Progetto Sovvenzione Distrettuale Rotary Foundation Visione futura

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1 ROTARY INTERNATIONAL Distretto SICILIA - MALTA Club di RAGUSA Progetto Sovvenzione Distrettuale Rotary Foundation Visione futura 1

2 Il Rotary Club di Ragusa, in collaborazione con la Caritas diocesana di Ragusa, ha ottenuto nell anno rotariano una Sovvenzione Distrettuale della Rotary Foundation Visione Futura per lo svolgimento di un progetto che ha avuto luogo nei Comuni di Ragusa e Santa Croce Camerina dall ottobre 2013 e fino all aprile del Il progetto ha assegnato a 6 scuole della diocesi di Ragusa una borsa di studio di 2.000,00 per ciascuna scuola, da destinare alle attività previste nel piano di lavoro. Il progetto ha operato su due aree di intervento tra le molte contemplate dal bando della Rotary Foundation. Quelle prescelte dal gruppo di progettazione sono state: Pace e prevenzione/risoluzione dei conflitti e Alfabetizzazione ed educazione di base. Si è ritenuto che l analisi del contesto territoriale ragusano, dove risiedono un gran numero di cittadini non italiani e dove giungono migliaia di profughi in fuga da guerre e persecuzioni, dimostrasse quanto impellente fosse questa necessità. Sinteticamente, le azioni progettuali hanno previsto: un certo numero di ore di sostegno linguistico, sociale e psicologico, per alunni immigrati appena giunti in provincia di Ragusa e da inserire nelle classi; un percorso di 21 ore rivolto ad alunni di ogni nazionalità sul tema dell'intercultura, della pace e della risoluzione pacifica dei conflitti; la fornitura di alcuni kit scolastici per alunni italiani e stranieri in difficoltà economica; un intervento specialistico sull educazione interculturale rivolto ai docenti e ai genitori. Gli Istituti beneficiari del progetto sono stati: Istituto Comprensivo Psaumide di Camarina, Santa Croce Camerina (scuola primaria e secondaria di primo grado) (n. 2 Borse di studio); Istituto Comprensivo G. Pascoli, Ragusa (scuola primaria e secondaria di primo grado) (n.2 borse di studio); Scuola Media Statale Vann Antò, Ragusa (n.1 borsa di studio); Istituto Magistrale Statale G.B. Vico, Ragusa. (n.1 borsa di studio) 2

3 Interventi sull area Pace e prevenzione/risoluzione dei conflitti Il progetto si proponeva di affrontare il tema dell intercultura non più, come tradizionalmente si è fatto in ambito nazionale negli ultimi 20 anni, nell ottica del riconoscimento dei diritti dei nuovi arrivati per una migliore integrazione, ma con l obiettivo di rendere consapevoli i ragazzi dei meccanismi della diversità, del punto di vista e dello stereotipo, così da creare un salutare incidente mentale tra ciò che si pensa essere vero e quello che la realtà mostra di essere dopo l apprendimento dei processi attraverso cui ciascuno di noi si costruisce un opinione. Si è proposta quindi, commisurandola alle età dei ragazzi coinvolti, una visione integrata delle culture che coinvolge allo stesso tempo e sullo stesso piano italiani e stranieri, ospiti ed ospitanti, in quanto tutti portatori di diversità e tutti unici. Il percorso era stato pensato per articolarsi in 7 incontri di 3 ore ciascuno con la metodologia dell educare nella relazione in cui l utilizzo di dinamiche, simulazioni e giochi di ruolo, il setting (inteso come l organizzazione degli spazi) informale, la scelta di impostare la lezione come un incontro/confronto e non come lezione frontale ex cathedra, diventano le leve su cui spingere per favorire l acquisizione di tecniche interculturali come strumento quotidiano. I risultati attesi erano quelli di favorire la capacità di distinguere la persona dal problema in modo da evitare giudizi personali; l abilità nel saper cogliere le ragioni dell altro; imparare a strutturare critiche costruttive ed evitare il linguaggio giudicante; cercare l interesse comune piuttosto che la vittoria ad ogni costo; uscire dalla logica delle posizioni 3

