Turismo ed attività ricreative nel Parco Nazionale delle. Dolomiti Bellunesi

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1 Turismo ed attività ricreative nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi Tiziano Tempesta 1 e Mara Thiene 2 1 Dipartimento di Economia e Politica Agraria, Agroalimentare e Ambientale Università di Milano, via Celoria 2, Milano 2 Dipartimento Territorio e Sistemi Agroforestali Università di Padova, via Romea, Agripolis Legnaro (PD) La ricerca è frutto del lavoro comune dei due autori. Tiziano Tempesta ha redatto i paragrafi 1,2, 7 e 8, Mara Thiene i paragrafi 3, 4, 5,6 e 9. Gli autori desiderano ringraziare il Dott. Andrea Pavan che ha coordinato la rilevazione dei dati ed ha collaborato alla loro elaborazione. Padova, luglio 1999

2 1 Premessa Lo sviluppo turistico rappresenta uno degli obiettivi strategici dell istituzione delle aree protette (Rey, 1984). La necessità di coniugare protezione della natura e fruizione ricreativa e culturale è motivata da una pluralità di fattori. Innanzitutto, va richiamata la possibilità che il turismo possa contribuire in modo significativo allo sviluppo economico delle comunità locali. In secondo luogo, le aree protette possono svolgere un importante ruolo educativo e culturale e contribuire per questa via al diffondersi di una maggiore sensibilità nei confronti delle problematiche ambientali. Da ultimo va ricordata l importante funzione ricreativa di cui beneficiano i residenti nelle aree urbane e metropolitane che manifestano una forte domanda di spazi all aria aperta dove poter svolgere attività ricreative di vario genere. Non va però trascurato che l aumento delle presenze turistiche può innescare fenomeni di degrado dell ambiente quando non sia oggetto di un attento controllo e monitoraggio. In altri termini, ogni forma di fruizione ricreativa e culturale del territorio, superata una certa soglia, diverrà potenzialmente conflittuale con la conservazione dell assetto ambientale e sarà di conseguenza necessario procedere all introduzione di forme di regolamentazione che potranno assumere varia natura. Gli strumenti utilizzabili al riguardo possono essere assai vari, ma, in ogni caso, la loro adozione dovrà incentrarsi su una attenta analisi delle caratteristiche della domanda ricreativa e del potenziale impatto ambientale che essa è in grado di generare. Anche con riferimento ad attività che non implicano pesanti impatti ambientali, quali la ricreazione all aria aperta, l escursionismo e l alpinismo la decisione circa l introduzione di forme di controllo dovrebbe incentrarsi sulla conoscenza quanto più articolata e dettagliata possibile del fenomeno. Tali attività, che a prima vista appaiono del tutto compatibili con la conservazione del quadro ambientale, possono in talune situazioni interagire in modo particolarmente dannoso con l equilibrio ecologico. Innanzitutto, per loro natura, sono assai erratiche. Può così accadere che i sentieri di montagna attraversino aree in quota particolarmente sensibili; oppure nel fondovalle, specie in alcuni periodi dell anno, si possono creare forti concentrazioni di visitatori. Le zone montane, per molti versi, sono molto sensibili a possibili trasformazioni ambientali poiché i processi ecologici possono essere estremamente lenti tanto da rendere praticamente irreversibili alcune modificazioni. Da un punto di vista generale nella definizione di azioni di governo dei flussi turisticoricreativi nelle aree protette dovranno essere considerati i costi e i benefici di tali attività che si possono così riassumere: Costi Diretti: manutenzione sentieri, ferrate, rifugi e bivacchi; soccorso alpino; danni alle persone, ecc.; Indiretti: danni all'ambiente; riduzione dei benefici ricreativi dovuti alla congestione, ecc.; 1

3 Benefici Diretti: ricadute per l'economia locale delle aree protette; ricadute per l'economia in generale dovuto all'acquisto di attrezzature per l'escursionismo e l'alpinismo; ecc. Indiretti: benefici ricreativi e sociali. Si noti che il quadro informativo relativo a tutte le voci richiamate si presenta quanto mai carente mancando, non solo statistiche e rilevazioni sistematiche, ma anche, spesso, studi settoriali mirati. Allo stato attuale la conoscenza sia quantitativa che qualitativa dei flussi turistici e ricreativi nelle aree protette (come più in generale in tutto il territorio) è del tutto saltuaria (WWF, 1994). Al di là di alcune stime, peraltro di larga massima, sul numero totale di visitatori dei parchi nazionali, poco o nulla si sa circa la distribuzione nel territorio dei visitatori oppure sulla relazione tra caratteri paesaggistico ambientali e turismo. La ricerca effettuata nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi si è posta l obiettivo di definire una metodologia di studio in grado di fornire risposte adeguate alle problematiche richiamate con riferimento al territorio montano. Facendo seguito ad una indagine effettuata agli inizi degli anni novanta (Tempesta, 1995), lo studio ha teso in primo luogo a quantificare l entità dei flussi ricreativi nelle diverse parti del parco anche con riferimento alla sensibilità ambientale del territorio. Si è inoltre proceduto ad effettuare una stima dei benefici ricreativi dei visitatori e di quelli per l economia locale. Da ultimo, si è cercato di verificare la presenza di fenomeni di congestione e della loro percezione da parte dei visitatori. 2 Metodologia di indagine Dal punto di vista operativo, l indagine si è articolata in due fasi distinte, benché condotte contemporaneamente: il conteggio dei visitatori; la rilevazione di questionari per caratterizzare la domanda ricreativa. 2.1 Il conteggio dei visitatori I fruitori del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi possono essere ricondotti a tre tipologie principali: visitatori del fondovalle; escursionisti che non pernottano in quota; escursionisti che pernottano in quota (in rifugi e bivacchi). Per poter quantificare il numero dei visitatori è stato necessario procedere a rilevazioni separate delle diverse categorie di fruitori. Per quanto attiene i frequentatori del fondovalle, due sono le aree di maggior richiamo ricreativo: la valle del Mis e la valle Canzoi. Una ricerca effettuata nella valle del Mis nel 1993 (Tempesta, 1995) ha quantificato in circa persone il numero medio di visitatori 2

