L IMPATTO ECONOMICO E OCCUPAZIONALE DELLA CULTURA: MODELLI TEORICI E BEST PRACTICE

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1 PARTE IV L IMPATTO ECONOMICO E OCCUPAZIONALE DELLA CULTURA: MODELLI TEORICI E BEST PRACTICE Per valutare l impatto economico e occupazionale degli investimenti pubblici nella cultura (e in maniera derivata l efficacia delle politiche e degli strumenti adottati dalle Amministrazioni Comunali) è necessario: 1. identificare le variabili su cui la spesa pubblica per la cultura produce effetto; 2. costruire un modello che espliciti le connessioni tra le diverse variabili e supporti, fin dove possibile, una stima quantitativa delle relazioni causali tra le variabili, consentendo di costruire il valore dell effetto moltiplicatore della spesa pubblica nel settore culturale. Tale percorso richiede che vengano esplicitate alcune ipotesi di base (e questo sarà oggetto del primo paragrafo) e che vengano analizzate alcune esperienze concrete (in Italia e in altri pesi europei) in grado di fornire un riscontro alle ipotesi e di identificare le variabili generalizzabili e l ordine di grandezza che è possibile associare a ciascuna variabile (paragrafi 2 e 3). L obiettivo è la definizione di una metodologia per la stima dell impatto economico e occupazionale della cultura che consenta anche di trarre alcune indicazioni normative sulle politiche e sugli strumenti che possono agevolare il verificarsi di un effetto moltiplicatore degli investimenti pubblici per la cultura (paragrafo 4). 1. LA GENERAZIONE DI VALORE ATTRAVERSO LA CULTURA: LE IPOTESI DI BASE A. Un concetto non settoriale di cultura. Il primo nodo definitorio è legato alla necessità di identificare i confini assegnati al termine cultura. Senza passare in rassegna le molte definizioni assunte dagli studiosi che si occupano di economia della cultura, si considera come cultura l insieme di patrimonio culturale ed eventi culturali (Hughes, 2000). In quest accezione gli impatti economici e occupazionali della cultura risultano legati non solo a una dotazione culturale, ma possono essere identificati pure in luoghi e situazioni privi di beni capitali specifici (cd. Beni o giacimenti culturali) dove tuttavia si producono eventi con valore culturale (rappresentazioni, festival, arti visive contemporanee) 1. Le differenze nell estensione del concetto di cultura hanno rilievo ai fini della stima dell impatto economico per due ragioni: 1. mentre nel calcolo dell impatto occupazionale non si risente di particolari differenze tra investimenti sul patrimonio culturale e investimenti sugli eventi (cfr.ultra), nel computo dell impatto e delle convenienze economiche degli investimenti in cultura il calcolo del valore aggiunto dell investimento risente di vincoli differenti. Mentre, infatti, gli eventi culturali in luoghi non considerabili come patrimonio culturale, non evidenziano particolari problemi di usura e di conservazione del bene 2, nel caso di scelte che impattano sul patrimonio monumentale ogni scelta di investimento e di utilizzo di risorse sul patrimonio culturale deve essere sottoposta alla condizione vincolo: (a) Vac=Vc-Vcn>Cc dove Vac= Valore aggiunto derivante dall utilizzo del patrimonio culturale; Vc=valore del bene a seguito delle azioni di conservazione/rigenerazione; Vcn= Valore precedente; Cc= Costo della conservazione. In altri termini esiste un trade-off tra utilizzo/fruizione e costo di conservazione che, riducendo il valore aggiunto netto, modifica le valutazioni relative all impatto economico degli investimenti; 1 Usando espressioni anglosassoni si considerano quindi come oggetto dell analisi sia la cultural heritage sia le performing arts. 2 Si pensi alle scelte di investimento in cultura per potenziare la fruizione di un museo (es. Le Gallerie dell Accademia a Venezia) e alle scelte di investimento per rappresentazioni teatrali in luoghi privi di rilevanza storica e architettonica. 70

