INTRODUZIONE ALLA MACROECONOMIA

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1 1 INTRODUZIONE ALLA MACROECONOMIA La macroeconomia studia i tratti generali del sistema economico e risponde a domande sul sistema economico nel suo complesso. Gli economisti concordano su tre importanti obiettivi macroeconomici, il cui raggiungimento offre l opportunità di rendere tutti gli individui più soddisfatti: 1. crescita economica: incremento della produzione di beni e servizi che si verifica nel corso di lunghi periodi di tempo. Gli economisti controllano la crescita economica misurando il PIL reale, ossia la quantità totale di beni e servizi prodotta in un paese nel corso di un anno. Quando il PIL cresce più velocemente della popolazione, il prodotto pro capite aumenta e cosi il tenore di vita medio. In parte, la crescita è dovuta all incremento demografico (maggior numero di lavoratori, maggiori quantità prodotte). Economisti e politici sono molto preoccupati quando la crescita rallenta. Tuttavia la crescita non apporta benefici a tutti, poiché il tenore di vita aumenta più rapidamente per alcuni gruppi e per qualcuno può addirittura diminuire. Alcuni ritengono che nel lungo periodo tutti beneficeranno della crescita economica, altri credono che lo Stato debba tassare i ricchi e fornire agevolazioni ai poveri. In entrambi i casi, però, la crescita economica, arricchendo il sistema economico nel suo complesso, è considerata parte importante della soluzione. 2. piena occupazione: la disoccupazione influenza la distribuzione del benessere fra i cittadini. Chi non trova lavoro subisce una perdita di reddito e la preoccupazione per tali persone costituisce un motivo per cui un tasso di occupazione costantemente alto (o un tasso di disoccupazione costantemente basso) rappresenta un importante obiettivo macroeconomico. La disoccupazione esercita un influenza su tutti; un alto tasso di disoccupazione indica che il sistema non sta realizzando il suo pieno potenziale economico. Per tasso di occupazione si intende la percentuale della forza lavoro che vorrebbe lavorare ma non riesce a trovare lavoro. Esiste sempre qualcuno che cerca lavoro, anche quando il sistema attraversa una fase positiva. In alcuni anni, però, la disoccupazione è insolitamente elevata. o Quando le imprese realizzano una maggior quantità di prodotto, assumono più lavoratori. Quando producono di meno, tendono a licenziare i dipendenti. Il PIL reale e l occupazione, quindi, sono strettamente correlati. Un tasso di occupazione costantemente alto, richiede un livello di produzione stabilmente elevato, ma la quantità prodotta non è stabile. Le fluttuazioni periodiche del PIL sono dette cicli economici. La sottile linea inclinata verso l alto (fig. 3 pag. 417) indica il trend ascendente di lungo periodo del PIL reale, definito crescita economica. La linea più spessa rappresenta il ciclo economico che si realizza intorno al trend. Quando la quantità prodotta aumenta, si è in fase di espansione. Quando la quantità prodotta diminuisce, si è in fase di recessione. I cicli economici del mondo reali non hanno mai aspetto lineare e simmetrico. Una recessione particolarmente prolungata e grave, è chiamata depressione. Espansione crescita: la crescita è la tendenza ascendente di lungo periodo del prodotto, per un periodo di durata solitamente superiore al decennio. L espansione si riferisce invece a un periodo di tempo solitamente più breve, durante il quale la quantità prodotta aumenta di trimestre in trimestre o di anno in anno. 3. prezzi stabili: la stabilità dei prezzi è un obiettivo macroeconomico perché l inflazione è costosa per la società; il potere d acquisto della valuta diminuisce in modo talmente rapido che le persone non desiderano più tenerla e questo crollo del sistema monetario costringe la popolazione a sprecare tempo e risorse barattando, lasciando poco tempo alla produzione di beni servizi. Pertanto il tenore di vita medio si riduce. Quando giunge il momento di diminuire un tasso di inflazione anche modesto, lo Stato deve attuare dolorose azioni correttive e l effetto di tali manovre è quello di ridurre la produzione e aumentare la disoccupazione. Ma gli economisti ritengono che una lieve inflazione sia positiva per l economia, in quanto se non ci fosse si andrebbe in contro a un periodo in cui i prezzi diminuiscono in modo eccessivo (deflazione), quindi la stabilizzazione dei prezzi richiede anche di evitare che il tasso di inflazione scenda a livelli troppo bassi che sarebbero pericolosamente prossimi a valori negativi. L approccio macroeconomico si distingue da quello microeconomico per aspetti importanti. In microeconomia in genere si applica il principio del mercato e l equilibrio a un mercato alla volta, in macroeconomia, invece tale principio si applica a tutti i mercati contemporaneamente. Per fare ciò si fa ricorso all aggregazione, ossia il processo di combinare elementi diversi in una singola categoria per considerarli come un unico complesso. Tale processo è strumento fondamentale del ragionamento e svolge un ruolo chiave sia in micro che in macroeconomia. 1

2 2 La macroeconomia nasce con la corrente di pensiero keynesiana secondo cui il sistema economico non funziona bene da solo ma richiede la guida di un governo attivista. A partire dagli anni 60 diversi economisti di rilievo iniziarono a sfidare le idee keynesiane ma oggi parte dei disaccordi originali sono stati risolti ed è emerso un consenso generale moderno che abbraccia sia concetti keynesiani, sia idee classiche. Rimangono, però, alcune controversie. Alcune controversie di politica macroeconomica hanno natura positiva. Sebbene gli economisti e i responsabili delle politiche economiche spesso concordino sul funzionamento del sistema macroeconomico in termini generali, essi possono non essere d accordo su alcuni dettagli. Tuttavia molti disaccordi che sembrano positivi, hanno spesso origine normativa. A causa di tali battaglie politiche, spesso si può ritenere che vi sia poco accordo tra gli economisti in merito al funzionamento del sistema macroeconomico. In realtà i macroeconomisti concordano su molti principi fondamentali e, anche quando vi è un forte disaccordo, regna un sorprendente accordo sull approccio da utilizzare per risolverlo. 2

3 3 PRODUZIONE, REDDITO E OCCUPAZIONE PIL (prodotto interno lordo): di una nazione, è il valore complessivo di tutti i beni e i servizi finali prodotti per il mercato in un dato periodo, all interno dei confini nazionali. L approccio del PIL consiste nel sommare il valore monetario di tutti i beni e servizi, ossia il numero di unità di moneta a cui è venduto ogni prodotto (in questo modo si può sommare mele con pere ). I servizi negli ultimi tempi sono diventati una parte sempre più importante delle produzione totale dei Paesi progrediti. Nella misura della produzione non contiamo ogni bene e servizio prodotto nel sistema economico, ma solo quelli venduti agli utenti finali. Se nel calcolo del PIL aggiungessimo anche il valore di tutti i beni intermedi, li conteremmo due volte poiché sono già inclusi bel valore del bene finale. Per contribuire al PIL bisogna produrre qualcosa. Il PIL non include tutti i beni e i servizi finali prodotti in un sistema economico, ma solo quelli prodotti per il mercato (ossia quelli che si intende vendere). Il PIL misura la produzione in un dato periodo e include solamente i beni prodotti durante tale periodo. In teoria potremmo usare un periodo di tempo di qualsiasi durata, ma in pratica viene misurato ogni trimestre e successivamente viene riferito in termini di tasso annuale per il trimestre in esame. Il PIL misura il prodotto realizzato all interno dei confini nazionali, a prescindere dal fatto che siano stati i cittadini della nazione in esame a produrlo. Il PIL può essere calcolato in diversi modi. Il più importante è l approccio della spesa. Tale approccio suddivide il prodotto in 4 categorie in base al gruppo che lo acquista; 1. beni e servizi di consumo (C) acquistati dalle famiglie 2. beni e servizi per investimenti privati (I) acquistati dalle imprese 3. beni e servizi del settore pubblico (G) acquistati dalle pubbliche amministrazioni 4. esportazioni nette (NX) acquistate dagli stranieri. Utilizzando tale approccio, per misurare il PIL sommiamo il valore di beni e servizi acquistati da ogni acquirente finale. PIL = C + I + G + NX. Spesa per il consumo: il consumo (C) è la componente principale del PIL. È la parte acquistata dalle famiglie in qualità di consumatori finali. Qualsiasi cosa acquistata durante l anno è inclusa nel calcolo del PIL. Alcune cose che le famiglie acquistano, però, non fanno parte del consumo appartenente al PIL. Sono esclusi i beni e i titoli finanziari e le case di nuova costruzione (che rientrano nella categoria degli investimenti). Vi sono poi due cose che vengono calcolate ma non sono effettivamente acquistate dalle famiglie: 1. il valore complessivo di tutti i prodotti alimentari che le famiglie agricole producono e consumano 2. il valore complessivo dell alloggio fornito dalle case possedute dalle famiglie che le abitano. Investimenti privati: (I) si tratta di beni capitali che forniranno servizi utili negli anni futuri. Quando sommiamo il valore di tutti i beni capitali del Paese, otteniamo lo stock di capitale della nazione. Gli investimenti possono essere definiti come l incremento dello stock di capitale di una nazione durante l anno. È costituito da tre componenti: 1. acquisti di impianti, attrezzature e software da parte delle imprese: i beni intermedi si esauriscono con la produzione dell anno in corso, mentre l impianto e l attrezzatura di un impresa dovrebbero durare molti anni. Solo una piccola parte di essi si esaurisce per realizzare il prodotto dell anno in corso, e pertanto vengono considerati beni finali, e le imprese che li acquistano sono gli acquirenti finali di tali beni. 2. costruzione di edifici a uso residenziale: la maggior parte delle abitazioni nuove sono acquistate dalle famiglie, tuttavia rientrano nella categoria degli investimenti perché l edilizia abitativa costituisce una parte importante dello stock di capitale di una nazione. Inoltre una casa continuerà anche in futuro a fornire il suo servizio di alloggio. 3. variazioni delle scorte: le scorte sono beni prodotti ma non ancora venduti. Nella misura del PIL si considerano le variazioni delle scorte dell impresa come parte della spesa per l investimento. Infatti, quando i beni vengono prodotti ma non venduti nel corso dell anno, finiscono nei magazzini. Se non contassimo le variazioni delle scorte, perderemmo una parte importante della produzione del periodo in esame. La variazione delle scorte viene inclusa anche se ha segno negativo. I beni invenduti fanno parte dello stock di capitale di una nazione e forniranno beni e servizi in futuro. Un aumento delle scorte corrisponde alla formazione di capitale, una diminuzione delle scorte rappresenta una diminuzione di capitale. Quando la crescita del sistema economico inizia a rallentare le imprese non 3

