anni (39.1%) e per le femmine in quello fra i 35 ed i 44 anni (27.7%). Poco meno della metà dei fumatori consuma da mezzo a un pacchetto di sigarette al giorno, cioè il 45% dei fumatori di sigarette ne fuma un numero compreso tra 11 e 20; questa percentuale sale al 50.8% tra i maschi e scende al 35.5% tra le femmine. Il numero medio di sigarette fumate quotidianamente è 14.6: gli uomini ne fumano in media 16.3 al giorno, mentre le donne Emergono dati significativi anche in riferimento alla popolazione giovanile: già a anni, infatti, un quinto dei ragazzi fuma (20.7%), percentuale che sale al 29.2% fra i 20 ed i 24 anni. Una buona parte dei fumatori molto giovani si limita ancora nel numero quotidiano di sigarette: a anni il 66.5% fuma meno di mezzo pacchetto al giorno (da 1 a 10 sigarette), mentre da 20 a 24 anni aumenta la quota di coloro che fumano di più (55.8%). Nel Nord-est la stessa indagine indica la presenza del 23% di fumatori (nel Veneto del 21.1%), con il 28% di maschi e il 18.3% di femmine che fumano in media rispettivamente 15.4 e 11.6 sigarette al giorno. Per quanto riguarda la popolazione abitante nell area di competenza dell Az. ULSS 12 Veneziana (Comuni di Venezia, Marcon, Quarto d Altino e Cavallino-Treporti) sono state svolte due ricerche rispettivamente nel 1999 (Il MMG ed il fumo da tabacco - Ricerca Sanitaria Finalizzata) e nel 2001 (Il cittadino veneto e i problemi alcol e fumo correlati Progetto regionale Conoscere per cambiare) nell'ambito degli Ambulatori dei Medici di Medicina Generale. Questi studi hanno evidenziato, rispettivamente, la presenza del 23.3% e del 23.2% di fumatori tra gli intervistati. Nello specifico la ricerca del 2001 ha rilevato che fumano il 25.6% dei maschi e il 21.4% delle femmine, e che il 44.1% fuma da 10 a 20 sigarette al giorno, soprattutto tra i maschi. Inoltre, si è riscontrato che il fumo è maggiormente diffuso fra i più giovani: nel 1999 la percentuale più alta di fumatori (37.5%) è risultata nella fascia di età anni, nel 2001 nella fascia di età inferiore ai 29 anni (35.6%). 5 Alcuni dati

5 PER SAPERNE DI PIU Il rapporto ISTAT Stili di vita e condizioni di salute (2001) si trova nel sito alla voce del menù società/comportamenti sociali GLI ADOLESCENTI E IL FUMO La ricerca Health Behavior in School Aged Children (HBSC), uno studio transnazionale promosso dall Organizzazione Mondiale della Sanità riguardante i comportamenti legati alla salute tra i quali il fumo, sottolinea come a livello europeo più della metà dei ragazzi di 15 anni ha provato a fumare. Nel 2001 questa ricerca è stata effettuata anche nelle scuole del Veneto, e quindi sono disponibili dei dati a livello regionale e a livello provinciale riguardanti i ragazzi di 11, 13 e 15 anni. Entrando nello specifico: hanno provato a fumare il 16.1% dei ragazzi veneti di 11 anni, il 42.4% di quelli di 13 ed il 60.2% di quelli di 15; fuma abitualmente il 2.8%, il 10.9% ed il 28.8% dei ragazzi rispettivamente di 11, 13 e 15 anni. Confrontando questi dati con quelli delle altre nazioni (Europa, USA e Canada), il Veneto evidenzia alte percentuali di ragazzi che fumano abitualmente: gli undicenni al sesto posto, i tredicenni al dodicesimo e i quindicenni all ottavo rispetto alla stessa indagine svolta in 29 nazioni. Nei grafici seguenti possiamo vedere la distribuzione del fenomeno nelle diverse province venete, dove possiamo notare la posizione della provincia di Venezia. Percentuale di studenti che hanno provato a fumare per provincia ed età 6

