Incontro con la misericordia

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1 Copia 1,00. Copia arretrata 2,00 L O S S E RVATOR E ROMANO EDIZIONE SETTIMANALE Unicuique suum IN LINGUA ITALIANA Non praevalebunt Anno LXV, numero 36 (3.806) Città del Vaticano Giovedì 3 settembre 2015 Sarà «un vero momento di incontro con la misericordia di Dio» il giubileo straordinario che si aprirà il prossimo 8 dicembre. Lo ha scritto Papa Francesco in una lettera inviata martedì 1 settembre all a rc i v e s c o v o Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, indicando alcuni punti chiave per vivere l esperienza dell anno santo come occasione per «toccare con mano» la tenerezza del Padre. Tra i passi più significativi, spicca anzitutto quello dedicato alla situazione dei carcerati. Il giubileo fa notare in proposito il Pontefice «ha sempre costituito l opp ortunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli della pena, hanno tuttavia preso coscienza dell ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto». Francesco auspica che a tutti i detenuti «giunga concretamente la misericordia del Padre» e ricorda che essi po- Lettera del Papa sul giubileo straordinario Incontro con la misericordia tranno ottenere l indulgenza nella cappella delle carceri. «Ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre aggiunge possa questo gesto significare per loro il passaggio della porta santa». Centrale nella lettera il passaggio dedicato alle donne che hanno vissuto il dramma dell aborto. «Gravissimo male» lo definisce il Pontefice, spiegando tuttavia che «solo il comprenderlo nella sua verità può consentire di non perdere la speranza» e ribadendo che «il perdono di Dio a chiunque è pentito non può essere negato». Da qui la decisione di concedere a tutti i sacerdoti durante l anno giubilare «la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono perdono». In questa prospettiva Francesco invita i preti a prepararsi «a questo grande compito sapendo coniugare parole di genuina accoglienza con una riflessione che aiuti a comprendere il peccato commesso, e indicare un percorso di conversione autentica per giungere a cogliere il vero e generoso perdono del Padre che tutto rinnova con la sua presenza». Infine il Papa si rivolge «a quei fedeli che per diversi motivi si sentono di frequentare le chiese officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X». Nell esprimere la speranza che «nel prossimo futuro si possano trovare le soluzioni per recuperare la piena comunione con i sacerdoti e i superiori della Fraternità», il Pontefice dispone «mosso dall esigenza di corrispondere al bene di questi fedeli» sottolinea che «quanti durante l anno santo della misericordia si accosteranno per celebrare il sacramento della riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l assoluzione dei loro peccati». PAGINA 5 Emmanuel Garibay, «Il figliol prodigo» (2005) Il numero di settembre «donne chiesa mondo» «Ne siamo assolutamente convinte: è un punto nodale per la vita futura della Chiesa» scrive Giulia Galeotti nell editoriale del numero di «donne chiesa mondo» dal 2 settembre in edicola. «Troppo a lungo trascurata per misoginia, paura, diffidenza, comodità e ignoranza, la questione del rapporto tra i sacerdoti e le donne è fondamentale perché la vita all interno della comunità cristiana sia davvero un fecondo incontro di crescita e maturazione per tutti». A introdurre questo numero tematico, la memorabile scena di Roma città aperta, in cui «troviamo ogni volta la potenza di una pietà rovesciata». IN A L L E G AT O Nella prima giornata mondiale Preghiere e opere per la cura del creato «Oggi è la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato. Preghiamo e operiamo». È il tweet lanciato da Francesco sull martedì mattina, 1 settembre. Nel pomeriggio il Papa ha presieduto la liturgia della Parola nella basilica vaticana, durante la quale il predicatore della Casa pontificia ha tenuto l omelia. RANIERO CA N TA L A M E S S A A PA G I N A 7 Un diritto da perdonare LU C E T TA SCARAFFIA A PA G I N A 16 Udienza generale sulla famiglia Mai più gli orrori della guerra Al l Angelus dolore per i migranti Crimini che offendono l umanità Messa a Santa Marta Il consiglio di Paolo PAGINE 2 E 3 PAGINA 4 PAGINA 6

2 pagina 2 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 3 settembre 2015, numero 36 All udienza generale Francesco invoca un nuovo protagonismo sociale per la famiglia Il sorriso nel deserto della città «Il sorriso di una famiglia è capace di vincere questa desertificazione delle nostre città». Lo ha detto Papa Francesco all udienza generale di mercoledì 2 settembre, in piazza San P i e t ro. Cari fratelli e sorelle, buongiorno! In questo ultimo tratto del nostro cammino di catechesi sulla famiglia, apriamo lo sguardo sul modo in cui essa vive la responsabilità di comunicare la fede, di trasmettere la fede, sia al suo interno che all esterno. In un primo momento, ci possono venire alla mente alcune espressioni evangeliche che sembrano contrapporre i legami della famiglia e il seguire Gesù. Per esempio, quelle parole forti che tutti conosciamo e abbiamo sentito: «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me» (Mt 10, 37-38). Naturalmente, con questo Gesù non vuole cancellare il quarto comandamento, che è il primo grande comandamento verso le persone. I primi tre sono in rapporto a Dio, questo verso in rapporto alle persone. E neppure possiamo pensare che il Signore, dopo aver compiuto il suo miracolo per gli sposi di Cana, dopo aver consacrato il legame coniugale tra l uomo e la donna, dopo aver restituito figli e figlie alla vita famigliare, ci chieda di essere insensibili a questi legami! Questa non è la spiegazione. Al contrario, quando Gesù afferma il primato della fede in Dio, non trova un paragone più significativo degli affetti famigliari. E, d altra parte, questi stessi legami familiari, all interno dell esp erienza della fede e dell amore di Dio, vengono trasformati, vengono riempiti di un senso più grande e diventano capaci di andare oltre sé stessi, per Una «rapida ed equa soluzione» per «la grave congiuntura occupazionale, nel rispetto dei diritti di tutti», specialmente per riaccendere la speranza dei giovani e delle famiglie: il forte appello del Papa, unito a quelli contro la guerra e per i cristiani perseguitati, ha davvero riacceso la speranza negli operai licenziati venuti stamani da Volterra. Nel giro di pochi mesi si sono ritrovati senza lavoro: la ditta Smith Bits Saline, una multinazionale presente in Toscana da ottantacinque anni, il 30 aprile di punto in bianco ha deciso il licenziamento di 193 operai. «Per la nostra zona, molto creare una paternità e una maternità più ampie, e per accogliere come fratelli e sorelle anche coloro che sono ai margini di ogni legame. Un giorno, a chi gli disse che fuori c erano sua madre e i suoi fratelli che lo cercavano, Gesù rispose, indicando i suoi discepoli: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre» (Mc 3, 34-35). La sapienza degli affetti che non si comprano e non si vendono è la dote migliore del genio famigliare. Proprio in famiglia impariamo a crescere in quell atmosfera di sapienza degli affetti. La loro grammatica si impara lì, altrimenti è ben difficile impararla. Ed è proprio questo il linguaggio attraverso il quale Dio si fa comprendere da tutti. Per ridare speranza al mondo del lavoro estesa ma con pochi abitanti, si è creata una situazione senza vie di uscita: l esito di serrate trattative, col Governo e la politica locale, è stata la riassunzione di novanta operai, ma resta ancora il dramma per cento persone»: a spiegarla così è il vescovo di Volterra, monsignor Alberto Silvani. Il presule ha voluto accompagnare personalmente da Francesco una folta delegazione di lavoratori proprio per riaccendere in loro la speranza. E il Papa si è avvicinato a loro per esprimere tutta la sua vicinanza. «È per noi una gran cosa dicono ricevere dal Papa una benedizione, una parola di Marc Chagall, «Sposi nel villaggio» ( ) conforto e di incoraggiamento, un segno di attenzione, comprensione e considerazione». «Siamo venuti affermano ancora per rivendicare il diritto al lavoro e denunciare la prepotenza delle multinazionali che abbandonano al loro destino i lavoratori e le loro famiglie solo in nome del profitto e dei dividendi per gli azionisti». La ditta produce trivelle petrolifere e ha motivato i licenziamenti con la diminuzione degli scavi per l estrazione. «La nostra vicenda aggiungono è significativa e può insegnare molto, anche a chi C O N T I N UA A PA G I N A 3 L invito a mettere i legami famigliari nell ambito dell obb edienza della fede e dell alleanza con il Signore non li mortifica; al contrario, li protegge, li svincola dall egoismo, li custodisce dal degrado, li porta in salvo per la vita che non muore. La circolazione di uno stile famigliare nelle relazioni umane è una benedizione per i popoli: riporta la speranza sulla terra. Quando gli affetti famigliari si lasciano convertire alla testimonianza del Vangelo, diventano capaci di cose impensabili, che fanno toccare con mano le opere di Dio, quelle opere che Dio compie nella storia, come quelle che Gesù ha compiuto per gli uomini, le donne, i bambini che ha incontrato. Un solo sorriso miracolosamente strappato alla disperazione di un bambino abbandonato, che ricomincia a vivere, ci spiega l agire di Dio nel mondo più di mille trattati teologici. Un solo uomo e una sola donna, capaci di rischiare e di sacrificarsi per un figlio d altri, e non solo per il proprio, ci spiegano cose dell amore che molti scienziati non comprendono più. E dove ci sono questi affetti famigliari, nascono questi gesti dal cuore che sono più eloquenti delle parole. Il gesto dell amore... Questo fa pens a re. La famiglia che risponde alla chiamata di Gesù riconsegna la regìa del mondo all alleanza dell uomo e della donna con Dio. Pensate allo sviluppo di questa testimonianza, oggi. Immaginiamo che il timone della storia (della società, dell economia, della politica) venga consegnato finalmente! all alleanza dell uomo e della donna, perché lo governino con lo sguardo rivolto alla generazione che viene. I temi della terra e della casa, dell economia e del lavoro, suonerebbero una musica molto diversa! Se ridaremo protagonismo a partire dalla Chiesa alla famiglia che ascolta la parola di Dio e la mette in pratica, diventeremo come il vino buono delle nozze di Cana, fermenteremo come il lievito di Dio! In effetti, l alleanza della famiglia con Dio è chiamata oggi a contrastare la desertificazione comunitaria della città moderna. Ma le nostre città sono diventate desertificate per mancanza d amore, per mancanza di sorriso. Tanti divertimenti, tante cose per perdere tempo, per far ridere, ma l amore manca. Il sorriso di una famiglia è capace di vincere questa desertificazione delle nostre città. E questa è la vittoria dell amore della famiglia. Nessuna ingegneria economica e politica è in grado di sostituire questo apporto delle famiglie. Il progetto di Babele edifica grattacieli senza vita. Lo Spirito di Dio, invece, fa fiorire i deserti (cfr. Is 32, 15). Dobbiamo uscire dalle torri e dalle camere blindate delle élites, per frequentare di nuovo le case e gli spazi aperti delle moltitudini, aperti all amore della famiglia. La comunione dei carismi quelli donati al Sacramento del matrimonio e quelli concessi alla consacrazione per il Regno di Dio è destinata a trasformare la Chiesa in un luogo pienamente famigliare per l incontro con Dio. Andiamo avanti su questa strada, non perdiamo la speranza. Dove c è una famiglia con amore, quella famiglia è capace di riscaldare il cuore di tutta una città con la sua testimonianza d a m o re. Pregate per me, preghiamo gli uni per gli altri, perché diventiamo capaci di riconoscere e di sostenere le visite di Dio. Lo Spirito porterà lieto scompiglio nelle famiglie cristiane, e la città dell uomo uscirà dalla dep re s s i o n e! L OSSERVATORE ROMANO EDIZIONE SETTIMANALE Unicuique suum IN LINGUA ITALIANA Non praevalebunt Città del Vaticano o r n e o s s ro m.v a w w w. o s s e r v a t o re ro m a n o.v a GI O VA N N I MARIA VIAN d i re t t o re Giuseppe Fiorentino v i c e d i re t t o re Gianluca Biccini co ordinatore Redazione via del Pellegrino, Città del Vaticano fax Servizio fotografico telefono fax w w w. p h o t o.v a TIPO GRAFIA VAT I C A N A EDITRICE L OS S E R VAT O R E ROMANO don Sergio Pellini S.D.B. direttore generale Abbonamenti: Italia, Vaticano: 58,00 (6 mesi 29,00); Europa: 100,00 - $ U.S.; America Latina, Africa, Asia: 110,00 - $ U.S.; America del Nord, Oceania: 162,00 - $ U.S. Per informazioni, sottoscrizioni e rinnovi: telefono ; fax ; i n f o s s ro m.v a Pubblicità Il Sole 24 Ore S.p.A. System Comunicazione Pubblicitaria Via Monte Rosa 91, Milano telefono /3003, fax s e g re t e r i a d i re z i o n e s y s t e i l s o l e 2 4 o re. c o m

