UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO Di.Pro.Ve. - Dipartimento di Produzione Vegetale Via Celoria 2, Milano Tel. O , fax

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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO Di.Pro.Ve. - Dipartimento di Produzione Vegetale Via Celoria 2, Milano Tel. O , fax Convenzione Autorità di Bacino Interregionale del Fiume Magra Università di Milano STUDIO SULL EVOLUZIONE AMBIENTALE DEL FIUME VARA DAL PONTE DI PADIVARMA ALLA CONFLUENZA CON IL FIUME MAGRA ed ANALISI DELL IMPATTO SULLE COMPONENTI GEOMORFOLOGICHE E BIOLOGICHE DI POSSIBILI INTERVENTI SISTEMATORI DEL CORSO D ACQUA Rapporto finale Rif. Prot. 106/2000 Responsabile scientifico Di.Pro.Ve Prof. Maurizio Cocucci Luglio 2000

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3 STUDIO SULL EVOLUZIONE AMBIENTALE DEL FIUME VARA DAL PONTE DI PADIVARMA ALLA CONFLUENZA CON IL FIUME MAGRA ed ANALISI DELL IMPATTO SULLE COMPONENTI GEOMORFOLOGICHE E BIOLOGICHE DI POSSIBILI INTERVENTI SISTEMATORI DEL CORSO D ACQUA Rapporto finale PREMESSA Il rapporto finale dello studio è fondato sulle analisi condotte tra il 1999 e il 2000 già illustrate nel rapporto intermedio, del quale si riportano, più oltre, le conclusioni. Il programma iniziale prevedeva uno studio degli impatti ambientali sulle componenti geomorfologiche e biologiche degli interventi e degli scenari proposti dal parallelo studio di tipo idraulico e proposte di eventuali scenari alternativi. Lo studio di impatto ambientale sarebbe dovuto avvenire con i consueti metodi matriciali. Ciò non è stato realizzato per diversi motivi. Il primo dei motivi deriva dal fatto che, alla data attuale, lo studio idraulico non ha ravvisato la necessità di realizzare o modificare opere idrauliche significative, né di asportare sedimenti, se non in minima misura e in punti localizzati nell ambito della manutenzione ordinaria. Le conclusioni dello studio idraulico contraddicono l ipotesi di partenza di sovralluvionamento in alveo, nel tratto fra la confluenza Magra-Vara e Padivarma, per la quale era stata avviata la verifica con lo stesso studio. Una delle valutazioni affidata agli studi riguardava la necessità della rimozione e/o dell abbassamento totale o parziale delle soglie e l eventuale impatto conseguente. Questa valutazione, giudicata negativa sotto il profilo idraulico, è esposta nel seguito anche sotto il profilo ambientale (in particolare biologico). Il rapporto finale si distingue però per la sua dimensione propositiva, suggerendo uno scenario di interventi complessi da attuarsi sia per la riqualificazione ambientale, sia per una diminuzione del rischio idraulico in tre zone principali e parallelamente indicare alcune linee guida inerenti la manutenzione diffusa. 3

4 SINTESI DELLE ANALISI L analisi dei sistemi ambientali ha evidenziato, soprattutto attraverso i confronti con dati storici, i seguenti punti significativi. 1) La riduzione notevole della divagazione del fiume Vara, già osservata intorno alla metà del secolo XX, si è accentuata progressivamente dopo gli interventi eseguiti negli anni 80 dello stesso periodo. I depositi alluvionali sono lievemente aumentati a partire dal 1986/88, ma persistono fenomeni erosivi diffusi, localmente accentuati. L avvenuta riduzione della divagazione del fiume, determinata soprattutto da opere idrauliche longitudinali, ha portato ad una semplificazione del paesaggio fluviale, limitando i cicli di genesi, sviluppo e scomparsa di microambienti come, per esempio, meandri, stagni naturali temporanei e lanche. 2) Da un confronto con altri contesti fluviali naturali (e non rispetto ad altri ecosistemi), le variazioni dinamiche nella struttura e nella fisionomia della vegetazione, con locali fenomeni di evoluzione e regressione, risultano piuttosto rapide. La velocità rilevata è probabilmente collegata alla particolare concentrazione delle azioni di deposito ed erosione su un alveo ristretto. Variazioni evolutive rilevanti si possono osservare nell arco di circa 6-10 anni, mentre quelle regressive si verificano improvvisamente, generalmente in concomitanza con eventi di piena. I fenomeni evolutivi appaiono particolarmente concentrati in corrispondenza degli apporti alluvionali di alcuni tributari minori. 3) La qualità dell ambiente acquatico e la funzionalità dell ecosistema fluviale, valutate mediante gli indici IBE e RCE2, appaiono migliorate nell arco di circa quindici anni. Tale miglioramento deriva da: cessazione o riduzione delle fasi d intervento per la realizzazione di opere idrauliche, drastica riduzione dei prelievi di materiale inerte, entrata in funzione d impianti di depurazione. Persistono locali e marginali fenomeni d eutrofizzazione. I livelli di naturalità sono leggermente aumentati negli ultimi dieci anni se si considerano l alveo e gli ambienti ad esso strettamente connessi, ma è evidente un abbassamento della naturalità nelle aree 4

