Giovedì, 9 novembre Profili economici 9

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1 CONVEGNO E-COMMERCE FRONTIERA DEL NUOVO SVILUPPO E TAVOLA ROTONDA Marketplace, comunità e distretti virtuali: E-uforia o reali opportunità strategiche di sviluppo Giovedì, 9 novembre 2000 Profili economici 9

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3 CONVEGNO E-COMMERCE FRONTIERA DEL NUOVO SVILUPPO E TAVOLA ROTONDA Marketplace, comunità e distretti virtuali: E-uforia o reali opportunità strategiche di sviluppo Giovedì, 9 novembre 2000

4 E consentito l utilizzo, anche parziale, del contenuto degli interventi riportati, purché venga fatto riferimento alla fonte

5 INDICE Giovedì 9 Settembre 2000: Convegno E-commerce frontiera del nuovo sviluppo Tavola Rotonda Marketplace, comunità e distretti virtuali: E-uforia o reali opportunità strategiche di sviluppo CONVEGNO 9 novembre 2000 Indirizzi di saluto Federico Tessari Presidente CCIAA di Treviso Pag. 5 Il commercio elettronico quale strategia per lo sviluppo economico locale Renato Chahinian Segretario Generale CCIAA di Treviso Pag. 7 Aspetti giuridici nelle contrattazioni di commercio elettronico Marco De Rosa Avvocato in Treviso Pag. 13 Aspetti fiscali nelle compravendite di commercio elettronico Massimiliano Longo Università LUISS Roma Pag. 23 Aspetti fiscali nelle compravendite di commercio elettronico Roberto Rugiero Infocamere s.c.p.a. - Padova Pag. 33 Il ruolo del sistema camerale per la diffusione del commercio elettronico Ugo Girardi Direttore INDIS Pag. 37 Programmi UE per lo sviluppo del commercio elettronico Roberto Gagliardi National Contact Point IST Direttore del Centro per Applicazioni Multimediali Telematiche del Consorzio Pisa Ricerche Pag. 47

6 TAVOLA ROTONDA Moderatore Ferruccio Bresolin Università Ca Foscari di Venezia Pag. 77 Il Progetto LUMETEL E-DISTRICT Luciano Consolati Segretario Generale Club dei Distretti Industriali Pag. 81 Un esperienza Toscana Luca Acerbi Amministratore IF Internet Farm Pag. 97 I risultati dell Osservatorio TeDIS Nordest 2000 Stefano Micelli Direttore centro Tedis Venice International Universit Pag. 105 Il terziario avanzato di Unindustria Ennio Bianco Unindustria Treviso. - Terziario Innovativo Pag. 135 Intervento Enzo Moi Direttore di Veneto Innovazione Pag. 139 Intervento Giordano Frealdo Direttore Generale Associazione della Prov. di Vicenza e responsabile del progetto argianinet.com. Pag. 143 Intervento Donato Bedin Direttore Treviso Tecnologia - Agenzia Speciale per l Innovazione tecnologica della CCIAA di Treviso Pag. 147 Intervento Thomas Miorin Responsabile del progetto di e-commerce del distretto della sedia di Manzano Pag. 153 Intervento Claudio Santovecchi Presidente Leonardo Web Pag. 173 Foto del Convegno e della Tavola Rotonda Pag. 177

7 Apertura dei lavori ed indirizzo di saluto Federico Tessari Presidente della CCIAA Treviso Un convegno sicuramente interessante e particolare quello di oggi, sullo sviluppo del commercio elettronico. Tutti ne parlano: dell'e-commerce, del business to business, del business to consumer. Credo che sia un fatto essenziale, capire che siamo in un passaggio - oserei dire - di trasformazione epocale. Sembrava non avere limiti lo sviluppo del commercio elettronico e, invece, ci troviamo con delle problematiche, sotto aspetti sociali, giuridici, fiscali, di sicurezza e di tecnologia, che vanno tenuti in conto in una contrattazione del commercio elettronico. Credo indispensabile fare alcuni passaggi significativi. Porto anche qualche informazione ricevuta all'eurochambres, il Congresso delle Camere di Commercio tenutosi a Berlino, in cui è emerso che, in un concetto di Unione Europea, alcuni Paesi sono fortemente avanzati su questa linea, altri invece - come l'italia - lo sono un po' meno. Il gap è abbastanza largo, per cui dobbiamo, in qualche modo, cercare di portarci il più vicini possibile. Con che cosa? Con la conoscenza, con l'informazione, soprattutto, con la competenza di quello che noi dobbiamo acquisire attraverso determinate formazioni a questo riguardo. Ulteriormente, devo segnalare che tutto quello che può avvenire in un contesto di commercio elettronico deve anche inserirsi in un contesto di Unione Europea e di amministrazioni locali, perché la cultura di impresa avviene all'interno della stessa, ma avviene anche in sinergia, in modo trasversale, con gli Enti Locali, con gli Enti preposti istituzionali e, soprattutto, con la volontà degli imprenditori stessi. Il convegno di oggi vuole, quindi, essere la testimonianza dell'attestazione reale e precisa della Camera di Commercio, già impegnata finanziariamente a sostegno di iniziative di commercio elettronico. Anche nei prossimi anni, nei piani pluriennali, è impegnata maggiormente nei progetti e nel sostegno, nei capitoli finanziari, per apportare una maggiore chiarezza, sostegno alle iniziative e, soprattutto, per cogliere le opportunità in linea di sviluppo con questa trasformazione. La tavola rotonda nel pomeriggio costituirà anche l'occasione per guardare, 5

