L eroe nella poesia epica. L intelligenza dell eroe tra metis e dolos. L eroe nella tragedia attica. L eroe nell epica latina

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1 on line 1 L eroe nel mito L eroe nella poesia epica L intelligenza dell eroe tra metis e dolos Il teatro greco L eroe nella tragedia attica L eroe nell epica latina OIETTIVI 1a Chiarire il passaggio dalla narrazione orale alla trascrizione dei miti. 1b Seguire l evoluzione dal mito, alla poesia epica, alla tragedia attraverso la figura dell eroe. 2a Per la figura dell eroe nel mito, riconoscere la presenza di tratti fissi: caratteristiche comuni ai diversi eroi e situazioni ricorrenti in vicende differenti. 2b Vedere come nella poesia epica gli eroi si trasformano in personaggi che si integrano nel contesto sociale di cui esemplificano i valori più alti. 3a Conoscere la nascita del teatro greco e della tragedia. 3b Vedere come la tragedia attica riprende le vicende del mito e dell epica, arricchendo di particolari le vicende degli eroi.

2 2 on line L eroe dal mito alla tragedia attica La vera ragione della prodezza eroica è altrove; non dipende da calcoli utilitaristici, né dal bisogno di prestigio sociale, ma è di ordine, si potrebbe dire, metafisico: è cioè legata alla condizione umana, che gli dei hanno fatto non soltanto mortale, ma anche soggetta, come per tutte le creature di quaggiù, dopo il fiorire della giovinezza, al declino delle forze e all invecchiamento. L impresa eroica si radica nella volontà di sfuggire alla vecchiaia e alla morte, per quanto inevitabili esse siano, e di superare entrambe. Si va oltre la morte se la si accetta invece di subirla, facendone la posta in gioco costante di una vita che assume così valore esemplare e che gli uomini celebreranno come un modello di gloria imperitura. Gli onori resi alla sua persona vivente, che l eroe perde quando rinuncia alla lunga vita per scegliere la rapida morte, li riacquista centuplicati nella gloria che circonderà il suo personaggio di defunto per tutti i tempi a venire. J.P. Vernant, La morte eroica in L individuo, la morte, l amore, Raffaello Cortina, Milano 2000.

3 on line 3 LʼEROE DAL MITO ALLA TRAGEDIA ATTICA L eroe nel mito LA TRASCRIZIONE DEI MITI Il mito è un particolare tipo di racconto che ha come oggetto eventi svoltisi in un tempo remoto, diverso da quello attuale, e come protagonisti creature particolari: dei, demoni, eroi e, in alcuni casi, animali. I miti appartengono al patrimonio tradizionale di una comunità e vengono tramandati oralmente da speciali narratori, che li raccontano in pubblico in occasioni legate a momenti religiosi e scandite da specifici riti. Narrare miti e eseguire riti sono attività sociali che hanno come finalità principale la costituzione, la conservazione e il rafforzamento di una comunità. Una delle conseguenze della trasmissione orale dei miti è che dallo stesso racconto vengono generate varianti diverse, non sempre tra loro coerenti. Questo fenomeno si attenuerà solo con l invenzione della scrittura quando l atto della trascrizione conferirà alle storie mitiche la forma stabile e definitiva in cui noi le conosciamo. La formalizzazione di una particolare variante del mito da parte di scrittori prestigiosi ne garantisce l immortalità ma non comporta l immediata sparizione delle altre possibili versioni dello stesso racconto. Per questo motivo i mitografi che a partire dal IV secolo a.c. compilano raccolte sistematiche di miti cercano di appianare le contraddizioni presenti tra le diverse storie in vari modi. I canali scritti attraverso cui il ricco patrimonio mitologico è pervenuto sono la poesia epica, la letteratura erudita e la tragedia, generi assai diversi tra loro ma accomunati dal loro carattere profano 1. Gli scrittori antichi infatti, dall età classica in poi, si avvicinano ai miti con finalità letterarie più che religiose e la stesura di queste narrazioni avviene fuori dal contesto sacro e rituale in cui esse sono nate. DEI ED EROI 1. profano: l aggettivo profano significa privo di carattere sacro, che non ha attinenza con la religione né con ciò che ad essa è connesso. Il termine deriva dal latino profanum che alla lettera vuol dire che sta davanti, fuori (pro) dal recinto sacro del tempio (fanum), e ha come opposto semantico la parola sacro. Protagonisti di numerosi miti greci sono gli eroi, personaggi a metà tra gli uomini e gli dei che Omero ed Esiodo definiscono emìtheioi, cioè semidei, e il filosofo Aristotele afferma essere fisicamente e spiritualmente «superiori ai comuni mortali». La differenza più notevole tra gli eroi e gli dei sta nel fatto che le divinità sono, per definizione, eterne e immortali, mentre gli eroi sono vissuti seppure in modo mitico e non storico in un passato di lotte, conflitti e pericoli, hanno compiuto azioni decisive per il genere umano e infine sono morti, anche se in qualche mito si parla di eroi che invece di morire vengono rapiti e condotti all isola dei eati o trasferiti direttamente sull Olimpo.

4 lʼeroe nel mito 4 on line Né dei né uomini, gli eroi si qualificano in relazione alla funzione che viene loro attribuita. Possono essere eroi civilizzatori, ossia fondatori di istituzioni civili o economiche, eroi antenati, cioè fondatori di stirpi o popoli, o eroi eponimi, figure da cui prendono nome luoghi geografici. La poesia epica antica definiva eroi esclusivamente coloro che avevano combattuto a Troia e a Tebe. Tuttavia a partire dal VI secolo anche uomini reali ma eccezionali sotto qualche aspetto dopo la morte ottengono la qualifica di eroi: i primi casi di eroizzazione di personaggi umani riguardano gli oikistai (fondatori di nuove colonie) e gli atleti vincitori di gare, mentre alla fine del V secolo anche il tragediografo Sofocle viene venerato come eroe dopo la morte. IL CULTO DEGLI EROI Il culto degli eroi, la cui origine risale all epoca micenea (XVII-XII secolo a.c), è pubblico e si concentra nei pressi della loro tomba, l hērōion, dove vengono celebrati rituali analoghi a quelli destinati alle divinità infere in quanto i sacrifici avvengono di notte e le vittime sono animali neri con la testa volta verso terra. Una delle ragioni di questo culto è costituita dalla protezione che l eroe assicura alla propria città in guerra. Si narra che a Maratona fu visto Teseo a capo delle truppe ateniesi, mentre i cittadini di Locri lasciavano nel loro esercito un posto per Aiace Oileo e prima della battaglia di Salamina gli ateniesi invocarono Aiace e suo padre Telamone chiedendo loro aiuto e sostegno. L interno del Tesoro di Atreo a Micene, XIII secolo a.c. I CARATTERI DELL EROE L analisi dei miti centrati sulla figura dell eroe rivela la presenza di tratti costanti che accomunano personaggi diversi e di situazioni analoghe che riaffiorano in storie mitiche differenti. Quasi tutti gli eroi sono figli di divinità che si sono unite con un essere mortale e proprio a causa della loro nascita illegittima spesso da bambini sono esposti o abbandonati nelle acque da cui vengono fortunosamente salvati. La ricorrenza di situazioni di partenza tanto rischiose introduce un altro tratto tipico degli eroi, ossia la loro capacità di sopravvivere in condizioni estreme e di compiere gesta prodigiose e straordinarie. Anche dal punto di vista fisico gli eroi presentano caratteri insoliti e particolari che manifestano la loro diversità rispetto agli uomini comuni. Secondo il mito il