4 per entrare in quella dei reciproci vantaggi. Per questo il corso ha utilizzato l educazione interculturale come strumento di risoluzione dei conflitti. Lo svolgimento del progetto ha portato a delle richieste variabili per ogni istituto coinvolto, sulle basi delle necessità di ciascuno. Poiché l intercultura è un sistema per definizione aperto, gli operatori hanno accettato di buon grado di sperimentare anche altre modalità, inizialmente impreviste, vivendo con curiosità la proposta di cornici altre rispetto alla formulazione progettuale e accettando di buon grado di misurarsi con l imponderabile, sapendo, come si insegna nel corso che ho bisogno dell altro per conoscermi, nelle relazioni so che l altro mi può sempre spiazzare e ne gioisco! La Scuola Media Vann Antò di Ragusa è stata l unica che si è attenuta alle richieste iniziali dello staff di esecuzione del progetto. Alla Vann Antò, infatti, il percorso è stato seguito da un gruppo di trentuno studenti individuati dalle insegnanti di lettere tra le nove terze medie presenti nell anno scolastico nell Istituto scolastico ragusano. A seguire le sei lezioni (cinque in aula, secondo il setting previsto, ed una presso la sede del Progetto Famiglia Amica che aderisce alla rete nazionale del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) sono stati Vincenzo La Monica e Jenny Campagnolo, responsabili dei percorsi nelle scuole per la Caritas e, per il Rotary, i due tutor ingegner Giuseppe Cicero e dottor Saro Distefano. A parte il primo degli incontri, nel quale hanno partecipato tutti gli alunni delle nove terze classi (in due incontri presso l Aula Magna dell Istituto di via Leoncavallo), i successivi sono stati condotti in una aula della scuola con la presenza, non costante ma significativa, di alcune insegnanti dell Istituto (Cappello, Rizza, Criscione, Ventura). Nel corso del primo incontro i tutor Giuseppe Cicero e Saro Distefano hanno illustrato gli scopi e le finalità del Rotary International interagendo con gli alunni che hanno mostrato grande interesse per le attività portate avanti dal Rotary sia a livello locale che internazionale. Quanto è emerso (ed in parte supportato dalle schede anonime consegnate agli alunni e restituite debitamente compilate) è che l argomento intercultura latu sensu è stato perfettamente recepito dagli alunni. Sin dalle prime ore di incontri, gli studenti presenti in aula (e l assunto vale sia per gli italiani sia per i non italiani, presenti in buona percentuale) hanno mostrato un notevole interesse per un argomento a loro non del tutto ignoto. Anzi. Non pochi di loro hanno mostrato di 4

5 essere a conoscenza, ed in alcuni casi anche approfondita, della tematica che include l accoglienza e la diversità, la paura del diverso e la possibilità/necessità del confronto e della sua utilità. Nessuno ha mostrato tendenze estreme verso la separazione tra le etnie nel mentre in molti hanno dichiarato e dimostrato di conoscere la genesi e soprattutto gli sviluppi dei cosiddetti flussi migratori nei quali alcuni di loro si sono trovati coinvolti. In tal senso la testimonianza di rifugiati invitati a partecipare dalla Caritas è stata di estrema utilità per far comprendere o far comprendere meglio cosa spinge un africano o un mediorientale ad affrontare pericoli e difficoltà per giungere in Europa, sovente per l ingresso rappresentato proprio dalla nostra Provincia. Alla Vann Antò il corso di Intercultura si è svolto senza alcun significativo intoppo, con la preziosa collaborazione delle insegnanti e del personale amministrativo della Scuola. Tra gli alunni si è registrato un notevole interesse, come attesta anche la verificata volontà di partecipazione al corso da parte di alunni che ne erano rimasti fuori. Anche considerando che la scuola media ragusana Vann Antò, per tutta una serie di motivi (insiste in un quartiere semi-periferico e con bassa presenza di forestieri, almeno rispetto alla Pascoli; non è un istituto comprensivo e di conseguenza nelle iscrizioni alle prime classi risente molto della scelta a suo favore da parte di famiglie della media ed alta borghesia cittadina) presenta una percentuale bassa di alunni non italiani, rimane tuttavia perfettamente chiaro che il corso in parola ha avuto svolgimento normale ed esito, almeno all apparenza, di ottima levatura. Particolarmente interessante è stata la scelta delle insegnanti (in linea con le finalità del progetto) di riprendere durante le normali lezioni scolastiche gli argomenti trattati negli incontri pomeridiani. In questo caso i ragazzi che hanno frequentato il corso sono divenuti nel contempo oggetto della formazione e soggetto educativo per la collettività dei pari in un processo di educazione a cascata che ricorda da vicino il metodo d intervento della peer education (educazione tra pari) i cui destinatari prevalenti sono proprio gli adolescenti. A causa del ruolo che il gruppo dei pari gioca in questa fase del ciclo di vita in cui i cambiamenti da gestire sono molti e profondi, si pensa che una educazione che giunga da un proprio coetaneo possa essere più efficace e, nel caso in questione, il valore dell educazione è soprattutto quello preventivo di atteggiamenti di chiusura o, nei peggiori dei casi, di xenofobia e razzismo. 5

