IMPACT FINANCE: COMPETENZE PER ACCEDERVI

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1 Position Paper ASVI IMPACT FINANCE: COMPETENZE PER ACCEDERVI a cura di R. Randazzo e M. Crescenzi, 11 luglio Indice 1. Alcune domande d impatto sociale, M. Crescenzi, R. Randazzo p Abstract e note scenario, M. Crescenzi p L Impact Finance in Italia e all estero, R. Randazzo p Proposte, R. Randazzo p Conclusioni: verso le nuove opportunità, M. Crescenzi, R. Randazzo p. 7 1

2 1. ALCUNE DOMANDE D IMPATTO SOCIALE, di M. Crescenzi e R. Randazzo Quali fonti di finanziamento alternative e innovative sono e saranno disponibili per gli enti del terzo settore e l innovazione sociale? Quali potrebbero essere i possibili ostacoli alla realizzazione di investimenti nel capitale sociale (Equity) degli enti non profit tradizionali? In che modo si può trarre ispirazione anche dalle tecniche di venture capital, per sperimentare forme di finanziamento alternative o quantomeno complementari al grant? E soprattutto, perché e come i nuovi investitori (impact investors) sceglieranno chi e quali progetti finanziare? 2. ABSTRACT E NOTE SCENARIO, di M. Crescenzi Il presente documento parte da alcune premesse e bisogni quali: la crisi occidentale del welfare e i connessi limiti d intervento sociale dello Stato; l emergere di nuovi soggetti privati o istituzionali con elevati potenziali di erogazione interessati all intervento sociale; il diffuso malcontento sull efficacia ed efficienza degli interventi gestiti dalle organizzazioni tradizionali di terzo settore. Il position paper si colloca in una linea consolidata ASVI di attenzione alla qualità operativa e all impatto sociale prodotto dalle organizzazioni di terzo settore 1 ed ha l obiettivo di delineare le più probabili linee d azione per lo sviluppo dell Impact Finance, ovvero quel comparto della finanza sociale che stressa l investimento in via prioritaria sulla produzione di cambiamenti sociali duraturi, e in tal senso sopravanza la finanza più genericamente responsabile e/o etica. Da qualche tempo, anche all interno del contesto italiano, si comincia a parlare di impact investing, ossia di quella particolare strategia d investimento che mira alla creazione di risultati non solo di carattere economico-finanziario, ma anche sociale e ambientale. Si registra, infatti, una presenza sempre maggiore di investitori responsabili, che non accettano l idea che sia necessario scegliere tra investire per massimizzare i rendimenti o effettuare erogazioni liberali per scopi puramente filantropici. 1 Vedi ad es. il volume Valutare la qualità del non profit e dell impresa sociale: guida operativa alla valutazione per gli operatori ed i soggetti grant making (a cura di M. Crescenzi, ASVI, 2007), un primo momento significativo, seguito da numerosi convegni e pubblicazioni che hanno direttamente o indirettamente affrontato il tema della performance sociale, peraltro già oggetto delle attività formative e di consulenza. 2

