MELFI. Città di Melfi

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1 Comune di REGIONE BASILICATA PROVINCIA DI POTENZA MELFI Progetto per la realizzazione di una discarica per rifiuti speciali non pericolosi ed annesso impianto di trattamento da ubicarsi nel Comune di Melfi (PZ) - PROGETTO!445&6%7899:5;6% DEFINITIVO -! Impresa proponente:!<<(1"+$*#+-1%%#.#+31%=(%0"1>#,,(1+(,-(%0#"%(.%31+>#"(*#+-1%=#<.(%(+3$"(3?(% Elaborato: % %! VULTURE AMBIENTE SRL Progettista:! Dott. Ing. Pietro MAZZIOTTA Consulenti: Dott. in Chim. Salvatore LOFIEGO Dott. Geol. Domenico LAVIOLA Città di Melfi!"#$%&#"'()(%!**(+(,-"$-('(%#%&'(./001%231+1*(31%! STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE 4(,-1% "#$%&#'()%*+#!#,#-./%0(!1#$!2*+,%3$%*!2*4.+($#!+5!67897:!*0#!,%!;'#0#1#!$<%,/%/.)%*+#!1%!(;;*,%/*!=$&*! Data 2*4.+($#!(;#'/*!(%!;'*>#,,% 1*4(+1(! 5A45C!%! +#$! =!/($!>%+#:!>*'+%,-#!$#!,#3.#+/%!%+1%-()%*+%5!!! DE%5,3"()(1+#%+#..F2.#+31%!! K<=44%+%,/'()%*+#!,%!'%,#'0(!$(!>(-*$/L!1%!-'#('#:!($$<%+/#'+*!1#$$<I$#+-*:!(;;*,%/#!M#)%*+%!1%,/%+/#!;#'!!,;#-%($%))()%*+#:! *! -*4.+G.#! 1%! *'3(+%))('#! %$! ;'#1#//*! I$#+-*!,#-*+1*! 4*1($%/L! +#! -*+,#+/(+*! $(! 4%3$%*'!>'.%)%*+#5!! N! (!,#-*+1(! 1#$$(! 1%,;*+%&%$%/L! (00%,*5!O*/'L!#,,#'#!1%,;*,/*!%$!1%+%#3*!1#$$<%,-'%)%*+#:!$(11*0#!,%!'%,-*+/'%!$(!-('#+)(!1%!.+*!*!;%P!1%!1#//%! '#G.%,%/%5!!! GE%4$.(=(-H%=#..F2.#+31%#%,/1%$<<(1"+$*#+-1%!! K<I$#+-*!,('L!(33%*'+(/*!-*+!-(1#+)(!(++.($#:!(!,#3.%/*!1%!;.&&$%-()%*+#!1%!(;;*,%/*!(00%,*!;.&&$%-*5! :F$<<(1"+$*#+-1%=#..F2.#+31%%"(</$"=$%,($%+/1'(%(+,#"(*#+-(%3?#%$<<(1"+$*#+-(%=#(%=$-(%=#(% 0"1>#,,(1+(,-(%<(H%(,3"(--(E%%! Settembre 2013

2 INDICE 0. INTRODUZIONE QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO Quadro di riferimento Normativo Pianificazione territoriale e urbanistica Piano territoriale paesistico della Basilicata Strumento Urbanistico Comunale Piano di bacino e Piano stralcio per l assetto idrogeologico Piano di gestione dei rifiuti Strumenti di pianificazione paesaggistica ed ambientale Individuazione dei vincoli e provvedimenti di tutela presenti nell area QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE Impianto di Trattamento chimico-fisico Impianto di Smaltimento Costruzione lotto di discarica - relazione Rispondenza ai criteri tecnici definiti dal D.Lgs. 36/2003 all Emissioni dell impianto di trattamento e relativi sistemi di protezioni ambientali Emissioni in atmosfera Scarichi idrici Emissioni sonore Piano di monitoraggio e controllo Acque sotterranee Acque meteoriche di ruscellamento Percolato Emissioni gassose e qualità dell'aria Parametri meteo-climatici Motivazione della soluzione prescelta Fattibilità tecnica ed ambientale dell intervento Disponibilità delle Aree Cronoprogramma delle fasi attuative dell intervento QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE Inquadramento del sito Caratterizzazione ed analisi delle componenti e dei fattori ambientali Atmosfera Ambiente Idrico Biosfera Litosfera Ambiente Fisico Ambiente Umano Quadro degli Impatti Valutazione degli Impatti per singola componente CONCLUSIONI

