Deliberazione n. 1/2008/Contr.

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1 Deliberazione n. 1/2008/Contr. REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE DEI CONTI Sezione del controllo per la Regione siciliana nella pubblica Adunanza del 27 novembre 2007, composta dai magistrati: Dott. Maurizio Meloni Presidente Dott. Luciano Pagliaro Consigliere Dott. Ignazio Faso Consigliere Dott. Maurizio Graffeo Consigliere Avv. Antonio Dagnino Consigliere, relatore Avv. Francesco Targia Primo Referendario Avv. Licia Centro Referendario Avv. Laura D Ambrosio Referendario Dott. Stefano Castiglione Referendario ha adottato la seguente DELIBERAZIONE sulla segnalazione ex art. 1, comma 737, della legge 27 dicembre 2006 n. 296, inoltrata a questa Corte dal Ministero dell Economia e delle Finanze-Dipartimento del Tesoro con nota n dell 8 maggio 2007, relativamente ad una operazione di interest rate swap con vendita di opzione cosiddetta digitale, conclusa dal Comune di Marsala (TP) il 28 febbraio 2007 per un valore nominale iniziale di ,83, avente scadenza 30 giugno Visti gli atti del fascicolo d Ufficio; Udito il relatore, Cons. Avv. Antonio Dagnino; Udito, in rappresentanza della convocata Amministrazione comunale di Marsala, il Dott. Nicola Fiocca, Dirigente del settore risorse finanziarie, munito di delega del Sindaco; Considerato in FATTO Con nota n dell 8 maggio 2007 il Ministero dell Economia e delle Finanze- Dipartimento del Tesoro ai sensi dell art. 1, comma 737, della legge 27 dicembre 2006 n. 266 (legge finanziaria 2007) comunicava alla Presidenza della Corte dei Conti, per il seguito di competenza, l esistenza di un operazione di interest rate swap con vendita di opzione digitale, conclusa dal comune di Marsala il 28 febbraio 2007 con una Banca estera per un valore nominale di ,83, avente scadenza 30 giugno 2034, e ne assumeva la non riconducibilità né alle operazioni di copertura del rischio di tasso, né a quelle espressamente elencate dall art. 3, comma 2, del decreto n. 389 del 2003, né ad una combinazione delle stesse. Con nota n. 690/Pres. del 15 maggio 2007 assunta al protocollo di questa Corte il 25 maggio 2007, al n la Presidenza della Corte ritrasmetteva l anzidetta nota ministeriale a questa Sezione del controllo per la Regione siciliana, territorialmente competente. Con nota n. 452 del 28 maggio 2007 questa Corte, per dovere di ufficio, chiedeva al Sindaco del Comune di Marsala di trasmettere copia della documentazione essenziale inerente l operazione ed una dettagliata relazione illustrativa sulla medesima. Con nota n del , pervenuta l 8 agosto 2007, il Dirigente del settore risorse finanziarie del comune di Marsala trasmetteva i richiesti atti essenziali. Con nota della Ragioneria Generale dello Stato-Ispettorato Generale di Finanza n dell 8 agosto 2007, pervenuta il , veniva infine trasmessa una relazione sulla verifica amministrativo-contabile al Comune di Marsala, frattanto eseguita con riguardo all anzidetta operazione finanziaria. Con ordinanza n. 121 dell 8 novembre 2007 il Presidente di questa Sezione del controllo convocava, per la trattazione della vicenda, l odierna pubblica Adunanza, a seguito della quale la questione è stata posta in decisione. Dall esame degli atti emerge (v. deliberazione di Giunta n. 22 del 30