2 2. I beni e gli eventi culturali sono oggetto di una domanda in considerazione delle emozioni o dell appagamento estetico derivante dalla loro fruizione. Laddove si tratta di beni ereditati dal passato, immutabili, si può ritenere che essi creino una rendita per il loro proprietario (il pagamento del biglietto d ingresso non è il risultato di un attività d servizio ma il risultato dell esercizio di un diritto di proprietà 3 ). Anche il patrimonio culturale, tuttavia, si prospetta sempre più come qualcosa da interpretare, animare, sostenere sviluppando servizi innovatori di tipo palesemente culturale (visite guidate, museum shops) o con vocazione più ricreativa (giochi multimediali, ristoranti, gadgets). All impatto economico generato dalla rendita, si associa quindi un impatto economico diretto connesso ai valori di attività. Tali valori di attività sono in larga parte connessi alla capacità di sviluppare attorno al bene o all evento culturale flussi di turismo culturale. La letteratura esistente sul turismo (Dodd-Van Hemel, 1999; Silberberg, 1995; Walle, 1998) non fissa un definizione univoca per il turismo culturale, rendendo così difficile valutare l ampiezza o le cause del fenomeno 4. In linea con il concetto di cultura esplicitato in questa prima ipotesi, nella stima dei valori di attività si tiene conto di un accezione focalizzata di turismo culturale, che comprende i flussi generati sia da eventi (teatro, arti, musica, poesia) sia dal patrimonio culturale (siti storico-archeologici, monumenti, musei). B. Capitale culturale, stock e flussi: i valori di sviluppo come parametri fondamentali di riferimento per il calcolo dell impatto economico della cultura. Il concetto di capitale culturale (Throsby, 1999) consente di riflettere sul patrimonio sia in termini economici che culturali ed è definibile come stock di valore culturale incorporato in un bene o in un evento. Questo stock può generare un flusso di beni e servizi (aventi essi stessi un valore sia economico sia culturale) che possono essere immediatamente consumati e/o contribuire alla produzione futura di beni e servizi. In quest accezione, il patrimonio è un bene culturale oggetto di tutela e conservazione, ma anche un bene capitale, la cui produttività si esplica in termini di esternalità culturali (connesse alla sfera educativa, comunicativa, etc) e non culturali (legate al contesto sociale identità e coesione e a quello più propriamente economico-produttivo turismo, settore immobiliare, imprenditoria culturale) 5. Gli effetti economici delle risorse culturali non si limitano pertanto ai soli valori estetici e di attività. Molte città europee negli ultimi anni hanno sviluppato iniziative volte a migliorare l inserimento sociale dei giovani partendo dalla scoperta del patrimonio (l esperienza Carven a Cork; l esperienza di Urban I a Cosenza; l insediamento dei distretti o quartieri culturali a Sheffield o Marsiglia attraverso il recupero delle aree industriali dismesse). In linea con le indicazioni della Commissione Europea 6 e dell Unesco 7, la determinazione dell impatto economico della spesa pubblica per le risorse culturali va quindi effettuata tenendo conto: 1) dei valori di rendita, di attività e di sviluppo che si originano a monte (aumenti occupazionali, di reddito, di potenziamento delle qualifiche di coloro che partecipano alle azioni di produzione, tutela, recupero, valorizzazione delle risorse culturali); 2) dei valori generati a valle (miglioramento delle condizioni di vita, turismo culturale, inserimento sociale, sviluppo imprenditoriale e locale). 3 Ciò può valere in generale per tutte le opere architettoniche che assumano una valenza monumentale, anche se di recente costruzione. Lo Shakespeare s Globe Theatre a Londra, aperto nel 1997 e ricostruito sull ipotesi di configurazione dell età shakesperiana, è un attrazione turistica in sé a prescindere dalle opere che vi sono rappresentate. 4 Le sfumature riscontrabili possono essere classificate in quattro tipologie: 1. un accezione universale di cultura che porta a considerare effetto culturale la conoscenza di altri luoghi: in questa dimensione è turismo culturale ogni fenomeno turistico; 2. un accezione ampia di cultura che porta a considerare tutti gli aspetti della cultura di un popolo (storia locale, artigianato, tradizioni eno-gastronomiche, ambiente naturale). In questo caso, lo scopo del turismo cultuale è quello di acquisire consapevolezza di stili di vita specifici (e in alcuni casi a rischio di estinzione); 3. un accezione focalizzata di turismo culturale che individua l esperienza turistica generata dall esigenza di fruire del patrimonio e degli eventi culturali; 4. un accezione settorializzata di turismo culturale che considera fenomeni distinti e non coniugabili il turismo connesso alle arti ed alla fruizione di eventi con quello legato alla fruizione del patrimonio culturale. 5 Koboldt (1997), parlando delle esternalità derivanti dall uso del patrimonio culturale, distingue tra production externalities (turismo/occupazione/sviluppo locale) e consumption externalities (identità nazionale/ educazione/ ricerca). Cfr. Koboldt C. (1997) Optimizing the Use of Cultural heritage in Economic Perspectives in Hutter M. e Rizzo I. (1997), Economic Perspectives on Cultural Heritage, London: MacMillan, pp Cfr. European Commission (2000) e (1996). 7 Cfr. Unesco (2000) 71

