MENSILE DELLA CARITAS ITALIANA - ORGANISMO PASTORALE DELLA CEI - ANNO XXXIX - NUMERO 7 -

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1 MENSILE DELLA CARITAS ITALIANA - ORGANISMO PASTORALE DELLA CEI - ANNO XXXIX - NUMERO 7 - settembre 2006 POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1 COMMA 2 DCB - ROMA Italia Caritas VEDO, COMPRO, PAGO A RATE. E MI IMPOVERISCO IL CREDITO CHE CONSUMA IMMIGRAZIONE CAMBIAMENTI IN ITALIA, TRAPPOLE IN EUROPA LIBANO UN PAESE IN GINOCCHIO E LA PACE DA RICOSTRUIRE PAKISTAN TERREMOTO, UN ANNO DOPO: INTERESSI DIETRO GLI AIUTI

2 sommario ANNO XXXIX NUMERO 7 IN COPERTINA Una carta di credito revolving utilizzata in un centro commerciale: il credito al consumo si diffonde anche in Italia, ma i rischi sociali non sono da sottovalutare foto Lapresse editoriale di Vittorio Nozza LA PACE MOSTRA IL MONDO COME APPARE AGLI OCCHI DI DIO 3 parola e parole di Giovanni Nicolini L INVASIONE DELLA STORIA CHE CI PROCURA LA SALVEZZA 4 verso verona di Franco Giulio Brambilla SPERANZA, SORELLA MINORE CHE GUIDA IL NOSTRO SERVIZIO 5 nazionale MI INDEBITO, CONSUMO E POI MI SCOPRO POVERO 8 di Pietro Gava database di Walter Nanni 14 UNA VITA DA MARGINALE, CON O SENZA LAVORO 15 di Nunzia De Capite e Luigi Pietroluongo dall altro mondo di Antonio Ricci 18 TRAPPOLE DI POVERTÀ, L EUROPA CHE RESPINGE 19 di Oliviero Forti foto di Elena Marioni GOVERNO DELL IMMIGRAZIONE, CONSIGLI PER VOLTARE PAGINA 22 di Giancarlo Perego contrappunto di Domenico Rosati 24 appello per il libano UNA PACE DA RICOSTRUIRE 25 progetti AIUTO A MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA 26 internazionale PAKISTAN: LA SCOSSA, LE FERITE E L INTERESSE DI CHI AIUTA 26 di Mario Ragazzi foto di Alberto Minoia casa comune di Gianni Borsa 34 guerre alla finestra di Diego Cipriani 35 GUINEA, FUTURO IN BILICO TRA SVOLTE E VIOLENZE 36 di Stefano Verdecchia LA PIGRIZIA APPARENTE DELLE AFFUMICATRICI DI KAPORO 37 di Paola Budini contrappunto di Alberto Bobbio 39 agenda territori 40 villaggio globale 44 Italia Caritas Mensile della Caritas Italiana Organismo Pastorale della Cei viale F. Baldelli, Roma direttore Don Vittorio Nozza direttore responsabile Ferruccio Ferrante coordinatore di redazione Paolo Brivio in redazione Danilo Angelelli, Paolo Beccegato, Renato Marinaro, Francesco Marsico, Francesco Meloni, Giancarlo Perego, Domenico Rosati progetto grafico e impaginazione Francesco Camagna Simona Corvaia stampa Omnimedia via Lucrezia Romana, Ciampino (Rm) Tel Fax sede legale viale F. Baldelli, Roma tel (centralino) (redazione) offerte Paola Bandini tel inserimenti e modifiche nominativi richiesta copie arretrate Marina Olimpieri tel spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 2 DCB - Roma Autorizzazione numero dell 8/2/1969 Tribunale di Roma Chiuso in redazione il 25/8/2006 AVVISO AI LETTORI Per ricevere Italia Caritas per un anno occorre versare un contributo alle spese di realizzazione di almeno 15 euro: causale contributo Italia Caritas. La Caritas Italiana, su autorizzazione della Cei, può trattenere fino al 5% sulle offerte per coprire i costi di organizzazione, funzionamento e sensibilizzazione. Le offerte vanno inoltrate a Caritas Italiana tramite: Versamento su c/c postale n Bonifico una tantum o permanente a: - Banca Popolare Etica, piazzetta Forzaté 2, Padova Cin: S - Abi: Cab: conto corrente Iban: IT23 S Bic: CCRTIT2T84A - Banca Intesa, piazzale Gregorio VII, Roma Cin: D - Abi: Cab: conto corrente Iban: IT20 D Bic: BCITITMM700 Donazione con Cartasì e Diners, telefonando a Caritas Italiana Cartasì anche on line, sul sito (Come contribuire) 5 PER MILLE Per destinarlo a Caritas Italiana, firmare il primo dei quattro riquadri sulla dichiarazione dei redditi e indicare il codice fiscale editoriale LA PACE MOSTRA IL MONDO COME APPARE AGLI OCCHI DI DIO La pace non si acquista con le sole proprie forze. È dono di Dio, e va invocata. Pregare per la pace vuol dire entrare nel profondo del proprio cuore, convertendo lo sguardo per vedere il mondo con gli occhi di Dio. Vedere Libano, Palestina, Israele, Afghanistan, Iraq, Somalia, Sudan, Pakistan, Sri Lanka con gli occhi di Dio. La vita del mondo affermava con disarmante semplicità Aristide, uno dei primi apologeti cristiani dipende dalla preghiera dei cristiani. E don Divo Barsotti, dal suo eremo toscano, ammoniva: Credete che il destino del mondo dipenda dai capi di stato? Niente affatto! Dipende dalla preghiera dei semplici e dei piccoli. Però la pace, dono di Dio, cade anche sotto la responsabilità di ogni uomo: Se c è uno che soffre, io ho un dovere preciso ragionava Giorgio La Pira : intervenire in tutti i modi, con tutti gli accorgimenti che l amore suggerisce e che la legge fornisce, perché quella sofferenza sia o diminuita o lenita. La pace impegna a superare, nell oggi, l abitudine di uccidere, cioè di non rispettare la vita. La guerra, in tutte le sue espressioni, rivela il massimo di devastazione umana. A essa il cristiano oppone l impegno assiduo della ricerca di un dialogo ostinato, anche con e tra quanti sono, o sono ritenuti, nemici. A 43 anni dalla Pacem in terris di Giovanni XXIII, è utile rivisitare la distinzione tra errore ed errante per condannare il primo e riconoscere tuttavia, nel secondo, i tratti di una comune umanità, cui fare appello per impedire l esplosione dei conflitti e perseguire la pace in ogni ambito. Quella pace che è un bene universale, che vive se reggono i pilastri su cui poggia: Un ordine fondato sulla verità, costruito secondo giustizia, vivificato e integrato dalla carità e posto in atto nella libertà (Pacem in terris, 89). Non la si acquista con le nostre sole forze. Va invocata nella preghiera. La pace è dono di Dio. Che rende capace l uomo di superare l abitudine a uccidere, a confondere l errante con l errore, a rimuovere i poveri di Vittorio Nozza Un opzione tra le altre La pace chiede di aprire gli occhi anche sui territori del mondo dove perdura l abitudine di dimenticare o negare i poveri. La civiltà della ricchezza non sopporta una convivenza sgradevole. Al massimo si concede qualche parentesi benefica, con la povertà incastonata in una cornice di spettacolo. Di fronte a questa negazione dei poveri, il compito del cristiano o dell uomo e della donna di buona volontà ha una duplice valenza: ricorda che i poveri esistono e che la loro condizione interpella la coscienza di tutte le persone oneste; si impegna affinché i diritti dei poveri che sono i diritti di ogni persona umana siano affermati in ogni dimensione. La pace è anche frutto della cura del grande e profondo desiderio di pace presente in ogni uomo, il quale chiede una costante azione di educazione alla pace, premessa per iniziative finalizzate non solo a scongiurare la fase armata di un conflitto, ma anche a prevenirne cause e pretesti. Non si dovrebbe mai smettere di parlare di disarmo, di tenere aperta la finestra sul dialogo tra le culture, di incoraggiare le cose buone che pure si realizzano: educare alla pace significa recuperare il ruolo della politica come arte della pace. Impresa oggi più difficile, perché il ricorso alle armi torna a essere un opzione tra le altre, senza remore morali o, come si dice, moralistiche. E la stessa cultura si fa valere nei rapporti sociali, dove reclama spazio la legge del più forte. Ma è la cultura più ostile alle beatitudini. Pochi come i cristiani hanno risorse per svolgere un autentica catechesi di pace, che renda centrale questo aspetto vitale dell annuncio e della testimonianza, per un volto sempre più missionario delle nostre comunità parrocchiali. Non farlo, è una fuga dalle proprie responsabilità. ITALIA CARITAS SETTEMBRE

3 parola e parole di Giovanni Nicolini L INVASIONE DELLA STORIA CHE CI PROCURA LA SALVEZZA Io sono il pane vivo, disceso dal cielo (Giovanni 6, 51) Per tutto il mese d agosto i testi evangelici della domenica ci hanno accompagnato con il grande insegnamento di Gesù sul Pane della Vita. Pane che forse sarebbe scorciatoia eccessiva vedere esclusivamente nel Pane della Messa. Pane della Vita che invece è Lui stesso, Gesù. Proprio Gesù nel Pane dell Eucaristia si dona e si spezza per noi nella maniera più potente e più feconda. «Io sono il Pane disceso dal cielo», afferma. Ma l accoglienza non è positiva: cerchiamo di capire perchè l affermazione risulti insopportabile e provochi la mormorazione che ha sempre intristito il cammino del popolo di Dio. E che anche oggi può riprodursi tra noi, discepoli di Gesù. Il problema è la sproporzione. Lo scandalo di una pretesa assurda: l essere questo personaggio, Gesù di Nazareth, l unica vera speranza di vita per ogni interrogativo e ogni dramma della storia. «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre...». L umile ordinarietà della sua persona e della sua vicenda come può pensare di porsi davanti alle grandi tragedie e alle grandi speranze della storia, come unica vera luce e unica potenza veramente efficace? L obiezione è una sfida, una provocazione radicale. Che subito esige una domanda stringente sulla nostra fede. Siamo posti di fronte a un alternativa fondamentale: lo spazio di presenza di questo Gesù è quello proprio delle religioni, che si presentano sempre come un alternativa rispetto alle ferite della storia, e quindi come l ipotesi di una fuga da questa povera storia per un paradiso tutto luminoso e tutto in pace, oppure è questa stessa storia che geme verso di Lui e che Egli ama fino a morire per la salvezza di tutti? L immobile giudice? Il Dio che ha salvato i padri ebrei dalla schiavitù dell Egit- Gesù si presenta come Pane di vita. Una sproporzione scandalosa: come può un solo, umile uomo farsi carico dell intera vicenda umana? Domanda cruciale. Che ci fa riflettere sullo spazio in cui releghiamo il Padre to e che nel Figlio di Dio vuole liberare tutta l umanità da ogni male e infine dalla Morte, pretende di essere l unica vera via di salvezza per la storia dell intera umanità. Per questo, non lo si può tenere isolato e prigioniero dietro la cortina dell incenso. Certo, non si può pensare di definire la fede cristiana come l atteggiamento devoto che merita un premio al di là della storia. La fede di Gesù Cristo è prima di tutto l invasione del mondo e della storia da parte di questo Dio potente e prepotente. Il senso della storia non è una sottomissione alla legge, premiata da un paradiso per i bravi. L azione di Dio si compie nell orizzonte della storia, che viene da Lui liberata e indirizzata in un cammino nuovo di pace. Il Dio d Israele, il Padre di Cristo, non è l immobile giudice finale di ciascuno, ma è per ciascuno, e per tutta l umanità, il Salvatore. Mio padre, uomo di grande fede e di grande intelligenza, era ironicamente e scherzosamente severo" nei confronti del paradiso. Mi diceva: «Ho paura di stufarmi!». E amava appassionatamente la bellezza del mondo e della storia, visitati dalla luce celestiale del Vangelo di Gesù. Uno dei grandi problemi della comunità ecclesiale oggi è quello della laicità, cioè della capacità e della volontà dei cristiani di portare nel travaglio quotidiano della storia piccola e grande, di ciascuno e di tutti, la luce potente e buona del Vangelo. Nel Signore del Vangelo è celato, e svelato, il riscatto di ogni cuore e di ogni popolo. Accoglierlo nella concretezza del fenomeno umano è compito di ogni cristiano che desideri celebrare l evento della salvezza universale nel frammento della sua umana avventura. verso verona SPERANZA, SORELLA MINORE CHE GUIDA IL NOSTRO SERVIZIO programma del cristiano il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù è un cuore che vede. Questo cuore vede dove c è bisogno di amore e agisce in modo conse- «Il guente. Ovviamente alla spontaneità del singolo deve aggiungersi, quando l attività caritativa è assunta dalla Chiesa come iniziativa comunitaria, anche la programmazione, la previdenza, la collaborazione con altre istituzioni simili» (Deus caritas est, 31). La parole di papa Benedetto possono fare da esergo per comprendere in che modo la Caritas può essere presente al Convegno ecclesiale nazionale di Verona, in programma dal 16 al 20 ottobre. O, meglio, come questa dimensione essenziale della chiesa, che è il servizio al bisogno e l incontro con il bisognoso, appartiene al nostro essere testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo! La carità-servizio, se non vuole fermarsi a essere un gesto, peraltro prezioso, di solidarietà, deve saper suggerire alla coscienza (al cuore ) del credente e della comunità cristiana che essa è il segno reale di un attitudine più fondamentale, la carità-virtù, cioè il dono della comunione con Dio e della fraternità evangelica. Il credente e la chiesa non servono solo ai bisogni antichi e nuovi, non vengono incontro soltanto al bisognoso trattandolo come persona, ma propriamente cercano di liberarlo dal bisogno, facendone un fratello capace di legami di comunione. Se la carità libera dal bisogno, essa ci fa scoprire tutti debitori di un debito più grande, quello del dono della comunione con Dio e tra noi. Il cuore e la mano Per questo il programma di Gesù e dei suoi discepoli è un cuore che vede. Certo noi all inizio scorgiamo una mano che serve, ma essa rimanda a un cuore che vede. Non si dà carità senza riferimento alla fede (il cuore capace di affi- di Franco Giulio Brambilla teologo, membro del comitato preparatorio del Convegno ecclesiale nazionale La carità-servizio, per maturare in caritàcomunione, deve accompagnarsi alle altre virtù. Così potrà trasformare le relazioni umane.e agire in ogni ambito della vita ecclesiale.a cominciare dal Convegno di Verona darsi a Dio e agli altri) e alla speranza (lo sguardo che vede la promessa presente nel nostro agire). Anzi, le tre virtù sono come un sistema a vasi comunicanti, e solo intendendole così le si preserva dall impoverimento. La fede senza la carità diventa un atto fiduciale, incapace di costruire storia. La carità senza la fede può scadere in pragmatismo defatigante e in solidarismo. La speranza senza la carità e la fede diventa utopia progressista. Ma la fede e la carità hanno bisogno della speranza per vedere la promessa contenuta nel cuore che si consegna e nel gesto che opera. Per comprendere che c è sempre dell altro e dell oltre da scoprire e da vivere, al di là delle realizzazioni presenti. Fossero anche quelle che rendono la chiesa italiana giustamente apprezzata per la sua presenza nel vasto campo del volontariato e del servizio sociale. Avremmo bisogno dei poeti e dei santi per ricordarci tutto questo. Ce lo dice Charles Péguy in un passo indimenticabile: La piccola speranza avanza tra le sue due sorelle grandi e non si nota neanche... e non si fa attenzione, il popolo cristiano non fa attenzione che alle due sorelle grandi. Ciechi che sono che non vedono invece che è lei nel mezzo che si tira dietro le sue sorelle grandi. E che senza di lei loro non sarebbero nulla se non due donne già anziane. Due donne di una certa età. Sciupate dalla vita. È lei, quella piccina, che trascina tutto. 4 ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006 ITALIA CARITAS SETTEMBRE