8 in maniera più critica e fuori dagli schemi della morfologia, alle dinamiche evolutive dei prodotti della new economy. Ritengo questa di oggi una tappa di grande riflessione, utile alla transizione verso i nuovi modelli di tipo E, che le imprese e le comunità trevigiane tutte si apprestano a fare, mi auguro, da protagoniste assieme - ripeto - agli Enti Locali, alle Istituzioni e, soprattutto, con le aziende, perché una competitività omogenea di territorio si fa solo in squadra. Grazie. Vi auguro un buon lavoro e una proficua giornata. 6

9 IL COMMERCIO ELETTRONICO QUALE STRATEGIA PER LO SVILUPPO ECONOMICO LOCALE Renato Chahinian Segretario Generale della CCIAA di Treviso 1) Definizioni preliminari La mia relazione riguarda il commercio elettronico quale strategia per lo sviluppo economico locale. Ma, prima di parlare delle strategie di sviluppo, è bene richiamare qualche definizione o, meglio, qualche concetto, al fine di inquadrare meglio l argomento, in quanto, spesso, si fa confusione sui termini. Innanzitutto, il commercio elettronico consiste sempre in attività commerciali di scambio, ma svolte per via elettronica, cioè utilizzando tecnologie dell'informazione, della comunicazione e delle telecomunicazioni. È il famoso a- cronimo ICT, che sta per Information and Comunication Technology. Per il fatto che gli scambi avvengono elettronicamente e attraverso una rete, si parla di net economy, di cui Internet è la maggiore rete, ma non la rete esclusiva. Ovviamente, la rete comprende la possibilità di effettuare degli scambi, ma anche quella di scambiare non merci, non servizi, ma, puramente, informazioni. Le imprese, quindi, che si occupano di net economy e di commercio elettronico costituiscono, assieme, il nuovo settore, che è quello della new economy. A questo punto, il resto, cioè tutti gli altri settori che non sono new economy, saranno old economy. Questi settori, quindi, sono tutti gli altri settori produttivi. Ovviamente, questi ultimi non sono completamente al di fuori, sono settori che continuano a svolgere la loro attività tradizionale, ma possono anche servirsi degli strumenti di commercio elettronico (cioè di strumenti di net economy forniti dalla new economy). 2) La situazione in provincia di Treviso Evidenziati questi diversi aggregati di imprese, vediamo cosa succede in provincia di Treviso, per avere un ordine di grandezza. Le imprese attive, nella nostra provincia, sono circa Di queste, 928 appartengono al settore dell'informatica e delle attività connesse, di cui soltanto 45 hanno come denominazione oppure come oggetto sociale dei riferimenti chiari ad Internet. Quindi, di tutto il tessuto produttivo, circa un migliaio di aziende, potenzialmente, è o appartiene alla new economy, ma soltanto un centinaio di imprese (circa il doppio delle 45 evidenziate), già a- 7

