Una nuova visione si rende necessaria, appunto: nuove strategie, strumenti, attori. COOPI - COOPERAZIONE INTERNAZIONALE ONG Onlus

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1 FORUM COOPERAZIONE 2012 Contributo COOPI all attenzione del Gruppo 6 Il ruolo del privato profit e non profit nella cooperazione allo sviluppo A cura di: Licia Casamassima, Responsabile Area Aziende e Fondazioni, COOPI PREMESSA Se la missione della cooperazione internazione oggi, è ancora la stessa rispetto alle sue origini, la sua visione deve necessariamente stare al passo con i tempi. Gli aiuti pubblici allo sviluppo calano, le organizzazioni di cooperazione internazionale del Sud del mondo (che le ong del nord hanno esse stesse contribuito a far crescere) hanno sviluppato capacità autonome di finanziamento e la stessa dicotomia nord-sud è sempre più obsoleta, con paesi emergenti che sono divenute nuove potenze economiche e crisi macroeconomiche e finanziarie che hanno messo in ginocchio tanta parte della popolazione dei paesi ricchi del nord del mondo. Le sfide non sono più solo locali, ma sempre più globali, con complessi meccanismi di interazioni macro-economiche e finanziarie, politiche, culturali ed ambientali. La premessa è che le risposte a queste nuove sfide globali debbano essere altrettanto globali, rendendo necessarie alleanze multistakeholder, al fine di raggiungere i risultati attesi. E l ottavo Obiettivo del Millennio, che sancisce una partnership globale per lo sviluppo, condiviso dalla comunità internazionale che a Rio+20, ha rilanciato con la necessità di andare oltre, verso i Sustainable Development Goals, ad indicare le 3 dimensioni dello sviluppo sostenibile, economico, sociale e ambientale e con un approccio globale, universale, applicabile ad ogni paese 010Jan%20clean.pdf; si veda inoltre il paper: Human Security and the Next Generation of Comprehensive Human Development Goals, Gabriele Koehler, Des Gasper, Richard Jolly, Mara Simane, IDS, 2012). E la nuova architettura per la cooperazione internazionale, discussa a Busan, in Corea, nel dicembre 2011, con il quarto forum sull efficacia degli aiuti, facendo appello alla cooperazione sud-sud, al ruolo centrale del settore privato per nuove forme di collaborazione a nuovi meccanismi di finanziamento che combinino filantropia ed investimento (http://www.aideffectiveness.org/busanhlf4/). Ci sono nuove frontiere da esplorare: business inclusivo (si veda rapporto UNDP MDGs: Everyone s business. How inclusive business models contribute to development and who supports them, settembre 2010); sviluppo di partenariati imprenditoriali nei mercati informali del Sud del mondo (si veda Promise and progress. Market based solutions to poverty in Africa. Monitor Group, di M. Kubzansky, A. Cooper, V. Barbary, maggio 2011). Una nuova visione si rende necessaria, appunto: nuove strategie, strumenti, attori. HEADQUARTERS: VIA F. DE LEMENE MILANO - ITALIA TEL r.a. - FAX C.F. e P.IVA

2 IMPRESE, CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY e PARTNERSHIP PER LO SVILUPPO La corporate social responsibility è essa stessa un concetto in forte evoluzione. Dalla CSR difensiva, il cosiddetto green washing, alla sostenibilità d impresa strategica e addirittura sistemica, per competere, innovare, con un nuovo modo di fare impresa sempre più capace di creare valore condiviso. La definizione ultima di CSR contenuta nella III comunicazione della Commissione Europea (COM, 2011, 681/2), la identifica come la responsabilità delle imprese per i loro impatti sulla società. Prerequisito fondamentale è il rispetto della legislazione applicabile in materia e gli accordi collettivi tra i vari attori sociali, mentre si anela ad un processo dove le questioni sociali, ambientali, etiche, il rispetto dei diritti umani e dei consumatori, possano integrarsi al business e alla strategia core, in collaborazione con tutti gli stakeholders, allo scopo di: massimizzare la creazione di valore condiviso per tutti gli shareholders e stakeholders; identificare, prevenire e mitigare i possibili impatti negativi. Se la CSR è applicabile a tutte le imprese, sono soprattutto le grandi aziende multinazionali a non poter più prescindere dall occuparsi dei loro impatti sulle società. Questo vale sia all interno dei propri confini nazionali, sia in relazione ai paesi in via di sviluppo, dove la valutazione degli impatti sulla società sono necessariamente correlati con gli effetti sullo sviluppo e sulla riduzione della povertà, che alla fine gioca un ruolo determinante anche nel determinare il successo del business stesso dell azienda (si veda: Oxfam Briefings for Business No. 4, International Edition, Oxfam Povertà Footprint, Understanding Business Contribution to Development, Oxfam International, November 2009, La visione deve necessariamente essere di lungo periodo, poiché solo dallo sviluppo si creano mercati stabili ed affidabili per l approvvigionamento di materie prime, lavoro, prodotti e servizi, a beneficio del business, che, evidentemente ci guadagna in termini di gestione del rischio lungo la catena di fornitura, riduzione delle inefficienze e quindi risparmio dei costi, accesso ai capitali, relazioni con i clienti/consumatori, gestione delle risorse umane e capacità di sviluppare prodotti e processi innovativi per nuovi mercati e nuove esigenze. Se lo sviluppo della CSR è compito delle aziende, con il ruolo guida nel processo, le istituzioni debbono avere un ruolo di supporto ed aiutare a favorire attraverso la normativa e gli strumenti fiscali più appropriati, un ambiente atto a stimolare le aziende italiane verso la CSR, assecondando e partecipando attivamente all agenda europea in materia (strategia Europea 2020) e a partire dal framework di principi e linee guida