4 annui. Per la valle Canzoi non si disponeva, al contrario, di informazioni di sorta. Per tale motivo si è scelto di effettuare l indagine in questa vallata. La valle Canzoi presenta inoltre rispetto alla valle del Mis l indubbio vantaggio di costituire uno dei punti di accesso preferenziali alle aree in quota e consentire quindi di ottenere informazioni utili sui flussi degli escursionisti. Seguendo una metodologia di indagine consolidata (Tosi, 1989; Tosi, Scrinzi, 1994, Marangon, Tempesta, 1998), si è proceduto ad una stima del totale dei visitatori del fondovalle tramite la definizione di un programma di conteggio stratificato. Parallelamente sono state effettuate interviste dirette nel fondovalle e sono stati distribuiti questionari da autocompilare nei rifugi e nei bivacchi. I questionari, oltre a fornire i dati necessari a comprendere la natura dell escursionismo e delle attività ricreative effettuate nel parco (di cui si dirà tra breve), hanno permesso di pervenire ad una più precisa stima del numero dei frequentatori completando le informazioni ottenute nella fase di conteggio. La valle Canzoi ha un unico accesso percorribile in automobile o con altri mezzi di trasporto. Ciò ha facilitato il computo del numero di visitatori attraverso il conteggio delle auto in entrata ed in uscita dalla valle che è stato realizzato durante 30 giorni selezionati nell arco temporale compreso tra maggio e ottobre del Le date di rilevazione sono state scelte in modo tale da garantire una adeguata copertura di tutti i giorni della settimana (distinti in tre gruppi: domeniche, sabati, infrasettimanali). Inoltre le rilevazioni sono state intensificate nei mesi di luglio e agosto. Una volta noto il numero delle auto, è stato calcolato il totale dei visitatori moltiplicandolo per il coefficiente 2,89, cioè per il numero medio di gitanti per auto rilevato tramite le interviste dirette. Si è così stimato che i visitatori della valle nel 1998 siano stati pari a circa Come si osserva nella tab.1, quasi il 59% delle visite si è concentrata nei due mesi di luglio e agosto. L entità delle presenze in questi mesi è quindi piuttosto elevata, specie considerando che il fondovalle è assai stretto e sono assenti vaste estensioni prative ove effettuare picnic o dove sostare all aria aperta. La frequentazione della valle rimane comunque sostenuta anche nei mesi primaverili e dell'inizio dell'autunno mantenendosi sempre sopra le unità. Più complessa si è rivelata la stima dei frequentatori dei sentieri situati in quota. Al riguardo si è proceduto preliminarmente a raccogliere i dati relativi al numero di firme presenti nei registri dei rifugi e dei bivacchi. Successivamente tale dato è stato corretto dividendolo per la frazione degli intervistati che hanno dichiarato di aver apposto la loro firma nei registri. In questo modo il numero delle persone che hanno raggiunto rifugi e bivacchi è stato stimato essere pari a persone. Tramite l analisi dei questionari autocompilati si è inoltre visto che di questi hanno effettuato una uscita di due o più giorni e pernottato nei rifugi mentre altri hanno effettuato una escursione giornaliera. Da ultimo si è cercato di calcolare il numero di persone che, pur effettuando una escursione in quota, non hanno raggiunto rifugi. Tale dato è stato ottenuto analizzando l itinerario percorso dalle persone intervistate nel fondovalle che hanno dichiarato di aver effettuato 3

5 un escursione. Per questa via si è potuto ipotizzare che circa altre persone abbiano frequentato le quote medio alte del parco. In totale, quindi, tra la tarda primavera e l inizio autunno il parco sarebbe stato visitato da circa persone. Tale flusso è da considerarsi ragguardevole benché inferiore a quello di altre aree montane. Ad esempio, nel parco naturale delle Dolomiti di Sesto (Tosi e Scrinzi, 1994) sono stati conteggiati circa visitatori all'anno, mentre nell'altopiano del Cansiglio ammonterebbero a persone (Tosi, 1989). Il basso numero di visitatori del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi è da considerarsi solo apparente poiché l area effettivamente fruibile per la maggior parte dei visitatori si riduce, come osservato, di fatto a due sole vallate, di cui solo una (valle del Mis) è sufficientemente ampia. In secondo luogo, al contrario di quanto avviene in altre località, sul Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi non gravitano importanti bacini turistici per cui i fruitori sono costituiti in prevalenza da visitatori giornalieri che risiedono in pianura. Da ultimo va certamente sottolineato che è la natura stessa del territorio a renderlo di difficile accesso. Il passaggio dalle basse alle alte quote può avvenire solo percorrendo sentieri abbastanza impegnativi e non può avvenire ne in automobile ne tramite funivia. 2.2 La rilevazione dei questionari Per comprendere le caratteristiche della domanda e pervenire ad una stima dei benefici ricreativi e dell'indotto economico, come osservato, sono stati predisposti due questionari: il primo da rilevare tramite intervista diretta tra i fruitori del fondovalle; il secondo autocompilato dagli escursionisti nei rifugi e nei bivacchi. Il questionario rilevato tramite intervista diretta nel fondovalle contiene informazione relative a: - caratteri socioeconomici - comportamento ricreativo (attività svolte, aree visitate, mobilità nel territorio, ecc.) - percezione di problemi ambientali ed eventuali possibili soluzioni (sovraffollamento) - spese effettuate durante la gita - benefici ricreativi Le informazioni socioeconomiche sono quelle usualmente rilevate nell'ambito delle indagini per la stima della valutazione dei beni ambientali (Tempesta, 1996) ed hanno la funzione di meglio inquadrare le caratteristiche della domanda. Tali dati si possono considerare basilari qualora, come spesso accade per le aree protette, l'ente Parco si ponga di attuare progetti di valorizzazione dell'economia locale e di sviluppo turistico e ricreativo. I dati riguardanti il comportamento ricreativo fanno riferimento essenzialmente al tipo di attività effettuate ed al grado di mobilità nel territorio. Una sezione del questionario è stata dedicata alla percezione di eventuali fenomeni di sovraffollamento ed ai problemi che ne possono conseguire dal punto di vista ambientale. E' 4

6 stato inoltre chiesto di indicare quali strumenti si sarebbero dovuti impiegare per ridurre gli impatti ambientali negativi conseguenti all'uso ricreativo. Particolare attenzione è stata posta all'analisi dei costi sostenuti per frequentare il Parco al fine di poter inquadrare, almeno in prima istanza, i benefici economici per l'economia locale. Si noti al riguardo che, diversamente da quanto effettuato in altre indagini (Marinelli, Casini e Romano, 1990) nel presente studio ci si è limitati alla quantificazione del solo indotto diretto (quello generato cioè direttamente dalla spesa) tralasciando di quantificare quello indiretto. In altri termini, pur essendo indubbiamente più corretto il ricorso a matrici di tipo input-output per quantificare gli effetti economici dei flussi turistico-ricreativi, nel caso del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi le assunzioni da effettuare per produrre una matrice I/O sarebbero state tali da rendere aleatori i risultati conseguiti. L'area infatti è assai esigua e presenta legami molto deboli con il rimanente territorio provinciale. Non presenta inoltre al suo interno attività economiche di sorta e, come si vedrà, anche i rapporti con i servizi turistici sono molto blandi. Per quanto attiene infine la stima dei benefici ricreativi si sono adottati più approcci come generalmente raccomandato in letteratura, data la limitata affidabilità delle tecniche usualmente disponibili (Garrod e Willis, 1990; Bishop e McCollum, 1998) 1. Così, oltre al metodo del costo di viaggio (Travel Cost) (Clawson e Knetsch, 1966; Randall, 1994) nella sua versione individuale, è stata effettuata una applicazione della valutazione contingente (ricorrendo a due formati: open ended e dicotomico) (Walsh, 1986; Mitchell e Carson, 1989; Signorello, 1990; Garrod e Willis, 1992; Romano e Carbone, 1993). Da ultimo è stato utilizzato il metodo della disponibilità a viaggiare suggerito da Mitchell e Carson e di cui si conoscono poche applicazioni (Tempesta, 1993; Heyes e Heyes, 1999). Il mercato ipotetico è stato formulato nel modo seguente: L'istituzione del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi potrebbe determinare in futuro un ulteriore aumento della presenze di turisti nella val Canzoi. Ne potrebbero conseguire effetti negativi rilevanti a carico dell'ambiente e del territorio quali: il degrado della rete di sentieri (dissesti idrogeologici, scomparsa della copertura vegetale), eccessivo calpestamento dei prati e scomparsa di alcune specie vegetali, forte disturbo della fauna selvatica, congestione e inquinamento automobilistico, ecc. In questa evenienza secondo lei quale sarebbe il modo più corretto per ridurre il numero di visitatori: garantire l'accesso ad un numero massimo di persone prenotazione obbligatoria dell'accesso alla Valle Pagamento di un biglietto d'ingresso Altro (specificare) Nel caso in cui fosse introdotto un biglietto d'ingresso per la salvaguardia dell integrità naturale del parco, sarebbe disposto a pagare un importo pari a lire: I metodi per la stima del valore dei beni ambientali sono oramai ampiamente descritti in letteratura per cui si rimanda per un loro approfondimento alle numerose pubblicazioni esistenti sull'argomento. Si vedano in particolare Mitchell e Carson, 1989, Marangon e Tempesta,

