Scuola Media in lingua tedesca Josef Wenter di Merano

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1 Scuola Media in lingua tedesca Josef Wenter di Merano Anno scolastico: 1997/98 Progetto: Diario: Io e il mio amico Matteo Osservazione e raccolta dati su Matteo, alunno con temperamento della 1A. Inizio: 20 settembre 1997 Termine: 24 giugno 1998 Durata: Mesi 9 Ore impiegate: Stesura delle osservazioni, note sul campo, appunti, impressioni, sensazioni ore 30 Riordino e messa a fuoco dei dati raccolti ore 35 Lettura e interpretazione dei dati, riflessione successiva alle attivitá in classe e non ore 60 Programmazione di interventi (varie attivitá coinvolgenti il ragazzo) mirati e analisi postevento ore 20 Correzioni, limature e stesura del diario. ore 40 Persone coinvolte e contattate: Consulente scientifico dott.ssa G. Pozzo Consulente pedagogica dott.ssa S. Caon Genitori di Matteo Preside dell istituto Sc.m. J.Wenter Merano Preside dell istituto Sc.m. L.Negrelli Merano Docenti della classe 1A Sc.m. J.Wenter Merano Docenti della classe 1B Sc.m. L.Negrelli Merano L insegnante per il sostegno Assistente sociale sign.a. E. Darugna Personale non docente della scuola Josef Wenter Educatore Comunitá Lanz di Merano sign. S. Cosentino

2 Raccolta dati tratti da: lavori scritti dall alunno, esercizi e libere composizioni, colloqui, discussioni, attivitá in classe, schede di lavoro, consigli di classe, incontri con genitori, assistenti sociali, educatore Comunità Lanz Tecnica di ricognizione e controllo della ricerca- azione: Quaderno- diario personale. (Per osservazioni sistematiche, impressioni dirette, sensazioni, reazioni, interpretazioni, riflessioni, ipotesi per interventi correttivi, analisi post evento). Motivazione alla ricerca- azione: Una scommessa con me stesso: Esistono gli alunni cattivi? - Non volevo credere che il ragazzo Matteo fosse veramente un ragazzo cattivo. Mi sono proposto di seguirlo, perché il modo in cui era stato bocciato ancor m offende. Infatti il tempo passato l anno prima a scuola é stato piú in portineria che in classe. E se fosse invece un ragazzo, come altri, che soffre di disagio...?...che ha difficoltá di relazione coi compagni e maestri...? Il progetto all inizio prevedeva solo osservazioni In seguito quando i dati venivano letti, interpretati, gli interventi sul ragazzo diventavano sempre piú sistematici, mirati; le ipotesi aspettavano di essere confermate o smentite non piú a tentoni ma, in base ad una certa sistematicità ad un certo procedimento sempre meno artificioso e piú ordinato. Mi sono accorto che con la lettura dei dati ero portato sempre piú ad ascoltare il ragazzo sí con le orecchie, ad osservarlo sí con gli occhi, ma mettendoci sempre piú affetto e calore. Risorse: Tutte le persone contattate e menzionate prima. Marco Piaia Io e il mio amico Matteo Matteo (nome fittizio) è un ragazzo di 13 anni. Frequenta la 1 media. Si vergogna del cognome perchè i ragazzi lo prendevano in giro. (In effetti un cognome così, con una vocale finale che ricorda un insetto, spesso veniva e viene messo alla berlina), Lo chiamo per nome (chiamo sempre i ragazzi per nome, anche all appello) e lui apprezza. Ha ripetuto la seconda elementare e la prima media. In quinta elementare, secondo la

3 madre, è stato promosso perchè così non lo vedono più. Dopo la prima bocciatura l hanno messo in una classe tutta femminile, vicino a casa sua. A disagio, ha chiesto e ottenuto di cambiare classe, ma lontano da dove abitava. Il suo destino pare sia quello di cambiare classe e compagni. Mi sono proposto di seguirlo, perchè il modo in cui è stato bocciato ancor m offende. Infatti il tempo passato l anno prima a scuola è stato più in portineria che in classe. Per la verità c è anche una specie di feeling fra me e lui per via che siamo tutti e due tifosi milanisti. (Nel corso dell anno questa peculiarità sarà d aiuto al nostro rapporto). Gli ho promesso di portarlo una volta a Milano a vedere il Milan. Primo impatto: Non porta i compiti, arriva in ritardo (anche 20'). Una mattina alla mia domanda del perchè di questo ritardo, mi dà questa risposta: "Un casino! Non ho trovato il biglietto, l'autobus é partito senza di me!" Un altra volta mi dice che si è addormentato! Dopo vari tentativi di convincerlo a presentarsi puntuale in classe il mercoledì 22 ottobre gli faccio questa proposta: Matteo, tu ogni mercoledì e venerdì alla prima ora (ci sono io in classe) porti i compagni in classe e fai l appello! Sei d accordo? Mi guarda un pò titubante e poi accetta. Il venerdì 24. Non c è tutta la mattina. Sabato alla ricreazione durante la sorveglianza lo incontro in cortile e gli faccio:" Matteo, perché non sei venuto a scuola ieri?" Lui: "Avevo 37 e 1/2". Io: "37 e 1/2 di cosa?" Lui: "Di febbre." Io: "Raccontalo a tuo nonno, dimmi la veritá!" Lui: "Ero in ritardo e dovevo fare l'appello. Non volevo fare una figura di mer...!" Due settimane dopo: É una meraviglia! Matteo non arriva piú in ritardo, non solo, ma acquista anche fiducia, importanza (senso del ruolo, incarico) e da ció é scaturita la seguente scoperta: Matteo deve acquistare fiducia nelle istituzioni!!! (perché non ho pensato prima?) L'anno precedente infatti vegetava tutto l'anno espulso come un corpo estraneo!!!!, "in der Loge", in portineria! Comincia ad essere CONSIDERATO! Svolge determinati ruoli che contemplano considerazione, stima etc. Fa fatica anche la collega, insegnante di classe (poveretta, é disperata, perché non ha solo Matteo, ma una classe "scassata" da "Io, speriamo che me la cavo", praticamente analfabeti sul piano della madre lingua "tedesca") Gita scolastica: Adesso ho capito: In questa classe ci sono almeno sei ragazzi che riuscirebbero ad annegare in un deserto di sabbia!!! Riescono a trovare il PERICOLO dove non c'é - RIESCONO ad infettarsi anche in una SALA ANTISETTICA!!

