Rassegna Stampa di giovedì 27 febbraio 2014

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1 Rassegna Stampa di giovedì 27 febbraio 2014 SNALS / CONFSAL L'Unione Sarda il Mattino Il Tempo - Cronaca di Roma Adn Labitalia Adn Labitalia 27/02/2014 FONDI PUBBLICI ALL'ASILO, INDAGATA LA DIRIGENTE 27/02/2014 MUTI, MANON E LA PRIMA DELLA DISCORDIA 27/02/2014 VANDALI CONTRO BUS CON SASSI E SAMPIETRINI 26/02/2014 SINDACATI, BENE RENZI MA PASSARE SUBITO AI FATTI = FLC CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA E SNALS CONFSAL, INTERVENIRE SUBITO SU EMERGENZE 26/02/2014 SCUOLA: SINDACATI, BENE RENZI MA PASSARE SUBITO AI FATTI Scuola, Formazione, Università, Ricerca il Sole 24 Ore 27/02/2014 PER LE SCUOLE SUBITO 500 MILIONI I SINDACI FARANNO I COMMISSARI il Sole 24 Ore 27/02/2014 RENZI TAGLIA IRAP FINO AL 30% Corriere della Sera 27/02/2014 MINICANTIERI, FONDI DIRETTAMENTE AGLI ISTITUTI la Repubblica 27/02/2014 RENZI A TREVISO TRA SCOLARI E START UP "IL 17 MARZO DALLA MERKEL COL JOBS ACT" la Stampa 27/02/2014 AI RAGAZZI DIAMO CIBI MENO CALORICI (MA GUSTOSI!) Italia Oggi 27/02/2014 CORSI TECNICI SOLO PER LE DONNE Italia Oggi 27/02/2014 CONTRATTI DI PULIZIA CON PROROGA Italia Oggi 27/02/2014 STOPPATA LA MEGA ANTENNA APPICCICATA ALLA SCUOLA il Giornale 27/02/2014 APPLAUSI, FISCHI, IL GELO DEL COLLE IL PRIMO GIORNO DI RENZI PREMIER Panorama 05/03/2014 PROMETTO, DUNQUE GOVERNO Avvenire 27/02/2014 "TAGLIO L'IRAP DEL 30% E PUNTO SULLA SCUOLA" il Manifesto 27/02/2014 LAVORO: 8,5 MILIONI SENZA CONTRATTO LA SPENDING REVIEW COLPISCE LA SCUOLA il Manifesto 27/02/2014 VADEMECUM PER CITTADINI CRITICI NELLE AULE DELLA DEMOCRAZIA il Sole 24 Ore 27/02/2014 CINQUE ESONERI TOTALI DALLE SPESE UNUVERSITARIE il Sole 24 Ore 27/02/2014 LUISS AI "MONDIALI" DEL SAPERE il Sole 24 Ore 27/02/2014 DOTTORATI DI RICERCA SE IL COLLEGIO HA 16 DOCENTI il Sole 24 Ore 27/02/2014 VENETO LABORATORIO DI START UP il Mattino 27/02/2014 Int. a M.Marrelli: MARRELLI: "UNA MOSSA INTELLIGENTE PER REALIZZARE UN BIPOLARISMO CHIARO" Il Secolo XIX 27/02/2014 ERASMUS, L'UE CACCIA LA SVIZZERA Il Secolo XIX 27/02/2014 MARTELLI IN CAMPO "SU ERZELLI NIENTE MARCIA INDIETRO" il Sole 24 Ore 27/02/2014 AL MINISTERO DELL'ECONOMIA ARRIVANO GLI UOMINI DI LETTA MF - Milano Finanza 27/02/2014 SUI SOTTOSEGRETARI SI TRATTA ANCORA il Tempo 27/02/2014 ARANCE AMARE. RENZI SCOPRE LA PIAZZA Famiglia Cristiana 02/03/2014 GOVERNO, IL ROSA DONA A MATTEO Corriere dell'umbria 27/02/2014 MINISTRO GIANNINI INAUGURI L'ANNO ACCADEMICO il Mattino 27/02/2014 RENZI: DALLA MERKEL DOPO L'OK AL JOBS ACT +++

2 Economia, Lavoro, Previdenza il Sole 24 Ore il Sole 24 Ore il Sole 24 Ore il Sole 24 Ore Corriere della Sera la Stampa MF - Milano Finanza il Messaggero L'Unita' il Sole 24 Ore il Sole 24 Ore Corriere della Sera il Messaggero 27/02/2014 PIU' SOLDI NELLE TASCHE DEI LAVORATORI ITALIANI 27/02/2014 ESODO INCENTIVATO PER I 290 ESUBERI 27/02/2014 LE RETRIBUZIONI SALGONO DELL'1,4% 27/02/2014 PENSIONI IN CERCA DI GRADUALITA' 27/02/2014 I CONTI IN TASCA AI PIANI DI RENZI 27/02/2014 SENZA CONTRATTO 8,5 MILIONI DI LAVORATORI 27/02/2014 L'ESPRESSO E' IN UTILE, RIDUCE IL DEBITO E RIFA' REPUBBLICA 27/02/2014 CONTRATTI, CIRCA 8,5 MILIONI ASPETTANO ANCORA IL RINNOVO 27/02/2014 CANTIERE PREVIDENZA, CONVEGNO OGGI ALLA CAMERA 27/02/2014 SACRIFICHIAMO I FONDI UE PER RIDURRE IL CUNEO FISCALE 27/02/2014 "CUNEO-INCENTIVI, SI' ALLO SCAMBIO" 27/02/2014 SORPRESA, SONO I DISTRETTI A TRAINARE IL PIL 27/02/2014 RENZI RIFIUTA DI BLINDARE IL DECRETO: NON GIOCO COSI' LA MIA PRIMA FIDUCIA

3 IL~MA.TTINO Pagina 1 Foglio 2 / 3 teggere sprechi e privilegi, non abbiamo più le risorse per garantire la coperturaanuovenecessità ed a chi ha veramen - te bisogno di essere tutelato dallo Stato sociale. I costi del personale nei teatri lirici assorbono ormai il 70 per cento delle entrate: un rapporto numerico folle, al quale si aggiungono le indennità a pioggia, e le eredità di accordi ad personam, più che nell'interesse di una categoria. I conti del San Carlo sono schiacciati in modo irreversibile dal costo di una pensione aggiuntiva che la Fondazione deve pagare ogni anno a circa300 ex lavoratori del teatro, titolari del diritto a un assegno previdenziale bis. Assegno reversibile, ovviamente, che si è iniziato a versare a dipendenti che sono andatiin pensione ancora quarantenni. Intanto, un macchinista che fa onestamente il suo lavoro e non è protetto da qualche potente di turno, vede il suo stipendio, euro al mese, a rischio e comunque tagliato del 30 per cento perché la scure colpisce in modo oriz- zontale e mancano le risorse per premiare chi fa bene il proprio lavoro. Il Teatro dell'opera di Roma ha un deficit annuale di 10 milioni e 418mila euro e un debito patrimoniale di 30milioni di euro. Domanda, banale ma pertinente: possibile mai che ci sia ancora qualcuno che di fronte a questo crack possa solo immaginare di non fare nulla, lasciare tutto come prima e come sempre, tanto poi alla fine paga Pantalone o il Campidoglio? Già, purtroppo è possibile. Anche perché sul fuoco della felliniana prova d'orchestra continua a soffiare quel ceto politico poco responsabile che gioca di sponda con il sindacalismo corporativo, altro fenomeno dell'italia inginocchio. I sindacalisti del Teatro dell'opera di Roma che, come in una sceneggiata napoletana, si sono presentati in pubblico a spiegare le loro ragioni indossando una maglietta con la scritta «I love Muti» sentono di avere le spalle forti, grazie a chi, come l'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, pensa di cogliere al balzo questa protesta per creare ulteriori problemi al suo successore, Ignazio Marino, che certo finora ha dimo- strato solo di essere un sindaco sbagliato al posto sbagliato. L'ultimo atto di tanta follia arriva con cronometrica ripetizione di copioni già visti. Era l'anno di grazia 1999, quando il maestro Giuseppe Sinopoli, artista di spessore internazionale e autentico gentiluomo purtroppo scomparso, gettò la spugna al Teatro dell'opera di Roma che dirigeva con enorme passione e con assoluta competenza. Lo fece con poche parole, nel suo stile: «Ho dato il massimo, ma è stato inutile. Questo Teatro ormai è a livello di quello di Tunisi, e non può rinascere». Lo presero per un artista capriccioso e umorale, anche loro si gridò contro i fantomatici "comitati di affari" che si volevano impossessare dell'istituzione. In realtà Sinopoli, quindici anni fa aveva capito tutto, e forse l'unico modo per onorare la sua memoria e per sognare una nuova vita dell'opera, dopo il lungo suicidio, è di augurarsi la sua liquidazione. Più prima che dopo. Rischia Accordi di saltare ad personam la pièce e decine di opere di Puccini fondazioni: interpretata le spese. daanna sonoorma1 Netrebko fuori controllo Le cifre i debiti L'ammontare dei debiti che stanno soffocando il Teatro dell'opera sarebbe di circa 360 milioni di euro: rischia così di finire una storia gloriosa e secolare All'Opera di Roma si alza il sipario 163 volte l'anno a fronte di una quarantina di milioni di euro di contributi pubblici dei quali 16milioni e mezzo li versa un'amministrazione comunale a sua volta sull'orlo del dissesto dipendenti All'Opera di Roma spadroneggiano cinque sigle sindacali, fino a qualche anno fa erano otto, che se tutto va bene sono molto meno della metàdei490 dipendenti del teatro Le cifre 14 fondazioni liriche sinfoniche in Italia 808 Dipendenti alla Scala di Milano 70 /o del budget Spese per il personale 182,866 mln Dipendenti I contributi statali alle Fondazioni secondo il Fondo unico spettacolo di cui 26,802 mln 633 Dipendenti all'opera di Roma 360 mln Il debito totale delle fondazioni lirico sinfoniche nel 2013 Conf.s.a.l. Pag. 5