10 desso svolgono effettive attività di new economy. Le altre - circa invece, svolgono attività di old economy, anche se, potenzialmente, possono diventare utilizzatrici degli strumenti messi a disposizione dal settore della new economy. A questo punto, possiamo osservare come lo sviluppo della nostra economia può essere indotto dal commercio elettronico (e, più in generale, dalla new economy) e viceversa. Perché ciò succeda, ovviamente, bisognerà che una buona parte delle imprese si sviluppi. E queste - le imprese della old economy - per svilupparsi dovranno avvantaggiarsi degli strumenti messi a disposizione dalla new e- conomy. D'altra parte, la new economy dovrà svilupparsi per far fronte alla domanda della old economy e, allora, come ho detto, poiché attualmente potranno essere soltanto un centinaio le imprese (nella nostra provincia) già attrezzate a questo scopo e, potenzialmente, al massimo un migliaio (ma non è detto che tutte si convertano a questo particolare settore), occorrerà anche creare delle nuove imprese, capaci di offrire prodotti e servizi propri della new economy, per far fronte alla nuova domanda. Allora, dobbiamo scoprire quali siano i vantaggi per la domanda, cioè per le imprese dei settori tradizionali, di strumenti che possano facilitare questo processo. Tali vantaggi, ovviamente, devono essere tarati soprattutto per le piccole e medie imprese, perché, nel nostro territorio, oltre il 95% del totale delle imprese, in termini di numero (non di occupazione), è di dimensione mediopiccola. 3) Vantaggi e svantaggi del commercio elettronico per la PMI I vantaggi riguardano, innanzitutto, la visibilità sul mercato. Quindi, anche se l'impresa è piccola, attraverso questi sistemi diventa visibile: al pari delle grandi, entra in un circuito globale e, quindi, tutti la possono conoscere. Secondo aspetto: se l'impresa è visibile, può entrare in tutti i mercati e allora può conseguire l'ampliamento del suo mercato originario (mercato che, ovviamente, non rimane più nazionale, ma può diventare internazionale e quindi, immediatamente, l'impresa che adotta questi sistemi si trova ad avere nuovi mercati di sbocco, che potenzialmente sono il mondo intero). D'altra parte, anche i mercati di approvvigionamento possono espandersi improvvisamente. Non è più il rappresentante, non è più l'importatore di materie prime, ma sono tutti i mercati del mondo che possono offrire le materie prime che servono all'impresa. Inoltre, essa può beneficiare della trasparenza di questi mercati, perché, direttamente da questi circuiti, ottiene tutte le informazioni dei prodotti e dei servizi che più interessano e, quindi, può abbattere drasticamente i costi di intermediazione. 8

11 Poi, la nostra PMI può commercializzare a distanza, a costi minimi, perché vengono abbattuti tutti i costi relativi alla conoscenza delle persone giuste ed ai contatti di intermediazione. In questo modo, razionalizza la comunicazione, lo scambio commerciale e anche la logistica, perché può intervenire tempestivamente in ogni trasferimento delle merci e quindi può fare a meno di molte infrastrutture (viarie, di deposito, ecc.) che oggigiorno fanno perdere tempo e denaro per la loro carenza. Questi vantaggi sono maggiormente accentuati per quanto riguarda i beni immateriali, cioè, in particolare, i servizi, in quanto richiedono meno degli altri beni (cioè di quelli fisici) una preventiva valutazione della qualità e delle caratteristiche del prodotto offerto. Ovviamente, ai vantaggi si contrappongono anche degli svantaggi, che sono particolarmente sensibili, proprio nel caso della piccola e media impresa, perché il fatto di entrare in un mercato vastissimo accentua la concorrenza, una concorrenza anche a livello internazionale, e, quindi, la piccola impresa, che aveva un mercato regionale abbastanza protetto, si trova ora a dover sostenere la concorrenza di un mercato internazionale. Inoltre, questa concorrenza è basata soprattutto sul prezzo e, quindi, si prospetta una minore attenzione alla qualità, intesa non come qualità intrinseca del bene, ma come qualità percepita dal cliente, cioè, in pratica, come tutte quelle attività che coinvolgono e fidelizzano il cliente. Le nostre piccole imprese sono molto brave, molto flessibili nell'adattarsi alle esigenze del cliente, nel saper trattare efficacemente con lui. Queste capacità, però, passano in secondo piano davanti a numerose offerte on line, in cui si indicano esattamente le caratteristiche del prodotto, si presentano prezzi più bassi e gli affari si concludono senza interazioni personali tra fornitore e cliente. E quindi collegata una minore importanza della flessibilità e delle relazioni informali, che oggigiorno, sono la forza della piccola impresa. Invece, le esigenze future passano per i grandi numeri, cioè per le convenienze che ci possono essere nel rafforzare certe strutture distributive e di mercato, nell investire maggiori capitali e risorse intellettuali, in grado di sviluppare queste nuove tecniche di commercio elettronico. Infine, le difficoltà organizzative. Bisogna organizzare la distribuzione, il trasporto, la logistica, tenendo conto che anche la piccola impresa ha davanti il mondo e, quindi, se prima vendeva ad un distributore vicino, che forniva una catena di negozi vicini, ora si trova a dover fare delle spedizioni sistematiche in Cina, Stati Uniti, Sud Africa ecc., con notevoli problemi di tempi e di costi. Ovviamente, se i vantaggi prevarranno sugli svantaggi (come, appunto, pare che sia, perché i nostri esperti prevedono uno sviluppo molto forte del 9

