Equal: idee, esperienze e strumenti nelle buone pratiche dei Partenariati di Sviluppo EQUAL. Unione europea Fondo sociale europeo

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1 Equal: idee, esperienze e strumenti nelle buone pratiche dei Partenariati di Sviluppo EQUAL Unione europea Fondo sociale europeo

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3 Equal: idee, esperienze e strumenti nelle buone pratiche dei Partenariati di Sviluppo EQUAL Commissione europea Riproduzione autorizzata con citazione della fonte. I contenuti della presente pubblicazione non rispecchiano necessariamente il parere e la posizione della Commissione europea.

4 STRUTTURA NAZIONALE DI SUPPORTO EQUAL ISFOL Via G.B. Morgagni 30/E ROMA Tel fax Sistema di Gestione per la Qualità ISO 9001:2000 Certificato da Lloyd s Register Quality Assurance Italy N.: LRC Coordinatrice nazionale SNS EQUAL ISFOL Antonella Attanasio Coordinamento redazionale Giovanna de Mottoni I TESTI SONO STATI ELABORATI DALLA SNS EQUAL Capitolo 1 - La metodologia per l individuazione delle buone pratiche Equal Lucia Chiurco, Giovanna de Mottoni Capitoli 2 e 3 - Le buone pratiche settoriali e geografiche Paola Andreani, Maria Luisa Aversa, Tiziana Cardinale, Sonia Cinti, Martina Cresci, Lucia Chiurco, Laura D Alessandro, Giovanna de Mottoni, Maria Di Saverio, Cristina Duranti, Gaetano Fasano, Paola Ferri, Maria Laura Marini, Valeria Meo, Camilla Micheletta, Simona Moretti, Stefano Morreale, Maurizio Mosca, Simona Testana Capitolo 4 - Per concludere... Gaetano Fasano Allegati Maurizio Mosca: Linee guida per l individuazione della buona pratica Equal Lucia Chiurco, Giovanna de Mottoni: Scheda di analisi della buona pratica Equal Cristina Duranti: Scheda descrittiva della buona pratica Equal Tabella riepilogativa delle buone pratiche descritte Revisione dei testi Giovanna de Mottoni, Maria Di Saverio, Cristina Duranti, Paola Ferri Si ringrazia Valentina Benni per il contributo alla stesura del capitolo La metodologia per l individuazione delle buone pratiche Equal La pubblicazione ha beneficiato del contributo finanziario dell Iniziativa comunitaria EQUAL

5 Negli ultimi decenni l intervento pubblico nell ambito delle misure del lavoro ha accentuato il ruolo delle politiche attive, rivolte soprattutto a sostenere le fasce di popolazione con maggiori difficoltà di inserimento occupazionale, ma anche ad attivare l offerta e a facilitare l incontro tra domanda ed offerta. L Unione europea, attraverso la Strategia Europea dell Occupazione (SEO) ha promosso l adozione di un approccio integrato alle politiche del lavoro tramite interventi differenziati rivolti sia alla domanda che all offerta, nel tentativo di prevenire il rischio di disoccupazione - soprattutto quella di lunga durata - dei gruppi di popolazione più svantaggiati e con maggiori difficoltà d accesso al mercato. Gli orientamenti espressi dalla SEO sono stati nel tempo rivisti in relazione ai cambiamenti intervenuti nel contesto socio-economico e nei mercati del lavoro e, soprattutto, alla complessità della dimensione di governance dei processi attuativi determinata dall allargamento. Sono stati quindi precisati alcuni orientamenti di fondo, tra cui un maggiore coinvolgimento del partenariato territoriale e sociale nella definizione e nella implementazione delle linee guida della strategia; tale orientamento è stato recepito, ad esempio, dall Iniziativa comunitaria Equal nella quale i partenariati di sviluppo progettano e realizzano interventi sperimentali che coniugano inclusione sociale e sviluppo locale. Quando gli interventi rappresentano esperienze di successo possono attivare processi di apprendimento istituzionale che, a sua volta, può generare nuovi indirizzi di programmazione e di progettazione, più efficaci nell affrontare e contribuire a risolvere i bisogni e i problemi di policy. Per questo motivo ogni programma prevede esplicitamente che siano individuate le buone pratiche realizzate e che tali esperienze vengano scambiate a livello nazionale e comunitario per evitare che si disperda il patrimonio di capacità e realizzazioni che si è creato nel tempo. In questo testo sono raccolte 73 schede relative ad altrettante buone pratiche sperimentate dai partenariati nel corso della prima fase di Equal. La Struttura Nazionale di Supporto dell ISFOL, su indicazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e delle Regioni e Province Autonome e in collaborazione con l Agenzia Nazionale Leonardo da Vinci e l Area Interventi comunitari dell ISFOL e con la società Ismeri Europa, ha messo a punto metodologia e strumenti per la loro identificazione e descrizione. Antonella Attanasio Coordinatrice nazionale SNS EQUAL ISFOL

