Il mantenimento dei figli maggiorenni

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1 Il mantenimento dei figli maggiorenni Di Germano Palmieri L articolo 30 della Costituzione italiana sancisce che è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio [ ] e che la legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. L obbligo del mantenimento dei figli però non dura in eterno, ha una scadenza che si fonda su limiti e condizioni ben precise, a cui si aggiungono le specificità di ogni singolo caso. Il quadro normativo Secondo quanto stabilisce il codice civile il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli (articolo 147) e che i due coniugi devono provvedere a tutto questo in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo (art. 148). In caso i genitori non abbiano mezzi sufficienti si legge ancora nell art. 148 del codice civile - sono gli altri ascendenti legittimi o naturali a dover fornire ai genitori stessi gli strumenti per adempiere i loro doveri nei confronti dei figli. Qualora questo non avvenisse il tribunale può stabilire con decreto che una quota dei redditi dell obbligato sia versata all altro coniuge o a chi si fa carico delle spese per il mantenimento, l istruzione e l educazione dei figli. Ma cosa succede quando i due genitori si separano? La legge n. 54 dell 8 febbraio 2006 recante Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli (G.U. n. 50 del 01/03/2006) sostituisce ed

2 integra le disposizioni contenute nell articolo 155 del codice civile, regolando la materia del mantenimento dei figli nel caso specifico di due genitori separati. In particolare la norma interviene per tutelare anzitutto il diritto del minore di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori e ricevere da loro cura, educazione e istruzione. A questo fine il giudice valuta l affidamento in base all'interesse morale e materiale dei figli (se i minori vengano affidati a entrambi o meno, i tempi e le modalità della presenza presso ciascun genitore), e fissa la misura e il modo con cui ciascun genitore deve contribuire al mantenimento, alla cura, all'istruzione e all'educazione dei figli. Secondo l articolo 155 del codice civile inoltre salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando: 1) le attuali esigenze del figlio; 2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori; 3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore; 4) le risorse economiche di entrambi i genitori; 5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore. I figli maggiorenni Quanto detto finora regolamenta il mantenimento dei figli minori, ma cosa succede quando i figli compiono 18 anni? Di fatto i doveri dei genitori non cambiano e il parametro della maggiore età non costituisce affatto uno spartiacque. L obbligo del mantenimento continua infatti fino a quando i figli stessi non siano in grado di raggiungere un autosufficienza/indipendenza economica tale da provvedere autonomamente alle proprie esigenze di vita; se però il

3 maggiorenne, pur essendo stato messo nella condizione di farlo, non ha saputo o non ha voluto per scelta o per colpa (dovuta a pigrizia, scarsa volontà di applicarsi o a causa di proprie condotte irresponsabili sul piano professionale o personale) raggiungere l autonomia economica dai genitori, questi ultimi sono esonerati dall obbligo. In definitiva quindi non c è un limite di tempo sancito per legge, ma si valuta caso per caso il raggiungimento di questa condizione. Secondo quanto stabilito dalla sentenza del tribunale di Novara n.238/2011, infatti, il dovere dei genitori ha una durata mutevole, senza rigida predeterminazione di tempo, che è soggetta alle circostanze del singolo caso. Altri interventi della giurisprudenza hanno definito più precisamente i limiti del concetto di indipendenza economica del figlio maggiorenne. Ad esempio la sentenza della Cassazione n del 28 agosto 2008 ha stabilito che lo status di indipendenza del figlio può non coincidere con l instaurazione effettiva di un rapporto di lavoro: c è bisogno che il maggiorenne raggiunga un livello di autosufficienza economica tale da consentirgli un reddito corrispondente alla sua professionalità e a un appropriata collocazione nel contesto sociale. Già precedentemente la Cassazione (sentenza n. 4765/2002) aveva stabilito che affinché venga meno l obbligo dei genitori di mantenere il figlio, è necessario che l impiego trovato sia adeguato alle sue attitudini e aspirazioni della persona e possa consentire un effettiva indipendenza nell ambito del contesto economico-sociale di riferimento. (vedi anche Sent. Cass. N del 27/06/2011 e n del 08/02/2012) Pertanto non qualsiasi impiego e qualsiasi reddito fanno venire meno l obbligo del mantenimento. Un impiego precario, per esempio, non giustifica lo scioglimento del dovere del genitore (Sentenza Cassazione n.18 del 3 gennaio 2011). Nel caso in cui il figlio maggiorenne decide di frequentare l università, avrà diritto ad essere mantenuto per un periodo di tempo più lungo rispetto a quello che decide di entrare