3 numero 36, giovedì 3 settembre 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 3 «Una rapida ed equa soluzione» alla crisi occupazionale è stata invocata dal Papa al termine dell udienza generale del 2 settembre. Salutando i gruppi di fedeli presenti in piazza San Pietro, Francesco ha anche rinnovato l appello «Mai più la guerra!» nel ricordo del secondo conflitto mondiale. Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare i fedeli venuti dal Senegal, accompagnati da Mons. Paul Mamba, Vescovo di Ziguinchor, e i pellegrini dell A rc i d i o - cesi di Libreville. Care famiglie, che lo Spirito Santo vi conceda di far brillare sempre il Vangelo intorno a voi. La società ha bisogno della vostra testimonianza di fede e della vostra generosità. Che Dio vi protegga e vi benedica! Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Svezia, Paesi Bassi, Nigeria, Giappone, Malesia e Stati Uniti d America. Rivolgo un saluto particolare alla Catholic Extension Society statunitense. Su tutti voi e sulle vostre famiglie, invoco la gioia e la pace nel Signore. Dio vi benedica! Con affetto do il benvenuto ai fratelli e alle sorelle di lingua tedesca. Saluto in modo particolare i pellegrini della Diocesi di Innsbruck, venuti a Roma insieme con il Vescovo Mons. Manfred Scheuer in occasione del cinquantesimo anniversario della Diocesi, nonché i benedettini dell Abbazia di Kremsmünster e i fedeli delle parrocchie a loro affidate. L incontro con il Papa e l esp erienza della Chiesa universale durante il vostro pellegrinaggio vi confermino nella fede e nell impegno per il Vangelo. Di cuore benedico voi e i vostri cari. Le ha chieste il Pontefice salutando un gruppo di operai toscani Soluzioni eque alla crisi occupazionale come il vino buono delle nozze di Cana. Il Signore vi benedica. Do il benvenuto ai pellegrini polacchi. Carissimi, la famiglia, come espressione dell alleanza dell uomo e della donna con Dio, è un luogo privilegiato, in cui si sperimenta la sua presenza e il suo amore. Preghiamo gli uni per gli altri, perché diventiamo capaci di riconoscere nelle famiglie questa particolare presenza di Dio e di sostenerle nella loro testimonianza di fede e di amore. Dio vi benedica! In questi giorni anche in Estremo Oriente si ricorda la conclusione della Seconda Guerra Mondiale. Rinnovo la mia fervida preghiera al Signore di tutti affinché, per intercessione della Vergine Maria, il mondo di oggi non abbia più a sperimentare gli orrori e le spaventose sofferenze di simili tragedie Ma le sperimenta!. Questo è anche il permanente anelito dei popoli, in particolare di quelli che sono vittime dei vari sanguinosi conflitti in corso. Le minoranze perseguitate, i cristiani perseguitati, la follia della distruzione, e poi quelli che fabbricano e trafficano le armi, armi insanguinate, armi bagnate del sangue di tanti innocenti. Mai più la guerra! È il grido accorato che dai nostri cuori e Per ridare speranza al mondo del lavoro dai cuori di tutti gli uomini e donne di buona volontà sale al Principe della pace. Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana. Sono lieto di accogliere i seminaristi partecipanti al Campus sul sostegno economico alla Chiesa; i chierichetti del Vicariato di Mede Lomellina; i nuovi cresimati della Diocesi di Lucca con l Arcivescovo Mons. Castellani e i partecipanti al Pellegrinaggio della vita consacrata della Diocesi di Imola, guidato dal Vescovo Mons. Ghire l l i. Saluto l Associazione Bambino Emopatico Oncologico; la Federazione Nazionale Suonatori di campane e i fedeli di San Valentino Torio. A tutti auguro che questo incontro alimenti la fede e renda feconda la carità. Un saluto speciale rivolgo agli operai della Smith Bits Saline, accompagnati dal Vescovo di Volterra, Mons. Silvani, ed auspico che la grave congiuntura occupazionale possa trovare una rapida ed equa soluzione, nel rispetto dei diritti di tutti, specialmente per riaccendere la speranza nelle loro famiglie e la speranza nei giovani. Saluto infine i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli. Domani celebreremo la memoria liturgica di San Gregorio Magno. Cari giovani, la grandezza morale di questo Papa vi spinga a scelte coraggiose per il bene; la sua fortezza nella malattia sostenga voi, cari ammalati, nel portare la croce in spirituale unione con il cuore di Cristo; il suo legame con la Chiesa aiuti voi, cari sposi novelli, a unire nell amore la vostra famiglia. Saluto cordialmente i pellegrini di lingua spagnola, in particolare i gruppi provenienti da Spagna e America Latina. Che il Signore ci aiuti affinché le famiglie siano fermento di evangelizzazione nella società, che siano il buon vino recante la gioia del Vangelo a tutte le nazioni. Grazie mille. Rivolgo un cordiale saluto a tutti i pellegrini di lingua portoghese, in particolare agli scouts e fedeli del Portogallo e ai marinai brasiliani. Ricordate sempre che avete, insieme alle vostre famiglie, un ruolo essenziale nella missione evangelizzatrice della Chiesa: bisogna uscire dagli spazi di comodità e dare al mondo la testimonianza dell amore cristiano che supera ogni barriera e pregiudizio. Dio vi benedica! Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dal Medio Oriente! Cari fratelli e sorelle, la famiglia è il luogo dove tutti impariamo che cosa significa comunicare nell amore ricevuto e donato, e soprattutto essa è il luogo privilegiato per trasmettere la fede. Vivete questa vostra missione e siate nella società DA PA G I N A 2 governa. Le multinazionali arrivano e fanno ciò che vogliono. E quando se ne vanno lasciano il deserto. Nel nostro caso, qualcosa è rimasto in piedi. Ma a che prezzo? E soprattutto, per quanto tempo?». Francesco ha abbracciato in piazza San Pietro anche tanti bambini colpiti da leucemie e tumori. Accompagnati dai loro genitori, sono venuti su iniziativa dell Associazione italiana bambino emopatico oncologico. «La nostra realtà spiega il presidente Pietro Battistoni nasce da un gruppo di genitori che, dopo aver vissuto questa devastante esperienza, hanno scelto di impegnarsi per far sì che intorno alla malattia si possa creare una rete di solidarietà e di sostegno concreto, sotto il profilo della prevenzione, della cura, della riabilitazione e del reinserimento nella quotidianità». Particolarmente festoso l i n c o n t ro del Pontefice con quattrocento rappresentanti della Federazione italiana che riunisce le diverse realtà dei suonatori di campane. «Siamo un esercito di pace dice la presidente Eles Belfontali al servizio della Chiesa con il suono delle campane che fa parte della nostra tradizione». A donare una piccola campana al Papa è stata Stefania, una ragazza veronese con la sindrome di Down. Da Chicago, anche nella prospettiva del prossimo viaggio del Papa negli Stati Uniti d America, sono venuti i rappresentanti della Catholic Church extension society, che in novantaquattro diocesi lavora concretamente in ogni tipo di periferia esistenziale. Da Buenos Aires sono venuti i rappresentanti del gruppo della parrocchia di Sant Antonio di Padova che si occupa dell assistenza ai più poveri. Accanto a loro, la delegazione ufficiale della Cappellania della polizia di Córdoba, che sta visitando, in questi giorni, anche gli uffici della Guardia svizzera pontificia e del corpo della Gendarmeria vaticana. C erano inoltre Rodolfo D Onofrio e Matias Patanian, presidente e vicepresidente della squadra di calcio del River Plate, vincitrice della Copa Libertadores. Infine con particolare affetto Francesco ha voluto salutare Ines, una donna novantenne di San Donà di Piave.

4 pagina 4 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 3 settembre 2015, numero 36 L osservanza esteriore della legge non basta «per essere dei buoni cristiani». Lo ha ricordato Papa Francesco all Angelus di domenica 30 agosto, in piazza San Pietro, sottolineando che «non sono le cose esteriori che ci fanno santi o non santi, ma è il cuore». Cari fratelli e sorelle, buongiorno! il Vangelo di questa domenica presenta una disputa tra Gesù e alcuni farisei e scribi. La discussione riguarda il valore della «tradizione degli antichi» (Mc 7, 3) che Gesù, rifacendosi al profeta Isaia, definisce «precetti di uomini» (v. 7) e che non deve mai prendere il posto del «comandamento di Dio» (v. 8). Le antiche prescrizioni in questione comprendevano non solo i precetti di Dio rivelati a Mosè, ma una serie di dettami che specificavano le indicazioni della legge mosaica. Gli interlocutori applicavano tali norme in modo assai scrupoloso e le presentavano come espressione di autentica religiosità. Pertanto, rimproverano a Gesù e ai suoi discepoli la trasgressione di esse, in particolare di quelle riferite alla purificazione esteriore del corpo (cfr. v. 5). La risposta di Gesù ha la forza di un pronunciamento profetico: «Trascurando il comandamento di Dio dice voi osservate la tradizione degli uomini» (v. 8). Sono parole che ci riempiono di ammirazione per il nostro Maestro: sentiamo che in Lui c è la verità e che la sua sapienza ci libera dai p re g i u d i z i. Ma attenzione! Con queste parole, Gesù vuole mettere in guardia anche noi, oggi, dal ritenere che l osservanza esteriore della legge sia sufficiente per essere dei buoni cristiani. Come allora per i farisei, esiste anche per noi il pericolo di considerarci a posto o, peggio, migliori degli altri per All Angelus il Pontefice ricorda che l osservanza esteriore della legge non basta Cuori liberi dall ip o crisia il solo fatto di osservare delle regole, delle usanze, anche se non amiamo il prossimo, siamo duri di cuore, siamo superbi e orgogliosi. L osservanza letterale dei precetti è qualcosa di sterile se non cambia il cuore e non si traduce in atteggiamenti concreti: aprirsi all incontro con Dio e alla sua Parola nella preghiera, ricercare la giustizia e la pace, soccorrere i poveri, i deboli, gli oppressi. Tutti sappiamo, nelle nostre comunità, nelle nostre parrocchie, nei nostri quartieri, quanto male fanno alla Chiesa e danno scandalo quelle persone che si dicono molto cattoliche e vanno spesso in chiesa ma dopo, nella loro vita quotidiana, trascurano la famiglia, parlano male degli altri e così via. Questo è quello che Gesù condanna, perché questa è una contro-testimonianza cristiana. Proseguendo nella sua esortazione, Gesù focalizza l attenzione su un aspetto più profondo e afferma: «Non c è nulla fuori dell uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall uomo a renderlo impuro» (v. 15). In questo modo sottolinea il primato dell interiorità, cioè il primato del c u o re : non sono le cose esteriori che ci fanno santi o non santi, ma è il cuore che esprime le nostre intenzioni, le nostre scelte e il desiderio di fare tutto per amore di Dio. Gli atteggiamenti esteriori sono la conseguenza di quanto abbiamo deciso nel cuore, ma non il contrario: con l atteggiamento esteriore, se il cuore non cambia, non siamo veri cristiani. La frontiera tra bene e male non passa fuori di noi ma piuttosto dentro di noi. Possiamo domandarci: dov è il mio cuore? Gesù diceva: D ov è il tuo tesoro, là è il tuo c u o re. Qual è il mio tesoro? È Gesù, è la sua dottrina? Allora il cuore è buono. O il tesoro è un altra cosa? Pertanto, è il cuore che dev e s s e re purificato e convertirsi. Senza un cuore purificato, non si possono avere mani veramente pulite e labbra che pronunciano parole sincere di amore tutto è doppio, una doppia vita, labbra che pronunciano parole di misericordia, di perdono. Questo lo può fare solo il cuore sincero e purificato. Chiediamo al Signore, per intercessione della Vergine Santa, di donarci un cuore puro, libero da ogni ipocrisia. Questo è l aggettivo che Gesù dice ai farisei: ip o criti, perché dicono una cosa e ne fanno un altra. Un cuore libero da ogni ipocrisia, così che siamo capaci di vivere secondo lo spirito della legge e giungere al suo fine, che è l a m o re. Al termine della preghiera mariana, ricordando la beatificazione del vescovo Melki, il Pontefice ha lanciato un appello per la libertà religiosa. Appello durante la beatificazione in Libano Il grido dei cristiani invoca solidarietà Come accadeva cent anni fa, «le tenebre sono calate in molte terre di antica civiltà cristiana» e i fedeli vengono «discriminati, perseguitati, cacciati, uccisi». Anche le loro case vengono segnate «non con il sangue dell agnello pasquale per essere salvate, ma con la N rossa (che significa nazareni, cristiani), a indicare la loro condanna». È la denuncia del cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, che sabato, 29 agosto, a Daroun-Harissa, in Libano, ha presieduto in rappresentanza di Papa Francesco la beatificazione di Flavien Mikhaiel Melki ( ), della congregazione di Sant Efrem, vescovo di Djezireh dei Siri. Nel messaggio letto durante la celebrazione il porporato ha ricordato che, come ai tempi del martirio di Melki, ai cristiani oggi «viene C O N T I N UA A PA G I N A 10 Il vescovo Flavien Mikhaiel Melki Quindi ha pregato per le vittime delle stragi di migranti, definendole «crimini che offendono l intera famiglia umana». Cari fratelli e sorelle, ieri, ad Harissa, in Libano, è stato proclamato Beato il Vescovo sirocattolico Flaviano Michele Melki, martire. Nel contesto di una tremenda persecuzione contro i cristiani, egli fu difensore instancabile dei diritti del suo popolo, esortando tutti a rimanere saldi nella fede. Anche oggi, cari fratelli e sorelle, in Medio Oriente e in altre parti del mondo, i cristiani sono perseguitati. Ci sono più martiri che non nei primi secoli. La beatificazione di questo Vescovo martire infonda in loro consolazione, coraggio e speranza, ma sia anche di stimolo ai legislatori e ai governanti perché ovunque sia assicurata la libertà religiosa. E alla comunità internazionale chiedo di fare qualcosa perché si ponga fine alle violenze e ai soprusi. Purtroppo anche nei giorni scorsi numerosi migranti hanno perso la vita nei loro terribili viaggi. Per tutti questi fratelli e sorelle, prego e invito a pregare. In particolare, mi unisco al Cardinale Schönborn che oggi è qui presente e a tutta la Chiesa in Austria nella preghiera per le settantuno vittime, tra cui quattro bambini, trovate in un camion sull autostrada Budapest-Vienna. Affidiamo ciascuna di esse alla misericordia di Dio; e a Lui chiediamo di aiutarci a cooperare con efficacia per impedire questi crimini, che offendono l intera famiglia umana. Preghiamo in silenzio per tutti i migranti che soffrono e per quelli che hanno perso la vita. Saluto i pellegrini provenienti dall Italia e da tante parti del mondo, in particolare gli scout di Lisbona e i fedeli di Zara (Croazia). Saluto i fedeli di Verona e Bagnolo di Nogarole; i giovani della diocesi di Vicenza, quelli di Rovato e quelli della parrocchia San Galdino a Milano; i bambini di Salzano e di Arconate. A tutti auguro una buona domenica. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e a r r i v e d e rc i!

5 numero 36, giovedì 3 settembre 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 5 Sarà «un vero momento di incontro con la misericordia di Dio» il giubileo straordinario che si aprirà il prossimo 8 dicembre. Lo scrive Papa Francesco in una lettera inviata all a rc i v e s c o v o Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, indicando alcuni punti chiave per vivere l esperienza dell anno santo come occasione per «toccare con mano» la tenerezza del Padre. Al Venerato Fratello Mons. RINO FISICHELLA Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione La vicinanza del Giubileo Straordinario della Misericordia mi permette di focalizzare alcuni punti sui quali ritengo importante intervenire per consentire che la celebrazione dell Anno Santo sia per tutti i credenti un vero momento di incontro con la misericordia di Dio. È mio desiderio, infatti, che il Giubileo sia esperienza viva della vicinanza del Padre, quasi a voler toccare con mano la sua tenerezza, perché la fede di ogni Lettera di Papa Francesco in vista del giubileo straordinario Incontro con la misericordia credente si rinvigorisca e così la testimonianza diventi sempre più efficace. Il mio pensiero va, in primo luogo, a tutti i fedeli che nelle singole Diocesi, o come pellegrini a Roma, vivranno la grazia del Giubileo. Desidero che l indulgenza giubilare giunga per ognuno come genuina esperienza della misericordia di Dio, la quale a tutti va incontro con il volto del Padre che accoglie e perdona, dimenticando completamente il peccato commesso. Per vivere e ottenere l indulgenza i fedeli sono chiamati a compiere un breve pellegrinaggio verso la Porta Santa, aperta in ogni Cattedrale o nelle chiese stabilite dal Vescovo diocesano, e nelle quattro Basiliche Papali a Roma, come segno del desiderio profondo di vera conversione. Ugualmente dispongo che nei Santuari dove si è aperta la Porta della Misericordia e nelle chiese che tradizionalmente sono identificate come Giubilari si possa ottenere l indulgenza. È importante che questo momento sia unito, anzitutto, al Sacramento della Riconciliazione e alla celebrazione della santa Eucaristia con una riflessione sulla misericordia. Sarà necessario accompagnare queste celebrazioni con la professione di fede e con la preghiera per me e per le intenzioni che porto nel cuore per il bene della Chiesa e del mondo intero. Penso, inoltre, a quanti per diversi motivi saranno impossibilitati a recarsi alla Porta Santa, in primo luogo gli ammalati e le persone anziane e sole, spesso in condizione di non poter uscire di casa. Per loro sarà di grande aiuto vivere la malattia e la sofferenza come esperienza di vicinanza al Signore che nel mistero della sua passione, morte e risurrezione indica la via maestra per dare senso al dolore e alla solitudine. Vivere con fede e gioiosa speranza questo momento di prova, ricevendo la comunione o partecipando alla santa Messa e alla preghiera comunitaria, anche attraverso i vari mezzi di comunicazione, sarà per loro il modo di ottenere l indulgenza giubilare. Il mio pensiero va anche ai carcerati, che sperimentano la limitazione della loro libertà. Il Giubileo ha sempre costituito l opportunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto. A tutti costoro giunga concretamente la misericordia del Padre che vuole stare vicino a chi ha più bisogno del suo perdono. Nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l indulgenza, e ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà. Ho chiesto che la Chiesa riscopra in questo tempo giubilare la ricchezza contenuta nelle opere di misericordia corporale e spirituale. L esp e- rienza della misericordia, infatti, diventa visibile nella testimonianza di segni concreti come Gesù stesso ci ha insegnato. Ogni volta che un fedele vivrà una o più di queste opere in prima persona otterrà certamente l indulgenza giubilare. Di qui l impegno a vivere della misericordia per La tenerezza del Padre A colloquio con il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione C O N T I N UA A PA G I N A 6 di MAU R I Z I O FO N TA N A Anche chi vive il dramma dell ab orto, o quello di un crimine commesso e della conseguente limitazione della propria libertà, deve poter sentire l abbraccio misericordioso del Padre: «Il desiderio del Papa che il giubileo possa essere un toccare con mano la tenerezza e la vicinanza di Dio è la chiave di volta dell intera lettera di Papa Francesco». L arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, ha tra le mani il testo che ha appena ricevuto dal Pontefice e, in un intervista al nostro giornale, ne illustra i contenuti. In primo luogo, ci dice, «incontriamo il tema dell indulgenza. Il Papa vi entra direttamente mostrando le condizioni per poterla vivere e ottenere: la celebrazione eucaristica, quella del sacramento della riconciliazione, il pellegrinaggio e il pregare anche per le intenzioni del Papa oltre che professare la fede. Mi sembra siano tutte espressioni che riportano a quella grande dimensione della tradizione della Chiesa attraverso la quale il perdono diventa completo. E quindi, si tocca maggiormente con mano quanto la misericordia di Dio possa raggiungere le estremità e i punti a cui normalmente noi non pensiamo e che invece sono quelli che viviamo quotidianamente, cioè le conseguenze del peccato che portiamo dentro di noi». L indulgenza rassicura che la vicinanza e il perdono di Dio è veramente completo e veramente totale. Ci saranno, oltre a questo, altri documenti sull indulgenza? Non credo. Il Papa nella lettera ha voluto raccogliere non solo il tema dell indulgenza, ma anche quello dell assoluzione del peccato di aborto e quello dei fedeli che frequentano la Fraternità San Pio X in un unico contenuto, che è proprio da leggere alla luce della misericordia. Così la lettera, di fatto, esprime il desiderio del Papa di far giungere a tutti la sua vicinanza e la sua preoccupazione perché il giubileo della misericordia sia realmente un segno concreto di amore e di tenerezza con cui Dio va incontro a tutti senza escludere nessuno. Ha accennato al tema dell assoluzione del peccato di aborto. Cosa cambia, in occasione dell anno santo, rispetto alla prassi consueta della Chiesa? Nella maggioranza delle diocesi del mondo, l assoluzione del peccato di aborto è riservata solo ad alcuni sacerdoti. Ogni vescovo, infatti, nella propria diocesi indica quali sono i preti autorizzati a fare questo. In alcuni momenti, ad esempio durante la Quaresima, i vescovi concedono anche ad altri sacerdoti della diocesi la facoltà di assolvere da questo peccato. Il Papa compie un gesto con il quale vuole raggiungere tutti i preti, indicando loro anche la via maestra: dice esplicitamente che si attende che i sacerdoti si preparino coniugando «parole di genuina accoglienza con una riflessione che aiuti a comprendere il peccato commesso» e, quindi, a «indicare un percorso di conversione». C è una strada che viene suggerita e che vuole sostenere il servizio che i sacerdoti sono chiamati a compiere, soprattutto su un tema così particolare. Un tema, quello della vita, sul quale il Papa torna spesso. Francesco sottolinea come ai nostri giorni ci sia una mentalità che sembra in qualche modo aver modificato il concetto stesso della vita, una mentalità che non è più capace C O N T I N UA A PA G I N A 13