3 internazionali di riferimento. Ambiti di intervento auspicabili: promuovere la trasparenza e garantire la corretta rendicontazione rispetto agli impatti sulla società, creare incentivi di mercato che favoriscano le aziende che adottano comportamenti responsabili, alleviando le pressioni sui costi che nel breve periodo, necessariamente, pesano sulla competitività delle aziende che decidono di investire in un processo di CSR. Le ong, le organizzazioni della società civile, i sindacati possono e debbono mettere in gioco la loro esperienza, per lavorare costruttivamente insieme alle imprese, per identificare i problemi, fare pressioni per un processo di continuo miglioramento e quindi per la costruzione di soluzioni condivise. In una logica multistakeholders, anche consumatori ed investitori sono nella posizione di poter stimolare il mercato verso comportamenti responsabili, come pure i media. Fino ad oggi infatti, in Italia non esistono leggi in materia di responsabilità sociale d impresa. Nel resto d Europa e negli Stati Uniti si trova qualche esperienza normativa, relativa soprattutto al tema della trasparenza e della rendicontazione (BOX 1). Eppure nel nostro Paese se ne discute da anni al governo. Sono state depositate in parlamento quattro proposte di legge: due al Senato e due alla Camera. Nel 2002 è stato lanciato il Progetto CSR-SC (Corporate Social Responsibility-Social Commitment) per lo sviluppo e alla promozione della responsabilità sociale, dall allora ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Roberto Maroni. Proponeva un sistema di indicatori (con il supporto scientifico dell università Bocconi di Milano) da adottare su base volontaria, che avrebbe permesso alle aziende virtuose di ottenere sgravi fiscali e l accesso privilegiato ai fondi pensione. C è stato quindi il disegno di legge Realacci, presentato al Senato nell aprile del 2006 e tutt'oggi all analisi della commissione Lavoro alla Camera. Proponeva agevolazioni fiscali per le imprese socialmente responsabili. Una fotocopia di questo disegno di legge è stata presentato al Senato nel maggio del 2008, a firma Roberto della Seta (PD). Nell agosto del 2009 si è aggiunta la proposta di legge di Cecilia Donaggio (PD) che prevede tra gli incentivi alle imprese per i comportamenti responsabili, un credito di imposta e una riduzione dell aliquota Irap. L ultima proposta di legge d iniziativa è stata del deputato Ivano Miglioli (PD) che incentivava l applicazione della certificazione SA8000. Una lunga lista di proposte, che tuttavia non hanno avuto seguito. Per definire regole e criteri di responsabilità sociale le imprese si rifanno ai trattati e alle disposizioni internazionali, che tuttavia non sono vincolanti. La dichiarazione dell Ilo (l organizzazione internazionale del lavoro), che sancisce i principi e i diritti fondamentali in materia di lavoro (1998); i principi direttivi dell Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sulle imprese multinazionali; il Global Compact delle Nazioni Unite, le linee guida ISO