2 gennaio 2007) che l indebitamento complessivo del Comune al febbraio 2007 ammontava complessivamente ad ,85 ed era totalmente rappresentato da 120 mutui concessi dalla Cassa Depositi e Prestiti e da un unico mutuo di ,09 contratto con la Banca Nazionale del Lavoro, con scadenze fino al In sede di verifica, l Ispettorato Generale di Finanza (I.G.F.) ha accertato che il tasso fisso del complessivo indebitamento era mediamente del 4,58% e che l operazione è consistita nel sostituire tale tasso fisso (ritenuto superiore al mercato e, quindi, non vantaggioso) con un tasso variabile pari all Euribor a sei mesi, oltre ad uno spread variabile tra lo 0,250% e lo 0,400%. Il contratto, con durata fino al 30 giugno 2034, ha poi previsto l acquisto di un collar (fascia di oscillazione), con un cap del 6% (il cap garantisce al suo acquirente che il tasso da pagare non sia superiore a quello, massimo, prefissato) ed un floor variabile tra il 2,50% ed il 4,00% (il floor garantisce al suo acquirente un rendimento minimo del capitale), secondo le scadenze rilevabili dall Appendice A dell ISDA Confirmation. Conseguentemente, se il tasso Euribor-6m si dovesse mantenere alla pari o al di sopra del floor rate e l Euribor-6m+spread al di sotto del cap rate, l Ente pagherebbe sull importo nozionale il tasso Euribor- 6m+spread (lo spread potrebbe anche assumere valori negativi). Se l Euribor- 6m+spread quotasse sopra il cap rate, l Ente pagherebbe il 6% (pari al cap rate fissato), mentre se l Euribor-6m quotasse sotto il floor rate l Ente pagherebbe il 6,75%. Quindi, sempre secondo l I.G.F., se l Euribor-6m dovesse quotare sotto il floor rate che, secondo la relativa scadenza, oscilla tra il 2,50% ed il 4,00%, l Ente dovrebbe corrispondere un tasso nettamente più alto e superiore addirittura al cap rate. Il medesimo I.G.F. ha in ultimo osservato che a distanza di pochissimo tempo dalla stipulazione del contratto e con una durata residua di circa 28 anni, i risultati attesi sono variati in maniera significativa [come da allegata tabella sui risultati attesi, n.d.r.], delineando uno scenario completamente differente da quello inizialmente previsto e che l operazione che doveva comportare un risparmio per l Ente, vista l attuale situazione di mercato ed in assenza di interventi correttivi, rischia concretamente di determinare una notevole perdita per l Ente stesso, attualmente quantificabile in ,41. In sede di pubblica adunanza il rappresentante dell Amministrazione di Marsala, specificamente richiesto, ha sostanzialmente dichiarato che l operazione aliunde rappresentata come vantaggiosa - è stata da lui stesso direttamente seguita, e che però (nonostante la dichiarazione contrattualmente resa) egli non aveva e non ha alcuna specifica competenza al riguardo (su ciò, v. peraltro la recentissima direttiva MIFID circa l efficacia giuridica delle dichiarazioni di esperienza in strumenti finanziari solitamente rilasciate dai comuni con clausola di stile ). Il contratto è stato concluso previa consulenza di una società specializzata che ha anche indicato la migliore delle offerte pervenute. Ritenuto in DIRITTO Nella fattispecie, la normativa di principale interesse può sostanzialmente individuarsi negli artt. 1, comma 737, della legge 27 dicembre 2006 n. 296, 1, commi 166, 167 e 168, della legge n. 266 del 23 dicembre 2005, 3, comma 2, del D.M.-Economia n. 389 del 2003 (concertato con il Ministro dell Interno), 41, comma 2, della legge n. 448 del 28 dicembre 2001, 60, comma 5, del D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165, 2 del D.Lgs. 6 maggio 1948 n. 655, nel testo sostituito dal D.Lgs. 18 giugno 1999 n. 200, 3, commi 4, 6 e 12, della legge 14 gennaio 1994 n. 20, e successive modificazioni e, per qualche aspetto, dalla circolare ministeriale esplicativa 27 maggio 2004 (in G.U.R.I. n. 128 del 3 giugno 2004). Preliminarmente la Sezione ritiene di dovere inquadrare la previsione di cui al citato art. 1, comma 737, della legge n. 296/2006 nell ambito delle funzioni e dei poteri della Corte dei conti. Sul punto osserva che in ordine alla fattispecie non sono applicabili le procedure e le pronunzie relative al disposto di cui all art. 1, commi 166, 167 e 168 della legge 23 dicembre 2005 n. 266 (legge finanziaria 2006) perché tali norme: 2