4 Non sanno gestirsi! Fanno giochi (per modo di dire) tipici di chi é "scazzato" tanto per usare i loro termini - disturbano gli altri, o meglio le altre, fanno dispetti, si appartano a fumare etc. NON HANNO STIMOLI! RIFLESSIONE: cosa fare? Idea: Li minaccio di camminare per le due ore restanti alla partenza per il ritorno, se non giocano a calcetto (3 contro 3) Uno spasso! Tutti giocano e si aggregano altri a fare il tifo. Matteo é stato uno dei piú bravi! (calcisticamente) Anche la seconda classe si aggrega,(alla gita partecipa anche la seconda classe: in pratica siamo due classi, due insegnanti per il sostegno ed io) facciamo un torneo (mini) ad eliminazione. Tutti sono coinvolti. Alla fermata dell'autobus (in paese per il ritorno) io dico: Che nessuno vada al bar! - Matteo vieni qua! E lui:"no,ca... Matteo! Lei mi chiama per nome (non vuole che lo chiami per cognome, perché si vergogna e apprezza che io lo rispetto), ma non mi lascia andare a prendere le ciunghe al bar. Perché le ragazze sono andate e io no? [Non lo sapevo, le mie colleghe l'hanno permesso senza avvisarmi. È mancanza di affiatamento! É una pecca, me lo devo ricordare. È pericoloso improvvisare - tutto deve essere programmato, minuto per minuto]. Arriva Carlo a dire che le ragazze sono andate con le due colleghe, mentre "NOI RAGAZZI NO!" Chiamo Matteo, lo redarguisco per il suo precedente comportamento poco ortodosso, gli faccio sapere che io non ero a conoscenza...e quindi può andare. In un baleno sparisce. Al ritorno gli chiedo se, anche senza volerlo, gli ho mai fatto torti o ingiustizie. Lui ci pensa e sbotta: No! Dopo un po', però, ritorna e dice:" Sí, oggi lei ha costretto noi maschi a giocare a calcio, minacciandoci nel caso contrario di marciare per due ore mentre le ragazze erano libere di..." Inutile spiegare che loro se ne stavano tranquille e impegnate!

5 AUTOSTIMA! La maggioranza dei maschi non ce l'ha! Anzi! - Matteo compreso. Quando stiliamo un regolamento interno di classe, la parola che corre sovente é "castigo per chi sbaglia", "copiare tot volte la regola...", "sedersi sul banco degli asini con le orecchie lunghe..." Fra i sostenitori accaniti anche Matteo. Alla mia domanda:"ma non vi sembra un po' deprimente, umiliante? Matteo sottolinea:"no, anzi, cosí chi sbaglia si ricorda della brutta figura e forse rimedia." Mi motiva il "forse" (alla mia domanda perché forse") con il fatto che é cosciente che tanti non sono proprio diligenti. Come ovviare che tipi come Matteo, Claudio, Carlo copino anche 30, 40 volte una regola? Mi arrovello per una settimana. Soluzione: "Buoni sconto" = un'altra mattina di discussione e precisazione: Avviso che quando a qualcuno dico buono sono 3 buoni sconti; ottimo 5 buoni sconti; e super sono 10 buoni sconti. Un ragazzo scrive i Buoni per le femmine e una ragazza per i maschi. Quando uno deve scrivere 10 volte la regola o copiare qualcosa 20 o 30 volte puó usare i buoni sconti! (le pene" sono state scelte da loro quando hanno stilato il regolamento con relativi castighi - io li ho rispettati frenandoli peró quando la pena risultava eccessiva). Problema: Devo concentrarmi moltissimo perché tutti arrivino ad una notevole scorta di buoni sconti. - Volano i super, gli ottimi...! É una settimana gratificante. La classe comincia a prendere coscienza delle proprie capacitá...matteo non crede ai propri occhi nel constatare il suo monte "buoni sconti"= ben 110! Ho trovato anche una chiave per risolvere alcuni contrasti=castighi!! (naturalmente inerenti alle regole) Per loro usare i buoni sconti é toccarli nei loro INTERESSI!!! FUNZIONA COME INCENTIVAZIONE - MOTIVAZIONE DETERRENTE - MINACCIA! Lavoro da un po'di tempo su come recuperare il ragazzo e nello stesso tempo fargli capire che deve attenersi anche lui alle regole...(é abituato ad agire come uno "scugnizzo"!) Problema: Come convincerlo al rispetto del lavoro, delle regole ecc. senza ferirlo nel fargli presente che sta sbagliando? 5.11.: Matteo: "Professore, che "casino" che c'é in classe" (atmosfera allegra che non prelude alla imminente tempesta.) Io:"Matteo, non si dice "casino", é una parolaccia! Si dice confusione, trambusto, caos,

