Rassegna stampa Aprile 2013

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1 Rassegna stampa Aprile 2013

2 Rassegna stampa Aprile 2013

3 Sommario rassegna stampa Pagina Articolo Pagina Articolo Corriere del Ticino, 2 aprile 2013 Un progetto della SUPSI per la successione aziendale Giornale del popolo, 2 aprile 2013 Favorire la continuità di impresa e impieghi Corriere del Ticino, 3 aprile 2013 La scomparsa del professor Denis Baggi Rivista di Lugano, 5 aprile 2013 Master in leggi tributarie alla SUPSI Rivista di Lugano, 5 aprile 2013 Rapporto del centro Wash SUPSI Rivista di Lugano, 5 aprile 2013 La SUPSI a Bruxelles laregione, 6 aprile 2013 Infermieri stagisti con la stessa paga Azione, 8 aprile 2013 Il benessere degli anziani Corriere del Ticino, 13 aprile 2013 I piccoli paradisi fiscali e la strategia elvetica Corriere del Ticino, 13 aprile 2013 Master per bibliotecari Giornale del popolo, 17 aprile 2013 I docenti in formazione potranno di nuovo lavorare Giornale del popolo, 25 aprile 2013 Fiscalità, questa sconosciuta No problem, ecco gli esperti Giornale del popolo, 26 aprile 2013 Un polo per la formazione e per le produzioni cinematografiche Rivista di Lugano, 26 aprile 2013 Idee degli studenti in primo piano Corriere del Ticino, 27 aprile 2013 Quando il gioco si fa dipendenza Corriere del Ticino, 27 aprile 2013 Master in tecnica ferroviaria Giornale del popolo, 27 aprile 2013 Tremila giocatori patologici laregione, 27 aprile 2013 Uno su cento perde tutto laregione, 27 aprile 2013 Verifica esterna dei costi Giornale del popolo, 30 aprile 2013 Un capitale d ingegno per vincere l isolamento Giornale del popolo, 30 aprile 2013 Perchè la Fishing expedition non diventi un subappalto 15 laregione, 17 aprile 2013 Futuro prof e già al lavoro 32 laregione, 30 aprile 2013 Cenerentola Corriere del Ticino, 20 aprile 2013 La scuola dove fioriscono i talenti della grande musica 33 laregione, 30 aprile 2013 Quando le domande somigliano alla pesca a strascico 18 Corriere del Ticino, 20 aprile 2013 Per competere dobbiamo crescere ancora 34 Ticino Management, aprile 2013 Costruire per le generazioni future 19 Corriere del Ticino, 20 aprile 2013 SUPSI, a quindici docenti il titolo di professore 20 Giornale del popolo, 22 aprile 2013 Quante idee! 21 Corriere del Ticino, 25 aprile 2013 Il futuro di Massagno e il rischio di dire no

4 Corriere del Ticino, Martedì 2 aprile 2013

5 Giornale del popolo, Martedì 2 aprile 2013 SUCCESSIONI AZIENDALI Obiettivo del progetto cui lavora la SUPSI Favorire la continuità di impresa e impieghi L avvicendamento al vertice è un momento cruciale per la sopravvivenza dell impresa e il suo sviluppo: nei prossimi 5 anni riguarderà almeno 5mila PMI operanti in Ticino. Il progetto mira a rilevare i problemi insiti nella trasmissione dell impresa. Sarà sperimentato con una ventina d aziende. SERVIZIO DI Fiorenzo Dell Era «In passato le successioni avvenivano per lo più all interno della stessa famiglia. Oggi diventa un po rischioso il fatto che l azienda debba guardare all esterno» Almeno 5mila piccole e medie imprese operanti nel Cantone dovranno essere trasmesse nel prossimo quinquennio; 3mila di esse addirittura entro i prossimi 2 anni. La rilevanza del fenomeno, la consapevolezza che l avvicendamento al vertice dell impresa sia un momento cruciale per la sua sopravvivenza e il suo sviluppo, hanno condotto i ricercatori della SUPSI a formulare proposte concrete per sostenere le aziende, e quindi l ambiente macro economico in generale, durante questo processo. Ne è nato un progetto (di cui è responsabile Siegfried Alberton) proposto dal centro competenze inno3 del Dipartimento scienze aziendali e sociali della SUPSI. Sostenuto e finanziato dalla Divisione economia del DFE, ha come obiettivo di validare sul campo, nel territorio ticinese, il modello che i ricercatori di inno3 hanno messo a punto al fine di rilevare tempestivamente le problematiche insite nella trasmissione d impresa. A questo scopo si cercano 20 PMI operanti in Ticino che stanno affrontando o sono in procinto di affrontare la propria successione disposte a contribuire alla sperimentazione del modello. Ne parliamo con la signora Ornella Piana, che fa parte del team di ricerca. Perché avete deciso di cimentarvi in questo progetto? Il nostro intervento è partito da una sollecitazione del Gruppo Multi, fiduciaria attiva soprattutto fra Bellinzonese e Locarnese, il quale aveva la sensazione che stessero aumentando le richieste di imprese per essere seguite nel passaggio generazionale. In particolare si chiedeva: quanto grande è il fenomeno, sono giusti i bisogni che noi pensia- mo abbiano queste imprese? Su suo mandato abbiamo quindi effettuato uno studio che ha dimensionato il fenomeno e che ha individuato le principali figure di riferimento degli imprenditori che intendono ritirarsi, rispettivamente i bisogni che, sempre secondo gli imprenditori, non sono ancora colmati. Quali risultati ha dato il vostro studio? I risultati dello studio sono stati abbastanza eclatanti, perché è emerso che moltissime aziende nei prossimi anni dovranno affrontare questo passaggio generazionale (stanno infatti andando il pensione gli imprenditori del boom economico degli anni 60 e 70). La rilevanza del fenomeno era del resto già emersa da studi dell Università di San Gallo in collaborazione con Crédit Suisse e UBS. Da qui la nostra idea di mettere a punto un modello che possa aiutare gli imprenditori a seguire questo processo. Questo anche perché mentre in passato le successioni avvenivano per lo più all interno della stessa famiglia (e dunque erano in un certo senso più lunghe ma facilitate), la situazione attuale è in parte diversa. Sempre più i figli seguono il loro destino professionale che non è detto che coincida con l attività dell azienda. Per essa dunque diventa un po rischioso il fatto che non si riesca a trovare un successore all interno della famiglia. Quindi bisogna guardare fuori: verso i collaboratori (ma non tutti ne hanno uno che possa prendersi carico dell azienda) oppure verso un repreneur, un «L originalità del progetto SUPSI sta soprattutto nel porre l accento sull impresa e non solo sull imprenditore uscente e sul suo subentrante» imprenditore esterno che la riprenda. Anche la piccola impresa, con due o tre collaboratori, può trovare in un collaboratore interno il modo per andare avanti, senza perdere quei posti di lavoro che visti dalla singola impresa sono pochi, mentre sul complesso di 5mila imprese possono diventare veramente tanti. Un azienda, un mestiere, una passione: il passaggio da padre in figlio è sempre più fragile. Qual è l originalità del vostro progetto? Innanzitutto ci siamo chiesti se esistessero già dei modelli che potessero aiutare le imprese a fare questo passaggio. Ne abbiamo trovati parecchi e molto validi, però orientati verso imprese dalle dimensioni un po più grandi delle nostre. Ragion per cui abbiamo messo insieme questi modelli e le conoscenze da noi acquisite della realtà ticinese, sviluppando un nostro modello su misura per le PMI del Cantone (fino a una cinquantina di collaboratori). Come ogni prototipo, prima di essere diffuso e messo a disposizione di tutti gli interessati, dobbiamo verificarlo sul campo. L originalità sta soprattutto nel porre l accento sull impresa e non solo sull imprenditore uscente ed il suo subentrante. Finora quale riscontro ha avuto la vostra proposta di progetto? Il Cantone è stato molto favorevolmente impressionato dalla proposta di progetto poiché mira alla continuità di aziende e alla conservazione di posti di lavoro. Perciò ha deciso di finanziarlo. Il team del prof. Alberton seguirà per un anno tutta questa sperimentazione, quella che noi chiamiamo la ricercaazione nelle imprese. Si tratta di una sperimentazione con una ventina di aziende che stanno per affrontare il passaggio generazionale e che desiderano dare un contributo alla messa a punto del modello. Ci sono aziende che hanno già aderito alla vostra richiesta di sperimentazione? Alcune aziende, con le quali eravamo già in contatto, sono molto interessate alla sperimentazione del nostro progetto. Inoltre stiamo procedendo ad una serie di incontri con altre aziende interessate. Oggi per la successione il titolare deve guardare fuori della famiglia: verso un collaboratore o un imprenditore esterno. Mettiamo un latto che vuol passare Concretamente, signora si svolge la sperimentaz Il modello include 7 fasi centriamo in quelle più l assessment dell impres è arrivata ad essere quello momenti cruciali della su poi riuscire a capirla nel verificare, attraverso un an biente interno e di quello sono le potenzialità futur trebbero essere le scelte su settore in cui opera l aziend Faccio l esempio d una pic di impianti di riscaldame ria. Il proprietario, senza famiglia, sente il bisogno d passo coi tempi, con le mo logie, con gli impatti amb perché lui, a una certa età, n più di continuare ad aggior de conto che comincia a pe Partire dal passato per capire rispetto a dei giovani. Dall ste sue esigenze può scatu del collaboratore più idon carlo e che in futuro pot l azienda. Noi daremo sol sugli elementi da considera to della scelta. Il nostro m ma vuole semplicemente c agevolare il passaggio dal al successore, mettendo ne strumenti ed informaz sentiranno all imprendito concretamente il process garantendo la sopravviven sa, mantenendo cioè il valo creato. I risultati della nostra ini no a disposizione delle im operatori economici del t potranno trarre beneficio sperimentazione diretta ne

