RASSEGNA STAMPA CGIL FVG venerdì 16 gennaio 2015

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1 RASSEGNA STAMPA CGIL FVG venerdì 16 gennaio 2015 (Gli articoli di questa rassegna, dedicata prevalentemente ad argomenti di carattere economico e sindacale, sono scaricati dal sito internet del quotidiano. La Cgil Fvg declina ogni responsabilità per i loro contenuti) Indice articoli ECONOMIA (pag. 2) Traghetto da record per Wärtsilä (Piccolo) REGIONE (pag. 3) Welfare a richio per 55mila cittadini (Piccolo) Col nuovo Isee 20 mila utenti rischiano di perdere i benefici (M. Veneto) Nuovo Isee, allarme per 275mila cittadini (Gazzettino) Finalmente il direttore si taglia la mega-paga, ma è lite sulla privacy (M. Veneto) Più lavoro con interinali e cocopro (Gazzettino) Reintegro beffa a Insiel. In 26 rischiano il posto (M. Veneto) Con gli esodi incentivati cassa integrazione prorogata (M. Veneto) CRONACHE LOCALI (pag. 8) Arvedi: «Risano la cokeria. Lavoro per 800 persone» (Piccolo Trieste) Serracchiani: «D Agostino il commissario» (Piccolo Trieste) «Perché tanti profughi qui? La responsabilità è di Gorizia» (Piccolo Gorizia-Monfalcone) Weissenfels, parla Pewag: al mercato serve chiarezza (M. Veneto Udine) Coopca, la Procura valuta l iscrizione dei primi indagati (Gazzettino Udine) Nuovo ospedale, si parte (M. Veneto Pordenone) Senza stipendio i lavoratori della coop che gestisce le Rsa (M. Veneto Pordenone) Contratti di solidarietà, dipendenti Ial nel limbo (M. Veneto Pordenone)

2 ECONOMIA Traghetto da record per Wärtsilä (Piccolo) di Massimo Greco TRIESTE Sarà il primo traghetto ad alta velocità nel mondo a essere alimentato da Gnl e sarà equipaggiato con quella che una nota definisce «soluzione integrata Wärtsilä». Il gruppo finnico, presente a Trieste con una delle sue principali realtà produttive, ha ieri illustrato la nuova commessa, che riguarda un unità passeggeri-camion destinata alla svedese Rederi Ab Gotland e che è in costruzione nel cantiere cinese Guangzhou Shipyard International (Gsi). Sono stati proprio i cinesi a chiudere il contratto con Wärtsilä e i motori verranno fabbricati in Corea del Sud nel quadro della joint venture che la multinazionale finlandese ha costituito insieme al chaebol asiatico Hyundai. Una collaborazione mirata proprio a rafforzare la presenza industriale nell Asia orientale, dove risulta evidente il vantaggio logistico e geografico per la committenza dell area. La nota di Wärtsilä, che non quantifica il valore dell ordine, dettaglia però la fornitura pattuita: citiamo dal lungo elenco quattro motori dual-fuel W50DF, due sistemi di trasmissione, due propulsori a passo variabile, due timoni, due propulsori a tunnel, quattro generatori ausiliari W20DF dual-fuel, due sistemi di trattamento-gas WLngPac. Tutto questo sarà montato su un traghetto lungo 200 metri, in grado di trasportare 1650 passeggeri e dotato di 1750 metri di corsie per gli automezzi imbarcati. Wärtsilä si è impegnata a consegnare il materiale ordinato a partire dalla fine dell anno e la nave sarà operativa nel 2017, destinata a collegare la terraferma svedese con l isola di Gotland. Il carattere innovativo della nave viene sottolineato sia dall armatore che dal motorista. Hakan Johansson, amministratore delegato della Rederi, parla di «impatto ambientale minimo». Wilco van der Linden fa riferimento a «una generazione totalmente nuova di traghetti ro-pax veloci ma ecocompatibili». Nel recente passato anche Trieste si era cimentata con motori dual-fuel alimentati da Gnl: è il caso della Viking Grace, realizzata un paio d anni fa dalla Stx Finland e operante nel Baltico. La differenza è che la commessa, annunciata ieri, raggiungerà velocità maggiori. Infine, Wärtsilä presenterà i dati del bilancio 2014 giovedì 29 gennaio. Il leader del gruppo, Bjorn Rosengren, analizzando i nove mesi, si era espresso con cauto ottimismo sull andamento dell esercizio.

3 REGIONE Welfare a richio per 55mila cittadini (Piccolo) di Gianpaolo Sarti TRIESTE Il nuovo sistema di calcolo Isee fissato a livello nazionale, e in vigore dal primo gennaio di quest anno, rischia di escludere dal sistema del welfare regionale 55 mila cittadini del Friuli Venezia Giulia. A far suonare il campanello d allarme le segreterie regionali Cgil, Cisl e Uil dei sindacati dei pensionati preoccupate che una buona fetta degli aventi diritto resti fuori. «Non vogliamo che il meccanismo introdotto dal governo nel segno della trasparenza, ma in realtà più complesso e con altri elementi all interno, alla fine vada a peggiorare le condizioni dei beneficiari» spiega Ezio Medeot della segreteria Fvg Sp-Cgil. E, subito dopo, aggiunge: «Per questo chiediamo un rapido confronto sulle regole con i sindaci e la Regione. I parametri vanno chiariti». I provvedimenti previdenziali e socio-assistenziali legati alla situazione economica delle famiglie su cui si teme l impatto sono noti: sostegno agli affitti, carta famiglia, bonus bebè e borse di studio, ad esempio. Citando gli ultimi rapporti del ministero del Lavoro, i sindacati calcolano che nell intero territorio italiano il 20% degli attuali beneficiari possa rimanere colpito; considerando quindi che in regione ammontano a 100mila le dichiarazioni sostitutive presentate annualmente, per un totale di 275 mila cittadini interessati, a farne le spese potrebbero essere in 55 mila. Le tre sigle sono preoccupate anche dai «ritardi dell Inps nella convenzione con i Caf, che gestiscono la maggioranza della documentazione». Un rinnovo «è fondamentale per dare certezza di operatività all attività», ribadiva nei giorni scorsi la Cgil con un comunicato. In Fvg i sindacati dei pensionati ora sollecitano un faccia a faccia soprattutto con l Anci regionale (già concordato) per coinvolgere i Comuni nella «difficile transizione» da un sistema all altro, anche perché gran parte dei municipi non ha ancora emanato i regolamenti, così come in nel resto del Paese «molte Regioni non hanno aggiornato la legislazione». L invito è allargato alla giunta «viste le ampie competenze in materia di Isee». «Con la dichiarazione ricordano Medeot (Spi-Cgil ) Gianfranco Valenta (Fnp-Cisl) e Magdra Gruarin (Uilp- Uil) si ha accesso a prestazioni fondamentali erogate sia a livello nazionale che locale». Dunque interventi come il Fap, il contributo sulle rette in casa di riposo, l edilizia agevolata e gli asili nido, «vanno incontro a un forte ridimensionamento se la transazione tra vecchie e nuove regole non verrà gestita in modo adeguato». Due le priorità, secondo le parti sociali: «Evitare un impatto negativo del nuovo provvedimento, migliorando se necessario i criteri rispetto agli standard minimi stabiliti nel Paese precisano le tre sigle dei pensionati - e definire per gli utenti procedure chiare e quanto più possibile omogenee sul territorio, evitando pericolose sovrapposizioni tra la vecchia e la nuova normativa».