5 on line 5 LʼEROE DAL MITO ALLA TRAGEDIA ATTICA corpo di Achille è potente e smisurato, le ossa di Oreste rinvenute a Tegea rivelano una statura di sette cubiti (un cubito corrispondeva a circa cinquanta centimetri!) ed Eracle è dotato di una triplice fila di denti. Un altro tratto che accomuna gli eroi, distinguendoli decisamente dalle divinità, è il loro ruolo di combattenti. Infatti, nonostante molti dei abbiano combattuto in un passato mitico per consolidare la loro posizione e combattano ancora intervenendo nei conflitti umani, essi non possono essere considerati veri e propri guerrieri poiché, in quanto immortali, non rischiano la vita. I combattimenti sostenuti dagli eroi che sono sempre monomachie perché tutti gli eroi sono esseri solitari hanno invece sempre come esito finale la loro morte o quella degli avversari. LE SITUAZIONI RICORRENTI Una circostanza narrativa ricorrente nei miti eroici è costituita dal racconto delle peregrinazioni dei protagonisti, spesso costretti ad allontanarsi dalla patria d origine a causa di guerre o atti colpevoli e ad affrontare lunghi e difficoltosi viaggi o vagabondaggi solitari durante i quali combattono con avversari di varia natura, fondano nuove città o stabiliscono speciali rapporti con i luoghi che accolgono le loro spoglie mortali. Il fatto poi che molti eroi mitici (per esempio il tebano Edipo e l argivo Oreste) nel loro incessante vagare passino immancabilmente per Atene può essere considerato una rappresentazione mitica e simbolica dell effettiva egemonia politica della città attica. Un altra situazione frequentemente richiamata nei miti è l uccisione casuale di un personaggio da parte dell eroe, di cui una variante significativa e altrettanto comune è rappresentata dal caso in cui l eroe uccide accidentalmente un familiare o una persona di cui solo dopo scopre la vera identità (come accade ad Edipo che uccide il padre Laio credendolo un brigante). In altri casi, pur non commettendo materialmente omicidio, l eroe è causa involontaria della morte di un parente (come Teseo che inconsapevolmente spinge il padre Egeo al suicidio). Infine, un ulteriore tratto comune a questi racconti è la morte violenta e spesso prematura del protagonista. Moltissimi eroi muoiono nei combattimenti intorno a Tebe e a Troia, alcuni vengono trucidati a tradimento (come accade ad Agamennone al suo ritorno in patria), altri sono sbranati o fatti a pezzi dai loro antagonisti, altri ancora sono fulminati da Zeus o finiscono vittime di incidenti durante gare e sfide di vario genere. LA COSTRUZIONE DEL PERSONAGGIO-EROE asandosi sui numerosi elementi mitici ricorrenti, alcuni studiosi sono giunti alla conclusione che i diversi eroi sono frutto della composizione e dell organizzazione di tratti fissi non riferibili in esclusiva a un singolo personaggio. Il carattere distintivo e peculiare di ciascun eroe deriverebbe perciò dalla diversa combinazione degli stessi motivi di partenza. L accentuazione dell uno o dell altro tratto darebbe origine a quelle figure mitiche uniche e inconfondibili che chiamiamo eroi.

6 lʼeroe nella poesia epica 6 on line L eroe nella poesia epica L EROE DAL MITO ALL EPICA Nell ampio tessuto narrativo del poema epico gli eroi del mito si trasformano in veri e propri personaggi e i loro tratti originari eccessivi, feroci e a volte disumani si ridimensionano, integrandosi nel contesto sociale in cui sono inseriti e del quale esemplificano i valori più alti. Nell Iliade gli eroi sono l espressione del principio ideale della kalokagathìa secondo il quale la magnificenza, la forza e l armonia dell aspetto fisico riflettono la nobiltà dei valori morali. La figura che rappresenta in modo più emblematico questo concetto è quella di Achille, il più temibile dei guerrieri achei, nel quale alla bellezza e all eccezionale potenza del corpo si abbinano uno straordinario coraggio e un fortissimo senso dell onore che lo spingono ad affrontare pericoli e avversari di ogni genere allo scopo di dimostrare la propria superiorità di guerriero. Anche in Ettore, il maggiore antagonista di Achille, ritroviamo tratti riconducibili ai valori della kalokagathìa ma poiché gli eroi mitici acquisiscono spessore di personaggi soprattutto grazie alle loro peculiarità individuali, nel guerriero troiano queste virtù eroiche vengono messe al servizio della comunità. Infatti, pur tenendo al proprio prestigio di combattente, Ettore si sente eroe in quanto difensore della patria, del nucleo familiare e degli dei della sua città. APPROFONDIMENTO Achille nel mito Achille è figlio di Peleo e della dea marina Teti che, secondo un mito, immergeva nel fuoco i figli appena nati per purificarli dalla loro parte mortale. Per questo motivo Peleo le sottrasse il settimogenito Achille quando le fiamme gli avevano già bruciato un osso del piede destro e lo affidò al centauro Chirone il quale disseppellì il corpo del gigante Damiso celebre per la sua velocità nella corsa, ne prese un osso e lo mise al posto di quello mancante. Successivamente Peleo (o in altri miti Teti) per scongiurare la profezia secondo cui Achille sarebbe morto sotto le mura di Troia, lo fece nascondere alla corte di Sciro; qui l eroe, travestito da donna, rimase fino al momento in cui Odisseo, con l astuzia, smascherò il suo inganno costringendolo a partire. Nell Achilleide, il poeta latino Stazio (I secolo d.c.) sostiene invece che Teti immerse Achille bambino nelle acque dello Stige, rendendo invulnerabile tutto il suo corpo ad eccezione del tallone per il quale lo teneva e proprio in quel punto successivamente l eroe fu colpito a morte. Nella rappresentazione che ne dà Omero il tratto della semi-invulnerabilità di Achille non è presente e l eroe si distingue dai compagni soprattutto per la straordinaria e selvaggia forza fisica.