6 Corriere del Ticino, Mercoledì 3 aprile 2013

7 Rivista di Lugano, Venerdì 5 aprile 2013 Master in leggi tributarie alla Supsi Sono aperte le iscrizioni al master in Tax law con inizio il 6 settembre. Il primo anno è composto dal certificate of Advanced studies (Cas) in fondamenti di diritto tributario, che esamina le imposte previste dal diritto fiscale svizzero. Informazioni sul sito

8 Rivista di Lugano, Venerdì 5 aprile 2013 Rapporto del centro Wash Supsi In occasione dell anno internazionale della cooperazione nel settore idrico, il centro di competenza Wash della Supsi pubblica il rapporto annuale 2012 per informare sulle sue attività nel settore dell acqua potabile, della depurazione e della promozione dell igiene nei Paesi in via di sviluppo. Informazioni su

9 Rivista di Lugano, Venerdì 5 aprile 2013 Per presentare le sue «best practices» La Supsi a Bruxelles Si è svolto a Bruxelles l incontro internazionale voluto per discutere esempi e pratiche di utilizzo dei fondi europei alla ricerca e all innovazione da parte degli istituti di formazione di livello superiore. Invitata dall ambasciatore svizzero Roberto Balzaretti, la Supsi ha presentato le sue «best practices». All incontro era presente una settantina di ospiti dell Unione europea e delle sue nazioni che si occupano attivamente di ricerca e innovazione. La delegazione Supsi era composta da Giambattista Ravano, direttore del dipartimento tecnologie innovative e responsabile della ricerca Supsi, e da Emanuele Carpanzano, direttore dell istituto sistemi e tecnologie per la produzione sostenibile. Un importante riconoscimento quindi per la scuola universitaria ticinese, indicata come modello nell utilizzo e nella gestione dei finanziamenti europei.