6 pagina 6 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 3 settembre 2015, numero 36 Messa a Santa Marta Il consiglio di Paolo La testimonianza di Giobbe e l a f f re - sco del Giudizio universale dipinto da Michelangelo nella Cappella Sistina sono due icone che possono ravvivare la nostra certezza dell incontro personale con il Signore. Le ha riproposte il Papa rilanciando a ciascuno il consiglio, rivolto da Paolo ai cristiani di Tessalonica, di «confortarsi a vicenda», e cioè di «parlare della venuta del Signore», l unica cosa che conta, senza perdere tempo in chiacchiere da sagrestia. Nella messa celebrata martedì mattina 1º settembre, nella cappella della Casa Santa Marta, il Pontefice ha suggerito anche una serie di domande per un esame di coscienza su come stiamo vivendo l attesa del Sig n o re. Francesco ha preso le mosse per la sua meditazione proprio del passo liturgico della prima lettera che «l apostolo Paolo scrive alla comunità di Tessalonica» (5, ). Forse, ha fatto notare, «questa lettera è la prima che lui ha scritto» e l ha indirizzata a «una comunità un po inquieta» perché preoccupata di «come e quando» sarebbe stato e sarebbe venuto il giorno del ritorno del Signore. Tanto che già nel brano letto il giorno prima, ha precisato il Papa, san Paolo è costretto a raccomandare di non essere «tristi come quelli che non hanno speranza». Infatti la comunità si chiedeva: «Cosa succede ai morti, dove vanno i morti?». E ancora: «Quando viene il Signore?». E qualcuno rispondeva: «No, viene subito! E se viene subito, non lavoriamo!». Così Paolo, uomo «concreto», deve rivolgersi ai cristiani di Tessaloni- DA PA G I N A 5 Michelangelo Buonarroti «Giudizio universale» ( ) ca con un espressione forte: «Ma, chi non lavora, che non mangi». Insomma, ha affermato il Papa, a questa «comunità un po così» l ap ostolo «deve insegnare la strada della pace». E sempre il passo dell epistola del giorno precedente ammoniva di non essere «tristi perché il Signore verrà e i vostri morti sono con lui». Ma Paolo va poi anche oltre: «E così per sempre saremo con il Signore». Questa affermazione, ha detto Francesco, «è una consolazione grande» ed «è quello che ci aspetta, tutti noi». Inoltre, ha aggiunto, «il brano di ieri finiva con un consiglio: confortatevi, dunque, a vicenda con queste parole». Ma «anche oggi ha detto il Papa il brano che abbiamo letto finisce con lo stesso verbo: confortatevi a vicenda». È infatti «proprio il conforto che dà la speranza: il Signore verrà, e verrà quando lui vorrà venire, quando lui vedrà che sarà giunto il tempo». Nessuno può dire quando sarà: Paolo scrive addirittura che il Signore «verrà come un ladro, come le doglie a una donna incinta: viene!». E in questa prospettiva «noi cosa dobbiamo fare?». Paolo suggerisce, appunto, questo consiglio: «Confortatevi, confortatevi a vicenda». Invita cioè a parlarne insieme. «Ma io ha chiesto Francesco vi domando: noi parliamo del fatto che il Signore verrà, che noi incontreremo lui?». Oppure «parliamo di tante cose, anche di teologie, di cose di Chiesa, di preti, di suore, di monsignori, tutto questo?». E, ha aggiunto, «il nostro conforto, è questa speranza?». Il consiglio di Paolo è quello di confortarsi a vicenda, confortarsi in comunità. E sulla questione Francesco ha proposto un vero esame di coscienza: «Nelle nostre comunità, nelle nostre parrocchie, si parla del fatto che siamo in attesa del Signore che viene o si chiacchiera di questo, di quello, di quella, per passare un p o il tempo e non annoiarsi troppo? Qual è il mio conforto? È questa speranza? Io sono sicuro che il Signore verrà a cercarmi e a portarmi con lui? Ho questa certezza?». Il Papa ha poi ripetuto le parole del salmo responsoriale (26): «Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi». E ha subito proposto un altra domanda: «Ma tu hai quella certezza di contemplare il Signore?». A questo proposito Francesco ha voluto far riferimento a «quel finale tanto bello del capitolo 19 del Libro di Giobbe», spiegando che «Giobbe soffriva tanto», eppure «in mezzo ai suoi dolori, alle sue piaghe, alle sue incomprensioni, alla sofferenza di non capire perché gli accadeva questo, diceva: ma io sono certo, io so che il mio Redentore è vivo; io so che Dio è vivo e io lo vedrò, e lo vedrò con questi occhi». Una testimonianza che interpella ciascuno di noi. E così il Papa ha proposto ancora una riflessione diretta: «Io ci credo, a questo? O meglio non pensare? Pensiamo a un altra cosa, perché questa certezza che il Signore verrà a trovarmi, a portarmi con lui... E questa è la nostra pace, questo è il nostro conforto, questa è la nostra speranza». «È vero, lui verrà a giudicare ha aggiunto e quando andiamo alla Sistina vediamo quella bella scena del Giudizio finale: è vero!». Ma «pensiamo anche che lui verrà a trovarmi perché io lo veda con questi occhi, lo abbracci e sia sempre con lui. Questa è la speranza che l ap o- stolo Pietro ci dice di spiegare con la nostra vita agli altri, di dare testimonianza di speranza». Dunque questo è il vero conforto: «Sono certo questa è la vera certezza di contemplare la bontà del Signore». Perciò, ha proseguito il Papa rilanciando il consiglio di Paolo, «confortatevi a vicenda con le buone opere e siate d aiuto gli uni agli altri. E così andremo avanti». Del resto, proprio «nella preghiera all inizio della messa ha ricordato abbiamo chiesto al Signore che lui sviluppi il germe che ha seminato in noi, quel seme di bontà, quel seme di grazia». Francesco ha proseguito l omelia chiedendo «al Signore la grazia che quel seme di speranza che ha seminato nel nostro cuore si sviluppi, cresca fino all incontro definitivo con lui», per poter affermare: «Io sono certo che vedrò il Signore»; «io sono certo che il Signore vive»; «io sono certo che il Signore verrà a trovarmi». È questo «l orizzonte della nostra vita». Dunque, ha concluso, «chiediamo questa grazia al Signore e confortiamoci gli uni gli altri con le buone opere e le buone parole, su questa strada». Lettera del Papa in vista del giubileo straordinario ottenere la grazia del perdono completo ed esaustivo per la forza dell amore del Padre che nessuno esclude. Si tratterà pertanto di un indulgenza giubilare piena, frutto dell evento stesso che viene celebrato e vissuto con fede, speranza e carità. L indulgenza giubilare, infine, può essere ottenuta anche per quanti sono defunti. A loro siamo legati per la testimonianza di fede e carità che ci hanno lasciato. Come li ricordiamo nella celebrazione eucaristica, così possiamo, nel grande mistero della comunione dei Santi, pregare per loro, perché il volto misericordioso del Padre li liberi da ogni residuo di colpa e possa stringerli a sé nella beatitudine che non ha fine. Uno dei gravi problemi del nostro tempo è certamente il modificato rapporto con la vita. Una mentalità molto diffusa ha ormai fatto perdere la dovuta sensibilità personale e sociale verso l accoglienza di una nuova vita. Il dramma dell aborto è vissuto da alcuni con una consapevolezza superficiale, quasi non rendendosi conto del gravissimo male che un simile atto comporta. Molti altri, invece, pur vivendo questo momento come una sconfitta, ritengono di non avere altra strada da percorrere. Penso, in modo particolare, a tutte le donne che hanno fatto ricorso all ab orto. Conosco bene i condizionamenti che le hanno portate a questa decisione. So che è un dramma esistenziale e morale. Ho incontrato tante donne che portavano nel loro cuore la cicatrice per questa scelta sofferta e dolorosa. Ciò che è avvenuto è profondamente ingiusto; eppure, solo il comprenderlo nella sua verità può consentire di non perdere la speranza. Il perdono di Dio a chiunque è pentito non può essere negato, soprattutto quando con cuore sincero si accosta al Sacramento della Confessione per ottenere la riconciliazione con il Padre. Anche per questo motivo ho deciso, nonostante qualsiasi cosa in contrario, di concedere a tutti i sacerdoti per l Anno Giubilare la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono. I sacerdoti si preparino a questo grande compito sapendo coniugare parole di genuina accoglienza con una riflessione che aiuti a comprendere il peccato commesso, e indicare un percorso di conversione autentica per giungere a cogliere il vero e generoso perdono del Padre che tutto rinnova con la sua presenza. Un ultima considerazione è rivolta a quei fedeli che per diversi motivi si sentono di frequentare le chiese officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X. Questo Anno giubilare della Misericordia non esclude nessuno. Da diverse parti, alcuni confratelli Vescovi mi hanno riferito della loro buona fede e pratica sacramentale, unita però al disagio di vivere una condizione pastoralmente difficile. Confido che nel prossimo futuro si possano trovare le soluzioni per recuperare la piena comunione con i sacerdoti e i superiori della Fraternità. Nel frattempo, mosso dall esigenza di corrispondere al bene di questi fedeli, per mia propria disposizione stabilisco che quanti durante l Anno Santo della Misericordia si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l assoluzione dei loro peccati. Confidando nell i n t e rc e s s i o n e della Madre della Misericordia, affido alla sua protezione la preparazione di questo Giubileo Straordinario. Dal Vaticano, 1 settembre 2015

7 numero 36, giovedì 3 settembre 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 7 di RANIERO CA N TA L A M E S S A L omelia del predicatore della Casa Pontificia a San Pietro Il primo talento Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela» (Gen 1, 28). Queste parole hanno suscitato in tempi recenti una forte critica. Esse, ha scritto qualcuno, attribuendo all uomo un dominio indiscriminato sul resto della natura, sono all origine dell attuale crisi ecologica. Viene rovesciato il rapporto del mondo antico, soprattutto dei greci, che vedeva l uomo in funzione del cosmo, e non il cosmo in funzione dell uomo. Io credo che questa critica, come tante analoghe, parta dal fatto che si In preghiera per la cura del creato Nel pomeriggio di martedì 1 settembre, nella basilica vaticana, Papa Francesco ha presieduto la liturgia della Parola in occasione della prima giornata mondiale di preghiera per la cura del creato. Dopo la proclamazione del Vangelo di Matteo (6, 24-34) il predicatore della Casa pontificia ha tenuto l omelia di cui pubblichiamo ampi stralci in questa pagina interrompendola più volte per invitare i numerosi fedeli presenti a pregare ad alta voce: «O Signore nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra». Al termine il gesto che ha caratterizzato la giornata, istituita lo scorso 6 agosto da Papa Francesco per essere celebrata ogni anno nella stessa data il 1 settembre scelta dal 1989 dalla Chiesa ortodossa: il Pontefice si è fermato a salutare, una a una, le personalità ecumeniche intervenute. venzione letteraria. L opinione dominante tra i filosofi pagani del tempo tendeva a fare del mondo materiale, sulla scia di Platone, il prodotto di un dio di secondo rango (il D e u t e ro s theos, o Demiurgo), o addirittura, come dirà Marcione, opera di un dio cattivo, diverso dal Dio rivelato da Gesù Cristo. L anelito era liberarsi dalla materia, non liberare la materia. Una visione, questa, che al tempo di Francesco d Assisi riviveva nell eresia dei catari. Una riprova che non è la visione biblica a favorire la prevaricazione dell uomo sul creato, è che la mappa dell inquinamento non coincide affatto con quella della diffusione del- la religione biblica o di altre religioni, ma coincide piuttosto con quella di una industrializzazione selvaggia, volta solo al profitto, e con quella della corruzione che chiude la bocca a tutte le proteste e resiste a tutti i poteri. Accanto alla grande affermazione che uomini e cose provengono da un unico principio, il racconto biblico mette in luce, questo sì, una gerarchia di importanza che è la gerarchia stessa della vita e che vediamo inscritta in tutta la natura. Il minerale serve al vegetale che di esso si nutre, il vegetale serve all animale (è il bue che mangia l erba non Sawai Chinnawong, «Genesi» (2004) chia tra gli esseri, posta dalla Bibbia e insita nella natura. Ci si è spinti addirittura a ipotizzare e auspicare un universo futuro senza più la presenza in esso della specie umana, ritenuta dannosa per il resto del creato. La si chiama ecologia profonda (è il caso del sito internet VHEMT - Voluntary human extinction movement). Ma questo è chiaramente un nonsenso. Sarebbe come se un immensa orchestra fosse ridotta a suonare una splendida sinfonia, ma nel vuoto totale, senza che ci sia nessuno ad ascoltare e gli stessi suonatori fossero sordi. Come è rasserenante, in questo contesto, riascoltare le parole del salmo 8: «Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell uomo, perché te ne curi?». Passiamo ora al brano evangelico che abbiamo ascoltato. Qui le obiezioni umane diventano un coro di protesta. Non preoccuparsi del domani? Ma non è proprio quello che si propone l ecologismo e che Papa Francesco fa in tutta la sua enciclica Laudato si? È salutare che a volte reagiamo così alla parola di Gesù; è sempre l occasione per scoprire qualcosa di nuovo nelle sue parole. Anzitutto una precisazione necessaria. Gesù non rivolge quelle parole a tutti indistintamente, ma a coloro che chiama a una sequela radicale, a essere suoi collaboratori nella predicazione del regno, al pari di lui che non aveva dove posare il capo. a quelli che confidano a tal punto nella provvidenza del Padre celeste da non preoccuparsi del domani, egli assicura (e la storia in venti secoli non l ha mai smentito) tutto il necessario, magari all ultimo momento. Ma quelle parole di Gesù oggi parlano anche a tutti noi. Dicono: non preoccupatevi del vostro domani, ma preoccupatevi del domani di quelli che ver- Pietro Perugino e bottega, «Dio Padre» (1482, Cappella Sistina, particolare del «Battesimo di Cristo») interpretano le parole della Bibbia alla luce di categorie secolari ad essa estranee. Per la Bibbia, il modello ultimo del dominus, del signore, non è il sovrano politico che sfrutta i suoi sudditi, ma è Dio stesso, Signore e padre. Il dominio di Dio sulle creature non è finalizzato al proprio interesse, ma a quello delle creature che egli crea e custodisce. C è un parallelismo evidente: come Dio è il dominus dell uomo, così l uomo deve essere il dominus del resto del creato, cioè responsabile di esso e suo custode. L uomo è creato perché sia «ad immagine e somiglianza di Dio», non di padroni umani. Il senso del dominio dell uomo è esplicitato da ciò che segue poco dopo nel testo: «Il Signore Dio prese l uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse» (Gen 2, 15). La fede in un Dio creatore e nell uomo fatto a immagine di Dio, non è dunque una minaccia, ma una garanzia per il creato, e la più forte di tutte. Dice che l uomo non è padrone assoluto delle altre creature; deve rendere conto di quello che ha ricevuto. La parabola dei talenti ha qui la sua applicazione primordiale: la terra è il talento che tutti insieme abbiamo ricevuto e di cui dobbiamo rendere conto. L idea di un rapporto idillico tra l uomo e il cosmo, fuori della Bibbia, oltre tutto, è una in- il contrario!), e tutti tre servono alla creatura razionale che è l uomo. Questa gerarchia è per la vita, non contro di essa. Essa viene violata, per esempio, quando si fanno spese pazze per degli animali (e non certo per quelli in pericolo di estinzione!), mentre si lasciano morire di fame e di malattie milioni di bambini sotto i propri occhi. Qualcuno vorrebbe abolire del tutto la gerarlare di disinteresse e di vivere alla giornata. In realtà, il brano evangelico mette la scure alla radice la stessa scure alla stessa radice a cui la mette Papa Francesco nella sua enciclica. Lo fa quando dice all inizio del brano che nessuno può servire seriamente la causa della salvaguardia del creato se non ha il coraggio di puntare il dito contro l accumulo di ricchezze esagerate nelle mani di pochi e contro il denaro che ne è la misura. Sia chiaro: Gesù non ha mai condannato la ricchezza per se stessa. Quella che Gesù condanna è «la ricchezza disonesta», accumulata a spese del prossimo, frutto di corruzione e speculazione, la ricchezza sorda ai bisogni del povero: quella, per esempio, del ricco epulone della parabola, che oggi, tra l altro, non sta più per un individuo, ma un intero emisfero. Ora possiamo dedicare un po di attenzione anche a Francesco d Assisi e al suo cantico delle creature che Papa Francesco, con felicissima intuizione, ha scelto come cornice spirituale per la sua enciclica. Che cosa possiamo imparare da lui, noi uomini d oggi? Francesco è la prova vivente dell apporto che la fede in Dio può dare allo sforzo comune per la salvaguardia del creato. Il suo amore per le creature è una conseguenza diretta della sua fede nella paternità universale di Dio. Non ha ancora le ragioni pratiche che abbiamo noi oggi per preoccuparci del futuro del pianeta: inquinamento atmosferico, scarsità di acqua pulita... Il suo è un ecologismo puro dagli scopi utilitaristici, per quanto legittimi, che abbiamo noi oggi. Francesco ci addita la strada per un cambiamento radicale nel nostro rapporto con il creato: essa consiste nel sostituire al possesso la contemplazione. Egli ha scoperto un modo diverso di godere delle cose che è quello di contemplarle, anziché possederle. Può gioire di tutte le cose, perché ha rinunciato a possederne alcuna. Francesco canta la bellezza delle creature quando non è più in grado di vedere nessuna di esse e anzi la semplice luce del sole o del fuoco gli procura atroci dolori! Il possesso esclude, la contemplazione include; il possesso divide, la contemplazione ranno dopo di voi! Non chiedetevi: «Che mangeremo? Che berremo? Che vestiremo?». Chiedetevi piuttosto: «Che mangeranno? Che berranno? Che vestiranno i nostri figli, i futuri abitatori di questo pianeta?». Un grande studioso dell antichità cristiana, Adolph von Harnack, ha scritto che quando si tratta di noi stessi, il vangelo ci vuole distaccati dai beni della terra, ma quando si tratta del prossimo non vuole nemmeno sentire par- C O N T I N UA A PA G I N A 12