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7 Indice 1 La metodologia per l individuazione delle buone pratiche Equal Le buone pratiche nella letteratura ISFOL 9 Le buone pratiche nell Iniziativa comunitaria Equal 11 Le attività svolte a livello comunitario 11 Le attività svolte a livello nazionale: il Tavolo tecnico 13 per le buone pratiche 2 Le buone pratiche settoriali QUASAR - Qualità per i Sistemi a Rete 21 di imprese sociali Strada: recupero socio-lavorativo delle donne 23 oggetto di tratta Work Music 26 Esserci 29 S.UP.PORT. - Skills Upgrading in the Ports 31 M.O.A.F. - Modello di Occupazione A Filiera 34 Albergo in via dei Matti numero zero 36 RAEDES - A.CANT.O Architetti di Cantiere 38 per le Pari opportunità Coloured Media 42 Asylumisland 45 Inte.g.r.a. - Integrazione Richiedenti Asilo 47 5

8 3 Le buone pratiche geografiche Abruzzo Help Donna 50 Terra dei guerrieri 55 Rete Protezione Civile Abruzzo 57 POLIS - Patto per l Occupazione e il lavoro 59 nell impresa sociale Patto per le competenze 61 U2 Coach - Tutti verso l apprendimento 64 Basilicata Net Sociality 66 SVI.P.O. - Sviluppo Pari Opportunità 68 Bolzano (Provincia Autonoma) Gender Competency: nuove forme 71 di lavoro e di servizi Campania S.I.S.: Sviluppo Impresa Sociale 74 FIT - Percorsi non tradizionali per l inserimento 76 nelle industrie dell ITC Equal per APE, Compagnia dei Parchi 79 DOMIZIANA 81 Emilia Romagna A lungo. Strategia di territorio per 83 l accompagnamento al lavoro PORTICI - Per Ottimizzare la Rete Territoriale 85 Imprese, Cooperative, Istituzioni E.B.F. - Equal per il Basso Ferrarese 88 Friuli Venezia Giulia Maqram-Maqôr 90 Imprenditorialità estrema per una Vita Indipendente 93 Lazio Studio e sperimentazione di modelli integrati 95 di servizi socio-sanitari territoriali Organizzazione e Conciliazione 97 POINT - Possible Integration 99 Innovazione e sviluppo imprenditoriale 101 nella Piana di Fondi Liguria Equal - Itaca Hight Tech accelerated 103 competence adaptability 6