10 laregione, Sabato 6 aprile 2013 Infermieri stagisti con la stessa paga Armonizzate le retribuzioni di studenti Supsi e Sssci. Si cercano cure per gli abbandoni e per le carriere brevi La sfida: formare abbastanza infermiere e infermieri per coprire i bisogni degli istituti di cura attivi in Ticino. Permessa tutt altro che data, dal momento che il settore funziona ancora oggi con importanti innesti di personale proveniente da oltre confine. E la soluzione, fa capire il Dipartimento sanità e socialità (Dss) rispondendo ad una mozione del già granconsigliere socialista Raoul Ghisletta ripresa poi dalla collega di partito Pelin Kandemir Bordoli non è semplice. Anche perché in Ticino i percorsi scolastici per ottenere il diploma d infermiere sono due: uno universitario (tramite la Scuola universitaria professionale), l altro cantonale (tramite la Scuola specializzata superiore in cure infermieristiche, la Sssci). I due terzi degli allievi optano per la prima soluzione, ma la doppia via non facilita certo il compito ai responsabili di stage negli istituti. La scelta di uno dei due approcci sarà probabilmente presa dalla Confederazione nell ambito di un armonizzazione nazionale e nel frattempo il Ticino manterrà la doppia via. Che la questione del personale TI-PRESS Il governo: per ora non serve un fondo per la formazione sanitario sia un tema attuale lo dimostra il fatto che sulla questione si è chinato, a cominciare dall 11 gennaio 2012, uno speciale gruppo operativo che all inizio di quest anno ha raccomandato al governo di equiparare la retribuzione percepita dagli stagisti dei due ordini di scuola a partire dall anno scolastico 2013/2014; un suggerimento fatto proprio dal Consiglio di Stato. Sino ad ora gli studenti Supsi percepivano paghe inferiori a quelle degli allievi della Sssci. A volte addirittura non venivano retribuiti. In questi mesi, poi, il Cantone ha intensificato il pressing sulle cliniche private, le cui prestazioni da inizio 2012 sono finanziate al 55% dall erario cantonale. Pressing affinché prevedano dei postidistage.«devo dire che il messaggio comincia a passare afferma da noi contattato il direttore del Dss Paolo Beltraminelli. Credo che sia anche nel loro interesse avere personale formato». Dal 1 gennaio 2012 la formazione di infermieri è uno dei costi computati per la composizione delle tariffe di riferimento LAMal e il Cantone, nell ambito dei contratti di prestazione stipulati bilateralmente con i fornitori di prestazione, può prevedere un numero minimo di stagisti che ogni istituto sarà tenuto ad avere. Nessun bisogno per ora quindi di introdurre come proposto dalla mozione socialista un fondo per la formazione professionale di personale infermieristico. Fondo che, scrive il governo nella propria risposta a Ghisletta e Kandemir Bordoli, avrebbe il vantaggio di obbligare anche gli istituti che non offrono posti di stage a contribuire solidalmente al pagamento della formazione del personale di cui hanno bisogno, ma che necessita di ulteriori approfondimenti e incontra non pochi ostacoli. Tra questi il fatto di dover decidere quali formazioni regolamentare con il Fondo, come alimentarlo finanziariamente e quali servizi o strutture integrare. «Per ora non è necessario, ma se l impostazione attuale non dovesse funzionare, potremmo cambiare idea», precisa il capo del Dss, aggiungendo che «attualmente stiamo riflettendo sul tipo di formazione che vogliamo». Tra le ipotesi anche quello di prevedere due curriculum diversi: uno di base e uno specialistico, eventualmente mirato sulle nuove esigenze del settore, dove a crescere è soprattutto il comparto dedicato alla cura degli anziani. La questione, fa capire Ivana Petraglio, capo dell Area di gestione sanitaria del Cantone, è però ancora più complessa, dal momento che a preoccupare sono anche l alto numero di abbandoni al primo anno di studio e il fatto che molti infermieri lasciano il posto dopo, in media, dopo soli quindici anni di lavoro, rendendo così meno efficace l investimento fatto nella loro formazione. «Bisognerebbe evitare questo fenomeno rileva Petraglio. Se solo tutti avessero la possibilità di lavorare più a lungo, allora le persone formate in Ticino sarebbero abbastanza per coprire il fabbisogno». Le ragioni delle partenze anticipate sono molteplici: «Innanzitutto quello infermieristico è personale soprattutto femminile e le scelte di fondare una famiglia non convivono spesso con l esigenza di lavorare a turni o in luoghi lontani da casa. È un aspetto su cui si chinerà il gruppo di lavoro interdipartimentale. L obiettivo è migliorare le condizioni d impiego degli infermieri, magari prevedendo facilitazioni o rotazioni maggiori soprattutto in quei reparti più pesanti, come possono essere le cure intense o l oncologia». Accanto a ciò, precisa ancora la capoarea di gestione sanitaria, «sarà necessario analizzare meglio le ragioni dei molteplici abbandoni durante i primo anno di formazione». Due misure, quest ultime, che potrebbero migliorare la disponibilità di manodopera «senza spendere un franco in più». L.B.

11 Azione, Lunedì 8 aprile 2013 Il benessere degli anziani Incontri Ivan Cinesi, direttore del Dipartimento sanità della Supsi, spiega l attività del Centro competenze anziani Keystone Stefania Hubmann Dalla prossima estate, a due anni dalla sua istituzione, il Centro competenze «Benessere e qualità di vita della popolazione anziana», fondato dal Dipartimento sanità (Dsan) della Supsi (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana) avrà una sede propria nei nuovi spazi che a Manno ospiteranno tutte le attività del Dipartimento. Il Dsan, attualmente diviso fra altri due edifici nel medesimo Comune e la sede di Stabio, riservata alla formazione continua, potrà così veder riuniti i suoi tre settori: formazione di base (cure infermieristiche, ergoterapia, fisioterapia), formazione continua, ricerca e prestazioni di servizio. Un trasferimento volto ad assicurare maggiori spazi in attesa dello spostamento definitivo nel campus universitario che sorgerà a nord della stazione Ffs di Lugano. L apertura del Centro competenze anziani permetterà di offrire ai professionisti, agli istituti e gli enti