12 commercio elettronico e di tutte le attività connesse), queste imprese dovranno, a volte anche loro malgrado, scegliere la via del commercio elettronico per essere competitive e, di conseguenza, ci sarà bisogno di altre imprese in grado di fornire tutti gli strumenti, l'informazione e l'assistenza propri di questo settore. Allora, dovremo puntare sulle nuove figure professionali, che attualmente sono assai rare, ed in più incrementare le nuove imprese di commercio elettronico, conferendo una maggiore disponibilità di capitali per lo sviluppo o capitali per l'avvio, che sono quelle forme tecniche di venture capital o di seed capital che ancora, in Italia, non sono molto diffuse, ma di cui esistono già le condizioni per un certo sviluppo. 4) Sviluppo di sistemi (reti) ed applicazioni a livello distrettuale E veniamo all'argomento forse più importante di queste considerazioni, perché lo sviluppo generale non è solo una somma di sviluppi di singole aziende. In realtà, lo sviluppo dell'economia comprende anche la crescita del sistema, inclusa la crescita dei sistemi di imprese. E, allora, sotto questo a- spetto, osserviamo che possono svilupparsi anche i sistemi di imprese nel commercio elettronico e vediamo che, in linea generale, pure i gruppi di imprese, le filiere produttive, le aree o settori specializzati di imprese, i cosiddetti distretti possono senz'altro utilizzare questi strumenti e, anzi, da questi strumenti possono ricavare dei vantaggi superiori a quelli derivanti dall'utilizzo di ciascuna singola impresa, perché possono creare delle sinergie e della cooperazione in maniera che il risultato finale sia superiore alla somma dei risultati conseguibili in ogni singola impresa separatamente. Le soluzioni, in questo caso, sono comuni, perché le esigenze sono comuni e perché si trattano materie e temi dello stesso tipo. Allora otteniamo una migliore facilità di collegamento e lo scambio di informazioni in rete permette di dialogare in maniera sinergica tra tutti i partecipanti e, quindi, le informazioni e le opinioni si diffondono e si perfezionano con degli intrecci che, altrimenti, non sarebbe possibile realizzare. Quindi, possiamo ottenere la razionalizzazione degli scambi e l'ampliamento degli stessi, perché cresce vistosamente la quantità, qualità, e varietà dei prodotti o servizi che vengono offerti nella rete. Infine, una rete non generale, ma ben specifica e mirata, in cui si capiscono e si utilizzano tutti i vantaggi di una domanda e di un'offerta aggregate, può arrecare ulteriori vantaggi. In più, per il governo dei flussi logistici sappiamo quanto attualmente sia difficile fare un adeguata logistica a causa di tutte le carenze infrastrutturali. Il trasferimento di beni e servizi può essere invece razionalizzato e gestito in rete, in ogni sua fase, in ogni momento, procurando enormi vantaggi, in termini di risparmio di tempo e di costi. Le applicazioni pratiche possono 10

13 avvenire, da una parte, all'interno di gruppi di imprese (cioè, con partecipazioni reciproche), ma anche i gruppi associativi (consorzi e così via) hanno, con questi strumenti, la possibilità di monitorare tutti i complessi rapporti che si possono instaurare tra una moltitudine di imprese. Anche nelle filiere c'è, nei diversi passaggi dalla materia prima al prodotto finito, la possibilità di cooperare e di tenere sotto controllo ogni anello, o- gni passaggio della catena e quindi di poter intervenire negli anelli più deboli, per ottenere, alla fine, un risultato migliore in termini di qualità, di prezzi, di costi e così via. Ancor più ciò può avvenire nell'area-settore, cioè nel distretto, in cui chiaramente ci sono filiere, gruppi di imprese, ma c'è anche un intero settore, con tutti i comparti collegati che si muovono assieme per conseguire uno sviluppo comune. A questo punto, possiamo osservare che le reti, in virtù di tutti questi vantaggi, possono ulteriormente ampliarsi. Si possono creare dei distretti virtuali, in cui la circolazione delle informazioni, come anche la formulazione di strategie, può essere chiusa all'interno del distretto e, quindi, tutti i partecipanti possono, dando ciascuno il suo apporto, arrivare a dei risultati molto più ampi all interno dell area. D'altra parte, però, la rete può essere anche aperta e, quindi, tutti i vantaggi della cooperazione interna possono essere proiettati all'esterno, ricercando fuori tutto quanto necessita perché non si è in grado di fare, o non si ritiene conveniente fare. Ecco che, allora, possiamo avere una cooperazione interna ed esterna allo stesso tempo, che permette, effettivamente, di raggiungere un notevole vantaggio competitivo di distretto. Ma i distretti hanno anche bisogno di accrescere il proprio patrimonio conoscitivo e, per fare ciò, occorre una stretta cooperazione tra esperti e addetti del settore, in grado di, da una parte, codificare il sapere informale esistente che è, quasi sempre, comunicato verbalmente e quindi difficilmente trasferibile e patrimonializzabile dall'altra, andando anche all'esterno, di acquisire da altre aree, da altre esperienze o, anche, da altre discipline le soluzioni tecniche e organizzative per migliorare il distretto stesso. E, in questo caso, si parla di comunità virtuali. Infine, la commercializzazione vera e propria di un distretto può dare origine ad un mercato virtuale del distretto. Allora, un mercato in rete dei prodotti del distretto e di tutti i servizi collegati, diventerebbe una grossa opportunità, da una parte, per commercializzare all'interno tutte quelle convenienze che sorgono e vengono perdute per mancanza di informazioni e di collegamenti, dall'altra per acquistare dall'esterno. Gli acquisti collettivi, nel caso di materie prime che spesso sono comuni o simili possono procurare un grosso vantaggio in termini di forza contrattuale. Oppure si può 11