6 Per quanto riguarda L Istituto Comprensivo Giovanni Pascoli, il corso è stato tenuto sempre da Vincenzo La Monica e Jenny Campagnolo, mentre la partecipazione dei tutor soci rotariani è stata assicurata dal dottor Carmelo Arezzo e dall ingegnere Antonella Leggio. Nell incontro al quale ho partecipato ricorda Carmelo Arezzo - presentare sia pure con le difficoltà di un uditorio particolarmente giovane, bambini delle elementari, il senso della presenza del Rotary nel mondo, ha evidenziato come un processo di integrazione di visione positiva della interculturalità può trovare nel riferimento diretto alla internazionalità del club Rotary e più in generale dei clubs service una sponda particolarmente efficace. Da sottolineare aggiunge Antonella Leggio il senso di arricchimento per noi soci, trasmesso dall entusiasmo e dalla partecipazione con cui i ragazzi hanno accolto e vissuto il progetto e dalla professionalità con cui è stato gestito. La scuola Pascoli conta, nel Plesso Ecce Homo, una notevole presenza di famiglie di nazionalità non italiana. In alcune classi la percentuale di alunni stranieri supera il 40%. Come si legge nella Relazione del Dirigente Scolastico relativa al programma annuale 2014 il bisogno formativo emerso è certamente collegato all integrazione delle diversità, alla conoscenza delle identità culturali e alla promozione della comunione sociale ispirata ai valori del rispetto, della tolleranza, della cooperazione, per costruire una società dialogica e accogliente. Consapevoli dell importante opportunità che il progetto rotariano forniva loro, i responsabili scolastici individuati dal dirigente prof. Rosario Pitrolo per seguire il progetto hanno richiesto una rimodulazione del corso sull intercultura per poter consentire di partecipare, oltre che agli alunni dell ultimo anno della scuola media, anche agli alunni di due quinte classi elementari e di una quarta elementare. La proposta di lavorare con bambini così piccoli e in un numero così grande (si trattava di circa 60 alunni) ha comportato una profonda rimodulazione degli argomenti e sostanziali modifiche al programma e alla metodologia. Il primo è stato estremamente semplificato, soffermandosi quasi esclusivamente sul tema delle diversità, del rispetto del punto di vista altrui, dell importanza dell amicizia e delle alleanze e dell utilizzo della fantasia e della creatività. La metodologia ha subito una decisa virata verso il gioco, con la proiezione di cartoni animati, la produzione di disegni e cartelloni, lo svolgimento di giochi di movimento, seppur nell inadeguatezza del setting. La sala a disposizione, infatti, era quella dell Aula Magna scolastica, con la disposizione classica ad 6

7 auditorium che è stata scompaginata tutte le volte che è stato possibile, ma che inevitabilmente, per la presenza di numerose sedie, ha intralciato qualche attività. La risposta dei bambini, che appartenevano ad otto nazionalità differenti, è stata superiore ad ogni aspettativa anche per merito delle maestre, ovviamente presenti durante le ore di corso, che hanno recepito gli stimoli ricevuti nelle ore di formazione per riportarli nelle ore di lezione in classe e restituirli volta per volta ai formatori in uno scambio arricchente per tutti gli attori in gioco. Il lavoro con il gruppo dei ragazzi di terza media è stato ugualmente proficuo. Il programma è stato accorciato in virtù delle minori ore a disposizione, ma sono stati proposti tutti gli argomenti previsti. La maggiore difficoltà operativa è stata quella relativa al numero di partecipanti. Le due classi di scuola media presenti al plesso Ecce Homo contavano, infatti, 36 alunni, un numero superiore a quello considerato ideale (25) ma non tale da consentire agevolmente una selezione come nel caso della scuola Vann Antò. Superato questo ostacolo che ha pregiudicato solo relativamente il buon esito del corso, resta da aggiungere che le lezioni, tenutesi nelle ore scolastiche, hanno riscosso, secondo la somministrazione del questionario di gradimento anonimo, un livello di gradimento del 97% con un 87% dei ragazzi che hanno dichiarato di sentirsi più che soddisfatti (30%) o del tutto soddisfatti (57%). Gli argomenti che hanno trovato percentuali maggiori di gradimento sono stati quelli relativi all intercultura e alla mondialità (rispettivamente 87% e 80% di dichiarazione di alta soddisfazione degli argomenti proposti). 7

8 L Istituto Comprensivo Psaumide di Santa Croce Camerina ricalca, in molti casi amplificandole, le caratteristiche della scuola Pascoli di Ragusa. La percentuale di alunni non italiani è molto alta (si pensi che a Santa Croce una nuova nascita su tre appartiene a genitori stranieri) ed è possibile trovare in una stessa classe diversi livelli di integrazione. La prof.ssa Giovanna Campo, dirigente dell Istituto, ha aderito con grande entusiasmo alla proposta progettuale, dimostrando grande convinzione nelle possibilità del corso. Per questo motivo, dopo le due lezioni introduttive rivolte a tutti gli alunni delle quattro terze medie, ha richiesto di poter assicurare il corso di intercultura a tutti, senza selezionare i 25 alunni richiesti. È stata una scelta che ha comportato delle obiettive difficoltà che sono state preventivamente discusse insieme alla dirigente e che si è deciso di affrontare ugualmente, preferendo lasciare comunque qualche traccia formativa in tutti gli alunni, piuttosto che garantire una formazione completa solo a pochi. Il corso è stato così dimezzato nella sua durata per poter essere offerto ad un numero di ragazzi che è rimasto quasi doppio rispetto a quello considerato ottimale, poiché i due gruppi interessati erano composti ciascuno da circa 45 ragazzi. Gli incontri sono stati condotti da Vincenzo La Monica e Jenny Campagnolo, mentre il socio rotariano di riferimento è stata la dottoressa Maria Ragusa. Nei due gruppi la percentuale di alunni stranieri era in media superiore al 20% e in alcuni casi erano molto visibili fenomeni di esclusione e 8

