Dialogo con Notenstein, ottobre Professor Dr. Gerd Gigerenzer, Testa o pancia?

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1 Professor Dr. Gerd Gigerenzer, Testa o pancia? In un mondo incerto non tutto è prevedibile. Intuito, pensiero statistico e regole semplici consentono di decidere meglio, anche nel mondo finanziario. mondo in cui innumerevoli influssi e fattori ricoprono un ruolo in cui non tutti i rischi sono prevedibili, e a questo punto la teoria delle probabilità e grandi quantità di dati non sono sufficienti le occorre di più, e precisamente buone intuizioni. Notenstein: Le decisioni si prendono sulla scorta di informazioni. Più la decisione è importante, più informazioni si raccolgono. Relazioni sulle esperienze acquisite e forum online aiutano a documentarsi. Commissioni di esperti consultano la letteratura specializzata, fanno valutazioni e redigono perizie. In presenza di problematiche (presumibilmente) quantificabili si alimentano con dati gli strumenti di analisi, si applicano algoritmi e, alla fine, modelli altamente complessi scodellano risultati inconfutabili. Ma lei sostiene che le decisioni intuitive sono spesse volte migliori degli approcci sistematici. Professor Gigerenzer, su cosa si può fare realmente affidamento quando occorre decidere, la testa o la pancia? Nel gioco della roulette tutti i rischi sono noti e non occorre alcuna intuizione. Gerd Gigerenzer: Immagini di recarsi stasera al casinò e di tentare la fortuna al tavolo verde. Alla roulette tutti i rischi sono noti e si può calcolare quanto si perderà senza doversi affidare all intuito. Ma quando lascia il casinò entra in un Solo pochi ammetterebbero pubblicamente, per paura, di decidere intuitivamente. Cos è l intuito? L intuito è una conoscenza sensoriale che affiora rapidamente alla coscienza, ha motivazioni profonde che sfuggono alla nostra consapevolezza e guida le nostre decisioni professionali e private. Le decisioni viscerali riposano sull esperienza personale, ma su un esperienza che non siamo in grado di verbalizzare, per cui sappiamo più di quanto possiamo dire. L intuito non è quindi arbitrio, un sesto senso o un ispirazione divina e non è neppure appannaggio delle sole donne anche gli uomini agiscono d intuito. Le intuizioni sono una forma di intelligenza inconsapevole. Quanto spesso i dirigenti assumono decisioni intuitive? Il più delle volte sono dirigenti sommersi da una caterva di informazioni contraddittorie e poco affidabili. Quando un manager calato in questa situazione avverte una sensazione viscerale e la segue, assume di fatto una decisione intuitiva. Ho chiesto ai dirigenti di una società quotata al DAX con quale frequenza decisioni professionali importanti si sono 1

2 Con quale frequenza i dirigenti assumono decisioni intuitive? Numero di persone 20 Membri di Consigli direttivi Direttori esecutivi 16 Responsabili di dipartimenti Responsabili di reparti Mai Talvolta Nel 50% dei casi rivelate alla fine decisioni intuitive. Il grafico evidenzia che in circa la metà dei casi si è fatto affidamento su sensazioni viscerali. Da notare che nessuno ha indicato di adottare sempre o mai decisioni dettate dall istinto, a conferma che testa e pancia sono ugualmente necessarie. Solo pochi però ammetterebbero pubblicamente di decidere intuitivamente. Per paura, poiché se qualcosa non va per il verso giusto si rischia di passare per ingenui se non si riesce a motivare la scelta, senza trascurare che per una decisione d intuito si deve rispondere in prima persona. A posteriori si cercano quindi dati per settimane, si compiono analisi statistiche o si incarica una società di consulenza di presentare all opinione pubblica la decisione intuitiva come una decisione oggettiva e pragmatica. E si spreca denaro, tempo e intelligenza. La nostra società ha un problema con l intuizione. Le decisioni intuitive senza conoscenza sfociano nell arbitrarietà. Spesso Sempre Decisioni intuitive Osservazione: autovalutazioni di 32 dirigenti di una società quotata al DAX. Fonte: G. Gigerenzer, «Risiko: Wie man die richtigen Entscheidungen trifft», Bertelsmann, 2013 Notenstein: Le buone decisioni sono quindi inscindibili dalla