5 arretrate rispetto l asta fluviale, in particolare nel tratto a valle della curva di Piana Battolla, con conseguente pressione riduttiva esercitata sui sistemi a maggiore naturalità. 4) In relazione all uso del suolo nelle aree golenali, si registrano locali fenomeni d espansione o consolidamento degli insediamenti produttivi dei settori industriale e commerciale e di riduzione delle superfici agricole. Nelle stesse aree golenali è da segnalare anche la presenza di zone asservite recentemente ad impianti tecnologici: depuratori, gasdotti, ecc. 5) Il miglioramento della qualità dell acqua, e soprattutto l evoluzione dei consorzi vegetazionali hanno contribuito ad aumentare il livello di biodiversità, particolarmente in ambito faunistico, anche in una cornice di paesaggio parzialmente compromessa e fortemente condizionata dall uomo. Sotto questo profilo appaiono di notevole importanza le segnalazioni di diverse specie ornitiche indicatrici di buona qualità degli habitat. Oltre ad emergenze naturalistiche omogeneamente diffuse, si evidenziano almeno tre zone ad elevata biodiversità; tali zone non risultano particolarmente estese e, stante la forma prevalentemente lineare, sono fortemente vulnerabili nei confronti di fattori di disturbo antropico, degrado, frammentazione. 6) Nel territorio studiato, le emergenze geologiche e geomorfologiche comprendono il noto fenomeno di cattura fluviale del Magra nei confronti del Vara, che ha condizionato la geografia del Golfo della Spezia e delle zone che lo circondano. Quelle biologiche sono caratterizzate, oltre che dall elevato numero di specie appartenenti alla batracofauna e all ornitofauna, da habitat di notevole importanza a scala europea. Diverse di tali specie ed habitat sono tutelate da normative regionali, nazionali o comunitarie. Sotto il profilo agroforestale non vi sono aspetti emergenti per unicità o rarità; tuttavia occorre precisare che i locali contatti tra gli habitat fluviali naturali e le aree agricole e forestali non eccessivamente degradate svolgono un ruolo ecologico importante nell elevazione dei livelli di biodiversità. 7) Alcuni tratti dell area studiata rappresentano al tempo stesso punti di eccellenza e punti critici sotto il profilo della qualità ambientale, della funzionalità ecologica e della sua conservazione. In particolare si segnalano come critici con riguardo al 5

6 dinamismo degli ecosistemi: i tratti presso i ponti di Ceparana, di Piana Battolla, di Beverino e di Padivarma, quello presso S. Remigio e le confluenze del Vara con Magra, Bottagna, Durasca, Gorda, Ri, Usurana, Graveglia e Riccò. 8) Premessa l elevato livello di vulnerabilità diffusa, la maggior parte delle aree, sopra segnalate emergono anche sotto questo profilo. 9) Nonostante sia opinione diffusa che le briglie e le soglie siano elementi di artificialità negativi, almeno per alcune componenti faunistiche dell ambiente fluviale, l analisi ha evidenziato che la maggior parte delle briglie esistenti non ha esercitato condizionamenti particolarmente negativi sul dinamismo ambientale e sul raggiungimento e mantenimento di livelli elevati di qualità ambientale. In alcuni casi la loro esistenza ha, anzi, consentito una positiva evoluzione ambientale ed un aumento dell azione di deposito (a parziale compensazione degli asporti esercitati in passato a seguito di erosione conseguente ad interventi idraulici e di escavazioni). Particolarmente negative sotto il profilo ambientale risultano invece le opere idrauliche longitudinali che hanno interrotto o ridotto notevolmente la continuità della zonazione naturale lungo le sezioni, le possibilità di divagazione del corso d acqua e le condizioni favorevoli al formarsi di microambienti di pregio. 10) Lo sviluppo della vegetazione può rappresentare solo in pochi punti un fattore di elevazione del rischio con riferimento al regolare deflusso delle acque in periodi di piena. La verifica di ciò si è avuta anche nel corso degli studi, durante il quale si sono osservate le variazioni conseguenti ad un evento di piena abbastanza significativo. Il livello di rischio appare tuttavia aumentato soprattutto dalla mancata rimozione di materiale vegetale morto, spesso di grosse dimensioni o accatastato in ammassi notevoli per lunghi periodi. A tale proposito si coglie l occasione per segnalare l esigenza urgente di rimuovere tale fattore di rischio nel tratto del fiume Vara compreso tra Padivarma e Borghetto Vara, a monte del tratto studiato. 6

