ERCORSI. Colombo Torna a scoprire l America. Padri e padrini a New York Don Ciotti e il Procuratore Grasso nella Grande Mela

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1 ERCORSI Magazine di cultura, turismo, lavoro e politiche migratorie Anno I - Numero 2 Novembre Febbrario 2010 Colombo Torna a scoprire l America Padri e padrini a New York Don Ciotti e il Procuratore Grasso nella Grande Mela Dossier Caritas 2009 Presentato il resoconto emigrazione Stile italiano d autore Storia della moda italiana nel mondo

2 DATE: COLLECTION AUTUMN WINTER

3 DATE: COLLECTION AUTUMN WINTER

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8 PERCORSI WITZ Ad un uomo pio, dopo la morte, vengono aperte le porte del Paradiso. Dopo un po di tempo, l uomo si interroga con curiosità sulla vita all inferno e chiede il permesso di scendere giù a dare un occhiatina. Gli viene concesso per due settimane e l uomo va. Lì trova feste, bagordi, un ambiente vivace e stimolante. Entusiasta del suo soggiorno, chiede di potersi trasferire definitivamente e ancora una volta viene accontentato. Al suo ritorno, però, lo scenario è completamente cambiato: urla, lamenti inquietanti, pentoloni fumanti, forconi minacciosi. Sbigottito, l uomo domanda al diavolo: «Che ne è delle feste, dei bagordi, di tutto quello che ho visto nelle mie due settimane qui?». E il diavolo, sorridendo con malizia, risponde: «Eh, amico mio... una cosa è il turismo e un altra l emigrazione»...

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10 Viale Regione Siciliana, 7277 Via XX settembre, 27 Palermo tel TUTTI I GIORNI ORARIO CONTINUATO

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12 In questo numero Quadrimestrale di cultura, turismo, lavoro e politiche migratorie Registrazione Tribunale di Palermo numero 1153 del 20/03/2009 Edito da A.N.F.E. Associazione Nazionale Famiglie Emigrati Delegazione Regionale Sicilia Presidente nazionale Learco Saporito Vicepresidente nazionale e Delegato regionale Sicilia Paolo Genco Anno I - numero 2 Novembre - Febbraio 2009 Direttore responsabile Antonella Caradonna Redazione Caporedattore: Alessia Franco Redazione di Palermo: Marco Scapagnini, Walter Viviano Da Buenos Aires: Dante Ruscica Hanno collaborato Gaia Ballo, Marina Cacioppo, Attilio Carapezza, Giuseppe Cassarà, Giovanna Cirino, Salvatore Ferlita, Simona Gazziano, Carla Incorvaia, Alessia Licata, Umberto Lucentini, Paola Pottino, Dante Ruscica Fotografie Vito Catalano, AAVV (foto di stock) Stampa Officine Grafiche Riunite Cosentino & Pezzino - Palermo Traduzioni Annick Lejan, Denis Gailor, Miguel Angel Marcos Martin Ufficio marketing e pubblicità Responsabile: Rossella Catalano Coordinamento generale, direzione artistica e redazione grafica Direzione Comunicazione e Immagine A.N.F.E. Delegazione Regionale Sicilia Redazione e uffici Centro di Coordinamento Delegazione Regionale A.N.F.E. Sicilia - via della Ferrovia, Palermo Tel Fax E Colombo scoprì il nuovo mondo 18 Dalla parte dei buoni di Umberto Lucentini 23 Joe Petrosino da capo della Squad a eroe della narrativa popolare italoamericana di Marina Cacioppo 26 Resoconto noir di Carla Incorvaia 30 Thanksgiving day Un mito problematico di Attilio Carapezza 34 I numeri dell emigrazione di Paola Pottino 36 Uomini in prima linea di Paola Pottino 39 I punti dell intervento del Presidente della Camera Gianfranco Fini sulla questione dell emigrazione in Italia

