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1 A cura dell Ufficio A.T.O. della Città di Milano Tutti i diritti di riproduzione e rielaborazione anche parziale dei testi sono riservati; l eventuale utilizzo e pubblicazione anche di parti di testo, delle tavole o delle tabelle dovrà prevedere la citazione della fonte.

2 1 PRESENTAZIONE A seguito delle recenti evoluzioni normative e regolatorie, si è reso necessario il secondo aggiornamento del Piano d Ambito della Città di Milano, dopo il primo, approvato nel 2010, apportato al Piano d Ambito originario del L affidamento, a livello nazionale, all Autorità per l Energia Elettrica, il Gas e i Servizi Idrici (AEEGSI) dell approvazione delle tariffe e della definizione delle modalità di gestione dei servizi a rete, ha cambiato decisamente e positivamente lo scenario della regolazione locale del Servizio Idrico Integrato. Tale nuovo scenario ha determinato la necessità di migliorare sia la conoscenza dello stato di fatto che le possibilità future, cogliendo l opportunità di rivedere alcuni passaggi fondamentali del governo delle acque, per adeguarlo ai nuovi dettati europei sui costi ambientali ma anche ai cambiamenti in atto nella città di Milano, introdotti con il nuovo Piano di Governo del Territorio ed il Piano Urbano dei Servizi nel sottosuolo, nonché al completamento di alcuni importanti progetti urbanistici. Sulla base della gap analysis tra gli obiettivi individuati e lo stato di fatto del SII, si è provveduto all aggiornamento del Piano degli Interventi, ponendo particolare attenzione ad azioni innovative mirate al monitoraggio e gestione delle tre fasi di distribuzione, collettamento e depurazione, individuate a livello strategico e dettagliate nei capitoli del presente documento. Il Piano degli Interventi è stato modificato anche nell ottica di rendere il Piano Economico Finanziario sostenibile nel lungo periodo, estendendo pertanto il periodo di riferimento del Piano vigente per un ulteriore decennio, come previsto dalle recenti modifiche normative introdotte sia a livello nazionale che regionale. Nella ricognizione dello stato di fatto del presente Piano, si sono evidenziate alcune criticità, che verranno successivamente approfondite, sia negli impatti che in termini di interventi necessari. Tra le varie, alcune strategie di intervento perseguono il duplice obiettivo di ottimizzazione del sistema di collettamento e trattamento della città di Milano e, al contempo, di mitigazione dell attuale, e purtroppo ben noto, elevato grado di rischio idraulico delle aree urbane, che trova peraltro origine a scala di bacino, con azioni locali come l intervento sugli scaricatori di piena mediante installazione di nuovi sistemi tecnologici di monitoraggio e controllo. Fondamentale azione, volta all efficientamento delle linee di trattamento degli impianti di depurazione, sono gli interventi sulle acque parassite, che verrebbero, ove possibile, distolte dalla rete acque reflue e convogliate nel Reticolo Idrico Minore superficiale, previo ripristino della continuità idraulica dello stesso e verifica quantitativa in merito alle maggiori portate introdotte. A tale scopo, in via propedeutica, potrebbe essere utilizzato anche l intervento di riattivazione dei Navigli Milanesi quale recapito di acque chiare e parassite. Tale progetto è attualmente in fase di studio ad opera di un gruppo di lavoro interdisciplinare. Altro tema fondamentale è la riduzione dei consumi energetici, che verrà perseguita attraverso la combinazione di diverse azioni strategiche, come l attivazione di sistemi di monitoraggio dei consumi energetici puntuali, la distrettualizzazione della rete acquedottistica, nonché la sostituzione delle apparecchiature vetuste con dispositivi di controllo ed erogazione più efficienti, ed utilizzo di sistemi di recupero energetico da risorse rinnovabili. 2

3 Quanto sopra si inserisce negli obiettivi di Piano e di conseguenza, ove possibile ed in conformità al quadro regolatorio, nel Piano degli Investimenti e nel Piano Economico Finanziario, parte fondamentale dell attuale aggiornamento del Piano d Ambito. È inoltre importante richiamare altri due aspetti strategici, affrontati nello scrivente Piano d Ambito: i costi ambientali e della risorsa e la tariffa sociale. I costi ambientali comprendono gli effetti negativi, in termini qualitativi e quantitativi, provocati da un particolare uso (es. scarichi industriali), sugli ambienti acquatici e ad altri utilizzatori. Nella definizione delle Linee Guida, recentemente pubblicate dal Ministero dell Ambiente, è quindi costo ambientale ogni spesa, intervento o obbligo volto al ripristino della qualità ambientale o il contenimento del danno, imputabile al soggetto che utilizza la risorsa. I costi della risorsa fanno invece riferimento agli impatti sulla disponibilità della risorsa stessa, provocati da un particolare uso, qualora altri usi vengano penalizzati da un insufficiente disponibilità idrica (da cui appunto il concetto di costo di scarsità, nel senso che l uso di un utilizzatore pregiudica l utilizzo dell acqua da parte di un altro soggetto, in quanto la risorsa totale non è sufficiente a soddisfare i due usi concorrenti). Sono risultate interessanti le evidenze emerse nel contesto milanese. Altro tema di rilievo trattato è l impatto sociale della tariffa, peraltro recentemente sottolineato dalla stessa Autorità per l Energia Elettrica il Gas e il Sistema Idrico, la quale intende improntare la regolazione alla promozione dell efficienza nella gestione, ed al conseguente trasferimento ai consumatori dei relativi benefici generati. Con questo intento, l Ufficio d Ambito della Città di Milano, ha deliberato che almeno il 30% del FoNI sia destinato a scopi sociali, come previsto dall art. 7.2 della deliberazione AEEGSI 585/2012/R/idr. Va peraltro sottolineato che, allo stato attuale non è ancora stato definito lo strumento di supporto più idoneo, in attesa di indicazioni specifiche da parte dell AEEGSI e dell entrata in vigore della revisione dei parametri per individuare le fasce deboli della popolazione (ISEE). Infine, novità assoluta per gli abitanti di Milano, le case dell acqua, ad erogazione gratuita per i cittadini ed inserite come costi di gestione all interno della tariffa idrica. Tali installazioni costituiscono la naturale evoluzione della vedovella di Milano, che rimane comunque un punto di riferimento socio-culturale per la città. Le case dell acqua sono considerate, a ragione, un luogo di aggregazione sociale, nonché di comunicazione ed informazione sulla qualità dell acqua erogata e, più in generale, del servizio idrico integrato. Il Direttore dell Ufficio d Ambito della Città di Milano Andrea Zelioli Coordinatore: Andrea Zelioli Responsabile Gruppo di lavoro: Saverio Cillis Gruppo di lavoro: Francesca Carminati, Giulio Peloso, Angelo Lofano, Marco Azzola Collaborazione: SEP Consulting 3

4 Sommario 1 Presentazione Introduzione Premessa... 7 Nuovo contesto di regolazione... 7 Recenti modifiche normative Verso la città metropolitana... 9 Rischi ed opportunità date dall integrazione delle due ATO milanesi Implicazioni sul profilo tariffario e gestionale Inquadramento territoriale Il territorio Inquadramento idrogeologico Il contesto idrografico La qualità della risorsa Composti organo-alogenati Pesticidi Cromo esavalente Nitrati La quantità della risorsa I driver della domanda di acqua e dei servizi di fognatura e depurazione Struttura demografica del Comune di Milano Struttura produttiva del Comune di Milano Piani e programmi inerenti la risorsa idrica Programma di Tutela ed Uso delle Acque Piano Urbano Generale dei Servizi nel sottosuolo Piano di gestione del Distretto idrografico del fiume Po

5 4 Stato di fatto dei Servizi idrici Introduzione Acquedotto Stato dell Arte Criticità Fognatura Stato dell Arte Criticità Depurazione Stato dell Arte Criticità Consumi energetici Quadro delle criticità del SII della città di Milano Aggiornamento degli agglomerati i siti isolati Le strategie di Piano Strategie per l adduzione e la potabilizzazione Strategie per il servizio fognatura e la gestione delle acque meteoriche Strategie per la depurazione Strategie per l efficientamento energetico Obiettivi di piano Obiettivi minimi definiti dalla normativa sovraordinata Obiettivi di massima efficienza Indicatori per il controllo del gestore previsti dal disciplinare tecnico Il piano degli interventi Investimenti di breve periodo ( )

6 7.2 Investimenti fino a fine gestione ( ) Investimenti nel settore acquedotto Investimenti nel settore fognario Investimenti nel settore depurazione Piano economico finanziario Premessa Ipotesi di sviluppo dei costi industriali Evoluzione dei costi operativi I costi ambientali e della risorsa Richiami normativi Aspetti pratici e implicazioni tariffarie Rilevanza nel contesto milanese Sviluppo del Piano economico Finanziario Le ipotesi Piano Tariffario La struttura tariffaria Situazione attuale Prospettive future Impatto sociale della tariffa Bonus Acqua Conto economico Rendiconto finanziario Elenco Allegati

7 2 INTRODUZIONE 2.1 PREMESSA Il presente documento rappresenta il secondo aggiornamento del Piano d Ambito della Città di Milano, dopo il primo approvato nel 2010 al Piano d Ambito originario del Gli elementi che hanno reso necessario questo aggiornamento sono di natura: Regolatoria, in primis, per adeguare il Piano d Ambito al nuovo contesto di regolazione economica dettato dall Autorità per l Energia Elettrica, il Gas e i Servizi Idrici (AEEGSI) 1 ; Normativa, alla luce delle recenti modifiche normative apportate al D. Lgs. 152/2006 dalla Legge n. 164 del 11 novembre 2014 (legge di conversione del decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014 detto ''Sblocca Italia''), nonché del testo vigente della L.R. Lombardia 12 dicembre 2003, n. 26, come emerge dalla recente L.R. 26 novembre 2014, n. 29; Finanziaria, per modificare il Piano degli investimenti e rendere il Piano Economico Finanziario sostenibile nel lungo periodo. Per questo motivo è stato esteso il periodo di riferimento del Piano vigente per un ulteriore decennio, portando la scadenza al Nuovo contesto di regolazione Con la legge 22 dicembre 2011, n. 214, di conversione del Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201 (c.d. salva Italia), il Legislatore nazionale ha attribuito all'autorità per l'energia Elettrica e il Gas "le funzioni attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici" in precedenza affidate all'agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua. Queste funzioni, che l'autorità esercita con gli stessi poteri attribuiti dalla sua legge istitutiva, la n. 481/1995, fanno riferimento a diversi aspetti del servizio idrico integrato (SII): dalla definizione dei costi ammissibili e dei criteri per la determinazione delle tariffe a copertura di questi costi, alle competenze in tema di qualità del 1 Alla fine del 2013 l Autorità per l energia elettrica e il gas ha modificato la sua denominazione aggiungendo il riferimento al nuovo settore regolato, quello dei servizi idrici. Pag. 7

8 servizio, di verifica dei piani d'ambito e di predisposizione delle convenzioni tipo per l'affidamento del servizio. Con la deliberazione 585/2012/R/idr del 28 dicembre 2012, l AEEG ha approvato il Metodo Tariffario Transitorio (MTT) per la determinazione delle tariffe degli anni 2012 e Successivamente, con la deliberazione 643/2013/R/idr del 27 dicembre 2013 l AEEGSI approva il Metodo Tariffario Idrico (MTI) per gli anni 2014 e 2015 a compimento del primo periodo regolatorio Con tali deliberazioni l AEEGSI ha specificato l insieme degli atti necessari alla predisposizione tariffaria che l Ente d Ambito o altro soggetto competente deve proporre alla stessa Autorità ai fini della relativa approvazione, quali: Il Piano degli Interventi (PDI) che specifica gli obiettivi da realizzare sulla base di una puntuale indicazione degli interventi per il quadriennio riportando, per l eventuale periodo residuo sino alla scadenza dell affidamento, le informazioni necessarie al raggiungimento dei livelli minimi di servizio nonché al soddisfacimento della complessiva domanda dell'utenza; Il Piano Economico Finanziario (PEF) che prevede, con cadenza annuale per tutto il periodo di affidamento, l andamento dei costi di gestione e di investimento nonché la previsione annuale dei proventi da tariffa con esplicitati i connessi valori del moltiplicatore tariffario e del vincolo ai ricavi del Gestore. Pag. 8

9 Recenti modifiche normative La Legge n. 164 del 11 novembre 2014 (legge di conversione del decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014 detto ''Sblocca Italia'') ha apportato delle modifiche al D.lgs. 152/2006, nonché la recente Legge Regionale n. 29 del 26 novembre 2014 ha modificato la L.R. n. 26 del 12 dicembre L adeguamento normativo è stato necessario per integrare nelle leggi nazionali e regionali le competenze dell AEEGSI in merito alla pianificazione e gestione dei servizi idrici integrati. 2.2 VERSO LA CITTÀ METROPOLITANA Il processo di integrazione tra i due Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), quello della Città di Milano e quello della Provincia di Milano, è stato già da tempo preso in esame anche in vista dell attuazione delle recenti disposizioni sulle Città Metropolitane. Questo processo presenta un importanza strategica ed al contempo un alta criticità di governance: vi è infatti l ipotesi, se ed in quanto auspicabile, di unificare e uniformare due enti (ATO Città di Milano e ATO Provincia di Milano) che per ragioni politiche, storiche, tecniche ed economiche hanno operato separatamente da più di dieci anni, sviluppando know-how e procedure eterogenee, finalizzate ad un medesimo obiettivo di controllo del SII, in ottica di efficienza, efficacia ed economicità (concetti ampi, ma di cui non è più procrastinabile l evidenza quantitativa e puntuale per uscire dalla retorica della ritualità estetica). Con Deliberazione n. 34 del 22/11/2013, il Consiglio di Amministrazione dell ATO Città di Milano ha proceduto alla costituzione di un tavolo di confronto tra ATO Città di Milano e ATO Provincia di Milano, per la definizione di procedure di gestione integrata. E stata successivamente effettuata, da parte di ATO Città di Milano un analisi dei documenti e dei protocolli utilizzati da entrambi gli Ambiti, per verificare elementi in comune e proporre le procedure per uniformare la contrattualistica. L esito di questo primo studio di fattibilità ha evidenziato che, al fine di tutelare le reciproche specificità territoriali e le notevoli differenze territoriali ed infrastrutturali intercorrenti tra i due Ambiti, il processo di creazione dell ATO Città Metropolitana come unione dell ATO Città di Milano e dell ATO Provincia di Milano dovrebbe avvenire in modo graduale e progressivo, attraverso una Pag. 9

10 linea politica condivisa che stabilisca le procedure per la ridefinizione degli aspetti tariffari e gestionali. L aggiornamento del Piano d Ambito tiene in considerazione l evoluzione del contesto istituzionale, senza però entrare nel merito del processo. In questo paragrafo verranno richiamate le principali conclusioni del lavoro svolto dall ATO Città di Milano sul tema, evidenziando in particolare pro e contro dell integrazione fra i due Uffici d Ambito. Non saranno presi in considerazione gli aspetti di integrazione tra Enti gestori, visto che le implicazioni gestionali e tariffarie verranno prese in considerazione come elementi di discussione ai risultati sull evoluzione della tariffa media. Rischi ed opportunità date dall integrazione delle due ATO milanesi L unificazione delle funzioni regolatorie locali in capo ad un unico soggetto istituzionale necessita innanzitutto di alcune operazioni, non completamente sotto il controllo delle ATO stesse. Sotto il profilo regolatorio si tratterà di considerare i seguenti aspetti: la creazione di un unica Azienda Speciale Ufficio d Ambito Metropolitano, costituita dall unione degli Uffici d Ambito della Città di Milano e della Provincia di Milano deve innanzitutto essere sancita attraverso una modifica alla legislazione regionale (la L.R. 26/03 definisce gli ATO), e/o da Atti dei Consigli Comunale e Metropolitano, nonché la conferenza dei comuni interessati, che approvino tale linea strategica, che andrà poi ratificata dalla Regione Lombardia; l unificazione istituzionale comporta, come naturale conseguenza, un armonizzazione dei documenti contrattuali, regolatori, gestionali, ed in ultima analisi un cambio di governance; l integrazione delle reti e dei sistemi di depurazione (ove e in quanto tecnicamente possibile), nonché la programmazione degli investimenti, che possono anche non portare ad economie di scala rilevanti vista la differenza tecnica e ingegneristica esistente tra le due tipologie di rete; l assetto tariffario. Pag. 10

11 La Tabella 1 riassume le opportunità e i rischi derivanti dall integrazione delle due ATO. Tabella 1 - Analisi delle opportunità e dei rischi dell integrazione delle 2 ATO milanesi Opportunità Rischi Possibile ottimizzazione dei processi gestionali Costi di transazione, derivanti dall unificazione delle procedure e dei protocolli non omogenei Miglioramento della struttura organizzativa Perdita di rapporti diretti col territorio (solo per il Comune di Milano) Miglior coordinamento con altri enti locali Possibili resistenze al cambiamento o difficoltà di adattamento alla nuova struttura Forza istituzionale maggiore Incertezza sulle tempistiche Maggior efficacia regolatoria Difficoltà legate all unificazione contrattualistica e tariffaria Va sottolineato che gli iniziali costi di transizione, derivanti dalle necessarie operazioni di unificazione dei documenti pianificatori, regolatori e contrattualistici, potrebbero essere compensati dai successivi risparmi gestionali dati dalle sinergie e dal coordinamento delle operazioni dell ATO unica. A tale proposito, risulta fondamentale gestire il processo di cambiamento in maniera progressiva, allo scopo di garantire il coordinamento delle funzioni regolatorie tra i due Ambiti ed evitare duplicazioni. Si evidenzia inoltre che entrambe le ATO risultano sottodimensionate, un eventuale integrazione, sotto forma di nuovo Ente, permetterebbe di estendere gli organici, in deroga al patto di stabilità. Implicazioni sul profilo tariffario e gestionale Sotto il profilo gestionale, il processo potrebbe essere ancora più complicato, in quanto l unificazione dei due ambiti potrebbe comportare la ridefinizione degli aspetti tariffari e l integrazione, ove tecnicamente possibile, delle reti e dei sistemi di depurazione. Sul piano tariffario dovrà essere avviato un processo di convergenza, conforme all art. 40 della Delibera 643/2013/R/idr. con conseguente riequilibrio dei corrispettivi. Gli impatti sociali andranno quindi attentamente valutati e, qualora la bolletta dovesse gravare eccessivamente sui bilanci delle Pag. 11