6 Percentuale di studenti che fumano abitualmente Per quanto riguarda i ragazzi più grandi (studenti delle scuole superiori con età media di 16.2 anni) disponiamo di alcuni dati grazie alla ricerca regionale Le rappresentazioni sociali delle droghe nei giovani e negli adulti veneti (2001). A livello regionale il 60.6% degli studenti ha fumato almeno una volta una sigaretta nel corso dell ultimo anno; senza differenze significative tra i sessi (M=57.9% vs. F=63.5%). E stato inoltre rilevato che il consumo abituale di tabacco, riguarda il 36.5% degli studenti, senza alcuna differenza significativa a livello di sesso (M=36.9% vs. F=35.9%), di tipologia scolastica (Istituti Tecnici=38.9% vs. Licei=32% vs. Istituti Professionali=37.4%) e di provincia. Come possiamo vedere dal grafico il consumo abituale riguarda un elevato numero di studenti, con percentuali superiori a quelle riscontrate nella popolazione adulta, che aumenta all aumentare dell età. Percentuale di studenti veneti per stile di consumo di tabacco ed età 7 Alcuni dati

7 A livello locale della città di Venezia, la suddetta ricerca ha messo in luce che il 61.8% degli studenti ha fumato almeno una volta una sigaretta nel corso dell ultimo anno (M=53.6% vs. F=70.4%). Viene confermato che l assunzione regolare/abituale di tabacco aumenta con l età; per quanto riguarda i più giovani (14-16 anni) il consumo sperimentale riguarda il 20%, quello occasionale il 7.5% e quello abituale il 42.5%. Nel grafico sono riportati i differenti stili di consumo del tabacco degli studenti e delle studentesse veneziani. Percentuale di studenti veneziani per stile di consumo di tabacco e sesso Le ricerche sopracitate evidenziano alcuni elementi fondamentali, soprattutto per chi desidera intervenire in termini preventivi educativi. Per quanto riguarda la percezione del rischio nella ricerca HBSC è stato rilevato che il 56.9% del campione ritiene che il rischio legato al fumo di tabacco sia moderato o leggero. Inoltre, a riprova di come questo comportamento ottenga fra i giovani una larga accettazione sociale, la percentuale di ragazzi che non lo disapprova è del 34.4%, mentre il 20% lo disapprova fortemente. Da evidenziare differenze legate al genere sessuale ed all'età: le ragazze percepiscono il rischio legato al fumo di tabacco più alto rispetto ai ragazzi e lo disapprovano in misura maggiore, come i tredicenni rispetto ai quindicenni. Vi sono però delle differenze sia nell attribuzione del rischio così come dell approvazione/disapprovazione che variano in base allo stile di consumo personale: tra i fumatori abituali vi è una bassa percentuale di alta percezione del rischio e di disapprovazione del comportamento in oggetto. Anche nella ricerca Le rappresentazioni sociali delle droghe nei giovani e negli adulti veneti (2001) è stata indagata la percezione del rischio: l 84% degli studenti degli istituti superiori ha dichiarato che chi 8

8 fuma occasionalmente tabacco non corre alcun rischio o corre pochi rischi. Il consumo abituale invece è considerato dal 60.6% come abbastanza-molto rischioso, senza differenza di genere o di tipologia di istituto. Anche in questa ricerca si è riscontrata quindi una correlazione tra lo stile di consumo personale e l attribuzione del rischio. Percentuali di attribuzione del rischio tra studenti fumatori abituali, occasionali e non fumatori PER SAPERNE DI PIU La ricerca Le rappresentazioni sociali delle droghe nei giovani e negli adulti veneti (2001) può essere richiesta all U.O. Prevenzione Dipendenze Dipartimento per le Dipendenze Az.ULSS 12 Veneziana, fax , 9 Alcuni dati