8 numero 36, giovedì 3 settembre 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 8/9 Particolare della conclusione della prima omelia di Origene sul salmo 80 L edizione delle omelie ritrovate Nel 2012 fu clamorosa la scoperta il 5 aprile in un codice bizantino conservato a Monaco di Baviera (il Monacense greco 314) da parte di una studiosa italiana, Marina Molin Pradel di ben ventinove omelie inedite di Origene sui Salmi. Nel giugno successivo la notizia venne anticipata sull Osservatore Romano, che se ne occupò a più riprese con diversi approfondimenti e la pubblicazione di alcuni brani dell esegeta alessandrino (nei numeri del 13, del 24, del 25-26, del 28 e quindi del 13 ottobre). Tre anni più tardi è disponibile da alcune settimane l edizione critica diretta da Lorenzo Perrone, che costituisce il tredicesimo volume degli «Origenes Werke» compresi nel corpus di Berlino (i «Griechische christliche Schriftsteller», fondati nel 1897 e ora pubblicati da Walter de Gruyter, pp. x + 641, euro 139,95). A leggere i nuovi testi origeniani è il loro massimo specialista, che li presenta in queste pagine. derata valida dai vescovi della Palestina e di altre regioni di oriente, sì che a Cesarea Origene poté affiancare all insegnamento scolastico anche la predicazione rivolta all intera comunità, presente a volte anche il vescovo. La predicazione si esplicava soprattutto nell ambito di assemblee liturgiche infrasettimanali, la cui finalità era di istruire i fedeli nella conoscenza della Scrittura che la Chiesa aveva ereditato e accolto dai giudei (in sostanza l attuale Antico Testamento), ma la cui validità era fortemente contestata da fedeli di origine Nella predicazione a Cesarea La delusione di Origene lia, che ne illustrava i significati. In questo ambito Origene predicò sistematicamente, e svariate raccolte di sue omelie furono allora messe per scritto e sono a giunte a noi. Stante la perdita di gran parte dei suoi scritti nell originale greco, provocata dalle varie condanne che gli furono comminate post mortem, queste raccolte omiletiche sono giunte a noi quasi tutte in latino nelle traduzioni di Girolamo e Rufino (su Genesi, Esodo, Levitico e così via). Nell originale greco conosciamo soltanto una raccolta di omelie su Geremia, alla quale di recente si è aggiunta un altra sui Salmi, da poco individuata nel codice Monacensis Graecus 314 e pubblicata a opera di un équipe di studiosi italiani diretta da Lorenzo Pe r ro n e. Origene aveva addirittura sfidato la condanna pur di poter entrare in contatto con l intera comunità dei fedeli tramite la predicazione, ma essa a Cesarea non incontrò affatto l incontrastato successo che, data la sua già ben affermata fama di maestro e scrittore, ci si sarebbe potuto attendere. Da vari spunti polemici che si leggono in alcune omelie, per esempio, sulla Genesi, appare chiaro che una parte degli ascoltatori, non di L MANLIO SIMONETTI avvenimento centrale, nell ambito dell intera attività di Origene, fu il trasferimento da Alessandria a Cesarea di Palestina a seguito della condanna che Demetrio, il vescovo della metropoli egizia, gli aveva fatto infliggere per essere stato ordinato presbitero intorno al 233 da Teoctisto, vescovo di quella città palestinese, senza che egli lo avesse previamente autorizzato. In effetti Origene, maestro nella scuola catechetica di Alessandria, aspirava al presbiterato, al fine di poter predicare in chiesa e perciò allargare di molto l ambito di quanti potessero fruire del suo insegnamento. E proprio questo Demetrio non voleva, già a disagio a causa del prestigio che aureolava la fama di Origene, in quanto studioso della Scrittura, ben al di là di Alessandria, e che perciò dava ombra a quel vescovo autoritario e accentratore. La condanna inflitta a Origene dalla Chiesa di Alessandria non fu consipagana, i più radicali dei quali gli gnostici si erano separati, anche se non solo per questo motivo, dalla Chiesa. In queste assemblee, che si riunivano con grande frequenza, a volte addirittura in giorni contigui, venivano proclamati libri interi della Scrittura, o ampie parti di essi, e di volta in volta uno dei testi previamente letti era oggetto di una omequantitativamente rilevabile ma per certo tutt altro che trascurabile, non gradiva il modo di predicare di Origene. Nella prima omelia sul Levitico egli stesso sintetizza le critiche che gli venivano rivolte nell e s p re s s i o n e «contorcimenti (s t ro p h à i ) di parole e nebbia di allegorie». Il secondo appunto coglie l aspetto più specifico dell esegesi di Origene, che in questo continuava la tradizione esegetica giudeoellenistica di Alessandria, da noi conosciuta soprattutto grazie agli scritti di Filone. Finalità di questa esegesi alessandrina era la ricerca della congruenza tra Scrittura ebraica e filosofia greca, il che era realizzabile soltanto grazie a una massiccia interpretazione allegorica del testo: i fiumi del paradiso sono simbolo delle virtù, Abramo dell uomo sapiente e così via. In ambito cristiano l esigenza di fondo era ben diversa: bisognava interpretare la Scrittura in modo da renderla accettabile a fedeli provenienti dal paganesimo, la cui fede in Cristo prescindeva completamente da ogni retroterra giudaico: di qui l esigenza di interpretare quella Scrittura in funzione di Cristo, come anticipazione profetica della sua persona e del suo messaggio. Ma soltanto qualche espressione dei Salmi e dei libri profetici era applicabile a Cristo senza difficoltà; per il resto, soprattutto per le storie e i precetti contenuti nei libri della Legge, ciò era possibile soltanto mediante la sistematica applicazione del metodo allegorico, ben conosciuto in ambito filosofico: Isacco figura di Cristo, l arca di Noè figura della Chiesa e così via. I primi esempi di questo modo di interpretare simbolicamente, mediante l allegorizzazione del testo, la Scrittura giudaica sono già in Paolo (cfr. Galati, 4, 24), e rapidamente si amplificano, come nella Lettera di Barnaba. Nell alessandrino Origene questa allegorizzazione cristologica si complica con quella filosofica ereditata da Filone, da lui perfettamente conosciuta, sì da far di lui, in ambito cristiano, l esegeta allegorista per eccellenza. Questo tipo di esegesi scritturistica era perfettamente ambientato in Alessandria, la città riconosciuta come la più colta e sofisticata nell ambito di tutto l impero. Ma a Cesarea di Palestina l ambiente era ben diverso. La città era di origine e cultura greche, ma all intorno il territorio era abitato dai giudei, che risiedevano numerosi anche nella città. Ne conseguiva che buona parte degli appartenenti alla comunità cristiana fossero di origine giudaica e, anche prescindendo dal livello culturale, ben lontano da quello di Alessandria cristiana, l esegesi allegorica, in quanto di origine greca, non era gradita a chi fosse di anche lontana formazione giudaica. Origene, preoccupato anche a causa dell attrazione che il culto giudaico continuava ancora a esercitare su non pochi cristiani, ha tenuto conto di questo, ma solo in certi limiti. Dove era possibile, nelle omelie su Geremia e soprattutto in quelle sui Salmi, l alessandrino ha valorizzato il più possibile l i n t e r p re t a z i o n e letterale del testo biblico, senza per altro rinunciare a quella allegorica, considerata di tipo più approfondito. Ma la precettistica legale e cultuale di cui sono gremiti i libri della Legge, e che non poteva avere alcun valore per i cristiani, soltanto mediante una gnificato specifico in senso cristiano. Di qui l allegorizzazione, per esempio, delle omelie sulla Genesi, che non pochi degli ascoltatori, evidentemente di origine giudaica, non gradivano, arrivando in qualche modo a esternare il loro malcontento. Come risulta anche da queste poche parole, Origene è stato, sì, l allegorista per eccellenza, ma per certo l esegesi allegorica non l aveva trapiantata lui in ambito cristiano. Invece il secondo dei due appunti di cui sopra «contorcimenti di parole» ci introduce in aspetti proprio specifici della sua esegesi. In primo luogo la dimensione filologica che, per la prima volta in ambito cristiano, fonda criticamente l i n t e r p re t a - zione della Scrittura, per cui più volte non solo nei commentari ma anche nelle omelie Origene si sofferma su parole in cui il testo biblico greco dei Settanta gli appare inaccettabile, ed egli ne discute con riferimento anche agli altri traduttori greci. Ma, oltre a questo, va rilevata l evidente tendenza del nostro esegeta a soffermarsi su espressioni che gli appaiono poco chiare e perciò bisognevoli di una spiegazione che a volte si prolunga eccessivamente. Per esempio, all inizio della prima omelia sul salmo 36, la presenza dei verbi p a ra z e l o ù n e zeloùn all inizio del salmo gli ispira una spiegazione sulla differenza di significato dei due termini, che si prolunga per più di due pagine della recente edizione (pagine ) per concludere piuttosto ovviamente che p a ra z e l o ù n indica un invidiare molto cattivo e nocivo. E ancora più a lungo si diffonde la spiegazione di diabèmata all inizio della quarta omelia sullo stesso salmo (pagine ), un termine che Origene considera molto raro, ma Origene in una miniatura del XII secolo che là ha l indubbio ovvio significato di passi (reso infatti con g re s s u s nella traduzione di Rufino). Quanto all altrettanto evidente tendenza di Origene a divagare, si vada, per esempio, alle pagine della già citata edizione, dove l espressione del salmo 76, 4 «mi sono ricordato di Dio» induce l esegeta a soffermarsi sul ricordo di Dio. Gli sovviene allora che il nome Zac- pressoché sistematica allegorizzazione poteva essere piegata a si- caria significa appunto, in lingua ebraica, ricordo di D io, donde una prolissa digressione su Zaccaria, il padre di Giovanni Battista (cfr. Luca, 2), che non ha alcun plausibile collegamento col testo del salmo che sul momento viene interpretato. Oggi noi valutiamo le omelie di Origene come opera letteraria, ne apprezziamo i tanti aspetti positivi, e di questi che appaiono funzionalmente meno positivi non teniamo conto più che tanto. Penso che tale fosse già la valutazione che ne davano i colti lettori romani delle omelie tradotte per loro da Girolamo e Rufino. Ma pensiamo ai fedeli di Cesarea riuniti ad ascoltare Origene che predicava in chiesa, in massima parte di modesto e modestissimo livello culturale, ed è facile immaginare che le loro reazioni, nell ascoltare quelle che per loro erano solo lungaggini poco comprensibili, non saranno state per certo favorevoli. Il fatto è che, quando Origene cominciò a predicare sistematicamente a Cesarea, egli non si poteva giovare di precedente significativa esperienza diretta in proposito, mentre aveva al- Uno scorcio della città di Cesarea stione molto al di là del semplice significato letterale, ricorrendo anche ampiamente alla sua allegorizzazione. È ovvio che Origene, quando ha cominciato a predicare abitualmente, ha capito bene che la spiegazione omiletica del testo biblico doveva diversificarsi profondamente dalla spiegazione scolastica, e ha tenuto conto della differenza. Questa consisteva non solo nell esigenza di conconda nei suoi significati, egli intende soprattutto il r i c e rc a re col massimo impegno l onnipresente zetèin al fine di portarli alla luce mediante il metodico approfondimento del significato superficialmente letterale, e non nascondendosi mai che più volte i risultati di questa ricerca possano apparire incerti e precari. L immagine che leggiamo all inizio della prima omelia sull Esodo dove Origene assimila la Scrittura a le spalle decenni d insegnamento nella scuola di Alessandria. Qui aveva interpretato gli stessi testi sui quali ora predicava, ma senza alcuna preoccupazione non solo di risultare prolisso ma anche poco chiaro nella spiegazione, in quanto da lui rivolta a un uditorio ristretto e selezionato, in grado di seguire i meandri a volte complessi del suo discorso esegetico e anche di interloquire liberamente con richiesta di chiarimenti. Quando, già formato da questa esperienza alessandrina, Origene ha cominciato a predicare a Cesarea, in sostanza non ha fatto altro che travasare nell omelia la ratio ermeneutica che applicava all i n t e r p re t a z i o n e del testo biblico nella scuola: spiegazione del testo ripartito in lemmi di varia lunghezza, e portata avanti soprattutto mediante il riscontro con altri passi scritturistici di analoga espressione e/o significato, in modo da far scaturire dal raffronto la quaestio. E la discussione che di qui scaturiva permetteva di approfondire il significato del passo biblico in quetenere il suo dire in definiti limiti di tempo, che solo eccezionalmente potevano essere prevaricati, ma anche e soprattutto nel modo di porgere la spiegazione. Ha perciò cercato in primo luogo un forte contatto diretto con i suoi ascoltatori: di qui la frequenza dell allocuzione diretta ( tu, voi ) e del noi inclusivo; a volte, di fronte a passi biblici impegnativi, si raccomanda addirittura alle preghiere del suo uditorio. Come ho già sopra accennato, nei limiti permessi dall imperativo categorico di cercare comunque sempre Cristo nel testo biblico, anche in quello della Scrittura giudaica, Origene ha valorizzato in alcune raccolte omiletiche, molto più di quanto risulta dai commentari che riportano la spiegazione scolastica, l i n t e r p re t a - zione immediatamente letterale del testo biblico. Ma più volte, proprio nel proporla, la definisce adatta agli h a p l o ù s t e ro i, i s i m p l i c i o re s, cioè gli uditori meno colti non in grado di penetrare il significato più profondo del testo biblico, cioè di passare da quello che egli definisce il corpo della Scrittura al suo spirito. Ho parlato qui sopra di limiti nei quali si contiene l adeguamento di Origene omileta alle esigenze dei suoi ascoltatori, e sono per lui limiti ben definiti. Per interpretazione della Scrittura, che in quanto parola divina gli appare inesauribilmente feun albero che si sviluppa più o meno rigoglioso e ricco di frutti in relazione alle cure più o meno sapienti che vi dedica l agricoltore, cioè l interprete è quella che meglio di ogni altra ci fa capire che cosa per lui abbia significato lo studio della Scrittura: ricerca a tutto campo, per sua natura soprattutto aperta e aporetica. È più che naturale che a questa in lui radicata convinzione Origene non abbia inteso mai rinunciare, pur avvertendo l esigenza, in ambito omiletico, di aggiustamenti, che per altro, in quanto esteriori, sono risultati solo poco più che marginali. Se perciò va apprezzata come più che lodevole la sua ambizione di far partecipe l intera comunità dei frutti della sua mai intermessa ricerca, non ci nascondiamo che il modo di portare avanti tale ricerca, che è dire la sua tecnica esegetica, era costituzionalmente adatta, al di là del ristretto ambito della scuola, più a lettori che ad ascoltatori, e comunque ad ascoltatori di adeguato livello culturale, quelli di Alessandria e non quelli di Cesarea di Palestina. In questo senso la vicenda di Origene omileta appare paradossale: ha tanto sofferto per ottenere di predicare, ma ha ottenuto di farlo soltanto là dove la sua eloquenza non poteva essere compiutamente apprezzata.