6 rumore... Lui risentito sostiene invece che é giusto perchè tutti lo usano! Lui scoppia come un pazzo e con uno sguardo allucinato corre alla porta, dá una tremenda mazzata col pugno alla stessa (quasi con la bava alla bocca dall'ira), l'apre e se ne va! Lo lascio andare, chiamo la bidella ; lei si rifiuta di andare a prenderlo, perché dice papale, papale, "ho paura di lui!" Allora vado dal preside e lo informo del fatto. Ritorno in classe (spiego brevemente la situazione, ma chiedo comprensione) e dopo 10 minuti bussano alla porta, un'altra bidella dice "C'é qualcuno che vorrebbe entrare in classe, puo'?" É Matteo con il vocabolario tedesco - italiano. Lo lascio parlare, farfuglia qualcosa, ma capisco che lui vuole dire che "casino" significa rumore. Con calma prendo il vocabolario e gli faccio vedere che quest'ultimo significato si trova al quarto posto, dopo altre spiegazioni - lo mando in biblioteca a prendere il vocabolario monolingue (italiano) - Gli faccio notare che anche qui "casino - caos" é in quinta posizione, prima ci sono altre spiegazioni perché... Ascolta e annuisce - io peró non posso fargliela passare liscia (la scenata) e nello stesso tempo non devo ferirlo! Mi rivolgo alla classe e dico che "casino", brutta e volgare parolaccia, vuol dire caos, perché nell uso comune ha subito vari cambiamenti fino a diventare sinonimo di "caos", - "confusione", - "baldoria", - "cacciara" etc. Poi rivolto a Matteo lo invito a portare i vocabolari in biblioteca dopo aver fatto riflettere la classe che non sempre essere convinti e sicuri di una cosa é sinonimo di saggezza!! Bisogna anche essere pronti a modificare eventuali posizioni,.essere piú flessibili e pronti a correggersi quorum ego. Quando arriva alla porta lo fermo con la mia voce stentorea e decisa e gli dico: "Matteo, pensaci bene, quando torni in classe devi chiedere scusa a tutti del tuo comportamento poco consono e anche se sei un ragazzo carino e abbastanza bravo, perché hai fatto enormi progressi quest'anno, non puoi permetterti il lusso di certe reazioni... nemmeno io!!! Aspetto un po' tremebondo, i minuti non passano mai; prego l'anima di mio padre, tutti i santi; forse sono stato un po' troppo deciso, impulsivo. Finalmente bussano alla porta. Matteo un po' impacciato grida:"stop!" (é la parola che usa la classe quando uno ha bisogno di chiedere ATTENZIONE per la richiesta di una spiegazione, di un consiglio...) e sussurra: "Scusate"! Capito! "Deo Gratias" Ne approffitto per ricavare riflessioni positive da questa esperienza: Gli alunni devono avere fiducia nelle persone adulte, negli insegnanti e come nel caso specifico "cosa ci sto a fare se non posso spiegare, aiutare... gli scolari? "Io non sono il piú intelligente, o piú intelligente di voi, ma uno che ha studiato prima di voi e ho piú esperienza di voi come il papá o la mamma...etc." MESSAGGIO RICEVUTO!

7 COMPITI Dopo essermi arrovellato e dopo averle pensate tutte per convincere Matteo a portare regolarmente i compiti una mattina per caso arriva la soluzione! A tutta la classe il , faccio leggere alcune barzellette del "Tocca a Te" col compito di recitarle. (a coppie, singoli o anche in gruppi). Matteo legge da solo! (Lui é un tipo piúttosto anarchico). Lo osservo con la mia griglia. Fa una fatica tremenda e legge quasi ad alta voce. Alla fine ride, PERCHÉ HA CAPITO la barzelletta! EUREKA! E se avesse difficoltà anche nello scrivere? Provo a dargli esercizi ridotti al minimo, poche frasi da scrivere e per di piú brevi. 2-3 righe al massimo da copiare (riesce a fare anche 20 errori di ortografia in 7/8 righe!) Incredibile! Matteo mi fa i compiti regolarmente e anche con piacere! Addiritura la settimana dopo (l'ho studiato per tre settimane) non avendo controllato, mi viene vicino e mi fa vedere i compiti...!!! Che gioia da parte mia e che gratificazione da parte sua quando scrive quei maledetti "SUPER"! Naturalmente lo correggo (l'esercizio) subito e gli do la valutazione. In 4 righe mi fa solo 3 errori!!! Questo mi fa riflettere molto. Dopo un mese di studio mi accorgo che quando scrive veloce, o non é pronto sull'argomento, o si sente insicuro aumenta in modo impressionante l'incidenza degli errori: ciede, chasco, conosche, ciccone, ecc. e altri errori dovuti all'inferenza con L1. Matteo non faceva i compiti regolarmente anche perché faceva fatica a scrivere (troppi errori), aveva paura di essere deriso...ecco PERCHÉ PRIMA NON ANDAVA ALLA LAVAGNA COME GLI ALTRI A SCRIVERE LE PAROLE!!! É un po' riluttante a scrivere, ma é comprensibile. Comunque é convinto della bontá del saper scrivere, quando in disparte un giorno gli ho chiesto: "Preferisci chiedere l'intervento del tuo piú fidato amico quando devi scrivere alla tua ragazza e quindi lui sa tutto di voi due o preferisci sbrigartela da te stesso?" Ovvia la risposta...anzi, a volte (io penso, quando si ricorda!) mi fa degli esercizi in piú, o quando mi dimentico di controllare il suo diario (per vedere se ha scritto giusto i compiti) mi fa i compiti,ma secondo i suoi gusti. Per ora mi basta cosí!! Problema gestione della cartella: Ha tutto e non ha niente - fogli svolazzanti, foto di squadre di calcio, musicassette varie - i libri li lascia nell'armadio in classe. Le fotocopie sotto il banco!! Ho parlato con i colleghi. C'é poca considerazione del problema. Ci si comporta con lui da "adulti con adulto", si dà tutto per scontato. Non c'é strategia, pianificazione sul piano educativo (e sí che ne ha fatta di strada in materia... il ragazzo!)