9 EFESTO 107 E.S.S.E.R.E. - Economia Sociale e Solidale 109 Economia Razionale contro l Esclusione Lombardia ASSIST-Strategie integrate per l accesso 111 qualificato al lavoro TESI - Tele Servizi integrati per l Impiego 114 Con-Tempo - Le città in rete per la conciliazione 117 dei tempi di vita e di lavoro Gli agricoltori, il loro ambiente ed il mondo rurale 120 nella Unione europea L E-QUALITÀ 123 Sostegno all imprenditorialità sociale - Agenzia 125 di cittadinanza Marche Patto per l economia sociale - L innovazione 128 nelle iniziative locali di sviluppo Percorsi delle donne immigrate nelle Marche 130 per l accesso alle Pari opportunità Piemonte CAR.Te.S.I.O. - Carcere e Territorio, Sistemi 133 Integrati Operativi SI.TRA.NE.T. - SImulation TRAining-NETworking 135 for Equal opportunities in Transport LI.FE - LIbertà FEmminile 137 S.O.N.A.R. 139 EXCALIBUR 142 TENERE IL TEMPO 144 S.PR.IN.G - Sistema di prevenzione integrata 146 dell esclusione sociale dei giovani Puglia SMP - Sistema Moda Puglia 149 Donne, Media e Telecomunicazioni - D.M.T. 153 Sistema Territoriale per la pari opportunità Enziteto 156 Nodi territoriali per la formazione manageriale 159 e sviluppo dell impresa sociale O.D.E.A. - Opportunità, Diritti, Eguaglianza, Abilità 161 Il Faro 164 Sardegna POSIDONIA 167 Innovazione e tradizione 169 PARIS 171 Economia sociale e nuova imprenditorialità 174 7

10 Toscana Prato: il laboratorio del tempo 176 Impresa Sociale Toscana Sud 178 Coast Revitalization 180 Trento PROMOCARE: la promozione delle donne 184 immigrate nei servizi di cura Umbria Rete per l adozione professionale degli immigrati 186 Emporio Lavoro 188 Valle d Aosta Intesa - Reti Locali per lo sviluppo 190 dell occupazione Veneto RI.Do Risorse Donne Venezia Gender 193 GLOCAL Immigrazione, competenze e sviluppo 196 nei sistemi Nautilus - Nuove rotte per l inserimento lavorativo 200 Intesa per lo sviluppo della cooperazione sociale 203 Age management Per concludere ALLEGATI 1. Linee guida per l individuazione della buona 215 pratica Equal 2. Scheda di analisi della buona pratica Equal Scheda descrittiva della buona pratica Equal Tabella riepilogativa delle buone pratiche 222 descritte 8

11 1 LA METODOLOGIA PER L INDIVIDUAZIONE DELLE BUONE PRATICHE EQUAL Le buone pratiche nella letteratura ISFOL L identificazione delle esperienze di successo maturate nel primo triennio del Programma Equal ha preso avvio da una ricognizione delle accezioni più diffuse - a livello nazionale - del concetto di buona pratica, cui l ISFOL ha dedicato un filone di approfondimenti tematici, a partire dal precedente periodo di Programmazione. Negli studi ISFOL la buona pratica viene definita una modalità di sviluppo dell esperienza formativa che presenta elementi significativi in ordine a: le strategie adottate per raggiungere gli obiettivi di occupabilità, professionalizzazione, integrazione e costruzione di partenariati di reti e sistemi; la qualità del contenuto delle singole azioni sul piano delle metodologie, dell impiego e delle risorse interne ed esterne; la riproducibilità e la trasferibilità dell impianto progettuale. 1 La buona pratica inoltre riflette l idea che il miglioramento della qualità degli interventi sia possibile e che queste costituiscano un traguardo facilmente raggiungibile, attuabile e quindi condivisibile 2, un assunto che richiama una distinzione tra buone pratiche e casi eccellenti, identificabili come esperienze non replicabili in contesti e situazioni differenti da quelli di origine. Proprio per il carattere di condivisibilità, tali pratiche rimandano ad un processo di 1 Cfr. La metodologia comune, in ISFOL, Le buone pratiche nella formazione iniziale, Roma, Ibidem. 9