7 on line 7 LʼEROE DAL MITO ALLA TRAGEDIA ATTICA Oplita in combattimento. VIRTÙ, ONORE E GLORIA Il mondo descritto nell Iliade riproduce la struttura della società micenea guidata da un aristocrazia guerriera dotata di potere e ricchezza e nettamente distinta dal popolo il cui valore dominante è quello dell aretè, vale a dire la forza e il coraggio fisico e morale che vanno dimostrati nello scontro con il nemico. L eroe compie imprese eccezionali allo scopo di ottenere timè kai klèos, onore e fama, poiché non è sufficiente essere forti e coraggiosi, ma occorre che queste virtù vengano riconosciute socialmente. I guerrieri impegnati nella guerra di Troia, infatti, non combattono né per il proprio popolo né per difendere un ideale ma per affermare il proprio valore individuale attraverso le gesta gloriose compiute in battaglia. Queste imprese, accolte dai compagni come segno di eccezionalità, vengono premiate con il bottino di guerra, tripodi di bronzo, armi preziose, donne di rango fatte prigioniere e schiave dell eroe: senza questi segni visibili un atto eroico non sarebbe del tutto compiuto. Il riconoscimento esterno, infatti, quando è reso tangibile dagli oggetti ricevuti in dono, manifesta all eroe che la sua eccezionalità è stata accolta e sancita dal gruppo di cui l eroe fa parte. Tanto più è consistente e prezioso il premio ottenuto con l azione bellica, quanto più l eroe viene confermato nel suo ruolo e come tale può posizionarsi all interno della società di cui fa parte (la città, il gruppo dei combattenti in una guerra ecc.). LA ELLA MORTE Il destino comune a molti eroi mitici di morire precocemente e in modo violento è alla base dell ideale epico della bella morte, che si raggiunge affrontando valorosamente un nemico di pari forza e dignità. Tutti gli eroi dell Iliade ricercano con ostinazione la bella morte poiché essa è l unico strumento per ottenere una gloria che non muoia con la loro morte naturale e sottrarre il proprio nome all inevitabile dimenticanza che cancella ogni traccia della presenza umana. Poiché i Greci non attribuiscono alcuna importanza alla vita nell oltretomba, configurata come un luogo in cui si aggirano ombre senza memoria, l unica immortalità possibile è quella che si realizza nel ricordo dei vivi i quali, attraverso il racconto delle imprese eccezionali dell eroe, legano per sempre il suo nome agli ideali eterni di valore, bellezza e coraggio.

8 E OMERO Il duello finale tra Achille ed Ettore IL RANO Incalzati dagli Achei, i Troiani si rifugiano all interno delle mura della città mentre Ettore rimane sul campo di battaglia deciso ad affrontare Achille in un duello finale da cui dipende il destino dei due popoli. Il feroce combattimento si conclude con la sconfitta dell eroe troiano, la cui fine esemplifica l ideale greco di bella morte : con il suo valore Ettore può acquisire una fama che farà sopravvivere il suo nome alla dissoluzione del corpo, ma solo a condizione che esso possa ricevere un adeguata sepoltura. quando furon vicini marciando uno sull altro, il grande Ettore elmo lucente, parlò per primo ad Achille: «Non fuggo più 1 davanti a te, figlio di Peleo, come or ora corsi tre volte intorno alla grande rocca di Priamo, e non seppi sostenere il tuo assalto; adesso il cuore mi spinge a starti a fronte, debba io vincere o essere vinto. Su invochiamo gli dei: essi i migliori 255 testimoni saranno e custodi dei patti; io non intendo sconciarti 2 orrendamente, se Zeus mi darà forza e riesco a strapparti la vita; ma quando, o Achille, t abbia spogliato l inclite 3 armi, renderò il corpo agli Achei: e anche tu fa così». 260 E guardandolo bieco, 4 Achille piede rapido disse: «Ettore, non mi parlare, maledetto, 5 di patti: come non v è fida alleanza fra uomo e leone, e lupo e agnello non han mai cuori concordi, ma s odiano senza riposo uno con l altro, 265 così mai potrà darsi che ci amiamo io e te; fra di noi non saran patti, se prima uno, caduto, non sazierà col sangue Ares, 6 il guerriero indomabile. Ogni bravura ricorda; 7 ora sì che tu devi esser perfetto con l asta e audace a lottare! 270 Tu non hai via di scampo, ma Pallade Atena 8 t uccide con la mia lancia: pagherai tutte insieme le sofferenze dei miei, che uccidesti infuriando con l asta». Diceva, e l asta scagliò, bilanciandola; ma vistala prima, l evitò Ettore illustre: 275 la vide, e si rannicchiò, sopra volò l asta di bronzo e s infisse per terra; la strappò Pallade Atena, la rese ad Achille, non vista da Ettore pastore di genti. 9 Ettore, allora, parlò al Pelide 10 perfetto: lʼeroe nella poesia epica 8 genere poema epico tratto da Iliade (libro XXII, vv ) anno VIII secolo a.c. luogo Grecia 1. Non fuggo più: precedentemente Ettore era fuggito davanti ad Achille e, inseguito da lui, aveva fatto tre volte il giro delle mura della città. 2. sconciarti: straziare il tuo cadavere. 3. inclite: gloriose. 4. bieco: minaccioso, accigliato. 5. maledetto: la violenta risposta di Achille è causata dalla sua ira contro Ettore, che ha ucciso l amico Patroclo. 6. Ares: il dio della guerra. 7. Ogni bravura ricorda: fa appello a tutta la tua abilità di guerriero. 8. Pallade Atena: la dea Atena, figlia di Zeus, aveva l appellativo di Pallade che significa scuotitrice dell asta. 9. pastore di genti: epiteto che significa capo, condottiero. 10. Pelide: Achille, figlio di Peleo. on line