3 C. La visione di insieme. Assumendo la nozione di capitale culturale, ogni investimento pubblico nella cultura porta a conservare/aumentare lo stock di capitale e a produrre flussi traducibili in impatti economici, diretti e indiretti, ed impatti non economici i quali possono, con apposite stime 8, essere espressi in grandezze monetarie. La figura che segue sintetizza il percorso logico che porta a definire le variabili possibili di un modello di stima dell impatto economico e occupazionale della cultura. Fig. 1 - La stima dell impatto economico e occupazionale degli investimenti in cultura: le variabili rilevanti per la stima dell effetto moltiplicatore (1) Investimenti in Effetti indiretti Effetti diretti sul settore culturale Occupazione Qualificazione delle risorse umane PIL Sponsorship Riduzione dei costi futuri di manutenzione del patrimonio Elevamento degli standard qualitativi delle azioni culturali Effetti su altri settori collegati Entrate per il settore turistico con attivazione di un mercato nuovo a media-alta capacità di reddito Allungamento della stagione e della permanenza media Spesa in settori collegati a quello culturale Servizi per la didattica Effetti non economici Integrazione sociale Place marketing Qualità delle aree urbane Attivazione di forme sostenibili di fruizione delle città Circuito virtuoso autoalimentantesi (2) Aumento della spesa interna ed esterna per consumi culturali Aumento della spesa per servizi accessori (alloggio, vitto, trasporti, etc.) Spesa nei settori di fornitura (effettuata dagli operatori del settore culturale del settore dei servizi accessori) (3) Impatto diretto sull occupazione e sul reddito del settore culturale (4) Impatto diretto sull occupazione e sul reddito dei settori collegati Impatto indiretto sull occupazione sul reddito dei settori di fornitura (5) Spesa totale generata (6) PIL e occupazione totali generati 8 Applicando, cioè, i metodi tradizionali di analisi costi-benefici. Moltiplicatore della spesa culturale: 2/1 Impatto economico e occupazionale complessivo: 6/1 Moltiplicatore economico della cultura: 6/3 72

4 Le voci rappresentate possono leggersi come segue: 1) l investimento pubblico nella cultura genera effetti diretti sul settore culturale e sui settori correlati 9 che producono un amento di occupazione e di reddito ma anche una maggiore attrattività delle risorse culturali (impatto interno della spesa pubblica o valore aggiunto degli investimenti culturali); 2) gli effetti diretti dell investimento pubblico sono di varia natura e attivano da una parte una maggiore propensione dei privati a cofinanziare le attività e il patrimonio culturale (sponsorship); dall altra inducono, anche grazie al circolo virtuoso che si origina tra gli effetti indiretti di natura economica e quelli di natura non economica, una maggiore propensione interna (dei residenti) ed esterna (dei non residenti) al consumo di risorse culturali (effetto moltiplicatore interno al settore culturale); 3) la spesa interna ed esterna per consumi culturali attiva una spesa indotta sui settori a monte delle filiere produttive e una spesa derivante dai consumi dei nuovi occupati nel settore culturale e nei settori correlati (effetto moltiplicatore esterno del settore culturale o moltiplicatore economico della cultura) 4) l impatto economico complessivo del settore culturale è perciò dato dall impatto interno della spesa pubblica e della spesa privata in cultura aumentato dell effetto moltiplicatore esterno del settore culturale. Le relazioni sopra illustrate si traducono nella formula sintetica di seguito riportata: (b) I ic = [ ( V c - C c ) + S p ] x M e dove I ic è l impatto economico complessivo; V c è il valore addizionale prodotto dagli investimenti pubblici; C c è il costo di conservazione del patrimonio; (V c - C c ) è il valore dell investimento pubblico netto; S p è la spesa privata indotta; M e è il moltiplicatore economico della cultura. 