8 NON C`É PREVENZIONE - AZIONE - EDUCAZIONE, MA SOLO: divieti, punizioni, note nel registro. Si opera sul piano del "Leistung=profitto" e non FORMATIVO!!! Decidiamo comunque di seguirlo per due settimane. Come compito, ogni giorno lui deve avere la cartella a posto (solo le cose necessarie). La prima ora l insegnante lo controllerà e scriverà nell apposito spazio del registro di classe eventuali note positive o negative. Matteo viene seguito dall insegnante per il sostegno solo ufficiosamente (grazie alla bontà della collega aggregata a due ragazzi aventi diritto) in quanto avendo fatto i test solo in agosto, ha diritto dell insegnante solamente nell anno scolastico 1998/99 perchè, burocraticamente, gli organici per l anno in corso erano già stati fatti. Potenza della BURO- CRAZIA!! L insegnante di classe approffitta dell assenza di Matteo per parlare con i ragazzi - affronta il problema Matteo! Emerge una situazione poco edificante, per certi versi poco gratificanti per me e la collega. I RAGAZZI SI CONFESSANO: Matteo fa il bullo - li minaccia, li ricatta: "O mi dai il panino, la banana, le ciunghe ecc. o io ti meno - ti picchio in modo diciamo quasi da professionista! Gli insegnanti gli permettono tutto (questa é la loro convinzione), sono troppo comprensivi e accondiscendenti. Solo con lei e me Matteo si comporta in modo corretto, perché (questa volta lo pensano) ha rispetto, soggezione...perché "noi due" lo aiutiamo molto, ma siamo anche coerenti, cioé fermi e decisi, non gli permettiamo tutto... Gli altri insegnanti si comportano come se avessero PAURA DI LUI (delle sue REAZIONI FOCOSE) Si intensificano i contatti con i miei colleghi. Ci chiediamo perché permangono in lui decisi atteggiamenti bulleschi! (si dice cosí?) Ha un comportamento dicotomico: (da una parte prevale un barlume di etica professionale, come se fosse un sentimento di riconoscimento, con alcuni insegnanti che lo "considerano, dall altra riemerge l'istinto anarchico, prepotente, refrattario alle norme di comportamento con altri colleghi che non gli dimostrano particolare attenzione, feeling, pur dimostrandosi questi ultimi a lui graditi rispetto ai colleghi dell'anno precedente (me l'ha detto lui nei rituali colloqui settimanali alla domanda mia "come ti trovi quest'anno nella sezione A, e come sono i nuovi insegnanti?" ha risposto "non c'é male, anche se i preferiti sono lei, l'insegnante di classe e quella per il sostegno.) ABBIAMO ORA UN PUNTO CERTO DI PARTENZA: Matteo sta acquistando coscienza di sé, dei suoi doveri, dei limiti - confini - sul piano della convivenza - la classe é una comunitá con norme e regole, diritti e doveri uguali per tutti anche per lui! MANCA PER ORA LA CONTINUITÀ!! Ci siamo chiesti perché! Abbiamo appurato che quando finisce la scuola ritorna a casa e vive una realtá completamente diversa, dispersiva, in balia di se stesso. Non c'é nessuno. La madre lavora in un magazzino di frutta (fa i turni). Il padre é muratore in proprio. Con Matteo a casa rimane la sorella di dieci anni. Devono essere autosufficienti. I genitori lo

9 considerano autosufficiente. Si fidano ciecamente di lui. Quello che dice non ha bisogno di riscontri, o controllo..."hai compiti oggi?" "No, non ne ho..." Ci credono!! Praticamente tutto il lavoro prestato in mattinata a scuola, svanisce il pomeriggio a casa. Fissiamo un appuntamento, un colloquio con i genitori La situazione che emerge é, a dir poco, desolante. La collega di classe fa presente che spesso Matteo "tenderebbe" ad addormentarsi in classe e alla domanda a che ora va a dormire, la madre risponde "Andiamo a letto tutti alle 21, poi noi ci addormentiamo e NON POSSIAMO SAPERE COSA LUI FA; SE EF- FETTIVAMENTE DORME O COS`ALTRO!!!" DISARMANTE!!! Emerge in noi la sensazione di trovarci di fronte (uso un eufemismo) a dei genitori un po' DISINVOLTI. (troppo!) Matteo TREDICENNE VIENE TRATTATO E RESPONSABILIZZATO COME UN ADULTO: Facciamo presente che Matteo é pur sempre un ragazzo; va controllato, seguito, accudito, CURATO! Noi insegnanti non possiamo fare miracoli se a casa non c'é un "PROSEGUIO". Devono perlomeno controllare se nel diario risultano compiti da fare. Ci lasciamo con la promessa che noi insegnanti ci accertiamo tutti i giorni che il ragazzo scriva bene i compiti nel diario. Loro facciano la loro parte! Le difficoltà di Matteo possono scaturire anche dalla difficoltà della conoscenza della lingua? È in grado di capire appieno ricorrendo alla L1? Matteo é bilingue? NO, NON LO É, o meglio lo é nel senso che pensa e parla in italiano e in dialetto tedesco: NON SA IL TEDESCO. Ci mettiamo d accordo con l'insegnante di L 1, io e l'insegnante per il sostegno per seguirlo nei due codici linguistici e raccogliere i dati (l'insegnante per il sostegno lo segue in privato e sempre piú ricorrendo alla L2 per storia, geografia ) la collega di tedesco in L1, io lo sottometto a veri e propri tours des forces nel riassumere brevi testi in italiano (articoli da riviste aventi come personaggi animali - gli altri compagni devono rispondere a domande di comprensione). Risultato: Da me riespone in modo disarmante e con una "certa facilità" ("certa" dovuta al fatto che non legge in modo diciamo disinvolto) il contenuto, sia pur privo di molti particolari... Per la collega di L1 il risultato è "ANALFABETA" non riesce a seguire neanche in un ritmo lentissimo. Per la collega per il sostegno i risultati sono incoraggianti. Ricorrendo alla L2 Matteo recepisce e riferisce abbastanza. Parlando con i colleghi del consigli di classe, si viene a sapere che Matteo ha difficoltà in matematica, scienze, educazione tecnica, - anche se sul piano della disciplina il ragazzo è sulla via del recupero (eccome!) Problema:

10 1) Non è meglio trasferirlo nella scuola in lingua italiana? Come convincere i genitori?? (I colleghi dell'anno precedente riferiscono che avevano consigliato i genitori a trasferirlo alla scuola in lingua italiana, ma si sono rempre rifiutati CATEGORICAMENTE.) C'è in Alto Adige una specie di "FISSAZIONE" da parte dei genitori nel voler a tutti i costi i figli bilingui - c'è una corsa quindi a mandate i figli nelle scuole in lingua tedesca, forti dell'opinione che "il tedesco è una lingua difficile da possedere", mentre l'italiano (che è facile da apprendere") lo possono imparare con amici, giochi o con altro". Io penso che nel caso di Matteo, come nel caso di mio figlio, siano stati accettati all'asilo tedesco in quanto capivano e parlavano il dialetto tedesco - che tutto sommato è un'altra cosa dal sapere e possedere la lingua tedesca Convochiamo i genitori e gli presentiamo i nostri risultati. Si convincono presto della nostra conclusione, l'accettano ciecamente anche perchè (sono parole loro) hanno constatato che il ragazzo non è mai stato bene come quest'anno, sereno, allegro, meno aggressivo, sempre voglioso di andare a scuola e capiscono che questa nostra proposta è solo per il bene di Matteo. Contattiamo il preside della scuola italiana, gli facciamo presente che non abbiamo intenzione di scaricarlo, anzi, siamo disposti a seguire il ragazzo tutto l'anno, tutti i pomeriggi (una specie di doposcuola) e aggiungiamo che Matteo ha diritto all'insegnamento di sostegno, ma purtroppo dall'anno 1998/99 in quanto è stato "testato" solo in luglio; chiediamo anche la possibilità di parlare con i colleghi per renderli edotti. Tutto procede per il meglio. Accompagno il padre a iscrivere il figlio (me l ha chiesto lui questo favore). La mattina di giovedì alle ore 10 abbiamo l appuntamento con alcuni futuri insegnanti (precisamente con quello di classe, di matematica e per il sostegno). Parliamo e rispondiamo, ci scambiamo notizie, informazioni dettagliate in un clima favorevole beneaugurante per Matteo con quello di matematica e quello per il sostegno. Più tardi arriva l'insegnante di classe e la situazione si capovolge di 360. Parla solo lui; dice che come Matteo ne ha una decina, ha sette o otto figli di zingari, deve ricorrere al traduttore (non so se esagera, oppure...). Non è entusiasta della situazione, non parla bene dei ragazzi (vedo, o sento nelle sue parole un tono quasi schifato!). Io e la collega ci rendiamo subito conto che non è il caso di insistere. Diciamo che a questo punto ci teniamo il ragazzo! Salutiamo e ce ne andiamo! Avviso il padre di ritirare l'iscrizione del figlio e di ritrasferirlo alla nostra scuola, dopo aver spiegato per filo e per segno le ultime vicende. Intanto la famiglia durante le vacanze si trasferisce in un altro paese e quindi la sua scuola nuova dovrebbe essere un'altra. C'è in tutti noi la tentazione di trasferirlo nella nuova sede. Io e la collega però, ci opponiamo. Vogliamo vincere la scommessa e finire l'anno scolastico con Matteo. GENNAIO. Finite le vacanze. Matteo non è lo stesso! Ha dimenticato quasi tutto quello che aveva recuperato. A scuola ricomincia a "scalpitare", non è sereno, non è continuo. Tutti si lamentano che non fa niente; tutti lavorano e lui è abulico, estraneo, non si inter-

11 essa non rende. Gli chiedo: Senti Matteo, come va? Non risponde, abbassa la testa e tende a piagnucolare. (lo fa ogni volta in cui si rende conto di essere in "fallo"!) Io: "Ho sentito che non partecipi in classe. Ascolta, facciamo così, rufianati un pò gli insegnanti. Devi andare da loro e chiedere cosa devi fare se non hai capito le consegne. Non stare con le mani in mano. Sai, se tu aiuti gli insegnanti anche loro possono aiutare te, anzi loro pensano "Ma guarda un pò Matteo come si dà da fare, come si interessa." I suoi occhi si illuminano, capisce il messaggio o meglio ho la sensazione che lui abbia capito. Entro in classe e do le consegne per una comprensione scritta. Matteo non ascolta, guarda la rivista per ragazzi. Io lo richiamo - niente. Non sforzo, per vedere come reagisce a quello che gli ho detto prima della lezione. Gli altri lavorano e lui continua col suo giornalino... Disarmante. Morale: Ha già dimenticato tutto! Lo lascio fare per 20 minuti. Niente da fare. Incrocio i suoi occhi - nessuna reazione. Che se ne disinteressi? Lo chiamo in disparte e lo redarguisco (bonariamente!) Riprende coi compagni e finisce veloce il suo lavoro. Finita la lezione ne parlo con due colleghi e rileviamo che insieme lo dobbiamo educare a lavorare. Non è abituato ad essere interessato. Cerchiamo di far leva sul suo orgoglio (ce l'ha) sulla sua volontà (anche se a parole) di agire per essere promosso. Intanto la collega di classe contatta l'assistente sociale. Promette il suo interessamento. Riferiamo le nostre perplessità per quanto riguarda i pomeriggi del ragazzo. È solo! (La mamma fa i turni al magazzino delle mele in un paese vicino. Il padre è muratore.) Ho la conferma una mattina: Io: "Matteo cosa hai fatto ieri pomeriggio? Lui: "Ho guardato la TV" Io:" "e poi?" Lui ci pensa e risponde "...e poi è venuta mia madre e abbiamo fatto i compiti!!!" Io so che lui ha telefonato ad un suo compagno di classe per sapere dei compiti. (Me l'ha riferito mia figlia che è in classe al liceo linguistico con la sorella del compagno di Matteo.) Allora io gli chiedo: "A che ora è arrivata tua madre?" Lui: verso le 9!!!" Matteo è stato di nuovo tutto il pomeriggio da solo e ha fatto i compiti la sera tardi! Non c è più tempo da perdere. È ora che entri in azione l assistente sociale. Contatta la famiglia, ma riscontra una certa resistenza. La madre non la prende bene. Addiritura si mostra acida nei nostri confronti (pare avesse detto che era meglio se