9 rifiuto dell altro. Per questo le attività hanno insistito prevalentemente sul tema del valore delle differenze, sul rispetto delle culture altre, sull importanza del pensiero libero da condizionamenti soprattutto nei concetti di giusto e sbagliato che, probabilmente per abitudini scolastiche, agiscono pesantemente sui ragazzi. Lo sforzo è stato sicuramente premiato da interventi pertinenti ed osservazioni intelligenti giunte da più parti dai ragazzi che sembravano maggiormente interessati a queste tematiche. Non si può nascondere, tuttavia, che l alto numero di partecipanti e la loro giovane età ha reso difficile soprattutto il passaggio dal momento del gioco a quello delle riflessioni inerenti al gioco, facendo perdere qualche significativo momento di crescita e di scambio. È stato anche molto difficile riuscire a vincere alcuni meccanismi di resistenza che colpivano i ragazzi di più recente immigrazione, la cui condizione sarà meglio illustrata nel report relativo alla seconda area di intervento del progetto. Altra difficoltà nello svolgimento delle attività è stato il setting. Avevamo a disposizione l Aula Magna della scuola che si è rivelata all avanguardia e funzionale (anche grazie alla disponibilità del personale non scolastico) per la proiezione di video e cartoni animati, ma che presentava la disposizione classica ad auditorium che favoriva la dispersione dei ragazzi ed impediva una disposizione più informale dei posti a sedere. Solo nell ultima lezione, approfittando di una giornata primaverile, si è potuta svolgere un attività conclusiva all aperto. L esperienza nella scuola Psaumide di Santa Croce è stata in definitiva molto utile dal punto di vista dell osservazione delle dinamiche di integrazione, non solo scolastiche, ma crediamo abbia lasciato tracce significative solo in una parte dei ragazzi coinvolti, rimanendo più superficiale negli altri. L Istituto Magistrale Statale G.B. Vico prevede, per il triennio del corso di scienze umane, alcuni stage formativi sui temi sociali. Visto l elaborato progettuale, il corso di studi particolarmente attento al sociale e la maggiore maturità degli alunni coinvolti, si è pensato di modulare una proposta per la scuola sui seguenti temi: un corso sull intercultura per gli alunni delle terze classi, un corso sulla risoluzione dei conflitti sociali con un focus sulla casa e sull'abitare per gli alunni delle quarte classi e un corso sull'educazione alla pace e alla legalità per gli alunni delle quinte classi. La Caritas ha affidato i tre stage a vari formatori, mentre i tutor individuati dal Rotary sono stati l ingegner Francesco Minardi, la dottoressa Giovanna Licitra e il dottor Francesco Randazzo che hanno partecipato all incontro iniziale e conclusivo di tutti e tre gli stage. 9

10 Nel dettaglio il percorso sull intercultura ha coinvolto due classi per un totale di 51 alunni. I conduttori dello stage sono stati Vincenzo La Monica, Maria Rita Busacca e Francesca Greco. Il lavoro, organizzato secondo la collaudata metodologia attiva, che prevede un momento di riscaldamento da svolgere all aperto, l utilizzo di esercizi e giochi di ruolo a cui seguono riflessioni guidate ed esempi pratici ha fornito - su un livello di maggiore complessità rispetto alle analoghe proposte rivolte ai ragazzi più piccoli - nuove conoscenze sui meccanismi mentali ed emotivi (ad esempio lo stereotipo ed il punto di vista) che ci fanno percepire la realtà. Altro obiettivo che si può dire essere stato più che raggiunto è stato quello di acquisire tecniche per cercare soluzioni creative dei conflitti e vivere in contesti multiculturali. Non da trascurare, infine, così come rilevato verbalmente dagli stessi alunni, la possibilità di sperimentare in prima persona tematiche che prima dello stage erano rimaste solo teoriche. L ottimo riscontro ottenuto dallo stage sia nelle verbalizzazioni dei ragazzi che nelle schede anonime di monitoraggio è da attribuirsi sicuramente al lavoro propedeutico svolto in classe dai docenti e da una spiccata predisposizione che quasi tutti i partecipanti hanno mostrato con una grande disponibilità a mettersi in gioco in un contesto nuovo, che imponeva loro di esporsi. Tra i punti di debolezza del progetto è risultato predominante quello relativo alla richiesta di un contatto con situazioni reali, soprattutto con migranti per testimonianze e casi studio. Il setting non ideale ha portato i conduttori a riformulare tutte quelle attività che richiedevano divisioni di spazi e ampia libertà di movimento. A quest ultimo ostacolo si è ovviato con attività svolte all aperto che, però, hanno risentito delle condizioni climatiche non sempre ottimali. 10

11 Tra i punti di forza è emerso un grande spirito di collaborazione ed è risultata, anche a detta degli insegnanti, particolarmente stimolante ed efficace l interazione tra le due classi. In questo senso il grande numero di partecipanti (tra cui due ragazzi con disabilità) non ha influito sulla riuscita del percorso, proprio grazie alla particolare sensibilità degli alunni e ai temi proposti che li hanno evidentemente portati alla riflessione e all empatia. Positiva è stata anche la scelta di bilanciare i momenti teorici con quelli dinamici e divertenti. Come riportato in qualche scheda di monitoraggio: mi è piaciuto molto metterci in discussione, dialogare in modo costruttivo su tematiche interessanti e molto complesse. Abbiamo esposto le nostre riflessioni senza avere timore di sbagliare o di venire giudicati. Oppure: mi è piaciuto il modo in cui abbiamo interagito, tra di noi e con gli operatori, ragionando su tematiche fondamentali non solo per chi lavora nel sociale, ma anche semplicemente per vivere in società. Le attività sono state, nel complesso, piuttosto coinvolgenti e hanno di certo contribuito ad aprire le nostre menti. A conclusione di questo stage è possibile, grazie alla somma di tutti i questionari di monitoraggio, poter stilare un breve report statistico sul gradimento della proposta interculturale effettuata per il Vico e per le due scuole secondarie di primo grado di Ragusa, per un totale di circa 120 partecipanti. Riguardo alla soddisfazione complessiva del corso emerge che un ragazzo su due si dice completamente soddisfatto dell esperienza e che i livelli alti o altissimi di gradimento riportano una percentuale dell 87% dei partecipanti, mentre l insoddisfazione è relegata al 2% della popolazione coinvolta. Progetto Rotary Foundation. Soddisfazione Complessiva del corso sull intercultura. Particolare rilievo va riferito al dato sulla chiarezza dei formatori che ha raggiunti livelli di piena soddisfazione per il 70% degli alunni e di soddisfazione alta per un altro 25%. 11