12 famiglie meno abbienti, eventuali misure perequative potrebbero essere definite ed introdotte. Si rimanda l approfondimento di tale aspetto al paragrafo sull evoluzione tariffaria. Sul piano tecnico-ingegneristico, l accorpamento delle due ATO potrebbe ampliare la visione strategica dell ATO unico, evidenziando eventuali benefici in termini di integrazione degli impianti e infrastrutture esistenti tra i due ambiti, se e ove possibile. Tuttavia tale esito non è da escludere anche nello scenario attuale di separazione tra i due Ambiti, in quanto di fatto è già in atto una stretta collaborazione tra i due Gestori che riguarda forniture e servizi, e peraltro tali sinergie potrebbero essere potenziate, a livello industriale, a prescindere dall integrazione degli Ambiti. In questo caso la suddetta visione strategica sarebbe il risultato di un lavoro concertato e condiviso tra le due ATO. Infine, a seguito della integrazione degli Ambiti, diverrebbe obbligatorio ed improcrastinabile, in recepimento di legge, la definizione del Gestore Unico Metropolitano, anche in conseguenza del fatto che entrambe le ATO hanno attualmente scelto il modello gestionale dell in-house providing. Pag. 12

13 3 INQUADRAMENTO TERRITORIALE 3.1 IL TERRITORIO L estensione e la dimensione dell ATO Città di Milano coincide con quella del solo Comune di Milano (Figura 1) che occupa un'area di 181,76 Km2 nel settore occidentale della regione, a 25 Km a est del fiume Ticino, a 25 Km ad ovest dell'adda, a 35 Km a nord del Po e a 50 Km a sud del lago di Como, lungo la cosiddetta "linea delle risorgive" in cui vi è l intersezione tra strati geologici a differente permeabilità e la superficie topografica. In corrispondenza di livelli a minor permeabilità, le acque di falda tendono in modo naturale a riaffiorare in superficie. Il territorio comunale, caratterizzato dalla numerosa presenza di corsi d acqua di origine naturale e artificiale, si estende su un piano inclinato, secondo un asse diretto da Nord-Nord Ovest a Sud-Sud Est, con una pendenza dello 0.26 % circa ed un dislivello, tra il punto più alto e il punto più basso della Città, di circa 40 metri (da 145 a 105 m s.l.m.), a fronte di una distanza diametrale di circa 15 Km (Figura 2). Figura 1 - Area di competenza di ATO Città di Milano, corrispondente al territorio comunale di Milano Pag. 13

14 Figura 2 - Andamento altimetrico del piano campagna della zona in esame con quote espresse in m s.l.m. (Fonte: Estratto da Bozza Note illustrative della Carta Geologica 1: foglio 118 Milano) La città di Milano costituisce il fulcro della principale area metropolitana italiana, rappresentando un agglomerato urbano di circa abitanti, caratterizzata da una densità abitativa molto elevata (7122 ab/kmq per la città di Milano, in linea con i comuni metropolitani di prima fascia più popolati, come, ad esempio, Cinisello Balsamo, Corsico, Cesano Boscone, Bresso e Sesto San Giovanni, che raggiungono punte di 8000 ab/kmq). Il territorio del Comune di Milano è localizzato in una posizione baricentrica rispetto alla Pianura Padana, e funge da cerniera tra l alta pianura ad elevata antropizzazione a nord, gli agrosistemi della pianura irrigua a sud e i mosaici di coltivazioni ed insediamenti a ovest e ad est (fino ai corridoi naturali del Ticino e dell Adda). All interno dell area milanese è riconoscibile un nucleo centrale insediativo a media o alta densità, che si estende praticamente senza soluzione di continuità oltre i confini comunali, lungo la direttrice del Sempione (verso Rho e l Alto Milanese) a nord-ovest, e della Brianza a nord. Più irregolare appare la situazione nella parte orientale del capoluogo, con un alternanza tra nuclei insediativi e spazi aperti, attraversata dal sistema del fiume Lambro, oltre che in quella meridionale, dove si incontra una zona caratterizzata da una presenza ancora consistente di agrosistemi (Parco Sud Milano), circondata da una cintura quasi continua di insediamenti facenti parte dei comuni limitrofi. A ovest il territorio si sfrangia in un mosaico di aree insediate e di aree aperte, con una linea di frammentazione costituita dal sistema lineare del Naviglio Grande. Pag. 14

15 Inquadramento idrogeologico La città di Milano si è sviluppata su un deposito di origine fluvio-glaciale a cemento carbonatico, comune a tutta la pianura padana lombarda (Figura 3). La caratteristica principale è quella di essere facilmente carsificabile. Tale roccia si ritrova ricoperta dai sedimenti fluviali più recenti (quaternario) ed è visibile lungo i principali corsi d'acqua, costituendo dei conglomerati che in Lombardia sono conosciuti come Ceppo. Figura 3 - Carta geologica della regione Lombardia alla scala 1: Il territorio di Milano è caratterizzato dalla presenza di una successione di depositi quaternari appartenenti ai sistemi deposizionali alluvionali e fluvioglaciali. I sedimenti hanno origine alluvionale, per deposizione da parte dei corsi d acqua, e glaciale (dove sono presenti colline moreniche); con il termine fluvioglaciale si vogliono indicare depositi alluvionali pleistocenici, contemporanei alle fasi di avanzata e ritiro dei ghiacciai. L area in esame si inquadra nella media pianura alluvionale in cui, dal punto di vista morfologico, sono riconoscibili solo i terrazzi fluviali attuali, anch essi parzialmente obliterati dall attività antropica di rimodellamento. Tale attività ha inciso in maniera profonda sui processi morfogenetici naturali, soprattutto attraverso il controllo della circolazione idrica superficiale e l impermeabilizzazione del suolo ad opera di coperture artificiali. Nello specifico, il territorio del Comune di Milano si caratterizza per la completa obliterazione delle dinamiche morfologiche naturali: il reticolo idrografico risulta intensamente regimato ed il territorio pianeggiante è interrotto da piccole scarpate ed avvallamenti di esclusiva Pag. 15

16 origine antropica. Le aree del territorio comunale, sottoposte ad un intensa attività antropica, sono invece caratterizzate da un graduale abbassamento del piano di campagna. Si evidenzia che il paleoalveo del fiume Lambro può essere individuato come unico elemento morfologico di rilievo (l alveo attuale del fiume Lambro risulta quasi completamente rettificato in quanto delimitato da argini artificiali): l antico alveo fluviale presenta ancora, in alcune porzioni di territorio, scarpate naturali o semi-naturali, che incidono il livello della pianura per circa 2-2,5 metri. Gli studi di settore evidenziano una particolare complessità della geologia di pianura; si possono infatti riconoscere diverse unità litologiche, idrogeologiche e stratigrafiche a seconda dell ambito specifico considerato nonché degli autori che hanno trattato l argomento (Tabella 2). Schematicamente il sottosuolo della città di Milano è costituito da una successione di sedimenti plio-pleistocenici, composti, nella parte basale, prevalentemente da limi e argille d origine marina con rare sabbie e ghiaie, mentre nella parte sommitale si hanno alternanze di ghiaie, sabbie, limi ed argille di origine alluvionale e fluvioglaciale, con netta predominanza di ghiaie e sabbie (orizzonti permeabili acquiferi). Tabella 2 - Unità idrogeologiche presenti nel sottosuolo di Milano secondo le denominazioni dei diversi autori UNITÀ LITOLOGICHE (Martinis B. & Mazzarella S., 1971) UNITÀ IDROSTRATIGRAFICHE (Francani & Pozzi, 1981) Fluvioglaciale Wurm Auct. (Dil. Recente) UNITÀ UNITÀ IDROGEOLOGICHE STRATIGRAFICHE (Avanzini, Beretta, Francani et al., 1995) (Pieri & Groppi, 1981) Unità ghiaioso- sabbiosa GRUPPI ACQUIFERI (Regione Lombardia & Agip, 2002) A Litozona ghiaioso- sabbiosa Fluvioglaciale Riss- Mindel Auct. (Dil. Medio- Antico) Ceppo Auct. Alluvione Unità sabbioso- ghiaiosa Unità a conglomerati e arenarie basali B Litozona sabbioso- Unità sabbioso- argillosa (facies C argillosa Villafranchiano Sabbie di Asti continentali e di transizione) D Litozona argillosa Unità argillosa (facies marine) Fonte: componente geologica, idrogeologica e sismica del PGT del Comune di Milano (Regione Lombardia & ENI divisione AGIP, 2002; modificata) Pag. 16

17 I criteri utilizzati da ENI Divisione AGIP e Regione Lombardia (2002) fanno riferimento ai risultati di un indagine multidisciplinare, compiuta utilizzando diverse fonti di dati; tale indagine propone un modello stratigrafico basato sul riconoscimento e la definizione di 4 unità idrostratigrafiche, definite come segue: Gruppo Acquifero A: costituisce la porzione più superficiale dell acquifero tradizionale, che si presenta generalmente libero ed è attualmente sfruttato in modo intensivo, seppure spesso interessato da fenomeni di inquinamento. In questo gruppo acquifero rientrano le litologie più grossolane: prevalentemente ghiaie e ghiaie grossolane, poligeniche a matrice sabbiosa da media a molto grossolana; gli intervalli sabbiosi sono molto subordinati, con sabbia giallastra, da media a molto grossolana, spesso ciottolosa. La base del Gruppo Acquifero A presenta nell area di studio un immersione verso S-SE, con quote comprese tra circa 150 e 50 m s.l.m. e spessore dal piano campagna fino a m (Figura 4) e non è sempre presente in tutte le zone della Città. Gruppo Acquifero B: presente al di sotto del Gruppo Acquifero A, corrisponde alla porzione più profonda dell acquifero tradizionale, generalmente confinato o semi-confinato. Tale gruppo acquifero è rappresentato da una successione costituita da sedimenti, quali sabbie medio grossolane e ghiaie a matrice sabbiosa, caratterizzati da porosità e permeabilità elevate. I sedimenti fini, molto subordinati, sono limitati alla parte bassa della successione, con intercalazioni di argilla limosa e limo di spessore da decimetrico a metrico. Alla base del Gruppo Acquifero B è possibile individuare localmente livelli di conglomerati poco cementati e facies maggiormente cementate verosimilmente riferibili al Ceppo Auct. Anche per il Gruppo Acquifero B, la base presenta nell area di studio un immersione verso SSE, con quote comprese tra circa 130 e -50 m s.l.m. e spessore che varia da m fino a 100 m circa (Figura 5). Gruppo Acquifero C: attribuito alla parte bassa del Pleistocene medio, è costituito da prevalenti argille limoso-sabbiose grigie, talora fossilifere. Tali depositi sono riferibili ad un ambiente che è sia continentale che transizionale, caratterizzato da prevalenti sequenze cicliche di sabbie fini e limi argillosi e subordinati livelli sabbioso-ghiaiosi. L andamento della base presenta sempre la stessa immersione verso S-SE, con quote che nell area sono comprese tra circa 100 e quasi -200 m s.l.m. (Figura 6). Pag. 17

18 Gruppo Acquifero D: costituito da una sequenza di facies negativa, di età pleistocenica inferiore, il Gruppo Acquifero D è caratterizzato da argilla siltosa e silt con intercalazioni di sabbia fine e finissima in strati sottili alla base, sabbia grigia fine e media nella porzione intermedia, e ghiaia poligenica alternata a sabbia nella parte alta. La successione sedimentaria è interpretata come un sistema deposizionale di delta-conoide progradante da Nord verso Sud. Figura 4 - Carta delle isobate (m s.l.m.) del Gruppo Acquifero A (Fonte: Carta Geologica 1: foglio 118 Milano) Figura 5 - Carta delle isobate (m s.l.m.) del Gruppo Acquifero B (Fonte: Carta Geologica 1: foglio 118 Milano) Pag. 18

19 Figura 6 - Carta delle isobate (m s.l.m.) del Gruppo Acquifero C Ai fini di una schematizzazione semplificata della struttura idrogeologica del milanese si è ritenuto opportuno distinguere solamente due acquiferi, il primo dei quali corrisponde ai Gruppi Acquiferi A e B, a volte poco distinguibili, ed il secondo al Gruppo Acquifero C; sono state tralasciate le falde confinate contenute negli acquiferi più profondi in quanto caratterizzate da una produttività limitata e da uno stato di alterazione chimica naturale. L acquifero tradizionalmente sfruttato è rappresentato dalla somma dei Gruppi Acquiferi A e B e, a questa successione di unità, viene dato il nome di complesso idrogeologico. All interno di tale struttura è possibile distinguere, dove se ne verificano le condizioni, un acquifero non confinato ed uno semiconfinato, isolato tramite lenti poco permeabili di spessore e continuità variabile. Il problema della separazione tra i due acquiferi non si pone nella parte settentrionale della provincia, mentre comincia a delinearsi all altezza della città di Milano, dove livelli limoso-argillosi tra 60 e 80 m dal piano campagna, danno luogo a una parziale separazione all interno del complesso idrogeologico costituito dalla somma dei Gruppi Acquiferi A e B; questo stato determina notevoli variazioni del chimismo della falda, o comunque differenze di concentrazione paragonabili a quelle che si hanno al passaggio tra il complesso idrogeologico stesso (A+B) e quello sottostante, riferito al Gruppo Acquifero C. L acquifero tradizionale (A+B) raggiunge i maggiori valori di trasmissività nella fascia circostante la valle del Ticino e nel Milanese, mentre nella parte centro orientale ed orientale della provincia si riscontrano valori 1,5-2 volte inferiori rispetto alla parte occidentale; il valore di Pag. 19

20 trasmissività decresce, inoltre, procedendo da nord a sud del milanese, con trend abbastanza irregolare. Tabella 3 - Riassunto caratteristiche Gruppi Acquiferi GRUPPI ACQUIFERI PROFONDITÀ (m) CONDUCIBILITÀ IDRAULICA (m 2 /s) A da 0 a m B da 40 a 100 m C da 100 a 200 m ed oltre CARATTERISTICHE QUALITATIVE Molto vulnerabile, può essere soggetta a contaminazioni microbiologiche e chimiche Possono esserci pennacchi di contaminanti chimici specie nelle zone di intercomunicazione con l acquifero sovrastante Possibile presenza di H2S e a profondità maggiori di 200 m anche acqua salmastra. Tabella 4 - Pozzi e acquifero intercettato GRUPPO ACQUIFERO CAPTATO N POZZI AD USO POTABILE A 1 AB 206 ABC 1 B con separazione da A con livello di argilla 241 B senza separazione da A con livello di argilla 68 BC 28 C 42 TOTALE 587* * questo valore comprende anche 4 pozzi del Comune di Corsico Pag. 20

21 Il contesto idrografico Da un punto di vista idrografico, l area milanese è una realtà complessa ed eterogenea, costituita dai bacini di due corsi d acqua principali (Lambro Settentrionale ed Olona) e da una rete minore di rogge, cavi, canali che ha acquisito la sua attuale conformazione nell arco dei secoli (Figura 7). Figura 7 - Reticolo idrico superficiale del Comune di Milano Milano, infatti, nel corso della sua storia ha operato in modo da convogliare verso la città gran parte delle acque dei corsi d acqua che provenivano da nord, per utilizzarle a scopo irriguo o difensivo o come vie di trasporto. In tal modo Milano è diventato un complesso nodo idraulico. Lo sviluppo degli insediamenti civili ed industriali a nord di Milano e l intensa urbanizzazione, con notevole consumo di suolo e risorsa idrica a monte della città, hanno prodotto un aumento del volume delle acque riversate nei fiumi e nei torrenti ed una riduzione dei tempi di corrivazione, dando luogo così a sensibili incrementi dei volumi e dei colmi di piena; questa situazione ha determinato vaste e frequenti esondazioni dei principali corsi d acqua del reticolo idraulico a nord di Milano (Seveso, Olona, Lura) ed all interno della Città (Seveso in località Niguarda) e conseguenti allagamenti di aree fortemente urbanizzate, che hanno spesso comportato gravi danni e forti disagi alla popolazione residente, accompagnati da lunghe interruzioni del traffico e dei servizi di trasporto pubblico. Pag. 21

22 La progressiva impermeabilizzazione dei suoli e la conseguente limitazione e tombinatura delle reti di drenaggio rappresentano, dunque, nel contesto cittadino, una minaccia per la sicurezza idraulica del territorio, che richiede ingenti interventi sull assetto idrografico per consentire la riduzione dei rischi a livelli socialmente accettabili. Si pone perciò il problema di adottare strumenti che garantiscano l invarianza idraulica e, quindi, la sostenibilità di lungo periodo di un assetto idrografico e, in particolare, è necessario limitare in futuro possibili effetti di aggravio delle piene legati alla progressiva urbanizzazione e all impermeabilizzazione dei suoli conseguente alle trasformazioni di uso del suolo. Il sistema di difesa idraulico principale di Milano è costituito dai seguenti canali artificiali: il Canale Scolmatore di Nord Ovest (C.S.N.O.), completato nel 1980 ad opera della Provincia di Milano, che mediante i suoi due tronchi denominati rispettivamente "Ramo Seveso" e "Ramo Olona" raccoglie, a monte di Milano, nel nodo di Vighignolo, parte delle portate di piena del Seveso, dei torrenti delle Groane (Garbogera, Pudiga, Nirone e Guisa), del fiume Olona e dei suoi affluenti (Lura e Bozzente) per recapitarle nel Deviatore Olona e nel fiume Ticino il Deviatore Olona realizzato dal Comune di Milano per derivare al nodo di Vighignolo le prime e più inquinate scolmature provenienti dal "Ramo Seveso" e dal "Ramo Olona" del C.S.N.O. e recapitarle nel Colatore Lambro Meridionale, salvaguardando così il fiume Ticino il Deviatore Redefossi realizzato dal Comune di Milano nel 1976 a salvaguardia del territorio dei comuni di San Donato e San Giuliano Milanese, che raccoglie parte delle portate di piena del Cavo Redefossi, prima che queste raggiungano il territorio dei comuni sopra ricordati, e le convoglia direttamente nel fiume Lambro Settentrionale. Tale sistema di difesa ha contribuito significativamente al contenimento del fenomeno delle esondazioni nell'area urbana milanese, che ha visto ridotte in frequenza ed intensità, ma non eliminate, le periodiche inondazioni che la colpivano. Si tratta quindi di interventi non ancora sufficienti per garantire un grado di sicurezza accettabile per un'area urbana di queste dimensioni e di questa importanza. Il reticolo idrografico principale, (R.I.P.) riportato in Figura 8, può ricondursi sostanzialmente ad un unico sistema fluviale naturale e artificiale facente capo a sud di Milano al fiume Lambro. Il reticolo drena la parte centrale di un ampio territorio compreso tra le Prealpi ed il Po, delimitato ad est dal fiume Adda e ad ovest dal fiume Ticino. Pag. 22