3 0. INTRODUZIONE Il documento è stato elaborato al fine di valutare le interazioni con le matrici ambientali del progetto, proposto dalla Vulture Ambiente Srl, di realizzazione della piattaforma per il trattamento e lo smaltimento di rifiuti speciali da ubicare in loc. Leonessa nel Comune di Melfi (PZ) in un terreno identificato al fg. 23 p.lle e di estensione complessiva pari a circa mq. La finalità dell intervento è quello di poter offrire al proprio bacino di utenza un sistema integrato per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti. Le attività che principalmente saranno svolte nella piattaforma saranno: - Trattamento a ciclo chiuso di rifiuti mediante l installazione di un impianto di stabilizzazione ed inertizzazione; - Smaltimento in discarica mediante la realizzazione di un bacino di discarica per rifiuti non pericolosi come definito dal D. Legs. 36/2003. Completeranno la piattaforma i locali tecnologici e gli uffici che verranno realizzati dalla ristrutturazione ed ammodernamento dei locali esistenti presso il sito agricolo oggetto dell intervento. Le attività appena descritte rientrano tra quelle riportate nell allegato III alla parte II del D. Legs. 152/06 e ss. mm. ii. lettera p) Discariche di rifiuti urbani non pericolosi con capacità complessiva superiore a m3 (operazioni di cui all'allegato B, lettere D1 e D5, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152); discariche di rifiuti speciali non pericolosi (operazioni di cui all'allegato B, lettere D1 e D5, della parte quarta del decreto legislativo 152/2006), ad esclusione delle discariche per inerti con capacità complessiva sino a m3 e pertanto soggetta alla fase di valutazione così come previsto dall art. 6 del D. Legs. 152/06 e ss. mm. ii. La stessa attività rientra tra quelle elencate nell allegato A alla Legge Regionale della Basilicata n. 47/1998 e ss. mm. ii. soggette alla fase di valutazione nelle modalità previste dall art. 4. Il documento rappresenta lo Studio di Impatto Ambientale ed è elaborato in conformità all allegato VII alla parte II del D. Legs. 152/06 e ss. mm. ii. ed in conformità all allegato C della Legge Regionale della Basilicata n. 47/1998 e ss. mm. ii.. 3

4 Il documento elaborato sulla scorta delle linee guida di uno Studio di Impatto Ambientale è articolato: - Quadro di riferimento programmatico; - Quadro di riferimento progettuale; - Quadro di riferimento ambientale. Il quadro di riferimento programmatico contiene: 1. La descrizione delle relazioni tra l'opera progettata e gli strumenti di pianificazione e di programmazione vigenti con particolare riferimento ai rapporti di coerenza ed allo stato di attuazione di tali strumenti; 2. La descrizione di vincoli di varia natura esistenti nell'area prescelta e nell'intera zona di studio. Il quadro di riferimento progettuale contiene: 1. La descrizione delle caratteristiche fisiche dell'insieme del progetto e delle esigenze di utilizzazione del suolo durante le fasi di costruzione e di funzionamento; 2. La descrizione delle principali caratteristiche dei processi produttivi, con l'indicazione della natura e della quantità dei materiali impiegati; 3. La descrizione della tecnica prescelta, con riferimento alle migliori tecniche disponibili a costi non eccessivi, e delle altre tecniche previste per prevenire le emissioni degli impianti o per ridurre l'utilizzo delle risorse naturali, confrontando le tecniche prescelte con le migliori tecniche disponibili; 4. La valutazione del tipo e della quantità dei residui e delle emissioni previste (quali inquinamento dell'acqua, dell'aria e del suolo, rumore, vibrazioni, luce, calore, radiazioni, ecc.) risultanti dalla realizzazione e dalla attività del progetto proposto; 5. La descrizione delle principali soluzioni alternative possibili, inclusa l'alternativa zero, con indicazione dei motivi principali della scelta compiuta, tenendo conto dell'impatto sull'ambiente Il quadro di riferimento ambientale contiene: 1. L'analisi della qualità ambientale con riferimento alle componenti dell'ambiente potenzialmente soggette ad un impatto importante del progetto proposto, con particolare riferimento alla popolazione, alla fauna e alla flora, al suolo, al sottosuolo, all'acqua, all'aria, 4

5 ai fattori climatici, ai beni materiali, compreso il patrimonio architettonico e archeologico, al paesaggio, all'interazione tra questi fattori; 2. La descrizione dei probabili effetti rilevanti, positivi e negativi, del progetto proposto sull'ambiente dovuti: - all'esistenza del progetto; - all'utilizzazione delle risorse naturali; - alle emissioni di inquinanti, alla creazione di sostanze nocive e allo smaltimento dei rifiuti; 3. L indicazione dei metodi di previsione utilizzati per valutare gli effetti sull'ambiente; 4. La descrizione delle misure previste per evitare, ridurre e se possibile compensare rilevanti effetti negativi del progetto sull'ambiente. Nella prima sezione del presente elaborato, vengono forniti gli elementi conoscitivi sulle relazioni tra l opera progettata e gli atti di pianificazione e programmazione territoriale. 5

