LE ORGANIZZAZIONI MAFIOSE IN PROVINCIA DI COMO (ANNI )

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1 CORSO DI LAUREA IN SCIENZE INTERNAZIONALI E ISTITUZIONI EUROPEE LE ORGANIZZAZIONI MAFIOSE IN PROVINCIA DI COMO (ANNI ) Relatore: Prof. Fernando Dalla Chiesa Elaborato finale di: Marco Fortunato Matricola n Anno Accademico 2011/2012

2 I N D I C E INTRODUZIONE pag. 1 CAPITOLO I 1.1 Come è arrivata la mafia a Como: perché ha potuto allargarsi e radicarsi. pag Geografia mafiosa in provincia.. pag Situazione nelle realtà limitrofe: un occhiata a Varese, Lecco e Brianza.. pag Perché Como?. pag. 23 CAPITOLO II 2.1 Il caso Campione d Italia pag Pecunia non olet : la vicenda Perego pag Perego e le ecomafie: il nuovo Ospedale Sant Anna.. pag Mandelli Minasi, professionisti al servizio dei boss... pag. 43 CAPITOLO III 3.1 Si toglie il velo all invisibilità: Operazione I fiori della notte di San Vito pag Operazione Infinito.. pag. 58

3 CAPITOLO IV 4.1 Le risposte della società civile: l azione della Prefettura pag L azione di Confindustria, CGIL, CISL, UIL Lombardia.. pag Il Progetto San Francesco a Cermenate. pag. 71 CONCLUSIONI.. pag. 75 APPENDICE. pag. 79 BIBLIOGRAFIA.... pag. 85 RINGRAZIAMENTI. pag. 89

4 INTRODUZIONE «Forse tutta l Italia sta diventando Sicilia... A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno... La linea della palma... Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato... E sale come l ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l Italia, ed è già oltre Roma...» 1 La linea della palma di Sciascia è già arrivata a Como? E la domanda alla quale si cercherà di dare una risposta esauriente in questa Tesi. Risposta già facilmente prevedibile date le molte inchieste che hanno interessato le province circostanti e in particolar modo Milano, quella che un tempo era la capitale morale d Italia. Si cercherà di analizzare le varie situazioni dando il più possibile un impronta sociologica, cercando quindi di comprendere le motivazioni delle scelte dei singoli, i benefici che ne ricevono e lo stesso metodo verrà utilizzato nel descrivere le organizzazioni mafiose. Si cercherà dunque di non fare una storia giudiziaria e per questo motivo non saranno seguiti interamente gli esiti processuali, venendo solo brevemente trattate le vicende giudiziarie dei personaggi coinvolti e cercando invece di comprendere cosa emerge dall impianto accusatorio. L analisi della situazione comasca verterà innanzitutto sui motivi per cui le organizzazioni mafiose, delle quali si evidenzieranno brevemente i tratti caratteristici, hanno scelto la città come meta per i loro traffici, illeciti e non, e di come esse abbiano potuto estendere i propri tentacoli (per citare la metafora de La Piovra ), nella provincia lombarda. E di come la popolazione, gli imprenditori, abbiano permesso per ignoranza o connivenza che ciò accadesse. 1 L. Sciascia, Il giorno della civetta, Einaudi,

5 Emergerà nella trattazione l importanza che la Confederazione Elvetica, distante pochi chilometri, ha avuto nello sviluppo delle organizzazioni di stampo mafioso, ruolo svolto anche dalla ricchezza del territorio che ha permesso il processo di accumulazione originaria che porterà la criminalità organizzata e la Ndrangheta in particolare ad entrare nel traffico di stupefacenti. Non mancherà una breve relazione su quanto accade nelle province limitrofe a Como, ossia quelle di Varese, Lecco, Milano e la Brianza in generale. Si cercherà di comprendere quello che può essere considerato un errore legislativo, ossia l istituto del soggiorno obbligato del 56, esteso agli indiziati per mafia nel 65, il quale ha favorito l insediamento di personaggi legati alla criminalità organizzata nell Italia settentrionale: molti boss non sono emigrati dalla propria terra d origine solo per il confino, ma hanno anche sfruttato i flussi d emigrazione meridionale mimetizzandosi in essi. Nel II capitolo si evidenzieranno i legami della cosiddetta zona grigia con le organizzazioni mafiose, con un analisi approfondita delle vicende di tre comaschi che hanno stretto alleanza con la Ndrangheta per ottenere benefici comuni: gli imprenditori Perego e Mandelli e l avvocato Minasi. Verrà poi presa come perno dell azione dell antimafia sul territorio l operazione I fiori della notte di San Vito del giugno 1994, la quale verrà trattata soprattutto attraverso le carte della Sentenza della Corte d Appello, numero 1968/98, messe a disposizione dalla Procura Generale del Tribunale di Milano. Si parlerà approfonditamente anche dell ultimo grande blitz contro la Ndrangheta in Lombardia, ovvero dell operazione Infinito del luglio 2010, analizzando l ordinanza di custodia cautelare del GIP del Tribunale di Milano. Infine la tesi tratterà delle risposte della società civile comasca all azione mafiosa, analizzate grazie a colloqui con il Prefetto di Como, dr. Michele Tortora, con un exdirigente di Confindustria Como, dr. Mario Giudici, e con il direttore del Progetto San Francesco, dr. Alessandro De Lisi. Progetto che consiste nel creare un Centro 2

6 di Studi contro le mafie, il primo in Europa, scegliendo come sede una villa confiscata alla mafia a Cermenate, un comune della provincia di Como. CAPITOLO I 1.1 Come è arrivata la mafia a Como: perché ha potuto allargarsi e radicarsi Como è una città di circa abitanti, posta su di un ramo dell omonimo lago di manzoniana memoria, ed è situata a circa 10 km dalla Svizzera, 50 km da Milano, 30 km da Varese e 30 km da Lecco. Contando i vari comuni che attorniano la città, ben 163, gli abitanti complessivi salgono a circa ; inoltre ha una exclave nel territorio svizzero, rappresentata dal Comune di Campione d Italia. Bisogna inoltre ricordare che fino al 1992 la quasi totalità dell attuale Provincia di Lecco apparteneva a quella comasca. La città è situata in una posizione abbastanza centrale per lo sviluppo di tutti i traffici, legali e non, che passano attraverso queste zone. La sua vicinanza alla Confederazione Elvetica, raggiungibile sia per strada sia per lago, la rende una meta privilegiata per il commercio con essa, e anche le varie organizzazioni criminali di stampo mafioso se ne accorgono. Di tali organizzazioni le principali in Italia sono tre: Camorra, Ndrangheta e Cosa Nostra; sono presenti anche Sacra Corona Unita e Stidda, ma esse hanno una presenza marginale rispetto alle altre tre. Queste organizzazioni mafiose sono differenti tra di loro: la prima nasce in un contesto di degrado urbano, estendendosi dalla città, Napoli, fino alle campagne, area vesuviana e casertana. Essa è un fenomeno popolare nato nella città che, come 3

7 ricorda Enzo Ciconte, «al momento dell Unità d Italia era la più grande metropoli d Italia» 2. Dunque è anche vero che la Camorra, e le organizzazioni mafiose in generale, abbia iniziato a prosperare sì in condizioni di decadenza, ma in un ambiente dove poteva contare su un relativo sviluppo economico. La Camorra come associazione nasce nel 1820, con un proprio Statuto, per governare, e anche esercitare, la violenza che viene vista come un modo per riuscire a sopravvivere al degrado urbano. Essa, poi, si sviluppa e arricchisce con il contrabbando (soprattutto di sigarette grazie alla chiusura del porto franco di Tangeri nel 1956) e a metà degli anni 70 ottiene i capitali necessari per entrare nel traffico degli stupefacenti. Infine dagli anni 90 circa ai suoi traffici aggiunge il riciclaggio di denaro. 3 Cosa Nostra nasce invece dal latifondo siciliano descritto da Giuseppe Alongi nel suo libro come «il concime da cui attinge con rigoglio la mala pianta della maffia» 4, e dalla violenza esercitata dai campieri sui contadini per conto dei gabellotti, i quali sono alle dipendenze del proprietario terriero che vive in città. Anche quella che, nel linguaggio comune, viene denominata mafia si sviluppa grazie allo sviluppo economico, portato anche dalla nascita della Regione Sicilia e dalla Cassa del Mezzogiorno che permettono a Cosa Nostra di avere capitali per inurbarsi e per poi, intorno alla metà degli anni 70, di fare il salto di qualità entrando nel traffico di stupefacenti. Ulteriore evoluzione sarà poi il riciclaggio di denaro 5. La Ndrangheta è un organizzazione criminale mafiosa più recente rispetto alle altre due e ci è voluto molto tempo per considerarla una mafia differente dalle altre: ciò è testimoniato anche dal fatto che l art. 416-bis del Codice Penale, del 1982, non la nomina. Il testo dell articolo recita infatti: «Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra e alle altre associazioni, comunque localmente denominate, che valendosi della forza 2 E. Ciconte, Ndrangheta padana, Catanzaro, Rubbettino, 2010, pag Lezioni di Sociologia della criminalità organizzata, Professor F. Dalla Chiesa 4 G. Alongi, La maffia nei suoi fattori e nelle sue manifestazioni: studio sulle classi pericolose della Sicilia, Bocca, Torino, Ibidem 4