4 ADN ECO 0 DNA ECO NAZ SCUOLA: SINDACATI, BENE RENZI MA PASSARE SUBITO AI FATTI = FLC CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA E SNALS CONFSAL, INTERVENIRE SUBITO SU EMERGENZE Roma, 25 feb. (Adnkronos/Labitalia) - Passare dalle parole ai fatti. Affrontando da subito alcune delle emergenze piu' 'calde' del 'pianeta scuola': precariato, blocco delle retribuzioni del personale,risorse per la didattica. E' questa la risposta dei sindacati di categoria della scuola Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal, all'indomani dell'intervento di Matteo Renzi in Senato, durante il quale il premier ha indicato la scuola come "punto di partenza" dell'agenda di governo e annunciato investimenti per l'edilizia scolastica. Un intervento che e' piaciuto alle sigle sindacali, che pero' si attendono da subito azioni concrete dal premier e dal governo. "Sicuramente e' importante -spiega a Labitalia Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil- che i sistemi formativi, d'istruzione e di ricerca tornino al centro dell'attenzione. Ma allo stesso tempo e' necessario passare dalle parole ai fatti, e per farlo servono investimenti e risorse cospicue. E' necessario tornare a investire -aggiunge- per dare qualita' e valore al sistema scuola. Le scuole sono senza risorse -sottolinea- e in una situazione di totale emergenza, e alla famiglie viene chiesto di sostenere le spese quotidiane. Quindi va bene investire sull'edilizia ma serve anche altro. Il personale e' assolutamente demotivato, con un contratto bloccato da troppi anni, e i docenti si sentono svalorizzati nelle loro professionalita'". (segue)

5 SCUOLA: SINDACATI, BENE RENZI MA PASSARE SUBITO AI FATTI Soddisfatto delle parole di Renzi anche Marco Paolo Nigi, segretario generale dello Snals Confsal. "La scuola come priorita', restituzione del valore sociale ai docenti, radicale cambiamento di atteggiamento verso la scuola da parte del governo e delle famiglie, l'educazione come motore dello sviluppo. Queste affermazioni pronunciate dal presidente del Consiglio Renzi -spiega a Labitaliasono condivise dallo Snals-Confsal che ora attende impegni coerenti e azioni concrete, ad iniziare dall'organico dell'autonomia e dal rinnovo del contratto". E anche per Massimo Di Menna, segretario generale della Uil Scuola, l'intervento di Renzi "e' stata una scossa salutare: mettere al centro di una difficile stagione politica l'istruzione e il valore dell'insegnamento e' un fatto assolutamente positivo". "Le parole di Renzi sono condivisibili -aggiunge Di Menna- e adesso dobbiamo verificare che, considerata la situazione finanziaria non facile, ci devono essere delle azioni con cui si sposta una quota di spesa pubblica dalle inefficienze e i privilegi all'istruzione. Questo puo'aiutare a migliorare, gradualmente, il rapporto tra spesa per l'istruzione e spesa pubblica del nostro Paese, che e' uno degli ultimi a livello europeo". Per Di Menna, "le prime emergenze, da affrontare subito, riguardano i ritardi accumulati sul precariato e le retribuzioni dei dipendenti". "Affrontate queste emergenze, si potra' aprire una stagione, a cui la Uil e' interessata, di modernizzazione della scuola italiana", conclude.

6 Il Sole?]{! mmrn Pagina 5 Foglio 1 Il piano. In tutto 2-2,5 miliardi: altri 850 milioni da mutui Cdp più 1 miliardo incagliato Per le scuole subito 500 milioni I sindaci faranno i commissari Giorgio Santilll ROMA Sipartiràconl'avvioimmediato dei 450-;oo milioni messi a disposizione dal decreto del fare, per cui i comuni hanno presentato già progetti per oltre un miliardo di euro. Si sceglieranno i lavori considerati cantierabili e più urgenti in termini di sicurezza. Ma per il «programma straordinario scuole» voluto fortemente da Matteo Renzi come segno della rinascita del Paese il governo cercherà di attivare in tempi rapidisssimi anche 850 milioni di mutui Cdp e Bei già previsti dal decreto legge 104 e un altro miliardo di fondi incagliati da precedenti piani di edilizia scolastica. In tutto 2-2,5 miliardi che daranno spessore al programma annunciato dal premier, sempre che il governo sia capace di attivare effettivamente le risorse. L'ipotesi è di potenziare la prima tranche del piano, che porterà ai lavori tra il 15 giugno e il 15 settembre, almeno con una quota di queste risorse aggiuntive. Anche per i 450 milioni di partenza, per altro, si devono mettere a punto diversi aspetti perché se 150 milioni sono stati già messi a disposizione dalla Ragioneria, altri 300 dovranno arrivare dall'inail, con una formula che è ancora allo studio. Qµello finanziario non è, però, l'unico problema che il governo dovrà affrontare per far decollare effettivamente i progetti di edilizia scolastica: nei dieci anni ché vanno dal 2004 al 2013 poco'è effettivamente partito a dispetto di tanti annunci fatti, e le risorse bloccate fra numerosi e sparpagliati piani centrali e locali ammontano a2,5 miliardi (si veda Il Sole-24 Ore di ieri). Un nodo decisivo per la riuscita stessa del programma sarà quello del coordinamento delle competenze: anzitutto, all'interno del governo, perché da anni i ministeri si fanno una guerra di competenze che anche Enrico Letta aveva tentato di affrontare istituendo una «cabina di regia» a Palazzo Chigi; e poi sul territorio perché, al solito, la giungla delle sovrapposizioni e delle autorizzazioni blocca l'avvio concreto dei cantieri anche quando i progetti sono disponibili. Su questo secondo punto, il govemohagiàunprovvedimento pronto: l'ipotesi è quella di af- Modello emiliano In Emilia Romagna nei tre mesi successivi al terremoto del 2012 sono state costruite 58 nuove scuole. Sindaci e presidenti di Provincia hanno avuto poteri straordinari, in qualità di commissari governativi per l'edilizia scolastica. fidare poteri da commissario governativo ai sindaci sul modello adottato in Emilia-Romagna dopo il terremoto. Sul punto del coordinamento dei poteri, l' orientamento di Renzi sarebbe di affidare il programma alle competenze del ministro dell'istruzione. Una soluzione che secondo molti sarebbe un passo indietro. A mettere in guardia il prelnier è, per esempio, il presidente dei costruttori dell' Ance, Paolo Buzzetti. «Abbiamo subito apprezzato il programma annunciato dal governo - dice - ma mettiamo in guardia il presidente del Consiglio sulla ripartizione delle competenze perché affidare il piano a un solo ministro lo mette seriamente a rischio. È la storia che abbiamo già visto in passato. L'unica cabina di regia capace di avviare effettivamente il programma è quella coordinata direttamente da Palazzo Chigi». La preoccupazione è per le gelosie esistenti fra i ministeri di spesa, ma anche forse sul ruolo del ministero dell'economia. Un'altra questione, posta dall' Ance insieme alegambiente e al Consiglio nazionale degli' architetti, sulla base di un puntuale studio fatto dal Cresme, riguarda le priorità nella selezione dei progetti da finanziare. Per queste organizzazioni si dovrebbe puntare - oltre che sulla sicurezza - sul recupero di efficienza energetica. Il Cresme stima che con un investimento di 3,6 miliardi si abbatterebbe la bolletta energetica del 13,6%. RIPRODUZIONE RISERVATA Scuola: testate nazionali Pag. 8

