PIÙ OPPORTUNITÀ, MAGGIORE ATTENZIONE

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4 Finanza.com Magazine Registrazione n. 576 del 13/07/2005 presso il Tribunale di Milano Direttore Responsabile Antonio Luise Coordinatore Pablo Turini - tel Redazione - tel Marco Barlassina - tel Titta Ferraro - tel Micaela Osella - tel Alessandro Piu - tel Carlotta Scozzari tel Ha collaborato Marco Berton Federico Fischietti Sara Silano Edoardo Varini Realizzazione editoriale Trading Library Art Director Erika Parasecoli Editore Brown Editore S.p.A Amministratore Delegato: Salvatore Pugliese P.I Reg. Imp. Mi /1999 Rea MI Sede Legale: Viale Mazzini 31/L Vicenza Sede Operativa: Via Confalonieri, Milano Tel fax Pubblicità Brown Editore S.p.A Via Confalonieri Milano Tel Copyright Tutto il materiale pubblicato è protetto da copyright. La riproduzione e la distribuzione non autorizzate sono espressamente vietate. Per le immagini e le illustrazioni: Photos.com Numero chiuso in redazione il 5/05/2006 Informativa ex art 13 D.Lgs 196/03 I suoi dati saranno trattati nel rispetto di quanto al D.Lgs. 196/03 solo da Brown Editore S.p.A., in qualità di titolare per l invio di Finanza.Com Magazine in qualunque momento potrà esercitare i diritti di cui all art. 7 scrivendo a Brown Editore s.p.a., via Confalonieri, Milano. PIÙ OPPORTUNITÀ, MAGGIORE ATTENZIONE Un anno di soddisfazioni. Finanza.com Magazine spegne la sua prima candelina in concomitanza con uno degli eventi più attesi dagli investitori italiani. Stiamo parlando dell Italian Trading Forum, giunto alla settima edizione, che si terrà a Rimini l 11 e il 12 maggio. I temi trattati saranno non solo il trading fai da te ma anche il risparmio gestito, per soddisfare le esigenze di investimento di tutti i risparmiatori. Questo mese Finanza.com Magazine non poteva quindi che parlare degli strumenti a disposizione per investire in maniera ragionata i propri soldi, dai più conservativi a quelli, invece, piu rischiosi. Nonostante gli italiani abbiano risparmiato meno negli ultimi anni, la buona salute dei mercati azionari mondiali e delle materie prime sta stimolando l industria finanziaria a creare nuovi strumenti di investimento. Il boom dei certificates, degli Etf, e il buon momento attraversato dai servizi di trading online lo sta a dimostrare. Per i più smaliziati è anche possibile costruirsi trading system e tentare la via professionale al trading in proprio. Ma attenzione: i rischi vanno calcolati con attenzione almeno pari a quella riservata alle opportunità. Come ci spiegano alcuni esperti in questo numero, i listini europei potrebbero essere vicini a un rallentamento. Ma non tutto il male viene per nuocere: gli strumenti di cui vi parliamo permettono di diversificare i portafogli e, talvolta, anche di prendere scommesse al ribasso. Come lo spread trading, ad esempio, che consente di investire in leva per puntare sulla salita o la discesa di molti indici e titoli quotati. Ormai ogni piccolo risparmiatore appassionato di trading può operare in un modo che si avvicina a quello utilizzato dagli hedge fund, strumenti speculativi per ora accessibili a pochi investitori sofisticati e dotati di un patrimonio di una certa consistenza. Per chi invece vuole stare tranquillo parliamo delle obbligazioni indicizzate all inflazione, di fondi e del caro, vecchio mattone. Antonio Luise