12 lasciavamo suo figlio alla scuola in lingua italiana quando l'avevamo iscritto in dicembre! ). Il abbiamo un incontro (il consiglio di classe) coll'assistente sociale e i genitori. Il colloquio è lungo e proficuo. Viene fuori tutto quello che serve a Matteo! Osservazioni da parte degli insegnanti, il suo profilo psicosociale - come si comporta, come agisce in classe (interazioni coi compagni e insegnanti), quello che non fa o non vuole: per es. la classe deve andare nell'aula video durante educazione tecnica per la visione di un documentario e lui non vuole, non ci va! Io confermo aggiungendo che l'ho tenuto io in classe (ero libero) e l'ho costretto a fare altro (compiti). Ne approffitto per raccontare l'ultimo "anedotto" di Matteo in classe: Il durante educazione tecnica ha menato Ilenia ed è scappato dalla classe. Poi è rientrato con l'apporto del preside o segretaria. Sono intervenuto anch'io e gli ho chiesto (lui ancora preso dal "raptus") cosa fosse successo!. E lui: "La colpa non è mia, ma di quella pu... di Ilenia, io non ho fatto un c...".ilenia gli aveva solo detto di andare al posto e gli aveva accennato una spinta. Confesso inoltre che una mattina dopo aver invitato Matteo a desistere dal masticare la ciunga non c è l ho più fatta l ho letteralmente sbattuto dal preside per una romanzina. Il padre mi chiede il perchè e io gli faccio notare che l ordinamento scolastico lo vieta espressamente e io quella mattina alla quarta volta mi ero sentito preso in giro davanti a tutta la classe; aggiungo anche che ero pure nervoso per fatti miei. Concordiamo che il padre ogni sabato alla fine dell'ultima ora viene a prendere il figlio e io e la collega di classe gli facciamo vedere il registro di classe dove viene annotato, nell'apposito spazio, tutto il suo rendimento sia positivo che negativo della settimana (ogni insegnante si è impegnato a redigere brevi note). Il padre è veramente interessato. Ogni sabato all ultima ora, puntuale, si presenta per l aggiornamento settimanale. Il rendimento del figlio è piuttosto differenziato (unterschiedlich), ondulato, ma va... Il abbiamo la riunione del consiglio di classe con la presenza del padre. Matteo con l aiuto dell assistente frequenta una comunità Lanz tutti i pomeriggi, dopo la scuola fino alle 18. Qui viene aiutato al rispetto, osservanza delle regole, e riceve un robusto sostegno nello svolgimento dei compiti. Alla fine dell anno si deciderà in base ai risultati, se mandarlo alla scuola in lingua italiana Mi porta un esercizio con un solo errore! Lo lodo ufficialmente ed enfatizzo l'impresa davanti ai ragazzi. Ne approffitto per puntualizzare che chi lavora, sistematicamente raggiunge risultati positivi Matteo ha menato Philip! Decido di non andare a fondo e considerare un incidente di

13 percorso, un fatto fisiologico tra due ragazzi un pò forti dal punto di vista caratteriale Di nuovo! Andiamo tutti e tre dal preside (previo accordo con lo stesso) per un chiarimento e per dare una certa solennità all'intervento... dall'alto! Matteo ha menato Philip perchè lo riteneva la causa del compito dato da me a tutta la classe. (Improvvidamente avevo dato un compito a tutta la classe, dopo aver rimproverato Philip per non essere stato attento ad un lavoro a coppie - Matteo aveva collegato le due azioni!) Chiarito l equivoco rientriamo in classe, e spiego che l'incidente è dipeso anche da me, per mia colpa in quanto non ero stato chiaro e trasparente nelle consegne. Dopo aver richiamato Matteo davanti a tutti per la sua reazione prepotente, lo invito a chiedere scusa a Philip e a fare la pace.- Prima però chiedo scusa io a Matteo per non essere stato chiaro! Matteo non ha nessuna difficoltà ad andare "a Canossa"! Sono convinto che il mio atteggiamento corretto l'abbia facilitato. È un periodo poco felice per Matteo sul piano del comportamento. Forse incomincia la fase di rigetto alla comunità. Vengo a sapere che non può sgarrare più di tanto sul piano disciplinare, anzi... con sonseguenti riflessi, ripercussioni negative a scuola. Infatti: Matteo ha dato della str... all'assistente... Gli dico di chiederle scusa in quanto deve imparare che c'è un limite a tutto per tutti (ci sono delle regole per tutti anche come linguaggio!) Rifiuta categoricamente. Gli dico allora che sono costretto a fargli una nota sul registro. Con conseguenze disciplinari in quanto ci sono "le regole della scuola..." Prima di congedarmi gli dico che so che lui è un ragazzo corretto e tutto sommato "bravo" che quando vuole lo sa fare. Aggiungo anche che tutto ciò mi addolora. Dopo due ore incontro l'assistente e mi dice che Matteo le ha chiesto scusa, ma senza trasporto. Io non riesco a nascondere la mia gioia e le grido:"fantastico, a me basta anche così, è anche troppo!" Lei mi guarda perplessa e poco convinta. Corro in classe da lui e gli faccio i complimenti. Aggiungo che non è facile riconoscere i propri errori - lui ci è riuscito! Lui con un sorriso impacciato annuisce. Un altro piccolo passo è stato fatto Dopo Pasqua È l unico che ha saputo raccontare per filo e per segno la leggenda delle pizze pasquali... e a posto coi compiti Arriviamo intanto ad un altro incontro con l'assistente sociale e il padre. Il consiglio di classe si trova un po' disorientato, parte di esso concorda con l'assistente sul fatto che per Matteo importante é farlo arrivare alla terza media lasciando in sospeso momentaneamente la pretesa del profitto! Obiettivo primario é quello di recuperarlo sul piano sociale, sul comportamento... rispetto delle regole...un'altra parte insiste invece sul recupero anche sul piano del profitto (Leistung) e su questo la scuola "italiana" lo faciliterebbe. Ci lasciamo con la promessa di vederci alla fine dell'anno.