23 Figura 8 - Corsi d acqua relativi al R.I.P. presenti sul territorio del Comune di Milano I collegamenti realizzati tra vettori originariamente indipendenti, la deviazione, soppressione o artificializzazione dei loro antichi alvei sono testimonianti dal fatto che i corsi d acqua che attraversano Milano, con la sola eccezione del Lambro Settentrionale, non conservano, a valle della Città, la stessa denominazione con la quale vi giungono da monte, benché risulti chiara la continuità idraulica dei loro tracciati. È il caso del torrente Seveso e del Naviglio della Martesana che confluiscono a Milano per dare origine al Cavo Redefossi e alla Roggia Vettabbia Alta, o il caso dell Olona che esce da Milano con il nome di Colatore Lambro Meridionale. Questo complicato reticolo può tuttavia essere schematizzato individuando due sistemi fondamentali, che fanno capo rispettivamente al Lambro Settentrionale e Meridionale. Al primo appartengono il Seveso e il Naviglio della Martesana, che versano le loro acque nel Lambro Settentrionale attraverso il Cavo Redefossi, al secondo, l Olona e i suoi tributari Bozzente, Lura, Merlata e Pudiga. Al sistema dei corsi d acqua principale con tombinature di grandi dimensioni, si vanno ad aggiungere altri reticoli minori nei quali scorrono corsi d acqua più modesti, cavi, rogge e fontanili. Si tratta di una complessa rete che corre a poca profondità dal piano stradale e che forma un sistema a se, Pag. 23

24 indipendente dalla rete dei canali di fognatura che si è invece sviluppata prevalentemente a maggiore profondità. La ricognizione del reticolo idrografico ha permesso di definire il numero complessivo di corsi d acqua che scorrono sul territorio comunale, pari a duecentoventotto (Tabella 5). Lo sviluppo totale del reticolo idrografico è pari a circa 540 km, di cui circa 330 km scoperti e circa 210 km tombinati. Tabella 5 - Riepilogo della ripartizione dei corsi d acqua presenti sul territorio del Comune di Milano N. Denominazione N di corsi d acqua Sviluppo in territorio comunale (m) Tratto scoperto (m) Tratto tombinato (m) 1 R.I.P R.I.M. pubblico Consorzi di bonifica Corsi d acqua privati Altri corsi d acqua Totali Sul territorio del Comune di Milano risulta presente un Reticolo Idrico Minore (RIM) costituito complessivamente da centosettantadue corsi d acqua di competenza del Comune di Milano e dei consorzi di bonifica; il difficile governo del RIM in un area densamente urbanizzata, concorre particolarmente alla criticità idraulica attuale a cui è soggetta la Città di Milano. Il R.I.M. di competenza del Comune di Milano è costituito da sessantuno corsi d acqua. Lo sviluppo complessivo, a cui si applica il regolamento di polizia idraulica ai sensi del R.D. 523/1904, è pari a poco meno di 97 km, di cui circa 70 km scoperti e poco meno di 27 km tombinati. Il R.I.M. attribuito ai consorzi di bonifica presente sul territorio comunale, ai sensi della D.G.R. 7868/2002 (all. D), e successive modifiche, è costituito da trentadue corsi d acqua, così suddivisi: Consorzio Canale Navigabile Cremona Po: 2 corsi d acqua; Consorzio Cavo Taverna: 1 corso d acqua; Consorzio di Roggia Vettabbia: 2 corsi d acqua; Consorzio Est Ticino Villoresi: 17 corsi d acqua; Consorzio Naviglio Olona: 10 corsi d acqua. Quelli definibili come privati, infine, sempre facenti parte del R.I.M., sono stati individuati sia in base alle informazioni e stati di fatto rilevati durante i sopralluoghi in campo, sia come differenza tra l elenco completo del R.I.M. ed il reticolo attribuito alla competenza comunale ed ai consorzi di Pag. 24

25 bonifica: sul territorio comunale ne sono stati rilevati settantanove. La lunghezza complessiva è pari a circa 193 km, di cui quasi 130 km sono scoperti e circa 63 km sono tombinati. Sono stati inoltre identificati una serie di corsi d acqua, caratterizzati da peculiarità specifiche, che non possono essere inseriti all interno del R.I.M. del Comune di Milano ne dichiarati di natura privata o di pertinenza di consorzi di bonifica: per questi è stata coniata una classificazione ad hoc. Si tratta complessivamente di quarantadue corsi d acqua, per uno sviluppo di circa 62 km (di cui circa 29 km scoperti e 33 km tombinati). Si tratta di: Corsi d acqua alimentati che terminano in fognatura Corsi d acqua non alimentati che terminano in fognatura Corsi d acqua tombinati per gran parte del proprio corso, non alimentati, e che recapitano nel reticolo superficiale Corsi d acqua declassati a fognatura pubblica Corsi d acqua prevalentemente scoperti, ubicati in aree agricole, privi di acque proprie ed abbandonati, anche solo temporaneamente. Anche la rete fognaria assume un ruolo di primaria importanza nel ciclo integrato delle acque. Il territorio comunale risulta suddiviso in due bacini: il primo comprende le aree delimitate dall alveo dell Olona e dalla cintura ferroviaria ed è suddiviso in 5 sottobacini; il secondo comprende la restante parte del territorio comunale, la cui sistemazione idraulica evita che le acque provenienti da questo territorio si sommino alle acque del bacino interno. Questo secondo bacino, definito di ampliamento, utilizza un sistema di collettori che trasportano le acque direttamente a valle della città, evitando la zona urbana. La rete fognariadi Milano ha un architettura particolare: è costituita da maglie locali, nelle quali i canali minori sono stati realizzati con sezioni particolarmente generose. La rete fognaria attuale raggiunge la quasi totalità della popolazione milanese: la qualità di progettazione garantisce una buona efficienza anche se la vetustà dei condotti più antichi rende necessaria una continua manutenzione della rete di servizio. L intera portata fognaria viene, in seguito, convogliata nei 3 impianti di depurazione (Nosedo, Milano S. Rocco e Peschiera Borromeo) che suddividono la città in tre bacini scolanti: il bacino occidentale di circa 85 kmq, il bacino centro orientale di circa 81 Kmq e il bacino orientale di circa 16 kmq (Figura 9). Pag. 25

26 L impianto di Nosedo funge da collettore per la parte centro-orientale della città e costituisce l impianto principale a servizio di circa il 50% della popolazione; l impianto di S. Rocco è ubicato alla periferia sud di Milano, al confine con Rozzano e a Nord della tangenziale Ovest, mentre l impianto di Peschiera Borromeo, costituito da due linee di depurazione di cui solo la seconda serve la città di Milano, è collettato al bacino orientale. Le acque in uscita dall impianto di Nosedo sono rilasciate in tre punti distinti: un recapito è direttamente l emissario Nosedo a valle dell opera di presa, uno sulla roggia Vettabbia, più a sud, ed il terzo è il cavo Redefossi al confine con il comune di San Donato Milanese. La totalità delle acque che fuoriescono dall impianto è utilizzata a scopo irriguo. L impianto di Milano S. Rocco ha tre recapiti superficiali: il Lambro meridionale, la roggia Pizzabrasa e la roggia Carlesca. Quest ultime possono ricevere le acque di scarico solo tramite pompaggio, e vengono utilizzate per usi irrigui dei terreni a sud di Milano, fino alla provincia di Pavia. Infine l impianto di Peschiera Borromeo, esterno al territorio comunale cittadino, prevede un unico recapito finale per le acque in uscita, presso il fiume Lambro Settentrionale. Con il completamento e l entrata a regime dei tre impianti descritti, il fabbisogno depurativo milanese è totalmente coperto (100% dell agglomerato), con una capacità depurativa complessiva che raggiunge i abitanti equivalenti. I trattamenti chimici, fisici e biologici utilizzati permettono di operare un efficace depurazione sia in termini di rimozione dei contaminanti che in termini di disinfezione batterica, la cui efficienza è peraltro limitata dall immissione di acque parassite all interno della rete fognaria. Le acque parassite del sistema fognario non sono altro che apporti non desiderati di acqua pulita o poco inquinata in aggiunta agli apporti meteorici propriamente convogliati alla rete fognaria di tipo misto, quali acque di falda, acque da reticolo idrico superficiale, ecc., che diluendone i reflui riducono l efficienza degli impianti di depurazione stessi. Pag. 26

27 Figura 9 - Ubicazione dei principali collettori e degli impianti di depurazione relativi al territorio comunale di Milano 3.2 LA QUALITÀ DELLA RISORSA Gli aspetti qualitativi si possono descrivere differenziando tra: aspetti qualitativi della risorsa idropotabile attuale ed elementi di possibile compromissione nel prossimo futuro, sia all interno del territorio comunale che nei territori circostanti; aspetti qualitativi dei reflui fognari a monte e a valle del processo depurativo; aspetti qualitativi legati ad inquinanti emergenti nel reticolo idrico superficiale recettore dei reflui depurati: già al loro ingresso a Milano, il Lambro, l Olona e il Seveso contengono quantità significative di contaminanti che nel tragitto urbano subiscono un ulteriore incremento. Il processo di depurazione che avviene nei tre depuratori milanesi è complessivamente di elevata efficienza, soprattutto per alcune classi di composti, quali caffeina e nicotina, droghe, disinfettanti e alchilfenoli, ma incompleto per farmaci e composti polifluorurati; impatti qualitativi sul reticolo idrico superficiale e sotterraneo dovuti ai reflui depurati e alle perdite lungo la rete fognaria, legati in particolar modo ai nitrati. In particolare, i livelli della contaminazione chimica della falda idrica utilizzata dall acquedotto possono essere considerati complessivamente in progressiva diminuzione, sia per effetto della Pag. 27

28 riduzione delle attività industriali causa di inquinamento nell area cittadina e nell hinterland milanese sia a seguito degli interventi di bonifica delle aree contaminate aumentati nel corso degli anni. La tipologia degli inquinanti presenti è rimossa adeguatamente dagli impianti di trattamento ubicati presso le centrali, tranne per i nitrati e per il cromo ove comunque le condizioni sono al di sotto dei valori limite di parametro. Solo presso la centrale Gorla è presente anche un impianto specifico di rimozione ad osmosi inversa, efficace anche per la rimozione di nitrati e cromo. Di seguito si riepilogano le conoscenze derivanti dal monitoraggio dei singoli inquinanti. Composti organo-alogenati Gli inquinanti organo-alogenati, poco solubili in acqua, una volta penetrati nel terreno, possono restare nell acquifero per tempi lunghissimi, rilasciando quantità molto piccole ma sufficienti a compromettere la potabilità dell acqua di falda, pertanto i fronti di contaminazione, anche se originati da scarichi di vecchia data, continuano per diversi decenni a propagarsi nel sottosuolo con lentissima velocità, sia per effetto del movimento della falda, sia, in minor misura, per effetto del cosiddetto gradiente di concentrazione, dalle zone più contaminate a quelle più pulite. Se, complessivamente, la contaminazione media chimica della falda, in particolare da organoalogenati, risulta in diminuzione, questa tendenza non è però presente in tutto il territorio cittadino, infatti l andamento della concentrazione totale dei solventi clorurati e della sommatoria di tricloroetilene e tetracloroetilene nella zona nord-ovest di Milano è in aumento. Maggiori dettagli sono riportati in Tabella 6. Tabella 6 - Descrizione e localizzazione dei principali componenti organo-alogenati presenti in falda Inquinante Descrizione Cloroformio Il cloroformio è un solvente alogenato volatile quindi in grado di saturare rapidamente i filtri a carboni attivi, che una volta saturi lo rilasciano, rendendo indispensabile una maggiore frequenza la loro sostituzione e rigenerazione. La sua distribuzione è localizzata principalmente a nord-ovest della città e sia rimasta pressoché costante negli ultimi anni. Pag. 28

29 Cis 1,2 dicloroetilene Freon 141 b Freon 11 Questo composto, prodotto dalla decomposizione dei composti organoalogenati tradizionali si trova principalmente, anche se in modeste quantità, nelle centrali di Armi ed Este. Il Freon 141 b, utilizzato come ritardante di fiamma nella produzione di materie plastiche, è presente principalmente nella centrale di Feltre e in quantità ridotte presso le centrali di Gorla e Martini, ovvero nella zona est di Milano. In questi ultimi anni si è avuto un forte incremento di freon 141b nel campo pozzi della centrale Feltre, dove nel pozzo 2 (debitamente escluso dal servizio) la concentrazione ha raggiunto 100 µg/l. Si segnala la presenza di Freon 11 principalmente nei pozzi di Baggio e Armi. A Baggio nel corso del 2013 si è notato un aumento costante nei pozzi del contenuto di Freon 11 a causa del pennacchio di inquinamento proveniente da nord ovest dai comuni limitrofi a Milano. Le concentrazioni massime raggiunte sono state: - Baggio pozzo 21 di 22 µg/l; - Baggio pozzo 12 di 9 µg/l; - Armi pozzo 2 di 7 µg/l. Figura 10 - Presenza Freon 11 nel pozzo 11 a Baggio 25 pozzo 21 di Baggio 20 µg/l Freon gen giu set nov-1220-nov-1327-nov dic dic-13 Pag. 29

30 Pesticidi Il pesticida più diffuso è la 2,6 diclorobenzammide che si trova maggiormente nelle centrali poste nella fascia nord-ovest della città come si evince dagli Allegati. Questi ultimi presentano l andamento della concentrazione presente nei pozzi spia che nel corso degli ultimi anni è rimasta pressoché invariata. Cromo esavalente Il cromo esavalente è presente principalmente nei pozzi della centrale Gorla e Armi con i valori riportati in Tabella 7 e in Tabella 8. Il valore medio del Cromo VI al rubinetto di Armi nel 2013 è stato pari a 12 µg/l. Il valore medio al rubinetto di Gorla (dopo trattamento con osmosi inversa di una parte dell acqua prelevata dai pozzi) nel 2013 è stato pari a 12 µg/l. Tabella 7 - Cromo esavalente presente nei pozzi della centrale Armi Punto di prelievo DATA DI PRELIEVO CROMO VI (µg/l) Armi pozzo mag-13 7 Armi pozzo mag Armi pozzo mag-13 9 Armi pozzo mag Armi pozzo mag Armi pozzo mag Armi pozzo mag Armi pozzo mag Armi pozzo mag Armi pozzo mag Pag. 30

31 Tabella 8 - Cromo esavalente presente nei pozzi della centrale Gorla. Punto di prelievo DATA DI PRELIEVO CROMO VI (µg/l) Gorla pozzo lug Gorla pozzo lug Gorla pozzo lug Gorla pozzo lug Gorla pozzo lug Gorla pozzo lug Gorla pozzo lug Nitrati I nitrati sono in lento aumento principalmente nella zona nord-est di Milano come si evince delle immagini seguenti dove vengono riepilogate le diverse concentrazioni di nitrati in Provincia di Milano. Figura 11 - Concentrazioni dei nitrati in provincia di Milano (Fonte: Nitrates in Groundwater: isotopic prospection in high vulnerability area, - C. Arduini, A. Dadomo, G. Martinelli, G. Porto, A. Zelioli, E. Carraro, M. Gangemi - Provincia di Milano - Atti CONSOIL 2008) Pag. 31

32 I numerosi studi pubblicati individuano come l origine dei nitrati presenti in falda sia non tanto di origine agricola quanto, piuttosto, di origine antropica, e quindi prevalentemente dovute alle interazioni tra le reti fognarie e le acque di falda. 3.3 LA QUANTITÀ DELLA RISORSA La quantità della risorsa idrica, legata al SII, è funzione prevalentemente di due aspetti tra loro sinergici: - La disponibilità quantitativa della risorsa idrica destinata al servizio acquedotto, rappresentata dalle variazioni piezometriche della falda freatica nel territorio della Città di Milano e dei Comuni adiacenti; - Le discrepanze rilevate tra i quantitativi di risorsa idrica emunta dalle falde ed immessa nella rete acquedotto e i quantitativi idrici conferiti alla depurazione; quest aspetto rappresenta una quantificazione del grado di interazione tra la rete fognaria e la risorsa idrica superficiale e sotterranea, con particolare riferimento al tema delle acque parassite. Relativamente al primo aspetto, i dati di soggiacenza e piezometria di seguito illustrati appartengono alla rete di monitoraggio della Provincia di Milano e sono stati estrapolati dal database Servizio Informativo Falda (SIF) per le decadi Appare evidente, da studi pregressi (Figura 12 e Figura 13), che i livelli di falda lombardi abbiano subito un decremento consistente e continuo tra il 1955 ed i primi anni '70, periodo in cui sono stati raggiunti i valori minimi. A valle di tale evento i livelli piezometrici sono aumentati progressivamente stabilizzandosi, salvo oscillazioni stagionali, tra il 1980 e il A partire dal 1990 una nuova ripresa dell'innalzamento dei livello in falda ha raggiunto i valori massimi negli anni più recenti. Va, però, specificato come tale innalzamento della falda, dovuto alla sensibile riduzione dei prelievi idrici per attività produttive, rappresenti un graduale ripristino delle condizioni originarie della falda freatica. Le diffuse problematiche conseguenti, quali l allagamento di infrastrutture interrate (metropolitana, parcheggi sotterranei, ecc.), ed i relativi costi, non dipendono in alcun modo dalla gestione del SII, e per tale motivo i costi di mitigazione di tali problematiche non devono essere coperti dagli utenti del SII stesso. Pag. 32

33 Figura 12 - Andamento storico del livello piezometrico nella città di Milano (Fonte: Beretta, 1998) Figura 13 - Andamento storico del livello piezometrico nella città di Milano (Fonte: Provincia di Milano, Direzione Centrale Ambiente, Servizio Acque Sotterranee e Banca Dati Idriche, SIF) Pag. 33

34 Figura 14 - esempio di variazione delle soggiacerne e delle piezometrie per la Provincia di Milano tra gli anni 1982 e 2007 (Fonte: IRSA-CNR) I dati relativi ai volumi annui comparativi dei flussi di acque potabili immesse in rete e dei reflui trattati dagli attuali impianti di depurazione porta alla stima di un incremento idrico lungo la rete dell ordine di 80 milioni di m³ (vedere Tabella 23 per maggiori dettagli della stima), attribuibile sia all apporto delle acque meteoriche che, per una parte rilevante, all immissione di acque parassite all interno della pubblica fognatura. Tali apporti dovuti a fattori esterni vanno a ridurre l efficienza del sistema di collettamento e trattamento dei reflui. In tale analisi risulta di particolar importanza l interazione con il reticolo idrico superficiale, sia a livello di aggravio della funzionalità del SII in condizioni ordinarie e di piena del reticolo idrico, sia a livello strategico analizzando preliminarmente i possibili benefici sulle dinamiche idrauliche naturali derivanti da un eventuale adeguamento delle infrastrutture del SII Pag. 34