7 Il Sole?]{! mmrn I Data Pagina Foglio / 2 Il premier a Treviso: andrò dalla Merkel il 17 marzo con il Jobs act Renzi: taglio all'irap possibile fino al 30% Padoan: ora un fisco più orientato alla crescita "l!l'ii)lì «Ridurremo di almeno 10 mi- vale oltre 30 miliardi -ha aggiunto liardiilcuneofiscale»:loharibadi- - e se metti 10 miliardi la riduci di tomatteorenziatreviso.«l'irap un terzo. Qµesta è un'ipotesi». Il nuovo governo IL PROGRAMMA DEL PREMIER Treviso è la prima tappa del "viag- to-andremo con il J obs act sostangio profondo" che il premier farà zialmentepronto».ilministr0painltalia«daquial17marzo,albila- doan alla Camera: cambiare il fiterale con Angela Merkel -ha det- sco per crescere. Patta e Santllli ~ pagina 5 La destinazione del taglio al cuneo «Con 10 miliardi riduzione di un terzo dell'irap per le aziende o sconto Irpef di qualche ventina di euro ai lavoratori. Non abbiamo ancora deciso» Renzi: taglio Irap fino al 30% Il premier a Treviso: «Riparto dalla scuola, andrò dalla Merkel con il J obs act» Emilia Patta ROMA A meno di 24 ore dalla fiducia accordatagli dalle Camere, Matteo Renzi mette a segno uno dei suoi colpi d'immagine con la vista alla scuola Coletti di Treviso. «Treviso. Che bello incontrare gli studenti! Sentivo la mancanza. Investire sulla scuola è il modo per uscire dalla crisi», twittava il neo premier di prima mattina lasciando i suoi a Roma a comporre il difficile puzzle di viceministri e sottosegretari. Lontano dai Palazzi e tra la gente una volta a settimana, sembra essere il progetto, dal momento che quella di Treviso è la prima tappa di un «viaggio profondo» che Renzi farà in Italia puntando a conquistare direttamente la fiducia dei cittadini. Non si era mai visto un premier appena insediato - hanno osservato industriali di primo piano incontrati nella trasferta trevigiana come Luciano Benetton e il patron della Geox Mario Poletti Po legato - ascoltare studenti e imprenditori prendendo appunti sui loro problemi e sulle loro richieste. E proprio agli imprenditori Renzi parla quando ipotizza di utilizzare i 10 miliardi destinati al taglio del cuneo fiscale tutti per la riduzione dell'irap: «Se noi riduciamo l'irap, che vale oltre 30 miliardi, di una decina di miliardile aziende hanno subito una riduzione di un terzo - dice -. Viceversa se seguiamo la strada della riduzione fiscale di 10 miliardi sull'irpef è evidente che i lavoratoti si trovano in tasca solo qualche ventina dì euro. Non abbiamo ancora deciso quale delle due strade prendere». Probabilmente il punto di caduta sarà nel mezzo, come spiega quasi contemporaneamente il responsabile economico Filippo Taddei prefigurando un taglio del 10% dell'irap e un taglio del 10% dell'irpef per ì redditi medio bassi che va a decrescere al crescere del reddito: «Per un lavoratore che guadagna euro netti in busta paga sì avrebbe un guadagno di 500 euro netti all'anno in busta paga». Eppure la suggestione del taglio grosso dell'irap, e proprio in una realtà di Pmi come quella trevigiana, è stata lanciata. Non solo cuneo fiscale, ma anche jobs act («arriveremo all'incontro bilaterale conlamerkeldel17marzoconil piano del lavoro e il jobs act sostanzialmente pronto») e allentamento del patto di stabilità interno per rilanciare gli investimenti nei Comuni («entro il 10 marzo faremo un censimento per verificare come è possibile, senza sforare il 3%, allargare le maglie del patto si stabilità».) Il premier torna a Roma nel pomeriggio portandosi dietro la polemica delusione delle rappresentanze sindacali dei lavoratori di Electrolux che avevano in programma di incontrarlo. Secondo i sindacalisti l'incontro era stato definito attraverso il prefetto di Treviso ma Renzi «ha preferito rimandare». In serata, a Palazzo Chigi, una riunione con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio e i ministri interessati (Giuliano Poletti per il lavoro e Federica Guidi per lo Sviluppo) ha fatto una prima ricognizione sul dossier Electrolux e presto - si fa sapere - i rappresentanti sindacali saranno ricevuti. Altro dossier caldo, ma tutto politico, è quello della legge elettorale. La prossima settimana potrebbe essere quella buona per l'italicum, per usare il linguaggio dei renziani. L'approvazione entro febbraio- per la crisi politica e per le vicissitudini del decreto "salva-roma" -è ormai saltata, ma oggi la capigruppo di Montecitorio dovrebbe calendarizzare la legge per l'inizio di marzo. E, considerando il contingentamento di cui gode il testo, il via libera dovrebbe arrivare in 26 ore. Ma sono molti, tra i democratici, a scommettere che i problemi veri ci saranno poi in Senato. Quanto al lodo Lauricella invocato dal Ncd per legare l'entrata in vigore dell'italicum all'abolizione del Senato in modo da rimandarne i tempi, è il portavoce del Pd Lorenzo Guerini a chiarire che il patto stretto con Silvio Berlusconi è solido: «Gli accordi per il Pd sono impegnativi. Sull'Italicum andremo avanti con determinazione». fllpf\oduzlone RISERVATA Scuola: testate nazionali Pag. 9

8 Il Sole?]{! mmrn Pagina 5 Foglio 2 / 2 I Cuneo Il premier Matteo Renzi ha confermato la riduzione del cuneo fiscale di 10 miliardi: sarà modulabile, ha spiegato, con un intervento sull'irpef peri lavoratori e sull'irap per le imprese Jobsact Renzi ha poi confermato l'agenda per il varo deljobs act, che dovrà essere pronto per il bilaterale con la cancelliera Angela Merkelil':l.7 marzo. Conterrà leannu13cii1~ misure di flessibilizzazione sui contratti in ingresso e la riforma degli ammortizzatori sociali nella direzione di un sussidio uniersale per la disoccupazione Scuola!Il Renzi ha ribadito che «il paese riparte dalla scuola». «Il 70%dei sindaci che ho incontrato- ha spiegato- ci ha presentato progetti\lronti sull'edilizia scolasti<:a su cui non chiedono soldi al governo ma solo la modifica del patto di stabilità internçi»~1 Il CASO E.LECTROlUX Salta l'incontro con gli operai ma il governo annuncia che presto i rappresentanti sindacali saranno ricevuti a Palazzo Chigi Alla scuola di Treviso. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi Scuola: testate nazionali Pag. 10

9 COBBIEBE DELLA SEBA Pagina 8 Foglio 1 le Semplificazione sul modello del terremoto in Emilia. L'obiettivo di 5 mila interventi, ma serviranno altre risorse Mini cantieri, fon di direttamente agli istituti Una struttura a Palazzo Chi~ per gestire i 2,5 miliardi disponibili per 1 lavon ROMA - Matteo Renzi l'ha detto subito e ribadito ieri: «L'edilizia scolastica è una priorità assoluta» perché le scuole italiane cadono a pezzi e perché intervenire sugli edifici scolastici, e in qualche caso ricostruire di sana pianta, rimetterà in moto l'economia. Ma ecco la domanda: dove prenderà i soldi il neopresidente del Consiglio? Nuove tasse? Sorpresa, i soldi ci sono già. Si tratta solo di decidere come spenderli. <<Quei due miliardi e mezzo di euro a cui ha fatto riferimento Renzi in Parlamento sono risorse già esistenti», dice Davide Faraone, siciliano, responsabile Scuola e Welfare del Pd da quando il sindaco di Firenze è diventato segretario. E dove sono? «Le risorse per aprire subito una grande stagione di ammodernamento, ristrutturazione e messa in sicu - rezza delle scuole - continua Faraone - sono il miliardo e 200 milioni di euro non utilizzati e stanziati negli ultimi dieci anni a vario titolo dallo Stato per la riqualificazione delle scuole; 150 milioni più altri 300 del decreto del "Fare"; 850 milioni dal 2015 per mutui che accenderanno le Regioni». Nel dettaglio,la ricognizione delle risorse è stata fatta dalla squadra che lavora con il presidente del Consiglio: Fondi Fsc (Sviluppo coesione) per 567 milioni, Fondi legge di Stabilità 2012 per 40, Capitolo di bilancio Miur per 38, decreto del Fare per 450, decreto legge istruzione (104/2013) per 850, decreto anticrisi del 2008 per 111, Fondi strutturali europei per 359, Fondi legge. Obiettivo, 93 milioni. Come spenderli? Qui il punto. Ren - zi e il Pd la risposta ce l'hanno: subito una cabina di regia operativa unica presso la presidenza del Consiglio, alla quale ovviamente parteciperanno ministero dell'istruzione, ministero delle Infrastrutture, Protezione civile e le associazioni nazionali degli Enti locali. «Occorre sburocratizzare - continua Faraone - e la modalità più efficace è quella utilizzata in Emilia Romagna dopo il terremoto». Qui in pochi mesi sono state costruite ben 58 nuove scuole, grazie a procedure di evidenza pubblica semplificate. È questo il modello che Renzi vorrebbe applicare su scala nazionale. La cabina di regia unica è necessaria perché adesso c'è troppa burocrazia e accedere ai fondi è difficilissimo. Presso il Miur opera il Fondo unico per l'edilizia scolastica, istituito con decreto legge 179 del Presso la presidenza del Consiglio è poi attivo un nucleo di coordinamento tecnico. Manca un coordinamento funzionale. Gli esperti messi in campo da Renzi hanno rilevato che ci sono 8 diverse fonti di finanziamento e 12 procedure attuative, «a testimonianza di come manchi una strategia complessiva unitaria>>. Coordinare e semplificare sono dunque le due parole d'ordine per il premier. Comuni e Province presenteranno i progetti da finanziare studiati secondo criteri concordati con il ministero dell'istruzione, per esempio laboratori, attrezzature tecnologi- che o semplicemente messa in stato di sicurezza. Di fatto sindaci e presidenti di Provincie avranno poteri commissariali mentre per gli interventi di minore entità, entro gli 80 mila euro, la cabina di regia individuerà direttamente scuole e dirigenti scolastici destinatari di risorse e titolari degli interventi. Tutto questo deve avere come premessa l'esclusione del patto di Stabilità interno delle spese per gli investimenti nel settore. In questo modo, Renzi vorrebbe aprire almeno 5 mila cantieri in tutta Italia entro il e anche se i due miliardi e mezzo di euro non potranno risolvere completamente la questione dell'edilizia scolastica l'economia ne gioverà, sottolineano al Pd, e soprattutto si renderanno le scuole più moderne, sicure e funzionali alle nuove metodologie didattiche. Un libro dei sogni? <<No, una probabile realtà se si avvia subito il piano», dice ancora Davide Faraone. Bisogna agire d'urgenza: a 18 anni dall'istituzione dell'anagrafe scolastica non si ha ancora il quadro completo ma quello che si sa è drammatico. Alcuni dati: il 15 per cento delle scuole sono situate in caserme o ex abitazioni civili, 24 mila scuole sorgono in zone a elevato rischio sismico, il 62 per cento è stato costruito prima del 197 4, il 37 per cento necessita di interventi di manutenzione urgente mentre il 40 per cento è privo di agibilità. La situazione peggiore è nel Mezzogiorno. Mariolina lossa RIPRODUZIONE RISERVATA /mttionl di ~ro Èìil totale deue risors~disj'.1~nibili nei Fondi.tt'sc pe~f<i> Svilupµoeconorrtièo secondo la ricognizione fatta dalla squadra che lavora con il presidente del Consiglio Matteo Renzi 1 ''!r' ;'~.~.'~.:.>.,,;.,;;:,:, >: '' c},".ti1 >;,\ ~11,pn1 di ~o'~émpre ~e~ nel~lricog1/zìon~idella. 1 ;) sqll~~ra di;lavoroicl,el. 110 '' 1 premler.rènzi sono statì conteggiati 450 milioni del decreto del «Fare» e fondi strutturali europei per 359 milioni di euro Scuola: testate nazionali Pag. 11