9 IL FUMO PASSIVO Secondo recenti stime, i fumatori passivi in Italia sono circa 15 milioni di persone, pari al 26,5% della popolazione. I danni provocati dal fumo passivo sono ormai ampiamente documentati scientificamente: chi è esposto al fumo passivo fuma in media due sigarette al giorno, quanto basta a provocare in questi soggetti gli stessi danni all'organismo che colpiscono i fumatori abitudinari. Nell indagine effettuata sulla popolazione adulta dell Az. ULSS 12 Veneziana nel 2001 (Il cittadino veneto e i problemi alcol e fumo correlati Progetto regionale Conoscere per cambiare) si è riscontrato che il 31% dichiara di vivere con fumatori (28.4% dei maschi e 33.3% delle femmine), soprattutto tra coloro che hanno meno di 29 anni (47.7%). In Italia oltre 4 milioni di fumatori passivi sono bambini: 1 milione e 577 mila hanno meno di 5 anni e corrispondono al 10,4% di tutti i fumatori passivi; 2 milioni e 612 mila hanno invece un'età compresa tra 6 ed i 14 anni (il 17,2% dei fumatori passivi). Si può dunque rilevare come l'incidenza del fumo passivo sui bambini sia significativa, così come sono rilevanti i danni correlati, come si può vedere dalla seguente tabella. Fumo passivo in ambito familiare-bambini esposti con genitori fumatori (Fonte Dipartimento Epidemiologia ASL RM3, 2000) Basso peso alla nascita 22,7% Morte improvvisa del lattante 21,7% Infezioni acute basse vie respiratorie (0-2 anni) 47,6% Asma bronchiale (6-14 anni) 47,6% Sintomi respiratori cronici (6-14 a) 47,6% Otite acuta (6-14 anni) 47,6% Morte improvvisa del lattante 87 morti Infezioni polmonari acute (0-2 anni) casi Asma bronchiale (6-14 anni) casi prevalenti Sintomi respiratori cronici (6-14 a) casi Otite acuta (6-14 anni) casi PER SAPERNE DI PIU Il documento Valutazione quantitativa dell impatto sanitario dell esposizione a fumo passivo in Italia (2001) è reperibile nel sito dell Osservatorio su fumo, alcol e droga dell Istituto Superiore di Sanità seguendo le voci fumo e poi pubblicazioni. 10

10 I fattori che influenzano l uso di tabacco nei giovani Conoscere i fattori di rischio specifici associati all iniziazione al fumo nei giovani è fondamentale per una adeguata progettazione degli interventi di prevenzione. A tal proposito, la letteratura scientifica concorda sul fatto che i fattori di rischio sono sostanzialmente gli stessi nel caso del tabacco, dell alcol e dell hashish. Secondo un ottica multifattoriale non ci sarebbe un unico fattore responsabile dell uso delle sostanze psicoattive, ma una serie di fattori che interagiscono fra di loro in concomitanza e si rafforzano con effetti cumulativi. Anche per quanto riguarda specificamente l iniziazione al fumo di tabacco viene ribadito che sottende ad un processo complesso non riconducibile ad un unico fattore. Una recente rassegna effettuata dal Centro Cochrane Tobacco Addiction Group (2000), riassume così gli specifici fattori di rischio associati all iniziazione al fumo: Ambientali Socio-demografici Comportamentali-individuali Genitori fumatori Atteggiamento dei genitori Fratelli fumatori Ambiente familiare, attaccamento ai genitori Coetanei fumatori Atteggiamenti e norme osservati nei coetanei Età Provenienza etnica Livello socio-economico dei genitori Indipendenza economica Rendimento scolastico Stile di vita Autostima Atteggiamento verso il fumo ed i fumatori Stress Preoccupazioni per la salute Anche studi italiani rilevano che uno dei principali fattori legati alla decisione di iniziare a fumare è l influenza dei modelli familiari e amicali. Chi cresce in una famiglia di fumatori tenderà a divenire un fumatore abituale: se i genitori non fumano, solo il 15,5% dei giovani tra i 14 ed i 24 anni fuma; se invece entrambi i genitori fumano la percentuale di giovani fumatori sale al 35,4%. In uno studio effettuato in Piemonte (Bonino, 1998) si è riscontrato che i ragazzi fumatori hanno nel 62% dei casi uno o entrambi i genitori che fumano, contro il 47% dei coetanei non fumatori. Anche rispetto agli amici vengono riportati dati simili: gli amici frequentati dai giovani fumatori, sono più spesso fumatori, rispetto a quelli che non fumano. Indagando le motivazioni dei ragazzi rispetto alla sperimentazione del fumo di tabacco, emerge molto chiaramente il peso della pressione sociale da parte del gruppo dei pari e dei fratelli maggiori, ed anche la curiosità può giocare un ruolo importante nell attrazione verso il fumo. Infine, la letteratura scientifica sottolinea anche altri fattori che influenzano l'iniziazione al fumo di tabacco: la pubblicità, seppur indiretta, e il prezzo delle sigarette (Manning et al., 1998). 11 Fattori d influenza

