Veduta di Genova dal mare

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1 Genova nel cuore Anni fa, una nota pubblicità parlava di una Milano da bere. No Genova non è una città da bere. Genova è una città da gustare nel senso più ampio della parola. Chi vuole conoscere Genova nel profondo, deve venire in questa città pronto a mettere in gioco, nel bene e nel male, tutti i suoi sensi. Solo così ne coglierà l'essenza. Genova, la città che si arrampica... sono queste le parole che le tornano in mente mentre il traghetto si avvicina al molo per attraccare. Sul molo contempla la città che le sta davanti, incuriosita ed emozionata come quando si vive un dejà-vu che ci si aspettava, ma che non si pensava di vivere in modo così intenso... l'odore salmastro le riempe le narici ed evoca ricordi. Il vento gelido di tramontana le sferza il viso e spazza il cielo rendendolo terso e azzurro. Rumori e voci del porto... la città di Giano è lì, stretta tra mari e monti, tutta in verticale. Veduta di Genova dal mare Sembra che le case si rubino spazio l'una con l'altra e si ammucchino verso l'alto fino ad arrivare al cielo. È Genova, simile a tante altre città di mare eppure così profondamente diversa. Una piccola eredità la porta a casa dopo trent'anni di lontananza. Faccende burocratiche. Avrebbe potuto risolvere tutto in meno di una giornata. Viaggio in aereo, andata e ritorno, e molte firme dal notaio. Invece d'istinto senza programmare nei dettagli il viaggio, ha sentito che doveva fermarsi almeno un giorno intero. Doveva tornare dal mare perché per mare era partita. Anni prima aveva guardato la città allontanarsi finché non era scomparsa all'orizzonte, ora la guarda avvicinarsi, pronta ad accoglierla tra le sue braccia. Allora, poco più che diciottenne, si allontanava dalla città che l'aveva vista nascere e crescere, con qualche rimpianto, ma già proiettata verso una vita ancora tutta da vivere. Ora, adulta, torna alle radice. Canta... si, sottovoce, ma canta... Ma se ghe pénso allôa mi veddo o mâ.. Gira lo sguardo a

2 destra, forse inconsciamente la cerca. La Lanterna La Lanterna è lì, grigia e rassicurante, unica. L'emozione è intensa ed è faticoso distogliere lo sguardo... veddo a lantérna, a câva, lazù o meu.. Lo sbarco è veloce, come pure l'uscita dal porto. Dalla Stazione Marittima un taxi la conduce all'albergo. C'è traffico. La vettura procede lentamente tra automobilisti nervosi e assonnati che si recano al lavoro. Guarda ora a destra ora a sinistra cercando di orientarsi. A sinistra, in alto, la sopraelevata si srotola sorretta dai suoi piloni, sotto lentamente si rincorrono le nuove strutture del Porto Antico. Non le aveva mai viste, ma le conosce: Museo del Mare, Galeone, Biosfera, Acquario, Bigo... Non vuole perderne neanche uno: dubita di poterli visitare. Il taxi si ferma ad un semaforo e il conteggio è momentaneamente sospeso. Gira lo sguardo e riconosce la piazzetta in discesa di Sant'Elena. É deserta. Shangai non c'è più. Chiude gli occhi e la mente si affolla di bancarelle rumorose poste disordinatamente sotto i tendoni un po' sbilenchi. Giungono voci di studenti che contrattano jeans, Ray Ban, eskimo. I jeans... i blue jeans... blu di Genova... anche i pantaloni più indossati al mondo sono uniti indissolubilmente a Genova! Scatta il verde. L'auto riparte bruscamente, nervosa... Velocemente riporta lo sguardo a sinistra in tempo per scorgere i lunghi bracci del Bigo che si tendono verso il cielo e il mare come un grande riccio. Osserva la gente che nell'aria fredda del mattino si muove rapidamente su Piazza Caricamento, sotto i portici di Sottoripa e sulla banchina del Porto Antico. Africani scuri e dinoccolati dispongono le loro merci su teli colorati, cinesi si muovono velocemente dentro e fuori dai negozi per esporre abiti sempre uguali, donne col velo, italiani... genovesi.