4 4 sono in grado di vendere tutti i beni che hanno prodotto e che hanno programmato di vendere, quindi la produzione invenduta viene aggiunta alle scorte. Durante le espansioni può accadere l opposto. La spesa per investimenti privati corrisponde in maniera solo approssimativa all incremento dello stock di capitale della nazione. Innanzitutto, infatti, essa non include: 1. l investimento pubblico: una parte importante dello stock di capitale è posseduto e gestito non dalle imprese ma dalla pubblica amministrazione 2. i beni di consumo durevoli: beni come mobili, automobili, lavatrici ecc, possono essere considerati beni capitali perché continueranno a fornire servizi per molti anni. 3. il capitale umano: le abilità possedute dagli abitanti di una nazione continueranno a fornire servizi preziosi anche in futuro. Inoltre la misura dell investimento privato, ignora l ammortamento, ossia l usura del capitale verificatasi durante l anno. Bisognerebbe calcolare l investimento netto, ossia la differenza fra investimento e ammortamento. La spesa pubblica: (G) spesa effettuata dalle pubblica amministrazioni locali e centrali per acquistare beni e servizi. In macroeconomia non vi è grande differenza se gli acquisti sono effettuati da enti governativi locali o statali. Tali acquisti includono beni e servizi di cui lo Stato è considerato l acquirente finale. È importante la distinzione fra spesa pubblica e trasferimenti pubblici (qualsiasi pagamento che non rappresenti un compenso per la fornitura di beni e servizi). I trasferimenti rappresentano denaro proveniente da un gruppo di cittadini (contribuenti) e ridistribuito a un altro (poveri, disoccupati ecc.). Sebbene siano inclusi nei bilanci pubblici sotto la voce spese non possono considerarsi spesa per l acquisto di beni e servizi prodotti nell anno in corso, e quindi non sono inclusi nella spesa pubblica né nel PIL. Esportazioni nette: i cittadini di una nazione acquistano molti beni e servizi prodotti al di fuori della propria nazione. Quando sommiamo gli acquisti finali delle famiglie, imprese ecc. sovrastimiamo la produzione di una nazione perché includiamo beni e servizi prodotti all estero che non fanno parte della produzione nazionale. Per correggere tale errore sottraiamo tutte le importazioni effettuate dalla nazione. Per ottenere una misura accurata del PIL dobbiamo aggiungere la quota della produzione nazionale acquistata dagli stranieri (esportazioni totali) e sottrarre la quota dei beni prodotti all estero e acquistati dai cittadini della nazione in esame (importazioni totali). Compiamo tali operazioni aggiungendo le esportazioni nette (NX), ossia le esportazioni totali meno le importazioni totali. Esistono altri metodi per misurare il PIL. Ogni metodo di misurazione del PIL è soggetto a errori di misurazione; calcolando il prodotto totale in modi diversi e poi tentando di risolvere le incoerenze, si ottiene una misura più accurata di quanto non sarebbe possibile con un unico metodo. Inoltre misurando la produzione totale in modi diversi apprendiamo aspetti diversi della struttura di un sistema economico. Approccio del valore aggiunto: si può misurare il PIL sommando il contributo di ogni impresa alla produzione, mano a mano che esso viene prodotto. Il contributo di una impresa alla produzione è detto valore aggiunto, ossia il ricavo ottenuto dalla vendita del suo prodotto meno l costo sostenuto per l acquisto di tutti i beni intermedi. In questo approccio il PIL corrisponde alla somma dei valori aggiunti di tutto le imprese del sistema economico. Approccio dei pagamenti ai fattori produttivi: oltre ai beni intermedi i proprietari delle imprese devono pagare le risorse utilizzate durante l anno. I pagamenti effettuati ai proprietari delle risorse sono detti pagamenti ai fattori produttivi. I proprietari del capitale ricevono pagamenti di interessi. I proprietari della terra e delle risorse naturali ricevono una rendita. Coloro che forniscono lavoro ricevono salari e stipendi. Vi è poi una risorsa aggiuntiva, la capacità imprenditoriale; gli imprenditori sono coloro che individuano le necessità della società, mobilizzano e coordinano le altre risorse perché la produzione abbia luogo e scommettono sul successo dell impresa. Le persone che forniscono tale capacità, ricevono il profitto. Ogni dato anno, il valore aggiunto di una impresa è pari ai pagamenti complessivi effettuati dall impresa ai fattori produttivi. Il PIL deve essere pari ai pagamenti complessivi ai fattori produttivi effettuati da tutte le imprese di un sistema economico. Il PIL può essere misurato sommando tutti i redditi guadagnati da tutte le famiglie del sistema economico. Il prodotto totale del sistema economico è pari al reddito totale guadagnato nel sistema economico. Se il prodotto cresce, il reddito aumenta della stessa quantità; se il prodotto diminuisce il reddito deve diminuire della stessa quantità. Poiché il PIL è misurato in termini monetari, abbiamo un serio problema quando vogliamo considerarne le variazioni nel tempo, poiché il valore stesso della moneta varia. Mentre i prezzi sono aumentati negli anni, il 4

5 5 valore della moneta ha continuato a diminuire. Occorre correggere i risultati in seguito alle variazione del valore della moneta. Variabile nominale:variabile misurata nel corso del tempo senza adeguamenti per le variazioni del valore della moneta. Variabile reale: variabile adeguata per compensare le variazioni della moneta. Gli economisti considerano quasi esclusivamente variabili reali. (8 principio fondamentale dell economia). Oggi i rapporti ufficiali sul PIL sono utilizzati per guidare l economia sia nel breve che nel lungo periodo. Nel breve periodo, le variazioni improvvise del PIL reale possono avvertirci del profilarsi di una recessione o di una espansione eccessivamente rapida che potrebbe surriscaldare il sistema economico. Il PIL è utilizzato anche per misurare il tasso di crescita del prodotto del sistema economico nel lungo termine. Si definisce, infatti, il tenore di vita medio in termini di prodotto pro capite, ossia il PIL diviso la popolazione. Affinché il PIL pro capite aumenti, il PIL reale deve crescere più rapidamente della popolazione. La crescita del PIL reale è importante anche per assicurare che il sistema economico crei sufficienti posti di lavoro nuovi per una popolazione che sta crescendo in termini sia numerici che di produttività. Per impedire l aumento del tasso di disoccupazione è necessario un tasso di crescita annuo medio pari a circa il 3,3%. La misurazione del PIL tuttavia presenta alcuni problemi: Cambiamenti qualitativi: gli uffici statistici hanno un budget limitato e pur considerando, a volte, l impatto dei cambiamenti qualitativi di alcuni beni e servizi, non dispongono di risorse sufficienti per valutare i cambiamenti qualitativi di milioni di beni e servizi diversi. Fra questi rientrano molti beni di consumo, servizi medici e servizi di vendita al dettaglio. Il PIL, quindi, probabilmente sottostima la crescita effettiva che avviene da un anno all altro. Economia sommersa: parte della produzione è nascosta alle autorità governative, perché illegale o perché chi la svolge evade le tasse. La produzione che ha luogo in tali mercati è detta economia sommersa e non può essere calcolata in modo preciso. Produzione non destinata al mercato: eccetto poche eccezioni, il PIL non include i beni e servizi prodotti ma non venduti in un mercato. Ogni volta che una transazione non destinata al mercato diventa una transazione destinata al mercato il PIL aumenterà anche se la produzione totale rimarrà invariata. Le variazioni del PIL reale nel breve periodo riflettono in maniera piuttosto accurata lo stato del sistema economico. Una variazione significativa del PIL reale indica quasi sempre una variazione effettiva della produzione e non un problema di misurazione. Alcuni esempi di disoccupazione non dipendono quasi per niente dalle condizioni macroeconomiche. La disoccupazione può avere molteplici cause: Disoccupazione frizionale: interessa le persone che stanno cambiando impiego o stanno entrando nel mercato del lavoro per la prima volta o dopo una lunga assenza. Tale disoccupazione essendo, per definizione, di breve periodo, non provoca grossi disagi, anzi presenta persino effetti benefici; spendendo tempo nella ricerca di un impiego le persone trovano lavori più adatti a loro e in cui saranno più produttive. I lavoratori guadagnano salari più elevati, le imprese hanno dipendenti più produttivi e la società dispone di una maggior quantità di beni e servizi. Disoccupazione stagionale: correlata a variazioni meteorologiche, flussi turistici o altri fattori stagionali. Può essere considerata benefica in quanto interessa il breve periodo e i lavoratori sono generalmente compensati in anticipo per la futura disoccupazione. Tuttavia si complica l interpretazione dei dati relativi alla disoccupazione. Per evitare fraintendimenti i dati ufficiali riportano il tasso di disoccupazione corretto delle variazioni stagionali. Disoccupazione strutturale: vi sono posti di lavoro disponibili e lavoratori contenti di occuparli, ma non vi è corrispondenza fra chi cerca lavoro e chi lo offre. Tale disoccupazione deriva da un cambiamento strutturale del sistema economico, che avviene quando industrie vecchie sono sostituite da nuove industrie che richiedono abilità differenti e sono situate in altre zone del Paese. Interessa il lungo periodo e può durare parecchi anni. Questo tipo di disoccupazione non può essere completamente eliminata. Una certa quantità di disoccupazione dovuta a cause microeconomiche è segno di un sistema economico dinamico, che consente ai lavoratori di scegliere per sé i migliori posti possibili e permette di usufruire dei beni e servizi stagionali ecc. Tuttavia le politiche pubbliche possono essere in grado di modificare tali tassi di disoccupazione con modifiche specifiche nelle politiche del lavoro o della regolamentazione, anziché da modifiche dalla politica macroeconomica. 5