7 senza ridurre il numero di gite svolte ogni anno? SI NO Potrebbe indicare quale sarebbe l'importo massimo del biglietto d'ingresso che sarebbe disposto a pagare senza ridurre il numero di gite svolte annualmente al fine di evitare la chiusura al pubblico della Riserva Naturale? In questo modo sono stati utilizzati due formati: il close ended o metodo referendario e l'open ended o risposta aperta 2. Mentre i metodi della CVM e del TC sono stati ampiamente applicati in passato, la tecnica della disponibilità a viaggiare è stata raramente impiegata. Tale metodo consiste nel chiedere all'intervistato quanta strada sarebbe stato disposto a percorrere, oltre al tragitto già effettuato, per fare la gita. In altri termini viene chiesto al visitatore di indicare quale sarebbe il tragitto massimo che potrebbe percorrere per godere di un esperienza ricreativa analoga a quella che ha effettuato nell'area in esame. Nel caso della valle Canzoi il quesito è stato formulato nel modo seguente Supponga che ci sia un aumento di costi di trasporto necessari per accedere alla valle Canzoi. In questa ipotesi quale sarebbe il costo massimo per le spese di accesso oltre il quale non effettuerebbe più alcuna gita? Secondo la classificazione proposta da Mitchell e Carson si tratta di un metodo ipotetico indiretto che, per certi versi, condivide parte dei pregi e dei difetti propri sia dei metodi reali indiretti (es. travel cost) che di quelli ipotetici diretti (es. valutazione contigente). Dal punto di vista cognitivo, il processo mentale che sottende la definizione della propria disponibilità a viaggiare (willingness to travel WTT) risulta essere relativamente semplice e la domanda sufficientemente plausibile. Nello scegliere il luogo dove fare una gita per il consumatore è usuale confrontare la distanza a cui si trovano possibili mete alternative e quindi la lunghezza della strada da percorrere è una delle variabili decisionali che vengono normalmente prese in considerazione nel delineare il proprio comportamento ricreativo. Tale metodo rispetto alla valutazione contingente presenta l'indubbio vantaggio di evitare fenomeni di rifiuto di dichiarare una disponibilità a pagare un biglietto di ingresso che spesso si incontrano nella stima del valore ricreativo di aree aperte al pubblico e generalmente percepite come beni che appartengono di diritto alla collettività. Non si possono tuttavia trascurare alcuni possibili difetti quali la difficoltà di attribuire un costo preciso alla strada percorsa e la possibilità che le risposte fornite possano essere talvolta poco ponderate o superficiali. 2 L'approccio seguito non può essere definito open ended in senso stretto poiché la prima domanda contiene un'offerta iniziale che in qualche modo può aver fornito un valore di riferimento all'intervistato. Tra valore proposto con il metodo referendario e disponibilità a pagare dichiarata non sono emerse relazioni statistiche di alcun genere e ciò pare indicare l'assenza di fenomeni di ancoraggio. 6

8 Il questionario autocompilato redatto in quota contiene sia alcune semplificazioni relative ai quesiti inerenti ai costi sostenuti, sia alcuni approfondimenti relativi ai problemi gestionali delle parti più elevate del territorio del Parco specie con riferimento al sovraffollamento ed allo stato di manutenzione della rete sentieristica e della segnaletica. Con le informazioni raccolte sugli itinerari effettuati è stato possibile verificare il carico sui singoli sentieri nonché l'impatto dell'escursionismo nei confronti delle aree maggiormente sensibili dal punto di vista ambientale. Si è inoltre ritenuto opportuno evitare di effettuare applicazioni della valutazione contingente poiché, non essendo possibile contattare direttamente gli intervistati i valori ottenuti avrebbero potuto essere poco attendibili. Nel complesso sono state effettuate 238 interviste dirette (di cui 197 hanno riguardato i frequentatori del fondovalle) e sono state raccolti 540 questionari autocompilati presso rifugi e bivacchi. La percentuale degli intervistati, specie per quanto attiene il fondovalle, è piuttosto bassa (0,59%), ma sostanzialmente in linea con quanto avvenuto in altre ricerche sia nazionali che estere (Marangon e Tempesta, 1998 pag.20). 3. L area di studio. Il Parco delle Dolomiti Bellunesi costituisce l unica area protetta nazionale del settore alpino centro-orientale. E situato nella provincia di Belluno e si estende per circa ettari a ridosso delle Dolomiti. La varietà e la rarità della flora presenti, note fin dal 1600, hanno rappresentato una delle principali motivazioni a favore della creazione dell area protetta, istituita tuttavia formalmente solo nel recente passato (giugno 1990). Il parco interessa una fascia continua di territorio della lunghezza di circa 40 km, sulla destra orografica del fiume Piave. La peculiarità dell area va attribuita alla straordinaria varietà ambientale in cui gli aspetti prealpini e dolomitici si fondono assieme: agli scoscesi versanti e alle cime erbose, tipici elementi prealpini, si alternano guglie e torrioni di aspetto decisamente dolomitico. L attuale complessità orografica, risultato del susseguirsi delle vicende glaciali, fluviali e carsiche, è individuabile in quattro gruppi montuosi principali: procedendo da ovest verso est troviamo le Vette Feltrine, i Monti del Sole, la Schiara ed il Pramper. Il parco è considerato uno dei territori più interessanti ed importanti di tutte le Alpi sotto il profilo floristico; molte specie poterono, infatti, conservarsi fino ai tempi attuali poiché l area venne in parte risparmiata dalle glaciazioni quaternarie, consentendo così la creazione di zone rifugio per rari endemismi e nuove sottospecie. A ciò va associata l elevata escursione altimetrica, che permette di compiere in poche ore un itinerario ecologico-floristico altrimenti ben più lungo e dispendioso. Tra le specie presenti vanno segnalate Alyssum ovirense, entità rarissima presente esclusivamente sulle distese detritiche sopra i 1950 m. s.l.m., Delphinium dubium, ranuncolacea in pericolo di estinzione e la primulacea Cortusa matthioli. 7