3 a) attribuiscono funzioni d ufficio e non a seguito di specifica comunicazione amministrativa, come pur sulla base di prime considerazioni - sembra voglia disporre la norma in esame; b) richiedono espressamente la preventiva definizione da parte della Corte dei conti - di linee-guida che hanno come destinatari gli organi di revisione economico-finanziaria degli enti locali (peraltro il comma 737 comprende anche le regioni ed ha quindi una portata più estesa); c) le gravi irregolarità contabili e finanziarie di cui al comma 167 sono (per il principio inclusio unius, exclusio alterius ) soltanto quelle in ordine alle quali l amministrazione non abbia adottato le misure correttive segnalate dall organo di revisione (né la sola parola anche, contenuta nel successivo comma 168, può legittimare interpretazioni talmente estensive da attribuire ampi ed autonomi poteri inquisitori sui singoli atti degli enti, estranee al sistema, dovendo piuttosto intendersi che tale parola consenta solo di utilizzare informazioni e dati comunque provenienti dalla stessa amministrazione) e, fra l altro, tali irregolarità non sono riferibili alla stipula, all interpretazione, alla legittimità ed alla convenienza di singoli contratti di natura privatistica; d) prevedono una specifica pronunzia ed una vigilanza sull adozione da parte dell ente locale delle necessarie misure correttive, nella fattispecie non ipotizzabili atteso che la nullità, l annullamento o l inefficacia dei contratti conclusi sono di competenza del giudice ordinario, mentre il recesso unilaterale dai medesimi potrebbe costituire un illecito e legittimare azioni di danno ed esecuzioni forzate; e) non sono richiamate dall anzidetto comma 737 L.F. 2007; f) comunque non sono estensibili per analogia, perché relative all esercizio di pubblici poteri le cui norme di riferimento, com è noto, in quanto invasive dell altrui sfera giuridica, sono di stretta interpretazione. Parimenti non sembra utile il riferimento in senso stretto al comune controllo sulla gestione di cui all art. 3 della legge n. 20 del 1994, perché questo avviene normalmente sulla base di specifici programmi annuali e, di fatto, non appare idoneo ad assicurare la necessaria tempestività di interventi ad hoc. Ciò posto, ritiene il Collegio che la norma de qua vada piuttosto ricondotta alle funzioni generali della Corte dei conti in materia di controllo successivo sulla gestione in senso ampio ed inquadrata in una visione unitaria della finanza pubblica, così come anche riconosciuto, da ultimo, dalla recente sentenza della Corte costituzionale n. 179 del 7 giugno 2007 (peraltro preceduta dalle n. 29 del 27 gennaio 1995 e n. 417 del 9 novembre 2005) che qui si richiama integralmente (v. anche, in senso sostanzialmente conforme, la deliberazione della Sezione del controllo della Lombardia n. 596 del 26 settembre 2007). In altri termini, il nuovo tipo di controllo (finanziario) introdotto dall art. 1, commi , della legge n. 266 del 2005 costituisce soltanto uno degli aspetti del più ampio e generale controllo sulla gestione, che comprende il controllo (in senso stretto) ex art. 3 della legge n. 20 del 1994, l attività di vigilanza sulle misure correttive adottate dalle amministrazioni (attività indispensabile, secondo quanto testualmente affermato dall anzidetta sentenza della Corte costituzionale, per l effettività del controllo stesso), la certificazione della compatibilità finanziaria dei contratti del pubblico impiego, l esame del costo del lavoro pubblico, la verifica dei rendiconti, la valutazione delle irregolarità denunziate ai sensi dell art. 60, comma 5, del D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165, la pronunzia sugli atti di affidamento di consulenze onerose, ecc., e, adesso le funzioni