8 intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso» 6. Solo nel 2010 verrà aggiunta al codice la dicitura «alla ndrangheta» 7 Inizialmente essa è stata una criminalità gregaria rispetto alle altre, aiutando il contrabbando di sigarette verso Napoli; grazie alle opere pubbliche ed ai sequestri rapidamente colma il gap con Cosa Nostra e Camorra riuscendo ad entrare nel traffico degli stupefacenti intorno ai primi anni 80. Ma dagli anni 90 essa diventa la criminalità egemone, beneficiando dello scontro frontale tra Cosa Nostra e lo Stato e grazie al proprio patto federativo del Questo tipo di criminalità ha una maggiore propensione ad espandersi, tant è che si può definire colonizzazione quella che ha attuato e sta attuando nel Nord Italia e nel resto del mondo (Germania, Australia, Canada, America Latina ) 8 Tuttavia queste tre organizzazioni, hanno anche degli aspetti che le accomunano: hanno il controllo del territorio in cui si sviluppano, creano dei rapporti di dipendenza personali e rapporti organici con la politica, ed usano la violenza come regolatrice dei conflitti. Questi sono i requisiti del modello mafioso e dovunque essi si installino, impiantano questi elementi. 9 Como è stata coinvolta dalla strategia di espansione delle organizzazioni mafiose, in particolar modo di quella della Ndrangheta. Questa strategia è stata favorita dall istituzione del soggiorno obbligato nel 1956 per le «persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità» 10, estesa poi nel 1965 «agli indiziati di appartenere ad associazioni mafiose» 11 ; «tra il 1961 e il 1971, calcola la Commissione Antimafia, in Lombardia sono arrivate ben 372 persone sottoposte a sorveglianza speciale, soprattutto per indagini di mafia. Nella provincia di Milano se ne contano 48, a Bergamo 61, a Brescia 51, a Como 44, a Cremona 36, a Mantova 34, a Pavia 48, a Sondrio 21 e a Varese 29. Considerate le 6 URL= 7 D.L. 04 febbraio 2010, n.4, art. 6 comma 2 8 Lezioni di Sociologia della criminalità organizzata, Professor F. Dalla Chiesa 9 Cfr. F. Dalla Chiesa, La Convergenza, Melampo, Milano, 2010, pagg Legge 27 dicembre 1956, n Legge 31 maggio 1965, n

9 distanze assolutamente ridotte tra i nove capoluoghi di provincia lombardi (e anche di molti centri di altre regioni limitrofe: 288 confinati sono infatti in Piemonte, 246 in Emilia Romagna e 143 nel Veneto), appare chiaro quali e quanti contatti, in un decennio, possano aver mantenuto tra loro i quasi quattrocento personaggi in odor di mafia.» 12 Quindi è vero che le organizzazioni mafiose hanno iniziato questa espansione in una loro strategia di colonizzazione, ma è pur vero che le Autorità competenti hanno dimostrato di non comprendere il fenomeno mafioso, non distinguendolo da una semplice forma di criminalità seppur organizzata, e anzi favorendolo in questo loro disegno criminoso. Oltre a ciò anche le popolazioni autoctone hanno favorito l insediamento di queste associazioni, non esplicitamente ma, come succede nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa, implicitamente, con l omertà. Ciconte scrive: «Ma non avevano detto che a Milano la mafia non c era? Che era un problema dei terroni, di quelli lì del Meridione, violenti e un po selvaggi? Che mai e poi mai i mafiosi avrebbero potuto vivere e radicarsi in Lombardia? Sì, lo avevano detto in tutti i modi giornalisti della carta stampata e della televisione, e un infinità di uomini politici, altre persone importanti, imprenditori, bancari e banchieri [ ]. Non siamo terroni, noi, dicevano. Sono loro che hanno la mafia, non noi. Ci teniamo alla nostra immagine pulita, di lavoratori onesti. Se si parla di mafia pensano che anche noi siamo mafiosi.» 13 Questo è il sentir comune della persone del Nord: c è il timore di rovinare il proprio buon nome, il buon nome della propria terra, che si sente affiancato a quello di una realtà diversa, che si vuol tener lontana. E stato proprio questo atteggiamento che ha garantito un invisibilità materiale alle varie organizzazioni mafiose, e che ha permesso loro di penetrare e colonizzare il territorio, senza che nessuno protestasse. A dire il vero le proteste ci sono state, i sentori di questa presenza qualcuno li aveva avvertiti: ma le critiche non hanno permesso di sentire le loro voci. 12 M. Portanova, G. Rossi, F. Stefanoni, Mafia a Milano, Milano, Melampo, 2011, pag E. Ciconte, op. cit., pag. 10 6

10 Inoltre è sempre valida la massima latina pecunia non olet, il denaro non ha odore. Ciò è vero al Sud come al Nord: molti imprenditori non si sono preoccupati della provenienza del denaro, della reputazione che avevano le persone che lo offrivano, ma lo accettavano e in questo modo favorivano l insediamento di esponenti della criminalità organizzata nelle proprie imprese, nelle proprie città. Si riesce ad ottenere così il controllo del territorio, che è il primo, e forse il principale, requisito del modello mafioso. Como è una provincia attorniata da circa 160 comuni nei quali, date le loro relativamente piccole dimensioni, le organizzazioni criminali di stampo mafioso hanno la possibilità di radicarsi con più facilità. Essa è una città produttiva dal punto di vista industriale, come nel caso della lavorazione della seta che la rende famosa in tutto il mondo, è al centro dei vari traffici commerciali tra le altre città lombarde, e soprattutto con la Svizzera. e questi fattori la rendono una meta appetibile per le varie organizzazioni criminali che qui possono ottenere profitti grazie all inserimento nell economia legale. Le organizzazioni mafiose hanno potuto contare su diversi fattori per potersi espandere in regioni che non hanno una tradizionale presenza mafiosa: legittimità: non ci sono denunce, né atti d accusa e ci sono celebri frasi di esponenti politici come quella di Vittorio Orlando «Mafioso mi dichiaro e sono lieto di esserlo 14»; nascendo questa legittimità porta al consenso di massa invisibilità materiale: è un fattore di forza in quanto se essa non esiste la popolazione non si mobilità contro di essa invisibilità concettuale: la mafia è stata a lungo studiata approssimativamente, dunque non attraverso uno studio coerente che permettesse di comprendere meglio il fenomeno e di organizzare una risposta adeguata ad esso espansività: hanno una naturale tendenza all espansione nel mercato 14 Cit. in F. Dalla Chiesa, op. cit., pag. 31 7

