sempre più malati di gioco Gratta e vinci e slot machine rovinano le famiglie, aumentano i centri di assistenza

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1 SGRT notizie Q colonne Quattro Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in A.P. 70% regime libero ANNO XXII n dicembre 2013 AUT.dr/cbPA/ceNTrO1 VALIdA dal 27/04/07 storie In Umbria 15mila persone a rischio ludopatia, per un giro d affari da 700 milioni sempre più malati di gioco Gratta e vinci e slot machine rovinano le famiglie, aumentano i centri di assistenza tendenze il pop del terzo millennio il gioco d azzardo è diventato una piaga sociale. in tempo di crisi molte persone tra i 30 e i 60 anni cercano un colpo di fortuna per migliorare la vita. per sostenere i costi delle scommesse ci si rivolge anche al prestito d usura. Ma la dipendenza si può curare con l aiuto di psicologi, asl, numeri verdi e terapie alternative, come l equitazione integrata. perché si crede ai complotti? A cinquant anni FranCesCo alberoni società dall omicidio di John Fitzgerald Kennedy, la maggior parte degli americani crede che l assassino del presidente, Lee Harvey Oswald, non abbia agito da solo ma fosse la marionetta di un oscura macchinazione. Anche se non c è nessuna prova a sostegno della tesi. Sempre negli Stati Uniti, almeno un terzo dei cittadini è convinto che dietro gli attentati dell 11 settembre ci siano complicità del governo. In Italia, invece, sui social network ma non solo, si sprecano gli allarmismi sul Gruppo Bilderberg, che per molti che dicono di saperla lunga, governerebbe le sorti del mondo. E che dire delle scie chimiche? c è infatti chi crede che le strisce di condensazione lasciate dagli aerei siano agenti biologici spruzzati da veivoli di qualche associazione segreta mondiale. Perché queste credenze si diffondono? Francesco Alberoni, che da sociologo ha studiato per molto tempo i movimenti collettivi, spiega: «Le teorie del complotto sono basate sul pensiero paranoico, che attribuisce all avversario una continua intenzione malvagia, l uso sistematico della menzogna e diabolici raggiri. È un tipo di pensiero sempre presente nella società, in misura più o meno grande». Per Alberoni le radici sono antiche, e gli esempi storici sono tanti: «Con la diffusione del cristianesimo le divinità pagane sono diventate dei demoni e il demone è per definizione mentitore e ingannatore. Poi, secoli dopo, durante la Rivoluzione francese, si temeva il complotto aristocratico e venivano incendiati i castelli. Nei processi staliniani le vittime erano accusate di tradimento, e di aver progettato macchinazioni diaboliche. Nel mondo di oggi molte guerre sono preventive, combattute accusando altri di far parte di una cospirazione». Impossibile fare a meno di immaginare complotti? Per Alberoni, spesso, è proprio così: «In tutti i movimenti collettivi c è una dose di pensiero paranoico. Lo dimostra anche quello di Grillo». antonello paciolla servizi a pagg. 4-5 battute conclusive per aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento europeo, che perugia si contende con siena, Cagliari, Matera, lecce e ravenna. la città sta programmando gli investimenti necessari a realizzare tutti i progetti previsti. i cento CUltUra perugia2019, ora servono risorse Candidatura a capitale europea della cultura, la città allo sprint finale primo piano Una fattoria nella casa circondariale di Capanne. Quattro detenuti alle prese con frutta e ortaggi servizio a pag. 2 Contesi tra i genitori: le storie dei figli a metà Quando una relazione finisce, a farne le spese sono i bambini, spesso coinvolti nelle dispute tra mamma e papà. per risolvere i conflitti, si ricorre sempre più alla figura del mediatore familiare. sergio Cutrona, presidente del tribunale dei minori di perugia, fa un bilancio della situazione in Umbria. soci della fondazione, tra cui molte imprese private, sono pronti a fare la loro parte. bruno bracalente, presidente del comitato: «Uniti verso l obiettivo, sarà fondamentale il contributo degli imprenditori». CULTURA servizi a pag. 3 servizi alle pagg. 6-7 Intervista a Dario Fo, tra attualità, letteratura e teatro. Sempre nel ricordo di Franca Rame servizio a pag. 7 l incontro tra andy Warhol, profeta della pop art, e MiCk Jagger, icona del rock Tempi moderni: quelli in cui l operaio Chaplin avvitava serialmente bulloni. Oggi la produzione seriale è quella di popcorn (icastiche le prime tre lettere) atti a saziare la voracità di gag scacciapensieri sul grande schermo. Non più solo il laico dopopranzo natalizio coi cinepanettoni, ma anche il più raffinato cine-cabaret di Checco Zalone, nome d arte di Luca Pasquale Medici, ma che poco ha a che fare coi mecenati della cultura rinascimentale. Lui infatti non compone sonetti per il sollazzo di corte, ma lungometraggi sbanca-botteghino. Sole a catinelle, sua ultima fatica, ha fatto il record d incassi nella storia del Fabio Volo CheCCo Zalone cinema italiano, roba da far impallidire premi Oscar antichi (Fellini) e moderni (Benigni), con annessa pernacchia ai suddetti cinepanettoni, ormai quasi démodés. Nessuno però si rivolti nella tomba. Non lo facciano nemmeno le penne d oca della terza pagina del Corriere della Sera, se al fondo della pergamena con incisi i loro nomi è da poco spuntato quello di Fabio Bonetti, in arte Volo. Non più speculazioni da giardino letterario né appassionate arringhe engagées su come riscattare il destino degli oppressi, ma agili aforismi da bacio Perugina o autobiografie da italiano medio in cui specchiarsi compiaciuti. Da J accuse a Je suis il passo è breve. Breve quasi quanto i pochi minuti in cui i concorrenti di Masterpiece, il nuovo reality per aspiranti scrittori, devono spiegare ansanti ai giurati perché meritano eterna gloria, magari tornando trafelati dalla Mole Antonelliana, luogo designato come ispirazione per virtuosismi da 2000 battute. In pochi secondi di spot invece un imbolsito Marx, con barba natalizia più che rivoluzionaria, guardando ammirato i colori cangianti della sua Tv ci spiega che mai avrebbe ispirato tutto quel casino, se solo quella scatola fosse esistita ai suoi tempi. Veteromarxisti, revisionisti e criptosocialisti non ci avevano mai pensato. Ma sono proprio i neomarxisti come Walter Benjamin che qualche decennio fa ammonivano: «Guai a disprezzare la cultura popolare, perché è lo strumento di emancipazione delle masse e dei lavoratori». Quei lavoratori che oggi potranno avvitare bulloni per realizzare i progetti per l Expo 2015 a Milano: in cantiere c è un ascensore che condurrà turisti più o meno devoti in cima a una terrazza con bar, proscenio ideale da cui ammirare la città di Sant Ambrogio, ma anche di Giorgione Armani, magari sgranocchiando popcorn. luca serafini

2 2 PRIMO PIANO 15 DICEMBRE 2013 nella casa circondariale di Capanne, a perugia, 15 ettari di terreno a disposizione di 4 detenuti alle prese con frutta e ortaggi se la fattoria entra in prigione menna, il presidente della cooperativa: «Chiunque può sbagliare ma a tutti deve essere data la possibilità di riscattarsi» i prodotti ColtiVati nella Casa CirCondariale di Capanne Vengono VendUti nei MerCati di perugia e ponte san giovanni. C è anche Un servizio di Cassette Consegnate porta a porta Quindici ettari di terra con un frutteto, quattro serre, un uliveto e a breve anche un allevamento di polli. Non siamo nella campagna umbra ma in un carcere in provincia di Perugia, dove a marzo è partito il progetto Fattoria Capanne, gestito dalla cooperativa 153. Sei giorni la settimana, per sei ore al giorno, quattro detenuti dell omonima casa circondariale lavorano nei terreni messi a disposizione tra il muro carcerario e la recinzione esterna. L idea è nata due anni fa, ma è riuscita a concretizzarsi solo a marzo. «Lo scopo principale è quello di dare ai detenuti la possibilità di riscattarsi spiega Michelangelo Menna, presidente dell organizzazione perché è dimostrato che coloro che svolgono un attività lavorativa seria dentro al carcere hanno un tasso di recidività bassissimo, pari all 1%, contro una media dell 80% per coloro che non svolgono nessuna mansione. E tutto questo si traduce quindi anche in una possibilità enorme per la società». L iniziativa ha visto una grande partecipazione delle istituzioni. «Abbiamo avuto un sostegno importante, non solo a parole ma anche nei fatti. Sono arrivati dei finanziamenti dalla Regione e anche da qualche ministero. Il Comune ci ha messo a disposizione i suoi canali per pubblicizzare la nostra attività». I cittadini hanno accolto bene l iniziativa, ma non manca un certo scetticismo. «Non tutti sono sensibili a queste problematiche, ma abbiamo l appoggio della maggior parte delle persone». La Fattoria Capanne non è nata per fare beneficenza: anche se alla base c è un progetto di reinserimento sociale, si tratta di una impresa e alla fine dell anno i conti devono tornare. I prodotti coltivati nel carcere di Capanne vengono venduti sia nei mercati cittadini di Perugia e Ponte San Giovanni, sia tramite la consegna