testa e dalla pancia. Se in difficili situazioni decisionali non ci lasciassimo guidare dall intuito, questa «conoscenza sensoriale» rimarrebbe inutilizzata, il fiume informativo non sarebbe fronteggiabile con il solo lavoro di riflessione e ci perderemmo nei particolari. Ma quanto anticipato significa anche che le intuizioni senza conoscenza portano inevitabilmente all arbitrarietà e che l esperienza accresce la qualità delle decisioni assunte intuitivamente. Spesso e volentieri la consulenza serve a razionalizzare ex post una decisione d impulso già adottata. Invero la consulenza può anche essere intesa come il ricorso all esperienza di una terza persona per poter decidere meglio (intuitivamente). Ma ancora un osservazione sul casinò: molti assimilano i mercati finanziari al gioco d azzardo, sia perché è venuta meno la relazione con l economia reale e i mercati finanziari appaiono come un virtuale mondo scintillante, sia perché la teoria finanziaria suggerisce che tutte le grandezze d influenza e probabilità sono ormai note come alla roulette o al black jack e quindi per aggiudicarsi il jackpot occorrerebbe soltanto applicare la strategia giusta. Ma va da sé che i mercati finanziari non funzionano così. Psicologia e istinto gregale, attacchi terroristici, catastrofi naturali o semplicemente la sola politica sconvolgono regolarmente i mercati al punto da renderli imprevedibili. Psicologia e istinto gregale, attacchi terroristici, catastrofi naturali o semplicemente la sola politica sconvolgono regolarmente i mercati. Gerd Gigerenzer: Talora si muove l appunto che le banche giochino d azzardo. Se soltanto fosse così! A questo punto si potrebbero infatti calcolare i rischi, come ancora avveniva ai «bei vecchi tempi» del modello di business 3-6-3: paga il 3 per cento d interessi, prendi il 6 per cento per i crediti, e ricorda di essere alle 3 al campo da golf. Ma dagli anni 80 in poi sviluppi come prodotti derivati complessi, crescente globalizzazione, pianificazione a brevissimo termine e scissione tra decisione e responsabilità hanno fatto lievitare l imprevedibilità. In questo mondo gravido di incertezze la classica teoria finanziaria ha fallito come soluzione, diventando piuttosto parte del problema. Se si fosse fatto affidamento sul buon intuito di un banchiere di provata esperienza anziché su modelli di rischio e rating ingannevoli, la crisi non si sarebbe verificata. Ricorda quando David Viniar di Goldman Sachs riferì delle ingenti perdite prodotte dagli eventi di sigma 25 del tutto inattesi (quindi eventi che sulla distribuzione probabilistica sono 25 deviazioni standard lontani dal valore atteso), e per di più per vari giorni di seguito? Secondo i consueti 2

3 modelli di rischio, un simile evento sarebbe così improbabile da non poterlo prevedere neppure una volta dal Big Bang. Questi modelli generano una certezza illusoria e destano l impressione che i rischi potrebbero essere espressi con una sola cifra senza dover comprendere molto del mondo reale della finanza. Il ruolo dell esperienza, consapevole o intuitiva, viene quindi messo in sordina e relegato in secondo piano. Se si avesse fatto affidamento sul buon intuito di un banchiere di provata esperienza anziché su modelli di rischio e rating ingannevoli, la crisi non si sarebbe verificata. A fronte di problemi complessi tendiamo sempre a cercare soluzioni complesse, il che può essere giusto e sensato quando siamo confrontati con rischi calcolabili, ma non lo è se vi sono molti aspetti imprevedibili. Facciamo un esempio: come investo una somma di denaro in fondi N? Per la sua risposta, ossia la teoria di portafoglio, Harry Markowitz è stato insignito del premio Nobel per l economia. Quando programmò di persona gli investimenti per la sua pensione, ricorse al suo modello di ottimizzazione, penseremmo noi. Invece no. Ha fatto affidamento su una semplice regola intuitiva: 1/N, ossia distribuisci in parti uguali il tuo denaro sulle opzioni N. In uno studio con sette problemi d investimento è emerso che in sei casi su sette 1/N è stata anche la soluzione effettivamente migliore. Nell incertezza le regole semplici sono spesse volte più efficaci, sicure