Necessità di una strutturazione democratica della politica regionale della Comunità

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1 Direzione e Redaz.: Piazza di Trevi, 86 - ROMA Anno XV - N. 3 - marzo 1967 Spedizione in abbonamento postale - Gruppo III ORGANO MENSILE DELL'ASSOCIAZIONE ITALIANA PER IL CONSIGLIO DEI COMUNI D'EUROPA Necessità di una strutturazione democratica della politica regionale della Comunità I1 presidente dell'aicce Grosso, sindaco di Torino, e il prof. Sporck (Belgio), alla riunione di Otzenhausen (Saar) 1. Premessa fondamentale, ovvia ed indiscutibile, è che una organizzazione democratica dell'europa non può che fondarsi sulle autonomie locali. L'accentramento degli stati nazionali - che purtroppo sembra rioevere una spinta dallo sviluppo dellla tecnica e dalla necessita di interventi pubblici, nella forza di inerzia del processo di ingigantimento deila macchina burocratica statale - contrasta tanto alla formazione effettiva ed efficace di comunità sovranazionali, quanto all'autonomia della vita regionale e locale. Basterebbe constatare che le difficoltà che incontra i1 faticoso cammino dell'europa fanno oggi riscontro a difficoltà che nei vari paasi contrastano lo autonomo sviluppo.della vita dei poteri locali, in senso opposto a quello spirito che vent'anni or sono aveva ispirato le stesse affermazioni costituzionali. Occorre quindi un costante vigile sforzo e spirito combattivo a difesa dell'indissolubile nesso che lega una concezione democratica dell'europa al rispetto delle autonomie regionali e locali; e questo nesso deve essere approfondito nella concrebezza dei problemi e delle strutture. Un punto nevralgico è rappresentato dalla politica di programmazione e sviluppo, che richiede da un lato una visuale ampia che individui gli squilibrii e la politica rivolta a sanarli (il che richiede una politica veramente enropea); e dall'altro lato deve operare sulla base delle polssibiaità di sviluppo regionale, nel rispetto dell'uomo e della libertà, in modo che la politica di svilupplo di Giuseppe Grosso si~a Affettivamente un irnp~l's~o alla vita che nasca dalla vita stessa, non una sovrapposizio'ne coattiva ad essa. Solo una strutturazione,democratica della Co'm,unità Europe~a, demo~craitic~ament~e artioo'lalta ai vari livelli, con intervento diretto dei poteri locali può rispo'ndere a tale esigenza. 2. Poiché nella politi'ca di svi818uippo la dim,msione r:egionale costituisce un momento f~nd~am'ental'e ed ess'enziale, occorre in paiiticolare che esi'sta una organizzaz,io)ne dem,ocratiea a livello re~gio~nale. ha struttura d'ei div'ersi paesi europei in proposito è varia; per esempio nella Germania Occidentale la forma fmederale permette ai Lande.r di svoslg~ere una funzione importante. In 1,tlalia la cos'tituzion'e preve'dse le Regioni, come enti autonomi forniti di un pot,er'e legisliativo in date ma't'erie (nel quadro di principi genlerali fissati da leggi del,lo Stato per ciascuna ma'teria) e di funzio'ni amministrative, Però fi'nora sono st'ate costit#uit8e solo alcunme R,egiolni a statuto spleciale, rnentr'e I,e Regio'ni a statuto o'rdina,rio non hanno anoora avuto att'uazione; pler la programmazione so~no stati provvis~oriament.e colstituiti dei Cornitasti segionali della programmazione, come organi cons'ultivi del Ministero del Bihancio e della Programm~azione, nei quali entrano fra gli alitri i PY'esidenti delle Provincie ed i Sin,daci di taluni Co'muni. In Francia la po'siziosne ed i poteri che anche rispetto all'amministrazione loc.al'e co'nservano i Prefetti, ha posto questi al centro a8nch,e di una individuazione di R'egimoni ai fini della programmazione. Noi insistiamo che se si vuo~l~evi,tare di oadere nel1,a tecnocrazia, cioiè d'i inscorrere n,el pericolo di so-~rapporre una astratta politica di s'viluppo come una camicisa.di forza allsa vita regi'onale, omccome che al 1ivell.o del12 Re~gione corrisponda una esprmsioae.democratica della Ragionse ste~ssa; ove negli o~rdinamenti isiti~tuzio~nali di un paesle non esis8t,a qulesta organizz.azio,ne democratica diretta, a liv'ello regioniale, occ,orrerà che quelsta si formi àttraverso i poberi locali minori (Pro'vince, Comuni) in rno~do 'da trarn'e una vera e propria espressione ~egi'onale unitaria. Verso un'autorità mondiale eficace 78. Questa collaborazione internazionale a vocazione mondiale postula delle istituzioni che la preparino, la coordinino e la reggano, fino a costituire un ordine giuridico universalmente riconosciuto. Di tutto cuore Noi incoraggiamo le organizzazioni che hanno preso in mano questa collaborazione allo sviluppo, e auspichiamo che la loro autorità s'accresca. La vostra vocazione - dicevamo ai rappresentanti delle Nazioni Unite a New York - è di far fraternizzare, non 'già alcuni popoli, ma tutti i popoli... Chi non vede le necessità di arrivare in tal modo progressivamente a instaurare una autorità mondiale in grado d'agire efficacemente sul piano giuridico e politico?». dull'enciclica «De populorur7i progressione proii~oi>endu» di Paolo VI Sarà d'altra parte nsec'essario stabilire l'a posizione di questa o~rganiz,zazio~ne d,emocratica regionalme riguardo agli enti loc'ali minori, in particollare ai c'omuni; la Regione non deve diventarle eslsa s'tes~sa uno s~trumento di accentramsento;,essa dev'e arm'o'nizzare la sua azione colla autonomia loc8al'e; di qui il problema dell'intervento dei comuni e dell'e province sopraitutto nell'attuazione della politi'oa di sviluppo, in m'o'do che i parti'colaris'mi s~i'ano superati n'ella visione unitaria reigio~nal~e, ma questia possa articolarsi nei ;ent8ri mino~ri. Ed a ciò si ricollega pure il prob'lema delle dimeasio~ni dei co~muni, delle dimensioni necessari~e per l'attuazione ldi diversi servizi e l"espli8cazio,ne di diversi compiti di autoaomia ~om~unalle, in partimcolare il problema d~ell'asiso~ciazione dei piccomli comuni, da una parte, dell'attuazione,del &eoent:ramento nelle grandi città, dall'altra pla,rte. 3. Solo sulla base di una strutturazione dernoc~ratica regionale,e locale, e di una part8ecip~azione di essa nella determinlazione ed attuazione!della po1,i'tica.di sviluppo a livello più alto, può co.n~clqirlsi unla struttura demo'crati8c:a eurolpea e quindi una politi'c,a regionale euro'pela.,ciò, in partico,l'are, se si t:iene conto.del fatto che una po'li'tica di :sviluppo richie,de che ai piani,economici si acoolmpagnino pizni territoriali, cio'è unta sistemazione del terri-

2 5 COMUNI D'EUROPA marzo 1967 torio; e questa sistemazione del territorio deve essere articolata attraverso strutture che dal livello più strettamente locale (comunale, provinciale, ecc.), salgano a quello regionale, a quello nazionale ed a quello sovranazionale. Se le necessità ldi colmare gli squilibri richiedono una visione comunitaria sempre più vasta, ed una politica regionale comunitaria europea assume una sua propria chiara fisionomia, questa politica può raggiungere il suo risultato soltanto se la sistemazione territoriale corrispondente è fatta a misura di uomo; e per questo fine occorre il concorso della comunità politica nazionale e sovranazionale e delle comunità locali. La realizzazione concreta di questo concorso importa problemi complessi e talvolta delicati; si può dire che gli organi regionali devono essere consultati per una ipolitica regionale europea, la quale deve essere decisa dagli organi della Comunità Europea con una visuale europea, che non può risolversi nella somma di tanti particolarismi, né nazionali, né locali, ma insieme con una I1 numero di aprile di «Comuni d'europa» sarà completamente dedicato ai rapporti sui 3 temi degli Stati generali di Berlino. chiara prospettiva delle necessità e possibilità di sviluppo delle diverse regioni. Per altro verso l'attuazione della politica regionale europea non può che trovare il suo epicentro nell'organizzazione democratica regionale e locale, la quale a sua volta deve essere indirizzata dai fini della politica a livello europeo e riceveire da questa alcuni fondamentali canoni urbanistici e di sviluppo, che però non devono essere tali da soffocare l'autonomia della vita nella autonomia locale. E' dunque un problema di relazioni che compota tutto un tessuto, ma che pone un'esigenza fondamentale: che a tutti i livelli si esplichi una vita democratica. 4. Oggi le strutture democratiche sono al centro di discussioni, in rapporto a talune difficoltà che sembrano incontrare ed a prospettive di sviluppi o di riforme: i rapporti coi partiti politici, con le organizzazioni di categoria, con lo sviluppo tecnologico, con la opinione pubblica, ed altri aspetti, sono tutti punti nevralgici per questo dibattito che qui non è il luogo di approfondire. Vogliamo però fissare un punto: l'esigenza democratica non può essere soddisfatta da una pura rappresentanza di interessi particolari o di ordini professionali, né di indirizzi tecnologici. Alla base di essa deve stare a tutti i livelli l'assemblea rappresentativa sulla base della rappresentanza popolare integrale nell'ambito territoriale. Le categorie, le espressioni degli interessi, possono recare un contributo attraverso organi consultivi, ma non possono prendere il posto dei vari livelli territoriali di rappresentatività politica: una strutturazione corporativa della società c3n può qualificarsi né formalmente né sostanzialmente come democratica. Prospettando una strutturazione democratica dell'europa noi insistiamo quindi sulla necessità di un Parlamento Europeo, in cui la prima Camera sia espressione di suffragio universale e diretto, mentre una seconda Camera (un Senato) potrebbe essere rappresentativa delle comunità politiche a livello nazionale e regionale. E noi insistiamo pure che a tutti i livelli deve esistere una rappresentatività democratica, e particolarmente perché questa rappresentatività democratica si generalizzi anche a livello regionale, cioè a livello di quella Regione che costituisce una dimensi.7ne essenziale nella politica di sviluppo. Sarebbe infatti un errore credere che la rappresentatività politica popolare-territoriale (a suffragio universale) dovesse giocare solo su territori più vasti (nazionale o sovranazionale: livello dei divesi stati; livello dell'europa) oppure nelle comunità locali minori (comuni, province, ecc.), e fare invece delle regioni piuttosto una dimensione tecnico-economica da trattarsi attraverso commissioni di tecnici o incontri di categorie e di interessi, sia pure nell'ambito regionale. Da quanto abbiamo detto risulta che ciò non implicherebbe la qualifica di democrazia: anzi ciò distruggerebbe la strutturazione democratica per cadere in una tecnocrazia o in un gioco di interessi a dispetto della stessa espressione diretta ed autonoma della vita e delle libertà. 5. Con questa chiara prospettiva di un'europa democratica di cui le autonomie locali costituiscono l'elemento fondamentale di struttura, occorre intanto intensificare i rapporti fra gli organi delle Comunità europee ed i poteri locali, soprattutto per una partecipazione di questi ad una politica regionale della Comunità. In questo campo notevoli passi sono stati compiuti dietro la spinta dell'opera svolta dal Consiglio dei Comuni d'europa, di cui ricordiamo alcuni punti salienti: - Viene anzitutto costituito, ' nell'ambito del Parlamento Europeo, un <C Intergruppo di studio per i problemi locali e regionali», che rappresenta lo strumento centrale destinato ad assicurare le relazioni fra le collettività locali ed il Parlamento Europeo. - Nel 1958, solo un anno dopo la firma dei Trattati di Roma istitutivi del Mercato Comune, la Commissione Economica e Finanziaria del Parlamento Europeo esamina una relazione dell'on. Van Campen sulla <politica economica a lunga scadenza, questioni finanziarie ed investimenti», relazione che già pone alcune direttive fondamentali secondo cui si svilupperà in seguito la politica regionale perseguita dal Mercato Comune. - Nel 1960 il Parlamento Europeo discute ampiamente un importante rapporto presentato dall'on. Bertrand Motte sui «problemi della politica regionale e sulle vie ed i mezzi per l'attuazione di tale politica nell'ambito della Comunità dei Sei». - Nel dicembre 1961 la Commissione Esecutiva del Mercato Comune convoca a Bruxelles la prima Conferenza delle economie regionali, con la partecipazione di esperti governativi; nel corso di questa il prof. Robert Mossé, a nome del Consiglio dei Comuni d'europa, definisce chiaramente il punto di vista delle collettività locali in tema di politica regionale europea a livello comunitario. - Nell'ottobre 1962 la Commissione della Comunità Economica Europea pubblica un <C Memorandum contenente il programma di azione della Comunità durante la seconda tappa», che pone alcuni orientamenti generali di politica regionale nell'ambito di una politica economica vista a lunga scadenza. peraltro senza accenni ai poteri locali. - Nel giugno 1963 viene organizzato a Bruxelles, per iniziativa del Consiglio dei Comuni d'europa e della Commissione della Comunità Economica Europea, un Congresso sulla pianificazione del territorio europeo e la politica regionale. Le conclusioni del Congresso ribadiscono il concetto che i problemi tutti di pianificazione del territorio e della politica regionale sono di competenza primaria degli eletti locali e regionali, in quanto questi sono particolarmente qualificati, in regime democratico, ad esprimere validamente le aspirazioni popolari che devono servire da basi per 'la scelta degli obiettivi da raggiungere, ed inoltre in quanto qualsiasi pclitica economica efficace deve essere perseguita sulla base di un decentramento veramente demo~cratico. - Nel gennaio 1964 la Commissione economico-finanziaria del Parlamento Europeo, chiamata ad esaminare un progetto di relazione preparato dall'on. Birkelbach sulla politica regionale comunitaria, sottopone tale testo, prima di portarlo all'esame del Parlamento Europeo in sessione plenaria, ai rappresentanti del Consiglio dei Comuni d'europa, chiedendo il loro parere in merito alle tesi esposte. La relazione definitiva chiarisce i caratteri essenziali di una politica regionale con~unitaria sulla base degli orientamenti generali dati dal CCE. - La Conferenza sulle economie regionali, svoltasi a Bruxelles nel 1961, aveva dato luogo alla costituzione di tre gruppi di lavoro formati da funzionari ed esperti dei Governi dei sei Paesi interessati. Tali gruppi di lavoro concludono la loro attività nel 1964, presentando alla Commissione della CEE tre rapporti, concernenti rispettivamente: il primo, gli obiettivi e metodi della politica regionale nella Comunità EUropea; il secondo, i problemi delle regioni con strutture industriali antiquate; il terzo, gli strumenti della politica regionale. In tale occasione la Commissione della CEE invita formalmente il Consiglio dei Comuni d'europa a voler esaminare i tre rapporti, ed a far conoscere il proprio punto di vista in merito, con particolare riferimento ai settori della politica regionale, riconosciuti come particolarmente importanti per la collaborazione dei poteri locali. In risposta all'atteso invito il Consiglio dei Comuni d'europa tiene a Torino, nel gennaio 1965, presso la Sede e con l'appoggio della Comunità Europea di Credito COmunale, una riunione degli esperti della CECC e dei Membri della Commissione per la pianificazione territoriale. A conclusione dei lavori di Torino, viene presentato al prof. Marjolin, Vicepresidente della Commissione della CEE, un «Memorandum del CCE relativo alla politica regionale del Mercato Comune», il quale precisa in modo esauriente e sistematico la dottrina.del Consiglio dei Comuni d'europa in merito ad una politica democratica di pianificazione territoriale a livello europeo. (ooatinua a wg. 41