2. I MODELLI ECONOMICI PER LA STIMA DEGLI EFFETTI DEGLI INVESTIMENTI IN CULTURA Dal punto di vista dell operatore pubblico, la formula precedente richiede che, essendo desumibili dal bilancio pubblico i valori di V ac e C c e quindi noti, vengano costruite delle stime rispetto ai valori del moltiplicatore interno al settore culturale (Sp) e al moltiplicatore economico complessivo (Me). La costruzione di tali stime può essere effettuata con un metodo misto che da un lato considera i modelli economici che possono essere utilizzati, dall altro presenta una serie di casi empirici in grado di 9 E opportuno specificare nel dettaglio alcune definizioni relative agli impatti enunciati. Per occupazione si intende sia l aumento del numero degli occupati sia il fatto che, a parità di numero di occupati, si allunghi il periodo di occupazione (Commissione Europea, 1996). La capacità delle risorse culturali di attrarre un numero maggiore di visitatori così come la visibilità maggiore delle città dove sia presente un notevole giacimento culturale o si realizzino operazioni culturali di rilievo (si pensi all apertura del MART a Rovereto) aumenta l attrattività e il ritorno di immagine per gli sponsor. Rispetto ad altre forme di turismo, il turismo culturale rappresenta inoltre una formula maggiormente sostenibile (Simeon, 1997). Gli investimenti pubblici in cultura generano come impatto diretto un innalzamento del livello qualitativo dell offerta culturale; quest effetto è rinforzato dagli stimoli portati da un aumentato numero di visitatori e dall incremento delle relazioni con l esterno (Silbeberg, 1995). Le risorse investite garantiscono una manutenzione continuativa del patrimonio rendendo meno necessari interventi di manutenzione straordinaria, normalmente molto più onerosi (Greffe, 1999). Infine la connotazione in termini di dotazione culturale di un territorio diventa un elemento di marketing territoriale, non solo nei confronti dei flussi turistici per la potenziata immagine del luogo ma anche nei confronti dei residenti attuali e potenziali e ciò per effetto delle nuove facilities che spesso sorgono per agevolare la fruizione del patrimonio culturale (Bianchini- Parkinson, 1993; Valentino, 1999) 73

5 costituire un campione (non esaustivo) su cui effettuare una regressione in grado di determinare un valore orientativo dei moltiplicatori interni ed esterni degli investimenti in cultura 10. Rispetto ai modelli, gli studi esistenti finalizzati alla stima dell impatto economico e occupazionale 11 degli investimenti in cultura fanno riferimento a tre tipologie principali: 1) l analisi input-output; 2) la costruzione di indicatori specifici; 3) il ricorso a stime basate sul riferimento a esperienze comparabili. 1) L analisi input-output riguarda i rapporti di produzione tra i settori che costituiscono l economia al fine di misurare tutta l intera catena di effetti derivanti da un impulso economico iniziale. Ad esempio: 1) vi è un impulso generato da un progetto pubblico di investimento per scopi inerenti il patrimonio culturale; 2) ciascuna delle ditte che ottiene un appalto per quel lavoro crea un fabbisogno diretto presso i fornitori di materie prime, semilavorati, etc.; 3) ciascun fornitore a sua volta dà origine a un fabbisogno presso i suoi fornitori; 4) tutte queste ditte pagano salari e i percipienti dei salari spendono il reddito guadagnato per acquistare beni e servizi e questo attiva una nuova catena. Il limite relativo dell analisi input-output è che si basa su dati rilevati a livello nazionale e quindi non sempre di facile reperibilità o di agevole adattabilità al singolo intervento di investimento. La tavola 2 riporta i moltiplicatori calcolati per il settore culturale non governativo degli Stati Uniti. Su 100 dollari spesi nella cultura 10,93 dollari sono spesi (producono PIL) per il settore altri servizi professionali ; fatto 100 questo importo, 2,47 dollari vanno a produrre PIL per il settore ristoranti e così via. Tab. 2 - Esempio di analisi input-output del settore culturale non governativo negli Stati Uniti (Fonte: Input-output accounts of the US Economy, 1992, Survey of Current Business, 1997) Passo 1 Passo 2 Input delle risorse generate dal Input delle risorse generate al Distribuzione Distribuzione settore culturale ai settori settore altri servizi professionali percentuale percentuale industriali che comprendono le attività culturali Beni immobili in locazione 24,95 Beni immobili in locazione 10,48 Manutenzione edifici 9,04 Quotidiani e periodici 2,62 Stampa editoria e comunicazioni 11,17 Componenti elettroniche 2,64 Elettricità 1,75 Comunicazione 4,77 Commercio all ingrosso 2,89 Commercio all ingrosso 4,09 Finanza 2,60 Finanza 3,26 Informatica 4,15 Informatica 5,61 Servizi legali e di contabilità 3,14 Servizi legali e di contabilità 