delle cassette porta a porta, alla quale sono abbonate già un centinaio di persone. «Bisogna fare le cose esattamente come vengono fatte fuori dal carcere. Se non facessimo così prenderemmo in giro i detenuti che lavorano con noi» spiega Menna. Per chi non è mai stato abituato a rispettare le regole non è semplice adattarsi ai ritmi di lavoro. «La loro vera difficoltà è dover rendere conto a qualcuno, cosa che spesso non hanno mai fatto, né in famiglia né sul lavoro o tantomeno nella vita». Spesso inoltre è difficile far coincidere le esigenze lavorative con le regole del carcere. I detenuti possono svolgere la loro attività solo se vengono sorvegliati da una guardia carceraria, che in alcuni casi può essere assente per motivi di salute o personali. In questo caso loro sono costretti a rimanere in cella. «Con la direttrice stiamo pensando ad un cambiamento di trattamento per rendere questi quattro ragazzi più autonomi» spiega Menna. All iniziativa possono partecipare solo i detenuti che rientrano all interno dell articolo 21, cioè coloro che hanno già terminato un percorso riabilitativo specifico. Quelli che vogliono partecipare devono poi affrontare un vero e proprio colloquio di lavoro. Il requisito essenziale è la voglia di mettersi in gioco, ed è quello che chiedono anche i detenuti. «Piuttosto che stare 24 ore su 24 in una cella minuscola con altre tre persone, loro preferiscono sicuramente fare qualcosa, stare con persone esterne e avere la possibilità di creare qualcosa». Ancora è presto per capire come si evolverà questo progetto. «Ci piacerebbe fare con loro un vero percorso, che li segua anche fuori dal carcere. Ad esempio affidargli la consegna delle cassette o fargli gestire il banco al mercato. Ovviamente non sarà possibile con tutti, ma la nostra idea è questa. Non vogliamo che questa esperienza finisca con la chiusura della parentesi carceraria». Intanto si iniziano a vedere i primi frutti. «Una volta uno dei ragazzi venne a chiamarmi. Presidente, venga a vedere, venga a vedere cosa è successo. Lo seguii e lui mi fece vedere un bocciolo di fagiolino. Per me era una cosa banale, ma lui era emozionato. Per una persona che sta da anni dentro un carcere e che poi pianta un seme, vedere nascere una pianticella è un miracolo». giulia sabella Carceri italiane, teoria e prassi il principio - Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato, articolo 27 della Costituzione italiana. nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o a trattamenti inumani o degradanti, articolo 3 della Convenzione europea dei Diritti dell Uomo. Le principali carte che regolano la vita pubblica e tutelano la dignità umana parlano chiaro in merito a quello che deve essere la detenzione carceraria: una pena per scontare un reato, ma rieducativa e mai inumana. italia condannata - La situazione reale delle carceri italiane però non corrisponde a questi principi. Lo dicono i dati e lo dice anche la Corte europea dei diritti umani che, con la sentenza Torreggiani, ha condannato l Italia proprio per la violazione dell articolo 3 della Convenzione. I sette ricorrenti lamentavano la detenzione in celle di nove metri quadrati, da condividere con altre due persone. Le loro stanze erano anche scarsamente illuminate, con un accesso limitato all acqua calda e alle docce. i numeri - Il problema del sovraffollamento è raccontato dalle tabelle del ministero della Giustizia, aggiornate al 31 ottobre. Su posti per la capienza regolamentare, i detenuti sono Le regioni maglia nera sono la Campania con unità in più, il Lazio con 2.301, la Lombardia con e la Sicilia con In controtendenza solo la Sardegna, dove ci sono 529 posti liberi. deserto, chiesta la grazia L avvocato della donna:«continuo a studiare il caso per chiedere la revisione del processo» Per Tiziana Deserto le porte del carcere di Trani, dove sta scontando la sua pena, forse potrebbero aprirsi presto. La donna è stata condannata in via definitiva il 16 maggio 2012 a 12 anni di reclusione per concorso in omicidio della figlia Maria. Secondo l accusa, ad tiziana deserto Con l avv. gianni Zaganelli grazia La grazia è un provvedimento di clemenza individuale disciplinato dall art. 681 del codice di procedura penale. Con questo provvedimento, al condannato viene estinta, con o senza condizioni, la pena principale. Viene concessa dal presidente della Repubblica con atto controfirmato dal ministro della Giustizia. per usufruirne vi deve essere una condanna definitiva. La grazia può essere concessa su domanda del condannato, di un suo prossimo congiunto, del suo avvocato oppure su proposta del presidente del Consiglio, su iniziativa del presidente della Repubblica o del ministro della Giustizia. M. g. uccidere la bimba di appena due anni e sette mesi è stato Giorgio Giorni, amante della Deserto, ora all ergastolo. Lui, al quale la donna aveva affidato sua figlia per qualche ora, avrebbe preso a calci e pugni la piccola fino alla morte, avvenuta il 5 aprile 2004 a Città di Castello. Durante tutti questi anni, Tiziana Deserto si è sempre proclamata innocente, respingendo le accuse dei giudici che nei tre gradi di giudizio hanno sostenuto il suo essere a conoscenza delle violenze inflitte da Giorni su Maria. Nonostante la relazione extraconiugale, il marito della Deserto, Massimo Geusa, le è stato sempre accanto e continua a dimostrare il suo attaccamento alla moglie: ha inoltrato al presidente della Repubblica e al ministro della Giustizia la richiesta di grazia assieme ad una lettera nella quale i suoi genitori perdonano Tiziana. A rendere nota la notizia dell avvio del procedimento l avvocato della Deserto, Gianni Zaganelli. «Tra pochi mesi ha affermato sarà possibile sapere l esito della richiesta». L avvocato, continua a sostenere che «non c erano tutti gli elementi essenziali tiziana deserto per condannare la Deserto». A rafforzare la sua posizione, quanto accaduto durante il terzo grado di giudizio: «I giudici della Cassazione sono rimasti in camera di consiglio per tre giorni, non mi era mai successo di vedere una cosa simile nella mia carriera. Ciò dimostra che ci deve essere stato un contraddittorio forte». In attesa dell esito del provvedimento, l avvocato Zaganelli ha incontrato Massimo Geusa «esaminare una possibilità remota» ovvero un ricorso alla Corte di Giustizia Europea, e nel frattempo continua a studiare il caso perché intenzionato a «chiedere una revisione del processo». Manlio grossi le difficoltà umbre - L Umbria è nella media nazionale. Su posti secondo la capienza regolamentare, i detenuti ospiti nelle quattro strutture di perugia, Terni, Spoleto e orvieto sono La situazione umbra è monitorata anche da Antigone, l associazione per i diritti e le garanzie del sistema penale. le critiche - Antigone visita periodicamente i carceri ed è già stata a Capanne. Qui i detenuti sono 466, a fronte di una capienza regolamentare di 321 e di una tollerabile di 572. È alta quindi la soglia di vivibilità, ma spesso si vanno ad occupare i posti per le attività particolari. «Si crea la sala ricreativa nel corridoio spiega Simona materia, referente per l Umbria di Antigone e nelle celle oltre ad un letto a castello si usa la superficie calpestabile per un altro materasso. Il problema prosegue materia è nel personale che lavora in carcere. A Capanne ci sono solo 5 educatori su quasi 500 detenuti e, implicitamente, si crea una selezione dei soggetti che reagiscono agli stimoli. Si investe su di loro tralasciando gli altri. Il problema complessivo è che in Italia mancano attività che responsabilizzino realmente». alessandro orfei

3 15 DICEMBRE 2013 PRIMO PIANO 3 ogni anno sono circa 300 i bambini coinvolti nelle liti dei genitori. Spesso si arriva all affido congiunto, ma le difficoltà non mancano Minori sospesi tra mamma e papà Il Tribunale dei minori di perugia in prima linea per la difesa e la tutela dei veri soggetti deboli: i figli. Le parole di Sergio Cutrona Madre Contro padre: il difficile rapporto dove a Farne le spese è il Minore Innamorarsi, sposarsi, fare un figlio. In Italia un matrimonio dura in media 15 anni e, rispetto al 1995, i divorzi sono aumentati del 50%. In pratica si ricorre sempre di più agli avvocati: è questa la fotografia scattata dall Istat nel Un problema che si ingigantisce quando a essere coinvolti sono i minori, spesso vittime passive dell odio reciproco dei genitori perché, come ricorda il presidente del Tribunale dei minori di Perugia, Sergio Cutrona, «i bambini non soffrono tanto per la separazione dei genitori, quanto nel vederli perennemente litigare, per non parlare di quando si passa alla violenza». Cutrona è arrivato in Umbria il 16 settembre, dopo aver presieduto per anni il Tribunale minorile di Ancona. Per lui la situazione della famiglia umbra riflette quella più generale della famiglia italiana, adesso in crisi. Ma cosa potrebbero fare le istituzioni per tutelare ulteriormente il bambino durante le pratiche di separazione? «Prima di tutto si dovrebbe sensibilizzare i genitori rispetto a un