5 SOMMARIO IL RISPARMIO PUNITO COME PROTEGGERLO? L Eurispes ha lanciato l allarme: negli ultimi cinque anni la propensione al risparmio degli italiani è diminuita bruscamente. I colpevoli sarebbero i salari che non crescono, ma anche i crac finanziari e l andamento dei mercati azionari e obbligazionari. Esistono però strumenti in grado di preservare il capitale investito, anche dall inflazione. pag. 10 INVESTIRE RISCHIANDO, COME E QUANTO pag. 6 Caccia aperta all investimento giusto. Negli ultimi anni le famiglie italiane hanno optato per tenersi in tasca una buona fetta di liquidità, salita del 31,2% dal 2001 al Da uno studio pubblicato dall Eurispes si evince però che questa strategia si è rivelata un boomerang: ogni anno a causa della perdita di potere di acquisto del denaro sono andati in fumo dai 6,4 ai 9,63 miliardi di euro, per un totale, nei cinque anni, di oltre 38 miliardi. UN CERTIFICATE PER TUTTI pag. 16 I certificate, almeno quelli nella forma benchmark, non sono molto diversi dai più conosciuti Etf, con cui condividono la capacità di dare ai risparmiatori la facoltà di prendere posizione su un intero mercato con un esborso contenuto. La loro versatilità d impiego e i benefici fiscali che garantiscono sono in grado di assicurare all investitore interessantissimie opportunità. IL ROGERS INTERNATIONAL COMMODITY INDEX Le materie prime sono tra i sottostanti più amati dagli investitori in certificate: per seguirne l andamento c è uno strumento particolare: il Rici (Rogers International Commodity Index). IL BOOM DEI CERTIFICATE DEVE ANCORA VENIRE Che i certificate siano un prodotto di gran moda è un dato di fatto: è sufficiente osservare quante campagne pubblicitarie siano presenti oggi sui principali media per rendersene conto. Finanza.com Magazine ne ha parlato con Leonardo De Benedetti, responsabile Institutional Sales, e Giacomo Elena, responsabile Derivatives and Structured Products di Banca Aletti. TRADING SYSTEM: UN SISTEMA DI NEGOZIAZIONE AUTOMATIZZATO Il sogno di ogni trader è quello di realizzare un sistema di trading che fornisca segnali operativi sempre vincenti e capace di inserire gli ordini in maniera completamente automatizzata. In realtà non è tutto così semplice. pag. 18 pag. 20 pag. 24 DAY TRADER: ISTRUZIONI PER L USO Dici day-trader e l immagine che subito balza alla mente è quella di un operatore nervoso in un ambiente angusto circondato da almeno tre schermi con grafici rigorosamente realtime. Ma sarà veramente questa la realtà? Proviamo a dare una risposta a questa domanda intervistando due noti trader nazionali. INVESTIRE SULLE COMMODITY CON I CERTIFICATE Di recente si è assistito a una diffusione di strumenti in grado di consentire anche a chi non disponga di rilevanti capitali di investire sulle commodity. Tra questi figura lo strumento certificate, del quale abbiamo chiesto di parlarci a Elisa Medaglia, del team italiano di distribuzione pubblica prodotti quotati di Abn Amro. IPO MANIA, ANCHE I MORATTI CEDONO AL FASCINO DELLA BORSA Sarà un estate calda per Piazza Affari, con numerose matricole pronte ad affollare le coste del listino milanese. E il mercato non chiedeva altro. Abbondano infatti sia la liquidità sia la voglia di puntare su nuove realtà con buone prospettive di crescita. BORSA ITALIANA MIGLIOR BILANCIO DELLA STORIA E NUOVO CDA L Assemblea degli azionisti di Borsa Italiana Spa, riunitasi lo scorso 20 aprile, ha approvato il bilancio civilistico e consolidato 2005 ed ha inoltre provveduto a nominare il nuovo Consiglio di Amministrazione per il triennio STAR NASCENTI E STELLE CADENTI ANCORA AZIONI, MA CON PRUDENZA Prendere o lasciare? Stretti tra nuove tensioni che soffiano dall Iran, petrolio alle stelle, tassi in salita e buone trimestrali in arrivo ecco cosa consigliano i gestori per destreggiarsi sui listini del Vecchio Continente. pag. 26 pag. 32 pag. 35 pag. 36 L offerta italiana di fondi con il massimo del rating Morningstar è inferiore a quella europea. Negli ultimi mesi però sono emersi segnali di miglioramento. Il rialzo delle Borse ha creato condizioni più favorevoli per tutti, ma i gestori al top sono quelli che hanno saputo creare valore aggiunto. Una sfida per l industria domestica. IL GOLF: UN AFFARE DA METTERE IN BUCA Il golf come sport elitario, roba da ricchi insomma. Quante volte avete sentito dire questa frase, o ancora meglio quante volte lo avete pensato? La realtà dei fatti è invece ben diversa. pag. 30 pag. 39 pag. 42

6 6 TEMA DEL MESE IL RISPARMIO PUNITO COME PROTEGGERLO? L Eurispes ha lanciato l allarme: negli ultimi cinque anni la propensione al risparmio degli italiani è diminuita bruscamente. I colpevoli sarebbero i salari che non crescono, ma anche i crac finanziari e l andamento dei mercati azionari e obbligazionari. Esistono però strumenti in grado di preservare il capitale investito, anche dall inflazione. Carlotta Scozzari Italiani sempre meno formichine. Questo è quanto emerge dalla ricerca dell Eurispes dal titolo poco confortante Il risparmio punito, stando alla quale, negli ultimi cinque anni, le famiglie del Belpaese hanno ridotto il loro risparmio annuo del 40%, passando, in valori assoluti, dai 106 miliardi di euro accantonati nel 2001 ai 64 miliardi del La contrazione della propensione al risparmio in termini percentuali vale a dire calcolando il risparmio in relazione al Prodotto interno lordo è stata ancora più evidente, facendo segnare una flessione del 46% e passando dall 8,9% del 2001 al 4,8% del Ma il fatto che gli italiani siano diventati meno formiche non implica necessariamente che si siano trasformati in poco parsimoniose e scialacquatrici cicale. Secondo l Eurispes, le cause della riduzione del risparmio non andrebbero ricercate nell atteggiamento degli italiani in sé e per sé quanto piuttosto in alcuni fattori esterni che hanno svolto un ruolo di primo piano. A partire dall abbassamento del reddito, provocato da un inflazione non sufficientemente compensata dagli aumenti dei salari. L erosione del reddito ha costretto numerose famiglie del ceto medio a dedicare gran parte o la totalità delle entrate ai consumi per mantenere o cercare di non abbassare troppo il proprio tenore di vita. Ma a finire sul banco degli imputati sono anche alcune cause strettamente finanziarie, come i default delle obbligazioni argentine, i crac Cirio e Parmalat, e la contrazione dei rendimenti dei Buoni ordinari del Tesoro (Bot) a seguito della riduzione dei tassi di interesse. Finanza Magazine ha chiesto ad Andrea Beltratti, docente di Economia Politica all università Bocconi di Milano, come si è arrivati a questo punto. Beltratti crede soprattutto nella prima ipotesi quella dell erosione del reddito e sottolinea come negli ultimi quattro anni ci sia stata una crescita nulla del Pil italiano, contrapposta ad un aumento del costo di tutti i beni e servizi e quindi della vita in generale. Beltratti è invece un po più scet-