9 on line 9 LʼEROE DAL MITO ALLA TRAGEDIA ATTICA 11. leggera: sopportabile. 12. Teucri: Troiani, dal nome di Teucro, mitico re della regione della Troade. 13. te morto: se tu fossi morto. 14. dardo: termine che definisce qualunque arma da lancio, quindi sia la freccia che la lancia. 15. Deífobo: è il fratello minore di Ettore di cui Atena ha preso le sembianze per ingannare il principe troiano che crede erroneamente di poter contare sul suo aiuto. 16. figlio arciero di Zeus: Apollo, armato di arco. 17. Moira: la divinità che presiede alla vita dell uomo decretandone la fine. 18. i futuri: i posteri. 19. si raccolse: si rannicchiò per prendere maggiore slancio. 20. appiattato: nascosto. 21. acuta: dalla punta acuminata. 22. parò: oppose come riparo. 23. squassava: scuoteva violentemente. 24. a quattro ripari: a quattro strati. 25. la bella chioma d oro, che fitta Efesto lasciò cadere in giro al cimiero: la criniera dorata che Efesto aveva applicato al pennacchio dell elmo (cimiero) di Achille costruito da lui su invito di Teti, madre dell eroe. 26. Espero: il pianeta Venere. 27. pervia: accessibile alla lancia. 28. ch Ettore aveva rapito, uccisa la forza di Patroclo: che Ettore aveva sottratto al cadavere di Patroclo dopo averlo ucciso. «Fallito! Ma dunque tu non sapevi, Achille pari agli dei, 280 no affatto, da Zeus la mia sorte; eppure l hai detta. Facevi il bel parlatore, l astuto a parole, perché atterrito, io scordassi il coraggio e la furia. No, non nella schiena d uno che fugge pianterai l asta, ma dritta in petto, mentre infurio, hai da spingerla, 285 se un dio ti dà modo. Evita intanto questa mia lancia di bronzo: che tu possa portarla tutta intera nel corpo. en più leggera 11 sarebbe la guerra pei Teucri, 12 te morto: 13 ché tu sei per loro l angoscia più grande». Diceva, e bilanciandola scagliò l asta ombra lunga; 290 e colse nel mezzo lo scudo d Achille, non sbagliò il colpo; ma l asta rimbalzò dallo scudo; s irritò Ettore, che inutile il rapido dardo 14 gli fosse fuggito di mano, e si fermò avvilito, perché non aveva un altr asta di faggio; chiamò gridando forte il bianco scudo Deífobo, chiedeva un asta lunga: ma quello non gli era vicino. Comprese allora Ettore in cuore e gridò: «Ahi! Davvero gli dei mi chiamano a morte. Credevo d aver accanto il forte Deífobo: ma è fra le mura, Atena m ha teso un inganno. 300 M è accanto la mala morte, non è più lontana, non è inevitabile ormai, e questo da tempo era caro a Zeus e al figlio arciero di Zeus, 16 che tante volte m han salvato benigni. Ormai m ha raggiunto la Moira. 17 Ebbene, non senza lotta, non senza gloria morrò, 305 ma avendo compiuto qualcosa di grande, che anche i futuri 18 lo sappiano». Parlando così, sguainò la spada affilata, che dietro il fianco pendeva, grande e pesante, e si raccolse 19 e scattò all assalto, com aquila alto volo, che piomba sulla pianura traverso alle nuvole buie, 310 a rapir tenero agnello o lepre appiattato: 20 così all assalto scattò Ettore, la spada acuta 21 agitando. Ma Achille pure balzò, di urla empì il cuore selvaggio: parò 22 davanti al petto lo scudo bello, adorno, e squassava 23 l elmo lucente 315 a quattro ripari; 24 volava intorno la bella chioma d oro, che fitta Efesto lasciò cadere in giro al cimiero. 25 Come la stella avanza fra gli astri nel cuor della notte, Espero, 26 l astro più bello ch è in cielo, così lampeggiava la punta acuta, che Achille scuoteva 320 nella sua destra, meditando la morte d Ettore luminoso, cercando con gli occhi la bella pelle, dove fosse più pervia. 27 Tutta coprivan la pelle l armi bronzee, bellissime, ch Ettore aveva rapito, uccisa la forza di Patroclo; 28 là solo appariva, dove le clavicole dividon le spalle 325 dalla gola e dal collo, e là è rapidissimo uccider la vita. Qui Achille glorioso lo colse con l asta mentre infuriava,

10 lʼeroe nella poesia epica 10 on line Oplita in corsa con il tipico scudo nella mano sinistra e la lancia in quella destra, lastra in terracotta dipinta del VI secolo a.c. dritta corse la punta traverso al morbido collo; però il faggio greve 29 non gli tagliò la strozza, 30 così che poteva parlare, scambiando parole. 330 Stramazzò nella polvere: si vantò Achille glorioso: «Ettore, credesti forse, mentre spogliavi Patroclo, di restare impunito: di me lontano non ti curavi, bestia! ma difensore di lui, e molto più forte, io rimanevo sopra le concave navi, 335 io che ti ho sciolto i ginocchi. 31 Te ora cani e uccelli sconceranno sbranandoti: ma lui 32 seppelliranno gli Achei». Gli rispose senza più forza, Ettore elmo lucente: «Ti prego per la tua vita, per i ginocchi, per i tuoi genitori, non lasciare che presso le navi mi sbranino i cani 340 degli Achei, ma accetta oro e bronzo infinito, 33 i doni che ti daranno il padre e la nobile madre: rendi il mio corpo alla patria, perché del fuoco diano parte a me morto 34 i Teucri e le spose dei Teucri». Ma bieco guardandolo, Achille piede rapido disse: 345 «No, cane, non mi pregare, né pei ginocchi né pei genitori; ah! che la rabbia e il furore dovrebbero spingere me a tagliuzzar le tue carni e a divorarle così, per quel che m hai fatto: nessuno potrà dal tuo corpo tener lontane le cagne, nemmeno se dieci volte, venti volte infinito riscatto 350 o mi pesassero qui, altro promettessero ancora; 29. il faggio greve: la pesante asta di faggio. La lancia era nei duelli la principale arma d offesa. 30. la strozza: la gola. 31. io che ti ho sciolto i ginocchi: io che ti ho ucciso, privandoti del vigore. Le ginocchia erano considerate la sede della forza vitale. 32. lui: Patroclo. 33. oro e bronzo infinito: un abbondante riscatto di oggetti d oro e di bronzo. 34. del fuoco diano parte a me morto: possano bruciare il mio cadavere.

11 on line 11 LʼEROE DAL MITO ALLA TRAGEDIA ATTICA Fabbricazione delle armi di Achille in un affresco del I secolo d.c. 35. Dardanide: discendente di Dardano. 36. ché: perché. 37. un cuore di ferro: un animo duro, insensibile. 38. numi: dei. 39. Febo Apollo: Febo è un appellativo di Apollo che significa luminoso. 40. sopra le Scee: sulle porte della città di Troia. 41. La Chera io pure l avrò: anch io sono destinato a morire. La Chera è un demone che rapisce le anime per portarle nel mondo degli inferi. 42. meditò ignominia contro Ettore: decise di oltraggiare il corpo del glorioso Ercole. 43. corregge: cinture. 44. alte levando: sollevando verso l alto. 45. vogliosi: ubbidienti. nemmeno se a peso d oro vorrà riscattarti Priamo Dardanide, 35 neanche così la nobile madre piangerà steso sul letto il figlio che ha partorito, ma cani e uccelli tutti ti sbraneranno». 355 Rispose morendo Ettore elmo lucente: «Va, ti conosco guardandoti! Io non potevo persuaderti, no certo, ché 36 in petto hai un cuore di ferro. 37 ada però, ch io non ti sia causa dell ira dei numi, 38 quel giorno che Paride e Febo Apollo 39 con lui 360 t uccideranno, quantunque gagliardo, sopra le Scee». 40 Mentre diceva così, l avvolse la morte: la vita volò via dalle membra e scese nell Ade, piangendo il suo destino, lasciando la giovinezza e il vigore. Rispose al morto il luminoso Achille: 365 «Muori! La Chera io pure l avrò, 41 quando Zeus vorrà compierla e gli altri numi immortali». [ ] 395 Disse, e meditò ignominia contro Ettore 42 glorioso: gli forò i tendini dietro ai due piedi dalla caviglia al calcagno, vi passò due corregge 43 di cuoio, lo legò al cocchio, lasciando strasciconi la testa e balzato sul cocchio, alte levando 44 le nobili armi, 400 frustò per andare: vogliosi 45 i cavalli volarono. da Omero, Iliade, traduzione di R. Calzecchi Onesti, Einaudi, Torino 1990

