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1 Rischio idraulico Settembre 2004 rev.1.0 Sindar s.r.l. Corso Archinti, Lodi tel r.a fa

2 Linee operative generali INDICE 1. INTRODUZIONE CRITERI METODOLOGICI RETE IDROGRAFICA DATI STORICI E ANALISI DELLE CRITICITÀ DATI STORICI CRITICITÀ A SCALA INTERCOMUNALE ZONE AD ELEVATA CRITICITÀ PIENE DEL F. LAMBRO MODELLO DI INTERVENTO PROCEDURE DI INTERVENTO PREALLARME ALLARME EMERGENZA SUGGERIMENTI PER LA PIANIFICAZIONE COMUNALE ALLEGATI Allegato 1a: scheda operativa rischio idraulico (allagamenti per tracimazione di canali e occlusione fognature) Allegato 1b: scheda operativa rischio idraulico (esondazione del Fiume Lambro e dei corsi d acqua principali) Allegato 2: livelli idrometrici piena del F. Lambro ottobre dicembre 2002 APPENDICE NORMATIVA D.G.R n.vii/7868: Determinazione del reticolo idrico principale. Trasferimento delle funzioni alla polizia idraulica concernenti il reticolo idrico minore come indicato dall art. 3 comma 114 della l.r.1/2000 Determinazione dei canoni regionali di polizia idraulica D.G.R n.vii/13950: "Modifica della DGR , n.vii/7868 Determinazione del reticolo idrico principale. Trasferimento delle funzioni alla polizia idraulica concernenti il reticolo idrico minore come indicato dall art. 3 comma 114 della l.r.1/2000 Determinazione dei canoni regionali di polizia idraulica. Variante al Piano stralcio per l Assetto Idrogeologico, approvata con DPCM del 24 maggio 2001 Fasce Fluviali del Fiume Lambro nel tratto dal Lago di Pusiano alla confluenza con il Deviatore Redefossi.

3 1. INTRODUZIONE Il Piano stralcio rischio idraulico si inquadra nel più ampio contesto della pianificazione di emergenza intercomunale, relativa ai comuni di Carpiano, Cerro al Lambro, Colturano, Dresano, Mediglia, Melegnano, Pantigliate, Paullo, Peschiera Borromeo, San Donato Milanese, San Giuliano Milanese, Settala, Tribiano e Vizzolo Predabissi. Unitamente agli altri Piani stralcio e alle Linee Guida Generali, va a costituire il Piano di Emergenza Intercomunale. L obiettivo principale del Piano stralcio è la caratterizzazione del rischio idraulico sul territorio intercomunale, al fine di individuare le principali criticità, rispetto alle quali definire l insieme di attivazioni e procedure necessarie per contrastare i possibili episodi di allagamento. Come si può evincere dal 1 Programma Regionale di Previsione e Prevenzione di Protezione Civile predisposto dalla Regione Lombardia e dai più recenti Programma di Previsione e Prevenzione dei Rischi e Piano di Emergenza di Protezione Civile della Provincia di Milano, il rischio idraulico assume particolare rilevanza per il territorio in questione sia sotto il profilo della intensità dei fenomeni, che della loro ricorrenza. Addirittura le serie storiche relative ai fiumi Lambro e Olona, mostrano che negli ultimi decenni, l intervallo cronologico tra un evento calamitoso ed il successivo è di soli 2 3 anni. I nodi critici legati ai fenomeni di esondazione e di dissesto idrogeologico, come emergono dagli strumenti di pianificazione regionale e di bacino idrografico da parte dell Autorità di Bacino del Po, sono legati a gravi insufficienze idrauliche del reticolo scolante di pianura, ove risultano a rischio aree densamente urbanizzate. La pianificazione dell emergenza tiene conto della normativa in materia di Polizia idraulica e della ripartizione delle competenze tecniche ed amministrative tra i vari Enti (AIPO, Regione, Consorzi di Bonifica, Comuni). A questo proposito si rimanda ai disposti dei seguenti atti emanati dalla Regione Lombardia (cfr. Appendice normativa): Deliberazione Giunta Regionale 25 gennaio 2002 n. VII/7868: Determinazione del reticolo idrico principale. Trasferimento delle funzioni alla polizia idraulica concernenti il reticolo idrico minore come indicato dall art. 3 comma 114 della l.r.1/2000 Determinazione dei canoni regionali di polizia idraulica Deliberazione Giunta Regionale 1 agosto 2003 n. VII/13950: "Modifica della DGR 25 gennaio 2002, n. VII/7868 Determinazione del reticolo idrico principale. Trasferimento delle funzioni alla polizia idraulica concernenti il reticolo idrico minore come indicato dall art. 3 comma 114 della l.r.1/2000 Determinazione dei canoni regionali di polizia idraulica. Oltre alla pianificazione e realizzazione degli interventi strutturali da parte dell Autorità di Bacino del Fiume Po e della Regione Lombardia, sono stati promossi interventi non strutturali di difesa del suolo, intesi soprattutto come regolamentazione dell uso del suolo nelle aree a rischio idraulico e geologico. Tra i provvedimenti più importanti vanno ricordati: il Piano Stralcio fasce fluviali del fiume Po (PSFF), approvato con DPCM del 24 luglio 1998; Versione 1.0 settembre 2004 pag. 1