12 modellizzazione, per cui risultano efficaci solo se in grado di individuare modelli per l azione convenzionalmente ritenuti adatti dagli addetti ai lavori. 3 In una più recente analisi pubblicata dall Istituto, le buone pratiche vengono definite progetti innovativi, configurati come modelli di intervento praticati ed esportabili, che si connotano in base ad elementi standard spesso definiti come requisiti principali: l adeguatezza e la completezza del quadro logico progettuale e attuativo; l innovatività; la riproducibilità; la sostenibilità; il mainstreaming. 4 Le definizioni elaborate in ambito nazionale presentano denominatori comuni con quelle utilizzate da organismi internazionali ai fini della progettazione sociale. Ad esempio, secondo l Unesco, le buone pratiche sono innovative, se presentano soluzioni nuove e creative ai problemi di povertà ed esclusione sociale e producono un impatto positivo e tangibile nel migliorare le condizioni di vita degli individui, dei gruppi e delle comunità; se contribuiscono in termini di sostenibilità all eliminazione della povertà e dell esclusione sociale; se sono potenzialmente riproducibili, ossia forniscono modelli per promuovere politiche ed iniziative in ambiti differenti da quelli in cui sono state generate. Più precisamente, le buone pratiche hanno l obiettivo di: migliorare l efficacia delle politiche pubbliche; sviluppare la consapevolezza dei decisori politici e dell opinione pubblica sulle potenziali soluzioni a problemi di varia natura; condividere e trasferire il know-how attraverso strategie di apprendimento in rete. 5 3 Cfr. ISFOL, Ipotesi di buone pratiche nella formazione dei formatori, Quaderni di Formazione ISFOL, Roma, Cfr. ISFOL, La metodologia ISFOL per l individuazione e l analisi delle buone pratiche in ambito FSE, dattiloscritto, ISFOL, Il documento in oggetto fornisce il supporto metodologico volto a orientare il lavoro di individuazione delle esperienze realizzate nell ambito dei Programmi Operativi Nazionali e Regionali finanziati sull Obiettivo 1 e 3, dell Iniziativa Equal, del Programma Leonardo e delle azioni innovative a valere sull art. 6 del Regolamento Ce 1784/99. Tali esperienze saranno utilizzate per la realizzazione di un Catalogo delle Buone Pratiche, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - DGPOF - al fine di massimizzare i risultati conseguiti nel quadro dell attuale programmazione. Alcuni di questi criteri (riproducibilità e mainstreaming) sono stati inoltre utilizzati nell individuazione delle buone pratiche nell ambito dei progetti di Trasferimento delle Buone pratiche finanziati a valere rispettivamente sull Avviso n. 1/2001 (FSE PON Ob. 3 Azioni di sistema ) e sull Avviso n. 5/01 (FSE PON Ob. 1 Assistenza tecnica e Azioni di sistema ), Cfr. ISFOL,Trasferimento Buone pratiche: analisi dell attuazione, Roma, Cfr. 10

13 Le buone pratiche nell Iniziativa comunitaria Equal Nel panorama dei Programmi europei per l inclusione Equal è chiamato a promuovere prassi innovatrici per la creazione di un mercato del lavoro aperto a tutti e riserva quindi un attenzione specifica al tema delle buone pratiche, identificate come soluzioni innovative ad un problema reale riscontrato nel mercato e caratterizzate dalla capacità di essere diffuse e trasferite in altri contesti e sistemi a livello locale, nazionale e europeo. In quest ottica la buona pratica Equal assume una connotazione di trasferibilità specificamente orientata al mainstreaming, ossia alla sua acquisizione da parte di operatori e decisori politici. In ragione di ciò, l individuazione e la valorizzazione degli elementi di successo dei progetti realizzati è stata oggetto di un ampio confronto in ambito europeo e nazionale, con l obiettivo di creare sinergie tra i due livelli e di attivare un circolo virtuoso tra le esperienze condotte. Le attività svolte a livello comunitario A livello europeo la Commissione ha istituito un Gruppo di lavoro ad hoc (Mainstreaming Working Group) con un duplice obiettivo: individuare strategie efficaci per promuovere il mainstreaming dei risultati conseguiti nei singoli Stati membri; elaborare un framework operativo comune per i Gruppi Tematici Europei, finalizzati a valorizzare, rispetto a specifiche aree tematiche, le migliori esperienze realizzate. Il lavoro del Gruppo Mainstreaming si è in primo luogo focalizzato sulla definizione di good practice, che si configura come un insieme di azioni che: rispondono ai bisogni delle comunità in continua evoluzione; possono essere replicate in contesti nuovi e differenti da quelli di origine; possono e devono essere oggetto di un processo di mainstreaming 6. Sono quindi state indicate tre principali modalità di individuazione della buona pratica: top-down, in cui gli aspetti innovativi dei progetti vengono identificati dall alto, ossia dai beneficiari/fruitori/clienti cui sono rivolti; bottom-up, in cui è lo stesso intervento Equal ad identificare ciò che ritiene innovativo e a proporlo ai potenziali fruitori; peer review, in cui le azioni del progetto sono valutate da pari (altri progetti, valutatori esterni, SNS) e da policy maker, che, congiuntamente, ne propongono l utilizzo. 6 Cfr. Mainstreaming in theory, in CE, Networking for inclusion - Preparatory Documents, Barcelona,