35 3.4 I DRIVER DELLA DOMANDA DI ACQUA E DEI SERVIZI DI FOGNATURA E DEPURAZIONE Il primo aggiornamento del Piano d Ambito della Città di Milano (effettuato nel 2010) non ha modificato i capitoli di Piano d Ambito approvato, relativi all inquadramento territoriale e agli obiettivi di Piano, in quanto allora lo sviluppo urbanistico della Città di Milano nell ultimo biennio non aveva subito importanti evoluzioni e il Piano di Governo del Territorio (PGT) non era stato approvato. Lo stesso documento specificava che (p. 3) le linee guida della pianificazione d ambito dovranno essere oggetto di verifica e rivalutazione nell aggiornamento quinquennale, a seguito dell approvazione del nuovo Piano di Governo del Territorio, in quanto dovranno recepirne i contenuti. L iter di approvazione del PGT si è concluso con la delibera n. 16 nella seduta del 22 maggio 2012 del Consiglio Comunale di Milano. Contemporaneamente, si sono verificate importanti trasformazioni urbanistiche, in particolare: Si sono conclusi grandi progetti di riconversione di aree industriali con riqualificazione urbanistica, come le aree Bovisa-Certosa, Bicocca, Portello e Garibaldi-Repubblica e sono in corso nell area ex fiera (CityLife); Sono in corso i cantieri per Expo In questa sezione le informazioni contenute nel PGT, unitamente agli ultimi dati demografici disponibili, sono utilizzati per aggiornare le informazioni demografiche contenute nel Piano d ambito e stimare pertanto la domanda d acqua fino a fine concessione. E da sottolineare che nel corso degli ultimi anni si sta registrando una progressiva diminuzione dei consumi idrici, come evidenziato in Tabella 9. Tabella 9 - Volumi di acqua prelevati dall ambiente, immessi in rete e fatturati Anno Volume prelevato dall'ambiente (m3/anno) Volume in ingresso alla distribuzione (m3/anno) Volume fatturato (m3/anno) Perdite reali (m3/anno) Perdite reali / Volume prelevato dall'ambiente 10% 11% Volume fatturato / Volume prelevato 15% 17% (Fonte: Raccolta dati 2013 sull efficienza del SII, Metropolitana Milanese) Pag. 35

36 Struttura demografica del Comune di Milano Secondo i dati pubblicati dall Ufficio Statistica del Comune di Milano, la popolazione residente al 2011 si attesta su oltre abitanti, invertendo la tendenza di graduale diminuzione iniziata negli anni 70 (Figura 15). Dal grafico si evince che la popolazione residente è aumentata di quasi unità negli ultimi dieci anni. Da segnalare anche un progressivo invecchiamento dei residenti, con quasi il 24% di ultrasessacinquenni. Figura 15 - Andamento temporale della popolazione residente ( ) (Fonte: Ufficio Statistica Comune di Milano) La popolazione risulta distribuita come evidenziato in Figura 16. A fronte di una densità media di ab/km2, l area centrale e nord orientale risulta essere la più densamente abitata, contrariamente alla zona sud dove la densità abitativa supera di poco i 4000 ab/km2. Figura 16 - Densità abitativa al 31/12/2011 (Fonte: Ufficio Statistica Comune di Milano) Pag. 36

37 L incremento demografico dell ultimo decennio può essere attribuibile alla popolazione immigrata, aumentata di quasi unità. Le dinamiche demografiche del Comune di Milano degli ultimi anni sono state inoltre influenzate dalle attività di riqualificazione e riuso delle aree dismesse. A tale proposito, il Piano di Governo del Territorio (PGT) stima gli abitanti insediabili in poco meno di unità. Tali dati tuttavia non restituiscono il dato sulla domanda d acqua a usi potabili, in quanto la popolazione effettiva è costituita anche da popolazione fluttuante, costituita da studenti fuori sede, lavoratori domiciliati, pendolari, turisti, stranieri non residenti, ecc. Per la popolazione residente sono disponibili le proiezioni effettuate dall Ufficio statistica del comune di Milano. Per le altre componenti, in mancanza di dati facciamo qui riferimento alle stime riportate nel PGT 2.. Considerando le dinamiche demografiche future, le proiezioni della popolazione residente sono state elaborate dall Ufficio Statistica del Comune di Milano, e riportate in Tabella 10. Tabella 10 - Proiezioni popolazione residente Incremento % Ipotesi alta % Ipotesi media % Ipotesi Bassa % (Fonte: Comune di Milano) A questo sono state aggiunte le stime per gli stranieri non residenti, gli studenti fuori sede, i lavoratori, i pendolari e i turisti elaborate dal PGT, per ottenere le proiezioni della popolazione diurna. Tabella 11 - Proiezioni popolazione diurna Incremento % Ipotesi alta % Ipotesi media % Ipotesi Bassa % (Fonte: Elaborazioni su dati Comune di Milano e PGT) 2 Da notare che la popolazione stimata nel PGT per il 2014 è superiore a quella effettiva ( abitanti all 01/01/2014, fonte ISTAT) quindi questi dati potrebbero sovrastimare l effettiva domanda d acqua corrente e futura. Pag. 37

38 Se da un lato le stime degli utenti del Servizio Idrico Integrato della Città di Milano (somma dei residenti, abitanti non residenti, pendolari, ecc.) per i prossimi 15 anni evidenzino un aumento variabile tra il 9% e il 17%, si deve tenere conto del fenomeno di riduzione dei consumi pro-capite in atto in tutta Italia e registrato anche Milano nell ultimo decennio. Tra il 2012 e il 2013 è stato registrato un calo del 1% circa dell acqua prelevata dalla falda e del 3% circa dell acqua fatturata. L effetto congiunto dei due driver potrebbe dare effetto, nel lungo periodo, ad una costanza dei consumi. Tuttavia sarà necessario monitorare con attenzione l evoluzione dei consumi e comprendere meglio le forzanti che li governano. La domanda d acqua subirà infine un picco nel 2015, per effetto dell EXPO 2015, con 20 milioni di visitatori attesi nell arco dei 6 mesi di manifestazione. Struttura produttiva del Comune di Milano Secondo i dati dell Ufficio Statistica del Comune di Milano 3, dal 2004 al 2011: - Il tasso di occupazione della popolazione attiva (15-64 anni) è aumentato di oltre due punti percentuali, passando da 67,2% a 69,7%, al di sopra della media nazionale del 59,6%; - È leggermente aumentato il tasso di disoccupazione, dal 4,8% al 5.2%, rimanendo comunque al di sotto della media nazionale di 8.4% 4 Guardando tuttavia i dati sul numero di imprese a fronte di un aumento sia delle imprese attive (Tabella 12), che degli addetti (Tabella 13), si nota un vistoso calo del comparto manifatturiero. Tabella 12 - Numero di imprese attive per settore di attività Descrizione attività ATTIVITÀ MANIFATTURIERE FORNITURA DI ENERGIA ELETTRICA, GAS, VAPORE E ARIA CONDIZIONATA COSTRUZIONI Fonte: Comune di Milano, Ufficio Statistico Indicatori Mercato del lavoro Fonte: ISTAT Pag. 38

39 COMMERCIO ALL'INGROSSO E AL DETTAGLIO; RIPARAZIONE DI AUTOVEICOLI E MOTOCICLI TRASPORTO, MAGAZZINAGGIO E COMUNICAZIONI ATTIVITÀ DEI SERVIZI DI ALLOGGIO E DI RISTORAZIONE ATTIVITÀ FINANZIARIE E ASSICURATIVE ,678 ATTIVITA' IMMOBILIARI, PROFESSIONALI, SCIENTIFICHE E TECNICHE, NOLEGGIO, AGENZIE DI VIAGGIO, SERVIZI DI SUPPORTO ALLE IMPRESE ISTRUZIONE SANITA' E ASSISTENZA SOCIALE ATTIVITÀ ARTISTICHE, SPORTIVE, DI INTRATTENIMENTO E DIVERTIMENTO TOTALE (Fonte: Istat Censimenti Industria e Servizi 2011) Tabella 13 - Numero di addetti nelle imprese attive per settore di attività Descrizione attività ATTIVITÀ MANIFATTURIERE 189, ,632 FORNITURA DI ENERGIA ELETTRICA, GAS, VAPORE E ARIA CONDIZIONATA 6,599 7,561 COSTRUZIONI 32,661 45,225 COMMERCIO ALL'INGROSSO E AL DETTAGLIO; RIPARAZIONE DI AUTOVEICOLI E MOTOCICLI 161, ,762 TRASPORTO, MAGAZZINAGGIO E COMUNICAZIONI 120, ,872 ATTIVITÀ DEI SERVIZI DI ALLOGGIO E DI RISTORAZIONE 57,094 71,845 ATTIVITÀ FINANZIARIE E ASSICURATIVE 114,072 70,687 ATTIVITA' IMMOBILIARI, PROFESSIONALI, SCIENTIFICHE E TECNICHE, NOLEGGIO, AGENZIE DI VIAGGIO, SERVIZI DI SUPPORTO ALLE IMPRESE 338,862 ISTRUZIONE 3,014 5,084 Pag. 39

40 SANITA' E ASSISTENZA SOCIALE 17,946 27,137 ATTIVITÀ ARTISTICHE, SPORTIVE, DI INTRATTENIMENTO E DIVERTIMENTO, ALTRE ATTIVITÀ DI SERVIZI 28,451 27,109 TOTALE 731,701 1,037,776 (Fonte: Istat) Le dinamiche produttive del Comune di Milano saranno inoltre influenzate nei prossimi anni dall indotto generato da Expo 2015, che, nelle previsioni più ottimistiche, dovrebbe generare una produzione complessiva di 23,6 miliardi di euro e generare oltre imprese a livello nazionale. L area di Milano e della Lombardia beneficeranno per 15,8 mld di produzione aggiuntiva, 7,4 mld di valore aggiunto e oltre 129 mila occupati 5. Non sono disponibili dati sull indotto nel Comune di Milano. Date le dinamiche produttive recenti e l incertezza circa gli effetti dell Expo sull economia locale, si confermano i volumi identificati per la domanda d acqua a scopi produttivi. Questa conclusione si basa sull ipotesi che la forte riduzione della domanda per usi industriali, cominciata a metà degli anni 80 per effetto dei processi di deindustrializzazione della zona, si sia ormai stabilizzata. 3.5 PIANI E PROGRAMMI INERENTI LA RISORSA IDRICA Nella pianificazione vigente il tema della risorsa idrica viene affrontato o richiamato all interno di numerosi piani e programmi che possono avere un effetto sulle politiche di sviluppo delle infrastrutture idrauliche dei pubblici servizi di acquedotto, fognatura, collettamento e depurazione. Tra i più rilevanti vi sono il Programma di Tutela ed Uso della Acque (PTUA), che ha assorbito Piano di Risanamento delle Acque (PRRA), ed il Piano Stralcio di cui all art. 141 della L. 388/2000 in cui vengono definiti e quantificati gli interventi in campo fognario e depurativo necessario al rispetto degli adempimenti in materia di risanamento ambientale previsti prima dal D.lgs. 152/1999 e poi dal D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. e dalla Direttiva Europea 91/271/CE. La Legge 183/1989 Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo individuava come principale strumento pianificatorio il Piano di Bacino, mediante il quale sono programmate le azioni e le norme d uso finalizzate alla difesa ed alla valorizzazione del suolo e alla 5 Camera di Commercio di Milano, EXPO SpA, 2013, L indotto di Expo 2015, un analisi di impatto economico Pag. 40

41 corretta utilizzazione delle acque. In una realtà più complessa come quella del Bacino del Fiume Po, il processo di formazione del Piano è avvenuto per piani stralcio tematici in modo tale da affrontare i problemi più urgenti. La Direttiva Europea 2000/60/CE, che istituisce un quadro d azione comunitaria in materia di acque, individua quale strumento per la pianificazione, il Piano di Gestione del Bacino Idrografico. Il D.lgs. 152/06 e s.m.i., all articolo 63, istituisce in ogni distretto idrografico l Autorità di Bacino Distrettuale nei cui compiti vi è la definizione degli obiettivi a scala di bacino idrografico, cui devono attenersi tutti i Piani sotto ordinati, nonché l indicazione della priorità degli interventi. La Legge Regionale 26/2003 e s.m.i., che ha recepito gli orientamenti normativi comunitari, prevede che il Piano di Gestione del bacino Idrografico costituito dall Atto di indirizzo, sia approvato dal Consiglio Regionale su proposta della Giunta Regionale, mentre il Programma di Tutela ed Uso delle Acque (PTUA), sia approvato dalla Giunta Regionale, e che contengano azioni, tempi e norme di attuazione per il raggiungimento degli obiettivi contenuti nell Atto degli Indirizzi. Programma di Tutela ed Uso delle Acque Il Programma di Tutela ed Uso della Acque (PTUA) è lo strumento che individua, in un approccio organico, lo stato di qualità delle acque superficiali e sotterranee, gli obiettivi di qualità ambientale, gli obiettivi per specifica destinazione delle risorse idriche e le misure integrate dal punto di vista quantitativo e qualitativo da adottare, di medio termine, per garantire le funzioni vitali delle acque per l ambiente e lo sviluppo. Il PTUA è stato predisposto dalla Regione Lombardia a seguito dell approvazione della Legge Regionale 12 dicembre 2003 n. 26 disciplina dei servizi locali di interesse economico generale (modificata dalla L.R. 18/2006 e, più recentemente, dalla L.R. 29/2014), con la quale è stata affrontata una complessiva riorganizzazione della gestione dei servizi pubblici e delle relative risorse, in attuazione di quanto previsto dalla Direttiva quadro sulle acque 2000/60/CE che individua nel Piano di gestione del bacino idrografico lo strumento regionale di pianificazione delle risorse idriche e articola il Piano in un Atto di indirizzi per la politica delle acque ed in un Programma di tutela e uso delle acque. Il Programma di Tutela ed Uso delle Acque costituisce, con il Piano di Gestione del bacino idrografico previsto dalla L.R. 26/2003, la prima stesura del Piano di Tutela della Acque previsto dal Pag. 41

42 D.lgs. 152/99. A seguito dell adozione, il PTUA è stato inviato al parere di conformità delle due Autorità di Bacino insistenti sul territorio lombardo: l Autorità di Bacino nazionale del fiume Po e l Autorità di Bacino interregionale del Fissero-Tartaro-Canal Bianco. L autorità di Bacino del fiume Po ha espresso parere di conformità rispetto agli indirizzi espressi con le Deliberazioni 6/2002, 7/2002 e 7/2003 del Comitato Istituzionale, nel Comitato Tecnico del 21 dicembre 2005 e il PTUA è stato definitivamente approvato con Deliberazione n del 29 marzo La recente Legge Regionale n. 29, approvata nel corso della seduta consiliare del 18 novembre 2014, riallinea la normativa regionale vigente in tema di servizio idrico integrato (L.R. 26/2003) con parte delle modifiche normative intervenute nel corso degli ultimi anni, e con particolare riferimento al ruolo del PTUA sostituisce l art. 45. Il nuovo articolo si rende necessario per conformare la normativa regionale con quella statale e comunitaria in materia di strumenti di pianificazione delle attività di gestione e tutela delle risorse idriche e per eliminare riferimenti impropri. L articolo chiarisce che lo strumento regionale per la pianificazione della tutela qualitativa e quantitativa delle acque è il Piano di Tutela delle Acque previsto e disciplinato dall art. 121 del D.lgs. 152/2006. L articolo precisa inoltre che il PTA ha efficacia vincolante per le amministrazioni e gli enti pubblici territoriali, che devono adeguare i rispettivi strumenti di pianificazione ambientale e urbanistica entro 6 mesi. L obbligo è esteso anche ai Piani d Ambito. L atto di indirizzo per la politica di uso e tutela delle acque della Regione Lombardia, approvato con Delibera Consigliare n. VII/1048 del 28/07/2004, indica gli obiettivi strategici della politica regionale nel settore, coerentemente con quanto previsto dal Programma Regionale di Sviluppo della VII legislatura e con quanto previsto dai Documenti di Programmazione Economica e Finanziaria della normativa europea e nazionale. L articolo 76 del D.lgs. 152/2006 e s.m.i. definisce gli obiettivi minimi di qualità ambientale per i corpi idrici significativi e gli obiettivi di qualità ambientale per specifica destinazione dei corpi idrici. In particolare al comma 4 prevede di adottare entro il 22 dicembre 2015 misure atte a conseguire il mantenimento o di raggiungimento per i corpi idrici significativi superficiali e sotterranei l obiettivo di qualità ambientale corrispondente allo stato di buono ed il mantenimento, ove già esistente, dello stato di qualità ambientale elevato. La definizione di obiettivi meno rigorosi è consentita purché siano rispettati i parametri dei valori limite più cautelativi e purché i medesimi non comportino ulteriore deterioramento dello stato dei Pag. 42

43 corpi idrici e non pregiudichino il raggiungimento degli obiettivi prefissati in altri corpi idrici all interno dello stesso bacino idrografico. Gli obiettivi strategici che vengono perseguiti al fine di sviluppare una politica volta all uso sostenibile del sistema acque, valorizzando e tutelando la risorsa idrica in quanto bene comune sono: La tutela in modo prioritario delle acque sotterranee e dei laghi, per la loro particolare valenza anche in relazione all approvvigionamento potabile attuale e futuro; La destinazione alla produzione di acqua potabile e la salvaguardia di tutte le acque superficiali oggetto di captazione a tal fine e di quelle previste quali fonti di approvvigionamento dalla pianificazione; L idoneità alla balneazione per tutti i grandi laghi prealpini e per i corsi d acqua loro emissari; La designazione quali idonei alla vita dei pesci dei grandi laghi prealpini e dei corsi d acqua aventi stato di qualità buono o sufficiente; Lo sviluppo degli usi non convenzionali delle acque, quali usi ricreativi e la navigazione, la tutela dei corpi idrici e degli ecosistemi connessi; L equilibrio del bilancio idrico per le acque superficiali e sotterranee, identificando ed intervenendo in particolare sulle aree sovra sfruttate. Sulla base delle indicazioni riportate nell allegato 1 del D.lgs. 152/1999 sono stati individuati i corpi idrici significativi superficiali quali i corsi d acqua naturali, i laghi, i corpi idrici artificiali distinti in canali e serbatoi ed in particolare nel territorio di competenza dell ATO Provincia di Milano per singole categorie figurano: Fiumi: Ticino, Adda, Lambro settentrionale, Olona e Lambro meridionale; Canali serbatoi: C. Muzza, Naviglio Grande e Naviglio Pavese. La metodologia per la classificazione dei corsi d acqua, dettata dal D.lgs. 152/1999, stabilisce gli indicatori necessari per la ricostruzione del quadro conoscitivo rappresentativo dello Stato Ecologico e Ambientale delle acque sulla base del quale misurare il raggiungimento degli obiettivi di qualità prefissati. Le elaborazioni compiute portano ad identificare la situazione riassunta in figura seguente (Figura 17), tratta dalla Relazione di Sintesi del PTUA. Pag. 43