11 impunità: se un mafioso non viene condannato continuerà l obbedienza della popolazione. 15 Anche a Como la criminalità organizzata ha sfruttato questi fattori di forza, riuscendo ad avere la complicità di settori dell apparato politico-amministrativo e degli industriali: ciò è esemplificato meglio dal fatto che alcuni imprenditori taglieggiati, anziché denunciare i propri estorsori alle Autorità competenti, si rivolgevano a personaggi di dubbia moralità, uno dei quali, spesso in accordo con gli estorsori dell imprenditore, intavolava una finta mediazione portando ad una riduzione della somma richiesta. L imprenditore si trovava dunque in una posizione apparentemente più favorevole e ringraziava il mediatore, aumentando la legittimità e il potere di quest ultimo: inoltre l imprenditore, così facendo, si trovava in debito col mafioso, e al momento opportuno quest ultimo lo farà valere. Le organizzazioni mafiose si sono potute allargare in questa provincia anche a causa di un disegno non unitario nelle attività di contrasto ad esse: le Autorità competenti non hanno delineato un quadro attraverso cui svolgere la loro attività e le operazioni antimafia sono state disparate, forse tese più alla repressione e all arresto dei colpevoli che alla comprensione del fenomeno che invece avrebbe permesso un esito più favorevole nel contrasto. Infine gli stessi quotidiani locali non hanno aiutato la popolazione a comprendere il fenomeno: è vero che alcuni articoli su attentati, incendi ecc sono stati riportati alla matrice mafiosa, ma non si può dire della maggior parte, e dunque i lettori non hanno potuto, anche per questo, elaborare una coscienza critica al riguardo, riconoscendo il fenomeno nelle sue manifestazioni e creando adeguati anticorpi. La città lariana non è di certo la tranquilla meta turistica che si pensa: sono stati molti gli episodi di intimidazione che hanno visto protagonisti negozianti, imprenditori e cittadini. Solo tra il 2006 e il 2010, per restare in epoca recentissima, sono stati ben trentasei gli atti che si pensa siano riconducibili alla criminalità organizzata, disseminati in tutta la provincia, sia nella Cintura urbana, sia nella 15 Cfr. F. Dalla Chiesa, op. cit., pag 284 8

12 Brianza, sia nell Olgiatese e nell Erbese. 16 Nel 2010, «in marzo a Erba, Brianza, vengono fatte saltare per aria nella stessa notte due discoteche. Un messaggio chiaro, che non è solo la pretesa del pizzo, ma pretesa di controllo sull industria del divertimento, sui luoghi dove si mescolano gli ambienti sociali e si fa amicizia con i rampolli della buona borghesia, dove si smercia la roba senza rischi. I carabinieri dicono: E stato una lavoro da professionisti. Gli amministratori locali sono di diverso parere: E stata una ragazzata». 17 E a settembre del 2011 una bomba carta esplode davanti ad una trattoria di Olgiate Comasco, la cui deflagrazione si sente anche a ottocento metri di distanza: anche qui i proprietari dicono frasi simili: «Non abbiamo subito nè avvertimenti, nè richieste di denaro». 18 Auto e mezzi di lavoro incendiati, spari contro vetrine, auto e case, e anche un omicidio: quello nell agosto del 2008 di Franco Mancuso per un regolamento di conti. Tanto che, nell ottobre del 2011, il direttore di Confcommercio Como, Graziano Monetti, si dice preoccupato per ciò che accade 19. Sembra dunque una situazione simile a quella che descriveva Franchetti, deputato del Regno d Italia, nel 1876, a conclusione del viaggio in Sicilia che produsse un inchiesta firmata dallo stesso Franchetti insieme a Sonnino, altro deputato che si occuperà del secondo libro nato da questa inchiesta. Certo, le circostanze nel caso di fattispecie sono molto diverse, ma vi sono delle affinità, soprattutto quando il deputato afferma che «Il timore della sanzione contro chi fa una denunzia, porta una testimonianza, o presenta una querela a danno di un prepotente di qualunque grado, è più efficace che quello della sanzione penale contro chi rifiuti la sua cooperazione alla giustizia in caso di delitto, o quello del danno materiale di chi subisce un ingiustizia senza respingerla colle difese fornite dalla legge» Cfr. La Provincia, 7 novembre 2011, pag F. Dalla Chiesa, op. cit., pagg Cfr. La Provincia, 19 settembre Cfr. La Provincia, 29 ottobre 2011, pag Cfr. L. Franchetti, Condizioni politiche e amministrative della Sicilia, Barbera, Firenze,

13 1.2 Geografia mafiosa in provincia Come è avvenuto in generale per la cosiddetta colonizzazione, le organizzazioni criminali di stampo mafioso sono arrivate nel territorio comasco intorno agli anni 60, attraverso il confino che portava i sospettati di appartenere alla criminalità organizzata ad essere inviati nel Nord Italia. Ma è a cavallo degli anni 80 e 90 che le organizzazioni criminali di stampo mafioso, e la Ndrangheta in particolare, arrivano a livelli tali da attirare l attenzione delle autorità pubbliche che effettuano operazioni contro di esse, come nel caso delle operazioni Leopardo del 1992, Nord- Sud del 1993, I fiori della notte di San Vito del La Relazione sulle risultanze dell attività del gruppo di lavoro incaricato di svolgere accertamenti su insediamenti e infiltrazioni di soggetti ed organizzazioni di tipo mafioso in aree non tradizionali, un sottogruppo della Commissione Parlamentare Antimafia con relatore Carlo Smuraglia, nei riguardi della Lombardia e della zona brianzola in particolare, afferma che «risulta la distribuzione della criminalità mafiosa su tre fasce: una interna alla città, con particolare concentrazione attorno alle periferie; una nell hinterland più vicino alla città (con particolare riferimento ad alcuni comuni, come Trezzano, Cesano Boscone, Corsico, Buccinasco); ed infine una fascia più esterna, concentrata essenzialmente nel triangolo Milano-Como e Lecco-Varese comprendente tutta la Brianza. [ ] Le indagini più recenti hanno evidenziato, tra le organizzazioni mafiose operanti a Milano e nel triangolo Milano-Como-Varese, una suddivisione di operatività non tanto a livello territoriale, quanto a livello di settori di interesse. La camorra si dedica soprattutto alle rapine ai danni dei TIR, ai furti, ai falsi nummari ed al gioco clandestino. 10

14 La mafia e la ndrangheta, invece, controllano il traffico internazionale di sostanze stupefacenti e si dedicano al riciclaggio e alle attività imprenditoriali e finanziarie.» 21 Questa firmata da Smuraglia è la prima Relazione organica sulla presenza delle organizzazioni mafiose nelle aree non tradizionali, e nell estratto citato viene brevemente descritta tale presenza nella Brianza. Nella realtà comasca si può affermare che sia la Ndrangheta l organizzazione criminale di maggior peso, organizzazione che tra l altro è la più abile delle tre mafie a colonizzare il territorio e a svilupparsi. Cosa Nostra ha avuto, e ha tuttora, perché non si può credere che sia sparita completamente, una presenza sul territorio, ma negli anni 90, tale presenza è andata scemando, sia in seguito agli arresti susseguiti alle stragi del che hanno portato in carcere diversi esponenti riconducibili a tale criminalità organizzata, sia perché è stata la Ndrangheta a fare la scelta vincente, puntando sulla cocaina e non sull eroina come fece invece Cosa Nostra. La Ndrangheta ha potuto crescere in maniera esponenziale grazie ai cosiddetti coni d ombra 22 : il primo si è avuto con il terrorismo, creatosi allorché l attenzione pubblica e mediatica era tutta incentrata sulle Brigate Rosse e i sequestri di persona passarono in secondo piano; il secondo si ebbe quando Cosa Nostra sfidò frontalmente lo Stato attraverso le stragi (si parla di variabile politicomediatica); il terzo è dato dalla lotta ai clandestini, spesso usati nel lavoro in nero. Terzo cono d ombra diverso dagli altri due in quanto «nei primi due casi il cono d ombra è il prodotto contingente della storia, in questo terzo caso esso discende da una libera scelta politica, diventa un regalo insperato da parte di chi può decidere le sorti e le urgenze della regione.» 23 La seconda variabile da analizzare quando si esamina la Ndrangheta e le ragioni che l hanno portata al primato non solo nel comasco ma tra le varie organizzazioni 21 Cfr. Relazione sulle risultanze dell attività del gruppo di lavoro incaricato di svolgere accertamenti su insediamenti e infiltrazioni di soggetti ed organizzazioni di tipo mafioso in aree non tradizionali, 1994, URL=http://legislature.camera.it/_dati/leg11/lavori/stampati/pdf/36356.pdf 22 Cfr. F. Dalla Chiesa, op. cit., pagg F. Dalla Chiesa, op. cit., pag