7 TEMA DEL MESE 7 RISPARMIO FAMILIARE IN PERCENTO DEL PIL IN ITALIA NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI - ANNI (*)Stima su dati provvisori. Fonte: Elaborazione Eurispes su dati della Banca d Italia. IL RISPARMIO DELLE FAMIGLIE ITALIANE NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI - VALORI IN MILIARDI DI EURO (*)Stima su dati provvisori. Fonte: Elaborazione Eurispes su dati della Banca d Italia. tico circa la connessione tra riduzione della propensione al risparmio e scandali finanziari. «Del resto spiega il professore milanese si può scegliere dove investire i propri risparmi e, di conseguenza, si può scegliere per quali prodotti diminuire il rischio di default». Gli esperti di Eurispes puntano invece il dito anche contro i Bot, i cui rendimenti, pari o superiori al 4% nel 2001, sono scesi, nel 2005, a tassi di interesse di poco superiori alla metà (2,04% e 2,15% rispettivamente per i Bot a tre mesi e per quelli ad un anno). Il docente della Bocconi sottolinea però che, come è emerso da una ricerca condotta lo scorso anno da Centro Einaudi-Bnl, del cui rapporto sul risparmio e sui risparmiatori italiani è tra l altro responsabile, non sembra esserci una relazione rilevante e sistematica tra variazioni dei rendimenti dei titoli di stato e tasso di propensione al risparmio. In altri termini, gli italiani investirebbero il denaro in obbligazioni statali, e dunque anche in Bot, senza badare troppo a quanto intascheranno in forma di remunerazione. Gli ultimi cinque anni sono stati anni tumultuosi anche per i mercati azionari, che hanno cominciato la loro discesa alla fine del 2000 e si sono portato sui livelli minimi nel Ciò significa che chi ha deciso di investire i propri risparmi in azioni dal 2000 al 2002 ha mediamente perso denaro. Tuttavia, dal 2002 ad oggi il mercato dell equity ha dato buone prove di forza, tanto che ultimamente i listini europei si sono portati a ridosso dei massimi degli ultimi cinque anni. E anche i piccoli in- AMMONTARE DEL RISPARMIO DELLE FAMIGLIE ITALIANE IN MILIARDI DI EURO E IN PERCENTUALE SUL PIL - ANNI Voce (*) Miliardi 106,1 74,2 69,0 74,0 64,0 % sul PIL 8,9 4,7 4,1 5,5 4,8 (*)Stima su dati provvisori. Fonte: Elaborazione Eurispes su dati della Banca d Italia.

8 8 TEMA DEL MESE vestitori recentemente sembrano avere riacquistato fiducia. «Nel medio-lungo periodo mette in luce Beltratti le famiglie tendono a seguire l andamento dei mercati azionari più che ad anticiparlo. Ecco perché ritengo che i piccoli risparmiatori continueranno a investire denaro in azioni fino a che le cose andranno bene». Ma a parte questa recente riconciliazione con i mercati azionari, generalmente, nei cinque anni presi in considerazione dall indagine dall Eurispes, complici anche tassi di interesse relativi all Eurozona che sono rimasti a livelli bassi e che soltanto da qualche mese sembra abbiano intrapreso la via dei rialzi, le famiglie hanno trattenuto sempre più liquidità, sia aumentando la propria dotazione di contante, sia accrescendo il volume dei depositi a vista e quelli facilmente svincolabili. Secondo l Eurispes, gli stock di biglietti e di depositi a vista detenuti dai piccoli risparmiatori sono saliti del 30% dal 2001 al 2005, passando dai 640 miliardi di euro del 2001 agli 839,7 miliardi dello scorso anno. In effetti, come tiene a precisare anche il professore della Bocconi, i depositi sono strumenti ben visti dalle famiglie in fasi di incertezza. Ma in questa giungla fitta di difficoltà e di scarse certezze quali prodotti possono garantire al risparmiatore la protezione totale del capitale più una piccola (o grande, come sarebbe auspicabile) remunerazione? «Per la protezione del capitale commenta Beltratti spesso si utilizzano strumenti derivati come le opzioni. Ma bisogna stare molto attenti perché non esistono formule magiche e se si compra un prodotto strutturato con l intenzione di preservare il proprio capitale si deve anche essere disposti a guadagnare meno dei mercati azionari quando questi vanno bene e a pagare un po di più in termini di costo rispetto all acquisto di un normale titolo azionario». E a proposito di costi, è sempre bene leggere attentamente i prospetti informativi legati agli strumenti finanziari che si desidera sottoscrivere. Nemica giurata dei risparmi è l inflazione, che Per fortuna esistono ora strumenti ad hoc che offrono una valida difesa dal pericolo inflattivo. Si tratta dei titoli a reddito fisso cosiddetti reali, ovvero indicizzati al costo della vita dell Eurozona o alternativa ancor migliore per chi vive e spende in Italia del Belpaese. erode i rendimenti nominali del denaro. Per fortuna però esistono ora strumenti ad hoc che offrono una valida difesa da tale pericolo. Si tratta dei titoli a reddito fisso cosiddetti reali, ovvero indicizzati al costo della vita dell Eurozona o alternativa ancor migliore per chi vive e spende in Italia del Belpaese. Questi ultimi tuttavia sono ancora poco noti al largo pubblico. Come ha spiegato a Finanza Magazine Beppe Scienza, autore del libro Il risparmio tradito, nonché docente di matematica all Università di Torino. «Non esistono titoli di Stato italiani in senso stretto indicizzati all inflazione nazionale. Lo sono però le Infrastrutture ,25%, che godono di una garanzia, seppure in forma indiretta, dello Stato. Sono titoli che qualsiasi banca può facilmente comprare e vendere qualunque giorno sull euromercato, anche se spesso si rifiuta di farlo per rifilare al cliente prodotti propri su cui guadagna molto di più. Così è totalmente falso e facilmente smentibile che non possano essere comprati da privati. Inoltre, da metà febbraio ci sono i Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all inflazione italiana e garantiti dallo Stato, che non sono cedibili, ma in compenso sono riscattabili qualunque giorno al valore nominale». Come mette in evidenza Beppe Scienza sul suo sito Internet (www.beppescienza.it), molti di più sono invece gli strumenti ancorati all inflazione dei paesi dell area dell euro. A cominciare dai Buoni del Tesoro pluriennali indicizzati (Btpei), che hanno varie scadenze e sono quotati in Italia. Appartengono alla categoria anche alcune obbligazioni francesi, le Obligations Assimilables du Trésor indexées (Oatei) e alcuni prestiti degli stati greco, tedesco ecc. Chi emette titoli ancorati al costo della vita di Eurolandia lo fa per raggiungere più facilmente il mercato internazionale. Ci sono poi parecchie obbligazioni reali emesse da banche. Attenzione però, perché, come mette in guardia Scienza, «All emissione rendono regolarmente meno di quelle statali, per giunta con rischi d insolvenza non certo minori».