14 vendere meglio all'esterno, a tutto il resto del mondo, presentando un'offerta completa della produzione del distretto con maggiore visibilità, maggiore forza contrattuale, maggiore assortimento ed economie di scala che possono anche essere molto rilevanti. Abbiamo così tratteggiato il quadro futuro del commercio elettronico, per lo sviluppo della nostra economia e soprattutto dei distretti. È ovviamente un quadro che prevede strumenti avanzati e difficoltà di attuazione spesso rilevanti. Però rappresenta la nostra sfida per il futuro. A questo punto, dovremmo imboccare questa strada. La Camera di Commercio sta già pensando, assieme alle associazioni, di creare prima di tutto dei portali, per dare una maggiore visibilità all economia provinciale ed ai distretti, e poi, gradualmente, delle piattaforme virtuali, che possano essere in un primo tempo informative, poi conoscitive e, infine, effettivamente commerciali, per giungere a risultati ora inimmaginabili. Questo è approssimativamente il cammino da percorrere, vedremo poi se riusciremo a compierlo. 12

15 IL COMMERCIO ELETTRONICO QUALE STRATEGIA PER LO SVILUPPO LOCALE Marco De Rosa Avvocato in Treviso Vorrei premettere che chi si aspettasse da questo intervento delle notazioni di carattere immediatamente operativo resterebbe sicuramente deluso. Lo spazio, in termini di tempo, concesso ad una relazione dal titolo: Aspetti contrattuali del commercio elettronico è, francamente, troppo esiguo perché si possa parlare, anche in termini di indice generale, di tutte le normative, nazionali e comunitarie, attinenti al commercio elettronico. Da questo intervento ci si dovrà, quindi, aspettare solo alcune considerazioni di carattere sistematico ed alcuni avvertimenti agli operatori, affinché non credano - come è spesso tipico della nostra, per certi versi molto sana, cultura imprenditoriale del Nord-Est - di potersi avventurare con disinvoltura nel mondo del commercio elettronico, senza avere considerato le ricadute o i requisiti, in termini giuridici, che questo comporta. Mi occuperò, quindi, di una discussione introduttiva all argomento. Chi, come me, viene dalla provincia, può anche essere portato ad un po di sospetto verso tutto quello che non sia tangibile fisicamente o che non abbia dei riscontri effettivi ed immediati. Risulta naturale, pertanto, porsi domande del seguente tenore: perché mai ci si dovrebbe occupare di commercio elettronico quando, alla domenica mattina, per comprare le pastine per la famiglia, ci si reca presso lo sportello BANCOMAT della propria banca e magari si legge: Sportello fuori servizio? Perché mai occuparsi di commercio elettronico quando, accedendo alla propria casella di posta elettronica su Internet, per vedere se qualche collega abbia inviato dei documenti preannunciati, si scoprirà che il proprio provider non consente, sia pure per motivi tecnici, l accesso alla casella per ben tre giorni? Perché mai avere fiducia nello sviluppo del commercio elettronico, se poi si naviga (in ISDN!) sul web alla velocità vergognosa di 1 kb? E sospetto da provinciale, forse, ma certo ha basi concrete. Perché, allora, il commercio elettronico? Non fosse altro che per un motivo: perché è inevitabile. Qualsiasi idea di progresso, qualsiasi nuova idea ha avuto i suoi tempi preistorici. Ha avuto, poi, i tempi storici, e poi quelli moderni. Perché mai - si sarà detto alla fine dell 800, agli inizi del dovrei usare un automobile a benzina? Puzza, va piano, ogni tre minuti si ferma. Eppure, adesso la usiamo talmente, che siamo costretti a comportamenti di vita addirittura alienanti. Si sarà pensato, la prima volta che circolava la 13