13 40 Sospensione di giudizio di Paola Pottino 42 Ritorno in Italia di Carla Incorvaia 45 Le più belle del reame parlano italiano di Alessia Licata 48 Dietro le quinte della moda più ammirata di tutti i tempi di Alessia Licata 52 Priorità strategica per il turismo mediterraneo: destagionalizzare di Giuseppe Cassarà 56 A Lampedusa in fuga verso la libertà 58 Cultura marinara: Uno dei più grandi tesori della Sicilia di Giovanna Cirino 59 L istituzione entra in campo a tutela di una delle attività primarie della Sicilia 65 Il grande successo della dieta mediterranea di Gaia Ballo 66 L industria ittica in Sicilia non fa il... pesce in barile 68 Palermo A/R Appuntamenti di Simona Gazziano 72 Palermo A/R Emigranti sull altare della pace di Giovanna Cirino 75 Palermo A/R Arte italiana a Berlino di Simona Gazziano 76 Palermo A/R Si aprano le danze a tempo di vino di Simona Gazziano 78 Palermo A/R La Sicilia va incontro ai suoi figli della diaspora di Salvatore Ferlita 85 Racconto Primo Natale argentino Primera Nochebuena argentina di Dante Ruscica 88 Percorsi Worldwide

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15 PERCORSI Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l elemosina, ma sovente, davanti alle chiese, donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali ( ). Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza dev essere la nostra prima preoccupazione. Relazione dell Ispettorato per l Immigrazione del Congresso Americano sugli italiani negli Stati Uniti, stilata nell ottobre 1912.

16 NEW YORK Celebrazioni del Columbus Day E Colombo scoprì il nuovo mondo Il Sindaco di New York, Bloomberg alla Parata del Columbus Day (Ph. Vito Catalano) B andiere, musica, majorette, carri e una splendida atmosfera festosa si respira ogni anno per le strade di New York durante la commemorazione dello sbarco di Colombo nel Nuovo Mondo. Anche quest anno, la tradizione e la passione tutta italo-americana non ha tradito le attese, riconfermandosi sempre come la più sentita delle feste italiane nel mondo. Le prime celebrazioni del Columbus Day si tennero nel lontano 12 ottobre 1929, quando Generoso Pope guidò la parata da East Harem fino a Columbus Circle. Da quel giorno i festeggiamenti si fecero sempre più imponenti tanto che il presidente Roosevelt, nel 1937, PERCORSI 16

17 Celebrazioni del Columbus Day NEW YORK Ph. Vito Catalano gli attribuì il valore di festa nazionale. La parata, oltre a rendere omaggio a Cristoforo Colombo, è soprattutto un modo per affermare l orgoglio e il contributo degli italoamericani agli Stati Uniti d America. L edizione 2009 si è aperta, come ogni anno, di primo mattino con la celebrazione di una Santa Messa nella Cattedrale di St. Patrick ed è continuata con l ormai celebre parata sulla Quinta Strada. Ad entrambi gli avvenimenti ha partecipato, insieme a migliaia di rappresentanti di istituzioni e società civile, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il quale ha polemizzato con il Wall Street Journal, responsabile di aver pubblicato un lungo articolo in cui denunciava il progressivo declino della festività del Columbus Day. Secondo il ministro non sussiste il rischio che le celebrazioni possano scomparire ed ha espresso l esigenza di qualcosa di nuovo, pur nel rispetto della tradizione. Al riguardo ha auspicato un rilancio dello studio della lingua italiana negli Stati Uniti, per far conoscere meglio tradizioni e cultura del nostro Paese. Il 517 anniversario della scoperta dell America, quest anno coincideva anche con il centenario della morte di Joe Petrosino, ucciso dalla mafia a Palermo nel marzo del A tal proposito l ANFE, rappresentata dal presidente nazionale Learco Saporito e dal responsabile delle Politiche Migratorie, Gaetano Calà, ha organizzato per il 15 ottobre un convegno dal titolo Joe Petrosino: la nuova Sicilia a cento anni dalla sua morte, alla presenza di illustri relatori del calibro del Procuratore Pietro Grasso, di Don Ciotti, che ha presentato l Associazione Libera famosa per il riutilizzo nella società civile dei beni confiscati alla mafia, di Marcello Saija, professore dell università di Messina e storico delle migrazioni. Inoltre, Roy Paci & Aretuska insieme ai Sun, si sono esibiti in due Concerti per la legalità, uno a Brooklyn e l altro nel New Jersey ed è stato presentato presso l Istituto Italiano di Cultura il libro Per Non morire di mafia scritto da Pietro Grasso con Alberto La Volpe. 17 PERCORSI