12 STRUMENTI DI LETTURA I temi La gloria imperitura: la condizione dell eroe omerico è tragica e paradossale in quanto egli può raggiungere l immortalità solo morendo. Per questo motivo, nel corso del suo duello con Achille, Ettore cerca ostinatamente la bella morte, disposto a subire i colpi dell avversario fino allo stremo e con onore, senza fuggire voltando le spalle all avversario (vv No, non nella schiena d uno che fugge pianterai l asta, / ma dritta in petto, mentre infurio, hai da spingerla). Tuttavia, perché il nome del guerriero venga consegnato ai posteri, il suo corpo deve essere onorato con riti funebri che gli permettano di passare dalla condizione di essere umano vivo, inserito in un tessuto di relazioni sociali, a quello di morto degno di essere ricordato. Infatti la mancanza di un rito funebre impedisce alla psychè lo spirito che lascia il corpo dopo la morte di accedere all Ade e disonora l eroe, sottraendogli la gloria imperitura che meriterebbe per il suo coraggio (v. 305 ma avendo compiuto qualcosa di grande, che anche i futuri lo sappiano). Per questo, prima di dare inizio al combattimento fatale, Ettore propone ad Achille un patto che impegni il vincitore a restituire le spoglie del nemico (vv io non intendo sconciarti orrendamente, / se Zeus mi darà forza e riesco a strapparti la vita; / ma quando, o Achille, t abbia spogliato l inclite armi, / renderò il corpo lʼeroe nella poesia epica agli Achei: e anche tu fa così) affinché esse ricevano i meritati onori e diano all eroe fama immortale. L oltraggio al cadavere: nel rifiutare la proposta di Ettore, Achille esprime la volontà di vendicare la morte di Patroclo abbandonando il corpo del nemico agli uccelli e ai cani affinché lo divorino e ne facciano scempio (vv , v. 348, v. 354). La minaccia di Achille e il terrore con cui l indomito Ettore la accoglie sono spiegabili se si considera l importanza che l integrità del cadavere assume nei rituali funebri greci. Nell Iliade i cadaveri dei guerrieri morti in battaglia vengono lavati, cosparsi d olio, profumati e ornati di stoffe preziose; successivamente vengono esposti sul letto funebre per il lamento delle donne ed infine bruciati; dopo il rogo le loro ossa vengono deposte nella tomba nei cui pressi viene eretta una stele allo scopo di ricordare il nome e le imprese dell eroe, rendendone eterne la giovinezza e la bellezza che continueranno a vivere nei pubblici encomi e nei canti epici. Non restituire o profanare il corpo dell avversario significa di fatto impedirgli di accedere alla condizione di morto glorioso, condannandolo all ignominia estrema. Il cadavere sporcato di polvere, tanto straziato da essere irriconoscibile, smembrato dagli animali o abbandonato alla decomposizione rappresenta l esatto contrario della bella morte, perché la mancata sepoltura impedisce all anima dell eroe di varcare le porte 12 Partenza di un soldato per la guerra raffigurata su un vaso dell VII secolo a.c. on line

13 on line 13 LʼEROE DAL MITO ALLA TRAGEDIA ATTICA dell Ade e alla comunità di perpetuare, mediante la tomba, il ricordo del suo nome e delle sue gesta. Solo il corpo integro, bello come bello è stato in vita l eroe, può rendere completa e piena la gloria (in greco il kléos), che ogni eroe cerca, in pari misura con gli atti della sua vita e con la sua morte. I personaggi L intervento degli dei: nel mondo omerico vittorie e sconfitte non sono mai comple - tamente nelle mani di chi combatte ma dipendono dalla volontà degli dei. Questa con sapevolezza da un lato spinge gli eroi all azione, alimentando la convinzione che un intervento soprannaturale possa risolvere anche le circostanze più difficili, dall altro costituisce l aspetto più tragico del loro destino in quanto, se le divinità sono ostili, nessuno sforzo può garantire il successo di un impresa. In quest episodio risulta decisivo l intervento della dea Atena, da cui Achille si sente sostenuto mentre scaglia la sua lancia contro l avversario (vv Tu non hai via di scampo, ma Pallade Atena / t uccide con la mia lancia) poiché prima ella restituisce all acheo l arma che ha fallito il colpo (vv la strappò Pallade Atena, / la rese ad Achille, non vista da Ettore pastore di genti) poi, assunte le sembianze di Deìfobo, induce Ettore ad affrontare da solo il furore di Achille, (vv chiamò gridando forte il bianco scudo Deífobo, chiedeva un asta lunga: ma quello non gli era vicino). Nell Iliade accade di frequente che gli dei non si comportino in modo leale per favorire con ogni mezzo i loro protetti tanto che Zeus è spesso costretto a richiamarli all ordine affinché i loro interventi non ostacolino i disegni della Moira. Le parole chiave La Moira: Moira in greco significa parte. Infatti proprio questo si tratta: a ciascuno è assegnata la propria parte fin dalla nascita e con essa una porzione di beni e di mali che è inevitabile. La Moira è una forza impersonale e inflessibile che impone una legge che non può essere trasgredita da nessuno poiché ciò altererebbe l ordine del mondo. È la Moira il vero arbitro delle vicende umane e neanche Zeus conosce le sue decisioni. Poco prima che inizi lo scontro vero e proprio, infatti, Zeus pesa le sorti dei due eroi sulla sua bilancia d oro, scoprendo in quel momento che quello destinato a morire è Ettore. Solo allora ad Atena è concesso scendere sul campo di battaglia per l ultimo ingannevole ma risolutivo intervento a favore di Achille che consentirà di attuare le decisioni della Moira. Di fronte alla Moira anche Ettore è costretto ad arrendersi, consapevole del fatto che la sua vita è giunta al termine e che neppure gli dei che fino a quel momento lo hanno protetto potranno più aiutarlo (v. 303 Ormai m ha raggiunto la Moira). La Moira, che in Omero è una forza inevitabile e astratta, viene personificata già nelle opere di Esiodo nella figura di tre filatrici, per l idea che la vita è assimilabile a una tessitura. Atropo, Cloto e Lachesi, le Moire, sono dunque le tre sorelle tessitrici che regolano la durata della vita degli uomini, rappresentata da un filo che la prima tende, la seconda avvolge e la terza taglia al momento della morte. Nessuno ha la possibilità di distogliere le tre Moire dalla loro opera eterna di tessitura, né di conoscerne in anticipo l opera che andrà accettata con inevitabile necessità. Fabula e intreccio Nelle parole che Ettore morente rivolge ad Achille troviamo un esempio di prolessi, poiché il troiano anticipa la fine dell eroe acheo per mano di Paride (vv ada però, ch io non ti sia causa dell ira dei numi, / quel giorno che Paride e Febo Apollo con lui / t uccideranno, quantunque gagliardo, sopra le Scee) in modo analogo a quanto in precedenza aveva fatto Patroclo in una circostanza simile (vedi a p. 50). Ogni volta che un uomo si avvicina alla morte ha uno squarcio di preveggenza e anticipa con veridicità avvenimenti del futuro. Sotto questo aspetto l Iliade dimostra il proprio legame con l epica orale poiché si ripropongono situazioni fisse che si ripetono nel poema. Si tratta di episodi formulari, che permettevano al poeta epico di facilitare la sua performance orale e nella forma scritta riproponevano situazioni ricorrenti, nelle quali il pubblico riconosceva l indicazione di un modello di comportamento o di una informazione significativa. La lingua e lo stile Anche in questo episodio l autore fa largo uso di epiteti che si riferiscono ai due protagonisti e alludono soprattutto alle loro peculiarità di combattenti. Achille è detto piede rapido (vv. 260, 344) per la velocità che durante i combattimenti gli consente di spostarsi rapidamente, mente Ettore è elmo lucente (vv. 249, 337, 355) perché la sua imponenza e il suo coraggio lo rendono visibile da qualunque punto del campo di battaglia.