14 Finalmente é arrivata la partita Milan - Napoli. - Posso mantenere la promessa fatta all'inizio dell'anno, di portarlo a Milano! Tutto é andato liscio, (con lui c'era anche un ragazzino di quinta elementare con il padre). Non ha fatto fatica a legare con l'eccezionale compagno di viaggio...anzi! Del viaggio a Milano serbo un bellissimo ricordo: A Cavalcaselle presso Peschiera ad una pizzeria al taglio, ad un tratto ho chiesto a Matteo:"Dimmi gli ingredienti della pizza (avevo fatto una lezione sulle ricette di alcuni piatti semplici italiani, una decina di giorni prima). Mentre addentava la pizza al taglio, senza una minima esitazione ha snocciolato "farina, acqua, lievito di birra, sale". Non lo dimenticheró mai! Bravo! Per un ragazzo ritenuto analfabeta...!!! Matteo procede "senza infamia e senza lode..." a volte collabora a volte rompe. Religione ed educazione tecnica sono le discipline in cui lui dá prova di insofferenza" Fioccano le note nel registro di classe! Purtroppo viene meno anche da parte di noi insegnanti l'impegno giornaliero di mettere in rilievo sul registro le cose positive e negative nei suoi riguardi per la relazione di fine settimana.. La collega di religione non ne puó piú. Matteo stesso non é piú carico (o motivato?), fa fatica a mantenere i suoi propositi, le sue buone intenzioni e relative promesse in merito alla disciplina. Si arriva quindi al fatidico giorno in cui Matteo viene sospeso dalla classe, perché ha raggiunto le 4 note sul registro. Sic! Il si decide nella riunione del consiglio di classe di allontanarlo dalla classe, ma non dalla scuola. Il sabato lui si troverá nella biblioteca e fará i compiti (io propongo che faccia - recuperi, nelle materie in cui lui non ha seguito - reso molto). Io mi offro per le prime due ore (sorveglianza) altri colleghi coprono le restanti ore. Mi assumo l'onere e l onore di comunicarlo a Matteo. Lui ci rimane male, al primo momento non capisce, sostiene che é un'ingiustizia..."anche Carlo ha tante note sul registro, perché lui no?" Intanto trovo confortante che lui considera le note sul registro e polemizza sui giorni di sospensione (l anno scorso non gliene importava affatto!), vuol dire che incomincia a integrarsi in classe. Cerco in modo pacato di spiegargli che Carlo ne ha solo tre...non solo, ma che Matteo quella mattina deve fare soprattutto religione e applicazioni tecniche, in quanto cosí prevede l'ordinamento scolastico; aggiungo che nelle prime due ore, ci saró io a fargli compagnia e assistenza e, nel caso, sono disposto ad aiutarlo! Lui sorride, e in qualche modo viene addolcita la pillola (o almeno cosí ho la presunzione di percepire) L assistente sociale comunica che è disponibile per l incontro finale con gli insegnanti il giorno in quanto rientra dalle ferie solo il Parte di noi insegnanti non la prende bene. Tutti noi volevamo l incontro un pò prima della fine dell anno scolastico. Contatto l assistente: mi spiega il perchè del ritardo: era impegnata con Matteo che aveva difficoltà (io dico fase di rigetto ) di ambientamento nella comunità Lanz. Non voleva più andare perchè c erano troppe regole, orari da rispettare, a volte era noioso ecc. Inoltre il comportamento dei genitori non era abbastanza deciso con il figlio. Non era