9 TEMA DEL MESE 9 L INVESTIMENTO IMMOBILIARE RIMANE IL PREFERITO MATTONE, L INVESTIMENTO PIÙ AMATO DAGLI ITALIANI Non c è dubbio, tra gli italiani e il mattone è vero amore. Nonostante la crescita dei tassi d interesse, i prezzi al metro quadro quasi proibitivi nelle grandi città e non ultimo una qualità degli immobili sempre più scarsa, l investimento immobiliare resta in cima alle preferenze degli italiani. Una vera e propria emorragia di denaro, che ha portato negli ultimi 5-6 anni milioni di euro nel settore immobiliare. Ma da dove sono arrivati così tanti soldi? In parte, a dire il vero nemmeno tanti, sono frutto dello scudo fiscale grazie al quale gli italiani hanno riportato in patria i capitali esportati in passato. Parlando con gli agenti immobiliari però si scopre che il passaggio da lira a euro ha portato un vero boom di transazioni. Un agente interpellato da Finanza Magazine spiega che «È stato un periodo davvero florido, entravano personaggi particolari in agenzia, con l unico desiderio di comprare una casa. Per investimento ben inteso. La prima domanda era sempre se fossi disposto ad accettare grosse cifre di denaro in contante, in lire naturalmente, il tipo di immobile era un aspetto quasi secondario. Una cosa è certa: avevano una gran fretta di chiudere l affare». La maggior parte dei soldi degli italiani sono però arrivati dai Bot, a causa di rendimenti sempre meno convenienti. E come dare torto a chi, in poco meno di quattro anni, ha visto i propri investimenti immobiliari anche triplicare di valore. Oggi secondo gli uffici studi immobiliari le quotazioni del mattone hanno raggiunto, nel nostro paese, una certa stabilità e in alcuni casi soprattutto nelle città più grandi i prezzi hanno anche fatto qualche passo indietro. Il motivo però non va ricercato nel pericolo di scoppio di quella che ormai viene definita una bolla speculativa, non ce ne sono i presupposti secondo gli analisti, ma piuttosto in un parco immobiliare dalla qualità sempre più bassa e da conseguenti tempi di contrattazioni più lunghi. Con un risultato finale che si traduce in uno sconto, quasi obbligato, a favore del compratore. Il pericolo dello scoppio di una bolla speculativa sembra dunque scongiurato, i prezzi in Italia restano più bassi rispetto alla media europea e il mercato di casa nostra è partito in ritardo rispetto agli altri. L incognita più grande ora rimane quella dei tassi d interesse europei e il loro impatto sui mutui. Il mutuo infatti resta la forma più richiesta per finanziarie l acquisto di un immobile da parte dei privati. Ben sei persone su dieci preferiscono infatti il mutuo a tasso variabile (anche se la percentuale è in lieve calo), piuttosto che il più sicuro ma certamente costoso tasso fisso. Mentre il mutuo a tasso misto raccoglie sempre poche preferenze. Per il momento però nessuno sembra spaventarsi della tendenza rialzista dei tassi d interesse, le ultime stime successive al rialzo dei tassi da parte della banca centrale europea hanno indicato in circa 160 euro all anno il rincaro medio per famiglia. Un tempo l alternativa era quella di affittare, ma oggi giorno con i prezzi degli affitti alle stelle sono davvero poche le famiglie che non decidono di diventare proprietarie della propria casa. Sfogliando le statistiche del credito al consumo si può trovare una risposta parziale, gli italiani infatti sono tra i cittadini europei meno indebitati, con quote che sono anche la metà di quelle fatte registrare ad esempio in Germania. E se la rata diventasse troppo onerosa? Oggi molti istituti finanziari puntano sul consolidamento dei debiti. Funziona così: prima elargiscono prestiti vari poi, quando il cliente non è più in grado di onorarli, gli permettono di accorparli in un unico debito allungandone la scadenza finale. C è un però: in questo caso il rimborso diventa ancora più oneroso di prima, ma col vantaggio di aver più tempo a disposizione e con la speranza che le cose almeno economicamente migliorino. Pablo Turini