6 1. QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO Il quadro di riferimento programmatico descrive le relazioni intercorrenti tra il progetto e gli strumenti pianificatori (di settore e territoriali) nei quali è inquadrabile, con particolare riferimento ai suoi rapporti di coerenza con gli stati di attuazione e gli obiettivi di tali strumenti. Inoltre vengono messi in evidenza i vincoli di varia natura esistenti nell area prescelta e nell intera zona oggetto dello studio. In sintesi, si è proceduto all esame dei principali documenti di carattere nazionale (o sovraregionale), regionale e locale con riferimento ai seguenti settori: pianificazione territoriale e urbanistica:! Piano Territoriale Paesistico Regionale;! Pianificazione urbanistica comunale; tutela e risanamento ambientale:! Piano stralcio per la difesa dal Rischio Idrogeologico; protezione del paesaggio e aree vincolate:! Aree di interesse paesaggistico;! Aree di interesse archeologico;! Aree protette, Siti di Interesse Comunitario (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS); 1.1 Quadro di riferimento Normativo Nella seguente raccolta normativa sono riportate alcune Leggi Nazionali e Regionali di riferimento per la progettazione della piattaforma di trattamento e smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi. OGGETTO NORMATIVA Edifici Agibilità Norme Tecniche per le Costruzioni Regolamento Comunale D.M. 14/01/2008 e ss.mm.ii. Microzonizzazione sismica L.R. n Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. D.Lgs. n.81 del 09/04/2008 D.Lgs. n.106 del 03/08/2009 Antincendio 6

7 Regolamento recante semplificazioni della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi, a norma dell articolo 49 comma 4- quater del decreto legge 31/05/2010 n.78 convertito con modificazioni dalla legge 30/07/2010 n. 122 Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione delle emergenze sui luoghi di lavoro D.P.R. n.151 del 01/08/2011 D.M. 10/03/98 Tutela della qualità dell acqua D.Lgs. n 152 del 03/04/2006 D.Lgs. n 284 del 08/11/2006 Testo Unico in Materia Ambientale e ss.mm.ii. D.Lgs. n 4 del 16/01/2008 D.Lgs. n 128 del 29/06/2010 D.Lgs. n 205 del 03/12/2010 Regolamento recante i criteri tecnici per la classificazione dello stato dei corpi idrici superficiali, per la modifica delle norme tecniche del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, predisposto ai sensi dell'articolo 75, comma 3, del medesimo decreto legislativo. D.M. n 260 del 08/11/2010 Impatto Ambientale Disciplina della valutazione di impatto ambientale e norme per la tutela dell'ambiente Legge Regionale n 47 del 14/12/1998 D.Lgs. n 152 del 03/04/2006 D.Lgs. n 284 del 08/11/2006 Testo Unico in Materia Ambientale e ss.mm.ii. D.Lgs. n 4 del 16/01/2008 D.Lgs. n 128 del 29/06/2010 D.Lgs. n 205 del 03/12/2010 Norme tecniche per la redazione degli studi di impatto ambientale e la formulazione del giudizio di compatibilità di cui all'art. 6, L. 8 luglio 1986, n. 349, adottate ai sensi dell'art. 3 del D.P.C.M. 10 agosto 1988, n Decreto Pres. Cons. Ministri del 27/12/1988 Rifiuti D.Lgs. n 152 del 03/04/2006 D.Lgs. n 284 del 08/11/2006 Testo Unico in Materia Ambientale e ss.mm.ii. D.Lgs. n 4 del 16/01/2008 D.Lgs. n 128 del 29/06/2010 D.Lgs. n 205 del 03/12/2010 Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti D.Lgs. Governo n 36 del 13/01/2003 Misure Straordinarie e urgenti in materia Ambientale Decreto Legge n.2 del 25/01/2012 Regolamento relativo alla determinazione e disciplina delle attività di recupero dei prodotti e beni di amianto e contenenti amianto. Definizione dei criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica, in sostituzione di quelli contenuti nel decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 3 agosto Disciplina delle attività di gestione dei rifiuti ed approvazione del relativo Piano. Decreto Ministeriale n 248 del 29/07/2004 e ss.mm.ii. Decreto Ministeriale del 27/09/2010 Legge Regionale n 6 del 02/02/2001 7