9 L eccezionale varietà di ambienti si riflette anche sul patrimonio della fauna selvatica. Sono infatti diffuse quasi tutte le specie tipicamente alpine, ad eccezione di quelle da tempo scomparse dai territori dolomitici, e notevole è l importanza scientifica della microfauna, legata al ritrovamento di alcuni endemismi esclusivi. Quest ultimi sono in buona parte costituiti da coleotteri carabidi e catopidi (Orotrechus pavionis, Neobatathyscia dalpiazi e Neobathyscia grotti) ed alcuni relitti terziari annoverati tra i molluschi. L area protetta non è stata tuttavia risparmiata dalla pressione umana, ed in particolare dall attività venatoria; risalgono infatti all 800 le ultime segnalazioni della presenza in queste montagne di stambecco, lupo ed orso, mentre la lince era scomparsa da tempo. L istituzione del parco e l abolizione di ogni forma di caccia ha consentito il progressivo ritorno alla normalità, con un conseguente incremento quantitativo di tutte le specie, ma soprattutto il significativo ritorno dell aquila reale, la segnalazione dell orso in una vallata e la migrazione della lince dalla vicina catena dei Lagorai. Attualmente l animale più rappresentativo è il camoscio, presente in branchi numerosi come il capriolo, mentre meno frequente è il cervo, anche se in espansione. Pur se completamente estraneo alla zona alpina, il muflone è stato introdotto nel recente passato dalle associazioni venatorie. Anche l avifauna è ben rappresentata, in modo particolare dai tetraonidi. La Val Canzoi, che costituisce uno degli accessi principali al parco, è una valle di origine glaciale attraversata in tutta la sua lunghezza dal torrente Caorame ed interessata da notevoli eventi franosi, anche di importanti dimensioni. Sotto il profilo floristico, l aspetto predominante della vegetazione è determinato dalle latifoglie (Ostrya carpinifolia, Fraxinus excelsior, Acer campestre, Betula pendula, Fagus sylvatica, ecc.) che nella seconda parte della vallata lascia invece il posto alle conifere (Picea excelsa, Pinus sylvestris) (Lasen et al., 1993). 4. Caratteristiche socioeconomiche degli intervistati. L analisi dei caratteri socioeconomici, con riferimento alle tre categorie di utenti del parco, ha consentito di porre in evidenza alcune informazioni utili ad una migliore comprensione della domanda di attività ricreativa all interno dell area protetta. L età degli intervistati in relazione al tipo di utenza (tab.2), poiché è mediamente più elevata nei frequentatori del fondovalle rispetto agli escursionisti. In particolare, più della metà dei visitatori che rimangono alle basse quote o che compiono escursioni in giornata hanno un età compresa tra 30 e 50 anni, mentre coloro che effettuano escursioni di più giorni sono decisamente più giovani (oltre il 42% è sotto i 30 anni). In questo caso la permanenza in quota, prevalentemente legata alla frequentazione di rifugi e bivacchi, viene di fatto assimilata ad una vera e propria vacanza (anche se di durata limitata) maggiormente fruibile da persone giovani che forse meglio si adattano alle condizioni generalmente di modesto comfort tipiche di questi servizi. Il livello di 8

10 istruzione dei frequentatori del parco è decisamente superiore di quello medio nazionale. Mentre in Italia nel 1991 i diplomati erano pari al 15% della popolazione ed i laureati al 4%, tra i frequentatori i diplomati costituiscono sempre più del 44%. La percentuale di laureati è invece molto simile al dato nazionale nel caso dei frequentatori del fondovalle non escursionisti, raggiungendo il 21% tra i pernottanti nei rifugi. Per quanto attiene la posizione professionale (tab.2), più della metà di tutti gli intervistati è costituita da lavoratori dipendenti, cui fa seguito una quota consistente (tra il 21 e il 26%) di soggetti che non hanno occupazione, in particolare studenti, casalinghe, pensionati e disoccupati. Al riguardo va però precisato come i singoli componenti di quest ultima categoria varino in relazione del tipo di utenza considerato: tra i frequentatori del fondovalle sono infatti rappresentati in prevalenza casalinghe e pensionati, mentre tra gli escursionisti è nettamente superiore la componente degli studenti. Tale fenomeno sembra essere confermato dall analisi del settore occupazionale, che pone in evidenza una elevata presenza di non attivi tra gli escursionisti, dove costituisce la voce più consistente (fino al 30% per le persone che pernottano in quota). Ben rappresentata in tutte le tipologie di utenza è anche la categoria dei soggetti impiegati nell industria, che comunque prevale di poco sulla precedente solo nei frequentatori del fondovalle. Estremamente diversificata è la tipologia aggregativa dei visitatori del parco in relazione all attività svolta (tab.2). Coloro che sostano all interno della valle sono in prevalenza famiglie (quasi il 70%), mentre tra gli escursionisti che pernottano in quota la forma di aggregazione più diffusa è il gruppo (oltre 40%), seguito dalla famiglia. Ancora diversa è la situazione emersa dall analisi degli escursionisti giornalieri, i quali, pur mostrando una preferenza più accentuata verso i gruppi, compiono spesso le escursioni in coppia (23,4%). Particolarmente interessante è l analisi dell area di provenienza dei visitatori del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, che evidenzia bacini di utenza diversificati in relazione alle categorie di fruitori considerate (tab.2). Ben definita appare infatti l area di provenienza dei frequentatori del fondovalle, i quali per il 40% risiedono in provincia di Treviso e, per il 24% in quella di Belluno 3. La valle Canzoi rappresenta una meta ricreativa di interesse prettamente regionale, il cui flusso di visitatori proviene principalmente da sud; infatti solo il 3% dei visitatori risiede fuori regione e presumibilmente sono le stesse persone (3%) che hanno dichiarato di trovarsi in vacanza. Si tratta generalmente di soggetti che, per motivi familiari o di lavoro, si sono allontanati dai luoghi di nascita ma che vi fanno ritorno per trascorrere le vacanze presso parenti, amici o seconde case. Il parco non assume alcuna rilevanza turistica in quanto non è in grado di attrarre visitatori dai luoghi di villeggiatura da cui peraltro dista poche decine di chilometri. Ciò pare riconducibile al fatto che dal punto di vista del fruitore medio la valle Canzoi (così come la vicina Valle del Mis) non ha alcuna 3 Al riguardo va ricordato che molti frequentatori del parco risiedono proprio negli stessi comuni in cui ricade il parco. 9