3 Della Impact Investing considereremo, in particolare, le potenzialità per le organizzazioni tradizionali di terzo settore, per quelle di più recente generazione (imprese sociali anche non cooperative) e per quelle di futura generazione (low profit o Community Interest Company, secondo la legge Inglese, di cui si auspica l adozione legislativa anche in Italia). In particolare ASVI ritiene che lo sviluppo della finanza etica in genere in Italia sia in gran parte funzione: 1. della discesa in campo sociale dei fondi pensione, con possibilità di centinaia di miliardi di euro d investimento. In tal senso, si veda l esperienza del fondo Cometa, che gestisce i fondi pensione di metalmeccanici. Una discesa volta a beneficiare non solo le aziende for profit in un ottica di finanza responsabile, ma anche le imprese sociali in una logica di Impact Investing. 2. dello sviluppo di business partnership con grandi grant makers privati (fondazioni internazionali quali Melinda e Gate Foundation) e fondi di investimento sociale già ampiamente attivi all estero (Akumen Fund, Ashoka). 3. dell engagement dei soggetti investitori con le imprese sociali ed il loro management. Un aspetto, questo, pienamente in linea con il supporto e la formazione del settore da noi attuato in Italia e nel mondo da 15 anni. Chiaramente, anche se da un punto di vista giuridico le forme e le modalità d intervento potranno variare secondo le caratteristiche dei target e dei settori di riferimento, l obiettivo rimane il medesimo: supportare il lavoro di enti che realizzano un attività di interesse collettivo, consentendo all investitore di ottenere un ritorno, moderato e/o paziente, sull investimento. Saranno riportate alcune riflessioni in ordine alla possibilità di supportarne le attività tramite strumenti finanziari innovativi e modalità di finanziamento alternative, che permettano da una parte alle imprese sociali di reperire nuove fonti di finanziamento, dall altra ai potenziali investitori di indirizzare le proprie risorse in modo coerente e responsabile. Per rispondere ora alla domanda chiave : Perché e come i nuovi investitori (impact investors) sceglieranno chi e quali progetti finanziare? ritenngo che i nuovi investitori si muoveranno su progetti socialmente innovativi proposti da ONG qualificate o imprese sociali professionali, in grado di garantire una doppia performance (risultati di impatto a medio lungo termine) ed economico/finanziaria (recupero del capitale e restituizione di eventuali interessi) dotate di un management imprenditoriale, meglio se con un background for profit per maggiore facilità di dialogo; radicate nei territori e con una forte conoscenza dei bisogni sociali e delle soluzioni più adeguate, fortemente posizionate sul tema-ambito di intervento, in grado di rendicontare validamente i risultati raggiunti, di coinvolgere seriamente gli stakeholders e di creare partenariati qualificati con soggetti di diversa natura. 3

4 3 L IMPACT FINANCE IN ITALIA E ALL ESTERO, R. Randazzo L attuale crisi del sistema socio-economico ha generato degli effetti negativi anche nell ambito del terzo settore. L aumento dei bisogni da un lato e la mancanza di risorse dall altro impongono una riflessione volta a individuare delle fonti di finanziamento alternative a quelle tradizionali. L utilizzo di strumenti mutuati dal mondo finanziario rappresenta sicuramente un idea interessante, ma è necessario superare le criticità che spesso si presentano al filtro dell applicazione pratica. Nel Regno Unito, negli ultimi dieci anni, sono cresciute rapidamente diverse forme d investimento sociale che mirano a sostenere l attività di organizzazioni senza scopo di lucro o di società che svolgono comunque un attività di interesse generale. Solo a titolo d esempio, si cita Bridges Venture, una società di gestione di patrimoni privati specializzata nel lancio di fondi d investimento sociale che annovera tra i propri clienti istituzioni bancarie, fondi pensione, trust, fondazioni e soggetti privati. Sono degne di nota anche le esperienze di Future Builders, un investitore sociale che ha l obiettivo di supportare finanziariamente le organizzazioni del terzo settore, e di Acumen Fund, definito come un non profit global venture fund. Trascinando questi ragionamenti al contesto italiano, è evidente come occorra avviare una riflessione riguardo alla possibilità di ideare veicoli che permettano agli investitori sia istituzionali (per es. le fondazioni di origine bancaria, i fondi pensione, etc.) che privati di investire nel capitale sociale di organizzazioni non profit o di imprese socialmente orientate, a fronte di un - contenuto - ritorno sugli investimenti. Si tratta di una riflessione quanto mia necessaria, poiché uno degli elementi che limita l operato di tali enti riguarda sicuramente la difficoltà di reperire nuove fonti di finanziamento alternative, o almeno complementari, a quelle utilizzate fino ad oggi. Com è noto, gli enti non commerciali per lo svolgimento delle proprie attività fanno ricorso a erogazioni liberali provenienti da enti pubblici e privati e, anche se in percentuale inferiore, al capitale di debito (cioè a varie forme di prestito ). La nascita di banche e di prodotti dedicati ha l indubbio merito di fornire nuove fonti per il reperimento di capitali, ma riteniamo che si tratti di strumenti non ancora sufficienti. Oltre alle erogazioni liberali e al capitale di debito, un altro elemento che occorre considerare a questo punto è la possibilità che questi soggetti facciano ricorso a capitale di rischio. A questo riguardo, la difficoltà principale nasce dalla struttura giuridica di molti enti non profit che, anche a causa dei propri limiti intrinseci (il divieto di distribuire utili e l indivisibilità del capitale, ad esempio), non consente al potenziale investitore di ottenere un ritorno sugli investimenti e, per questo motivo, è quasi impossibile immaginare una strategia di exit in relazione all investimento effettuato. Un discorso diverso andrebbe fatto per quegli enti quali l impresa sociale ex lege e le cooperative sociali che potrebbero consentire, se non il recupero dei capitali investiti, almeno un - seppur limitato - ritorno sugli investimenti effettuati. 4