e trasparenti della classica teoria finanziaria. Quanto anticipato vale in particolare quando la prevedibilità è difficile, si offrono numerose alternative e si dispone solo di piccole quantità di dati. Le regole semplici possono condurre gli investitori in un avventura temeraria, se la situazione finanziaria generale ad esempio il volume patrimoniale, l età e il fabbisogno di liquidità viene ignorata. Notenstein: 1/N suona bene, ma le cose non sono affatto così semplici! Forse testa e pancia si possono così abbinare, la regola è intuitiva, senza che si spenga la mente. Ma queste regole semplici possono condurre gli investitori in un avventura temeraria, se la situazione finanziaria generale ad esempio il volume patrimoniale, l età e il fabbisogno di liquidità (in gergo tecnico: la capacità di rischio) viene ignorata. Chi ha bisogno di denaro per finanziare l acquisto di una casa o deve fare affidamento su introiti continui nella quiescenza, non può permettersi seguendo ciecamente 1/N di investire in strumenti ad alto profilo di rischio lo stesso importo previsto per i prodotti a basso rischio. Se qualcosa non va per il verso giusto con gli investimenti rischiosi, la situazione si fa rapidamente spinosa. Nell investire va usata anzitutto la testa: occorre definire, o far definire, la propria capacità di rischio. Ma altrettanto importante è anche la propensione personale al rischio, che una volta ancora dipende dalla sensazione viscerale. Esistono persone temerarie che agiscono fedeli al motto «Chi non risica, non rosica» e operano con un forte indebitamento e un ampia concentrazione di rischi. Altre rifuggono il rischio e temono per la loro esistenza non appena l evoluzione del loro patrimonio segna un valore negativo. La stessa, apparentemente semplice regola verrebbe vissuta in modo del tutto dissimile da tipologie d investitori diverse e che non possono essere omogeneizzate. Occorre quindi fare il punto sulla capacità e la propensione al rischio prima di cominciare a investire e trovare un equilibrio prudente tra testa e pancia, giacché le regole semplici non sono sufficienti. E occorre altresì gestire le (proprie) aspettative con l ausilio di valori empirici storici. Occorre trovare un equilibrio prudente tra testa e pancia. Infine e come ultimo punto in assoluto bisogna riflettere attentamente e valutare quali sono le opzioni «N» realmente disponibili e ammissibili. Sono negoziabili, trasparenti, comprensibili? Ci sono truffatori a monte? L oro che compro è autentico o è solo piombo dipinto? E così via. Per l attuazione occorrono quindi elementi indicativi delle caratteristiche dei singoli investimenti. Alcune semplici osservazioni possono già rivelarsi istruttive, come esemplificato dal nostro grafico alla prossima pagina che riporta i rendimenti e le volatilità medi di alcune classi comuni di attivi. Spiccano le profonde differenze nelle oscillazioni di valore: i corsi delle azioni di paesi emergenti e delle materie prime evidenziano forti escursioni, mentre il saliscendi delle obbligazioni si mantiene entro limiti contenuti. Da notare nel grafico il vantaggioso rapporto rischio/rendimento delle obbligazioni, che hanno beneficiato di una tendenza ribassista dei tassi durata decenni. Quest ultima appartiene però ormai al passato, sicché nelle cifre si annidano anche alcune insidie. In linea generale si può comunque affermare che nel lungo periodo si intravede un rapporto positivo tra ri- 3

4 schio e rendimento e muovendo da questa base è quindi possibile comporre un portafoglio calibrato sulla capacità e propensione al rischio squisitamente personali dell investitore. Naturalmente entrano in gioco altri fattori ancora: liquidità, parametri aziendali, livelli di valutazione, indicatori di tendenza e dati macroeconomici forniscono informazioni preziose, anche quando si tratta semplicemente di indurre una decisione intuitiva informata. Meno rischio, meno rendimento Rendimento 15% 10% 5% Obbligazioni societarie Obbligazioni statali Azioni di paesi industrializzati Materie prime 0% 0% 5% 10% 15% 20% 25% Volatilità Osservazione: i valori medi si basano su dati dal al Fonti: Bloomberg, analisi Notenstein