8 Assestamento del Bilancio di Previsione per l Esercizio Finanziario 2011 e del Bilancio Pluriennale per il triennio Emanazione di linee guida per l'individuazione e l'utilizzazione delle migliori tecniche disponibili, per le attività elencate nell'allegato I del decreto legislativo 4 agosto 1999, n Legge Regionale n 17 del 04/08/2011 Decreto Ministeriale del 31/01/2005 Emissioni in atmosfera D.Lgs. n 152 del 03/04/2006 D.Lgs. n 284 del 08/11/2006 Testo Unico in Materia Ambientale e ss.mm.ii. D.Lgs. n 4 del 16/01/2008 D.Lgs. n 128 del 29/06/2010 D.Lgs. n 205 del 03/12/2010 Norme per la tutela contro l'inquinamento atmosferico ed acustico e ss.mm.ii. Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa. Disposizioni in materia di emissioni in atmosfera poco significative e di attività a ridotto inquinamento atmosferico e ss.mm.ii. Legge Regionale n 23 del 04/11/1986 Legge Regionale n 8 del 27/04/2004 D.Lgs. Governo n 155 del 13/08/2010 Legge Regionale n 25 del 24/12/1992 Legge Regionale 26 marzo 1996, n. 15 Suolo e Sottosuolo D.Lgs. n 152 del 03/04/2006 D.Lgs. n 284 del 08/11/2006 Testo Unico in Materia Ambientale e ss.mm.ii. D.Lgs. n 4 del 16/01/2008 D.Lgs. n 128 del 29/06/2010 D.Lgs. n 205 del 03/12/2010 Decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del Territorio e del Mare 10 agosto 2012, n. 161 Regolamento recante la disciplina e l'utilizzazione delle terre e rocce da scavo D.M. n. 161/2012 Rumore Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi D.P.C.M. 1 marzo 1991 Legge Quadro sull inquinamento Acustico Legge n. 447 del 26 ottobre 1995 Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore D.P.C.M. del 14 novembre 1997 Norme di rilevamento e di misurazione dell inquinamento acustico D.M. 16 marzo 1998 Interpretazione in materia di inquinamento acustico: criterio differenziale e applicabilità dei valori limite differenziali Circolare Ministeriale del 6 settembre Pianificazione territoriale e urbanistica Nella presente sezione del documento viene definita la collocazione nel territorio dell opera, in riferimento agli strumenti urbanistici e territoriali vigenti, al fine di delineare l inquadramento normativo e programmatico dell area in cui il progetto è ubicato. A tal fine sono stati esaminati i 8

9 seguenti strumenti di pianificazione: piano territoriale paesistico della Basilicata; gli strumenti urbanistici comunali; strumenti urbanistici regionali e studi di micro zonizzazione sismica; il piano di bacino ed il piano stralcio per l assetto idrogeologico; piano di gestione dei rifiuti; strumenti di pianificazione paesaggistica ed ambientale Piano territoriale paesistico della Basilicata La Regione Basilicata è dotata di n 6 Piani Territoriali Paesaggistici di Area Vasta istituiti con L.R. n 3/1990. L area dell intervento in progetto non interessa alcuna di tali aree. Il Piano Territoriale Paesaggistico di Area Vasta più prossimo alle aree di intervento è quello del Vulture, la piattaforma è comunque completamente al di fuori dalla perimetrazione del Piano. Oltre agli strumenti sopra elencati la Regione Basilicata con la Legge Regionale n 23 dell 11/08/1999 ha demandato alle Province la redazione del Piano Urbanistico Territoriale, non risulta tuttavia che al momento lo strumento sia stato adottato. SITO Territorio interessato dai Piani Paesistici 9

10 1.2.2 Strumento Urbanistico Comunale Il Regolamento Urbanistico è l'atto di governo attraverso il quale viene disciplinata l'attività urbanistica ed edilizia del territorio di un Comune e costituisce lo strumento che consente di rendere operative le linee di indirizzo e le scelte progettuali previste. E' lo strumento dove si decide in modo puntuale quali saranno i processi di trasformazione del territorio da arrestare, o viceversa da sostenere e potenziare, quali aree o manufatti da sottoporre a tutela e quali da completare o trasformare. Il Comune di Melfi, quale disciplina urbanistica territoriale, individua le aree oggetto dell intervento come Area Agricola. La L.R. Basilicata n. 9/2011 Disposizioni urgenti in materia di microzonizzazione sismica ha definito in particolare il comune di Melfi appartenente alla classe 2B della zonizzazione sismica della Regione Piano di bacino e Piano stralcio per l assetto idrogeologico La definizione di Piano di Bacino, è contenuta nella L. 183/89, esso è un piano territoriale di settore che individua, nel bacino idrografico, l ambito fisico di riferimento per gli interventi di pianificazione e gestione territoriale. Il PdB ha come obiettivo, attraverso la conoscenza, la pianificazione e la programmazione di interventi e di regole gestionali del territorio e delle risorse ambientali, la difesa e la valorizzazione di suolo e sottosuolo, nonché la difesa della qualità delle acque superficiali e sotterranee, al fine di garantire uno sviluppo delle attività umane, tale da assicurare la tutela della salute e l incolumità delle persone. Il Piano ha una duplice valenza, conoscitiva e di pianificazione-programmatica. Come strumento di natura conoscitiva esso rappresenta e delinea un quadro di informazioni, opportunamente raccolte ed organizzate, in continuo ampliamento ed approfondimento, da cui emergono le criticità ambientali, lo stato qualitativo e quantitativo delle risorse, le situazioni di emergenza territoriale e settoriale ed i problemi legati alla componente antropica. Per la realizzazione di questo quadro conoscitivo ci si avvale anche dell acquisizione, integrazione e/o creazione di strutture finalizzate alla raccolta ed alla gestione delle conoscenze (sistemi di monitoraggio, sistemi informativi, strutture di controllo e loro gestione). La funzione conoscitiva del piano riguarda, infine, la delineazione del quadro mutevole dei bisogni 10