4 Col nuovo Isee 20 mila utenti rischiano di perdere i benefici (M. Veneto) UDINE «Le nuove regole sull Isee fissate a livello nazionale, entrate in vigore dal primo gennaio, non devono determinare tagli al welfare». A lanciare l allarme sono le segreterie regionali dei sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil, preoccupate delle possibili ricadute sulla domanda e sull erogazione di interventi previdenziali e socio-assistenziali legati alla situazione economica delle famiglie. A complicare la partita i ritardi dell Inps nella convenzione con i Caf, i centri di assistenza fiscale che gestiscono la stragrande maggioranza delle dichiarazioni. Da qui la richiesta di un incontro con l Anci regionale, già concordato, per coinvolgere i Comuni nella gestione di una difficile transizione, ma anche con la Giunta regionale, viste le ampie competenze legislative e regolamentari delle Regioni in materia di Isee. In base all ultimo rapporto del ministero del Lavoro, risalente al 2013, in Friuli Venezia Giulia vengono presentate annualmente quasi 100 mila dichiarazioni sostitutive, per un numero complessivo di 275 mila cittadini interessati. «Cittadini che attraverso l Isee ricordano Ezio Medeot, Gianfranco Valenta e Magdra Gruarin, delle segreterie regionali Sp-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil hanno accesso a prestazioni fondamentali erogate sia a livello nazionale che a livello locale quali gli assegni familiari, il fondo per l autonomia possibile, il contributo sulle rette in casa di riposo, l edilizia agevolata, gli asili nido. Prestazioni che, se non verrà gestita in modo adeguato la transizione tra le vecchie e le nuove regole, rischiano un forte ridimensionamento, con una riduzione della platea che potrebbe interessare, secondo le stime dei sindacati e dei Caf, il 20 per cento degli attuali beneficiari». Due le priorità: evitare un impatto negativo delle nuove regole, migliorando se necessario i criteri rispetto agli standard minimi stabiliti a livello nazionale, e definire per gli utenti procedure chiare e quanto più possibile omogenee sul territorio, evitando pericolose sovrapposizioni tra la vecchia e la nuova normativa. Proprio su questo i pensionati sollecitano Anci e Regione ad aprire un tavolo urgente con i sindacati. «Sarebbe infatti inaccettabile concludono le segreterie regionali che le nuove regole determinassero un indebolimento del welfare, proprio nel momento in cui c è bisogno di alzare al massimo le tutele e le protezioni per le fasce più deboli, duramente colpite dalla crisi». Nuovo Isee, allarme per 275mila cittadini (Gazzettino) UDINE - «Le nuove regole sull Isee fissate a livello nazionale, entrate in vigore il primo gennaio, non devono determinare tagli al welfare». A lanciare l allarme sono le segreterie regionali dei sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil, preoccupate sulle possibili ricadute sulla domanda e sull erogazione di interventi previdenziali e socio-assistenziali legati alla situazione economica delle famiglie. A complicare la partita i ritardi dell Inps nella convenzione con i Caf, che gestiscono la stragrande maggioranza delle dichiarazioni. Da qui la richiesta di un incontro con l Anci regionale, già concordato, per coinvolgere i Comuni nella gestione di una difficile transizione, ma anche con la Giunta regionale, viste le ampie competenze legislative e regolamentari delle Regioni in materia di Isee. In base all ultimo rapporto del Ministero del Lavoro (2013), in Fvg vengono presentate annualmente quasi 100mila dichiarazioni sostitutive, per un numero complessivo di 275mila cittadini interessati.