impegnati nella cura degli anziani l accesso gratuito alla documentazione scientifica e un servizio per la consultazione delle banche dati del Dipartimento. Quest ultimo potrà beneficiare del contatto diretto con l esterno per raccogliere esperienze e buone pratiche con l obiettivo di creare sinergie e favorire la diffusione del sapere negli ambiti geriatrico e gerontologico. La via per affrontare le sfide del progressivo invecchiamento della popolazione e dell aumento della longevità è quella di un approccio multidisciplinare, in modo da trovare soluzioni innovative sulla base delle conoscenze di punta delle singole discipline. È secondo questo principio che lavorano i ricercatori dei Dipartimenti della Supsi, contesto accademico nel quale la ricerca è di carattere applicato con immediati riscontri nella realtà. Ed è questo principio che Ivan Cinesi, direttore del Dipartimento sanità, evidenzia in primo luogo: «L obiettivo delle ricerche interdisciplinari che promuoviamo è di facilitare il mantenimento a domicilio in sicurezza delle persone anziane. In cinque anni di attività, dal 2006 al 2011, il Dsan ha maturato un esperienza preziosa con collaboratori specializzati nel campo geriatrico. Di qui l idea del Centro competenze anziani che risponde pure a un bisogno marcato confermato dalle richieste di chi opera al fronte. D altronde l invecchiamento della popolazione è una delle sfide principali della nostra società». Tre i progetti citati quali esempi significativi dei contributi che hanno portato alla nascita del Centro: «Nel 2010 quattro Dipartimenti della Supsi hanno partecipato all elaborazione di un concetto di abitazioni per anziani in Ticino attraverso la ricerca Coabitan-Ti, commissionata da Alloggi Ticino, società d interesse pubblico promotrice di abitazioni a prezzi moderati. Lo studio ha evidenziato l importanza di riunire il sapere di architetti, ingegneri, esperti di tecnologia e professionisti dei settori sociali e sanitari, per concepire nuovi edifici in grado di garantire il benessere abitativo dell anziano. Un altro progetto innovativo ha riguardato l abbigliamento degli anziani negli istituti. Vivere meglio vestendo bene ha lavorato sulla creazione di modelli per favorire l autonomia delle persone anziane nel vestirsi come pure sugli aspetti estetici quali elementi della qualità di vita. Da rilevare, inoltre, il progetto Domotica e ICT (Information and Communication Technology) al servizio delle persone anziane e diversamente abili, sviluppato in collaborazione con la Casa dei ciechi e la Città di Lugano, giunto ora alla terza fase. Da questi studi emerge la ricchezza propria della Supsi, costituita dall interdisciplinarietà e dalla ricerca applicata». Ivan Cinesi, su quali temi si concentra ora il lavoro del team del Centro competenze anziani? Il team riunisce nove professionisti con competenze specifiche, differenziate e integrate e un esperienza consolidata nei diversi servizi del settore geriatrico. Al momento è impegnato in quattro progetti principali su mandato dell Ufficio degli anziani e delle cure a domicilio. Due sono guidati dal Dipartimento scienze aziendali e sociali e realizzati in collaborazione con l Usi. Riguardano la soddisfazione dei pazienti (compresi i familiari), rispettivamente del personale, di tutte le case per anziani del Cantone. Il secondo studio è partito nell anno accademico in corso mentre il primo è già stato completato e sarà ripetuto a cadenza triennale, effettuando ogni anno il rilevamento in un terzo degli istituti. Il nostro Dipartimento è invece a capo di altri due progetti, sempre riguardanti utenti e personale, sulla percezione della qualità delle cure prestate dai servizi di assistenza e cura domiciliare. I primi risultati indicano un buon livello di soddisfazione con possibili margini di miglioramento. Queste ricerche dimostrano l eccellente collaborazione che abbiamo instaurato con l autorità cantonale e la sensibilità del Dipartimento della sanità e della socialità sulla qualità di vita della persona anziana. Con quali altre realtà, nazionali e internazionali, si confronta il Centro? Il team del Centro si avvale del supporto esterno di affermati professionisti e ricercatori attivi a livello cantonale, svizzero ed estero. In particolare abbiamo stabilito contatti con il Centre interfacultaire de gérontologie dell Università di Ginevra e con la Fondazione Golgi Cenci di Abbiategrasso (Milano) diretta dal geriatra Antonio Guaita, punto di riferimento per l Italia. Oltre al supporto a favore dei professionisti, fra gli obiettivi del Centro figura la promozione di una cultura della cura rispettosa dei diritti, della dignità e dei bisogni della persona anziana e dei suoi prossimi, come pure l impegno a evidenziare i fenomeni emergenti legati all invecchiamento della popolazione per poter proporre nuove linee guida. Quali sono oggi dal suo punto di vista le principali sfide al riguardo? La ricerca di soluzioni interdisciplinari e innovative per assicurare la permanenza dell anziano al proprio domicilio il più a lungo possibile costituisce un investimento indispensabile per risparmiare in futuro. L aspetto finanziario è una questione essenziale in questo ambito e una soluzione sarà rappresentata anche dal potenziamento del volontariato, soprattutto tra i «giovani» anziani. L altro problema riguarda il personale, che necessita di maggiore formazione e specializzazione per far fronte alla crescente complessità dei casi. Lo testimonia l aumento delle richieste che riceviamo da parte delle case per anziani per formazioni interne. Il Centro competenze anziani in due anni di attività è già diventato un punto di riferimento e non solo per le case per anziani. Le autorità politiche cantonali e comunali sollecitano i suoi servizi sia per approfondire le conoscenze in materia sia per studi preliminari, come è il caso del Comune di Brissago, dove sono attivi quattro diversi istituti che in futuro potrebbero condividere alcuni progetti migliorando la loro efficacia. Il Centro è pure destinato a svolgere un ruolo di coordinamento delle molteplici iniziative di studio sul benessere della popolazione anziana promosse nella Svizzera italiana.