5 Volendo estendere ulteriormente il nostro ragionamento, si può ipotizzare la realizzazione d investimenti - attraverso forme e modalità che varieranno di volta in volta secondo la natura giuridica, la mission e il soggetto finanziato - anche nel capitale sociale di imprese profit a finalità sociale (low profit), basati sul modello inglese delle Community Interest Companies. Fra gli strumenti funzionali all implementazione di modalità di finanziamento alternative nell ambito dell innovazione sociale, è interessante citare i Social Impact Bond, un prodotto - già sperimentato nel Regno Unito - assimilabile ai titoli obbligazionari, che può essere sfruttato per lo sviluppo di iniziative d interesse generale. Il meccanismo utilizzato nell esperienza britannica è il seguente: un ente pubblico s impegna a supportare economicamente la realizzazione di un progetto di interesse generale, a fronte del raggiungimento di un risultato. Per il finanziamento dell iniziativa saranno emessi dei bond, sottoscritti dai soggetti interessati a supportarne la realizzazione, e, una volta raggiunto il risultato stabilito - e conclusasi quindi con successo l iniziativa, l ente pubblico erogherà le risorse necessarie a ripagare gli investitori, che deriveranno principalmente dal risparmio economico ottenuto dalla realizzazione del progetto. Il meccanismo è particolarmente interessante sotto due aspetti: da un lato i sottoscrittori dei bond avranno accesso a un beneficio sia di carattere economico sia sociale - a seguito della positiva conclusione del progetto -, dall altro l ente pubblico realizzerà un risparmio consistente sulla spesa pubblica. È evidente che, nonostante si tratti di soluzioni molto diverse tra loro, l obiettivo è comune: permettere alle imprese sociali di reperire nuove fonti di finanziamento e agli investitori privati di effettuare un investimento responsabile, che generi anche un impatto sulla collettività diffusa. Esistono anche in Italia esperienze, seppur diverse, di bond sociali, come quelli erogati dalle BCC di Cherasco, e altre: una quota degli interessi dell emissione (per un valore di euro sui 14 mln del valore complessivo del Bond) è destinata alla costruzione di un reparto di terapia intensiva cardiologica per l ospedale di Bra-Alba, viste le difficoltà del sistema di welfare pubblico. È necessario sviluppare ulteriormente i ragionamenti fin qui svolti, considerando la possibilità di realizzare dei veri e propri investimenti, sia in forma di equity sia di debito, in modo da permettere all investitore, alla stregua di un tradizionale operatore di venture capital, di entrare nel capitale sociale e di apportare un contributo non solo in termini economici, accettando un rendimento inferiore sui propri investimenti. È ormai chiaro che l impresa oggetto dell investimento debba essere in grado di garantire la remunerazione del capitale investito; questo, infatti, rappresenta un elemento necessario e imprescindibile. Riguardo all impresa sociale, poiché non sono ancora chiari i confini all interno dei quali è possibile ipotizzare delle soluzioni alternative che possano in qualche modo attenuare il vincolo della non distribution constraint, imposto dalla norma, al momento sembrerebbe difficile ipotizzare una partecipazione in forma di equity. Occorre quindi sostenere le attività di imprenditori sociali particolarmente lungimiranti coinvolgendo investitori interessati, che possano contribuire a sviluppare un movimento dove si rilevi la presenza non di una beneficenza che usa le nuove 5