4 verso verona Perché la Fede non vede che quello che è. E lei vede quello che sarà. La Carità non ama che quello che è. E lei, lei ama quello che sarà. Così noi abbiamo bisogno soprattutto del Risorto, per dirci che il gesto del buon samaritano che è Gesù si colloca tra le due monete d argento lasciate con il malcapitato e il sovrappiù che ci rifonderà al suo ritorno. Egli sembra assentarsi e lascia in cura all albergatore che siamo noi ogni uomo piagato e ferito, consegnandolo con quattro parole che non hanno bisogno neppure di essere tradotte: Abbi cura di lui!. La nostra cura sta dentro il dono prezioso del suo gesto di redenzione (le due monete) e l attesa del suo ritorno (il saldo che egli ci darà). La carità cammina tra la fede e la speranza, e solo così diventa la carità cristiana, che non ha il delirio di onnipotenza di cambiare tutte le cose e di rendere ogni cosa giusta nell aldiqua. Solo con questa speranza, e più ancora solo all interno della parola di Gesù risorto, che si sottrae per fare spazio alla nostra cura, il nostro servizio diventa veramente un gesto disinteressato e lungimirante. Cioè non mira solo a curare i bisogni, ma a trasformare le relazioni e le persone, perché non producano sempre da capo sofferenze e disagi. Il frutto più bello Per questo la carità cristiana è pure essa un luogo della speranza. E tutta quella enorme nube di volontari, di operatori, di persone semplici e di associazioni strutturate, che si dedicano a portare soccorso al volto del fratello soffrente, possono ben dirsi ed essere testimoni del Risorto, speranza del mondo!. Anzi, nessuno più di loro sa quanto esercizio del cristianesimo esige la carità cristiana, quanta dedizione che sa ascoltare le domande, assumere i linguaggi, interpretare i bisogni, rielaborare le attese, è richiesta a chi arrischia l avventurosa scommessa di essere un riflesso del buon samaritano. Essere testimoni del buon samaritano è possibile solo se egli è il Risorto che ci annuncia che la vita donata sino alla fine non è destinata al fallimento, ma è la vita stessa di Dio, è la forza dirompente della risurrezione, è l energia travolgente dello Spirito di Pasqua. Per questo la carità cristiana richiama al cuore e allo sguardo, cioè alla coscienza di sé e alla promessa intravista. Chi opera sapendo che lo fa per anticipare una promessa che non può essere esaurita mai del tutto in ciò che realizza, allora scopre anche che, mentre serve il fratello, ritrova pure la sua identità fraterna. Coscienza di sé e servizio al fratello si tengono per mano dentro lo sguardo che vede ciò che non è ancora presente. Così la carità il frutto più bello del Convegno di Palermo che si è installata in modo cordiale nella coscienza della chiesa, andrà con slancio a Verona a imparare ciò che ancora le manca. Non trova a Verona subito un luogo materiale che indichi lo spazio della carità (o della Caritas), ma tutti e cinque gli ambiti potranno diventare il terreno di sfida per dislocarsi sugli avamposti della carità. Gli operatori Caritas non dovranno cadere nella trappola di scegliere solo gli ambiti dove si tratta di carità e giustizia, ma potranno abitare tutti gli spazi creati a Verona per inventare un nuovo esercizio della carità. Così sentiranno la piccola mano della sorella speranza che li strattonerà ad andare dove non pensano e a guardare dove non vedono. Perché lei, la piccola speranza, vede quello che sarà! La carità cammina tra la fede e la speranza: così diventa carità cristiana, senza il delirio di onnipotenza di cambiare tutte le cose e renderle giuste nell aldiqua...linguaggi solidali Italia Caritas Il periodico è una finestra mensile sulle esperienze Caritas. E sui fenomeni che, in Italia e nel mondo, ci provocano alla solidarietà Per ricevere Occorre versare un contributo alle spese di realizzazione di almeno 15 euro, indicando la causale: Italia Caritas. Dalla data di ricevimento del contributo verrà inviata un annualità Novità ABBONAMENTI CUMULATIVI CON MONDO E MISSIONE E CON VALORI Leggete doppio, leggete solidale. IC insieme al mensile del Pime, oppure insieme al mensile della Fondazione Banca Etica: una rivista missionaria e una rivista di economia solidale, dinamiche e attente all'attualità italiana e internazionale Ciascuna offerta (dieci numeri annui) a 40 euro.per modalità abbonamenti,pagina 47 Newsletter Informa tutti gli offerenti Caritas sulle principali novità e propone progetti internazionali. Esce almeno due volte all anno Per ricevere Non bisogna fare nulla: viene inviata alle tante persone che sostengono l impegno Caritas. Contiene anche un bollettino postale per le offerte Il sito internet di Caritas Italiana presenta una veste grafica e una struttura interna pensate per facilitare l accesso e la navigazione Per accedere alle informazioni, gli utenti possono orientarsi tra finestre, rubriche e un comodo elenco di temi, in ordine alfabetico. L area riservata è accessibile alle Caritas diocesane Informacaritas È un quindicinale destinato alle Caritas diocesane. Offre informazioni tempestive su attività, progetti, appuntamenti, corsi e convegni Caritas Per consultare Informacaritas oggi ci si può servire del sito di Caritas Italiana: il periodico è scaricabile dall area riservata e può essere così diffuso tra gli operatori diocesani Italia Caritas Per offerte e per contribuire alle spese di realizzazione di Italia Caritas: versamento su c/c postale n bonifico una tantum o permanente a: - Banca Popolare Etica, piazzetta Forzaté 2, Padova Cin: S - Abi: Cab: conto corrente Iban: IT23 S Bic: CCRTIT2T84A - Banca Intesa, piazzale Gregorio VII, Roma Cin: D - Abi: Cab: conto corrente Iban: IT20 D Bic: BCITITMM700 donazione con Cartasì e Diners, telefonando a Caritas Italiana (orario d ufficio) Cartasì anche on line, sul sito (Come contribuire) Per informazioni Caritas Italiana viale F. Baldelli 41, Roma tel fax ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006 LEGGI LA SOLIDARIETÀ, SOSTIENI ITALIA CARITAS

5 nazionale povertà & famiglie MI INDEBITO, CONSUMO E POI MI SCOPRO POVERO Sono in forte diffusione, in Italia, strumenti e canali del credito al consumo. Il fenomeno contribuisce al rilancio economico. Ma genera anche effetti sociali negativi. Contribuendo all impoverimento di molte famiglie ILLUSIONI A CARO PREZZO Vetrine di lusso in un centro cittadino. Ma il credito al consumo riguarda sempre più spesso generi di prima necessità Sdi Pietro Gava embra un gioco. Che moltiplica agi e acquisti, voluttuari ma anche essenziali, senza che (quasi) il portafoglio se ne accorga. Ma spesso il gioco si rivela un azzardo: calcoli mal condotti, imprevisti che mandano all aria un piano di pagamento, tassi di interesse che si rivelano a lungo andare insostenibili. Le famiglie italiane si ROMANO SICILIANI indebitano sempre più, anche per consumi che una volta si risolvevano con il contante o con l assegno, tutto e subito, se le finanze di casa lo consentivano. Ma oggi il mercato finanziario e le strategie commerciali sono in tumultuosa evoluzione. Finanziamenti delle più diverse specie, mutui personalizzati, rateizzazioni spinte, carte revolving e prepagate: un ventaglio di proposte che dilazionano l esborso, purché il cliente non rinunci a comprare. Così nel 2005, si legge nell ultimo Rapporto Eurispes, il credito al consumo ha avuto in Italia una crescita del 23,4%, fino a raggiungere i 47 miliardi di euro. Ma all impennata dei debiti non ne corrisponde una analoga dei consumi, cresciuti nello stesso periodo dell'1%. Conclusione che allarma: le famiglie contraggono debiti solo per mantenere il vecchio, dignitoso livello di vita. Negli ultimi anni si è registrato anche un allungamento dei crediti al consumo: quelli la cui restituzione è prevista entro i cinque anni sono passati da un valore complessivo di milioni di euro del 2001 ai 17,5 miliardi del 2005 (+200%). Le famiglie ricorrono al credito (dice sempre l Eurispes) soprattutto per far fronte ai bisogni essenziali (cure mediche e specialistiche, automobili, servizi per la casa, ecc.) piuttosto che per acquistare beni e servizi voluttuari come viaggi e vacanze. Inoltre, si sta diffondendo sempre più la pratica di credito al consumo per l acquisto di beni di prima necessità come quelli alimentari. L ultimo rapporto Istat rivela invece che spesso le famiglie italiane indebitatesi per comprare mobili o altri beni non riescono a far fronte all onere delle rate. E così il 14,4% dei nuclei familiari si ritrova, almeno una volta all anno, in difficoltà alla scadenza dei pagamenti. Il fenomeno incide più al sud e nelle isole, dove le famiglie che non riescono a saldare il debito rateizzato sfiorano il 25%. Le difficoltà riguardano le rate del credito al consumo, ma la situazione non è migliore per quanto riguarda altri pagamenti periodici. A cominciare dalle bollette di luce, gas e acqua: quasi una famiglia su dieci (la media nazionale è il 9%) non riesce, almeno una volta all anno, a saldare il conto. Sono invece quasi il 4% le famiglie che dichiarano di non essere riuscite a pagare l affitto o la rata del mutuo per la casa. I consumatori: «Fate i calcoli in base allo stipendio attuale» Il boom del credito al consumo: Fabio Picciolini, responsabile del settore credito e risparmio di Adiconsum, associazione di consumatori costituita dalla Cisl, predica prudenza. Quali sono i problemi più segnalati da chi si rivolge a voi? Purtroppo molti ci contattano a cose fatte, cioè dopo essersi accorti di aver sottoscritto contratti per carte di credito a condizioni molto onerose con tassi del 15% sul debito (in alcuni casi del 18%) o prestiti con il 10-12% di interesse. Poi ci sono persone che non riescono a far fronte al debito per mancati aumenti di stipendio, come accade per esempio ai dipendenti pubblici, la metà dei quali è in attesa dei rinnovi contrattuali. Altri entrano in crisi perché hanno ritenuto troppo vantaggiosa un'offerta dilatata nel tempo: le pubblicità sulle automobili affascinano molti... Un dato che può aiutare a misurare il fenomeno? L'Adiconsum ha un fondo antiusura: l anno scorso abbiamo ricevuto 300 richieste di finanziamento, quest anno siamo già a più di mille. Inoltre dobbiamo riflettere sull aumento, in percentuale, di chi cede un quinto dello stipendio e di chi usa la carta di credito per l acquisto di alimenti. Come suggerirsce di tutelarsi? La miglior tutela è pensarci bene prima di contrarre un debito. E fare i calcoli su quanto si guadagna, non su quanto si guadagnerà. Il versante in ombra Nonostante l impennata degli ultimi anni, il ricorso al credito al consumo da parte delle famiglie italiane continua a essere inferiore a quanto avviene in Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti. Si prevede che nel triennio la crescita del credito al consumo in Italia rallenterà moderatamente, in virtù del calo dei mutui sul mercato immobiliare. Secondo calcoli diversi da quelli Eurispes, in base alle stime dell Osservatorio sul credito al dettaglio (rapporto stilato da Assofin, Crif e Prometeia, che monitora un più ampio spettro di operazioni), dopo un aumento del 20,8% nel 2005, sino a un valore di 76,6 miliardi di euro, le consistenze del credito al consumo erogato dovrebbero crescere del 17,6% quest anno. Per il 2007 l Osservatorio prevede una sostanziale conferma dei ritmi di crescita (+17,2%), mentre nel 2008 la decelerazione appare più marcata (consistenze a +15,6%, per 122 miliardi di euro). Tra i problemi del futuro, l Osservatorio elenca l aumento dei tassi di interesse, l ampliamento del clientela verso fasce più rischiose e la concorrenza tra gli operatori. Ma questa dinamica finanziaria, che ha indubbi risvolti positivi sul rilancio dell economia del nostro 8 ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006 ITALIA CARITAS SETTEMBRE

6 nazionale povertà & famiglie Le società: «Non sovraccarichiamo i soggetti già esposti finanziariamente» Giuseppe Piano Mortari, direttore operativo di Assofin, associazione che riunisce le maggiori banche e società specializzate nel credito al consumo, offre un quadro rassicurante sulle prospettive del settore nel nostro paese. Qual è la situazione in Italia? Studi, ricerche e dati delle associate Assofin ci consentono di evidenziare una crescita piuttosto elevata del credito al consumo in Italia. Il nostro osservatorio conferma questo trend positivo. Quali tecniche hanno permesso questi risultati? Molti finanziamenti sono garantiti dalla cessione del quinto dello stipendio, inoltre c è stato un significativo aumento dei prestiti personali e delle carte revolving. Hanno registrato dati più contenuti i prestiti finalizzati all acquisto di elettrodomestici. Trovare strumenti finanziari che incentivino il credito a consumo può spingere famiglie e persone a gravi livelli di indebitamento? Se non si razionalizzano le spese sì, questo rischio si corre. In Italia grazie ai tre Sic, Sistemi di informazioni creditizie (Crif, Experian e Ctc) sappiamo quanti finanziamenti ha in corso un soggetto o una famiglia. Attraverso queste banche dati è dunque possibile evitare di sovraccaricare il debito di persone già molto esposte. Comunque il credito al consumo in Italia è ancora lontano dalle percentuali dei maggiori paesi europei. paese, presenta anche un versante in ombra. Il ricorso a forme sempre più spinte e propagandate di credito al consumo può causare effetti non preventivabili e dominabili sui bilanci famigliari, quando questi non sono solidissimi. Si tratta di un fenomeno sociale emergente, ben noto a tante Caritas diocesane e parrocchiali, che sempre più spesso, negli ultimi anni, si sono sentite rivolgere una richiesta di aiuto da parte di famiglie gravate dall impossibilità di onorare debiti (accesi magari in maniera poco avveduta, anche perché la pubblicizzazione di vecchi e nuovi strumenti di credito induce forme di consumo eccedenti le reali capacità reddituali e patrimoniali di un soggetto), che rischiano di precipitarle in una condizione strutturale di povertà. Così le Caritas diocesane negli ultimi anni hanno allestito strumenti e servizi innovativi. Un breve giro d Italia, a questo proposito, appare eloquente. A Vicenza fin dal 2004 il centro di ascolto diocesano ha registrato un numero crescente di persone che chiedevano un aiuto economico, manifestando però l intenzione di restituire la somma in modo graduale. Si trattava, insomma, non di indigenti cronici, ma di soggetti con condizioni di vita medie, che un evento contingente aveva posto in temporanea difficoltà, con il rischio di evoluzioni ancora peggiori. I responsabili della Caritas vicentina hanno dunque pensato di attivare un servizio di microcredito, erogatore di piccoli prestiti a tassi contenuti. Nel novembre 2005 è stata stipulata una convenzione con undici Banche di credito cooperativo e con il primo di una serie di comuni; poi, a gennaio 2006, sono stati aperti sette Sportelli microcredito in altrettanti centri della provincia, che tra gennaio e giugno hanno condotto circa 200 colloqui. Tra i motivi per cui viene chiesto aiuto prevalgono la difficoltà a pagare bollette o affitto (41%), a sostenere debiti (16%), il peso delle spese per l abitazione (11%), mediche (6%), per il ricongiungimento familiare (4%) e la manutenzione dei mezzi di trasporto (4%). «Sin qui abbiamo erogato 43 finanziamenti e le prime rate sono state regolarmente pagate spiega Paolo Frison, operatore di Caritas Vicenza. Anche chi ha un lavoro e un reddito si può trovare a dover affrontare difficoltà economiche; il disagio peggiora se ci si trova disoccupati, caso sempre più frequente anche nella nostra provincia. Spesso poi le difficoltà dipendono dalla mancanza di relazioni con altri soggetti del territorio: il semplice colloquio con l operatore di sportello, e magari il coinvolgimento di un tutor, sortisce su persone e famiglie sole un effetto positivo, in quanto permette di analizzare problemi e potenzialità di reddito, individuando le possibili soluzioni senza patemi d animo». Prestiti per vergogna A Bergamo dall ottobre 2002 la Caritas diocesana - Associazione Diakonia, in collaborazione con tre banche del territorio, gestisce un servizio di microcredito. La richiesta di sostegno economico riguarda sovente il soddisfacimento di un bisogno primario, ma emerge una più generale difficoltà a gestire il budget famigliare, e di conseguenza ad affrontare un inconveniente, per esempio la perdita di un lavoro, una separazione, l allargamento della famiglia stessa. Le persone si rivolgono alla Caritas anche perché faticano ad avere aiuto dalle istituzioni locali, sia per le logiche burocratiche, sia per la complessità del quadro famigliare, spesso segnato da debiti pregressi, contratti soprattutto con le banche (mutui, assegni scoperti, ecc.). Nel 2005 sono state 74 le persone che hanno chiesto di entrare nel progetto di microcredito, nel 2004 erano state 42. «Le famiglie che si rivolgono a noi hanno di solito un attività lavorativa da cui ricavano stipendi non elevati; la maggior parte sono operai e lavoratori dipendenti, tra gli italiani ci sono anche pensionati», racconta Ivan Stentella, operatore della Caritas bergamasca. A Rimini dal 1997 la Caritas diocesana, grazie all impegno di sette volontari, aiuta chi ha necessità finanziarie; sino a oggi sono stati attivati 450 prestiti. Le richieste più frequenti riguardano il bisogno di pagare due o tre mesi anticipati, prima di prendere un appartamento in affitto. «Nel nostro territorio il fenomeno dell usura è ad alti livelli osserva Giovanni Maria Maggioli, volontario con un passato in banca. Con le risorse a disposizione cerchiamo di non far cadere le persone nel tunnel dei prestiti di certi amici e parenti». E grazie al passaparola, sono aumentati anche gli immigrati che presentano richieste di finanziamento. La Caritas diocesana di Andria ha avviato il progetto Barnaba, che favorisce l accesso delle fasce più deboli della popolazione al microcredito, soprattutto per creare occupazione tra i giovani. Caritas Andria si propone come garante, non solo sul piano patrimoniale, ma anche in relazione alle qualità morali ed etiche dei soggetti individuati come beneficiari. I finanziamenti ottenuti attraverso la convenzione con la Banca Popolare Etica permettono di far sorgere attività in diversi settori imprenditoriali. «Il nostro obiettivo è aiutare le persone a generare reddito spiega don Mimmo Francavilla, direttore della Caritas pugliese. Vogliamo impedire che famiglie e immigrati ricorranno alla criminalità organizzata per far fronte ai loro problemi. Noi LA FATICA DI FAR QUADRARE I CONTI Ai servizi Caritas arrivano molte richieste di persone in difficoltà a causa di debiti che mettono a repentaglio il bilancio famigliare cerchiamo di arrivare prima degli usurai o di chi cerca manodopera per la prostituzione, speculando sulle difficoltà economiche di una famiglia». A Napoli ci si preoccupa anche delle condizioni psicologiche che favoriscono indebitamenti sconsiderati. La vergogna la fa da padrona: «L 80% delle persone che si rivolgono a noi afferma un operatrice di uno sportello d aiuto del comune si sono indebitate per sostenere le spese per matrimoni, comunioni e cresime. Quando arrivano è già troppo tardi, sono in condizioni disastrose: dobbiamo lavorare sull autostima, oltre a cercare di intervenire legalmente e finanziariamente. Spesso l unica via per uscire dal problema è un atto di coraggio: la denuncia». I festeggiamenti esosi non sono però l unica causa di indebitamento: l opportunità offerta dalle rate a tasso zero miete numerose vittime. «Una persona racconta padre Massimo Rastrelli, presidente della fondazione antiusura San Giuseppe Moscati ha acquistato da un esercente un frigorifero a rate senza interessi. Ma gli esperti della fondazione si sono resi conto che dietro il tasso zero c era il 39% all anno di spese sul costo del prodotto, in più l obbligo di acquisto di una carta di credito, che sola costava un ulteriore 17%. Si pensa di dover avere tutto ciò che la società dei consumi offre, e si crede di pagare dichiarando di voler pagare». Così si finisce nel giro di chi presta a strozzo : «Se non restituisci, chi ha concesso il prestito oggi ti venderà domani ad altri soggetti. I quali sanno bene come costringerti a pagare...». I tranelli del mercato, le trappole dell usura. Eppure a Napoli c è chi spera nel tasso zero anche per il cibo. «Ci sono salumieri spiega suor Rosaria Scuotto, responsabile del centro di ascolto della Caritas diocesana che danno a credito i prodotti alimentari. Ma con gli interessi...». E non è simpatico, ritrovarsi indebitati per poter mettere in tavola un po di prosciutto 10 ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006 ITALIA CARITAS SETTEMBRE