3 Un'occhiata all'imponente palazzo storico dov'è raffigurato San Giorgio che combatte con il drago. In poco tempo il taxi arriva nei pressi dell'albergo. I grattacieli di Corte Lambruschini incombono su di lei prima di accoglierla. Non entra subito in albergo, ma si allontana un poco verso la stazione di Brignole per cogliere pienamente l'insieme. Il contrasto tra moderno e classico è notevole, ma il complesso si integra perfettamente nella città. L'albergo non delude: la vista su Genova è stupenda. Una rinfrescata, scarpe comode e una gran voglia di tuffarsi nella città. Solo un giorno... rifiuta cortesemente la proposta di colazione in albergo e via.. raggiunge senza incertezze via San Vincenzo. È attenta, vigile, osservatrice: nulla deve sfuggirle, ogni sensazione deve essere assaporata adeguatamente. Si immette nella via già affollata. Sa dove andare. Le tornano in mente i versi di una poesia... scioa, co-o cròcco e co-a sa a man bassa,l'oexin ben vònto, o mezo bello spesso... Santa Fugassa. Pochi passi e il profumo inconfondibile della focaccia solletica le sue narici per avvolgerla completamente quando entra nel negozio di Mario. Il forno è sempre lì, come se il tempo non fosse passato. Sono altri il gestore e le commesse, ma la cortesia ruvida che distingue i bottegai genovesi è sempre la stessa. E soprattutto è sempre la stessa focaccia: morbida e croccante nello stesso tempo, con i grani del sale grosso e gli occhielli ben unti. La focaccia Se la gusta per strada, come a Genova fanno tutti, ungendosi le dita, nonostante la carta in cui la commessa l'ha avvolta per la degustazione da passeggio. Non cede alla tentazione dello shopping, chiari e irrinunciabili sono i luoghi dove vuole tornare. Si dirige in via xx Settembre, poi in piazza De Ferrari. La piazza la accoglie con un trionfo di giochi d'acqua sorprendenti. È bellissima. Un groviglio di emozioni la agita. Ama profondamente quella piazza, come tutti i genovesi. I ricordi si affacciano alla sua mente vertiginosamente: le manifestazioni studentesche, le feste con bagno nella vasca per la vittoria della squadra del cuore, l'albero di Natale... Passa tra i giochi d'acqua della fontana, ne accarezza il bordo. -

4 Sono tornata- sussurra. Compie con lo sguardo un lento giro per ritrovare ciò che ha lasciato o cogliere cambiamenti. Se Palazzo Ducale la convince con la sua sobrietà, il Carlo Felice la conquista con la sua severa eleganza. Ora con la sua nuova veste domina la piazza. Garibaldi sul suo destriero pare a guardia del Teatro. Si ferma per un cappuccino all'antico Caffè degli Specchi, da qui proseguirà alla ricerca della vecchia drogheria e saponeria dove era solita andare con sua madre per gli acquisti di Natale. I ricordi irrompono con forza, esce dal bar in fretta, raggiunge l'antica bottega. Entra. Contempla l'interno del negozio1. Il profumo del sapone l'avvolge e d'istinto prende una saponetta. Paga. E dopo aver dato l'ultima occhiata esce, poi imbocca un caruggio. La fitta ragnatela di viuzze strette a volte anguste, ma assolutamente uniche, costituiscono l'ordito centro storico. Percorrerle tutte, ecco che cosa vorrebbe fare. I caruggi, oggi come ieri Decide di imboccare Vico della Casana, vuole raggiungere via Luccoli. Pochi passi e la luce della piazza scompare. Il pezzo di cielo ritagliato dai palazzi rischiara il vicolo. Procede tra le mura strette e grigie dei palazzi. L'odore forte, penetrante e consueto le riempe il naso. È odore di vicolo, unico e insostituibile che, nonostante tutto, ben si confà alla città vecchia. Infondo al vicolo, quasi di fronte, trova ciò che cerca. Un'antica insegna indica Cremeria Buonafede. Vivido e chiaro un ricordo si fa largo nella sua mente: una bambina per mano alla zia attende paziente il suo turno davanti alla vetrina della piccola latteria. Non si può entrare, il negozio è minuscolo. È paziente, sa che la sua attesa sarà ampiamente ricompensata. Il premio arriva: un cono con la panna migliore della città e una spolverata di cannella. La bambina affonda delicatamente le piccole labbra quasi consapevole di gustare il cibo per gli dei. La zia prende anche due chifari co-a panna, li mangeranno a casa.