6,91 Altri servizi professionali 10,93 Altri servizi professionali 19,34 Pubblicità 5,59 Pubblicità 2,29 Spettacolo 0,89 Ristoranti 2,47 Tutti gli altri settori 22,90 Tutti gli altri settori 35,52 2) La costruzione di moltiplicatori economici prevede il ricorso ad indagini specifiche per determinare: a) i dati sulle spese effettuate per tipologia dalle organizzazioni culturali e l ubicazione dei fornitori; b) i dati sui consumatori (pubblici e privati) per luogo di provenienza (al fine di effettuare delle stime sulla misura in cui i prodotti culturali vengano esportati) e per ammontare di spesa a livello locale in relazione alla loro partecipazione culturale. La tavola 3 riporta i dati di un indagine effettuata a New York City per determinare la rilevanza economica delle arti. 10 In base alle relazioni logiche della figura 1 la spesa privata può infatti intendersi come prodotto tra l investimento pubblico e il moltiplicatore interno del settore culturale. 11 Cfr ad esempio: Hauser-Lanier (1998), Hutter-Rizzo (1997); Jones Economics (1996); Smith-Jenner (1998) 74

6 L indagine si basa su interviste a più di persone che avevano partecipato a manifestazioni culturali, che avevano visitato musei e altre istituzioni culturali; sull esame di più di 1400 istituzioni culturali senza scopo di lucro; sull analisi di quasi un terzo delle 500 gallerie d arte e in tutte le case d asta; sull analisi dei budget operativi di più di due terzi delle produzioni teatrali commerciali in essere nella stagione A fronte di un investimento pubblico di 350 milioni di dollari per la cultura, l indotto generato è di milioni di dollari di spesa privata per la cultura. Il moltiplicatore interno del settore culturale è pari a 26,4. Di questo indotto, una percentuale pari all 88% (8106 milioni di dollari) è collegata a spesa esterna (di non residenti). Tab. 3 - Stima del moltiplicatore economico delle arti a New York City a fronte di un investimento pubblico di 350 milioni di dollari, 1992 (Fonte: The Port Authority of New York and New Jersey, The Arts as an Industry: The Economic Importance to the New-York-New-jersey Metropolitan Region, October, 1993) valore in milioni di dollari Settore Spesa attivata in Salari Impatto totale Istituzioni culturali senza scopo di lucro Gallerie e case d asta milioni di dollari Teatri commerciali Cinema e TV Turisti a scopo culturale Totale ) Le stime basate su esperienze realizzate in diversi contesti si basano su una raccolta di pratiche di riferimento (best practice). In una prima fase, ciascuna esperienza viene considerata nella sua specificità e descritta in maniera qualitativa. In una seconda fase, si effettua il rilascio delle ipotesi e vengono generalizzati alcuni elementi relativi all impatto occupazionale ed economico. Ne derivano alcuni valori medi che date certe condizioni possono ipotizzarsi come grandezze di riferimento per i moltiplicatori proposti nel modello riportato nella formula (b). Questo è il modello a cui si farà riferimento nel paragrafo seguente: verranno considerati i dati relativi a: a) interventi promossi da amministrazioni pubbliche nelle città d arte; b) gli impatti generati dagli interventi connessi alla Capitale Europea della cultura ; c) gli impatti generati dalle risorse comunitarie dei fondi strutturali attivate su iniziative concernenti la cultura. 3. ALCUNI ESEMPI PER LA DETERMINAZIONE DEL VALORE DEGLI INDICATORI Caso 1. Bilbao e il Museo Guggenheim. Si tratta di un esempio di sviluppo della destinazione in cui le relazioni tra destination management e riuso del patrimonio edificato hanno assunto caratteri strategico-operativi (Solima, 1999). I soggetti pubblici coinvolti sono il Governo Basco e la deputazione giurisdizionale di Vizcava, i quali hanno effettuato un investimento pubblico di 85 milioni di euro. Uno studio condotto da Peat Marwick ha stimato l effetto del Guggenheim in un incremento del PIL della regione basca pari allo 0,47% per un valore assoluto di 140 milioni di euro. I posti di lavoro creati/mantenuti sono stati I visitatori annui si sono assestati attorno a 1,5 milioni l anno. Caso 2. Gli investimenti per la cultura a Glasgow. Un esemplare strategia di intervento nella direzione di una forte interazione tra industria culturale e industria turistica fu elaborata a Glasgow al 75