3 marzo 1967 COMUNI D'EUROPA Le elezioni in Francia e Einstein In seguito allo svolgimento del primo turno delle elezioni politiche francesi il Segretario generale della Sezione italiana del Consiglio dei Comuni d'europa, Serafini, ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Non è senza perplessità o addirittura dissenso che chi riesce a guardare con freddezza 'e spirito critico gli eventi internazionali è costretto a giudicare l'atteggiamento di molti uomini politici europei e anche di altre parti del mondo nei riguardi del fenomeno gotllista e le relative scelte collegate alla costruzione dell'ordine internazionale e della pace. «Ancora vivo de Gaulle, i gollisti ricevono poco più di un terzo del suffragio degli elettori francesi, in una campagna che ha avuto chiare manifestazioni di arbitrio da parte dell'esecutivo, che ha visto il maggiore strumento di informazione e di condizionamento dell'opinione pubblica, la TV, usata dal Governo in modo palesamente parafascista, che ha costretto a prendere atto della rottura di ogni regola elettorale da parte del Generale (il quale sarebbe " al di sopra dei partiti" e che quindi è senza dubbio un despota), con interventi di squadristi dell'unr un po' in tutita la Francia, con dilemmi ricattatorii psti a centinaia e migliaia di Comuni - soluzione dei loro problemi condizionata dal Potere in funzione del successo elettorale in ciascuna delle regioni della Francia -. Malgrado questa atmosfera e malgrado le numerose mosse che hanno fatto in tempi anche recenti Governi europei e Governo americano, tali da regalare a de Gaulle una posizione di apparente successo e quindi favorirlo elettoralmente, poco più di un berzo dei francesi - ripetiamo - continua ad appoggiare il regime del Generale. A noi non interessa quindi sapere quel che avverrà dopo i mercanteggiamenti del ballottaggio: del resto le minacce anticostituzionali di de Gaulle, di voler prescindere dal responso delle urne per continuare a svolgere la sua missione (quella dell'axbitro arbitrario, dunque), danno un marchio di illegalità a tutta la campagna elebtorale, a parte il ricordato clima antidemocratico. «In questa situazione gli europeisti che si battono secondo la linea politica del "fronte demccratico eurcpeo" - cui va l'adesione del Consiglio dei Comuni d'europa - non dovranno perdere la calma, perché non si ha con la Francia un puro rapporto diplomatico, ma essa, come pogolo, è impegnata non meno degli altri Paesi eonsociati nella costruzione del Mercato comune europeo: tuttavia non si dovranno neanche avere cedimenti di sorta, non si dovrà giuocare al ribasso, non si dovrà mettere il MEC in frigorifero, si dovrà semmai costringere de Gaulle ad assumersi di fronte al suo Paese la responsabilità storica di uscire - lui - dal Mercato comune. «Quello che più preoccupa in questo momento è la cedevolezza di Governi e Paesi di fronte alla linea del Generale, a cui - non bisogna dimenticarlo - risale in Occidente la responsabilità prima dell'awio alla proliferazione nucleare, della sconfessione ideologica dell'unica vera e positiva novità potlitica di questo dopoguerra - la tendenza cioè alle costruzioni sovranazionali -, il cmtributo fondamentale alla balcanizzazione dell'occidente. Ciò che particolarmente suscita amarezza è l'aiuto incessante e decisivo delllamerica, malgrado tante parole, all'armamemto nucleare gollista e alla sua utilizzabilità (che si va ad aggiungere al proseguimento ingiustificato di concessioni " privilegiate " alla Gran Bretagna). >> Serafini ha ricordato che già nel 1956, quando i gollisti erano al potere in un governo di coalizione della IV Repubblica e Chaban Delmas era Vice-Presidente del Consiglio, egli denunciò alla Paulskirche di Francoforte, durante i I11 Stati generali del CCE, la rinascita del nazionalismo francese, l'inizio delle premesse per la prolife- razione nucleare e l'assoluta incomprensione gollista delle esigenze della costruzione della pace. Dopo la lettera di questi giorni dei fisici italiani sul trattato di non proliferazione nucleare, sarà opportuno ricordare le lucide parole del a testamento spirituale D di Einstein (il messaggio contro la guerra atomica), firmato anche da altri scienziati di fama internazionale: N Questo dunque è il problsema che vi presentiamo, netto, terribile e inevitabile: dobbiamo porre fine alla razza umana oppure l'umanità dovrà rinunciare alla guerra? E' arduo affrontare questa alternativa poiché è così difficile abolire la guerra. L'abolizione della guerra chiederà spiacevoli limitazioni della sovranità nazionale. > Ebbene, de Gaulle è stato ed è il più fiero nemico di ogni e qualsiasi limitazione della sovranità nazionale. Oggi, inoltre, de Gaulle pretende di giuocare contemporaneamente a tutte le ruote, vincendo in ciascuna per le incertezze dei diversi Governi: ha chiesto e attiene la posizione privilegiata dalla Francia in un ristretto club nucleare; si vuole tenere le mani nette dalla firma d~ un trattato per la non proliferazione e non disseminazione nucleare; dà l'unica e reale àncora di salvezza alla politica nazionalista tedesca, ch'e egli ha la vera respmsabilità di &timolare ad ogni occasione. =Un Governo tedesco dovrebbe sapere che mai otterrà la riunificazione del Paese con una posizione nazionalistica e coi buoni uffici di de Gaulle. La riunificazione tedesca, infatti, potrà soltanto avvenire, se avverrà, con la Germania inserita, in posizione minoritaria, in un sistema,europeo democratico e sopranazianale, e.del resto la Germania orientale potrà essere desatellizzata soltanto quando e se 1'Unionse Sovietica, la Polonia, la Cecoslovacchia vedano l'a convenienza di accettare questa gravissima rinuncia in un pacchetto di vasta portata, che prometta simultaneamente garanzie assolute di stabilità e di pacificazioae alle frontiere occidentali delle due ultime e un assetto internazionale dal quale vengano esclusi i pericosli di balcanizzazione (che sono proprio all'origine di ogni proliferazione), fra i quali rientrano anche i fenomeni nazional-comunisti come quello della Romania. Tuttavia l'attuale Governo tedesco, constatando che la politica di Johnson verso l'unione Sovietica, contrariamente a quella di Kennedy, non è un avvicinamento all'unione Sovietica nel quadro di un assetto mondiale che non sia la semplice ratifica delle situazioni costituite, ma è piuttosto un abbastanza cinico rovesciamento delle alleanze, dovuto anche a un tentativo di nuova spartizione delle influenze in Asia, è invogliato, come minor male e anche per l'esigenza di politica interna, che non tollererebbe un momentaneo isolamento della Germania, a ricorrere alla cosiddetta amicizia di de Gaulle e a rilanciare il patto franco-tedesco. «In conclusione, un vegliardo, che guida un regime indubbiamente prossimo alla sua caduta o al suo ridimensionamento, è riuscito e riesce tuttora a far perdere il filo conduttore di tutta la costruzione della pace. Saggiamente sottolineava Nehru a chi proponeva secessioni dai due blocchi per rendere maggioritario il " terzo blocco ", pacifico, dei non allineati, che l'avvenire della pace, anche se i non allineati possono avere un compito di stimolo, non verrà dalle secessioni dai blocchi ma piuttosto da un'articolazione dei blocchi stessi, in cui il potere delle Superpotenze egemoni faccia i conti con le legittime esigenze degli Stati consociati, in vista di una collaborazione fra i blocchi così articolati - ma non balcanizzati -, che dovrà dare l'avvio a un rilancio serio e concreto della Organizzazione delle Nazioni Unite, da dotare - aggiungiamo noi - di poteri reali - se vogliamo seguire L'ammonimento di Emstein -. a Nella prospettiva di una meditata costruzione della pace, per dedurre un corollario, non c'è posto per un "piano Marshall tecnologico" che sia impostato su basi puramente multinazionali, che alimenti - come già purtroppo il primo piano Marshall - una rinnovata anche se effimera indipendenza degli Stati nazionali della tradizione e che prescmda - proprio come vuole la filosofia nazionaiista di de Gaulle - dalle prime realizzazioni sovranazionali che si sono esemplarmente verificate, sostanzialmente dalla Comunità economica europea. «La stessa Unione Sovietica - ha concluso Serafini - dovrà attentamente riflettere sull'utilità di servirsi di de Gaulle a scopi dirompenti dell'unità occidentale, se ciò genera, di rimbalzo, la rinascita e soprattutto le possibilità di manovra del nazionalismo tedesco e quella balcanizzazione internazionale, che è, come abbiamo detto, la vera causa della proliferazione nucleare e dei pericoli di un'apocalisse nucleare e non soltanto nucleare, date le altre minacce di diaboliche forme di guerra, che provengono da branche diverse della tecnologia n. t** Dopo il ballottaggio Serafini ha integrato le sue dichiarazioni, osservando che i termini del problema francese si sono confermati ulteriormente quali si presentavano dopo il primo turno elettorale: a) la larga maggioranza della Francia è ormai contro il gollismo, destinato d'altronde a frantumarsi senza de Gaulle; b) c'è bisogno tuttavia di costruire una maggioranza alternativa di governo (una maggioranza, per