9 pagina 10 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 3 settembre 2015, numero 36 di SI LV I N A PÉREZ «Amicizia» è la parola in sospeso tra il biblista protestante Marcelo Figueroa, il rabbino Abraham Skorka e Jorge Mario Bergoglio. Amicizia è il filo rosso che li unisce da molti anni e anche l argomento mancato della trasmissione in programma nel marzo 2013 a Canal 21, l emittente della diocesi di Buenos Aires. Sono andate regolarmente in onda trentadue puntate, perché la trentatreesima è rimasta nel palinsesto: «La farò quando tornerò a casa» disse Bergoglio prima di partire per il conclave. L idea del programma era di affrontare, ciascuno secondo le proprie prospettive di fede, questioni che potessero essere di interesse per tutti. Il punto di partenza e di contatto era l analisi delle Sacre scritture: la trasmissione si intitolava infatti «Bibbia, dialogo attuale». La conduzione era condivisa dal cardinale di Buenos Aires con Skorka e Figueroa. Hanno discusso con passione di vari temi per anni: il senso della vita, la famiglia, la vecchiaia, la dignità, le paure, la ragione e l importanza della fede in questi tempi. Da questa esperienza è nato Il senso della vita. Dialoghi con Abraham Skorka e Marcelo Figueroa (Milano, Francesco Mondadori, 2014, pagine 320, euro 12), un volume dedicato al dialogo interreligioso ed ecumenico, che merita attenzione e che rappresenta fedelmente il pensiero di Papa Francesco. «Da quando Jorge Mario Bergoglio è diventato Papa, ci separa una grande distanza geografica ma lo sentiamo molto vicino, perciò è sempre bello rivedersi», confida in al nostro giornale Figueroa, reduce da un incontro con il Pontefice a Santa Marta. DA PA G I N A 4 Marcelo Figueroa ricorda i dialoghi con l amico Jorge Mario Bergoglio La trentatreesima puntata Bergoglio negli studi di Canal 21 durante la trasmissione «Bibbia, dialogo attuale» Il rapporto con Bergoglio è nato a Buenos Aires ma prosegue nel tempo. Come ha trovato il Pontefice? L ho trovato molto sicuro e determinato nel suo nuovo e non facile ruolo. Lavora tantissimo e dedica tutte le sue energie alla sua missione. È un uomo e un pastore che va al cuore della Chiesa, per la quale nutre un grandissimo amore, con una fortissima fede nel Signore Gesù e una particolare attenzione verso quelle che si possono definire le periferie esistenziali, i poveri. In Argentina abbiamo avuto la possibilità di conoscerci bene facendo insieme cose concrete, per esempio il programma televisivo. Sono stati momenti creativi nei quali abbiamo imparato a conoscerci. Abbiamo aperto il nostro cuore l uno all altro e questo ha rinsaldato la nostra amicizia. È rimasto sorpreso da qualche suo gesto particolare in questi due anni e mezzo di pontificato? Nessuna sorpresa. Lo conosco bene! Nelle sue scelte, Francesco dimostra tutto il coraggio e la semplicità Beatificazione in Libano negata ogni libertà, costretti ad abbandonare la loro patria o a convertirsi forzatamente o a morire». In realtà, ha aggiunto, è «la morte che domina sovrana nella mente e nei cuori di pietra dei persecutori, che non sopportano la civiltà cristiana della libertà, della fraternità, del rispetto del prossimo, della giustizia, della carità». Purtroppo, è la constatazione del cardinale, molti cristiani «in Medio oriente, ma anche altrove, soffrono il tramonto di una civiltà umana di convivenza pacifica. Per loro non c è libertà, ma solo oppressione cieca e violenta». Tuttavia, questi «fratelli non vogliono arrendersi al terrore». I cristiani orientali, ha aggiunto il porporato, hanno «una fede sincera e profonda. L Eucaristia costituisce la loro energia divina». Nella celebrazione eucaristica «il pane è simbolo della vita, della terra ma anche del dolore e della sofferenza: il chicco di grano viene infatti macinato per diventare farina e pane eucaristico». Il vino è invece «simbolo della vittoria, della risurrezione, della gioia, dell amore». Per questo, i cristiani, sostenuti dall Eucaristia, «vincono l orrore con l amore, consapevoli che l amore è più forte dell o dio». Tuttavia, ha sottolineato, di fronte «all ingiusta oppressione che distrugge la loro vita, un grido si innalza dal loro cuore per invocare vicinanza e solidarietà dai fratelli di tutto il mondo». I cristiani in Medio oriente hanno bisogno «della preghiera e del sostegno morale degli altri cristiani, che stanno caratterizzando il suo pontificato. Per lui la povertà e l umiltà sono al centro del Vangelo, e lo dico in un senso teologico, non sociologico. Non si può comprendere il Vangelo senza la povertà e il Papa parla ai poveri della terra, qualunque sia la loro religione. Che cosa si aspetta da lui? Credo che Francesco sia un punto di riferimento spirituale e morale non solo per i cattolici. Ha una consapevolezza reale dei problemi che affliggono il mondo, una visione geopolitica chiara. Bergoglio per primo ha parlato di una terza guerra mondiale che si combatte a pezzi e anche su questo tema sembra aver anticipato tutte le élite intellettuali. Le sue idee-guida sulla giustizia sociale, la promozione dei giovani, la tratta delle persone, sorprendono oggi persone in tutto il mondo, ma gli argentini le hanno ascoltate già da molto tempo. È un leader tra i leader. Il più carismatico, forse l unico. Di fatto mediatore invisibile dello storico disgelo tra Stati Uniti e Cuba e tra Obama e Putin durante ma anche della loro presenza concreta». La beatificazione del vescovo Melki è dunque, secondo il cardinale, «un segno concreto della materna attenzione e partecipazione della Chiesa al dramma dei nostri fratelli». Ed è anche «un dono di Papa Francesco per far conoscere a tutto il mondo il valore umano e cristiano di questo eroe di Cristo» e per «infondere coraggio e speranza ai fratelli umiliati e offesi dagli odierni oppressori». La Chiesa, ha detto il porporato, «piange per i suoi figli uccisi o costretti a rinnegare la loro fede e si rallegra per tutti coloro che hanno conservato intatta la fede e che, esuli nel mondo, diventano portatori di Vangelo in una civiltà, come quella occidentale, bisognosa di testimoni credibili di Dio». la crisi siriana. L idea di un Vaticano come centro di mediazione è utile leggere in proposito la lectio magistralis tenuta l 11 marzo scorso dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin alla Pontificia Università Gregoriana è davvero importante per tutti perché lascia sperare che il successo ottenuto su Cuba possa essere replicato altrove. La violenza a sfondo religioso insanguina il Medio oriente. Cosa possono fare i leader delle religioni? Il fondamentalismo religioso non ha la consapevolezza del valore della vita umana: sembra che la persona non conti e si possa sacrificare ad altri interessi. Il fondamentalismo manipola i testi sacri proclamando una verità rielaborata, ridotta. Nelle tre religioni monoteiste abbiamo avuto i nostri gruppi fondamentalisti. La pace invece è un concetto, non è qualcosa su cui si possa legiferare o decidere per decreto. I leader religiosi sono tenuti per primi a cercare strade possibili per ripercorrere un cammino di pace. La pace si fa con tutti musulmani, cattolici, ebrei, ortodossi, di altre religioni per tutti siamo fratelli, tutti crediamo in un unico Dio. Perché ci sia pace, ci devono essere assolutamente la giustizia e il rispetto reciproco, il rispetto per la dignità di tutti e di ciascuno. Il dialogo tra le religioni, in Europa come come in ogni parte del mondo, è una condizione imprescindibile per la pace. I leader religiosi in questo secolo hanno un ruolo centrale. Molti popoli nel mondo stanno ridefinendo la propria identità a partire da una visione religiosa o spirituale del vivere. In questo senso il contributo della religione è centrale. Pensa che Francesco possa davvero inaugurare un nuovo rapporto tra le re l i g i o n i? Partiamo da una cosa molto semplice: religione vuol dire relazione. Relazione dell essere umano, dell uomo, con Dio. Facciamo parte di un unica famiglia umana. Bisogna parlare senza barriere, analizzare tutti i temi senza riserve. Dal concilio Vaticano II la Chiesa cattolica si sta sforzando di avvicinarsi alla Chiesa ortodossa. Con alcune Chiese ortodosse c è più vicinanza che con altre. Questa e stata la nostra esperienza a Buenos Aires, città cosmopolita dove diverse comunità si sono integrate e convivono nel rispetto reciproco. Proprio questo tipo di dialogo è stato alla base del programma televisivo che abbiamo fatto con il cardinale Bergoglio. Il Papa è molto sensibile al dialogo interreligioso, perché sa bene che l altro è il riflesso di Dio. È tramite i rapporti umani che si deve creare la fiducia. Si parte dallo stabilire le relazioni con le persone, poi viene il resto.

10 numero 36, giovedì 3 settembre 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 11 Era l anno 600, e in una lettera indirizzata a Papa Gregorio Magno, il santo monaco irlandese Colombano si soffermava sull importanza dell impegno di tutti i cristiani affinché le diverse genti del continente europeo vivessero nella pace e nell unità. Alla vicenda e alla missione di san Colombano, alla «sua grande cultura», alla «sua energia spirituale» e al «suo stile morale» ha fatto riferimento il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, nella lettera inviata al vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, in occasione del diciottesimo meeting internazionale delle comunità colombaniane che si è svolto dal 28 al 30 agosto a Bobbio. L appuntamento è stato quest anno segnato dalla ricorrenza del quattordicesimo centenario della morte del santo monaco evangelizzatore dell Europa. Per tale occasione, Papa Francesco, tramite il segretario di Stato, ha fatto giungere al vescovo Ambrosio e alla comunità diocesana «il suo beneaugurante saluto» e ha nominato suo inviato speciale il cardinale Angelo Scola. L a rc i v e s c o v o di Milano, domenica 30 agosto, ha presieduto la messa solenne concelebrata insieme ai membri della missione pontificia monsignor Noel Treanor, vescovo di Down and Connor (Belfast, Irlanda del Nord) e dom Notker Wolf, abate primate dei benedettini confederati e a una ventina di vescovi. Dopo trent anni «di vita di preghiera, di ascesi e di studio, iniziata nel monastero di Bangor» r i c o rd a A Bobbio il meeting internazionale nel quattordicesimo centenario della morte di san Colombano Un aiuto per l E u ro p a il cardinale Parolin nella lettera Colombano ha dato inizio «a una grande opera di evangelizzazione dell Europa, non attraverso l imp osizione del Credo, ma mediante l attrazione che esercitava lo stile di vita dei monaci: la testimonianza di uomini che pregavano, lavoravano la terra, studiavano, e conducevano una vita sobria, basata sulle cose spirituali e materiali essenziali, e rigorosa sul piano morale». Il monaco, ricorda il segretario di Stato, «fu un canale privilegiato della grazia di Dio, attraendo fiumi di pellegrini e penitenti, e accogliendo nei tanti nuovi monasteri moltissimi giovani che abbracciavano la sua Regula monachorum». Tra le caratteristiche della sua predicazione, si ritrova una particolare attenzione al sacramento della confessione, «di cui fu diffusore intrepido», convinto com era «che la grazia è l aiuto specifico che la Provvidenza dona a ogni creatura umana che con fede accoglie l amore di Dio nella propria esistenza». Nel suo itinerario missionario che da Bangor, in Irlanda, lo portò a Bobbio, passando per la Francia, la Svizzera e la Germania Colombano «ha promosso l unità spirituale dei popoli europei». Il santo monaco, spiega il porporato, «era convinto che nel cuore dell Europa ci può essere fratellanza tra i popoli solo se esiste una civiltà aperta a Dio». In tal senso la sua predicazione ci mostra «chiaramente dove attingere perché anche nel nostro tempo tale civiltà possa ravvivarsi nel continente europeo». Alla capacità di san Colombano di «costruire unità, valorizzando le differenze», ha fatto riferimento anche il cardinale Scola nel saluto pronunciato al termine della messa. La figura di questo santo monaco, ha detto l arcivescovo di Milano, «in una situazione per certi versi simile alla nostra attuale, di meticciato di popoli e culture», sta davanti a noi «in tutta la sua potente attualità». Il monaco irlandese, attraversando terre incolte e ferite dalle guerre, «si prese cura di portare pace e riconciliazione ovunque», e così «l E u ro p a smarrita di oggi può trovare in questa nobile figura di santo buone ragioni di ripresa». Sollecitato poi dalle domande dei giornalisti, il cardinale Scola ha approfondito il tema dell attualità di san Colombano, il quale, ha detto, «è certamente uno dei padri dell Europa, come lo ha definito anche lo stesso Papa Francesco». E l Europa di oggi, «assai provata e soggetta a continui mutamenti», ha bisogno di lui «perché non si può ottenere una vera unione se prima gli uomini non intraprendono una ricerca di se stessi». «Niente può rivelarsi tanto disastroso per la fede e per la cultura sanitaria e medica, quanto il perdere di vista la totalità della persona». E purtroppo «la cultura medica dei nostri giorni», pur di fronte a crescenti responsabilità etiche, «tende a trasformare il medico sempre più in un tecnico che offre soluzioni al di fuori di ogni possibile orizzonte di senso e di visione dell uomo». È stato un forte invito a «coniugare insieme il bisogno di salute dell uomo con quello della sua salvezza» quello fatto dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, che nella mattina di sabato 29 agosto ha visitato a Roma il Gemelli per «invocare la benedizione del cielo sul cammino» della nuova fondazione che dal 1 agosto di quest anno ha assunto la gestione del policlinico in autonomia dall Università cattolica del Sacro Cuore, «pur rimanendone parte integrante, soprattutto nei valori ispiratori e nelle finalità apostoliche e formative». Alla presenza, tra gli altri, del presidente della fondazione, Giovanni Raimondi, e del rettore della Cattolica, Franco Anelli, il porporato ha celebrato nella hall del policlinico la messa per i degenti e il personale dell ospedale. Hanno concelebrato il vescovo Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale della Cattolica, monsignor Jean-Marie Il segretario di Stato in visita al policlinico Gemelli Punto fermo Mate Musivi Mupendawatu, segretario del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, e don Andrea Manto, direttore del centro per la pastorale sanitaria del Vicariato di Roma. Nell omelia, il cardinale Parolin ha fatto riferimento alla figura di Giovanni Battista il 29 agosto la liturgia fa memoria del martirio del precursore invitando tutti a prendere a modello l «amicizia spirituale» che legava Gesù e il Battista: quell amicizia «che lega le persone sul piano delle cose di Dio, le unisce nel desiderio di compiere la sua volontà e nell aspirare alla perfezione della benevolenza e della carità, proprie del Padre celeste». Con Giovanni e la sua predicazione, ha ricordato il segretario di Stato, «è iniziata la grande novità del regno di Dio, la cui caratteristica fondamentale consiste nell irruzione di Dio stesso nella storia umana e nella sua prossimità a ogni uomo che lo teme e pratica la giustizia, qualunque nazione appartenga». E Giovanni, con la sua «totale e assoluta consacrazione a Dio, nella quale non c è spazio per i compromessi, né per i cedimenti a compiacenti lusinghe e ricatti di qualsiasi genere», deve essere «ancora preso «Decollazione del Battista» (XVI secolo, icona russa) sul serio» come «guida insostituibile per ogni cristiano e per ogni uomo seriamente alla ricerca di Dio». Esempio e modello anche per chi, come al policlinico, lavora quotidianamente in campo sanitario. Alla nuova fondazione che gestisce il Gemelli, il porporato ha augurato di operare «in una sempre maggiore fedeltà alla volontà di Dio», impegnandosi a «trattare tutti con quel rispetto, quell accoglienza e quella delicatezza che esige la loro dignità di persone umane, create a immagine e somiglianza di Dio». Nonostante le attuali problematiche culturali e sociali, infatti, «punto fermo della comunità cristiana in ambito sanitario ha ribadito il cardinale Parolin è una forma di pensiero che consideri l uomo nella sua totalità». Nella sua omelia il segretario di Stato ha ricordato anche la mancata visita al policlinico di Papa Francesco che, lo scorso 27 giugno, dovette rinunciare a causa di un indisp osizione. A tale riguardo il porporato ha detto: «Speriamo che questo incontro, prima o dopo, possa aver luogo» e, invitando tutti a pregare per il Pontefice e il suo ministero, ha concluso citando la preghiera che chiude l enciclica Laudato si, nella quale si ricorda che nemmeno uno degli essere della terra è dimenticato da Dio e si invoca l aiuto del Signore affinché non si cada «nel peccato dell indifferenza», si ami «il bene comune», si «promuovano i deboli» e si abbia «cura di questo mondo che abitiamo». Dopo la messa, il cardinale ha visitato il centro Nemo Roma, dove sono assistiti i malati di sclerosi laterale amiotrofica e di atrofia muscolare spinale, e il reparto di ostetricia e neonatologia.