di cui all art. 1, comma 737, della legge n. 296 del 2006, nella fattispecie attivate su comunicazione del Tesoro. Tale controllo risulta peraltro normativamente dettato da esigenze di tutela dell unità economica della Repubblica e di coordinamento della finanza pubblica, comporta un riesame di legalità e regolarità, comprende valutazioni di efficienza efficacia ed economicità ed è finalizzato alla tempestiva segnalazione agli enti interessati, per l adozione delle necessarie misure correttive. Lo stesso, peraltro, è svolto in contraddittorio ed osservando la pubblicità delle adunanze, da un organo magistratuale indipendente ed imparziale a rilevanza costituzionale: posizione, questa, che consente peraltro di escludere la possibilità di lesioni dell autonomia garantita dall art. 114 Cost. - delle Regioni, dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitane e dello stesso Stato, stante che la Corte dei Conti è, ormai, un organo di garanzia della Repubblica. Passando all esame del merito, osserva la Sezione, in linea generale, che le più moderne esigenze di copertura del rischio finanziario hanno comportato lo sviluppo dei 3

4 c.d. derivati i quali, com è noto, sono accomunati dalla caratteristica di fondare il loro valore su altri strumenti finanziari di base, sottostanti al contratto derivato stesso (v. D.Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 e D.Lgs. 1 settembre 1993 n. 385). Tali derivati possono assumere le più svariate configurazioni (swap, future, option, interest rate cap, floor e collar, forward rate agreement, e combinazioni varie di strumenti finanziari) e la loro diffusione nel mondo della finanza e dell economia ne dimostra finalizzazione ad interessi meritevoli di tutela secondo l ordinamento giuridico (v. art cod. civ.) e, quindi, la loro tutelabilità in sede giudiziaria, particolarmente se conclusi con un intermediario finanziario autorizzato (cfr. App. Milano 26 gennaio 1999), in considerazione della causa sottostante, da intendersi quale neutralizzazione di un rischio finanziario o valutario. Tuttavia, proprio il loro collegamento ad un sottostante ne rende normalmente incerta la specifica convenienza e/o l opportunità nel caso concreto, donde l attenzione del Legislatore connessa alla normativa, agli scopi, ai principi ed alle esigenze inerenti la gestione del pubblico denaro. Tali esigenze, però, non vanno sempre e comunque verso un tendenziale disfavore circa il ricorso ai derivati, tanto che, per esempio, l art. 3, comma 1, del D.M.-Economia n. 389 del 2003 (relativo ai bond degli enti locali), nell ipotesi di indebitamento in valuta diversa dall euro fa obbligo di concludere un currency swap al fine di coprire il rischio di cambio. In tal caso, infatti, lo swap, pur potendo poi risultare sfavorevole all ente, dà comunque certezze in ordine ai flussi finanziari pubblici in uscita). Va poi osservato che il medesimo D.M. n. 389/2003 (attuativo della legge n. 448 del 2001), laddove elenca le operazioni derivate consentite non introduce alcuna sanzione (nullità, annullabilità, inefficacia, o altro) nelle ipotesi di conclusione di altre operazioni derivate; né specifiche sanzioni si rinvengono nell art. 41 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, costituente l antecedente di tale decreto. Considerato inoltre che gli enti locali territoriali godono (anche rispetto allo Stato e pur per i fini di legge) di piena capacità di disposizione patrimoniale (v. art. 114 Cost.) nonchè di autonomia finanziaria di entrata e di spesa (v. art. 119 Cost.), non può loro negarsi in linea di principio la facoltà di ristrutturare il loro debito a mezzo di strumenti derivati, tranne che questi non comportino in realtà nuovo indebitamento non specificamente finalizzato agli investimenti, come nel