44 Figura 17 - Stato Ecologico dei corsi d acqua e laghi lombardi (Fonte: PTUA) La valutazione dello stato ambientale delle acque sotterranee deve essere effettuata valutando sia lo stato quantitativo dell acquifero sia lo stato qualitativo definito sulla base della determinazione di parametri chimici principali e addizionali. Per la definizione dello stato quantitativo, il PTUA ha considerato differenti aspetti tra cui il rapporto prelievi/ricarica, il confronto con il livello di riferimento e la definizione di un trend evolutivo. Per l attribuzione della classe quantitativa si è fatto riferimento ai valori di concentrazione di 7 parametri chimici di base e di 28 parametri addizionali inquinanti inorganici e organici. Lo stato ambientale delle acque sotterranee è definito da 5 classi, determinate dalle Pag. 44

45 sovrapposizioni delle classi di tipo qualitativo e di quelle di tipo quantitativo. La sintesi delle elaborazioni compiute sulla classificazione dello stato quantitativo e dello stato di qualità ambientale dei corpi idrici sotterranei presente nel PTUA è rappresentata nella figura seguente (Figura 18). Figura 18 - Stato Ambientale dei corpi idrici sotterranei (Fonte: PTUA) Ai sensi dell art. 101 del D.lgs. 152/2006 e s.m.i. tutti gli scarichi sono disciplinati in funzione del rispetto degli obiettivi di qualità dei corpi idrici e devono comunque rispettare i valori limite previsti all Allegato 5 della Terza parte del decreto medesimo. A tal fine le Regioni tenendo conto dei carichi massimi ammissibili e delle migliori tecniche disponibili, possono definire valori- Pag. 45

46 limite di emissione differenti sia in concentrazione massima ammissibile sia in quantità massima purché non meno restrittivi di quelli previsti all Allegato 5 del D.lgs. 152/2006. Occorre privilegiare le soluzioni atte a ridurre le portate meteoriche circolanti nelle reti fognarie, sia unitarie sia separate, prevedendo la raccolta separata delle acque meteoriche non suscettibili di essere contaminate e il loro smaltimento sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo e, in via subordinata, in corpi d acqua superficiali. Tale indicazione di carattere generale è inoltre da valutare in relazione alle aree di risalita delle falda individuate del P.T.U.A. ed alle specifiche situazioni locali, con possibile diverso approccio sotto il profilo della scelta del recettore più opportuno. Le indicate soluzioni sono da applicare alle aree di ampliamento e di espansione, attualmente caratterizzate da una circolazione naturale delle acque meteoriche, evitando sostanziali aggravi per le reti fognarie situate a valle, e che costituiscono riferimento nel caso di ristrutturazione o di rifacimento delle reti esistenti. Infine la critica situazione idraulica di molti corsi d acqua, inadeguati a ricevere le portate meteoriche urbane ed extraurbane, porta ad adottare scelte atte a ridurre le portate meteoriche drenate sia dalle esistenti aree scolanti, sia dalle aree di futura urbanizzazione. Per il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale dei corpi idrici significativi superficiali, nel Regolamento regionale per gli scarichi di acque reflue e di prima pioggia si definiscono i limiti di emissione per gli impianti di trattamento delle acque reflue più restrittivi di quelli previsti dal D.lgs. 152/99. In particolare, per i corpi idrici superficiali è stata verificata la necessità di utilizzare i limiti di emissione per gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane più restrittivi di quelli di legge e che sono riportati nella Tab.8.8 del P.T.U.A. Piano Urbano Generale dei Servizi nel sottosuolo Il Piano Urbano Generale dei Servizi nel Sottosuolo (PUGSS) è lo strumento di pianificazione del sottosuolo con il quale i comuni organizzano gli interventi nel sottosuolo delle reti dei servizi in esso presenti e costituisce lo strumento integrativo di specificazione settoriale del Piano dei Servizi di cui all art. 9 della L.R. 12/2005 per quanto riguarda l infrastrutturazione del sottosuolo, e deve essere congruente con le altre previsioni del medesimo piano dei servizi e con quelle degli altri elaborati del piano per il governo del territorio (PGT). Pag. 46

47 Il Regolamento regionale 15 febbraio 2010 n. 6, definisce i criteri guida per la redazione dei Piani Urbani Generali dei Servizi nel Sottosuolo (PUGSS) e i criteri per la mappatura e la georeferenziazione delle infrastrutture, nel rispetto di tutta la normativa di settore meglio elencata successivamente. Il PUGSS, così come stabilito dal Regolamento regionale è stato sviluppato in tre fasi redazionali. La fase conoscitiva, finalizzata alla ricognizione della conoscenza territoriale nelle sue specifiche, attuata attraverso analisi ed elaborati relativi alle caratteristiche ambientali, urbanistiche e infrastrutturali del territorio, rilievi dello stato degli impianti tecnologici (dati provenienti dagli enti gestori), previsioni di evoluzione della distribuzione della popolazione, del tessuto urbano e delle reti di superficie e sotterranee. Nella fase conoscitiva, si è cercato di garantire il massimo coordinamento con gli elaborati conoscitivi che compongono il PGT utilizzando gli elementi di indagine già disponibili La fase di analisi, finalizzata ai fattori di attenzione del sistema urbano: problematiche ed aspetti di criticità su cui intervenire, individuate attraverso l analisi delle informazioni acquisite nella fase conoscitiva. La fase pianificatoria, finalizzata alla definizione del Piano degli interventi, attraverso la definizione della strategia di utilizzo del sottosuolo, con riferimento al prevedibile sviluppo delle infrastrutture a rete del sottosuolo e alle modalità di realizzazione delle stesse, ai criteri per gli interventi, alle modalità per coordinare i programmi di sviluppo, adeguamento e manutenzione degli impianti tecnologici. Il Piano Urbano Generale dei Servizi nel Sottosuolo del Comune di Milano non prevede, allo stato attuale, azioni dirette sul sistema delle reti (per esempio nuove direttrici di sviluppo, spostamenti/potenziamenti dei nodi delle reti, ecc.) e rinvia per una più puntuale programmazione ai piani di intervento predisposti dagli enti gestori. A tal fine le prescrizioni tecniche (già inserite nei Regolamenti) indicano la necessità per i gestori di consegnare al Comune di Milano i propri piani, completi di cronoprogramma, al fine di garantire la coerenza e l eventuale sinergia nell attuazione degli stessi. Al tavolo tecnico di programmazione, a cui partecipano i gestori nonché i rappresentanti dei servizi facenti capo all Ufficio di sottosuolo, è affidato il compito di coordinare fra loro i piani di intervento presentati, con il programma triennale delle opere pubbliche, riferito in particolare all elenco annuale, e con eventuali altri interventi previsti dal Comune. Pag. 47

48 Piano di gestione del Distretto idrografico del fiume Po Ai sensi dell articolo 45, comma 1, della Legge Regionale 12 dicembre 2003 n. 26, il piano di gestione del bacino idrografico, previsto dall articolo 13 della direttiva 2000/60/CE del 23 ottobre 2000 (Direttiva Quadro sulle Acque), è lo strumento regionale per la pianificazione della tutela e dell uso delle acque, e con esso, coerentemente con la pianificazione dell Autorità di bacino del fiume Po, sono individuate le misure e gli interventi necessari ad assicurare la tutela qualitativa e quantitativa dei corpi idrici regionali. La Direttiva Quadro sulle Acque (Direttiva 2000/60/CE) nasce dall esigenza di sviluppare una politica comunitaria integrata, in materia di acque ed ha l obiettivo di proteggere le acque mediante la riduzione dell inquinamento, impedire un ulteriore deterioramento e migliorare l ambiente acquatico, promuovere un utilizzo idrico sostenibile e contribuire a mitigare gli effetti delle inondazioni e della siccità. Strumento operativo attraverso cui gli Stati membri devono applicare i contenuti della Direttiva a livello locale è il Piano di Gestione. Il legislatore comunitario, vista l importanza dell obiettivo che si intende raggiungere, e per evitare che i Paesi membri possano restituire i Piani di Gestione tra loro non confrontabili, attraverso l Allegato VII della Direttiva si è sforzato di rendere quanto più esplicito possibile i contenuti che questi dovranno avere fornendo l elenco degli elementi che dovranno essere in essi ricompresi. La Direttiva 2000/60/CE è stata recepita a livello nazione con l emanazione del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. che pone il problema di avviare quanto prima l attività necessaria affinché si giunga, entro i tempi previsti dalla Direttiva, all adozione anche in Italia del Piano di Gestione per ogni Distretto Idrografico. Nel Distretto Idrografico del Fiume Po, le attività previste sono realizzate insieme al Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM), alle Regioni del distretto ed alla Provincia Autonoma di Trento. Il punto di partenza del processo di elaborazione dei Piano è costituito dagli strumenti di pianificazione vigenti a livello distrettuale e sub distrettuale. In particolare il Piano di Tutela delle Acque regionali per quanto riguarda la tutela e la gestione della risorsa idrica e il Piano per l Assetto Idrogeologico per quanto attiene gli aspetti di gestione e di rischio alluvionale e di tutela dell ambiente fluviale. Pag. 48

49 In data 24 febbraio 2010 il Comitato Istituzionale dell Autorità di Bacino del fiume Po ha adottato il Piano di Gestione del Distretto Idrografico del fiume Po. La Deliberazione di adozione è stata pubblicata, per estratto, sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e sui Bollettini Ufficiali delle Regioni del Distretto Idrografico del fiume Po. La DQA pone l attenzione sul tema della misura a monitoraggio dello stato delle acquee, e in particolare all art. 8 prevede che gli stati membri elaborino programmi di monitoraggio dello stato delle acque superficiali, sotterranee e della aree protette. Per le acque superficiali sono previsti tre tipi di monitoraggio ovvero di sorveglianza, operativo e di indagine. Il monitoraggio di sorveglianza ha lo scopo di classificare lo stato ecologico e chimico dei corpi idrici, di integrare e validare la procedura di impatto e del rischio di mancato conseguimento degli obiettivi, di progettare efficaci ed efficienti programmi futuri di monitoraggio e valutare sul lungo periodo i cambiamenti dovuti a fattori naturali e/o attività antropiche diffuse sul territorio. Il monitoraggio operativo serve a stabilire e confermare lo stato dei corpi idrici a rischio di non raggiungimento degli obiettivi ed a valutare i cambiamenti dello stato delle risultanze dall attuazione dei programmi di misure. Il monitoraggio d indagine si attua quando è sconosciuto il motivo del mancato raggiungimento degli obiettivi ambientali, quando il monitoraggio di sorveglianza indica il rischio di mancato raggiungimento degli obiettivi e non è ancora stato approntato il programma di monitoraggio operativo e/o per valutare gli impatti e l intensità di un inquinamento accidentale. I risultati del monitoraggio d indagine servono ad individuare le misure più appropriate per raggiungere gli obiettivi ambientali e per determinare le misure specifiche per rimediare all inquinamento accidentale. Per le acque sotterranee sono previsti tre tipi di monitoraggio: monitoraggio del livello piezometrico dei corpi idrici e per lo stato chimico il monitoraggio di sorveglianza e operativo. La rete per il monitoraggio di sorveglianza è progettata al fine di caratterizzare lo stato chimico dei corpi idrici sotterranei per valutare il rischio di non raggiungimento dell obiettivo di buono stato chimico, di definire lo stato chimico di tutti i corpi idrici sotterranei non a rischio di non raggiungimento dell obiettivo di buono al 2015 e di fornire informazioni da utilizzare nella valutazione dei trend di lungo periodo sia in condizioni naturali sia come risultato dell attività umana. Pag. 49

50 Per quanto riguarda il monitoraggio operativo esso deve essere progettato con lo scopo di definire lo stato di ogni corpo idrico identificato come a rischio di non raggiungimento degli obiettivi ambientali e stabilire la presenza di trend positivi significativi e duraturi delle concentrazioni di sostanze inquinanti dovuti ad attività antropiche. Il monitoraggio delle aree protette, ovvero dei corpi idrici a scopo potabile sia superficiali che sotterranei, deve prevedere stazioni di monitoraggio quando il corpo idrico fornisce in media più di 100 m³/giorno. In termini di sostanze da analizzare, devono essere applicati i protocolli di monitoraggio previsti dalle normative sulle acque potabili, e devono inoltre essere monitorate tutte le sostanze prioritarie e tutte quelle che potrebbero modificare i requisiti di potabilità. Pag. 50

51 4 STATO DI FATTO DEI SERVIZI IDRICI 4.1 INTRODUZIONE La descrizione sullo stato di fatto delle reti e degli impianti del SII della Città di Milano, gestito da Metropolitana Milanese SpA (MM), si basa essenzialmente su: Dati acquisiti durante le quotidiane attività di gestione e, comunque, dalla ricognizione delle infrastrutture, delle opere e degli impianti idraulici (assets) gestiti da MM la cui stima economica (valore a nuovo e costi di ricostruzione) è stata effettuata, con aggiornamento al 2013, sulla base della Perizia Giurata (Metodologia per la determinazione del valore economico degli assets destinati al servizio idrico integrato della città di Milano) elaborata nel 2006; Informazioni riportate nel Sistema Informativo Territoriale (SIT) implementato da MM in cui sono archiviate, gestite e mantenute puntualmente aggiornate le mappature e le informazioni alfanumeriche delle reti idriche e fognarie, e dei relativi impianti, in modo tale da visualizzare sul territorio la consistenza delle infrastrutture del Servizio favorendo quindi una più corretta e ottimale gestione dello stesso. Le possibili criticità individuate sono state classificate, come riportato nella Deliberazione AEEGSI del 27 dicembre /2013/R/idr e nella Determinazione del 7 marzo 2014 n.3/ DSID, in modo tale da definire i criteri di individuazione degli interventi ovvero di pianificazione degli investimenti: l analisi condotta ha portato all individuazione, per l ambito territoriale di riferimento e così come riepilogato nel paragrafo 3.6, delle possibili criticità classificate nelle categorie indicate dall AEEGSI, mantenendo parallelamente ben evidenti gli obiettivi di conservazione e di miglioramento riportati in questo Piano d Ambito, nella fattispecie: Criticità di approvvigionamento idrico (captazione e adduzione) Criticità nella fornitura di acqua potabile (potabilizzazione e distribuzione) Criticità nel servizio di fognatura Criticità nel servizio di depurazione Criticità nel servizio di misura Pag. 51

52 4.2 ACQUEDOTTO Stato dell Arte Le risorse idriche sotterranee sono una risorsa strategica in quanto fonte di approvvigionamento per il consumo umano. La tutela e la salvaguardia di tale risorsa coinvolge le aree di territorio che costituiscono le aree di ricarica naturale delle falde. Da qui nasce la necessità di un coordinamento con gli Enti ed i soggetti preposti alla pianificazione e al controllo del territorio. L Ufficio d Ambito ha approvato una bozza di protocollo d intesa con l ATO della Provincia di Milano ed i gestori del SII per un efficiente gestione e condivisione dati relativi alla risorsa idrica sotterranea (Delibera CdA ATO n.20/2013 del 29 maggio 2013). Allo stato attuale la rete acquedotto presenta un estensione complessiva pari a circa 2.171,6 km, così suddivisa: - 95,6 km di rete di adduzione (rete pozzi); km di rete di distribuzione POZZI La captazione di acqua, in via esclusiva dalla falda, avviene attraverso 583 pozzi suddivisi in campi pozzi distribuiti principalmente sull area della città che fanno capo a 31 centrali di pompaggio, delle quali 29 sono attualmente funzionanti (Tabella 14). Le pompe sommerse sono posizionate prevalentemente nell acquifero del gruppo B ed hanno una portata media di l/s. Tabella 14 - Opere di presa e impianti di pompaggio suddivisi per età (dati 2013) Manufatti rete acquedotto < 5 anni 6-10 anni anni > 15 anni Totale Opere di presa (da fonti sotterranee e superficiali) Impianti di pompaggio (Fonte: Raccolta dati 2013 sull efficienza del SII, Metropolitana Milanese) Pag. 52

53 ADDUZIONE Le portate emunte dai pozzi arrivano direttamente alle centrali acquedottistiche per mezzo di una rete di adduzione (rete pozzi) caratterizzata da una estensione totale pari a circa 100 Km. Maggiori dettagli sulla estensione, tipologia di materiali ed età delle reti di adduzione sono riportati in Tabella 15. In genere una centrale di pompaggio e costituita da un edificio fuori terra, seminterrato o interrato, dove sono collocate le vasche di accumulo, i macchinari elettrici ed idraulici, nonché le apparecchiature di controllo e comando, della vasca di accumulo e dei pozzi di alimentazione ubicati nelle vicinanze. Le 29 Centrali di rilancio oggi attive, distribuite su tutto il territorio cittadino, sono gestite mediante un complesso sistema di telemetria, grazie al quale è possibile controllare e comandare l'avviamento dei pozzi e dei gruppi di spinta per sollevare l'acqua nella rete di distribuzione. Le 26 vasche di accumulo fungono da serbatoi di compenso e di riserva e consentono l eventuale sedimentazione dalla sabbia che può essere presente nei pozzi; le vasche hanno altezze comprese tra i 3 m ai 10 m con volumi totali che variano da un valore minimo di circa 700 mc ad un massimo di circa mc per un totale di circa mc (Tabella 16). Tabella 15 - Lunghezza (in km) della rete di adduzione suddivisa per tipologia di materiali e classi di età (dati 2013) Materiali rete di adduzione <5 anni 6-10 anni anni anni > 50 anni Totale acciaio/ferro - - 2,5 33,1 29,7 65,3 ghisa 1,3 5,5 11,1 3,3 9,1 30,3 materiale sintetico (PVC, PEAD, ecc...) materiale cementizio cemento amianto altro Totale 1,3 5,5 13,6 36,4 38,8 95,6 (Fonte: Raccolta dati 2013 sull efficienza del SII, Metropolitana Milanese) Pag. 53