15 mafiose è di tipo strategico-organizzativa: questa organizzazione è riuscita a stipulare un proprio patto federativo nel 1991, che ha avuto come conseguenza il controllo degli omicidi in modo tale da non far emergere tale realtà, e allo spartimento dei profitti tra i clan senza faide intestine, come la seconda guerra di mafia tra il 1985 e il 1991 e che portò a circa 700 morti (la prima fu nella metà degli anni Settanta con oltre 200 morti). Una terza variabile, molto importante, è di tipo culturale: la maggiore affidabilità della Ndrangheta come organizzazione criminale. La leggenda che gli ndranghetisti non parlano, che non vi siano pentiti (anche se ciò viene smentito dai fatti) portano la criminalità organizzata calabrese a godere di maggiore fiducia, soprattutto da parte dei cartelli della droga latino-americani che non si fidano più di Cosa Nostra e si affidano per i loro traffici proprio alla Ndrangheta. La quarta variabile è demografica: corrisponde alla disseminazione territoriale della Ndrangheta. Tale organizzazione cerca di espandersi dappertutto, sia nel Nord Italia che all estero (Australia, Germania...), sia seguendo che precedendo i flussi migratori, mescolandosi dunque con i calabresi che si trasferiscono. Ultima variabile da prendere in considerazione in questa analisi è di tipo internazionale: la caduta del Muro di Berlino ha portato all apertura di nuovi mercati nei Paesi excomunisti, come ad esempio lo smaltimento delle armi nel mercato nero e la Ndrangheta è stata abile ad inserirsi in questo contesto sfruttando le nuove opportunità creatisi. Inoltre la dissoluzione dell Urss ha portato a molte guerre, anche geograficamente vicine come è avvenuto nei Balcani: ciò ha permesso un aumento della vendita di armi e anche di droga, facendo dunque aprire nuove aree territoriali. 24 Per quanto invece riguarda la Camorra, essa è la meno propensa delle tre a colonizzare un territorio, soprattutto nel Nord, e ad espandersi, sia in quanto è un fenomeno popolare che si sviluppa nel degrado ambientale, sia in quanto la presenza ndranghetista è già molto forte nel Settentrione. Si è comunque registrata una presenza di questa organizzazione, come si evince ad esempio dal sequestro avvenuto nell ottobre 2010 di un fabbricato a Faggeto Lario, 24 Cfr. F. Dalla Chiesa, op. cit., pag

16 sulle rive del Lago di Como, di proprietà dell imprenditore Giuseppe Felaco. Felaco è un esponente di spicco del clan Polverino che gestisce la zona di Marano, un popoloso comune nella cerchia a nord di Napoli. Secondo la Relazione annuale sulla criminalità organizzata dello Scico della Guardia di Finanza, nella provincia comasca è anche presente il clan guidato da Pasquale Puca, operante tra Bregnano e Cermenate. Con l operazione Catfish si è scoperto che anche la Sacra Corona Unita si è espansa a Como, mettendo una base per i traffici di droga guidata dal boss Germano Solito, arrestato poi nel corso di tale operazione. 25 Una delle principali indagini sul fenomeno mafioso nella provincia comasca si apre con l arresto di Calogero Marcenò, all epoca residente a Puginate in provincia di Como, la sera del 16 aprile 1992: egli stava partendo per la Sicilia con delle armi dirette a Leonardo Messina, capoclan di San Cataldo legato a Giuseppe Madonia, che venne arrestato il 18 aprile. 26 Il 30 giugno 1992 Leonardo Messina ha iniziato a collaborare con l Autorità Giudiziaria (precisamente con il Procuratore aggiunto di Palermo, Paolo Borsellino, e con il dr. Roberto Aliquò), affermando di aver fatto affari con Marcenò, conosciuto da ragazzo in quanto suo concittadino di San Cataldo, e con Salvatore Maimone, socio di questi nelle attività illegali. Messina afferma che sia Marcenò che Maimone erano affiliati alla Ndrangheta calabrese, inseriti in una struttura regionale guidata da Giuseppe Mazzaferro, della famiglia Mazzaferro di Marina di Gioiosa Ionica, trasferitosi in Lombardia a seguito dell applicazione del divieto di soggiorno in Calabria. Messina dichiara di aver ripreso i contatti con Marcenò quando questi dal 1990 era stato sottoposto alla misura di obbligo di soggiorno a Bulgarograsso, in provincia di Como. Da queste dichiarazioni scattò l operazione Leopardo, che portò in carcere, oltre al già citato Calogero Marcenò, anche Giuseppe Marcenò, Salvatore Maimone e Giuseppe Mazzaferro. 25 Cfr. URL= 26 Colloquio con dott. Bodero Maccabeo, capo della Procura della Repubblica di Como 13

17 Dopo il loro arresto sia Calogero Marcenò sia Salvatore Maimone hanno iniziato la loro collaborazione con la giustizia, dichiarando il primo di essere stato affiliato alla Locale di Como nel 1984 dove aveva raggiunto la dote di camorrista e di essere poi divenuto capo della Locale di Varese a partire dal 1990 con la dote di trequartino. Maimone ha dichiarato di essere stato affiliato alla Locale di Como da Marcenò e di aver fatto poi parte della Locale di Varese. Per meglio comprendere il fenomeno Ndrangheta è doveroso a questo punto fare una specificazione sulla sua struttura: essa, come racconta tra gli altri Nicola Gratteri, «si articola in Locali, cosche e ndrine. La cosca o ndrina si fonda in larghissima misura su una famiglia di sangue. Più cosche, legate tra di loro, danno vita al Locale, che costituisce l unità fondamentale di aggregazione mafiosa su un determinato territorio, quasi sempre coincidente con un paese o con il rione di una città. Per la costituzione del Locale è necessaria la presenza di almeno 49 affiliati.» 27 Afferma che vi è una divisione gerarchica della Ndrangheta, tra la Società Maggiore e la Società Minore, dove «la caratteristica dei vari gradi è la dote che indica il valore di merito conferito ad un affiliato nel corso della sua carriera e che aumenta progressivamente: più è pesante e più conta.» 28 Per quanto riguarda i clan presenti in provincia, a Cermenate vi è la cosca Paviglianiti-Latella; nel 1996 vengono arrestati i capi di questa Domenico Paviglianiti e Giovanni Puntorieri nel corso dell operazione Europa. Altre ndrine calabresi operanti nel territorio sono state quella dei Trovato, degli Spinella-Ottinà e dei Mazzaferro: Franco Coco Trovato è stato per anni il boss indiscusso del lecchese e che gestiva affari anche a Como e nella Brianza; i secondi gestirono il traffico di stupefacenti tra Como, Fino Mornasco, Rovellasca e Saronno dagli anni Ottanta al 1993, anno dell'esecuzione del loro capo Diego Spinella. Il clan Mazzaferro invece è stato praticamente decimato da due operazioni delle forze dell ordine nei loro confronti: nel giugno 1994 l operazione Fiori della notte di San Vito portò all arresto di circa 400 persone, compreso il boss Giuseppe 27 N. Gratteri, A. Nicaso, Fratelli di sangue, Mondatori, 2012, pagg Ibidem, pag

18 Mazzaferro, mentre nel novembre 1996 scatta l operazione Fiori della notte di San Vito 2 che porta all emanazione di 97 provvedimenti di restrizione. La trattazione delle vicende legate a questo clan verrà qui brevemente accennata, e ripresa nel terzo capitolo quando verrà analizzata più specificatamente questa operazione e verrà meglio delineata l organizzazione facente capo a Giuseppe Mazzaferro, impropriamente presentata come una scissione, in quanto la Ndrangheta è una struttura unitaria e la divisione è solo a livello operativo, come si vedrà più nei dettagli. Quella legata ai Mazzaferro è una evoluzione della Ndrangheta, una scissione di quella del nord che non ha più sentito l esigenza di recarsi alla riunione annuale di Polsi in Aspromonte e che si è affrancata dalla Calabria per la propria organizzazione e per il conferimento delle doti. Elemento di novità è anche il fatto che le nuove Locali nel territorio perseguano gli interessi personali di Mazzaferro, ossia il traffico di cocaina. Nell altra Ndrangheta c era bisogno del consenso della Calabria per affiliare nuovi personaggi al nord, mentre nelle Locali del clan Mazzaferro questo assenso non era necessario. Mazzaferro manteneva rapporti con la Ndrangheta calabrese, infatti le persone che appartenevano al suo clan pensavano di far parte di essa, ma non riconosceva altri capi sopra di sé mentre sotto aveva un gran numero di Locali. Come raccontato dal collaboratore di giustizia Raffaele Iaconis, le prime Locali al Nord Italia sono state aperte negli anni Settanta, tra cui quella di Socco, frazione di Fino Mornasco, fondata da Giuseppe Mazzaferro. Nel 1976 c è la decisione, da parte della Ndrangheta calabrese, di creare una camera di passaggio, ovvero una struttura per la presentazione delle nuove Locali a Polsi, che serviva come metodo di controllo delle colonie lombarde. Contemporaneamente Mazzaferro propose allo stesso Iaconis di federare le Locali lombarde e la creazione di una propria camera di controllo, sovraordinata alle stesse, per controllare il conferimento delle doti e l apertura di nuove Locali. 15