4 il Piano Stralcio per la difesa idrogeologica e della rete idrografica nel Bacino del fiume Po (PAI), adottato dall Autorità di Bacino con Deliberazione del Comitato Istituzionale n.1/99 del 11 maggio la Variante al Piano stralcio per l Assetto Idrogeologico, approvata con DPCM del 24 maggio 2001 Fasce Fluviali del Fiume Lambro nel tratto dal Lago di Pusiano alla confluenza con il Deviatore Redefossi. Relazione rivista e integrata sulla base delle osservazioni presentate ai sensi dell art. 18 della Legge 183/89 e risultanti dalla fase di consultazione art. 1-bis della Legge 365/2000 (cfr. Appendice normativa). Per quanto riguarda l analisi storica, sono stati analizzati i database del Progetto AVI del Gruppo Nazionale Difesa Catastrofi Idrogeologiche (GNDCI) del C.N.R. e altro materiale prodotto dalla Autorità di Bacino del Fiume Po, dalla Regione Lombardia e dalla Provincia di Milano. Il Piano è costituito da una prima parte finalizzata alla conoscenza del territorio intercomunale, nonché alla identificazione ed alla quantificazione del rischio idraulico e da una seconda parte, incentrata sul cosiddetto modello di intervento e sulle procedure di gestione delle emergenze. Il Piano di Emergenza per il rischio idraulico è da considerarsi un documento vivo, in quanto dovrà saper cogliere l evoluzione dei fenomeni in termini di pericolosità e localizzazione, in stretta relazione con le azioni antropiche, che possono comportare un incremento del rischio (ex. urbanizzazione di aree esondabili) oppure la sua riduzione (ex. realizzazione di opere di difesa idraulica). Malauguratamente in questa fase non sono stati forniti dati puntuali da parte dei Comuni, circa le criticità presenti nei rispettivi territori comunali e di conseguenza l analisi degli scenari di dettaglio e delle attivazioni conseguenti, hanno dovuto essere rinviati in sede di pianificazione comunale. Similmente a quanto fatto dal Piano di Emergenza Provinciale, non sono state prese in esame le emergenze derivanti da nubifragi o rovesci piovosi, il cui apporto idrico non è adeguatamente smaltito dalle reti fognarie, in quanto si tratta in genere di eventi locali che vanno affrontati nella pianificazione comunale. Quale evento di riferimento si è scelto di assumere la crisi idrogeologica del novembre 2002, durante la quale l intero territorio intercomunale fu messo a dura prova da livelli idrometrici particolarmente elevati e prolungati nel tempo. La scelta è altresì motivata dal fatto che negli ultimi decenni il territorio è mutato profondamente e quindi prendere a paragone episodi di allagamento risalenti agli anni 60 e 70 non é corretto, in quanto molto spesso non sussistono più le condizioni morfologiche e idrauliche di allora. Infatti nel frattempo sono state realizzate numerose opere per la protezione idraulica del territorio (ex. deviatore Redefossi), mentre di contro l aumentata pressione antropica sul territorio ha accentuato alcune criticità preesistenti. In particolare la maggiore impermeabilizzazione dei suoli ha incrementato le portate di deflusso superficiale, in concomitanza di eventi piovosi intensi, accentuando la frequenza degli allagamenti. Versione 1.0 settembre 2004 pag. 2

5 2. CRITERI METODOLOGICI 2.1 Definizione del Rischio idraulico Si definisce Rischio Idraulico il complesso delle interazioni critiche che si verificano tra i fenomeni di tipo esondativo ed alluvionale, connessi con le naturali dinamiche proprie di un corso d'acqua e l ambito territoriale adiacente al corso d acqua stesso. Un interessante definizione di rischio è stata proposta da Varnes (1984) in cui si afferma: le aree potenzialmente interessate da fenomeni di inondazione, che potrebbero arrecare danno alle persone e ai beni, costituiscono le aree vulnerabili per inondazione. In altri termini il rischio può essere definito mediante R T = H x D = H x (E x V) in cui T = tempo di ritorno: tempo medio che intercorre tra due fenomeni di identiche caratteristiche H = pericolosità naturale: la probabilità che si manifesti, in un periodo di t anni, almeno un evento calamitoso. È strettamente connessa al periodo di ritorno T, attraverso la relazione: Ht = 1 - (1-1/T)t D = danno totale: sommatoria dei danni subiti dai singoli elementi interessati dal fenomeno E = esposizione: l insieme degli elementi presenti nelle aree a rischio: essa può esprimere il numero di persone che risiedono in un area inondabile o l ammontare del valore economico del beni presenti nell area stessa (infrastrutture di pubblico interesse, insediamenti produttivi, abitazioni, ecc.); V = vulnerabilità: esprime la suscettibilità dell elemento a rischio a subire danni per effetto del fenomeno (evento di piena) e più precisamente indica la percentuale dell elemento a rischio che viene danneggiata. V è compreso tra 0 (nessun danno) ed 1 (distruzione, perdita totale) ed è adimensionale. Per un determinato elemento a rischio possono competere, in funzione delle caratteristiche dell evento, valori diversi sia di E che di V La definizione dei parametri dell'equazione del rischio risulta complessa, sia perché gli elementi che definiscono la risposta territoriale all'evento (esposizione, vulnerabilità e danno) sono funzione anche di condizioni socio-politiche che ne determinano valutazioni differenti in periodi storici diversi, sia perché le informazioni a disposizione caratterizzanti gli eventi alluvionali (misure di portata, livelli idrici, piovosità ecc.) spesso non sono disponibili, comportando l'impossibilità di individuare i parametri statistici (probabilità e tempi di ritorno) legati alle ricorrenze degli eventi. 2.2 Fasce fluviali Allo scopo di garantire l omogeneizzazione dei risultati, l'autorità di Bacino del Fiume Po, nel proprio Piano Stralcio per l'assetto Idrogeologico, ha individuato aree che, identificando porzioni di territorio interessati da eventi con tempi di ritorno sempre maggiori, presentano differente grado di pericolosità. Le fasce fluviali sono state tracciate in funzione dei diversi elementi dell alveo che ne determinano la connotazione fisica: caratteristiche geomorfologiche, dinamica evolutiva, opere idrauliche, caratteristiche naturali ed ambientali. Versione 1.0 settembre 2004 pag. 3

6 Pertanto il territorio è stato suddiviso in fasce secondo la seguente articolazione (cfr. Fig. 1): Fascia di deflusso della piena (Fascia A): è costituita dalla porzione di alveo che è sede prevalente, per la piena di riferimento, del deflusso della corrente, ovvero che è costituita dall'insieme delle forme fluviali riattivabili durante gli stati di piena. Per i corsi d'acqua principali la piena di riferimento ha portata non inferiore all'80% di quella con tempo di ritorno (TR) di 200 anni; Fascia di esondazione (Fascia B): esterna alla precedente, è costituita dalla porzione di alveo interessata da inondazione al verificarsi dell'evento di piena di riferimento. Il limite della fascia si estende fino al punto in cui le quote naturali del terreno sono superiori al livelli idrici corrispondenti alla piena di riferimento ovvero sino alle opere idrauliche di controllo delle inondazioni, dimensionate per la stessa portata. Per i corsi d'acqua principali si assume come riferimento la piena con TR=200 anni; Area di inondazione per piena catastrofica (Fascia C): è costituita dalla porzione di territorio esterna alla precedente, che può essere interessata da inondazione al verificarsi di eventi di piena più gravosi di quelli di riferimento. Per i corsi d'acqua principali si assume come riferimento la piena con TR=500 anni. Figura 1 Criteri di delimitazione delle fasce fluviali Versione 1.0 settembre 2004 pag. 4