11 12 PER SAPERNE DI PIU Segnaliamo una serie di articoli di Silvia Bonino apparsi sulla rivista Psicologia Contemporanea che mettono a fuoco diversi comportamenti a rischio in adolescenza: il fumo di tabacco (Il rischio in adolescenza. Identità in fumo, 149, 16-23, 1998), l alcol (Il rischio in adolescenza. Bacco in t-shirt, 150, 19-25, 1998), gli spinelli (Il rischio in adolescenza. L erba leggera, 151, 40-48, 1999)

12 Il significato del fumo in adolescenza In adolescenza il fumo di tabacco, come le altre sostanze psicoattive, può acquisire diversi significati che ci sembrano interessanti da considerare ai fini preventivi-educativi. L attrazione verso queste sostanze deriva, almeno in parte, dalla possibilità di offrire una risposta ad alcuni bisogni che si manifestano in particolare nell età adolescenziale: Bisogno di modificare gli stati di coscienza e di ricercare sensazioni piacevoli L uso di sostanze psicoattive può essere utilizzato come un mezzo per abbassare le difese e le inibizioni, facilitando così la comunicazione con gli altri. Gli adolescenti sentono la necessità di ampliare lo spazio relazionale, ricercando esperienze eccitanti, inusuali, che abbiano anche un certo grado di rischio, in modo tale da esibirsi di fronte al gruppo degli amici, e di lanciare una sfida verso il mondo degli adulti. Questa dimensione sembra non riguardare specificamente il fumo di tabacco, in quanto non porta a percettibili modificazioni degli stati di coscienza. Bisogno di autonomia, emancipazione, sfida E noto che l uso di una sostanza può essere vissuto come un modo per dimostrare di essere più adulti ed emancipati, di gestire la propria vita. Tutto questo porta ad aumentare l autostima e il sentimento di efficacia. In quest ottica il fumo può assumere per gli adolescenti il significato di un affermazione anticipata del proprio essere adulti, o meglio del proprio divenire adulti. Inoltre, il fumo assume una funzione trasgressiva, in quanto seppur legale e ben tollerato socialmente, non è accettato dagli adulti nei ragazzi (Bonino, 1998). Bisogno di avere un immagine di sé positiva Un compito di sviluppo dell adolescenza è quello di definire la propria identità. Alcune condotte, e in particolare modo quelle che implicano rischi, possono venire assunte impropriamente per esprimere e consolidare delle caratteristiche personali. In tal modo vi è la probabilità che il ragazzo possa identificare il fumare, l assumere degli alcolici o delle droghe illecite come un modo per migliorare l'immagine di sé. Il proporsi come uno che fuma ha solamente un valore qui e ora nel rapporto dei soggetti con altri significativi. Oltre ad incrementare aspetti dell identità personale, assumere una sostanza psicoattiva significa anche per il soggetto proporre una certa immagine agli altri, fornendo loro una serie di informazioni su di sé che consentono di farsi identificare e trattare secondo le loro aspettative. (Ravenna, 1995). 13 Il significato del fumo

13 Bisogno di appartenenza e di prestigio rispetto al gruppo dei pari Il gruppo dei pari assume una funzione di fondamentale importanza in adolescenza: essere accettati e apprezzati dalla propria compagnia diventa essenziale, e per questo il ragazzo adotta gli stessi atteggiamenti e comportamenti dei coetanei. E un processo che serve sia per essere accolti dal gruppo, sia per differenziarsi da altri gruppi di coetanei. In questo senso il fumo può essere interpretato come rito di passaggio segnalando la capacità di essere grandi, di fare cose forti non più da bambini. Assume anche il significato di rito di legame in quanto rappresenta una modalità ritualizzata di entrare in relazione con il gruppo, di unire i partecipanti e di accomunarli emotivamente. Basti pensare alla sequenza rituale del fumo: dalla richiesta o dall offerta, all accensione, all inalazione, allo sbuffo di fumo, al non infrequente scambio della sigaretta accesa (Bonino, 1998). Il fumo di tabacco, quindi, può entrare a far parte degli elementi che fungono da facilitatori all integrazione nel gruppo; l approvazione degli amici è molto importante quando si inizia a fumare e successivamente nella strutturazione dell abitudine contano quanti e quali amici fumano. Bisogno di alleviare gli stati di disagio e di regolare le emozioni L uso di sostanze psicoattive può essere utilizzato come un mezzo per regolare le emozioni, soprattutto in un adolescente che si trova ad affrontare grandi trasformazioni psicofisiche. Anche il fumo di tabacco può essere uno strumento per contrastare ansia, tensione, depressione e bassa autostima (Ravenna, 1993). Infatti, i ragazzi spesso dichiarano di fumare per rilassarsi, o per affrontare situazioni stressanti, come rilevato anche in una nostra indagine effettuata in un Centro di Formazione Professionale di Venezia, dove le ragazze riferiscono di fumare in conseguenza ad eventi negativi (Orlandini et al., 1999). 14