5 Finalmente il direttore si taglia la mega-paga, ma è lite sulla privacy (M. Veneto) di Maurizio Cescon UDINE Va bene la trasparenza, ma non a ogni costo. Devono pensarla così i vertici di Assoaeroporti, l associazione che raggruppa i principali scali italiani, circa la pubblicazione di stipendi, compensi e dati on line sui siti Internet. Infatti hanno chiesto un parere legale per capire fino a che punto devono rendere noti certi elementi giudicati sensibili. La conferma del contenzioso arriva dalla consigliera dell Aeroporto Fvg Francesca Zennaro, delegata dalla Regione a parlare, alla conclusione del Consiglio di amministrazione, svoltosi ieri, dopo mesi di paralisi, dimissioni e polemiche. «Noi abbiamo recepito le indicazioni dell alto commissario anti corruzione Cantone - ha detto Zennaro - riguardo la trasparenza. Ma su alcuni punti Assoaeroporti ha chiesto una verifica legale, che vale per tutti gli scali italiani. I competitori, pubblici e privati, devono essere sullo stesso piano. I soggetti non sono omogenei, dobbiamo tutelare il nostro aeroporto, non vorremmo danneggiarci da soli. Possono esserci dei dati che favoriscono i concorrenti». Il cda (assenti il vice Ceccherini e il neo nominato Zacchigna) ha quindi dato il via libera formale al bando di gara europeo per l individuazione delle imprese interessate a partecipare all appalto per la realizzazione del Polo intermodale. Le aziende che vorranno provare ad aggiudicarsi l appalto da 17 milioni di euro avranno tempo fino al 10 febbraio. «Rispetteremo il cronoprogramma - ha aggiunto la consigliera Zennaro -, non potevamo perdere questa opportunità che dà valore al territorio. La Regione ha avuto grande senso di responsabilità nel dare impulso all opera». Si è quindi passati a parlare del super compenso del direttore generale Paolo Stradi, uno stipendio che ammonta a 255 mila euro, compresi i 25 mila da amministratore della Afvg Security, una controllata della società madre. «E bene precisare che Stradi non ha un contratto da dirigente pubblico - ha puntualizzato ancora la consigliera Zennaro -, ma ha comunque dato la sua disponibilità a riportare i suoi emolumenti, fino ad aprile, cioè fino alla scadenza dell attuale governance entro il limite massimo per i dirigenti pubblici, cioè 135 mila euro annui. Le sue mansioni restano le medesime, ma lo ribadisco il suo è un contratto privatistico e non da dipendente pubblico». Infine si è parlato di prospettive e dell imminente stesura del bilancio, che sarà in rosso. «I conti del 2014 saranno in passivo - ha concluso la consigliera Zennaro -, ma incide molto la presa in carico del servizio di Croce rossa. Non sappiamo ancora le cifre esatte, speriamo che le perdite siano contenute. Per quanto riguarda il movimento passeggeri, è vero lo scalo di Ronchi è in difficoltà. E un andamento anomalo, quando gli altri andavano male noi eravamo in crescita, adesso avviene il contrario. Ma per aumentare il numero di viaggiatori è indispensabile un marketing territoriale efficace». Più lavoro con interinali e cocopro (Gazzettino) UDINE - (Rdt) Primi segnali di crescita dal mercato del lavoro, almeno nelle stime. Secondo le previsioni di Unioncamere, sistema Excelsior, il primo trimestre si chiuderà con un saldo di posti in più a livello nazionale e 550 in Fvg, dove sono attesi lavoratori in entrata e in uscita. La crescita delle assunzioni nel settore produttivo sarà del 23% rispetto al primo trimestre 2014 e del 20% rispetto al precedente. A livello provinciale l'incremento più alto, 220 posti, è atteso a Pordenone, seguita da Trieste (150), Udine (100) e Gorizia (70). Il segno più, però, è legato al lavoro interinale, con un saldo positivo di quasi 900 posti tra assunti e cessati, alle collaborazioni e gli altri atipici, con ulteriori 700 posti in più, mentre sui contratti di dipendenti prevarranno di quasi unità le uscite. Lavoro in ripresa, quindi, ma meno stabile. Reti. In crescita anche i contratti di rete. In questo caso il dato è consuntivo e dice che al 1 gennaio in Fvg le imprese coinvolte, un centinaio lo scorso anno, erano circa 250, su un totale nazionale di Sessantuno i contratti attivati, di cui 23 nel 2014.

6 Reintegro beffa a Insiel. In 26 rischiano il posto (M. Veneto) UDINE Reintegrati in Insiel dal giudice del lavoro, 26 ex dipendenti ora rischiano il posto. È una situazione kafkiana quella che coinvolge il personale ex Insiel Mercato, società scorporata dalla costola madre nel 2008 per effetto del decreto Bersani e venduta due anni più tardi al gruppo Ital Tbs. Ecco perché oggi da Trieste Cgil e Uil lanciano l appello alla Regione: «Monitorate la situazione perché il rischio è che i lavoratori rimangano in mezzo a una strada». Il punto è che Insiel non intende accettare la sentenza del giudice del lavoro. E l appello potrebbe richiedere mesi. Mesi che i lavoratori non hanno: comandati in Insiel, rischiano di dire addio anche al posto sicuro in Ital Tbs (sebbene in questo periodo l azienda abbia fatto ricorso ai contratti di solidarietà). Per fare il punto della situazione, le segreterie di Fiom Cgil e Uilm Uil hanno convocato per oggi un incontro alle 11 nella sede della Uil di via Polonio, a Trieste. «Alla fine di novembre il giudice del lavoro ha sentenziato che il rapporto di lavoro presso Insiel Mercato era nullo perché la natura del conferimento veniva messa in discussione ricorda Antonio Rodà, segretario Uilm Uil perciò il tribunale ha imposto il reintegro del lavoratore in Insiel. Ma Insiel intende ricorrere in appello. Abbiamo cercato un punto di mediazione per capire se potevamo tenere le bocce ferme fino a quando non sarà definito quadro della situazione. Un passaggio istituzionale, ma la risposta arrivata qualche giorno fa non lascia scampo: procedono con l impugnazione della sentenza e intimano ai lavoratori di presentarsi al lavoro pena il licenziamento». In teoria quelle 26 persone dovrebbero lavorare in Insiel, «ma se fra sei mesi il giudice cambia idea rischiano di diventare esuberi da una parte e dall altra continua Rodà. Chiediamo un intervento da parte della Regione perché monitori la situazione. Perché il rischio è che i lavoratori finiscano in strada per avere tutelato i propri diritti». Come detto, l esigenza di scorporare il ramo d azienda all interno di Insiel nasce con l entrata in vigore del decreto legge 223 del All articolo 13, infatti, si impone alle società pubbliche regionali di operare in via esclusiva con enti costituenti, partecipanti o affidanti e di non svolgere prestazioni a favore di altri soggetti pubblici o privati per non alterare il regime di libero mercato concorrenziale. La trattativa sindacale porta all approvazione dello scorporo di ramo d azienda e all individuazione di 133 lavoratori da trasferire alla nuova società. Un accordo cui non aderisce la Cgil, ma che non impedisce alla Regione Friuli Venezia Giulia di vendere Insiel mercato a Ital Tbs a fronte di un offerta di 13,3 milioni di euro quasi doppia rispetto alla base d asta di 6,895 milioni. Un buon affare per la Regione di allora, un pessimo affare per i dipendenti, che ora sono tra l incudine e il martello. Michela Zanutto