7 3. RETE IDROGRAFICA Il territorio afferente all'area metropolitana di Milano è caratterizzato da un reticolo idrografico complesso e articolato. I numerosi corsi d'acqua naturali che gravitano a nord di Milano scorrono con direzione nord - sud e risultano interconnessi tramite una fitta rete di canali artificiali, realizzati sia a fini irrigui, sia per il drenaggio delle acque meteoriche. Nell areale del COM 20 la rete idrografica principale è costituita unicamente dal fiume Lambro, mentre la rete idrografica minore è pressoché totalmente canalizzata. FIUME LAMBRO Il fiume Lambro ha un bacino idrografico di km 2 e una lunghezza dell asta principale di circa 130 km. Nasce presso Pian del Rancio, nel Comune di Magreglio (CO), alla quota di 950 m s.l.m.. Sotto il profilo idraulico, il fiume Lambro può essere distinto in quattro tratti a differente comportamento: il tratto prelacuale, a monte del lago di Pusiano (estensione >5 Km 2, con svolgimento di effetto laminazione piene), in cui il corso d acqua presenta carattere torrentizio (non sono presenti ghiacciai nel bacino di alimentazione) alveo incassato, forti pendenze e scarso livello di urbanizzazione (ca. 10% del bacino considerato); in tale porzione di bacino può anche essere incluso il bacino afferente al lago di Alserio; il tratto compreso tra il lago di Pusiano e Villasanta (Lambro naturale), in cui il fiume scorre prevalentemente in un alveo abbastanza incassato, salvo alcune zone in cui si verificano aree di allagamento in terreni naturali (Molteno, Lambrugo, Nibionno, Inverigo, Veduggio, Briosco, Lesmo, Parco di Monza e Cascinazza, Parco Lambro); in tale tratto il livello di urbanizzazione è basso (ca. 30%); il tratto compreso tra Villasanta e la confluenza con il deviatore Redefossi a S. Donato Milanese (Lambro urbano), in cui il fiume attraversa territori pianeggianti, fortemente antropizzati e urbanizzati (ca. 50%), in cui sono presenti lunghi tratti canalizzati, vincolati da numerosi ponti ed attraversamenti; in questo tratto vengono raccolti i contributi idrici degli scaricatori delle reti fognarie comunali (Monza, Sesto San Giovanni e Milano) e consortili (collettori ALSI S.p.A.); il tratto a valle del Deviatore Redefossi e sino alla confluenza nel Fiume Po (Lambro irriguo), in cui il corso d acqua attraversa territori subpianeggianti, sui quali insiste un complesso reticolo irriguo. La minore urbanizzazione permette di osservare la presenza di paleoalvei, che testimoniano un andamento storico più sinuoso di quello attuale. Il corso del Lambro, con insediamenti industriali e abitati in adiacenza all alveo, presenta sezioni ristrette ed inadeguate, che provocano allagamenti in numerosi comuni ed alla periferia di Milano. Il settore compreso tra il lago di Pusiano e la confluenza con il Deviatore Redefossi è stato recentemente oggetto di una Variante al PAI, approvata con DPCM del 24 maggio 2001 e resa necessaria ai sensi delle Leggi 267/1998 e 365/2000, denominate rispettivamente Legge Sarno e Legge Soverato dalle località rese tristemente famose dagli eventi alluvionali che le hanno colpite. Il tratto di Lambro preso in esame nel presente piano è quello compreso tra l abitato di Ponte Lambro a monte e il confine tra i Comuni di Cerro al Lambro e S. Zenone al Lambro a valle. Versione 1.0 settembre 2004 pag. 5

8 CAVO REDEFOSSI Il Cavo Redefossi ha origine nel territorio di Milano, al Ponte delle Gabelle nei pressi di Porta Nuova, dove raccoglie le acque del Seveso e del Naviglio della Martesana 1. Scorre sotto i viali della Cerchia Orientale dei Bastioni fino a Porta Romana, dove devia lungo Corso Lodi, via Cassinis e via Rogoredo. Originariamente il Redefossi usciva dal tratto tombinato nei pressi del confine comunale di Milano, sbucando a cielo aperto, con un alveo a sezione trapezia, per poi snodarsi a fianco della via Emilia, sino ad immettersi nel Lambro Settentrionale poco a monte di Melegnano, dopo la confluenza con la Roggia Vettabbia. Attualmente il canale è stato tombinato nell attraversamento di S. Donato Milanese e per buona parte anche a S. Giuliano Milanese. Il tratto di cavo Redefossi da piazza Medaglie d Oro in Milano fino al Lambro venne scavato tra il 1783 e il 1786 per rimediare alle frequenti esondazioni che interessavano le zone di Porta Vittoria, Porta Romana e Porta Ludovica. Nel 1967 furono realizzati i primi interventi per difendere S. Donato Milanese e S. Giuliano Milanese dalle esondazioni del cavo Redefossi, al quale fluivano contemporaneamente le piene del Naviglio della Martesana, dei torrenti Trobbia e Seveso e di parte della rete fognaria milanese, togliendo al Redefossi le piene dei Martesana e Trobbia, che furono immesse nel Lambro Settentrionale a Cascina Lambro, mediante un manufatto di sbarramento munito di paratoie elettromeccaniche. Nel 1976 gli inconvenienti di ordine idraulico furono decisamente affrontati quando il Comune di Milano, per conto dell Amministrazione Statale, realizzò il canale deviatore che, a S. Donato, raccoglie le piene del cavo Redefossi per immetterle nel Lambro Settentrionale a valle della traversa di Carpianello, dopo aver aggirato l abitato di S. Giuliano sul lato settentrionale. Il deviatore ha una lunghezza complessiva di 3 km. Successivamente il Comune di Milano ha realizzato ulteriori interventi volti ad alleggerire il carico idraulico sul cavo Redefossi, quali lo scolmatore di viale Forlanini e lo scaricatore di Nosedo al Lambro Meridionale. Dai dati di dimensionamento adottati nelle progettazioni del passato, il tratto tombinato del cavo Redefossi in Comune di S. Donato Milanese è dimensionato per una portata massima di 140 m 3 /s, che viene ridotta a seguito della presenza del deviatore al Lambro. Quest ultimo riversa in Lambro 65 m 3 /s, mentre nel cavo Redefossi scorrono i restanti 75 m 3 /s. Tuttavia si tratta di una portata ancora eccessiva per il tratto a valle 2, anche in considerazione del fatto che il tempo di corrivazione del bacino sotteso dal cavo Redefossi a S. Giuliano è molto breve (il tempo di preallarme rispetto alla sezione di uscita da Milano è inferiore a 30 minuti). Pertanto, a seguito di uno specifico Accordo di Programma, stipulato tra Regione Lombardia, Magistrato per il Po e Comune di S. Giuliano M.se tra il 1995 e il 1997, è stato redatto un progetto che prevede la ripartizione delle portate massime tra cavo e deviatore in ragione di 40 m 3 /s per il primo e 100 m 3 /s per il secondo. Attualmente sono in corso lavori di sistemazione del cavo Redefossi nel tratto compreso tra S. Giuliano Milanese e Melegnano, con rifacimento di parte della rete fognaria interferente con il corso d acqua. 1 Probabilmente in origine aveva la funzione di scolmatore delle piene del Seveso e della Martesana. 2 La portata massima compatibile con il cavo è di circa m 3 /s a causa della ridotta pendenza e della presenza di attraversamenti sottodimensionati Versione 1.0 settembre 2004 pag. 6