Le regole semplici sono assolutamente sensate e intese spesse volte a disciplinare l investitore. Nel caso 1/N si tratta senz ombra di dubbio del principio della diversificazione. La disciplina ci preserva dal lasciarci guidare eccessivamente da istinti primordiali come la paura e l avidità. Ma per l applicazione di una simile regola sono estremamente importanti il contesto e l esperienza, la regola in sé non è sufficiente. La disciplina ci preserva dal lasciarci guidare eccessivamente da istinti primordiali come la paura e l avidità. Azioni di paesi emergenti Immobili Gerd Gigerenzer: Le regole semplici sono spesso sottovalutate, a torto! Nella nostra ricerca abbiamo dimostrato che norme semplici possono essere superiori a calcoli complessi, e precisamente in condizioni di grande instabilità e imprevedibilità o quando occorre stimare numerosi parametri con campioni ridotti. Una teoria matematica, nota come dilemma Bias-Variance, illustra e chiarisce il fenomeno. Le regole semplici come 1/N possiedono un «bias», ossia non cercano affatto di stimare i numerosi parametri. Viceversa, Oro i modelli complessi (come la teoria del portafoglio di Markowitz) risentono di un altro errore, conosciuto come «varianza», ossia reagiscono con eccessiva sensitività alle caratteristiche casuali dei piccoli campioni. Un buon metodo previsionale deve dunque trovare un compromesso tra semplicità e complessità. In proposito Einstein si è così espresso: «Fate le cose nel modo più semplice possibile, ma senza semplificare.» La nostra ricerca mostra anche che le buone intuizioni riposano perlopiù su regole rapide e semplici che chiamiamo euristiche. La psicologia moderna muove di conseguenza dall assunto che i dirigenti dispongono di una «adaptive toolbox» con euristiche per rapportarsi alle persone e alle strategie che discendono dalla loro esperienza personale. Queste regole intuitive sono emerse in uno studio sui CEO delle principali società americane. Ne sono un esempio i principi «Hire well and let them do their job» e «First listen then speak»: sembrano elementari, ma plasmano il clima aziendale. «Hire well» produce qualità, e «let them do their job» infonde fiducia e consente l innovazione. Un buon metodo previsionale deve trovare un compromesso tra semplicità e complessità. Notenstein: Sensazione viscerale ed euristiche possono dunque rivelarsi un indicatore prezioso per noi, una voce interiore che ci mette in guardia mentre tutt intorno si festeggia, o che ci incoraggia quando regna il disincanto. Ma in questo risiede anche la difficoltà a venirne a capo. Che succede in realtà se un tassista racconta al suo cliente che adesso gli sembra il momento giusto per investire in azioni, ma il cliente percepisce l informazione come un segnale di allarme, se già un tassista pubblicizza le azioni? Quale sensazione va seguita a questo punto? Gerd Gigerenzer: A questo riguardo le sensazioni negative sono spesso più determinanti di quelle positive. Facciamo un esempio: i dirigenti di una banca discutono fino a notte inoltrata di una fusione. Alla fine sono tutti favorevoli, tranne uno che confessa di provare una sgradevole sensazione. Come si gestisce questo conflitto? Non esiste una soluzione magica, ma la ricerca ci dice cosa non si dovrebbe fare: chiedere al collega quali sono i motivi della sua sensazione negativa. Perché non lo saprà. Piuttosto si dovrebbe porre un altra domanda, e non a lui. Si tratta, tra noi, della persona con l esperienza in assoluto più vasta nel campo in 4

5 oggetto? In caso affermativo rinunciamo a porre altre domande e cerchiamo un altra possibilità d investimento. Viviamo in tempi di instabilità e imprevedibilità. Notenstein: «Keep it simple» recita dunque il motto e nel dubbio è bene prestare ascolto alla sensazione viscerale del più esperto. Il primo significa che è legittimo adottare parametri statistici a fini di orientamento, in particolare quando dal passato si possono trarre conclusioni per il futuro, quando ci muoviamo quindi in tempi «normali», stabili. In un simile contesto, l esperienza (ossia campioni ampi) rappresenta un sostegno importante per la formazione di aspettative e il processo