12 Corriere del Ticino, Sabato 13 aprile 2013

13 Corriere del Ticino, Sabato 13 aprile 2013

14 Giornale del popolo, Mercoledì 17 aprile 2013 GRAN CONSIGLIO Finalmente rimosso un grave ostacolo che aveva suscitato perplessità e critiche I docenti in formazione potranno di nuovo lavorare L abilitazione in parallelo alla professione permetterà agli studenti di guadagnare svolgendo alcune ore d insegnamento oppure attività extrascolastiche. di FIORENZO DELL ERA e NICOLA MAZZI Quella che era una pressante richiesta è stata finalmente esaudita. Dal prossimo settembre lavorare mentre ci si prepara a diventare docenti sarà possibile anche per i futuri insegnanti di scuola media (per quelli che si preparano a insegnare nella media superiore questa possibilità è già data). Il nuovo articolo della Legge sulla scuola, votato ieri dal Parlamento, non è però un ritorno tout-court al passato, all abilitazione en cours d emploi. Con l abilitazione alla docenza in parallelo a una professione introdotta adesso, i candidati non saranno prima assunti e poi iscritti all abilitazione ma dovranno invece preliminarmente iscriversi al DFA e successivamente - a dipendenza della disponibilità di ore - potranno essere incaricati quali docenti per alcune ore settimanali. In pratica ci saranno quattro tipologie di candidati: studenti che insegnano per al massimo 12 ore nel settore in cui intendono abilitarsi, studenti che faranno altrettanto in un settore diverso da quello dell abilitazione, studenti che svolgono una professione fuori dell ambito scolastico e naturalmente ancora, per chi potrà permetterselo, studenti a tempo pieno. Il punto cruciale La soluzione prospettata dal Governo è stata accolta quasi all unanimità (un solo contrario), dopo un coro di consensi. Per Maristella Polli (PLR) si tratta di un «passo avanti non da poco» e per giunta a costo zero. «Un provvedimento giusto e necessario» le ha fatto eco per la Lega Michele Guerra (pure correlatore) che nel 2011 aveva sollevato la questione con una mozione interpartitica firmata da 11 deputati. L adesione del PPD è stata portata da Claudio Franscella, nella convinzione che la nuova formula sicuramente risveglierà l interesse verso la professione di docente. Il deputato, nella sua veste di presidente della Commissione scolastica, ha pure colto l occasione per rispondere al direttore del DECS che nelle scorse settimane aveva criticato i commissari per il tempo impiegato nell esame della proposta volta a ridurre il numero di allievi per classe. «Quando i messaggi del Governo sono chiari e condivisi, non si perde tempo» ha rimarcato Franscella. Pieno appoggio all abilitazione parallela alla professione è venuto Gli studenti potranno insegnare al massimo per 12 ore settimanali. Accolta all unanimità la mozione del PS. Da più parti è arrivato un plauso al Cantone che si è mosso, con misure importanti, all indomani dell omicidio di Damiano Tamagni. Il Governo le monitorerà. La violenza giovanile e le misure del Cantone per combatterla sono state al centro della discussione nella prima parte del dibattito. E questo sulla base di una mozione socialista del 2008 (dopo l omicidio di Damiano Tamagni) che chiedeva di mettere a punto un piano cantonale. Detto fatto. E ieri da tutti è arrivato un plauso alle misure messe in atto in questi anni e a quelle che si vogliono implementare sia a livello preventivo sia a livello repressivo. Per Stefano Steiger (PLR) queste misure devono essere aggiornate dal Governo in modo costante affinché i cittadini e lo stesso Parlamento siano sempre informati sulla loro efficacia. Da parte sua Fabio Bacchetta Cattori (PPD) ha voluto evidenziare come «se i giovani sono violenti significa che la società è violenta. Ma è comunque utile rianche dall UDC con Orlando Del Don, così come da Carlo Lepori per il PS. Ma quest ultimo ha voluto evidenziare i conflitti fra abilitandi e abilitati cui si potrebbe andare incontro nell attribuzione di ore di insegnamento. «Sarà un punto cruciale» gli ha risposto il consigliere di Stato Manuele Bertoli, rilevando peraltro come la situazione, per quanto riguarda le ore d insegnamento da coprire, sia molto variabile da disciplina a disciplina. Su questo punto il direttore del DECS mostra di volersi muovere con prudenza: «Col primo anno faremo esperienza, poi impareremo a trovare il punto d equilibrio» nell attribuzione degli incarichi. Contento per la larga e tempestiva condivisione ottenuta dalla proposta governativa prima nella Scolastica e poi in Parlamento, Bertoli Per l OCST è «un passo avanti ma...» Quale importanza riveste la decisione presa ieri dal Gran Consiglio per chi si prepara a diventare insegnante? Lo abbiamo chiesto a Renato Ricciardi (nella foto), segretario del sindacato OCST-docenti. Il nostro sindacato ha sempre sostenuto che l obbligo di frequentare un anno di formazione a tempo pieno fosse una forma troppo gravosa e penalizzante di abilitazione dall insegnamento. Era uno degli aspetti sui quali era necessario intervenire per aumentare l attrattiva e l interesse per la professione di docente. A suo giudizio la soluzione trovata è pienamente soddisfacente? Uno degli elementi critici è la di apprezzamento del DECS nell attribuzione di ore di insegnamento ad alcuni abilitandi ad eventuale discapito sia dei docenti neoabilitati che abbiano superato la prova di assunzione con esito almeno sufficiente (ma non buono), sia dei docenti già in attività che volessero aumentare il proprio rapporto d impiego. Quali sono invece i vantaggi? Con questa nuova formula si allevia l onere economico della formazione, rendendola più sostenibile anche per i ticinesi laureati in Svizzera interna che volessero tornare, inoltre si ottiene il riconoscimento della Conferenza dei direttori della pubblica educazione. SOCIALITÀ Approvato il piano cantonale che implementa le misure preventive e repressive Giovani violenti sotto la lente cordare come i ragazzi violenti sono per fortuna limitati nel numero, anche se è vero che gli effetti possono essere devastanti come è successo a Locarno». E Pelin Kandemir Bordoli, per il PS, si è soffermata sugli studi a livello nazionale che evidenziano alcuni aspetti da tenere presente anche in Ticino. Piuttosto toccante l intervento di uno che opera sul territorio come Gerry Beretta Piccoli (Verdi). Il deputato ha toccato diversi aspetti che riguarda il disagio giovanile. In particolare ha ammonito che «se si continua con i divieti le risposte saranno sempre sbagliate. Inoltre bisognerebbe andare a fondo del disagio giovanile. Capirne le ragioni più profonde». E ha lanciato un accorato appello: «Io sono curatore e tutore, in questo ambito non c è ricambio generazionale. Ed è peccato perché queste ha assicurato che il nuovo modello di formazione parallelo alla professione potrà entrare in vigore già col prossimo anno scolastico. Ciononostante ha già accumulato un anno di ritardo poiché la crisi che si era prodotta nel DFA non ha permesso subito quel dialogo costruttivo che avrebbe portato a introdurre la formazione parallela alla professione già con l anno scolastico 2012/2013. Anche il correlatore Franco Celio (PLR) ha voluto sottolineare l importanza del cambiamento che il Gran Consiglio stava per decidere. Come «uno dei pochi sopravvissuti» della Commissione scolastica del 2002, ha poi sottolineato con soddisfazione come sia stata finalmente trovata una via mediana a quel che allora sembrava impossibile: conciliare formazione e lavoro alle esigenze della Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione sul riconoscimento intercantonale dei titoli. Omaggio a Salvadè Non da ultimo Celio, nonostante la distanza politica, ha voluto rendere omaggio al compianto deputato leghista Giorgio Salvadè che con lui si era battuto per anni su questo fronte. «Il voto di oggi sia dedicato alla sua memoria». figure che lavorano a stretto contatto con i ragazzi sono indispensabili». Altri interventi sono arrivati da Orlando Del Don (UDC), Michela Delcò Petralli (Verdi) e Carlo Luigi Caimi (PPD). «Il CdS ha aderito con entusiasmo alla conferenza nazionale sulla violenza giovanile che si terrà in Ticino nel 2015» ha detto il responsabile del DSS Paolo Beltraminelli anche perché su questo tema occorre avere un approccio globale ma le famiglie, i genitori, devono restare Mancano operatori di strada capaci di dialogare con i ragazzi. i primi educatori dei figli. Anche il direttore del DECS Manuele Bertoli è intervenuto evidenziando come su alcuni temi (per esempio l educazione sessuale nelle scuole) non vi è unità d intenti». E il relatore Gianrico Corti (PS) ha concluso ricordando come occorra una volontà collettiva per combattere la violenza giovanile. Non bastano le parole, bisogna agire e lo Stato lo ha fatto gli anni scorsi con 34 misure sulle quali occorre vegliare anche in futuro.

15 laregione, Mercoledì 17 aprile 2013 Futuro prof e già al lavoro Manuele Bertoli Un anno scolastico è già stato perso. Ma fino a qualche tempo fa il Dfa (Dipartimento formazione e apprendimento) viveva una crisi importante che non lasciava spazio al dialogo. In ogni caso, partiremo a settembre Da settembre ci si potrà formare continuando a lavorare al 50% di Paolo Ascierto «Finalmente». Mozionante e relatore del rapporto commissionale, il granconsigliere leghista Michele Guerraha riassunto con una parola il sentimento condiviso ieri da (quasi) tutto il Gran Consiglio. Finalmente in Ticino si potrà diventare docente di scuola media o Media superiore formandosi al Dipartimento formazione e apprendimento (Dfa), mentre si svolge a tempo parziale una professione, non per forza legata al mondo dell insegnamento. Una novità che, dopo l avallo del parlamento, entrerà in vigore già il prossimo mese di settembre. «È un cambiamento giusto», che «fa onore al nostro cantone e incoraggerà i futuri docenti», ha sottolineato Guerra. E oltre a incoraggiarli, permetterà loro di mantenere una certa indipendenza dal punto di vista finanziario. La possibilità di dividere il proprio tempo tra studio e lavoro, ha infatti sottolineato il direttore del Dipartimento educazione, cultura e sport (Decs) Manuele Bertoli, «renderà meno un percorso a ostacoli» l iter che trasforma un laureato in un docente di scuola media o media superiore. Un iter che inoltre, è stato più volte evidenziato nella discussione parlamentare, non peserà sulle casse dello Stato: un atout che di questi tempi non può non far piacere. Tutto bene dunque? Sì. Anche se Bertoli ha ammesso che «tra abilitati e abilitanti potrebbero nascere dei conflitti», quando andranno assegnati i posti di lavoro. Si tratterà quindi, ha detto il direttore del Decs, «di fare dell esperienza per trovare il punto di equilibrio di questo nuovo sistema». Storia del futuro. Ciò che conta oggi, ha ribadito l altro relatore, il liberale radicale Franco Celio, è che si sia «trovata una via di mezzo per consentire la formazione di persone già attive professionalmente nella scuola e no».