9 ROGGIA VETTABBIA La Roggia Vettabbia scorre nel paleoalveo del T. Seveso a valle di Milano e presenta complessità del reticolo idrografico, legate allo sfruttamento idraulico ed irriguo realizzato nel corso degli ultimi secoli. Il colatore, di origine romana 3, raccoglieva le acque di scolo della Città di Milano (Fig. 2) e a partire dal XII secolo fu oggetto di interventi idraulici, promossi dai monaci Benedettini e Cistercensi, finalizzati a sfruttarne le acque ad uso irriguo e quale forza motrice. Figura 2 - ricostruzione idrografica dell area milanese a partire dall epoca romana. Ing. Felice Poggi (1911). In particolare vennero rintracciate ed utilizzate le abbondanti acque dei fontanili, che garantivano elevata qualità e temperatura costante nelle varie stagioni. La Roggia Vettabbia confluisce nel Cavo Redefossi alla periferia nord di Melegnano, poco prima della confluenza del Redefossi nel T. Lambro. Le problematiche della Roggia Vettabbia derivano dall aver svolto, per decenni, la funzione di collettore fognario di sud-est di Milano e solo con il funzionamento a pieno regime del depuratore di Nosedo, si auspica possa essere recuperato un equilibrio quali-quantitativo delle sue acque. Tra i colatori derivati dalla Vettabbia, possono essere ricordati il Cavo Marocco e il Cavo Annoni, entrambi in destra idraulica. La Roggia Vettabbia è gestita dal Consorzio Est Ticino Villoresi. 3 Canale di origine antica, già esistente in epoca romana, il cui nome viene fatto derivare dal latino vectare (trasportare), ad indicare che originariamente esso era adibito al trasporto di persone e merci, mentre in epoca successiva venne sfruttato principalmente a scopi irrigui. Versione 1.0 settembre 2004 pag. 7

10 CANALE MUZZA È uno dei canali più grandi e più antichi della Lombardia e fu realizzato tra il 1220 e il 1257, ereditando il nome di un antica opera irrigua preesistente, risalente alla gens romana Mucia. Venne derivato dal fiume Adda a Cassano, utilizzando per il primo tratto il corso naturale dell Addetta e quindi, da Paullo verso Sud, scavando un corso completamente nuovo, del tutto artificiale, attraverso il Lodigiano. La rete irrigua è così strutturata: il Canale Muzza vero e proprio (Km. 40), 36 derivatori primari (Km. 272,2), rogge o cavi secondari per un totale di Km. 1650, rogge o cavi poderali per un totale di Km ed infine vari colatori (Km. 235,42). Il complesso sistema permette la capillare irrigazione del terrazzo compreso tra il F. Adda e il F. Lambro (estensione del comprensorio irriguo: ha). Il Canale Muzza, durante il suo percorso riceve le acque del colatore Pizzavacca a Trucazzano e del torrente Molgora a Comazzo, i quali durante le piene incrementano sensibilmente la portata del canale: tali eccedenze vengono scaricate nel colatore Addetta e quindi nel Lambro. Lungo l'asta del canale esistono tre edifici di custodia: uno a Cassano d'adda, presso la diga di S. Bernardino, con competenza sino a Paullo; il secondo alle cosiddette "porte di Paullo", dove un dipendente del Consorzio Muzza è addetto alla manovra di scarico delle acque eccedenti nel colatore Addetta; il terzo a Muzza S. Angelo. Dal il canale Muzza è gestito dal Consorzio di Bonifica Muzza - Bassa Lodigiana (sede a Lodi, in via Nino Dall Oro, 4; ), costituito in applicazione alla Legge Regionale n 59, riguardante il riordino dei Consorzi di Bonifica. Lo statuto del Consorzio è stato approvato con DGR V/50034 del 28/03/1994. Per l elenco dei corsi d acqua di competenza del Consorzio di Bonifica Muzza Bassa Lodigiana, si rimanda alla visione dell Allegato D della citata DGR 25 gennaio 2002 n VII/7868 (Allegato n 1 pagg ) CANALE ADDETTA Il Canale Addetta ha origine a Paullo dal Canale Muzza e sfocia nel Fiume Lambro a monte di Melegnano. Il canale ripercorre un tracciato minore del F. Adda, che in epoca romana, nei pressi di Cassano D Adda, divideva il suo tronco terminale in due rami, uno diretto nel Po e l altro verso il F. Lambro. Pur svolgendo da secoli al funzione di canale, ha mantenuto le caratteristiche di un piccolo corso d acqua naturale di pianura, con frequenti buche e raschi. La sua larghezza media è di circa 15 m, mentre la sua profondità varia tra i 50 cm e i 2.00 m, anche se in certi punti si possono trovare buche profonde sino a m. Il fondale è composto prevalentemente da ghiaia, con notevole presenza di erbe ed ostacoli sommersi. L immissione delle acque nel canale avviene tramite al regolazione degli impianti di Paullo, da parte del personale del Consorzio del Canale Muzza. Versione 1.0 settembre 2004 pag. 8

11 CORSI D ACQUA MINORI Oltre alla presenza nel territorio del Comune di Peschiera Borromeo della porzione meridionale dell Idroscalo di Milano (cfr. Tav. 1), meritano di essere ricordati i seguenti corsi d acqua minori: DESTRA F. LAMBRO il Cavo Marocco, il Cavo Annoni e le Rogge Carpana e Viscontea (Comuni di S. Giuliano Milanese, Cerro al Lambro e Melegnano) la Roggia della Misericordia (Comuni di S. Donato Milanese e S. Giuliano Milanese) la Roggia Grassa (Comune di Carpiano) SINISTRA F. LAMBRO le Rogge Lirone (emissario Idroscalo), Responsale e Molina (Comune di Peschiera Borromeo) le Rogge del Torchio e Cattanea (Comune di Settala); le Rogge Roveda e Bergamasca (Comune di Pantigliate); le Rogge Muzzetta, Codogna e Luterana (Comune di Paullo); le Rogge Colturano e Riola (Comuni di Mediglia e Colturano); il Cavo Borromeo e la Roggia Crosina (Comune di Mediglia); le Rogge Dresana e Maiocca (Comuni di Tribiano, Dresano e Vizzolo Predabissi). Versione 1.0 settembre 2004 pag. 9