11 caratteristica che la differenzi in modo significativo da altre località montane. Per questo tipo di domanda turistico-ricreativa il Parco delle Dolomiti Bellunesi non potrà svolgere nessuna attività di valorizzazione e sviluppo. Alquanto diverso è il quadro degli escursionisti, che tende ulteriormente a diversificarsi in funzione della permanenza alle quote più elevate dei gruppi montuosi. Gli escursionisti giornalieri che hanno visitato i rifugi appartengono ad un bacino di utenza ben definito, visto che provengono per la maggior parte da Belluno (oltre 44%), e per una frazione minore dalle provincie limitrofe (Treviso, Venezia, Padova e Vicenza), pochissimi provengono da fuori regione. Il bacino di utenza di coloro che pernottano nei rifugi è viceversa più ampio e diversificato. Assai rilevante è infatti la frazione di coloro che provengono da fuori regione (28.1%) con una forte presenza di milanesi. E dunque evidente che il parco costituisce una meta per lo svolgimento di molteplici attività ricreative e l analisi dei dati consente di ottenere delle indicazioni utili per una migliore comprensione circa le preferenze dei soggetti verso le diverse attività. L area protetta costituisce una meta usuale per la popolazione locale e delle provincie limitrofe (Treviso), che la frequenta con almeno una duplice finalità: svolgimento di attività ludico-ricreative che implicano un modesto dispendio energetico prevalentemente lungo la Valle Canzoi; pratica dell escursionismo giornaliero verso le quote più elevate. L attività escursionistica viene inoltre fortemente apprezzata da visitatori che provengono da altre regioni e da provincie più lontane, i quali però in seguito alla distanza utilizzano le strutture disponibili all interno del parco per periodi di almeno qualche giorno. Da tale punto di vista emerge la presenza di un non trascurabile fenomeno turistico rivolto in prevalenza al trekking ed alla ricerca di un ambiente naturale incontaminato dove scarsa è la pressione antropica. 5. Le attività ricreative nel fondovalle. La valle Canzoi è da tempo frequentata non solo dagli appassionati della montagna, ma sempre più dai visitatori che desiderano svolgere attività ricreative e di svago preferibilmente durante i fine settimana. La presenza turistica si concentra maggiormente nella seconda metà del fondovalle lungo gli ultimi 3-4 chilometri di strada, per lunghi tratti non asfaltata, ove sono presenti aree di sosta, servizi di ristoro (bar, ristoranti, ecc.), aree gioco per bambini, un laghetto attrezzato per la pesca sportiva, ampi prati aperti e dove il greto del torrente è facilmente accessibile per giochi nell acqua o la semplice sosta al sole e il riposo. Tra le preferenze più ambite riscontrate nei turisti del fine settimana è la ricerca di un posto sosta in cui poter scendere dall auto per svolgere attività di picnic e gioco, senza trasportare a piedi la pesante attrezzatura. Il bacino di utenza, come già osservato, non è molto esteso, avendo gli intervistati percorso da un minimo di 7 e ad un massimo di 250 chilometri, anche se nella quasi totalità dei casi il tragitto non ha superato i 125 chilometri (tab.3). Il mezzo di trasporto più utilizzato in assoluto è l automobile, mentre pochissimi hanno fatto uso di bici, moto o 10

12 camper (tab.4). Le gite effettuate dai visitatori della valle Canzoi hanno prevalentemente una durata complessiva (tempo di permanenza in valle più tempo di viaggio) tra le 9 e le 12 ore, anche se un 25%, rimane fino a tarda sera (tab.5). Generalmente, dunque, i visitatori della valle si trattengono per l intera giornata, molto meno diffusa è la visita rapida di mezza giornata. L analisi delle attività ricreative svolte dai frequentatori può aiutare a comprendere tale fenomeno (tab.6), poiché nel 68% dei casi la motivazione principale della gita è costituita dal picnic, e ciò spiega l elevata permanenza nella valle. Le passeggiate costituiscono la seconda motivazione, mentre modesto è l interesse per gli aspetti naturalistici (16,8%), a testimonianza del fatto che l azione dell Ente Parco nel favorire una migliore conoscenza delle peculiarità floristiche e faunistiche non è stata ancora molto efficiente. Quasi nullo è l interesse per una escursione, anche se breve e di modesto impegno. Nella maggior parte dei casi quella attuale rappresenta per i frequentatori del fondovalle la prima visita alla valle negli ultimi dodici mesi (55%) (tab.7), anche se, a conferma di quanto sopra esposto, non mancano i frequentatori abituali che hanno compiuto almeno due gite (33%). Quest ultimo dato pare confermare un atteggiamento abitudinario nella frequentazione della valle Canzoi, fatto che probabilmente prescinde dall istituzione del parco e risulta invece più probabilmente connesso alla facilità di accesso. L analisi della tab.8 pone in evidenza le zone più frequentate durante le passeggiate. Al riguardo è interessante notare come buona parte degli intervistati (35,1%) si sia concentrata lungo la strada, o addirittura non si sia allontanata affatto dal mezzo di trasporto (quasi il 16%). La scarsa disponibilità al movimento viene avvalorata dal fatto che la frequentazione dei sentieri (ad esclusione del Sentiero Natura) è quasi nulla e comunque la frazione di persone che raggiungono il bosco costituisce un entità estremamente modesta. L impatto sull ambiente forestale è quindi, con ogni probabilità, ridotto nonostante l elevata presenza turistica nella valle. I fenomeni di congestione riguardano invece, oltre la strada, la zona del lago e le sponde del torrente, che assieme rappresentano oltre il 50% delle preferenze espresse. Al riguardo va richiamato che le sponde del corso d acqua, in relazione alla loro elevata fragilità ambientale, sono state indicate nel piano del parco come aree d interesse naturalistico da porre sotto tutela. Ad ulteriore conferma di quanto appena descritto, va posta in evidenza in primis l abitudine dei frequentatori del fondovalle ad allontanarsi meno possibile dall automobile per svolgere il picnic, tanto che ben il 68.1% ha dichiarato di non spostarsi più di 10 metri (tab.9). In secondo luogo, alla domanda sulle loro preferenze circa un luogo per svolgere il picnic, i gitanti hanno espresso in buona parte (84,3%) parere favorevole per l utilizzo di un area attrezzata gratuita, quasi nullo è stato l interesse verso forme alternative di picnic (nel bosco, presso il torrente, ecc.) o altre attività che prescindano dal picnic stesso (tab.10). Al fine di chiarire se ed in che misura secondo i visitatori il numero di presenze nella valle fosse troppo elevato, e quindi se fossero percepiti fenomeni di congestione o di degrado ambientale, è stato chiesto loro quale fosse il modo più corretto per ridurre il numero di 11