54 Tabella 16 - Serbatoi suddivisi per età (dati 2013) Manufatti rete acquedotto < 5 anni 6-10 anni anni > 15 anni Totale Serbatoi (Fonte: Raccolta dati 2013 sull efficienza del SII, Metropolitana Milanese) POTABILIZZAZIONE A causa delle contaminazioni della falda, Metropolitana Milanese sottopone, dove necessario, l'acqua a trattamenti prima della distribuzione. I metodi di potabilizzazione utilizzati a Milano sono la filtrazione su carboni attivi e le torri di aerazione; la disinfezione, dove necessario, è effettuata tramite ipoclorito di sodio o con raggi U.V. Dal 2007 è in funzione un impianto ad osmosi inversa. In alcune centrali acquedottistiche, per abbattere inquinanti di differenti tipologie, si utilizzano sia le torri di aerazione, sia i filtri a carboni attivi. In altri contesti territoriali non viene effettuato invece alcun processo di potabilizzazione poiché l acqua captata è già conforme ai requisiti di potabilità. In particolare, delle 29 centrali attive, 24 sono dotate di impianti di trattamento di cui: - 17 con impianti di filtri a carboni attivi; - 2 dotate di torri d'aerazione; - 4 dotate di impianti di trattamento accoppiato di filtri a carboni attivi e torri d'aerazione; - 1 dotata di impianto di trattamento ad osmosi inversa + filtri a Carboni attivi. Nella Tavola 1 allegata al presente Piano viene illustrata la distribuzione sul territorio comunale delle diverse tipologie di impianti di potabilizzazione DISTRIBUZIONE La rete di distribuzione dell acquedotto si estende per Km, raggiungendole utenze del servizio con un grado di copertura pari al 100% (Tabella 17). Le tubazioni della rete sono poste a una profondità media di circa 1,5 m sotto il piano stradale, per proteggere l'acqua dagli sbalzi termici; la temperatura dell'acqua si mantiene su valori costanti, compresi fra i 14 C e i 15 C, fino al punto di consegna agli impianti interni delle utenze. L età media della rete di distribuzione è di circa 58 anni ed è costituita quasi totalmente da condotte di materiale metallico: acciaio per circa il 20%, ghisa per l 80% circa e materiali plastici per una frazione minimale. Per quanto concerne la realizzazione delle derivazioni d utenza (circa allacciamenti) il materiale più utilizzato da sempre è stato Pag. 54

55 l acciaio (75%) e in piccola parte la ghisa (21%) anche se pare opportuno precisare che MM ha perseguito negli ultimi anni un programma di nuova posa e di risanamento di allacciamenti esistenti con tubazioni in polietilene (circa 3%). Maggiori dettagli sono riportati in Tabella 18. Tabella 17 - Utenti acquedotto suddivisi per tipologia (dati 2013) Utenti N. Domestiche residenti Domestiche non residenti 0 Non domestiche di cui pubbliche 810 di cui agricole 56 di cui per allevamento animali 0 di cui artigianali, commerciali, professionali di cui industriali 102 di cui turistico ricettivo, attività somministrazione alimenti e bevande 0 di cui bocche antincendio 0 di cui per altri usi 0 Numero di utenze totali (UtT) (Fonte: Raccolta dati 2013 sull efficienza del SII, Metropolitana Milanese) Tabella 18 - Lunghezza (in km) della rete di distribuzione suddivisa per tipologia di materiali e classi di età (dati 2013) <5 anni 6-10 anni anni anni > 50 anni Totale Materiale rete distribuzione acciaio/ferro 7,0 10,0 74,0 149,8 163,5 404,3 ghisa 70,5 62,2 274,6 615,1 645,9 1668,3 materiale sintetico (PVC, PEAD, ecc...) 3,4-3,4 materiale cementizio cemento amianto altro Totale 80,9 72,2 348,6 764,9 809,4 2076,0 (Fonte: Raccolta dati 2013 sull efficienza del SII, Metropolitana Milanese) Pag. 55

56 CASE DELL ACQUA Le case dell acqua sono da considerarsi come l evoluzione naturale delle fontanelle (o vedovelle 6 ), forniscono un ristoro per cittadini e turisti ed assumono anche la valenza di luogo di aggregazione sociale, di comunicazione ed informazione sulla qualità dell acqua erogata e, più in generale, del servizio idrico integrato. Sul territorio della città di Milano sono presenti, allo stato attuale, 8 case dell acqua. Verrà installata una nona nel corso del In Tabella 19 sono riportate le ubicazioni, il periodo di installazione e la fonte del finanziamento per l installazione. Le specifiche dei costi gestione sono riportati nel paragrafo relativo ai costi operativi del servizio idrico integrato. Tabella 19 - Case dell acqua nell ambito della Città di Milano Ubicazione Installazione Finanziamento Parco Formentano largo Marinai 2012 Comune di Milano + Contributo Regione d Italia (zona 4) Lombardia Parco Chiesa Rossa via Chiesa Rossa 2012 Comune Milano + Contributo Regione (zona 5) Lombardia Via G. Battista Morgagni (Zona 3) 2012 Comune Milano + Contributo R. Lomb. Parco N. Savarino via Livigno (Zona 9) 2012 Comune Milano + Contributo R. Lomb Giardino Cassina de Pomm via Zuretti 2012 Comune Milano + Contributo Regione (Zona 2) Lombardia Giardino di via Lessona (Zona 8) 2011 Comune Milano Via Serrati- Ponte Lambro (Zona 4) Settembre 2014 Comune di Milano (opere a scomputo oneri di urbanizzazione) Parco Don Primo Mazzolari via Don Novembre 2014 ATO Città di Milano Primo Mazzolari (Zona 6) Luogo da individuare (Zona 7) 2015 ATO Città di Milano (Fonte: Comune di Milano, ATO) 6 Le Vedovelle sono le tipiche fontanelle di Milano, così chiamate perché il filo d acqua incessante che sgorga è paragonato al pianto di una vedova. Pag. 56

57 Il bilancio di circa un anno e mezzo del loro funzionamento (marzo 2013 novembre 2014) è il seguente: Oltre 2 milioni di litri d acqua erogati (di cui 1,2 di acqua gasata) pari a circa 1% del totale dell acqua erogata. 65 tonnellate di CO2 risparmiate 57 tonnellate di bottiglie di plastica evitate Criticità Le principali criticità attuali di tipo qualitativo sono legate alla necessità di migliorare la qualità della risorsa idrica tramite il potenziamento degli impianti di potabilizzazione esistenti e/o mediante il recupero o realizzazione di nuovi campi pozzi in aree a minor contaminazione di inquinanti in falda. A livello quantitativo permangono attualmente perdite di rete e di pressione, con valori decisamente inferiori alle medie nazionali. Le potenziali criticità future sono legate all incremento dei livelli di contaminazione della falda in termini di concentrazioni ed estensione delle aree interessate dalla presenza di inquinanti quali nitrati e cromo esavalente, come illustrato nel paragrafo 2.2. Inoltre la continua diminuzione dei consumi idrici da parte dell utenza, già evidenziata nel paragrafo 2.4, dovrà essere oggetto di un attento e continuo monitoraggio, in particolare sugli effetti dovuti sui ricavi tariffari. 4.3 FOGNATURA Stato dell Arte La rete di fognatura del Comune di Milano raggiunge attualmente uno sviluppo di Km di condotti e presenta a servizio una superficie urbanizzata di circa ha ed una percentuale di copertura del nucleo urbanizzato pari a circa il 100 %. Il sistema fognario adottato è prevalentemente di tipo unitario. Nella rete fognaria confluiscono circa 284 milioni di metri cubi di acque reflue, provenienti dal territorio dei comuni di Milano e di Settimo Milanese. Pag. 57

58 Le tipologie di sezioni adottate nel corso degli anni per realizzare i condotti della rete milanese sono circa 300; gran parte di queste sezioni sono state utilizzate soltanto in particolari situazioni e per tratti di lunghezza limitati, considerato che per più del 99% della rete sono state adottate complessivamente circa 50 tipi di sezione. Sulla base delle dimensioni della sezione i condotti possono essere così suddivisi: Condotti minori, con sezioni trasversali aventi superfici interne inferiori al metro quadro, che raggiungono una lunghezza di circa 690 Km, pari a circa il 44% dell intera rete; Collettori di medie dimensioni o di interconnessione zonale, con sezioni interne comprese tra 1 e 3 metri quadrati, che raggiungono uno sviluppo di circa 760 Km, pari a circa il 48% di quello complessivo; Grandi collettori, con sezioni interne maggiori di 3mq, che si estendono per circa 100 Km, con un incidenza di circa l 8% sull intera rete. Il sistema di condotti fognari di Milano, essendo di tipo unitario o misto, raccoglie le acque di origine meteorica ed i reflui urbani, siano essi dovuti a scarichi civili o produttivi. L allacciamento degli immobili ai condotti della rete pubblica ubicati sotto il piano stradale avviane tramite apposite tubazioni a servizio di ogni singolo edificio, avente andamento rettilineo e diametro interno generalmente pari a DN 200. Tutti i condotti di fognatura sono dotati di sistemi di accesso (circa ), necessari per l'ispezione e la manutenzione, costituiti da camerette sotterranee di dimensioni commisurate a quelle della canalizzazione, ma comunque tali da consentire di operare con sufficiente agio e sicurezza. In taluni casi, specialmente lungo i collettori maggiori o in corrispondenza dei principali nodi idraulici, i manufatti di ispezione raggiungono dimensioni ragguardevoli e assumono configurazioni particolarmente interessanti anche dal punto di vista architettonico. Gli impianti di sollevamento acque reflue attualmente in esercizio sono 17 di cui 15 on-line (attive h 24) e 2 off-line (vengono attivate solo in caso d interventi di manutenzione straordinaria sulla rete). Nell ambito della rete sono presenti 139 (72 nella zona Ovest e 67 nella zona Est) manufatti speciali di sottopasso a sifone che consentono di superare le interferenze con alcuni impianti o infrastrutture sotterranee, per i quali non risulta possibile variare l andamento altimetrico. In alcuni nodi dell ossatura principale della rete di fognatura nonché nei corsi d acqua cittadini sono posizionati degli impianti di intercettazione costituiti da paratoie elettromeccaniche, le quali hanno la funzione di intercettare la portata convogliata da un collettore deviandola temporaneamente, in Pag. 58

59 caso di necessita, verso un altro per agevolare interventi di ispezione o di manutenzione nelle sezioni di valle. Tabella 20 - Lunghezza rete fognaria (dati 2013) Lunghezza Lunghezza rete fognaria 1544 di cui di tipo unitario a gravità 1516 di cui di tipo unitario in pressione 0 di cui di tipo separato per acque meteoriche 0 di cui di tipo separato per acque nere a gravità 28 di cui di tipo separato per acque nere in pressione 0 (Fonte: Raccolta dati 2013 sull efficienza del SII, Metropolitana Milanese) Tabella 21 - Allacci fognari (dati 2013) Tipologia allacci Numero Domestici Industriali 739 di cui dotati di misuratore di portata 0 di cui dotati depuratore aziendale 0 (Fonte: Raccolta dati 2013 sull efficienza del SII, Metropolitana Milanese) Tabella 22 - Misuratori fognaria (dati 2013) <= > 15 Tipologia misuratori anni anni anni anni Totale Misuratore per canali aperti Elettromagnetici Ultrasuoni Altro Totale (Fonte: Raccolta dati 2013 sull efficienza del SII, Metropolitana Milanese) Pag. 59

60 Criticità A livello qualitativo le criticità della rete fognaria sono legate da un lato alla eccessiva diluizione dei reflui collettati agli impianti di depurazione per i motivi precedentemente elencati (immissioni da reticolo idrico, possibili problematiche di funzionamento degli scaricatori di piena in condizioni di piena del reticolo recettore, scarichi di pompe di calore e di pompe di drenaggio di locali ed infrastrutture interrati), dall altro agli impatti delle perdite di rete sulla qualità delle acque di falda (nitrati). Restano, inoltre, da monitorare eventuali elementi legati sempre agli sfioratori di piena che ne indichino un eccessivo carico inquinante delle acque scolmate. Dal punto di vista quantitativo si ripropongono le problematiche legate all interazione tra rete fognaria e reticolo idrico superficiale, sia per gli elementi sopra esposti, sia per il funzionamento complessivo del sistema idrico naturale e fognario in condizioni di eventi meteorici, soprattutto se particolarmente gravosi. Tali criticità vengono ulteriormente enfatizzate dall interazione, in limitate zone della città, della rete fognaria con le acque di falda, causa di ulteriore apporto di acque bianche all interno della rete fognaria. Tabella 23 - Stima del volume di acque parassite nel sistema fognario (anno 2013) Voci di bilancio idrico Volumi (mil. m 3 ) Volumi in ingresso alla rete di distribuzione acquedotto 227 Perdite reali rete distribuzione acquedotto di Milano - 25 Volumi all utenza acquedottistica di Settimo M.se (Stima) 3 Volumi all utenza acquedottistica di Milano e Settimo M.se 205 Acque reflue in ingresso alla depurazione (Nosedo + S.Rocco) -249 Volumi reflui in ingresso alla depurazione Peschiera (Stima) -36 Volume totale acque reflue in ingresso alla depurazione (Stima) -285 Volume da attribuire alle acque parassite e alle acque di drenaggio (Stima) -80 (Fonte: Elaborazione ATO su dati Metropolitana Milanese) Pag. 60

61 4.4 DEPURAZIONE Stato dell Arte Il territorio milanese risulta idrograficamente suddiviso in tre sottobacini scolanti facenti capo a corpi ricettori diversi e precisamente: Il Bacino Orientale al Fiume Lambro Settentrionale; Il Bacino Centro-Orientale alla Roggia Vettabbia e al Cavo Redefossi, e quindi al Fiume Lambro Settentrionale; Il Bacino Occidentale al Colatore Lambro Meridionale. I poli di depurazione relativi ai suddetti bacini scolanti, in cui risulta idrograficamente suddiviso il territorio comunale, sono i seguenti: Polo di Milano Sud-Est (Nosedo) a servizio del bacino centro orientale (6.900 ha), riceve le acque reflue tramite i collettori di Gentilino, Vigentino, Nosedo Sinistro, Ampliamento Est e altri minori Polo di Milano San Rocco (ex Milano Sud) riceve le acque reflue scaricate nel bacino occidentale e nel Comune di Settimo Milanese ( ha) tramite i due rami del collettore di Nosedo Destro e gli Emissari Occidentali interno ed esterno. Polo di Milano Est (Peschiera Borromeo) a servizio della fascia più orientale del territorio comunale (2.300 ha) riceve le acque reflue tramite il collettore di Gronda Basso. E costituito da una seconda linea di trattamento che si affianca alla linea esistente dell impianto consortile di Peschiera Borromeo a servizio di comuni dell est milanese, gestita dal Amiacque S.r.l. Pag. 61

62 Figura 19 - Bacini di raccolta delle acque reflue dei tre depuratori di Milano Criticità Le criticità di funzionamento del sistema di depurazione sono legate da un lato alla eccesiva diluizione dei reflui recapitati dalla rete fognaria (problemi di immissioni dal reticolo idrico, scarichi di pompe di calore e di pompe di prosciugamento infiltrazioni da falda in locali interrati), dall altro alla opportunità di migliorare la qualità dei reflui depurati mediante trattamenti terziari più spinti, eventualmente coadiuvati da trattamenti di tipo naturale (fitodepurazione). Sulla base degli elementi disponibili, è plausibile una riduzione dell efficienza depurativa dovuta alla eccessiva presenza di acque bianche nei collettori fognari afferenti gli impianti di depurazione cittadini; per tale motivo le strategie di intervento prevedono numerose azioni volte al distoglimento delle acque parassite dal sistema fognario. 4.5 CONSUMI ENERGETICI I consumi energetici si concentrano prevalentemente nel servizio di approvvigionamento idrico e nel servizio di depurazione (Tabella 24). La potenza installata per il servizio Acquedotto ammonta a circa 44 MW, con un consumo di circa 96 GWh per l anno I consumi sono principalmente imputabili al 50% al sollevamento della falda e ai trattamenti e servizi ausiliari; la restante parte alla immissione in rete ad una pressione di circa 3-5 bar. Pag. 62

63 Tabella 24 - Consumi energetici (dati 2013) AT MT BT AT MT BT Numero di punti di prelievo 1 energia elettrica Potenza totale impegnata (MW) 109,1 240,9 13,4 109,1 240,9 13,4 Consumo di energia elettrica (non corretto per le perdite 39,6 122,7 2,0 37,6 120,5 2,8 standard) (GWh) di cui per servizio di approvvigionamento idropotabile 0 97,2 1, , 7 1,6 (GWh) di cui per servizio di fognatura (GWh) 0 0 0,45 0 0,39 0,69 di cui per servizio di depurazione 39,6 25, 5 0,3 (GWh) 37,5 26, 8 0,3 di cui per altre attività idriche (GWh) 0 0 0, ,2 Costo medio della fornitura 0,133 0,152 0,174 elettrica (Euro/kWh) 0,144 0,160 0,187 (Fonte: Metropolitana Milanese) Dall analisi tra i dati del biennio (Figura 20), a fronte di un incremento dei punti di prelievo di energia elettrica, si è assistito ad una lieve diminuzione dei consumi energetici. Gli interventi di efficientamento energetico attuati nel 2014 e, soprattutto, previsti nel piano degli Interventi illustrato nel capitolo 6, portano ad attendere ulteriori e più sostanziali contenimenti dei consumi energetici, a fronte dell incremento dell efficienza degli impianti e del sistema di gestione del SII, nonché dell attesa mitigazione delle interazioni negative con la risorsa idrica superficiale e sotterranea, con riferimento anche alle azioni finalizzate al distoglimento di acque parassite dalla rete fognaria e, di conseguenza, dal sistema di depurazione. Pag. 63