18 NEW YORK Omaggio a Petrosino Dalla parte dei buoni Nell ambito delle Celebrazioni Colombiane è stata ricordata la figura di Joe Petrosino, morto un secolo fa in nome della giustizia di Umberto Lucentini N ew York. Nella piazzetta del parco intestato a Joe Petrosino tre lingue si intrecciano tra di loro: c è chi parla inglese, chi italiano, chi il tipico italo-americano che racconta le origini lontane di tanti emigrati approdati anni fa in Usa. A Manhattan, nel cuore di New York, ai confini di Little Italy c è chi, come Joseph E. Petrosino, è nato e cresciuto da queste parti ma ha una parte di cuore che batte in Italia. Questo signore elegante, il ciuffo appena bianco, gli occhiali dorati, è uno dei tanti pro-nipoti di Joe Petrosino, il mitico luogotenente della polizia di New York ucciso dalla mano nera a Palermo nel Joseph E. Petrosino, è martedì 13 ottobre, racconta così una parte della sua vita davanti agli ospiti americani, italo-americani ed italiani arrivati nell area verde tra Lafayette, Spring Streets e Cleveland Place per l intitolazione del parco all antenato illustre, il Lieutenant Petrosino ( ) : «Sono orgoglioso di essere nipote di un grande poliziotto che è l eredità migliore che l Italia potesse lasciarci. Qui negli Usa ci sono investigatori, vigili del fuoco, medici e cittadini comuni che, da New York a Chicago, dalla Florida a San Francisco, PERCORSI 18

19 Omaggio a Petrosino NEW YORK onorano la migliore storia d Italia». Francesco Maria Talò, console italiano a New York, non perde l occasione per un importante gioco di parole: «Lunedì è stato celebrato il Columbus Day, ma posso dire che ogni giorno è un giorno in cui si ricorda il forte legame tra l Italia e gli Usa. Oggi si celebrano tre P: Petrosino, Padula e Palermo. Petrosino è Joe, il poliziotto italo-americano nato a Padula e ucciso a Palermo, terra d origine di investigatori e magistrati anti-mafia. Dietro la figura di Petrosino c è la storia di tanti italiani, emigrati e non, che sono una risorsa per molti americani. Hanno lavorato con successo contro il crimine molti italiani come Piero Grasso, a capo della Procura nazionale antimafia, e il capo del Police Department di New York, George Grasso, un americano con radici italiane, oggi uno accanto all altro. Così mi vengono in mente i tanti poliziotti, carabinieri, soldati delle forze armate italiane impegnate in Iraq e in altri luoghi dove c è tanto lavoro da fare». Joseph E. Petrosino è un magistrato, e scandisce bene le parole quando dice: «Oggi nei posti chiave di uffici della giustizia e della polizia ci sono donne e uomini italoamericani. E tutti abbiamo la stessa volontà: fermare chi discredita e disonora la storia degli italiani, chi con il suo comportamento offende il simbolo per tutti gli italo-americani onesti, Joe Petrosino. Oggi combattere il crimine e il terrorismo è un dovere lasciato da uomini come Joe Petrosino». Ecco, forse è tutto qui, nelle parole del giudice Joseph E. Petrosino, il senso del nuovo legame tra le due sponde dell oceano raccontato dalle manifestazioni per la settimana della legalità. Queste parole riassumono il concetto che l ANFE, in collaborazione con il Consolato Generale d Italia a New York, ha sviluppato nel convegno intitolato Tributo a Joe Petrosino: la nuova Sicilia a 100 anni dalla sua morte, svoltosi al prestigioso John Jay College di Manhattan, famoso in tutti gli Stati Uniti per i suoi studi in criminologia. Fra gli intervenuti, Piero Grasso, nato e cresciuto in Sicilia dove ha lavorato e rischiato in prima persona per fermare altri criminali oggi è a capo della Direzione nazionale antimafia e, a New York, ha già solidi rapporti con colleghi e con poliziotti in prima linea contro i clan. continua a pagina PERCORSI