7 Tipo di finanziamento Prestiti diretti Autoveicoli e motocicli Altri prestiti finalizzati Carte di credito Cessione quinto stipendio Totale generale nazionale Un arma a doppio taglio, si torni a discutere della legge Mutui e prestiti creano problemi in casi di precarietà lavorativa. Il governo deve recuperare la proposta avanzata da Adiconsum e Caritas cinque anni fa di Giancarlo Perego Oltre la metà (117) delle Caritas diocesane italiane annovera il prestito gratuito tra gli strumenti per affrontare povertà e impoverimento delle famiglie. Alcune Caritas (15) hanno sviluppato, a partire da questa esperienza, forme di credito o microcredito agevolato o sociale, rivolto a famiglie e persone in difficoltà, attraverso convenzioni con istituti di credito. Poche Caritas (in Friuli Venezia Giulia) hanno avviato forme di raccolta di denaro, attraverso bond o fondi speciali, destinate a favorire sulla base della rinuncia a una percentuale di benefit progetti o azioni di carattere sociale. Alcuni istituti di credito collaborano a questa nuova stagione di credito o microcredito, denominato etico per la sua finalità solidaristica. Così anche Caritas Italiana, in collaborazione con Banca popolare etica e con le Banche di credito cooperativo (Bcc), ha avviato due progetti nazionali di microcredito, attenti a persone, famiglie e piccole imprese in situazione di difficoltà o povertà, o per far fronte agli effetti di emergenze recenti e del futuro. Prestito gratuito e microcredito sempre più, insom- L'impennata del credito al consumo in Italia Valore operazioni finanziate migliaia di euro 2006 migliaia di euro Variazione (da gennaio a maggio)* 2005 Ripartizione (+20,3%) ,6% 25,1% (+12,05) ,4% 11,3% (+2,4%) ,7% -2,0% (+15,7%) ,1% 23,2% (+38,8%) ,8% 37,9% ,0% 15,0% *variazioni % calcolate su uguale periodo 2005 ma, si propongono come strumenti utilizzati dalle Caritas italiane per prendersi cura dei bisogni, dei diritti e della dignità di tante persone e famiglie. Questa tendenza si è accresciuta non solo in relazione all incidenza della povertà nel panorama sociale (una famiglia su dieci nel nostro paese è povera, cioè non ha un reddito sufficiente per vivere), ma anche per effetto di un fenomeno in crescita costante e preoccupante. L indebitamento delle famiglie è conseguenza dell estensione, anche positiva, del ricorso ai mutui per la casa (quasi il 50% del ricorso al credito da parte delle famiglie), ma soprattutto negli ultimi anni si sono espanse forme di credito al consumo finalizzate all acquisto di automezzi e motocicli, arredi, viaggi, e persino di piccoli accessori (telefoni, televisori, hi-fi). Un quinto dello stipendio Lo strumento più in uso, in ordine alla garanzia di questi finanziamenti, sta diventando la cessione del quinto dello stipendio: in questo modo si ingenera un indebolimento della capacità di gestione, da parte della famiglia, del reddito e dei beni essenziali. Le famiglie che chiedono un credito, inoltre, talvolta hanno un altro finanziamento in atto, non completamente rimborsato. Se è vero che la maggior parte delle famiglie che chiedono crediti hanno un lavoro dipendente, aumentano quelle che accedono al credito in una situazione di lavoro autonomo, e persino precario. Si innescano così fenomeni di sofferenza bancaria e indebitamento famigliare, che in alcuni casi e territori alimentano una catena di dipendenze finanziarie che sfocia anche nel dramma dell usura. L accesso al credito non è indice immediato di impoverimento. Ma nello scenario italiano, caratterizzato da diffusa precarietà lavorativa, diventa spesso strumento di crescita della povertà e dell indebitamento. Questa tendenza, rafforzata dall aumento del numero di famiglie immigrate in Italia, che per cultura sono maggiormente disponibili all acquisto a rate ma talvolta non possono o non riescono a comprendere tutti i meccanismi del credito, determina la necessità di rafforzare sportelli sociali, legati anche al mondo delle associazioni familiari e dei lavoratori, in grado di accompagnare e tutelare le famiglie, anche attraverso forme di rinegoziazione dei crediti. È importante anche che il governo riprenda la proposta di legge sulle procedure per risolvere casi di sovraindebitamento delle famiglie, presentata da Adiconsum insieme ad associazioni ed enti nazionali (tra cui Caritas Italiana), che giace inerte in parlamento da cinque anni. Al tempo stesso va sviluppata una campagna di informazione che presenti anche i rischi del credito al consumo, arma a doppio taglio che permette acquisti altrimenti impossibili, ma non fa che aumentare la povertà se non è inserito in contesti sociali e reddituali garantiti. Elaborazione su dati Osservatorio Assofin sul credito al consumo Numero operazioni finanziate 2006 Variazione (da gennaio a maggio)* 2005 Ripartizione (+14,6%) ,7% 14,5% (+7,6%) ,5% 2,7% (-2,3%) ,5% -10,0% (+12,6%) ,0% 23,6% (+31,3%) ,2% 29,4% ,0% 20,0% *variazioni % calcolate su uguale periodo 2005 Importo medio migliaia di euro 12 mesi ,9 10,5 1,6 0,1 16,6 povertà & famiglie Un viaggio e un matrimonio, così comincia una vita a rate Mohamed è egiziano, la moglie marocchina. Vivono a Milano da 19 e 15 anni. Lui lavora in regola come cuoco, paga mensile mille euro; la moglie ha lavorato come mediatrice culturale sino al 1999, poi un intervento chirurgico l ha costretta ad abbandonare: da tempo cerca un impiego, ma non lo trova perché indossa il velo. Mohamed si preoccupa per le figlie: «Fatico a comprare i libri di scuola alla più grande. Quest anno le spese dentistiche mi hanno impedito di comprarglieli. E anche la piccola avrebbe bisogno del dentista». Mohamed e la famiglia vivono in un alloggio popolare, canone di 90 euro mensili. E ogni mese l uomo deve sottrarre allo stipendio 188 euro per le rate dell auto (necessaria, perché lavora in una zona non servita dai mezzi pubblici) e altri 177 (debito contratto con una finanziaria) per coprire i costi del viaggio in Egitto compiuto l anno scorso. Il datore di lavoro concede anticipi sullo stipendio, ma affitto e bollette sono un incubo continuo. In parrocchia gli hanno assegnato Carta Equa, iniziativa di Caritas Ambrosiana e Coop Lombardia, che consente acquisti a famiglie in difficoltà. «Con questo aiuto riesco a tirare avanti si consola Mohammed. Manca un anno per estinguere i debiti. Ce la farò». Giuseppina invece è vedova, ha tre figli maggiorenni, ma disoccupati. A un certo punto il più grande fa il guaio, come si dice a Napoli: e allora si corre verso il matrimonio riparatore. Che però costa, e a Giuseppina certo non basta la pensione sociale da 360 euro al mese. Nemmeno può manifestare la sua miseria ai parenti della futura nuora. Così chiede 5 mila euro a una finanziaria. Ma non bastano e la finanziaria non concede un secondo prestito. Allora ne chiede altri 4 mila a un usuraio, poi altri 5 mila. Nel frattempo non riesce a pagare se non la prima rata alla finanziaria, mentre con l usuraio gli interessi salgono del 100%. Giuseppina va a servizio, lava le scale dei palazzi, fa i lavori più umili, ma il suo debito complessivo arriva a superare i 20 mila euro, quello con l usuraio sale a 50 mila euro. La donna è continuamente vittima di minacce. Finché decide di rivolgersi a uno dei tre sportelli di aiuto attivati dal comune di Napoli. 12 ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006 ITALIA CARITAS SETTEMBRE

8 nazionale esclusione politiche database sociale sociali nazionale giovani MADRE E LAVORATRICE, È SEMPRE UNA FATICACCIA di Walter Nanni ufficio studi e ricerche Caritas Italiana Il 14 giugno 2006 è stato presentato il volume Maternità, lavoro, discriminazioni, uno studio realizzato dall area ricerche dell Isfol su incarico dell Ufficio nazionale della consigliera di parità presso il ministero del welfare e del lavoro. La ricerca si è avvalsa di un indagine su un campione rappresentativo di 25 mila donne di età compresa tra i 15 e i 64 anni, finalizzata ad analizzare la partecipazione femminile e le transizioni nel mercato del lavoro rispetto al tema della maternità. Dall indagine emerge che oggi la maternità non significa solo andare incontro a difficoltà di conciliazione tra carriera e famiglia, ma anche subire vere e proprie discriminazioni sul lavoro: mobbing in varie forme, esclusione da progetti importanti, richiesta più o meno velata dei datori di lavoro che invitano a posticipare la scelta di maternità, comportamenti a vario titolo scorretti di questi ultimi, che arrivano a fare firmare dimissioni in bianco: sono episodi spesso denunciati da rappresentanti di associazioni sindacali, patronati, associazioni femminili. Dall indagine emerge un articolato panorama di problemi e suggerimenti operativi, riportati nel volume. Il 13,5% delle lavoratrici esce dal mercato del lavoro, momentaneamente o definitivamente, dopo la nascita di un figlio, per occuparsi direttamente dell accudimento. La maternità è ancora la causa principale dell abbandono del lavoro da parte delle donne: evento, quest ultimo, di difficile gestione da parte di aziende e datori di lavoro, oltre che fonte di diverse pratiche discriminatorie. Tra le donne che hanno lasciato il lavoro dopo la nascita di un figlio, il 12% perde definitivamente il posto. Tra le donne che continuano a lavorare, il 13% non ha un contratto stabile. Se si considerano le donne che non lavoravano neanche prima della maternità, almeno il 15% non riusciva e continua a non riuscire, dopo avere Indagine Isfol su 25 mila donne italiane. La maternità rimane la causa principale di abbandono del lavoro. E spesso innesca vere e proprie discriminazioni. L aiuto del partner viene percepito da molte come occasionale avuto il figlio, a trovare un impiego. Aumenta il part time In chiave positiva, sono in aumento la richiesta di lavoro part time maschile e la fruizione di congedi parentali da parte dei padri: nel 2004 il 24% degli uomini ha fatto tale richiesta, contro il 76% delle donne lavoratrici. Le motivazioni del ricorso al contratto part time sono diverse a seconda del sesso: per oltre la metà degli uomini tale scelta è imposta dal datore di lavoro e, in caso contrario, è momentanea; per quasi il 70% delle donne è volontaria e pressoché definitiva. Per le donne che continuano a lavorare dopo la maternità, la rete dei parenti rappresenta la principale risorsa per accudire il bambino: nel 50% dei casi se ne occupano i nonni; il nido pubblico interessa il 17,7% dei casi, quello privato l 11,4%, mentre solo il 9% delle donne madri dichiara di avvalersi, anche solo sporadicamente, di una baby sitter. Il 41% delle donne percepisce invece l aiuto del partner come evento occasionale. Il che vuol dire osserva l Isfol che la condivisione dei compiti all interno della coppia non favorisce in misura rilevante la permanenza o l ingresso delle donne nel mercato del lavoro. Il tempo libero delle donne, a parità di condizione familiare ed età, è sempre inferiore a quello di cui dispongono gli uomini: 2 ore 34 minuti di tempo libero per le donne, contro le 3 ore 15 minuti di libertà per gli uomini. Le attività di cura e gestione domestica occupano una quota residuale di uomini: solo l'11% dei padri si occupa in modo sostanziale dei figli in età prescolare; chi lo fa appartiene a categorie professionali (impiegati e insegnanti) i cui orari e modalità di lavoro favoriscono la ridefinizione dei compiti paterni. ROMANO SICILIANI UNA VITA DA MARGINALE CON O SENZA LAVORO di Nunzia De Capite e Luigi Pietroluongo Come occupare un soggetto debole? E che rapporto esiste tra esclusione sociale e assenza di un impiego? In che senso la precarietà produce fragilità? Una ricerca Caritas-Cna indaga fenomeni sempre più diffusi Trovare un lavoro, meglio se stabile e sicuro. Un impresa per tutti. Ma soprattutto per chi, al mercato del lavoro, si affaccia come soggetto debole. La Confederazione nazionale dell artigianato e della piccola e media impresa (Cna), insieme ad altri partner (tra cui Caritas Italiana), ha avviato l anno scorso il progetto Extreme, finanziato con fondi Equal e inserito nell ampio filone di progettazione europea in tema di occupabilità. Lo scopo dell intervento consiste nel promuovere percorsi e strategie di inclusione socio-occupazionali altamente personalizzati, rivolti a soggetti che esprimono forme estreme di marginalità. Nella prima fase, di cui è stata titolare Caritas Italiana, si è sviluppato uno studio dei fenomeni di nuova povertà che ha attinto, tra le altre fonti, all esperienza dei centri di ascolto di cinque diocesi (Arezzo, Iglesias, Montecassino, Torino, Trani). La ricerca, svolta nel bimestre settembre-ottobre 2005, 14 ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006 ITALIA CARITAS SETTEMBRE