64 Figura 20 - Energia consumata dalle centrali di adduzione e potabilizzazione negli anni 2012 e 2013 (Fonte: Metropolitana Milanese) 4.6 QUADRO DELLE CRITICITÀ DEL SII DELLA CITTÀ DI MILANO Sulla base della classificazione delle criticità, così come prevista dall'aeegsi, nella seguente tabella (Tabella 25) vengono riepilogati gli indicatori di performance utilizzati per la definizione dei livelli di criticità ovvero per la pianificazione trentennale degli interventi sulle reti e sugli impianti del Servizio Idrico Integrato della Città di Milano, indicando per ciascuna criticità rilevata per il SII della città di Milano i rispettivi parametri di performance. Tabella 25 - Riepilogo delle criticità del SII e dei rispettivi parametri di performance MACROCRITICITA' AEEGSI CRITICITA' SII CITTA' DI MILANO PARAMETRI DI PERFORMANCE A1 Vetustà delle reti e degli impianti; A2 Altre criticità: Erogazione giornaliera, mensile e nell'ora di punta (mc/al giorno; mc/mese) A) Criticità di approvvigionamento idrico (A2.1) Esigenza di ottimizzazione dei sistemi di Età media (anni) (captazione e adduzione) telecontrollo e telemetria. Dotazione pozzi in esercizio (n ) (A2.2) Esigenza di prevenzione e protezione da inquinanti Parametri fisico/chimici della risorsa emunta emergenti (diversi parametri) Pag. 64

65 Erogazione giornaliera, mensile e nell'ora di punta (mc/al giorno; mc/mese) Pressione minima e massima all'uscita delle Centrali (atm) B1 Vetustà delle reti e degli impianti; Pressione minima e massima sui punti rete B2 Qualità dell'acqua non conforme agli usi umani; monitorati (atm) B) Criticità nella fornitura di acqua B3. Altre criticità: Funzionamento dei gruppi principali nelle C.li ed potabile (potabilizzazione e distribuzione) (B3.1) Necessità di miglioramenti dei sistemi di energia assorbita telecontrollo e telemetria; Qualità acqua potabile (diversi parametri) (B3.2) Esigenza di ottimizzazione dei sistemi di security. Numero di controlli qualitativi su centrali e pozzi Perdite di rete (%) Km di rete sottoposta a controllo delle perdite (%) Età media rete di distribuzione e centrali (anni) Condotti interessati da spurgo Interventi su sifoni (n /anno) C1 Vetustà delle reti e degli impianti; Numero di rotture/cedimenti della rete fognaria C2 Altre criticità: (n /anno) (C2.1) Necessità di potenziamento della rete di raccolta; C) Criticità nel servizio fognatura Ispezioni sulla rete fognaria (%) (C2.2) Esigenza di ottimizzazione dei sistemi di Età media della rete (anni) telecontrollo e telemetria. Monitoraggio e quantificazione portate di (C2.3) Interazione con il reticolo idrico superficiale scambio idrico tra rete fognaria e reticolo idrico (m³/die, m³/anno) D1 Altre criticità: Parametri quali-quantitativi in uscita dagli (D1.1) Necessità di interventi di manutenzione D) Criticità nel servizio depurazione impianti (COD, BOD5, SST, P, Ntot, tensioattivi, straordinaria e di potenziamento/ottimizzazione del Escherichia Coli) servizio. F) Criticità nel servizio di misura F1 Alta vetustà misuratori di utenza. Età media (anni) 4.7 AGGIORNAMENTO DEGLI AGGLOMERATI Con D.g.r. del 12 dicembre 2013 n. X/1086, la Regione Lombardia ha approvato la Direttiva per l individuazione degli agglomerati, la quale indica i criteri e la metodologia da seguire per la delimitazione e caratterizzazione degli agglomerati. In particolare, la direttiva individua l agglomerato come l area in cui la popolazione, ovvero le attività produttive, sono concentrate in misura tale da rendere ammissibile, sia tecnicamente che economicamente in rapporto ai benefici ambientali conseguibili, la raccolta e il convogliamento delle acque reflue urbane verso un sistema di trattamento o verso un punto di recapito finale. La direttiva evidenzia, inoltre, come la delimitazione e caratterizzazione degli agglomerati sia attività indispensabile per la redazione del Pag. 65

66 Piano d Ambito, in quanto la parte programmatoria dello stesso (ricognizione delle infrastrutture e piano degli investimenti) deve essere riferita agli agglomerati individuati. Posto che tutti gli insediamenti che non sono compresi negli agglomerati sono insediamenti isolati, in concomitanza con l individuazione degli agglomerati è necessario calcolare la porzione di popolazione non inclusa all interno degli stessi. Contestualmente all individuazione e caratterizzazione degli agglomerati devono essere individuati il fabbisogno infrastrutturale ricavato considerando la ricognizione delle infrastrutture esistenti nell'area e i conseguenti interventi necessari per colmare tali lacune. Tra i diversi schemi di agglomerato individuati, dalla Direttiva per l individuazione degli agglomerati, l agglomerato Milano AG rientra nello scenario 2, in cui per un unico agglomerato sono presenti più di due sistemi di raccolta recapitanti ad altrettanti impianti di depurazione (Figura 21). Il collettamento e successivo trattamento anche di una porzione dei reflui dell abitato di Settimo Milanese (cfr. Tavola 3 allegata al presente Piano), nonché il collettamento dei reflui dei quartieri orientali di Milano all impianto di depurazione di Peschiera Borromeo, fanno sì che lo scenario di riferimento per il presente Piano d Ambito sia il 2.b (Figura 21). Si segnala peraltro che ATO Città di Milano non ha alcuna facoltà programmatoria sul territorio del Comune di Settimo Milanese. Figura 21 - Schema di agglomerato servito da due o più sistemi di collettamento, ciascuno di essi connesso a un impianto di trattamento delle acque reflue urbane. Pag. 66

67 Per la delimitazione degli agglomerati si sono svolte le seguenti attività: - Acquisizione dei tracciati delle reti di fognatura aggiornati; - Riperimetrazione delle aree servite da pubblica fognatura già collegate ad un impianto di trattamento esistente; - Identificazione e perimetrazione delle aree (residuali) prive di reti fognarie o comunque non afferenti ad un sistema di trattamento (insediamenti isolati), - Rappresentazione grafica degli agglomerati dotati di impianto di depurazione; - Rappresentazione dei siti isolati; - Stima dei carichi inquinanti generati dagli agglomerati, sia di origine civile sia di origine industriale, valutazione dei carichi intercettati dal sistema fognario e avviati alla depurazione; - Analisi delle proposte di variazione di schemi depurativi. In merito alla stima dei carichi inquinanti generati all interno degli agglomerati, si è proceduto secondo la metodologia indicata ai p.ti e 5.2.3, della Direttiva per l individuazione degli agglomerati sopracitata. Per gli ulteriori dettagli si rimanda alla Scheda descrizione agglomerato allegata. Come già indicato in precedenza, la modifica dell agglomerato riguarda principalmente l annessione dell abitato di Settimo Milanese (vedi Figura 22), territorio compreso nell ambito della Provincia di Milano ma la cui rete fognaria recapita nel depuratore S. Rocco di Milano. Pag. 67

68 Figura 22 - Sistema fognario principale di Settimo Milanese Pag. 68

69 In particolare, il solo abitato di Settimo M.se genera un carico pari a AE, di cui AE domiciliati/residenti (fonte dati ISTAT - censimento 2011), 2330 AE fluttuanti (fonte dati ISTAT - Addetti) e AE industriali (fonte dati ISTAT - Addetti + Carichi industriali in fognatura da denunce annuali). Per maggiori dettagli, si faccia riferimento alla delimitazione grafica dell agglomerato (Tavola 3) e alla rispettiva scheda descrittiva redatta ai sensi del DGR (Allegato A). 4.8 I SITI ISOLATI Sempre in ottemperanza alle citate normative inerenti l aggiornamento degli agglomerati, verranno censiti, caratterizzati e cartografati in forma georeferenziata i siti isolati attualmente presenti sul territorio della città di Milano, individuando nelle successive strategie di piano i criteri per l eventuale futuro allaccio in pubblica fognatura. La localizzazione geografica degli insediamenti isolati (ai sensi del DGR ) è riportata nella Tavola 3. L elenco delle utenze è invece riportato in forma tabellare nell Allegato B. Pag. 69

70 5 LE STRATEGIE DI PIANO 5.1 STRATEGIE PER L ADDUZIONE E LA POTABILIZZAZIONE Ai fini del perseguimento degli obiettivi di mantenimento e miglioramento della qualità della risorsa idropotabile si valuteranno le seguenti strategie di intervento: captazione e adduzione o Azioni di recupero delle strutture di captazione e interventi di recupero e sostituzione della rete di adduzione; o Installazione di innovativi sistemi di telecontrollo e telemetria sui pozzi di captazione e pompe di rilancio; o Estensione e ottimizzazione del sistema di monitoraggio quali/quantitativo della falda. o Sulla base delle risultanze del processo di monitoraggio, sarà possibile valutare con maggior efficacia se procedere con la realizzazione di nuovi campi pozzi in aree non inquinate e/o ottimizzare i processi di potabilizzazione in campi pozzi già esistenti. Allo stato attuale si procederà prevedendo una ripartizione degli investimenti su entrambe le tipologie di intervento. potabilizzazione e distribuzione o Interventi di riabilitazione, risanamento, sostituzione e potenziamento della rete di distribuzione e interventi di ristrutturazione, sostituzione e potenziamento delle centrali acquedottistiche; o Interventi di rinnovo, sostituzione e potenziamento degli impianti di potabilizzazione o Potenziamento dei sistemi di telecontrollo e telemetria con implementazione di nuovi punti di misura sulla rete di distribuzione e nelle centrali acquedottistiche; o Interventi di ottimizzazione dei sistemi di security. Servizio di misura o Attuazione del piano di sostituzione contatori nella Città di Milano. Pag. 70

71 5.2 STRATEGIE PER IL SERVIZIO FOGNATURA E LA GESTIONE DELLE ACQUE METEORICHE Le strategie definite per il settore fognario tengono conto delle condizioni complessive della risorsa idrica, con particolare riferimento all inevitabile interazione tra le infrastrutture del SII e il reticolo idrico superficiale. In tale ottica, l analisi del territorio illustrata nel Cap. 2 evidenzia i fattori che vanno ad incrementare la criticità legata sia al collettamento di acque parassite da parte della rete fognaria, sia del possibile ruolo che quest ultima può svolgere per mitigare l incremento della pressione antropica sul deflusso delle acque meteoriche. Tale criticità è, infatti, attualmente enfatizzata sia da fattori esterni, quali la recente evoluzione meteoclimatica con incremento della frequenza di accadimento di eventi pluviometrici estremi, sia da fattori antropici legati all urbanizzazione spinta, alla progressiva impermeabilizzazione del suolo, congiuntamente alla pessima condizione dei corsi d acqua, sia dal punto di vista idraulico che ambientale. Per tale motivo, le strategie inerenti il servizio di fognatura prevedono azioni che sono riconducibili a: Interventi di riabilitazione, risanamento e sostituzione della rete di raccolta Interventi di potenziamento della rete fognaria Implementazione strumenti di misura sulla rete e sugli scaricatori di piena Interventi funzionali alla miglior interazione col reticolo idrico superficiale con conseguente mitigazione del rischio idraulico della Città di Milano. La gestione delle acque meteoriche viene, quindi, considerata alla luce delle inevitabili interconnessioni delle infrastrutture del SII con il reticolo idrico superficiale dell area milanese. Per tale motivo le strategie di intervento perseguono, quindi, il duplice obiettivo di ottimizzazione del sistema di collettamento e trattamento della città di Milano e, al contempo, di mitigazione dell attuale elevato grado di rischio idraulico delle aree urbane all interno e in prossimità dell abitato cittadino. Ad integrazione di azioni locali volte a ridurre i deflussi urbani in condizioni di eventi meteorici intensi, quali ad esempio le doverose misure per garantire l invarianza idraulica in caso di nuovi Pag. 71

72 allacci, si prevedono interventi mirati a massimizzare la capacità recettiva delle reti fognarie in condizioni di eventi meteorici intensi e contestuali processi di piena del reticolo idrico superficiale. Sempre nell ambito dell iterazione tra rete fognaria e reticolo idrico, verranno perseguite puntuali azioni di analisi e monitoraggio dei 37 scaricatori di piena al fine di verificarne l adeguatezza normativa e di ottimizzarne la gestione anche in funzione di ridurre eventuali apporti di acque bianche alla rete fognaria stessa. La rete fognariadi Milano ha, infatti, un architettura particolare: è costituita da maglie locali, nelle quali i canali minori sono stati realizzati con sezioni particolarmente abbondanti. Nonostante questo accorgimento in fase di progettazione, a causa della modesta pendenza della rete minore, si possono verificare accumuli temporanei delle acque piovane provenienti dai bacini scolanti. Il problema potrebbe essere risolto inserendo organi di regolazione del flusso da poter azionare in tempo reale tramite un sistema di previsioni idrometriche ed un telecontrollo delle operazioni. Per tale motivo si prevede un controllo degli scaricatori di piena (incluso l installazione di dispositivi di misura e controllo scarichi acque di prima pioggia) funzionali a ridurre lo scarico di inquinanti nei corpi idrici ricettori durante gli eventi meteorici presso gli scaricatori di piena. Tale azione consiste nella predisposizione, messa in opera e implementazione di un sistema di controllo e nella conseguente gestione degli scaricatori di piena tramite misure in tempo reale e controllo dei livelli in rete, così da governare le soglie di scarico al raggiungimento del limite di diluizione ambientalmente ammissibile (anche con limiti più restrittivi rispetto alla normativa) sulla base delle caratteristiche quali-quantitativi del ricettore. L attività prevede inoltre il controllo, e mantenimento nella capacità di invaso della rete, dei volumi delle acque di prima pioggia. Tra le possibili strategie di intervento per la mitigazione del rischio idraulico della città di Milano, va senz altro considerato il ripristino della continuità idraulica che potrebbe essere ristabilito anche sfruttando la riattivazione dei Navigli Milanesi (Figura 23), attualmente in fase di studio ad opera di un gruppo di lavoro interdisciplinare, promosso dal Comune di Milano e costituito da professionisti e docenti di Università e Politecnico, con lo scopo di redigere uno studio di fattibilità volto alla riapertura della cerchia interna dei navigli di Milano. Pag. 72

73 Figura 23 - Schema preliminare del progetto di riattivazione dei Navigli Milanesi La prima fase al 2015 prevedrebbe la realizzazione di quegli interventi che si valutano necessari e fattibili, in termini tecnici, temporali ed economici e si basa in larga misura sulla realizzazione del progetto di Umberto Vascelli Vallara lungo La Cerchia dei navigli in scala 1:1, e che si propone di evocare oltre che celebrare la memoria dei navigli attraverso la realizzazione di grafiche stradali che ne rappresentino la traccia nella dimensione originaria, lungo il percorso a fianco indicato, sia sull asse di via Melchiorre Gioia da Cassina de Pomm fino alla Conca dell Incoronata-Ponte delle Gabelle, sia lungo l emiciclo orientale della cerchia. La seconda fase comporterebbe la realizzazione di alcuni interventi finalizzati a rifunzionalizzare il sistema idraulico e ricostruire alcuni tratti dei navigli milanesi coincidenti con le situazioni di maggior valore e significato della città storica, luoghi notevoli e contraddistinti dalla presenza di importanti monumenti. Pag. 73

74 La terza fase sarebbe finalizzata a ultimare la riqualificazione dei navigli milanesi con la realizzazione dei tratti di raccordo tra gli interventi precedenti e il conseguente completamento non soltanto del sistema idraulico ma della sua funzionalità complessiva fino al ripristino della navigabilità. Tale progetto, che negli intenti del gruppo di lavoro si dovrebbe estendere per un arco temporale superiore a quello oggetto del presente Piano d Ambito, in caso dovesse trovare una, anche parziale, realizzazione costituirebbe un opportunità di integrazione delle opere previste con ulteriori accorgimenti ed opere atti a massimizzarne l efficacia dal punto di vista della riduzione del rischio idraulico di Milano, integrandosi con interventi del SII. Allo stato attuale il progetto non risulta ancora sufficientemente maturo da poter essere considerato nel presente aggiornamento del Piano d Ambito, ma la sua possibile attuazione è stata affrontata, dal punto di vista strategico, non certo in funzione di una attinenza alle attività riconducibili al SII in termini pianificazione strategica e di finanziamento degli interventi, bensì in termini di funzionalità idraulica, con l obiettivo di farne un bacino d invaso delle acque urbane, mantenendone il percorso in sotterranea, con l eventuale scoperchiatura di limitate tratte, significative per valori paesaggistici, monumentali ed ambientali oltre che prettamente idraulici. Laddove se ne verificasse l effettiva possibilità di attuazione, in coerenza con il quadro regolatorio e tariffario, una parte delle risorse economiche destinate al potenziamento del servizio di fognatura potrebbero essere destinate ad interventi propedeutici al drenaggio delle acque chiare o distoglimento delle acque parassite, con conseguente recapito nelle tratte di naviglio ripristinate. Risulta, invece, conciliabile con gli intenti e gli strumenti del presente Piano d Ambito la previsione di interventi atti a ricucire la rete di manufatti scatolari relitti nel sottosuolo cittadino, allo stato attuale solo parzialmente interagenti col reticolo fognario, la cui riattivazione idraulica consentirebbe di gestire una parte dei deflussi meteorici sia in condizioni ordinarie che, soprattutto, in condizioni di eventi meteorici particolarmente gravosi, mitigando il grado di rischio idraulico dell area cittadina. La localizzazione ed estensione del reticolo relitto potenzialmente riattivabile è riportata graficamente nella Tavola 4 allegata al presente Piano. Ai fini della gestione delle acque parassite (scarico di acque di falda/reticolo idrico superficiale in fognatura), il Piano degli Interventi prevede l attività di ricerca e monitoraggio, con conseguenti eventuali interventi strutturali sulle reti, qualora non di competenza dei soggetti privati interessati, per la riduzione dell ingresso di acque parassite nella rete fognaria provenienti da linee Pag. 74