14 Laboratorio LAORATORIO Comprensione Analisi I temi 5 6 lʼeroe nella poesia epica difficoltà 14 Per quale ragione ideale Ettore, pur consapevole della morte imminente, decide di combattere fino alla fine? Trascrivi le frasi in cui l eroe spiega i motivi del proprio comportamento. Con quali azioni Achille cerca di profanare il cadavere di Ettore? I personaggi 7 8 Vedi a p. 14 Vedi a p. 8 Da quali divinità si sentono protetti i due eroi? difficoltà Quale accordo propone Ettore ad Achille prima di iniziare il duello? Qual è la risposta di Achille? In quale punto del corpo Achille ferisce Ettore? Come si conclude il combattimento? In quale momento Ettore comprende di essere stato abbandonato dagli dei? on line Le parole chiave 9 Anche Achille fa un indiretto riferimento al inesorabile destino che regola la vita di tutti gli uomini: in quale punto dell episodio? La lingua e lo stile 10 Vedi a p. 14 Vedi a p. 10 Individua gli epiteti con i quali vengono definiti i due eroi e spiega quali di essi sottolineano le caratteristiche specifiche dei personaggi e quali, invece, sono generici e quindi riferibili indifferentemente all uno o all altro. Trova poi un esempio di epiteto riferito ad un oggetto inanimato. Produzione e a ciascuna attribuisci un titolo sotto forma di pro- 11 Dividi il brano in sequenze posizione. difficoltà

15 on line 15 LʼEROE DAL MITO ALLA TRAGEDIA ATTICA L intelligenza dell eroe tra metis e dolos LA METIS Se le qualità distintive della maggior parte degli eroi sono la forza fisica e il valore guerriero, molti sono i protagonisti dei miti celebri per l astuzia con cui riescono a portare a termine imprese apparentemente disperate. I Greci definiscono metis quella particolare forma d intelligenza fatta di accortezza, prudenza ed efficacia pratica che si rivela indispensabile nelle situazioni incerte e che, grazie ad accorgimenti, artifici, inganni e stratagemmi di vario genere, fa trionfare chi meno potente dell avversario sembrerebbe destinato alla sconfitta. A differenza degli uomini comuni, l eroe dotato di metis è in grado di progettare cioè di anticipare nella mente le conseguenze delle proprie azioni orientando il corso di un futuro oscuro per definizione e di attendere il momento adatto per agire rapidamente ma non sotto la spinta dell impulso. Essere dotato di metis significa dunque possedere abilità, astuzia e pazienza, doti tanto importanti quanto il coraggio e la forza fisica. L eroe greco simbolo della metis è Odisseo, che nell Iliade svolge un ruolo determinante nella vittoria achea e nell Odissea è protagonista di un lungo e tormentato viaggio di ritorno verso casa, altro tema ricorrente nei miti eroici. APPROFONDIMENTO Odisseo nel mito Nei poemi omerici Odisseo è detto figlio di Laerte e Anticlea, mentre altre tradizioni sostengono che la madre lo avrebbe concepito con Sisifo, lo scaltrissimo figlio di Eolo che dopo la morte riuscì con l astuzia a sfuggire all oltretomba e a tornare sulla terra. Divenuto adulto, Odisseo sostituisce Laerte nel governo dell isola di Itaca. È lui a consigliare a Tindaro, padre della bella Elena, di far giurare ai molti pretendenti della ragazza che rispetteranno la scelta matrimoniale e aiuteranno il prescelto a far valere i propri diritti nel caso qualcuno li metta in discussione. Ed è a causa di questo impegno che, quando Paride sottrae Elena a Menelao, molti eroi sono obbligati a partecipare alla guerra contro Troia. Anche Odisseo è tenuto a partire per Troia ma, secondo una tradizione posteriore a Omero, giunge a fingersi pazzo per evitarlo. Smascherato da Palamede, è costretto a mettersi in viaggio alla testa di dodici navi. Nel corso del lungo conflitto entra a far parte del consiglio dei capi achei, assumendo il ruolo di mediatore e consigliere di Agamennone e portando a termine numerose imprese nelle quali dimostra la propria metis: a lui è attribuita l idea della costruzione del cavallo di legno che provocherà la disfatta della città assediata. A guerra conclusa, Odisseo intraprende un lungo nóstos (viaggio di ritorno verso casa) alla fine del quale approda a Itaca dove con un ulteriore prova di astuzia riesce a sconfiggere i pretendenti di Penelope che hanno occupato il suo palazzo e a riprendere possesso del regno.

16 lʼintelligenza dellʼeroe tra metis e dolos 16 on line Odisseo nell Ade sacrifica il montone per propiziare l incontro con Tiresia, particolare da un vaso del IV secolo a.c. IL DOLOS: L INGANNO COME NECESSITÀ Protetto da Atena, Odisseo è per definizione il molto astuto (polymetis) e il molto abile (polyméchanos). La sua metis si manifesta sotto forme sempre diverse perché le difficoltà che deve affrontare sono mutevoli e cangianti come la vita stessa e richiedono grande duttilità mentale. La maggiore abilità di Odisseo consiste nel dissimulare le proprie intenzioni presentandosi per quello che non è, occultando le sue trappole sotto un apparenza rassicurante o seducente. Per questo motivo, se da un lato la sua metis suscita ammirazione poiché spesso si rivela più preziosa e risolutiva della forza, dall altro essa assume talvolta la connotazione negativa del dolos, ossia dell inganno. In effetti, in molti miti preomerici Odisseo è presentato soprattutto come autore di imbrogli e subdole macchinazioni che non trovano spazio nell Iliade e nell Odissea probabilmente perché risultano estranee al sistema di valori su cui sono costruiti i due poemi nei quali, invece, gli inganni architettati dall eroe vengono idealizzati, cioè giustificati come inevitabili e finalizzati alla realizzazione di una nobile impresa. Nell Iliade, ad esempio, l episodio in cui, insieme a Diomede, Odisseo rapisce i velocissimi cavalli bianchi di Reso, sterminando a tradimento nel sonno dodici guerrieri nemici, viene presentato come un azione necessaria per conseguire la conquista di Troia. Nel mondo omerico non esiste quindi contrapposizione tra metis e dolos, né su queste qualità viene espresso un diverso giudizio morale, in quanto esse appaiono strettamente e intrinsecamente collegate. Il dolos non è altro che lo strumento di cui si serve la metis per perseguire un obiettivo legittimo, sia esso conquistare una città o fare ritorno in patria.