7 VALUTAZIONE DELL IMPATTO SULL AMBIENTE NATURALE DI EVENTUALI RIMOZIONI O MODIFICHE DELLE PRINCIPALI OPERE IDRAULICHE ESISTENTI Come riportato al punto 9 del capitolo precedente, le soglie attualmente presenti hanno consentito una ripresa delle fasi di accumulo dei sedimenti permettendo quindi un evoluzione e - in alcuni casi - una relativa stabilizzazione delle comunità vegetali e favorendo l insediamento di livelli maggiori di biodiversità. Ciò ha compensato, seppure in misura minima, la scomparsa di habitat alluvionali nelle aree golenali sottratte al fiume, oggi variamente utilizzate. La loro rimozione, in assenza di altri interventi compensativi di ripristino ambientale, innescherebbe fenomeni di erosione, ringiovanimento dell alveo e conseguente regressione nelle serie dinamiche della vegetazione. Anche se il dinamismo vegetazionale in ambito fluviale si manifesta con accentuate velocità, si registrerebbe comunque, per almeno una decina d anni, il ringiovanimento, la riduzione o la scomparsa degli habitat definibili come lembi relitti di foresta alluvionale. Questi habitat, che ospitano una ornitofauna particolarmente ricca, sono compresi nell allegato I della Direttiva europea 92/43 e tutelati come habitat di interesse comunitario prioritario. Peraltro, anche se sussistono margini di miglioramento, le soglie esistenti non rappresentano, nella maggior parte dei casi, barriere ecologiche assolute per la fauna fluviale, in particolare per la risalita di specie ittiche. In linea di massima tali considerazioni valgono anche per l ipotesi di modifiche alle soglie (abbassamenti totali o parziali) che possano favorire l azione di asporto dei sedimenti. Nel caso che si dia luogo a questi interventi di modifica, certamente l impatto sull ambiente naturale risulterebbe minore rispetto alla rimozione completa dei manufatti, tuttavia non vi sono elementi per poter ipotizzare con sicurezza le risposte del corso d acqua alle modifiche e valutare quantitativamente le differenze tra il caso di rimozione completa e quelli di modifica. Ben diversa è la situazione delle difese spondali (per lo più scogliere in massi ciclopici). Esse rappresentano una soluzione di continuità nella successione vegetazionale e costituiscono un ostacolo al pieno sviluppo funzionale degli habitat alluvionali, restringendo, soprattutto nel tratto a valle di Piana Battola, in una sottile cintura alveale i caratteri di naturalità. Ogni intervento rivolto a ripristinare la continuità del tessuto naturale con le sue successioni di stadi differenti, determinati 7

8 dai livelli di magra e di piena, non potrebbe che essere positivo. Di seguito si elencano le opere idrauliche principali e le valutazioni circa una loro eventuale rimozione; si indicano inoltre le ipotesi d intervento sui tratti di fiume interessati dalle medesime opere e che potrebbero far parte di uno scenario complesso illustrato nei capitoli successivi. Località: Mulini di sotto (comune di Follo) Opera: Soglia in massi ciclopici Rif. fotografico: n. 18/1, 18/2, 18/3, 18/4 Impatto ambientale di eventuale rimozione: negativo. Ipotesi di intervento: costruzione di argine in posizione più esterna (a difesa degli insediamenti) e opere complesse di braiding con modellazione morfologica e ricostruzioni ambientali (cfr. capitolo interventi e scenari) Località: Piana Battolla (depuratore) (comune di Follo) Opera: Soglia in massi ciclopici Rif. fotografico: n. 19/1, 19/2, 19/3 Impatto ambientale di eventuale rimozione: negativo. Ipotesi di intervento: miglioramento della naturalizzazione delle difese spondali collegate, eventuale modellazione morfologica e ricostruzioni ambientali (cfr. capitolo interventi e scenari) Località: Piano di Madrignano (comune di Calice al Cornoviglio) Opera: Difesa spondale con scogliera e pennelli in massi ciclopici Rif. fotografico: n. 20 Impatto ambientale di eventuale rimozione: neutro. Ipotesi di intervento: miglioramento qualitativo della naturalizzazione delle sponde con talee di salici Località: Foce Torrente Usurana (comune di Calice al Cornoviglio) Opera: soglia in massi Rif. fotografico: n. 22 Impatto ambientale di eventuale rimozione: neutro. Ipotesi di intervento: miglioramento qualitativo della naturalizzazione delle sponde con talee di salici Località: Cavanella Vara (Beverino) Opera: scogliera in massi Rif. fotografico: n. 25, 26 Impatto ambientale di eventuale rimozione: negativo Ipotesi di intervento: nessun intervento Località: Ponte di Beverino (Beverino) Opera: scogliera in massi Rif. fotografico: n. 27 Impatto ambientale di eventuale rimozione: negativo Ipotesi di intervento: consolidamento e naturalizzazione della scogliera in prossimità della spalla del ponte Località: Pian di Follo (comune di Follo) Opera: Scogliera in massi Rif. fotografico: n. 7/1, 7/2 8