6 6 Il quarto tipo di disoccupazione ha causa totalmente macroeconomica: Disoccupazione ciclica: quando un sistema economico entra in una fase di recessione e il prodotto totale diminuisce, il tasso di disoccupazione aumenta. Molti lavoratori perdono il posto ed hanno difficoltà a trovarne un altro, e i tempi di ricerca aumentano. Tale tipo di disoccupazione è determinato dal ciclo economico. Si raggiunge la piena occupazione, quando la disoccupazione ciclica è ridotta a zero. La disoccupazione comporta costi: - economici: il principale è costituito dal costo opportunità del prodotto perduto, ed è sostenuto dalla società. Spesso i disoccupati ricevono assistenza dallo stato in modo che i costi sono ripartiti fra tutti i cittadini. Durante i periodi di disoccupazione ciclica la nazione realizza una minore quantità di prodotto e quindi uno o più gruppi della società devono consumarne quantità minori. Fig. 4 pag. 453 la linea grigia indica l evoluzione del PIL nel tempo, quella blu l andamento del prodotto potenziale. Il prodotto effettivo può essere superiore al prodotto potenziale (e quindi il tasso di disoccupazione è inferiore a quello di piena occupazione). Altre volte il PIL reale è inferiore (il tasso di occupazione si alza al di sopra di quello di piena occupazione). - non economici: può produrre seri effetti psicologici e fisici. Un aumento della disoccupazione incrementa il numero di morti per attacco cardiaco, di suicidi e di ingressi in carceri e ospedali psichiatrici. Inoltre la disoccupazione ritarda il raggiungimento di importanti obiettivi sociali. Il suo peso, poi, non è suddiviso equamente fra gruppi diversi della popolazione, ma tende a gravare maggiormente sulle minoranze. Disoccupato è colui che è disponibile e può lavorare, ma non ha un impiego. Il tasso di disoccupazione ufficiale è definito come la percentuale di disoccupati della forza lavoro. Tasso = disoccupati/forza lavoro = disoccupati/(disoccupati + occupati). La misurazione del tasso di disoccupazione ufficiale presenta dei problemi. Chiunque lavori per almeno un ora a settimana dietro pagamento, è considerato occupato. Fra questi rientrano molte persone che vorrebbero un lavoro a tempo pieno ma che durante la settimana in esame hanno svolto un lavoro part-time. Alcuni economisti propongono di considerare tali persone parzialmente occupate e parzialmente disoccupate. Altro problema è quello dei lavoratori scoraggiati, ossia coloro che vorrebbero lavorare ma che, ritenendo di avere poche possibilità di trovare un impiego, hanno smesso di cercare lavoro. Sono considerati come non facenti parte della forza lavoro. Alcuni sostengono che dovrebbero essere inclusi fra i disoccupati. Altri no. Altro problema è quello del lavoro irregolare. La presenza di una elevata quota della popolazione che pratica forme di lavoro irregolari, rende la stima del tasso di disoccupazione inevitabilmente eccessiva. 6

7 7 IL SISTEMA MONETARIO, I PREZZI E L INFLAZIONE Quasi tutte le nazioni dispongono di un sistema monetario che fornisce un aiuto nell organizzare e semplificare le transazioni economiche. Un sistema monetario determina due tipi di standardizzazione: 1. unità di conto: stabilisce un unità comune per misurare il valore delle cose, consentendo di confrontare i costi di beni e servizi diversi, e di comunicare tali costi quando effettuiamo gli scambi. 2. mezzi di pagamento: ciò che possiamo utilizzare per pagare quando acquistiamo beni e servizi. Queste due funzioni sono strettamente correlate e riguardano la prima il modo in cui consideriamo e registriamo le transazioni, la seconda il metodo concreto di pagamento. Il mezzo di pagamento può essere diverso dall unità di conto (Es. in alcuni Paesi dove i prezzi in valuta locale subiscono rapide variazioni, l unità utilizzata è il dollaro statunitense mentre il mezzo di pagamento rimane la valuta locale). Dollaro: fino al 1790 ogni colonia americana aveva la propria valuta chiamata pound avente un potere d acquisto diverso in ogni singola colonia. Nel 1790 fu creata una nuova unità di conto, il dollaro. Si cominciò a determinare i prezzi in dollari e a tenere i conti in dollari finché il dollaro venne preso come unità di conto standard. Il mezzo di pagamento principale, però, era la carta moneta emessa dalle banche private. Durante la guerra civile il governo emise la prima carta moneta federale che svolse la funzione sia di unità di conto che di mezzo di pagamento fino al Nel 1913 venne infine creata una nuova istituzione, il Federal Riserve System, che assunse la carica di autorità monetaria nazionale statunitense. Ad essa venne affidato il compito di creare e regolare l offerta di moneta della nazione, compito che svolge tuttora. La carta moneta è frutto di uno sviluppo recente nella storia dei mezzi di pagamento. Il più antico mezzo di pagamento erano i metalli preziosi ed altre merci di valore chiamate moneta merce. In tempi recenti la moneta merce lasciò il posto alla carta moneta. All inizio si trattava di un certificato rappresentante una determinata quantità di oro o argento tenuta da una banca. In ogni momento il detentore di un certificato poteva andare in banca e scambiarlo con la quantità di oro o argento indicata. Oggi la carta moneta non è più garantita dall oro o altre merci fisiche. Su ogni banconota c è scritto Pagabile a vista dal portatore. Questo tipo di moneta è chiamato moneta a corso forzoso o moneta fiat (fiat = sia fatto). Tale moneta funge da mezzo di pagamento per decreto del governo. Molte misure del livello dei prezzi sono riportate sotto forma di indice ossia una serie di numeri, ciascuno rappresentante un periodo diverso. I numeri indice hanno un significato solo relativo: confrontandoli possiamo vedere rapidamente quale dei due è superiore e in quale percentuale. Num. Indice = (valore misura nel periodo in esame/ valore misura nel periodo base) x 100. Nel periodo base un indice sarà sempre pari a 100. La misura dei prezzi più utilizzata è l indice dei prezzi al consumo (CPI), designato a seguire l andamento dei prezzi pagati dal consumatore tipico. Bisogna risolvere, però, due problemi: 1. decidere quali beni e servizi includere nella media. il CPI segue l andamento dei prezzi al consumo, non prendendo in considerazione beni e servizi non acquistati direttamente dai consumatori (non include beni e servizi acquistati dalle imprese, pubbliche amministrazioni e dagli stranieri, mentre include i beni di consumo che fanno parte del PIL o che non fanno parte del PIL ma che rientrano nel bilancio della famiglia tipica. 2. combinare tutti i prezzi diversi in un livello medio dei prezzi. Una misura corretta deve tener conto del fatto che ad alcuni beni destiniamo solo una modesta parte del nostro reddito, mentre per altri spendiamo molto di più. L approccio del CPI consiste nel seguire l andamento del costo del paniere, cioè l insieme dei beni e servizi che il tipico consumatore medio ha acquistato in un periodo base. Tasso di inflazione: misura la velocità con cui varia il livello dei prezzi, esprimendola in valori percentuali. Quando il livello dei prezzi aumenta il tasso d inflazione è positivo, quando diminuisce è negativo e si parla di deflazione. Per ogni anno il tasso d inflazione è calcolato in termini di variazione percentuale del CPI nel periodo che intercorre dal dicembre dell anno precedente al dicembre dell anno in questione. 7

8 8 Il CPI ha tre utilizzi principali: 1. valutare i risultati di politica economica: uno dei più importanti obiettivi macroeconomici che una nazione si pone, è la stabilità dei prezzi. La misura utilizzata per valutare il raggiungimento di tale obiettivo, è il CPI. 2. indicizzare i pagamenti: un pagamento è indicizzato quando aumenta e diminuisce proporzionalmente a un indice dei prezzi. Compensa la perdita del potere d acquisto corrispondente all incremento del livello dei prezzi, aumentando il pagamento nominale quanto basta perché mantenga invariato il suo potere d acquisto. 3. convertire i valori nominali in valori reali: per confrontare i valori economici di periodi diversi, dobbiamo convertire le variabili nominali in variabili reali, usando il CPI. Per misurare la variazione del potere d acquisto alla variazione del salario nominale, dobbiamo concentrarci sul salario reale, ossia il potere d acquisto del salario. Dobbiamo considerare la quantità di moneta guadagnata in rapporto al livello dei prezzi. Salario reale = (salario nominale di un anno/cpi di quell anno) x 100. Vi è però un eccezione: per calcolare il PIL si usa una procedura diversa. Per convertire il PIL nominale in PIL reale, si usa il deflatore del PIL. Il deflatore del PIL tiene conto anche dei prezzi dei beni e servizi acquistati da pubbliche amministrazioni, beni di investimento acquistati dalle imprese e delle esportazioni. Non include i beni usati e le importazioni. L inflazione impone dei pesanti costi alla società e a ciascun individuo. È opinione diffusa che l inflazione eroda il potere d acquisto medio del reddito di un sistema economico. Tuttavia in ogni transazione di mercato vi sono due parti. Quando il prezzo di un bene aumenta gli acquirenti devono pagare una somma maggiore, ma i venditori ottengono un ricavo maggiore. L inflazione può quindi ridistribuire il potere d acquisto tra la popolazione, ma non può variarne il potere d acquisto medio. Il reddito reale a volte si riduce veramente ma per altri motivi. L inflazione non provoca tale riduzione, ma è il meccanismo che la fa emergere. Essendo il reddito reale pari a (reddito nominale/indice dei prezzi) x 100 esso può diminuire per una riduzione del numeratore o un aumento del denominatore. L inflazione tuttavia impone dei costi alla società. In alcuni casi lo spostamento del potere d acquisto danneggia i bisognosi e favorisce i benestanti. Un aumento del livello dei prezzi riduce il potere d acquisto di ogni pagamento specificato in termini nominali. Ma l effetto può anche prodursi nella direzione opposta. L inflazione può sottrarre potere d acquisto a coloro che attendono di ricevere pagamenti futuri specificati in termini monetari, ridistribuendolo a favore di coloro che sono tenuti a effettuare tali pagamenti. Se l inflazione fosse prevista da entrambe le parti, il reddito non sarebbe ridistribuito. In ogni dato periodo la variazione percentuale del valore reale corrisponde approssimativamente alla variazione percentuale del relativo valore nominale meno il tasso d inflazione. % reale = % nominale tasso d inflazione. Se l inflazione è prevista correttamente ed entrambe le parti ne tengono conto, non ridistribuirà il potere d acquisto. La stessa conclusione vale per i contratti fra debitori e creditori. A ogni prestito corrispondono due tassi d interesse: - tasso d interesse nominale: incremento percentuale della quantità di moneta del creditore - tasso d interesse reale: aumento percentuale del potere d acquisto del creditore. Creditori e debitori dovrebbero prendere in considerazione il tasso reale. Se non vi fosse inflazione, questi due tassi coinciderebbero sempre. Tasso di interesse reale = tasso d interesse nominale tasso d inflazione. Quando le previsioni sull inflazione sono inesatte il potere d acquisto è ridistribuito tra coloro che sono tenuti a effettuare dei pagamenti futuri e coloro che attendono di essere pagati. Un tasso d inflazione più alto del previsto danneggia coloro che attendono di essere pagati e avvantaggia i paganti; un tasso d inflazione più basso del previsto danneggia i paganti e avvantaggia coloro che attendono di essere pagati. Per vincere l inflazione siamo costretti a consumare tempo e altre risorse che avremmo potuto utilizzare per svolgere attività produttive. Quindi l inflazione impone un costo opportunità alla società. Esistono diverse cause per cui il CPI può essere distorto verso l alto: - distorsione da sostituzione: il CPI ignorava completamente la tendenza delle persone a sostituire beni diventati relativamente più cari con beni diventati relativamente più economici. Il CPI utilizzava 8