11 e dei problemi del bacino e l elaborazione delle linee strategiche di intervento. Tale caratteristica attribuisce al piano la valenza di strumento programmatico, cui compete l elaborazione di programmi di intervento a termine, basati sulla priorità, sulle risorse disponibili, sulla capacità operativa delle strutture preposte agli interventi e sullo stato delle conoscenze acquisite in precedenza. Il Piano Stralcio di Bacino per l Assetto Idrogeologico è, così come inteso dal D.P.C.M. 29/9/98, lo strumento pianificatore all interno del quale sono contenute le seguenti informazioni essenziali: la perimetrazione degli eventi franosi (carta inventario) o delle aree alluvionate storicamente; gli elementi, manufatti ed infrastrutture che determinano le condizioni di rischio; la perimetrazione delle aree soggette a rischio idrogeologico; la classificazione delle aree soggette a rischio idrogeologico; le misure di salvaguardia; la rappresentazione spaziale di tutte le caratteristiche e gli elementi di conoscenza multidisciplinare del bacino idrografico; le priorità degli interventi per attuare l eliminazione o la mitigazione delle situazioni a rischio; le modalità di controllo e monitoraggio finalizzate alla prevenzione degli eventi potenzialmente dannosi; le modalità di diffusione e accesso alle informazioni da parte degli enti competenti in materia. La prima stesura del PAI risale al 2001, nel periodo è stato aggiornato 14 volte in funzione dello stato di realizzazione delle opere programmate e del variare della situazione morfologica ed ambientale dei luoghi ed in funzione degli studi conoscitivi intrapresi, secondo quanto previsto dall'articolo 25 delle norme di attuazione del piano stesso. Il 18 novembre 2011 il Comitato Istituzionale dell AdB ha deliberato l adozione del secondo aggiornamento 2011 del PAI in cui si evidenzia che Melfi non è un comune interessato da rischio idrogeologico. La proprietà della Vulture Ambiente srl si estende a partire dalla strada vicinale Leonessa fino al fosso denominato Vallone di Solorso che sfocia nell Ofanto. Sulla stessa è esistente un fabbricato rurale da adeguare per ospitare gli uffici ed un piccolo deposito a servizio della piattaforma. Il sito rientra pienamente nei requisiti di conformità previsti dall allegato I al D. Lgs. 36/2003 concernenti lo smaltimento dei rifiuti, infatti: a) è ubicato a distanza di sicurezza dai centri abitati, il comune di Melfi dista circa 8 Km; b) è a distanza di sicurezza dalle fonti di approvvigionamento di acque destinate ad uso potabile. Il 11

12 sito prescelto risulta a circa 4 Km dal limite del Bacino Idrominerario del Vulture come individuato dalla Carta di Vulnerabilità del Monte Vulture. Dalla verifica della conformità alle Norme di Attuazione del Piano di Bacino Stralcio Assetto Idrogeologico (PAI) dell Autorità di Bacino della Puglia, risulta che le opere da realizzare anche se individuate alla lett. e) comma 3 art. 6, risultano rispondenti ai criteri di cui al comma 8 dell art. 6 stesso e cioè: Quando il reticolo idrografico e l alveo in modellamento attivo e le aree golenali non sono arealmente individuate nella cartografia in allegato e le condizioni morfologiche non ne consentano la loro individuazione, le norme si applicano alla porzione di terreno a distanza planimetrica, sia in destra che in sinistra, dall asse del corso d acqua, non inferiore a 75 m.. L intera piattaforma è esterna alla fascia di rispetto come definita dal PAI dell Autorità di Bacino della Puglia di 75 m, come evidenziato nell immagine seguente Piano di gestione dei rifiuti Con legge regionale n.6/2001 la Regione Basilicata, in attuazione del Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 e successive modifiche ed integrazioni, disciplina le attività di gestione dei rifiuti e detta norme in materia di messa in sicurezza e bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati sul territorio regionale sostenendo, anche con risorse finanziarie tutte le iniziative volte alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti mediante lo sviluppo di tecnologie pulite, promuovendo a tal fine accordi e contratti di programma ed il ricorso a sistemi di eco-audit, analisi del ciclo di vita dei prodotti nonché lo sviluppo del sistema di marchio ecologico. 12