5 Allontana i ricordi. È perfetto, qui il tempo è passato senza recare danni. Deve aspettare fuori se non vuole sgomitare al banco. L'unico tavolino, sempre appoggiato alle piastrelle bianche è occupato. I due avventori la guardano decisi: la loro permanenza non sarà breve. Ordina il suo cono e prosegue verso la Soziglia. Come allora, con labbra da bambina, gusta quella delizia. La panna densa, cremosa, vera, si scioglie sul palato con effetti paradisiaci... anche la panna è sempre la stessa! Concentrata sul cono, prosegue con passo incerto tra le persone che affollano piazza Soziglia. Molti negozi hanno lasciato il posto ad altri, ma a destra ritrova le splendide vetrine dell'ottocentesca pasticceria Klainguti. Le vetrine sono le stesse: vetro, legno, dolci. Lo sguardo si muove veloce, ma la trova subito. A torta Zena è lì, quadrata, con una spruzzata di zucchero vanigliato, una striscia di marzapane intorno e una, messa un po' per traverso, con la scritta Zena. Il foresto non immagina quale delizia nasconda quello scrigno infondo così semplice, ma lei lo sa. Quindi, senza indugiare oltre, entra nel negozio muovendosi tra l'oro e gli specchi dell'arredamento barocco. Il biglietto di Verdi è sempre in bellavista, ci sono i complimenti del compositore per le brioches. Ne compra una, piccola, che pare preparata apposta per soddisfare il palato di chi passa. La nasconde con delicatezza infondo alla borsa sapientemente scelta apposta per il viaggio. La prossima tappa è l'antica Pasticceria Romanengo e, come le diceva sempre sua madre, no ti peu miga entra da Romanengo co-o pacchetto de Klainguti. La Pasticceria Romanengo è poco più avanti, già verso Campetto. La trova subito. Lì il tempo sembra passare senza cambiare nulla. La vetrina è essenziale: legno, ma soprattutto vetro su cui le specialità della ditta sono esposte con parsimonia, come nelle migliori gioiellerie. Entra. I commessi sono occupati, così lei può indugiare sugli arredi che le appaiono più belli di quanto ricordasse. I marmi e i legni pregiati e antichi rivestono le pareti fino al soffitto, interrotti da eleganti vetrinette. I banchi sono apparecchiati con cristalli. Al centro del soffitto affrescato troneggia un grande lampadario. Più che una confetteria sembra un salotto signorile. Ora una commessa è libera. Chiede gocce di rosolio, petali di viola cristallizzati, scorzette d'arancia e cedro ricoperte di cioccolato e marrones glacés: questo è il pezzo di Genova che porterà alla sua famiglia. Le storiche pasticcerie di Klainguti e Romanengo

6 Lasciata la pasticceria prosegue per Campetto, poi Caricamento e Sottoripa. La piazzetta è affollata. Tra le bancarelle e i chioschi fissi e improvvisati, la gente si muove frettolosa. Il vocio è leggero ma incessante, rotto solo dai clacson di Caricamento. Difficile individuare i genovesi, difficile percepire il loro mugogno in quella moltitudine ormai multietnica. Lascia velocemente la piazza e raggiunge i portici di Sottoripa. Il mare è vicinissimo: non si vede, ma il suo odore si mischia a quello del traffico. Persino percorrere l antico e sconnesso marciapiede dei portici rievoca ricordi. Guarda i negozi che ora si susseguono nel porticato e prova rimpianto per quegli storici che non trovava più. Trova però la vecchia friggitoria dove, con sua mamma, comprava i baccalea. La ricorda bene: piastrellata di bianco, banco in ferro lungo e essenziale, testi grandi e piccoli, vassoi e farinata, torta Pasqualina e di riso e i baccalae! Il ricordo è preciso: morbidi, unti e buonissimi! Tutta Genova è passata di qui! Fabrizio De Andrè nella friggitoria Carega in Sottoripa Bastava sostare nel negozio anche solo il tempo per l'acquisto che l'odore di fritto si fissava sugli abiti e vi permaneva per alcuni giorni. Entra, aspetta il suo turno, e finalmente assapora il gustosissimo baccalae. È l'una: il notaio l'attende nel suo studio in San Lorenzo. La via l'accoglie nello splendore del suo recente restauro. Ora è pedonale e affollata. La guarda dal fondo affascinata ed è pienamente consapevole della bellezza della sua città. Arriva a San Lorenzo, devia per porsi almeno davanti alla Cattedrale e osservarla nella sua austera magnificenza. Osserva il bianco e il grigio dei marmi che si alternano in righe, il rosone, i leoni. Si commuove. Per fortuna l'efficienza del notaio e della sua segretaria le consente di sbrigare le faccende in un'ora. Esce e raggiunge Piazza Matteotti. Guarda il cielo: la tramontana che l'ha accolta al mattino è cessata e un vento di mare umido e caldo ha coperto il cielo di nuvole grigie: macaia. Genova è anche questo. Lei ama questi repentini cambiamenti di tempo che si adeguano perfettamente alle contraddizioni di questa meravigliosa città e dei suoi abitanti.