9 9 quantità fisse per determinare l importanza relativa di ogni bene, ipotizzando che le famiglie continuassero ad acquistare ogni bene e servizio nelle stesse quantità che risultavano dall indagine familiare più recente (e le indagini si svolgevano ogni 10 anni). Il problema è stato risolto in due modi: a) dal 2002 si è cominciato a svolgere indagini familiari ogni 2 anni anziché 10. b) dal 1999 il CPI non ipotizza che il consumatore tipico continui ad acquistare la stessa quantità di ogni bene registrata nell ultima indagine sul paniere. Ora si assume che quando il prezzo relativo di un bene aumenta del 10% i consumatori ne acquistano il 10% in meno. Nonostante il BLS abbia parzialmente risolto il problema, il CPI soffre ancora della distorsione da sostituzione. Ossia generalmente, ai fini del calcolo del CPI, le categorie dei beni i cui prezzi crescono più rapidamente hanno un peso eccessivo, mentre le categorie dei beni i cui prezzi crescono più lentamente hanno troppo poco peso. - nuove tecnologie: i beni che sfruttano le nuove tecnologie hanno prezzi che diminuiscono rapidamente dopo l immissione nel mercato. Il CPI non considera molti prodotti nuovi il cui prezzo generalmente diminuisce al momento dell immissione nel mercato. - cambiamenti qualitativi: molti prodotti migliorano nel tempo. Il CPI continua ad imputare all inflazione molti casi di aumento del prezzo dovuti a miglioramenti qualitativi. In questo modo porta a una sovrastima del tasso d inflazione. Negli USA più di 50 milioni di individui tra beneficiari della previdenza sociale ed altri pensionati, ricevono i pagamenti indicizzati al CPI. Tuttavia, poiché le variazioni del CPI sovrastimano l inflazione, questi pagamenti sono sovraindicizzati (l indennità nominale aumenta di una percentuale maggiore rispetto a quanto non aumenterebbe un indice dei prezzi misurato in modo più preciso). Il BLS ha cercato di risolvere il problema costruendo una versione non ufficiale del CPI (CPI-U-RS, ossia CPI per tutti i consumatori urbani serie di ricerca), risalendo sino al Tuttavia il BLS non altera mai i dati precedentemente pubblicati per adeguarli ai progressi metodologici successivi, pertanto l andamento ufficiale del salario reale rimane impreciso. Il CPI è considerato come una misura del costo della vita, tuttavia esso fornisce una misura ancora più imprecisa in quanto il modo in cui considera i beni nuovi, rappresenta un problema. Non viene mai considerato l incremento del benessere economico reso possibile dall introduzione del bene e dalla sua continua disponibilità. Il CPI tiene conto degli aumenti dei beni successivamente alla loro introduzione nel paniere, ma ignora l impatto che la loro immissione nel mercato produce sul tenore di vita della società. I beni nuovi innalzano il tenore di vita che possiamo raggiungere con qualsiasi dato costo monetario, ossia riducono il costo monetario di ottenere qualsiasi dato tenore di vita. Il CPI ha un altro scopo: misura le tendenze inflazionistiche del sistema economico. Per questo scopo è irrilevante che si interpreti il CPI come indice del costo della vita, in quanto l obiettivo politico consiste nell evitare i costi elevati imposti alla società dalle variazioni troppo rapide del livello dei prezzi. Supponiamo che il tasso di inflazione basato sul CPI si impenni improvvisamente. A causa degli errori di misurazione il tasso di inflazione ufficiale costituirà una sovrastima dell effettivo aumento dei prezzi ma è improbabile che tale aumento sia dovuto esclusivamente a errori di misurazione. Lo stesso vale per una diminuzione dei prezzi. Nei periodi di inflazione elevata l utilizzo di un CPI imperfetto è preferibile alla scelta di ignorare completamente l inflazione. 9

10 10 CRESCITA ECONOMICA E INNALZAMENTO DEL TENORE DI VITA Il raggiungimento di un tasso di crescita più elevato nel lungo periodo richiede in genere un sacrificio nel breve periodo. Quando il prodotto cresce più rapidamente della popolazione, il PIL pro capite (o tenore di vita medio) aumenta, e viceversa. La crescita economica è particolarmente importante nei Paesi con dei livelli di reddito molto inferiori a quelli di Europa, Giappone e USA. Il tenore di vita medio di alcune nazioni del terzo mondo è talmente basso che molte famiglie riescono a malapena a procurarsi l indispensabile per vivere, e molte altre muoiono di malattie o di fame. La crescita è un obiettivo di primaria importanza anche per le nazioni ricche. Le risorse sono scarse e non possiamo produrre beni e servizi sufficienti per soddisfare contemporaneamente tutti i nostri desideri. Quando il PIL pro capite aumenta è possibile che tutti godano di un maggior benessere materiale, senza che qualcuno ne subisca una diminuzione. Inoltre alcuni importanti obiettivi sociali possono essere raggiunti chiedendo ai benestanti di sacrificare parte dell incremento del loro benessere materiale senza la necessità di subirne una riduzione. Quando il prodotto pro capite non cresce più bisogna combattere per accaparrarsi i pochi vantaggi materiali disponibili. Il PIL reale dipende da: - quantità di prodotto che il lavoratore medio può realizzare in un ora - numero delle ore che il lavoratore medio trascorre sul lavoro - quota della popolazione che lavora - dimensioni della popolazione. A parità di altre condizioni il PIL reale crescere all aumentare di ciascuna di esse. La quantità di prodotto che il lavoratore medio realizza in un ora è definita produttività del lavoro ed è misurata come il rapporto tra il PIL reale realizzato dal sistema economico in un dato periodo di tempo e il numero complessivo delle ore lavorative svolte da tutti i lavori durante tale periodo. Produttività = prodotto orario = prodotto totale/ore di lavoro complessive. Le ore di lavoro svolte dal lavoratore medio possono essere calcolate dividendo il numero complessivo delle ore lavorative di un dato periodo per l occupazione totale, ossia il numero delle persone che hanno lavorato in tale periodo. Media delle ore lavorative = ore totali/occupazione totale. La quota della popolazione che lavora è definita rapporto occupazione/popolazione (EPR). EPR = occupazione totale/popolazione. Prodotto totale = produttività x media delle ore lavorative x EPR x popolazione. Il tasso di crescita del prodotto totale in un dato periodo di tempo è pari a: % prodotto totale = % produttività + % media delle ore lavorative + % EPR + % popolazione. La crescita del PIL reale non garantisce un miglioramento del tenore di vita, ciò che influisce sul tenore di vita è il PIL reale pro capite. Prodotto pro capite = produttività x media delle ore lavorative x EPR. % prodotto pro capite = % produttività + % media delle ore lavorative + % EPR. Quindi, l unico modo per innalzare il tenore di vita medio consiste nell incrementare produttività, media delle ore lavorative oppure il rapporto occupazione/popolazione. Per spiegare la crescita del prodotto pro capite e l innalzamento del tenore di vita di alcune nazioni sviluppate, gli economisti considerano due fattori: 1. crescita del rapporto occupazione/popolazione (EPR): nel lungo periodo tale rapporto aumenta solo quando l occupazione totale cresce a un tasso più rapido della popolazione. Per un dato tasso demografico maggiore è la crescita dell occupazione totale, e maggiore è l aumento di EPR. La fig. 1 10