caso, per esempio, di mero allungamento del debito o di rimodulazione delle rate di pagamento mediante riduzione di quelle prossime e conseguente aumento di quelle remote (nel qual caso opererebbe il vincolo di cui all art. 119, sesto comma, Cost.). E allora evidente che in presenza di un operazione finanziaria in derivati fatta da un comune non può efficacemente discutersi della sua illegittimità in astratto ma, semmai, della sua illegittimità in concreto, sotto il profilo della sua eventuale irragionevolezza e dell accertato nocumento arrecato, ex ante, alle finanze pubbliche. Ma anche laddove il contratto relativo ai derivati fosse stato stipulato dall ente locale in violazione delle vigenti disposizioni (perché, per esempio, siano stati violati dei vincoli normativi, quali la formula plain vanilla, un up-front superiore all 1%, la sussistenza di leve o altri moltiplicatori, l obbligo di contenimento dei rischi di mercato, l accessorietà rispetto a passività effettivamente dovute, ecc.), tale non rileverebbe sotto il profilo civilistico, ferma restando un ipotetica responsabilità dell agente pubblico che lo ha voluto. Orbene, nel caso di specie sia il master agreement (contratto normativo, accordoquadro) sia la confirmation (clausole specifiche, relative al concreto contenuto economico dell accordo), pur contenendo clausole ipoteticamente pregiudizievoli per il Comune (es., assenza di speculazione, assenza di immunità, assenza di affidamento, registrazione delle dichiarazioni, deroga alla legge ed alla giurisdizione italiana, ecc.) appaiono vincolanti sotto il profilo civilistico. Va peraltro detto che tale contratto è, per comune accordo delle parti, disciplinato (come d uso) dalla legge inglese, assoggettato (come d uso) alla giurisdizione inglese, contiene (come d uso) la rinunzia espressa ed irrevocabile a tutte le immunità derivanti dal principio di sovranità dello Stato italiano ed il prospetto di ammortamento ivi allegato prevede rate decrescenti. Lo stesso, inoltre, è standardizzato I.S.D.A. (International Swaps Dealers Associations Inc.) e, dunque, già ampiamente sperimentato a livello internazionale. Pur non potendosi quindi contestare la validità e vincolatività dell accordo, va precisato che appare probabile che l operazione de qua si risolva alla lunga in una consistente perdita per il comune di Marsala. Infatti il precedente tasso fisso medio del 4,58% era 4

5 contenuto in termini assoluti e dava anche certezze circa i flussi in uscita, mentre il nuovo tasso euribor-6mesi, oltre spread 0,25%-0,40%, ben potrebbe nel periodo intercorrente tra la data di stipula del derivato (febbraio 2007) e l assai lontana scadenza del giugno far crescere le rate, tanto più che il differenziale tra cap e floor è alquanto limitato e quindi potrebbe facilmente rendere operativa l opzione. Tuttavia non vi è alcuna certezza giuridica di ciò ed il Comune medesimo potrebbe anche nel giugno risultare avere complessivamente ottenuto un vantaggio. Quanto sopra è anche avvalorato dalla stessa suindicata Relazione sulla verifica amministrativo-contabile al comune di Marsala eseguita dall Ispettorato Generale di Finanza dal 12 al 15 giugno 2007, dalla quale risulta che: a) la capacità mutuabile dell ente resta elevata nonostante l ultima novella dell art. 204 abbia drasticamente ristretto i vincoli all indebitamento (v. pag. 6); b) la somma dei predetti importi, pari ad ,85, risulta essere sostanzialmente pari all importo nozionale di riferimento dell operazione di swap, pari ad ,85, risultando pertanto rispettata la previsione di cui all art. 3, comma 3, del D.M. 389/2003 (v. pagg ); c) il contratto presenta pertanto un elevato vantaggio iniziale, garantendo nel medio e lungo periodo vantaggi esclusivamente al verificarsi di condizioni