7 Con gli esodi incentivati cassa integrazione prorogata (M. Veneto) CAMPOFORMIDO Compie oggi due settimane la gestione Parmalat delle Latterie friulane. Due settimane in cui gli uomini del colosso lattiero-caseario hanno imboccato la strada tutta in salita che nell arco dei prossimi mesi porterà al rilancio dello stabilimento di Campoformido e dei suoi prodotti. Per ora è ripresa la produzione della mozzarella, che va ad aggiungersi a Montasio, yogurt e naturalmente al prodotto principe di Campoformido, il latte Carnia. Al lavoro ci sono circa 70 persone sulle 156 che dal primo gennaio sono passate a libro paga Parmalat, le restanti sono invece in cassa integrazione straordinaria. L ammortizzatore è stato volturato proprio ieri a Roma dove sindacato e Rsu si sono recati per firmare il passaggio della cigs dal Consorzio cooperativo Latterie friulane a Parmalat. Si è trattato sostanzialmente di un passaggio formale come ha spiegato a margine della firma al ministero del Lavoro il segretario di Flai Cgil, Fabrizio Morocutti, che ha segnato tuttavia anche una significativa riduzione delle persone interessate, passate da 104 a 81. Ventitré in meno, tante quante le maestranze uscite volontariamente in questi ultimi mesi. «Ora ne mancano appena 8 per centrare il parametro del 30 per cento (di gestioni positive, leggi uscite), che la legge fissa come minimo per l accesso al secondo anno di cassa», ha spiegato Morocutti dicendosi fiducioso. La cigs scade il prossimo 17 marzo, «entro allora ha aggiunto altre persone, maturati i requisiti pensionistici, usciranno da Latterie consentendo ai colleghi l accesso ulteriori 12 mesi di cassa, sempre ovviamente che il Governo finanzi gli ammortizzatori». Perché nuove uscite ci possano essere, sindacato e Parmalat dovranno ora aprire una nuova procedura di mobilità e lo faranno a breve. «Entro la prossima settimana ci incontreremo per firmare la nuova procedura che consentirà le uscite incentivate». Niente licenziamenti calati dall alto dunque, solo una finestra utile a quanti vorranno scivolare subito in pensione. Con Morocutti, a Roma c era anche il delegato Rsu Cgil, Franco Ermacora, uno dei 70 rimasti al lavoro. «Si percepisce chiaramente racconta che sta per mutare qualcosa. Ho avuto in questi giorni contatti diretti sia con il nuovo direttore (Mario Gennari, numero uno anche alla Torvis) che con l ufficio personale e ne ho ricavato la voglia di arrivare presto all obiettivo di rilanciare Latterie. Credo ci vorrà però ancora del tempo, almeno un paio di mesi e forse potremo toccare con mano i primi risultati». (m.d.c.)

8 CRONACHE LOCALI Arvedi: «Risano la cokeria. Lavoro per 800 persone» (Piccolo Trieste) di Silvio Maranzana INVIATO A CREMONA Quando l amministrazione controllata della Lucchini doveva vendere la Ferriera di Servola, al primo incontro programmato a Trieste con tutte le parti sociali si presentò tra i primi un signore anziano che in maniche di camicia cominciò a tirare righe a matita su un foglio di carta. Gli davano del tu e così incominciarono a fare anche i sindacalisti triestini che a un certo punto chiesero: «Ma arriverà anche il cavalier Arvedi?». «Veramente è questo signore qua», fu loro risposto. Chi racconta l aneddoto riferisce che seguì mezz ora in cui nessuno osò più aprire bocca. L approccio democratico è lo stesso anche quando il cavalier Giovanni Arvedi accoglie l ospite quasi sull uscio di Palazzo Lodi Zaccaria, sontuosa residenza cremonese del XVI secolo con soffitti e pareti decorati con stucchi e affreschi. È la sede di Finarvedi, la holding di un gruppo che produce e trasforma ogni anno 3 milioni e mezzo di tonnellate di prodotti siderurgici con un fatturato annuo di 2 miliardi e 200 milioni di euro e 2mila 600 dipendenti. L ultima società entrata a farne parte è Siderurgica Triestina, proprietaria della Ferriera di Servola. «E a Servola si arriverà a 700, forse 800 dipendenti nel giro di due o tre anni», annuncia. Attualmente sono in 470, quasi un raddoppio se tutto andrà bene. «Ma a domande specifiche risponderò punto per punto e nei dettagli la prossima settimana perché alcuni progetti devo ancora illustrarli anche al sindaco Cosolini», mette le mani avanti, ma poi parla a cuore aperto per quasi un ora. «Per Servola abbiamo un progetto estremamente serio che tiene conto di due premesse fondamentali. La prima è che non dobbiamo assolutamente inquinare, la seconda che lo stabilimento triestino deve diventare competitivo». Dopo aver sottolineato di ritenersi estremamente soddisfatto della collaborazione avuta sia in ambito ministeriale che dalle amministrazioni territoriali, entra nel merito, incominciando dal laminatoio a freddo: «Entro un mese completeremo un capannone, poi nell arco di quest anno ne sistemeremo altri due. L area avrà oltre 60mila metri quadrati. Produrremo acciaio per motori elettrici e trasformatori, ci rivolgeremo soprattutto al mercato dell auto. Un prodotto di questo tipo si faceva a Terni, poi quando i tedeschi della Krupp acquistarono quello stabilimento trasferirono in Germania quella produzione che oggi qui non esiste più: saremo noi a riportarla in Italia grazie a Trieste». Le lamelle per i motori elettrici sono infatti realizzate con un acciaio particolarmente duttile che la nostra industria manifatturiera è costretta ad acquistare all estero. Tra un anno però basterà comprarlo a Servola. Ma la chiave di volta per Trieste è la cokeria. «É il cuore del ciclo integrale», sostiene il cavalier Arvedi, svelando il punto portante di tutto il progetto, foriero anche di applicazioni in altri siti: «Ho l ambizione di essere il primo al mondo che adotterà un sistema in grado di aspirare tutti i fumi della cokeria. È un nostro progetto studiato da ingegneri liguri che sulla carta funziona perfettamente. Non dubito che funzionerà anche in pratica, lo adotteremo a Servola e sarà il progetto pilota per estenderlo poi anche all Ilva di Taranto (stabilimento sul quale Arvedi ha avanzato una manifestazione di interesse, anche se si tratta di un operazione che non potrà fare da solo, ndr.). Il coke - spiega il presidente - è un materiale speculativo, non va comprato perché ce lo fanno pagare due o tre volte il prezzo reale. Dunque dobbiamo produrlo. Se la cokeria sta in piedi senza inquinare, e sono convinto che sarà così, a Servola terremo in piedi tutto il ciclo a caldo. Altrimenti, senza cokeria, chiuderemo tutta l area». Altre due questioni sono da risolvere a Servola, in base al progetto Arvedi: l altoforno è troppo piccolo, la centrale elettrica, al contrario, troppo potente. «Vorremmo arrivare a produrre un milione di tonnellate all anno di ghisa - spiega il presidente - ma per com è strutturato oggi quell altoforno, che già ora non inquina ma sul quale comunque perfezioneremo i sistemi per evitare le emissioni, non ce la fa. Tecnici inglesi e tedeschi hanno tre mesi per studiare una soluzione: un revamping per aumentarne la produttività oppure l accensione con l utilizzo contemporaneo anche del secondo altoforno». Arvedi rinuncerà invece alla centrale elettrica di cogenerazione che oggi funziona all interno del perimetro dello stabilimento: «È una centrale da 170