11 11 pag. 505 mostra la curva di offerta e di domanda di lavoro. L equilibrio iniziale si trova nel punto A. un incremento dell offerta del lavoro si concretizza nello spostamento verso destra della curva di offerta di lavoro. Il salario scende (forza lavoro più economica), e le imprese assumono più lavoratori spostandosi dal punto A al punto B. L occupazione totale cresce. Ma la crescita dell occupazione può anche determinare un aumento della domanda di lavoro, che graficamente si traduce con uno spostamento verso destra della curva di domanda di lavoro. L occupazione cresce e i salari aumentano. Quando l offerta aumenta. Il tasso salariale diminuisce, quando la domanda aumenta il tasso salariale aumenta. Una serie di politiche economiche sono volte ad accelerare l aumento dell occupazione, modificando l offerta di lavoro. Alcuni esempi sono: a. diminuzione delle aliquote d imposta sul reddito: una riduzione delle imposte è vista come un incremento salariale, pertanto porta a cercare lavoro. Cosi si incoraggia l occupazione. b. Modificare i programmi dei trasferimenti pubblici: alcuni economisti sostengono che l attuale struttura di molti programmi governativi, crei disincentivi al lavoro. Ad esempio le famiglie che ricevono sussidi previdenziali subirebbero forti riduzioni dei propri benefici, lavorando. Entrambe queste politiche possono provocare uno spostamento verso destra della curva di offerta di lavoro del sistema economico, superiore a quello che si verificherebbe altrimenti, con conseguente possibilità di incremento del rapporto EPR e quindi del prodotto pro capite. Le politiche economiche che contribuiscono a incrementare le abilità della forza lavoro o che finanziano l occupazione in maniera più diretta possono provocare uno spostamento verso destra della curva di domanda di lavoro del sistema economico superiore a quello che si verificherebbe altrimenti, con conseguente possibilità di incremento del rapporto occupazione/popolazione e pertanto anche del prodotto pro capite. 2. crescita della produttività: negli ultimi decenni può essere considerata la causa principale dell innalzamento del tenore di vita medio. Un fattore fondamentale è costituito dallo stock di capitale di una nazione. Un aumento del capitale per lavoratore (rapporto quantità totale di capitale e numero complessivo di lavoratori) comporta un aumento della produttività, ma esso aumenta solo se lo stock di capitale complessivo di una nazione cresce più velocemente della forza lavoro. La velocità di crescita dello stock di capitale è determinata dal tasso di spesa per investimenti programmata del sistema economico. Il capitale è una variabile di stock, la spesa per l investimento è una variabile di flusso. Variabile di stock: misura una quantità in un determinato momento. Variabile di flusso: misura un processo che si svolge nel corso del tempo. La relazione fra capitale e investimento implica un altro flusso: l ammortamento. In ogni periodo parte dello stock di capitale si esaurisce e quindi lo stock complessivo si riduce nel tempo. Finché l investimento è superiore all ammortamento, lo stock di capitale aumenta. Per ogni tasso di ammortamento maggiore è il flusso della spesa per l investimento più rapido sarà l aumento dello stock di capitale. Per questo motivo quando gli economisti pensano di aumentare la produttività basandosi sullo stock di capitale si concentrano sull aumento del tasso di spesa per l investimento. Per capire come si determini la spesa per l investimento dobbiamo fare riferimento al mercato dei fondi mutuabili, mercato in cui le imprese ottengono i fondi per l investimento. Gran parte di tali fondi provengono dai risparmi delle famiglie. Lo stato agisce da mutuarlo quando ha un disavanzo di bilancio, ossia quando il gettito fiscale non è sufficiente a pagare la spesa totale. Se lo Stato non può saldare i conti con le entrate tributarie, deve ottenere fondi altrove. Per legge deve prendere in prestito denaro emettendo delle obbligazioni. Coloro che forniscono fondi ricevono un compenso che deve essere pagato da coloro che domandano i fondi. Quando i fondi vengono trasferiti dai prestatori ai debitori tramite le banche o il mercato obbligazionario, i fondi vengono concessi in prestito e il compenso è chiamato interesse. Quando i fondi vengono trasferiti tramite il mercato azionario, i prestatori diventano comproprietari dell impresa e il loro compenso è chiamato dividendo. Un aumento del tasso d interesse incrementa la quantità di fondi offerti cosi come una riduzione del tasso di interesse dovrebbe diminuirla. Questa relazione è illustrata dalla curva di offerta di fondi. Ovviamente il risparmio può essere influenzato anche da altri fattori oltre che dal tasso d interesse, ma nel tracciare la curva di offerta queste variabili sono mantenute costanti. Anche l investimento dipende dal tasso d interesse perché le imprese acquistano impianti e attrezzature quando il relativo beneficio previsto supera i costi. All aumentare del tasso di interesse e quindi dei costi dell investimento, il numero dei progetti attraenti diminuirà e la spesa per gli investimenti si ridurrà. Tale relazione è rappresentata dalla curva di domanda di fondi da parte delle imprese discendente. 11

12 12 La domanda di fondi da parte dello Stato non è molto influenzata dal tasso d interesse in quanto sembra che lo Stato sia dispensato dalle considerazione costi-benefici che tormentalo le decisioni delle imprese. Pertanto il prestito pubblico può essere considerato indipendente dal tasso d interesse; il disavanzo del settore pubblico rimane costante. La curva di domanda totale di fondi si trova sommando orizzontalmente la curva di domanda delle imprese con la curva di domanda dello Stato. Il prezzo dei fondi aumenterà o diminuirà finché la quantità di fondi mutuabili offerta dalle famiglie non eguagli la quantità domandata dalle imprese e dallo Stato. Un governo che voglia stimolare la spesa per investimenti può indirizzare i propri sforzi verso tre obiettivi: 1. imprese: ipotizziamo che non vi sia un disavanzo di bilancio e quindi non vi sia domanda di fondi da parte dello Stato. L equilibrio iniziale del mercato si trova in un punto A. Supponiamo ora che lo Stato intervenga per rendere l investimento più vantaggioso, la curva di investimento si sposterebbe verso destra, il tasso d interesse salirebbe e all aumentare del tasso d interesse parte dell originario incremento dell investimento programmato viene eliminato. Lo Stato potrebbe contribuire riducendo l imposta sui profitti aziendali permettendo alle imprese di tenere una parte maggiore dei profitti realizzati con i progetti di investimento. Un altro metodo (ancora più diretto) è rappresentato dal credito d imposta per investimenti che sovvenziona l investimento delle imprese in impianti e attrezzature nuove. Lo stesso ragionamento vale per le politiche opposte: un aumento dell imposta sui profitti aziendali o l eliminazione di un credito d imposta per investimenti, sposterebbe la curva di investimento verso sinistra rallentando il tasso di crescita dell investimento, l incremento dello stock di capitale e l innalzamento del tenore di vita. 2. famiglie: un incremento della spesa per gli investimenti può prendere le mosse dal settore delle famiglie grazie ad un aumento del desiderio di risparmiare. In questo caso la curva di offerta di fondi si sposta verso destra. L incremento dei risparmi fa diminuire il tasso d interesse che a sua volta provoca un incremento degli investimenti. Un idea per raggiungere tale obiettivo è la politica di ridurre l imposta sui capital gain, ossia il profitto che si realizza vendendo un attività a un prezzo superiore a quello a cui la si è acquistata. Se tale aliquota diminuisse possedere attività sarebbe più redditizio e si potrebbe decidere di ridurre la propria spesa attuale per poterne acquistare di più. Tali riduzioni (ve ne fu una nel 2003 in America) sono molto dibattute per questioni di equità: poiché i capital gain del sistema economico sono guadagnati per la gran parte delle famiglie a reddito più elevato, questo tipo di riduzione fiscale avvantaggia tali famiglie. Un altra politica è quella che prevede la riduzione dell imposta sui consumi che tassa il reddito speso dalle famiglie. Tale sistema incrementerebbe il compenso per il risparmio perché risparmiando guadagneremmo un interessa aggiuntivo sulla parte che altrimenti dovremmo versare allo Stato con una imposta sul reddito. Ultima proposta è la ristrutturazione del sistema di previdenza sociale nazionale in quanto le persone sarebbero più incentivate a risparmiare per la propria pensione. 3. bilancio pubblico: supponiamo che lo Stato abbia un disavanzo di bilancio di 750 miliardi di euro pari alla distanza EA e la domanda totale di fondi è pari alla somma degli investimenti e del disavanzo del bilancio pubblico, indicata dalla curva spesa per investimenti + disavanzo. La curva di domanda di fondi interseca la curva di offerta di fondi nel punto A. Se il governo eliminasse il disavanzo di bilancio la domanda di fondi consisterebbe solo nella spesa per investimenti, il nuovo equilibrio si troverebbe al punto B, con un tasso d interesse minore un minori investimenti. Pareggiando il bilancio il governo non ha più bisogno di ottenere prestiti nel mercato dei fondi mutuabili e ne conseguirebbe un afflusso di fondi al settore delle imprese. La riduzione del disavanzo non promuove necessariamente la crescita, che dipende dal modo in cui si modifica il bilancio. A secondo del metodo utilizzato l impatto sulla crescita varia in maniera notevole. Il capitale pubblico sostiene l attività economica privata anche in molti altri modi. Gli investimenti pubblici in capitale addizionale e nella manutenzione del capitale esistente apportano un contributo notevole alla crescita economica. Una riduzione della spesa pubblica abbassa il tasso d interesse e incrementa l investimento privato. Tuttavia se tale riduzione ricade in gran parte sugli investimenti pubblici, l effetto negativo di un minor investimento pubblico comprometterà parte dell impatto positivo di un maggior investimento privato. La riduzione del disavanzo modificherà la composizione del capitale e l effetto sulla crescita non sarà necessariamente positivo. Il capitale umano è fondamentale per la crescita economica quanto il capitale fisico. Il capitale fisico, infatti, non apporterebbe alcun contributo se i lavoratori non sanno come utilizzarli. Un aumento del capitale umano sortisce lo stesso effetto di un aumento del capitale fisico. 12