4 BOX 1. Le norme sulla CSR tra Europa e Usa Francia: nel 2001 è stata adottata la cosiddetta Loi-NRE (loi sur le nouvelles régulations économiques, legge sulle nuove regole economiche), che impone alle imprese con determinate caratteristiche, obblighi in tema di redazione di un rapporto contenente informazioni sulle conseguenze socio-ambientali della loro attività. Svezia: il Public Pension Funds Act prescrive che i fondi pensionistici nazionali diano rendicontazione annuale sulle modalità e i processi per la gestione degli aspetti ambientali ed etici relativi alle iniziative di investimento e l Accounts Act impone alle imprese con determinati requisiti dimensionali di elaborare annualmente un report ambientale. Danimarca: leader in Europa in materia di corporate accountability, soprattutto in virtù dell esistenza in capo alle imprese danesi di diversi obblighi relativi al reporting: Operational & Financial Review, environmental reporting, ethical accounting, intellectual capital reporting. Ma l attività di accountability reporting viene realizzata talvolta in maniera volontaria dalle imprese e solo in alcuni casi, in ragione della presenza di norme vincolanti. Gran Bretagna: Il Company Act (nella sua revisione del 2006) impone alle imprese interessate l elaborazione di un report periodico attestante se e in che modo tengano conto degli aspetti attinenti alla Csr nelle proprie attività. Un particolare obbligo in tal senso è previsto a carico dei dirigenti dell impresa, per i quali il suddetto atto normativo prevede una responsabilità di tipo individuale nel perseguire obiettivi di carattere economico e finanziario e, al contempo, nel considerare l impatto dell attività d impresa sulle comunità e sull ambiente (valutandone gli effetti sugli interessi di una pluralità di soggetti quali i dipendenti, i fornitori, i consumatori, gli altri attori della comunità locale e l ambiente). Usa: dopo gli scandali Enron, è stata emanata la Sarbanes-Oxley Act, diretta a tutte le società quotate o emittenti sul mercato borsistico statunitense, al fine migliorare la corporate governance, con precisi obblighi da parte dei managers sulla rendicontazione finanziaria e responsabilità, anche penali, a seconda che ci sia piena conoscenza knowingly delle infrazioni di legge o condotta dolosa willful che porta a violazioni di legge nei casi di falso in bilancio e simili. Il management è anche responsabile del sistema di controllo interno, che viene monitorato attraverso reports periodici. Viene inoltre aumentata la responsabilità degli auditor all'atto della revisione contabile. *Sintesi tratta da uno studio della Fondazione I-CSR. NUOVE FRONTIERE DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE IN AMBITO DI SVILUPPO In questo processo, nuovi strumenti di cooperazione internazionale si delineano all orizzonte. Ovviamente resta esclusa l emergenza, che non può che basarsi sull aiuto pubblico e privato che sia.

5 Diversi sono invece gli esempi di Market Based Solutions in risposta alla povertà in diversi paesi del mondo: iniziative dove la filantropia aziendale viene sostituita o meglio, superata, da un diretto coinvolgimento dell a azienda che unisce le proprie competenze alle esigenze sociali delle comunità di intervento (si vedano articoli citati nella premessa). Approcci innovativi che danno alle aziende nuove opportunità di business rispondendo a nuove esigenze di nuovi mercati potenziali. Da una analisi promossa da TSIC London in aprile 2012 sullo sviluppo della CSR nel corso degli ultimi 60 anni (http://www.tsiconsultancy.com/), emerge con forza questo nuovo trend: circa il 90% dei manager d azienda intervistati (indagine condotta su 142 manager di aziende in UK) credono di poter avere un maggiore o uguale impatto sociale, con interventi diretti sul proprio business, adattandolo a nuove esigenze sociali, piuttosto che attraverso attività di charity. Analogamente da una recente indagine Accenture-UN Global Compact survey effettuata su 766 manager internazionali in 25 paesi del mondo e 100 imprese, emerge che il 78% dei CEO crede che la sua azienda debba essere coinvolta in partnership multistakeholder per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio. (http://www.accenture.com/it-it/company/newsroom-italy/pages/ceo-sostenibilita.aspx) L idea è quella di una strategia di coinvolgimento delle comunità locali, per deliberare delle linee di business utili alle esigenze di sviluppo delle comunità e quindi di costruire piattaforme e partnership che aiutino a creare valore condiviso. Se, all interno della CSR, l azione sociale è vista ancora come secondaria rispetto alle esigenze ambientali e legate alla catena di fornitura, il futuro è nell integrazione anche delle azioni sociali all interno del business, attraverso un approccio ancor più sistemico fatto probabilmente di imprese miste, joint venture, privato for profit e privato non profit, dove poter unire le competenze specifiche di ognuno degli attori chiamati in causa per promuovere lo sviluppo locale. Ciò significa, per i policy maker, regolatori e legislatori, favorire lo sviluppo del social venture capital, aiutando a convogliare maggiori risorse, incentivandole fiscalmente, legittimandole dal punto di vista normativo attraverso una revisione del decreto 118/05, che oggi pone vincoli (tra cui il divieto assoluto di distribuzione dei dividendi) che rendono poco attrattivo il modello dell impresa sociale. Esperienze internazionali al riguardo (le CIC nel Regno Unito o di altri modelli negli Stati Uniti) suggeriscono soluzioni intermedie tra profit e non-profit, capaci di catalizzare l attenzione di investitori e intermediari.

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