4 4 COMUNI D'EUROPA marzo 1967 quel che ci interessa, demo'cratica ed euro- b) La comunicazione della Commissione pea). democratica prevede anche riunioni di lavoro di Gruppi Che vuol dire, in tali condizioni, N costrindella Comunità Europea di alti funzionari responsabili della politica gere de Gaulle ad assumersi di fronte al regionale nei singoli Stati membri. A tali suo Paese la responsabilità stori'ca di uscigruppi dovrà venire assicurata, caso per caso, (eontinuazio?~e di gag. 2) re - Jui - dal Mercato Comune B? Vuo'l la partecipazione dei rappresentanti delle - Ne81 maggio 1965 la Commissione della regioni interessate, cio'è di membri eletti da dire proporre in Cinque, e pienamente d'ac- CENE presenta al Consiglio dei Ministri della Assemblee regionali. cordo con gli organi del1,e Co'munità euro- Comunità la sua «Prima Comunicazione 1,1 li^ dei comuni d ' si ~ pee, una politica a tendenza sovranazionale, sulla politica regionale della Comunità Ecoche tenga pienamente conto dei ragionevoli batterà pure per la costi~uz~one, all'interno nomica Euro,pea», sulla base dei rapporti della Conferenza Europea dei Poteri Lo'cali, interessi Francia; proporre - e pro- dei gruppi di lavoro sopra citati. Le conclu- agente ne,ll,ambito del consiglio d, ~ ~ ~ piorre apertamente 'e ripetutamente, anche sioni di tale documento tengono largamente di una conferenza dei poteri li li dei sei se senz,a inutili e dannose provoca~io~ni - conto del punto di vista degli amministra- paesi del MEC, rappresentanza che possa quell'a pollitica che si potrebbe presumibil- tori locali in tema di politica regionale, e così essere sistematicamente consultata dagli mente nego'ziare, se l'e spars,e membra del- per la prima volta in un documento ufficiale,,iani della Comunità ~~~~~~i~~ E ~ ~ l'opposizione democratica ed europea fran- del Mercato Comune, le collettività locali e I1 insisterà pure per continuare cese fossero unit.ariamente al po,tere in regionali vengono considerate come aventi pieno diritto di essere consultate ed associate gli studi preparatori destinati a comstituire luo'go.di,de Gaulle. Proporre e ripropo'rre, co,ncretamente alla elaborazione organica di un Ufficio centrale di Documentazione ed.senza stancarsi, perché,l'opinione pubblica e i diversi,centri decisionali della so,cietà una poslitica regionale a livello europeo. Informazione sui Problemi regionali. fran'cese siano indotti via via a reagire - La relazio'ne dell'on. Giovanni Bersani, e) Inoltre l'lntergruppo di studio dei poteri locali sarà invitato a predispomrre propositivam'ente. E'cco uno degli aspetti d'ella presentata nel 1966, introduce il dibattito poste concrete da sottoporre alla Commispolitica di «front,e d,emocratico europeo». del Parlamento Europeo sulla prima comusione Esecutiva del Mercato Comune, allo Frattanto bisogna persuadere gli amici nicazione della Commissione d'ella CEiE sulla scopo di studiare concretamente con gli Stati inglesi a giuo~care in b8ase a considerazioni politica regionale del Mercato Comune, ed membri una procedura avente lo scopo di e non ta,ttiche. Neanch,e ad essi esprime il punto di vista della Commissione Economica e Finanziaria del Parlamento associare in maniera sistematica ai lavori si deb'bono chiedere in:utili e dannos~e prostesso. della Commissione stessa, tutte le personavoc~azioni nei riguardi di de Gaul'le: ma A tal fine nel gennaio 1966 tale Commislità che a livejlo locale e regionale svo'lgono si può chiedere loro di rego'larsi con un sion,e convoca i rappresentanti del CCE, in un ruolo determinante nello sviluppo recriterio che va,da al di là di contin,genti presenza di esponenti della Commissione gionale. preo'ccupazio'ni di ploliti'ca interna. Non ha d'ella CEE e del17alta Autorità della CECA, 6, 11 rico,noscimento del19esigenza della parsenso porre i Cinque di fronte a una scel'ta per avere il loro punto di vista in merito tecipazione dei rappresentanti dei poteri tra Francia e Inghiltserra in una pilospettiva a.tale documento. locali e regio'nali ne,lla definizione della po'- di MEC messo all'asta sottocosto; né vale I1 rapporto Bersani 6 stato approvato al- litica regionale comunitaria, che è ampiala pen'a avere gli inglesi e i fran'cesi in- l'unanimità dal Parlamento Euiopeo in se- mente svolto nella Re,lazione Bmersani, e in si~eme in una Comunità europea rido'tta a duta plenaria 1'8 maggio 1966, ed a ciò è particolare il riconoscimento, che ivi si una zona di libero scambio. Gli inglesi seguita l'a~~rovazione, Pure all'unanimità, di tilova, della funzione di protagornisti che tadd - al pari dmei cinque - deb,bono iniziare un'importante risoluzione in merito. poteri locali assumono nell'elaborazione di un dialomgo come fossse già al postere 11 rapporto Bersani s8egtla una data Par- piani particolari, per zone geografiche più ticolarmente importante nel processo di proin Francia 'un nuovo Governo democratico limitate, costituiscono un punto di partenza gressivo riconoscimento, da parte degli ored eur~peis~ta: presumibilmente faranno così per una azione che deve sempre più approgani ufficiali della CEE e del Parlamento antic'amera qualche tempo, ma contribuifondire tale partecipazione in una struttura- Europeo, del ruolo che i poteri locali Possono zione democratica del17europa, quale abbiamo ranno a "Onfiggere e debbono svolgere nel settore della politica delineato. ed entreranno "l moimen'to 'pportun0 regionale europea, in quanto tale relaz,ione La strutturazione di organi permanenti di Comunità europea a vele spiegate. non solo ricorda tutti i precedenti e le pre- consultazione nei confronti della CEE, sul «Sappiamo - ha co~ntinuato Serafini - messe dei rapporti CE,E-CCE, ma soprattutto modello della Conferenza Europea dei Poche questa vision'e dinamica della coln~giun- vede il problema di un più stretto colloquio teri Locali, costituisce uno dei punti da pertura comunitaria è difficile per tutti; pre- tra il Mercato Comune e le autorità locali feziunarsi (sia pure tenendo presenti le esisuppon,e da parte dei Cinque e dell'inghi1- come «momento essenziale Per realizzare genze di una certa elasticità). terra la più completa buona fede europea Una dimensione veramente umana, democra- 11 perseguimento di una strutturazione de- (e quindi la rinuncia a s,ervirsi del,l'alibi tica e popolare, in questo campo )). mocratica a livela0 regionale nei vari paesi, gdlista); soprattutto ri8esce poc,o compren- Secondo il rapporto Bersani, la CEE deve può essere un obiettivo specifico del C'CE, sibil,e,a chi abbia una visioae dei rappor,ti impostare e svolgere una propria politica anche in rapporto alle stesse organizzazioni intwststuali fra i Paesi interessati ispirata regionale a livello dei problemi concreti dei poteri locali; e così l'approfondimento ai canoni diplomatici tradizionali: ma è la strettamente connessi con la vita delle co- dei rapporti tra dimensione regionale e dimunità locali, se si vuole destare intorno a mensioni dei poteri locali. visio8ne giusta, limpida per coloro che sapquesta politica «il convinto consenso delle L8a battaglia per l'europa da parte dei piano guardare oltre la si,epe 2. popolazioni interessate. comuni d'europa deve ~vo~lgersi su direttive I1 Segretario generale dell'aicce ha con- - programma della Commis- concrete che portino ad una sempre più vacl'uso che: per altro, non ci si può limitare sta integrazione, con accentuazione dei poteri a un accordo a Cinque, a Sei o a sione in materia di politica regionale comdel Parlamento Europeo, in att'esa che si ssette su sole questioni di politica econo- porta diversi aspetti che riguardano da vigiu'nga ad una elezione di questo per sufmica, perché o,rmai o.ccorre provvedere a cin0 le Collettività locali. fragio universale e diretto; che insieme pordisegnare una politica generale per l'europa: a) La ~ ~ proseguirà ~ in co,lla- ~ tino ad una i decisa ed ampia ~ maggior ~ espli- i per esempio, inglesi, italiani e francesi delborazione con gli esperti degli stati membri, cazione e partecipazione delle iutonomie l'opposizione democratica quale politica pengli studi intrapresi i metodi da seguire democraticamente strutturate su livello resano di concordare con gli amici tedeschi gionale e su livello locale. occidmtali sui problemi dei confini orien- per l'elaborazione dei programmi. E' auspitali e della riunifica~ion~e della Germania? cabile ed assolutamente necessario che fra Questa relazione è stata tenuta dal Pre- Bene O male de Gaulle ha esposto il suo questi esperti vengano inclusi anche rappresidente dell'aicce, prof. Giuseppe Grosso, Punto di vista su alcuni grossi problemi: sentanti dei poteri locali, in modo che i sindaco di Torino, al Colloquio poligli possono continuare a tacere metodi scelti tengano effettivamente conto tica regionale europea, svoltosi Tesso la Casa o a procedere ciascuno per conto proprio.. dell'esistenza e del ruolo delle collettività d'europa di Otzenhausen (Saar), nei giorni * * locali. 6-7 e 8 febbraio, nel quadro delle iniziative

5 marzo 1967 COMUNI D'EUROPA 5 sempre più numerose prese dal CCE in collaborazione con le Comunità europee per l'app~ofondimento di specifici aspetti dell'integrazione europea, con particolare riguardo a quelli che toccano più direttamente gti Enti locali. Si è trattato di tre VI11 Stati generali di Berlino giugno 1967 Sollecitazione ai pre-iscritti giorni di interessanti dibattiti, introdotti da una serie di relazioni tenute da alti fun- Le schede (compilate debitamente) dovranno ritornare alla Segreteria delllaicce zionari ed es2erti della CEE e da rappre- (Piazza di Trevi, 86 - Roma) entro il teimine inderogabile del 25 aprile prossimo, data sentanti del CCE: dalle grandi linee diret- ultima concessa dalla Sezione tedesca in considerazione della lentezza delle iscrizioni tive della politica regionale comunitaria si definitive italiane. Le numerosissime pre-iscrizioni non sono state infatti seguite ancora è passati ad esaminare i compiti e le responda una congrua quantità di iscrizioni, nella ovvia ma errata convinzione di molti che sabilità dei Poteri locali in tale settore, con resti tempo per l'invio della scheda. riferimento agli aspetti economici e sociali dell'aménagement du territoire, per poi risalzre nuova,~izcnte alla individuazione degli e1,ementi essenziali ad una regionalizzazione vale Petri) e della Commissione,zconomica 1) attività di formazione, in particolare democratica dzlla Comunità europea e al finanziaria (relatore on. Bersani). professionale, e infrastrutture socio-cultudzalogo, che ne deriva, tra Poteri locali e Questa interdipendenza è sottolineata an- rali; Istituzioni europee (Parlamento ed Esecu- che nel «Progetto di Programma di politica 2) edilizia e piani urbanistici; tivi). a medio termine» presentato nel 1966 dalla Al Colloquio hanno partecipato, oltre al ~ ~ al consiglio. ~ ~ i 3) interventi ~ in favore ~ dei lavoratori i e ~~0.f. Grosso, il ~rof. Mario Arpea, Vice ~utto ciò corrisponde pienamente al prinloro famiglie che si spostano nell'ambito presidente della Provincia de L'Aquila - che cipio sostenuto sempre dal CCE che l'ecodella Comunità Europea e più in generale è stato chiamato a presiedere una deble nomia è al servizio dell?uomo e che in questo attività di servizio sociale negli enti locali; seciute di lavoro -, l'ing. Renato Brugner. senso tutti i fenomeni economici devono es- 4) adattamento dell'organizzazione am- Presidente dell'istituto di studi e sere studiati e loro incidenze ministrativa locale alle esigenze di sviluppo relazioni intercomunali di Lugano, il dotsociali; tuttavia vi sono dei problemi che regionale. tor Luciano Cafagna, assistente del Minimanifestano direttamente la loro constro del Eilancio, il dott. Elio Gizzi, direttore nessione con la vita dell'uomo e di questi capo dzcisione regioni e studi speciali del a) Attività di formazione, in particolare proci occuperemo nel presente rapporto anche Ministero de1l'inte.i-no, e il pubblicista Do- fessionale, e infrastrutture socio-culturali se, come già detto, non è possibile una netta menico Sabella, socio esperto dell'aicce. separazione fra gli aspetti sociali e quelli A proposito delle infrastrutture di forma- La de1egaz;one italiana ha partecipato economici dell'anzénagement du territoire e zione (cioè l'insieme dei mezzi al servizio assai attivamente ai lavori del Convegno della politica regionale. dell'insegnamento generale e dell'istruzione portando la voce e le esperienze di ammiprofessionale di tutti i gradi da cui dipende izistratori locali, di studiosi e di rappresenla qualità del potenziale umano della retanti delle crmministrazioni centrali, che Conseguenze e obbiettivi sociali della poli- gione, sia per ciò che riguarda la manodopera insieme fo~mano la piattaforma indispentica regionale ed i quadri tecnici che gli imprenditori) sabile per iin serio e non settoriale discorso bisogna tener presente alcune considerazioni sulla politica regionale democratica ed ef- I tre gruppi di lavoro creati dalla Com- preliminari. ficace. missione della CEE per studiare i diversi La formazione professionale può essere vi- Pubblichiamo, qui di seguito, anche il testo aspetti di una politica regionale comunitaria della relazione preparata dall'avv. Gian- hanno messo opportunamente in evidenza, sta nelle sue finalità a breve termine (per inserire i giovani direttamente nelle strutfranco Martini, S~gretari0 generale aggiunto che gli squilibri territoriali sono sempre ture produttive o per riqualificare i lavoradell'aicce, sul tema =Alcune iniziative dei caratterizzati da gravi diseconomie relative Poteri locali in materia di politica '. tori adulti) o a lungo termine, soprattutto al fattore umano (insufficienza delle strut- Tale relazione. per la mancata partecipa- ture scolastiche e formative e in vista della creazione di un,unica economia in genezione di Martini al colloquio (dovuta ad europea e di industrie a livello europeo. rale soc~ocu~tura~~, assenza di manodopera ~ndisposizzone) è stata illustrata oralmente Mentre la scuola interviene piuttosto sotto qualificata, emigrazione in massa e impoveda Brugner, che ha anche esposto la neces- il profilo di lungo termine, le imprese e gli rimento conseguente del capitale umano) sità dz istituire un ispettorato scolastico co- enti locali possono intervenire meglio in i~ progresso di una regione è la conmunale per vigilare sul funzionamento della una prospettiva a breve termine. seguenza di un'evoluzione generale e coorscuola primaria. In considerazione di una mobilità profesdinata dell'insieme dei suoi fattori economici sionale e geografica crescente e quindi della e delle sue classi sociali, attraverso una mi- necessità di creare una manodopera polivagliore valorizzazioiie delle sue risorse natu- lente, la formazione professionale di base Alcune iniziative dei Poteri locali in rali ed umane. assumerà sempre maggior importanza. Inolmateria di politica sociale Le condizioni particolari nelle quali si tre, una formazione professionale svolta solo svolge la vita associata hanno ripercussioni nell'ambito dell'azienda rischia di essere Aspetti sociali ed economici della politica (in senso quantitativo e qualitativo) SUIIO limitata e indirizzata ad immediati regionale sviluppo equilibrato non solo delle regioni scopi produttivistici che mettono in secondo sottosviluppate ma anche di quelle caratpiano le esigenze globali del cittadino e l'in- Tra aspetti economici ed aspetti sociali teresse della società alla sua formazione. I terizzate al contrario da una forte concendell'integrazione europea vi è una stretta principi generali di una politica comune di connessione, come è stato sottolineato anche trazione economica. Anche in queste 'One formazione professionale approvata dal Conrecentemente nell'ottava relazione generale Una politica adeguata di aménagement du siglio dei Ministri delle Comunità nel 1963, della ~ommissione della CEE e dai Vicepre- territozre deve tenere in considerazione al- a1 n. 2 parla espressamente di una formasidenti sigg. Marjolin e Levi Sandri e da cuni problemi di carattere non soltanto eco- zione professionale adeguata tale da permetmembri dell'alta Autorità della CECA. Non nomico ma anche sociale e considerare i costi tere uno sviluppo armonioso della personasi può perseguire una politica di produttività sociali delle zone di coi;centrazione. liti. Da ciò deriva un ampio campo di azione senza un'ardita politica sociale né stru- per le collettività locali in tale settore. mentalizzare quest'ultima al servizio della E' evidente che i grandi orientamenti della prima. L'azione dei poteri locali formazione professionale (che è strettamente La stessa «Prima comunicazione della legata alle prospettive programmate di svi- Commissione della CEE sulla politica regio- I settori nei quali dei poteri locali luppo delle società) spettano a tutta la COI- naie >> ha fatto oggetto di due notevoli rela- P U ~ svolgersi con incidenze più dirette sugli lettiviti nazionale e ai poteri che la rapzioni dinanzi al Parlamento europeo a nome aspetti sociali della politica regionale solno i presentano, ma gli enti locali se ne dovranno della Commissione sociale (relatore onore- seguenti. occupare in quegli aspetti in cui essa si