13 13 Gli investimenti in capitale umano vengono effettuati da imprese, Stato e famiglie. Per aumentare il tasso d investimento in capitale umano alcune politiche valide per il capitale fisico, valgono anche per il capitale umano. Il capitale umano non può essere separato dalla persona che lo possiede. Le riduzioni dell imposta sul reddito possono incrementare anche la redditività del capitale umano delle famiglie, e aumentare il tasso del loro investimento in abilità e qualifiche professionali. Un altra fonte importante della crescita è il progresso tecnologico. Le nuove tecnologie influenzano il sistema economico in maniera analoga agli incrementi del capitale per lavoratore, aumentando cioè la produttività. In alcuni casi le nuove tecnologie richiedono l acquisizione di capitale fisico e umano prima di poter essere sfruttate. In altri casi si può sfruttare una nuova tecnologia senza alcuna attrezzatura o addestramento aggiuntivi. Più rapido è il progresso tecnologico, più si accelerano la crescita della produttività e l innalzamento del tenore di vita. Il tasso del progresso tecnologico di un sistema economico dipende in gran parte dalla spesa totale che le imprese destinano alla ricerca e allo sviluppo; le politiche che incrementano tale spesa aumenteranno la velocità del progresso tecnologico. Lo Stato per incrementare la spesa in ricerca e sviluppo può potenziare il proprio sostegno alla ricerca e allo sviluppo svolgendo un maggior numero di progetti di ricerca nei propri laboratori oppure incrementando i finanziamenti alle università e gli incentivi fiscali ai laboratori di ricerca privati. Lo Stato, inoltre, può potenziare la protezione da brevetto aumentando i compensi per i creatori di nuove tecnologie tramite la concessione di diritti esclusivi di utilizzo o di vendita. Poiché la protezione da brevetto aumenta i guadagni che gli inventori prevedono di realizzare con le loro creazioni, essa li incoraggia a spendere in ricerca e sviluppo. Espandendo la protezione da brevetto, oppure prolungandola, lo Stato potrebbe incrementare i profitti previsti dall utilizzo delle nuove tecnologie. Il che aumenterebbe la spesa totale in ricerca e sviluppo, accelerando il progresso tecnologico. La spesa per la ricerca e lo sviluppo è per molti aspetti simile agli altri tipi di spesa per l investimento: i fondi sono tratti dal mercato dei fondi mutuabili e i programmi di ricerca e sviluppo comportano l acquisto di fattori produttivi nel presente nell incerta prospettiva di profitti futuri. Qualsiasi politica che stimoli la spesa per l investimento incrementerà in genere anche la spesa in ricerca e sviluppo. Alcune politiche volte a incrementare la crescita economica attraverso un canale possono contemporaneamente contrastare la crescita attraverso un altro canale. Il fatto che un unica politica possa sortire due effetti opposti sul sistema economico ci aiuta a capire perché la politica macroeconomica dia spesso origine a controversie. Le politiche che incrementano il tasso di crescita economica di una nazione comportano dei trade off. Per scegliere la velocità di crescita del sistema economico, bisogna prendere in considerazione i costi della crescita, cosi come i benefici ad essa relativi. L attuazione di alcune riduzioni fiscali costringerebbe il governo a scegliere fra tre alternative: - aumentare altre imposte per riguadagnare il ricavo perso: il carico ricade su coloro che pagano l altra imposta - ridurre la spesa pubblica: il carico sarà imposto agli attuali beneficiari dei programmi di spesa - consentire un aumento del disavanzo di bilancio: se una riduzione fiscale porta a un aumento del disavanzo, l aumento della richiesta di prestiti da parte dello Stata incrementerà la quantità totale di debito pubblico (debito nazionale) e le generazioni future dovranno effettuare pagamenti di interessi più consistenti, sotto forma di tasse più elevate. L aumento del disavanzo, inoltre, fa salire il tasso d interesse e questo aumento ridurrà l investimento in capitale fisico e umano, riducendo la crescita economica. Pertanto, sebbene delle riduzioni fiscali opportunamente dirette possano accelerare la crescita economica, esse spesso costringono a ridistribuire il carico fiscale o a effettuare dei tagli nei programmi di spesa. Ogni politica volta all aumento della crescita che si basi sull incremento dell investimento, richiede il sacrificio della spesa per il consumo attuale. Siamo di fronte a un trade-off: maggiori quantità di beni capitali produciamo ogni dato anno, minori quantità di beni di consumo possiamo acquistare quel dato anno. Tale trade-off può essere compreso con la PPF. Il tenore di vita aumenta anche se aumenta il tasso di occupazione, in quanto sarà prodotta una maggiore quantità da dividere tra la stessa popolazione. Tuttavia vi sarebbe un costo da sostenere, la riduzione del tempo speso in attività non di mercato. Anche in questo caso ci troviamo, quindi, davanti un trade-off. 13

14 14 La crescita economica non è l unico obiettivo sociale ed alcune politiche che accelerano la crescita impongono il sacrificio di altri obiettivi ugualmente desiderabili (e viceversa). LE FLUTTUAZIONI ECONOMICHE Il prodotto potenziale aumenta ogni anno, mentre quello effettivo non sempre cresce o non sempre cresce al tasso del prodotto potenziale. Quasi tutti i paesi industrializzati subiscono delle fluttuazioni economiche. Il PIL effettivo oscilla intorno al suo potenziale. Durante le contrazioni diminuisce, durante le espansioni aumenta. Nelle ultime fasi di un espansione accade spesso che il prodotto superi il livello potenziale (boom). Durante le espansioni l occupazione cresce rapidamente, durante le recessioni diminuisce. L occupazione e il prodotto seguono un andamento molto simile, ma la relazione tra le due variabili è causale. In un ciclo economico le variazioni del prodotto inducono le imprese a modificare il livello di occupazione. Espansioni e recessioni possono essere molto brevi. Keynes espose due teorie: 1. una della cause dei boom e delle recessioni è rappresentata dalle oscillazioni della spesa del settore privato 2. per fare in modo che il prodotto rimanga prossimo al suo livello potenziale, lo Stato deve neutralizzare le variazioni della spesa del settore privato correggendo la propria spesa oppure il sistema fiscale. La seconda teoria da sempre è stata molto dibattuta, mentre la prima è oggi accettata. Keynes mostrò come gli shock che colpiscono inizialmente la spesa di un settore del sistema economico influenzino poi rapidamente anche la spesa di altri settori, provocando variazioni del prodotto e dell occupazione totali. Quando la spesa totale del sistema diminuisce improvvisamente, alcune imprese si ritrovano a produrre più di quanto non riescano a vendere, e reagiscono riducendo la produzione e licenziando i dipendenti. I lavoratori licenziati vedranno diminuire il proprio reddito e spenderanno di meno, il che porterà altre imprese a ridurre la propria produzione, licenziare dipendenti e cosi via. Il sistema economico si contrae e si può generare una recessione. Quando la spesa totale aumenta improvvisamente alcune imprese produrranno di più e assumeranno nuovi lavoratori. Tali lavoratori spenderanno parte del loro reddito aggiuntivo in beni di consumo prodotti da altre imprese che cominceranno a espandere la propria produzione, assumere dipendenti e cosi via. Ne consegue un espansione economica che può diventare un boom. La spesa può essere suddivisa in quattro ampi aggregati: 1. spesa per il consumo (C) 2. spesa per gli investimenti (IP) 3. spesa pubblica (G) 4. esportazioni nette (NX). La spesa che le famiglie destinano ai beni di consumo ammonta circa a due terzi della spesa totale del sistema economico. Di tutte le variabili che potrebbero influenzare la spesa per il consumo, la più importante è il reddito disponibile ossia il reddito del settore delle famiglie al netto delle imposte. reddito disponibile = reddito totale imposte nette. Le imposte nette sono la differenza fra le imposte che lo Stato riscuote e i trasferimenti che paga. imposte nette = gettito fiscale trasferimenti pubblici. I trasferimenti pubblici sono flussi di monta trasferiti da un gruppo di famiglie a un altro. Il consumo e il reddito disponibile sono legati da una relazione diretta: un aumento del reddito disponibile aggregato provoca un aumento della spesa per il consumo aggregata. Tale relazione è quasi perfettamente lineare, ossia i punti delineano all incirca una linea retta. Tale retta ha due caratteristiche principali: 1. un intercetta verticale che indica l ammontare della spesa per il consumo del sistema economico in corrispondenza di un reddito disponibile nullo. L intercetta prende il nome di consumo autonomo e rappresenta l impatto combinato esercitato sulla spesa per il consumo da tutte le variabili eccetto il reddito disponibile. 14

15 la pendenza, ossia il rapporto tra la variazione lungo l asse verticale e la variazione lungo l asse orizzontale mentre passiamo da un punto all altro della linea. pendenza = consumo/ reddito disponibile. La pendenza prende il nome di propensione marginale al consumo, che è - pendenza della funzione di consumo - rapporto tra le variazioni del consumo e del reddito disponibile - ammontare di cui aumenta la spesa per il consumo quando il reddito disponibile cresce di un euro MPC dovrebbe essere maggiore di zero ma minore di uno. 0<MPC>1. L equazione della funzione è C = a + b x (reddito disponibile) a = intercetta verticale della funzione di consumo b = pendenza della funzione di consumo. La variazione della spesa per il consumo, conseguente alla variazione del reddito disponibile, è rappresentata da uno spostamento lungo la funzione di consumo. Tuttavia la spesa per il consumo è influenzata anche da altri fattori: - una riduzione del tasso d interesse provoca un aumento della spesa per il consumo e fa spostare verso l alto la funzione di consumo (e viceversa) - un aumento della ricchezza (valore totale delle attività di una famiglia le passività totali) delle famiglie fa spostare verso l alto la funzione di consumo (e viceversa). - una variazione delle aspettative per il futuro fa spostare la funzione di consumo. Dopo lo spostamento, la pendenza rimane uguale. Quando uno di tali fattori provoca uno spostamento della funzione, si modifica il consumo autonomo. Esistono altri tipi di spesa: spesa per investimenti: è la spesa delle imprese per impianti e attrezzature e la costruzione di case nuove. L investimento in scorte è considerato non programmato e indesiderato, quindi è escluso dalla definizione. Tale spesa è influenzata da alcune variabili. spesa pubblica: tutti i beni e servizi che le amministrazioni pubbliche acquistano in un dato anno. Vi è una relazione piuttosto debole fra spesa pubblica e altre variabili, essa ha un valore fisso. esportazioni nette: sono incluse nella misura della spesa totale della nazione. Le esportazioni per essere nette devono essere considerate al netto delle importazioni (esportazioni nette = esportazioni totali importazioni totali). Le esportazioni possono variare per diverse ragioni: o cambiamenti dei gusti o variazioni del prezzo della valuta estera La spesa totale di una nazione è la somma della spesa effettuata dalle famiglie, imprese, Stato e settore estero in beni e servizi finali prodotti dalla nazione in esame spesa totale = C + Ip + G + NX. Un incremento della spesa totale porta le imprese di tutto il sistema economico a innalzare il proprio livello di produzione e viceversa. Quando la spesa totale è inferiore al PIL le imprese tenderanno a ridurre la produzione e il PIL diminuirà; quando la spesa totale è superiore al PIL le imprese tenderanno ad espandere la produzione è il PIL aumenterà; quando la spesa totale è pari al PIL le imprese continueranno a produrre allo stesso ritmo e il PIL rimarrà invariato. L equilibrio è una situazione che tende a rimanere invariata a meno che le condizioni che ne stanno alla base non cambino. ST > PIL PIL ST < PIL PIL ST = PIL no PIL. Il PIL di equilibrio sarà pari al PIL potenziale solo nel caso in cui la spesa sia tale che le imprese vendano tutto il prodotto che realizzerebbero impiegando completamente le risorse del sistema economico. Ma tale possibilità dipende dal comportamento delle categorie che effettuano la spesa. Si possono realizzare degli shock di spesa ossia improvvise variazioni di una o più componenti della spesa totale. Supponiamo che le imprese decidano di aumentare la spesa per gli investimenti annua. Il prodotto delle imprese che producono beni di investimento incrementerà e, pertanto, s incrementeranno anche i salari, rendite, interessi ecc. Il comportamento degli individui dipende da due fattori: 15