17 on line 17 LʼEROE DAL MITO ALLA TRAGEDIA ATTICA OMERO La metis contro la magia: Odisseo e Circe IL RANO Con l unica nave scampata alle tempeste e un drappello di sopravvissuti Odisseo giunge all isola di Eèa, abitata dalla bellissima maga Circe, figlia del Sole. Un piccolo gruppo di uomini parte per esplorare il territorio ma rimane vittima degli incantesimi di Circe che trasforma i compagni di Odisseo in maiali e li rinchiude in un recinto. Il compito dell eroe appare difficilissimo perché la forza e il coraggio nulla possono contro la potenza dei sortilegi della maga, ma la sua astuzia e l intervento determinante del dio Ermes gli permettono di capovolgere a proprio vantaggio una situazione disperata. genere poema epico tratto da Odissea (libro X, vv ) anno VIII secolo a.c. luogo Grecia 1. farmachi tristi: filtri magici dal potere nocivo. 2. zampe gagliarde: dalle zampe possenti. 3. allibirono quelli a veder mostri paurosi: i compagni si spaventarono vedendo le belve feroci comportarsi in modo tanto mansueto. 4. trecce belle: l epiteto si riferisce alla bellezza dei capelli di Circe. 5. vino di Pramno: un vino forte, molto rinomato nell antichità. T rovarono in un vallone la casa di Circe, fatta di pietre lisce, in posizione scoperta. E intorno c erano lupi montani e leoni, che lei stregò, dando farmachi tristi. 1 Questi non si lanciarono sugli uomini, anzi, 215 con le code diritte a carezzarli si alzarono. Come i cani intorno al padrone, che dal banchetto ritorna, si sfregano; perché porta sempre qualche dolce boccone; così intorno a loro i lupi zampe gagliarde 2 e i leoni si sfregavano; allibirono quelli a veder mostri paurosi Si fermarono nell atrio della dea trecce belle, 4 e Circe dentro cantare con bella voce sentivano, tela tessendo grande e immortale, come sono i lavori delle dee, sottili e splendenti e graziosi. Fra loro prendeva a parlare Políte capo di forti, 225 ch era il più caro per me dei compagni e il più accorto: «O cari, qui dentro una che tesse gran tela soave canta, e tutto il paese ne suona; o donna o dea. Su, presto, chiamiamo!» Così disse e quelli gridarono chiamando. 230 Subito lei, uscita fuori, aperse le porte splendenti e li invitava; e tutti stoltamente le tennero dietro. Ma Euríloco restò fuori, ché temeva un inganno. Li condusse a sedere sopra troni e divani e per loro del cacio, della farina d orzo e del miele 235 nel vino di Pramno 5 mischiò: ma univa nel vaso farmachi tristi, perché del tutto scordassero la terra paterna.

18 lʼintelligenza dellʼeroe tra metis e dolos 18 on line E appena ne diede loro e ne bevvero, ecco che subito, con la bacchetta battendoli, nei porcili li chiuse. Essi di porci avevano testa, e setole e voce 240 e corpo: solo la mente era sempre quella di prima. Così quelli piangenti furono chiusi; e a loro Circe ghiande di leccio 6 e di quercia gettava e corniole 7 a mangiare, come mangiano i porci che a terra si voltolano. 8 Euríloco tornò indietro, all agile nave nera, 245 notizia a dir dei compagni, a narrarne la sorte crudele. Ma non poteva formare parola per quanto volesse, sconvolto in cuore dallo strazio terribile: i suoi occhi erano pieni di lacrime, l animo pianto voleva. Ma quando tutti l interrogammo stupiti, 250 finalmente degli altri compagni narrò la rovina: «Andammo come ordinasti, in mezzo al querceto, Odisseo luminoso, e in un vallone trovammo bella dimora, fatta di pietre lisce, in un luogo scoperto. Dentro una, che gran tela tesseva, cantava armoniosa, 255 o dea o donna. Essi gridarono chiamando. Subito lei, uscita fuori, aperse le porte splendenti e ci invitava: e tutti stoltamente le tennero dietro. Ma io rimasi fuori, perché sospettavo un inganno. E son tutti spariti, nessuno di loro 260 è riapparso; a lungo seduto, io son rimasto a spiare». Così raccontava, e io allora la spada a borchie d argento sulla spalla gettai, grande e bronzea; e l arco a tracolla; e volevo forzarlo 9 a guidarmi per la medesima via. Ma con le due mani le ginocchia afferrandomi, mi supplicava 265 e singhiozzando parole fugaci diceva: «Non mi condurre, non voglio, alunno di Zeus, lasciami! So già che tu pure non tornerai, e nessun altro ricondurrai dei compagni: piuttosto, con questi prestissimo fuggiamo; ancora, forse, possiamo evitare il mal giorno» Così parlava, ma io ricambiandolo dissi: «Euríloco, dunque tu resta qui in questo luogo mangiando e bevendo, vicino alla nera concava nave. Io però vado, troppo grave dovere mi stringe!» Così dicendo, mi allontanavo dalla nave e dal mare. 275 E quando ormai, movendo per i sacri valloni, di Circe ricca di farmachi stavo per giungere al grande palazzo, allora mi venne incontro Ermes verga d oro, 11 mentre arrivavo alla casa, simile a un giovane eroe, cui fiorisce la prima peluria, bellissima è la sua giovinezza. 280 Mi prese per mano e parlava parola, diceva: «Dove, o infelice, per questi colli vai solo, ignaro del luogo? I tuoi compagni in casa di Circe son chiusi come maiali, abitando solide stalle. 6. leccio: un tipo di quercia. 7. corniole: frutti del corniolo, di colore rosso e con forma simile all oliva. 8. si voltolano: si rotolano. 9. forzarlo: costringerlo. 10. il mal giorno: la morte. 11. Ermes verga d oro: Ermes, divinità preposta al collegamento tra terra e cielo, porta messaggi tra gli dei e gli uomini. Il bastone d oro (cadùceo) è segno del suo potere sulla parola, mezzo di trasmissione dei suoi messaggi.