10 la Repubblica Pagina 6/7 Foglio 1 / 2 Renzi a Treviso tra scolari e start up "Il 17 marzo dallamerkel col Jobs Acf' E interviene su caso Guidi: le comunicazioni a un viceministro del P d DAL NOSTRO INVIATO FRANCESCO BEI TREVISO - -Per un giorno - la sua prima uscita da premier - tutta Treviso è Renzi-town. La scuola multietnica, quella dove i bambini delle elementari iniziano a studiare l'arabo, il campus digitale per le start up, gli imprenditori di successo come Polegato e Benetton, i sindaci, soprattutto i sindaci: la cittàintera è un enorme set per «Matteo», che ha deciso a tavolino di disertare per un po' le interviste televisive. Così approfitta proprio di questaincursionenella terra che un tempo regalava ai padani percentuali bulgare per lanciare due annunci importanti. Il primoriguardailjobsact, che«sarà sostanzialmente pronto» per il 17 marzo, quando andrà a Berlino aincontrareangelamerkel. Il secondo riguarda il piano scuola: ogni comune potrà sforare il patto di stabilità per costruire o ristrutturare un edificio scolastico. «Con una procedura d'urgenza - spiega il Sindaco - faremo partire i lavori negli ottomila comuni italiani il 15 giugno, pompando 4-5 miliardi nel settore edilizio». Velocità, ritmo, date di scadenza. Intanto, in aereo, ha già deciso che il viceministro alle Comunicazioni, dovrà essere un esponente del Pd, per Piano scuola: dal 11 giugno i Comuni fanm:nop~i lavori. L'Bdmun mmit~dlm a1.da stoppare ogni sospetto dopo la nomina di Federica Guidi. E martedì arriverà in aula l'italicum. Renzi fa il Renzi fin dalle otto del mattino, quando si presenta davanti ai cancelli della scuola media Coletti di San Liberale. Sfugge alla scorta per salutare i genitoricheloaspettano,stringe le mani agli addetti delle pulizie che protestano, e si affaccia subito alla finestra di un'aula. «Ciao sono Matteo, dammi il cinque!». Lo vogliono far sedere in prima fila nel posto riservato alle autorità, ma lui guarda quelle poltrone con raccapriccio e sussurra: «No, mi metto in mezzo ai ragazzi». E' un one-man show, gli studenti sono entusiasti e lo applaudono spesso. Suonano l'illno e lui tira fuori lo smartphone per fotografarli e metterli su Twitter. «Qual è la cosa che non vi piace di Treviso?». Persino le risposte sembrano da copione: «L'inquinamento...i graffiti sui muri..mcdonald's». Di corsa, sempre di corsa, si cambia location. E' la volta dell'incontro con gli amministratori locali. Come conglistudenti,igiomalistivengono tenuti fuori. Renzi si fa sindaco trai sindaci. Liascoltamentre gli raccontano dei molti milioni di euro che hanno in cassa, mànon possono spendere - «solo 500 mila euro all'anno» - per fare investimenti a causa dei limitiimpostidalpattodistabilità. Si lamentano della «burocrazia soffocante», degli «inutili adempimenti anticorruzione», della «Sordità» di Roma. Renzi prende appunti,lichiamapernome, usa sempre il «tu». Li conquista: «A me non importa che siate della Lega, di una lista civica, del Pd, mi importa solo che ci mettiate il cuore: questo paese, se non lo salviamo noi sindaci, non si salva». Lo applaudono a ogni frase. «Scrivetemi una mail, vi risponderò». Anche agli studenti aveva lasciato il suo indirizzo: tutti vogliono una foto. Riccardo Missiato, sindaco di Spresiano: «Viene come me dagli scout, hail servizio nel sangue». Pietro Dalla Libera, sindaco di Oderzo: «Ci ha dato la gioia di ricominciare a sperare». Tre anziani dello Spi Cgil:«Secelafaseiungrande,ma se non ce la fai sei un grande lo stesso». Sempre a piedi attraversa la città, ma non sono tutte rose e fiori. Deve anche affrontare una piccola ma accanita contestazione da parte di esponenti di ForzaNuova,dellaLigaVenetae del movimento 9 dicembre (gli ex forconi). Lo inseguono per le stradine e gli urlano dietro di tutto: <<Assassino... buffone... massone». Tra saluti romani, spintoni e sputi vola anche un'arancia, ma finisce lontano dal premier. Luinonsiscompe1Ìle:«E'normale, noi non facciamo passerelle o tagli di nastri, parliamo con il paesereale».l'ultimatappaèallah-farmdiriccardo Donadon, un aweniristico campus che ser - ve da incubatrice per le start-up digitali. Una sorta di Silicon Valley della Marca. Accompagnato dai ministri Giannini e Poletti, Renzi è di nuovo star tra ragazzi che sfrecciano in Segway e progettano il futuro. Scuola: testate nazionali Pag. 12

11 LA STAMPA Ai ragazzi diamo cibi meno calorici (ma gustosi!) GIORGIO CALABRESE O ggi l'italia è fra le nazioni più longeve del mondo ma i dati statistici ci dicono che fra qualche decennio questo primato non potrà più essere un motivo di vanto italico, perché i nostri bambini sono diventati i più obesi del mondo o quasi. Per invertire la rotta è consigliabile che il ragazzo scelga il cibo in accordo con il suo gusto, ma nel rispetto di un'alimentazione corretta e normocalorica, che la famiglia in modo naturale deve proporre e non imporre. L'errore che più si fa in famiglia è quello di privarli del tutto dei cibi dolci e gustosi, rendendoli tristi; ciò fa vivere l'aumento di peso come una malattia, anche solo per un po' di peso in più. I chili in eccesso debbono essere persi gradualmente, nel medio-lungo tempo e sotto la guida del nutrizionista, seguendo un'alimentazione ipocalorica ma sempre gustosa. Inoltre, in Italia non si dà la giusta importanza al movimento fisico quotidiano del bambino. Per di più a scuola la lezione di educazione fisica è organizzata in orario frammisto alle lezioni teoriche della mattinata e ciò fa rimanere i ragazzi stanchi e sudati, per cui i genitori, per non compromettere salute e risultati scolastici, presentano certificati con le motivazioni più fantasiose. Meglio sarebbe programmare la lezione nelle ultime ore o al pomeriggio. A causa di questa immobilità i ragazzi, per distrarsi, si dedicano ai giochi elettronici e piluccano in continuazione. Risultato: diventano prima sovrappeso e poi obesi. Ecco alcuni consigli nutrizionali in caso di obesità: diminuire del 30% l'introito calorico, fornire pasti che facciano sentire sazio e appagato il bambino, fare una prima colazione con buoni carboidrati (latte, frutta, pane con marmellata o miele o crema di nocciola o prodotti da forno ai cereali) che diano energia e buonumore, fare almeno 2 spuntini nella giornata (in tarda mattinata e a merenda), aumentare l'uso di frutta e verdura, diminuire la densità calorica dei pasti, aumentare l'apporto di fibre. L'assunzione di proteine animali e vegetali deve essere equilibrata, l'apporto di grassi dovrebbe essere inferiore al 30% con non più di 100 mg di colesterolo ogni 1000 calorie, limitando quelli di origine animale.l'apporto di carboidrati dovrebbe essere intorno al 60% delle calorie con prevalenza dei carboidrati complessi. La quota di zuccheri semplici dovrebbe essere pari al 10% della calorie totali. Data Pagina Foglio ~:':.lrii:".~:1:;~"~:: l:i;;:rj;i~::::.l'!,~'2,:'1~, I Scuola: testate nazionali Pag. 14