14 La prevenzione del fumo di tabacco a scuola: principi di base ed interventi efficaci La scuola è l ambito d intervento privilegiato per l educazione alla salute, e quindi il contesto ideale anche per l attuazione di interventi specifici di prevenzione al fumo di tabacco. Superata la semplicistica convinzione che i ragazzi iniziano a fumare per mancanza di informazioni sugli effetti nocivi del fumo, che ha prodotto tra l altro campagne informative di tipo terroristico, è maturata l esigenza di elaborare modelli di intervento strutturati ed articolati capaci di fronteggiare la complessità del fenomeno considerato. Ciò significa che non si possono attuare interventi semplici per prevenire il fumo tra i giovani, ma progetti che tengano conto dei molteplici fattori determinanti. A tal riguardo, la già citata rassegna del Cochrane Tobacco Addiction Group (2000) sull efficacia di programmi scolastici mirati a prevenire il fumo nei giovani indica alcune tipologie di intervento più efficaci rispetto ai tradizionali interventi basati sulla semplice trasmissione di conoscenze ed informazioni. Le caratteristiche di tali interventi riguardano: La creazione di ambienti sociali favorevoli allo sviluppo di risorse e capacità critiche e decisionali individuali; Lo sviluppo della capacità di riconoscere la pressione sociale che spinge a fumare e a sviluppare la capacità di resistere (programmi di rinforzo sociale); Lo sviluppo della capacità idonea ad individuare e mettere in atto comportamenti alternativi (programmi sulle norme sociali); Lo sviluppo della personalità attraverso un training per l acquisizione dell autonomia; Lo sviluppo contemporaneamente di diverse competenze attraverso l informazione e l addestramento per lo sviluppo della capacità di resistenza alla pressione sociale (programmi compositi). Anche da una meta-analisi realizzata negli Stati Uniti, pubblicata poi in un documento dell Organizzazione Mondiale della Sanità, emergono delle specifiche indicazioni per l attuazione di interventi preventivi in ambito scolastico che sono riassunte nelle seguenti otto strategie (Chollat- Traquet C., 1998): la prevenzione del tabagismo va inserita nel regolare piano di studi e deve prevedere un minimo di dieci lezioni ripartite nell arco di due anni con una lezione di richiamo nell anno successivo; la preparazione degli studenti va orientata al saper rifiutare il tabacco, anche grazie ad una conoscenza delle influenze sociali che inducono all uso e degli effetti a breve termine del fumo sull organismo; la pianificazione degli interventi va attuata in forma integrata all'interno dei programmi scolastici, in modo che possano essere applicati in classi diverse, secondo un piano di studi flessibile e generalizzabile; 15 Prevenzione a scuola