6 COMUNI D'EUROPA marzo 1967 intreccia più profondamente con la realtà locale. Spetterà così agli enti locali (specialmente a livello intercomunale e regionale) il compito di accertare i fabbisogni nel campo della formazione professionale sulla base di rilevazioni socio-economiche e secondo le prospettive di sviluppo, di determinare i tempi di attuazione dei programmi di formazione professionale e di coordinare le varie iniziative in tale settore. Importante sarebbe anche precisare i rapporti tra gli enti locali ed alcuni istituti che a livello nazionale si occupano della formazione professio~nale, i quali potrebbero avere il compito di fornire animatori specializzati particolarmente utili quando in una certa regione si verifichino chiusure di imprese e quindi esigenze di riconversione industriale e di riadattamento di manodopera. I1 Fondo sociale europeo, se opportunamente potenziato nei suoi mezzi e nei suoi settori di intervento potrà costituire, più che per il passato, uno strumento comunitario assai efficace. Nel campo più generale delle infrastrutture socio-culturali l'ente locale non può limitarsi soltanto alla funzione di mecenate che incoraggia le iniziative culturali spontanee né a quella di passivo organizzatore di servizi e fornitore di infrastrutture. Se è vero che lo sviluppo di una regione è sotto tanti aspetti condizionato dall'attività degli animatori regionali (di cui parla anche la prima comunicazione della Commissione della CEE sulla politica regionale) e dal miglioramento della qualità della vita associata, l'ente locale può costituire la dimensione ottimale per tentare una concreta mediazione fra strati diversi di cittadini portatori di differenti valori culturali. L'ente locale inoltre potrà svolgere utili funzioni di coordinainento delle iniziative culturali pubbliche e private a livello regionale e provinciale, e - in un grande centro urbano - nei confronti delle varie unità amministrative che ne fanno parte. L'ente locale dovrà inoltre curare i rapporti con i vari centri autonomi di intervento nella ~ealtà locale e coesistenti sul medesimo territorio (scuole, fabbriche) in modj da elaborare programmi di sviluppo culturale non settoriale. Spesso l'installazione di una grande industria nel territorio di un comune porta a pesanti ripercussioni nei vari settori della vita sociale e culturale locale e può condizionare, di fatto, molto di più del controllo dei poteri centrali, la vita della collettività. Gli amministratori locali debbono approfondire sempre più la conoscenza della realtà socio-economica, presupposto per una seria azione di sviluppo materiale e culturale. Gli stessi uffici studi degli mti locali non devono essere però concepiti solo come una risposta alle esigenze di razionalizzazione della produzione ma anche come strumenti per un collegamento organico tra gli operatori culturali (educatori, insegnanti, bibliotecari, assistenti sociali) al fine di attuare ricerche collettive sulla realtà locale. Gli uffici studi ed analoghe iniziative di ricerca devow permettere all'ente locale di affiancare agli esperti, spesso estranei alla realtà locale, gruppi culturali locali che mediante questa collaborazione possono autoqualificarsi e divenire centri attivi di animazione e di iniziative culturali in una determinata area territoriale. Nelle strutture socio-culturali vanno comprese anche le attività ricreative. Ciò assume un rilievo particolare nelle regioni meno sviluppate caratterizzate da forte emigrazione perché in queste si manifesta la tendenza all'aumento della quota della popolazione in condizione non professionale, cioè dei consumatori rispetto ai produttori; si accrescono così anche i consumatori passivi rispetto ai produttori-consumatori di iniziative non commerciali di tempo libero. Questa tendenza va contrastata mediante una efficace azione culturale e ricreativa alla quale l'ente locale può collaborare notevolmente. b) Edilizia e piani urbanistici L'attività degli enti locali nel campo dell'edilizia può essere vista sotto due aspetti entrambi carichi di conseguenze sociali. I1 primo aspetto si ricollega ai problemi della libera circolazione del lavoratore, la cui situazione sociale può essere più o meno soddisfacente proprio secondo la possibilità di trovare nel paese di accoglienza un alloggio adatto per sé e la famiglia. Sotto questo profilo saranno benvenuti tutti gli sforzi che le Comunità europee potranno fare per favorire la costruzione di alloggi sociali; altrettanto utile potrà essere il Fondo sociale europeo se saranno approvate le modifiche che prevedono anche una sua utilizzazione nel settore degli alloggi per lavoratori emigranti. L'altro aspetto dell'intervento degli enti locali nel campo degli alloggi si ricollega invece alla politica urbanistica intesa nel senso più ampio del termine e può condizionare in senso positivo o negativo l'equilibrato sviluppo della vita associata nei rapporti tra luoghi di abitazione, di lavoro e di svago. Iniziative locali di costruzione di nuovi alloggi possono portare risultati soddisfacenti o dannosi e collaborare quindì allo seluppo o alla decadenza di una data comunità locale secondo che esse siano inquadrate o no in razionali piani di aménagement du territoire. C) Interventi in favore dei lavoratori e loro famiglie che si spostano nell'ambito della Comunità europea e più in generale attività di servizio sociale negli enti locali La libera circolazione dei lavoratori pone problemi non soltanto giuridici ed economici ma anche sociali. La divisione delle famiglie, il mutamento di ambiente, l'ignoranza della lingua e degli usi del paese di accoglienza, le diverse condizioni di lavoro, le difficoltà di adattamento e di integrazione e i conflitti sociali che ne derivano, spesso il diverso livello di cultura generale e di formazione professionale creano gravi difficoltà di ordine sociale ai lavoratori che si spostano dal loro paese di origine. Anche in questo campo gli enti locali possono svolgere una utile attività sia nel paese di partenza sia di quello di arrivo dei lavoratori. Nel primo caso essi potranno favorire i contatti tra il lavoratore all'estero e i membri della famiglia, assistere questi ultimi nei momenti di maggior necessità, contribuire all'informazione di coloro che si spostano e al miglioramento della loro formazione professionale, facilitare il contatto con il nuovo ambiente mediante la conoscenza almeno degli elementi fondamentali della lingua del paese di arrivo, creare rapporti più stretti con la collettività locale di acco- glimento mediante gemellaggi, ecc. Gli amministratori locali del comune di arrivo potranno invece facilitare la riunione delle famiglie mediante un alloggio adeguato, creare servizi sociali di accoglienza per i lavoratori che arrivano, promuovere corsi d'informazione e di insegnamento della lingua, creare scuole apposite per i figli degli immigrati, costituire comitati misti delle varie forze ed organizzazioni economiche, sociali e culturali locali con la partecipazione di rappresentanti dei lavoratori immigrati per facilitare l'adattamento e l'integrazione e la promozione sociale di questi ultimi, semplificare le formalità amministrative ecc. I1 CCE si rallegra che la Commissione della CEE abbia già riconosciuto l'importanza del ruolo dei poteri locali in questo campo e auspica una collaborazione sempre più stretta con i servizi delle Comunità che si occupano di tale servizio. d) Adattamento dell'organizzazione amministrativa locale alle esigenze di sviluppo regionale Evidentemente il problema dell'adeguamento delle strutture amministrative locali alle esigenze della politica regionale non tocca soltanto gli aspetti sociali sopra richiamati. Esso è un problema di fondo e giustamente il terzo Gruppo di lavoro costituito dalla Commissione della CEE per i problemi di politica regionale ha dedicato un'ampia parte del suo rapporto a questo problema. Se ce ne occupiamo anche qui, la ragione è che sia sul piano della formazione e della cultura, sia su quello dell'edilizia e dei piani di aménagement, sia per iniziative riguardanti la libera circolazione di lavoratori e l'assistenza, la dimensione comunale appare sempre più frequentemente inadeguata a risolvere i problemi. Ciò non significa diminuire l'importanza e il profondo significato della collettività comunale ma riconoscere francamente che sono necessarie nuove forme di collaborazione intercomunale, talvolta nuovi enti a carattere provinciale e regionale, nuovi strumenti di attività amrninistrativa, un maggior coordinamento orizzontale e verticale dell'attività amministrativa, maggiori mezzi finanziari per le amministrazioni locali. I1 programma di politica a medio termine presentato dalla Commissione della CEE al Consiglio invita le autorità centrali a fare in modo che gli enti locali non incontrino difficoltà, nelle spese che sono essenziali nel quadro della politica economica a medio termine e della politica congiunturale: questo invito deve trovare applicazione non soltanto per le spese di investimento, di immediata redditività economica, ma anche per quelle che riguardano settori con redditività sociale. Se gli amministratori locali sapranno sempre più attuare la loro politica finanziaria nel quadro della finanza pubblica e se i poteri centrali sapranno sostituire ad una frequente diffidenza verso i poteri locali un clima di collaborazione istituzionalizzata, se entrambi tali poteri (locali e centrali) sapranno inquadrare la loro attività nelle prospettive di una politica a medio termine comunitaria, la politica regionale, nei suoi aspetti economici e sociali, potrà più facilmente produrre effetti di progresso equilibrato e continuo.