16 cosa accade alle imposte che devono pagare 2. il livello della propensione marginale al consumo. Supponiamo che le imposte non varino e che MPC sia pari a 0,6, la spesa per il consumo aumenterà del 60% dei 100 miliardi di euro di reddito aggiuntivo delle famiglie, cioè di 0,6 x 100 miliardi di euro = 60 miliardi di euro. Le famiglie, quindi, risparmieranno i 40 miliardi rimanenti. Le imprese produrranno e venderanno del prodotto aggiuntivo per 60 miliardi di euro. Pertanto si innescherà una reazione a catena portando a un susseguirsi di incrementi di spesa e di reddito. Ogni incremento di spesa comporta un incremento del prodotto e, quando il sistema economico avrà raggiunto il suo equilibrio, la spesa e il prodotto saranno incrementati. Il moltiplicatore di spesa è il numero per cui bisogna moltiplicare una variazione di spesa per ottenere la variazione del PIL di equilibrio. Il valore del moltiplicatore di spesa dipende dal valore assunto da MPC nel sistema economico. In corrispondenza di ogni MPC, la formula per ottenere il moltiplicatore è 1/(1 MPC). Pertanto PIL = [1/(1 MPC)] x Ip. Il moltiplicatore può operare anche nella direzione opposta: le diminuzione della spesa per investimenti provocano una riduzione del PIL secondo un multiplo della variazione di spesa. Variazione dell investimento, spesa pubblica, del consumo autonomo o delle esportazioni nette scatenano l effetto del moltiplicatore. PIL = [1/(1 MPC)] x Ip PIL = [1/(1 MPC)] x G PIL = [1/(1 MPC)] x a PIL = [1/(1 MPC)] x NX. Un altro fattore che può far variare la spesa totale sono le imposte nette. Supponiamo che il governo diminuisca il gettito fiscale o incrementi i trasferimenti pubblici. Ciascuna di tali modifiche aumenterà il reddito disponibile e le famiglie spenderanno di più, portando le imprese a espandere la produzione e cosi via. Quindi, una riduzione delle imposte nette incrementa il prodotto di un sistema economico secondo un multiplo della riduzione originaria delle imposte. Il moltiplicatore di una riduzione fiscale risulta essere inferiore al moltiplicatore delle variazioni di spesa. I boom e le recessioni non hanno durata eterna. Alla fine il sistema economico ritorna al prodotto di piena occupazione. Spesso un cambiamento della politica macroeconomica contribuisce al processo di aggiustamento velocizzando il ritorno alla piena occupazione. In altri casi un errore politico ostacola questo processo. Nel mondo reale vi sono molti fattori che interferiscono con il moltiplicatore e ne riducono le dimensioni. Tali forze sono gli stabilizzatori automatici perché, in presenza di un moltiplicatore modesto, gli shock di spesa provocheranno una variazione del PIL molto inferiore. Essi sono: imposte: alcuni tipi di imposte aumentano con il reddito, di conseguenza l incremento del reddito disponibile sarà progressivamente inferiore all incremento del reddito totale. Anche la spesa per il consumo, quindi, aumenterà in misura minore. trasferimenti pubblici: alcuni trasferimenti pubblici diminuiscono all aumentare del reddito. Di conseguenza un incremento del reddito porterà ad un aumento inferiore del reddito disponibile. Il consumo crescerà in misura inferiore in ogni fase del processo del moltiplicatore. tassi di interesse: gli aumenti del reddito portano spesso ad un innalzamento dei tassi d interesse. La spesa per gli investimenti, può ridursi nonostante il prodotto cresca e quindi ci sarà un aumento progressivamente inferiore alla spesa totale in ogni fase del processo del moltiplicatore. importazioni: parte della spesa aggiuntiva è destinata a beni e servizi importati dall estero. Ne risulteranno incrementati i ricavi delle imprese estere e i redditi dei lavoratori stranieri, senza alcun contributo all aumento dei salari dei lavoratori della nazione in esame. In ogni fase del processo del moltiplicatore, l incremento del prodotto e della spesa sarà progressivamente inferiore. comportamenti lungimiranti: se i consumatori ritengono che boom e recessioni saranno temporanei, è possibile che la loro spesa per il consumo sia meno sensibile alle variazioni di reddito. Ognuno di tali stabilizzatori riduce le dimensioni del moltiplicatore. 16

17 17 Un altro stabilizzatore è lo scorrere del tempo, infatti l impatto degli shock di spesa sul sistema economico è temporaneo, dopo pochi mesi s innescano meccanismi correttivi e il sistema economico torna alla piena occupazione. Nel lungo periodo, quindi, i moltiplicatori hanno un valore nullo. Le modifiche del bilancio pubblico volte a influenzare il sistema macroeconomico, sono chiamate politiche fiscali; quando sono dirette a neutralizzare le fluttuazioni economiche, si parla di politica fiscale anticiclica. Supponiamo che il sistema economico sia colpito da uno shock di spesa negativo (una diminuzione della spesa per investimenti pari a 100 miliardi di euro) e che il moltiplicatore sia pari a 1,5. Il governo, per neutralizzare tale shock, potrebbe aumentare di 100 miliardi la propria spesa in beni o servizi, oppure potrebbe diminuire le imposte nette. Poiché il moltiplicatore delle variazioni delle imposte nette è inferiore al moltiplicatore di spesa, la riduzione fiscale dovrebbe essere superiore a 100 miliardi di euro. Occorrono parecchi mesi perché venga attuata una modifica del sistema fiscale. Vi è il rischio che alcuni impedimenti rimandino l effetto della modifica oltre il tempo utile. Variazioni dei trasferimenti pubblici e della spesa pubblica, subirebbero ritardi analoghi. In questo modo le modifiche si rivelerebbero forze destabilizzanti del sistema economico, accelerando la tendenza quando bisognerebbe rallentarla e viceversa. Per essere effettivamente anticicliche, la manovre di politica fiscale devono essere temporanee. Tuttavia l inversione delle modifiche alla spesa pubblica, ai trasferimenti pubblici ecc possono essere difficili per ragioni politiche. I programmi di spesa tendono a diventare permanenti o perlomeno difficilmente eliminabili. Anche se il governo statunitense tentassi di stabilizzare il sistema economico per mezzo della politica fiscale, non sarebbe molto efficace perché la Fed non lo permetterebbe. Essa persegue l obiettivo di mantenere il sistema economico il più vicino possibile al prodotto potenziale, e i suoi funzionari considerano ogni variazione di politica fiscale solo un altro shock di spesa che potrebbe scatenare un boom o una recessione da neutralizzare al più presto. Esiste un altro tipo di variazione che può influire sul PIL: una variazione delle imposte. La formula del moltiplicatore si differenzia leggermente. Supponiamo che le imposte versate dalle famiglie (T) diminuiscano di 100 miliardi di euro. L impatto immediato è un incremento del reddito disponibile delle famiglie, pari a 100 miliardi di euro. Ma la spesa per il consumo aumenterebbe di una somma inferiore a 100 miliardi di euro. L incremento iniziale della spesa dipende da MPC. Questa è la prima variazione di spesa che ha luogo. Le fasi successive rimangono invariate. Il moltiplicatore di imposta deve avere un valore numerico inferiore di una unità rispetto al moltiplicatore di spesa. È sempre un numero negativo. Moltiplicatore d imposta = - (moltiplicatore di spesa 1). La formula generale, pertanto, è: -MPC/(1 MPC). Per ogni modifica delle imposte possiamo utilizzare tale formula per ottenere la variazione del PIL PIL = [- MPC/(1 MPC)] x T. 17

18 18 IL SISTEMA BANCARIO, LA BANCA CENTRALE E LA POLITICA MONETARIA La moneta è il mezzo di pagamento di un sistema economico. La quantità di moneta in circolazione può influenzare il sistema macroeconomico e per questo i governi vogliono conoscerne l entità. Consideriamo la moneta come la base monetaria di cui dispone il settore privato, ossia le banconote e monete metalliche. La restante componente dell offerta di moneta è costituita dai depositi in conto corrente, soprattutto depositi a vista, ossia conti correnti posseduti dalle famiglie e imprese presso le banche commerciali ( a vista perché quando s intesta un assegno a qualcuno, egli può andare in banca e a vista essere pagato). Vi sono poi gli altri depositi tradibili ossia diversi tipi di conti correnti che funzionano in maniera simile ai depositi a vista ma pongono limiti al ritiro immediato di fondi. Pertanto: offerta di moneta: base monetaria privata + travellers cheque + depositi a vista + altri depositi traibili. Le banche sono esempi di intermediari finanziari, ossia imprese specializzate nell accettare fondi dalle famiglie e dalle imprese i cui ricavi superano le spese, e incanalare tali fondi alle famiglie, imprese o amministrazioni pubbliche le cui spese superano le entrate. Rendono il sistema economico molto più efficiente di quanto non sarebbe altrimenti possibile. Un intermediario riunisce in fondi in un gran numero di pacchetti appositamente preparati per i clienti, da concedere in prestito. Cosi può ridurre il rischio corso dai risparmiatori suddividendo corso dai risparmiatori suddividendo i prestiti tra diversi debitori. Se uno di essi non riesce a rimborsare il prestito, le conseguenze che ricadranno su intermediario e depositanti saranno lievi perché l intermediario può prevedere l andamento dell afflusso e del deflusso di fondi. Ogni dato giorno è possibile che dei fondi vengano ritirati e degli altri depositati ma la somma complessiva disponibile tende a rimanere costante. Inoltre gli intermediari tengono a disposizione un certo livello di fondi (le riserve) per i periodi in cui vengano ritirate somme straordinariamente elevate. Gli intermediari devono guadagnare un profitto che ottengono fissando sui fondi concessi in prestito un tasso d interesse superiore a quello pagato dai depositanti. Una banca commerciale è una società privata, posseduta da azionisti, che fornisce servizi al pubblico. Il servizio più importante consiste nel fornire i conti correnti, che consentono ai clienti della banca di effettuare i propri pagamenti senza detenere grandi quantità di contante. Il profitto di una banca proviene dalla concessione di prestiti: più depositi una banca concede, maggiore sarà il suo profitto. Le riserve sono i fondi che la banca non ha concesso in prestito ma tiene in una forma che sia prontamente disponibile ai suoi depositanti. Le riserve si trovano in due sedi: - il caveau - la Banca Centrale in entrambi i casi non fruttano interesse. Sono detenute per due ragioni: 1. è possibile che alcuni clienti vogliano prelevare più contante di quanto ne sia stato depositato 2. le banche sono obbligate, per legge, a detenere le riserve obbligatorie. Maggiori quantità di fondi i clienti possiedono nei conti correnti, maggiore è l ammontare delle riserve obbligatorie. Il coefficiente di riserva obbligatoria indica alle banche la percentuale dei propri conti correnti da tenere come riserva obbligatoria. RR = RRR x DD (RR: riserve obbligatorie, DD: depositi a vista). La Banca Centrale è la principale autorità monetaria di una nazione. È responsabile della politica monetaria di un paese, ossia si occupa dell offerta di moneta, per influenzare il sistema economico. 18