fatto fondamentale: i bambini prima di tutto, poiché sono loro i soggetti deboli che devono essere difesi a tutti i costi». I problemi arrivano quando la separazione viene vissuta in modo traumatico e i genitori si trattano reciprocamente in modo ingiusto, talvolta violento. «C è una forte necessità di creare una mentalità diversa, una cultura della relazione che ci permetta di accettarne anche la fine». Bambini, spettatori silenziosi delle scelte degli adulti. Nell ottobre 2012, in quel di Cittadella (Padova), due genitori si contendevano il figlio. In televisione è andata in onda la tragedia, le urla di un bambino prelevato dalla polizia nella sua scuola elementare. Nove mesi fa il tribunale di Varese ha deciso di battersi per far sì che il giudice tenga realmente conto della voce del minore durante le pratiche di affidamento. In Umbria vivono 137 mila minori. Di questi, sono almeno 300 quelli che, ogni anno, vengono contesi tra i genitori durante le pratiche di divorzi. nell 85 per cento dei casi la contesa si risolve con un affidamento condiviso. Decisamente inferiori (12 per cento) i casi di affido esclusivo alla madre e rari i casi di affido al padre, che riguardano un bambino ogni cento. Una fotografia decisamente diversa rispetto a quella del 2007, quando affidi congiunti e affidi alla madre erano equivalenti. «lottare per mio figlio» Quei casi in cui sono i bambini a pagare i problemi tra i genitori Igenitori che combattono guerre sulla pelle dei propri figli sono sempre più frequenti e i minori contesi aumentano. È il caso di Antonella, un nome di fantasia perché c è sempre pudore a raccontare la propria storia quando poi coinvolge un minore. Antonella è giovane, incontra un uomo e dopo pochi mesi arriva la convivenza e un figlio. Ma questa esperienza va male e, con qualche tormento, i due decidono di mettere la parola fine alla storia, scegliendo di il bambino Conteso a Cittadella (pd) mandare il bambino con la madre. Il papà intanto si è trasferito e ha lasciato la città. Passa qualche tempo in questo modo e poco dopo ad Antonella sorge l esigenza di trasferirsi. Cambiare città è sempre una rivoluzione radicale, soprattutto se hai pochi anni. Ed ecco che il papà torna in campo. Si riavvicina alla sua famiglia e decide di riprendersi il figlio, mettendolo contro la madre. Gli parla male dell altro genitore e spinge il piccolo alla scelta: o lei o me. Il figlio stavolta sceglie lui e la madre non può che arrendersi all evidenza, «Non potevo tenerlo con la forza». «Mi stai lasciando? Troviamo una soluzione, non puoi chiedermi di lasciare mio figlio» dice Luigi Lo Cascio nei panni del padre snaturato protagonista de Il bambino cattivo, film di Pupi Avati andato in onda su Rai Uno il 20 novembre, Giornata mondiale dei diritti dell infanzia. Quando i conflitti si appianano, si può decidere per l affidamento congiunto. Se la situazione si complica, il minore viene affidato esclusivamente a uno dei due genitori. Ma quando il conflitto tra coniugi diventa eccessivamente violento la soluzione migliore, anche se sofferta, è l affidamento a terzi. «Abbiamo seguito un caso, qui in Umbria, di una madre depressa e fortemente in lite con il marito. La donna con una mano stringeva il bambino mentre con l altra picchiava il marito, impedendogli di avvicinarsi al piccolo, che finiva così con l essere messo in mezzo». Ecco uno dei tanti casi di violenza intrafamiliare che annualmente si verificano in Umbria e, in modo molto più generale, in Italia. bimbi contesi: i numeri «Il bambino è rimasto un anno lontano da me racconta Antonella e in questo periodo ho dovuto riconquistarmi la sua fiducia. Ora è tornato con me e dopo l ambientamento ha capito che non c era nulla di vero rispetto a quello che gli avevano raccontato». Così, dopo una serie di accordi tra gli avvocati, il caso è arrivato anche davanti al giudice, che ha deciso per l affidamento congiunto con il bambino residente dalla madre. Antonella porta ancora le ferite della vicenda, e cerca di evitare che altri possano vivere la sua stessa esperienza: «È importante cercare di non distruggere la figura dell altro genitore. Si va per danneggiare l altro, ma alla fine si fa del male solo al bambino». Ha tenuto col fiato sospeso l Umbria nel mese di settembre anche un altra storia, quella del piccolo Samy. Il bambino di due anni era stato portato in Tunisia dal padre. Dopo l allarme e un fascicolo aperto dalla Procura per sottrazione di minori, si è scoperto che il bambino era stato portato via dal padre, che dopo il clamore, è tornato in Italia. «Avevo litigato con mia moglie spiega raggiunto telefonicamente e volevo portare mio figlio a conoscere i suoi nonni. Tutto il clamore suscitato dalla vicenda è stato francamente eccessivo». «Adesso vogliamo ricostruire il nostro nido gli fa eco la moglie Ramona, che pure si era allarmata e stiamo benissimo». alessandro orfei In casi eccezionali il minore viene affidato a terzi o accolto in apposite strutture residenziali. «Si tratta di una parte nient affatto irrilevante» spiega Roberto Ricciotti, ricercatore dell Istituto degli innocenti di Firenze e autore dell indagine Bambini e ragazzi fuori dalla famiglia d origine in Umbria. Tra perugia e Terni si contano 39 strutture residenziali che ospitano un totale di 199 minorenni. Di questi, uno su quattro viene da fuori regione. C.a.b. Ma se non sono i genitori a rivolgersi direttamente alla giustizia, come si riesce a intercettare la sofferenza del bambino? «Solitamente spiega Cutrona interveniamo quando la conflittualità si manifesta all esterno. Può succedere a scuola, quando le maestre si trovano ad avere a che fare con un bambino improvvisamente scontroso o taciturno. Oppure possono essere i vicini di casa che, preoccupati per le liti e per le urla, chiamano i carabinieri». Quel che manca è un coordinamento efficiente di tutte quelle figure chiamate a intervenire nella vita del bambino conteso, come gli psicologi e gli assistenti sociali. Il Tribunale dei minori di Perugia sta lavorando per portare in primo piano i bisogni dei figli. Per questo motivo anche la formazione dei legali specializzati in diritto di famiglia avrà un ruolo fondamentale nella tutela del minore. Difatti Sergio Cutrona sta portando avanti una trattativa per far terminare, a chi è interessato a quel preciso ambito, il praticantato legale direttamente presso il tribunale minorile, come succede già in altre città. Per Cutrona una delle possibilità per migliorare la situazione del bambino durante la separazione sta nell avviare gli stessi genitori alla mediazione familiare. «I conflitti si risolvono soltanto se i genitori riescono a mettersi nei panni gli uni degli altri. Bisogna far passare il messaggio che l altro non è un nemico ma un genitore allo stesso modo, un collaboratore». Ciò che manca alla figura del mediatore è un riconoscimento ufficiale. «Sono convinto conclude Cutrona che la figura del mediatore familiare dovrebbe essere prevista a livello legislativo, con tanto di sedute obbligatorie. Però per farlo avremmo bisogno di fondi che, almeno al momento, non esistono». CeCilia andrea bacci Un mediatore in famiglia Sempre più coppie chiedono aiuto durante la separazione Una nuova vita, una nuova quotidianità. Non sempre è facile uscire a testa alta da una separazione. Questo vale non solo per i genitori ma anche i figli. Proprio per accompagnare le coppie attraverso una fase così delicata è nata la figura del mediatore familiare. «Lo scopo è quello di aiutare i genitori che si stanno separando o che si sono separati a trovare degli accordi per la riorganizzazione della loro vita e quella dei loro figli» spiega la dottoressa Pierangela Benvenuti, mediatrice familiare dell organizzazione Mixtim. «Per i bambini la separazione in sé non è un trauma, dipende da come viene vissuta. Può diventarlo se i genitori si dimenticano che sono coinvolti anche dei figli. Questi talvolta vengono trattati come dei pacchi postali, o addirittura gli può essere chiesto di schierarsi dalla parte di uno dei genitori» spiega Benvenuti. Nei suoi tre anni di attività, sono state 115 le coppie (80 da Perugia e dai comuni limitrofi, 35 dall assisano) e 48 i genitori singoli che si sono rivolti al centro Mixtim. In media si tratta di persone tra i 35 ed i 45 anni, di varia estrazione sociale. Negli ultimi anni sono aumentate le richieste delle coppie miste, quelle cioè dove uno dei due coniugi è straniero, e dove le differenze culturali possono accentuare le incomprensioni. In tutti i casi si tratta di persone profondamente consapevoli di quello che stanno vivendo e preoccupate per la salute dei figli. «La mediazione familiare è molto faticosa per chi si separa. Sarebbe più facile non vedersi più e relegare tutto agli avvocati conferma Benvenuti chi viene da noi sente la responsabilità di gestire la situazione al meglio». La figura del mediatore familiare è riconosciuta dalla legge 54 del 2006, che regola l affido condiviso dei minori. Nonostante questo si tratta di una professione che, a differenza di psicologi e assistenti sociali, ancora non è stata istituzionalizzata. «Chiunque potrebbe arrogarsi questo titolo» spiega Benvenuti. Proprio per supplire a questa mancanza, sono stati creati dei codici di autoregolamentazione. Sono stati istituiti anche dei corsi, generalmente di durata biennale, ai quali possono accedere psicologi, assistenti e sociali e, a seconda dei casi, anche avvocati e pedagogisti. Nonostante questo c è la necessità di istituzionalizzare una figura che sta diventando sempre più importante. «Si tratta di un ruolo che dovrebbe rientrare in un quadro legislativo, in modo anche da tutelare i genitori e coloro che si rivolgono a lui» conclude Benvenuti. giulia sabella