14 Infine, si è provveduto a definire un set di requisiti identificativi della buona pratica, ossia: innovatività, con particolare riferimento alla qualità delle singole azioni realizzate dagli interventi, in termini di processi, metodi e strumenti; efficacia, rispetto alla strategia adottata dai progetti nel raggiungere obiettivi di occupabilità, integrazione e costruzione di network; efficienza, intesa come utilizzo adeguato delle risorse per raggiungere gli obiettivi prefissati; sostenibilità, intesa come capacità di produrre benefici duraturi sia per i beneficiari diretti, sia per la comunità nel suo insieme; riproducibilità, riferita alla potenzialità degli interventi di essere replicati in contesti analoghi; trasferibilità, riferita alla potenzialità degli interventi di essere replicati in contesti diversi; rilevanza politica, intesa come capacità dei progetti di offrire un contributo all implementazione delle priorità di azione del Piano Nazionale per l Occupazione e l Inclusione e di essere in linea con le priorità politiche locali, regionali e nazionali 7. Questi requisiti sono quindi stati inseriti in una check-list volta a fornire una base comune per l individuazione, a livello comunitario, delle buone pratiche Equal, a partire da tre ambiti di indagine: cosa è stato realizzato, ossia quali sono stati i risultati raggiunti, con particolare riferimento all innovatività e all efficacia degli interventi; come è stato realizzato, quindi se e come le esperienze progettuali hanno tenuto conto dei principi di Equal: l approccio di partnership, la partecipazione attiva, la transnazionalità; se i risultati possono essere utilizzati al di fuori dei progetti, con riferimento al processo di mainstreaming e alla loro riproducibilità e trasferibilità 8. Tale attività è stata condotta nell ambito dei Gruppi Tematici Europei, che, in relazione alle specifiche aree tematiche Occupabilità, Imprenditorialità, Adattabilità, Pari Opportunità e Richiedenti Asilo, hanno provveduto ad effettuare una mappatura delle esperienze più innovative realizzate negli Stati membri e quindi a coinvolgere i progetti in attività di scambio e trasferimento delle stesse. 7 Da tali requisiti sono stati desunti i criteri per la rilevazione delle buone pratiche nell attività di monitoraggio dei progetti Equal (rilevanza della strategia adottata, rilevanza politica, innovatività, sostenibilità, trasferibilità, riproducibilità). Cfr. Indicatori di buone prassi in SNS Equal-ISFOL, Progetto di monitoraggio qualitativo, Roma, Good practice Checklist, in CE, Networking for inclusion - Preparatory Documents, Barcelona,