10 10 TEMA DEL MESE INVESTIRE RISCHIANDO, COME E QUANTO

11 TEMA DEL MESE 11 Caccia aperta all investimento giusto. Più facile a dirsi che a farsi: districarsi nella giungla dei prodotti finanziari è diventato sempre più difficile. Negli ultimi anni le famiglie italiane a causa della perdita di fiducia nei mercati finanziari (nonostante le buone performance dei listini) e dello scarso rendimento dei titoli di Stato hanno optato per tenersi in tasca una buona fetta di liquidità, salita del 31,2% dal 2001 al Aver mantenuto i propri risparmi in forma liquida col senno del poi non è però stata una scelta lungimirante. Da uno studio pubblicato dall Eurispes si evince infatti che questa strategia è stata un boomerang: ogni anno a causa della perdita di potere di acquisto del denaro sono andati in fumo dai 6,4 ai 9,63 miliardi di euro, per un totale, nei cinque anni, di oltre 38 miliardi. Titta Ferraro e Micaela Osella Negli anni ai risparmiatori sono state offerte sempre più obbligazioni strutturate, complesse da decifrare, dove l apprezzamento del rendimento a scadenza e il suo prezzo teorico richiedono competenze finanziarie di altissimo livello. Questa tipologia di prodotto risulta oscura ai più. Il 51,4% dei risparmiatori non ne ha mai sentito parlare secondo il rapporto Bnl/Einaudi 2005 e spesso viene scartata: il 15,2 sul 16,7% degli individui ai quali è stata proposta ha declinato l offerta. Si tratta di titoli costituiti da una obbligazione e da uno o più contratti di acquisto o vendita di strumenti finanziari (come indici, azioni, valute ), con l impegno della banca alla restituzione del capitale investito. Il rendimento varia, e anche di molto, a seconda di parametri collegati al verificarsi o meno di certi eventi previsti nel regolamento dell emissione. Quindi potenzialmente si possono avere rendimenti superiori ai titoli di Stato e alle obbligazioni tradizionali a fronte però di un livello di rischio superiore. Esistono inoltre obbligazioni subordinate che presentano un rischio maggiore rispetto alle obbligazioni classiche poiché, in cambio di un rendimento superiore, le subordinate, in caso d insolvenza dell emittente, vengono rimborsate solo dopo le altre obbligazioni. STRUMENTI DERIVATI CERCASI UN OBBLIGAZIONE PER TUTTI L offerta di strumenti d investimento è oggi decisamente più estesa ma al contempo più complessa agli occhi degli investitori, come si evince dal rapporto 2005 sul risparmio curato da Bnl/Centro Einaudi. Mentre diminuisce rispetto al passato la percentuale di chi ritiene le obbligazioni molto rischiose (passata dal 31,8 al 25%) e quella di chi le ritiene completamente sicure (dal 17,7 a al 16,1%), è salita invece la quota (dal 27,2 al 32,7%) di coloro che lasciano il giudizio in sospeso facendolo dipendere da vari fattori: emittente, scadenza, indicizzazione e così via. Non si vive di sole obbligazioni, come dimostra l orientamento delle banche leader mondiali nel campo del private banking. I derivati sono spesso un vero tabù in Italia e questa carenza è da addebitarsi in parte a un difetto di competenza del sistema bancario nostrano. Gli strumenti che vengono maggiormente utilizzati sono spesso prodotti preconfezionati con un predominio netto della componente obbligazionaria rispetto a quella azionaria. Il risparmiatore avrebbe invece bisogno in alcuni casi di un utilizzo più marcato di strumenti derivati per sfruttare al meglio le coperture che questi possono garantire. Volgendo lo sguardo al mondo del private banking italiano che negli ultimi anni ha fatto registrare una