7 marzo 1967 COMUNI D'EUROPA 7 Cronaca delle Assemblee europee di Andrea Chiti-Batelli La Gran Bretagna ne!l Mercato Comune? 1. - I1 discorso del Premier britannico all'assemblea Consultiva All'Assemblea Consultiva del Consiglio d'europa, all'apertura della sessione di gennaio, folla di pubblico e di stampa da grandi, anzi grandissime occasioni, per il discorso di Wilson, venuto a Strasburgo prima di recarsi a Parigi, per cominciare il suo giro delle capitali dei Sei. (Alla rovescia di Churchill - è stato osservato da qualche spiritoso commentatore d'oltre Manica - il Premier laburista si interessa di Europa quand'è al governo, e se ne disinteressa quand'è all'opposizione: è già un progresso). La Gran Bretagna, ha detto Wilson, è pronta ad accettare il Trattato di Roma e ad entrare nel Mercato Comune, rispettandone lealmente le clausole. Certo, si dovranno negoziare una adeguata partecipazione britannica alle varie Istituzioni e risolvere problemi gravi, come quello del finanziamento dell'agricoltura comunitaria, tenendo conto dell'ingresso di un paese, come la Gran Bretagna, larga importatrice di prodotti alimentari. Ma il Trattato in se stesso, ha proseguito il Premier britannico, non costituisce un ostacolo, ed io spero che i negoziati in corso abbiano buon esito, consentendo alla Gran Bretagna di portare, in una nuova Comunità allargata e rafforzata, il peso del suo potenziale economico e soprattutto della sua capacità scientifica e tecnologica. Questa nuova Comunità dovra parlare da pari a pari con l'alleata America. Nessuno, certo, può dubitare della fedeltà britannica verso la NATO e verso l'alleanza Atlantica. Ma questa fedeltà non deve significare sudditanza, né creazione di un'economia in cui l'europa sia con~pletamente dipendente dagli Stati Uniti in tutti i settori di punta - dall'elettronica, all'energia nucleare, agli aerei supersonici - che devono, all'origine, i loro attuali progressi oltre Atlantico agli sforzi ed alla genialità della scienza europea, alla quale deve essere di nuovo assicurato il posto che le compete. E Wilson ha concluso ricordando quanto un'europa unita potrebbe fare per vincere la miseria e il sottosviluppo del Terzo mondo. Era la prima volta che un Premier britannico si recava a Strasburgo, per sottolineare ancora ciò che Wilson, nel corso del suo intervento ed altrove, ha più volte ripetuto: e cioè che we mean business («questa volta facciamo sul serio D) e a se falliremo ancora, questa volta non sarà colpa nostra (col che sembra ammettersi, notiamolo per inciso, che l'altra volta, con Mac Millan, fu colpa loro): e il fatto aveva dunque un'importanza particolare, anche se le idee espresse dal primo cittadino britannico non erano nuove, e si potevano e si possono in gran parte ritrovare, ira l'altro, nella rela- Wilson a Strasburgo zione sull'argomento presentata nel novembre scorso all'assemble~a dell'unione Europea Occidentale dal liberale lord Gladwyn (l), e di cui pure terremo largo conto nelle considerazioni che seguono. Ma è prcprio vero che questa volta le cose sono così diverse dalla prima? O non è vero piuttosto, come ha scritto il. New Statesman B del 18 novembre (la), che si assiste a un vecchio film rifatto con nuolvi attori? 0, come ha detto la stessa rivista con un'immagine tratta da Swift, non si devie dire che studiare ed esaminare attentamente un uovo sodo non significa ancora esser decisi a mangiarlo? (2) Non si tratta insomma - per dirla coin l'«economist n (3) - di semplici esplorazioni preliminari, di talks about talks? La stampa inglese è nella sua grande maggioranza dell'opinione delle due autorevoli riviste citatie. Perché? 2. - Obiezioni ormai superate.. Non certo - ecco un gran cambiamento rispetto a quattro anni fa - in ragione del oarattere r sovranazionale D dei Trattati di Ro'ma. Tale carattere - sempre assai più apparente che reale - è stato ad ogni motdo talmente attenuato dalla Francia (con la passiva acquiescenza degli altri cinque) che esso non è più addotto in Gran Bretagna, non diciamo come argomento, ma nemmeno com,e pretesto contro una jull membership - anzi, si rimprovera semmai a Wilson, come hanno fatto lo K Spectator D e lord Gladwyn, di non essere stato abbastanza abile da dichiarare fin dall'inizio di accettare senz'altro il trattato così com'è, gettando subito a mare, come zavorra inutile, le famose cinque condizicni che ancora ieri l'altro sembravano intoccabili, e prendendo così in contropiede de Gaulle, o uno degli argo- menti di de Gaulle. Perché la fantomatica sovranazionalità della CEE non faccia ormai più alcuna paura lo ha detto incidentalmente lo stesso Wilson a Strasburgo:,, I1 Trattato in se stesso non costituisce per noi un ostacolo.... Noi abbiamo avuto infatti il vantaggio, nei dieci anni trascorsi dalla sua firma, di poterne studiare non solo il testo, ma anche the way in whiclz it is operating 11. I1 vecchio riflesso britannico ostile a formule prefederali che potrebbero minacciare a lungo termine la sovranità nazionale - ha commentato Le Figuro - non appare nemmeno più nella discussione, da quando l'azione della diplomazia francese nel 1965 a Bruxelles ha mostrato che gl'intcressi nazionali potevano, se necessario. affermarsi con vigore nel sistema istituzionale comunitario 11 (4). E' il meno che si possa dire: e proprio per questo le famose cinque conclizioni elaborate da Gaitskell (autonomia toltale in politica esteria; autonomia nella politica di piano; mantenimeiito di una po'litica agricola basata sui dejiciency payments: rispetto degli impegni derivanti dall'appartenenza all'efta; difesa dei vincoli con il Commonwealth) appiaiono in gran parte cladute. Le ragioni che possono far esitare la Gran Blretagna non stanno nemmeno più in quello che sembrava - e non era - un ostacolo, e cioè nel diverso sistema di finanziamento dell'agricoltura e nel problema delle importazioni dal Commonwealth. Quanto al primo punto, i commentatori britannici sembrano dar ragione a quanto, riassumendo!i tutti, ha scritto recentemente la Westmi~lster Bank Review (5): e cioè che un periodo di adattamento di quattro o cinque anni potrà,dare piena sod- di~fazion~e alla Gran Bretagna e tutelare gl'interessi tanto dei suoi produttori coma dei suoi consumatori; mentre il governo inglese potrà utilmente operare dopo il suo ingresso nel MEC - è una giusta osservazione di lord Gladwyn nella sua relazione all'ueo - per una mo,difica dell'assurda politica protezionistica attualmente adottata dalla CEE in materia di agricoltura su impulso della Francia, e che serve sollo ben definiti interessi di produttori, a beneficio di una politica più aperta e razionale, che constenta largo accesso ai prodotti agricoli dei Paesi sottosviluppabi, concentrando la produzione agricola europea nei settori della carne e dei legumi. E chi sa se, in quest'ordine d'idee - è ancora lord Gladwyn che parla -, non finirà per apparir preferibile, nell'interesse generale dell'europa, conservare per certi prodotti il sistema di protezione diretta, e in ispecie per quelli di cui l'europa resterebbe grande importatrice B). Quanto al secondo punto, come ha spiritosamente osservato nel Monde diplomatique W. Horsfall Carter (6), il problema delle importazioni dal Commonwealth si è ridotto a quello del blurro neo-zelandese: un problema, per le sue dimensioni rido~tte, di non difficile soluzione. Più seriamente un attento studioso britannico dei problemi del Mercato comune, John 1,ambert (i'), ha affermato che la Gran Bretagna ha ormai raggiunto la consapevolezza cc che il Commonwealth non è, in termini economici e politici, un sostituto o un'alternativa allleuropa. Sotto il profilo economico il commercio inglese con l'europa è in continuo e rapido aumento, il Canadi si volge sempre più verso gli Stati Uniti e l'australia è sempre più attratta dagli USA e dall'estremo Oriente, e in special modo dal Giappone n. E Noi non abbiamo il diritto di tradire i nostri amici del Commonwealth per vendere lavatrici a Ilusseldorf!, esclamava Wilson nel 1961; ma oggi, il problema è proprio quello di vendere a Dtisseldorf p, ha commentato L'Express (8) nel suo ultimo numero di gennaio. E anche dal punto di vista plolitico - proseguono tanto il Lambert quanto l'ebdomadario francese - gli ultimi tre anni hanno

8 8 COMUNI D'EUROPA marzo 1967 rotto l'illusione che il Commmw~ealth sia un'unilà omogenea: dal caso della Rodesia alla mediazione sovietica nel conflitto indo-pakistano, all'adesione della Nigeria alla CEE, tutto dimostra - è sempre il Lambert che parla - che i paesi del Commonwealth possono e vogliono agire indipendentemente dalla ' nazione pilota ' e nuove perplessitd: a) la funzione internazionale della sterlina Le ragioni vere che fanno ancopa, non dirò dubitare, ma restar perpllessi sull'improvvisa conversione europea dei Britannici sono tre, una di ordine politico, una di ordine militare, la terza di carattere monetario ed economico. Esse possono così brevemente riassumersi. mente continentali. Anzitutto sul piano di- tare (rinuncia a una politica di presenza in Asia e ad est di Suez). In secondo luogo sul piano politico: abbandono dei sogni residui sulla possibiliità di fare da consigliere illuminato B di un'america della quale la Gran Bnetagna, così com'è, non pub essere invece che un passivo satellite. Infine e soprattutto, sul terreno economico e monetario: abbandonando l'illusione di un'efta che non è mai sbata vitale, e che ora a dà segni elvidenti di disintegrazione» (9) oltreché, da sempre, di N inadeguatezza (10); rinunciando alla funzione della sterlina moneita di riserva mondiale (funzione difficile oggi anche per una moneta come il dollaro, che ha dietro di se i1 potenziale eccnomico americano) (Il), accettando la formazione progressiva di una moneta europea che la soistituisca in questa funzione. Omnis determinatio est negatio; o, come SJ direbbe in francese, chozsir c'est sacrifier E' facile far citazioni dalla stampa bri- Da esso traspare l'illusione - anche se l'autore non manca, a tratti, di mettere in guardia contro di essa - che l'entrata nel Mercato Comune, lungi dall'essere un'occasione e una nagione per ripensare compiletarnente la poilitic~a monetaria inglese, e ridimensionarla da mondiale a europea, plossa invece essere un mezzo per sostituire l'aiuto americano alla sterlina con l'aiuto europeo, grazie all'invocazione delle clausole, prleviste nel Trattato di Roma, di sostegno e di mutuo soccorso; e magari per fare, in piccolo, quello che gli Stati Uniti fanno in grande: riacquistare col denaro europleo prestato dagli Stati del MEC ditte e industrie di quegli stessi Paesi. E non è senza significato che anche il leader, fino a pochi giorni fa, del Partito liberale, J O Grimmond, sembri attribuire quasi solo a una fisima francese la messa in discussione della funzione mondiale della sterlina (14); e che anzi lo stesso Wilson, per dirla ancora coen un commentatore bnitannico, Aderire al Mercato comlune - anc~he tannica più recenbe e più influent'e. L1 pro- C C persista a considerare la sterlina come una sirondato di tutta la so~vranazi~o~nalità sul blema del «ridimensio'nameln'to n sopra in- unità di riserva destinata a mantenere questa terrieno economico, e anch8e amputato di dicato, relativamente alla sterlina, è stato sua funzione, no'n sembrando nemmeno dubitare che l'ingresso britannico nel MEC possa tutte le propaggini e implicazioni po~li~tiche, chiaramente suggerito dall'economist (12) far perdere a Londra la sua posizione di centro che d,e Gaulle h'a messo a tacere per un (a vi so'no serie ragioni pe,r chiedersi se sia di compensazione rispetto a certi grandi Paesi t,empo in,definito - signifi'ca per la Gran possibile entrar in una comunità di libero COmmOnwealth* (l5). Bret,agna pren,der coscitenza di ciò che i scambio senza possibili restrizioni int8erne e Pa,esi continentali hanno compresso venticin- continuare al tempo st,esso a operare come Solo 10 Spectator del 28 gennaio dice coln que anni fa con la disfatta (e la Francia uno d~ei due banchieri mcndiali che pre~~tan~o che per entrane ne'1 M'ercat0 COulteriormente con gli episodi ind'ocinese a breve termine») e dal New Statesman del mune' per evit'ar'e rischi di sivi nell'a bilancisa di pagamenti, per risae 'algerino, e no8n08stante l'alb'agia go,lsli- 18 novem,b,re («per la sterlina siamo ora nare davvero l'economia britannica, è necessta 'della force de frappe n): prender co- totalmente dipendenti d8all'appo.ggio amerisaria la rinunzia alla funzione di banchi)er,e scienza cioè e accettare irseversibilment'e una cano»): anche se la c!onvinzione di unma permo,ndial,e a medio termine ed è, soprattutto, sua ddinitiva riduzione da potenza inter- durante funzione mondiale della moneta in- necessaria una svalut,azion,e della sterlina, nazionale e di primo piano e con interessi glese è lun,gi dall'es,ser del tutto scossa, com8e analoga a quella che il regimse go~llista at,tuò mo'ndiali prevalentemente extra-europei a dimo,stra ad esempio un articolo apparso n~el- qu,asi dieci anni f'a in Francia: ed aggiunge potenza inberm,edia con legami prevalente- l'autorevo~le The Banker (13). anzi ch'e proprio questo, dei problemi monetari - e non più, come quattro anni fa id problema della difesa e dell'armamen,t,o nucleare - ì! il punto decisivo per valutare la sincerità, e soprattutto la profondità dellla vocazione eurolpeta de~lla Gran Bretag,na (10) (15a). E pochi altri si poilgono il problema della sterlina in qu'ella coraggiosa prospettiva europea - 1.a sala valida - che fece dire una volta a De Gasperi, come a Ludwig Dehio, che «per far l'europa è molto più necessario distruggere che costruire» b) il «ridimensionamento» della politica militare A -.. pontante v si vince sempre (1.) e sempre di P" I1 problema di un analogo K ridimtensionamento cont~in~entalie» della politica militare è stato trattato in due eccellenti,articoli di M. Chichester (16), in clui l'autore m~ette in luc'e quali profonde modifiche della mentalità e d'elle ~onc~ezioni ~trat~egiche britanniche implicherebbe la rin~unzia t,otal~e - a sua (e nostro) avvi'so premessa necessaria per una piena accettazio~ne de1,la funzio'ne euro~pea 'della Gran Bretagna - a una presenza m~ilitare inglese.ad est di S'uez, cloa la conseguente accettazione di un vuoto di potere fra Aden e Hong Kong che è stato per tanto tempo the dread of Western military planners». Più brevetmente il ATew Statesmen ha detto la stessa co,sa (2); e già prima, e ancor più drasticamente e ironicamente, l'aveva detto lo spectator, in un articoio parti~oiarment~e imdel 7 ottobre scorso (17).