12 Progetto Rotary Foundation. Chiarezza dei formatori del corso sull intercultura Lo stage formativo proposto alle quarte classi del Liceo di Scienze Sociali G. B. Vico, denominato I Tetti colorati ed avente come oggetto la risoluzione dei conflitti sociali, con il focus sulla casa e sull abitare, è stato rivolto a 3 classi per un totale di 59 studenti. A condurre lo stage Vincenzo La Monica, Jenny Campagnolo e Anita Adamo, operatori della Caritas diocesana, e Laura Sgarlata, giovane architetto in servizio civile nazionale per la Caritas. Si è attivato un percorso che, partendo dal concetto pieno di dimora, ha fatto emergere l importanza delle implicazioni psicologiche, sociali, fisiche che la casa porta con sé. L approccio che si è adottato è quello proprio della psicologia di comunità: l abitazione come luogo di contatto con il mondo esterno, opportunità di socialità e di integrazione, in special modo rispetto alle persone e alle famiglie che soffrono condizioni di povertà e fragilità sociale. Rispetto al fine della prevenzione dei conflitti sociali, l emersione agli occhi della comunità delle aree di vulnerabilità interne ad essa, può comportare il rafforzamento dei legami spesso flagili che molte famiglie vivono: in una condizione di precarietà economica e di ingresso nella povertà, infatti, relazioni comunitarie di pace, paritarie, non giudicanti e improntate al rispetto, possono essere trampolino verso il miglioramento o voragine verso l impoverimento e il disagio. Nel primo giorno i ragazzi sono stati condotti alla consapevolezza delle dimensioni della vita umana che dalla dimora dipendono: aspetti di relazione dell uomo con se stesso, con la famiglia, con i conoscenti, con la comunità. Il fatto di avere una casa dà il senso di occupare un luogo e quindi di avere dei diritti, di potercela fare. A partire dall esperienza della propria casa, si sono analizzate le funzioni dei vari ambienti domestici, attribuendo agli spazi fisici le relative 12

13 implicazioni relazionali e funzionali. I ragazzi hanno realizzato in maniera congiunta una pianta dell abitazione tipo, alla quale hanno attribuito le funzioni e le opportunità relazionali. Il secondo giorno si è posta l attenzione sulla povertà, quale fenomeno multidimensionale, complesso e pluriforme. In esso il bisogno abitativo comporta un carico di deprivazione in termini di possibilità e di benessere, con dimensioni importanti nel territorio ragusano. A partire da un esperimento di deprivazione della casa costruita il giorno prima, e quindi al venire meno delle relative funzioni dell abitazione, i ragazzi hanno compreso gli effetti del vivere in una casa non adeguata e non sicura. Le immagini proiettate di case deprivate del nostro territorio hanno scosso molto la coscienza dei ragazzi. Si è giunti a definire gli abitanti di queste case senza dimora, non forzando i termini: secondo l Osservatorio europeo sull homelessness, infatti, una persona è considerata senza dimora quando versa in uno stato di povertà materiale e immateriale, che è connotata dal forte disagio abitativo, cioè dall impossibilità e/o incapacità di provvedere autonomamente al reperimento e al mantenimento di un abitazione in senso proprio. Infine sono state analizzate le possibilità di intervento rispetto al problema dell homelessness. I ragazzi hanno ipotizzato possibili risposte al problema dell esclusione sociale e, in particolare, del bisogno abitativo. Si è giunti alla necessità di un concetto espanso di persona, che superi i facili stereotipi legati al disagio sociale e apra ad interventi centrati sulle risorse degli individui e sulla loro libertà di scelta. Tale visione, insieme con l approccio di comunità, è tra i perni del modello di intervento sociale di contrasto alle povertà estreme denominato Housing First (la casa prima di tutto). L intervento formativo sulla metodologia dell Housing first è stato tenuto da Marco Iazzolino, appositamente chiamato da Roma, dove è segretario della FIOPSD Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora. Grazie al progetto, i ragazzi hanno avuto l opportunità di ascoltare le più recenti tendenze sociali per risolvere il problema dell abitare. Housing first è un approccio relativamente recente, adottato per la prima volta negli Stati Uniti negli anni 90 e usato nell ambito di programmi e politiche riguardanti persone senza dimora. A differenza degli approcci gradualistici ancora predominanti in molti paesi e che richiedono alle persone senza dimora di dare prova di essere pronti ad essere inseriti in una casa prima che venga loro offerto un alloggio stabile di lungo periodo, i progetti basati 13