12 12 TEMA DEL MESE crescita nell ordine del 7-8% e per quest anno le attese prevedono un rialzo a doppia cifra del 10% a mancare sono le figure con una preparazione adeguata. Spesso le figure professionali vengono riciclate dal mondo dei promotori finanziari e non sempre hanno le conoscenze necessarie per utilizzare con scioltezza strumenti quali i derivati. La situazione cambia invece per i cosiddetti high network, ossia per i clienti con disponibilità che superano la soglia dei 5 milioni di euro. Per questi gli istituti di credito sono soliti mettere a disposizione un gestore personale che indirizza in prima persona gli investimenti del cliente privato utilizzando con maggior assiduità le operazioni di copertura garantite dagli strumenti derivati. Bisogna tenere in considerazione il fatto che clienti con patrimoni del genere hanno principalmente bisogno di diversificare i loro investimenti e non richiedono prestazioni da capogiro. Basti pensare che, disponendo di ingenti somme da investire, un guadagno nell ordine del 2% significa una plusvalenza di 100mila euro sui 5 milioni investiti. Sicuramente in giro per il mondo ci sono opportunità da cui spesso la clientela non d élite è tagliata fuori. Anche qui la differenza sta nella competenza: mentre le banche sviz- UNA TECNICA PROFESSIONALE A DISPOSIZIONE DEGLI INVESTITORI LO SPREAD-TRADING, NON SOLO PER PROFESSIONISTI Tra le molteplici offerte di investimento offerte dal mercato una menzione la merita anche lo spread-trading, una tecnica molto nota ai trader di professione e un po meno agli altri investitori. Ma cos è esattamente lo spread-trading? Questa tipologia di prodotto finanziario si basa sul concetto di spread come spiegano da Finspreads la prima società di trading-spread online in Italia ovvero la differenza che viene a crearsi tra il prezzo di acquisto e quello di vendita di un determinato prodotto finanziario. Quello che solitamente è potenzialmente la fonte di guadagno del market-maker. Applicato allo spread-trading il concetto si traduce in un operatività legata alla previsione che un certo prodotto o mercato possa salire o scendere: acquistando o vendendo in base alla propria previsione la quotazione offerta dal market-maker senza mai essere titolari diretti dei prodotti sui quali si punta al rialzo o al ribasso. Naturalmente se la previsione risulta esatta è possibile ottenerne una plusvalenza, nel caso contrario si registrerà una performance negativa. Ma è possibile anche assumere posizioni short, ovvero in vendita se si prevede una performance negativa, il che permette di fare trading e guadagnare sia con sottostanti in crescita sia in ribasso. Inoltre non è obbligatorio attendere la naturale scadenza del contratto, grazie alla possibilità di chiudere in anticipo la propria posizione. Spesso i trader di professione usano questa tecnica di investimento per mettersi al riparo da mercati troppo volatili. Secondo Finspreads questo prodotto, oltre alla comodità di poter essere gestito attraverso una piattaforma online, presenta una serie di vantaggi per l investitore. Lo spread-trading è infatti utilizzabile con tutti i principali prodotti finanziari, con le valute, con le azioni, indici e obbligazioni ma anche opzioni e future. Inoltre l investimento minimo è alla portata di tutti, per Finspreads è pari a 150 euro che possono trasformarsi in 300 euro attraverso l uso della leva finanziaria, che va però ricordato essere uno strumento tanto utile quanto pericoloso in caso di perdite. Dal punto di vista economico lo spread-trading può offrire anche un vantaggio di tipo fiscale, infatti in Inghilterra le plusvalenze ottenute con questo tipo di investimento non sono attualmente soggette a tassazione. Anche l orario di negoziazione infine è un punto a favore per i trader incalliti, con la possibilità di operare tutta la settimana (dalla domenica al venerdì sera) 24 ore su 24 anche quando il mercato finanziario è ufficialmente chiuso. P.T.

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14 14 TEMA DEL MESE ALLA RICERCA DEL RENDIMENTO ASSOLUTO HEDGE FUND, L INVESTIMENTO PER GLI AMANTI DEL RISCHIO Definirli fondi speculativi come fa la legge italiana può essere fuorviante perché gli hedge fund nascono e si caratterizzano per il loro intento di ridurre la volatilità dei portafogli e quindi il rischio di mercato attraverso operazioni di copertura. Il significato letterale del termine hedge è copertura e gli hedge sono nati nel 1949 proprio come mezzo per coprire dal rischio. Ma anche classificarli come fondi di investimento che utilizzano tecniche di copertura può essere limitativo poiché le strategie degli hedge risultano molto più complesse. Nella realtà dei fatti chi ci mette i soldi quasi sempre vuol solo moltiplicare il proprio denaro. Gli hedge fund non sono però alla portata di tutti, in Italia la classificazione come fondi speculativi li rende accessibili solo con sottoscrizioni minime di euro. Questi prodotti si distinguono inoltre per l assenza di limitazioni ai sistemi di investimento utilizzati, spesso è presente un uso assiduo di derivati e delle vendite allo scoperto per coprirsi dai rischi di volatilità dei mercati. Le strategie degli hedge hanno pertanto come scopo primario la ricerca del rendimento assoluto, indipendentemente dall andamento dei mercati. Il gestore in questo caso va alla ricerca di un elevato alfa, ossia l extrarendimento prodotto dal gestore rispetto a un benchmark, che a differenza del beta non dipende dall andamento del mercato di riferimento. La componente rischio risulta comunque alta, e l elevato tasso di mortalità dei fondi hedge ne è la riprova. Un esempio lampante è stato il caso Ltcm, il fondo gestito anche dai premi Nobel Merton e Scholes, che vide azzerarsi il proprio patrimonio a causa dell eccessivo uso dell effetto leva: da un capitale di 5 miliardi di dollari il fondo era riuscito a investire in titoli per circa 200 miliardi di dollari. Da un lato bastava un guadagno del 2,5% sui titoli in portafoglio per raddoppiare il capitale (200 x 2,5%= 5), ma allo stesso tempo una perdita analoga era sufficiente ad azzerarlo. E il default dichiarato dalla Russia diede scacco matto al fondo Ltcm. zere, ancora incontrastate leader mondiali del settore, propongono ai loro clienti operazioni di switch tra valute e commodities sfruttando la carta vincente dei derivati, in Italia ci si limita a semplici asset allocation. All interno di questo panorama, il cliente non si mostra eccessivamente esigente, tendendo a investire nei prodotti offerti dalla banca. A meno di grosse insoddisfazioni che potrebbero spingerlo a rivolgersi altrove, il risparmiatore resta fedele alla propria banca accontentandosi di investimenti in obbligazioni con una spiccata diversificazione che ne contiene il rischio ma ne limita anche le possibilità di guadagno. ETF: FONDI VESTITI DA AZIONI CON COSTI LIMITATI Un discorso a parte meritano gli Exchange Traded Fund, ai più noti sotto la sigla Etf. Si tratta di fondi quotati nei mercati azionari che si caratterizzano per la loro semplicità rappresentano gli indici di mercato e permettono di attuare una strategia di diversificazione a basso costo, confidando nella gestione passiva. Dal 2002, data in cui si è quotato il primo