16 corrente elettrica: perché mai porre in essere tutti quegli accorgimenti e spese, quando si può ottenere analogo risultato con la vecchia lampada a gas? Eppure, adesso, l illuminazione elettrica la diamo per assolutamente scontata. Se si leggono le opere di William Gibson quali Neuromante, La notte che bruciammo Chrome o Johnny Mnemonic, scritti nei primi anni 80, si può cogliere la visione, effettivamente profetica, della Grande Rete; una totale compenetrazione tra la vita quotidiana ed il mondo virtuale di Internet. Leggeteli. Tutte visioni del futuro - prospettate ancor vent anni fa, sia chiaro - ma che sono qui, alle porte. E, allora, queste necessità - perché, ormai, si tratta di necessità - ci devono spingere ad un atteggiamento cosciente e competente verso quello che facciamo anche riguardo il commercio elettronico. Un altro dei gravi vizi che ha il mondo informatico nostrano è la frequenza di approcci tutto sommato tali da denotare incompetenza. Gli studi di settore hanno dimostrato che, in Italia, sono carenti le figure professionali per l informatica di base: figuriamoci quelle altamente specializzate. In Italia può capitare che una persona, la quale conosca qualche comando del sistema operativo più diffuso, creda di essere diventato un esperto informatico, non sapendo che, per studiare un paio di linguaggi di programmazione un serio programmatore ci mette cinque anni. Figuriamoci come saremo - e già lo siamo - colonizzati dalle figure professionali o dalle imprese non italiane, in questo settore. Quindi, è lodevole, anzi straordinario, lo sforzo che enti come le Camere di Commercio e Infocamere, profondono per promuovere, divulgare e consolidare, nel tessuto imprenditoriale e sociale, la cultura del commercio elettronico. Ma non basta! Gli imprenditori devono sapere che oltre a ciò rimane un obbligo di formazione dei tecnici e degli esperti, sia a livello informatico che giuridico (almeno per le nozioni di base). La formazione tecnica è dispendiosa in termini di tempo e risorse, ma è ineludibile. C è una gravissima carenza, in materia di commercio elettronico, anche per quel che riguarda la consulenza giuridica. Noi, nella Marca, viviamo - come diceva il Segretario prima - in un tessuto produttivo basato sulla piccola e media impresa, la quale ha fatto dell improvvisazione e delle capacità di adattamento uno dei suoi primi pregi. Ma, proprio queste caratteristiche, spesso, fanno sì che l approccio sia un po approssimativo, anche per quel che riguarda gli aspetti giuridici. Eppure, il campo giuridico, anche nell informatica, è ormai smisurato. Si cominciano a vedere conflitti tra normative, e si comincia a non distinguere più qual è la retta via. Spesso, per colpa di interessi di categoria. Il 14

17 lobbysmo (che, sia chiaro, in sé e per é ritengo non sia nulla di illecito o disdicevole, se operato alla luce del sole) c è anche in Italia, così come c è in Stati Uniti, così come in altri Paesi. Non riesco a spiegarmi, altrimenti, l adozione di certe novità normative anche fortemente discutibili, quale è l ultima modifica apportata alla disciplina della tutela del software. Che è, francamente, qualcosa di inaudito. Un ragazzini di 16 anni (che può essere già imputabile ai fini della legge penale) il quale avesse copiato un giochino per computer sarebbe punibile con la reclusione. Per carità, scelte legislative, e ce le dovremo tenere sin tanto che altri tempi politici convincessero il legislatore a modificarle. * * * Si diceva che c è una notevole stratificazione normativa su questioni interessate dal commercio elettronico. Una delle ultime direttive comunitarie si occupa, anzi, proprio di dare indicazioni agli stati membri sul come strutturare i loro ordinamenti legislativonormativi, in funzione del commercio elettronico. È la direttiva n. 31 del Non ne faremo altro se non un cenno, perché gli aspetti che tocca sono effettivamente tanti: dalla tassazione alla responsabilità del provider, alla tutela dei dati personali, a molte altre cose. Altra direttiva, non di tanto tempo fa, è la 1999/93/CE del Parlamento Europeo, relativa ad un quadro comunitario per l adozione delle firme elettroniche. Ci sono, poi, altre direttive ancora: mi viene in mente anche quella sulle vendite a distanza, e così via. Tutti provvedimenti volti a cercare di integrare tra loro i sistemi giuridici degli Stati comunitari, al fine di consentire quello di cui si parlava prima e, cioè, una effettiva transnazionalità del commercio elettronico anche per gli aspetti giuridici. Ma, al di là delle direttive, quello che poi, in concreto, interessa di più è l attuale sistema positivo sistema giuridico italiano: non fosse altro perché un attività di commercio elettronico che l imprenditore nostrano intendesse accendere sarebbe oggetto, anzitutto (è l esperienza statistica che lo insegna, quantomeno per il business to consumer) delle attenzioni dei soggetti italiani. Ed anche qui gli aspetti da esaminare sono tanti. Facciamo un passo indietro. Si sa che il commercio elettronico può essere svolto a più livelli, o in più direzioni. Le statistiche dicono che il settore del business to consumer costituisce una percentuale minoritaria del commercio elettronico. Il vero settore di vocazione del commercio elettronico è quello da impresa a impresa, il business to business. Quanto meno, allo stato attuale e per i volumi del fatturato complessivo. Ma, il business to consumer, proprio perché involge 15