9 marzo 1967 COMUNI D'EUROPA ~~i è stato ancora L'Express a rias,sumere connessione dei settori di punta cai progrlam- verso l'eat'erno, di quelle consentite dalle più,efficacemente di o,gni a,ltro il pensier,~ m,i militarsi r'ende teorici i piani britanni'ci fragili impalcature comunitarie. E si può dei giornali inglesi sopra citati: di comunità becnolagica - altrettanto dilet- quindi ragionevolmente sperare, in questa tantescki quanto lo son,o, pw al,t,ro verso, prospettiva, che il pensiero federalista, l'idea,, Né nel Medio Oriente né nel Golfo Persico -- Aden sta per essere abbandonata - gli quelli italiansi di «P'iano Mar,shall tecno'lo- genuina degli St.ati Uniti d'europa e di uno americani possono più contare sui britannici gico s - senza un pro~grarnmi di difesa Stato federale e8uro'peo - morta sul contiper condivider? la responsabilità e il costo di comune. E' as.sur:do - ha det,t,o a S,trasburgo nente 'persino in seno ai movimenti fedeun eventuale mantenimento dell'ordine. Quanto anche Lo8rd Gladwyn - pen,s;are ad es8em- ral'isti, sempre più anemici e sempre più a Singapore, si considera ormai a Washington che gl,inglesi vi resteranno solo provvisoria^ pio a un programma spaziale europeo senza inclini a ingloriosi compromessi - rinas'ca mente e che essi non vogliano né possano una,dif'esta comune europea. nel paese che venticinque anni fa, durante prender parte alla difesa del Sud-Est asiatico. gli anni b,u~i deslla guerra, ne era st,ato la Risultato: Wilson durante i suoi recenti viagculla, col1 movimento K Federa1 Union» - e gi a Washington non è stato ricevuto né meglio né peggio del Cancelliere tedesco o del Pre L'opinione- pubblica britannica la rivista News e le pubblicasidente del Pakistan. IIa avuto diritto ad alsi muove... zioni che intorno ad esso erano fiorite (26). trettanti riguardi, cioè ad altrettanto poca considerazione. I1 famoso ' statuto privilegiato ' di cui godevano, a Washington, i governanti b'ritannici non è più che se non un mito privo Di tutte queste comsme l'intellighentsia poli- tica britannica, n,08n diremo che è co~sciente, ma la classe politica inglese di realtà D (8). ma co'mincia a divenir closci'ente: e lo stesso non ancora abbastanza può dirsi per glli operato'ri economici (non 11 pro~blema - di un'importanza capitaè senz,a signifi'cato, rileva un c~omment.afoae le - sii presenta esattamentle s,ott.o la stessa D, que,st,o però a credere che hic et nunc francese, che non sia stato poss~ibile trovare forma d'i quello ecmsmic~o: come in quel quello stesso go,verno compost,o da uo,m,ini due hdustriali britannici os,t,ili all'ingresso che campo si trattava di scegli'ere stati fino a ieri i rappresentanti D, per adoal Merc8ato Comune da po'rt'are alla B.B.G. prare le parole di T. M. de la Gorce (181, di un pi,cco~lo so,pialismo reaz,ionario,e autar- Per un dib'attito tel,evisivo) (20). Ne fann'o chico, che no,n so]o ha se,mpre combattuto una politica economica che permett'a di fede gli studi particolareg,giati che so'no s8tati adempiere alle condizioni indispensabili all'inl'ad,esione britannica ad organismi sovraintrapresi: in connessio,ne con l'iniziativa,del dipendenza politica x abbandonando quella at- nazi'onali, ma ha cerca,to ccn ogni mezzo tuale che. aliena deliberatamente tale indipen- Wi1son3 co'nseguenze di impedire la loro re'alizzazicne anche fra denza del paese a beneficio di un determinato miche per la Gran Bretagna, 'e Per i singo'li gli altri (27), ci corr,e, I] voltafaccia di Wilso,n sistema economico e finanziario (la cui efficacia, rami della sua econom'i'a, derivantli da un è manifestamente dovuto alla rapida cadu,ta d'altra parte, è tutt'altro che evidente) 3, even~tlu~ale ingresso nel Mercato Comune (21). de,lle illusioni - a dii. vero piuttosto me- Ne fanno fede la convinzione sempre più qui si tratta di rinunziare ad un appotgschine - che avevano presieduto costidiffusa, e sempre più esplicitamente affer- tuzi,one del,suo governo, gio politica che,qualmatta nella stampa pollitica, che, per dirla do, che gli stessi Stati Uniti riconoscono orche,isura di a,,strrity - qualche restrizione a,cora con l,, spectator, per,la G~~~ B~,~mai al credito, qualche ostaco~lo alle importazioni, del tutto inefficiente, e che quindi i,agna vi è una soia ai,tern'ativa alìleuropa, il blo,cco dei salari (a un miscugl,io di,aspinon presenta alcun vantaggio né contropartita ed è ancora l'europa (22) - a meno che,ina e di buone parole D ha comm,entato politica, posizioni e basi, 'e essa no'n voglia C 'divenir, nelle migliori del- L ' E ~ ~ avrebbe ~ ~ ~ ridato ~ ~ all.economia ) esse e ormai irri- Le ipotes.i, un'i,sola oscura sotto prot'etto~rato britanni,ca le prospet,tive,di una volta (281, mediabilmente sup,erat'e: e si richiederà an- statunitense D (23) -, secondo una te'sli già alla sterlina di nuovo la sua F,osizione,e che qui a - che, come ancora anticipata quindici anni fa.da Twentieth il suo,prestigio i,nternazion,ale, al paese la T. M. de La GOrcel definiva se stes'soy fino Century in piena discus~sio~n~e sulla CED (il a qualche anno fa, un e i1 peso, n,ei del19herica, K East of Suez man n - che conferma, notiamolo di sfuggita, che solo che invece non ha più. L'alternativa euro,pea di un e più ed procedendo avanti e non cedendo alle essi- ha dunque per wilson wgnificato avente altrettanto più s'apor di fo'rte a'gru- taz,ioni inglesi, i continent'a~li Fo,ssc,no8 sus,ciquanto quello di andar a ven'depe laa quello che ha per de Gaulle, com,e tar~e in Gran Bretagna unta presa di co'- vatrici a Du's,seldorf (19)'. ha visto, con mo,lta chiarezza, ~~h~ scienza europea) (24). b'ert (29): cercare nell'unificazicne economi'ca Ne fanno fede infine, e sopratt~t~to, le un,appoggio per una maggiork indipendenza 5. - C) il ((ridimensionamento» politico opere - numerose, serie ed informat'e - politica nazionale; che è untaltra meschina che si sono m~ltipli'cat~e in questi u,ltimi illusiune, anzi la s,t,essa illusione. Nessuno Co'n ciò abbiamo già tratto, almeno nelle anni in Inghi,ltmra inf~rno al ~roble'ma lo ha chiarito meglio dell'ex diplomatico grandi linee, la morale po'litica di queste d'"l'l'unità europea, e alla ne'clessità della britannico W. I-Iorsfal] Carter, in un articon~siderazioni economiche e str,ategich.e: ~'0- Gran Bretagna di parteaipare athivamente colo che ab~biamo già avuto occasione.di me si incaricano di fare, nei particolarii, 10 ad,essa (25). cistare (6). Spectator e l'ex diplomatico W. Horsf'all Quan'do un Processo di maturazione, Se dunque l'alternativa fosse quella di Carter,dall'altro- entrambi f'orse più gol- fra qualche anno, sarà pliù completo ('e un ingresso immediato della Gran Bretagna listi del ne~cessario (6) (10) (17) -. Se tanto 1'e;s'ser rimasti fuo'ri del Mercato Comunle, nel Mercato Co,mune, quella di un sì o un la politica della stei-lina come quellla militare notiamolo incildeatalment~e, ha piu~tto~sto co8n- no da pronunciare sub~ito, e con co~nseguenze condoctte finora hanno re,sa necess,aria una tribuito ad a'welerarlo che non a fren.arlo~), i~~tantanee, noi non potremo non far noist,ri sudditanz'a completa e senz.a margini ris~petto è l'egittima la speranza ch'e gl'ingl'esi, i -- bmen inteso, alla rovescia - gli argomentii all'america, senza ch8e ciò abbia fru,t>tat,o par- quali hann,o una coerenza, una colm.pless~ità, del più ottusamente pertinace degli antiticolari vantaggi né consenta una influenza una o'rganiclità di pensiero politic~o assai su- europeisti francesi, Claude Bourdet, che ha qualsiasi sull'~al1e~ato d'oltre Atlantico - che perio're a quel,lsa dei contine,ntali, vedano co8n sosteriuto recent,emente una tesi così cingosa ormai benissimo che l'appoggio britan- chia'rezza anche le conseguenze ultim'e del lare, da meritare due parole di cronaca (30). nico gli è di scarso o di ne'ssun aiuto', tanto p'rocesso integr'ativo - che i continental'i, Finora de Gaulle è riuscito, fortunatamente, sul piano m'o'netario come su quello mili- appunto, non vedono, O non vedono più -; a salvaguardare l'indipendenza francese e a tare - allo'ra una con~ers~i'o'ne all'europa eu- e ciioè ch'e metter in comune davv'ero l'e blo'ccare il carattere sovranazionale nel Merropea - sono sempre Carter e lo Spec- ec,onomie slignifica metter in comune 'le cat,o Comune: sostii'ene Bourdet: e,gli pot,eva tatolr )) che parlano - all'idea dell'indipe'n- polsitiche; che voler essere indipendenti dal- perciò lasciarne tranquillamente fuori i brid'enza, insomma a una poliltica =#tersa e l'ameri~ca significa costituire una entità sta- t,annici. Ma ora, da so'lo, egli non basta più. co'ntinentale comune s'impone; e nulla di tale unisca e un unico governo europeo; che Quando egli ~~comparirà, l'e fo'rze capitaliste, tut'to questo - essi pro'seguono - si tro- colst,itu8ire un'a co'munità tecno~logica significa giscardiane o lecanuetiane, coalizzat'e co#n gli va nei disco,rsi di Wilson o nelle prese anche avere un piano di armamenti e quindi americani e con quei democra,t~iei di sinistra di posizione del governo ingl'es,e, che a un essercito communi; che tutto ciò presuppone imbecilli (6 sempre Bourdet che parla) Eh'e parole affserma sì la n'eces,s'ità di superare a sua vo18ta una politi'cla estera co'ntin~entalle sognano una denìocrazisa e~uropea e non si la «subservien~ce» rispetto agli Stati Un,iti, e una fusione piena delle sovranità in un avve'dono che un superstato continentale in particolare rispetto alla tecnol'ogia; ma si,st'em,a federat'ivo, che dia allye'uropa in- chiu'derehb'e definitivamente le porte al'lo non fa nulla, poi, per tradurla in fatti con- sieme rnaggio'r solisdii'tà e coerenza interna sviluppo del socialismo in Francia e all'alcreti, e non si accorge nemmeno che la stretta e maggior apertura, economica e politica, largamento dell'euro'pa v'ers'o il mondo bri-