15 TEMA DEL MESE 15 Etf in Italia, l offerta si è ampliata coprendo i più importanti mercati azionari mondiali, i principali comparti, le obbligazioni emesse dagli stati europei e le obbligazioni corporate. La crescita del mercato degli Etf è stata repentina e a facilitarne la diffusione tra gli investitori c è anche l elemento costo: costano infatti relativamente poco, generalmente si va da un 0,50% di costo medio annuo per gli Etf ad almeno l 1.5% dei fondi di investimento. Si evita così di pagare eccessive commissioni al gestore, che non garantisce prestazioni superiori rispetto alla gestione passiva. Le strategie sono di facile realizzazione e possiedono un livello di trasparenza di gran lunga superiore ai fondi di investimento classici. L aumento della popolarità degli Etf deriva anche dal lancio di prodotti sempre più sofisticati che consentono di investire sui mercati emergenti, dando agli investitori italiani la possibilità di puntare sui mercati lontani direttamente sull Italian Stock Exchange Etf segment. In apparenza una tipologia d investimento ideale, frenata però dal fatto che è in diretta concorrenza con i tradizionali fondi d investimento, i quali mantengono una posizione predominante all interno del mondo risparmio gestito. Il sistema bancario appare quindi restio a promuovere tali prodotti che sono potenzialmente in grado di sostituire la maggior parte dei fondi comuni e delle gestioni patrimoniali. La peculiarità degli Etf è quella replicare, non di battere, le performance di un indice di mercato, che sia azionario o obbligazionario, e qualora si voglia è possibile privilegiare un determinato settore merceologico. In media sono capaci di offrire performance superiori ai fondi comuni soprattutto nel lungo periodo. In definitiva si tratta di azioni camuffate in fondi che essendo quotati in Borsa permettono un elevato grado di trasparenza e liquidità, giovandosi comunque della possibilità di diversificare adeguatamente l investimento.

16 16 TEMA DEL MESE UN CERTIFICATE PER TUTTI I certificate, almeno quelli nella forma benchmark, non sono molto diversi dai più conosciuti Etf, con cui condividono la capacità di dare ai risparmiatori la facoltà di prendere posizione su un intero mercato con un esborso contenuto. La loro versatilità d impiego e i benefici fiscali che garantiscono sono in grado di assicurare all investitore interessantissimie opportunità, che varrà la pena di considerare una per una. M.B.

17 TEMA DEL MESE 17 La caratteristica distintiva dei certificate è proprio quella di essere emessi su sottostanti altrimenti non facilmente raggiungibili dall investitore privato, come indici, valute e commodity. La principale differenza rispetto agli Etf si riscontra nel fatto che i certificati sono prodotti derivati dotati di una scadenza prefissata, che non distribuiscono dividendi, ricompresi invece nella valorizzazione qualora lo stesso indice replicato reinvesta i dividendi. Nell ampia categoria dei certificate rientrano però prodotti dalle caratteristiche variegate, a partire dai più semplici benchmark puri fino ad arrivare a certificati che offrono opzioni accessorie, quali ad esempio quella della protezione del capitale. I certificati benchmark rispecchiano le caratteristiche di base dello strumento, replicano linearmente l andamento del sottostante, permettendo all investitore di prendere posizione su mercati o materie prime con poche centinaia di euro. Non sono dotati di leva finanziaria e a differenza degli Etf non presentano commissioni di gestione. Della stessa natura sono i certificati di tipo Quanto, la cui particolarità consiste nella neutralizzazione dell effetto cambio, in particolare del rischio di un apprezzamento dell euro. Tutti i certificate sono negoziati e liquidati in euro, mentre molti dei sottostanti sono espressi in valute diverse, si pensi per esempio all oro o al petrolio, i cui prezzi sono espressi in dollari. In questo caso il risultato percepito dall investitore sarebbe condizionato negativamente da un deprezzamento del biglietto verde nei confronti della valuta europea. Con un certificato di tipo Quanto il sottostante viene invece valorizzato convenzionalmente in euro qualunque sia la valuta del mercato di riferimento. Tra i prodotti con prestazioni accessorie si distinguono invece i discount certificate, che permettono l acquisto del sottostante a sconto rispetto al suo valore corrente, i prodotti a capitale protetto e quelli strutturati. I primi eliminano in parte o totalmente i ribassi del sottostante, limitando l esposizione al rischio rispetto all investimento azionario diretto, mentre i secondi includono delle opzioni che danno Un altro aspetto di sicuro interesse dei certificate deriva da un conveniente trattamento fiscale. I certificati sono infatti sempre tassati al 12,5%, mentre ad esempio gli Etf hanno una tassazione diversa se non sono armonizzati Ue. ad esempio la possibilità di ottenere, al realizzarsi di prefissate condizioni, una sovraperformance. Sulla base delle tipologie di prodotti, ci sono quindi due approcci adottabili da parte degli investitori. Da un lato i classici benchmark permettono un accrescimento delle possibilità di diversificazione, dall altro lato a questo aspetto i prodotti più sviluppati aggiungono altri vantaggi. Uno dei principali motivi per i quali l investitore si orienta sui certificati è quello della ricerca di protezione, ma questi prodotti danno anche la possibilità di operare in leva moltiplicando l impatto dell investimento, e infine possono avere componenti di scommessa, con pagamenti che scattano al superamento di una soglia predeterminata. Sono quindi prodotti ideali per chi è attratto dall investimento azionario, secondo i principali player del settore, ma può essere considerato un prodotto adatto anche al risparmiatore più prudente. Secondo gli emittenti di tali prodotti i certificate consentono un accesso definito combinato a strategie (leva e protezione) e a mercati altrimenti difficilmente raggiungibili. Un altro aspetto di sicuro interesse dei certificate deriva da un conveniente trattamento fiscale. I certificati sono infatti sempre tassati al 12,5%, mentre ad esempio gli Etf hanno una tassazione diversa se non sono armonizzati Ue. Indubbiamente poi i certificate godono di un alto grado di trasparenza, questo perché un risparmiatore può sempre sapere quanto vale il proprio investimento (attraverso la sua quotazione sul Sedex) e che la liquidabilità può essere istantanea anche attraverso piattaforme online e online banking. I certificati quotati sul Sedex di Borsa Italiana sono oggi oltre 450, per un numero di sottostanti coperti pari a circa 150 e per un totale di 12 emittenti. 100 prodotti coprono indici di Borsa o settoriali, altri 18 si concentrano sulle maggiori blue chip italiane, mentre le singole azioni estere coperte sono Deutsche Telekom e Nokia, oltre alla italo-francese Stm. Ventuno certificate hanno invece per sottostante commodity o future sulle materie prime coperti dai certificate.