20 Durante le Celebrazioni Colombiane, dello scorso ottobre a New York, il Calandra Institute, nella persona del professor Antony Julian Tamburri, ha organizzato presso la sede del suo House Organ I-Italy un incontro-dibattito sul tema della mafia, al quale hanno partecipato il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, Don Ciotti, fondatore di Libera e altre associazioni che combattono la mafia, Francesco Bertolino, il Direttore delle Politiche migratorie Anfe Gaetano Calà ed alcuni giornalisti. Riportiamo di seguito alcuni Pstralci delle testimonianze di Don Ciotti e del Procuratore Grasso. «I l Gruppo Abele muove i primi passi nel 1965 a Torino e da lì si diffonde a livello nazionale facendo giungere a maturazione tutto ciò in cui noi avevamo sempre creduto. Il rapporto tra pubblico e privato, tra istituzioni e cittadini era cominciato già nei primi anni 80 con CNCA (un associazione di comunità impegnate ad aiutare i tossicodipendenti), poi con LILA, quando arriva il momento di affrontare l epidemia di AIDS, e infine con Libera a metà degli anni 90. Perché essere coinvolti? Perché è la libertà stessa che ci permette di chiedere perché. Non si può essere liberi da soli, si è liberi insieme agli altri in uno sforzo collettivo. Ovviamente, nella mia vita certi luoghi e certe persone hanno avuto un ruolo decisivo in questa scelta. Io sono stato abbastanza fortunato da avere genitori che si amavano moltissimo e che amavano moltissimo me e le mie sorelle, amici con cui ho condiviso molte esperienze di vita, le gioie ed i tempi difficili, e con cui ho imparato ad ascoltare ed apprezzare il valore dei rapporti. Chiaramente la fede è stata fondamentale nella mia vita, un dono prezioso derivante dall incontro con persone quali il cardinale di Torino, Michele Pellegrino. Quando fui ordinato sacerdote nel 1972, Pellegrino, che si faceva chiamare semplicemente Padre, mi indicò la strada, la mia parrocchia, con un avvertimento: Segui la strada per imparare, non per insegnare. La strada, con le sue facce e le sue storie, le sue lotte e le sue vulnerabilità, le sue necessità e le sue speranze, è rimasta il mio punto di riferimento, una bussola di fede che cerca di unire i cieli e la terra, di riconoscere la figura di Gesù nelle molte facce della fragilità umana. Sono un prete, la mia vita è Cristo, il Vangelo, la proclamazione della sua Parola. Cercare Dio significa incontrare le persone, ma, allo stesso tempo, le mie esperienze mi permettono di affermare che si può cercare l uomo per trovare Dio. Parlo di cercare perché Dio non è qualcosa che si possa ottenere automaticamente, Dio è la meta, l obiettivo: mi mette alla prova ogni giorno nella scoperta dell articolazione concreta della vita e nelle sue scelte. Temo chi ha capito tutto e sa tutto. Il capitolo 22 del Vangelo secondo Matteo racconta di certe persone che chiedono a Gesù se sia lecito o no pagare le tasse a Cesare. In realtà loro non vogliono incontrarlo o parlargli, ma solo fargli una domanda trabocchetto. Gesù però non permette a nessuno di prendersi gioco di Lui e, riconosciuta la loro cattiveria, dice che l immagine e l iscrizione sulle monete siano restituite al giusto proprietario. Ma se è chiaro il detto, Da a Cesare ciò che è di Cesare, cosa vuol dire Da a Dio ciò che è di Dio? Qual è l immagine di Dio? Come si legge nella Genesi l uomo fu creato ad immagine e somiglianza di Dio, dunque come è nostro dovere restituire il denaro a Cesare, lo è restituire a Dio l uomo, la Sua creazione. Ecco il problema: non possiamo restituire a Dio mezze persone, persone disperate, persone esaurite, asservite dalla povertà, dalla solitudine, dall emarginazione. Dobbiamo restituire a Dio persone integre e libere. Questa è la grande sfida che sento come cristiano: creare le condizioni perché tutti siano liberi. E non sto pensando solamente alle persone che sono rifiutate, sfruttate, schiacciate, ma anche a quelle che sono povere dentro. Nella nostra società ci sono forme di povertà immateriale che stanno minando alla base il corpo sociale: l indifferenza, la rassegnazione, la corsa al potere, il successo, il denaro. I poveri sono anche quelli che hanno perso il senso della vita sebbene abbiano la possibilità di vivere comodamente su questa terra. Qualsiasi cambiamento richiede uno sforzo, e porta con sé resistenza, pregiudizio ed egoismo. Una volta il giudice Caponnetto disse la mafia teme soprattutto la scuola della giustizia, poichè l istruzione taglia l erba sotto i piedi della cultura mafiosa. Libera è attiva nelle scuole in tutta l Italia, promovendo l educazione e formando i giovani. La sua missione però è anche quella di amministrare i beni che un tempo appartenevano alle cosche mafiose e gestire le cooperative riunite nel consorzio Libera Terra. La nostra associazione offre lavori veri e possibilità di vita a molti giovani, dimostrando così che è possibile cambiare e cercare di sradicare la rassegnazione ed il fatalismo che sono le basi su cui si fonda il potere della mafia. In Sicilia, ma anche in altre parti del Sud, ci sono situazioni e possibilità che fino a 15 o 20 anni fa erano inimmaginabili. Ci sono molte persone che, come Peppino Impastato, hanno rida-