decisionale. Per converso, se attraversiamo tempi di rivolgimenti i modelli previsionali perdono completamente di valore, sicché a questo punto sarebbe meglio affidarsi all intuito. Viviamo in tempi di instabilità e imprevedibilità. Nel 2008 il mondo è stato scosso dalla crisi finanziaria e da allora è connotato da una politica monetaria oltremodo espansiva e da tassi ai minimi storici. Non è dato sapere quale sarà l impatto futuro dell accumulo senza precedenti di debiti. Peraltro, anche i rapporti di forza globali sono cambiati: gli Stati Uniti hanno perso parte della loro forza di un tempo, l Europa vive di stenti. A questa situazione fanno da contrapposto le economie emergenti, prima fra tutte la Cina, che si affacciano con una consapevolezza del tutto nuova. Come devono affrontare gli investitori questa incertezza? Un rimedio consiste nell accettare innanzitutto l incertezza come tale. Può riuscire difficile e non è un messaggio facile da veicolare, tanto più che l aspettativa verso i consulenti è sovente un altra. Poi occorre definire gli scenari dei possibili percorsi evolutivi dell economia mondiale e dei mercati finanziari, tenendo in opportuna considerazione anche ciò che finora era impensabile. In seguito si deve tentare di prevedere quale andamento esprimerebbero le varie classi di attivi nei rispettivi scenari. E alla fine si decide affidandosi all intuito. Si rinuncia quindi ad assegnare probabilità ai singoli scenari e a comporre un portafoglio ottimale sulla base del modello. Questa procedura articolata in più fasi non è altro che un euristica, una scorciatoia del pensiero che semplifica il processo decisionale riducendo gli sforzi cognitivi. Ma alla fine il processo sfocia consapevolmente in una decisione viscerale (informata). In tempi d incertezza il compito prioritario del consulente d investimento potrebbe forse consistere nel creare le condizioni per indurre decisioni d intuito? Non pochi clienti si aspettano dal consulente certezze che non esistono. Gerd Gigerenzer: Non pochi clienti si aspettano dal consulente certezze che non esistono. Benjamin Franklin disse una volta che al mondo di sicuro ci sono soltanto la morte e le tasse. Eppure la ricerca ansiosa di certezza è ampiamente diffusa e caratterizza lo stesso rapporto tra medico e paziente. Quando un medico rivela sinceramente che il decorso della malattia è estremamente incerto, rischia che il paziente si rivolga a un altro medico che gli infonde poi l illusione della certezza. In passato si giurava su un oroscopo o si stipulavano assicurazioni contro tutto; oggi le tecnologie moderne sono diventate il veicolo dell illusione della certezza. Raccogliamo terabyte di informazioni per trasformare il nostro computer in una sfera di cristallo. Parliamo di «portafogli ottimali» dimenticandoci che viviamo in un mondo dominato dall incertezza, dove non tutto può essere calcolato. Quant è diffusa l illusione della certezza? Il grafico mostra che solo il 4 per cento dei tedeschi ritiene assolutamente sicuro un oroscopo professionale, ma quando si tratta di tecnologia moderna, la maggior parte crede che il risultato del test sia sicuro. Ma nessuno di questi test offre certezza. Su dieci donne con uno screening mammografico positivo ad esempio, solo una (!) è affetta da un carcinoma mammario, nove hanno un falso risultato positivo, ma questa situazione non viene di fatto spiegata alle donne interessate anche perché molti ginecologi non ne sono a conoscenza. I test dell HIV e altri test sono decisamente migliori, ma neppure questi esami sono sicuri. Quale test è assolutamente sicuro? Percentuale di coloro che ritengono assolutamente sicuro il test Oroscopo professionale 4% Mammografia 44% Test HIV 63% Impronta digitale 63% Test del DNA 78% Osservazione: i dati si basano su un campione rappresentativo di cittadini tedeschi. Fonte: G. Gigerenzer, «Risiko: Wie man die richtigen Entscheidungen trifft», Bertelsmann,