9 nazionale giovani si è concentrata su 193 persone in contatto con i centri di ascolto. Mediamente, tali soggetti hanno dichiarato di essere disoccupati da 27 mesi: tra le donne la media si alza fino a 32 mesi, tra i maschi scende a 22. Chi ha lavorato, ha svolto prestazioni di livello medio-basso (operaio generico, addetto alle pulizie, badante) per un periodo di circa 37 mesi, senza essere in possesso di titolo specifico, avendo acquisito la competenza (soprattutto le donne) direttamente sul campo. Sono emerse anche notevoli difficoltà a condurre una riflessione sulle proprie abilità. Sul piano sociologico, sono state individuate le configurazioni assunte dai fenomeni di povertà ed esclusione sociale nelle cinque diocesi. Ma esiste un minimo comun denominatore, declinabile in alcuni nodi tematici. Anzitutto emerge che l appartenenza di genere è un fattore di rischio e di marginalità sociale, sia nel caso di donne sole o con figli a carico, sia nel caso di uomini adulti espulsi dal mercato del lavoro o che vivono situazioni di solitudine affettiva. Queste due categorie sociali non sono destinatarie di alcun intervento di protezione sociale: in nessuno dei piani di zona delle cinque realtà sono contemplate azioni di sostegno. Appare dunque una priorità inserire interventi in favore di questi gruppi nelle agende politiche locali. Impaludati nei lavoretti Altro fenomeno emergente è quello dei lavoratori poveri : povero non è più solo chi non ha lavoro, ma anche chi sopravvive a una flessibilità estrema che inibisce qualunque aspirazione futura. La povertà non è più solo inscritta nel dna delle persone, come una malattia congenita ereditaria, ma è diventata un virus che contagia imprevedibilmente chiunque non goda di un minimo di protezione sociale. In questo senso, la precarietà rischia di preludere alla povertà. Tra i gruppi sociali più esposti vi sono i giovani, costretti dalla acuta percezione della loro individuale superfluità e sostituibilità a chiedere un lavoro pregando (Gallino 2006). Il loro impaludarsi nei lavoretti è d altronde riconducibile alla funzione sociale attribuita al lavoro, che nonostante abbia visto offuscarsi la sua capacità di costruire identità collettive e forme organizzate di solidarietà, resta un cardine della costruzione dell identità individuale e dell integrazione sociale (Ambrosini 1996). Un altro dato interessante è relativo alla genericità delle mansioni lavorative svolte dalla maggior parte degli intervistati. A tale genericità si accompagna sempre un occasionalità, che si trasforma in precarietà (esistenziale, oltre che lavorativa). La spirale genericità-occasionalità-precarietà può essere contrastata puntando su un accompagnamento altamente personalizzato dei soggetti, volto a riconvertire i talenti personali in competenze spendibili all interno di certe nicchie di mercato. Tale processo richiede innovative strategie formative, a metà tra l apprendistato e l inserimento lavorativo. L obiettivo finale deve consistere nella creazione di un network to work, vale a dire una rete di servizi che coinvolga sia gli attori locali che si occupano di inclusione occupazionale, sia gli enti preposti alla formazione professionale e alla gestione dei servizi sociali. Altre indicazioni offerte dalla ricerca riguardano l elevato titolo di studio dei cittadini stranieri, spesso impegnati in attività lavorative non in linea con il loro profilo formativo-professionale. Questo fenomeno produce due conseguenze negative: la cristallizzazione dello stereotipo del lavoratore immigrato dequalificato e sfruttato e la conseguente incapacità di cogliere i vantaggi insiti nella convivenza all interno di comunità multiculturali. D altro canto la mancanza di una cultura di cittadinanza attiva, soprattutto nei contesti socio-economici più sfilacciati, rappresenta uno dei nodi più difficili da sciogliere. Essa determina infatti una scarsa propensione alla cooperazione e alla collaborazione tra gli attori locali: la conoscenza personale si rivela il canale privilegiato e a volte unico per trovare risposta alle proprie richieste; gli stessi progetti di imprenditoria sociale vengono intrapresi quando si può contare sul riferimento politico giusto. Questo elemento di povertà culturale finisce per confermare il contesto generale di trionfo dell occasionalità, intesa come incapacità di proporre interventi strutturati di medio-lungo periodo. Quanto alle Caritas diocesane, la ricerca riconferma il compito di accoglienza del bisogno nei centri di ascolto. È fondamentale restituire alle Caritas la primaria funzione pedagogica di promozione umana e di sensibilizzazione del tessuto socio-politico, liberandole dallo svolgimento di improprie funzioni di mediazione professionale, che spettano ai centri per l impiego e a enti di formazione. Mutamenti rapidi e complessi, vulnerabile chi perde il passo ROMANO SICILIANI di Mauro Migliavacca ricercatore Università Cattolica Milano Negli ultimi decenni alcune profonde trasformazioni socio-economiche hanno modificato gli assetti sociali di quasi tutti i paesi. Queste trasformazioni, che hanno interessato molti ambiti societari (politica, mercati, lavoro, famiglia, comunicazioni) presentano un tratto che le accomuna: la velocità con cui si sono sviluppate. Nel loro incedere, tuttavia, hanno sovente creato situazioni di cortocircuito, di cui hanno fatto le spese, in primis, gli attori che non sono riusciti e non riescono a tenere il passo con la velocità dei cambiamenti in atto. Oltre alla velocità, un ulteriore elemento distintivo dei processi di mutamento in atto è la complessità. In questo contesto il tema del lavoro rimane una delle dimensioni più importanti. L analisi condotta nell ambito del progetto Equal Extreme evidenzia, in proposito, alcuni elementi di riflessione. LAVORO E CITTADINANZA. Il lavoro rimane ancora oggi, nonostante la crisi della società industriale e la parcellizzazione delle forme occupazionali (la società dei lavori, Accorsero 2000), uno degli strumenti principali attraverso cui è possibile acquisire diritti soggettivi e collettivi di cittadinanza. VULNERABILITÀ SOCIALE. La complessità e la varietà delle emergenze sociali evidenzia come si sia ampliata la fascia intermedia tra stabilità e sicurezza sociale e le aree estreme di marginalità ed esclusione. Attraverso la comprensione dei fenomeni che si sviluppano nello spazio della vulnerabilità sociale (Ranci 2002, Negri 2002) si possono comprendere le chiavi che determinano il possibile ingresso in stati di esclusione sociale. LA PROBLEMATICA LAVORATIVA NON CONOSCE ETÀ. Le trasformazioni del lavoro hanno interessato in maniera trasversale differenti generazioni. Analizzando gli effetti differenti che la precarizzazione delle forme occupazionali ha sugli individui, il sociologo francese Robert Castel (1995) sottolinea come i giovani che nascono nell era dell incertezza sviluppano capacità specifiche che rendono quasi normale la precarietà; la ricerca di possibili alternative lavorative costituisce un elemento naturale all interno della carriera lavorativa, originando l insediamento nella precarietà. Per coloro che sono cresciuti nella certezza del salario fisso, invece, la propensione al patchwork occupazionale non è né automatica né immediata (anzi richiede mediazioni istituzionali, servizi, politiche, percorsi collettivi). In questi casi si verifica la destabilizzazione di chi è TRASFORMAZIONI SENZA ETÀ I mutamenti del lavoro e del suo ruolo sociale toccano tutte le generazioni. Ma per i giovani la precarietà è quasi normale stabile, che interessa soprattutto soggetti con un età troppo giovane per andare in pensione e forse troppo avanzata per pensare a una riqualificazione professionale. CENTRALITÀ DELLE RISORSE RELAZIONALI. In questo quadro assumono particolare rilievo le risorse relazionali e in particolare la famiglia. La quale però non va sovraccaricata, come spesso accade nel sistema di welfare italiano. La centralità delle reti si evidenzia soprattutto nelle situazioni in cui la famiglia, prima rete, è debole o assente. IMMIGRAZIONE. In quasi tutte le aree territoriali della ricerca Extreme è emerso che i problemi della popolazione straniera definiscono condizioni di emergenza sociale. Occorre impostare percorsi e politiche che tengano conto delle differenze e facciano emergere le qualità, dando modo ai talenti di fruttare. LA DIFFICOLTÀ DI PROGETTARE. La ricerca conferma la difficoltà che i soggetti più deboli, e non solo, hanno nel definire progetti sulla propria vita. Uno degli elementi distintivi della società moderna è proprio la difficoltà a progettare, dal momento che le basi su cui si costruisce non sono solide e costringono a continui riassestamenti. 16 ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006 ITALIA CARITAS SETTEMBRE

10 nazionale dall altro mondo nazionale migrazioni I POLACCHI TRA NOI, PRESENZA CHE CI ARRICCHISCE di Antonio Ricci La Polonia viene comunemente percepita come una terra di emigranti. Le complesse vicende storiche del paese e i frequenti quanto radicali mutamenti dei confini hanno contribuito solo in parte a determinare questa immagine. Dopo la Grande Chiusura degli anni del socialismo sovietico, negli anni Ottanta, quando all emigrazione economica si è intrecciata l emigrazione politica, sono usciti dal paese più di 2 milioni di polacchi, di cui almeno la metà in modo permanente e solo una piccola parte seguendo le vie legali. L emigrazione dei polacchi, con l eccezione dei flussi di lavoratori temporanei, è andata poi durante gli anni sempre più configurandosi come una fuga di cervelli : quasi la metà degli emigranti sono giovani diplomati, hanno un livello di istruzione superiore a quello medio della popolazione residente. Tra le mete principali, oltre agli Stati Uniti, alla Germania e agli altri paesi europei dove del resto si è registrata una certa disponibilità a concedere ai polacchi lo status di rifugiato si è affermata nel corso degli anni Novanta anche l Italia. Il nostro paese, dopo aver rappresentato un area di transito per i flussi di richiedenti asilo diretti oltreoceano e una meta privilegiata per una parte dei religiosi polacchi, è andato via via consolidandosi come territorio di insediamento. Così, all inizio del 2006, l Italia ospitava quasi centomila polacchi. L interrogativo di Wojtyla La regolarizzazione conclusasi nel novembre 2002 ha fatto emergere, per effetto delle 34 mila domande presentate da lavoratori polacchi, una larga parte delle migrazioni incomplete, portando da un anno all altro al raddoppio delle presenze. Grandi protagoniste dell aumento della comunità polacca in Italia sono state le donne, inserite nel Negli anni del regime comunista emigravano per ragioni politiche. Oggi è in atto una fuga di cervelli. In Italia sono molte le donne, cui affidiamo case e persone. In un libro Caritas l analisi di un importante flusso migratorio mercato informale dei servizi domestici e alla persona (cura della casa, di bambini, anziani, disabili). Oggi più che mai i polacchi non possono essere considerati estranei, ma molto deve ancora essere fatto per creare fusioni feconde con la società italiana. Italiani e polacchi (ma lo stesso vale per gli altri immigrati) devono lavorare insieme per un comune futuro di benessere, memori del proprio passato ma aperti alla nuova prospettiva. Questa è la grande posta in gioco delle società multiculturali, quando non si riduce la presenza dell immigrazione a semplice fatto lavorativo. La Polonia rappresenta un caso sintomatico dei valori che possono scaturire proprio dal rapporto tra migranti e società verso cui si dirigono, soprattutto all interno del nuovo scenario dell Europa allargata. «Da dove germina questa forza interiore dell emigrazione polacca?», chiedeva nel 1982 Giovanni Paolo II alla comunità polacca residente in Gran Bretagna. Il volume La Polonia nuovo paese di frontiera. Da migranti a comunitari, di recente pubblicazione da parte di Caritas Italiana (nella foto, la copertina) e che fa seguito a un altro dedicato in generale all allargamento dell Europa a est, cerca di trovare una risposta al quesito del grande papa, avvalendosi del contributo di 40 studiosi italiani e polacchi. Il panorama esaminato è ad ampio raggio: la storia del paese e la sua collocazione nello scenario migratorio passato e presente; un analisi sulla Polonia come nuovo paese di attrazione dell immigrazione, attraverso le statistiche e la normativa; l immigrazione polacca in Italia nei suoi risvolti socio-statistici; infine, una serie di indagini appositamente condotte su questi flussi, sui problemi e sulle prospettive che ne conseguono. TRAPPOLE DI POVERTÀ, L EUROPA CHE RESPINGE Ldi Oliviero Forti foto di Elena Marioni a povertà, fenomeno multidimensionale e multifattoriale in grado di incidere profondamente sull identità e le capacità di un individuo, è una condizione che colpisce trasversalmente le nostre società e coinvolge in varia misura persone malate, minori, anziani, famiglie. Nonché, sempre più di frequente, i cittadini immigrati, particolarmente esposti alle dinamiche di esclusione sociale. Nel novero dei migranti, irregolari e richiedenti asilo sono le persone maggiormente vulnerabili. In molti casi, il progetto migratorio di una persona rischia di rivelarsi fallimentare e di trasformarsi in un esperienza di deprivazione, che non di rado assume i connotati della povertà. L esperienza ultradecennale delle Caritas europee nell assistenza agli immigrati insegna che i processi di inclusione della popolazione migrante sono molto complessi e delicati, al punto che il confine tra un corretto inserimento e la trappola della povertà è molto labile. Non si può cadere, però, nell errore di associare sempre e comunque l immigrazione alla povertà. Allo stesso tempo non si può nemmeno dimenticare che la vita del migrante, che si svolge in un contesto socio-culturale ed economico molto diverso da quello del paese di origine, presenta elementi di criticità che necessitano di costante monitoraggio e azioni mirate. Tutto ciò, al fine di superare il gap esistente tra le condizioni di vita della popolazione autoctona e quella degli immigrati. Un esistenza più difficile Sul complesso rapporto tra immigrazione e povertà una task force di Caritas Europa, composta anche da un rappresentante di Caritas Italiana, ha recentemente elaborato il rapporto La migrazione: un viaggio verso la povertà? (ora disponibile anche in lingua italiana). Lo studio ha inteso verificare i fattori che possono indurre un migrante a cadere nella palude del disagio (o ancor peggio della povertà), attraverso l analisi delle sue condizioni socio-economiche e dei bisogni di cui è portatore. Lo studio ha analizzato la situazione di tutti i paesi dell Unione europea; testimonianze di molte Caritas, derivate dalla loro quotidiana esperienza di lavoro, completano il rapporto. L obiettivo dello studio è approfondire i problemi più urgenti, perché siano inseriti nelle agende politiche europee. I risultati della ricerca conducono all evidente con- I migranti sono tra le persone più esposte, nel nostro continente, a cadere in condizioni di disagio. Lavoro, casa, istruzione, salute, diritti politici: un rapporto di Caritas Europa indica i problemi. E le misure per uscirne 18 ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006 ITALIA CARITAS SETTEMBRE