12 Italia Oggi Pagina 16 Foglio 1 IN GERMANIA Corsi tecnici solo per le donne Gihrdina a pag. 16 In Germania, per superare il maschilismo e anche le prevenzioni degli studenti maschi Corsi tecnici solo per le donne Gli imprenditori non fanno differenze: cercano i brav~ da Berlino RoBERTO GIARDINA Mia madre andò a scuola in Libia. E a Bengasi, dove viveva, c'era solo il liceo scientifico. Poi la famiglia tornò in Italia, e allo scientifico di Palermo si trovò unica ragazza tra centinaia di compagni, che, raccontava lei, la trattavano con rispetto, qua.i;ii con deferenza. Erano gli Anni Trenta, oggi le giovani studiano dove gli pare. Ma qualche pregiudizio sopravvive. E se sono in minoranza in un corso «tipicamente maschile» incontrano qualche difficoltà. Paradossalmente, non perché vengano discriminate, ma al contrario perché gli insegnanti le trattano con eccessiva gentilezza. In altre parole, non vengono prese sul serio. È quello che avveniva sempre negli atelier dei maestri: se mai accettavano un'allieva, non facevano che ricoprirla di lodi, tanto poi si sposa e smette, e l'aspirante pittrice non imparava i segreti dell'arte, che poi sono quelli di ogni artigiano. In Germania cominciano a mancare i tecfiici, gli immigrati non bastano per far fronte alle richieste, anche perché pochi arrivano conoscendo la lingua, quindi si cerca di attirare le ragazze. Loro, veramente, il desiderio di svolgere «attività tecniche» l'hanno sempre avuto, ma fino a ieri si trovavano innanzi a ùn muro. «Ho sempre voluto fare l'ingegnere meccanico», confessa Marika Augner, 22 anni, alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, il mio SOgl).O era costruire macchine. Ma il mio sogno sembrava irreale, in famiglia e a scuola cercavano di sconsigliarmi. Ero brava in scienze naturali, perché non seguivo piuttosto questi studi? Per la meccanica, mi dicevano, ci vogliono uomini forti. Come se avessi dovuto usare il magliò». Come a mia madre nel secolo. scorso, a Marika non sorrideva l'idea di trovarsi unica donna in una classe maschile e si è guardata in giro. Adesso studia ingegneria meccanica a Wilhelmshaven in una classe con altre trenta ragazze. Il corso è «vietato ai maschi. Magari non sarà politicaqi.ente corretto ma nessuno protesta. Gli studenti hanno solo l'imbarazzo della scelta». «Nonostante le campagne femministe e tutte le battaglie combattute i pregiudizi sul genere resistono», dice Ulrike Schleier, direttrice del corso. Ancora oggi le ragazze sono solo il venti per cento degli studenti in informatica o in ingegneria. Non sempre le trattano con cavalleria. «Durante le lezioni devono sopportare le battute maschiliste, e i pregiudizi dei compagni, e spesso dei professori. Solo le giovani molto motivate hanno la voglia, se non il coraggio, di entrare in un territorio considerato esclusivamente maschile. E per andare avanti devono sempre essere più bravè dei compagni». Il corso di Wilhelmshaven è stato aperto nel 1997, ed era l'unico in Germania. Adesso ce ne sono altri quattro: a Stralsund si può studiare ingegneria economica. A Brema, Berlino, e Furtwangen l~i\fa~ gazze possono studiare informatica senza essere disturbate dai maschi. Naturalmente le critiche non sono mancate. «Ma la separazione non è fondamentalista», sorride Frau Ulrike, «dopo il terzo semestre, ragazzi e ragazze possono ritrovarsi insieme. Quando gli studenti sono ormai avanti, gli ostacoli antifemministi, sono minori. È all'inizio che i pregiudizi sono pericolosi e possono indurre le ragazze ad abbandonare». E cosa avviene dopo il diploma? «Le ragazze non devono temere i pregiudizi dei datori di lavoro», assicura Christian Richter, dell'agenzia di indirizzo professionale Select-if di Diisseldorf. «Le aziende cercano chi è bravo, e si fidano dei diplomi delle candidate». -- Riproduzwrw riseroata--- Scuola: testate nazionali Pag. 15

13 il Giornale I Data Pagina Foglio / 2 Applausi, fischi, il gelo del Colle Il primo giorno di Renzi premier A Treviso la visita del presidente del Consiglio si rivela un mezzo fallimento E Napolitano è scettico. «Con lui ci sarà la svolta? Una domanda ipotetica...» di Stefano Filippi nostro inviato a Treviso ' importanteindustriale. loammetteadentistretti e sotto anonimato: «Abbiamo perso una mattinata». Matteo Renzi nella sua prima uscita da premier assicura che «non siamo qui perfare passerelle, nonfacciamo tagli dinastri, parliamo conilpaesereale». MalasuamezzagiornataaTreviso è tutta una passerella, dagli studenti ai sindaci, dagliimprenditoria un «incubatore» di aziende innovative, inframmezzata da una passeggiata nel centro storico carica di tensione per le contestazionidiforzanuova,leghisti e «forconi» (ma ileader del movimento in serata hanno smentito). L'aplomb che regnava a Palazzo Chigi con Monti e Letta è spazzato via: Renzi cerca il bagno di folla, la ressa di fotografi e operatori tv, salvo gli incontri a porte chiuse. Le forze dell'ordine frenano a faticai contestatori armati di striscioni ( «Dopo Monti e Letta ecco Renzi la terza marionetta»), car- telli («Meglio un morto in casa che Renzi sulla porta») e arance da lanciare contro il municipio. «Buffone buffone» urlano iforconi che ogni tanto si tacciono per ricordare i suicidi.c'è anche tanta gente normale: «Noi veniamo da Pordenone - dicono marito e moglie sulla settantina prima di un prosecco -bisogna sostenere Renzi, ne ha bisogno, deve prosciugare la palude». AllescuolemedieColetti, periferia nordovest di Treviso, zona multietnica, il premier arriva con i ministri Giuliano Paletti (Lavoro) e Stefania Giannini (Istruzione), nell'aula magna si canta l'inno di Mameli con l' orchestra dei ragazzi, si parla di graffiti, storia dell'arte, ecologia e rifiuti: «Quello che non vame lo segnalate alla mail Ogni settimana andrò nellescuoleadascoltarelerichieste e poi torno aromaconicompiti a casa. La scuola è il punto di ripartenza del Paese». Vistochenonèunapasserella, Renzi cerca anche di spiegare che cos'è il cuneo fiscale ma come prof deve studiare ancora. Il cuneo è invece il piatto forte de- gli appuntamenti successivi. «Lo riduciamo, è deciso -garantisce Poletti -Quantisoldiin più arriveranno ai lavoratori lo decideràilministro dell'economia.noi abbiamo calcolato 10 miliardi come abbattimento del cuneo». Renzi conferma la cifra «come minimo» senza però precisare come verrà distribuita. «Ditemi voi che cosa preferite», dice agli imprenditoriinmunicipio: sono presenti i capitani d'industria di Treviso, da Benetton a Moretti Polegato (Geox), dalla De Longhi alla Fassa Bortolo, dal presidente degli industriali Alessandro V ardanega alleader degli artigiani Mario Pozza. Niente sindacati né i rappresentanti dei lavoratori Electrolux. Gliimprenditori parlano a ruota libera. Alla fine Renzi suggerisce di indicare «le priorità da 1 a 5 inunabusta,manonditechesono come Mike Bongiorno». Le ipotesi sono tre: un taglio del 30 percentoall'irapparialomiliardi, un alleggerimento dell'irpef («ma i lavoratori si troverebbero in tasca solo qualche ventina di euro»)ounintervento«modulabile». A una giornalista che chi e- de cosa significa, Renzi risponde: «Ne ho già parlato in Parlamento, leggetevi gli interventi sul sito internet di Palazzo Chigi». Promesse e annunci mirabolantianchepergliamministratori locali guidati dal governatore veneto LucaZaia, che salutarenzicon baci, ab bracci eunastretta di mano all'americana. Il premier ascolta le lamentele suitagli ai trasferimenti e i vincoli del patto di stabilità interno che impedisce direalizzare opere giàfinanziate. Proprio qui farà leva il governo: ogni sindaco potrà sforare il patto per un progetto che avrà segnalato a Palazzo Chigi viamail.«ill7marzoandremoal bilaterale con Angela Merkel con il piano dellavoro sostanzialmente pronto», assicura Renzi. Imprenditoriesindaciloattendono alla prova dei fatti. Tra loro, in spirito, c'è anche il capo dello Stato. Giorgio Napolitano ieri era a Catania. «Presidente, con Renzi arriva questa svolta?», chiedono i cronisti. «Bella domanda, in America le chiamano "Hypothetical questions"». Le aspettative potrebbero essere deluse? «È difficile dire "nonesagerate... 11». Avete ragione il patto di stabilità va sbloccato Nonf acciamo passerelle. Le contestazioni sono normali Imprenditori delusi, forconi e Lega protestano Ma c'è chi lo incoraggia Scuola: testate nazionali Pag. 18