9 megawatt, ma a noi ne bastano 20 o 30. Ho localizzato in Germania due o tre turbine inutilizzate. Le farò recuperare e trasferire a Servola». Serracchiani: «D Agostino il commissario» (Piccolo Trieste) di Piero Rauber «A breve Zeno D Agostino sarà commissario del Porto di Trieste». Non sarà un caso che il messaggio di Debora Serracchiani - il primo con i crismi dell ufficialità a sei giorni dalle notizie trapelate da Roma - sia stato diffuso, con un comunicato dell Ufficio stampa della Regione, proprio ieri. Siamo alle porte d altronde del fine settimana che precede una data - quella del 19 gennaio, in cui termina il mandato di Marina Monassi e che cade appunto il prossimo lunedì - che la legge non dà per ineludibile, contemplando un eventuale proroga tecnica di 45 giorni. Proroga che a questo punto - anche alla luce dell annuncio formale reso dalla governatrice del Friuli Venezia Giulia - non ci sarà. Non ci dovrebbe essere, per lo meno. Il decreto di nomina di D Agostino - e qui si torna sul piano delle indiscrezioni romane - verrà firmato proprio la prossima settimana, e avrà effetto retroattivo. Si può quindi dedurre che viene a decadere ogni possibile ipotesi di proroga di poteri alla presidente uscente. Morale: lunedì, a meno di colpi di scena che sarebbero più che clamorosi, sarà l ultimo giorno di lavoro ufficiale di Marina Monassi alla Torre del Lloyd. La mossa del commissariamento dell Authority triestina - la stessa che approfittando anche del trapasso verso la riforma nazionale delle autorità portuali consente di bruciare le tappe della burocrazia e di cambiare la guida del Porto senza scivolare per l appunto in un regime di proroga con in plancia sempre e comunque Monassi - viene dunque confermata. Da Serracchiani in persona, come presidente della Regione, dopo esserne stata coinvolta anche come ministro delle Infrastrutture del Pd quando, l altra settimana, col titolare del Mit del Governo Renzi, Maurizio Lupi, è stata definita la strategia del post-monassi a chiusura dell audizione della terna di candidati alla successione: D Agostino stesso, il manager dell interporto Quadrante Europa di Verona proposto dai comuni di Trieste e Muggia, il presidente di Confetra Nereo Marcucci indicato dalla Provincia, e Antonio Gurrieri, dirigente dell Authority triestina nominato invece dalla Camera di commercio. «La prossima nomina di D Agostino - l osservazione di Serracchiani che si legge nel comunicato stampa della Regione - risponde all esigenza di assicurare rapidità alla successione nella governance del Porto di Trieste, e il fatto che egli fosse già nella terna fornita al Mit dagli enti locali indica che nella scelta è stato tenuto conto dell apprezzamento da parte del territorio». «La decisione di procedere al commissariamento nominando D Agostino - aggiunge la governatrice affinché sia chiaro che il top-manager di Quadrante Europa non sarà qui di passaggio - deve essere intesa come una garanzia che il Porto di Trieste avrà subito una guida dotata dei pieni poteri. Il suo ruolo non sarà limitato a traghettare lo scalo alla riforma della portualità italiana». Il che collima con le mezze parole dette sempre da Serracchiani nei giorni scorsi: «Ho molta fiducia che il prossimo presidente dell Autorità portuale di Trieste possa essere D Agostino».