21 NEW YORK to speranza e hanno trovato altre persone disposte a riunirsi e a continuare il suo cammino. Associare la mafia solamente alla Sicilia sarebbe però un grave errore, certamente da noi c è un maggior numero di segni dell oppressione mafiosa, ma le organizzazioni criminali non operano più a livello locale o nazionale ma piuttosto a livello internazionale, un ambito strettamente collegato alle dinamiche di globalizzazione economica e finanziaria, all espansione ed alla deregolamentazione dei mercati. Libera è nata dalla nostra esperienza con FLARE (Libertà, Legalità, e Diritti in Europa), una rete di associazioni cui aderiscono attualmente oltre trenta Paesi. Nel documento preparato per la Conferenza dei Vescovi Italiani del 1991 su l Educazione alla Legalità si legge: Un cristiano non può contentarsi di dichiarare l ideale e di affermare principi generici. Invece, deve entrare nella storia e trattarla nella sua complessità, promovendo i valori evangelici ed umani della libertà e della giustizia. La condanna alla mafia da parte di Papa Giovanni Paolo II, che chiama la mafia una civiltà di morte rimane una pagina straordinaria della storia, che certamente ha scosso la coscienza del pubblico e segnato una svolta all interno della Chiesa». Don Ciotti «I l libro Per non morire di mafia nasce da un esigenza, che ho sentito imperiosa, di raccontare la mia vita professionale nella lotta contro la mafia. Nel libro si affronta non soltanto il fenomeno di Cosa nostra siciliana, che è la mafia in senso tradizionale, ma anche le altre organizzazioni di tipo mafioso come la Ndrangheta calabrese, la Camorra napoletana, fino alle nuove mafie, russa, colombiana, nigeriana, albanese, cinese, che vengono fuori dall Osservatorio Globale, della Procura Nazionale Antimafia. Per descrivere questi fenomeni di organizzazione criminale non si possono usare degli stereotipi validi per tutti, tuttavia il denominatore comune è il fatto che tutte usano l intimidazione, la violenza, le enormi quantità di danaro che accumulano per corrompere le istituzioni e infiltrarsi nella società al fine di ottenere il massimo dei profitti. Le organizzazioni mafiose tradizionali, come la Mafia la Ndrangheta, la Camorra, soprattutto quella che fa capo ai Casalesi, hanno la caratteristica di gestire il potere assieme alle Istituzioni Pubbliche, alle amministrazioni locali e attraverso esse stringere agganci a livello nazionale. Questo scambio di attività, soprattutto in periodo pre-elettorale, fra organizzazioni mafiose e candidati costituisce la base sulla quale si costruisce il rapporto di dare ed avere in un legame di reazioni che darà vita ad una nuova società che nel libro definisco borghesia mafiosa. In questa società, in cui la mafia è parte organica, ci sono commercialisti, tributaristi, professionisti, ingegneri, tecnici e quindi anche amministratori pubblici, politici, imprenditori, che organizzano tutta una serie di attività funzionali al raggiungimento dei fini di un sistema di potere che è un sistema