4 da subito nel mondo del lavoro. Questo periodo deve avere però una durata ragionevole in cui lo studente deve dimostrare di ottenere risultati e avanzare nel percorso universitario, senza restare in una colpevole inerzia che sarebbe causa di una sospensione dell assegno di mantenimento. L onere della prova Certificare il raggiungimento dell indipendenza economica non spetta al figlio maggiorenne, ma al genitore, a cui compete il cosiddetto onere della prova. E il genitore infatti che può contestare davanti al giudice il sussistere del proprio obbligo nei confronti dei figli, come conferma ad esempio la sentenza della Cassazione n /2009, per cui il semplice raggiungimento della maggiore età non viene ad esonerare il genitore dall obbligo di contribuire al suo mantenimento, fino a quando il genitore stesso non fornisca la prova che il figlio è divenuto autosufficiente, ovvero che il mancato svolgimento di attività lavorativa sia a quest ultimo imputabile (o anche sentenza Cass. civ., n. 2289/2001). Può succedere inoltre che il maggiorenne trovi per un periodo un impiego stabile che gli permetta di raggiungere la piena autosufficienza economica, ma che dopo qualche tempo questo lavoro venga meno. In questa circostanza la giurisprudenza si divide. Alcuni pronunciamenti (Cass. n /2010, Cass. n. 1773/2012, Cass. n. 2171/2012; Cass. n. 5174/2012) ad esempio sanciscono che il genitore non deve più provvedere al mantenimento, perché tale obbligo si è estinto definitivamente con il raggiungimento dell indipendenza economica del figlio. Se sussistono le condizioni di un reale stato di bisogno però, il figlio può chiedere la corresponsione degli alimenti, una sorta di mantenimento in misura ridotta per avere quanto necessario per vivere.

5 Con la più recente sentenza n del 26/09/2011 però la Cassazione ha stabilito che lo stato di disoccupazione del figlio non costituisce parametro deduttivo per stabilire implicitamente una maturata indipendenza economica dello stesso, o comunque la prova di una capacità di reperimento dell occupazione, in quanto ciò non soddisfa assolutamente il requisito imprescindibile della stabilità economica del figlio, tutt altro, ne prova la precarietà. In base a tale pronuncia quindi i genitori hanno l obbligo di mantenimento dei figli finché non vengano dimostrate dal genitore stesso l inizio dell attività economica (o dell occupazione) del figlio ed eventualmente che il successivo stato di disoccupazione sia dipeso da un comportamento colpevole attribuibile allo stesso figlio. Se il figlio maggiorenne si sposa l obbligo di mantenimento per il genitore cessa, perché con il matrimonio si è creato un nuovo nucleo familiare. A meno che (Cass. sent. n del 26 gennaio 2011) non persista per il figlio lo stato di bisogno e la necessità di mezzi di sostegno per vivere. La legge n.54/2006 introduce nel codice civile anche l articolo 155 quinquies, che modifica il regime delle separazioni e dei divorzi, immettendo una norma in favore dei figli maggiorenni, che potranno avere così diritto a percepire direttamente dal genitore obbligato un assegno in proprio favore. Nel dettaglio, secondo tale articolo, il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Tale assegno, salvo diversa determinazione del giudice, è versato direttamente all avente diritto. Interessante nello specificare le caratteristiche che deve avere l assegno di mantenimento in termini di entità della somma, è la sentenza della Corte di Cassazione n del 23/10/2007. Tale assegno, secondo il pronunciamento, deve essere adeguato, oltre che alla differenza di reddito dei due coniugi separati o divorziati, anche al reddito percepito dai

6 figli stessi come corrispettivo dell attività lavorativa svolta, che diminuisce o aumenta a seconda del grado di indipendenza economica raggiunta dai figli maggiorenni. Per liberare il genitore dall onere del mantenimento (in caso di separazione o divorzio) non è sufficiente solo la maggiore età o un acquisita indipendenza economica, ma è necessario un provvedimento del giudice (Cass. Sent. n del 16/06/2011 e Trib. Modena, sent. del 23/02/2011). Qualora il genitore, pur sussistendo l obbligo a fornire l assegno di mantenimento, non provveda a farlo, il figlio maggiorenne può agire in giudizio. Può farlo anche l altro genitore se questi è l affidatario e provvede al mantenimento del figlio e quest ultimo non ha abbandonato la casa di famiglia (Cass. sent. n. 2934/1999) Se però (Trib. Trani, sent. n. 440/2008.) il figlio non convive più con il genitore, è lui l unico creditore dell assegno, e quindi l unico legittimato ad agire per ottenerlo. E comunque compito del giudice stabilire se il genitore che ha l onere del mantenimento versi direttamente l assegno al figlio o all altro genitore che convive con questo. Copyright Dott. A. Giuffrè Editore Spa 2013

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