12 4. DATI STORICI E ANALISI DELLE CRITICITÀ 4.1 Dati storici Dalla ricerca bibliografica sono emerse numerose informazioni storiche su eventi alluvionali avvenuti nei secoli scorsi. Ad esempio si può ricordare la disastrosa alluvione del 1250 da parte del Fiume Lambro, con coinvolgimento dei territori comunali di Melegnano e Vizzolo Predabissi. Tuttavia, come ricordato all inizio del presente piano, si è scelto di tralasciare gli eventi lontani nel tempo, in quanto il territorio, in particolare dagli anni 60 ad oggi, è notevolmente mutato. Il Programma Provinciale di Previsione e Prevenzione dei Rischi della Provincia di Milano (febbraio 2003), sulla base di una ricerca fatta sul catalogo AVI (Aree Vulnerate Italiane) nel periodo , riporta per l area del COM 20 il seguente numero di eventi alluvionali: eventi: S. Donato M.se e S. Giuliano M.se 4 7 eventi: Melegnano 1 3 eventi: Peschiera Borromeo, Mediglia, Colturano, Tribiano 0 eventi: Settala, Pantigliate, Paullo, Dresano, Vizzolo Predabissi, Carpiano e Cerro al Lambro In questa sede è stata compiuta una verifica dei dati, compiendo estrazioni dati dal medesimo catalogo, spostando ovviamente l attenzione dall intero territorio provinciale, a quello intercomunale del COM 20. Ciò ha consentito di ottenere una ricostruzione del dato storico meglio calata sul territorio in questione. I dati acquisiti sono riportati in ordine cronologico in tabella 1 e, per quanto la gravità degli eventi sia espressa in modo qualitativo, sono state riportate alcune informazioni accessorie, che aiutano a ricostruire l accaduto (es. altezza tirante idrico). I corsi d acqua responsabili della maggior parte degli eventi di piena sono risultati il F. Lambro e il Canale Redefossi, con alcuni eventi attribuiti al colatore Addetta e alla Roggia Vettabbia. Tuttavia è molto probabile che in concomitanza di eventi di piena da parte del corso d acqua principale (Lambro o Redefossi), siano avvenuti allagamenti anche sui corsi d acqua minori, che in genere trovano poco spazio sulla cronaca giornalistica, che rappresenta la fonte impiegata nella costruzione del Catalogo AVI. Dal momento che il Catalogo AVI si spinge sino al 2000, non compaiono notizie relativamente all importante e recente evento di piena del novembre Versione 1.0 settembre 2004 pag. 10

13 data località Corso d acqua esondato Beni interessati gravità note 17/10/1863 S. Giuliano M.se - Cascina Gamba Canale Redefossi Insediamenti; Infrastrutture 13/9/1880 Comune di Milano Lambro e C.le Redefossi Insediamenti; Infrastrutture 10/9/1888 Comune di Milano Lambro Insediamenti; Infrastrutture 15/11/1934 Comune di Milano Lambro Abitato Grave 1936 S. Donato M.se, S. Giuliano M.se Canale Redefossi? 29/10/1945 S. Donato M.se, S. Giuliano M.se Canale Redefossi? 1947 S. Donato M.se, S. Giuliano M.se Canale Redefossi? 26/09/1947 Milano Rogoredo, S. Donato M.se Lambro e C.le Redefossi Abitati Grave 1951 S. Donato M.se, S. Giuliano M.se Canale Redefossi? 27/06/1958 Certosa di S. Donato Canale Redefossi Case Sparse;Agricolo Grave 24/06/1959 Certosa di S. Donato Canale Redefossi Abitato; Strade(Lieve) Grave 28/10/1959 S. Donato M.se Canale Redefossi Abitato;Agricolo Grave 29/10/1959 Milano Rogoredo - S. Donato Canale Redefossi Abitato; Infrastrutture; Reti; SS; Servizi Pubblici Grave 09/08/1963 S. Donato M.se, S. Giuliano M.se Canale Redefossi Abitato; Case Sparse Grave 26/06/1965 Borgolombardo, S. Giuliano M.se Canale Redefossi Abitato; Manifattura Lieve 16/04/1966 S.Donato, S.Giuliano, Borgolombardo Canale Redefossi Abitato Grave cm livello acqua 27/10/1966 Comune di Milano e Borgolombardo Canale Redefossi Abitato Lieve 04/11/1966 S. Giuliano M.se, Borgolombardo Canale Redefossi Abitato; Seminativi Grave 20/08/1967 S. Giuliano M.se, Borgolombardo Canale Redefossi Abitato; Seminativi Lieve Acqua raggiunse 50 cm 24/02/1968 Milano Via Lucio Cornelio Silla Canale Redefossi Abitato Lieve 02/08/1968 S. Giuliano M.se, Borgolombardo Canale Redefossi Abitato Grave 29/08/1968 1,5 m acqua a S. Donato S. Donato M.se, S. Giuliano M.se, Canale Redefossi Abitato; SS Grave e 60 cm a S. Giuliano e Borgolombardo Borgolombardo 10/09/1969 S. Donato M.se, Certosa di S.Donato, S. Giuliano M.se, Borgolombardo Canale Redefossi Abitato; Seminativi Lieve 19/09/1972 S. Donato M.se Canale Redefossi? 14/07/1973 S. Donato M.se, S. Giuliano M.se Canale Redefossi Abitato Lieve 06/05/1975 S. Donato M.se, Certosa di San Abitato; Gasdotto; SP; SC; Canale Redefossi Donato, Borgolombardo, S. Giuliano Chiese Grave Evacuatii 11/08/1976 S. Donato M.se, S. Giuliano M.se Canale Redefossi Abitato; Seminativi Grave 13/09/1976 S. Donato M.se, Certosa di S. Donato Abitato; Scuole; Servizi Canale Redefossi M.se, Borgolombardo, S. Giuliano M. Pubblici Grave 13/09/1976 S. Giuliano M.se Canale Redefossi Abitato; Scuole; Servizi Pubblici Grave Certosa di S. Donato, Abitato; Scuola; SC; Servizi 29/09/1976 Borgolombardo, S. Donato M.se, S. Canale Redefossi pubblici; Manifatture; Grave Giuliano M.se Inquinamento battereologico 1976 S. Donato M.se, S. Giuliano M.se Canale Redefossi Insediamenti; Infrastrutture 1976 Comune di Mediglia e Melegnano Lambro Insediamenti; Infrastrutture 01/10/1976 Milano - Feltre e Idroscalo Lambro Insediamenti; Infrastrutture 01/10/1976 S. Donato M.se, S. Giuliano M.se Canale Redefossi Insediamenti; Infrastrutture Certosa di S. Donato, 30/10/1976 Borgolombardo, S. Donato M.se, Canale Redefossi Abitato;SP;SS;Elettrodotto Grave Comune di S. Giuliano M.se 1976 Comune di Colturano Addetta Insediamenti; Infrastrutture 26/02/1978 Comune di Mediglia Lambro Insediamenti; Infrastrutture Acqua raggiunse 1m a S. Giuliano 80 cm acqua a Certosa e Borgolombardo, 1 m a S. Donato 26/02/1978 Comuni di Colturano, Paullo e Tribiano Addetta Insediamenti; Infrastrutture 26/02/1978 Comune S. Donato Milanese Canale Redefossi Insediamenti; Infrastrutture 04/05/1984 Comuni di Milano, Melegnano e Peschiera Borromeo Lambro Abitato;Seminativi Grave 04/05/1984 S. Donato M.se, S. Giuliano M.se Canale Redefossi Abitato;Seminativi Grave 27/05/1984 Milano - Via Taverna e Viale dell'aviazione Lambro Rete Telecomunicazioni Grave 28/04/1986 Peschiera Borromeo - Linate Lambro Seminativi 11/07/1992 Milano - Rogoredo Canale Redefossi Ospedale;Ferrovia; Strade, Manifattura, Seminativi Grave 27/08/1993 Comune di Milano Lambro Seminativi;abitato Grave 23/09/1993 Abitato;Depositi; Ponti Lieve- Comuni di Milano, Peschiera Vari corsi d acqua Elettrodotto;Strade; Borromeo, Mediglia e Melegnano Reti;Ospedali Grave Vittime 2 23/09/1993 S. Donato M.se Canale Redefossi Abitato;Depositi; Ponti Lieve- Elettrodotto;Strade; Reti; ecc. Grave 25/09/1993 Comune di Milano Lambro Acquedotti;Reti;Abitato; Strade;Chiese; Ecc Grave 06/11/1994 Comune di Melegnano Lambro Abitato; Reti; Infrastrutture; Oleodotti; Ecc. M.Grave Evacuati 16/10/1996 Milano - Ponte Lambro (Via Vittorini e Via Camaldoli) Lambro Abitato; Infrastrutture Lieve 06/11/2000 Milano Roggia Vettabbia Abitato Grave Tabella 1 - estrazione dal Catalogo AVI GNDCI (CNR) per il territorio del COM 20 Versione 1.0 settembre 2004 pag. 11