16 Corriere del Ticino, Sabato 20 aprile 2013 Conservatorio La scuola dove fioriscono i talenti della grande musica In pochi anni l istituto luganese è diventato un centro di eccellenza internazionale La consegna di nove borse di studio, l occasione per valorizzare l apporto dei privati L EVENTO Aria di festa ieri sera nell aula magna del Conservatorio della Svizzera italiana a Besso per ufficializzare la consegna a nove studenti della Scuola universitaria di altrettante borse di studio assegnate grazie al contributo di enti diversi (tra cui le Banche Raiffeisen del Luganese) e di numerosi privati desiderosi di dare concretamente una mano ai giovani talenti formati a Lugano. Si tratta di Alessandra Aitini (flauto), Claudia Anichini (oboe), Clara Garcia Barrientos (viola), Petr Michalec (clarinetto), Davide Pettigiani (violoncello), Lavinia Quatrini (violino), Sandra Ranisavljevic (soprano). Ma è stata anche l occasione per sottolineare l importanza dell alleanza fra pubblico e privato a sostegno di un settore, quello dello studio musicale, che costituisce, grazie all internazionalità del corpo studenti, un ottimo investimento in termini di promozione della regione. Lo ha evidenziato Giancarlo Dillena (in qualità di membro del Consiglio di Fondazione del CSI) nel suo intervento introduttivo, significativamente intitolato «La musica, i soldi, il successo». Un modo per ricordare che, se la scintilla del talento artistico si accende secondo logiche che non è sempre facile ricostruire, per farla diventare fiamma ed ardere nel tempo ha bisogno di molto lavoro, molta dedizione ma anche mezzi concreti e strutture adeguate. Di solito per questo si chiedono soldi allo Stato, che ha indubbiamente un ruolo fondamentale per garantire continuità alle istituzioni musicali. La maggiore efficacia, in questo ambito, si raggiunge però quando all ente pubblico si affiancano i privati, nel segno di un investimento a lungo termine. Concetto ripreso dalla presidente del CSI Ina Piattini Pelloni, che ha ricordato lo statuto di scuola privata del Conservatorio e l importanza del fatto che esso possa appoggiarsi su una base di supporto differenziata. Ospite d onore della serata, il consigliere di Stato Paolo Beltraminelli ha prontamente sottoscritto il concetto, esprimendo tutta la sua ammirazione per l impegno ed i risultati raggiunti dagli studenti, assicurando che il Cantone anche in futuro non mancherà di garantire il suo apporto. La serata è stata completata da un concerto dell Ensemble strumentale della SUM, diretto da Mohammad Shelechi, con le pianiste Fatima Alieva e Gloria de Piante Vicin. Il numeroso pubblico ha apprezzato la loro interpretazione del Concerto per tre pianoforti KV 242 di W.A. Mozart e del «Carnevale degli animali» di Camille Saint-Saëns. In precedenza Maxim Beitan al violoncello aveva interpretato il preludio dalla terza suite per violocello solo di J.S. Bach mentre il clarinettista Oleksandr Sternat aveva proposto un brano di Serban Nichifor. Il benvenuto al numeroso pubblico è stato dato con una gustosa versione per oboe, clarinetto e trio d archi del duetto tra Papageno e Papagena dal mozartiano «Flauto magico». TRA LE SETTE NOTE Gli iscritti al Conservatorio della Svizzera italiana possono dedicarsi allo studio degli strumenti di ogni genere. (Foto Maffi) PAGINE DI Quella del Conservatorio, d altronde, è MATTEO AIRAGHI la storia di un successo, di un concreto esempio di «eccellenza» (termine molto di moda alle nostre latitudini) tanto Qualcuno ha scritto che c è sempre un atmosfera particolare nelle strade e che, anche se forse ancora in pochi in nelle vie che circondano un conservatorio. Alle orecchie arrivano suoni d o- ormai se ne può parlare come di uno Ticino se ne rendono conto davvero, gni genere: accordi più o meno azzeccati, arpeggi arditi, scale stereotipate e lo studio della musica a diversi livelli. dei più moderni e completi istituti per melodie armoniose, strumenti isolati e Nato nel 1985, come Accademia di Musica, su iniziativa privata, con lo scopo complessi orchestrali. Basta poco insomma per capire che si tratta di posti di offrire ai giovani ticinesi un insegnamento musicale qualificato (professio- un po speciali, luoghi magici dove si coltiva la conoscenza e l amore per l arte musicale. E di una «grande scuola di un ruolo e un importanza che vanno nale e amatoriale) il CSI ha raggiunto musica» si può parlare a proposito del ben al di là dei confini cantonali o nazionali. Già nel 1988 il Conservatorio Conservatorio della Svizzera italiana che nel breve volgere di nemmeno una ottenne il riconoscimento dei suoi diplomi a livello federale (dalla Confe- trentina d anni ha saputo crescere e affermarsi a livello internazionale come renza dei direttori dei conservatori un istituzione di altissima cultura artistica. Se si percorrono i lunghi corridoi mento ufficiale da parte del Canton Ti- svizzeri) e pochi mesi dopo il riconosci- dell ex seminario diocesano luganese cino. Trasferitosi nel 1998 negli spazi dedicato a San Carlo, dove il CSI ha la del Centro San Carlo di Besso, il CSI ha sua sede attuale, non si può fare a meno fatto una «carriera» rapida e strepitosa di avvertire l entusiasmo, l impegno e la ottenendo nel 2005 il riconoscimento passione che lega gli studenti e gli insegnanti, provenienti da mezzo mondo, a Musica e l affiliazione alla SUPSI da definitivo come Scuola Universitaria di quell enorme patrimonio culturale che, parte del Gran Consiglio del Canton un po per comodità un po per convenzione, chiamiamo «musica classica». continuano a mietere successi e a Ticino. I suoi studenti e i suoi diplomati clas- sificarsi ai primi posti nei concorsi svizzeri e in quelli internazionali e anche la collaborazione con i vari organismi culturali e musicali della regione e non (dall Orchestra della Svizzera italiana alla RSI, dalla Musikhochschule di Lucerna al Conservatorio di Milano o al prestigioso College of Music di Londra) ne hanno fatto un formidabile organismo di promozione e di valorizzazione dell eccellenza musicale. «Il livello qualitativo dell offerta negli ultimi anni continua a progredire - ci ha spiegato Christoph Brenner, apprezzato violista e camerista alla guida del CSI dal e di conseguenza la nostra è diventata una delle più importanti scuole svizzere, come dimostrano i recenti risultati al concorso nazionale di musica per la gioventù». Il Conservatorio insomma sta dando un contributo decisivo nel sensibilizzare la popolazione nei confronti di una corretta educazione musicale. Un segnale solo in apparente controtendenza rispetto alle grida d allarme che talvolta si levano preannunciando la definitiva scomparsa di un intera cultura artistica presso le giovani generazioni. Guardando l entusiasmo di coloro che frequantano il CSI vengono in mente le parole di Daniel Harding LA CURIOSITÀ L ORIGINE DEL NOME Forse qualcuno si sarà chiesto perché, nella nostra lingua, le scuole superiori di musica si chiamino proprio «conservatori». Ebbene la spiegazione va ricercata nella storia di queste scuole particolari. In origine infatti questi istituti servivano realmente per «conservare» i giovani diseredati, raccogliendo a partire dal Seicento gli orfani in varie città italiane. Tra gli scopi di simili istituzioni vi era anche quello di fornire una formazione professionale agli sfortunati ospiti e, ben presto, la musica si rivelò un ottima soluzione. Col tempo i livelli raggiunti furono tali da trasformare i conservatori da orfanotrofi a scuole di musica in piena regola. Molti contribuirono a fare la storia della musica classica come i celebri conservatori napoletani che nel Settecento disseminarono in tutta Europa cantanti, strumentisti e compositori che raggiunsero ovunque altissime vette di popolarità. enfant prodige britannico della direzione d orchestra: «Non è vero che ai giovani non piace la musica classica, il problema è che non la conoscono abbastanza. Diffondetela e insegnate loro a capirla, ben presto si accorgeranno che Mozart può avere molta più energia di tanta produzione commerciale del giorno d oggi...». A livello di Scuola Universitaria di Musica- ci ha spiegato ancora Christoph Brenner- il CSI aumenta di anno in anno il proprio prestigio internazionale ed è diventato - grazie alla fama dei suoi docenti - una meta ambita per studenti di tutto il mondo. Sui circa duecento iscritti, infatti, troviamo un 20% di svizzeri (tra cui una ventina di ticinesi), un 50% di italiani (residenti nel cantone) e ben un 30% di giovani talenti che provengono da altri Paesi d Europa e degli altri continenti: russi, giapponesi, coreani, statunitensi, australiani, argentini, canadesi, colombiani, ucraini ma anche iraniani, ecuadoregni, mongoli e molti altri. Tante storie di giovani musicisti che incrociano i loro percorsi tra audizioni e pentagrammi nell istituzione luganese. Ne abbiamo incontrati alcuni che, qui sotto, ci hanno raccontato le loro impressioni sul Conservatorio della Svizzera italiana.