7 principio degli anni Ottanta. Su iniziativa del Glasgow District fu creata una società mista, la Glasgow Action, per creare un distretto culturale attraverso la rivitalizzazione di un area centrale della città: la Merchant City. Questa società è attualmente titolare di circa cinquecento gallerie d arte sparse in tutta la Scozia, comprese le zone rurali, e coordina tutte le attività culturali della città di Glasgow. Dai dati dell Economic Development Department della Città risulta che nel 2001, a seguito di restrizioni finanziarie, si decise di chiudere i musei della città un giorno a settimana. Il risparmio annuo era di sterline. In base alla stima del numero di visitatori che non venivano a Glasgow nel giorno di chiusura dei musei, si è giunti a dimostrare che la chiusura produceva tra i 3,5 e i 7 milioni di sterline di introiti dalla mancata spesa dei turisti. Sempre rispetto a Glasgow sono rilevanti i dati delle attività effettuate come Capitale Europea della Cultura 2000: per un investimento di 8,5 milioni di euro (contributo UE e pubblico) ha generato nuovi posti di lavoro e un impatto economico di 28 milioni di euro sull economia della regione. Caso 3. Il caso Venezia. I dati economici relativi all anno 2000 mostrano che a fronte di una spesa pubblica pari a milioni di lire ( di cui: spese per investimenti per musei e servizi in ambito culturale 300 milioni di lire; spese di gestione musei e servizi in campo culturale 37 miliardi) si sono registrati 4,5 milioni di visitatori per un totale di entrate dai biglietti nei musei di proprietà comunale pari a 34 miliardi ed entrate da concessioni e royalties pari a 800 milioni. A fronte di queste entrate dirette vanno considerate le entrate indirette calcolabili, secondo la stima CESOS-Provincia di Venezia, tenendo conto del fatto che il costo del biglietto rappresenta il 38% di quello che il turista culturale paga durante il soggiorno giornaliero a Venezia. Quindi il valore complessivo delle entrate derivanti dal turismo culturale per la città di Venezia è pari a milioni di lire. Caso 4. Il caso Louvre. Il Louvre è uno dei musei al mondo che più ha sviluppato servizi per la fruizione virtuale tramite WEB. Con un costo pari a FF all anno (esclusi i costi diretti del personale interno coinvolto) nella gestione del sito web del Louvre si riescono a ottenere quasi cinque milioni di visitatori. L 8% dei visitatori virtuali ( persone) hanno fatto una vera visita al Louvre per un ammontare pari a oltre 14 milioni di franchi. Gli abbonamenti a scopo didattico a Louvre.edu hanno un ammontare di franchi. Caso 5. I Parchi Letterari in Italia. Su iniziativa della Fondazione Nievo e con le risorse di una sovvenzione globale dell Unione Europea gestita da Sviluppo Italia per un valore di 3 milioni di euro si sono attivati 24 parchi letterari che occupano (tra diretto e indotto) 400 addetti. Le imprese costituite in aree limitrofe ai parchi sono 200 per un numero di visitatori pari a nel biennio Ipotizzando una spesa media per visitatore pari a 35 euro, si ottiene un indotto pari a 7 milioni di euro. Caso 6. Il caso del Polo Audiovisivo di Angouleme (Francia). All interno di un area industriale dismessa, grazie alle risorse del programma comunitario RETEX che hanno finanziato il progetto di riconversione per un importo pari a 4 milioni di euro, si è sviluppata un centro per attività connesse alla produzione di cartoni animati e film tridimensionali. Le nuove imprese create sono 25 per un totale di 157 nuovi posti di lavoro (www.cnbdi.fr). Caso 7. Il caso Bakkymun Arts di Dublino. Con un contributo del FESR pari a 2,4 milioni di euro si è realizzato un auditorium teatrale e un centro permanente di esposizione. Il numero di posti di lavoro permanenti creati è pari a 26 nuove unità. Le entrate dirette nette generate all anno sono pari a euro Caso 8. Il caso Cultural Industries Quarter (CIQ) di Sheffield (UK). Con un finanziamento comunitario pari a 1,4 milioni di euro si è realizzato un incubatore di imprese culturali che generato 100 imprese per un totale di 750 posti di lavoro creati. Caso 9. Il caso dell Azione Innovativa Casa Europa. Si tratta di un azione innovativa finanziata dal FESR finalizzata alla creazione di musei attivi (www.casaeuropa.org). L organizzazione capofila è 76