4 STORIE E INTERVISTE tra fumo e slot machine, lì dove nasce la ludopatia STORIE E INTERVISTE Un ora nella sala più grande di Perugia. I giocatori pentiti : «È meglio non iniziare a giocare, sono solo macchinette mangiasoldi». Molti i clienti anche di mercoledì mattina L ingresso di una sala slot «alla ricerca continua di una svolta magica» forma di dipendenza a tutti gli effetti. Come nel caso della droga. «Una Esistono le crisi di astinenza e il creving, quel desiderio fortissimo impossibile da ignorare che non ti fa pensare ad altro». Claudia Crispolti, perugina, è laureata in psicologia clinica e di comunità, è iscritta all albo dell Umbria e si occupa di qualsiasi problematica legata alle dipendenze. La ludopatia rientra nel suo campo di specializzazione; è una patologia clinica che deve essere curata, non si può guarire da soli. La ludopatia è davvero in aumento nella nostra società? Quali sono le cause? Si, l aumento dei casi è notevole, in Umbria e in tutto il paese. Dobbiamo parlare di varie concause ed utilizzare un ottica multifattoriale per analizzare correttamente il fenomeno: la crisi c entra e anche la diffusione elevata delle macchinette. Ci tengo a sottolineare che di per sé quest ultimo aspetto non incide sulla maggiore incidenza della ludopatia, ma permette di sviluppare una tendenza che esiste già in alcuni soggetti. Qual è l identikit delle persone più a rischio, se esistono delle caratteristiche particolari e comuni tra i pazienti? La ludopatia coinvolge maggiormente gli uomini. È trasversale, riguarda persone di tutte le età. Alla base del disturbo c è una frustrazione mai ricompensata, un senso di impotenza. Magari si lavora tanto e non si riceve un compenso adeguato, oppure il lavoro è scarso. Manca l appagamento della realizzazione personale, si vive la propria vita come un fallimento e si è alla ricerca continua di una svolta. Noi psicologi parliamo di «aspettativa magica». Allora si tenta la fortuna, ciò avviene soprattutto con i Gratta e vinci. La dottoressa claudia crispolti, psicologa perugina La sala slot più grande di Perugia a mezzogiorno sembra vuota. Nessuno al bancone del bar, nessuno a guardare le immagini delle partite del giorno prima, sparate dagli schermi al plasma sui muri. I tavoli in fondo sono al buio, i flipper e i videogiochi, spenti. Di lato, una porta oscurata dall esterno lascia intravedere un altra stanza più piccola, la sala slot propriamente detta, il vero cuore del locale. Dentro ci sono una dozzina di persone, uomini e donne dai trent anni in su, completamente isolati dal mondo esterno. Non una finestra, ma solo tenui illuminazioni al neon, peraltro offuscate dalla cappa di fumo. Dentro lo stanzone, l unica vera fonte di luce sono proprio le slot, sparse per la sala a decine, in modo da occupare quanto più spazio possibile. Cambiamo dieci euro e ci mettiamo vicino a un signore sulla settantina, berretto in testa e sigaretta in mano. Gioca meccanicamente, senza capire veramente se la combinazione di banane e ciliegie che appare sullo schermo davanti a lui sia quella vincente. È la macchina che fa tutto. Annuncia la vincita e suggerisce le mosse da fare per avere le probabilità più favorevoli. Il cliente subisce e paga. Premere il pulsante costa dai 50 centesimi ai 5 euro, a seconda della propensione al rischio del giocatore. Cosa differenzia una persona che gioca senza particolari problemi di dipendenza e un ludopatico, qual è il punto di non ritorno? Lo spartiacque è la modifica della qualità della vita. Mi spiego. Esiste una patologia quando viene disturbata la routine quotidiana, dipende da quanto il gioco d azzardo modifica in pratica la vita di tutti i giorni. Alcune persone che si indebitano, perdono il lavoro, rovinano la famiglia. Al primo posto hanno successo le slot machine, sono ovunque e la legge le permette. Con questo non voglio dire che la ludopatia dipenda dalla loro presenza, però non c è nessuna forma di regolamentazione. Poi anche i Gratta e vinci sono i preferiti di molti giocatori dipendenti. Si può guarire? E che possibilità di riuscita hanno le terapie esistenti? Si tratta di una patologia complessa. Spesso abbiamo a che fare con personalità multicompulsive, che non hanno solo il problema del gioco. Esistono varie cliniche specializzate in dipendenze. La psicoterapia è necessaria per uscirne ed anche il supporto della famiglia è importante. Deve essere coinvolta. La forza di volontà del paziente è fondamentale, però non ci si può curare da soli. Sono presenti tutte le fasi della dipendenza, come nel caso di tossicodipendenti. Il percorso è davvero impegnativo. s. t. La ludopatia è un disturbo clinico a tutti gli effetti. Il gioco d azzardo patologico ha una sua categoria diagnostica ed è stato inserito nel nuovo DSM V del 2013, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali americano. In Italia uscirà a febbraio Dopo pochi secondi abbiamo finito i nostri spicci. Chiediamo al nostro vicino se qualche volta si vince. «Quasi mai - spiega - vengo qui a buttare i soldi, ma spero in un colpo di fortuna». Una speranza che lui alimenta quasi tutti i giorni, per una quarantina di minuti. Gioca una ventina di euro. Quello che guadagna lo spende nella stessa partita. E se chiediamo consigli ci risponde di lasciar perdere, che non vale la pena. È quello che ci dicono tutti. «Meglio non imparare a giocare», dice un uomo sulla quarantina, vestito in modo sportivo, «il confine è molto sottile. Inizi con due euro e poi non smetti più di mettere monete. Se ci si impunta è la fine. Io ora ho vinto 15 euro, mettendone 5. Vengo solo ogni tanto così per hobby. Però si sa è un modo per lo Stato di fare soldi Non c è modo di influenzare queste macchine. Un po perdi e un po vinci, ma se alla fine fai due conti, non vinci nulla». Lo Stato prende circa il 20% delle giocate, anche se allo stesso tempo avverte dei rischi del gioco eccessivo. Una delle soluzioni per limitare la dipendenza è quello delle partite a tempo, scaduto il quale gioco d azzardo: i dati in umbria Slot Machine 5406 Aziende aperte nel 2013: +34,7% Quarantacinquemila soggetti a rischio, di cui a livello patologico, un giro di due milioni di euro al giorno, più di cinquemila slot machine e macchinette videolottery sparse nei quasi 1500 esercizi abilitati: sono i numeri del gioco d azzardo legale in umbria. un giro d affari che non si discosta dalla media nazionale: nei primi sei mesi del 2013, tra le province di perugia e terni sono stati giocati in tutto 366 milioni di euro. La proiezione è semplice: entro fine anno la quota di 700 milioni sarà superata. Giro d affari 2013 oltre 700 milioni Scommesse sportive 112 centri la macchina paga automaticamente il montepremi rimasto. È la soluzione preferita da un uomo con l accento straniero. Impreca contro la macchina bastarda e preme il pulsante nel modo più veloce possibile, in modo da massimizzare il numero di giocate nei venti minuti prefissati. Per lui, con le partite a tempo, «si vince più spesso». Ogni giocatore ha la sua teoria. Con questa macchina appena mi siedo capisco subito come andrà la partita. Oggi ad esempio non vincerò più di venti euro. Finita la partita raccoglie i suoi 23 euro di vincita e li divide con un suo amico. «Questo era per scherzo. Ora vado a giocare sul serio», dice mentre si allontana verso altre slot. Un altro cliente, capelli grigi e baffi folti, si avvicina a noi, incuriosito. La sua è una dichiarazione spontanea: «vengo qui una volta al mese e di solito gioco 20 euro. Questa è una delle sale di slot più in regola e più sicura in tutta l Umbria. Certo sono delle macchinette mangiasoldi. Però basta avere un colpo di fortuna e anche solo spendendo uno o due euro si vince. C è chi si è preso 5 mila, 10 mila euro. Tutti qui siamo giocatori saltuari, non spendiamo chissà quanti soldi». Nessuno si professa un giocatore assiduo, anche se sono molte le banconote da 50 euro che vengono cambiate. Le sale slot resistono alla crisi, o forse ne sono la manifestazione più grande. «Qui l affluenza è buona, dicono sia la più alta a Perugia», ci spiega il responsabile della sala. È vestito in giacca a cravatta, in stridente contrasto con l abbigliamento dei suoi clienti. Sta seduto dentro un box di vetro e non dice molto. «Il nostro settore è sempre sotto attacco, anche se