15 la prevenzione del tabagismo va collocata alla fine della scuola elementare o nelle prime classi della scuola media inferiore (tra i 10 e gli 11 anni); la partecipazione diretta degli alunni è fondamentale per lo svolgimento dei programmi, pur restando affidata agli insegnanti la responsabilità della direzione degli interventi; il sostegno dei genitori ai programmi di prevenzione va ricercato ed incoraggiato; la formazione specifica degli insegnanti va proposta da personale esperto, come operatori sociosanitari delle ASL; l'approccio adottato deve essere accettato ed integrato, socialmente e culturalmente, con l intera comunità territoriale. Secondo queste indicazioni, quindi, ogni scuola dovrebbe introdurre nel proprio piano formativo gli interventi di prevenzione al fumo di tabacco, in modo da raggiungere tutti gli alunni, coinvolgere gli insegnanti, il personale non docente ed i genitori per promuovere una scuola ed una cultura libera dal fumo. Va, inoltre, sottolineato che la letteratura scientifica concorda nell affermare che l efficacia di tali programmi sembra essere determinata, non solo dal numero degli interventi, ma anche dalla continuità nel tempo e dalla strutturazione dell intervento; come pure, da un approccio globale che comprenda una serie di attività coordinate rivolte a tutte le componenti scolastiche (docenti, personale non docente e genitori) e all intera comunità. La maggior parte degli studi sull efficacia degli interventi sono stati condotti in Canada e negli Stati Uniti e questo potrebbe limitare la generalizzazione dei risultati in altri Paesi. Alcuni lavori italiani, comunque, danno delle interessanti indicazioni e conferme in proposito, come ad esempio, che i programmi di prevenzione sul tabagismo sono efficaci nell aumentare solo a breve termine la consapevolezza della pericolosità del fumo per la salute e il livello conoscitivo sull argomento. Il tema dell informazione merita una ulteriore puntualizzazione. Molto materiale divulgativo è stato prodotto rispetto al fumo di tabacco: opuscoli, dépliant, manifesti, videocassette, ecc. E ormai noto però che l informazione è solo un aspetto della prevenzione, anche se riteniamo comunque che una corretta e chiara informazione, adeguata all età, al livello culturale ed agli interessi dei destinatari può essere utile nel campo della prevenzione al tabagismo come elemento di stimolo alla riflessione ed alla promozione di scelte personali consapevoli. Anche le campagne informative dei mass-media, locali e nazionali, possono avere una qualche utilità nel rinforzare i messaggi contro il fumo in quanto in grado di influenzare l accettabilità sociale, anche se non possono sostituire un vero e proprio intervento preventivo-educativo. Infatti un recente studio, che ha preso in considerazione 63 campagne mass-mediatiche (tramite giornali, manifesti, televisioni, spot cinematografici) per la prevenzione del fumo di tabacco (Sowden & Arblaster, 1999), ha verificato una certa efficacia se l intensità e la durata del messaggio sono adeguate e se il messaggio stesso è adattato all età del target. Queste riflessioni offrono delle indicazioni importanti per l elaborazione e la strutturazione di interventi che devono essere complessi, articolati e globali per fronteggiare l intreccio di fattori personali, sociali ed ambientali che influenzano la decisione di iniziare a fumare e di continuare a farlo. 16

16 PER SAPERNE DI PIU La pubblicazione Programmi e modelli di prevenzione primaria delle dipendenze: i diversi aspetti della valutazione (2002) può essere richiesta all U.O. Prevenzione Dipendenze Dipartimento per le Dipendenze Az.ULSS 12 Veneziana, fax , In sintesi è possibile affermare che: l ambito di intervento privilegiato è la scuola; la maggior parte dei programmi di prevenzione sul tabacco in ambito scolastico sono diretti prevalentemente a ragazzi tra gli 11 e i 16 anni e sono mirati a sviluppare abilità sociali e capacità di resistere alle pressioni sociali che spingono a fumare attraverso una partecipazione attiva degli studenti, ai quali debbono essere offerte alternative valide, esempi da seguire (docenti, genitori, ragazzi più grandi, ecc.), rinforzi al comportamento desiderato (Jaap van der Stel, 1998). L efficacia dei programmi preventivi non vede pareri concordi e soprattutto sembra che i risultati a lungo termine siano insoddisfacenti. Ciò che appare chiaro è che non esiste un modo semplice per prevenire il fumo di tabacco tra i giovani. Infatti, la maggior parte dei programmi efficaci ha utilizzato interventi multidimensionali, dove però è impossibile determinare esattamente il perché un programma ha avuto successo (Durlak J.A., 1997); sembrano produrre un successo maggiore i progetti supportati parallelamente da interventi di comunità nei quali, oltre ai vari soggetti scolastici, sono coinvolti i mass-media, le agenzie socio-sanitarie, il mondo sportivo ed altre significative componenti della comunità in maniera tale da favorire messaggi coerenti; creare ambienti liberi dal fumo; favorire la disassuefazione dal fumo di tabacco nei giovani e negli adulti; aumentare la consapevolezza dei fattori che promuovono la salute ( Cochrane Tobacco Addiction Group, 2000); si ravvede sempre più la necessità di avere a disposizione modelli di intervento strutturati che abbiano la caratteristica di essere efficaci, riproducibili, specifici per target, coinvolgenti le diverse componenti scolastiche, abbinabili con altri interventi a livello di comunità; le informazioni sono necessarie, ma non sufficienti, così come le campagne mass-mediatiche in quanto vanno considerate di supporto e rinforzo agli interventi preventivi-educativi; anche gli aspetti normativi possono essere di supporto e di rinforzo all approccio educativo; ad esempio misure normative come il divieto di vendita del tabacco ai minori fungono da elemento di sensibilizzazione per l intera comunità (Lancaster e Stead, 1999). 17 Prevenzione a scuola