13 visitatori ed evitare gli effetti negativi generati dal turismo a carico dell ambiente. L analisi della tab.11, che riporta le risposte fornite dagli intervistati, pone in evidenza come buona parte dei visitatori (quasi il 40%) sia assolutamente contrario all imposizione di qualsiasi divieto o forma di regolamentazione dell uso della valle. La restante parte si è dichiarata favorevole alla prenotazione obbligatoria, alla definizione di un numero massimo di persone per giorno ed, infine, ma in misura molto limitata (10,5%) ad un eventuale pagamento di un biglietto di ingresso. E tuttavia indicativo il fatto che alla domanda di esprimere la propria disponibilità a pagare per un servizio di bus navetta (tab.12), il 40% degli intervistati abbia espresso parere favorevole all impiego di una simile forma di regolazione del flusso turistico mediante il pagamento di una determinata somma. In sintesi, nel fondovalle si ha un elevatissimo carico di fruitori concentrati in massima parte nei mesi di luglio e agosto e nei giorni di sabato e domenica. Tali frequentatori, pur manifestando una ridotta mobilità nel territorio, sono comunque in grado di generare elevati impatti ambientali e fenomeni di congestione, che peraltro paiono non essere percepiti in modo significativo dai visitatori. 6. L escursionismo. Il Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi comprende massicci montuosi di media quota caratterizzati, tuttavia, da accessi scomodi ed impervi, soprattutto se paragonati ad altri gruppi dolomitici più frequentati. Le pendenze sono le vere protagoniste di questi spazi, limitando naturalmente l accesso alle masse degli escursionisti, tanto che buona parte di queste montagne resta ai più sconosciuta. E un territorio posto vicino alla pianura, che pur essendo difficilmente penetrabile dall escursionismo di massa 4, potrebbe vedere aumentare la pressione turistica in seguito all istituzione dell area protetta. L analisi effettuata per approfondire le caratteristiche dei visitatori nel Parco delle Dolomiti Bellunesi ha posto in evidenza come l area sia frequentata da appassionati escursionisti che da tempo praticano questa attività. Una frazione elevata degli escursionisti ha iniziato a frequentare la montagna tre la fine degli anni 60 e la fine degli anni 80, periodo in cui vi è stato un notevole incremento delle persone che annualmente hanno iniziato la pratica escursionistica (tab.13). Ciò è da porre in relazione in primo luogo alla notevole crescita demografica degli anni 50 e 60, ma anche, e in misura non trascurabile, al formarsi di una domanda di aree naturali quali quelle riscontrabili nella montagna veneta alle quote medio-elevate. Al riguardo l analisi della tab.14, che pone a 4 Per raggiungere una qualsiasi delle mete all interno del parco (rifugi, bivacchi, malghe, ecc.) si devono superare dislivelli di metri, per cui l attività escursionistica praticata all interno dell area protetta implica un certo grado di allenamento, non essendoci nessun rifugio facilmente raggiungibile se non con 2,5-3 ore di cammino. 12

14 confronto l età degli escursionisti con il periodo di inizio dell attività, consente di chiarire in parte il fenomeno, poiché mostra come a fronte di un cospicuo numero di persone di età sopra i 40 anni, che hanno iniziato la pratica escursionistica da oltre anni, esista anche un gruppo numeroso di visitatori giovani (sotto i 30 anni), i quali si sono invece avvicinati alla montagna da poco tempo (meno di 10 anni). In generale, comunque solo un 10% ha avuto il primo approccio con la montagna da meno di cinque anni, mentre il 65% del campione pratica l attività escursionistica da almeno 5-25 anni (tab.15). Solo una modesta frazione (14%) ha dichiarato di effettuare meno di cinque gite nell arco dell anno, mentre quasi il 60% effettua fino a 20 escursioni ed, infine, non del tutto trascurabile è il numero di appassionati che si reca in montagna oltre trenta volte (tab.16). Tali considerazioni sembrano suggerire che il territorio del parco nella sua parte più elevata costituisce una meta per persone motivate e con una adeguata esperienza. La maggior parte degli intervistati ha dichiarato di non essere in vacanza, pochi stanno percorrendo l Alta Via n.1 e 2 o la Transparco o pernottano più semplicemente nei rifugi dell area protetta; una netta minoranza, infine, sta soggiornando in località limitrofe al parco (tab.17). E interessante osservare che in genere gli escursionisti del parco frequentano anche altre montagne poste nei pressi delle Dolomiti Bellunesi (tab.18). L escursionista medio estende il suo raggio d azione a tre o quattro massicci al massimo, aree che quindi conosce bene e di cui ha una discreta familiarità. L escursionismo assume da tale punto di vista la funzione di un attività volta a mantenere la forma fisica inserita però in contesti paesaggistico-ambientali di grande suggestione. D altro canto, data la durata delle escursioni (sovente superiore alle 6-7 ore) è ovvio che la strada percorsa per raggiungere i sentieri non può essere troppo lunga e ciò spiega la limitata estensione del bacino di utenza. All interno del parco, i massicci montuosi più visitati negli ultimi cinque anni sono state le Vette Feltrine, seguite dal gruppo del Prampèr- Spiz di Mezzodì ed infine la Schiara e i Monti del Sole (tab.19). In effetti negli ultimi cinque anni, solo per una minoranza degli escursionisti, quella in corso era la prima uscita all interno dell area protetta, mentre il 36% aveva già effettuato da due a dieci escursioni e oltre il 30% ne aveva compiute fino a 30. Non va inoltre scordato un gruppo di affezionati (oltre 20%) che in quest arco di tempo si è recato nel parco ripetutamente (fino a 50 volte) (tab.20). Al riguardo, i dati rilevati hanno permesso di stabilire che il numero delle uscite pare aumentare nel caso in cui gli escursionisti pratichino l arrampicata, effettuino le gite tendenzialmente in solitudine e siano iscritti al Club Alpino Italiano. Esiste infine una relazione significativa con l età, visto che gli escursionisti più anziani tendono a compiere un numero maggiore di uscite (cfr. par.8). Quasi la metà degli intervistati ha compiuto un escursione di un solo giorno, anche se oltre l 11% dichiara di aver effettuato un uscita di più di cinque giorni, durante i quali è stata presumibilmente percorsa la Trans-Parco o un Alta Via (tab.21). E stata, tuttavia, notata un 13

15 relazione negativa tra la durata dell escursione e il numero di visite compiute nell area protetta negli ultimi cinque anni, in parte attribuibile al fatto che chi effettua una permanenza più lunga proviene da località più lontane, dimostrando quindi una propensione a compiere meno gite ma di maggiore durata. Quasi l 85% degli intervistati compie delle semplici escursioni, una frazione più modesta le associa a percorsi di ferrate, mentre pressochè nessuno arrampica (tab.22). Al riguardo va precisato che il territorio del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi per la sua conformazione orografica non offre siti particolarmente adatti all arrampicata, ad esclusione della zona del Cimonega e poche altre, mentre più note sono le vie ferrate (concentrate sulla Schiara e sul Pelf). L attrezzatura posseduta conferma quanto osservato (tab.23), poiché la quasi totalità degli intervistati ha dichiarato di avere un abbigliamento tecnico specifico, zaino e scarponi; del pari, le persone che affrontavano una via ferrata erano adeguatamente equipaggiate. Ad ulteriore conferma circa la discreta preparazione degli visitatori del parco, va posto in evidenza che il 35% di essi ha dichiarato di possedere nell escursione in corso bussola ed altimetro ed il 72,8% era munito di carta topografica. Il numero di partecipanti all escursione è per la maggior parte dei casi pari a tre persone, anche se nel 20% si tratta di gruppi composti da oltre cinque persone (tab.24). Le comitive risultano più numerose quando si percorrono vie ferrate o di roccia, nel caso in cui l escursione duri più di 5-6 giorni ed, infine, quando è associata ad una componente in prevalenza giovanile. Oltre 70% degli escursionisti considera mediamente soddisfacente lo stato della segnaletica dei sentieri percorsi, mentre solo il 16,1% ritiene che quest ultima dovrebbe essere migliorata (tab.25). Per quanto attiene le migliorie da apportare ai sentieri, un quarto delle persone ritiene che vada incrementata la manutenzione dei percorsi, anche se una percentuale ancora maggiore esprime soddisfazione per la situazione attuale (tab.26). I sentieri del parco non paiono essere interessati da rilevanti fenomeni di congestione. Solamente il 12,8% degli escursionisti dichiara di aver fatto molti/troppi incontri lungo i tracciati percorsi (tab.27), segno di una zona ancora fortunatamente sconosciuta ai più, tanto che il piacere dell escursione è risultato limitato in seguito alla congestione solo per il 6,2% degli escursionisti (tab.28). Anche una non eccessiva concentrazione di escursionisti in determinate aree ad elevata fragilità ambientale può però innescare vari fenomeni di degrado per la delicatezza degli ecosistemi presenti e la loro maggiore vulnerabilità nei confronti di agenti esterni. In particolare, ad esempio, il danno da calpestio del suolo è estremamente problematico in montagna, soprattutto in quota, poiché comporta una rapida denudazione del terreno e l avvio di fenomeni erosivi. Tale situazione si scontra poi con la decrescente capacità potenziale in alta quota di realizzare copertura vegetale sostitutiva sulle aree calpestate, alla quale si aggiunge l impoverimento floristico e, in generale, il disturbo della fauna. 14