6 Raccogliamo terabyte di informazioni per trasformare il nostro computer in una sfera di cristallo. Al pari dell investitore, anche il medico attinge all esperienza e all intuito. Poniamo che un uomo arrivi al pronto soccorso lamentando vertigini e vomito e i medici sospettino un ictus. Il classico e veloce metodo «HINTS» è un esame clinico di un minuto al letto del paziente che richiede un medico esperto. L alternativa è una risonanza magnetica, che necessita di molto più tempo. Uno studio condotto su 101 pazienti ha rivelato che i medici esperti hanno identificato correttamente tutti e 76 i casi di ictus, mentre la risonanza magnetica non ne ha riconosciuti otto. L esperienza non può sempre essere sostituita dagli strumenti. La risonanza magnetica apporta più denaro alla clinica, ma meno sicurezza al paziente. Un problema della medicina moderna risiede nel fatto che i candidati medici fanno sempre più affidamento sui test ed esercitano sempre meno l occhio clinico e diagnostico. Notenstein: I ruoli di medici e consulenti d investimento sono senz altro comparabili. Se trasponiamo il suo giudizio al mondo finanziario, significa che i consulenti d investimento dovrebbero fare maggiormente affidamento sulla loro esperienza e intuizione anziché su modelli matematici, il che è essenziale soprattutto in prospettiva della situazione attuale. Dando una scorsa ai giornali si leggono numerose voci che, considerati i massimi storici raggiunti da vari indici azionari, come il DAX tedesco o lo S&P 500 statunitense, mettono in guardia da un imminente crollo Valutazione del mercato azionario 5'000 4'000 3'000 2'000 1' MSCI Europa (scala sinistra) Rapporto corso/utile medio Fonti: Bloomberg, analisi Notenstein Rapporto corso/utile (scala destra) dei corsi. Al tempo stesso gli attuali livelli di valutazione non lasciano presagire che le azioni sono sovrastimate, come illustrato dal nostro grafico sull esempio dei mercati azionari europei. Alla Notenstein ci preoccupiamo quindi meno dei massimi storici raggiunti dalle azioni. Piuttosto sono l esperienza e l intuito a metterci in guardia contro una potenziale e imminente minaccia nel segmento obbligazionario. Oggi il contesto è connotato da una politica monetaria ultra-accomodante e da tassi zero (quantomeno nel settore a breve termine). Nell affrontare l onere debitorio senza precedenti nel mondo occidentale, la politica persegue una strategia del tergiversare e dell attendere. Anziché spianare gradualmente la montagna di debiti e avviare riforme economiche, i politici si accontentano di procrastinare (con il fattivo appoggio delle banche centrali) sempre di più i problemi. La nostra voce interiore ci dice che queste non possono essere buone premesse per gli investimenti a reddito fisso. Nel tempo i tassi devono risalire e in parte questo processo è già iniziato, in particolare per i tassi a lungo termine, solo moderatamente controllabili dalle banche centrali. E se gli Stati cercano di liberarsi del peso dei loro debiti con strumenti non convenzionali, è giocoforza che ciò avvenga a scapito dei creditori inflazione, default, haircut eccetera sono solo alcuni esempi significativi. Per noi è evidente che sia argomenti razionali, sia l istinto invitano alla prudenza. Sia l esperienza che l intuito ci mettono in guardia contro una potenziale e imminente minaccia nel segmento obbligazionario. Ma torniamo all inizio del nostro colloquio. Lei ha affermato che si ha paura di ammettere pubblicamente decisioni intuitive. Piuttosto si presentano dei calcoli, anche se sono solo apparenti. Qual è il motivo? Gerd Gigerenzer: La chiave risiede nell interrogativo: cosa si può fare per avere più esperti e cittadini competenti sui rischi? La misura più efficace sarebbe di rivoluzionare le scuole, dove i nostri figli apprendono ancora la matematica della certezza, come geometria e trigonometria, e dimenticano poi quasi tutto. Sono buoni sistemi matematici, che però non aiutano a comprendere i rischi del mondo finanziario, della salute o dei media digitali. Perché non insegniamo ai giovani il pensiero statistico e come gestire saggiamente il denaro e la salute? 6