11 nazionale migrazioni Nove raccomandazioni per vincere l esclusione Caritas Europa ha delineato nove raccomandazioni sulla povertà e l esclusione degli immigrati. Esse rappresentano un quadro generale di riferimento per le Caritas nazionali nel loro lavoro quotidiano; ciascuna organizzazione può adattarle alla realtà del proprio paese. Eccole: assicurare la ratifica e l attuazione della normativa nazionale e internazionale e degli strumenti legali esistenti per il rafforzamento dei diritti dei migranti aprire canali legali per la migrazione economica implementare politiche che favoriscano l integrazione sociale degli immigrati promuovere le politiche per l educazione, quale prezioso strumento per ridurre la povertà rimuovere le barriere frapposte al pieno sviluppo delle potenzialità degli immigrati incrementare i fondi strutturali europei volti a migliorare le condizioni di vita degli immigrati incoraggiare e sostenere la partecipazione degli immigrati alla vita pubblica contrastare il timore diffuso verso l immigrazione attraverso l illustrazione dei benefici che una politica migratoria aperta garantirebbe promuovere un ampia ricerca su base europea sulla discriminazione di cui sono vittima gli immigrati nell accesso al lavoro, all abitazione, ai servizi sanitari, all educazione e alla partecipazione alla vita pubblica. clusione che la popolazione migrante vive, in linea generale, un esistenza più difficile di quella autoctona. Esistono trappole di povertà che minacciano costantemente i migranti: se si cade in una di queste, può innescarsi un effetto domino che non agisce solo orizzontalmente, colpendo ogni ambito dell esistenza, ma anche verticalmente, ripercuotendosi sulle generazioni future. La discriminazione sul lavoro, la difficoltà di accesso ai sistemi sanitari nazionali, la mancanza di alloggi adeguati, i problemi di inserimento scolastico dei minori, nonché la totale assenza o quasi di forme di partecipazione politica, appaiono condizioni difficilmente accettabili, anche in considerazione del fatto che la popolazione immigrata oggi in Europa sfiora i 20 milioni di individui. Il rapporto ha approfondito in particolare alcuni temi. Nel settore del lavoro, il rapporto evidenzia che molti immigrati che vivono nei paesi Ue anche se occupati spesso non guadagnano abbastanza per aiutare le loro famiglie di origine. Appartengono alla categoria dei lavoratori poveri. Coloro che operano nel mercato del lavoro informale, e a maggior ragione se a un occupazione non in regola si associa uno status illegale nel soggiorno osserva il testo, tendono a perdere del tutto il loro potere contrattuale nei confronti del datore di lavoro e si trovano di frequente a lavorare un numero di ore superiore al lecito, per guadagni scarsi e senza poter godere delle tutele e dei benefici previsti, quali malattia e ferie. I migranti altamente qualificati devono affrontare l ulteriore problema del riconoscimento dei titoli di studio conseguiti nel paese di origine, incontrando molte difficoltà a trovare un lavoro adeguato alle loro competenze. Generazioni nell ombra Il rapporto ha fatto emergere inoltre condizioni alloggiative allarmanti: Alcuni immigrati hanno a disposizione un letto solo per alcune ore, costretti ad alternarsi con altri; alcuni finiscono senza fissa dimora; in media pagano affitti significativamente superiori agli autoctoni, anche nel caso di abitazioni di bassa qualità. Nel campo della salute la situazione di molti immigrati si manifesta preoccupante: Il rischio di cadere vittima di infortuni sul lavoro è molto elevato, anche perchè agli stranieri vengono riservati i lavori più faticosi, pericolosi e meno ambiti dalla maggioranza della popolazione. A causa delle loro difficili condizioni di vita i migranti presentano una maggiore vulnerabilità e predisposizione EFFETTO DOMINO Migranti al porto di Lampedusa. Le trappole di povertà che scattano dopo l arrivo in Europa agiscono sia riguardo alle loro condizioni di vita, sia rispetto alla situazione delle generazioni successive VERSIONE ITALIANA Migrazione. Un viaggio verso la povertà? è la traduzione del rapporto di Caritas Europa. Info: Ufficio immigrazione di Caritas Italiana a contrarre malattie come la tubercolosi e l Hiv. Nel campo dell istruzione, in media gli immigrati tendono a presentare tassi di abbandono scolastico superiori a quelli degli alunni autoctoni, risultati più scarsi e una maggiore presenza relativa all interno dei corsi speciali, non giustificata da minori capacità di apprendimento. Infine, rispetto alla partecipazione alla vita pubblica i migranti che vivono negli stati europei sono generalmente esclusi dai processi decisionali democratici, anche sulle questioni che li riguardano direttamente. La povertà e l esclusione sociale vissute dai migranti sono dunque complesse e non prevedono facili soluzioni. Tuttavia sapere che, a causa semplicemente di una diversa origine, intere generazioni di cittadini europei spesso vivono nell ombra, hanno limitate opportunità e sono vittima di discriminazione, sfruttamento e abusi, deve motivare e ispirare i cristiani, i decisori politici e la società civile a lavorare e dialogare per trovare insieme nuove strade, attraverso le quali garantire a tutti le medesime opportunità. A questo fine Caritas Europa, nell ambito del rapporto, ha inteso formulare alcune importanti raccomandazioni (vedi box a pagina 20, ndr). Aiutare i migranti, e soprattutto quanti vivono nell irregolarità, a godere pienamente di tutti i diritti di cui beneficiano i loro concittadini europei, può favorire la promozione della legalità, aiutare a stabilizzare il mercato del lavoro europeo, migliorare le condizioni di vita e contribuire a un modello sociale europeo che faticosamente stiamo cercando di sostenere. È un modo per ribadire la dignità di ogni uomo. Ma anche per costruire un futuro migliore per il nostro continente. Mandukai e Zoya, vite in attesa di salire sul ponte levatoio Si entra (si tenta di entrare) da terra, dal mare, dal cielo. Ma il viaggio dai confini del mondo verso i confini della fortezza Ue rischia di fallire, anche quando l ingresso, almeno quello, sembrava cosa fatta. La Repubblica Ceca è un ponte levatoio verso l Europa tra i più frequentati. Mandukai vi è giunta dalla Mongolia insieme al figlio di 12 anni. Ha lavorato per sei mesi tra i suoi connazionali in una piccola città di confine. I problemi sono cominciati quando il figlio ha perso il passaporto. La madre è volata a casa per predisporre nuove carte; di ritorno in Europa la polizia di frontiera le ha intimato di lasciare il paese. Subito dopo la donna si è ammalata ed è stata ricoverata. Il datore di lavoro non le ha rinnovato il contratto a causa dei tempi lunghi di degenza. Nello stesso periodo il figlio ha lasciato la scuola e si è preso cura dei bambini di altri connazionali, che a loro volta lo hanno protetto: raramente lasciava l appartamento per non essere scoperto dalla polizia. Durante la convalescenza Mandukai è stata aiutata da un austriaco, che le ha chiesto di sposarlo. La donna spera di portare il figlio in Austria regolarmente dopo il matrimonio. Il ponte levatoio non si abbassa facilmente per tutti. Zoya, cinquantenne, un figlio venticinquenne, un nonno soldato originario della Moravia, si era decisa a lasciare il Kazakistan nel 2003, pagando diverse migliaia di dollari per l intermediazione a un losco ma autorizzato studio legale kazako. Zoya e il figlio si sono ben presto dovuti confrontare con il labirintico sistema legislativo ceco in materia di immigrazione, fino a essere trasferiti in un campo per richiedenti asilo. Giunti alle strutture di accoglienza Caritas nell inverno 2005, hanno saputo che la loro domanda di asilo era stata respinta. Un operatore Caritas si è adoperato per trovare loro un abitazione e un lavoro in una fabbrica automobilistica; inoltre ha cercato di raccogliere le prove per dimostrarne l origine ceca. La carta d identità del nonno non era sufficiente e la ricerca non ha portato ai risultati sperati: Zoya e il figlio sono dovuti tornare in Kazakistan. Di recente la Repubblica Ceca ha annunciato di voler accogliere una seconda ondata di compatrioti dal Kazakistan: il ponte levatoio si aprirà anche per Zoya? 20 ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006 ITALIA CARITAS SETTEMBRE

12 nazionale Governo dell immigrazione, consigli per voltare pagina Nel programma del nuovo esecutivo si scorgono molti impegni. Dall asilo ai ricongiungimenti famigliari, ecco dove e come occorre cambiare di Giancarlo Perego migrazioni DALLA PRECARIETÀ ALLE CERTEZZE Stranieri dopo lo sbarco sulle coste italiane. Servono nuove norme per far uscire il governo dell immigrazione da un regime di disorganicità Èormai da anni che Caritas Italiana insiste, a vari livelli, sulla necessità di intervenire in materia di immigrazione in modo più incisivo, adottando misure coraggiose, che in parte si ritrovano nel programma e nei primi provvedimenti del nuovo governo italiano. Si tratta di questioni a proposito delle quali è necessario effettuare scelte forti e condivise, capace di mutare profondamente il destino dei cittadini stranieri presenti in Italia, facendoli transitare da una dimensione di precarietà esistenziale a una dimensione fatta di certezze civili, sociali, economiche e soprattutto legislative. Appare anzitutto urgente approdare a una legge organica sull asilo, superando l estrema frammentazione che oggi caratterizza il settore. Esso è stato oggetto nei tempi recenti di un importante serie di interventi normativi al di fuori, però, di un quadro unitario. In tema di cittadinanza, l attuale legge 91 del 1992 è obsoleta e non rispondente al mutato contesto nazionale, dove non è più l emigrazione a fare da sfondo alle numerose richieste di cittadinanza, bensì l immigrazione di milioni di persone che provengono da oltre 190 paesi. In questo quadro, appare positiva la proposta di legge presentata dal ministro dell interno Giuliano Amato a inizio agosto, con l obiettivo (tra le altre cose) di prevedere tempi più brevi per l acquisizione della cittadinanza e soprattutto di introdurre una norma che riconosca la cittadinanza ai minori figli di cittadini stranieri residenti legalmente in Italia. Inoltre è previsto un allungamento del periodo per ottenere la cittadinanza per matrimoni (mentre i tempi per la naturalzzazione sono dimezzati); ciò potrà scoraggiare fenomeni come le unioni di comodo. La partecipazione politica dei migranti residenti da almeno tre anni è un altro tema ultimamente molto dibattuto e rispetto al quale è necessario intervenire, prevedendo la possibilità di riconoscere ai cittadini stranieri il diritto all elettorato attivo e passivo a livello locale. È la strada indicata anche in sede europea (Convenzione di Strasburgo) e appare la premessa irrinunciabile per un ulteriore riflessione sui diritti politici dei migranti e sull estensione agli stessi della cosiddetta cittadinanza europea di residenza, così come richiamata dalla Carta costituzionale europea. Ai temi del programma dell Unione e del governo sembra importante aggiungerne altri, utili a governare il fenomeno migratorio. La politica dei flussi è un altra priorità. Il meccanismo di ingresso attraverso il sistema delle quote ha dimostrato in questi anni tutta la sua limitatezza. Non ne chiediamo il completo abbandono, ma l attuale impostazione va superata: serve (vedi Italia Caritas maggio 2006) una rimodulazione del sistema, al fine di renderlo più realistico e rispondente alle esigenze del mercato del lavoro, che oggi non vede soddisfatte le proprie richieste. Il monitoraggio del fabbisogno di manodopera straniera aggiuntiva dev essere in grado di raccogliere le istanze provenienti dal mondo del lavoro e del sociale. L accoglimento, da parte del governo, di tutte le 500 mila domande d ingresso presentate dai datori di lavoro nel 2006 è un atto di giustizia e di intelligenza politica. L inserimento nel mercato del lavoro è fortemente ostacolato dalle complesse procedure d ingresso, aggravate dalla legge 189 del 2002, che ha introdotto il contratto di soggiorno, da abrogare quanto prima. È necessario agevolare l incontro fra domanda e offerta di lavoro attraverso meccanismi riconducibili all istituto dello sponsor, venuto meno con la legge Bossi-Fini. È auspicabile la previsione di un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro, che permetterebbe a molti stranieri di incontrare in Italia il datore di lavoro e quindi di regolarizzare la propria posizione. È inoltre opportuno allungare i termini previsti dalla legge per cercare un nuovo posto di lavoro in caso di licenziamento o dimissioni: dai sei mesi attuali è necessario tornare almeno a dodici mesi. Non ultimo per importanza è il riconoscimento pieno dei diritti pensionistici dei migranti. Dal nuovo governo ci si attende infine la ratifica della Convenzione Onu sui diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie. Meccanismo permanente Il soggiorno non può essere vissuto come un calvario a cui deve sottoporsi quotidianamente il cittadino straniero. C è bisogno di tempi certi e celeri per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno, ma è anche necessario decentrare l attività amministrativa agli enti locali, sgravando di compiti burocratici gli uffici di pubblica sicurezza. Anche la carta di soggiorno deve diventare un traguardo a cui arrivare dopo non più di cinque anni di soggiorno regolare, svincolando il suo rilascio da ogni requisito che non sia lo stesso soggiorno regolare. Una buona notizia è comunque giunta in agosto: una direttiva del ministero dell interno ha stabilito che chi attende il rinnovo del permesso di soggiorno ha gli stessi diritti di chi è titolare di un permesso ancora valido. L irregolarità va affrontata in modo da non penalizzare indiscriminatamente chi giunge o soggiorna in Italia senza i requisiti previsti dalla legge. Considerando fisiologica una quota di irregolarità, sarebbe opportuno istituire un meccanismo di regolarizzazione permanente in presenza di determinati requisiti, con intuibili benefi- ci sia in termini di ordine pubblico, sia in riferimento al mondo del lavoro. Gli attuali Cpt si sono dimostrati in alcuni casi inadeguati, sia i termini di spazi che di qualificazione del personale; bisogna attendere la conclusione dei lavori della commissione sui Cpt, istituita dal governo a luglio, per una valutazione complessiva. Le politiche di integrazione dei migranti sono state quasi del tutto assenti negli ultimi anni. È mancato un dibattito a livello istituzionale. Per questo chiediamo la riattivazione di tutti i tavoli di lavoro ministeriali previsti dalla legge 40/98, prima fra tutti la Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati, nella quale è opportuno un accentuato protagonismo del terzo settore, in particolare dell associazionismo immigrato. La mediazione culturale deve essere acquisita sul piano normativo come strumento irrinunciabile per un corretto percorso di integrazione dei migranti: è necessario istituire un albo nazionale dei mediatori culturali, per garantire anzitutto chi intende avvalersi di queste figure professionali. Scuola, casa, accesso ai servizi sono altri ambiti nei quali c è bisogno di interventi mirati, da adottare di concerto con i soggetti del privato sociale. Il ricongiungimento familiare, termometro del grado di inserimento della popolazione straniera, va agevolato con misure che superino l approccio utilitaristico all immigrazione, quindi concentrato esclusivamente sulla dimensione lavorativa. L approvazione in via preliminare, da parte del consiglio dei ministri, della direttiva europea 2003/86/CE sul diritto di ricongiungimento famigliare è un passo concreto in questo senso. È necessario allargare le ipotesi di ricongiungimento e rivedere gli stringenti requisiti dettati dalla Bossi-Fini. 22 ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006 ITALIA CARITAS SETTEMBRE

13 nazionale contrappunto appello COSTITUZIONE SALVATA, ORA PRENDIAMOLA SUL SERIO di Domenico Rosati Quorum non necessario ma superato, vasta partecipazione, risultato senza ambiguità. Il referendum di giugno ha spazzato via il pasticcio costituzionale confezionato nella scorsa legislatura. Era un disegno fragile e di difficile decifrazione anche per gli addetti ai lavori, con punte di inafferrabilità concettuale raramente raggiunte dalla tecnica giuridica. Ma non è stato per l abborracciata definizione delle regole che il popolo sovrano ha rigettato il disegno riformatore della Costituzione. C è una motivazione sostanziale del no, largamente utilizzata nella campagna referendaria, che va ribadita dopo la prova: un alterazione degli equilibri tra gli strumenti dell ordinamento istituzionale avrebbe potuto compromettere l impianto fondamentale dei principi e dei valori enunciati nella prima parte della Carta. Se si cambia il regolamento del condominio, in modo da conferire pieni poteri all amministratore, c è il rischio che questo li adoperi per modificare a suo piacimento la struttura del palazzo. Dopo la mitica stagione degli anni Quaranta, che configurò la Costituzione come impianto unitario, la vicenda referendaria del 2006 è stata la prima occasione storica (l aggettivo non è spropositato) in cui si è manifestata una corale presa di coscienza dell esistenza di tale tessuto connettivo. La riforma è stata intesa come una lacerazione di qualcosa di vitale e irrinunciabile. E la forma degli articoli modificati è stata rapportata alla sostanza dei principi e dei valori fondamentali: una dislocazione di poteri senza contrappesi mette a repentaglio il criterio dell uguaglianza nella fruizione dei diritti, una sussidiarietà senza solidarietà mette in crisi la giustizia. Meditazione aggiornata L impressione del giorno dopo è che molti, dell area del no e dell area del si, ritengano di poter partire dal punto in cui il discorso si era interrotto, sia pure con il Il no al referendum di giugno ha tolto di mezzo un pasticcio tecnico, ma anche un disegno che alterava gli equilibri delle istituzioni. Ora riflettiamo sui contenuti essenziali della Carta. Per attuarli nel tempo presente proposito correttivo di fare insieme, stavolta, quel che prima, a rotazione, si era fatto in autarchia di maggioranza. Ma da dove ripartire? Se si medita il senso profondo della lezione del referendum, gli orizzonti si ampliano ben oltre le competenze della tecnologia costituzionale e questa viene messa a supporto di un disegno politico, come è stato all atto di nascita della Carta e come deve essere se non si vuole ridurre tutto a procedura e a rito. La sovranità popolare ha respinto le modifiche della seconda parte della Costituzione perché ha letto in esse una minaccia ai beni (principi e valori) della prima parte: diventa allora inevitabile modulare qualsiasi nuovo intervento, perché rispetti pienamente il complesso dei diritti-doveri che la Carta contiene. La Costituzione del 1948, a prenderla sul serio, costringe la politica a cercare in continuazione le coordinate di un bene comune da definire in concreto, e al quale rapportare le scelte istituzionali e quelle della prassi corrente. Per questo sarebbe bene che la pausa di riflessione postreferendaria, di cui ha saggiamente parlato il presidente Bertinotti, non fosse un semplice tempo di quiete, ma diventasse una meditazione aggiornata sul significato e sui contenuti essenziali della Costituzione. Sicchè studiando il modo migliore di attuarli nel tempo presente, si trovino i modi e gli strumenti più adatti per farlo. Il referendum ha chiuso una fase: perché non rimettere a fuoco il senso e la portata degli orientamenti sui quali, dopotutto, si è avuta la più solenne delle conferme popolari? E perché non parlarne, tra credenti, al Convegno ecclesiale nazionale di Verona, capitolo cittadinanza? LIBANO UNA PACE DA RICOSTRUIRE «Un paese mille volte distrutto e mille volte ricostruito!». Padre Louis Samaha, presidente di Caritas Libano, parla così della sua terra. Il bilancio umanitario della guerra tra Israele e milizie Hezbollah, non adeguatamente evidenziato dai mass media, è pesantissimo: l Onu parla di morti, feriti, sfollati, 29 grandi infrastrutture colpite (porti, aeroporti, centrali), chilometri di strade danneggiati, distrutti 145 ponti, 175 aziende, 7 mila abitazioni (ovvero almeno 50 mila persone senza casa, ma altre fonti indicano cifre doppie). I danni globali sono stimati in 6 miliardi di dollari, più di un quarto del reddito nazionale annuo del Libano. Le località bombardate sono state 350 in Libano e 50 in Israele. A tutti gli innocenti vittime del conflitto, libanesi o israeliani, va la solidarietà della rete internazionale Caritas. Che si è rapidamente attivata per gli aiuti. Caritas Libano, dopo aver assistito 87 mila persone in 330 punti di accoglienza durante la guerra, ha varato un piano d azione che prevede spese per almeno tre milioni di euro. L obiettivo è accompagnare i rientri e progettare gli interventi di ricostruzione, assicurando aiuti soprattutto a 4 mila famiglie particolarmente vulnerabili e sostenendo la ripresa delle attività nel settore della pesca da parte di 400 famiglie di Tiro, che hanno visto distrutte le loro imbarcazioni. Il compito più difficile è tuttavia tentare un cammino di riconciliazione, che coinvolga anche chi vorrebbe usare ancora la violenza. Caritas Italiana, attiva in tutto il Medio Oriente, sostiene Caritas Libano nei suoi sforzi. Perché le vittime abbiano soccorso, perché una pace fragile non si trasformi in un nuovo conflitto, serve l aiuto di tutti. Anche dei lettori di Italia Caritas. Per sostenere gli interventi in corso (causale Emergenza Medio Oriente 2006 ) si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite: C/C POSTALE C/C BANCARIO Banca Popolare Etica, piazzetta Forzatè, 2 Padova - Cin: S - Abi: Cab: Iban: IT23 S Bic: CCRTIT2T84A C/C BANCARIO Banca Intesa, piazzale Gregorio VII, Roma - Cin: D - Abi: Cab: Iban: IT20 D Bic: BCITITMM700 CARTASÌ e DINERS, telefonando a Caritas Italiana (orario d ufficio) 24 ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006