molto particolari (v. pag. 1); d) l operazione che doveva comportare un risparmio per l Ente, vista l attuale situazione di mercato ed in assenza di interventi correttivi, rischia concretamente di determinare una notevole perdita per l Ente stesso, attualmente quantificabile in ,41. Sussiste pertanto la necessità che l operazione posta in essere venga continuamente monitorata, al fine di adottare le adeguate azioni volte a ridurre la rischiosità della stessa (v. pag. 21); e) l eventuale risoluzione del contratto comporterebbe comunque conseguenze molto pesanti a carico del soggetto richiedente, valutabili concretamente soltanto in base alle condizioni di mercato presente in tale momento (v. pag. 21). Sotto altro aspetto, poi, neppure potrebbe proficuamente ritenersi che a seguito delle variazioni significative del mercato potrebbero concludersi ulteriori contratti derivati (certamente onerosi) per correggere di volta in volta gli effetti del precedente (cosa, questa, che sarebbe abbastanza costosa e creerebbe una sorta di dipendenza dalle Banche). E dunque la stessa raccomandazione circa un continuo monitoraggio dell operazione conclusa potrebbe risultare non proficua. Ma se dal punto di vista della legittimità astratta le operazioni relative ai derivati - peraltro non costituenti, in sé, atti di indebitamento, come implicitamente riconosciuto dal medesimo D.M. n. 389 e come deciso da Corte Conti-Sez. giurisdiz. Sicilia con sentenza n dei non appaiono normalmente censurabili, invece, sotto il profilo della convenienza, le stesse (nonostante la comune dichiarazione contrattuale di assenza di speculazione, nella fattispecie inserita al punto g) delle Dichiarazioni ) possono in molti casi risultare in concreto sconsigliabili sotto il profilo concreto del rischio e/o della loro non convenienza. Al riguardo osserva il Collegio che i bilanci pubblici richiedono, per loro intrinseca natura e per la natura delle entrate e la destinazione delle spese, certezze di flussi finanziari, senza i quali, peraltro, le relative previsioni sarebbero inattendibili. Le pubbliche amministrazioni, inoltre, in quanto si alimentano normalmente con il prelievo forzoso a carico dei cittadini devono rifuggire il rischio e non devono compiere attività speculative. Si consideri inoltre che spesso le pubbliche amministrazioni non dispongono di proprio personale che sia preparato ed aggiornato in materia di mercati finanziari e di operazioni bancarie assai complesse, in continua evoluzione e spesso disciplinate dal diritto inglese o dalla contrattualistica internazionale, e che sia anche in grado di calcolare attendibilmente probabilità statistico-finanziarie, evoluzione dei mercati dei capitali e complesse formule di matematica finanziaria. Conseguentemente le stesse (come nella fattispecie) sono solitamente costrette ad affidarsi a società esterne di consulenza e advisors che però - e legittimamente - hanno interessi e perseguono fini che nulla hanno a che vedere con quelli pubblici. D altra parte, le operazioni in derivati sono normalmente a somma zero, nel senso che non tenendosi conto dello spread e dei rispettivi vantaggi indiretti se taluno guadagna l altro, corrispondentemente, perde, mentre in esse vengono riversati rischi d impresa che l ente pubblico non dovrebbe, neppure indirettamente, assumere; tanto più che, a differenza di quelli delle imprese, i debiti degli enti territoriali hanno una scadenza normalmente assai più lunga 5