poi chi ci guadagna è lo Stato». Quando gli chiediamo di essere più specifico, dice seccato di non 1500 esercizi abilitati per slot Soggetti a rischio 45mila poter dare informazioni. «Posso solo mostrarvi come funzionano le macchinette. Se volete i dettagli sulle probabilità di vincita guardate le etichette». Che sono complicate quanto le combinazioni vincenti. Continuiamo a far domande ai giocatori e tiriamo fuori uno smartphone. Il limite è stato oltrepassato. «Avete già violato il regolamento rompendo la privacy dei nostri clienti e non si possono fare ne filmati ne foto», ci dice il responsabile, accompagnandoci alla porta. Verso la luce del giorno. giocatori ale prese con il videopoker Ludopatici 15mila MicheLe raviart sophie tavernese Gruppi Asl età media: 46 anni e la passione, che spesso sfocia in malattia, per il gioco è alla base di un boom economico delle aziende del comparto delle scommesse ed affini. L umbria, anche da questo punto di vista, non resta a guardare: tra sedi principali di imprese del settore e unità locali nel 2013 si sfonda il tetto delle cento unità con una crescita del 34,7% rispetto al in questo caso, il dato umbro supera addirittura la media nazionale: secondo i dati forniti dalla camera di commercio di Milano, la crescita a livello nazionale si attesta intorno al 32%. perugia è la provincia più vivace: dalle 51 attività registrate a fine 2012 si è già arrivati a quota 74, mentre a terni in 11 mesi sono stati avviati 3 nuovi esercizi, portando il totale a 27. adesso c è chi sta cercando di porre un freno: sono troppe le persone che rischiano di entrare nel tunnel della ludopatia, dal quale è molto difficile uscire. tra loro, l assessore regionale al commercio Fabio paparelli che, a margine della presentazione della task force creata tra regione, associazioni dei consumatori, confcommercio e confesercenti, ha dichiarato: «Frenare il dilagare della dipendenza da gioco d azzardo è un segnale di civiltà, che non può prescindere dal coinvolgimento e dalla sensibilizzazione dei gestori delle attività commerciali». sul tavolo ci sono già due proposte regionale. tra queste, incentivi per coloro che decidano di non mettere nei propri locali slot e affini. e sarebbero già 250 i titolari di esercizi commerciali che avrebbero richiesto materiale informativo in tal senso. Qualcosa si muove. e. c. «anche l equitazione può ridurre la dipendenza» Lo scorso giugno l Adoc (Associazione per la difesa e l orientamento dei consumatori) dell Umbria ha aperto uno sportello di aiuto e consulenza contro la ludopatia. Angelo Garofalo ne è il presidente. «Si tratta di un numero di telefono al quale rivolgersi per una consulenza. Ovviamente si garantisce l anonimato. Molti chiedono informazioni, altri invece spariscono. In cinque mesi hanno chiamato 64 persone. Sei di queste non avevano voglia di smettere ma volevano consigli per continuare a giocare. Ad esempio una donna voleva prendere i soldi del marito e conoscere le conseguenze penali di una firma falsa. Un altro voleva un prestito in denaro, giurando che con quello sarebbe uscito dalla spirale del gioco. In generale chi chiama ha tra i 30 e i 50 anni. C è gente che si è giocata i risparmi per il matrimonio del figlio. Ma ci sono anche giovani di 22 anni, attratti dai soldi facili e dalla sfida con gli amici.» Come funziona il percorso di recupero? Cerchiamo di invitarli ad un colloquio personale. C è ancora molta resistenza ad andare da uno psicologo in Italia, come se fosse una vergogna. Prevediamo almeno tre colloqui, ma la maggioranza delle persone si ferma al primo. Si va avanti solo se c è una vera volontà di aiutarsi. Inoltre, se il giocatore ha ottenuto gli affianchiamo anche un avvocato per vedere come tutelare la loro posizione in sede legale.» Ad alcuni malati proponete l ippoterapia, cioè l utilizzo dei cavalli come forma di cura. Ad alcuni malati proponete l ippoterapia, cioè l utilizzo dei cavalli come forma di cura. Come funziona? Con l equitazione integrata si ottengono più benefici di quelli che ci si aspetta. Si crea una La Asl di Terni si occupa di ludopatia da circa 3 anni. Ogni settimana 40 persone si ritrovano per parlare dei loro problemi e per cercare, anche ascoltando le esperienze degli altri, una chiave di volta per la propria vita. La dottoressa Fabrizia Bianchi è la dirigente psicologa che si occupa di dipendenze patologiche per la Asl ternana. relazione con un animale molto più grande dell uomo. Questo porta ad una crescita dell autostima, dà sicurezza e aumenta la capacità di gestirsi. Si crea una sintonia e si ha la sensazione non di comandare un altro essere vivente, ma a rapportarsi a lui. Chiaramente l ippoterapia integra e non sostituisce il colloquio con lo psicologo. Come si diventa ludopatici? Al 90% si comincia con un gratta e vinci, magari da 2 euro. Il dramma paradossalmente arriva quando si vince, magari solo 100 euro. Allora si passa ai tagliandi da 10 euro, con la speranza di moltiplicare la vincita. Il passo successivo sono le slot. Ognuno instaura un rapporto personale con la propria macchinetta. Vogliono giocare solo con la loro, convinti che la loro fortuna dipenda dal posto dove si siedono. Le stesse sale sono buie e chiuse, per creare un alienazione dal tempo e dallo spazio e far giocare di più. C è gente che si è giocata i risparmi per il matrimonio del figlio. angelo garofalo, presidente adoc umbria Quanto dura la riabilitazione? È soggettivo, ma bisogna restare almeno un mese senza giocare. Poi richiamiamo il paziente e monitoriamo la situazione. Chiediamo di non giocare mai più. Sarebbe pericolosissimo. Come dire ad un ex-tossicodipendente di drogarsi ogni tanto. Come giudica il ruolo dello Stato nel business delle slot machine? Turati parlava di Stato delinquente. Si addice alla situazione, tristemente ironica. Prima dice di fare attenzione alla dipendenza da gioco poi pubblicizza immagini di gente felice quando scommette. È una vergogna. M. r. asl terni, incontri di gruppo con l aiuto dei familiari Quali sono le persone che si rivolgono con più frequenza al vostro centro di ascolto? L età media è intorno a 45 anni. Sono per la maggior parte uomini, anche con un livello di istruzione alto. Ma ci sono anche molte donne e, ultimamente, anche i giovani iniziano a prendere coscienza che la ludopatia è un problema. Quali giochi creano maggiori problemi? Per buona parte dei nostri assistiti sono slot machine e videopoker: le macchinette che si trovano in molti bar, ma anche i gratta e vinci. I più giovani giocano molte scommesse sportive, soprattuto calcistiche. Pochissimi, invece, i casi di chi si rivolge a noi dopo aver sperperato soldi in poker online: su internet si ci può garantire l anonimato inserendo dati falsi. Questa è la ragione per cui a rischio ci sono anche i minorenni, che possono inserire una data di nascita falsa. I familiari hanno un ruolo importante nell assistenza a queste persone? Rivestono un ruolo fondamentale. Una volta al mese allarghiamo i nostri incontri anche ai referenti delle persone che si rivolgono a noi. Purtroppo, non sempre può trattarsi di congiunti, visto che alcune famiglie si sfasciano a causa di problematiche come la ludopatia. Le persone che partecipano mensilmente ai nostri incontri ci vengono indicate all inizio del corso: a loro chiediamo un appoggio costante per aiutare noi ed i loro cari in un percorso che può essere duro. edoardo cozza

5 6 CULTURA 15 DICEMBRE 2013 Un appassionato e un professionista raccontano come nasce l emozione di stare dietro all obbiettivo Fotografia, due istantanee a confronto Gian Domenico Troiano: «Sogno di risvegliare le coscienze» Per Gian Do - menico la fotografia non è stato amore a prima vista. «Quando ero al liceo, ero uno di quelli che non aveva nemmeno una foto delle gite, non mi piaceva per niente», dice sorridendo. Oggi ha 24 anni e spera di riuscire a trasformare la sua più grande passione in un lavoro vero e proprio. «Ho cominciato per caso, anche se al caso in fondo non ci credo. Ero in Inghilterra per lavorare in un ristorante, avevo 18 anni e ho pensato di dover iniziare a documentare la mia vita. Non volevo dimenticarmi i momenti che stavo vivendo». Da qui la passione non ci ha messo molto per sbocciare. Gian Domenico era in Brasile quando si è accorto che aveva smesso di scattare foto con il solo scopo di collezionare ricordi. Lungo le vie di Salvador de Bahia ha scoperto che grazie ai suoi scatti poteva raccontare le emozioni che provava e trasmetterle agli altri. Per lui la macchina fotografica è molto più di un semplice strumento. «È come se fosse una mia amica dice non mi fa sentire solo in mezzo alla gente». E sono proprio le persone i soggetti preferiti di questo aspirante fotografo. Il suo primo reportage si chiama Sempre per strada mentre tu sei online ed è una collezione di ritratti realizzati in occasione di Umbria Jazz nel Quest estate ha visitato cinque città europee alla ricerca di qualcosa che le accomunasse. «Da Parigi a Lisbona la costante erano i barboni e