11 pagina 12 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 3 settembre 2015, numero 36 di MICHELE GIULIO MASCIARELLI DA PA G I N A 7 Nel documento preparatorio del sinodo di ottobre L educazione è una seconda nascita Fondale del sinodo è il concilio, anche sull educazione, come emergenza ed esperienza fondamentale, perché riguarda ogni tempo della comunità familiare e tutti i suoi componenti. Il Vaticano II si riferisce a questa circolarità educativa quando afferma che «i figli, come membra vive della famiglia, contribuiscono pure in qualche modo alla edificazione dei genitori» (Gaudium et spes, n. 48). Da parte sua l Instrumentum laboris ricorda i nonni come soggetti di educazione: «Una peculiare attenzione vi si legge (n. 18) richiede la condizione dei nonni in famiglia. Essi costituiscono l anello di congiunzione tra le generazioni, assicurando la trasmissione di tradizioni e di abitudini in cui i più giovani possono rintracciare le proprie radici». Il documento, che farà da traccia ai lavori dell assise del prossimo ottobre assumendo la prospettiva positiva e fiduciosa suscitata dal concilio, si pone in continuità con il sinodo straordinario dello scorso anno, e questi nella sua Relatio (n. 60) ha affermato: «Una delle sfide fondamentali di fronte a cui si trovano le famiglie oggi è sicuramente quella educativa, resa più impegnativa e complessa dalla realtà culturale attuale e dalla grande influenza dei media». Il prossimo sinodo s avvia dunque a riflettere sull importanza della famiglia e della comunità cristiana nell «insostituibile ruolo formativo» e sulla necessità che «i genitori siano coinvolti attivamente nei cammini di preparazione ai sacramenti dell iniziazione cristiana, in qualità di primi educatori e testimoni di fede per i loro figli» (n. 143). Oggi tuttavia l esperienza educativa non soltanto non è favorita, ma intorno a essa è sorta una vera emergenza, come avvertì allarmato Benedetto XVI con la sua lettera alla diocesi di Roma il 21 gennaio Questo infatti è un punto cruciale sul quale il prossimo sinodo potrà e dovrà tenere presente la grande attenzione che il teologo Ratzinger ha rivolto al tema educativo nella seconda parte del Novecento. Identica attenzione per la questione educativa è stata mostrata subito da Papa Francesco, che torna spesso sull argomento collocato al centro dei temi sinodali, e anzi questa attenzione imprime una dimensione pedagogica ai suoi diversi interventi. Un fatto, questo, do- Giornata per la cura del creato moltiplica. Uno solo può possedere un lago, un parco, e così tutti gli altri ne sono esclusi; migliaia possono contemplare quello stesso lago o parco, e tutti ne godono senza sottrarlo ad alcuno. Si tratta di un possesso più vero e profondo, un possedere dentro, non fuori, con l anima, non solo con il corpo. Quanti latifondisti si sono mai fermati ad ammirare un fiore dei loro campi o ad accarezzare una spiga del loro grano? La contemplazione permette di possedere le cose senza accaparrarle. L esempio di Francesco d Assisi dimostra che l atteggiamento religioso e dossologico nei confronti del creato non è senza conseguenze pratiche e operative; non è qualcosa campato in aria. Spinge anche a gesti concreti. Alcune sue raccomandazioni sembrano scritte oggi, sotto la pressione degli ambientalisti. Egli disse un giorno: «Io non voglio essere ladro di elemosine» (Celano, Vita Seconda, 54), s intende, ricevendone più del bisogno, sottraendole così a chi ne ha più bisogno di me. Oggi questa regola potrebbe avere un applicazione quanto mai utile per l avvenire della terra. Anche noi dovremmo proporci: non voglio essere ladro di risorse, usandone più del dovuto e sottraendole così a chi verrà dopo di me. Certo, Francesco non aveva la visione globale e planetaria del problema ecologico, ma una visione locale, immediata. Pensava a quello che poteva fare lui ed eventualmente i suoi frati. Anche in questo però egli ci insegna qualcosa. Uno slogan oggi molto di moda dice: Think globally, act locally, pensa globalmente, ma agisci localmente. Che senso ha, per esempio, prendersela con chi inquina l atmosfera, gli oceani e le foreste, se io non esito a gettare in riva a un torrente o al mare, un sacchetto di plastica che rimarrà lì per secoli, se qualcuno non lo recupera, se butto dove capita, strada o bosco, quello di cui mi voglio liberare, o se imbratto le mura della mia città? La salvaguardia del creato, come la pace, si fa, direbbe il nostro Santo Padre Francesco, artigianal- vuto anche all evidente interesse pastorale che Bergoglio ha portato con sé dal suo ministero sacerdotale ed episcopale in Argentina, come attestano i suoi contributi sull educazione (pubblicati in Italia da Bompiani). L urgenza del dovere pedagogico, con cui far fronte all e m e rg e n - za educativa, è resa drammatica dal fatto che l ora attuale non è il migliore scenario possibile per un educazione forte. Di tale difficoltà vi è traccia nell Instrumentum laboris (n. 143): «Tuttavia, in molti contesti, stiamo assistendo ad un progressivo indebolimento del ruolo educativo dei genitori, a motivo di un invasiva presenza dei media all interno della sfera familiare, oltre che per la tendenza a delegare ad altri soggetti questo compito». Importante è dunque l esigenza di iscrivere il tema educativo fra i più importanti e decisivi della prossima assemblea: l educazione può infatti assicurare, oltre una buona preparazione di ogni componente della famiglia, la guarigione delle sue ferite. E solo un tipo di educazione motivata, tenace, forte umana e cristiana insieme serve a questo tempo incerto, labirintico, debole. A tale crisi può porre rimedio solo un processo educativo lungo che, per i cristiani, dev essere basato sulla sapienza biblica e sulle grandi eredità culturali e pedagogiche maturate lungo i secoli. «Si richiede che la Chiesa incoraggi e sostenga le famiglie nella loro opera di partecipazione vigile e responsabile nei confronti dei programmi scolastici ed educativi che interessano i loro figli» si legge ancora nell Instrumentum laboris (n. 144). La famiglia è in crisi perché è venuta meno una forte educazione. Bisogna dunque fare riferimento a un educazione che non dica solo cosa fare, ma si preoccupi anche di offrirne le ragioni e di indicarne i fini. Riflettendo sul suo nativo compito, la Chiesa deve aiutare la famiglia nell avventura educativa, importante quanto la generazione dei figli. Perché l educazione è una seconda generazione. mente, cominciando subito da se stessi. La pace incomincia da te, si ripete spesso nei messaggi per la giornata della pace; anche la salvaguardia del creato comincia da te. Era quello che un rappresentante ortodosso affermava già nell Assemblea ecumenica di Basilea del 1989 su Giustizia, pace e salvaguardia del creato : «Senza un cambiamento del cuore dell uomo, l ecologia non ha speranze di successo». Poche settimane prima della sua morte san Francesco aggiunse una strofa al suo Cantico, quella che comincia con le parole: «Laudato sii, mi Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore» (Leggenda Perugina, 84). Penso che se vivesse oggi egli aggiungerebbe un altra strofa ancora al suo cantico: Laudato sii, mi Signore, per tutti quelli che lavorano per proteggere nostra sorella madre Terra, scienziati, politici, capi di tutte le religioni e uomini di buona volontà. Laudato sii, mi Signore per colui che, insieme con il mio nome, ha preso anche il mio messaggio e lo sta portando oggi a tutto il mondo! Presentato al Papa il progetto Lectio divina per la famiglia La «parte migliore» del tempo della famiglia è quella dedicata alla preghiera, aveva detto Papa Francesco durante la sua centesima udienza generale del mercoledì. È questa la convinzione che ha portato Ricardo Grzona, presidente della fondazione Ramon Pané, a sviluppare un interessante programma al servizio dell evangelizzazione della famiglia. Ma che cosa è la Bibbia? Come è fatta? Che differenza c è tra Antico e Nuovo testamento? Sono alcune delle domande che interpellano molti cattolici. La lectio divina in famiglia è un vero e proprio mini-corso di esegesi adatto ai tempi e al linguaggio della famiglia contemporanea. Le nozze, la nascita del primo figlio, la scuola, le difficoltà economiche, la perdita di lavoro: la storia di ogni famiglia è, da sempre, scandita da tappe cruciali da passaggi esistenziali. «Ogni volta che si passa a una nuova fase, si crea un tempo vuoto, una sensazione di pesantezza senza vie di uscita. In questi casi afferma Grzona riscoprire la centralità della parola di Dio nella propria vita è un percorso per la famiglia che può creare nuovi equilibri all interno del gruppo». Il programma di formazione è iniziato in Messico con una campagna che ha coinvolto cinquecento famiglie per otto settimane in esercizi di lectio divina con il Nuovo testamento e materiale tradotto in lingua, nel rispetto della cultura del luogo. «Il risultato ottenuto assicura al nostro giornale ha superato ampiamente le aspettative. Sono testimone personale di quanto è avvenuto nei luoghi in cui siamo arrivati con il progetto. Bisogna iniziare a conoscere un po di più le Sacre scritture, non solo con corsi e laboratori biblici, ma anche con tutto ciò che la Bibbia implica per la vita e la missione della Chiesa. «In questo senso spiega un aspetto fondamentale che è emerso nei gruppi di lavoro è che la parola di Dio è la base per l orazione. Insisto su questo: noi cattolici sappiamo pregare ma non sappiamo o r a re ; non abbiamo la pratica dell orazione». Il progetto è stato presentato a Papa Francesco. Racconta Grzona: «La prima domanda che ci ha fatto è stata: Parli il tagalog?. Ho detto di no e il Pontefice mi ha risposto: Nemmeno io, ma questo non mi ha impedito di comunicare con sette milioni di fedeli nelle Filippine durante il viaggio». Attualmente il progetto è stato sviluppato in spagnolo, inglese, portoghese, italiano e tagalog, naturalmente. «Stiamo studiando aggiunge un progetto per l Africa. Devo ringraziare il presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, l arcivescovo Vincenzo Paglia, che sta promuovendo il progetto lectio divina». Quanto ai prossimi appuntamenti, Grzona assicura la presenza all i n c o n t ro mondiale delle famiglie negli Stati Uniti, domenica 27 settembre, in occasione della visita di Papa Francesco. «Poi a fine settembre prosegue presenteremo in Italia il materiale per studiare il ruolo fondamentale della famiglia nella società e per dare alle famiglie l opportunità di parlare delle sfide e delle benedizioni che le riguardano». (silvina pérez)