6 che aumenta molto il rischio, non potendosi fare previsioni attendibili a così lungo termine. Occorre inoltre fare delle ulteriori distinzioni. Così, per esempio, il coupon swap, laddove scambia un tasso variabile con uno fisso (e non viceversa) potrebbe assicurare (ma nel breve/medio termine) vantaggi conseguenti alla certezza e regolarità dei flussi in uscita. Rischioso potrebbe invece risultare (specialmente nel lungo termine) il basis rate swap (perché lo scambio avverrebbe tra due tassi variabili), ed ancor più rischioso, e certamente sconsigliabile, il cross-currency interest rate swap (perché sommerebbe il rischio di cambio con quello di tasso). Accettabile, in concreto, potrebbe risultare il rischio in ordine all acquisto (tuttavia oneroso) di una call option (sia di tipo europeo sia di tipo americano) perché l eventuale perdita sarebbe limitata al premio pagato, mentre non accettabile potrebbe risultare il rischio da vendita di una pull option perché potrebbe provocare una esposizione debitoria eccessiva. Per quanto concerne il prestito bullet, se ne ritiene la pericolosità perché occorre particolare scrupolo e regolarità negli accantonamenti periodici, che peraltro dovrebbero confluire in un fondo di ammortamento che investa esclusivamente in titoli obbligazionari di enti e amministrazioni pubbliche nonché di società a partecipazione pubblica di Stati appartenenti all Unione Europea. Per quanto concerne invece le c.d. opzioni esotiche (barrier option, opzioni asiatiche, ladder, opzioni binarie o digitali, Bermudan, ecc.), così chiamate perché aventi caratteristiche diverse da quelle classiche, se ne ritiene la particolare ed ulteriore rischiosità, e quindi la loro sconsigliabilità perché alle option, già rischiose, aggiungono ulteriori elementi di incertezza (underlyng knock-out o knock-in, average strike, average price, superamento del prezzo di esercizio per un certo ammontare, esercizio dell opzione ristretto ad alcune date, ecc.). Per quanto riguarda più in particolare, le opzioni digitali (o binarie) - tra le quali il M.E.F. ha inquadrato l operazione in parola - va detto che queste hanno la caratteristica di non valutare il pay-off in termini differenziali (ovvero come differenza tra il valore di mercato del titolo rappresentativo e lo strike price) ma in misura fissa (come parte di un asset) oppure nulla, in modo da avere titoli che possano assumere solo due valori, come nella numerazione binaria (0,1) (pertanto l opzione è liquidata o zero o 100, e permette di fare trading sul verificarsi o non verificarsi dell evento finanziario). Anche tali opzioni (riconducibili, nel diritto civile italiano, agli artt e 1322 cod. civ.) sono da ritenere ad alto rischio per gli enti locali, tanto più che le stesse sono comunemente strutturate sul breve termine e pur se la perdita massima possibile è nota all apertura della posizione possono assumere valori ben diversi già in tempi ravvicinati (come nel caso di specie). Va poi aggiunto che normalmente le pubbliche amministrazioni non sono neppure in grado di monitorare costantemente i loro derivati e che pertanto restano, di fatto, costantemente soggette ai loro consulenti bancari che (avvantaggiati anche dal lungo termine dell indebitamento) potrebbero proporre loro ripetute ristrutturazioni in relazione all andamento dei mercati, con conseguenti ulteriori esborsi di spread di negoziazione. P.Q.M. la Corte dei conti-sezione del controllo per la Regione siciliana formula le proprie osservazioni nei termini di cui sopra; ORDINA che, a cura del servizio di supporto, copia della presente deliberazione sia comunicata al Sindaco ed al Presidente del Consiglio comunale del Comune di Marsala (TP) al Ministro dell Economia e delle Finanze, al Ragioniere Generale dello Stato ed al Direttore Generale del Tesoro. Così deciso in Palermo, nella camera di consiglio del 27 novembre

7 Il Relatore (Cons. Avv. Antonio Dagnino) Il Presidente (Dott. Maurizio Meloni) Depositata in segreteria il 10 gennaio 2008 Il Direttore della segreteria (dott. Laura Suriano) 7

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