16 E evidente che le zone caratterizzate dagli effetti più manifesti del calpestio, causato sia dalle attività di percorrimento che di sosta, si localizzano in prevalenza lungo i principali assi escursionistici ed intorno ai luoghi di sosta. A tale riguardo, si può facilmente comprendere la pericolosità delle punte di elevati transiti rilevati su taluni tratti di sentiero (tab.29). L analisi effettuata ha infatti consentito di stimare il carico di visitatori per sentiero, ponendo in evidenza come i tracciati che hanno subito un traffico superiore ai 2000 passaggi per anno siano almeno cinque, cioè i segnavia CAI numero 503, 501, 514, 806 e 801. Quest ultimo, in particolare, già oggetto di un forte carico antropico (oltre 6000 passaggi se si considera che entra a far parte sia dell Alta Via n.1 che della Transparco), è sottoposto ad un ulteriore situazione di criticità soprattutto in relazione al suo elevato valore ambientale. All interno del parco esistono infatti numerosi luoghi caratterizzati da un elevata valenza ambientale, che sono elencate nel Piano del parco ed indicate come aree sottoposte a tutela. Le indagini condotte hanno consentito di evidenziare, almeno con riferimento a talune zone, se e quali fossero eventualmente interessate da flussi turistici eccessivi. In particolare, l analisi delle tabb consente di osservare come siano effettivamente oggetto di flussi escursionistici molte tra le località indicate nel piano come emergenze ambientali, in particolare almeno otto sono risultate interessate da passaggi che superano, a volte anche di molto, le duemila unità. 7 L indotto economico Nel tentativo di inquadrare le principali problematiche economiche connesse all'uso ricreativo del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi è stata analizzata la spesa sostenuta dai fruitori. Il calcolo delle spese e dell'indotto primario, è bene precisarlo, assume un carattere ampiamente indicativo data la limitatezza del campione di intervistati. Va peraltro osservato che solo pochi studi hanno cercato di quantificare in modo sufficientemente articolato e dettagliato la spesa dei fruitori di aree di interesse naturalistico, specie quando tali attività avvengano durante una gita giornaliera. In altri termini, mentre notevole attenzione viene generalmente posta ai fenomeni turistici connessi allo svolgimento di vacanze, scarso interesse hanno suscitato le problematiche economiche relative ai flussi di visitatori giornalieri. Tale atteggiamento può essere giustificato unicamente per le aree naturali che ricadono in bacini turistici di notevole importanza, ma lo è molto meno per le numerose zone che si situano a margine delle stesse e che sono intensamente utilizzate dai residenti in aree di pianura. Tale situazione è peraltro assai diffusa a livello nazionale a causa della presenza di vaste aree urbane a ridosso di zone montane o marine di elevatissimo valore ambientale. Il caso del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi pare essere emblematico al riguardo. Come visto, solo il 3% dei frequentatori del fondovalle era in vacanza in una località turistica, percentuale che sale al 25% per gli escursionisti. Anche per questi ultimi però molto pochi 15

17 erano coloro che villeggiavano in strutture alberghiere (meno del 10%) (tab.26). Complessivamente si può stimare che nel Parco siano transitati circa escursionisti e visitatori del fondovalle che risiedevano in strutture ricettive turistiche. Altri escursionisti stavano effettuando una vacanza in quota. La frazione dei turisti in vacanza è comunque nel complesso modesta per cui le spese sostenute per effettuare la gita possono essere considerate una buona approssimazione dell'indotto diretto del Parco. Come si nota nella tab.32 la spesa media per visitatore giornaliero è di circa per i frequentatori del fondovalle e di per gli escursionisti 5. Si tratta di importi molto simili benché la composizione della spesa risulti essere in parte differenziata. Gli escursionisti spendono di più per il viaggio, per il pranzo al sacco e nei rifugi. Specie quest'ultima voce appare abbastanza ragguardevole costituendo sicuramente una ricaduta diretta per l'economia locale propria del Parco. Tra i visitatori del fondovalle assumono una certa rilevanza l'acquisto di panini e spuntini e il pranzo al ristorante che molto spesso è stato fatto nella valle o nelle immediate vicinanze. Non tutte le spese sostenute per raggiungere la valle costituiscono introiti per gli operatori economici del parco o dei comuni in cui esso ricade. In particolare, la quasi totalità delle spese di viaggio e per picnic sono state effettuate altrove. Sottraendo tali voci dal totale si può pervenire ad una stima, sia pure assai approssimativa, dell'indotto diretto che assommerebbe a lire /gita nel fondovalle e a lire/gita per gli escursionisti. Complessivamente la spesa per poter fruire a fini ricreativi del parco sarebbe di miliardi di cui 432 milioni da attribuire all'escursionismo. Si tratta di importi di un certo rilievo, ma certamente non confrontabili con i costi sostenuti dai villeggianti nelle vicine località turistiche del Primiero, dell'agordino e del Cadore. Ciò pare tanto più vero se si considera che l'indotto diretto per l'economia locale non raggiunge nel complesso il miliardo di lire all'anno (tab.32) e ciò è indubbiamente da attribuire alla peculiarità del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. 8 I benefici ricreativi Le aree protette, al pari di molte zone dotate di un assetto ambientale e paesaggistico sufficientemente integro, generano dei flussi di benefici ricreativi assai rilevanti. La vasta letteratura prodotta sull'argomento sia a livello nazionale che internazionale ha posto in evidenza come il valore ricreativo del territorio sia molto elevato e spesso superiore a quello di qualsiasi attività economica alternativa. 5 Gli importi sono assai prossimi a quelli calcolati da Marangon e Tempesta (1998) per il Centro Visite Valle Canal Novo di Marano Lagunare e per la riserva delle Cascate di Molina (1999). 16