7 Il problema ha una valenza internazionale. Un quinto degli americani pensa di appartenere alla fascia della popolazione con il reddito più alto, e altrettanti credono che vi figureranno presto. La maggior parte dei clienti di banca italiani non associa il «rischio» a un opportunità, bensì a una perdita, per cui investono il loro denaro in un prodotto finanziario se il consulente conferma che è «sicuro» ed è possibile uscirne nel corso della durata. In Svizzera gli incentivi finanziari sono impostati in modo tale che medici e ospedali guadagnano tanto di più quanti più trattamenti inutili mettono in atto. Nel Canton Vaud si impianta il doppio di cateteri cardiaci rispetto al Canton San Gallo. Un utilità non comprovata. Il doppio di tonsillectomie a Basilea rispetto ai Grigioni. Il problema non è soltanto del comune cittadino, che non comprende che cosa gli succede. Anche molti esperti incontrano difficoltà a capire i rischi. Nelle nostre ricerche abbiamo dimostrato che circa il 75 per cento dei medici tedeschi e statunitensi sono analfabeti statistici e non comprendono correttamente i risultati dei loro test. Su 87 gestori di portafoglio statunitensi, solo tre hanno saputo calcolare la volatilità di un azione perlopiù è stata sottovalutata. La maggior parte dei clienti di banca italiani non associa il «rischio» a un opportunità, bensì a una perdita. a una metodica rigidamente razionale. Quali sono le implicazioni nell ottica dell investitore? Riepiloghiamo brevemente le conclusioni salienti: In situazioni decisionali in cui sono note tutte le grandezze d influenza e le probabilità (ad esempio nel gioco d azzardo) è possibile calcolare i valori attesi delle alternative. Il valore reale è tuttavia caratterizzato da incertezza e imprevedibilità, e questo vale non da ultimo per i mercati finanziari, dove per assumere buone decisioni occorre anche l intuito. L intuito non è arbitrio, bensì una forma di intelligenza inconsapevole. Le decisioni viscerali riposano sull esperienza personale, tuttavia nella nostra società l intuito fatica non poco a trovare un suo spazio. Si spende molta energia per motivare oggettivamente ex post una decisione d impulso per potersi poi sottrarre alla responsabilità, qualora qualcosa andasse male. La classica teoria finanziaria con i suoi modelli di rischio genera una certezza illusoria e scalza il ruolo dell intuito. Al tempo stesso i clienti si aspettano dal consulente certezze che non esistono. Le tesi del Professor Gigerenzer suggeriscono di accettare l incertezza come tale e di ridare maggior peso al proprio intuito. Penso che tutti noi politici, consulenti d investimento, medici e clienti dovremmo investire di più nella competenza sui rischi, poiché senza di essa mettiamo a repentaglio il nostro denaro e la nostra salute. Per affrontare ragionevolmente rischi e incertezze abbiamo bisogno di due competenze: il pensiero statistico e buone intuizioni, quindi testa e pancia. Notenstein: Professor Gigerenzer, la ringraziamo per questo interessante colloquio. Conclusioni di Notenstein Intuito, decisioni viscerali, regole generali: per tali cose sembra esserci poco spazio nell altamente complesso mondo finanziario. Il Professor Gigerenzer sostiene tuttavia l opinione (controintuitiva) che proprio in questo settore istinto e regole semplici possono portare a decisioni migliori rispetto Testa e pancia sono sempre e ugualmente necessarie. Nell investire come in altre situazioni decisionali complesse ci si dovrebbe attenere ad alcune semplici regole. Oggi in particolare i mercati finanziari sono gravidi d incertezze e i modelli di ottimizzazione tradizionali non sono necessariamente dei buoni consiglieri per definire la strategia d investimento. Regole empiriche, come ad esempio l approccio per scenari, forniscono potenzialmente risultati migliori. Il Dialogo con Notenstein vuole invitare a riflettere e a interrogarsi, analizzando criticamente e puntualmente le proprie opinioni. Qual è l utilità della consulenza d investimento? Quali benefici apporta un modus operandi sistematico nell investire? L invito a fare maggiore affidamento sull istinto e sulle sensazioni non rende obsoleti né l una né l altro. Con la sua esperienza, il consulente può fornire un aiuto davvero prezioso. Il metodo d investimento definisce linee guida per le decisioni d investimento, ha un effetto disciplinante e protegge da una pericolosa arbitrarietà. 7