15 molto di aiuto costringendo l assistente ad intervenire presso di loro e metterli alle strette: dovevano finalmente fare una scelta... o in comunità, ma con il loro aiuto, partecipazione o Matteo sarebbe stato abbandonato, ma a casa con tutte le conseguenze!! Come d incanto i genitori si sono dimostrati decisi, perentori verso il figlio (Ne ho avuta testimonianza diretta, quando Matteo non voleva partecipare alla gita di maggio, perchè la località dove dovevano andare già la conosceva. Ho telefonato ai genitori spiegando la situazione. Risultato? Matteo è andato in gita! Come? La mamma è stata categorica!).tempo addietro un intervento da parte della madre così responsabile era a dire poco insperato Influenzati anche da questa atmosfera poco gaia, parte la decisione di spedire una lettera in cui si consiglia la famiglia di trasferire Matteo nella scuola italiana il prossimo anno scolastico; in pratica, alla luce dei fatti, si ribadisce la difficoltà del ragazzo a seguire le lezioni in lingua tedesca, pur riscontrando progressi sul piano del comportamento. Vengo chiamato in presidenza per porre anche la mia firma in calce vicino a quella dei colleghi. Firmo spiegando che sono d accordo sulle difficoltà del ragazzo nel seguire le lezioni nella L1 e quindi il suo profitto risulterà senz altro più proficuo frequentando la scuola in L2, preciso però che il problema di Matteo non è solo di risultati scolastici - Leistung, ma sociale, pedagogico. Il suo recupero dipende da tanti fattori. Spostarlo in un altra scuola significa solo rimandare il problema, passare la palla ad altri e ricominciare da capo! Aggiungo anche un triviale chissenefrega se Matteo non imparerà tante nozioni o non raggiungerà il livello degli altri Matteo non c'é! I compagni l'hanno peró visto davanti alla scuola. Telefono a casa e mi confermano che il figlio é andato a scuola. Ha marinato Sabato... porto Matteo in biblioteca. Gli chiedo di brutto perché ha marinato (la mia confidenza con lui me lo permette). Lui un po' teso mi risponde che proprio non ne aveva voglia. Lascio cadere volutamente il discorso e gli do le consegne per il lavoro in religione. (Avevo pregato la collega di fornirmi tutto il materiale necessario.) Tutto procede bene. lo vedo concentrato, occupato. Ad un tratto entra la collega di classe e gli chiede la giustificazione dell'assenza del giorno precedente. Lui risponde (per la verità in modo un pò bullesco e risentito), perchè avrebbe dovuto portarla se tutti (genitori compresi) sanno che lui ha marinato la scuola? Io sorrido e non gli do torto, la mia collega però ne ha a male! Secondo il codice di comportamento di Matteo, ben s intende, e il suo ragionamento (me lo precisa più tardi quando gli osservo che è stato un pò brusco nella risposta data alla collega) la giustificazione la si porta per assicurare gli insegnanti che i genitori sanno dell assenza. Gli spiego che comunque, secondo il regolamento scolastico, lui è tenuto a portare la giustificazione da parte dei genitori, come noi insegnanti dobbiamo portare la giustificazione del medico o altri, quando siamo assenti. Oggi all ultima ora il padre non si presenta all appuntamento settimanale! Qualcosa sig-

16 nifica! Arriviamo alla fine della scuola con Matteo, che fatica. È stufo, è stanco. Il bello è che anche una gran parte degli insegnanti è stufa e stanca! C è l incontro fatidico con l assistente sociale. Non è una bella atmosfera, mancano tre colleghi. C è una certa resistenza da parte di alcuni insegnanti e secondo la collega di classe non c è solo Matteo, ma anche altri 16 alunni e dalle indagini fatte e dalle risposte avute dai ragazzi emerge una situazione piuttosto problematica: il ragazzo continuerebbe a ricattare, molestare, taglieggiare i suoi compagni. Inoltre i genitori della classe non sono ben disposti, si lamentano. Insomma ho la sensazione che si preferisca salvaguardare la classe, scaricando un elemento perturbatore. Io ricordo che Matteo in fin dei conti è stato più con l insegnante per il sostegno che con la classe e quindi ci vuole tempo perchè si integri meglio e socializzi. L insegnante di educazione artistica riporta il concetto che spostare Matteo in un altra scuola è solo rinviare il problema, ricominciare da capo con altri insegnanti. Assicura che il ragazzo rispetto all anno precedente (l ha avuto in un altra sezione) sul piano sociale ha fatto non buoni progressi, ma strabilianti. Io rimarco il fatto che anche quando è stato espulso per somma di note si è comportato in modo disciplinato e ha fatto religione ed educazione tecnica con buoni risultati (avevo controllato io quella volta in bibilioteca, visto che non avevo sentito più niente dalle colleghe. La risposta disarmante di una collega è non ho controllato i lavori!!! Constatando però una certa fermezza da parte di troppi nel sostenere la necessità che Matteo cambi scuola (naturalmente per il bene suo!) ricordando anche il tenore della lettera ai genitori che non dà adito a ripensamenti si accomiata da noi ringraziandoci per quello che Matteo è veramente riuscito a recuperare rispetto all anno precedente, ma si rammarica per quello che potrebbe veramente conseguire in futuro se potesse continuare da noi questa esperienza. P.S. Matteo è stato promosso e iscritto alla seconda media di una scuola di lingua italiana. Continua l esperienza alla comunità Lanz anche in estate. Io continuo ad avere contatti con lui e sa già che sono pronti gli abbonamenti per altre partite di calcio del Milan a Milano se continuerà a comportarsi bene. Inoltre potrà contare sulla futura disponibilità mia e della collega di classe in tutti i momenti in cui riterrà di avere bisogno. L anno passato con Matteo ha lasciato un segno anche a me. Osservandolo tre volte la settima in classe, rileggendo le note redatte sul campo, gli appunti presi con una certa frequenza, dopo colloqui e conversazioni, all atto della stesura delle pagine di diario mi accorgevo che anche in me qualcosa stava cambiando. M metteva in crisi, mi metteva in una situazione conflittuale, mi aiutava a mettermi in discussione, (lo so è un espressione inflazionata, ma posso assicurare che è stata la chiave per risolvere parecchie situazioni problematiche;), mi toglieva certezze: è più importante che lui sappia gli aggettivi a 4

17 desinenze o che lui arrivi a integrarsi con gli altri, a rispettare le regole? Mi ha messo in condizione di rimanere turbato di fronte ad un asserzione di un insegnante, ma come possiamo promuovere uno che non sa neanche fare la divisione a tre cifre? (Le parole non sono proprio queste, ma il contenuto e il messaggio si.) Si addolcivano i miei modi scontrosi e bruschi da burbero sia pur benefico e aumentavano i miei momenti intrisi di bontà e gentilezza d animo. Come lo so? Una mattina di aprile Matteo mi ha chiesto in modo esplicito perchè gli volevo bene. Mi aveva colto di sorpresa e spiazzato. Io ho farfugliato ma io voglio bene a tutti i ragazzi, a te forse un pò di più..., la mia timidezza mi aveva impedito di ammettere o di dichiarare in modo chiaro e inequivocabile che gli volevo veramente bene! In fin dei conti cosa avevo fatto di straordinario, di trascendentale? Niente! Avevo solo cercato di ascoltarlo con le orecchie e osservarlo con gli occhi, ma mettendoci affetto e calore. PAGE 2 PAGE 1

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