17 DAL TICINO LEANDRO GIANINI Ticinese, classe 1987, domiciliato a Massagno, Leandro «gioca in casa». È infatti studente della SUM, iscritto all ultimo anno di Master in Music Pedagogy (strumento percussioni) ed è anche il presidente dell Associazione studenti scuola universitaria di musica Lugano, (ASSUML). «Posso dire di essere cresciuto dentro il conservatorio. Ho cominciato da piccolo con la scuola di musica e in pratica non l ho mai lasciato fino alla Scuola universitaria. Per me come ticinese è un po strano perché studio in Ticino ma in pratica sono immerso tra mille nazionalità e di ticinesi non ne vedo quasi mai. L aspetto multiculturale me lo trovo a pochi metri da casa. Certo, è bello costruire qualcosa nel proprio Paese, però paradossalmente essere qui ti porta tutte le distrazioni della tua vita d origine che in pratica non ti lascia mai. Anche per questo alla fine della formazione sogno un esperienza professionale in Svizzera o anche all estero. L associazione studentesca vuole fare da tramite tra la direzione della scuola e gli studenti: si prefigge di promuovere nuove proposte di miglioramento dell organizzazione e dei pro- DALL IRAN grammi Inoltre cerchiamo di creare un certo ambiente e un radicato senso di appartenenza visto che la nostra è per sua stessa natura una scuola dove si suona da soli e si studia da soli. Sosteniamo inoltre concerti e progetti di allievi nonché idee che meritano di essere portate avanti». MOHAMMAD SHELECHI Nato a Teheran nel 1982, Mohammad ha iniziato a studiare pianoforte a 5 anni. «Sono arrivato a Lugano su consiglio di un pianista italiano tre anni fa e da qui ho potuto approfondire la direzione d orchestra che è la mia grande passione. Infatti mentre qui mi sono diplomato col maestro Mauro Harsch in pianoforte nel contempo ho intrapreso un corso di direzione d orchestra presso l Accademia Nazionale della Musica di Milano con il Mo. Renato Rivolta, un occasione unica e straordinaria. Qui proseguo a studiare il pianoforte e intanto ho avuto grandi opportunità come la direzione dell Orchestra dei Pomeriggi Musicali e l Orchestra Sinfonica «la Verdi» a Milano. Il conservatorio di Lugano ha un atmosfera unica nel suo genere. Qui tutti prendono la musica come una passione e non solo come un lavoro. Per chi fa la nostra vita la calma e la tranquillità che ci sono qui sono fondamentali. L unico rammarico è che qui ci sono tantissimi musicisti bravi ed è un peccato che tanti poi devono andarsene via. Per me essere qui è una grande occasione per lavorare con bravi musicisti e bravi insegnanti di respiro internazionale. L aspetto multiculturale che ho trovato a Lugano non credo esista in nessuna altra realtà analoga. Certo il mio sogno un giorno è di poter trasmettere tutto quello che ho imparato nel mio Paese che ha tanto bisogno di bravi musicisti e manca di organizzazione e di struttura in questo ambito». DALL OLANDA ROSETTE KRUISINGA Ha 24 anni e arriva da Rotterdam dove ha cominciato a suonare il violoncello all età di 7 anni presso la Hellendaal Viool Instituut con Allison Mcrae. Fin da ragazzina si è rivelata un prodigio con il suo strumento facendo concerti in tutto il Paese tra cui uno per la Regina d Olanda e nel 2009 Rosette è stata scelta personalmente da Michael Tilson Thomas per essere violoncellistasolista della YouTube Symphony Orchestra ed ha avuto l onore di suonare alla prestigiosa Carnegie Hall di New York. A Lugano è arrivata per studiare con il celebre maestro Johannes Goritzki e si dice entusiasta della scelta: «Amo tante cose di Lugano, il tempo, l ambiente, le persone, l atmosfera. Mi trovo molto bene. Il conservatorio ha struttura e dimensioni perfette per coniugare umanità e professionalità, è un ambiente ideale, tutti si conoscono e si creano dinamiche molto proficue senza competizioni esasperate. Poi è bellissimo che per comunicare, chi più chi meno, usiamo quasi tutti l italiano. Anche questo è un fattore che ci arricchisce culturalmente e che ci unisce. Insomma essere qui è già per molti aspetti la re- DALL ARGENTINA GONZALO ARIEL BORGOGNONI Argentino (è nato nel 1985 nella cittadina di San Francisco, provincia di Cordoba), Gonzalo è un promettente clarinettista giunto a Lugano per conseguire il master in musical performance sotto la guida del Mo. Milan Rericha. «Venire qui è stata una scelta di vita di cui sono felicissimo. Ho dovuto vendere tutti i miei strumenti, (sassofoni, percussioni, pianoforte elettrico) per pagarmi il viaggio e mantenermi in Svizzera ma mi trovo benissimo. Questo conservatorio è una vera famiglia e questo per chi è tanto lontano da casa è fondamentale. Direi che qui tutto supera le mie aspettative, tutto. Al CSI siamo solo in quattro argentini ma è come se fossi amico di tutti. Oltre al livello tecnico-musicale dei docenti che è inimmaginabile mi ha sorpreso la qualità dei rapporti umani che si riescono ad instaurare e questa è una fortuna grandissima anche per chi vuole vivere di musica. In pratica sto già vivendo un sogno e un giorno mi piacerebbe tornare in Argentina per insegnare musica. L ho già fatto sia a livello elementare che mediosuperiore trovo che per un musicista si tratti di un esperienza alizzazione di un sogno. Volevo uscire dall Olanda e qui sto anche imparando ad apprezzare nuove prospettive: la grande orchestra sinfonica rimane un traguardo ma da voi sto capendo la bellezza dell ensemble cameristico o dei ruoli da solista. Qui ho scoperto nuove idee e nuove strade». molto appagante. Questo è un momento difficile per la cultura e per la musica classica nel mio Paese. Mi piacerebbe trovare il modo di portare più gente verso la musica classica di avvicinarla a questo mondo fantastico dando così un contributo allo sviluppo culturale dell Argentina».