14 sull Housing First inseriscono le persone senza fissa dimora direttamente all interno di alloggi, fornendo loro supporto sociale e multidisciplinare a partire dalla casa. Lo stage è stato partecipato dagli studenti in maniera molto attiva: nei vari momenti di rielaborazione dell esperienza formativa sono emersi contenuti profondi che rivelano un atteggiamento di empatia rispetto al problema. L individuazione degli stereotipi, di cui inconsapevolmente i giovani erano portatori, in capo ai cosiddetti poveri è stato un risultato fra i più importanti. L approccio che rispetta le scelte delle persone in stato di necessità, utile per non imporre percorsi standard, è stata probabilmente la conquista più durevole dello stage, insieme ad uno sguardo più consapevole sulla realtà sociale della città in cui gli studenti vivono. Il percorso su pace e legalità è stato seguito dai formatori Angelo Milazzo e Stefania Pace. Gli alunni che hanno partecipato appartenevano a 2 classi per un totale di 35 partecipanti. L idea che ha motivato lo stage è stata quella di saldare i concetti di libertà e legalità con la corresponsabilità, ossia una rinnovata capacità di mettersi nei panni degli altri. Prima della legalità, è infatti la prossimità il fondamento della giustizia sociale. Solo recuperando il linguaggio dei rapporti umani, riusciremo a parlare di nuovo insieme quello delle leggi. Gli argomenti affrontati sono stati: 1) la legalità come mezzo: giustizia sociale e corresponsabilità; 2) imparare il linguaggio dei rapporti umani: dal bene personale al bene comune; 3) l illegalità e la corruzione: minacce allo sviluppo del nostro paese e ai beni comuni; 4) cittadinanza attiva e lavoro: lavoro come bene comune, e auto imprenditorialità nei giovani (modulo che ha visto la partecipazione degli operatori del progetto Policoro). Quest ultimo aspetto è stato anche ripreso dai soci rotariani intervenuti rimandando alle attività rivolte ai giovani dal club sia dal punto di vista della formazione (incontri con esperti, convegni e conferenze) sia della partecipazione (Interact e Rotaract). Come hanno notato i tutor: gli studenti del G.B. Vico hanno dimostrato di partecipare attivamente, corrispondendo sia agli input offerti dai formatori del progetto e dai loro stessi insegnati tutor scolastici, ma anche agli input dati dai soci Rotary, tutor del progetto per la scuola G.B. Vico. A riguardo e in considerazione dei benefici registrati, si esprime l augurio che il progetto torni ad essere approvato e a potersi ripetere ancora per la fascia d età degli studenti di cui 14

15 si relaziona e per altri istituti di pari grado. Della forte motivazione in loro riscontrata a relazionarsi, con semplicità e disponibilità, in modalità tale da superare gli ostacoli che spesso si frappongono tra loro stessi e nei rapporti con gli insegnati e con l esterno in generale, superando i condizionamenti di tipo culturale che si riscontrano nella vita reale, ne è prova la consapevolezza, espressa attraverso il riempimento di una valigia virtuale da portare sempre con sé nel cammino futuro, dei valori e dei sentimenti che è bene osservare e sentire in ogni attimo della loro esistenza. Riguardo all esperienza complessiva dello stage e al significato che esso riveste per l Istituto G. B. Vico, è giunto anche un contributo della professoressa Celestina Rimoldi, referente individuata dalla scuola per i percorsi formativi: A conclusione delle attività realizzate nell ambito del percorso Stage rivolto alle classi del secondo biennio del Liceo Economico Sociale e alle classi quinte del Liceo di Scienze Sociali G. B. Vico di Ragusa, è possibile affermare che gli alunni hanno risposto con motivato interesse e personale partecipazione a quanto proposto da esperti e docenti interni, rilevando, in tal modo, una valida corrispondenza tra l offerta educativa e i loro bisogni formativi. Nella fattispecie, per quanto riguarda il laboratorio Nessuno è straniero, avente ad oggetto la sensibilizzazione alla tematica dell intercultura al fine di promuovere il superamento di pregiudizi e stereotipi, la suddivisione degli alunni in gruppi di lavoro ha messo in mostra le loro capacità organizzative ed il loro talento, senza evidenziare gerarchie. La metodologia laboratoriale si è rivelata valida anche mettendo in evidenza le sfumature e le differenze di linguaggio ed una capacità da parte degli alunni di cogliere aspetti diversi o inattesi rispetto a quanto loro proposto, manifestando un autentico piacere della condivisione con l altro, che va al di là di rigidi schemi predisposti. Gli alunni sono stati ricettivi, collaborativi, ed hanno tratto tutti gli aspetti positivi degli incontri, dando pure suggerimenti concreti affinché la scuola riproponga anche in altre classi lo stesso progetto. Relativamente alle classi quarte impegnate nella ricerca sociale: I tetti colorati, avente ad oggetto la divulgazione del modello europeo dell Housing first, ovvero una proposta operativa in cui la casa è precondizione verso l autonomia, il lavoro sulla dimora è stato inteso come rete di relazioni e rapporti, mettendo al centro la persona e le sue fatiche, mentre intorno opera una rete di supporto ed accompagnamento che si prende carico e promuove integrazione con i servizi socio sanitari e con la comunità locale. Gli studenti sono stati chiamati a conoscere attori e temi dell abitare sociale, conoscere tecniche di riduzione della conflittualità ed equivoci interculturali nelle relazioni di vicinato. Hanno appreso come funziona il Sostegno abitativo, sociale, relazionale e di integrazione sulla casa. 15