15 Parallelamente, a fronte della difficoltà di individuare in itinere gli aspetti qualificanti delle sperimentazioni, la Commissione ha introdotto il concetto di promising practice, che focalizzal attenzione su: innovatività degli interventi in relazione al problema, al processo e alla tipologia di discriminazione rilevata; natura dei problemi affrontati; elementi di forza; aree di criticità; trasferibilità; Ciò ha consentito di individuare un primo repertorio di esperienze di rilievo, riunite nel Pink Book of Promising Practice, 9 pubblicato sul sito della Commissione ad uso degli attori del mondo Equal e non Equal. Significativo è il fatto che alcune di queste siano confluite nella Comunicazione che ha dato avvio alla seconda fase dell Iniziativa, quale esempio di nuovi mezzi per affrontare la discriminazione e la disuguaglianza 10, secondo quello che si configura come una forma di mainstreaming dei risultati tra prima e seconda fase. La conclusione delle attività di animazione ha infine consentito di pervenire ad un identificazione compiuta delle buone pratiche maturate in ambito europeo, che sono state tradotte in raccomandazioni strategiche diffuse ad un pubblico extra Equal. Nel corso del Policy Forum - Libera circolazione delle buone idee, svoltosi a Varsavia nel febbraio 2005 le raccomandazioni sono state presentate ai decisori politici dei Paesi dell Unione in una prospettiva di mainstreaming verticale volta a promuove l impatto dell Iniziativa sulle politiche e sui sistemi per l inclusione 11. Le attività svolte a livello nazionale: il Tavolo tecnico per le buone pratiche A livello nazionale è stato costituito un Tavolo tecnico, nel cui ambito la Struttura Nazionale di Supporto Equal dell ISFOL ha fornito un contributo metodologico per la rilevazione delle esperienze di successo realizzate durante la prima fase dell Iniziativa. Il Tavolo è stato istituito dal Ministero del Lavoro - Autorità di gestione dell Iniziativa - nel 2004, in una fase di maturazione delle attività progettuali che consentiva di 9 Cfr. Pink Book of Promising Practices, 10 Cfr. Comunicazione che stabilisce gli orientamenti per la II fase dell IC Equal, Bruxelles, COM (2003) 840 def. 11 Cfr. ISFOL, Equal - Raccomandazioni di Policy, Roma,

16 disporre di una massa critica di risultati tale da avviare un indagine sulla rilevanza degli stessi 12. In attuazione del principio di partenariato istituzionale che caratterizza la realizzazione dell Iniziativa in Italia, al Gruppo di lavoro hanno partecipato da un lato, gli attori coinvolti nella gestione del Programma: i rappresentanti di Regioni e Province Autonome, il Valutatore indipendente e l Assistenza tecnica per l Azione 3; dall altro, i soggetti operanti nell ambito di altre attività e Programmi cofinanziati dal FSE, come esperti dell Area sistemi formativi dell ISFOL e dell Agenzia nazionale Leonardo Da Vinci, in un ottica di sinergia e complementarità operativa. I lavori del Tavolo, condotti dalla SNS Equal tra il 2004 e il 2005, hanno preso avvio dalle riflessioni prodotte in ambito ISFOL e dalle indicazioni emerse a livello europeo e si sono articolati in un percorso di identificazione delle buone pratiche corredato da strumenti metodologici. Il Gruppo ha in primo luogo elaborato una definizione condivisa di buona pratica, concepita quale soluzione innovativa ad un problema reale riscontrato nel mercato del lavoro in un ottica di mainstreaming. Gli interventi Equal sono stati quindi interpretati come azioni dotate di coerenza interna (livello progettuale) e di portata esterna (livello metaprogettuale) e, per ciascun livello, sono stati individuati un set di criteri 13. Per l ambito progettuale, si è fatto riferimento a: impatto (inteso come l insieme dei benefici economici e sociali che l intervento apporta alla società e ai beneficiari nel lungo periodo in termini, ad esempio, di occupabilità o inclusione sociale); rilevanza (intesa come l insieme dei benefici sostenibili raggiunti dal progetto per il target di riferimento); efficacia (riferita agli output del progetto) ed efficienza nella gestione partenariale. Per l ambito esterno al progetto, sono stati adottati criteri di: innovatività; riproducibilità/trasferibilità; sostenibilità. 12 L indagine è stata supportata dalle informazioni desunte dal monitoraggio qualitativo effettuato dalla SNS tra il 2003 e il 2004 sull universo dei progetti ammessi a finanziamento. 13 Tale impostazione si basa sul metodo del Project Cycle Management (PCM), cui fanno riferimento tutte le elaborazioni del concetto di buona pratica sviluppate in ambito internazionale. 14