18 Corriere del Ticino, Sabato 20 aprile 2013 Il futuro «Per competere dobbiamo crescere ancora» Sfide e struttura del CSI viste dal direttore Christoph Brenner Tra le ragioni del successo del CSI vi è anche la sua struttura organizzativa basata su tre sezioni formative (dipartimenti) che garantiscono la capacità di offrire una formazione musicale di alto livello ad ogni età. Il Dipartimento Scuola di Musica (SMUS) propone una formazione propedeutica e preparatoria per i bambini e per dilettanti adulti (senza alcun limite di età). Nelle quattro sedi dislocate su tutto il territorio cantonale: Lugano (principale), Mendrisio, Bellinzona e Locarno, i circa allievi possono dedicarsi allo studio di uno strumento, del canto o seguire i corsi di educazione musicale elementare oppure le lezioni di coro, orchestra o musica da camera. Circa una trentina di borse di studio annue vengono elargite per questa sezione in particolare dall Associazione Amici del CSI. Vi è poi il Dipartimento pre-professionale che è un unicum nel suo genere in Svizzera. «Introdotto nel 1999 ci spiega il direttore Christoph Brenner il curriculum preprofessionale è un anello di congiunzione tra la sezione amatoriale (Scuola di Musica) e la vera e propria Scuola Universitaria». Destinata agli studenti del settore secondario, questa formazione permette a molti studenti di testare le proprie capacità musicali, le proprie forze e la propria motivazione in vista dei complessi studi universitari. I giovani che terminano con successo lo studio pre-professionale hanno le competenze e i mezzi per proseguire gli studi musicali e affrontare poi le difficili sfide del mondo del lavoro. Attualmente è frequentato da una cinquantina di iscritti (tra i quindici e i vent anni), di cui una decina stranieri. Al vertice della piramide ecco infine la Scuola Universitaria di Musica (SUM) affiliata come Dipartimento alla SUPSI. I suoi duecento studenti provenienti da tutto il mondo (vedi a lato) possono contare su programmi di studio flessibili, progetti di ricerca all avanguardia e docenti che sono allo stesso tempo anche artisti ai vertici del panorama concertistico internazionale. «Siamo estremamente competitivi precisa Brenner, ma lavoriamo a costi Una nuova sede È probabile che un domani il Conservatorio dovrà trovare spazi diversi in cui collocarsi in maniera definitiva. Quella attuale rimane una sede provvisoria molto più bassi rispetto a scuole e istituti paragonabili a noi». Inoltre circa un 20% degli studenti, in gran parte provenienti dall estero, della Scuola Universitaria inoltra annualmente richieste per una borsa di studio al Servizio borse di studio del CSI. «La Scuola Universitaria di Musica (SUM), tramite il Servizio borse di studio dell Ufficio studenti aggiunge la responsabile di questo delicato settore del CSI Flavia Milani, offre un servizio di assistenza agli studenti particolarmente talentuosi che, trovandosi in serie difficoltà economiche, necessitano concretamente di un sostegno finanziario e intendono inoltrare richiesta per una borsa di studio. I sostegni finanziari vengono elargiti da diverse fonti, in particolare da fondazioni, istituti di credito e da privati, così come dalla Confederazione che, tramite un apposita Commissione, denominata ESKAS (Eidgenössische Stipendienkommission für ausländische Studierende), rilascia borse di studio a studenti stranieri provenienti da una lista di Paesi stabilita dagli organi competenti. La stessa offre la possibilità di studiare almeno un anno presso una Scuola Universitaria svizzera. La domanda viene inoltrata all Ambasciata svizzera nel luogo di provenienza dello studente». «Negli ultimi tempi comunque prosegue ancora Flavia Milani notiamo con piacere una crescita della sensibilità nei confronti della cultura musicale anche a livello territoriale. Eventi come quello di ieri sera vogliono appunto essere un gesto di riconoscenza da parte dei nostri studenti che, grazie ad un sostegno economico, hanno avuto e hanno la possibilità di continuare e completare il programma di studi a Lugano». «Guardando in prospettiva aggiunge invece Christoph Brenner potremmo definire la nostra come una storia di successo, anche se ancora da consolidare poiché permangono delle fragilità che dovremo affrontare e risolvere. Credo che se grandi passi avanti sono stati fatti nella percezione dell importanza e del ruolo della nostra attività da parte della cittadinanza e dell opinione pubblica del Paese nei confronti delle istituzioni e della politica vi sia ancora da lavorare. Per fare un esempio, al di là della questione dei finanziamenti, delicata specialmente per quanto concerne la grande base della Scuola di Musica che soffre una cronica mancanza di fondi, una piccola ombra riguarda la questione della sede dove potremo trovare spazio in futuro. Il Conservatorio infatti negli spazi del Centro San Carlo è ancora in affitto, ma sono convinto che dovremo trovare una collocazione definitiva. Ritengo probabile e cruciale che prima o poi dovremo trasferirci, ma ancora rimangono aperti diversi punti interrogativi su quale sede definitiva andremo ad occupare. Un ipotesi è già stata fatta dalle autorità cittadine nel caso in cui la RSI lasciasse liberi gli spazi di via Canevascini riguardo all uso degli storici studi della radio. Vedremo».

19 Corriere del Ticino, Sabato 20 aprile 2013

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