13 Si individuano le funzioni ed i compiti amministrativi per i quali è necessario l'esercizio unitario sul territorio e se ne regola lo svolgimento. Si favorisce la più ampia partecipazione dei cittadini, singoli ed associati, alla formazione dei Piani previsti dalla presente legge ed al controllo della gestione dei rifiuti; promuove e sostiene, anche in collaborazione con gli enti locali, gli enti di ricerca, le Università degli Studi, le istituzioni scolastiche, le organizzazioni sindacali, le associazioni ambientalistiche e quelle di volontariato e dei consumatori, campagne di sensibilizzazione ed educazione nonché la formazione professionale in materia ambientale. Vengono definiti i principi secondo cui:! prevenire e ridurre la produzione e la pericolosità dei rifiuti;! favorire la raccolta differenziata, la selezione e la valorizzazione delle frazioni di rifiuti urbani raccolte separatamente;! promuovere il recupero anche energetico dei rifiuti, al fine di ridurre lo smaltimento finale degli stessi;! assicurare la gestione unitaria dei rifiuti urbani in ambiti territoriali ottimali, superando la frammentazione delle gestioni secondo criteri di efficacia, efficienza ed economicità;! realizzare l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani attraverso una rete integrata di impianti di recupero e di smaltimento;! favorire lo smaltimento dei rifiuti negli impianti più vicini al luogo di produzione, al fine di ridurre la movimentazione degli stessi, tenuto conto delle esigenze di carattere geografico o della necessità di smaltimento in impianti specializzati;! tenere conto della pianificazione territoriale salvaguardando i valori naturali e paesaggistici;! garantire il rispetto delle esigenze igienico sanitarie al fine di tutelare la salute della collettività, evitando possibili fonti di inquinamento dell'ambiente, mediante l'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili a costi non eccessivi;! ridurre progressivamente le discariche come sistema ordinario di smaltimento. Per la realizzazione di impianti per lo smaltimento dei rifiuti riutilizzabili, definiti tali da norme statali, si applica la fase di verifica della documentazione di cui alla Legge Regionale, n.47 del 1998 e ss.mm.ii sulla "Disciplina della valutazione di impatto ambientale e norme per la tutela dell'ambiente". L'Ufficio regionale competente valuta se il progetto richieda la preventiva valutazione di impatto ambientale e, in caso negativo, detta le eventuali prescrizioni. Nella L.R. 6/2001 e ss.mm.ii. vengono definite (art.23 bis L.R. 6/2001) le competenze per la approvazione dei progetti ed autorizzazioni degli impianti di smaltimento e recupero, sia per gli impianti di nuova costruzioni che per le modifiche degli impianti esistenti. La Provincia di Potenza in attuazione della L.R. 6/2001, ha approvato il Piano Provinciale per i rifiuti urbani. La stessa L.R. 6/2001 definiva il territorio della Provincia quale A.T.O, attribuendo alla Provincia, quindi agli A.T.O. la programmazione ed organizzazione a livello provinciale delle operazioni di smaltimento. Alla data odierna la Regione Basilicata ha attivato 13

14 le procedure per la costituzione di un A.T.O. unico a livello regionale a cui demandare tutte le funzioni previste dalla legge 6/2001 citata. Si riporta, estratta dal Piano dei rifiuti Speciali, la tabella riepilogativa sui fabbisogni impiantistici della Provincia di Potenza. La nuova discarica sarà ubicata nelle vicinanze dell area industriale di Melfi, e per la stessa area industriale sarà una importante infrastruttura in grado di consentire il conferimento in discarica solo di rifiuti con un elevato grado di stabilizzazione senza peraltro che la stessa stabilizzazione debba avvenire in altro luogo diverso dalla stessa discarica. Obiettivo questo pienamente condiviso dal Legislatore che ha ritenuto il territorio di Melfi strategico per il trattamento di rifiuti speciali. La piattaforma sarà ubicata in un sito che risponde completamente ai criteri normativi circa le caratteristiche dei terreni su cui posizionare gli impianti di trattamento dei rifiuti. 14

15 1.2.5 Strumenti di pianificazione paesaggistica ed ambientale I principali strumenti legislativi di riferimento in materia di tutela paesaggistica e ambientale sono:! Decreto Legislativo N. 42 del 22 Gennaio 2004 Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, ai sensi dell Articolo 10 della Legge 6 Luglio 2002, N. 137,! Decreto Ministeriale 6 Dicembre 1991, No. 394, Legge Quadro sulle Aree Naturali Protette ;! Direttiva Comunitaria 92/43/CEE del 21 Maggio 1992 (Direttiva Habitat ), recepita in Italia con Decreto del Presidente della Repubblica 8 Settembre 1997, No. 357, Regolamento Recante Attuazione della Direttiva 92/43/CEE relativa alla Conservazione degli Habitat Naturali e Seminaturali, nonché della Flora e della Fauna Selvatiche. Il D.Lgs. 42/2004 ha recentemente abrogato il D.Lgs. del 29 Ottobre 1999 No. 490 Testo Unico delle Disposizioni Legislative in materia di Beni Culturali e Ambientali, a norma dell Articolo 1 della Legge 8 Ottobre 1999, No. 352 che già rappresentava il punto di confluenza delle principali leggi relative alla tutela del paesaggio, del patrimonio storico ed artistico:! la Legge 1 Giugno 1939, No. 1089;! la Legge 29 Giugno 1939, No. 1497;! la Legge 8 Agosto 1985, No Il Decreto Legislativo N. 42 del 22 Gennaio 2004 costituisce il codice unico dei beni culturali e del paesaggio e recepisce la Convenzione Europea del Paesaggio per la definizione di paesaggio e per alcuni dei principi inspiratori dell attività di tutela; disciplina le attività concernenti la conservazione, la fruizione e la valorizzazione del patrimonio culturale ed in particolare fissa le regole per:! Tutela, Fruizione e Valorizzazione dei Beni Culturali (Parte Seconda, Titoli I, II e III, Articoli da 10 a 130);! Tutela e Valorizzazione dei beni paesaggistici (Parte Terza, Articoli da 131 a 159). In relazione alla tutela e valorizzazione dei beni paesaggistici, che più direttamente interagisce con l attività in progetto, il Decreto, in base a quanto disposto dall Articolo 136, sottopone a tutela i seguenti beni (ex Legge 1497/39):! le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica;! le ville, i giardini e i parchi, non tutelati a norma delle disposizioni della Parte Seconda (beni culturali), che si distinguono per la loro non comune bellezza;! i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale;! le bellezze panoramiche considerate come quadri e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze. 15