14 Settimanale Data Pagina 52/58 Foglio 1 / 3 di Stefano Caviglia uel che colpisce di più è la sproorzione nell'uso delle parole uando» e «come». La prima è stata declinata una quantità di volte nei due discorsi di presentazione del governo di Matteo Renzi, il 24 e 25 febbraio, sempre in termini perento1i e ravvicinati. Maggio, giugno, luglio, settembre: scadenze sparate a raffica, una per ogni impegno preso dal giovane e irruento presidente del Consiglio. La seconda, invece, non compare praticamente mai. Come si porteranno a casa i risultati. promessi così rapidamente? Da dove verranno i soldi? In nessun caso Renzi si è preso la briga di spiegarlo, se non con accenni di disarmante genericità. È il segno di una certa attitudine a improvvisare, già manifestata nella formazione della squadra di governo? Oppure dipende dalla volontà di tenere coperte le carte per non dover affrontare critiche e resistenze? In ogni caso c'è poco da stare allegri. Serve chiaramente una mano capace di tirare le briglie al governo, evitando azzardi, imponendo misura e realismo. E questa non può che appartenere al ministro dell'economia Pier Carlo Padoan, l'unico dotato di riconosciuta esperienza (non per niente un fuori-quota anche dal punto di vista dell'età) in un esecutivo pieno di debuttanti. «Qualche miliardo» per le scuole. Fermamente intenzionato a stupire, l'ex sindaco di Firenze è partito a razzo sull'edilizia scolastica. Per il programma che ha in mente, dice, serve «qualche miliardo di euro», e punta il dito sul paradosso per cui neppure le amministrazioni che avrebbero soldi da spendere possono farlo. Colpa dell'ottusità (non usa il termine, ma il senso è quello) del Patto di stabilità interno, che fissa parametri così rigidi da impedire l'impiego delle risorse esistenti. E dunque va cambiato. Può farlo? Certo. Ogni anno il governo stabilisce le norme per l'applicazione del Patto e può introdurre nuovi criteri. Il punto è che se fosse davvero semplice e indolore, l'avrebbero fatto anche i governi precedenti. Ma chiaramente così non è. «Allargare le maglie del Patto» spiega a Panoroma Carlo Scarpa, economista dell'università di Brescia, «può avere senso in un momento di crisi». li problema è che assieme ai comuni virtuosi possono approfittarne quelli con le finanze disastrate, ricominciando a spendere soldi che non hanno. «Se accadrà» dice Scarpa «i conti pubblici peggioreranno e a quel punto anche l'europa avrà qualcosa da dire». Inoltre Renzi non ha neppure accennato a una previsione su quanti comuni possano davvero permettersi interventi nell'edilizia scolastica. Ha detto che scriverà agli 8 mila sindaci, per saperlo. Ammettiamo pure, ottimisticamente, che i virtuosi siano la metà. E gli altri? Ci penserà lo Stato a fornire le risorse a chi non le ha, oppure avremo un'italia divisa in due, con le scuole risanate laddove i comuni se la cavano meglio e pericolanti dove le casse sono malridotte? L'incognita del pagamento dei debiti. l:annuncio più a effetto (anticipato da Panorama nel numero del 26 febbraio) riguarda il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione. «Saranno sbloccati tutti» assicura Renzi. Che su questo offre l'unico cenno al «come», chiamando in soccorso la più grande riserva di liquidità dell'economia nazionale (alimentata dal risparmio postale degli italiani): la Cassa depositi e prestiti. Dopo il primo, generale smarrimento, si è scoperto che la proposta altro non è che la riproposizione di quella presentata nel maggio 2013 alla Fondazione A<>trid (un pensatoio trasversale, influente soprattutto sui temi legati alla pubblica amministrazione) dal presidente della Cassa depositi e prestiti Franco Bassanini e dall'economista Marcello Messori, con tanto d'interventi necessari a modificare la legislazione corrente. L'ipotesi è effettivamente percorribile ed era già stata avallata in Europa da una dichiarazione congiunta del vicepresidente della Comissione e commissario all'industria Antonio Tajani e del collega agli Affari economici Olli Rehn. Non per nulla era stata presa in considerazione dal governo Letta, per essere poi bloccata dal ministero dell'economia. Le scarne parole del premier, tuttavia, hanno lasciato interdetto in un primo momento lo stesso Bassanini che, a quanto risulta a Panorama, ha dovuto telefonare proprio a Padoan per avere conferma del pieno accoglimento del suo lavoro nel programma di governo. La strada indicata per sbloccare il pagamento dei debiti è quella della loro certificazione da parte della pubblica amministrazione, in modo che le aziende possano scontarli in banca e le banche farseli anticipare dalla Cdp. La spiegazione fornita ufficiosamente è che i pelicolanti saldi della finanza pubblica italiana non ne saranno peggiorati, in quanto lo Stato si limiterà a fornire una garanzia, senza far pagati alle aziende creditrici della pubblica amministrazione. oscuro sui modi. Ed ecco perché sarà difficile da realizzare. uscire denari dalle sue casse. In realtà le cose sono più complicate, come sì capisce leggendo la proposta Bassanìni Messori (il cui testo completo è a disposizione dei lettori sul sito Panorama.it). «Sui mercati internazionali» c'è scritto «il conseguente aumento contabile dello stock del debito pubblico italiano non dovrebbe provocare eccessive tensioni; esso è in buona paite già scontato e potrebbe essere compensato dal! 'immagine di maggior pulizia dei nostri conti». Basta questa frase, e in particolare i due condizionali che abbiamo evidenziato in corsivo, per consentire anche a chi non è laureato in economia di comprendere che: l) il debito pubblico italiano aumenterebbe, anche se non nella misura dei pagamenti autrnizzati; 2) per quanto si possano avere legittimamente aspettative positive, la risposta dei mercati resta pur sempre un'incognita. Il cuneo fiscale «a doppia cifra». La promessa renziana di un abbattimento massiccio delle tasse per aumentare le retribuzioni dei lavoratori e tagliare i costi delle imprese non è una sorpresa, visto che da mesi è il cavallo di battaglia del suo programma. Il premier non si è fatto mancare nulla neppure su questo capitolo, sparando al bersaglio grosso: una 1iduzione «a doppia cifra», senza alcun accenno non solo alla provenienza delle risorse necessarie, ma neppure alla loro quantificazione. Sembra una lacuna grave, a giudicare da quanto scritto poco più di un anno fa dall'economista Mirko Cardinale sul portale Lavoce. info. Citiamo testualmente dall'articolo: «Una riduzione di 5 punti percentuali per i lavoratrni di meno di 40 anni richiederebbe 13, 7 miliardi (0,9 per cento del pii), mentre la terapia d'urto di una riduzione di 10 punti percentuali (l,7 per cento del pii), avvicinerebbe l'italia alla media Ocse per i lavoratori più giovani, ma costerebbe 27,5 miliardi». Renzi ha precisato d'intendere un taglio di 1 O miliardi (che basterebbero forse a coprire il 2,5 per cento per tutti, altro che 10 punti percentuali). Infine l'economista della sua squadra, Filippo Taddei, ha fatto un'ulteriore marcia indietro, parlando di 8-1 O miliardi, che fatti i dovuti conti valgono poche decine di euro al mese nelle tasche dei lavoratori. QueJ che Renzi non dice. Un intero capitolo del programma andrebbe poi dedicato alle «caselle mancanti». Il premier non ha parlato del rientro dei capitali all'estero, dei problemi del Mezzogiorno, dell'evasione fi- Scuola: testate nazionali Pag. 20

15 scale, di come intende applicare gli ultimi impegni del governo Letta, solo per citare i temi maggiori. Ma soprattutto, vista l'entità delle cifre in ballo e la straordinarietà delle riforme annunciate (su tutte l'invio a casa degli italiani della dichiarazione dei redditi precompilata, roba da lare invidia ai paesi scandinavi) mancano indicazioni fondamentali sulle coperture economiche. La domanda, sempre quella, è stata posta al braccio destro Graziano Delrio, che naturalmente ha passato la palla al solito ministro dell'economia. «Se le coperture ci sono? Ci mancherebbe. Spiegherà tutto bene il professor Padoan...». Peccato che Padoan, interpellato poco dopo, abbia cominciato a prendere qualche distanza: «Le coperture? Non ho alcun commento da lare. Ero in commissione a seguire un decreto». Della spending review Renzi ha parlato solo per dire che non sarà l'unica misura da cui aniveranno risultati nel primo semestre L'inasprimento delle tasse su bot e rendite lìnanzìarie, l'unica cosa che il fedele Delrio si era lasciato sfuggire prima della fiducia, è stato messo in quarantena di fronte al vespaio di polemiche, salvo poi un'ammissione parziale dello stesso Renzi: «Stiamo valutando». Prima ancora di iniziare la corsa di governo, il segretario del Pd deve ricorrere al vecchio espediente di presentare come semplice e a portata di mano ciò che è complesso, faticoso e tutt'altro che certo, rischiando così di trasformarsi in una versione appena più evoluta del populismo economico di Beppe Grillo. Non resta che sperare nella mano patema del ministro dell'economia, perché ci risparmi una metammiosi mostruosa RIPRODUZIONE RISERVATA Settimanale Data Pagina 52/58 Foglio 2 / 3 «UNO DEI PRIMI OBIETTIVI DEL MIO GOVERNO SARA UNA RIDUZIONE A DOPPIA Clf RA DEL CUNEO FISCALE» cdl TEMA DELLA TASSAZIONE SULLE RENDITE FINANZIARIE SARA OGGETTO DI UNA VALUTAZIONE» cdl PRIMO PROWEDIMENTO ECONOMICO SARÀ LO SBLOCCO TO-TA-LE DEI DEBITI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. GRAZIE A UN DIVERSO UTILIZZO DELLA GASSA DEPOSITI E PRESTITI» «ATTRAVERSO MISURE SERIE. IRREVERSIBILI, LEGATE NON SOLO ALLA REVISIONE DELLA SPESA, NEL PRIMO SEMESTRE 2014 AVREMO GIA I PRIMI RISULTATI» «DAL 15 GIUGNO AL 15 SETTEMBRE DOVREMO IMPOSTARE UN PIANO PER INTERVENIRE IN MODO CONCRETO E PUNTUALE SUL[EDILIZIA SCOLASTICA CON OUALGHE MILIARDO DI EURO: DI FRONJE ALLA CRISI ECONOMICA NON SI PUO NON RIPARTIRE DALLE SCUOLE» Matteo Renzi, a sinistra e a destra, in due diversi atteggiamenti. Al centro, Pier Cario Padoan, 65 anni, nuovo ministro tecnico dell'economia. Scuola: testate nazionali Pag. 21