16 L opportunità offerta dallo stage alle classi quinte del Liceo di Scienze Sociali, che hanno affrontato il tema: Verso la democrazia inclusiva, è stata quella di conoscersi, di maturare uno spirito costruttivo di incontro, dialogo e solidarietà e di promuovere l imparare a vivere insieme. Il modello formale che ne consegue vede l alunno come protagonista, portatore di interessi, di bisogni formativi, di un profilo intellettuale, da identificare per poterlo potenziare e valorizzare. Tutta l esperienza svolta testimonia la valida e proficua collaborazione, ormai decennale, dell Istituto G. B. Vico con gli operatori Caritas, che nel tempo hanno reso possibile, superando di fatto gli ostacoli, la formazione di numerosi studenti in perfetta sinergia con tutti gli attori sociali coinvolti. Gli obiettivi proposti sono stati pertanto raggiunti, confermando di volta in volta le scelte adeguate e formulandone di nuove in un processo di crescita reciproca e continua. Quest anno è stato determinante, per l effettiva realizzazione dello stage, il coinvolgimento della Rotary Foundation - attraverso il Rotary Club di Ragusa che ha condiviso le finalità promosse dal progetto mediante il coinvolgimento e l osservazione partecipante dei tutor designati. Inoltre, poiché lo stage si è tenuto in orario antimeridiano e fuori sede (Vescovado), sono stati coinvolti i Consigli di Classe, che hanno così testimoniato la propria disponibilità e partecipazione. L ultima azione prevista nell area Pace e prevenzione/risoluzione dei conflitti è stata quella della formazione a genitori ed insegnanti. Il percorso è stato tenuto da Carlo Palanti, mediatore culturale del Forum dell intercultura di Roma, e ha coinvolto 25 tra genitori ed insegnanti sul tema della proposta interculturale come un processo basato sull'incontro, la conoscenza, lo scambio e la trasformazione. Anche alla platea di adulti sono state offerte tecniche relazionali di decostruzione degli stereotipi e dei pregiudizi attraverso dinamiche di decentramento, rispetto e ascolto, in un processo di avvicinamento dell'altro per affrontare in maniera creativa i conflitti. 16

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18 Interventi sull area Alfabetizzazione ed educazione di base Il progetto ha previsto come primo intervento il sostegno materiale per quei ragazzi in situazione di indigenza economica attraverso la fornitura di 45 kit scolastici (diari, penne, colori, quaderni, cancelleria etc..), divisi equamente nelle scuole Vann Antò, Pascoli e Psaumide di Santa Croce Camerina. Al di là dell aspetto assistenziale volto a tranquillizzare le situazioni più urgenti, il progetto prevedeva di fornire un sostegno agli istituti scolastici mediante un equipe di mediazione linguistica e culturale supportata dalle figure dell assistente sociale e dello psicologo. L equipe, composta dall assistente sociale Anita Adamo, dalle psicologhe Barbara Buscemi ed Eva Barone, dalla pedagogista Francesca Greco e dalle mediatrici culturali Mariam Zahavi e Rosangela Puglisi, ha operato nelle tre scuole interessate dal progetto per garantire un servizio di sostegno socio psico pedagogico e un processo di familiarizzazione, termine che si preferisce ad alfabetizzazione, per bambini ed adolescenti di recente immigrazione, così da favorire forme di parità e di integrazione linguistica e culturale. Per una pura casualità l intervento progettuale si è inserito nei mesi in cui veniva a mancare, perché non rifinanziato, nelle scuole di Ragusa e Santa Croce Camerina, l equipe socio-psico-pedagogica. Pertanto il lavoro delle operatrici Caritas, inizialmente pensato come affiancamento e completamento rispetto a quello dell equipe, si è rivelato sostitutivo o, come ha detto un dirigente scolastico, una vera e propria ancora di salvezza per le scuole interessate dal progetto rotariano. Presso l'istituto Comprensivo G. Pascoli di Ragusa il lavoro di mediazione linguistica e culturale ha riguardato 6 alunni (3 alla primaria e 3 alla secondaria di primo grado, tutti di seconda media). Le nazionalità erano rumena, albanese, marocchina e dominicana. Si trattava di alunni 18