mafioso. Il pericolo delle società moderne è quello del contagio anche in posti ed in società dove non c è la presenza fattiva della mafia. La mafia è un fenomeno strutturale, nel senso che entra nella struttura della società, dunque non si può pensare di combatterla solo come reazione ad un emergenza, bisogna che ci sia l impegno sistematico delle Istituzioni, della società civile, dei partiti, della magistratura, della polizia, per potere risolvere una volta per tutte questo problema. Ho detto tante volte che in una democrazia, la libertà si misura dalla capacità che hanno i magistrati di essere autonomi e indipendenti, e che ha la stampa di esprimere opinioni anche contrarie alla linea di governo vigente. Finchè non ci sarà una stampa libera e una magistratura autonoma non ci sarà libertà dalla mafia. In Italia sono state adottate delle strategie di contrasto alla mafia molto ampie che, alla repressione da parte della Polizia, hanno affiancato una serie di misure volte a riacquistare il consenso della gente che la mafia in questi anni ha cercato di catturare. L operazione che prevede l assegnazione dei beni confiscati ai mafiosi alle associazioni che rimettono sul mercato produzione e lavoro, non fa che restituire alla società civile ciò che la mafia gli aveva sottratto. La guerra certo non è vinta, ma, confortati dai dati statistici, possiamo certamente affermare di aver vinto parecchie battaglie. L aiuto delle Istituzioni resta fondamentale; non si può, ad esempio, pensare di diffondere la cultura dell antimafia nei confronti di persone che hanno il problema della sopravvivenza, della sussistenza della propria famiglia. La mafia è inscindibilmente connessa a problemi di devianza sociale e quindi è indispensabile creare le precondizioni per riuscire a risolvere il problema. A mio avviso la repressione è un volano che fa partire una serie di reazioni a catena che evitano il male peggiore: l indifferenza della gente, la rassegnazione, il fatto di calare la testa e privarsi della propria libertà nelle cose più elementari. Ogni tanto mi sento una Cassandra, perché prevedo chiaramente quello che succederà, ma, come Cassandra, sono spesso condannato a non essere creduto. Io però vorrei lanciare tanti messaggi di speranza e di ottimismo che trovano fondamento in tutte le associazioni contro la Mafia raccolte da Libera, dalla Fondazione Falcone, dalla Fondazione Caponnetto che coinvolgono una serie di soggetti che si attivano per una solidarietà nei confronti della Magistratura e della Polizia o anche semplicemente di coloro che hanno bisogno di assistenza. C è un episodio che mi ha molto colpito. È la storia di una donna, arrestata col marito per reati mafiosi, che è stata convinta a collaborare dalle proprie figlie che studiavano cultura della legalità nella scuola di un piccolo paesino della Sicilia. Questa speranza che la scuola formi i giovani a diventare presto la nuova classe dirigente che finalmente cambierà la nostra terra è la pietra da cui ricominciare». Pietro Grasso