18 E' però importante sottolineare che tali benefici sono spesso del tutto indipendenti dall'istituzione delle aree protette, né risulta allo stato attuale sufficientemente provato che la realizzazione di un parco sia in grado di aumentare i benefici ricreativi stessi. E' però evidente che la conoscenza del valore ricreativo del parco può costituire un elemento importante su cui basare eventuali scelte gestionali o di sviluppo turistico. 8.1 Le stime effettuate con il travel cost individuale Il momento centrale del calcolo del beneficio ricreativo col metodo del travel cost individuale (TCI) è costituito dalla stima della funzione di domanda individuale. Al riguardo, a causa degli elementi di incertezza contenuti nella definizione del costo legato da complementarietà debole all'esperienza ricreativa, la funzione di domanda è stata stimata sia considerando solo i costi di viaggio sia la globalità dei costi sostenuti (comprendendo quindi anche le spese per il pranzo e per lo svolgimento delle attività ricreative). E' parso inoltre importante distinguere la funzione di domanda dei frequentatori del fondovalle da quella degli escursionisti. Sono stati così prodotti i seguenti modelli: Frequentatori del fondovalle Spesa di viaggio pro capite Lngite= -0,76 vacanza +1,23 Sentcai -0,38 lncosto +0,20 lnreddito +0,029 lneta (0,003) (0,050) (0,000) (0,000) (0,835) R quadrato corretto = 0,49 F=37,017 sign. F=0,000 Spesa totale pro capite Lngite= -0,46 vacanza +1,86 sentcai -0,19lncosto +0,15 lnreddito -0,074 lneta (0,069) (0,005) (0,006) (0,001) (0,615) R quadrato corretto = 0,41 F=27,57 sign. F=0,000 Escursionisti Spesa di viaggio pro capite Lngite= +0,39cai -0,59 lncosto +0,10 lnreddito +1,047 lneta (0,062) (0,000) (0,235) (0,021) R quadrato corretto = 0,56 F=17,63 sign. F=0,000 Spesa totale pro capite Lngite= +0,42 cai -0,43 lncosto +0,12 lnreddito +0,72 lneta (0,108) (0,061) (0,378) (0,197) 17

19 R quadrato corretto = 0,35 F=7,04 sign. F=0,000 Dove: Lngite = logaritmo del numero delle gite effettuate nell'ultimo anno; vacanza = dummy gita effettuata durante una vacanza; sentcai = passeggiata lungo un sentiero CAI; lncosto= logaritmo del costo di viaggio (o della gita) pro capite; lnreddito = logaritmo del reddito; lneta = logaritmo dell'età; cai= dummy iscrizione al CAI. Tra parentesi la significatività statistica dei coefficienti. I quattro modelli sono stati selezionati con un processo iterativo. Inizialmente, tramite un'analisi di regressione stepwise sono state individuate alcune variabili predittive che risultavano essere correlate in modo statisticamente significativo al numero di gite effettuate. In secondo luogo, si è forzato l'ingresso nei modelli di base del reddito e dell'età. Va al riguardo sottolineato che il costo di viaggio è stato sempre selezionato dalla programma statistico impiegato essendo la variabile indipendente maggiormente correlata al numero di gite. Un primo elemento da porre in evidenza è che i modelli in cui sono state considerate solo le spese di viaggio sono migliori dal punto di vista statistico di quelli ottenuti considerando i costi complessivi dell esperienza ricreativa. Ciò sembra indicare che i fruitori del parco nel determinare il numero di gite da effettuare nell arco di un anno fanno generalmente riferimento alla distanza da percorrere per accedervi piuttosto che al totale delle spese da sostenere. Con ogni probabilità l elemento centrale che sta alla base delle strategie ricreative dei visitatori non sono tanto i costi (che sono sempre molto modesti se rapportati al reddito) quanto piuttosto il tempo di viaggio (strettamente correlato alla strada da percorrere e quindi alle spese di trasporto). Nel caso di attività ricreative effettuate in giornata è evidente che il tempo necessario per raggiungere l area non può essere troppo elevato poiché finirebbe per ridurre quello da dedicare alle attività ricreative vere e proprie e, in definitiva, i benefici da esse ottenibili. Ciò è tanto più vero per gli escursionisti che per raggiungere le aree di maggior pregio ambientale e paesaggistico devono percorrere anche lunghi tragitti a piedi e superare notevoli dislivelli. Per quanto attiene le variabili indipendenti, è interessante sottolineare come le persone in vacanza frequentino meno le zone di fondovalle del Parco rispetto ai giornalieri a parità di altri fattori. Viene quindi confermata anche in questo caso la scarsa vocazione turistica del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Il reddito è correlato positivamente ed in modo statisticamente significativo al numero di gite solo per chi ha frequentato il fondovalle, mentre il contrario avviene per l età. In altri termini mentre le attività ricreative alle basse quote sono in qualche modo condizionate dal reddito dei visitatori, ciò non avviene per le quote più elevate. L escursionismo è un attività che pare interessare in modo sostanzialmente indifferenziato soggetti appartenenti a diversi ceti sociali ed è quindi un fenomeno assai composito. Per certi versi può risultare sorprendente la 18

20 correlazione positiva tra escursionismo ed età. Ciò non significa che siano le persone anziane ad effettuare più gite in quota ma solo che, nell ambito di una popolazione di fruitori sostanzialmente giovane, sono i quarantenni a frequentare più volte all anno il Parco. Ciò è da porre in relazione sostanzialmente alla loro maggiore abitudinarietà, ed al bisogno più sentito di effettuare un attività fisica di medio impegno. Per quanto attiene la relazione con i costi, oltre a quanto già osservato, va posta in evidenza la maggiore rigidità della funzione di domanda dei frequentatori del fondovalle che evidenzia come le attività ricreative effettuate alle basse quote assumano maggiormente la caratteristica di beni di prima necessità rispetto all escursionismo, benché in entrambe i casi l elasticità al costo sia ampiamente inferiore all unità. Tramite le funzioni di domanda è stato calcolato il surplus del consumatore per gita che ha assunto i seguenti valori: Solo spesa di viaggio Spesa totale Frequentatori fondovalle lire lire Escursionisti lire lire I benefici ricreativi per gita assumono valori simili a quelli ottenuti in altre ricerche nel caso del fondovalle mentre sono assai maggiori nel caso dell'escursionismo. Ciò è sicuramente riconducibile alla diversità del bene fruito da parte delle due categorie di visitatori. Mentre l esperienza ricreativa dei primi non ha un riferimento specifico al quadro ambientale e naturalistico del parco, il contrario avviene per i secondi che, frequentando le quote più elevate possono godere dei paesaggi di incomparabile bellezza offerti dal Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e visitare aree di elevato valore naturalistico. Si può anche osservare che, qualora vengano considerate tutte le spese sostenute durante la gita, il surplus del consumatore aumenta in modo considerevole. Benché, come visto, le funzioni di domanda ottenute considerando i costi complessivi siano meno significative dal punto di vista statistico, essendo arduo stabilire quali siano le voci di costo per cui sussiste un rapporto di complementarietà debole con l esperienza ricreativa, si può affermare che la stima del surplus effettuata impiegando le sole spese di viaggio sia da ritenere una sorta di lower bound del valore reale. 8.2 Le stime effettuate con la valutazione contingente e con la disponibilità a viaggiare Come visto nel par.2, nella ricerca sono stati utilizzati due formati per la valutazione contingente (CVM). Con il metodo referendario gli intervistati hanno dichiarato se erano disposti a pagare un biglietto pari ad un determinato importo. Una volta ottenuta una risposta affermativa o negativa, è stato chiesto di definire l importo di un eventuale biglietto 19

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