14 internazionale progetti > aiuto a Medio Oriente e Nord Africa [ ] MODALITÀ OFFERTE E 5 PER MILLE A PAGINA 2 LISTA COMPLETA MICROREALIZZAZIONI, TEL a cura dell Area internazionale Medio Oriente e Nord Africa rappresentano un unica regione, nella geografia di Caritas Internationalis. Ragioni ambientali, storiche e culturali, oltre che religiose, inducono a considerare in maniera coordinata, dal punto di vista degli interventi, i paesi di queste parti di mondo. Caritas Italiana ha impegnato nel 2005 oltre euro in progetti di solidarietà nell area: ben 575 mila sono stati spesi in Iraq per minori denutriti, madri in difficoltà, anziani; in Iran 400 mila euro sono serviti per la ricostruzione dopo i terremoti di Bam (2003), Zarand (2005), Qeshm (2005) e Lorestan (2006). Altri progetti sono stati finanziati in Terra Santa, Libia, Algeria, Marocco, Somalia, Gibuti e Mauritania. Grave crisi umanitaria nella Striscia di Gaza La Terra Santa è ormai una spina nel cuore, per il perdurante clima di tensione, aggravatosi nonostante le speranze nate dopo il ritiro degli israeliani dalla Striscia di Gaza nell agosto Caritas Gerusalemme lancia un grido d allarme: la popolazione della Striscia è ormai alla fame e il blocco degli aiuti economici all Autorità palestinese sta impoverendo tutta la popolazione, anche della Cisgiordania. La drammatica situazione è confermata dalle Nazioni Unite. L appello Caritas prevede interventi di urgenza per fornire viveri di prima necessità, medicinali e acqua potabile, oltre che per consentire il funzionamento di una clinica mobile a Gaza. I beneficiari sono centinaia di poveri, persone che non hanno più alcuna fonte di reddito e sono costretti a vendere le proprie suppellettili per sopravvivere. Il programma ha un budget di euro; Caritas Italiana potrà partecipare alla spesa anche in base alla risposta delle comunità italiane. > Costo 20 mila euro (contributo iniziale Caritas Italiana) > Causale Emergenza Medio Oriente Dal deserto all Europa, aiuto ai migranti Dalla piccola Caritas marocchina arriva un appello per l assistenza agli immigrati che hanno attraversato il deserto del Sahara in vista della tappa finale, l Europa. Si tratta di clandestini che dovrebbero teoricamente ripercorrere a ritroso il deserto, se dovessero essere cacciati. Un problema di non facile soluzione: Caritas Marocco è diventata uno dei punti di riferimento ed è chiamata a prestare aiuti di emergenza (viveri, assistenza medica, alloggi di fortuna, problemi burocratici, sostegno psicologico) ai migranti intercettati dalle autorità. In alcuni casi, sempre più numerosi, si tratta anche di facilitare l inserimento nella società locale tramite piccoli aiuti economici, l accompagnamento nella ricerca di lavoro, formazione professionale, spese scolastiche per i minori, sostegno a piccole attività economiche. > Costo 5 mila euro > Causale Emergenza profughi Marocco Un centro socio-culturale per i giovani di Orano Il terremoto del 21 maggio 2003, che ha colpito la regione di Boumerdés, a est di Algeri, ha dato modo a Caritas Algeria, impegnata nell opera di ricostruzione, di sviluppare numerose relazioni con organizzazioni locali, scuole, gruppi di studenti e di donne. Su questa scia, e nel quadro di una ricerca incessante di convivialità con la popolazione musulmana, anche la diocesi di Orano a ovest di Algeri vuole dare vita a una propria Caritas. L impegno per la riconciliazione, in un paese che ha avuto almeno 150 mila vittime per la guerra civile negli anni Novanta (e fra loro 19 religiosi uccisi) è determinante: il centro socio-culturale Caritas a Orano sarà dunque, prima di tutto, un luogo al servizio ai giovani, ovvero la parte di popolazione più alla ricerca di nuovi ideali e nello stesso tempo più a rischio di ricadere nella spirale della violenza. I giovani potranno accedere a una biblioteca, organizzare incontri di riflessione e attività sociali. La spesa per il progetto riguarda l allestimento dei locali, la fornitura di mobili, libri e altri oggetti. > Costo euro > Causale Caritas Orano Un dispensario per la regione di Baidoa Quasi undici anni dopo la morte di Graziella Fumagalli, medico di Caritas Italiana, uccisa il 22 ottobre 1995 nel centro antitubercolare di Merka, Caritas Somalia riprende ufficialmente le sue attività nel paese proprio nel settore sanitario. All inizio del 2006 è stato aperto nella città di Baidoa un dispensario con personale somalo, l unico in tutta la regione. Baidoa è la sede provvisoria del governo di transizione della Somalia, formatosi dopo un periodo di anarchia che dura dal Il paese non ha ancora raggiunto una situazione stabile e negli ultimi mesi è ritornato alla ribalta con ulteriori elementi di instabilità politico-militare. Il progetto di Caritas Somalia vuole tuttavia essere un segno di speranza e un invito alla pace, proveniente da una chiesa che non ha nulla da difendere e nulla da rivendicare. Il progetto comprende la ristrutturazione dei locali per le consultazioni, il materiale sanitario, le spese di gestione. > Costo 27 mila euro > Causale Baidoa Somalia TERRA SANTA, formazione professionale La promozione socio-professionale è importante fattore formativo, anche in un paese percorso da una continua instabilità Un laboratorio promosso da un gruppo di Focolarini, che opera a Betlemme, ha bisogno di attrezzature (seghe elettriche e manuali, trapani, levigatrice,attrezzi di lavoro) per la formazione di alcune decine di giovani. > Costo euro > Causale MP 29/06 Palestina LIBANO, per la promozione della donna L emancipazione delle donne è un fattore necessario per l evoluzione delle società mediorientali. Un programma di promozione della donna in ambiente rurale, mediante due sessioni di formazione professionale (nel settore delle cure estetiche e parrucchiera), è stato elaborato (e confermato dopo la guerra) a favore di un gruppo di donne libanesi del Foyer di Zahlé dalla locale diocesi maronita. > Costo euro > Causale MP 120/06 Libano 26 ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006 ITALIA CARITAS SETTEMBRE

15 internazionale pakistan L 8 ottobre 2005 un violento terremoto piegò il Kashmir, causando 75 mila morti. Colpita anche l India, ma soprattutto il Pakistan.Dove la ricostruzione va a rilento. E si intreccia alle logiche della politica e ai nodi della terra e dell islam radicale MACERIE E LEZIONI Istantanee dalle aree del Kashmir pakistano colpite dal sisma di un anno fa. Gli effetti delle distruzioni sono stati ingenti, ma pochi restano nelle tende. E la vita riprende. A cominciare dalle scuole... LA SCOSSA, LE FERITE E L INTERESSE DI CHI AIUTA di Mario Ragazzi foto di Alberto Minoia Polvere. Una grande nube di polvere che la terra scossa vomita in aria e lì resta sospesa, spessa e soffocante, fino a sera. Così Ajmal ricorda la mattina dell 8 ottobre 2005 nel suo villaggio nella valle di Allai, nel Kohistan letteralmente, il Paese delle montagne. Rivedendo a distanza di un anno le immagini di quei giorni tragici, la gola si stringe ancora. Sono circa le 8.30 del mattino, quando i muri di molte scuole seppelliscono i bambini durante la lezione in classi sovraffollate. Una San Giuliano moltiplicata per decine e decine di volte. Il Pakistan settentrionale, al confine con l India, è una delle zone sismiche più attive del mondo: qui il subcontinente indiano spinge a testa bassa contro la zolla asiatica. L epicentro del terremoto messa a disposizione da Unu (le forze armate pakistane), Nato e Stati Uniti: il ponte aereo riesce a portare coperte, tende, cibo e medicinali nelle zone isolate di alta montagna. Uno sciame di organizzazioni non governative, nazionali e internazionali, religiose tra cui Caritas Pakistan e laiche, assiste via terra le popolazioni colpite nelle zone più basse, sotto i metri. Anche grazie alla tregua concessa dal generale inverno poca neve e temperature eccezionalmente sopra la media per la stagione nei mesi successivi si riesce a evitare il peggio. Niente epidemie, né denutrizione di massa o addirittura stragi per fame e assideramento. Ma se la fase di emergenza può essere considerata un moderato successo, pianificazione e coordinamento della ricostruzione procedono molto lentamente. Il governo federale (cioè le forze armate) vuole assumere la responsabilità di coordinare e monitorare le operazioni di aiuto, ma anche allocare i circa 5,5 miliardi di euro promessi dai donatori internazionali. Per questo motivo crea un Autorità per la riabilitazione e ricostruzione post-terremoto (Erra) articolata in diversi dipartimenti settoriali case, sanità, istruzione, mezzi di sostentamento, ambiente, attività economiche, ecc., ognuno dei quali lavora con il sosteè vicino a Muzaffarabad, capitale del Kashmir pakistano, detto Azad (libero): da questa parte della linea di controllo (la provincia è Azad Jammu e Kashmir, Ajk) l energia sismica si propaga lungo una delle tante linee di faglia che attraversano una regione inquieta, verso nord-ovest, in direzione di Balakot e Batagram (nella Provincia della frontiera del nord-ovest, Nwfp) e del Kohistan; verso sud-est in direzione di Bagh, altra città dell Ajk. Alla fine in Pakistan si conteranno morti, feriti gravi e più di 3,3 milioni di senza tetto, secondo i dati ufficiali di governo e Onu. Circa saranno i morti e decine di migliaia i senza tetto nel Kashmir indiano, dall altro lato della linea di controllo. Dopo il devastante terremoto, la mobilitazione spontanea della popolazione pakistana è immediata: colonne di auto e camion si inerpicano sulle strade del Kashmir. Al contrario l esercito pakistano, che presidia il Kashmir in forze, sulle prime si trova irrigidito dagli imperativi di sicurezza e dalla preoccupazione di evitare infiltrazioni nemiche. Servono giorni per capire che anche l India è stata colpita e che per far fronte alle conseguenze del terremoto deve sbocciare una distensione, se non proprio la pace. Un incubo logistico Portare aiuti a milioni di terremotati sparsi in una regione di montagna vastissima, di difficile accesso, rappresenta un incubo logistico. Nelle alti valli dei fiumi Kagan, Neelum e Jhelum che scendono dal Piccolo Himalaya verso la pianura dell Indo l inverno e la neve arrivano in novembre. Bisogna far presto: dopo lo sbandamento iniziale, l esercito pakistano vale a dire il governo federale, dato che il capo di stato maggiore, generale Pervez Musharraf, è anche presidente della repubblica, dopo il golpe del 1999 prende il comando delle operazioni e insieme alle agenzie Onu mette a punto un embrione di coordinamento degli aiuti. La spina dorsale delle operazioni è la flotta di elicotteri 28 ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006 ITALIA CARITAS SETTEMBRE