17 La prevenzione del fumo di tabacco a scuola Il lavoro di sensibilizzazione e di collaborazione con le scuole elementari, medie inferiori e superiori presenti nel territorio dell Az.ULSS 12 Veneziana (Venezia Centro storico, terraferma ed estuario) sul tema del fumo di tabacco é iniziato nel BACIAMI NON FUMO L U.O. Prevenzione Dipendenze, grazie ad un finanziamento regionale di educazione alla salute, ha promosso un progetto di prevenzione del fumo a scuola in collaborazione con il Distretto Socio-Sanitario di Marcon-Quarto d Altino e l allora Provveditorato agli Studi di Venezia. Tale progetto denominato Baciami non fumo prevedeva per l a.s. 1999/2000: - un seminario di formazione per insegnanti dell ultimo ciclo di scuola elementare e delle scuole medie inferiori inserito nel piano provinciale di aggiornamento del Provveditorato agli Studi di Venezia - la produzione di gadget da distribuire alle classi partecipanti al progetto - la ristampa della guida didattica regionale Prevenzione del fumo a scuola" ed il suo invio alle scuole elementari e medie inferiori presenti nel nostro territorio. Parallelamente, e negli anni scolastici successivi, si è inserito uno spazio specifico al fumo di tabacco all interno degli incontri sull uso di sostanze psicoattive ed i comportamenti a rischio rivolti ai genitori delle scuole medie inferiori e superiori. Nel corso degli a.s. 2000/2001 e 2001/2002, come vedremo in seguito, sono stati attuati degli interventi nelle scuole medie inferiori in collaborazione con il Servizio di Medicina Scolastica dell Az.ULSS12 Veneziana. L U.O. Prevenzione Dipendenze ha inoltre promosso e sostenuto i diversi concorsi proposti dalla Regione Veneto. CHI NON FUMA... VINCE concorso regionale 18 Il concorso ideato dalla Rete Veneta degli Ospedali per la Promozione della Salute (HPH) nell ambito del progetto Ospedali e Servizi Socio Sanitari senza Fumo è rivolto ai ragazzi delle scuole medie inferiori con l invito a produrre singolarmente o in gruppo, disegni, poster o spot contro il fumo di tabacco.

18 L U.O. Prevenzione Dipendenze ha coordinato durante l anno scolastico 2000/2001, la realizzazione del concorso a livello locale, al quale hanno partecipato 5 scuole (per un totale di 6 classi e di 137 studenti): 1 Istituto Sansovino-Morosini di Venezia 2 Istituto Bellini (succ. Manuzio) di Mestre 3 Istituto E. Fermi di Zelarino 4 Istituto Farina di Mestre 5 Istituto Salvo D Acquisto di Chirignago I ragazzi hanno elaborato sia disegni che spot pubblicitari con interessanti messaggi educativi premiati a livello locale e segnalati per la premiazione regionale. Una commissione dell Az. ULSS 12 Veneziana, composta da propri rappresentanti e da giornalisti dei mass media locali, ha selezionato due lavori, uno relativo ad una classe e l altro ad un singolo studente. Il primo classificato presentato individualmente da un alunna (Istituto Salvo D Acquisto di Chirignago) era un disegno nel quale erano distinte due situazioni: un soggetto che spende in fumo accanto ad un altro che spende per sé sottolineando così la scelta di benessere e di rispetto per se stessi fatta da quest ultimo. Il lavoro di classe primo classificato (Istituto E. Fermi di Zelarino) è stato uno spot video Effetti indesiderati, che si concludeva con un chiaro invito a non mandare in fumo un occasione prima di accendere una sigaretta, accendi il cervello. I vincitori a livello locale sono stati accompagnati dagli insegnanti e dagli operatori dell U.O. Prevenzione Dipendenze alla Finalissima Regionale, svoltasi a fine anno scolastico a Caerano S. Marco (TV), con testimonial d eccezione quali Alessandro Del Piero e Manuela Di Centa. A livello locale, in ogni scuola si è voluto organizzare una premiazione non solo per i vincitori (lettore CD per il vincitore singolo e una felpa per ciascun studente della classe vincitrice): a tutti i ragazzi partecipanti sono stati consegnati dei gadgets, mentre gli insegnanti referenti delle 5 scuole hanno ricevuto materiale didattico e gadgets. SMOKE FREE CLASS COMPETITION concorso europeo Il concorso coinvolge attualmente 16 paesi europei tra cui l Italia con 6 regioni che lo hanno adottato grazie alla collaborazione sul territorio delle Aziende ULSS. Gli alunni si devono impegnare a non fumare da novembre ad aprile sottoscrivendo un contratto individuale, controfirmato dai genitori, ed un contratto di classe, controfirmato da un insegnante di riferimento. Mensilmente al servizio ULSS competente, viene fatta pervenire la scheda di monitoraggio dell andamento della classe. 19 Prevenzione a scuola