17 Sulla base di tali criteri la SNS ha predisposto un insieme di strumenti che sono stati oggetto di condivisione con gli altri membri del Tavolo e sono stati quindi utilizzati per leggere le sperimentazioni secondo un iter articolato in tre fasi: individuazione delle buone pratiche geografiche e settoriali; analisi e descrizione delle buone pratiche individuate; validazione delle buone pratiche. In ragione dei molteplici aspetti che concorrono al successo delle sperimentazioni, la buona pratica è stata rilevata in uno o più elementi afferenti la struttura partenariale o la qualità delle attività realizzate; per questo motivo l unità di analisi e di riferimento sono stati i singoli partenariati di sviluppo 14 cui corrispondono le schede descrittive riportate nel volume. La prima fase si è avvalsa di linee guida (cfr. Allegato 1) riconducibili al primo gruppo di criteri, utili da un lato, a rilevare i risultati più interessanti maturati dagli interventi in termini di impatto, ossia di capacità di produrre mutamenti significativi nel contesto socio-economico di riferimento - con un attenzione specifica agli aspetti di policy relevance e al miglioramento delle condizioni dei beneficiari coinvolti (rilevanza); dall altro, ad evidenziare casi di efficacia ed efficienza nella gestione partenariale, e, infine a considerarne la portata innovativa in relazione a prodotti, risultati e processi. Per tali criteri sono state strutturate una serie di domande corredate di esemplificazioni, che hanno orientato l individuazione delle buone pratiche geografiche e settoriali e dovevano soddisfare almeno due degli aspetti citati. La prima tipologia di pratiche è stata identificata dalle Regioni e Province Autonome, responsabili della valutazione e della gestione dei progetti a livello locale e quindi in grado di verificare la loro rispondenza alle linee di cui sopra; un analoga operazione è stata svolta dal Ministero e dalla SNS Equal per gli interventi settoriali. A fronte dell elevato numero di progetti geografici finanziati nella I fase (237) le Amministrazioni locali sono state inoltre invitate a segnalare non più del 30% del totale delle esperienze più rilevanti. Ciò ha consentito di pervenire ad un quadro di 73 buone pratiche, 62 geografiche e 11 settoriali, che la SNS ha descritto in maniera compiuta attraverso l analisi di 14 Tali partenariati, costituiti da enti pubblici, associazioni, imprese, ecc., sono i soggetti attuatori dell Iniziativa e sono denominati settoriali quando agiscono su un determinato settore economico o ambito tematico, o sulle cause di discriminazione di gruppi specifici dello svantaggio; geografici quando si compongono di attori che operano in un determinato territorio per rispondere ad un problema di discriminazione nel mercato del lavoro. 15