14 4.2 Criticità a scala intercomunale Dallo studio del Nodo critico MI01 predisposto dall Autorità di Bacino (Fig. 3), sono state acquisite le valutazioni relative al tratto di Fiume Lambro tra Villasanta (Monza) e Linate; per distinguerle dal resto del testo sono state riportate in colore blu. Figura 3 frontespizio dello studio dell Autorità di Bacino del Fiume Po sul nodo critico MI01 Assetto attuale del sistema difensivo Nel tratto tra Villasanta e Linate si riscontrano a carattere diffuso opere di difesa spondale, arginature e opere di stabilizzazione del fondo alveo. Nel tratto tra Linate e la confluenza Po le difese spondali e arginali sono localizzate puntualmente in corrispondenza di attraversamenti ed edifici adiacenti al corso d'acqua; vi sono inoltre sporadiche opere di stabilizzazione del fondo. Lungo tutto il corso d'acqua si riscontrano numerose infrastrutture di attraversamento stradale e ferroviario, con caratteristiche idrauliche inadeguate, in molti casi determinate da quote insufficienti dell'intradosso dell'impalcato, a cui spesso vanno aggiunti gli effetti prodotti dalla scarsa manutenzione. Le condizioni di criticità dell'intero sistema idrografico relativo all'area metropolitana di Milano sono connesse alla ridotta capacità di deflusso degli alvei e all'insufficiente disponibilità lungo la rete di aree di esondazione e di laminazione dei deflussi di piena. I fenomeni sono da ricondurre al notevole sviluppo urbano dell'intera area che, a causa dell impermeabilizzazione delle superfici, ha notevolmente incrementato gli apporti idrici ed inoltre ha sensibilmente ridotto le dimensioni degli alvei e la relativa capacità di deflusso. Il sistema è inoltre fortemente artificializzato, con numerosi tratti dei corsi d'acqua tombinati, ed interconnesso; ha di conseguenza modalità di funzionamento complesse e particolarmente vulnerabili. Il sistema entra in condizioni critiche di funzionamento, variamente localizzate sulla rete idrografica a seconda della distribuzione territoriale delle piogge, già per eventi di modesta intensità, commisurabili a tempi di ritorno di pochi anni, e dà luogo a episodi di allagamento che interessano le aree urbanizzate. Per l'asta del Lambro le criticità più rilevanti sono riassumibili nei seguenti aspetti: l'instabilità morfologica plano-altimetrica dell'alveo, in relazione ai fenomeni di erosione spondale e di fondo alveo, che si manifestano a danno delle opere di difesa e delle infrastrutture di attraversamento; l'elevato grado di artificializzazione dell'alveo fino a Milano e la ridotta capacità di laminazione; la riduzione della sezione disponibile per il deflusso delle piene, derivante sia dalla carenza di manutenzione ordinaria e straordinaria sull'alveo e sulle opere di difesa, sia dagli ostacoli costituiti dai numerosi ponti, in particolare nel tratto tra Merone e Linate; il sistema di contenimento dei livelli idrici frammentato e inadeguato. Versione 1.0 settembre 2004 pag. 12