7 Prende al volo un taxi: -Boccadasse!- l'auto si muove veloce nel traffico, raggiunge la Foce e si immette in Corso Italia. Questa lunga via le piace, la considera il lungo balcone sul mare della città. Data l'ora è semideserta: qualcuno corre per tenersi in forma, altri passeggiano con il cane, qualche studente forse marina le lezioni pomeridiane. Il mare ora si fa vedere, ora si nasconde. A Boccadasse il taxi si ferma: il tassista accenna uno stretto sorriso e la saluta con genovese cortesia augurandole buona giornata. Scende nel vicolo e pregusta l'immagine che le si presenterà quando arriverà alla piccola spiaggia. L'antico borgo è intatto nella sua bellezza, semplice e un poco naif, in contrasto con l'elegante quartiere di Albaro a cui appartiene e di cui comunque è l'autentico gioiello. Le case a tinte pastello, addossate le une alle altre circondano la piccola baia e contrastano con il cielo ora grigio. Il caratteristico borgo di Boccadasse Scende sulla spiaggetta dove sono posteggiate le barche e dove alcuni pescatori rassettano le reti. Hanno il viso segnato da anni di fatica e lavoro duro e dal mare. Le regalano uno sguardo veloce e poi proseguono nel loro lavoro. Si avvicina all'acqua. Il mare è leggermente increspato dal vento. Del blu della mattina non c'è traccia, ma il grigio indefinibile che l'ha inghiottito lo sostituisce egregiamente. Indugia lo sguardo sulla distesa libera da ogni imbarcazione: adora questo mare. Si siede sulla riva e ascolta lo sciabordio, ora rapido ora lento, delle onde. Minute gocce salmastre trasportate dal vento piovono sul suo viso. Un odore penetrante di scogli, sassi, alghe, acqua salata le riempe le narici. Chiude gli occhi e, come in una conchiglia, sente Genova. Sono solo minuti, ma intense sensazioni. Se le porterà via e le conserverà a lungo. Da Genova si parte e a Genova si ritorna. Guarda ancora il mare e comprende. Prende un ciottolo grigio e levigato in modo perfetto e lo infila in tasca. Si alza e velocemente ripercorre la strada a ritroso, quasi come se un distacco lento fosse troppo doloroso. Compra un biglietto, sale su un autobus e raggiunge l'albergo. È stanca: troppe emozioni. Ordina una cena leggera in camera, fa una rapida doccia e guarda dalla finestra. Il precoce crepuscolo invernale accende la città di mille luci, il

8 traffico si fa più intenso fino a congestionarsi nell'ora di punta: tutti tornano alle loro case. Pensando alla sveglia del giorno dopo, decide di non tuffarsi nella movida genovese. Si consola però con la sua torta Zena. Un suono fastidioso e inflessibile la sveglia alle sette. Una rinfrescata, la raccolta veloce delle poche cose da sistemare nel bagaglio a mano, la richiesta alla reception di un taxi per l'aeroporto e fuori, pronta a tornare a casa. Di nuovo la Foce e poi il taxi imbocca la sopraelevata. Da un'altra prospettiva guarda la strada percorsa all'arrivo. Vede il porto e riconosce il traghetto che l'ha portata a Genova il giorno prima. L'auto sfiora il Matitone e imbocca l'autostrada. Arrivo in aeroporto e inevitabile attesa dell'imbarco. Quando si sa che si deve andare via non si vede l'ora di partire. Finalmente a bordo, posto vicino al finestrino. Si accendono i motori, l'aereo rolla, corre sempre più veloce sulla pista e decolla. Si alza velocemente sopra la città. Si rilassa: il decollo le crea sempre un po' di tensione. Un timido sole invernale è già sorto. Guarda dal finestrino e vede Genova distesa sulla riva come una sirena uscita dal mare. Una sottile nostalgia l'avvolge mentre un'unica parola sale alle labbra da chissà dove: -Arrivederci...- Veduta aerea di Genova

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