9 Impatto ambientale di eventuale rimozione: positivo. Ipotesi di intervento: costruzione di argine in posizione più esterna (a difesa degli insediamenti) e opere complesse di braiding con modellazione morfologica e ricostruzioni ambientali (cfr. capitolo interventi e scenari) Località: Bivio Montebello (comune di Follo) Opera: Scogliera in massi (pennello) Rif. fotografico: n. 8 Impatto ambientale di eventuale rimozione: neutro Ipotesi di intervento: miglioramento qualitativo della naturalizzazione delle sponde con talee di salici Località: Piana di sotto (comune di Follo) Opera: Soglia in massi ciclopici Rif. fotografico: n. 11/1, 11/2, 11/3 Impatto ambientale di eventuale rimozione: negativo. Ipotesi di intervento: costruzione di argine in posizione più esterna (a difesa degli insediamenti) e opere complesse di braiding con modellazione morfologica e ricostruzioni ambientali (cfr. capitolo interventi e scenari) Località: Confluenza Ri-Vara (Calice al Cornoviglio) Opera: scogliera in massi Rif. fotografico: n. 13B Impatto ambientale di eventuale rimozione: negativo Ipotesi di intervento: nessun intervento Località: Piana Battolla (a monte del ponte) (Follo) Opera: soglia in massi Rif. fotografico: n. 16A Impatto ambientale di eventuale rimozione: negativo Ipotesi di intervento: nessun intervento o eventuale consolidamento con verifica passaggio fauna fluviale Località: Piana Battolla (immediatamente a valle del ponte) (Follo) Opera: soglia in massi Rif. fotografico: n. 16B Impatto ambientale di eventuale rimozione: negativo Ipotesi di intervento: nessun intervento 9

10 SCENARI POSSIBILI, INDICAZIONI E PROPOSTE DI INTERVENTO Le indicazioni e proposte d intervento per una sistemazione morfologico-ambientale delle aree e dei punti critici, illustrate di seguito, sono finalizzate alla mitigazione degli impatti delle opere idrauliche esistenti e al miglioramento: della continuità funzionale del sistema fluviale, delle relazioni tra questo e l intorno ambientale, dell integrità ecosistemica e della fruizione territoriale. Si ritiene che lo scenario prospettato possa anche contribuire - in un ottica di bacino- alla messa in sicurezza sotto il profilo idraulico ed avere influenza positiva su aree ed ambienti costieri, contribuendo a limitare i fenomeni erosivi che incidono sulle spiagge. Le proposte riguardano: a) azioni diffuse e programmate con continuità nel tempo inquadrabili nella manutenzione, b) modifiche alle opere idrauliche esistenti al solo fine di migliorarne la funzionalità, c) interventi complessi. La realizzazione di quanto proposto si pone in alternativa a continui e pesanti interventi di manutenzione in alveo che inciderebbero negativamente sulla qualità ambientale. Sotto il profilo del bilancio economico e della contabilità ambientale, lo scenario suggerito risulterebbe in attivo e la sua realizzazione potrebbe costituire uno stimolo per un uso produttivo alternativo del territorio. Nella cartografia L sono rappresentate le tre zone dove si concentrano gli interventi proposti: Zona A: in corrispondenza del ponte di Padivarma e immediatamente a monte di questo; Zona B: tra il ponte di Beverino e l area immediatamente a valle della confluenza Vara-Graveglia; Zona C: da Piana Battolla alla confluenza Vara-Magra. La zona A risulta a monte del tratto studiato, ma presenta problematiche connesse con quelle analizzate, immediatamente a valle; vi si prospettano i seguenti interventi: 1 Ripristino del deflusso in ramo di sponda sinistra con movimentazione di sedimenti Si tratta di opere di manutenzione che debbono favorire il mantenimento dell isola, 10

11 a monte del ponte di Padivarma, di importanza storica (segnalata sin dal 1700) ed ambientale, e il ripristino di un livello idrico affiorante - seppure minimo - nel ramo di sinistra che separa l isola stessa dalla riva. Ciò può essere attuato con opere di manutenzione consistenti nella movimentazione dei sedimenti (o in alternativa ridotte asportazioni). Il dimensionamento dell intervento e le modalità di attuazione non devono porre a rischio la persistenza dell isola e la sicurezza dell abitato di Oltrevara, né devono arrecare eccessivo disturbo agli ambienti fluviali (cfr. capitolo sulla manutenzione). 2 Eventuale rimozione o adeguamento soglia Poiché la soglia a monte del ponte di Padivarma, in corrispondenza del vecchio ponte/guado, appare funzionalmente non soddisfacente: si ritiene opportuna una verifica ed eventuali modifiche. Nel caso non sussistano seri problemi d erosione al piede delle pile del ponte o d erosione accentuata e diffusa, è ipotizzabile anche una rimozione; la verifica sotto i profili idraulico e ambientale deve comprendere un tratto a monte del ponte sufficientemente esteso. 3 Costruzione di argine o difesa spondale a ridosso degli edifici La sicurezza dell abitato d Oltrevara va garantita con la costruzione di un argine, o di una scogliera in massi, di dimensioni adeguate ed opportunamente posizionato su una linea arretrata rispetto all alveo bagnato in modo da consentire anche una minima continuità dela zonazione degli ambienti fluviali. 4 Asportazione di sedimenti Le alluvioni accumulate sotto il ponte di Padivarma, non ancora consolidate e vegetate, possono essere movimentate in modo da favorirne il trasporto naturale o direttamente asportate. L asportazione dovrà essere consentita per i quantitativi depositati - attualmente minimi - nell ambito della manutenzione e secondo le raccomandazioni suggerite più oltre (cfr. capitolo manutenzione). La zona B e la zona C costituiscono aree da destinare a fasce fluviali, nelle quali possono essere ipotizzati interventi complessi. Di seguito si illustrano a brevi linee gli interventi suggeriti mentre si rimanda ad un successivo capitolo la definizione dello scenario più ampio rappresentato dalle fasce fluviali. 5 Ricostruzione di ambienti alluvionali Si tratta di interventi da attuarsi principalmente nelle zone denominate Mascone 11