18 sperequazione tra soggetti operativi (soggetto forte e soggetto debole) e nonostante sia l aspetto minoritario - anche se non si tratta certo di percentuali infinitesimali - è quello che più ha attratto l attenzione del legislatore. Sia chiaro che non si deve pensare al commercio elettronico come qualcosa che abbia assoluta necessità di nuova normativa in termini di principi generali. Anche la normativa preesistente e anche la normativa codificata, è sicuramente, per molti aspetti, adatta almeno, appunto in generale a gestire il commercio elettronico. Non occorre una nuova normativa per stabilire come si stipulano i contratti in via telematica: esiste già la disciplina codicistica, che ci dice cos è un contratto, come si stipula, dove e quando si intende stipulato e così via: possiamo riferirci agli artt e ss. del codice civile. Si tratterrà, semplicemente, di rilevare le situazioni di fatto e di classificarle secondo lo schema legale esistente. È pacifico che, se un contratto è per via telematica, ad esempio perché stipulato attraverso posta elettronica, si tratterrà di capire quando la comunicazione di proposta o di accettazione arriva, dove arriva, quando si intende conosciuta e quant altro. È, del pari, pacifico che, se si stipula un contratto a mezzo di un modulo web, per intenderci, in cui si compilano i campi con nome e cognome, partita IVA, se del caso carta di credito eccetera, si dovrà individuare capire quando e dove la mia accettazione della proposta all imprenditore arriva a destinazione. Ma si tratta solo di interpretare circostanze di fatto. In realtà, dunque, le regole generali per capire queste cose, esistono già. Al di là di questi, generali, sono altri gli aspetti che preoccupano il legislatore e di cui l operatore di commercio elettronico deve tenere conto assolutamente. Mi occuperò, in particolare, del commercio business to consumer. E, infatti, il settore che richiede le maggiori cautele, non presentando invece aspetti particolarmente problematici (rispetto all applicazione delle regole generali) l attività contrattuale business to business. La preoccupazione del legislatore, non solo italiano (vedasi la citata direttiva comunitaria) è quella, appunto, di cercare di tutelare una figura, che è considerata, a tutti gli effetti, meno avveduta, meno potente contrattualmente rispetto all imprenditore proponente (meglio: che invita ad offrire) la stipulazione del contratto in linea. Il criterio-guida fondamentale delle legislazioni più moderne arriva, addirittura, a soluzioni che possono far sorridere. Negli Stati Uniti, per esempio, dove, in realtà, la produzione legislativa è relativamente contenuta rispetto alla nostra (perché loro hanno un sistema basato, soprattutto, sui precedenti di giurisprudenza, cioè le pronunce dei giudici), è invalso, per quel che è il commercio, non solo elettronico, di beni di consumo in genere, il principio che io chiamerei dell abitante del ghetto. Che può essere così letto: tutta 16