16 In virtù del loro interesse paesaggistico sono comunque sottoposti a tutela dall Articolo 142 del D.Lgs 42/04 (ex Legge 431/85):! i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare;! i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi;! i fiumi, i torrenti ed i corsi d acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con Regio Decreto 11 Dicembre 1933, No. 1,775, e le relative sponde o piede degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna;! le montagne per la parte eccedente 1,600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1,200 metri sul livello del mare per la catena appenninica e per le isole;! i ghiacciai e i circhi glaciali;! i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi;! i territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento;! le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici;! le zone umide incluse nell elenco previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 13 Marzo 1976, No. 448;! i vulcani ;! le zone di interesse archeologico. Il Decreto Ministeriale 394/91 classifica le aree naturali protette e ne istituisce l'elenco ufficiale, nel quale vengono iscritte tutte le aree che rispondono ai criteri stabiliti, a suo tempo, dal Comitato nazionale per le aree protette. Attualmente il sistema delle aree naturali protette è classificato come segue:! Parchi Nazionali, costituiti da aree terrestri, fluviali, lacustri o marine che contengono uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi antropici, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche, di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi tali da richiedere l'intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future;! Parchi Naturali Regionali e Interregionali, costituiti da aree terrestri, fluviali, lacustri ed eventualmente da tratti di mare prospicienti la costa, di valore naturalistico e ambientale, che costituiscono, nell'ambito di una o più regioni limitrofe, un sistema omogeneo, individuato dagli assetti naturalistici dei luoghi, dai valori paesaggistici e artistici e dalle tradizioni culturali delle popolazioni locali; 16

17 ! Riserve Naturali, costituite da aree terrestri, fluviali, lacustri o marine che contengono una o più specie naturalisticamente rilevanti della flora e della fauna, ovvero presentino uno o più ecosistemi importanti per la diversità biologica o per la conservazione delle risorse genetiche. Le riserve naturali possono essere statali o regionali in base alla rilevanza degli elementi naturalistici in esse rappresentati;! Zone Umide di Interesse Internazionale, costituite da aree acquitrinose, paludi, torbiere oppure zone naturali o artificiali d'acqua, permanenti o transitorie comprese zone di acqua marina la cui profondità, quando c'è bassa marea, non superi i sei metri che, per le loro caratteristiche, possono essere considerate di importanza internazionale ai sensi della convenzione di Ramsar;! Altre Aree Naturali Protette, aree (oasi delle associazioni ambientaliste, parchi suburbani, ecc.) che non rientrano nelle precedenti classi. Si dividono in aree di gestione pubblica, istituite cioè con leggi regionali o provvedimenti equivalenti, e aree a gestione privata, istituite con provvedimenti formali pubblici o con atti contrattuali quali concessioni o forme equivalenti;! Zone di Protezione Speciale (ZPS), designate ai sensi della Direttiva 79/409/CEE (Conservazione degli Uccelli Selvatici) costituite da territori idonei per estensione e/o localizzazione geografica alla conservazione delle specie di uccelli di cui all'allegato I della direttiva citata, concernente la conservazione degli uccelli selvatici;! Zone Speciali di Conservazione (ZSC), Siti di Importanza Comunitaria (SIC); designate ai sensi della Direttiva 92/43/CEE (Direttiva Habitat), costituite da aree naturali, geograficamente definite e con superficie delimitata, che:! contengono zone terrestri o acquatiche che si distinguono grazie alle loro caratteristiche geografiche, abiotiche e biotiche, naturali o seminaturali (habitat naturali) e che contribuiscono in modo significativo a conservare, o ripristinare, un tipo di habitat naturale o una specie della flora e della fauna selvatiche di cui all'allegato I e II della Direttiva 92/43/CEE,! sono designate dallo Stato mediante un atto regolamentare, amministrativo e/o contrattuale e nelle quali sono applicate le misure di conservazione necessarie al mantenimento o al ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e/o delle popolazioni delle specie per cui l'area naturale è designata.! Aree di Reperimento Terrestri e Marine indicate dalle Leggi 394/91 e 979/82, che costituiscono aree la cui conservazione attraverso l'istituzione di aree protette è considerata prioritaria. 17