12 numero 36, giovedì 3 settembre 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 13 La morte di monsignor Pierfranco Pastore P re t e tra i giornalisti È stato per oltre quarant anni punto di riferimento professionale e spirituale per i giornalisti che si occupano del Papa e della Santa Sede. Lui stesso aveva confidato più volte che il suo essere prete era stato segnato proprio dai rapporti con i giornalisti di tutto il mondo. E così, quando si è diffusa la notizia della morte del vescovo Pierfranco Pastore, avvenuta domenica 30 agosto, in molti hanno ricordato che, pur avendo lasciato i suoi incarichi nel 2003, aveva sempre continuato a rimanere vicino agli antichi colleghi, soprattutto nei momenti di prova, andando anche a trovarli in ospedale. E per questo suo tratto sacerdotale è rimasto nel cuore di tanti. Di origine novarese, figlio del sindacalista Giulio Pastore, fondatore e primo segretario della Confederazione italiana sindacato lavoratori, e fratello del giornalista Mario, indimenticato conduttore del Tg2 della Rai, monsignor Pastore aveva lavorato in prima linea nell ambito della comunicazione della Santa Sede, anzitutto come segretario del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. Aveva iniziato il suo servizio alla Radio Vaticana nel 1974 guidando il programma «Speciale Anno Santo». Era una trasmissione in italiano, francese, inglese e spagnolo, introdotta come servizio per i pellegrini del giubileo del Dopo l anno santo, il programma era rimasto nel palinsesto come notiziario di informazione e attualità con il titolo «Quattrovoci», sempre sotto la sua direzione. Nel giugno 1976 Paolo VI aveva voluto affiancarlo come assistente a monsignor Romeo Panciroli, allora direttore della Sala Stampa della Santa Sede. E il 4 dicembre 1984 era giunta la nomina a segretario del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. In questa veste era stato coordinatore della redazione di importanti documenti pastorali Lutto nell episcopato Monsignor Pierfranco Pastore, vescovo titolare di Forontoniana, già segretario del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, è morto domenica 30 agosto. Nato il 21 aprile 1927 a Varallo Sesia, nella diocesi di Novara, aveva ricevuto l'ordinazione sacerdotale il 25 giugno Aveva quindi lavorato alla Radio Vaticana. Il 3 giugno 1976 era stato nominato assistente del direttore della Sala stampa della Santa Sede. Quindi il 4 dicembre 1984 era stato nominato segretario del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. Poi il 3 dicembre 1994 era stato eletto alla Chiesa titolare di Forontoniana, ricevendo l ordinazione episcopale il 6 gennaio Aveva lasciato l incarico il 29 novembre come Pornografia e violenza nei mezzi di comunicazione: una risposta pastora l e del 1989; Criteri di collaborazione ecumenica e interreligiosa nel campo delle comunicazioni sociali del 1989, Aetatis novae sulle comunicazioni sociali del 1992; Etica nella pubblicità nel 1997; Etica nelle comunicazioni sociali nel Nel 1994 Giovanni Paolo II lo aveva elevato alla dignità episcopale, a coronamento del suo lungo servizio alla Sede apostolica. Un ruolo del tutto particolare monsignor Pastore aveva svolto in occasione dell anno santo del 2000, curando in particolare il giubileo dei giornalisti e poi quello del mondo dello spettacolo. In quel periodo aveva avuto il compito di coordinare e assistere l attività dei media mondiali per garantire una copertura il più possibile accurata. Le esequie sono state celebrate martedì 1º settembre, alle ore 8, nella cappella della casa assistenti dell Azione cattolica, a Roma, dove il presule risiedeva da molti anni. Dopo il rito, la salma è stata portata a Novara. «Un vescovo che non pontificava ma che ci faceva riscoprire cosa significa essere trasformati dalla potenza e dalla forza di Cristo»: così l arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, ha delineato il profilo di monsignor Pastore, durante i funerali. Papa Francesco ne ha ricordato in un telegramma a firma del segretario di Stato, Pietro Parolin «con animo grato la generosa opera svolta con intelligenza e passione al servizio del Vangelo e della Santa Sede, in particolare nel campo delle comunicazioni sociali». Il messaggio del Papa è stato letto, al termine del rito, dal vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana. Alla messa era presente il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, legato a monsignor Pastore da sentimenti di amicizia e stima. «Don Pierfranco ha detto monsignor Celli è stato il segretario che ha servito più a lungo il Pontificio Consiglio. Nel 2003 era andato in pensione solo formalmente. In maniera semplice e cordiale continuava ad aiutarci, annunciandosi sempre con la domanda: D isturbo?». Del resto, «il suo stile era fatto di semplicità, vicinanza discreta, di affetto donato con un certo pudore». Tra i concelebranti, il prefetto della Segreteria per le comunicazioni e direttore del Centro televisivo vaticano, monsignor Dario Edoardo Viganò, il direttore della Radio vaticana e della Sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, il vicedirettore della Sala Stampa, padre Ciro Benedettini. A rappresentare l Azione cattolica il vescovo Mansueto Bianchi, assistente ecclesiastico generale. Insieme ai familiari, c erano molti giornalisti che hanno conosciuto monsignor Pastore. Artefici di dialogo e pace Messaggio ai cattolici di lingua ebraica Papa Francesco prega perché i fedeli cattolici di lingua ebraica possano essere rinnovati nella «gioiosa testimonianza del Vangelo», «non solo con le parole, ma soprattutto con una vita trasfigurata dalla presenza di Dio (Evangelii gaudium, 259)». È quanto si legge nel messaggio, a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, inviato dal Pontefice all Opera di San Giacomo in occasione dei sessant anni dalla sua fondazione. Il Papa esprime i suoi «cordiali auguri» per la ricorrenza, ricordando le «numerose grazie concesse da Dio» a questa comunità nel corso degli anni ed esprimendo l auspicio che «la comunità del Vicariato» in Israele si rafforzi diventando «uno strumento sempre DA PA G I N A 5 di accogliere la bellezza di una vita nascente. Accanto a questo, nella lettera, troviamo la profonda comprensione per tutte le donne che con l aborto vivono sulla loro pelle un profondo dramma. Il Papa va incontro a tutti, ma soprattutto a quelle situazioni di profondo disagio che sono una delle conseguenze di quel cambiamento antropologico che oggi si vive e che soprattutto l occidente non riesce più a percepire, fino a cadere in forme di superficialità non degne del dramma che viene vissuto e del rispetto per la vita nascente. Può esserci il rischio di fraintendere questo atteggiamento di ascolto e di perdono, leggendolo come una sorta di giustificazione? Il problema è che davanti all aborto non si può vivere con una mentalità superficiale: non si può pensare che di fronte a una situazione così drammatica non ci debba essere una reale presa di coscienza di quanto si sta realizzando. L azione rimane nella sua oggettività grave. Ma ciò non toglie che le persone coinvolte nell aborto e non dimentichiamo che l aborto, come peccato, non tocca soltanto la donna, ma anche tutti coloro che in qualche modo contribuiscono a procurare l aborto stesso qualora siano realmente pentite, abbiano la possibilità di ricominciare da capo, di accorgersi del male compiuto e di iniziare una vita nuova. La tenerezza del Padre più efficace di dialogo e di pace» all interno della società e «un segno dell amore di Cristo per i più bisognosi». Il responsabile dell Opera di San Giacomo, padre David Neuhaus, ha inviato al Papa una copia della lettera pastorale che ha scritto in occasione della ricorrenza. In un contesto lacerato da tensioni e conflitti afferma padre Neuhaus i cattolici di lingua ebraica vogliono essere ponte di dialogo e riconciliazione tra israeliani e palestinesi: «Noi siamo chiamati a essere una Chiesa unita, abbiamo la vocazione di parlare forte sulla pace, sulla giustizia, sulla riconciliazione fra il mondo arabo e il mondo israeliano». In questo abbraccio misericordioso, in questo tentativo di tenere sempre un dialogo aperto, rientra anche l accenno alla Fraternità San Pio X? Penso che il tema della misericordia abbia spinto il Papa a prendere in considerazione anche la situazione di disagio che diversi fedeli esprimono perché non vivono con la certezza di aver ricevuto il perdono. Davanti a questa situazione mi sembra che, ancora una volta, prima di guardare agli aspetti giuridici e alle espressioni che toccano i rapporti con le questioni dottrinali, il Papa voglia invece mostrare un attenzione del tutto paterna ai fedeli: dare loro la certezza che il sacramento della riconciliazione che esprime ovviamente la dimensione più ampia, più visibile della misericordia trova anche in loro l azione profonda della grazia che agisce e che quindi, ancora una volta, va incontro a tutti, superando le barriere venutesi a creare nel corso dei tempi. Nella lettera colpisce l immagine del carcerato che attraversa la soglia della propria cella come se passasse la porta santa. Una immagine davvero molto bella. Non mi meraviglierebbe se, visti i tanti contatti che il Papa ha con i carcerati, fosse un immagine ispirata proprio da questa esperienza. Devo dire che è molto suggestiva e, nella sua suggestione, fa capire anche la sensibilità del Pontefice e il desiderio di far giungere a tutti, anche ai più lontani, la sua vicinanza, e quindi la tenerezza di Dio che non esclude nessuno. Il Papa lo scrive esplicitamente: ogni qual volta essi attraverseranno la porta della loro cella, se il loro pensiero sarà orientato a cambiare vita, a capire che c è un desiderio di iniziare di nuovo, allora quella porta rappresenterà veramente, a tutti gli effetti, la porta santa. A questo si può aggiungere il desiderio, espresso dal Papa, che alcuni carcerati possano celebrare l anno santo insieme con lui e attraversare anche materialmente la Porta santa. Ci auguriamo che questo desiderio di vicinanza, di libertà e di poter iniziare un cammino nuovo, nonostante gli sbagli compiuti e le ingiustizie realizzate, possa essere veramente uno dei frutti del Giubileo della miseric o rd i a.

13 pagina 14 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 3 settembre 2015, numero 36 di LEONARD O SAPIENZA Per riflettere sulla Scrittura Jaume Huguet «The flagellation of Christ» (1450) Domenica 13 settembre XXIV del Tempo ordinario Più di un nome Un quotidiano aveva una mezza pagina di pubblicità con una scritta che ha attirato la mia attenzione: «Gesù è più di un nome», vieni a conoscerlo! (Chiesa cristiana «la gioia»). Anche oggi è risuonata per noi la domanda di Gesù, che invita a una risposta: «Ma voi, chi dite che io sia?». Domanda provocante, che esige non una risposta prefabbricata o scontata, imparata al catechismo, o letta in qualche libro. Messi di fronte a una domanda così precisa, non possiamo barare; non possiamo usare parole astratte. Occorre dire come viviamo Cristo; quale rapporto vitale abbiamo con Lui; come lo incarniamo concretamente nella vi- Isaia 50, 5-9: Ho presentato il mio dorso ai flagellatori. Salmo 114: Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi. Giacomo 2, 14-18: La fede se non è seguita dalle opere in se stessa è morta. Marco 8, 27-35: Tu sei il Cristo... Il Figlio dell uomo deve molto soffrire. ta di tutti i giorni. Sant Agostino dice che «dovremo rendere conto a Dio e che conto! prima di tutto della nostra vita, come cristiani». Vedete: il cristianesimo è tutt altro che facile, quando lo si vuol prendere sul serio. E il Vangelo è scomodo e scomodante: «Chi vuol salvare la propria vita, la perderà». Ma, aggiunge anche: «Chi perderà la propria vita per me, la salverà». È esigente, Cristo, ma non intransigente! Tocca a noi vivere la nostra vita cristiana con coerenza. Ai nostri giorni, in cui si vuole avere tutto e subito, senza impegno e fatica, le parole possono sembrare strane ed esigenti. Ma per questo è importante ritornare alla serietà dell impegno, alla severità dell esercizio, alla virtù della fortezza, all umile pazienza: tutte doti che vengono scartate, nell illusoria ricerca del risultato facile. Ma «è un errore riuscire facilmente in tutto» (Wells). «Ciò che è facile è per ciò stesso sterile» (Saint-Exup éry). Un cristiano che non è forte, non è neppure un cristiano dimezzato, ma un cristiano soltanto di nome. «Se vogliamo essere coerenti e fedeli dobbiamo essere forti: il cristiano non deve essere un mediocre, ma un forte!» (Paolo VI). Messa di Benedetto XVI all incontro annuale dei suoi antichi alunni Smemoratezza del mondo «Verità, amore e bontà vengono da Dio, rendono l uomo puro e s incontrano nella parola che libera dalla smemoratezza di un mondo che non pensa più a Dio». È il messaggio centrale dell omelia di Benedetto XVI nella messa celebrata domenica 30 agosto, nella chiesa del Campo Santo Teutonico in Vaticano, in occasione del tradizionale seminario estivo dei suoi ex allievi, il cosiddetto Ratzinger Schülerkreis. L incontro si è svolto nei giorni scorsi a Castel Gandolfo sul tema «Come parlare oggi di Dio». Per l omelia, pronunciata in tedesco, il Papa emerito ha presto spunto dal passo del Vangelo di Marco (7, ), ricordando che esattamente tre anni fa, nella stessa occasione, il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, aveva posto la domanda: «Ma non si deve forse essere purificati anche dall esterno e non solo dall interno? Il male viene solo dall interno o anche dall esterno?». Una questione interessante, ha rilanciato Benedetto XVI proponendo la sua meditazione. «Per una risposta adeguata ha osservato bisogna ampliare la domanda e tenere in considerazione non solo questo passo del Vangelo, ma il Vangelo nella sua interezza». Non viene forse a noi anche dall esterno il male che ci aggredisce? È il senso dell interrogativo posto dal Papa emerito. Certo, è necessario essere purificati da tutta l impurità che sta fuori, «potremmo dire ha affermato ancora Benedetto XVI risp ondere con un igiene esteriore alle tante malattie e a volte epidemie che ci minacciano». Ed è bene avere questo tipo di responsabilità per l esteriore affinché la morte non prevalga, ha notato il Papa emerito. E tuttavia, ha proseguito, questo non basta perché c è anche «l epidemia del cuore», quella interiore, che «porta alla Il Santo Padre ha esteso i confini dell Eparchia di Mandya dei Siro-Malabaresi includendo i sei distretti civili intorno a Bangalore, nei quali si trovano i fedeli siro-malabaresi: Bengaluru Urban, Bengaluru Rural, Chickballapur, Kolar, Ramnagara e Tu m k u r. NOSTRE INFORMAZIONI Dalle Chiese Orientali Il Sinodo della Chiesa Arcivescovile Maggiore Siro- Malabarese riunito a Mount Saint Thomas (Kerala - India), avendo ricevuto il Previo Assenso Pontificio, ha canonicamente eletto Vescovo dell Eparchia di Mandya dei Siro-Malabaresi (India) il Reverendo Padre Antony Kariyil, C.M.I., finora Direttore della «Rajagiri School of Engineering & Technology», Cochin, Kerala. (26 agosto 2015) Nomina di Amministratore Ap ostolico Il Santo Padre ha nominato Amministratore Apostolico dell Arcidiocesi di Papeete (Tahiti, Polinesia Francese) il Reverendo Padre Jean-Pierre Cottanceau, S S.CC. (28 agosto 2015) Il Santo Padre ha rinnovato la Commissione Speciale per la Liturgia presso la Congregazione per le Chiese Orientali, così composta: corruzione e ad altre sporcizie ancora, quelle che conducono l uomo a pensare solo a sé e non al bene». Così assume importanza decisiva, accanto al culto, l ethos, ovvero «l igiene interiore». Dunque, «cosa fa l uomo puro? Qual è l autentica forza di purificazione? Come si giunge all igiene del cuore?» sono state le questioni poste da Benedetto XVI. In un altro passo del Vangelo, ha fatto notare, il Signore dice ai suoi: «Voi siete puri, a causa della parola che vi ho annunciato». Dunque «si diventa puri per mezzo della Parola». E «la Parola è molto più delle parole, perché è attraverso le parole che incontriamo la Parola, lui stesso. La Parola è Gesù Cristo stesso e noi incontriamo la Parola anche in coloro che lo riflettono, che ci mostrano il volto di Dio e che riflettono la sua mitezza, la sua umiltà di cuore, la sua semplicità, la sua amorevolezza, la sua sincerità». Concludendo il Papa emerito ha auspicato «che il Signore ci conceda questa igiene del cuore, per mezzo della verità che viene da Dio: è questa la forza di purificazione». Durante la celebrazione, nelle intenzioni universali dei fedeli, si è pregato anche per Papa Francesco, perché il Signore lo assista nella sua opera, specialmente per l Anno santo della misericordia. Al termine, si è svolta nei locali attigui del Campo Santo Teutonico una cerimonia per l inaugurazione e la benedizione dell Aula Papa Benedetto - Joseph Ratzinger. Monsignor Hans Peter Fischer, rettore del Collegio Teutonico, ha inoltre annunciato che il 18 novembre si terrà la cerimonia di apertura della Biblioteca romana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, interamente dedicata alla sua vita e al suo pensiero come studioso e come Pontefice, all interno della biblioteca del Collegio Teutonico e dell Istituto romano della Società di Görres, in Vaticano. L evento prevede una prolusione del cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, sul tema: «Dalla Bibbia alla biblioteca. Benedetto XVI e la cultura della parola». La biblioteca intitolata al Papa emerito iniziativa sostenuta dalla Fondazione vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI disp one di circa mille volumi in diverse lingue «e si caratterizza come un luogo aperto a quanti sono interessati alle pubblicazioni di e su Joseph Ratzinger, per conoscere la sua vita e approfondire la sua teologia». Molti volumi sono stati donati dallo stesso Benedetto XVI, altri invece dalla Fondazione vaticana. Sua Eccellenza Monsignor Piero Marini, Arcivescovo titolare di Martirano, Presidente Reverendo Sacerdote McLean Cummings, Segretario Reverendo Padre Tedros Abraha, O.F.M. Cap. Reverendo Padre Cesare Giraudo, S.I. Reverendo Padre Thomas D. Pott, O.S.B. Reverendo Padre Archimandrita Manuel Nin, O.S.B. Reverendo Padre Rinaldo Iacopino, S.M. Reverendo Monsignore Paul Pallath. (1 settembre 2015)