19 Anche nell ambito di questa iniziativa le classi sono invitate a presentare uno slogan; il migliore tra quelli pervenuti viene utilizzato per la successiva edizione regionale del concorso. In occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco (31 maggio) le classi partecipano rispettivamente alla lotteria internazionale, nazionale e regionale che assegna a seconda dei casi vari tipi di premi. L U.O. Prevenzione Dipendenze dell Az. ULSS 12 Veneziana, da alcuni anni coordina il concorso per le scuole del proprio territorio, ed ha introdotto anche una premiazione a livello locale. Durante l anno scolastico 2001/2002 hanno partecipato al concorso 6 classi appartenenti a 5 scuole medie inferiori, per un totale di 120 alunni: 1 Istituto Farina di Mestre 2 Istituto Maria Immacolata di Mestre 3 Istituto A. Manuzio sede G. Di Vittorio di Mestre 4 Istituto Sansovino Morosini di Venezia 5 Istituto P. Loredan di Pellestrina Lo slogan selezionato e premiato è stato Il fumo è come la nebbia: prima o poi ti ci perdi. ideato dai ragazzi dell Istituto Sansovino Morosini. La premiazione è avvenuta il 1 Giugno 2002, presso il Centro Culturale Candiani di Mestre, durante la giornata che l UO.Prevenzione Dipendenze, in collaborazione con le Associazioni Amici del Cuore, Leo Club e Movimento Consumatori di Mestre e con la presenza di Medici di famiglia e ospedalieri, ha dedicato al fumo. Ai ragazzi delle classi intervenute, sono stati consegnati durante la manifestazione i gadgets regionali e premi locali; gli alunni della classe vincitrice hanno ricevuto come premio locale uno zaino ciascuno, mentre all insegnante è stata consegnata una targa offerta dal Gazzettino. Lo slogan vincitore e i nomi dei ragazzi che lo hanno ideato sono stati oggetto di un articolo sulla stampa locale. 20

20 Durante l anno scolastico 2002/2003 le classi partecipanti al concorso sono state 10, appartenenti a 5 scuole medie inferiori, per un totale di 225 alunni: 1 Istituto Roncalli di Quarto D Altino 2 Istituto Dante Alighieri sede Vettor Pisani del Lido di Venezia 3 Istituto Manuzio di Mestre 4 Istituto Manuzio sede G. Di Vittorio di Mestre 5 Istituto S. Maria Immacolata di Mestre Lo slogan vincitore è stato In una vita a colori, togliamo il grigio del fumo prodotto dagli alunni dell Istituto Roncalli. Lo slogan è stato stampato su magliette t-shirt che hanno ricevuto tutti i ragazzi partecipanti al concorso assieme al gadget regionale. Sono state inoltre organizzate delle manifestazioni di conclusione dell iniziativa nelle scuole del Lido di Venezia e di Quarto d Altino, che hanno visto coinvolti, oltre agli operatori d e l l U. O. Prevenzione Dipendenze, anche alcuni Medici di Famiglia. 21 Prevenzione a scuola

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