10 «Perché tanti profughi qui? La responsabilità è di Gorizia» (Piccolo Gorizia-Monfalcone) di Roberto Covaz L apertura a Verona e a Padova di due nuove commissioni territoriali per richiedenti asilo politico più volte annunciata in queste settimane non avrà alcun beneficio sulla pressione degli asseriti profughi presenti a Gorizia. Annunci che sono solo fumo negli occhi. La pressione di afghani e altri immigrati continua a salire a causa esclusivamente di Gorizia stessa, ormai nota in tutta Europa come capitale dell accoglienza anche di chi non ne ha diritto. E intanto gli introiti dell accoppiata Caritas-consorzio Mosaico in virtù della convenzione stipulata con la prefettura toccano livelli di svariate decine di migliaia di euro. Sono gli elementi, in sintesi, raccolti in una sorta di filo diretto con le prefetture di Verona e Gorizia. «Anche se verrò coperto da nuove critiche - ribadisce il prefetto Vittorio Zappalorto - ripeto che la gran parte di questa gente non ha nessun titolo per avanzare alcun tipo di richieste». Dalla prefettura di Verona apprendiamo particolari interessanti su quanto sta effettivamente accadendo a Gorizia, dove è in corso un fenomeno che nulla ha a che fare con l emergenza umanitaria tanto sbandierata dai soliti noti. Della commissione che dovrebbe essere costituita a Verona non vi è ancora traccia, se non per la nomina del presidente. Quella del capoluogo scaligero e della sub sede di Padova sono state istituite con il decreto firmato dal ministro Alfano il 10 novembre 14. Verona sarà competente per i profughi che presenteranno domanda di asilo nelle province di Trento e Bolzano e in quelle del Veneto, tranne Rovigo, Venezia e Padova. La norma sull accoglimento delle domande di asilo politico fa riferimento al decreto del 28 gennaio All articolo 6 si legge: Accesso alla procedura. 1. La domanda di protezione internazionale è presentata personalmente dal richiedente presso l'ufficio di polizia di frontiera all'atto dell'ingresso nel territorio nazionale o presso l'ufficio della questura competente in base al luogo di dimora del richiedente. A meno che non sia nottetempo entrata in vigore la riforma degli enti locali nel Fvg, Gorizia non fa parte delle province in carico a Verona. Dunque, non ci sarà alcuno scarico degli asseriti profughi goriziani. Ma l articolo 6 suggerisce alcune domande: come mai alla Commissione di Gorizia si presentano profughi la cui domanda di asilo è già stata rigettata da altre commissioni di Paesi europei? Come mai la commissione di Gorizia accoglie domande di profughi già da anni presenti nei Paesi Ue e dunque non di primo ingresso nell Isontino e nel Fvg? Perché da agosto si è improvvisamente materializzata questa corposa presenza di profughi? «Sono domande che colgono il problema - ammette Zappalorto -. Evidentemente gli afghani e gli altri stanno sfruttando una falla della legislazione europea, il cosiddetto regolamento Dublino. Coloro ai quali è stata respinta la domanda altrove non possono più ripresentarla». Se ne deduce che dovrebbe essere irricevibile la maggior parte delle domande presentate a Gorizia? «Sì, è così. Ma il problema è più complesso. A mio avviso, specifico che è una mia opinione personale, ritengo che dietro questa gente ci sia un abile regia internazionale. Ormai Gorizia è conosciuta in tutta Europa come la città dove un tetto lo si trova per tutti e dunque arrivano qui a frotte. Oltre che per l attrazione esercitata dalla presenza del Cara». Un altro elemento interessante: ieri la prefettura di Verona era alle prese con la necessità di trovare un tetto a 91 profughi. La situazione doveva essere particolarmente delicata se anche la questura è stata interessata. Vi pare che in una situazione del genere accoglieranno pure i profughi goriziani? Infine, è quasi pronta la bozza del bando di gara che la prefettura emetterà per selezionare un nuovo soggetto con cui stipulare la convenzione per la gestione dei profughi. A giorni la bozza sarà inviata al Ministero dell Interno per il controllo e poi il bando potrà essere emesso. Entro il 31 marzo dovrebbe entrare in vigore la nuova convenzione. Allo stato la Caritas diocesana non avrebbe lo status giuridico per partecipare alla gara. Per ragioni di emergenza, come più volte ribadito, dal 29 settembre ha in atto una convenzione con la prefettura: sono 35 euro al giorno per ciascun profugo. Abbiamo perso il conto di quanti sono i profughi in regime di convenzione.

11 Weissenfels, parla Pewag: al mercato serve chiarezza (M. Veneto Udine) TARVISIO «Chiarezza per assicurare un futuro a Weissenfels». Per la prima volta a parlare è Pewag. La società austriaca che ha evitato il fallimento dell acciaieria facendola diventare appetibile per il mercato. A distanza di poco più di un anno, Pewag non ci sta. Non ci sta a farsi tirare per la giacchetta. Non ci sta a un gioco che «sta penalizzando il mercato di Weissenfels, perché non si conoscono il futuro dell azienda e chi lo condurrà». Il convitato di pietra è Kito. Il colosso nippoamericano ha da poco ufficializzato la propria offerta. «Sono del tutto pretestuose le invocazioni e le richieste di alcuni di avere una gara equa attaccano i vertici di Pewag Austria. L interesse dell azienda e di chi ci lavora è piuttosto che queste procedure siano avviate prima possibile, per dare chiarezza al mercato che oggi penalizza Weissenfels proprio perché non sa quale sarà il futuro dell azienda e chi la condurrà». Poi, l affondo va oltre. «Coloro che presentano offerte mirate a differire l avvio di tali procedure perseguono, invece, personali obiettivi e interessi che nulla hanno a che vedere con l equità delle procedure che è assicurata dalla legge e dall autorità giudiziaria», sono ancora le parole della proprietà. Il contratto di affitto di Weissenfels è stato stipulato da Acciaierie Valcanale, società appartenente al gruppo Pewag, con l allora liquidatore di Weissenfels Tech Chains alla conclusione di una procedura competitiva «cui era stata invitata anche la società Peerless, attualmente di proprietà del gruppo giapponese Kito», ricordano da Pewag. E «il diritto di prelazione è previsto nel contratto di affitto ed è riconosciuto dalla stessa legge per questioni di evidente equità, dato che il soggetto che assume in affitto un azienda fallita, o comunque in dissesto, deve sostenere ingenti costi e rischi per riavviare l attività e recuperare efficienza». Insomma, il diritto di prelazione che Kito ha criticato non più tardi di qualche giorno fa «è espressamente previsto per tentare di compensare l affittuario, ancorché solo in minima parte, di questi costi e di questi rischi rimarcano dalla Pewag. Evidentemente, il lavoro svolto dall attuale società affittuaria ha apportato molti benefici all azienda e alla procedura visto che sono arrivate offerte da parte di imprenditori che, nel 2013, avevano invece declinato le richieste dell allora liquidatore di subentrare nella gestione dell azienda». L impasse nata dopo l arrivo dell offerta di Kito sta creando non pochi grattacapi in Valcanale. La Pewag è forte di un contratto che la vede a Tarvisio fino al 31 dicembre E sino all ultimo istante può fare valere il diritto di prelazione sull acquisto: qualsiasi offerta di Kito può essere pareggiata e vinta da Pewag. La situazione è evidentemente in bilico su un precipizio: nessuna azienda può pensare di galleggiare per un intero anno. Senza investimenti, senza un piano e senza prospettive. Con un unica certezza: l eventuale subentro del primo avversario sul mercato. Intanto, il mercato ha deciso di restare a guardare: le commesse sono diminuite e la Pewag ha già attivato la cassa integrazione per 50 operai. Il bandolo della matassa è in mano al curatore fallimentare, Paola Cella, che ovviamente punta al prezzo migliore: vendere a Kito? Se sì, potrà essere risolto in anticipo il contratto con la Pewag? E a che prezzo? Perché, se vince il colosso nippo-americano, gli austriaci non potranno mantenere le promesse fatte. Non potranno fare gli investimenti, né mettere in pratica il Piano industriale. E Kito entrerebbe soltanto a gennaio Michela Zanutto