6 tecniche del venture capital, ma di venture capitalist del sociale che intravedono nel comparto non profit nuove prospettive di azione e di guadagno mitigato o paziente (Patient capitalism). Ciò sui cui si vuole focalizzare l attenzione riguarda principalmente la necessità di trovare nuovi strumenti che possano sostenere il privato sociale, applicando degli schemi alternativi, o quantomeno complementari, al grant. 4. PROPOSTE, R. Randazzo La direzione in cui intendiamo muoverci va verso la creazione di un mercato di investitori professionali, chiedendo eventualmente modifiche sulla normativa di settore, che possano raccogliere professionalità e competenze da mettere a disposizione degli imprenditori sociali per promuovere e realizzare progetti innovativi e sostenibili. A tal fine, sarebbe necessario supportare e stimolare l attrazione dei c.d. capitali pazienti, disciplinando non solo le modalità/regole d investimento, ma anche i vantaggi e gli incentivi a favore degli investitori. Inoltre, lavoreremo per creare piattaforme di finanziamento all interno delle quali: 1. le imprese sociali possano proporre i propri progetti; 2. i soggetti privati possano scegliere quali progetti finanziare, con un supporto alla valutazione degli stessi. Dovrebbe trattarsi, quindi, non di erogazioni liberali o di finanziamenti a fondo perduto ma di un attività di social lending - con tassi particolarmente agevolati - dedicata a queste nuove realtà. Per far ciò occorre trarre ispirazione anche da esperienze realizzate con successo in altri paesi europei, quali i fondi di investimento sociale, attivi da diversi anni nel Regno Unito, i social impact bond o la realtà delle community interest company. Fondamentale sarà a nostro avviso l attività cosiddetta di engagement con il management dell impresa sociale, al fine di supportare: la qualità del progetto in termini di impatto sociale, sostenibilità e potenzialità di remunerazione degli investimenti; l ottimizzazione della governance e dell efficienza dei processi; la ricerca di modelli giuridico-istituzionali ottimali (forme di srl a scelta tra non profit, società low profit, community interest company); lo sviluppo delle competenze manageriali e professionali occorrenti per l accesso alla finanza sociale e alla gestione professionale del rapporto con gli investitori e gli stakeholders. 6

7 5. CONCLUSIONI: verso le nuove opportunità, M. Crescenzi, R. Randazzo Siamo di fronte ad una nuova fase, che sta portando alla nascita di operatori specializzati che adattano in modi professionali, le tecniche e i criteri di selezione tipici dell economia di mercato al settore sociale e mirano a ottenere una chiara e solida doppia performance. Occorre favorire la realizzazione di investimenti in imprese sociali e imprese a finalità sociale tramite strumenti di intervento che potranno variare in base alle caratteristiche dell ente finanziato. È ormai chiaro come non debba trattarsi di un puro e semplice apporto di capitali, ma di un operazione di engagement che veda un coinvolgimento attivo dell investitore, non solo nella fase di erogazione del finanziamento, ma anche in quelle successive, così da fornire un supporto non solo dal punto di vista capitalistico, ma anche strategico e organizzativo. Ciò soprattutto per lo sviluppo di una nuova imprenditoria sociale più attenta ad una pluralità di mercati e di stakeholeders, e di un approccio più legato al social business alla Yunus. Inoltre, si rileva come occorra uscire da un ottica solo ed esclusivamente non profit e considerare anche le imprese commerciali a finalità sociale e/o low profit quali soggetti meritevoli di attenzione. Un sapiente utilizzo di tecniche e di strumenti, mutuati anche dal mondo finanziario, non può che rappresentare una grande opportunità per le organizzazioni del terzo settore e le imprese socialmente orientate. La ricaduta in termini di nuova cultura organizzativa, strategie differenziate e nuove competenze per gli operatori del settore è abbastanza evidente. Una nuova cultura organizzativa che comprenderà competenze di business partnership con i nuovi attori, capacità di stare sui territori e trovare senso per gli investitori anche da questo radicamento, approcci progettuali meno burocratici e più imprenditoriali, maggiore centratura sui risultati di impatto attraverso metodologie result based management, maggiore capacità di comunicazione e coinvolgimento degli stakeholder e delle comunità di riferimento. Un decentramento cognitivo non solo dal pubblico (che continuerà ad essere presidiato) ma anche da una logica esclusivamente grant o, peggio, filantropica. 7

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