10 COMUNI D'EUROPA marzo 1967 tannico e scandinavo come verso l'est, tutti costore riusciranno a noyer l'autonomie diplomatique francaise n. Perciò occorre ormai far ricorso al verrou britann,ico, che si sostituisca a de Gaulle quando egli non sarà più sulla breccia a dir di no. Proprio questi argomenti del piccolo nazionalista reazionario d'oltr'alpe, mascherato da progressista, ci parrebbero delle buone ragioni contro l'ingresso immediato della Gran Bretagna - se, ripetiamo, tale alternativa fosse immediata; giacché (Bourdet lo ha visto con chiarezza) il suo ingresso paralizzerebbe anche quel minimo di movimento rin senso europeo che vi sarà in Francia al momento della scomparsa di de Gaulle e dal ritorno alla IV Repuhblica (non altra è l'alternativa). E tali ragioni ci sembrerebbero tanto più valide, considerando, con Le Monde Diplomatique (21). 1, che l'entrata dell'inghilterra sarebbe immediatamente seguita da quella della maggior parte degli altri membri della Zona di libero scambio, che un'ass~ciazione stretta dovrebbe esser conclusa con i 'neutri' e che si sarebbe costretti pertanto a rafforzare i legami anche con la Spagna, con la Finlandia, forse con la Jugoslavia: con rischio considerevole di diluizione >I: il che - notiamolo di pass.aggio - costituisce un ulteriore argomento contro l'attuale ibrido sistema << sovranazionale D che r~ende così difficile l'adesione di altri membri anche per ragioni puramente istituzionali e strutturali, di modifica nella compo~sizione e nel dosaggio dei vari wgani comunitari; e per il passaggio al più semplice e organico, anche sotto questo profilo, sistema federale Ma, appunto, l'alternativa non è affatto attuale, e gl'inglesi stessi parlano con ragione, della necessiità di un a lungo assedio n. Certo, ogni giorno che passa il Mercato Comune si consolida, sarà tanto più difficile entrarvi e ci vorrà una maggior dose di volo~nta politica tanto per chi chiederà di aderire quanto per chi acconsentirà l'adesione. Ma quale altra via è possibile? Come ha rilevato The Banker, ci vorranno prima dei negoziati, poi si dovranno precisare, nero su bianco, delle formule di carattere istituzionale, come pure delle clausole economiche, specie per il periodo transitorio; si dovrà raccogliere l'adesicsne di tutti i membri e finalmente iniziare, se tutto va bene, la procedura di ratifica nei vari parlamenti. Ci vorranno, nella migliore delle ipotesi, alcuni anni: ce n'est pas pour demain (31) Per ora, intanto, si tratta di talks about talks, per dirla ancora con 1'Economist; con buona pace di tutti i «we mean business,> che Wilson va ripetendo ad ogni pie' sospinto C Je m'en vais chercher un grand peut-ètre D, ha commentato immaginosamente L'Express la sua visita a Parigi, ponendo questa frase di Rabelais sotto una grande fotografia del Premier britannico dall'espressione pefisosa e assorta. Lasciamo dunque gl'inglesi maturare a poco a poco e cuocere nel loro brodo, pagando lo scotto di venti anni di costante boicottaggio di ogni iniziativa europea; e soprattutto non BANCO DI SANTO SPIRITO tiriamo più in ballo il vecchio diché che la Gran Bretagna svolgerà, in un Mercato Comune, ridotto a puri rapporti intergovernativi, una funzione e democraiizzante n (32) che proprio la natura di tali rapporti per ora esclude (il Portogallo - da sempre loro fedele satellite economico - lo dimostra più che a sufficienza). Perché voler esser più realisti del re? Sono loro che hanno inventato la formula K wait and see P. A quelqice chose de Gaulle est bon (33) 8.y- Che fare? Con questo però abbiamo toccato solo una parte della verità. Proprio perché l'opinione pubblica e le forze politiche si muovono in Gran Bretagna, come si è visto, al di là delle posizioni governative; proprio perché correnti euro~pee e sovranazionali si comin- 'ciano a costituire o a ricostituire, in quelle isole, sarebbe compito essenziale dei movimenti federalisti continentali - se ve ne fossero ancora, con una consistenza e una linea politica - prender contatto in modo non occasionale con i loro omologhi, o potenziali omologhi britannici, per preparare fin d'ora un fronte comune contro l'europa di de Gaulle e di Wilson e per l'europa federale. Purtroppo questi Movimenti federalisti - che a una considerazione storica appaiono esser stati assai più un riflesso e una conseguenza dell'europeismo governativo degli anni cinquanta, che non una causa e uno stimolo di esso - si sono completamente assopiti, con l'ass~opirsi di quell'europeismo ufficiale, e vegetano ormai, come i figli non nati dell'etera pascoliana, un'esistenza a incerta fra la vita e il nulla. L'idea di un grande piano di rilancio dellleuropa federale, che si ripercuota anche oltre Manica, 6, almeno per ora, più grande di loro. RIBLIOGRAFIA (l) Lord GL~xw~. The groblems raised bv Che ~~ossibk accession of the Uqited Kingdom to the Euronean Co?nmumitics (Assemblea dell'u.e.o., doc. 385, 4 novem- 1)i.e 1966). 1 concetti essenziali di tale relazione sono ripresi nell'articolo dello stesso loi-cl Gyadwyn La nouvellr i~osition hritanniqxe face on,ilnrrhei (;om?uztn. «Revuc Politiquc et Parlamentaire», gennaio (l <L) M. COADY, The time-up 111 Wcstminstrr. /<Nen.- Statesman», 18 novembre (2) F. Uopli:, 1s Paria Yearnina?. ibid. (3) The Ecommics of Entry. «I-conomist n. 18 noremlire (4) R. Massir, La Grande Bretagne aux portes du Marché Con~rn?~?~. «Le Figaro», 23 gennaio 196i. Ciò conferma quanto sostenevo già sei anni fa, in uno acritto le cui conclusioni potrei riprendere qui punto per punto (Europa dei Sei e Gran Bretagna, estratto dai «Quailerni della Crisi». agosto 1961). 15) G. D. RE~DXAYPIE, The Common Marlret and British Agri<-ultz~re, «Westminster Bank Review», agosto Nello stesso senso, fra i tanti, lord GYanwus. Britannio et Europa, «L'Opinion Européenne». febbraio (6) W. HonsFAr.1. CARTE^.. La relance de l'adhdsioii britunnique au Marchd Contmun, «Le Monde Diplomatique», gennaio (7) J. LAMBERT, L'l~igl~ilteri-a Iia scelto l'europa. «Iniziativa Europcn». giugno ix) PI. ULLI\IANN, Les Anglais débarquent, «L'Express a gennaio (9) 1'. DE SGIIACIIT, Sitlmtion et persepctives de relatio11.p entra la CEE et Z'AELE, «Revue du Marché Commun D, luglio-agosto (10) «The Spectator», articolo del 18 novembre (li) Su questa funzio'ne mondiale del dollaro si veda H. B. LARY, TIie United Slates as World Trader and Ranl~e-r, «National Bureau of Economic Research», (12) Tlre Econo?~iics of Entry. «The Economist». 19 novembre (13) M. STA~~I,, Sterling and tlie Comnuun Market, «The Rankei)). dicembre Forse ancor più deciso nel sostenere la tesi che la funzione mondiale della sterlina non sia di ostacolo all'ingresso nel Merrato Comune è R. FRY, Stcrliny in Europe, ibid., marzo A con- ferma, invece, delle apprensioni dei Sei sulla sterlina si veda J. R. C~~IAS, Sterling, the United Kingdom nild Europe, <C The Westminster Bank Revicw». febbraio Cf. anche J. Bnuc~-GAi:n~~r, Road to Europe. «Statist D, 17 febbraio (14) Nell'interessante nurnero di novembre-dicembre della rivista u EU 66» (articolo Conversion Gradesì. numero quasi interamente dedicato al problema dell'in-

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12 12 COMUNI D'EUROPA marzo 1967 Comunità tecnologica europea: miti e Tutti ormai si stanno accorgendo deil'importanza del fattorle tecno~logico in una serie di settori: sviluppo ecanomico e, per via di conseguenza, politica estera e difesia. Oggi ancora si insegna all'università che l'economia è fatta di tre fattori - terra, capitale e lavoro - come l'acqua è fatta di idrogeno e ossigeno. Ma siamo vicino al gio~rno in cui anche i produttori di teorie economiche si accorgeranno che i tre fattori della produzione sono quattro: tema (e come sorgente di risorse naturali bisogna ampliare il concetto a sotto~suolo, ai mari e all'aria), capitale (risparmio di stato o privato che sia), lavoro (e bisogna precisarlo secondo le qualificazioni richieste) e infine livello tecnologico Per costruire una automobile, un aeroplano, per produrre una materia plastica, bisogna disporre di tutti e quattro gli elelmenti, e non è raro il caso in cui i1 fattore tecnologico sia più importante dell'uno o dell'altro degli altri tre. Questo però vuol anche dire che la te~cndagia non è una specie di bacchetta magica, il cui tocco basta per immettere nel inondo moderno quello che bisogna sostituire a ciò che è sorpassato o a quello che non è ancora stato creato. Non esiste una tecnologia in sé, separata e dis~taccata dal prodotto o dal servizio particolare. Per i trasporti, o meglio per i mezzi di traspol-to, c'è una tecnologia particolare per ognuno di essi: quello che serve a fare una migliore bicicletta, non serve a adelguare i mezzi di produzione di una nave o di una locomotiva. Per la produzione mineraria ci sono delle tecnologie variabili secondo le condizioni di estrazione e di preparazione dei diversi minerali che a loro volta non hanno senso che nel loro quadro di applicazione. Proporre, in queste condizioni, una comunità tecnologicia europea, equivale a proporre, per esempio nel settore del carbone, che ci sia una comunità s~eparata che tratti delle questioni attinenti ai problemi finanziari, un'altra che tratti della manodopera e una terza che tratti dell'estrazione. E' il rischio che si corre a trattane la tecnica alla maniera dell'apprendista stregone. Lle cose sono un po' diverse al livello della ricerca fondamentale, ma qui entriamo in un campo completarnenlte diverso dove le invenzioni, dal momento in oui sono fatte al momento in cui hanno una ripercussione sull'economia, hanno bisogno di almeno un decennio. I1 fatto che oggi i fattori della produzione siano quattro e non tre ha per consleguenza che un economista o un politico che ignora le implicazioni della tecnica e almeno i suoi contorni nei campi specifici di applicazione diventa un economista e un politico incompetente: come se gli mancasse ogni idea su cosa sia il sistema bancario, o cosa significhi mercato del lavoro. La crisi della CECA, di cui si parla mestamente da tanti anni, è in buona parte la conseguenza di questa mancanza di una esatta percezione del problema tecnico. E' difficile organizzare un mercato comunitario, la cui consistenza sfugge fra le mani come sabbia secca. Certo, le questioni «pu- di Orio Giarini ramente politiche B sono importanti: ma in ogni battaglia e in ogni circostanza, non basta sapere con chi ci si batte, ma su quale terreno. E sul terreno di battaglia della CECA, pier 'esempio, la tecnica è passata come un terremoto: vediamo questo esempio più da vicino. 1) Alla fine della guerra era ancora naturale pensare (e molti sono ancora restati a questo stato sltorico-psicologico) che la forza industriale di un paese si fondava sul carbone e sull'acciaio. Ciò che era vero per il passato, non è più vero oggi. Miniere di carbone e minerale di ferro, nelle condizioni di estrazione, di preplarazione e di qua- 1~tà in cui si presentano o'ggi in Germania, Francia e Inghilterra, sono un fattore di debolezza e non di forza. 2) La tecnologia dei trasporti ha messo a disposizione della siderurgia costiera coke e minerale di ferro importati per via marittima, in condizioni economiche molto più vantaggiose. 3) La tecnologia degli alti-forni, ha permesso di ridurre il consumo di coke per tonnellata di ghisa della meta (da una tonnellata, si è passati a 500 chili e alcuni sono giunti al di sotto dei 400). I1 consumo di coke essendo fondamentale fra gli sbocchi del carbone, è facile immaginarsi le conseguenze. 4) I1 minerale di ferro europ~eo. in molti casi è di una concentrazione nettamente inferiore a quello che si può importare da oltre-oceano (eccezione per il minerale scandinavo). La famosa minette B della Lorena toccla il 30% appena, mentre altrove la favore dei prolduttori di carrozze a cavallo, contro i produttori di automobili. Gli antichi fautori dell'euroipa funzionalista devono essere stati di idee e di visioni ben modeste, e in fondo insufficienti anche come. tecnocrati», se non si sono chiesti cosa il futuro preparava nel campo dell'energia. Questo in un momento in cui Mattei in fondo l'aveva già capito, ma su un piano troppo nazionale. Di fronte allla necessità di un programma europeo dell'energia, qual'è e dov'è la sintesi necessaria che tenga conto del gas naturale, del petrolio, dell'energia nuclea're e delle altre possibili sorgenti di energia? Succede oggi di incontrare ancora dei teorici dello sviluppo economico che si chiedono se sarà niai possibile utilizzare l'energia nucle~are in grande scala, nello stesso momento in cui due grandi società americane vendono ir, Europa centrali nucleari per la produzione di energia industriale a 50 milioni di dollari, e con un costo di produzione del Kilowatt/ora, ormai fra i più bassi rispetto alle altre fonti di energia. Abbiamo voluto entrare un po' nei dettagli in questo settore per dimostrane due cose: a) un programma e una azione europea dell'energia (come negli altri setitori) deve tener conto di tutti i fattori politici e sociali, ma se non mette sullo stesso piano e con coscienza il fattore di conoscenza e di previsione tecnica, i migliori politici di questo mondo gireranno a vuoto. I1 problema cggi non è quello di evitare la tecnica e i tecnocrati, ma di inserirli in un quadro di responsabilità politica, ciò che è possibile solo dopo aver ben capito di che si tratta. La tecnologia va quindi assieme al suo settore di applicazione; b) una comunità tecnologica e~uropea, che dall'esterno delle altre istituzioni euroconcentrazione supera il 50 %. pee, susciti una ripresa del livello tecnolo- 5) Importantissimo è inoltre poter ve- gico europeo, è una idea tecnicamate improlduttiva. plerare i minerali prima del loro uso negli alti-forni: in tal modo i minerali già ricchi sono plmtati a ooncentrazioni oltr~e il 60%. Per disgrazia della N minette,,, la tecnologia non è riuscita a trovare un mezzo economico di concentrazione di questo materiale (a causa della troppo intima mescolanza dei vari componenti). Nelle condizioni in oui si trovano oggi - per ragioni tecniche - la Lorena e la Saar, non sarebbero mai diventate l'oggetto di contese e di ambizioni che hanno avuto la loro parte nello scatenare lie guerre in Europa. I1 caso della Saar poi, offre un esempio in cui la tecnica per migliorare le cose esisteva, ma non è stata applicata: la Saar, non dispone che dei mezzi di trasporto per ferrovia, mentre un raccordo per canale sarebbe stato di evidente necessita. Questi i fattori tecnologici fondamentali interni della crisi. Ma ci sono anche quelli esterni: per questo ci limiteremo al fattorle energia. La tradizione ci indica il carbone come sorgente principale delle fonti di energia: lo si è difeso contro il petrolio per banti anni, per ragioni di sicurezza negli approvvigionamenti. Ma si è trattato un po' della difesa che si può organizzare in La via da seguire è piuttosto un'altra: si tratta di rendersi conto qual'è il settore di punta che oggi influenza - direttamente o indirettamente - lo sviluppo becnologico globale. Ci si accorge allora che questo settore non è compreso che in minima piarte nellle Comunità o Istituzioni esistenti: si tratta del settore spaziale. Non per nulla quello che è in pratica il Ministero americano della Tecnologia è la NASA (letteralmente: amministrazione nazionale per le questioni aereo spaziali). Si dovrebbe quindi piuttosto eslaminare quali sono le p~ossibilità di creazione di una NASA euro~pea. E' questo un tema che abbiamo trattato e che tratteremo altrove. «Comuni d'europa» prega vivamente i suoi abbonati di rinnovare con sollecitudine l'abbonamento per il 1967.