12 e Frassonedo in comune di Beverino. Per la realizzazione di questi interventi e di quelli indicati successivamente al punto 8 per la zona C, si è accertata la disponibilità da parte dell Ente Parco Montemarcello-Magra, con l avallo dei competenti uffici regionali, a presentare, previo accordo con le amministrazioni comunali, un progetto Life-Natura per accedere a fondi comunitari. OBIETTIVI. L obiettivo principale è il miglioramento dello stato di conservazione dell habitat Foreste alluvionali relitte - Residual alluvial forests e degli habitat correlati ( ambienti acquatici -standing and running freshwaters ) in aree in parte ricadenti in un Sito di Interesse Comunitario (IT Parco del Magra-Vara) ed in parte adiacenti a questo, che, in caso di successo del progetto, saranno incluse nel Sito medesimo. Il raggiungimento degli obiettivi è particolarmente importante perché riguarda aree dove la conservazione degli habitat alluvionali, caratterizzanti il SIC è fortemente a rischio per opere idrauliche già realizzate o ipotizzate. Obiettivi secondari sono: ampliare le occasioni d educazione ambientale, contribuire alla diminuzione del rischio d esondazione, migliorare le capacità di depurazione naturale delle acque, contrastare l erosione costiera che incide in altre aree dello stesso SIC e in altro SIC vicino. AZIONI. La proposta prevede lo studio e la realizzazione delle condizioni idonee per l espansione ed il miglioramento della composizione floristico-faunistica, della struttura e delle funzioni degli habitat alluvionali. Dove l ambiente fluviale è stato particolarmente ridotto, soprattutto con barriere (consolidamenti spondali), ed è stato fortemente alterato nelle sue funzioni e potenzialità, si procederà a ricostruire ambienti umidi prevalentemente forestali. La realizzazione interesserà sia il Sito di Interesse Comunitario sia le aree immediatamente adiacenti (attualmente pressoché isolate dalla dinamica fluviale naturale a causa delle barriere), in modo che gli habitat raggiungano un estensione idonea per una migliore funzionalità. Tali aree, in caso di successo dell intervento, saranno incluse nel SIC, permettendone un ampliamento o una vantaggiosa ridefinizione dei limiti. La realizzazione del progetto dovrà consentire di convogliare, massimamente in caso di piena, una quota della portata del fiume Vara in aree golenali un tempo pienamente coinvolte dal corso d acqua, ma attualmente isolate da esso. Ciò permetterà di evitare o ridurre escavazioni in alveo o asportazioni eccessive di masse arboree dalle foreste alluvionali. Il materiale inerte, eventualmente reso 12

13 disponibile dalle escavazioni realizzate per la ricostruzione di stagni e vie d acqua, potrà essere impiegato per il ripascimento delle spiagge fortemente erose di altre aree dello stesso SIC o del SIC IT (Piana del Magra). Gli interventi saranno progettati e realizzati in modo coerente con le prospettive e potenzialità economiche del territorio; essi dovranno essere realizzati in un quadro di azioni concordate a livello locale, tese a mitigare l impatto antropico e a consentire un orientamento dell economia verso l agricoltura biologica e l ecoturismo. MEZZI. Approfondimento degli studi esistenti relativi ai caratteri degli habitat fluviali, con particolare riguardo al dinamismo della vegetazione e alle popolazioni dei vertebrati. Progettazione di massima degli interventi. e valutazione del loro impatto. Eventuale acquisizione di aree o attivazione di contratti coi proprietari dei terreni interessati. Progettazione definitiva. Realizzazione degli interventi consistenti in: opere di modellazione con scavo, incanalamento e controllo dei deflussi e dei ristagni idrici, semine e trapianti di essenze arboree ed arbustive locali ed alte opere di selvicoltura sistemica ed ingegneria naturalistica, allestimento di posatoi e nidi per uccelli e di difese per anfibi, controllo di eventuali specie invadenti, monitoraggio dell evoluzione naturale nelle prime fasi ed eventuali interventi correttivi. Allestimento di postazioni per l osservazione naturalistica. Adeguamento degli strumenti urbanistici e territoriali. Divulgazione del progetto in corso d opera e a conclusione con iniziative diverse (soprattutto campi scuola e attività didattiche rivolte alle scuole). RISULTATI ATTESI. Incremento della superficie del bosco alluvionale nella percentuale di 200% circa nell area di intervento; aumento della diversificazione degli ambienti con la creazione di almeno 2 stagni o specchi d acqua a carattere naturale. Aumento o consolidamento delle popolazioni di anfibi (in particolare di Bombina pachypus) e di uccelli (per esempio Remiz pendulinus). Rallentamento dell erosione e miglioramento delle condizioni di sicurezza idraulica. NOTE. Il progetto si realizza principalmente sulla sponda destra, ma dovrebbe essere completato dalla messa in stato di sicurezza idraulica dei varchi che oltrepassano l argine costituito dalla autostrada. Le modalità di intervento dovrebbero rispettare gli ambienti di pregio esistenti: ad esempio le scarpate alluvionali esposte, siti attuali o potenziali di nidificazione (topino, martin pescatore, gruccione). Gli specchi d acqua realizzati dovrebbero essere fruibili 13