16 internazionale pakistan IERI E DOMANI La saggezza degli anziani, la voglia di emanciparsi, anche culturalmente, delle nuove generazioni. Ricostruire le scuole, molte distrutte dal sisma, è una delle priorità gno tecnico di un agenzia Onu. Lo scopo dichiarato è pianificare gli aiuti, evitare le sovrapposizioni e garantire a tutti i terremotati gli stessi standard di assistenza, per evitare spiacevoli ingiustizie. Ogni ong deve presentare a Erra i suoi programmi di ricostruzione per una certa unità amministrativa (Union Council - Uc, ovvero una decina di villaggi allargati, con popolazione da 20 a 45 mila abitanti) e ottenere un nulla osta prima di iniziare le attività. Erra vuole che una sola ong agisca in un dato Uc in un certo settore, per evitare sovrapposizioni. Purtroppo la messa a punto del sistema avanza con lentezza e le procedure per i nulla osta risultano farraginose. Il rifiuto del latifondista Quando arriva la primavera, il governo spinge con energia i terremotati che ancora si trovavano nei campi profughi a tornare nelle zone di origine e a rimboccarsi le maniche per la ricostruzione. Il ritorno dovrebbe avvenire volontariamente, tuttavia in molti casi i terremotati vengono messi di fronte al fatto compiuto: i servizi di assistenza nel campo vengono interrotti e solo per chi può dimostrare l impossibilità del ritorno sono previsti campi di raccolta residuali. A Muzaffarabad, capoluogo dell Ajk, si trova il grosso degli sfollati che non possono tornare. Insieme alla popolazione urbana senza tetto e agli abitanti di una ventina di villaggi circostanti ad alto rischio sismico, si contano circa 45 mila persone. Molto più ridotti i numeri a Mansehra, capoluogo della parte orientale della Nwfp, con soli 5 mila sfollati residuali. Per la ricostruzione nelle aree rurali, Erra stabilisce che spetta ai terremotati riedificare la propria casa, a partire da un sussidio governativo di circa euro per ogni abitazione distrutta (secondo il principio un tetto, un sussidio, indipendentemente da quante famiglie vivessero sotto quel tetto) e con l assistenza tecnica delle ong per assicurare criteri antisismici. Il lessico governativo, in proposito, si è trasformato: inizialmente si parlava di compensazione per coprire i costi per una casa minima di circa 40 metri quadri, ma l aumento generalizzato dei prezzi dei materiali da costruzione, solo in parte contrastato dall azione governativa, rende evidente l impossibilità di coprire tutte le spese. Così Erra comincia a parlare di sussidio. Un problema in più riguarda la proprietà. Circa il 40% dei terremotati sono contadini che vivono nelle terre di grandi proprietari (malik, khan) in regime di mezzadria tradizionale, con patti agrari variabili da zona a zona. Molte famiglie contadine coltivano le terre della famiglia del malik da secoli, senza contratto o scrittura. In tutto il Pakistan la questione agraria è al centro del conflitto sociale e i fittavoli si trovano strutturalmente in posizione di debolezza. Inizialmente il governo pensava di risarcire direttamente il latifondista, ma ha dovuto cambiare indirizzo per le pressioni di donatori internazionali, gruppi per i diritti umani pakistani e alcune ong. I fittavoli hanno dunque diritto al sussidio di ricostruzione, ma devono prima ottenere dal khan un nulla osta controfirmato dal giudice di pace, dato che la nuova casa sorgerebbe sulle sue terre. Il latifondista ha diritto a un solo sussidio, per la sua casa. Così sulla carta. Di fatto, i rapporti di potere nella società rurale sono tali i khan esprimono la classe politica locale con accesso alle cariche elettive o di nomina governativa per cui i fittavoli devono scendere a patti con i padroni. A volte il signore feudale rifiuta la concessione del nulla osta. I contadini, pur irritati, sono riluttanti a parlarne, per timore che il khan intraprenda misure di rappresaglia. Erra ha istituito un sistema di raccolta delle lamentele per cercare di risolvere i conflitti in modo spiccio, senza ingolfare il sistema giudiziario. Alcune ong offrono ai fittavoli assistenza legale. Invece ai contadini che non potranno far ritorno al luogo di origine perché il malik non ha concesso il nulla osta, o perché la terra è stata dichiarata inabitabile trovandosi in area a elevato rischio sismico il governo dovrebbe distribuire appezzamenti demaniali. Alcuni sono stati individuati, ma con grandi difficoltà e attriti. La calamità del terremoto non porterà certo a una riforma agraria in grado di alterare la struttura sociale del paese. I civili, un velo di cipria A parte il doveroso obbligo umanitario, tutti vogliono far bella figura con i terremotati del Kashmir, per motivi di politica nazionale e internazionale. La regione è già stata l oggetto del contendere di tre guerre convenzionali tra Pakistan e India. La linea del cessate il fuoco, detta di controllo, non è una frontiera internazionalmente riconosciuta. Lo stesso presidente Musharraf, quando era ancora un alto ufficiale dell esercito, nel 1999 era stato protagonista di un incursione nel territorio controllato dall India: l occupazione della cittadina di Kargil aveva portato i due paesi sull orlo di una nuova guerra. La gestione degli aiuti è saldamente in mano a un autorità federale, che ha una struttura militare con un velo di cipria di funzionari civili. Il presidente di Erra è un civile nominato su pressione dei donatori internazionali, a disagio nel canalizzare miliardi di dollari entro Ospedali e team medici mobili, ma Caritas guarda allo sviluppo Caritas Italiana ha contribuito sin dai primi giorni dopo il devastante sisma dell 8 ottobre 2005 al programma di aiuti elaborato da Caritas Pakistan, versando 250 mila euro per gli interventi di prima necessità (altrettanti fondi sono stati destinati all analoga operazione speciale per i terremotati nel Kashmir indiano). Grazie a tale contributo di Caritas, offerto con il supporto particolare della Caritas diocesana di Verona, è stato possibile acquistare più di 12 mila teli di plastica per la copertura delle tende e finanziare l attività di due team medici mobili, che hanno fornito assistenza in quasi tutta la regione colpita dal terremoto. Da febbraio un operatore di Caritas Italiana si è aggiunto al team internazionale di supporto a Caritas Pakistan, con sede a Rawalpindi-Manshera. A maggio, finita la fase degli aiuti d urgenza, Caritas Italiana ha contribuito all impegno per la ricostruzione e la riabilitazione socioeconomica, attraverso un contributo di altri 750 mila euro versati a Caritas Pakistan: serviranno in particolare per il programma sanitario, che prevede la costruzione di due ospedali rurali di base, distrutti dal sisma, e il supporto per altri sei mesi ai team medici mobili (copertura dei salari, acquisto di medicinali, vaccini e materiale medico). La ricostruzione dei due ospedali prevede il contributo delle Caritas diocesane di Milano e Trento. I fondi raccolti a favore dei terremotati in Pakistan permettono inoltre a Caritas Italiana di programmare un impegno di lungo periodo (5-10 anni), con attività da concordare con Caritas Pakistan. Come in molte altre occasioni simili, la terribile tragedia del terremoto offre dunque la possibilità di programmare percorsi che dalla riabilitazione portino allo sviluppo dei territori colpiti, che già prima del terremoto vivevano situazioni di forte disagio e povertà. L intervento prevede l affiancamento della Caritas sorella, anche con personale espatriato, lungo un cammino di crescita e consolidamento. Il 40% dei terremotati vivono nelle terre di grandi proprietari in regime di mezzadria. E per ricostruire, i fittavoli devono scendere a patti con i padroni ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006 ITALIA CARITAS SETTEMBRE

17 internazionale pakistan Case, agricoltura, sanità: decine di migliaia di beneficiari Caritas Pakistan ha prodotto, sin dalle prime ore dopo il terremoto, un intensa mobilitazione a favore delle popolazioni colpite dalla tragedia, grazie anche al supporto dei team di Caritas Internationalis e al contributo finanziario e operativo di moltissime Caritas nazionali. Alcune notizie e alcune cifre danno un idea dell impegno profuso: I Famiglie beneficiarie della distribuzione di kit di sopravvivenza e di altri materiali (tende, stufe, cucine, lanterne, lenzuola, ecc) I Famiglie a cui vengono forniti addestramento e assistenza tecnica per la ricostruzione delle proprie case, secondo criteri antisismici circa I Persone sostenute con programmi di riattivazione delle attività rurali (fornitura di semi e fertilizzanti, riabilitazione di edifici rurali, formazione alla gestione delle risorse naturali e alla diversificazione delle fonti di entrata) I Bambini (0-5 anni) cui sono state somministrate le vaccinazioni di base I Pazienti visitati e a cui sono state somministrate cure mediche, anche grazie all azione dei team medici e sanitari mobili I Strutture sanitarie di cui è affidata a Caritas la ricostruzione (a Boi 1 ospedale, 1 clinica, 1 dispensario; a Therian e Balakot 1 clinica, 1 dispensario e 1 ambulatorio; a Dilola e Noora Seri 1 clinica) 11 Per i radicali islamisti, il Kashmir è uno dei punti nevralgici dello scacchiere mondiale: fa parte delle terre abitate dai musulmani, ma oggi in mano agli infedeli un istituzione militare, ma l uomo che conta, al centro di tutte le decisioni e apparizioni pubbliche, è il vice, l energico generale Nadeem. Con questo assetto istituzionale, il governo di Musharraf non solo ha messo le mani sul tesoro degli aiuti internazionali, ma si assicura il prestigio interno ed esterno derivante dal mettere la propria firma in calce a una grande operazione umanitaria, rafforza il ruolo delle forze armate come perno della vita del paese e unica istituzione affidabile spesso a scapito delle amministrazioni provinciali civili, scavalcate dalla nuova autorità federale e grazie ai generosi aiuti internazionali (Usa, Regno Unito, Arabia Saudita in testa) non deve spostare neanche una manciata di rupìe da un bilancio della difesa che regolarmente fagocita circa due terzi del bilancio federale statale. Potenziale di propaganda Per i radicali islamisti, il Kashmir è uno dei punti nevralgici dello scacchiere mondiale; con Palestina, Cecenia, Iraq e Afghanistan fa parte del novero delle terre abitate da musulmani, ma in mano agli infedeli. Non a caso le sezioni di assistenza sociale dei partiti politici islamisti (Jamaat Islami, Jamiat-ul Ulema Islami, Jamiat-ul Ulema Pakistani e altri federati nel Muttahida Majlis-e Amal - Consiglio unificato dell azione, importante forza con oltre il 10% dei voti a livello nazionale, spesso ago della bilancia per dare al governo di Musharraf la legittimazione parlamentare di cui ha bisogno) sono tra le più attive nella gestione dei campi profughi. Per dovere caritativo, certamente. Ma non può sfuggire il potenziale di propaganda e reclutamento di nuovi quadri che la vetrina del Kashmir offre loro. A pochi è sfuggito, infatti, il parallelo con il progressivo controllo che proprio in Pakistan fu esercitato sui campi profughi afgani da parte dei partiti radicali, all epoca della guerra contro gli occupanti sovietici dell Afghanistan. Controllo che consentì l arruolamento dei mujahidin prima e, a partire dalle madrassa frequentate dagli stessi profughi, dei taliban dopo. Anche altri gruppi politico-militari, coinvolti nella continua infiltrazione di guerriglieri kashmiri oltre la linea di controllo per attacchi terroristici e azioni contro le forze indiane, sono attivi nelle operazioni umanitarie post-terremoto. Alcuni, come Lashkar-e-Taiba (Esercito dei giusti), sono stati messi al bando da Musharraf e sono sulla lista nera Onu delle organizzazioni terroriste, ma continuano a operare apparentemente indisturbati sotto altro nome o sotto il nome del loro braccio caritativo-sociale, Idara-i-khidimat-i-khalq (Ufficio per il servizio del popolo), oppure Jamaat-ud-Dawa (Assemblea per la predicazione). Altri, come Al-Rasheed trust, sono legali in Pakistan pur trovandosi nella lista nera Onu delle organizzazioni terroristiche per sospetti legami con Al-Qa ida: eppure afferma International Crisis Group, autorevole centro di studi hanno collaborato con l Unhcr (Alto commissariato Onu per i rifugiati) nella gestione dei campi profughi! Le pressioni statunitensi sul presidente Musharraf per un azione più decisa contro questi gruppi hanno prodotto una campagna di opinione in tutte le zone terremotate, all insegna dello slogan Aiutare l umanità non è terrorismo, estremamente popolare per la buona reputazione di queste organizzazioni tra i profughi e la sua ispirazione anti-usa. RADICALISMO E DIALOGO Il terremoto ha causato circa 75 mila morti. La ricostruzione è occasione di propaganda e reclutamento per formazioni islamiste. Ma può essere anche occasione di incontro tra culture e religioni Team multireligioso È in questo contesto che si deve muovere Caritas Pakistan, espressione di una minoranza religiosa che è tollerata nel paese, ma vive in condizioni di estrema difficoltà, a causa soprattutto di due fattori: la politica di islamizzazione delle istituzioni intrapresa dal generale Zia Ul- Haq negli anni Ottanta compresa la famigerata legge contro la blasfemia, che nel 1998 portò al suicidio di protesta il vescovo di Faisalabad, John Joseph ; la recrudescenza dell ostilità verso tutto ciò che è associato all occidente e all America, in seguito alle guerre in Afghanistan e soprattutto Iraq. Dopo i diversi attacchi condotti da estremisti negli ultimi anni, tutte le chiese sono guardate a vista da picchetti della polizia o dell esercito; per entrare si deve passare il controllo del metal detector. Il programma post-terremoto di Caritas Pakistan e il suo stile di lavoro hanno comunque confermato la sua buona reputazione presso opinione pubblica e istituzioni. Il team degli operatori è multireligioso; cristiani e musulmani lavorano fianco a fianco in buona armonia. La scelta dei beneficiari risponde al criterio principe dell azione umanitaria, il bisogno, senza domande circa l appartenenza nazionale, politica o religiosa (compito peraltro reso più facile dal fatto che nella zona terremotata i cristiani, già minoranza esigua a livello nazionale, sono una presenza evanescente). L azione dell ong pakistano-cattolica, che assiste in modo efficiente i terremotati musulmani secondo i migliori standard umanitari internazionali, senza fare prediche o indottrinamento (pratica comune, invece, tra le organizzazioni caritative legate ai gruppi politico-religiosi) e rispettando al tempo stesso la cultura locale, è di per sé una convincente affermazione di convivenza e tolleranza. 32 ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006 ITALIA CARITAS SETTEMBRE

18 internazionale casa comune internazionale guerre alla finestra SICUREZZA E LIBERTÀ, NON BASTA IL PUGNO DI FERRO di Gianni Borsa inviato agenzia Sir a Bruxelles Costruire l Europa come spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Sembra una delle frequenti dichiarazioni di principio che ricorrono nella vita delle istituzioni comunitarie, specialmente in questo periodo di stallo, in cui la Costituzione è stata posta nel frigorifero in attesa di tempi migliori. In realtà il commissario competente, l italiano Franco Frattini, sa bene che i temi della sicurezza, del contrasto della violenza organizzata, della lotta all immigrazione clandestina toccano interessi e coscienze dei cittadini dell Unione. Le immagini delle torri gemelle in fumo, quelle degli attentati di Madrid e Londra, gli sbarchi nell Italia meridionale, i centri di prima accoglienza in giro per il vecchio continente: fatti che invocano interventi adeguati, corali e risolutivi, proiettati oltre l emergenza. L Unione europea si è occupata di tutto ciò a partire dal Consiglio europeo di Tampere (ottobre 1999), durante il quale si era stabilito di creare appunto uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nell Europa integrata: l impegno si è condensato nel Programma dell Aja, che verrà aggiornato e rilanciato nel corso della riunione informale giustizia e affari interni, prevista di nuovo a Tampere a fine settembre Per preparare il campo all appuntamento in Finlandia, sotto l egida della presidenza di turno del Consiglio affidata agli scandinavi fino a fine anno, la Commissione europea ha presentato una prima Valutazione politica dei progressi compiuti nell attuare il Programma dell Aia. Secondo l esecutivo, i cittadini vogliono che l Ue prenda i provvedimenti necessari affinché l Europa diventi un luogo sicuro in cui vivere. Unione e stati membri devono affrontare insieme tale sfida e agire più efficacemente nella lotta contro la criminalità organizzata e il terrorismo, ma anche nella gestione dei flussi migratori e nel controllo delle frontiere esterne. A questo riguardo occorre un pro- Grandi attentati terroristici, traffici di esseri umani: la cronaca dimostra che l Europa ha bisogno di una strategia comune. Che però non deve ledere i diritti dei cittadini. Dalla Finlandia parte la ricerca di un difficile equilibrio cesso decisionale efficace e trasparente e chiare priorità politiche. Il capo della Commissione, il portoghese José Manuel Barroso, ha affermato: «Con queste iniziative intendiamo rispondere in modo deciso alle preoccupazioni dei cittadini, in un settore in cui c è bisogno di più Europa». Frattini sta lavorando con un idea-guida: «Dobbiamo garantire la sicurezza, combattere strenuamente il terrorismo, controllare le frontiere. Ma lungo questa strada non intendiamo ledere alcuno dei diritti e delle libertà essenziali delle persone» e «non vogliamo che si faccia l errore di accostare l idea di immigrato a quella di clandestino». Sette proposte da Bruxelles Sono sette le proposte della Commissione che saranno dunque in agenda a Tampere: diritti fondamentali e cittadinanza; asilo; gestione dell immigrazione; gestione integrata delle frontiere esterne e interoperabilità dei sistemi di informazione; riconoscimento reciproco (giustizia civile e penale); accesso alle informazioni necessarie per combattere il terrorismo e la criminalità organizzata; futuro di Europol. Il primo ministro finlandese Matti Vanhanen su questo tema appare deciso (su Costituzione e dintorni sa invece che la sua voce conta poco ): «I cittadini ha spiegato a luglio all Europarlamento si aspettano azioni concrete dell Unione nella lotta contro il crimine internazionale, il traffico di esseri umani e il terrorismo». E sull immigrazione: «Il rafforzamento dei controlli alle frontiere è solo parte della soluzione, poiché è anche importante rafforzare la cooperazione con i paesi d'origine e di transito». Non solo pugno di ferro, dunque. C è da augurarselo. ARMI ITALIANE VENDESI, SIAMO CERTI DI CHI LE USA? di Diego Cipriani In un periodo in cui l economia ristagna e la crescita rallenta, anche il commercio di armi può subire un calo. È quanto emerge dall annuale Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento nonché dell'esportazione e del transito dei prodotti ad alta tecnologia, presentata recentemente dal governo italiano al parlamento (come prevede la legge 185 del 1990) e riferita al Le autorizzazioni all esportazione di armi rilasciate dal governo sono state pari a milioni di euro, con una diminuzione di circa il 10% rispetto al In realtà, a ben guardare, dalle nostre dogane sono passate l anno scorso armi per un valore di circa 830 milioni di euro (il 70% in più rispetto al 2004), relative a esportazioni definitive autorizzate anche negli anni precedenti. Ma dove vanno a finire le armi italiane? Secondo la Relazione, il 55% a paesi Nato o Ue, il 25% a paesi asiatici. In cima all elenco dei primi dieci destinatari c è la Spagna, seguita da Regno Unito, Turchia, India, Singapore, Egitto, Belgio, Oman, Emirati Arabi Uniti e Pakistan. E qui emerge il problema della qualità dei clienti. Nella Relazione si dice che il governo ha mantenuto una posizione di forte cautela verso paesi in stato di tensione, ma non sembra che India e Pakistan (entrambe potenze nucleari) abbiano risolto definitivamente il loro conflitto per il Kashmir... E nell elenco figurano anche altri paesi la cui situazione (interna e internazionale) non può definirsi tranquilla e nei quali sono in corso conflitti dimenticati, come Stati Uniti, Nigeria, Tailandia, Indonesia, Algeria, Marocco, Israele, Eritrea, Filippine. Lo stesso discorso vale per i paesi in cui si compiono violazioni dei diritti umani e che la legge italiana esclude possano ricevere forniture di nostre armi. Insomma: nonostante sia considerata una delle più seve- Pubblicata la Relazione annuale del governo sull export italiano di armi. Nel 2005 sono diminute le autorizzazioni, ma è aumentato il traffico alle dogane, effetto di operazioni autorizzate in passato. Ombre sulle destinazioni re leggi al mondo, quella italiana offre abbondanti margini d interpretazione. Ecco perché ong e associazioni che difendono la legge, e anzi chiedono che a essa si ispiri la normativa europea, guardano con sospetto al tentativo governativo di riscrittura della legge 185/90 che la Relazione anche quest anno ribadisce. Spese militari, un record Tornando ai dati, i settori trainanti dell export italiano l anno scorso sono stati l elettronica per la difesa, l elicotteristica e i sistemi di difesa, considerato che il comparto aerospaziale e della difesa opera in un mercato mondiale di circa 300 miliardi di euro. Le prime sette aziende italiane esportatrici di armi sono Agusta, Galileo Avionica, Oto Melara, Iveco, Whitehead Alenia Sistemi Subacquei, Alenia Aeronautica e Selex Communications (ex Marconi Selenia). La Relazione dà conto anche delle transazioni bancarie autorizzate relativamente alle operazioni di import-export. L elenco degli istituti di credito coinvolti è capeggiato da San Paolo-Imi, seguono Banca di Roma, Cassa di Risparmio della Spezia, Unicredit, Banco Bilbao Vizcaya, Deutsche Bank, Bnl, ecc. Il mercato delle armi italiane (la Relazione non tratta delle cosiddette armi leggere, di cui l Italia è il secondo produttore mondiale) si inserisce in uno scenario mondiale niente affatto rassicurante. Basti pensare che, secondo l Istituto di ricerche per la pace di Stoccolma, le esportazioni mondiali di armi hanno raggiunto nel 2005 una cifra stimata tra i 44 e i 53 miliardi di dollari, mentre le spese militari hanno raggiunto il record di miliardi di dollari (+ 3,4% rispetto al 2004). E si sa che, prima o poi, le armi vengono utilizzate. 34 ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006 ITALIA CARITAS SETTEMBRE