19 Questa camera di controllo avrebbe dunque scavalcato la camera di passaggio decisa dalla Calabria e ha rappresentato il secondo passo di allontanamento dalla madrepatria, seguito alla decisione di non partecipare più alle riunioni al santuario della Madonna di Polsi e di riunirsi lo stesso giorno, il 29 agosto, a Fino Mornasco. Il clan Mazzaferro viene anche descritto come una mafia giovane, anche perché decide poi di entrare nel traffico degli stupefacenti, più redditizio del contrabbando di sigarette; è dunque giovane in quanto gli esponenti della vecchia Ndrangheta calabrese erano contrari all inserimento in tale traffico. Nell operazione Fiori della notte di San Vito viene evidenziato che tale clan ha costituito sedici Locali in Lombardia, tra cui Como, Fino Mornasco, Senna Comasco, Appiano Gentile, Cermenate e Mariano Comense. 29 Sempre per quanto riguarda la Ndrangheta nella provincia, la Relazione al Parlamento sull attività delle forze di polizia del 2004 afferma che: «Un'importante operazione di servizio ha, infatti, confermato sul territorio la leadership della criminalità calabrese, sia per numero di affiliati, sia per qualificati collegamenti con paritetiche organizzazioni presenti nella Lombardia. E' emersa l'operatività delle cosche reggine "Maesano-Pangallo-Paviglianiti" e "Sergi-Marando", per il tramite di soggetti residenti in Mariano Comense e Novedrate, nel settore del traffico internazionale di stupefacenti, di armi e esplosivi. È stata anche segnalata l'operatività di soggetti calabresi nel settore delle estorsioni, della ricettazione di autovetture, del riciclaggio di proventi illeciti e dell'usura soprattutto a Campione d'italia, nel quadro dei complessi interessi che ruotano intorno al gioco d'azzardo. Non è da sottacere l importanza strategica rivestita dal valico autostradale di Brogeda attraverso il quale transitano stupefacenti, capitali illeciti e prodotti contraffatti.» 30 La Relazione dell anno successivo aggiunge inoltre la presenza di elementi riconducibili ai clan Trovato, Mazzaferro e Mancuso Cfr. Sentenza della Corte d Appello di Milano, n. 1968/98 30 Relazione al Parlamento sull attività delle forze di polizia, sullo stato dell ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata, Anno 2004, pagg Relazione al Parlamento sull attività delle forze di polizia, sullo stato dell ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata, Parte II, Anno 2005, pag

20 Nel luglio 2010 scatta l operazione Infinito, la quale dimostra che nella provincia di Como sono state aperte tre Locali di Ndrangheta. Una a Mariano Comense, che come si evince anche dall operazione I fiori della notte di San Vito è capeggiata da Salvatore Muscatello, mentre altri membri importanti sono Francesco e Rocco Cristello, cugini di Rocco Cristello della Locale di Seregno: la connotazione della Locale di Mariano Comense è quella di un piccolo sodalizio dedito prevalentemente a trattare gli stupefacenti. La Locale di Mariano Comense è stata la più importante del territorio fino all omicidio di Carmelo Novella, poi vi è stato un declino di Muscatello a favore della Locale di Erba. Un altra Locale che si trova nel Comasco è la Locale di Erba, la quale, sulla base delle risultanze investigative, è di recente costituzione. E composta da affiliati per lo più originari di Isola di Capo Rizzuto e per questo è forte il collegamento con esponenti della cosca Arena Nicoscia che è egemone ad Isola. Tra gli affiliati vi è Michele Oppedisano, nipote di Domenico Oppedisano, attuale capo del Crimine della Ndrangheta. Ciò ha fatto sì che vi sia anche un forte legame tra la Locale di Erba e le famiglie della Piana Questa Locale è la più potente del territorio e i Varca e Crivaro sono gli eredi di Franco Coco Trovato, boss del Lecchese. Sono attivi nel traffico di stupefacenti, nell usura e nel movimento terra. Il legame tra il clan Trovato e la Locale di Erba è testimoniato dal fatto che un ristorante di Erba era di proprietà di Francesco Crivaro, affiliato a questa Locale, nel quale si tenevano summit di Ndrangheta: e il nome di questo, Coconut, è un chiaro omaggio al boss del lecchese. A capo di questa Locale vi è Pasquale Giovanni Varca, il quale impone la sua presenza nel settore del movimento terra ed è referente in Lombardia di Domenico Oppedisano; detiene inoltre armi occultate nel maneggio di Erba, sede della Locale. La terza Locale descritta dall operazione Infinito è quella di Canzo-Asso, a capo della quale vi è Luigi Vona, la cui importanza è sancita dalla sua partecipazione al 17

21 summit di Ndrangheta a Paderno Dugnano. Tra gli affiliati a questa Locale troviamo Giuseppe Furci, il quale partecipa alla nomina del rappresentante generale della Lombardia e accompagna Vona al maneggio di Erba in occasione di incontri con esponenti della Locale di Erba. Si può comunque affermare che in Como città e nei tanti piccoli comuni sulle sponde del Lario non sia radicata la presenza mafiosa, cosa che invece non si può dire del suo hinterland, anche più immediato: questa zona è infatti la più produttiva, quella in cui si concentra la maggior parte delle industrie e le maggiori attività. 1.3 Situazione nelle realtà limitrofe: un occhiata a Varese, Lecco e Brianza E importante analizzare l espansione della criminalità organizzata nelle zone limitrofe, sia per inquadrare meglio il fenomeno comasco in un contesto più ampio, sia per evidenziare la pericolosità delle suddette organizzazioni Nella provincia di Varese si è visto che la presenza delle organizzazioni mafiose si è sviluppata con l arrivo di Giacomo Zagari nel 1954, il quale riesce a riunire attorno a sé una schiera di conterranei calabresi, tra cui i Pesce e i Bellocco, coi quali inizierà a intraprendere attività delinquenziali. Anche in questa zona, come nel resto del Nord, dopo il contrabbando le organizzazioni mafiose sono passate ai sequestri di persona, al fine di proseguire quel processo di accumulazione originaria che porterà poi ad avere i capitali necessari ad entrare nel traffico degli stupefacenti. Gli ostaggi venivano poi spediti in Aspromonte, e ciò dimostra che i rapporti tra le colonie e la madrepatria erano molto stretti. Potente boss del territorio divenne in seguito Antonio Zagari, figlio di Giacomo. Egli, divenuto un collaboratore di giustizia, racconta di essere passato dal lavoro di 18

22 operaio a compiere rapine armate, sequestri di persona, estorsioni e omicidi. Ottenne il consenso degli imprenditori intercedendo per loro nei taglieggiamenti che subivano molto spesso era un trucco messo in atto da mafiosi a lui fedeli- e riuscendo ad ottenere un prezzo più basso rispetto a quello di partenza. Oltre alla Ndrangheta calabrese, si riscontra la presenza della Stidda, la mafia catanese, in costante contrasto con Cosa Nostra, salita agli onori della cronaca dopo l omicidio di Francesco Viola avvenuto in provincia nel 1990, ucciso per la faida tra clan in Sicilia. Risulta inoltre presente nella provincia di Varese anche la Camorra, presenza verificata in occasione, sempre nel 1990, dell omicidio di Roberto Cutolo, figlio del fondatore della Nuova Camorra Organizzata. 32 Per quanto riguarda invece la provincia di Lecco, va sottolineato il fatto che essa si è costituita nel 1992, diventando autonoma da quella di Como, ed è divenuta tale scorporando 84 dei suoi 90 comuni da tale provincia, mentre gli altri 6 da quella di Bergamo. Nella trattazione è stato scelto di parlarne solo in questo paragrafo, nonostante l importanza che la città, e i vari comuni che la costituiscono, ha avuto e la forte presenza mafiosa nel territorio che è stata scoperta dall Autorità Giudiziaria nel corso di varie operazioni. In questa provincia la figura preponderante è quella di Franco Coco Trovato, boss indiscusso del lecchese e affiliato alla Ndrangheta, il quale, insieme al suo alleato Pepè Flachi, domina il mercato della droga tra le province di Milano, Como e Lecco. Questo è stato dimostrato anche dalle rivelazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Annacondia, boss del clan Modeo di Taranto e affiliato alla Sacra Corona Unita, a Cosa Nostra e alla Ndrangheta, il quale «descrive prima le strategie mafiose della Puglia, sua regione di provenienza, ma arriva subito a spiegare il controllo su Milano, Como e Lecco dei boss della ndrangheta Pepè Flachi e Franco Coco Trovato.» 33 Trovato, nato in provincia di Catanzaro, arriva a Lecco nel 1967 come muratore, ma decide subito di non perseguire la via della legalità: «infila una serie di rapine a 32 Cfr. Francesca Marantelli, Elaborato finale, Le organizzazioni mafiose in provincia di Varese 33 M. Portanova, G. Rossi, F. Stefanoni, op. cit., pag