le persone che non si staccano dal cellulare». Non c è spazio per i paesaggi o le nature morte, quando ci sono storie da raccontare Per questo ragazzo, infatti, la fotografia è prima di tutto comunicazione, come la poesia o la musica. «Vorrei riuscire a mettere le persone in contatto con quello che a volte si dimenticano di avere dentro, per svegliarle se sono addormentate». Il progetto a cui sta lavorando adesso tratta proprio di emozioni: dieci scatti per raccontare il mondo di quei sentimenti che ci sballottano da una parte all altra tutti i giorni, dalla rabbia alla gioia, e che spesso noi non registriamo nemmeno. Con pazienza Gian Domenico lavora per migliorarsi, ma non vuole frequentare una scuola. «Non ho mai avuto maestri dice e penso sia un vantaggio. Significa che non copio da nessuno». Trovare i canali giusti, però, non è facile. «Per ora partecipo a tutti i concorsi che trovo e continuo a fare foto. Nessuno mi paga, ma non voglio fermarmi. Se non ti muovi non vai da nessuna parte e allora che senso ha la vita?», domanda con un sorriso. Nel frattempo lavora come cuoco in vari ristoranti dell Umbria. Stare per ore in cucina non fa per lui, ma è indispensabile per mettere da parte abbastanza soldi e realizzare un altro dei suoi sogni: percorrere la via della seta in bicicletta, niente aerei e ovviamente macchina fotografica alla mano. Caterina Villa paolo Tosti: «In Italia abbiamo perso il senso del bello» Quando chiediamo a Paolo Tosti come sia arrivato a fare il fotografo ci pensa un po su, poi sorride e risponde di non averne la più pallida idea. «La verità è che sono sempre stato un ragazzo introverso racconta usare una macchina era l unico modo per comunicare quello che avevo dentro». Frequentava l istituto d arte a Gubbio, dove è nato e cresciuto, e non immaginava che avrebbe fatto della fotografia il suo mestiere: «Ho cominciato a pensarci seriamente solo quando mi sono iscritto all Accademia delle belle arti perché ho iniziato a fare l assistente per qualche professionista». Oramai gli anni di gavetta hanno dato i loro frutti: lavori su moltissime testate giornalistiche italiane, mostre personali che hanno fatto il giro di Europa, Stati Uniti, Giappone, Cina e Russia. Paolo però non sembra ancora soddisfatto. «La mia è un arte in continuo divenire, posso dire di non aver capito a pieno quale sia l essenza della fotografia dice quasi sottovoce ne vado ancora alla ricerca». Spagna, Siria, Palestina, Oriente, ma l obiettivo è sempre lo stesso: scovare tra la folla una suggestione, un emozione da immortalare: «Ogni scatto è un piccolo miracolo, è un intera storia racchiusa in un istante. Per questo amo il bianco e nero, credo trasmetta emozioni più intime di quanto non facciano i colori». Nell era della rivoluzione digitale e di photoshop, l attività di chi lavora con le immagini deve rimanere agganciata alla realtà: «Inutile negare che la tecnologia non aiuti, spiega è impensabile che un professionista continui ad utilizzare l analogico, ma bisogna comunque andare alla ricerca di un prodotto che sia specchio della realtà. Ritoccare le foto al computer può essere utile per molti, ma io credo che sia sufficiente quello che il mondo ci offre». L ultima sfida di Paolo Tosti si chiama TerraComunica. «Siamo un gruppo di amici che promuovere i territori attraverso la fotografia racconta del resto far conoscere un luogo significa proporlo attraverso gli occhi di chi ci vive». Produttori di birra, caseifici artigianali, le cantine di nero del Subasio. Paolo ha scelto di raccontare la sua Umbria, che definisce ex cuore verde d Italia, andando a (ri)scoprire proprio queste preziose realtà. TerraComunica vuole essere un trampolino di lancio sopratutto per lo sviluppo del marketing territoriale: «Speriamo di riuscire a organizzzare un festival che apra il dibattito ed il confronto su come veicolare le nostre bellezze e i nostri prodotti». L auspicio è quello di vedere le cose sotto una luce diversa. «In Italia abbiamo perso il gusto del bello, ci siamo talmente assuefatti a quello che abbiamo intorno che oramai anche la fotografia è solo spettacolarizzazione». alessia MarZi album di famiglia, che fine hanno fatto? Quando le immagini sono terapia parla Judy Weiser, massima esperta della disciplina a metà strada tra arte e psicologia Tanti parlano della fotografia come arte, eppure può essere molto di più. In vari paesi del mondo psicologi e psicoterapeuti usano le fotografie per facilitare la comunicazione con i propri pazienti e aiutarli ad aprirsi e parlare dei loro problemi. La chiamano fototerapia, al confine tra arte e psicologia. La canadese Judy Weiser è considerata la massima esperta mondiale e ha partecipato al Perugia Social Photo Fest, organizzato dall associazione Luce grigia. Come nasce la sua attività? «Nel 1982 ho aperto il mio centro a Vancouver. Mi ha sempre affascinato il fatto che la fotografia sia un linguaggio universale. All epoca non c era ancora internet, mentre oggi ho centinaia di persone nella mia mailing list. Ma il mio lavoro è rimasto lo stesso: aiutare le persone a esprimere ciò che hanno dentro. Come lo faccio? Con le foto». Che tipo di immagini? «Qualsiasi scatto, dagli autoritratti alle foto di famiglia. Anche la foto del profilo sui social network è una fonte per capire come è fatta la persona che ho davanti. Tutti hanno una macchinetta o un cellulare. Immortaliamo tutti i momenti della nostra vita, ma spesso non ci chiediamo perché lo facciamo. La verità è che dietro ogni foto c è uno stato d animo». Che cosa aggiungono le foto a una terapia classica? «Le immagini sono di grande aiuto nel momento in cui il mio paziente ha difficoltà a parlare dei suoi problemi. Le foto sono un ponte tra la coscienza e il subconscio: quando ne descriviamo una, in realtà stiamo parlando di noi stessi. Comunicare in questo modo è spesso più efficace, dal momento che le parole non sono sempre il modo migliore per esprimere i sentimenti. Nel mio ambito sono le interazioni con le immagini a fare terapia. Il risultato è che ci si apre con più facilità e ci si sente meno in imbarazzo nel mettersi a nudo con un estraneo». Come funziona nella pratica? «Non ci sono regole precise. In generale inizio chiedendo di mostrarmi alcune foto e a volte chiedo anche di scattarne di nuove. Sono tante le domande che si possono fare: perché i soggetti sono posizionati in un certo modo, che titolo daresti alle foto che hai scelto e cosa ne penserebbero le persone a te vicine. Sulla base delle risposte che mi vengono date riesco a vedere il mondo attraverso gli occhi di chi mi parla». Le foto possono salvare? «Jennifer Merendino è una donna a cui è stato diagnosticato un cancro al senso. Il marito le ha scattato una foto al giorno per quattro anni. Questo ha reso il suo percorso per quanto possibile meno traumatico. È solo uno dei tanti casi in cui la fotografia aiuta a superare i momenti più difficili. Credo sia fondamentale nel relazionarsi con se stessi, perché consente di vedersi sotto una luce diversa». E in Italia quanto conta la fototerapia? «Contrariamente a quanto si pensa, molti professionisti italiani utilizzano queste tecniche. Io ho sempre amato condividere la mia esperienza anche a livello internazionale. Non è un caso che io sia qui a Perugia. Il Social Photo Fest è l unica occasione di questo tipo a livello mondiale, per discutere e aggiornarsi su questi temi». alessia MarZi Caterina Villa Quest anno all Archivio della memoria condivisa, a palazzo della penna di perugia, sono arrivate 22 mila fotografie. «Arriva di tutto. Album, stampe e addirittura foto incorniciate», dice Luigi petruzzelli, responsabile dell archivio. Aziende, enti o semplici cittadini aprono i loro cassetti per ricordare. nonostante non tutto il materiale abbia un effettivo interesse storico, l iniziativa al suo primo anno di vita ha riscosso particolare successo. Le memorie di intere generazioni finiscono al museo, invece di restare a prendere polvere in soffitta. Sono tutte foto che poi tornano ai proprietari. «Le immagini - dice petruzzelli - vengono scansionate e l archivio conserva i file». La memoria sta al passo con i tempi e diventa digitale come il presente. ormai l analogico è un vezzo e quasi tutti i fotografi hanno rinunciato a vecchi rullini e camere oscure. Federico miccioni, proprietario di uno studio fotografico, da quattro anni ha rinunciato allo sviluppo e alla stampa. «Ho 37 anni, quando ho iniziato a lavorare esisteva ancora la foto tradizionale, ma adesso non serve a nulla rimanere attaccati al passato. La tecnologia non compromette la qualità, ma anzi ha avvicinato molte più persone al mondo della fotografia». Aumentano coloro che scelgono di misurarsi con questa disciplina. «Tengo dei corsi di fotografia aperti a tutti, partecipano soprattutto i giovani». La tecnologia ha anche cambiato il modo di insegnare. La teoria passa in secondo piano: «gli allievi sono così abituati a scattare foto in qualsiasi momento, che non hanno la pazienza di stare seduti ad ascoltarmi».