12 Coopca, la Procura valuta l iscrizione dei primi indagati (Gazzettino Udine) Paola Treppo Ancora attesa per Coopca. Dopo la presentazione di alcuni documenti integrativi, infatti, per ieri si aspettava il pronunciamento della sezione fallimentare del Tribunale di Udine sulla proroga del concordato, che scade domani. Ma ai vertici della società, e ai loro consulenti, non è giunta alcuna notizia in merito, almeno fino alla tarda serata. È possibile che la decisione possa arrivare già oggi, visti i tempi molto stretti che caratterizzano la vertenza, o a massimo nella giornata di lunedì, dopo la pausa festiva. E c'è attesa anche per la decisione che prenderà la Procura della Repubblica di Udine dopo aver esaminato i contenuti dell'esposto presentato nei giorni scorsi dal Comitato dei risparmiatori della Coopca. Il gruppo, che conta oltre 800 membri e che è coordinato da Donatella Job, è in continuo aumento. Di recente ha denunciato alcune condotte delittuose che sarebbero state poste in essere dai vertici della società nei confronti dei suoi stessi soci: due le fattispecie che il procuratore facente funzioni Raffaele Tito sta valutando con maggiore attenzione in queste ore. Si tratta del falso in bilancio e del conflitto di interessi. Per questi reati, e forse anche per truffa aggravata e incentivazione al deposito con false dichiarazioni, la Procura friulana potrebbe procedere all'iscrizione nel registro degli indagati i vertici della Coopca. Per fare chiarezza sulla complicata vertenza che sta facendo stare sulle spine circa 3mila persone, perlopiù residenti in Carnia e in Alto Friuli: tutti coloro, cioè, che nei anni, si sono fidati della cooperativa, ritenendola non solo solida dal punto di vista finanziario, ma anche sotto il profilo "morale". In queste ore, quindi, il presidente di Coopca e i membri del consiglio di amministrazione potrebbero essere raggiunti da un avviso di garanzia, anche solo come atto dovuto. Diversamente, la vicenda potrebbe proseguire ancora senza indagati. Intanto i consulenti stanno cercando di mettere insieme i pezzi per capire come salvare il salvabile, evitando il fallimento, e costruire un progetto di rilancio organico. Il Comitato dei risparmiatori, invece, si sta organizzando per la prossima convocazione dell'assemblea dei soci e li sta contattando tramite i social network, i media e il passaparola.

13 Nuovo ospedale, si parte (M. Veneto Pordenone) Appuntamento alle 10 di oggi al padiglione W dell ospedale Santa Maria degli Angeli per l avvio delle operazioni di demolizione dei padiglioni, che lasceranno lo spazio alla nuova struttura. La cerimonia. Con la demolizione dei sei edifici dell ex caserma Martelli ritenuti non più strategici, comincia anche materialmente l iter per la costruzione del nuovo ospedale. A dare il via alle operazioni sarà il presidente della Regione, Debora Serracchiani, ed altri esponenti della sua giunta, la direzione della Ass 5 e altre autorità. Invitati anche gli ex bersaglieri che saluteranno la loro vecchia caserma. Dal punto di vista del procedimento, oggi viene consegnato il lavoro alla Ghiaie Ponterosso di San Vito al Tagliamento che si è aggiudicata la gara per la demolizione per poco più di 600 mila euro. Il cantiere. La ditta ha già cominciato a operare all interno dell area con la realizzazione di alcune recinzioni in vista della cerimonia odierna e delle demolizioni. Il contratto con l impresa appaltatrice prevede anche l ordine d abbattimento dei sei edifici. Si procederà prima con le cosiddette demolizioni interne, asportando tutto ciò che può essere tolto prima che si mettano in azione i mezzi pesanti, come ad esempio i serramenti. L ordine delle demolizioni. Il primo a andare giù sarà il W, l edificio a ridosso del parcheggio di via Montereale. E di grandi dimensioni ed è abbandonato da tempo: qui c erano le officine dell ospedale e fino a poco tempo fa c era dentro del materiale, parte del quale è stato venduto. Ai primi di febbraio sarà la volta delle tre palazzine che si affacciano su via Montereale e che fino a dicembre hanno ospitato i servizi della ex azienda sanitaria. Era l unico punto dubbio del cronoprogramma, legato al fatto che potessero essere completamente libere per oggi. Lo sono per cui l ordine sarà rispettato. Sarà poi la volta del padiglione G, previsto per marzo. E l operazione più complessa perché si tratta di un edificio di notevoli dimensioni. Si prevede di abbatterlo in tre blocchi sia per le dimensioni sia per garantire i parcheggi ai dipendenti. Ultimo il padiglione S a maggio. Le operazioni dovrebbero concludersi a 186 giorni da oggi. Le modalità di lavoro. Sono previsti accorgimenti per ridurre i rumori: su ogni cantiere saranno posizionati teli fonoassorbenti mentre per le polveri non ci sarà una demolizione a caduta ma una grande pinza preleverà il materiale che sarà nebulizzato con acqua prima che tocchi terra. Le operazioni si svolgeranno rispettando il regolamento comunale sui rumori e non nei giorni festivi. Ogni edificio sarà un cantiere autonomo e solo alla conclusione dei lavori e della rimozione delle macerie si procederà con un altro. I parcheggi. E la questione che riguarda i dipendenti dell ospedale perché inevitabilmente ce ne saranno meno. Il programma prevede che dopo ogni demolizione vengano ripristinati, ma questo non eliminerà completamente i disagi. Il programma. Questo è il primo atto del lungo iter per la costruzione del nuovo ospedale. A fine mese, a meno di ricorsi al Tar i cui termini scadono oggi, sarà affidato l incarico per la progettazione. Ci vorranno 4 mesi per la progettazione preliminare, tre per la definitiva mentre si deve mettere in conto anche la richiesta di pareri. Il 2016 vedrà il bando l appalto integrato per la progettazione esecutiva e la costruzione. Prima pietra prevista in autunno del prossimo anno per un opera che sarà realizzata secondo i programmi in 4 anni. Donatella Schettini