15 Da quanto sopra emerge come le modalità di deflusso comportino elevati rischi di inondazione, che riguardano sia gli abitati lungo il percorso, sia le numerose infrastrutture che attraversano l asta fluviale. Le piene del 2000 e 2002, per quanto diversificate nella dinamica di evoluzione e negli effetti locali, diedero entrambe luogo a tali effetti. Il tratto di Fiume Lambro compreso tra il ponte di viale Forlanini a Milano e la confluenza con il Deviatore Redefossi, presenta dal punto di vista della compatibilità idraulica due distinti comportamenti: nel tratto che si estende fino al ponte della ex SS 415 Paullese, l Autorità di Bacino ha riscontrato una portata compatibile con un TR di 10 anni; nella zona a valle del ponte ex SS 415, la portata compatibile, con interessamento di aree golenali esterne all alveo inciso (prive di insediamenti urbanizzati), risulta essere prossima alla portata con tempo di ritorno pari a 200 anni. Ciò significa che eccezion fatta per l estremo settore nord-occidentale del territorio intercomunale, in cui eventi di piena anche di media intensità possono comportare gravi ripercussioni sul territorio, la maggior parte dell areale definito COM 20 va in crisi solamente per eventi di piena del F. Lambro con caratteristiche di straordinarietà (TR 200 anni). In Tav. 1 - CARTA DELLA CRITICITÀ IDRAULICA si è inteso fornire una rappresentazione di insieme delle problematiche idrauliche sul territorio intercomunale, provvedendo a riportare la rete idrografica principale (F. Lambro, Canale Muzza, Idroscalo) e quella secondaria, unitamente alle Fasce PAI relative al F. Lambro. I rettangoli di colore marrone individuano le situazioni di maggiore criticità riscontrate lungo l asta principale del F. Lambro e che sono state esaminate nel dettaglio, mediante la realizzazione di cartografia a scala maggiore (il numero di riferimento è riportato nei rispettivi rettangoli). A scanso di possibili equivoci, si precisa che i poligoni in questione non esprimono una criticità su tutto il territorio su cui ricadono, ma indicano semplicemente i settori per i quali è stata realizzata la cartografia di dettaglio. Infatti le Tavv. 2.1, 2.2, 2.3 e 2.4 sono state realizzate alla scala 1: e quindi consentono di visualizzare con grande precisione gli insediamenti e le infrastrutture che ricadono all interno delle Fasce PAI. Più precisamente le tavole riguardano i seguenti areali: Tav. 2.1: confluenza Colatore Addetta e Cavo Redefossi; Tav. 2.2: a valle della confluenza con il Deviatore Redefossi; Tav. 2.3: tra il ponte della ex SS 415 Paullese e la confluenza con il Deviatore Redefossi; Tav. 2.4: tra Linate Ponte Lambro e il ponte sulla ex SS 415 Paullese. Nelle cartografie sono state riportate le ubicazioni delle strutture di assistenza e scolastiche (scuole, ospedali, ecc.), in quanto rappresentano elementi particolarmente sensibili e delle strutture di pronto intervento (municipi, caserme, sedi, ecc.), che a loro volta rappresentano edifici strategici per il Sistema locale di Protezione Civile. Con il simbolo punti di criticità si è inteso evidenziare alcune situazioni locali, che comportano problematiche per il deflusso delle correnti di piena ed nel caso in questione si collocano in corrispondenza di attraversamenti stradali sottodimensionati. Le cartografie sono state completate con l evidenziazione della rete dei trasporti: viabilità stradale, linee ferroviarie e strutture aeroportuali. Versione 1.0 settembre 2004 pag. 13

16 4.3 Zone ad elevata criticità Di seguito vengono elencate, distinte per singolo comune, le zone ad elevata criticità in cui possono manifestarsi fenomeni esondativi e alluvionali. Si ricorda che, in assenza di dati puntuali forniti dai Comuni, tale valutazione è stata fatta sulla base delle Fasce PAI tracciate dall Autorità di Bacino del Fiume Po. Alcune situazioni puntuali possono essere facilmente verificate mediante le Tavole Comune di Peschiera Borromeo Un ampia fetta di territorio in sinistra Lambro (zone agricole) risulta perimetrato in Fascia A. Il centro abitato di Linate, buona parte del sedime aeroportuale, piste comprese e il settore sudoccidentale di Peschiera Borromeo ricadono all interno della Fascia C di esondazione per piena catastrofica. Il ponte stradale tra Linate e Ponte Lambro (via Vittorini) rappresenta un ostacolo al deflusso della corrente, in quanto l intradosso non dispone di franco rispetto alla piena T200 (-151 cm), andando in pressione e creando rigurgito a monte (Sez. LA70 AdBPo). Risulta inadeguato anche il vicino ponte di attraversamento di servizi (Sez. LA70.1 AdBPo). A valle della ex SS. 415 Paullese sono a rischio di allagamento il depuratore (Fascia C) e Cascina Brusada. Comune di San Donato Milanese Il settore a destinazione produttiva compreso tra la ex SS 415 Paullese e il F. Lambro ricade in Fascia C. Le porzioni settentrionale ed orientale di Bolgiano risultano classificate esondabili in fascia C, con presenza di un paio di aree limitrofe ricadenti in Fascia B. Un tratto di ex SS 415 è a rischio di allagamento. Il Canale Redefossi è esondato più volte in passato nel tratto di attraversamento urbano a fianco della via Emilia. Comune di San Giuliano Milanese La maggior parte dei terreni compresi tra la Roggia Viscontea (proveniente dal fontanile Bonaccina) e il F. Lambro risulta esondabile (Fascia B), con il coinvolgimento di alcune Cascine (Cassinetto, Cascina La Folia, ecc.). La periferia dell abitato di Zivido si colloca al limite della Fascia B. I terreni laterali alla Roggia nuova sono anch essi per buona parte ricadenti in Fascia B, sino alla confluenza nel Redefossi. Il ponte sulla S.P. 157 per Mediglia è a rischio di interruzione, per allagamento dei tratti di accesso sia in destra, che in sinistra idraulica. Il Canale Redefossi è esondato più volte in passato (in particolare prima della realizzazione del Deviatore Redefossi) nel tratto di attraversamento urbano a fianco della via Emilia. Versione 1.0 settembre 2004 pag. 14