14 anche per la pesca, seppure in accordo con una normativa chiara ed ecologicamente sostenibile. Nei lavori di scavo, in fase di intervento, lo strato superficiale del terreno, se di natura agraria, dovrà essere accantonato e ridistribuito in loco nelle zone dove sono previsti impianti colturali. 6 Asportazione di sedimenti Si tratta di interventi da attuarsi principalmente nella zona immediatamente a valle della Località di S. Remigio Givone, in sponda sinistra. Vi è la possibilità di movimentare o asportare sedimenti fini non vegetati od occupati da incolti e da boscaglia degradata, senza che si creino seri danni ambientali. Un ringiovanimento localizzato, oltre a migliorare il deflusso, potrebbe anche favorire l insediamento di comunità ripariali di salici e stimolare il ripristino del dinamismo naturale della vegetazione. Data la qualità dei sedimenti sarebbe preferibile la loro asportazione e il loro impiego per il ripascimento degli arenili. 7 Verifica ed eventuale correzione degli angoli di immissione degli affluenti ed eventuale movimentazione di sedimenti Si ritiene che i punti critici più significativi per la sicurezza idraulica coincidano con i nodi di confluenza tra Fiume Vara e corsi d acqua di diversa portata, anche minima (torrenti Ri, Gorda, Durasca, Bottagna, ecc.). Le difese spondali che hanno canalizzato questi affluenti interessano le conoidi e si prolungano eccessivamente invadendo l alveo di competenza del Vara; in questo modo i sedimenti trasportati dagli affluenti si concentrano in punti ristretti del corso principale, azione sovente favorita dall angolo non sempre appropriato che forma l affluente canalizzato con il Vara (in alcuni casi perpendicolare, in altri addirittura controcorrente). Si suggerisce pertanto di attuare una verifica dei tratti terminali delle difese spondali degli affluenti; qualora sia inesistente l esigenza di mantenere tali difese, se ne propone uno smantellamento parziale, per ridare la possibilità ai sedimenti di distribuirsi su zone più ampie; in altri casi si proceda ad una modifica migliorando l angolo di confluenza. In ultimo si può favorire il deflusso eseguendo opere di manutenzione con movimentazioni di sedimenti ed eventuali limitate asportazioni di vegetazione, tenendo però presente che in diverse situazioni, una volta cessato l apporto di sedimenti localizzato, il Vara può essere in grado da se stesso, nei periodi di piena, di ripristinare il corretto trasporto solido. 14

15 8 Ricostruzione di ambienti alluvionali e razionalizzazione degli usi agricoli, Braiding con asportazione di sedimenti Si tratta di interventi complessi simili a quelli del punto 5, alla cui illustrazione si rimanda. Essi interessano principalmente la sponda destra nelle località Piana Battolla, Piana di sotto, Pradoni, Piani di sotto, Mulini di sotto, Pian di Follo, ricadenti in comune di Follo. Rispetto all intervento 5, vi sono maggiori possibilità di diversificazione, favorendo anche il braiding, cioè la ricostruzione dell alveo intrecciato, gli impianti forestali con particolare riguardo alle colture di pioppo e di noce, la ricostituzione di siepi e le infrastrutture pubbliche di fruizione dell ambiente. L area interessata si estende per circa 2-2,5 Km 2 e permette attraverso la modellazione della morfologia, purché finalizzata alla riqualificazione dell ambiente naturale, di disporre di discreti quantitativi di sedimenti impiegabili nel ripascimento delle spiagge e di aumentare la capacità di laminare i livelli idrici nei periodi di piena. Un esempio è graficamente illustrato nella Tav. M. 9 Costruzione e/o consolidamento argini Si tratti di interventi strettamente connessi con l istituzione delle Fasce fluviali che rendono possibili gli interventi di cui al precedente punto 8. Essi coincidono con i limiti esterni della Fascia B, così come definita nel successivo capitolo sulle Fasce fluviali. 10 Eventuale rimozione di massa legnosa e di eventuali situazioni di rischio Questi interventi rientrano nella manutenzione ordinaria per la quale si rimanda al capitolo ad essa dedicato. Si fa presente però che le zone indicate comprendono ambienti di pregio che possono essere intaccati solo in casi di comprovata necessità e solo nei casi in cui la dinamica naturale del fiume non sia in grado di migliorare autonomamente il deflusso. 15