19 on line 19 LʼEROE DAL MITO ALLA TRAGEDIA ATTICA E tu per liberarli qui vieni? Io ti dico 285 che neanche tu tornerai, ma resterai là con gli altri. Suvvia, dai pericoli voglio liberarti e salvarti. Tieni, con questa erba benefica 12 in casa di Circe entra; il suo potere t eviterà il mal giorno. Ti dirò anche tutti gli inganni funesti di Circe.» [Ermes avverte Odisseo che Circe tenterà prima di fargli bere una pozione incantata, poi di colpirlo con una lunga bacchetta; allora l eroe dovrà minacciarla con la spada e quando la dea proverà a sedurlo non potrà rifiutare il suo amore ma prima dovrà farsi giurare solennemente che ella non tramerà altri inganni ai suoi danni.] 12. erba benefica: è il moli, una pianta di cui non si conosce l identità e che alcune fonti antiche descrivono come una liliacea, dalla radice nera e il fiore bianco. Era ritenuta potente antidoto contro la magia. 13. acuta: appuntita. 14. appena passata la siepe dei denti: appena messo in bocca. 15. refrattaria agli incanti: che respinge gli incantesimi. 16. l Argheifonte aurea verga: Argheifonte è un epiteto di Ermes e vuol dire uccisore di Argo, il mostruoso cane dai cento occhi vinto dal dio. Il dio Ermes aveva predetto a Circe l arrivo di Odisseo. 17. talamo: letto. 18. farmi: rendermi. Ermete, quindi, se ne tornò all alto Olimpo, per l isola folta; e io alla casa di Circe andavo; e molto il mio cuore nell andare batteva. 310 Mi fermai sulla porta della dea belle trecce, e là fermo gridai; la dea sentì la mia voce. Subito, uscita fuori, aperse le porte splendenti, e m invitava: e io la seguii sconvolto nel cuore. Mi condusse a sedere su un trono a borchie d argento, 315 bello, ornato: e sotto c era lo sgabello pei piedi. Fece il miscuglio per me, in tazza d oro, perché bevessi, e il veleno v infuse, mali meditando nel cuore. Ma come me l ebbe dato e bevvi e non poté farmi incantesimo con la bacchetta colpendomi parlava parola, diceva: 320 «Va ora al porcile, stenditi con gli altri compagni». Così diceva; e io la spada acuta 13 dalla coscia sguainando, su Circe balzai, come deciso ad ucciderla. Lei gettò un urlo acuto, mi corse ai piedi e m afferrò le ginocchia, e singhiozzando parole fugaci diceva: 325 «Chi e donde sei fra gli uomini? Dove la tua città e i genitori? Stupore mi prende, perché, bevuto il veleno, non hai subíto incantesimo. Nessuno, nessun altro uomo poté sopportare il veleno, chiunque lo bevve, appena passata la siepe dei denti. 14 Ma forse nel petto hai mente refrattaria agli incanti; oppure tu sei Odisseo, l accorto, che doveva venire, come mi prediceva sempre l Argheifonte aurea verga, 16 tornando da Troia con l agile nave nera. Ma via, nel fodero la spada riponi, e noi ora sul letto mio saliremo, che uniti 335 di letto e d amore possiamo fidarci a vicenda». Così parlava, ma io ricambiandola dissi: «O Circe, come m inviti a esserti amico, tu che porci m hai fatto nel tuo palazzo i compagni, e me ora qui avendo, con inganno m adeschi 340 a entrare nel talamo, 17 a salire il tuo letto, per farmi 18 poi, così nudo, vile e impotente? Non vorrò certo salire il tuo letto,

20 se non hai cuore, o dea, di giurarmi il gran giuramento, che nessun sortilegio trami ancora a mio danno». 345 Così dicevo, e lei subito giurò come volli, e quando ebbe giurato, compiuta la formula, allora solo di Circe salii il letto bellissimo. [Successivamente le ancelle di Circe lavano e cospargono di unguenti Odisseo e lo invitano a mangiare.] lʼintelligenza dellʼeroe tra metis e dolos 375 Circe, come s accorse di me, che sedevo e sul cibo non gettavo le mani, ma avevo troppo dolore, vicino mi venne e parole fugaci parlava: «Perché così, Odisseo, siedi simile a un muto, il cuore mangiandoti, 19 e cibo e vino non tocchi? 380 forse altro inganno sospetti? Non devi temere: già l ho giurato il gran giuramento». Così parlava; e io rispondendole dissi: «O Circe, chi è l uomo, purché abbia giustizia, 20 il quale ardirebbe empirsi 21 di cibo e di vino, 385 prima che sian liberati i compagni e li abbia visti con gli occhi? Se con cuore sincero a bere e a mangiare m inviti, scioglili, 22 che li veda con gli occhi, i fedeli compagni». Così dicevo: e Circe uscì attraverso la sala, la verga in mano tenendo, le porte aprì del porcile 390 e fuori li spinse, simili a porci grassi di nove stagioni. 23 Quelli le stavan davanti, e lei in mezzo a loro andando, li ungeva a uno a uno con altro farmaco. E dalle loro membra le setole caddero, nate dal veleno funesto, che diede loro Circe sovrana: 395 uomini a un tratto furono, più giovani di com eran prima, e anche molto più belli e più grandi a vedersi. Mi conobbero 24 essi, e ciascuno mi strinse la mano, e in tutti, gradita, nacque voglia di pianto: la casa terribilmente echeggiava; la dea stessa provava pietà. da Omero, Odissea, traduzione di R. Calzecchi Onesti, Einaudi, Torino La metamorfosi dei compagni di Odisseo, particolare di un vaso del V secolo a.c. 19. il cuore mangiandoti: rodendoti nell animo. 20. purché abbia giustizia: che abbia senso di giustizia. 21. ardirebbe empirsi: avrebbe il coraggio di nutrirsi. 22. scioglili: liberali. 23. di nove stagioni: di novi anni. 24. Mi conobbero: mi riconobbero. on line STRUMENTI DI LETTURA I temi Scontro tra pari: per raggiungere i loro obiettivi Circe e Odisseo utilizzano gli stessi mezzi poiché entrambi dissimulano la loro vera natura e ingannano l avversario mostrandosi per quello che non sono. Ma in questa contesa Odisseo possiede un arma in più fornitagli dagli dei che lo proteggono poiché, grazie ad Ermes, egli sa ciò che la maga è in procinto di fare ed è perciò in grado di guardarsi dai pericoli. In realtà anche Circe dispone di infor - mazioni utili sull avversario, dal momento che lo stesso Ermes le ha predetto l arrivo dell accorto Odisseo di ritorno da Troia (v. 330). A differenza dell eroe, però, ella non sfrutta le proprie conoscenze per agire in modo accorto e prudente, probabilmente perché si sente sicura della forza dei suoi sortilegi ritenendoli sufficienti a tener testa a ogni strategia elaborata da un intelligenza umana.

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