16 Pagina 8 Foglio 1 / 2 Renzi promette: Irap ridotta di un terzo Debutto del presidente del Consiglio in Veneto. «Il piano lavoro? Lo porterò ad Angela Merkel». V!ANA A PAGINA 8 «Taglio l'ira del 300/o E punto sul a scuola» Per Renzi prima uscita pubblica a Treviso «Porterò il piano lavoro da Angela Merkel» ----o-= illustri "decisionisti" del passato. Nella sua prima re in tasca qualche decina di euro in più al mese. PAOLO VIANA uscita pubblica - che si è conclusa con la visita Opp!-1re interv~~r~ sugli ~neri s?ciali.;;» ha det- Nosmo INVIATO A TREVISO alla H-Farm di Roncade _ il premier ha interro- to, citando a pm nprese l 1dea d1 una modulagato a lungo amministratori locali e imprendito- zione" del provvedim~nto. ~ovità con giallo in ~stizzaèz~pillatafuo~soloquan~oèar- ri prima di esporre le sue ricette e i sindaci hm:- ~~per Ele1:D"olux. Ien mattina le Rsu del~o s~anvata la sohta domanda. ma dove h trave- no sciorinato un cahier de doléances che non n- bil1mento di Susegana, dopo un formale mvito, rete tutti quei miliardi per tagliare il cuneo guarda solo il Patto di stabilità, ma anche le nor- si sono viste negare l'incontro con il premier. Mofiscale?,«Vada a ~leggersi il. ~io discorso su In- me antiriciclaggio, il dissesto idrogeologico... Il ti~disicurez~a, uflìcialmente.poi~enzi~ari~ut~rnet» e stata ~~?sposta e ~1 ~ mm:cato po~o che governatore LucaZaia ha insistito sulla spropor- cito, armunc1and? ~n ta_volo ~ Mise. All usci~~ s1 app_alesas~e ~ tosc~acc1?. Per.~ resto, di ~on.- zio ne tra le tasse pagate dai veneti e quel che ri- d~n~ue, solo v~lti _distesi. Luc1_an~,Benetton s1 e te agh ammm1straton locali e agl1 lillprenditon, torna in investimenti e servizi pubblici. Il pre- d1ch1arato «Ott1m1sta» perche «CIO che ha anil premier ha scelto la doppia linea dell'ascolto e mier ha ascoltato molto, ma ha anche replicato nunciato mi va bene, l'importante è che lo facdelle promesse. E le seconde, ieri a Treviso, non molto. «Per quanto riguarda le municipalizzate, c~a».ancor_più schietto il ~residente di Geox: Ma~ sono i:iancate..... serve certezza delle regole _ ha detto -. Per tre no 1;1~rett1 Polegato: «D1vers~ente dag~1 ~tr1 A partire da quella d1 sbloccare 1 fondi dei Co- anni non cambieranno anche se io sono dell'i- polit1c1 nelle sue parole non c1 sono due s1gnifimuni perinterveniresull'ediliziascolastica, prio- dea che varmo diminuite». Quanto al federali- cati». Tuttavia per il patron della Geox, «l'uovo si rità delle priorità per il neopremier, che l'ha ri- smo fiscale, secondo Renzi è «poco più che una è rotto» e Renzi «deve assumere provvedimenti lanciata durante la visita alla scuola Caletti ~on barzelletta» e bisogna «superare la logica dello urgenti, subito, magari accordando delle esenil 1:1inistro dell'.istruzio?e, Stef~ia GiarminL E scontro ideologico». Entro il 10 marzo, ha detto zioni ~ontribut~ve ~ ~hi cre_a _oc_cu~azi~ne e inpm una sfilza d1 progetti per la npresa: «Il gover- infine si farà un censimento delle finanze locali veste m macchinan, mcent1vi di cw un lillprenno int~nde risp~ttar~ ~l ~?colo del 3% ~imodu- per c~pire quanto si potrà derogare al Patto di dit~re ~ede subito gli e~etti. Diversamente, rilando il Patto di stabilita mtei:-io»; «al bilaterale stabilità, in particolare per mettere in sicurezza sch1a di perdere la fiducia che ha». c?n la Merkel andremo con il!obs act sostan- le scuole. Di fronte agli imprenditori ha affron- RIPRoouzioN RISERVATA z1almente pronto»; «sento part1c?larmen~e for- tato il nodo delle "strade diverse" che portano al- ~e la verte~aelectrolux e l~ p:osslilla sett~ana la riduzione del cuneo fiscale, intorno al quale mcontrero 1 rappresentanti d1 ~utte le fabbn~he l'attesa cresce in modo esponenziale. Il premier ~-el gru~po». ~o?rattutt?: «Abbiamo ~u~~iato ha ipotizzato un taglio dell'irap-che taluni quo- 1 mtenz1one di ndurre di almeno 10 mil1ard1 il cu- tano intorno al 30% (oggi questa imposta vale 30 neo fiscale. S_dam? ~scutendo _sul co~e>;. Al suo miliardi) _così come lo sgravio dell'irpef per i difianco, armmva G1ul1ano Polett1, neomm1stro del pendenti («ma non per i dirigenti») o un inter- Lavoro vento sugli oneri sociali... «Se c'è un taglio del- Se ~e~ W: verso, i~n Matte~ R~nz1 ha d_1stnbmto l'irap, alle aziende andranno subito elementi di dec1s10rusmo a piene maru, bisogna dire che u- concretezza economica. Poi c'è l'ipotesi di metsa uno stile tutto personale. Siamo di fronte a W: tere in tasca ai lavoratori, dipendenti pubblici e decisionismo che premette un atteggiamento di privati lo sgravio Irpef, che significherebbe aveascolto e condivisione e ciò fa la differenza con ' Scuola: testate nazionali Pag. 23

17 il manifesto Pagina 5 Foglio 1 lstat/ DUE LAVORATORI SU TRE, È LA QUOTA PIÙ ALTA DAL 2008, Lavoro: 8,5 milioni senza contratto la spending review colpisce la scuola O tto milioni e 500 mila dipendenti in Italia sono al lavoro con il contratto scaduto. Secondo l'istituto Nazionale di Statistica (lstat) due lavoratori su tre continueranno a lavorare sulla base delle vecchie intese nel pubblico e nel privato. Una cifra così alta non si registrava dal 2008, il primo anno della.crisi' e riguarda i commessi, gli statali. gli edili, i dipendenti degli studi professionali, quelli della sanità privata. Tutti dovranno fare i conti con un reddito fermo da anni, proprio nei mesi successivi all'approvazione della legge di stabilità voluta dal vecchio governo Letta e approvata dalla maggioranza che regge quello Renzi che ha impoverito almeno 3 milioni di dipendenti pubblici. Complessivamente, dal 2010, la riduzione delle retribuzioni 'pro capite' in termini reali del pubblico impiego supera i 10 punti percentuali. A febbraio sono state ratificate solo quattro intese dovute. Una stangata vera e pro-. pria. I più colpiti sono i dipendenti della scuola che hanno lo stipendio più basso dei pa,esi Ocse: Se per gli altri il blocco dei contratti dura da 4 anni, per loro il 2014 sarà il quinto anno di sacrifici. Secondo la relazione al parlamento sul pubblico impiego della Corte dei conti il blocco dei contratti costerà euro ai docenti, ai dirigenti scolastici, al personale Ata. A questo dovrà essere aggiunta la somma non ancora calcolata del congelamento dell'indennità di vacanza contrattuale. Il cohgelamento dei salari è accompagnato dal taglio del personale della PA, pari ad almeno 300 mila persone, avvenuto dal 2006 a oggi (dati Aran). Questo è il risultato delle «riforme» fino ad oggi realizzate. Il personale ha perso centralità a favore di una generale perdita di qualità e efficienza imposte dalla spending review pemanente. Una tendenza che con ogni probabilità verrà confermata nel piano che sta preparando l'ex Fmi Carlo Cottarelli. ro. cl. cordi sul servizio di smaltimento dei rifiuti e della Rai. Nel limbo c'è anche il contratto del commercio che interessa 2 milioni di persone. Poi ci sono 650 mila edili, 260 mila addetti ai servizi di pulizia loca.le, 100 mila autoferrotramvieri, 400 mila lavoratori della sanità privata, 200 mila addetti degli studi professionali. Da solo il comparto della Pa conta 2,9 milioni di persone con il salario fermo a quello di sei o otto anni fa. L'attesa media per il rinnovo del contratto è di 24,5 mesi per i dipendenti, 11,8 mesi per chi lavora nel privato. L'Istat segnala inoltre un lieve aumento defle retribuzioni contrattuali orario avvenuta a gennaio. Il piccolo balzo è dovuto ad uno scatto di miglioramento economico previsto nei contratti ancora in vigore. Le statistiche registrano anche l'allargamento della forbice tra i salari e l'inflazione, ferma a gennaio allo 0,7%. Senza conclusione le trattative per 51 intese, 15 riguardano la P A Il blocco dei contratti penalizza l'istruzione Ciò che è interessante in quest analisi è la segnalazione da parte dell' Istat della variazione nulla per tutta la pubblica amministrazione a causa del blocco dei contratti rinnovato dal governo Letta fino alla fi" ne del Q"no dei modi per fare paglilfe l'austerità ad una grande fetta della popolazione, contribuendo a tenere il deficit sotto il 3% sul Pii, come preteso dalla Commissione Europea. Se l'italia si attesterà sotto questa soglia anche quest'anno, il «merito» sarà anche degli statali che continueranno a lavorare con gli stessi salari di sei o otto anni fa. Letta e Saccomanni, in realtà, hanno fatto ancora di più. Hanno definite le modalità di computo dell'indennità di vacanza contrattuale fino al 2017, congelandola ai valori 2013; hanno tagliato l'ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale a fine 2014; hanno limitato ancora di più il turn-over; hanno modificato al ribas che riguardano 500 mila lavoratori nel campo del tessile, della produzione di pelli e cuoio, del gas e dell'acqua, del turismo e delle strutture ricettive. Restano senza conclusione le trattative per 51 intese, di cui ben 15 riferibili al settore della pubblica amministrazione. All'inizio del 2014 sono inoltre decaduti gli acso le regole per il riconoscimento degli straordinari. Per «risparmiare» e rientrare nei parametri dell'austerità lo Stato italiano chiede un contributo sostanzioso ai suoi dipendenti, rendendo pennanente la negazione dei diritti acquisiti e delle retribuzioni Scuola: testate nazionali Pag. 25