13 marzo 1967 COMUNI D'EUROPA 13 Ospiti della città di Udine Incontro di sei città all'insegna dell'europa Gli Amministratori delle città gemelle di Esslingeri (Germania Fed.), Neath (Gran Bretagna), Vienne (Francia), Norrkoping (Svezia) e Schiedam (Olanda), si sono riuniti dal 9 al 12 febbraio scorso per il X Convegno gemellare nella città di Udine. Questo incontro, che si svolge ogni anno in febbraio in una città diversa, secondo un turno prestabilito, si è proposto principalmente lo studio dei problemi giovanili nell'ambito degli scambi europei ed in plarticolare la collaborazione per i rafforzamenti dei vincoli di amicizia già esistenti tra le città.del gemellaggio ed anche pe,r una maggiore conoscenza dei patri'moini artist,i~ci e culturali esi~ten~ti nelle città stesse. I1 Sindaco di Udine, prof. Bruno Ca'detto, che presie~deva la riunione, ha ri'volto agli espo~n~enti delle città gemelle il saluto del Comune e della cit,tadin~anza, ponelndo l'accento sul fatto che questi incontri si ripetono regolarmente, con sem~pre maggior successo, da un decennio. I1 prcf. Cadetto ha affermato inoltre che questa ulterio're riunione rins,alda ancor più i vincoli di am,icizia t.ra le città amiche e costituisc:e un nuovo apporto delle rispeit- tiv'e po~polaz~ioni all'approfondimento dell'ideale europeo. Ha poi rilevato come i giomvani, che si so'n'o scambiati, siano stati degli ottimi a'mbasciatori; ed ha in fine a~spica~to ch8e le a~so~ciaz~ioai giovanili delle ri'spetitive città continuino a perseverare su questo cammino, indicando anche delle m~eto~dologie per una migliore riuscita nella formazione e selezione dei gici'vani stessi. Interessante è stato anche l'intervento del Sindaco della città gallese di Neath, signo~ra Mary Anne ~Mc'ule, la quale, dompo aver messo in risalto la carenza di 'm~ezzi che hmanno a disposizione le organizzaz,ioni giovanili inglesi e quindi le difficoltà che devono superare per (l'organizzazione degll scambi in gemellaggio, ha concluso affermando che gran parte dei britannici aspirano ad entrare nel MEC, non solo per l'aspetta economico di tale soluzione, ma soprattutto per quello politico che è alla base della concezione europeistica. I1 Vice Sindaco di Vienne (sull'isère) dotlor Abert, dopo aver fatto un quadro degli scambi giovanili della sua città e dei finanziamenti che il Governo mette a disposizione nel quadro degli accordi franco-tedeschi, ha accennato come i dirigenti dell'organizzazione giovanile di Vienne cerchino di seguire le linee tracciate dal grande europeista Robert Schuman. I1 dott. Ohlsen, Oberburgermeister della città di Esslingen sul Neckar, ha ricordato l'appello per la Costituente europea lanciato, nel gennaio 1955, dalla sua città a tutti i responsabili delle collettività locali europee, ed ha rivolto un pensiero alla memoria del ccmpianto Sindaco di Udine, avv. Centazzo, che fu tra i primi iniziatori di questi scambi in quanto fervente federalista e convinto vo2e il sig. Lars Gellersted, della città svedese di Norrkopng ed il sig. P. Van Den Boom, dellla città olandese di Schiedam. Dalla riunione è emersa la volontà delle sei città gemelle: conlinuare l'opera di penetrazicne nell'anirno e nel cuore dei giovani, ccme è stato fatto fino ad ora; favorendo gli incontri con programmi-scambio, ritenendo questa essere la migliore preparazione che si possa offrire all'uomo europeo di domani. Pertanto Esslingen riceverà i &vani delle altr'e cin'que città dal 16 al 29 luglio e tossì pur'e Neath e Vienn'e. Udine e S,chiedam riceveranno invece dal 30 lu,glio al 12 agosto'; mentre Norrkoping riceverà dal 14 al 26 ago's'to. I delelgati poi, mediante la collab'orazione offerta da'l Presidente d'ell'hminis~trazione Prov,inciale, piof. Luigi Burtulo, e dal Pres'idente deli'ense Provinciale per il Turismo, dostt. Faustino B'arbin'a, hanno pot,uto constatare personalmente la gran,de varietà di c.aesaggio di cui è dotato il Friuli - che va dalla montagna alla collina, dal lago al mare, dalla valle al piano - e visitare Cividale (che custodisce rare m'emorie Icngo'barde), Aquileja (che della loro utilità. foto in alto: durante una seduta di lavoro, il sindaco di Udine, Cadetto, che presiedeva la riunione, fra il vice sindaco di Vienne, Abert (alla sua destra) e il sindaco di Esslingen, Ohlsen Durante la discussione per il migliora- (a sinistra) ; dei giovalili tra le città foto in basso: incontro delle delegazioni delle città gemelle con i giovani che hanno partecipato gemelle hanno portato un contributo notte- agli scambi in gemellaggio

14 conserva preziosi monumenti romano-cristiani), Grado e Palmanova. Proprio a Palmanova gli ospiti sono stati ricevuti ne11 Palazzo Municipale dal Sindaco comm. Dino Bruseschi. Questi dopo aver rievocato brevemente il patto di gemellaggio suggellato dalla sua città con Coevorden in Olanda, ha auspicato l'intensificarsi di incontri non solo di amministratori europei, ma soprattutto di giovani, che sono i depositar1 dei nostri migliori ideali, in quanto servono a migliorare la conoscenza reciproca nel ptieno rispetto democratico. In un'europa di sempre più celeri comunicazioni ed informazioni l'importanza dello scambiio personale ie - ha concluso il comm Bruseschi - insostituibile. NUOVI POTERI LOCALI ADERENTI ALL'AICCE Provincie abitanti ASCOLI PICENO Comuni CAMPOSAMPIERO (Padova) COLONNO (Como) ESANATOGLIA (Macerata) LOVERE (Bergamo) OTTIGLIO (Alessandria) VICOFORTE (Cuneo) CASSA DI RISPARMIO DI ROMA FONDATA NEL 1836 CREDITO ORDINARIO CREDITO FONDIARIO CREDITO PIGNORATIZIO SERVIZIO ESTERO TUTTI I SERVIZI E LE OPERAZIONI DI BANCA I Soci titolari deii'aicce - Comu- ni, Province, Regioni - sono pregati di versare con cortese sollecitudine la loro quota associativa per il An- che la puntualità nei versamenti, per altro necessari e urgenti ai fii della nostra complessa battaglia, è indice del pieno impegno politico per gli Stati Uniti d'europa. I1 versamento può essere effettuato sul C/C postale n. V13964 o tramite accreditamento sul nostro c/c banca- rio n presso 1'1sfituto Bancario San Paolo di Torino, Sede di Roma - nostro tesoriere - specificando la causale di versamento. Popolazione COMUNI Importo lire Fino E ab da a 10.0W >, >> » » D W per ab. n » D D oltre D B + IGE PROVINCIA: L per abltante +IGE REGIONE: L per abitante +IGE ENTI: L annue (minimo) +IGE CASSA DI RISPARMIO DI FIRENZE FONDATA NEL 1829 OLTRE 315 MILIARDI DI DEPOSITI FIDUCIARI 137 DIPENDENZE IN TOSCANA TUTTE LE OPERAZIONI ED I SERVIZI DI BANCA BANCA AGENTE PER IL COMMERCIO DEI CAMBI DIREZIONE GENERALE: FIRENZE VIA BUFALINI N. 6 CENTRALINO TELEFONICO : TELEX: CARIFLOB 57088

15 marzo 1967 COMUNI D'EUROPA 15 ISTITUTO BANCARIO SAN PAOLO DI TORINO Fondi patrimoniali L. 18,7 miliardi Depositi fiduciari e cartelle in circolazione oltre 1.l00 miliardi Direzione generale TORINO In Italia 200 filiali Uffici di rappresentanza a Francoforte, Londra, Parigi, Zurigo Banca borsa cambio Credito fondiario ISTITUTO DI CREDITO DI DIRITTO PUBBLICO FONDATO NEL 1563 Credito agrario Finanziamenti opere pubbliche DA 400 ANNI LA FIDUCIA DEI RISPARMIATORI BANCO DI SICILIA ISTITUTO DI CREDITO DI DIRITTO PUBBLICO Patrimonio L COMUNI D'EUROPA Direttore Organo deii'a.1.c.c.e. Anno XV - n. 3 - marzo 1967 vesp.: UMBERTO SERAFINI Redattore capo: EDMONDO PAOLINI DIREZIONE, REDAZIONE E AMMI NISTRAZIONE Piazza di Trevi Roma - tel Indir. telegrafico: Comuneuropa - Roma p. Presidenza e Direzione Generale in Palermo Ufficio di Rappresentanza in Roma Q 260 Stabilimenti in Italia 7 Uffici di Rappresentanza all'estero Tutte le operazioni di banca e di borsa Forme speciali di credito Abbonamento annuo L Abbonamento annuo estero L Abbonamento annuo per Enti L Una copia L. 200 (arretrata L. 300) - Abbonamento sostenitore L Abbonamento benemerito L I versamenti debbono essere effettuati sul c/c postale n. 1/33749 intestato a: Comuni d'europa. periodico mensile - Piazza di Trevi, 86 - Roma = (specificando la causale del versamento). oppure a mezzo assegno circolare - non trasfenbile - intestato a Comuni d'europa m. Autor. dal Trib. dl Roma n ddi'll TI- CMTNDI-m -1961

16 A- - n oiivetti OLIVETTI EDITOR Macchine per scrivere Olivetti si fabbricano in Italia e negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Brasile, in Spagna, in Sud-Africa, in Canada, in Argentina. Con macchine Olivetti si scrive in tedesco e in francese, in italiano e in inglese, in spagnolo e in russo. in giapponese, in amarico, in ebraico, in arabo, in tailandese, in greco. in birmano: Olivetti è per tutte le lingue e tutti gli alfabeti. Nel campo della scrittura elettrica, che è la forma piu moderna ed efficiente di scrittura a macchina, la Olivetti vanta un primato: la piu completa linea di modelli. Questo significa che Olivetti è in grado di soddisfare ogni tipo e livello di domanda, nei grandi come nei piccoli uffici. Chiedete una macchina di alta classe e di grande tecnologia per dare alla vostra corrispondenza e ai documenti il prestigio impeccabile delle belle pagine a stampa? Oliveiti vi da la sua nuovissima EDITOR elettrica a spaziatura proporzionale. che nei suoi servizi ed automatismi anticipa le esigenze del futuro. Ing. C. Olivelli 8 C., S.p A. - Ivrea OLIVETTI SCRITTURA ELETTRICA OLIVETTI TEKRE 3 - TEKRE 4 TEKNE 3 macchina per scrivere elettrica da ufficio con nastro di tessuto. per il lavoro intenso e prolunqato TEKNE 4 macchina per scrivere elettrica da ufficio con nastro di polietilene. per dattiloscritti di eccezionale nitidezza EDITOR macchina per scrivere elettrica a spaziatura proporzionale e con nastro di polietilene, per la corrispondenza e i documenti di prestigio OLIVETTI PRAXIS 48 PRAXIS 48 macchina per scrivere elettrica per il minore lavoro d'ufficio e per l'uso personale del professionista

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