75 metropolitane, parcheggi interrati, edifici pubblici e privati allagati a seguito della risalita della falda a Milano, oltre che da rogge interrotte e ricondotte in fognatura durante la realizzazione di opere pubbliche e private nel sottosuolo nell ultimo secolo. Non intervenire comporterebbe, anche per effetto del continuo aumento delle portate in arrivo ai depuratori, un sovraccarico idraulico degli stessi con problemi di possibile insufficienza della depurazione, oltre alla inevitabile inefficienza energetica e depurativa. 5.3 STRATEGIE PER LA DEPURAZIONE Al fine di perseguire un miglioramento della qualità del reticolo idrico recettore dei recapiti degli attuali depuratori cittadini, si prevedono azioni volte alla massimizzazione dell efficienza tecnica e gestionale, consistenti in azioni di potenziamento e ottimizzazione dei poli depurativi della Città di Milano e in interventi di manutenzione straordinaria. Dal punto di vista dell efficienza dei processi depurativi si prevedono azioni volte alla riduzione della quantità di acque bianche afferenti alla pubblica fognatura e, quindi, ai depuratori cittadini, causa di inefficienza del processo depurativo; tali misure consistono nella riduzione degli apporti dal reticolo idrico superficiale/sotterraneo e dal recapito di acque di falda (infiltrazioni e scarichi da locali interrati) o di acque di processo (es. pompe di calore). Dal punto di vista gestionale si valuterà una eventuale diversa regolazione del deflusso del bacino nord orientale di Milano con lo scopo di diminuire il carico collettato all impianto di Peschiera Borromeo, carico che potrebbe essere indirizzato al depuratore di Nosedo, sulla base di un preventivo studio di fattibilità inerente le necessarie verifiche di capienza idraulica e capacità depurativa del carico in ingresso. Nell ambito degli interventi di efficientamento della depurazione, verranno riprese ed indicate tutte le azioni mirate al distoglimento di acque parassite dalla pubblica fognatura. Pag. 75

76 5.4 STRATEGIE PER L EFFICIENTAMENTO ENERGETICO La riduzione dei consumi energetici verrà perseguita attraverso la combinazione delle seguenti azioni strategiche: Attivazione di sistemi di monitoraggio dei consumi energetici puntuali; Sostituzione di apparecchiature elettriche ed elettroniche vetuste (gruppi, quadri elettrici di potenza e inverter); Interventi di efficientamento energetico in varie centrali con utilizzo di sistemi di recupero energetico da risorse rinnovabili (cogenerazione); Realizzazione di interventi sperimentali di riassetto della rete con la formazione di un primo distretto pilota per gestione delle pressioni e delle portate nella zona Centrale Abbiategrasso; Calibrazione e sviluppo modello acquedotto, ottimizzazione pozzi, centrali, rete di distribuzione, simulazione distretti di pressione e portata; Realizzazione successiva di interventi di riassetto della rete per formazione di distretti Pag. 76

77 6 OBIETTIVI DI PIANO Nel capitolo precedente sono state evidenziate le criticità relative ai servizi di acquedotto, fognatura e depurazione. Definire le criticità permette di dare una dimensione ed una priorità ai problemi esistenti e di quantificare ogni successivo intervento di piano in termini di obiettivo conseguito. Per l individuazione e la quantificazione delle criticità si fa riferimento ad una serie di parametri definiti livelli di servizio, che rappresentano quindi la qualità con cui il servizio è erogato agli utenti e il livello di protezione dell ambiente perseguito attraverso le misure previste dal piano. Tali parametri regolano il contratto tra Ufficio d Ambito ed Gestore. I livelli di servizio vengono fissati in base alla normativa vigente (come il livello di qualità delle acque potabili definito dal D.Lgs. n.31/01 e i livelli imposti agli scarichi delle acque depurate dalla Direttiva CEE 271/91, attuata con il D.Lgs. 152/99 e dal D.Lgs. n. 152/06); sono previsti dallo Schema generale di riferimento per la predisposizione della Carta del Servizio Idrico Integrato ; o possono essere fissati dalla stessa Autorità d Ambito. Vengono di seguito elencati gli obiettivi definiti dal Piano d Ambito in vigore volti a preservare gli standard del servizio ovvero a migliorare gli stessi mediante azioni d intervento a breve e mediolungo termine. Tabella 26 - Obiettivi di piano Settore Acquedotto Fognatura Depurazione Obiettivi specifici Miglioramento del livello di efficienza della rete; Ottimizzazione quali-quantitativa delle risorse idropotabili; Perfezionamento del livello di distribuzione quantitativa; Perfezionamento del livello di distribuzione qualitativa; Potenziamento del servizio; Mantenimento del livello di efficienza delle reti; Ottimizzazione dell efficienza idraulica della rete. Potenziamento degli impianti e ottimizzazione della loro efficienza. Pag. 77

78 6.1 OBIETTIVI MINIMI DEFINITI DALLA NORMATIVA SOVRAORDINATA Il gap rilevato dalla situazione attuale del SII rispetto agli obiettivi minimi normativi è limitato alla necessità di preservare la qualità della risorsa idropotabile rispetto all evoluzione quali/quantitativa della falda e di verificare l effettiva congruità del funzionamento dei manufatti di gestione delle acque meteoriche della rete fognaria. 6.2 OBIETTIVI DI MASSIMA EFFICIENZA Per il perseguimento della massima efficienza, gli obiettivi alla base delle strategie di intervento sopra esposte sono inerenti: o L incremento delle misure di monitoraggio e salvaguardia della risorsa idropotabile, sulla base di previsioni continuamente aggiornate circa l evoluzione dello stato quali-quantitativo delle acque di emungimento da falda; o La massimizzazione della capacità recettiva delle reti fognarie in condizioni di eventi meteorici intensi e di processi di piena del reticolo idrico superficiale; o L incremento di efficienza dei processi di depurazione, mediante ottimizzazione degli apporti fognari, l affinamento dei trattamenti e l eventuale imposizione di limiti più restrittivi agli scarichi in fognatura rispetto a quelli imposti dalla normativa vigente, in relazione alle scadenti qualità delle acque superficiali dei bacini idrografici in cui ricade anche l area milanese. Pag. 78

79 Indicatori per il controllo del gestore previsti dal disciplinare tecnico Gli indicatori per il controllo del Gestore, prescritti nel Piano d Ambito e nella Convenzione e previsti dal Disciplinare Tecnico sono riportati nella seguente tabella (Tabella 27), con i valori relativi all ultimo anno disponibile (2013). Tabella 27 - Indicatori per il controllo del gestore- Anno 2013 N SERVIZIO INDICI 2013 SERVIZIO ACQUEDOTTO 1 copertura del servizio (%) dotazione giornaliera pro-capite (l/ ab g) servizi sostitutivi di emergenza (numero e potenzialità) Autobotti 4 perdite di rete (%) 11 5 km di rete sottoposta a controllo delle perdite (%) 8,4 6 età media rete distribuzione (anni) 59,5 7 età media parti elettromeccaniche delle centrali (anni) 27,8 8 interventi di manutenzione eseguiti sulla rete A.P. (n.) 3324 SERVIZIO FOGNATURA 9 copertura del servizio (%) frequenza controlli sulla qualità degli scarichi non domestici (n ) ispezione sulla rete fognaria (%) 3,27 12 età media della rete (anni) 63,62 13 numero di rotture (n ) 0 14 interventi di ristrutturazione rete fognaria "consolidamenti" (km) 1, interventi di ristrutturazione rete fognaria "rifacimenti" (km) 0,345 SERVIZIO DEPURAZIONE 16 copertura del servizio depurazione (%) frequenza calibrazione degli strumenti di autocontrollo quali-quanti (n ) >1 Pag. 79

80 7 IL PIANO DEGLI INTERVENTI Sulla base della gap analysis tra gli obiettivi individuati e lo stato di fatto del SII, si è provveduto all aggiornamento del Piano degli Interventi (PDL). Particolare attenzione è stata dedicata ad azioni innovative mirate al monitoraggio e gestione delle tre fasi di distribuzione, collettamento e depurazione, individuati a livello strategico nei capitoli precedenti. Il nuovo Piano degli Interventi tiene, altresì, conto del programma degli interventi , parte integrante della proposta tariffaria , approvata da AEEGSI con Deliberazione 538/2014/R/idr. In considerazione dello stato delle infrastrutture e dei livelli di servizio, ovvero delle criticità infrastrutturali e ambientali rilevabili, si definisce un programma di interventi per un periodo di 24 anni ( ) volti in parte al mantenimento e alla conservazione degli attuali standard e livelli di servizio, comunque ritenuti ottimali, e in parte al raggiungimento di un miglioramento dello standard attuale fino ad una performance di massima eccellenza. I livelli di servizio rappresentano lo "status" di gestione del Servizio Idrico Integrato risultando connessi alla condizione delle infrastrutture, al servizio offerto agli utenti, alla qualità delle acque distribuite, all'efficienza del sistema di raccolta e all'efficacia dei trattamenti depurativi. Il presente piano degli interventi, che trova origine e fondamento negli obiettivi e nelle linee strategiche precedentemente illustrate, prevede una serie di investimenti, sulla base di diversi obiettivi di Piano, sulle infrastrutture del Servizio Idrico Integrato, per garantirne la loro conservazione, il loro sviluppo, il loro potenziamento e comunque l'estensione della loro vita utile, unitamente ad investimenti finalizzati al miglioramento dell'efficienza gestionale (alla conoscenza del sistema attraverso ricorso a modelli idraulici e a moderni sistemi di misura e telecontrollo), al mantenimento della disponibilità ed affidabilità degli impianti, all'ulteriore riduzione delle perdite, sino ai limiti fisiologici caratteristici dei migliori sistemi e alla definizione di moderni sistemi di misura dei consumi. Sulla base degli obiettivi principali, definiti dalle attività di ricognizione dello stato delle infrastrutture, di verifica della funzionalità degli impianti, di analisi della domanda e di definizione delle caratteristiche quali-quantitative della risorsa, sono state quindi individuate le linee di intervento, allo scopo di perseguire il mantenimento e il perfezionamento dei livelli di servizio, la salvaguardia dell'ambiente, l'ottimizzazione dell'utilizzo della risorsa idrica, in termini di Pag. 80

81 preservazione quantitativa e qualitativa della stessa, nelle fasi di distribuzione, raccolta e depurazione. Vengono di seguito brevemente elencati gli obiettivi definiti dal Piano d'ambito in vigore, ripresi e perseguiti nella presente proposta di Piano degli Interventi, volti a preservare gli standard del servizio ovvero a migliorare gli stessi mediante azioni d'intervento a breve e medio- lungo termine: Settore acquedotto o Miglioramento del livello di efficienza della rete o Ottimizzazione quali-quantitativa delle risorse idropotabili o Perfezionamento del livello di distribuzione quantitativa o Perfezionamento del livello di distribuzione qualitativa Settore fognatura o Potenziamento del servizio o Mantenimento del livello di efficienza delle reti o Ottimizzazione dell'efficienza idraulica della rete Settore depurazione o Potenziamento degli impianti e ottimizzazione della loro efficienza La valutazione di quanto necessario per la conservazione e il mantenimento dei livelli di servizio, delle necessità di perfezionamento e miglioramento del servizio discende dalla valutazione dello stato di consistenza, dalla conoscenza del sistema e dalla previsione delle possibili future problematiche e si declina nella conseguente pianificazione di azioni di conservazione, preservazione, perfezionamento ovvero miglioramento che vengono traguardate temporalmente per consentire il raggiungimento e la costante presenza di eccellenti livelli di efficienza, di efficacia e di economicità del servizio nei tempi richiesti dagli scenari previsionali ipotizzati. La presente proposta di Piano degli Investimenti , deriva da un'analisi condotta che, per ciascuna criticità individuata, si è prefissata di definire la necessità di interventi, conservativi o migliorativi, puntualmente individuati e descritti in termini quantitativi (con ovvio minor dettaglio nel medio-lungo periodo), qualitativi e temporalmente definiti per così eliminarne e comunque ridurre i possibili effetti negativi sul servizio, anche a medio e a lungo termine, ed eventuali effetti negativi sugli utenti e comunque sul territorio cittadino. Gli investimenti previsti nel periodo ammontano a circa 890 milioni di euro, di cui circa 400 milioni per l acquedotto, 350 milioni di euro per la fognatura, 130 milioni per la depurazione e 13 milioni per altre attività accessorie al servizio idrico integrato (Figura 24). Pag. 81

82 Figura 24 - Piano degli investimenti per il Servizio Idrico Integrato la Città di Milano Investimenti totali Acquedotto Fognatura Depurazione Altro TOT L entità di questi nuovi investimenti, in termini di spesa annua pro-capite, sarà maggiore rispetto a quanto già speso nel precedente periodo da parte del gestore, sebbene i valori non differiscano di molto. I valori, riportati in Tabella 28 sono stati stimati rispetto ai residenti di Milano nell anno Tabella 28 - Investimenti pro-capite medi annui (espressi in euro/anno/abitante) effettuati dal gestore dall affidamento e pianificati fino a fine gestione Periodo Acquedotto Fognatura Depurazione Altro TOT ,45 10,94 0,26-20, ,10 13,74 3,10 0,83 31, ,92 10,40 4,16 0,34 26,82 (Fonte: Metropolitana Milanese, ATO) 7.1 INVESTIMENTI DI BREVE PERIODO ( ) Gli investimenti per il periodo sono stati elaborati per la predisposizione tariffaria , come richiesto dall AEEGSI. L ammontare degli investimenti per il quadriennio è pari a circa 170 milioni di euro, di cui il 44% dedicati all acquedotto, il 43% alla fognatura, il 10% alla depurazione e il 3% ad altre attività. Un maggiore dettaglio degli investimenti previsti, suddivisi nei diversi obiettivi di piano, è riportato nell Allegato C. Pag. 82

83 Figura 25 - Investimenti previsti dal Programma degli interventi Investimenti Acquedotto Fognatura Depurazione Altro 7.2 INVESTIMENTI FINO A FINE GESTIONE ( ) In questa fase rientrano (potenzialmente) gli interventi mirati al perseguimento di un assetto idraulico e idrogeologico sostenibile nel medio-lungo periodo, quali ad esempio il recupero e riconnessione idraulico dei tratti di reticolo idrico tombinato attualmente non attivo e la riapertura (anche parziale) dei Navigli. Sulla base degli elementi conoscitivi disponibili, si procederà a quantificare in che misura il Programma degli Investimenti risponde al fabbisogno infrastrutturale del servizio idrico in relazione alla gestione delle criticità idrauliche precedentemente evidenziate, al fine di caratterizzare il presente Piano d Ambito quale strumento di supporto alle decisioni di lungo periodo anche per attività non strettamente di competenza ATO. Figura 26 - Investimenti pianificati, suddivisi per settore, per il periodo Pag. 83

84 Investimenti nel settore acquedotto Per il segmento acquedotto vengono previsti interventi tesi al miglioramento del livello di efficienza della rete con conseguente contenimento, entro limiti fisiologici sostenibili sul piano tecnico, economico oltre che ambientale delle perdite fisiche ed amministrative e all'estensione della vita utile delle reti. Secondo le più attuali indicazioni dell'iwa, si perseguono interventi gestionali che mirano all'ottimizzazione della pressione media di esercizio attraverso approfonditi studi del funzionamento idraulico ed energetico del servizio acquedottistico milanese mediante modello matematico, alla stesura del bilancio idrico in termini di portata e volume, al controllo remoto dei consumi e, più in generale, il potenziamento del telecontrollo. Nella stesura del programma degli interventi si è ritenuto necessario pianificare azioni di adeguamento e/o di recupero delle strutture di captazione dalla falda acquifera (pozzi) e dei relativi componenti del sistema dei campi pozzi (linee elettriche di alimentazione delle pompe, camerette avampozzo, elettropompe, ecc.) al fine di ottimizzare il servizio. Sono state inoltre pianificate e previste una serie di azioni volte alla conservazione, all'aggiornamento e all'adeguamento degli impianti elettromeccanici delle Centrali (considerando l'elevato livello di vetustà di alcune di esse), alla ristrutturazione edile delle stesse (deterioramento degli stabili a causa, a volte semplicemente, dell'effetto degli agenti atmosferici nel tempo), nonché al potenziamento dell'apparato di telemetria e telecontrollo delle stesse, per consentire di avere in tempo reale i parametri necessari per una gestione di massima eccellenza. La pianificazione di interventi di realizzazione e/o di manutenzione degli impianti di trattamento di potabilizzazione nelle Centrali di acqua potabile nell'ambito comunale rappresenta un fattore estremamente rilevante per far fronte all'evoluzione degli inquinanti (in particolare provenienti dalla zona nordest extra-ambito per quel che riguarda i nitrati). Pag. 84

85 Figura 27 - Investimenti pianificati per il settore acquedotto Investimenti nel settore fognario Le azioni previste per il segmento fognatura si prefiggono di garantire un efficace ed efficiente collettamento verso la depurazione di tutti i reflui cittadini, minimizzando altresì la raccolta e il drenaggio di acque bianche (cosiddette parassite) attraverso il controllo e il distoglimento degli scarichi di acque di falda o del reticolo idrico superficiale, di conservare e migliorare l'efficienza della rete di fognatura (oltre che con l'ordinaria gestione di pulizia delle tubazioni, mediante interventi di consistente ripristino e perfezionamento della funzionalità idraulica dei collettori principali, ovvero attraverso interventi di riabilitazione e rinnovamento delle canalizzazioni esistenti), di ridurre le portate in ingresso e l'incremento della capacità di deflusso anche grazie ad una più approfondita conoscenza del funzionamento della rete fognaria (obiettivo raggiungibile con campagne di misura, con il supporto di innovativi modelli idraulici, con sistemi di misura e telecontrollo). Sarà inoltre perseguito il controllo degli scaricatori di piena con l'installazione di dispositivi di misura e il controllo degli scarichi di acque di prima pioggia. Pag. 85

86 Figura 28 - Investimenti pianificati per il settore fognatura Investimenti nel settore depurazione Gli interventi pianificati per il servizio depurazione, individuano specifiche tipologie di azioni che si prefiggono il raggiungimento di obiettivi di mantenimento e aumento della potenzialità e delle rese depurative degli impianti, riducendo e contenendo anche i consumi di energia, la riduzione dei costi di esercizio e l'aumento dell'efficienza depurativa. Ci si prefigge inoltre di aggiornare con moderne e innovative tecnologie le infrastrutture e gli impianti, con mantenimento del valore e della funzionalità nel tempo, nonché di migliorare l'affidabilità e la risposta degli impianti, in caso di anomalie di processo e sversamenti accidentali. Oltre agli interventi indiretti di ottimizzazione del processo depurativo, ad esempio tramite la corretta gestione degli apporti meteorici nella rete fognaria, e di affinamento tecnico dei processi depurativi, in questo settore rientrano gli eventuali investimenti per la risoluzione delle sovrapposizioni gestionali degli impianti di depurazione. Il picco di investimenti tra il 2019 e il 2023 è dovuto al fatto che il sistema depurativo di Milano, articolato su 3 diversi impianti, è entrato in funzione nell arco di pochi anni ( ) e la vita utile di tali impianti è circa di 15 anni. Il secondo picco, più contenuto, si colloca dopo ulteriori 10 anni, anticipando un po la vita utile degli impianti. Pag. 86

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