8 la Provincia di Forlì Cesena che ha coordinato azioni per un investimento comunitario complessivo pari a 5 milioni di euro in 6 paesi. I posti di lavoro diretti e indiretti creati sono Le risorse private attivate/generate dagli eventi: 800 milioni di euro. Caso 10. Il caso Liverpool Capitale Europea della Cultura La selezione di Liverpool come capitale europea della cultura per il 2008 ha portato a un stanziamento di risorse pubbliche pari a 10 milioni di euro. Da stime ancora parziali del Liverpool City Council l impatto previsto è di posti di lavoro e 235 milioni di euro nell industria culturale (turismo, gestione del patrimonio culturale e industrie creative). Caso 11. Il caso del Corridor of Cultural Experiences in Canada. In Canada, il 1,6% del budget federale è speso per la cultura. La Provincia di Vancouver spende l 1,3%. Il settore culturale generato dagli investimenti per la valorizzazione e la gestione integrata del patrimonio culturale dell area di Vancouver produce posti di lavoro. Di questi 159 sono stati creati direttamente dall investimento di 3,4 milioni di dollari per la realizzazione di un corridoio territoriale di risorse e eventi culturali (23 gallerie d arte, 6 musei, 3 festival tematici). L impatto economico dell investimento sul PIL è stato di 37 milioni di dollari (impatto diretto), cui vanno aggiunti 29 milioni di dollari di impatti indiretti (www.collection.ic.gc.ca/okanagavalley/project ). La tavola 4 riporta un quadro sinottico delle grandezze rilevate negli esempi sopra riportati, con riferimento a sette voci: 1. l ammontare dell investimento pubblico; 2. la spesa privata attivata per la cultura; 3. il numero di posti di lavoro creati; 4. l impatto economico complessivo generato dall investimento pubblico; 5. il moltiplicatore interno della spesa culturale; 6. il moltiplicatore economico complessivo degli investimenti in cultura; 7. il costo unitario per posto di lavoro creato/mantenuto. Tab. 4 - Grandezze di riferimento per la determinazione dell impatto economico e occupazionale degli investimenti in cultura: confronto dei valori rilevati in alcuni casi empirici. Caso (1) Investimento pubblico totale (2) Spesa privata attivata (3) Impatto economico complessivo attivato dall investimento pubblico (4) Moltiplicatore interno del settore culturale (=2/1) (5) Moltiplicatore economico degli investimenti in cultura (=3/1) (6) Posti di lavoro creati/mantenuti Glasgow ,1 Glasgow , ,5 Venezia 19,4 46,2 2,3 Louvre ,9 Parchi letterari , ,5 Angouleme ,5 Bakkymun , CIQ ,8 Casa Europa ,2 liverpool , ,1 CCE ,5 18, ,3 New York ,3 Media 16 43,1 17,1 Media normalizzata 12 Non significativo 2,6 8,1 (7) Investimento unitario per posto di lavoro (=6/1) (migliaia di euro) 12 La media normalizzata esclude i valori con uno scarto quadratico medio superiore a 2. 77

9 Pur con le cautele dovute al numero limitato delle esperienze considerate e alle differenze non marginali nella tipologia dei casi esaminati, si possono trarre alcune conclusioni: 1. esiste di fatto un impatto positivo e sempre maggiore di uno tra gli investimenti in cultura e gli impatti economici complessivi; 2. non è possibile stabilire una grandezza orientativa per il moltiplicatore interno della spesa culturale. Tuttavia una stima non troppo lontana dal vero e derivata dalle regole per l attivazione dei finanziamenti pubblici comunitari può essere quella di dare al moltiplicatore un valore compreso tra 0,5 e 1; 3. si manifesta sempre una correlazione positiva diretta tra investimenti pubblici nella cultura e creazione di posti lavoro. In media per ogni euro annui investiti si contribuisce al mantenimento di un posto di lavoro (questo valore è tuttavia significativamente più basso di quello che è considerato il costo normale di creazione di un nuovo posto di lavoro che si stima intorno ai euro); 4. coniugando queste risultanze, il modello proposto nel paragrafo 2 si trasforma come segue: (c) I ic = 1,5(V ac -Cc) x 2,6 dove S p è sempre = 0,5(V ac -Cc) e 2,6 è un valore minimo assegnabile al moltiplicatore economico degli investimenti in cultura. 4. RELAZIONI CAUSA-EFFETTO E CONDIZIONI REALIZZATIVE PER GENERARE SVILUPPO E OCCUPAZIONE CON GLI INVESTIMENTI IN CULTURA. Il settore dei beni culturali sta conoscendo in questi ultimi anni una profonda trasformazione che in parte è legata a cambiamenti legislativi ed in parte frutto di un mutato atteggiamento della domanda. Alcune relazioni causa-effetto è necessario che si realizzino per rendere plausibile il modello proposto nella formula (c) del paragrafo precedente: a) è necessario investire per una centralità dei valori di attività dei beni culturali in modo tale da rendere la cultura una fonte importante di sviluppo economico. Ciò è possibile se - e solo se - i soggetti incaricati della politica culturale riescono a delineare un sentiero di intervento in ambito culturale che abbini in misura crescente a processi meramente conservativi del patrimonio attività specifiche