23 banche, supermercati e portavalori. Entra nel giro dei sequestri di persona (come quelli ai danni di Cristina Mazzotti, Giovanni Stucchi e Pietro Fiocchi) e soprattutto del traffico di stupefacenti. A Milano, a fine anni Settanta, stabilisce ottimi rapporti con Angelo Epaminonda e Gimmi Miano [ ] Coco Trovato accumula alcune condanne e conosce Flachi intorno alla metà degli anni Ottanta, rendendosi conto che, insieme, i due rispettivi clan possono dominare il mercato della droga e della malavita milanese, comasca e lecchese.» 34 Anche Antonio Zagari, boss ndranghetista di Varese divenuto poi collaboratore di giustizia, parla di Franco Coco Trovato: «La sua attività diventò il traffico di stupefacenti che gestiva insieme ad Antonino Pristeri. Era legato alla famiglia di Paolo De Stefano di Reggio Calabria. Il De Stefano era alleato di Nitto Santapaola e dei palermitani.» 35 Tale legame era anche di sangue, in quanto la figlia di Trovato, Giuseppina, si era sposata con Carmine De Stefano, figlio del boss Paolo. I Trovato sono alleati non solo dei De Stefano, ma anche degli Arena, clan mafioso di Crotone, e della famiglia di Farao-Marincola, attivi anch essi in Lombardia. Giuseppe di Bella, divenuto collaboratore di giustizia dopo aver fatto parte del clan Trovato, racconta le vicende del boss del lecchese, affermando che «nel 1975 Franco Coco Trovato ha già un piccolo esercito a disposizione, ma non ha i gradi né il potere da santista. Tutti e due i riconoscimenti arrivano solo all inizio degli anni Ottanta.» 36 Ma per arrivare a tali riconoscimento servono soldi e una giusta reputazione: dunque commette numerosi omicidi e decide di entrare nel giro dei sequestri di persona per racimolare ingenti quantità di denaro in poco tempo. Il primo sequestro da lui organizzato è datato 26 giugno 1976, perpetrato ai danni di Cristina Mazzotti, una studentessa di Eupilio, in provincia di Como, figlia di Helios Mazzotti, imprenditore cerealicolo: da questo sequestro ottiene un miliardo di lire, ma la figlia non tornerà mai a casa. Uccisa prima ancora di ricevere i soldi del riscatto, e il cui corpo verrà ritrovato solo dopo il pagamento. 34 Ibidem 35 Ibidem, pag Gianluigi Nuzzi, Claudio Antonelli, Metastasi, Chiarelettere, 2010, pag

24 Tra i beni sequestrati alla cosca Trovato c è un ristorante il Wall Street, che darà il nome all inchiesta condotta da Armando Spataro che porterà in carcere, e all ergastolo, il boss. La situazione non è certo rosea nelle altre zone della Brianza; nella realtà limitrofa a quella comasca troviamo le province di Monza-Brianza e di Milano. Monza-Brianza è una provincia di recente costituzione, divenuta operativa nel giugno 2009, situata tra le province di Como, Lecco, Varese, Bergamo e Milano. I comuni che ne fanno parte non sono esenti da infiltrazioni mafiose: la giunta comunale di Desio ha rassegnato le dimissioni, nel novembre 2010, per evitare che questo fosse il primo comune lombardo ad essere sciolto per infiltrazioni mafiose e potersi ripresentare alle elezioni successive. E Natale Iamonte a controllare questo comune; egli nel 1988 arrivò qui attraverso il soggiorno obbligato, interessandosi ed entrando nel business del mattone, senza disdegnare le relazioni con gli esponenti politici. «La Brianza è una delle zone a più alta densità mafiosa della Lombardia. Anche qui le cosche calabresi hanno il monopolio di alcune attività edilizie, si legge nella Relazione della Commissione Parlamentare antimafia del Le famiglie più importanti, è scritto nella relazione, sono quelle vibonesi dei Mancuso e degli Iamundo, e i Cristello di Mileto (Vibo Valentia), che controllano soprattutto i comuni di Giussano, Seregno, Verano Brianza» 37 Da questa citazione è facile intuire quanti interessi susciti la zona brianzola per le organizzazioni mafiose, tanto che si arriva a sterminare il clan Miriadi per una disputa sugli appalti edili: il tutto a Vimercate, non a Reggio Calabria. Si uccide anche a Seregno, dove nel marzo 2008 sparano a Rocco Cristello, contabile della Locale di questo comune. «A Monza, continua la commissione antimafia, ci sono gli Arena e i Mazzaferro. Tra Desio, Bovisio Masciago e Cesano Maderno, è presente la famiglia Iamonte- Moscato, originaria di Melito di Porto Salvo» M. Portanova, G. Rossi, F. Stefanoni, op. cit., pag Ibidem 21

25 Milano è la capitale europea della cocaina, e questo traffico è gestito principalmente dalla Ndrangheta; le organizzazioni mafiose hanno così dei profitti immensi, da reinvestire nelle attività legali. Tanto per dare un idea dell immensità di questo traffico, Ciconte scrive «Il farmacologo Silvio Garattini, direttore dell Istituto di ricerca Famacologica Mario Negri, ha detto: Dai nostri esami sulle acque fognarie di Milano nel 2009 abbiamo scoperto che si consumano almeno dosi di cocaina ogni giorno, con un aumento del 50% nei weekend». 39 Da qui sono passati tutti o quasi i maggiori esponenti della criminalità organizzata: Joe Adonis, Francis Turatello, Michele Sindona, Luciano Liggio, i Sergi, i Barbaro, i Papalia, Nitto Santapaola, i Mazzaferro, Giuseppe Calderone, Tommaso Buscetta, Gaetano Badalamenti, Michele Greco, Gerlando Alberti, Salvatore Riina e molti altri. Qui hanno tenuto riunioni, intessuto legami, hanno imposto la loro presenza nella città e nella provincia, in tutte le attività: dal movimento terra all edilizia, dal contrabbando e al traffico di stupefacenti, senza dimenticare l importanza rivestito dall Ortomercato. Sono dunque tanto gli interessi in gioco nella capitale industriale del Paese, tanto che, forse, si può dire che Milano sia diventata una delle capitali della Ndrangheta, le quali però sono solitamente paesi piccoli, come Platì e San Luca. Ma, se si vogliono fare affari, uno tra i maggiori crocevia europei è proprio la metropoli lombarda, dove tra l altro si terrà l Expo 2015, molto ambito dagli interessi mafiosi. A Milano, come dappertutto, la criminalità organizzata cerca contatti, legami con gli esponenti politici: uno tra i requisiti del modello mafioso è proprio questo, i rapporti organici con la politica. Politica che ovviamente nega qualsivoglia tipo di legame con essi: «Eppure a Milano la mafia non esiste, hanno dichiarato finora il sindaco (fino al maggio 2011) Letizia Moratti, il Presidente della Regione Roberto Formigoni, il prefetto Gian Valerio Lombardi. Ci sono 13 politici lombardi che hanno ricevuto i voti della ndrangheta rivela invece il magistrato calabrese Nicola Gratteri. E sono 39 E. Ciconte, op. cit., pag