18 il manifesto Pagina 1 O Foglio 1 li libro/ INSEGNARE SENZA PERDERE DI VISTA JOHN DEWEY E ANTONIO GRAMSCI Vademecum per cittadini critici nelle aule della democrazia P. Er. D ue baluardi sorreggono l'impianto di. un libro comunque articolato e intriso di riferimenti: John Dewey e Antonio Gramsci. Anche pedagogista il primo, anche uomo politico il secondo, ma entrambi anzitutto filosofi, e in quanto tali accomunati nelle rispettiv~ attività da una ~ne hegeliana : di fondo; la rice,rca.costante dell'unione tra.il rnomentò soggettivo e quello oggettivo. Formulato in altri termini, possiamo parlare di que1 metodo per cui ogni teoria non.ha molto senso qualora risultasse scissa dal confronto serrato e dialettico con la contingenza storica e sociale di un determinato momento storico. La prassi che ne deriva, allo stesso modo, risulterebbe sterile e inappropriata quàlora non fosse pensata in riferimento a un'elaborazione teorica che ne supporti e guidi le varie tappe. A. partire da questo impianto metodologico, Massimo Baldacci pensa, elabora e propone un' «idea di scuola» che non mira soltanto alla teoria pura, ma si C()nfronta con quel problema storico-pratico che si presenta, nell'epoca della società globalizzata, in seguito a più di un ventennio in cui i governi di centrodestra, ispirati dal pensiero unico della teoria liberista, hanno ridisegnato il modello fom1ati vo ed educativo di un'intera nazione. Una «pedagogia militante», la sua, che non soltanto si contrappone al sistema valoriale della destra liberista, ma intend_e rappresentare anche uno stimolo per quella sinistra che ha abbandonato i propri fondan1enti teorici, finendo con l'appiattirsi su una prassi che Solo con un modello formativo che si basi sul principio dello sviluppo umano si potrà rispondere alle distruzioni del ventennio di centrodestra non mette in discussione la teologia del mercato, con i suoi riti votati alla considerazjone del «Capitale umano» a fronte di un abbandono totale del concetto di «sviluppo umano». Improntare il modello educativo e fomiativo sul principio dello sviluppo umano significa non arrendersi all'idea per cui la stuola deve formare soltanto individui che diventeranno dei produttori efficienti (e consumatori acritici, di idee, merci, progetti imposti dalla logica mercatista). L'idea di scuola che emerge da questo libro è piuttosto costruita su modelli didattici e dinamiche pedagogiche tese a formare dei cittadini liberi e critici, in grado di affrontare la sfida/ diritto del lavoro con quegli strumenti che consentano loro di non finire schiavi di logiche numeriche e impersonali, ma di svolgere un ruolo attivo e consapevole all'interno di un contesto democratico e cooperativo. La scuola pensata da Baldacci è «progressista» perché contrappone ai dogmi liberisti un universo di valori sociali propri del pensiero orientato a sinistra, quali la democrazia, l'emancipazione, l'uguaglianza, la solidarietà, cercando di concepire entro questo orizzonte iajormazione dei produttori e dei cittadini.., ~«laica» non nel senso di anti-ecdesiastica, bensl in quello relativo all'autonomia della formazione rispetto ad altre sfere (la politica, l'economia, la religione), con le quali devi interagire senza chiusure autoreferenziali, ma senza subordinarsi ad esse. Infine è «critica", poiché pur attingendo ampian1ente al pensiero di sinistra, fino alle sue fonti classiche, intende serbare un taglio antidogmatico e rimanere quindi distante da ogni impostazione dottrinaria, preferendo sempre il libero esame intellettuale al dogma e alla scolastica Mai come irt questa epoca, in cui la presunta e declamata fine delle ideologie ha in realtà lasciato il campo completamente libero all'ideologia incontrastata del profitto, si awerte l'urgenza di tornare a pensare e costruire quella scuola che Gran1sci chian1ava «disinteressata» e «fdrmativa»: disinteressata perché non finalizzata a un interesse immediato che non sia quello della libera e consapevole formazione di individui in possesso degli strumenti per decidere, e non subire, il proprio destino lavorativo. La vera democrazia comincia dalla scuola, altrimenti non è tale. Scuola: testate nazionali Pag. 26

19 Il Sole?]{! mmrn Pagina 20 Foglio 1 BORSE DI STUDIO Cinque esoneri totali dalle spese universitarie Oltre alle 500 borse di studio erogate ogni anno nell'ambito del diritto allo studio, la Luiss mette a disposizione, per l'anno accademico , cinque borse di studio d'eccellenza; una per ciascun corso di laurea triennale in Economia e management, Economics and business, Scienze politiche e Politics, philosophy and economics e una per la magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza. Per partecipare al bando occorre superare il test di ingresso che si terrà il 27 marzo a Roma e in altre 29 sedi, con un punteggio non inferiore all'8o% e passare l'esame di maturità con un voto non inferiore a 90/100. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito www luiss.it. Universita' Pag. 27

20 Il Sole?]{! mmrn Pagina 20 Foglio 1 UNIVERSITÀ Luiss ai «Mondiali» del sapere Trading di squadra -Valorizzare i talenti «Unendo teoria e operatività» di Eugenio Bruno Non capita spesso che un'università italiana superi le big mondiali. Perciò quando accade è di per sé una notizia. Come è successo alla Luiss Guido Carli di Roma, l'ateneo presieduto da Emma Marcegaglia che si è aggiudicato l'undicesima edizione della Rotman Competition per il trading internazionale, grazie a quattro suoi laureati in Economia e management e ora iscritti ai suoi corsi di laurea magistrale in Economia e finanza (Riccardo Caruso, Michael Guy Cuna, Giovanni Fassari e Alessio Ottaviani), preparati dal professor Emilio Barone, dopo una garadi tre giorni a Toronto, hanno battuto 51 team provenienti dalle più blasonate realtà americane (tra cui Berkeley, Chicago, Cornell, Mit, Princeton, Stanford e U cla) e dal resto del mondo (Europa, Africa ed Asia). Un risultato dietro il quale «C'è quasi un anno di lavoro» come sottolinea il rettore Massimo Egidi, che si definisce «orgoglioso» del risultato del suo team e aggiunge: «È stato come preparare i nostri ragazzi per i Mondiali». È lui stesso a spiegare perché il coefficiente di difficoltà della Rotman Competition è molto elevato: «Bisogna simulare cosa succede in Borsa per cui è richiesta una formazione di tipo "esperienziale"». Non bastano cioè le nozioni che i ragazzi hanno imparato tra lezioni ed esami ma serve - precisa - aver sviluppato la dimestichezza a «fare trading in squadra». Grazie a una «formazione che unisce teoria e operatività e che quindi è già professionalizzante». Poiché ci si sfida a colpi di trading, negoziando contratti in tempo reale con le stesse pratiche in uso nei mercati finanziari, basta infatti perdere una singola operazione di Borsa per vanificare il lavoro di un anno. E invece è andata diversamente. Grazie anche a un modo nuovo di strutturare la formazione dei giovani, che è molto in uso nelle università anglosassoni e che in Italia è ancora agli albori, come fanno notare tutti gli studenti che hanno fatto un'esperienza nell'ambito del programma Erasmus al loro rientro in Italia. Competizioni del genere sono utili anche a riportare al centro del dibattito il tema del merito. Troppo spesso assente dalle vicende italiane, in generale, e dai nostri atenei, in particolare. Per promuoverlo di più e meglio «la Luiss - come sottolinea Egidi - sta puntando su due cardini: il primo, far emergere i talenti a cui assicurare un percorso formativo da noi direttamente e completamente finanziato; il secondo, rafforzare una mentalità imprenditoriale di autovalorizzazione della persona e di sviluppo delle proprie capacità». Da qui a parlare dell'orientamento il passo è breve. Purché lo si intenda - evidenzia il rettore - in due modi. Innanzitutto come uno strumento «per vincere la confusione» iniziale: «Se ai ragazzi vengono presentati in modo chiaro i contenuti culturali e scientifici dei loro possibili percorsi universitari - fa notare - possono capire quali sono i loro potenziali interessi». In secondo luogo, orientare gli studenti si- gnifica anche mostrare loro in anticipo delle opportunità lavorative. Ed è ciò che «proveremo a fare con il progetto "DallaApp alle start up"», rivolto ai 30 migliori allievi dell'ultimo anno dei licei e degli istituti tecnici di Roma e nato dalla collaborazione tra il Dipartimento Impresa e management della Luiss e il Dipartimento di Informatica della Sapienza. Anche questo è un esempio di come si possa diventare imprenditori di se stessi fin dai banchi di scuola. Un-modello - chiosa il rettore-, fondato sul «sapere esperienziale, che unisce pratica e teoria, discussione e confronto e che faccia capire che questo è un modo di insegnare ancora poco diffuso in Italia, ma in linea con le migliori pratiche internazionali». Nel manifestare ottimismo per la nomina di Stefania Giannini a ministro dell'istruzione, Egidi si sofferma sulle principali criticità del sistema universitario italiano. La cronica mancanza di risorse che «prima o poi dovrà essere risolto», certo. Ma anche la presenza di vincoli troppo stringenti e uguali per tutti. Che se da un lato impediscono i comportamenti errati, dall'altro rischiano «di colpire chi vorrebbe crescere rapidamente sperimentando modelli innovativi». Da qui il suo appello a «ridurre i vincoli per gli atenei che vanno meglio e che quindi sono nella parte alta della valutazione condotta dall' Anvun>, ad esempio sull'utilizzo dei docenti stranieri: rendere questo tipo di vincoli meno stringenti favorirebbe l'internazionalizzazione delle nostre università. E forse dell'intero Paese. RIPRODUZIONE RISERVATA Massimo Egldi. Rettore dell'università Luiss Guido Carli di Roma dal 1 ottobre2006 Universita' Pag. 28

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