per la sua valorizzazione. Non è, in altri termini, tanto la dimensione della gestione e della conservazione che contribuisce ad aumentare il valore dell offerta culturale, quanto piuttosto l apertura interattiva verso il mondo della fruizione; una platea di fruitori, interni ed esterni al territorio, che ha la possibilità di accedere con minori vincoli spaziali e temporali al patrimonio culturale. b) gli impatti economici ed occupazionali complessivi risentono in maniera non irrilevante della capacità di attivare il moltiplicatore interno, vale a dire di generare per ogni euro di investimento pubblico un ammontare di investimento (o più genericamente di spesa) dal settore privato. E di conseguenza necessario che il soggetto pubblico assuma un ruolo di global coordinator dei flussi organizzando elementi sparsi in un offerta integrata che comprende moduli differenti (non solo culturali, ma anche legati all entertainment o all ospitalità) ed, in molti casi, soggetti differenti. Questo aspetto è reso ancora più critico dal cambiamento in atto nella gestione delle istituzioni culturali: a fronte di una situazione di costi crescenti (cfr, riduzione dei finanziamenti) queste cercano infatti di riorientare le proprie attività concentrandosi sul core business e attribuendo un complesso di funzioni a soggetti esterni. L obiettivo perseguito in questo caso è duplice: da un lato costruire relazioni allargate ad un ampia sfera di interlocutori in un ottica collaborativi e interattiva (partnership), dall altro incrementare l efficienza per mezzo di una semplice delega di attività non strategiche, ovvero di cui l istituzione non possiede le competenze necessarie. c) l enfasi sul valore di attività dei beni culturali per produrre sviluppo economico e occupazionale rende centrale un altra necessaria trasformazione: il cambiamento di quello che è il core stesso delle attività culturali, con una forte predominanza degli aspetti immateriali legati al servizio, all attenzione per utenza, nella gestione strategica dei servizi complementari (Guerzoni, 1998). Il marketing in 78

10 particolare costituisce la funzione critica su cui puntare con finalità di costruzione pianificata e attenta delle proprie relazioni con il pubblico dei fruitori. Ancora, le nuove tecnologie offrono consistenti opportunità imprenditoriali che si traducono soprattutto nella possibilità di arricchire il complesso dei servizi offerti, in una maggiore capacità di interagire sia con l utenza sia con le altre istituzioni, proponendo le attività tradizionali in modo nuovo ed arricchendole al contempo di nuovi contenuti; d) infine, un rafforzamento dei sistemi di monitoraggio dell efficienza e dell efficacia della spesa deve essere ricercato non solo ai fini del controllo strategico interno ma anche per rinforzare i sistemi di accountability che possono migliorare le relazioni con i fruitori e con i partner/finanziatori esterni. Questi elementi rappresentano leve strategiche tra loro correlate da meccanismi di mutua interdipendenza. Una gestione ottimale è in grado di innescare relazioni virtuose tra le cinque leve secondo un percorso riassumibile come segue (tavola 5): 1) la centralità del valore di attività determina un rafforzamento del ruolo di pilotaggio della pubblica amministrazione che si sostanzia anche nel consolidamento di sistemi di accountability della politica culturale, i quali a loro volta agevolano il coinvolgimento di soggetti esterni nelle scelte di gestione. A questi soggetti può essere demandato lo sviluppo di attività che trasformano il core delle iniziative sul patrimonio e sugli eventi culturali aumentando il valore di attività; 2) in maniera reciproca, la centralità del valore di attività porta a una rifocalizzazione del core dei sistemi culturali che giustifica/attiva una maggiore partecipazione di soggetti esterni in quali attuano, coproducono o impongono sistemi di accountability che contribuiscono a trasformare il ruolo del soggetto pubblico finalizzandone gli interventi ad un ulteriore incremento dei valori di attività. Tab. 5 - Le leve strategiche per innalzare il valore dei moltiplicatori interni ed esterni della spesa pubblica per la cultura: il circuito virtuoso Centralità del valore di attività dei beni culturali Ruolo del soggetto pubblico come global coordinator dell offerta culturale Cambiamento del core delle attività culturali Rafforzamento dei sistemi di accountability Coinvolgimento soggetti esterni 79

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