19 stranieri arrivati da poco in Italia che si trovano ad un livello principiante e A1 del portfolio europeo delle lingue. Per gli alunni della seconda media è stato programmato un piano didattico personalizzato per favorire il loro inserimento in classe e per permettere loro di comprendere e utilizzare un lessico base, o quantomeno più comune, e padroneggiare le strutture morfo-sintattiche della lingua italiana. Per svolgere l attività didattica è stato seguito il programma per alunni non italofoni che è stato fornito alla mediatrice dai docenti di italiano. Le ore a disposizione si sono rivelate poche, soprattutto se raffrontante ai problemi già ipotizzati in fase progettuale e confermati dall operatrice Caritas. Si è scelto di lavorare su alcune difficoltà che gli stranieri spesso incontrano nella lingua italiana: l utilizzo delle doppie (problema molto comune per rumeni ed arabi poiché, nelle loro lingue, la doppia consonante è fenomeno assente o comunque molto raro), la pronuncia e anche le differenze e il significato delle parole con la doppia consonante o meno, sulle congiunzioni, sulla coniugazione dei verbi regolari e irregolari, i tempi (passato, presente e futuro), gli ausiliari, i pronomi combinati, anche attraverso la lettura di brani, la produzione scritta e gli esercizi sui vari argomenti svolti. Con l alunno di nazionalità marocchina (frequentante la quinta elementare) si è lavorato sull uso degli articoli, sulla coniugazione dei verbi al passato, presente e futuro, sulla lettura e sul dettato. Un buon lavoro è stato svolto anche su due alunni in seconda elementare che hanno dimostrato maggiore voglia di interagire e conoscere. Non si può nascondere, tuttavia, che gli alunni presentano ancora grosse difficoltà di apprendimento. In definitiva, il tempo a disposizione per la mediazione è servito, purtroppo, soltanto per un introduzione rispetto alle esigenze e quindi il vantaggio che ne hanno tratto gli alunni è stato, per forza di cose, limitato. Si avverte sicuramente il bisogno di una figura alla quale rapportarsi con fiducia, con la quale costruire un percorso didattico più completo e che quindi li segua più a lungo e a più lungo termine. Per quanto maestre e professoresse, per i casi di competenza, abbiano svolto un lavoro egregio, avendo peraltro classi intere che, come è normale, assorbono già tutta la loro attenzione, essere accompagnati in questo percorso da una persona esterna che non sia lo stesso docente scolastico è fondamentale per gli alunni stranieri, anche per fornire loro stimoli e guide con metodologie adatte ad un percorso sia didattico che comportamentale. L intervento psicologico è stato rivolto ad un gruppo classe di prima media, formato da 18 alunni, 9 maschi e 9 femmine, segnalato da docenti della scuola. Il motivo della segnalazione è inerente a problematiche comportamentali dell intero gruppo classe. L intervento è stato svolto in maniera congiunta tra la 19

20 psicologa e la pedagogista. L atteggiamento dei ragazzi e dei docenti nei confronti dell intervento e dell operatore durante gli incontri è stato di disponibilità, apertura e collaborazione. Sono stati svolti sei incontri con il gruppo classe durante i quali sono emerse le difficoltà riscontrate dai membri del gruppo, è stato sostenuto il processo di consapevolezza, la verbalizzazione e gestione delle emozioni, il confronto e la condivisione, l educazione al dialogo e al rispetto reciproco, la gestione del conflitto, l individuazione di strategie funzionali alla risoluzione dei problemi. L osservazione diretta delle dinamiche intercorse fra gli alunni ha contribuito a restituire in modo più concreto il quadro problematico di una classe nella quale emergono fenomeni di aggressività verbale e non, scarsa scolarizzazione, incapacità di riconoscere i ruoli, episodi di bullismo, forte conflittualità. Attraverso dinamiche strutturate si è pertanto fatto prendere consapevolezza, all intera classe, dei disagi che il gruppo vive, e si è offerta la possibilità di gestire gli eccessi mediante un regolamento (con relativi premi e sanzioni) stabilito dagli alunni stessi. La gestione degli incontri, avvenuti sempre mediante il metodo del circle time, ha fatto riscontrare non poche difficoltà nella comunicazione e nella capacità di ascolto, che in molti casi hanno anche inficiato la buona riuscita delle attività. Durante gli incontri, comunque, i ragazzi hanno stilato un regolamento interno di classe e stabilito sanzioni e premi per le relative norme comportamentali. Si sono svolti, anche se non previsti nel progetto, due incontri di cui uno con i docenti, come momento di condivisione delle difficoltà riscontrate nella gestione del gruppo classe ed individuazione di strategie funzionali per la relazione educativa, l altro con i genitori, come momento di confronto e condivisione delle difficoltà riscontrate nel ruolo genitoriale in rapporto alla fase evolutiva adolescenziale dei propri figli ed individuazione di strategie funzionali per la relazione educativa. Presso la scuola elementare l intervento è stato rivolto a due bambine segnalate dalle maestre. In un primo caso la segnalazione era inerente a problematiche comportamentali. Per il secondo caso la segnalazione era inerente a difficoltà presenti nell andamento scolastico. Per ciascuno dei due casi sono stati effettuati due incontri di osservazione in cui si è osservato il comportamento della bambina in classe durante le ore di lezione e 4 incontri individuali in cui è stata sostenuta l autostima e la sfera affettiva tramite identificazione, riconoscimento, verbalizzazione e gestione delle emozioni. Durante gli incontri si è dato spazio anche all ascolto delle difficoltà riscontrate dalle maestre referenti nella relazione con la bambina e al termine dell intervento sono state fornite alle insegnanti indicazioni nella gestione della relazione educativa attraverso un rinforzo delle modalità educative funzionali già presenti e la modifica di quelle disfunzionali. L atteggiamento delle bambine e delle maestre referenti nei confronti dell operatore durante gli incontri è stato di estrema disponibilità, apertura e collaborazione. 20

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