16 Le Fasce fluviali La proposta delle fasce fluviali deve essere inquadrata in un ottica di bacino e, proprio in quest ottica, è auspicabile che l A.d.B. del Magra, così come in altre realtà (per esempio il Bacino del Po), rediga ed adotti un Piano stralcio delle fasce fluviali. La fascia fluviale è uno strumento progettuale fondamentale con indirizzi, vincoli e direttive, ma può anche essere occasione per azioni finalizzate ad una fruizione ecocompatibile del territorio, che esalti il ruolo dell elemento idrico, non solo come risorsa utile per insediamenti, produzioni industriali o agricole convenzionali, e nello stesso tempo contribuisca alla sicurezza idraulica e alla salvaguardia delle componenti naturali dell ambiente. In base ai calcoli eseguiti nello studio idraulico parallelo al presente, non pare che la sola istituzione delle fasce fluviali ipotizzate possa risolvere completamente i problemi di sicurezza idraulica del Vara, tuttavia sicuramente essa rappresenta un contributo significativo e si inserisce positivamente in un quadro di provvedimenti orientato verso tutte le problematiche puntuali e diffuse del bacino. Le fasce fluviali, se correttamente gestite, non creano situazioni negativamente compromesse, che influiscono sulla sicurezza di tratti a valle o a monte, e consentono di affiancare altri provvedimenti che possono fornire altri sostanziali contributi alla sicurezza idraulica. E certo che le fasce fluviali riducono il rischio idraulico mediante il mantenimento dell assetto morfologico dell alveo all interno di assegnate condizioni di equilibrio dinamico, rispetto ai quali sono dimensionati i sistemi di protezione dai processi fluviali di piena, erosione e trasporto. Esse favoriscono il monitoraggio morfologico e l individuazione delle aree di divagazione naturale e rappresentano un opportunità per il ripristino, la riqualificazione e la tutela delle caratteristiche naturali degli ambienti fluviali, anche con finalità di miglioramento della funzionalità del sistema connesso all incremento della capacità di laminazione, al rallentamento della velocità di corrente, alla riduzione della tendenza alla canalizzazione spesso causata dalle opere idrauliche esistenti e dall occupazione antropica dell alveo di piena. E probabile che in alcune zone, soprattutto nel tratto terminale del Vara e del Magra, l istituzione delle fasce fluviali sia percepita solo come fattore limitante dello sviluppo: ciò è rafforzato dal fatto che la costruzione delle difese spondali - realizzata principalmente negli anni 80 - ha spesso determinato scelte sconsiderate nell utilizzo dei terreni esterni a queste stesse opere idrauliche. Le difese spondali sono state 16

17 intese, senza ragione, come argini di sicurezza e le aree golenali, seppure soggette alle periodiche piene, sono state percepite, in modo conscio o inconscio, come aree sicure sulle quali erigere insediamenti abitativi o produttivi. L istituzione delle fasce fluviali con le proprie limitazioni, ma anche con le proprie potenzialità, differenziate può essere in contrasto con aspettative erroneamente alimentate, ma si ritiene importante ricondurre l utilizzo del territorio in un quadro di compatibilità ambientale coniugata alla sicurezza degli insediamenti e delle attività. La condizione di sicurezza verso la quale si indirizza l istituzione delle fasce fluviali non è quella localizzata (puntuale) che troppo spesso contrasta con la sicurezza localizzata di un tratto a valle o a monte, bensì la sicurezza intesa globalmente a scala di bacino. Le fasce fluviali possono essere distinte da diverse norme finalizzate alla sicurezza idraulica con Tempi di ritorno (Tr) diversi. Per il tratto considerato si potrebbero distinguere due fasce: fascia A e fascia B La fascia fluviale A dovrebbe essere individuata, nel caso del tratto di Vara studiato, dal limite esterno delle forme fluviali potenzialmente attivabili dalla piena con Tr200; in essa dovrebbe defluire convenzionalmente almeno l 80% della portata con Tr200. In questa fascia l insieme di norme, indirizzi, vincoli dovrà garantire il deflusso evitando che si provochino ostacoli, che si produca un aumento dei livelli idrici, che si interferisca negativamente sulle condizioni di moto. Soprattutto, la fascia dovrà consentire, ovunque - possibilmente non controllata da opere idrauliche - la libera divagazione dell alveo inciso assecondando la naturale tendenza evolutiva del corso d acqua, garantendo nel contempo la tutela e il recupero delle componenti naturali dell alveo (vegetazione spondale e ripariale) per il consolidamento delle sponde e il contenimento della velocità di corrente, lanche ed altre forme relitte in funzione del miglioramento o del mantenimento di ampie sezioni di deflusso. Dovrebbero essere vietate: trasformazioni dello stato dei luoghi (con esclusione dei ripristini ambientali), apertura di discariche, coltivazioni per una ampiezza di 10 metri dal ciglio della sponda; dovrebbero essere consentiti: interventi volti alla ricostituzione di equilibri naturali alterati e alla eliminazione, per quanto possibile, dei fattori incompatibili di interferenza antropica La fascia fluviale B dovrebbe svolgere importante funzione di laminazione e 17