6 15 DICEMBRE 2013 CULTURA 7 Sprint per il titolo di capitale europea della cultura. per battere la concorrenza, tanti progetti e una certezza: incrementare gli investimenti perugia2019, caccia a nuovi fondi Servono per realizzare le infrastrutture. L appello del presidente della fondazione, Bracalente: «Gli imprenditori siano i nostri ambasciatori» perugia, Candidata a Capitale europea per la CUltUra 2019 Ogni traguardo è un nuovo inizio. Nemmeno il tempo di gioire per essere entrata nella short list, il gruppetto delle sei finaliste tra le quali tra un anno esatto uscirà la capitale europea della cultura, che per Perugia l attenzione si sposta già alle cose da fare. Tanti i progetti in ballo, dall ex carcere di piazza Partigiani alla riqualificazione di piazza Grimana, dalla realizzazione della seconda linea del minimetrò al potenziamento dei collegamenti con Assisi. Così come gli investimenti: per spuntarla sulla concorrenza, la fondazione Perugia 2019 con i luoghi di San Francesco d Assisi e dell Umbria ha preventivato una spesa da 230 milioni di euro, di cui 200 per le infrastrutture e il resto per il cartellone culturale. Ed è ora, nel rush conclusivo, che la città si produrrà nello sforzo maggiore: previsti 42 milioni da qui alla fine del Ma si tratta di proiezioni, ed è chiaro che i soldi sul piatto potrebbero variare: «Magari proporremo rimodulazioni biennali come fanno in Spagna scherza Claudio Quaglia, responsabile comunicazione dell evento ma non credo che i nostri partner si tireranno indietro proprio ora». Il nodo è che il Comune, che ha speso per la cultura una media di sei milioni e mezzo di euro negli ultimi cinque anni, non può garantire molto di più dei dieci milioni già messi a disposizione; i fondi europei sono stati agganciati ben oltre le aspettative (4 milioni contro i centomila euro inizialmente previsti), mentre la copertura del governo nazionale arriverà (eventualmente) a giochi fatti. Si stanno assottigliando anche le risorse della Regione, dunque, per evitare brutte sorprese, la città ha acceso i motori: «Per quest anno i soldi ci sono - assicura Rolando Fioriti, presidente di Umbria Federalberghi (tra i soci fondatori della fondazione) - ma se saremmo chiamati ad un ulteriore sforzo, non ci tireremo indietro». Da Confindustria battono un colpo: finora l associazione degli industriali ha partecipato con soli cinquemila euro, ma assicura che da gennaio partirà un nuovo finanziamento. Le grandi aziende, Nestlè e Grifo Latte, solo per fare due nomi, hanno tutto da guadagnare in questa partita, anche se hanno scelto modi diversi di parteciparvi: il colosso del cioccolato mediante un coinvolgimento diretto, la Grifo attraverso una sponsorizzazione mirata. È così che, da ormai un anno, è nato un gemellaggio speciale: il logo della fondazione campeggia su tutte le buste del latte commercializzate in regione. Primo esempio in Italia di questo tipo di pubblicità sorride Carlo Baccarelli, direttore marketing dell azienda meglio di una pagina di quotidiano, perché così si accede a tutte le famiglie: è altissima la penetrazione comunicativa. Per ora questo, più avanti si vedrà: comunque c è la disponibilità dell azienda a mettersi al tavolo e discutere del progetto. Insomma, la città può dormire sonni tranquilli, a sentire il presidente della fondazione, Bruno Bracalente: «Non lasciamoci spaventare dalle cose da fare: i progetti verranno realizzati e la cifra a disposizione sarà bruno bracalente, presidente della FondaZione perugia2019 addirittura incrementata». Il perno è senz altro l ex carcere, vero simbolo della rinascita del centro storico: da luogo di costrizione diventerà un centro culturale. Il rinnovamento passerà da qui, ma serviranno ancora soldi. Quanti, è difficile stabilirlo ora. E allora, ecco la carta vincente: «Puntiamo sugli imprenditori a vocazione internazionale- continua il presidente - loro saranno i nostri ambasciatori. Non chiediamo un contributo, ma un investimento importante sulla città». Già, perché per fabbricare i luoghi, come recita lo slogan della candidatura, è necessario per prima cosa fabbricare i soldi. A Cucinelli & company staranno fischiando le orecchie: questa equazione, loro, la conoscono benissimo. FederiCo Frigeri sondaggio in città: giovani pro, anziani no Sapevate della fondazione? Dei costi? In che cosa consiste il progetto? Ecco alcune domande che abbiamo fatto in giro per la città: ne è uscito fuori uno spaccato interessante. Gli under 30 sono mediamente più informati rispetto agli adulti (anche perché la comunicazione viaggia soprattutto online e sui social network) e in generale si mostrano assai interessati al progetto. «Lavoro per un associazione (Forma.Azione, ndr) che collabora con la fondazione spiega michele papi, 27 anni per me è una grande opportunità di crescita professionale». C è chi conta sull effetto emulazione: «Sono stato questa estate a marsiglia (attuale capitale della cultura, ndr) sorride mattia Flamini, 28 anni tutta la provenza mi è sembrata rigenerata e spero che questa sia l occasione giusta per far decollare la nostra regione». molta confusione in giro sulla data dell evento: la maggior parte degli intervistati crede che sia l anno prossimo. nessuno conosce i costi, tantomeno la natura dei finanziamenti. nemmeno chi, soprattutto tra i più anziani, si mostra decisamente contrario: «Con tutte le cose che non vanno, la gente che non lavora e le aziende che chiudono denuncia il pensionato Giorgio Grassi non si possono buttare le poche risorse che abbiamo sulla cultura». Già, quando si parla di vil denaro, il rischio di cadere nel qualunquismo è sempre in agguato. F.F. dario senza Franca A Gubbio il nobel si racconta: breve storia di una vita e di un amore Alcatraz. Dario Fo è arrivato alla Libera Università del figlio Jacopo pochi giorni fa. Il suo laboratorio teatrale, organizzato in occasione del Festival Immaginario a Perugia, si è concluso da poco. Fuori piove e scende la sera. Nel salotto Dario Fo fa delle prove con un chitarrista e un violinista. Quando chiediamo ai suoi assistenti a cosa lavora, rispondono che sta rivisitando dei canti popolari, ma non hanno idea del motivo. Lo spettacolo è ancora nella testa di Dario, ci dicono a bassa voce. Per l ora del tè anche i premi Nobel fanno una pausa. «Gradite del tè, dei biscotti, un po di Pane di San Francesco?», chiede. Ci fa sedere accanto a lui sul divano, in pochi minuti si dimentica del tè rimasto nella tazza e inizia a chiacchierare. Parla molto, ma spesso smette di guardarci e il suo sguardo si sposta verso la finestra e le colline di Gubbio. Ci racconta episodi della sua vita e in alcuni momenti è come se partisse seguendo la loro scia. Noi non possiamo seguirlo. Parliamo dei giovani di oggi e quando ci risponde abbiamo la sensazione che stia parlando non tanto delle nuove generazioni quanto piuttosto della sua giovinezza. Quella giovinezza che ha condiviso con Franca Rame, sua moglie. Lei non è seduta su questo divano oggi, ma in realtà si sente la sua presenza dietro ogni parola e ogni mezzo sorriso. Quanto sono cambiati i giovani rispetto a quando lei era un ragazzo? «Può cambiare la superficie, ma sotto i valori rimangono gli stessi. Esistono ancora ragazzi dal coraggio incredibile, non è cambiato niente rispetto a quando eravamo io e Franca a voler cambiare il mondo. Noi abbiamo sempre detto quello che pensavamo e questo ha avuto delle conseguenze. Come con lo sketch di Franca sulla mafia del 62: dopo quello abbiamo lasciato Canzonissima. Oggi Roberto Saviano è un esempio di come si possa sacrificare la propria vita nel nome di una causa». Continuando a parlare di giovani, quale consiglio darebbe a chi sogna di fare l attore? «Chi sono io per dare consigli? Spesso me lo chiedo quando insegno. L unica cosa che sento di poter raccomandare a questi ragazzi è di essere se stessi e non scendere mai a compromessi. Il segreto per diventare un buon attore è scegliere qualcosa che ti appartenga. Solo in questo modo si riesce a rimanere coerenti. Ho visto tanti giovani attori partire bene per poi cedere alle lusinghe del facile successo». A proposito di lusinghe, nei mesi scorsi il suo nome è comparso nella rosa dei candidati al Quirinale. «Ho declinato l invito. Sono troppo anziano, la politica è un mestiere per giovani. Ci vuole tanta energia e anche in questo caso non si deve cedere agli inciuci, questo termine che va tanto di moda. E mentre nei palazzi ci si accorda, fuori c è gente che non arriva a fine mese, persone con i sogni distrutti e giovani di talento che sono