22 NEW YORK Omaggio a Petrosino continua da pagina 17 Dice il superprocuratore antimafia Grasso: «In questi anni sono stati fatti tanti passi avanti nella speranza di cambiare le cose e sconfiggere Cosa nostra. E oggi che si parla di patti tra pezzi dello Stato e mafia dico che bisogna cercare a tutti i costi la verità. Se patti ci sono stati in passato, in particolare per delitti eccellenti come quello di Piersanti Mattarella e Pio La Torre o di Carlo Alberto Dalla Chiesa, fino a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, bisogna essere pronti ad accettare le nuove verità che dovessero emergere dalle indagini. E i fatti e le indagini dicono che la criminalità organizzata spesso è stata il braccio armato di altri interessi». Il passaggio del testimone, del filo del racconto che unisce il capo della Superprocura antimafia e il capo del NYPD, arriva con una battuta: Due Grasso, una sola legge.... Così George Grasso si racconta: «Ho cominciato a lavorare nel Dipartimento della polizia di New York a 30 anni, nel 78 sono diventato detective e in tutti quegli anni ho seguito l evoluzione della criminalità organizzata a New York. Oggi posso dire che l esperienza del passato mi fa sperare: potremo vincere questa battaglia. Il congresso Usa ha approvato una legge per centrare questo obiettivo: prevede norme per smantellare il racket delle estorsioni e un programma di protezione per i collaboratori di giustizia. La legge, infatti, deve restare un faro anche davanti ai peggiori criminali. La criminalità organizzata negli Usa è sempre più un impresa. Prima del 1970 era difficile provare la colpevolezza dei boss, dopo questa data, con le prime nuove leggi approvate, abbiamo usato le indagini sui traffici di droga, sullo sfruttamento della prostituzione, sul gioco d azzardo, per colpire le aziende della mafia. John Gotti era a capo di un impresa che fatturava milioni di dollari, e noi abbiamo trovato i rami della sua azienda: il risultato è che Gotti è morto di cancro in carcere. La polizia di New York ha creato dei gruppi di lavoro congiunti contro mafia e terrorismo. Oggi la criminalità organizzata italiana, russa e messicana è trattata come Al Qaeda: è chiaro che non si può proteggere New York fermandosi solo nei confini dei municipi, perché chi ha fatto crollare le Twin Towers ha cominciato la sua attività criminale fuori da New York. Ecco perché le nostre forze di polizia lavorano con i poliziotti di altri stati per fermare i clan. L anno scorso una grossa inchiesta su un traffico di droga tra Messico, Italia e Usa è stata portata a termine grazie a questa partnership. Certo, ci sono differenze tra di noi: in Italia c è una triste storia di persone oneste assassinate da Cosa nostra. Qui a New York, no: la criminalità organizzata capisce che se uccide un poliziotto o un magistrato firma il suo suicidio. E anche se la mafia qui continua ad esistere siamo sulla buona strada per sconfiggerla perché utilizziamo una task force che ha il contributo delle procure distrettuali e di quelle italiane». Fra i relatori del convegno c è anche Don Ciotti che racconta il fenomeno Libera, le centinaia di associazioni antimafia che in Italia si sono collegate tra loro e organizzano dibattiti, gestiscono beni confiscati ai boss, assistono i tanti testimoni di giustizia spesso lasciati soli. E sintetizza: «Oggi c è bisogno di una società responsabile, di tutti i cittadini che concretamente si occupino del problema con i fatti: tutti a parole si dicono contro la mafia, ma la prima mafia da combattere è diventata quella della parola. Sono tre le direttive su cui muoversi per non vanificare l impegno di chi ha perso la vita per tutti noi. Primo: la formazione, nelle scuole e nelle università, la conoscenza del fenomeno. Secondo: impegnarsi di più tutti, fare il proprio dovere in prima persona. Terzo: dare lavoro ai disoccupati, anche attraverso la gestione dei beni confiscati». E una coppola in regalo, finita sulla testa dei due Grasso e di don Ciotti, è un segnale forte: un pezzo di tradizione scippata come simbolo da Cosa nostra può tornare alle sue origini. Anche partendo da New York. PERCORSI 22