19 la contrattazione con il consumatore, col singolo consumatore deve essere improntata ad una chiarezza tale e ad una tutela tale che il contratto lo deve capire anche l ultimo abitante dell ultimo ghetto. È famoso un precedente giudiziario, per cui una casa produttrice di forni a microonde venne condannata per danni nei confronti di una signora, la quale aveva sperato di asciugare il suo gattino dentro al forno a microonde. Nel libro delle istruzioni, invero, non c era scritto che il gatto non si può asciugare in quel modo. E veniamo al nostro sistema giuridico. Ricordiamo, anzitutto, che esiste una prima normativa, che è sempre questa - il Codice Civile - che introduce il concetto di clausole vessatorie. Le conosciamo tutti: sono quelle di solito richiamate in carattere minuscolo, in calce ai moduli contrattuali e che ritroviamo, ad esempio, tutte le volte che stipuliamo un contratto di apertura di credito, piuttosto che di conto corrente, con una Banca oppure una polizza assicurativa. L art comma secondo c.c. avverte che se queste particolari clausole non vengono approvate specificatamente in forma scritta, non hanno alcuna efficacia nei confronti del contraente che non ha predisposto le condizioni generali di contratto. Per inciso, tale disciplina si applica a tutti i contratti formati mediante condizioni generali, anche a quelli non coinvolgenti consumatori. Più recentemente, con la legge n , sono state introdotte delle altre norme, che sono state inserite come art. da 1496bis a 1496sexies del codice civile: un intero capo, intitolato dei contratti del consumatore. Si parla ancora di clausole vessatorie, ma è qualcosa di diverso da quelle sopra ricordate. Tanto è vero, che non parla più di approvazione separata per iscritto, ma di clausole comunque abusive nella loro sostanza. Clausole che, se vengono inserite nei contratti col consumatore, per lo più non sono efficaci (nel senso che si presumono vessatorie, salvo prova contraria) nei confronti del contraente ritenuto più debole, individuato nel consumatore. Il salto di qualità comincia qui. Mentre nelle clausole vessatorie ai sensi del citato art comma secondo c.c. chiunque è tutelato, purché non sia la parte che ha predisposto il contratto, nella disciplina delle clausole, che chiameremo abusive, citate dall art. 1469bis comma terzo c.c. si fa riferimento ad una figura che è quella del consumatore. Ed ancora, il legislatore si occupa anche di quelle ipotesi in cui la vendita non venga conclusa dall acquirente-consumatore nei locali dell impresa del venditore. Ed allora, ecco una normativa, quella della legge numero 50 del D. lgs. (che recepisce una precedente direttiva comunitaria) n. 50 del 1992, che si occupa proprio delle vendite concluse fuori dai locali dell impresa del venditore. Ancora a tutela del consumatore. 17

20 Ma non bastava. L avvento massiccio dei mezzi telematici di comunicazione ha imposto delle altre novità normative. Trattasi di condizioni di stipula del contratto, come in Internet, per cui pare di non essere più in un mondo fisico. Siamo in un mondo in cui le volontà possono incontrarsi anche solo per il tramite di segnali elettronici, o simili. Ed ecco, allora, la necessità di un ulteriore livello di normazione, che è quello relativo alla vendita conclusa per il tramite di mezzi di comunicazione a distanza, tra cui - ovviamente - quelli telematici: il D. Lgs. (ancora emesso in ossequio a una specifica direttiva comunitaria) n. 185 del 1999, il quale introduce condizioni ancora più pesanti per il contraente professionista. Sarebbe eccessivo, in questa sede, soffermarsi nel dettaglio: si disciplina ancora e più rigidamente - rispetto al D. lgs. n. 50/ il diritto di recesso del consumatore; gli obblighi di informazione e comunicazione per il professionista; i rapporti con il soggetto terzo finanziatore a mezzo di carta di credito o credito al consumo, e così via. L importante, in questa sede, è ricordare l esistenza e la pertinenza di queste normative anche all ipotesi del commercio elettronico: e sapere, quanto meno, che ci sono e che bisogna andare a leggersele, prima di operare, secondo l esempio che qui più ci interessa, mediante un sito di commercio elettronico. Allora, si inizia ad avere una mole grossa di disposizioni, che si occupano di contraente debole, consumatore o non consumatore che sia. Cominciamo ad avere dei contrasti o, quantomeno, discipline che si sovrappongono. Come affrontiamo i conflitti? Spesso, li risolve la normativa stessa. La disciplina transitoria, per esempio, del Testo Legislativo ultimo citato, il D. lgs. 185/1999, chiarisce che laddove ci sia un incoccio di situazioni per cui sarebbero applicabili sia la legge n. 50/1992 che il testo legislativo n. 185/1999 prevarrà, fino all emanazione di normativa coordinata ed in quanto più favorevole al consumatore, la disciplina del D. lgs. 185/1999. Ma, molto spesso, in questo incoccio, non c è una disciplina della soluzione. E, allora, l interprete giurista avrà il suo da fare. Lo si dica anche - lo si accennava anche in altra riunione, ove si discusse sulla la firma digitale - per quel che riguarda un aspetto importantissimo della nostra vita del futuro prossimo, che è la firma elettronica. Lo Stato italiano ha adottato una normativa (D.P.R. n. 513/1997 con tutti i successivi regolamenti tecnici, emesso in ossequio alla legge-delega n. 59/1997), che ci parla di documento informatico, di firma digitale e quant altro; introduce, in particolare, la firma digitale a doppia chiave crittografica, l emissione della chiave da parte dell operatore certificato, l albo dei certificatori, eccetera. A fronte di questo, segue una direttiva comunitaria (la n. 1999/93/CE del 13/12/1999) che stravolge tutto e che ci dice che gli enti, i quali rilasceranno la firma digitale, non possono essere soggetti ad alcuna autorizzazio- 18

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