19 19 Per incrementare o ridurre l offerta di moneta essa acquista o vendo obbligazioni di Stato nel mercato aperto, ossia effettua operazioni di mercato aperto. Aumento dell offerta di moneta: ipotizziamo che - la Fed acquisti un obbligazione di Stato dalla Acme del valore di 1000$ - la Acme abbia un conto corrente presso la First Bank (unica banca della città) - RRR sia pari a 0,1. La Acme depositerà l assegno nel proprio conto corrente presso la First, che a sua volta invierà l assegno alla Banca Centrale che accrediterà 100$ nel suo conto riserve. Ora le riserve della First sono aumentate di $1000 e la banca può cosi far aumentare i propri depositi a vista totali creando dei nuovi prestiti. Ipotizziamo che un uomo d affari ottenga un prestito dalla banca, la First non farà altro che accreditargli l ammontare del prestito. Anche quando l uomo d affari spenderà il denaro, la banca non perderà riserve perché, essendo la First l unica banca della città, egli non farà che trasferire il suo denaro a terzi che, a loro volta, lo depositeranno presso la First. Pertanto l acquisto di mercato aperto di 1000$ effettuato dalla Banca Centrale, incrementa l offerta di moneta di $. Se, invece, la città dispone di molte banche l incremento complessivo dei depositi a vista rimarrà identico perché la Banca Centrale ha immesso nuove riserve nel sistema bancario. Sebbene la Banca Centrale possa trasferire riserve da una banca all altra, la quantità totale non subirà variazioni. La First Bank concederà meno prestiti e creerà meno depositi a vista nuovi quando vi sono altre banche in città, ma proprio queste altre banche concederanno prestiti al posto della First National. La quantità totale di nuove riserve rimane inalterato. Per qualsiasi immissione di riserve i depositi a vista aumenteranno secondo un multiplo di 10. DD = 10 x immissione di riserve. Il moltiplicatore dei depositi a vista è il numero per cui bisogna moltiplicare l immissione di riserve per ottenere la variazione totale dei depositi a vista. L entità del moltiplicatore dipende dal valore del coefficiente di riserva obbligatoria fissato dalla Banca Centrale. Per ogni dato coefficiente di riserva obbligatoria, la formula per ottenere il moltiplicatore dei depositi a vista è 1/RRR. DD = (1/RRR) x riserve offerta di moneta = (1/PPP) x riserve. Riduzione dell offerta di moneta: la Banca Centrale può ridurre l offerta di moneta vendendo obbligazioni di Stato, ossia effettuando vendite di mercato aperto. La Banca Centrale dispone di migliaia di miliardi di dollari in obbligazioni di Stato. In media la Banca Centrale tende a incrementare l offerta di moneta ogni anno, quindi effettua più acquisti che vendite di mercato aperto. Supponiamo che la Fed venga un obbligazione di Stato di 1000$ alla Acme che paga l obbligazione con un assegno. La First sottrarrà 1000$ dal conto corrente della Acme. Le riserva della banca sono diminuite di 1000$. Con RRR = 0.1 i suoi depositi a vista devono diminuire di $ ma dopo la detrazione diminuiscono effettivamente solo di 1000$. La First deve quindi ridurre i propri depositi a vista di altri 9000$. Pertanto dovrà chiedere il rimborso di un prestito di quel valore. Tuttavia i prestiti bancari hanno una scadenza specifica e la banca non può chiederne il pagamento anticipato. Gran parte delle banche, però, hanno un gran numero di prestiti insoluti. A una banca che debba ridurre i propri depositi a vista basterà ridurre la quota dei propri prestiti diminuendo la quantità totale di prestiti insoluti. Se le First fosse una delle tante banche della città, saprà che riducendo il proprio volume di prestiti, alcuni dei prestiti rimborsati corrisponderanno a un trasferimento di riserve dalla altre banche ad essa. Le riserve della First non diminuiranno. La riduzione totale dei depositi a vista rimarrà invariata in quanto la Banca Centrale, tramite le proprie vendite di mercato aperto ha prelevato dal sistema bancario riserve per un valore di 1000$. Ogni dollaro di tali riserve proviene da una data banca dove sosteneva depositi a vista per 10$. Quando la Banca Centrale preleva 1000$ di riserve dal sistema bancario con una vendita di mercato aperto, i conti correnti totali diminuiranno di $. DD = (1/RRR) x riserve. Nella realtà però il moltiplicatore è generalmente inferiore di quanto suggerito dalla formula, per due ragioni: 1. abbiamo ipotizzato che al variare di offerta di moneta il pubblico non modifichi le proprie disponibilità liquide. Tuttavia quando l offerta di moneta aumenta il pubblico generalmente vuole possedere parte di tale incremento sotto forma di depositi e parte in contanti. Di conseguenza, un acquisto di mercato aperto di, ad esempio, 1000$ immetterà nel sistema bancario nuove riserve per un valore inferiore a 1000$ e creerà meno di $ in nuovi depositi a vista. Il moltiplicatore dei depositi sarà quindi inferiore. 2. abbiamo ipotizzato che le banche abbiano sempre esaurito la propria capacità di concedere prestiti e quindi posseggano la quantità minima di riserve obbligatorie e creino la quantità massima di nuovi 19

20 20 depositi a vista. Nella realtà è possibile che le banche vogliano possedere delle eccedenze di riserve, ossia una riserva superiore a quella minima richiesta dalla legge. Le banche finiscono per avere delle eccedenze di fondi quando prestano una quantità di fondi inferiore al massimo consentito dalla legge, creando quindi nuovi depositi a vista in una quantità inferiore a quella massima. L offerta di moneta crescerà in misura minore. Esistono altri strumenti per incrementare o ridurre l offerta di moneta: modifica del coefficiente di riserva obbligatoria: la Banca Centrale può abbassare il coefficiente di riserva obbligatoria. Ogni banca vedrebbe che le proprie riserve possono sostenere un numero di depositi a vista superiore ed incrementerebbe la concessione di prestiti creandone di nuovi. L offerta di moneta, quindi, aumenterebbe. Lo stesso vale per il processo opposto. modifica del tasso di sconto: le banche possono rendere denaro in prestito dalla Banca Centrale che fissa un tasso d interesse particolare sui prestiti che concede alle banche. Una riduzione di tale interesse potrebbe incoraggiare le banche a prendere denaro in prestito, e cosi aumenterebbe l offerta di moneta. Lo stesso vale per il processo opposto. Questi strumenti, però, non vengono utilizzati di frequente, ma le modifiche del tasso di sconto sono comunque più frequenti. Tali procedure, infatti, possono produrre effetti imprevedibili. Un minimo errore di previsione sulle reazioni delle banche potrebbe tradursi in una variazione enorme dell offerta di moneta. Le operazioni di mercato aperto possono essere sintonizzate a ogni livello desiderato e, inoltre, sono protette da segretezza: nessuno conosce esattamente le decisioni prese dalla Banca Centrale che, pertanto, può spesso modificare le sue politiche senza destabilizzare i mercati finanziari. Per domanda di moneta s intende la quantità di moneta che le persone vorrebbero avere, dati i vincoli cui sono soggette. La quantità totale di ricchezza che possediamo è limitata e, se vogliamo detenerne di più sotto forma di denaro, dobbiamo possederne di meno sotto altre forme. Questa decisione è determinata dal vincolo di ricchezza. Pertanto la domanda di moneta di un individuo è la quantità di ricchezza che l individuo scegli di possedere sotto forma di moneta, piuttosto che di altre attività. La moneta è un mezzo di pagamento che frutta un interesse modestissimo, se non nullo. Possedendo moneta sosteniamo un costo opportunità consistente nell interesse o altra forma di compenso che potremmo guadagnare se possedessimo la nostra ricchezza sotto un altra forma. Un obbligazione è una promessa di pagamento che una società o un ente pubblico emettono quando prendono in prestito denaro; con l obbligazione promettono di rimborsare il prestito in una data futura. La somma rimborsata è superiore e la differenza costituisce l interesse. Maggiori quantità di moneta possediamo, meno frequentemente dovremo scomodarci per convertire le nostre obbligazioni e meno interessi guadagneremo. Maggiore è il tasso d interesse, minore è la quantità di moneta che un individuo vorrà possedere. Le imprese sono soggette agli stessi tipi di vincoli degli individui. Nell intero sistema economico vi è una quantità limitata di ricchezza che può essere posseduta sotto forma di moneta o obbligazioni. La domanda di moneta del sistema economico è legata al tasso d interesse. Un aumento del tasso di interesse ridurrà la quantità di moneta domandata (nell intero sistema economico) e una diminuzione del tasso di interesse la incrementerà. La curva di domanda di moneta indica la quantità di moneta indica la quantità totale di moneta domandata nel sistema economico in corrispondenza di ogni dato tasso di interesse. Tale curva è inclinata verso il basso. La quantità di moneta offerta in corrispondenza di ogni dato tasso d interesse. L offerta di moneta è determinata dalla Banca Centrale ed è una somma fissa che prescinde dalle variazioni del tasso d interesse. Una volta che la Banca Centrale determina l offerta di moneta, questa rimane costante finché la Banca Centrale stessa non la modifica. Se la BC, per qualche ragione, deve modificare l offerta di moneta, occorre tracciare una nuova linea verticale. L acquisto di obbligazioni nel mercato aperto immette riserve nel sistema bancario e provoca uno spostamento della curva di offerta di moneta verso destra secondo un multiplo dell apporto di riserve. Le vendite di mercato aperto producono l effetto opposto: prelevano riserve dal sistema e provocano uno spostamento della curva di offerta di moneta verso sinistra secondo un multiplo del prelievo di riserve. 20

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