18 SITO Carta dei SIC e delle ZPS Il sito in esame non è contenuto in nessuna area protetta cosi come si può evincere dalla cartina sopra esposta. 1.3 Individuazione dei vincoli e provvedimenti di tutela presenti nell area Nella seguente tabella si riporta l analisi sui vincoli che possono interessare l area in esame raffrontati con quanto previsto dal Piano Provinciale per i Rifiuti Urbani della Provincia di Potenza. Inoltre il sito: - Non ricade in un area a rischio sismico classificata come Zona 1 (Legge Regione Basilicata del 7 giugno 2011 n. 9); - non è inclusa tra le zone di produzione agricoli o alimentari DOP, IGP, ecc.; - non sono presenti scuole, ospedali e altre strutture sensibili nell ambito di 1,5 km; - esiste una viabilità di servizio; - è prossimo alle zone di produzione dei rifiuti; - non ricade all interno di nessuna area protetta 18

19 Tipologia di Vincolo Riferimento Normativo Previsione del Piano provinciale per i rifiuti urbani Sito VULTURE AMBIENTE srl Aree soggette a vincolo idrogeologico Art.65 comma 3 lett.n D.Lgs 152/06 Divieto Esclusa Zona di rispetto Art.94 comma 1 lett.n D.Lgs 152/06 Divieto Esclusa Aree sottoposte a vincolo paesaggistico Aree naturali protette sottoposte a misure di salvaguardia Area appartenente alla rete natura 2000, SIC, ZPS Aree esondabili e alluvionabili comprese nelle fasce A e B individuate nei piani di assetto idrogeologico Art. 146 D.Lgs. 490/99 Divieto Esclusa Art.8 L.394/91 Divieto Esclusa Art.2 e 3 DPR 357/91 Divieto Esclusa L. 183/89 Divieto Esclusa Servitù militari Divieto Esclusa Bacini minerari Divieto Esclusa Sono rispettate le distanze minime dalla infrastrutture principali, in particolare: Autostrade Strade di grande comunicazione Strade di media comunicazione Strade di interesse locale Ferrovia Aeroporto > 60 metri > 40 metri > 30 metri > 10 metri > 30 metri > 300 metri Infine, non esistono vincoli urbanistici, il sito è situato in una zona esterna rispetto alla carta della vulnerabilità del Monte Vulture. 19

20 2. QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE Il Quadro di Riferimento Progettuale descrive il progetto, e le soluzioni tecniche e fisiche adottate, con riferimento all inquadramento nel territorio nel duplice senso di sito d impianto e di area vasta. Per una chiara e più comprensibile descrizione dello progetto, si preferisce suddividere la piattaforma in due settori: 1. Impianto di Trattamento chimico-fisico; 2. Impianto di Smaltimento. L impianto di C.da Leonessa sarà una piattaforma complessa per la gestione dei rifiuti, composta da: un impianto di inertizzazione, stabilizzazione e trattamento rifiuti e da una discarica per rifiuti non pericolosi. Completerà l impianto una zona dedicata agli uffici, alla pesa ed i locali tecnologici. L intera piattaforma, sarà ubicata ad una quota di circa 300 mt s.l.m., ed occuperà una superficie complessiva di mq comprensiva delle aree di pertinenza ed ha una forma di un rettangolo irregolare. Il sito rientra pienamente nei requisiti di conformità previsti dall allegato I al D.Lgs. 36/2003 concernenti lo smaltimento dei rifiuti, infatti: c) è ubicato a distanza di sicurezza dai centri abitati, il comune di Melfi dista circa 8,00 Km; d) è a distanza di sicurezza dalle fonti di approvvigionamento di acque destinate ad uso potabile. 2.1 Impianto di Trattamento chimico-fisico L opportunità di realizzare un impianto di trattamento chimico-fisico è quella di rendere i rifiuti conformi ai criteri di ammissibilità in discarica dettati dal D.M. 27/09/2010. Il tipo di tecnologia più adatta per la realizzazione del trattamento chimico-fisico è la stabilizzazione/solidificazione da effettuare mediante idonea additivazione del rifiuto con inertizzati chimici opportuni; pertanto è necessario avere una conoscenza completa ed esatta della composizione del rifiuto. Il rifiuto in funzione della sua origine e della sua destinazione finale può essere avviato mediante l ausilio di questo impianto a smaltimento finale. L attività sono configurabili ai sensi del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. come: 20

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