26 ben 8 i consiglieri comunali di Milano che, secondo le indagini, hanno avuto rapporti con i boss calabresi aggiunge il sociologo Nando dalla Chiesa.» 40 Dunque le mani della mafia sono in tutta la Lombardia, la quale sta diventando non solo la quinta regione di mafia, ma addirittura la quarta. E preoccupante inoltre che in Lombardia la corruzione sia sempre più dilagante, tanto che negli indici di corruzione ora, come Regione, è sotto la linea mediana. La mafia non è più un fenomeno da terroni, ma è trasversale, taglia tutta l Italia da nord a sud, senza contare le ramificazioni in Europa e nel resto del mondo. E tutta la Lombardia, da Milano a Como, da Varese a Lecco passando per la Brianza, è infetta da questo cancro Perché Como? Como è una provincia attorniata da una numerosa miriade di comuni, 163, nei quali, date le loro relativamente piccole dimensioni, le organizzazioni criminali di stampo mafioso hanno la possibilità di radicarsi con più facilità. Essa è una città produttiva dal punto di vista industriale, come nel caso della lavorazione della seta che la rende famosa in tutto il mondo, è al centro dei vari traffici commerciali tra le altre città lombarde, vicinissima alla Svizzera, e questi fattori la rendono una meta appetibile per le varie organizzazioni criminali che qui possono ottenere profitti grazie all inserimento nell economia legale. Inserimento in cui le organizzazioni criminali investono il 57% del loro fatturato, come riportato da Serena Uccello. Per dare un idea del volume di denaro che viene riciclato scrive che «nella classifica in cui vengono investiti i capitali illeciti l Italia figura al quarto posto dopo Stati Uniti, Isole Cayman e Russia. Il 3,7% del riciclaggio mondiale cioè passa per il nostro Paese: 55'500 milioni di dollari secondo una stima dell FMI (Fondo Monetario Internazionale)». 41 A proposito del 40 G. Barbacetto, D. Milosa, Le mani sulla città, Chiarelettere, 2011, pag N. Amadore, La zona grigia, La Zisa, Palermo, 2007, pag. 9 23

27 riciclaggio è utile a fini di completezza d informazione, aprire una parentesi su come esso si suddivida: «il processo di riciclaggio si articola in tre fasi fondamentali: fase del collocamento (placement stage), attraverso la quale il denaro proveniente direttamente dalle attività criminali viene tramutato in saldi attivi di rapporti intrattenuti con intermediari finanziari (la cosiddetta moneta scritturale); la fase del cosiddetto layering stage, in cui avviene il camuffamento dell origine e l eliminazione delle tracce contabili del denaro sporco, soprattutto attraverso ulteriori trasferimenti; la fase dell integrazione (integration stage) in cui avviene la completa integrazione del denaro proveniente da attività criminose nel circuito legale, cioè il vero e proprio riciclaggio, e non si può più individuare la matrice illecita.» 42 Tornando sulla città lariana, essa è sede di grandi aziende, come l impresa di costruzioni Nessi&Malocchi S.p.A., le imprese tessili Mantero S.p.A., Ratti S.p.A., e Clerici Tessuto & C. S.p.A., l azienda medica Artsana, la rete di ipermercati Bennet e molte altre: tali nomi sono indice della ricchezza produttiva del contesto comasco, che attrae chi è in cerca di profitto, non sempre in maniera legale; la produttività comasca si concentra nel settore della seta, lavorazione che la rende famosa in tutto il mondo. Inoltre Como, e la Lombardia in generale, sono state il punto di arrivo per molti meridionali, i quali si sono trasferiti nel nord industriale alla ricerca di lavoro: dunque la criminalità organizzata è stata anche facilitata dal fenomeno di emigrazione dal sud, in quanto molto spesso si sono creati nel territorio lombardo gruppi di concittadini nei quali era forte il legame di appartenenza alla terra d origine, e tra i vari legami che si sono portati dietro c è quello di sottomissione alla mafia. Molti sono stati gli esponenti delle organizzazione mafiose a trasferirsi in Lombardia di loro spontanea volontà, e non solo a causa del soggiorno obbligato; trovando molti loro conterranei hanno ricreato le stesse situazioni, gli stessi sentimenti e i rapporti di forza che vigevano al sud. 42 N. Amadore, op. cit., pag

28 Come già detto, però, questi hanno trovato terreno fertile anche nel nord, facilmente assoggettato all omertà, all obbedienza creatasi attraverso l intimidazione. Come scrive ancora Ciconte: «Soprattutto in alcune aree del Nord l immagine del mafioso è strettamente legata a quella dell uomo truce e violento, sanguinario, dal volto lombrosianamente crudele. [...] L equazione mafioso=assassino fu immediata, e ad essa seguì la convinzione che se non c è omicidio non c è mafia, affermazione che, come sanno tutti quelli che vivono in zone di mafia, non è assolutamente vera, perchè si può controllare il territorio ed ottenere l omertà della popolazione senza bisogno di usare continuamente la forza bruta.» 43 E le parole di Ciconte ricalcano quelle dette molti anni prima, nel 1900, da Giuseppe De Felice Giuffrida, il quale scriveva: «La maffia è dunque una società di sanguinari, di assassini o peggio? Nemmeno ciò può sostenersi, senza correre il rischio di essere frequentemente smentiti dai fatti.» 44 Ed è evidente la similitudine tra le due vicende, e non nuoce sottolineare la distinzione tra la realtà del Nord Italia riportata dal primo e quella della Sicilia riportata dal secondo. Oltre all essere una città industriale molto produttiva, Como è stata scelta nel processo di colonizzazione del territorio da parte della criminalità organizzata anche per altri motivi: uno tra questi è la tranquillità della zona. E questo un tema ricorrente nelle scelte di espansione poiché le organizzazioni mafiose hanno bisogno di invisibilità per gestire i loro traffici illeciti; è anche più facile riuscire a ottenere il controllo del territorio e imporre la loro presenza nei piccoli comuni, nelle piccole città. Prima bisogna avere il controllo dei pesci piccoli, delle piccole aziende, dei piccoli comuni per poi puntare più in alto. Prendendo ad esempio un caso concreto che verrà trattato in seguito, non si può immediatamente prendere contatti con aziende di grossa dimensione come la ditta Perego Strade e chiedere il pizzo per farla lavorare: occorre prima avere un nome, una reputazione di un certo tipo. 43 E. Ciconte, op. cit., pag Giuseppe De Felice Giuffrida, Maffia e delinquenza in Sicilia, Società editrice lombarda, Milano,

29 Como è stata investita dall espansione mafiosa anche per un altro motivo, forse più importante dei precedenti: la vicinanza alla Svizzera. La Confederazione Elvetica dista circa solo 10 km, e dunque risulta facile immaginare l attrattiva che Como ha avuto per i personaggi legati alla criminalità organizzata. Essi hanno potuto sfruttare i canali già aperti per i traffici illegali con la Svizzera: il traffico illegale principale che si è sviluppato nel territorio comasco è stato il contrabbando di sigarette estere, importate attraverso auto per lo più rubate, e poi portate nel resto del Paese. Tale traffico avveniva non solo attraverso auto, ma anche attraverso natanti, e ciò dimostra che per attraversare il confine anche il lago svolgeva un ruolo fondamentale. Oltre alle sigarette, un volume di contrabbando molto rilevante è stato quello di valuta, sia italiana che estera, importata ed esportata oltre confine; venivano inoltre contrabbandati molti beni quali zucchero e soprattutto caffè tostato. Il contrabbando, insieme ai sequestri, hanno costituito il processo di accumulazione originaria dei capitali, risultato poi fondamentale quando, intorno al 1975, le organizzazioni mafiose, e la Ndrangheta in particolare, hanno compiuto il salto di qualità entrando nella gestione del traffico di stupefacenti. Il fatto che Como sia investita dal traffico di cocaina è confermato anche da un cablogramma pubblicato da Wikileaks e partito dall ambasciata americana di Roma: il 3 novembre 2009 il file inviato parla dell operazione Colline comasche, iniziata nel 2006 e conclusa nel 2008 e che ha portato all arresto di 49 persone, 159 denunciati alla DDA e un sequestro complessivo di 25 kg di cocaina, 1 di eroina, 10 auto e euro di proventi del traffico. Ma la città non è viatico solo di droga: in un altro cablogramma, del settembre 2004 e partito dall ambasciata USA di Ankara, la città viene nominata come punto di passaggio del traffico di esseri umani che vengono camuffati da turisti e con falsi passaporti. Entrando nel giro della droga le organizzazioni mafiose hanno potuto acquisire enormi quantitativi di denaro, il quale è stato reinvestito nell economia legale, sia per aumentarlo che per ripulirlo. Con l ingresso nel traffico di stupefacenti 45 è cambiato il rapporto tra le organizzazioni mafiose e lo Stato: i profitti principali non 45 F. Dalla Chiesa, op. cit., pagg