17 Comune di Melegnano Risulta a rischio di allagamento la fascia di confluenza tra la Roggia Vettabbia, il Cavo Redefossi e il F. Lambro, con il coinvolgimento del Molino della Valle e Cascina Cappuccina. In sponda sinistra Lambro è esondabile la fascia agricola ad ovest e a nord del cimitero. L area del complesso industriale ex Broggi Izar è stata classificata esondabile in Fascia C. Nel tratto di attraversamento urbano il F. Lambro trova ostacolo al deflusso delle piene in corrispondenza dei ponti sulla SS 9 via Emilia e sul ponte che collega via Frisi con via Dezza, entrambi a luce ridotta. Segnalate criticità in corrispondenza di via Cerca vecchia e via Baden Powell. Risultano infine esondabili un ampia zona circostante il campo sportivo (Fascia B), il depuratore comunale (Fascia A) e sulla sponda opposta la Cascina Bernardina (Fascia B). In caso di piena rilevante possono verificarsi problematiche sul rilevato ferroviario del ponte sulla linea Milano Bologna. Comune di Cerro al Lambro Nel settore settentrionale risulta esondabile (Fascia B) tutta la porzione di territorio compresa tra la S.P. 17 (centro abitato di Riozzo) e il rilevato dell Autostrada del Sole. Risultano esondabili esclusivamente aree agricole poste a nord-est e sud-est del centro abitato, a differenza del territorio del Comune di S. Zenone al Lambro (esterno al raggruppamento di cui al presente studio), dove piene con TR elevato possono interessare il Capoluogo. Comune di Mediglia Un ampia fetta di sponda sinistra F. Lambro ricade in Fascia B ed in caso di suo allagamento vengono coinvolte Cascina Caccialocchio, Cascina Resina e Cascina Maiocco. Segnalati problemi di erosione spondale sugli argini presenti in questo areale. Sul limite settentrionale del territorio, al confine con il Comune di Peschiera Borromeo, è a rischio di allagamento la Cascina Brusada (Fascia C) Comune di Colturano La criticità è rappresentata dalla confluenza del colatore Addetta nel F. Lambro, che in condizioni di piena rigurgita nel tratto iniziale dell Addetta, che si trova impossibilitata a smaltire le portate provenienti da monte, dando vita ad allagamenti su entrambe le sponde. Ampie aree agricole ad ovest del Capoluogo possono essere interessate dalle piene del F. Lambro, con coinvolgimento di Cascina Colombara. Comune di Vizzolo Predabissi I terreni su cui sorgono Cascina Bernarda e Cascina Bernardina sono a rischio di esondabilità, in quanto ricadenti in fascia B. Versione 1.0 settembre 2004 pag. 15

18 In caso di piena rilevante possono verificarsi problematiche sul rilevato ferroviario del ponte sulla linea Milano Bologna. Il quartiere artigianale a sud-ovest della via Emilia si colloca proprio sul limite esterno della Fascia B (in questa zona non è stata tracciata una Fascia C più esterna). Comune di Settala Da fonte comunale risultano allagamenti localizzati, provocati da straripamento di corsi minori: - C.na Contino, C.na Calandrone, C.na Nuovo Calandrone, Via Baggi, Via Monte Grappa, Via Trento, Via Libertà, Via Trieste (Torchio Cattanea Peleratto); - Via Bellini, Via Mascagni,Via Colombo (roggia Gasparina); - Via della Ringraziata, Via Bettolino II, Via King(Muzzetta, Tombanazza); Comuni di Paullo e Tribiano Da segnalare un unica citazione da fonte storica (Catalogo AVI), relativamente ad un esondazione del Canale Addetta avvenuta il , con coinvolgimento di non meglio precisati insediamenti e infrastrutture. Da fonte comunale risultano critiche alcune aree, localizzate dal ponte del colatore Addetta nel comune di Tribiano sponda destra Via Monte Nero n.7, Via Monte Grappa e Via Ortigara sino al vecchio ponte della frazione Zoate, sponda sinistra verso Piazza Marconi e Via Verdi 1. Vengono segnalati la presenza di arginatura inadeguata con erosione spondale e eccessivo deposito di limo sull'alveo. Dalle fonti consultate ed in assenza di specifiche segnalazioni da parte dei Comuni interessati, non sono emerse criticità idrauliche relativamente ai Comuni di Carpiano, Dresano, Pantigliate.. Versione 1.0 settembre 2004 pag. 16

19 5. PIENE DEL F. LAMBRO Nel Piano di Emergenza di Protezione Civile della Provincia di Milano è stata ipotizzata una strategia per la predizione di esondazioni lungo il Fiume Lambro, incentrata sulla definizione di livelli idrometrici di riferimento (preallarme, allarme e esondazione) e sui tempi di propagazione delle piene. Il lavoro ha fatto riferimento ad uno studio commissionato dalla Provincia di Milano risalente al 1986 ed ha preso in esame le stazioni idrometriche di Lambrugo (tratto di monte), Milano Via Feltre (tratto urbano) e S. Colombano al Lambro (tratto terminale). Figura 4 Dati caratteristici delle piene del F. Lambro. Piano di Emergenza di Protezione Civile della Provincia di Milano Confrontando tali valori con quanto riportato nel Piano stralcio di integrazione al PAI per il Fiume Lambro dall Autorità di Bacino, sono stati riscontrati scostamenti significativi circa i valori di portata, relativamente alla sezioni in prossimità delle stazioni di Lambrugo e di Milano - via Feltre. Infatti in Fig. 4 viene riportata come massima piena, quella del , durante la quale furono misurate portate al colmo di soli 42.9 m 3 /s a Lambrugo e di 53,7 m 3 /s a Milano - via Feltre. Nel contempo per una piena con tempo di ritorno di 100 anni venivano calcolate portate al colmo rispettivamente di 60.8 m 3 /s e di 530 m 3 /s. In realtà durante l evento di piena del novembre 2002 sono state misurate portate al colmo di circa 100 m 3 /s a Lambrugo e di 160 m 3 /s a Milano via Feltre. Tale evento 4, a motivo della sua importanza e delle sue caratteristiche, ha reso necessaria la revisione delle stime sulle piene. 4 In termini statistici le portate al colmo dell evento di novembre 2002 si collocano su tempi di ritorno di circa 200 anni, per quanto riguarda la parte naturale dell asta fluviale. Per i tratti vallivi l evento risulta associabile a tempi di ritorno minori seppur significativi. Tale fatto dipende dalle caratteristiche dell evento pluviometrico che si è manifestato in modo meno intenso sui bacini urbani. Versione 1.0 settembre 2004 pag. 17

20 Il modello idrologico-idraulico dell asta fluviale, predisposto dall Autorità di Bacino del Fiume Po, ha permesso di determinare i valori di colmo delle portate di piena per assegnati tempi di ritorno (cfr. Fig. 5). Figura 5 F. Lambro: valori di portata al colmo in corrispondenza di diversi tempi di ritorno Variante PAI per il Fiume Lambro - Autorità di Bacino Fiume Po. Si possono osservare le significative variazioni nei valori calcolati alle sezioni di Lambrugo e Milano Via Feltre. D altra parte è evidente che lo studio del 1986, citato nel P.E.P., non disponeva delle informazioni e dei dati impiegati nello studio dell Autorità di Bacino. Versione 1.0 settembre 2004 pag. 18

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