14 Senza stipendio i lavoratori della coop che gestisce le Rsa (M. Veneto Pordenone) Sono in attesa dello stipendio da novembre. Una situazione che ha sollevato il disappunto di una sessantina di lavoratori di Agorà Toscana, la coop che da anni ha l appalto del servizio socio-sanitario e assistenziale delle Rsa di Pordenone, Roveredo in Piano e Sacile. La denuncia arriva dalla segretaria provinciale di Fp Cgil, Dina Sovran, la quale ha chiesto all Azienda sanitaria di intervenire, contemplando la possibilità di affidare l'appalto «a chi non viola la norma». «La coop paga costantemente in ritardo e con tempistica arbitraria la retribuzione ai propri dipendenti ha detto. I lavoratori, che hanno prestato servizio a novembre, a oggi devono ancora ricevere la retribuzione e non sanno ancora quando saranno pagati. Questi ritardi creano non pochi disagi alle maestranze (al 90% donne), che troppo spesso si trovano a essere l unico sostentamento della famiglia». Il sindacato ricorda, inoltre, che gli stipendi dei dipendenti di ditte private in appalto non sono elevati: «Percepiscono retribuzioni al limite della sopravvivenza fa sapere Sovran : nell assistenza si parla di circa mille euro mensili per un full time, con servizi attivi sulle 24 ore». Di qui la richiesta di Fp Cgil: «Vogliamo che l Azienda per l assistenza sanitaria, da noi più volte sollecitata, interrompa in maniera definitiva questa prassi scorretta e intervenga immediatamente attraverso l erogazione diretta della retribuzione (anche in forza della responsabilità solidale), rispettando i tempi previsti dal contratto di lavoro. In alternativa, tronchi il contratto d appalto e lo affidi a un soggetto che non violi la norma». La Fp Cgil sostiene la necessità di «una maggiore qualità nella definizione di bandi e capitolati affinché sia possibile evitare situazioni come queste, che purtroppo stanno aumentando. E urgente un tavolo di confronto tra le parti interessate per risolvere questa situazione. Perché gli appalti sono il nostro lavoro, ma i diritti non sono in appalto rimarca Sovran. E inammissibile che i controlli verso le ditte in appalto da parte della pubblica amministrazione siano carenti o assenti, in quanto gli appalti sono modalità di erogazione dei servizi pubblici ai cittadini e vengono pagati con la fiscalità di tutti». E conclude: «L inaugurazione dell avvio dei primi lavori finalizzati alla costruzione del nuovo ospedale di Pordenone è una notizia che ci fa molto piacere, ma unitamente a questo teniamo a sottolineare che analoga attenzione vada rivolta anche alle condizioni dei lavoratori e dei servizi che al suo interno vengono erogati». Giulia Sacchi

15 Contratti di solidarietà, dipendenti Ial nel limbo (M. Veneto Pordenone) Qualche giorno prima delle vacanze di Natale hanno ricevuto comunicazione che i contratti di solidarietà sarebbero stati prorogati di un altro anno. Qualche giorno fa, invece, al rientro, una nuova comunicazione: retromarcia in attesa di capire se da Roma arriveranno o meno i finanziamenti. I 217 dipendenti dello Ial Friuli Venezia Giulia, ente di formazione (emanazione della Cisl) che ha la testa a Pordenone e ha sedi, oltre che in città, ad Aviano, Maniago, Udine, Latisana, Gemona, Trieste, Monfalcone e Gorizia, sono nel limbo. Il governo, nè nella legge di stabilità nè nell ambito del decreto Milleproghe, ha previsto fondi per il Se nel 2014 i lavoratori hanno accettato di ridursi lo stipendio del 30 per cento i fondi stanziati dallo Stato coprivano un altro dieci per cento, senza quei contributi rischierebbero un ulteriore decurtazione. E di questi tempi non certo un regalo gradito. Lo stop fa pensare che, la trattativa in corso a Roma, punti a superare il problema e a trovare i finanziamenti necessari anche per il Sta di fatto che la situazione non viene vissuta con sollievo dal personale dell ente di formazione: la paura è che, in assenza di questa riduzione, possa essere messo mano all attuale organico: che per far quadrare i conti si licenzino dipendenti. A generare malumore tra i dipendenti è anche il fatto che i contratti di solidarietà e quindi la scelta di scaricare i problemi finanziari dell ente sui lavoratori non sia dovuta a una mancanza di attrattività da parte dell offerta formativa. Se la formazione secondaria non presenta crisi di iscrizioni tanti i ragazzi che scelgono gli indirizzi superiori di Ial la difficoltà temporanea della formazione per adulti (dovuta al mancato finanziamento del fondo sociale europeo) è stata sopperita dalla Regione che, attraverso un bando, ha iniettato fondi importanti agli enti di formazione regionali che si occupano degli adulti. Ecco perché, già a fine anno, la comunicazione di una proroga dei contratti per un altro anno, non era stata vissuta di buon grado da molti lavoratori. Il problema dei dipendenti Ial, per altro, non è isolato, anche se in regione ha fatto discutere per il numero dei lavoratori coinvolti. Dal 2009 ad oggi il ricorso alla solidarietà è letteralmente esploso. Secondo calcoli del ministero del Lavoro le aziende che hanno attivato la procedura sarebbero oltre duemila in Italia e tra queste rientrano anche grandi gruppi come Telecom. (m.mi.)

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