18 comprendere le aree con quote inferiori ai livelli idrici corrispondenti alla piena con Tr200, integrate con le aree sede di potenziale riattivazione di forme fluviali relitte e le aree di elevato pregio naturalistico e quelle di interesse culturale s.l. strettamente collegate all ambito fluviale. Il limite esterno della fascia dovrebbe essere rappresentato da opere di contenimento dei livelli idrici esistenti o previste di nuova realizzazione. Gli obiettivi dovrebbero essere il mantenimento delle aree di espansione naturale per la laminazione della piena, il controllo e l eventuale riduzione della vulnerabilità degli insediamenti e delle infrastrutture e il mantenimento o il recupero dell ambiente fluviale, oltre alla conservazione dei valori paesaggistici e storico - culturali. Dovrebbero essere vietati: interventi che riducano in modo apprezzabile la capacità di invaso, salvo quelli che prevedano un pari aumento della capacità di invaso in area vicina, apertura di discariche e di depositi di sostanze pericolose o materiali a cielo aperto (rottami, autovetture, materiale edilizio, ecc.), compresi gli impianti di smaltimento dei rifiuti e gli stoccaggi provvisori (tranne quelli temporanei per attività estrattive autorizzate), interventi che tendano ad orientare la corrente verso i rilevati degli argini o che comunque possano compromettere la stabilità delle fondazioni degli argini stessi, Dovrebbero essere consentiti: interventi volti alla ricostituzione di equilibri naturali alterati e alla eliminazione, per quanto possibile, dei fattori incompatibili di interferenza antropica interventi di sistemazione idraulica quali argini o casse di espansione e ogni altra misura atta a incidere sulle dinamiche fluviali, solo se compatibili con l assetto di progetto derivante dalla delimitazione della fascia Ciò significa che il limite esterno della fascia B è un limite di progetto: esso dovrebbe essere attentamente definito in base ad uno studio che esamini le dinamiche fluviali, ma anche la parcellizzazione delle proprietà demaniali e private, l attuale uso del suolo e le prospettive delineate nei piani urbanistici. Esso ha un costo che comprende l eventuale esproprio o indennizzo e l eventuale realizzazione delle opere idrauliche. Le fasce A e B non devono essere intese solo come aree nelle quali vigono divieti o permessi, ma anche come aree fruibili, seppure con limitazioni, ed aree per occasioni 18

19 di lavoro e sviluppo sostenibile. Le attività all interno di queste fasce dovrebbero essere distinte principalmente nelle categorie seguenti, per ciascuna delle quali si potrebbe redigere un piano di settore, nell ambito del piano stralcio sulle fasce fluviali, o appositamente dedicato in base alle priorità: 1) Manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere e degli alvei La manutenzione straordinaria riguarda le buone condizioni di officiosità e l eventuale recupero della funzionalità delle opere idrauliche esistenti; quella ordinaria interessa l assetto morfologico degli alvei e la loro capacità di deflusso (movimentazioni di sedimenti, rimozione di rifiuti, taglio e rimozione di materiale vegetale, protezione di sponde; mantenimento delle opere di difesa). 2) Regimazione e difesa idraulica E connesso con il limite di progetto della fascia B e definisce in modo dettagliato le opere che determinano l assetto permanente dei corsi d acqua. 3) Rinaturazione ambientale Comprende tutte le azioni che favoriscono la riattivazione e la ricostituzione di ambienti umidi, il ripristino e l ampliamento delle aree a vegetazione spontanea, in particolare nella porzione non attiva dell alveo non inciso, per il mantenimento e l ampliamento delle aree di esondazione. 4) Attività agricole e di gestione forestale La presenza delle piantagioni agricole e forestali può essere compatibile con le esigenze idrauliche, ma occorre una pianificazione che favorisca le attività di minore impatto, incentivando, anche attraverso l impiego di risorse finanziarie comunitarie, le tecniche di agricoltura biologica o integrata, l utilizzo forestale dei seminativi ritirati dalla coltivazione (set-aside), la costituzione di siepi arboreo-arbustive. 5) Interventi per la realizzazione di infrastrutture pubbliche o di interesse pubblico Le opere - di competenza statale, regionale o degli enti locali - non debbono modificare i fenomeni idraulici naturali e, a tal fine, i loro progetti dovrebbero essere sottoposti a verifica di compatibilità idraulica; esse potrebbero favorire la fruizione del sistema fiume a scopi prevalentemente turistici o in senso più ampio per il tempo libero (piste ciclabili, aree attrezzate per lo sport e per l osservazione naturalistica, ecc.) 19

20 6) Attività estrattive L attività estrattiva dovrebbe essere esclusa dal demanio fluviale o comunque nell alveo inciso; può essere permessa, per il soddisfacimento di fabbisogni locali, solo nell ambito di un piano di settore che definisca chiaramente i limiti temporali, le aree, le modalità e la compatibilità con il piano delle fasce e gli altri piani di settore. Per la realizzazione delle fasce fluviali è d importanza fondamentale costituire un Nuovo Catasto del demanio fluviale e delle concessioni in atto e favorire il diritto di prelazione da parte degli enti locali per finalità di recupero ambientale e tutela del territorio. E altresì importante il monitoraggio delle caratteristiche degli alvei e degli interventi eseguiti (rinaturazione, opere idrauliche, infrastrutture pubbliche). 20

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