18 18 TEMA DEL MESE IL ROGERS INTERNATIONAL COMMODITY INDEX Le materie prime sono tra i sottostanti più amati dagli investitori in certificate: per seguirne l andamento c è uno strumento particolare: il Rici (Rogers International Commodity Index). F.F. Il Rogers International Commodity Index è stato ideato nel 1998 da Jim Rogers, il fondatore insieme a George Soros del Quantum Fund. È un indice che comprende 35 materie prime impiegate nell economia mondiale dai prodotti dell agricoltura all energia ai metalli e minerali il cui peso all interno dell indice viene rivisto una volta all anno in maniera da rappresentare correttamente i modelli di consumo delle economie sviluppate e in via di sviluppo e la liquidità dei relativi contratti future, nella convinzione che il mercato toro dei prossimi anni sarà proprio quello delle materie prime. L indice Rici è calcolato giornalmente da Euronext e appare sui principali mezzi di informazione finanziaria. Secondo lo stesso Jim Rogers le materie prime sono destinate ancora a crescere, e il loro sarà il mercato toro dei prossimi 25 anni. Storicamente i cicli di crescita dei mercati delle commodity hanno avuto nel passato una durata da 15 a 30 anni e hanno registrato rialzi dal 300 al 600%, motivo per il quale Rogers punta ancora sul settore. L indice Rici concede infatti molto peso all energia (più del 40%) ma dà spazio anche alle altre materie prime, molto più di quanto facciano altri indici dove spesso l energia pesa per oltre il 70%. Alcuni potrebbero ribattere che le performance passate non sono mai un indicatore per quelle future, ma secondo Jim Rogers i prezzi delle commodity sono destinati a ripetersi in quanto mossi principalmente dal variare della domanda e dell offerta. Rogers spiega che negli anni 70 e nei primi anni 80, quando la domanda aveva creato l ultimo grande boom, i prezzi dello zucchero crebbero di oltre 40 volte rispetto a metà anni 60 e il petrolio balzò a 40 dollari al barile nel 1981 dai 2 dollari del Tali prezzi incoraggiarono le compagnie a produrre di più, a produrre troppo creando un sostanziale eccesso di capacità produttiva e di scorte. Il risultato fu che la domanda venne completamente soddisfatta mentre i magazzini rimanevano pieni e i prezzi cominciarono a calare. Molti produttori andarono in bancarotta o chiusero molte delle loro attività. Oggi, secondo Rogers, la domanda comincia di nuovo ad essere superiore all offerta e dunque l esistenza di uno spazio per una crescita delle commodity appare assolutamente incontrovertibile.

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20 20 TEMA DEL MESE IL BOOM DEI CERTIFICATE DEVE ANCORA VENIRE Che i certificate siano un prodotto di gran moda è un dato di fatto: è sufficiente osservare quante campagne pubblicitarie siano presenti oggi sui principali media per rendersene conto. Un piatto giudicato molto ricco dai guru del marketing finanziario e che, secondo alcuni, sarebbe solo all inizio della sua espansione. Finanza.com Magazine ne ha parlato con Leonardo De Benedetti, responsabile Institutional Sales, e Giacomo Elena, responsabile Derivatives and Structured Products di Banca Aletti. Perché avete scelto di entrare in un mercato, quello dei certificate, che sembra sempre più affollato? Leonardo De Benedetti, responsabile Institutional Sales: «Il mercato dei certificate è in piena ascesa nel nostro paese, ma non parlerei ancora di affollamento. Se osserviamo il mercato italiano gli attori attivi oggi sembrano molti, in realtà se paragonati all estero siamo ancora nella fase iniziale del fenomeno. Per intenderci nel solo mercato tedesco ci sono circa 30 emittenti attivi nel comparto certificate. Il nostro obiettivo finale resta quello di offrire al cliente un panel completo di prodotti, nel quale devono esserci anche i certificate, e tutti i prodotti devono avere pari dignità». Pablo Turini Su cinque tipologie di certificate offerti oggi da Aletti ben tre sono investment certificate, ovvero dei veri e propri strumenti finanziari alternativi a quelli classici. Non dunque prodotti riservati agli amanti della leva e della speculazione, o solo utili alla copertura del rischio di altri investimenti.

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