19 internazionale crisi africane GUINEA, FUTURO IN BILICO TRA SVOLTE E VIOLENZE Una terra ricca di risorse, ma riso e benzina hanno prezzi tanto alti che l intero paese scende in piazza. La protesta è il segno di una nuova coscienza sociale? Alle 9 di mattina, le strade si svuotano di auto e venditori ambulanti. Si respira tensione nell aria, una calma inquietante cala sulla città. È il primo giorno (lunedì 12 giugno) dello sciopero generale nazionale, indetto dalla confederazione dei sindacati. Una svolta nella vita della Guinea. Il fumo nero delle macchine e dei pneumatici bruciati, che si alza nel cielo della capitale Conakry, lascia intuire che sarà gravida di fortissime tensioni. Fumo nero. E spari. Camionette dell esercito e della polizia intervengono persino nelle piccole strade sterrate dei quartieri. Gli agenti sparano in aria per disperdere i cortei. O direttamente sulla folla di dimostranti. Alle 11 le radioline portatili trasmettono il notiziario di un emittente francese: Morti in molte città del paese, soprattutto a Conakry. La radio nazionale ignora i fatti, come se niente accadesse. Arrivano notizie confuse di scontri sempre più cruenti tra studenti e polizia. E ci si domanda fino a che punto si arriverà, questa volta. Ci sarà un colpo di stato? Una transizione politica indolore? L esercito prenderà in mano la situazione? Il presidente, gravemente malato, ha lasciato il paese? In quali stanze e da chi vengono prese le decisioni in queste ore? L apatia sta finendo La storia e l attualità della Guinea (stato dell Africa occidentale in cui la chiesa italiana, attraverso la Fondazione Giustizia e Solidarietà, sta contribuendo alla realizzazione di numerosi progetti di sviluppo, grazie alle risorse liberate dalla remissione del debito estero contratto in di Stefano Verdecchia aumento incontrollato dei prezzi dei prodotti che stanno alla base della dieta quotidiana della popolazione: il riso in due anni è aumentato di più del 200%, e quando scarseggia il malcontento popolare diventa esplosivo. Anche il prezzo della benzina in un anno è aumentato del 367%, quello dei trasporti del 382%, quello del cemento del 226%. Già a marzo era stata indetta una settimana di sciopero e di blocco totale di qualsiasi attività; allora però nessun disordine si era verificato, a causa dell assenza di manifestazioni di massa. Ora la protesta sociale è tornata vibrante, ma la trattativa tra governo e confederazione dei sindacati avanza molto lentamente. Il ribasso del prezzo del riso e della benzina resta il nodo cruciale. E giovedì 15 giugno, dopo tre giorni ininterrotti di scontri nelle strade, scocca una nuova scintilla. Gli studenti avevano chiesto di rimandare i loro esami, essendo gli insegnanti impegnati nella protesta. Il governo non ha disposto il rinvio e ora i giovani scendono in strada. La violenza delle forze di polizia si dirige verso di loro: sulla strada restano molte vittime, per la maggior parte studenti. A differenza di marzo, la popolazione appare intenzionata ad andare avanti a oltranza. Tensioni, violenze e morti si registrano non solo a Conakry, ma anche in altri centri rilevanti del paese, Mamou, Labe, N zerekoré. Bisogna aspettare sabato 17 giugno perché sindacati e gopassato dal governo locale con l Italia) insegnano che i cambiamenti politici sono estremamente lenti e difficili. Dopo la lunga stagione ( ) della dittatura socialista, guidata da Sekou Touré, il paese è governato da 22 anni dal generale Lansana Conté, il quale, nonostante tutto e contro ogni pronostico sulla sua salute, continua a gestire il potere, direttamente o tramite i suoi delfini. Ma ora sembra davvero che l apatia politico-sociale del popolo guineano stia finendo. La popolazione del paese, ricchissimo di risorse naturali, ma ridotto allo stremo, è stanca di condizioni di vita che si vanno deteriorando inesorabilmente. La svalutazione del franco guineano ha raggiunto in breve il 30-40%, con ripercussioni enormi sul quadro macroeconomico nazionale e sulle fragili economie familiari. Alla svalutazione monetaria si aggiunge un La pigrizia apparente delle affumicatrici di Kaporo di Paola Budini Una scura colonna di fumo fuoriesce da una costruzione in paglia non lontano dalla riva del mare. Un odore forte, inconfondibile, di pesce affumicato, investe l aria circostante. Tra suoni decisi e un vociare a tratti festoso, è un via vai continuo di donne e bambini, di cesta colme che passano di mano in mano, di reti da sbrogliare e ripiegare, di legna trasportata in testa e scaricata in piccole cataste, di piroghe che vanno e vengono sull ampia riva scoperta dalla marea. Kaporo è uno dei porti di quartiere più grandi e attivi di Conakry. E il mare della Guinea è uno dei mari più pescosi al mondo. Sogliole, rombi, gamberi: abbondanti quantità di specie prelibate, che attraverso passaggi incomprensibili, e sulla base di leggi inspiegabili, non verno raggiungano un accordo: tra le sue tante clausole, spiccano la diminuzione del prezzo del riso (da 130 mila a 85 mila franchi guineani al quintale) e l aumento del salario di base dei dipendenti pubblici. Stringere la cinta Eppure in agosto, a distanza di due mesi, quasi nulla sembra cambiato: il prezzo del riso è ancora alle stelle e di aumenti salariali non si scorge traccia. Ci si chiede come le famiglie guineane riescano a fare fronte alla situazione, a stringere ancora la cinta per far quadrare il bilancio domestico e a sostenere le spese per la ripresa delle scuole. Ancora una volta, come in molti altri stati africani, il problema della gestione delle risorse pubbliche si pone come nodo cruciale: accaparramento delle ricchezze del paese, clientelismo e corruzione, praticati dalle élite politiche locali, determinano un quadro di forti scompensi economici e sociali. A ciò si aggiungono debito estero, condizioni finanziarie imposte dagli organismi internazionali e protezionismo commerciale dell Europa, che contribuiscono a impedire un autentica ripresa. Molte cose potrebbero cambiare se, per esempio, gli introiti provenienti dall estrazione di bauxite e oro rimanessero nel paese, reinvestiti per lo sviluppo socio-economico. Lo sciopero di giugno è stato il segno di un significativo risveglio della coscienza e dell attivismo della società civile. Ma occorrerà lavorare in modo costante a fianco ad essa, sui temi della governance politica e della cittadinanza attiva, affinché un reale cambiamento si inneschi dal basso. Nella speranza che l elevata tensione sociale e le condizioni politiche instabili non generino, in un prossimo futuro, violenze incontrollabili e conflitti interni, a cui troppo spesso si è assistito e si assiste in Africa. UN PAESE CHE VUOLE CAMBIARE Lavoratori della Guinea Conakry. Il loro sciopero generale, a giugno, ha dato una forte scossa agli equilibri politici. Ma il paese rischia il conflitto civile toccano neppure la terra guineana, ma transitano per il porto di Dakar e arrivano sui mercati europei, passando per pesce senegalese. Le navi che pescano di fronte alle coste di Conakry, Boffa o Kamsar appartengono a società senegalesi, cinesi, russe, che beneficiano dei pro- 36 ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006 ITALIA CARITAS SETTEMBRE

20 internazionale crisi africane internazionale contrappunto fitti di un mare tanto florido. La pesca, in ogni caso, resta uno dei settori più importanti della fragile economia guineana, come in altri casi sorretto, rappresentato e animato dalla capacità imprenditoriale femminile. Le cooperative di Conakry impegnate nel settore della pesca sono infatti per la maggior parte composte da donne. Non sono rari i casi in cui loro stesse si imbarcano su una piroga e vanno a recuperare il pesce dai grandi pescherecci, prima che venga portato in Senegal. Ma generalmente le donne gestiscono e coordinano l intera filiera, facendo ricorso anche a personale stipendiato. DONNE AL TIMONE Alcune donne appartenenti alla cooperativa Hallah-nana, che affumica e vende il pesce pescato al largo di Conakry Difendere i pesci dall acqua Allah-nana è la cooperativa di affumicatrici di pesce di Kaporo. Ha 25 membri, tutte donne, che svolgono la loro attività al porto e vendono il pesce nei mercati della capitale. Mariam, 45 anni, viso tondo ed espressione diffidente, è uno dei membri più anziani di Allah-nana. Pur sottolineando le difficoltà quotidiane che lei e le sue compagne devono superare in un momento difficilissimo per l economia guineana, elenca con fierezza le conquiste raggiunte grazie alla decisione di unirsi in cooperativa: hanno costruito forni comuni, creato un magazzino per lo stoccaggio del pesce affumicato, individuato alcuni giovani da assumere a giornata per le operazioni più faticose, cioè la pesca in alto mare e il rifornimento del legno di mangrovia. Durante la stagione delle piogge tutto è più difficile, perché nei forni si infiltra acqua e il pavimento diventa fango scivoloso e maleodorante. Occorre lavorare ancora più alacremente e ingegnarsi per difendere il pesce dalla pioggia. Souaudou, anche lei membro di Allah-nana, torna dal mercato con alcuni teloni in plastica e li sistema sul tetto con l aiuto di alcuni giovani: è alla quarta gravidanza ed è attentissima a trarre il massimo profitto dalle sue piccole operazioni commerciali. Mucchi di pesce affumicato, cataste di legna, il rumore del mare, il pensiero fisso di come sfamare le proprie famiglie. Sono gli elementi che scandiscono le giornate e le vite di Mariam, Souaoudou e delle loro compagne. Da quando sono nate, hanno cominciato a faticare, a ingegnarsi nell arte del cavarsela a ogni costo, seguendo le proprie madri e apprendendo l arte della conservazione del pesce quando la temperatura sale oltre i 35 gradi e non esistono frigoriferi. Anche le essicatrici di Kaporo sono pervase dall inspiegabile aria di calma, di spossatezza, quasi di pigrizia che si coglie osservando in alcuni momenti le donne africane. Guardandole sedute accanto alla cesta del proprio pesce sembra non abbiano fatto nulla e che non abbiano voglia di far nulla, sovrastate da un logorante stato di apatia. Ma basta parlarci qualche minuto per capire che non è così, basta osservare più da vicino i loro visi e i loro movimenti per comprendere a quale fatica quotidiana siano costrette, quale perenne sforzo le tenga impegnate, quale forza siano capaci di esprimere. Il fumo del forno di Kaporo e l odore del pesce che diventa nero e rigido restano attaccati agli abiti e alla pelle delle donne di Allah-nana. Ma Mariam, Souaudou e le loro compagne sanno anche essere fiere. È la fierezza per la vittoria che rende possibile ogni altro impegno, la vittoria nella quotidiana battaglia per la sopravvivenza. L ULTIMA CORSA ALL ORO, BIOPIRATI VERSO L ANTARTIDE di Alberto Bobbio Èl ultima corsa all oro. E come tutte le precedenti assume le forme del saccheggio. Accade in Antartide e in palio ci sono i tesori che si nascondono sotto i ghiacci. Le prede più ambite sono microrganismi che si chiamano estremofili, perché hanno sviluppato incredibili capacità di resistenza a sopravvivere in ambienti estremi. È un business miliardario e senza regole, con il rischio che diventi selvaggio, con enormi profitti per le società multinazionali della biotecnologia e della farmaceutica, ma anche dell industria alimentare legata alla catena del freddo. I ricercatori dei paesi più ricchi del mondo, presenti in Antartide con numerosi basi, stanno diventando bio-pirati? L allarme sta in un Rapporto dell Istituto di studi avanzati delle Nazioni Unite, con sede a Tokyo, e in un documento della Coalizione per l Antartide e l Oceano del sud, che coordina l attività di 240 ong di 49 paesi, impegnati contro la commercializzazione del continente di ghiaccio. Spiega Sam Johnston, che ha curato il Rapporto Onu: «Stanno avvenendo atti di biopirateria. Ma la pirateria non è illegale, poiché nessuno ruba niente a nessuno, dato che nessuno è proprietario». La questione è assai delicata dal punto di vista commerciale e da quello del diritto internazionale, proprio per il particolare regime che regola proprietà e attività in Antartide. Dal 1961 la regione è protetta da un trattato internazionale che ne proibisce la militarizzazione, oltre che lo sfruttamento minerario e commerciale della maggiore concentrazione di acqua dolce del mondo. Lo hanno firmato 43 paesi, che rappresentano l 80% della popolazione del pianeta, tra cui Usa, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Australia. La firma dell Italia è del In pratica i paesi firmatari di quell accordo e dei successivi, che lo hanno perfezionato, si sono impegnati a trasformare l Antartide in un gigantesco laboratorio e a mettere in comune i risultati delle ricerche, che non dovreb- Al Polo Sud è in atto un saccheggio silenzioso. Multinazionali ottengono brevetti sui microrganismi estremofili. Un business miliardario, sottratto agli accordi Onu che impediscono lo sfruttamento della regione a fini privati bero essere di proprietà esclusiva né degli stati, né delle università. Beneficio per tutti i popoli La raccolta dei microrganismi è regolamentata rigidamente delle Convenzioni internazionali, ma nessuna regola vige per le analisi di laboratorio. È quanto accade per esempio per la glicoproteina, che si trova in alcuni pesci antartici e funziona come antifreddo, con enormi applicazioni in numerosi campi. Può servire nell industria farmaceutica per congelare i tessuti necessari nella chirurgia d avanguardia, può garantire meglio organi destinati al trapianto, serve per aumentare la durata di prodotti surgelati, ma anche nell allevamento di pesci e piante. Il Rapporto dell Istituto Onu rivela che negli ultimi anni sono stati molti i risultati scientifici che non sono stati resi pubblici. Gli Stati Uniti hanno presentato 92 domande di brevetto su organismi antartici e su molecole estratti da essi; 62 sono state presentate da paesi europei. Joseph Stevens della Coalizione per l Antartide, spiega che «i brevetti e la commercializzazione potrebbero far crollare l intero sistema dei trattati, che regola le attività in Antartide». Le Nazioni Unite nel Rapporto parlano apertamente di biopirati, perché aggirano l obbligo di rendere conto a tutto il mondo dei risultati delle ricerche. Le ong ritengono che le ricerche biologiche in Antartide non dovrebbero mai diventare oggetto di business e se tra i ghiacci si trovassero i componenti di un farmaco in grado di salvare dai tumori o di migliorare la catena del freddo, il beneficio deve essere a disposizione di tutti i popoli, senza legare la scoperta ad alcuna proprietà intellettuale. Non sarà facile: quello degli estremofili è un mercato assai ghiotto. 38 ITALIA CARITAS SETTEMBRE 2006 ITALIA CARITAS SETTEMBRE

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