costretti a emigrare. Franca queste cose le sapeva bene. Da senatrice, e non solo, si è sempre battuta per quelle persone che la società dimentica. Per esempio, faceva visita ai detenuti e non ha mai smesso di lottare perché qualcosa cambiasse». Ma il cambiamento ha tante forme diverse e passa anche dal linguaggio. «Il modo di comunicare muta in continuazione, ma una cosa è certa: il linguaggio è vita, è verità. Per vivere le cose come meritano di essere vissute bisogna chiamarle con il loro nome. In questo senso il teatro è spietato. Io e Franca abbiamo sempre scritto e recitato con l obiettivo di smuovere le coscienze addormentate delle persone per bene». Lei nutre un amore profondo per la lingua italiana. Il 9 gennaio 2012 ha partecipato all iniziativa Adotta una parola e ha scelto il termine gibigianna. Ci spiega cosa significa? «La gibigianna è quel riflesso di luce, quel lampeggiare che allude a cose magiche. In senso figurato sarebbe il mostrare cose false per irretire la gente, mentre dietro non c è altro che un riflesso». Il suo sguardo sembra seguire proprio quel lampo di luce al di là del vetro della finestra. Il nostro silenzio lo riporta alla realtà. Il tè è ormai freddo e Dario Fo sembra un po stanco. I suoi pensieri, però, non si fermano mai. Ha appena scoperto che è possibile recuperare la registrazione di uno spettacolo in cui ha improvvisato una canzone che vorrebbe inserire nel suo prossimo progetto. Ma è sabato sera ed è difficile trovare qualcuno che possa inviargliela in tempo reale. «Ma questo che ha la registrazione, non ha un fratello, un amico o una moglie da contattare? Sarebbe una cosa urgente». Gli assistenti lo convincono che non è davvero possibile. Non resta che continuare le prove. La casa comincia a riempirsi di amici e collaboratori. Per noi è tempo di salutare. Chiudendo la porta pensiamo a l unica domanda che non gli abbiamo fatto. Dario Fo sarebbe stato Dario Fo senza Franca Rame? Ma del resto non ce n è stato bisogno. Tutte le volte che ha nominato sua moglie cambiava espressione e questo è bastato. alessia MarZi e Caterina Villa

7 8 Storie dall Umbria 15 DICEMBRE 2013 A Lugnano in Teverina un gruppo di cittadini tenta di comprare l eremo per trasformarlo in un centro d accoglienza «riprendiamoci il nostro convento» La diocesi ha messo in vendita l immobile per 3 milioni di euro. L associazione 1597 alla ricerca di fondi per realizzare l impresa Immerso nella bassa valle del Tevere, circondato da oliveti secolari e da campi pronti per la semina. Giù in fondo il lago di Alviano disegna una pennellata di blu in un quadro dominato dal verde della natura. Il convento di Sant Antonio dei frati Cappuccini è lì in mezzo, appoggiato sul fianco della collina, quasi impossibile da vedere, tutt uno con il paesaggio attorno. «Il nostro non è un sogno, ma un ambizione» dice Laura Geraldi, uno dei membri della Onlus Lei e altre sette persone hanno fondato l associazione per acquistare il convento e metterlo «il nostro non è un sogno, ma un progetto in cui crediamo veramente» a disposizione della comunità per una serie di attività assistenziali e culturali. L ambizione costa però molto cara, per l esattezza 3 milioni 300mila euro. Una cifra proibitiva, che Laura e gli altri cercheranno di raggiungere grazie a donazioni private, raccolte fondi, eventi, crowdfunding su internet (la pagina Facebook ha già più di 500 like). Adotta un sasso è il nome della campagna che è stata lanciata per raccogliere donazioni. Dopotutto «se tre milioni di persone donassero anche solo un euro, avremmo raggiunto il nostro obiettivo» spiega Federica Porcelli, la giovane presidente della Onlus. L iniziativa parte la scorsa estate, quando a questi coraggiosi abitanti di Lugnano in Teverina viene l idea di provare a salvare il convento (datato 1579, da qui il nome dell associazione), che altrimenti rischierebbe di finire in mano a privati, per diventare un albergo o magari un Bed&Breakfast. Attualmente la proprietà è della diocesi di Terni, Narni e Amelia, al centro della bufera per il buco finanziario accumulato negli ultimi anni (L Espresso parla di più di 20 milioni di euro). Proprio per sanare i bilanci da circa un anno la diocesi ha messo in vendita diverse proprietà, e tra queste c è proprio il convento di Lugnano in Teverina. il panorama da lugnano in teverina. la bassa Valle del tevere è FaMosa per la ColtiVaZione degli UliVi e per i suoi CaratteristiCi borghi Che si affacciano sul lago di alviano «Alla diocesi è piaciuta la nostra iniziativa e si è detta disposta anche a farci un piccolo sconto sulla somma totale racconta ancora Laura certo che i soldi da trovare sono tanti. Il nostro progetto però non è solo quello di comprare il convento, quello è solo il punto di partenza. Noi abbiamo già in mente quello che ci faremo dopo». Se riusciranno nell impresa di raccogliere la quota necessaria all acquisto, i membri dell associazione hanno deciso di strutturare le attività in tre direzioni differenti. alcuni MeMbri dell associazione durante Una riunione Una lettera a papa Francesco per fargli conoscere l iniziativa Il primo polo verso il quale orientarsi è quello solidale. Il convento dispone di 40 camere, che equivalgono ad 80 posti letto, che saranno destinati, se tutto andrà in porto, all accoglienza di bambini figli di profughi non accompagnati, oltre a un presidio medico poliambulatoriale gratuito. Se fosse stata già attiva, l associazione avrebbe potuto ricevere un buon numero dei profughi arrivati a Lampedusa nei mesi scorsi. Nel frattempo si cercherà comunque di sfruttare il potenziale attrattivo della zona, che potrebbe diventare un centro importante di ricettività turistica: «La struttura avrà bisogno di circa euro l anno, quindi nel nostro business plan abbiamo previsto come avere degli introiti per sostenere tutte le altre attività». Il secondo polo è quello culturale, con l obiettivo di restaurare e conservare i beni del convento stesso, ma anche con il progetto di una biblioteca «aperta a tutte le ore per gli abitanti di Lugnano in Teverina», l organizzazione di eventi e manifestazioni, laboratori artistici con esperti delle varie materie. Il terzo polo si orienta alla valorizzazione del territorio: produzione e vendita di prodotti tipici, un centro per studi agricoli, un parco tecnologico per la collezione di ulivi provenienti da tutto il mondo (quest ultimo ambito rientra in un progetto già avviato dal Cnr), un ristorante per far conoscere le materie prime. Sicuramente chi porta avanti questa battaglia non si aspettava di arrivare alla ribalta nazionale. Sette, il settimanale del Corriere della Sera, ha dedicato un articolo proprio al convento di Lugnano in Teverina. Sono poi seguiti servizi su Tg2, Unomattina, La Vita in Diretta. «Ci siamo trovati spiazzati da tutta questa attenzione - racconta Nevino Terenziani - non ce l aspettavamo proprio». L associazione ha deciso di cavalcare l onda, e punta ancora più in alto: hanno scritto direttamente a Papa Francesco. «Vorremmo che il nostro sogno fosse il suo sogno, il sogno della chiesa universale. Questo sogno noi già lo chiamiamo progetto» si legge nella lettera, insieme ad un invito «a far visita alla nostra comunità ed al convento in questione». Qui a Lugnano in Teverina, terra di gente semplice, ancorata alle proprie radici, progetto suona ancora meglio di sogno. lorenzo grighi l ingresso del ConVento, attualmente ChiUso Un particolare dell esterno dell abbazia, CirCondata dagli UliVi Quattro Colonne SGRT Notizie Periodico del Centro Italiano di Studi Superiori per la Formazione e l Agg.to di Giornalismo Radiotelevisivo Presidente: Nino Rizzo Nervo Direttore: Antonio Bagnardi Coordinatori didattici: Luca Garosi Dario Biocca Anno XXII numero dicembre 2013 Direttore responsabile: Antonio Socci Redazione degli allievi della Scuola a cura di Sandro Petrollini Registrazione al Tribunale di Perugia N. 7/93 del marzo 1993 In redazione Laura Aguzzi Cecilia Andrea Bacci Carlotta Balena Antonio Maria Bonanata Alessandra Borella Edoardo Cozza Nicole Di Giulio Giuseppe Di Matteo Federico Frigeri Lorenzo Maria Grighi Manlio Grossi Michela Mancini Alessia Marzi Nicola Mechelli Alessandro Orfei Antonello Paciolla Lucina Meloni Paternesi Michele Raviart Valentina Rossini Giulia Sabella Luca Serafini Antonella Spinelli Sophie Tavernese Caterina Villa Segreteria: Villa Bonucci Ponte Felcino (PG) Tel. 075/ Fax. 075/ Spedizione in a.p. art.2 comma 20/c legge 662/96 Filiale di Perugia Stampa: Graphic Masters - Perugia

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