18 documenti quali: programmi di lavoro delle PS, rapporti delle visite di monitoraggio, relazioni di fine attività redatte dalle PS per il Valutatore indipendente e, ove disponibili, rapporti finali di valutazione elaborati dagli stessi progetti; in alcuni casi è stato inoltre fatto ricorso a studi condotti a livello regionale in materia di buone prassi. La lettura delle fonti si è basata su una scheda (cfr. Allegato 2) volta ad agevolare l analisi della valenza innovativa, dei risultati di mainstreaming e della sostenibilità egli interventi realizzati. Per ciascun criterio relativo all ambito esterno del progetto (innovatività, mainstreaming e sostenibilità) la scheda ha fornito profili esemplificativi di esperienze di successo, basati su casi concreti di attività realizzate dai progetti; in questo modo è stato possibile delineare un quadro di riferimento univoco per una descrizione puntuale degli aspetti qualificanti. In particolare, nell ottica di contestualizzare il contributo innovativo degli interventi, si è ritenuto opportuno declinare l innovatività rispetto a principi chiave dell Iniziativa quali partenariato, partecipazione attiva, transnazionalità, trasferibilità e mainstreaming con l obiettivo di verificare sia il comportamento delle PS nell attuazione dei principi (innovatività di processo), sia le attività e i risultati realizzati (innovatività di prodotto), intesi come l esito tangibile di tali processi. Gli output progettuali sono stati inoltre esaminati alla luce delle tipologie di azioni più ricorrenti - ad esempio, analisi e ricerche, azioni di sensibilizzazione, offerta di servizi per l inclusione - che caratterizzano trasversalmente i progetti. Particolare attenzione è stata riservata ai risultati delle azioni di mainstreaming a livello di territorio e di politiche. Per quanto riguarda la sostenibilità, criterio riconducibile ad un processo di mediolunga durata, si è provveduto a identificarne gli elementi caratterizzanti sottolineando gli aspetti sociali, economici e istituzionali che l hanno favorita. L analisi condotta dalla SNS Equal sulla base di tali criteri ha consentito di definire in maniera più compiuta le pratiche di successo, che, per ciascun Partenariato, sono state codificate secondo un formato condiviso di scheda descrittiva (Allegato 3). Le schede, oltre a fornire una breve descrizione del progetto ne evidenziano gli elementi qualificanti in termini di: innovatività, di processo e di prodotto; mainstreaming; sostenibilità. In particolare, per quanto concerne l innovatività di processo, sono stati approfon- 16

19 diti laddove possibile gli aspetti relativi alle caratteristiche della struttura organizzativa e alle modalità di gestione; le attività svolte dalla PS che hanno favorito la partecipazione attiva dei membri, degli stakeholder e dei beneficiari; le modalità di gestione delle attività transazionali; e le modalità di attuazione del mainstreaming, mettendo in evidenza le azioni intraprese dal progetto per il trasferimento e l acquisizione di modelli, servizi, ecc. (ad es. incontri, tavoli di concertazione, inclusione di nuovi partner, attività di lobby, etc.) e gli eventuali fattori esterni che hanno favorito o ostacolato tale trasferimento. In relazione all innovatività di prodotto, sono stati descritti i principali prodotti e servizi realizzati a livello locale, nazionale e transnazionale, indicando, laddove possibile, il collegamento a siti web da cui effettuare il download. Si segnala inoltre che alcuni prodotti sono rintracciabili sul catalogo on-line curato dalla SNS Equal (www.sns-equal.it/catalogo/public) che ne garantisce la reperibilità anche dopo la chiusura dei siti dei progetti. Per il mainstreaming l attenzione si è focalizzata non solo sul processo ma anche su modelli e strumenti oggetto del trasferimento, sui destinatari/acquirenti degli stessi e sui settori e contesti su cui si è rilevato l impatto. Infine, sono state rilevate le azioni condotte a favore della sostenibilità, indicando le attività realizzate ex post e le risorse umane e finanziarie impiegate. Il principio che ha orientato la redazione delle schede descrittive è stato quello di riportare e approfondire solo quegli aspetti o quei processi che si sono rilevati effettivamente qualificanti, dandone evidenza attraverso call out (richiami specifici) e, in alcuni casi, tramite citazioni degli attori coinvolti. Il percorso si è concluso con la validazione, da parte delle Regioni e Provincie Autonome e del Ministero del Lavoro, delle schede descrittive delle pratiche, che costituiscono il fulcro della presente pubblicazione. Per alcune esperienze particolarmente interessanti in termini di impatto e sostenibilità sono stati realizzati sei approfondimenti tematici, sulla base di interviste a testimoni privilegiati (beneficiari degli interventi, amministratori locali che hanno recepito le innovazioni, ecc.) e riprese video presso i territori delle sperimentazioni. Il filmato realizzato, che offre evidenza narrata e diretta dei benefici acquisiti, dei servizi realizzati e dei risultati maturati è allegato alla presente pubblicazione. 17

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