14 numero 36, giovedì 3 settembre 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 15 di NICOLA GORI Francesco di Assisi era convinto che i beni e la terra fossero un e re d i t à comune a tutti gli uomini. In questo senso, non ne ammetteva l uso riservato solo a pochi: per lui il ricco e il povero avevano la stessa dignità in quanto fratelli dell unico Padre. Quanto c è di questa visione nella Laudato si? Lo abbiamo chiesto all arcivescovo José Rodríguez Carballo, già ministro generale dei frati minori e dal 2013 segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. Perché il Papa ha scelto Francesco d Assisi come ispiratore dell enciclica? In una enciclica sulla cura della casa comune, il Pontefice non avrebbe potuto ispirarsi a un modello che meglio potesse motivarci. Parlando di ecologia, il poverello è per i cristiani in generale in particolare per Papa Francesco e anche per molti che non sono cristiani, non solo il «santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nel campo dell ecologia», ma «l esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità». Di fatto, egli visse in ogni momento una relazione armoniosa con Dio, con gli altri, specialmente con i più poveri, con la natura e con se stesso. Questa relazione è veramente il cuore della ecologia integrale, oggetto della Laudato si. Nell attenzione ai più poveri e abbandonati e alla creazione, per scoprire in tutto il Signore, san Francesco si presenta a noi come un vero maestro. Da che cosa nasceva la sua visione? Poiché tutto ha origine dal Creatore, tutto per san Francesco era fratello e s o re l l a. E poiché tutto è sacramento e immagine dell «Altissimo, onnipotente, bon Signore», poiché tutto di lui «porta significatione» come afferma nel Cantico delle creature tutto era da lui trattato con somma cura e riverenza. E tutto era incorporato nella lode al Signore. Con una vita contrassegnata dall essenziale, con la libertà di chi vive senza nulla di proprio e con una esistenza aperta alla trascendenza, agli altri e alla creazione, san Francesco ci mette in guardia da un comportamento dominato da un narcisismo sterile e patologico, che ci porta a distruggere la creazione e ignorare il mandato che l uomo ha ricevuto di averne cura, di custodirla, assisterla e proteggerla. Un mandato che esige un attenzione particolare a quelli che hanno uguale dignità, i più poveri, gli ultimi, dei quali il Signore ci chiederà conto, come chiese conto a Caino di L arcivescovo Rodríguez Carballo parla della «Laudato si» Senza fraternità non c è ecologia suo fratello Abele. Come evidenzia il Papa nell enciclica e in molti suoi discorsi, l attualità di Caino è, purtroppo, evidente. Oggi, come allora, ci comportiamo come coloro che non accolgono i fratelli, promuovendo la cultura dello scarto. D altra parte, il nostro rapporto con la terra è quello di chi si sente potente dominatore, consumatore insaziabile o sfruttatore senza scrupoli delle sue risorse; e il nostro rapporto con l ambiente è quello di chi non ha freni né conosce limiti, senza preoccuparsi della casa comune e di coloro che verranno. Il «Cantico delle creature» può definirsi una sorta di manifesto del rispetto del creato? Il Cantico delle creature è un testo poetico sublime, un manifesto pieno di passione, che mostra una nuova visione della creazione, in cui tutto è in relazione. È un canto alla fraternità universale, che pone l uomo in relazione profonda con il suo Creatore, con l opera delle sue mani e con gli altri. In questo senso, ci mostra la possibilità di rafforzare i legami sociali e raggiungere pienamente l armonia con il Creatore e l armonia tra noi che abitiamo la casa comune, la madre e sorella terra. Frutto di una vita matura e riconciliata san Francesco lo scrive al termine dei suoi giorni esso ci ricorda quello che il Papa afferma con forza nell enciclica: che in ogni discorso sull ecologia «non si può prescindere dall umanità»; che «non ci sarà una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo»; che «non c è ecologia senza un adeguata antropologia». In questo consiste l ecologia integrale, di cui il Cantico delle c re a t u re può essere considerato un manifesto o, ancor meglio, un manuale al quale ispirarci per superare «le false dialettiche degli ultimi secoli» e poter così vivere un ecologia integrale, in cui tutti si dicano fratelli e siano rispettati come tali, e in cui tutti arriviamo a incontrare Dio in tutte le cose, come insegnava san Bonaventura e come il Pontefice ci r i c o rd a. John August Swanson «Francesco e il lupo» (2002) C è dunque un legame conseguenziale tra il carisma francescano e l ecologia integrale invocata dall enciclica? Io leggo la Laudato sì con occhi e cuore di francescano. È una lettura che credo appropriata, perché è lo stesso Papa che, a mio parere, la giustifica proponendo Francesco come «esempio bello e motivante» e citandolo all inizio e alla fine dell enciclica, come una specie di inclusione letteraria e argomentativa, e con una conoscenza di base degli elementi che caratterizzano il carisma francescano. In questo modo ci si rende conto che questo carisma può aiutare a elaborare e conseguire una ecologia integrale, senza che questo comporti esclusivismo alcuno in relazione con altri carismi. In effetti, il carisma francescano sottolinea il valore della fraternità tra tutti gli esseri umani, per cui tutti sono accolti come doni di Dio, doni di cui aver cura con spirito fraterno e materno, e tutti sono considerati fratelli e sorelle, come figli dello stesso Padre. Esprime un amore preferenziale per i l e b b ro s i di tutti i tempi, nei quali san Francesco abbraccia Cristo lebbroso e nei quali si tocca, come direbbe Papa Francesco, la carne del Figlio di Dio stesso. Il carisma francescano richiede anche un attenzione particolarmente cordiale e fraterna verso la creazione di Dio, perché essa «di lui porta significatione». Nello stesso tempo, in quanto forma vivendi del Vangelo, «regola e vita» proposta da Francesco ai suoi seguaci come recita la Regola bollata esso suggerisce un paradigma culturale che porta a servirsi della tecnica come di un semplice strumento. E così supera abusi che portano alla degradazione dell ecologia, come l «o n n i p re s e n z a del paradigma tecnocratico», e cerca di «afferrare gli elementi della natura ed insieme quelli dell esistenza umana». Con quali conseguenze? Con la vita in fraternità si propone una concezione dell uomo come persona in relazione. E si afferma la convinzione che la sua libertà si ammala quando si consegna alla sola soddisfazione dei bisogni immediati, alla violenza e a qualunque espressione di egoismo. Con la proposta di vivere senza nulla di proprio, liberi da ogni attaccamento, dominio e potere, con semplicità ed essenzialità, Francesco ci ricorda che i beni hanno una destinazione comune e che la terra è essenzialmente eredità comune. Così, mentre denuncia un uso dei beni i cui benefici siano a vantaggio soltanto di alcuni pochi, ci rammenta che il ricco e il povero hanno uguale dignità, perché il Signore ha creato entrambi, e ci mette in guardia contro un possibile eccesso antropocentrico che mina «ogni riferimento a qualcosa di comune e ogni tentativo di rafforzare i legami sociali». Con la sua visione sacramentale della creazione, il carisma francescano muove a contemplare la bellezza che c è nel mondo e a rispettarlo come immagine del Creatore. Infine, con l esempio del dialogo con il sultano d Egitto, Melek el Kamil, nel lontano 1219, il francescanesimo ci invita al dialogo con le altri religioni per progredire insieme nella cura della natura, nella difesa dei poveri, nella costruzione di una rete di rispetto e di fraternità. Noi francescani abbiamo in tutto questo una grande responsabilità, consapevoli che il nostro primo apporto è quello di vivere in coerenza con il nostro carisma. Cosa possono fare i consacrati per contribuire alla salvaguardia del creato e a un mondo più giusto? Prima di tutto dobbiamo prendere coscienza che la cura della casa comune è una esigenza per tutti, anche per i consacrati. Che l inquinamento, i cambiamenti climatici, il problema dell acqua, la perdita di biodiversità, il deterioramento della qualità della vita umana e il degrado sociale, l inequità planetaria so- C O N T I N UA A PA G I N A 16

15 pagina 16 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 3 settembre 2015, numero 36 Un diritto da perdonare di LU C E T TA SCARAFFIA C on il giubileo centrato sulla «genuina esperienza della misericordia di Dio» il Pontefice vuole soprattutto aprire la porta a coloro che ne sono esclusi. Tra questi, i carcerati, che non possono recarsi a Roma e neppure nelle chiese diocesane abilitate al perdono: addirittura, «ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre», per loro sarà come passare per la Porta santa scrive Francesco. E la misericordia di questo anno santo sarà aperta anche ai fedeli che frequentano le chiese officiate dalla minoranza lefebvriana, nell auspicio che si possa recuperare la piena comunione con i loro sacerdoti e superiori. Ma soprattutto il Papa rivolge parole cariche di amore, e non di biasimo, alle donne che hanno abortito. Donne che, in gran parte, hanno contraddetto gli insegnamenti della Chiesa per avere scelto di considerare l aborto un «gravissimo male» come il diritto sul quale costruire la loro liberazione. Ma che si sono accorte, nella loro difficile esperienza personale, che l aborto non può essere una via di liberazione, e che è difficile, al di là delle decisioni prese in grande misura per influenza delle ideologie correnti, cancellare dentro se stesse il pesante senso di colpa che si prova per avere impedito a una creatura di venire alla luce. A loro, che hanno il cuore appesantito da questa ferita in apparenza irrimediabile, Francesco si rivolge, offrendo quello che solo l a m o re di Dio può dare: il perdono. Nelle parole del Papa c è molta misericordia. «Conosco bene assicura nella sua lettera i condizionamenti che le hanno portate a questa decisione. So che è un dramma esistenziale e morale. Ho incontrato tante donne che portavano nel loro cuore la cicatrice per questa scelta sofferta e dolorosa. Ciò che è avvenuto è profondamente ingiusto; eppure, solo il comprenderlo nella sua verità può consentire di non perdere la speranza». La grandezza della tradizione cristiana è tutta qui: perdonare senza per questo sminuire la portata morale del peccato commesso, senza per questo pensare che non si trattava di un male. Davanti a un mondo che vuole considerare l aborto un diritto come gli altri, di fronte a movimenti ideologici che ne hanno fatto il primo passo per il cammino della libertà femminile, Francesco ribadisce la condanna di questa ingiustizia proprio nel momento in cui offre il p erdono. Quel perdono che tante donne non possono concedere a se stesse, anche quando pensano con la ragione di non avere commesso niente di male. Perché l aborto e ogni donna lo sa è un esperienza che segna indelebilmente la vita, un peso che si porterà dentro per sempre. Solo il perdono può liberare da questo peso, non l orgoglio per una scelta che pure è sempre vissuta come inevitabile, come vorrebbe la cultura dominante. Con poche e paterne parole, con la concessione a ogni sacerdote di perdonare durante il giubileo questo peccato che ormai è così diffuso da meritare un apertura di perdono più ampia, Papa Francesco mostra il suo cuore alle donne del nostro tempo. Non chiede niente altro se non che riconoscano quello che il loro corpo e il loro cuore già hanno riconosciuto, al di là della loro volontà. E offre in cambio l unica soluzione possibile, la sola liberazione: il perdono. Si tratta di un atto di amore coraggioso verso le donne, di un riconoscimento della loro vera natura, al di là delle ideologie e del politicamente corretto. Un atto che avrebbe una eco ancora più forte se, all interno della Chiesa, alle donne venisse riconosciuto il posto che meritano. Un profugo cerca di attraversare il confine tra Serbia e Ungheria (Ap) In ordine sparso di fronte all e m e rg e n z a Ma l Europa ancora non c è di GIUSEPPE FIORENTINO Trentasette morti: è il bilancio del naufragio avvenuto domenica scorsa al largo delle coste libiche. È questa solo una delle ultime di una lunghissima serie di tragedie legate all immigrazione, mentre l Europa fatica non poco a individuare una linea comune per gestire positivamente un fenomeno epocale. Ne scaturisce l immagine di un continente ricco come è stato definito qualche giorno fa dal cancelliere tedesco Angela Merkel il quale, lungi dall elaborare politiche di accoglienza che potrebbero rivelarsi di fondamentale importanza per rispondere alle problematiche economiche e sociali legate alla denatalità, si arrocca in parte su posizioni di chiusura. Se l Ungheria annuncia il completamento della barriera di filo spinato lungo i 175 chilome- DA PA G I N A 15 tri di confine con la Serbia, la Gran Bretagna, attraverso il ministro dell Interno, Theresa May, prospetta una stretta agli arrivi degli stessi cittadini comunitari, i quali potrebbero essere espulsi dal Regno Unito se non muniti di un contratto di lavoro. L intervista rilasciata da May al «Sunday Times», non ha mancato di suscitare polemiche, alle quali la titolare dell Home Office ha risposto sottolineando come l iniziativa miri a ripristinare «il principio originale» sancito dall Unione. Accese polemiche anche tra Ungheria e Francia, con Parigi che, con un chiaro riferimento al reticolato al confine serbomagiaro, ha definito «scandalo- Ispirazione francescana no qualcosa che ci riguarda. Che lavorare per una ecologia integrale non è qualcosa che tocca ad altri, ma che riguarda noi e molto da vicino. Come consacrati possiamo contribuire a una ecologia globale scommettendo su uno stile alternativo di vita, caratterizzato da alcuni elementi: una vita semplice ed essenziale, oltre il consumismo ossessivo e come reazione al paradigma tecnoeconomico; una vita fraterna in comunità, nella quale tutti si sentano a proprio agio nella casa comune, superando l autoreferenzialità e l individualismo imperante che accrescono l avidità e la distruzione reciproca, e attaccando in radice l egoismo collettivo; una missione fondata su una concezione della vita consacrata in uscita, per andare alle periferie esistenziali e del pensiero, nelle quali si lavora per realizzare la solidarietà che mira al bene comune, al di sopra del bene personale; la giustizia, che parte da una considerazione dei diritti degli altri e non solo dei propri; la pace, che è riconciliazione con la diversità; una gioiosa celebrazione della vita che porta al suo rispetto fin dall inizio. I consacrati possono dare un grande apporto all ecologia integrale favorendo un educazione, ad intra e ad extra, all alleanza tra l umanità e l ambiente, in vista di una vera e propria cittadinanza ecologica. E soprattutto attraverso la conversione ecologica che, come propone san Francesco d Assisi e Papa Francesco ci ricorda, contribuirà a un sano rapporto con la creazione. so» l atteggiamento di alcuni Paesi dell est. «Invece di esprimere giudizi scioccanti e senza fondamento, bisognerebbe concentrarsi sul cercare soluzioni comuni per l Europa», ha replicato il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, in un comunicato nel quale anticipa la convocazione di un rappresentante diplomatico di Parigi. Nonostante le proteste, non solo francesi, l Ungheria, dopo aver completato nel fine settimana la costruzione del muro di filo spinato, ha avviato l e re - zione di una seconda barriera, ancora più solida e alta quattro metri, che punta a completare entro novembre. Oltre le polemiche sembra invece andare la proposta del presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi che ha sottolineato la necessità di internazionalizzare la crisi, adottando una politica di immigrazione comune, fino a stabilire un diritto d asilo europeo. Perché quanto si sta palesando ha sottolineato Renzi in un intervista al «Corriere della sera» di ieri, 30 agosto è «una grande crisi mondiale ed europea da affrontare a Bruxelles, non a Lamp edusa». È una consapevolezza che sembra farsi largo, come dimostrano tra l altro le importanti dichiarazioni di Angela Merkel che alcuni giorni fa ha invitato l Europa a una concreta solidarietà verso le migliaia di persone che raggiungono le sue sponde in fuga dalla guerra e dalla fame. Allo stesso modo il primo ministro francese Manuel Valls, al termine di una visita a Calais, ha oggi sottolineato che tutta l Europa è coinvolta dal fenomeno dell immigrazione e si deve mobilitare. Quello che sembra ancora mancare è tuttavia la capacità di interventi tempestivi. Su iniziativa di Francia, Gran Bretagna e Germania è stata convocata a Bruxelles una riunione straordinaria dei ministri dell Interno dell Unione europea. Scopo dell incontro è individuare misure «immediate» per rispondere all emergenza. Ma la riunione urgente avrà luogo solo il 14 s e t t e m b re.

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