8 Interlocutore di Notenstein Il Professor Dr. Gerd Gigerenzer è Direttore del Max Planck Institute for Human Development e dell Harding Center for Risk Literacy di Berlino. In precedenza è stato Direttore del Max Planck Institute for Psychological Research, professore all Università di Chicago e professore ospite alla School of Law dell Università della Virginia. Gigerenzer è membro dell Accademia delle scienze tedesca (Leopoldina), Dr. h.c. dell Università di Basilea e della Open University of the Netherlands nonché Batten Fellow alla Darden Business School dell Università della Virginia. È stato insignito di numerosi premi ed è autore di opere specializzate più volte premiate. Gigerenzer prepara manager, giudici federali statunitensi e medici tedeschi nell arte del decidere e ad affrontare rischi e incertezze. Interlocutori per Notenstein Il Dialogo con Notenstein è stato condotto dal Dr. Michael Zurkinden, Consulenza d investimento e gestione patrimoniale, in collaborazione con il Dr. Ivan Adamovich, responsabile Clientela privata internazionale e membro della Direzione Generale, Daniel Hubler, Consulenza d investimento e gestione patrimoniale, il Dr. Pascal Gisclon, Macro Research, e Lotti Gerber, Comunicazione. Dialogo con Notenstein Il Dialogo con Notenstein vuole stimolare a interrogarsi e a riflettere sulle tendenze economiche e sociali più significative del nostro tempo e a tematizzarne le possibili implicazioni per gli investitori. A scadenza bimestrale gli esperti di Notenstein si intrattengono a colloquio con una personalità del mondo economico o scientifico invitandola al dibattito e al confronto con i nostri riscontri e le nostre tesi con l obiettivo dichiarato di generare una conoscenza che possa, in ultima analisi, trovare applicazione anche nella pratica. Siamo aperti alle opinioni controverse che sono la linfa dello scambio di idee. Il Dialogo con Notenstein si svolge in forma di colloquio scritto sull arco di più giorni. Questa modalità di scambio consente di esplorare serenamente e a fondo argomenti d interesse, in un epoca spesse volte connotata da una sovrabbondanza disorientante di informazioni. Sigla editoriale Edizione Dialogo con Notenstein n. 9, ottobre 2013 Editore Notenstein Banca Privata SA, Bohl 17, casella postale, CH-9004 San Gallo, Servizio lettori Feedback e ordinazioni vanno inoltrati al sito o per posta. Oltre al Dialogo, la banca privata Notenstein pubblica il commento giornaliero Notenstein Brunch (in lingua tedesca) e più volte all anno la rivista d informazione Focus Asia. Fotografo Dietmar Gust ISSN Archivio I numeri pubblicati finora del Dialogo con Notenstein possono essere consultati sul sito «Naturalmente la storia non si ripete mai con le medesime modalità, tranne per chi soffre di incubi.» Prof. Harold James, Dialogo con Notenstein, agosto 2013 «Nella politica del welfare una soluzione universale è altrettanto improponibile quanto una taglia unica nell abbigliamento.» Dr. Gerhard Schwarz, Dialogo con Notenstein, giugno 2013 «In un senso più ampio la proprietà viene scardinata nell Occidente sovraindebitato.» Dr. h.c. Beat Kappeler, Dialogo con Notenstein, aprile 2013 «Gli Stati Uniti sono al verde. Non lo saranno fra 30, 15 o 5 anni. Lo sono adesso.» Prof. Dr. Laurence J. Kotlikoff, Dialogo con Notenstein, febbraio 2013 «Il franco ha contratto con l euro un matrimonio senza convenzione matrimoniale.» Prof. Dr. Thomas Straubhaar, Dialogo con Notenstein, dicembre 2012 «Le opportunità sono straordinarie. La popolazione mondiale continua a crescere e le persone in media vivono sempre più a lungo.» Dr. Severin Schwan, CEO Roche, Dialogo con Notenstein, ottobre 2012 «Verso i consulenti che predicono le evoluzioni di mercato nutro la stessa fiducia che ho nei rinati.» Prof. Dr. Reiner Eichenberger, Dialogo con Notenstein, giugno 2012 «Di fronte al mare di liquidità che le misure di politica monetaria, convenzionali e non, hanno creato, è alto il rischio di bolle.» Prof. Dr. Aymo Brunetti, Dialogo con Notenstein, aprile 2012 SAN GALLO BASILEA BERNA COIRA GINEVRA LOCARNO LOSANNA L UCERNA LUGANO SCIAFFUSA WINTERTHUR ZURIGO

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