30 vengono più da attività legali, come l edilizia, condotte in maniera illecita, ma da un attività che è già illegale di suo, e dunque lo Stato non può più tollerare o far finta di nulla, ma interviene. Facendo riferimento soprattutto a Cosa Nostra, ma in un ragionamento che può essere esteso, con i necessari distinguo, all intera criminalità organizzata, con la droga cambia la mafia per diversi motivi. Il primo è dato dalla maggiore forza a livello economico di cui ora dispone: «la Sicilia diventa infatti la più grande raffineria del Mediterraneo. I canali criminali di Cosa Nostra, gli stessi rapporti con l America, consentono di sviluppare una rete di affari incalcolabili.» Da questo volume di soldi deriva la necessità di darsi al riciclaggio per pulirli e poterli investire nell economia legale. Hanno potuto dunque presentarsi agli imprenditori del territorio, sia delle regioni a tradizionale presenza mafiosa che, soprattutto, quelle del Nord Italia concedendo loro prestiti che però hanno portato i mafiosi, grazie ai tassi d usura applicati, ad assumere il controllo delle imprese stesse. Oltre a ciò entrano in nuovi settori, soprattutto quello della sanità che rappresenta circa l 80% delle spesa di una regione. Per avere tale settore si è anche disposti ad uccidere, come dimostra l assassinio di Francesco Fortugno, vice-presidente del Consiglio della Regione Calabria nonché medico; egli viene ucciso poiché la Ndrangheta aveva puntato su di un altro candidato, e con la sua eliminazione questo candidato sarebbe entrato in Consiglio. Il riciclaggio nel settore sanitario si ha soprattutto grazie all apertura di nuove cliniche e laboratori, le quali frutteranno alti profitti, grazie anche alle convenzioni vantaggiose che vengono stipulate. Inoltre serviranno anche per uno dei requisiti del sistema mafioso: le reti di dipendenza personali. Questo perché verranno dati dei posti di lavoro, allargando dunque il consenso all organizzazione mafiosa, e per di più, lavorando nel settore della sanità, si acquisiranno delle benemerenze sociali da parte dei cittadini ai quali verrà curata la salute. Ciò comporta anche lo sviluppo delle reti di relazioni sociali, entrando a contatto con primari, professionisti, assunti da loro, e anche attraverso i pazienti abbienti; tali strutture sanitarie divengono anche dei bacini elettorali, in quanto il paziente sviluppa un rapporto di fiducia e dipendenza col proprio medico e se questi gli dà un consiglio elettorale, è molto probabile che il paziente segua tale consiglio. 27

31 La Sanità offre delle opportunità aggiuntive, come la possibilità di fare favori legali, ad esempio operare in giornata, e illegali, come ospitare latitanti dando ad essi un nome falso. Inoltre l ospedale è un luogo tranquillo per gli incontri mafiosi: lo dimostrano le intercettazioni effettuate al Felice villa di Mariano Comense dove, nel luglio 2008 dopo l omicidio di Carmelo Novella, si riuniscono alcuni boss del calibro di Antonino Lamarmore, capo della locale di Limbiate e mastro generale dei clan calabresi e Vincenzo Mandalari, della locale di Bollate. Sono lì per parlare con Salvatore Muscatello, capo della Locale di Mariano e lì ricoverato, per fare il punto sulla situazione della successione allo stesso Novella. 46 Oltre agli immensi profitti, con l ingresso nel giro della droga la mafia cerca una propria autonomia politica, cercando di mettersi sullo stesso piano degli esponenti politici e finanziando le loro campagne elettorali. Questa prospettiva di arricchimento facile e veloce porta però a dinamiche anomiche con rottura delle regole che creano un aumento della conflittualità interna all organizzazione. Questa corsa al profitto ha portato erroneamente a pensare che la mafia diventasse impresa, ma non è così in quanto il requisito principale del fenomeno mafioso è il controllo del territorio. La rottura delle regole spinge verso una gerarchizzazione con la lotta per arrivare a tale vertice (es. prima guerra di mafia vinta dai Corleonesi). Questo eccesso di violenza, sia interno sia contro lo Stato, porta però alla perdita del suo status di invisibilità materiale, e ad una forte reazione da parte della società civile, soprattutto da parte degli studenti. Dunque il prezzo da pagare è la perdita di consenso della popolazione. Tornando ad analizzare come coi capitali ottenuti grazie alla droga la criminalità organizzata entra nell economia legale, è da notare che i mafiosi non si comportano sempre allo stesso modo con gli imprenditori, in quanto ne esistono varie tipologie con cui rapportarsi in maniera differente, e Rocco Sciarrone è abile a tracciare una distinzione fra di essi. 47 Egli li divide in tre classi, a seconda del modo in cui essi usufruiscono della protezione mafiosa di cui la loro attività è fatta oggetto: 46 Cfr. La Provincia, 15 luglio Cfr. R. Sciarrone, Mafie vecchie mafie nuove, Roma, Donzelli,

32 imprenditori subordinati: ad essi è imposta una protezione passiva, sono quelli che subiscono solo la forza intimidatrice mafiosa, senza trarne alcun vantaggio imprenditori collusi: è loro imposta una protezione, ma essa è attiva, in quanto vi è un rapporto interattivo coi mafiosi che può essere fondato su un fine comune imprenditori mafiosi: sono imprenditori diversi da quelli schumpeteriani, che invece sono pacifici; essi sono guerriglieri, hanno la volontà di far parte della storia, immettono nel mercato dei servizi illegali (categoria che, più che da Sciarrone, viene tratteggiata da Nando dalla Chiesa) Nella provincia lariana si è potuta riscontrare l esistenza della categoria degli imprenditori mafiosi, ossia imprenditori che sfruttano la forza di intimidazione e i capitali che vengono dati loro dalla criminalità organizzata per aggiudicarsi in maniera illecita gli appalti e poter così ottenere benefici per sé e per l organizzazione. Esemplificativa è la vicenda, mostrata più avanti, di Ivano Perego, il quale sfrutta il mafioso Strangio per intimidire i propri concorrenti. Molti imprenditori comaschi, invece, risultano essere subordinati, ossia non ottengono alcun beneficio dalla presenza mafiosa ed anzi ne risultano solo danneggiati. Se non seguono i dettami della criminalità organizzata subiscono incendi ai mezzi di lavoro o altri tipi di danni, e non denunciano tali atti per paura di ritorsioni peggiori. Nando dalla Chiesa traccia uno schema a proposito dei rapporti tra economia, politica e criminalità: 29

33 I cerchi esterni rappresentano politica, imprenditoria e criminalità, mentre le zone interne sono i rapporti creatisi tra queste tre forze 48 : gli imprenditori mafiosi si inseriscono perfettamente in questo schema nello spazio risultante dall unione tra imprenditoria e criminalità. Quello che è mancato a Como è stata la volontà di arginare il fenomeno mafioso, evitando che si diffondesse anche in questa zona. Ciò non è stato fatto dalla popolazione per diversi motivi che vanno dalla paura alla volontà di essere complici, passando per l invisibilità di cui la criminalità organizzata ha goduto, ma anche dalle Autorità Giudiziarie, le quali non sono state in grado di tracciare un quadro unitario dell espansione mafiosa e di agire all interno di un progetto volto ad eliminarle sul nascere. Senza contare che ammettere, in tempi non sospetti, che la mafia fosse a Como, avrebbe nuociuto all immagine del territorio e si è preferito far finta di nulla. Ma questo comune sentire di non voler parlare di mafia nel territorio, ha portato il capoluogo lariano ad essere il quarto comune in Lombardia per numero di beni confiscati: ben 65 tra cui 10 aziende stando ai dati dell ANBSC (Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata) 49 e che hanno portato, secondo il Mafia index ( ) che misura la presenza mafiosa nelle varie province combinando gli omicidi di stampo mafioso, beni confiscati, comuni sciolti per infiltrazione e i dati sulle associazioni mafiose, a fare di Como la seconda provincia della Lombardia per la diffusione della criminalità organizzata. 48 Cfr. F. Dalla Chiesa, op. cit. 49 Dati dell Agenzia nazionale per l amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata del maggio

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