23 Petrosino nella letteratura NEW YORK Joe Petrosino da capo della Squad a eroe della narrativa popolare italoamericana di Marina Cacioppo L ieutenant Joe Petrosino, comandante dell Italian Squad della Polizia di New York, 700 arresti solo nel 1904, non era uno qualunque, altrimenti non sarebbe mai diventato un personaggio leggendario prima ancora di essere ucciso. Lo sapevano bene i lettori del Progresso Italoamericano e persino quelli del New York Times che leggevano nelle pagine di cronaca della sua indefessa lotta alla Mano Nera, ma lo sapevano soprattutto i lettori della Follia di New York e del Corriere d America che se lo ritrovavano come personaggio nelle pagine dei romanzi dei celebri Bernardino Ciambelli e 23 PERCORSI

24 NEW YORK Petrosino nella letteratura Italo Stanco. L eco delle imprese di Joe Petrosino, dalla cronoca nera, filtra presto nelle appendici dei giornali delle comunità italiane, dove si pubblicavano i lunghi e intricati feuilleton appartenenti al genere dei misteri delle città, nato in Francia a metà dell Ottocento con I Misteri di Parigi di Eugene Sue. I misteri di Bleecker Street, Romanzo contemporaneo, Il delitto di Coney Island, e I misteri di Harlem di B. Ciambelli e Le Piovre di New York di Italo Stanco sono solo alcuni dei titoli in cui appare il personaggio di Joe Petrosino. Qui, accanto agli immancabili elementi romanzeschi, alle intricate trame, ai dettagli piccanti e sensazionali, ai ritratti di oscuri criminali e ai vizi dell alta società, si trovano elementi nuovi, più realistici, legati alla vita della Colonia italiana. Una rappresentazione realistica degli ambienti delle comunità italiane densa di riferimenti topografici ai luoghi e ai fatti criminosi realmente accaduti. Queste pubblicazioni rispondevano all esigenza di rettificare l immagine degli italiani quale emergeva dalla stampa americana che spesso presentava i nostri connazionali come i soliti sospetti, individui che, per natura, per razza e per cultura, si adattavano male alle leggi statunitensi e che facilmente diventavano pericolosi anarchici o mafiosi pronti a cospirare contro l America e le sue istituzioni democratiche. Nel perseguire questo intento di riabilitazione, la figura di Joe Petrosino e più tardi quella di Michel Fiaschetti, che lo sostituì al comando dell Italian Squad nel 1912, svolgeva nei romanzi popolari un ruolo importantissimo. La creazione del personaggio di un poliziotto tutto d un pezzo, rappresentante della legalità, che agisce in nome della comunità per sradicare il crimine e portare giustizia, rassicura infatti i lettori italoamericani rispetto alle accuse mosse agli Italiani, ed in particolare ai Siciliani, di essere parte di una società segreta, un organizzazione di assassini che aveva l obiettivo di controllare le istituzioni della città. Petrosino era dunque il paladino della comunità italiana a New York, dall alto della sua credibiltà di poliziotto e di membro della comunità, era la figura più adatta a PERCORSI 24

Non sapevo veramente cosa aspettarmi Pensavo sarebbe stato qualcosa di simile a quello che avevo fatto a casa mia a Briarwood. Pensavo di trovare famiglie senza casa, gente povera, e senso di isolamento.

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