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1 RODOLFO ERNESTO MICHELE CRUCELI TRASLOCHI e MODIFICHE VINI COMPLETE BIRRE ACQUE GASSATE 25 anni di esperienza Da tre ABBIATEGRASSO generazioni al vostro (MI) servizio. Per Tel. pronta consegna: Telefono VIGEVANO (PV) Via Tel. Valle S. Martino, - Cell VIGEVANO l altra voce per Vigevano DESERTO MENSILE - F 1,00 Anno o n o 9 - giugno Redazione: Via Dante, 25 - Vigevano - Amministrazione: Edizioni Agorà di Salluzzo Davide, Via Bellini 28, Vigevano - Stampa: Edizioni Tipografia Commerciale, Corso Roma 200, Cilavegna - Spedizione in abb. post. 45% art. 2 comma 20/B legge 662/96 Pavia Iscritto nel Registro Periodici n 4, 11 settembre 2001, Tribunale di Vigevano - Commerciale: 36 mm x 1 colonna L a modulo - Finanziari, legali, sentenze, concorsi: L al millimetro - Propaganda elettorale: L a modulo ACQUE MINERALI E OLIGOMINERALI VINI DOC - D.O.CG DELLE MIGLIORI ZONE ITALIANE Via Gravellona 29 Da tre generazioni al vostro servizio. Per pronta consegna: VIGEVANO Telefono Via Valle Tel. S Martino, VIGEVANO ANNO 4º n marzo 2004 Mensile 1,00 Sped. Abb. postale 45%. Art 2 comma 20/b legge 662/96 Pavia La nuova viabilità svuota via Dante e il centro storico. I commercianti: Così muore la città Ad aprile parte il Filo d Argento per gli anziani Vota il sindaco ideale I campioni dello spreco Oratori: la carica del Gi.Fra Il mio Berlinguer Impara l archeologia al museo di Gambolò CARROZZERIA LOMBARDA VIGEVANO - C.so Genova, 120 Tel IN CASO DI SINISTRO SOCCORSO STRADALE REPERIBILE 24 ORE SU 24 VETTURA DI CORTESIA PER RIPARAZIONI SUPERIORI A 3 GIORNI Pagamenti diretti da assicurazioni in presenza di deleghe. Consegna presso la vostra abitazione della vettura riparata FLAG SCHOOL: IL POSTO GIUSTO PER IMPARARE LE LINGUE. VIGEVANO - VIA BIFFIGNANDI, 37 - TEL Caffè VIGEVANO Torrefazione dal 1921 Via trivulzio, 45 - Tel

2 rubriche e opinioni Continua il sondaggio proposto dalla Barriera sul Sindaco ideale. Ecco i segnalati IL MIO CANDIDATO È... P ieno successo del sondaggio lanciato il mese scorso dal nostro giornale riguardante l indicazione del mio sindaco ideale. Numerose segnalazioni sono arrivate in redazione ed altre continuano a giungere anche mentre stiamo andando in stampa. Segno evidente della voglia di partecipare direttamente alle scelte amministritave da parte dei cittadini. Basta, dunque, con scelte che scaturiscono nelle segrete stanze delle segreterie dei partiti o frutto di strane alleanze. SEGNALA IL TUO SINDACO IDEALE Nome Cognome Eventuali motivazioni IL CANDITATO PIÙ CURIOSO La nostra modesta indagine, senza presunzione di scientificità ha dato i suoi frutti. Non passa giorno che giunga qualche mail, fax o lettera. Altri, più semplicemente, hanno segnalato la loro preferenza a voce. In questa pagina troverete i nomi sino ad ora segnalati. L elenco che pubblichiamo è in rigoroso ordine alfabetico e per scelta non abbiamo indicato la quantità di preferenze riversatasi sui singoli nomi. Questo perchè, come abbiamo già detto, le consultazioni sono ancora aperte. Chi è intenzionato a votare potrà farlo utilizzando esclusivamente la scheda sotto riportata e imbucarla in alcune edico- San Giovannino Motivazione: Ha la stessa capacità decisionale e lo stesso dinamismo dell attuale sindaco prof. Cotta Ramusino, ma con più esperienza, visto che sta lì a guardare la città da più secoli! le cittadine. Naturalmente potrete consegnare il vostro voto anche presso la nostra redazione (Via Mons. Berruti, 2. Sopra il cinema Odeon). LE EDICOLE DOVE IMBUCARE LA SCHEDA Piazza Volta Corso Cavour Corso Vitt. Emanuele Corso Novara Corso Milano Via Donizetti Via San Giovanni Via Matteotti 2 Viale Montegrappa Corso Pavia Viale Petrarca Latteria di Via Dante I CANDIDATI SEGNALATI Matteo Altobelli Iole Barettoni Valerio Bonecchi Domenico Fornasari Roberto Guarchi Ferdinando Merlo Don Emilio Pastormerlo Carlo Pizzi Antonio Prati Ambrogio Cotta Ramusino Luciano Saino Carlo Santagostino Fiorella Valvo Dalmazio Verlich Giuseppe Vico San Giüanin, sindaco ideale per la città? Direttore responsabile: Daniele Perboni Hanno collaborato a questo numero: Marco Beretta (responsabile pagine culturali), Bruno Ansani, Ivan Barbieri, Maria Bianchi, Alessio Bucci, Mariolina Cerri, Max Dilly, Sara Valentina Di Palma, Max Cinquantatrè, Alessia Gennari, Barbara Preatoni, Ferruccio Quaroni, Pierpaolo Romani, Davide Salluzzo, Sansone, Ezio Sartoris, Giulio Savy, M. P. Tekel, Antonio Testa, Nadia Vighi, Veronica Zhuravel Segreteria di Redazione: Roberta Beretta, Gloria Bergonzi Redazione: Via Mons. Berruti, 2 - Vigevano Tel Fax Edizioni: Associazione Culturale La Barriera - Vigevano Stampa: Edizioni Tipografia Commerciale Cilavegna Foto: Qugipi, Gaviglio, Bai, Max ASSOCIATO ALL USPI - Unione Stampa Periodica Italiana

3 ELEZIONI AMMINISTRIVE? FERMATE LA CITTÀ EDITORIALE na famosa battuta del senatore a vita Giulio U Andreotti, uno che ha passato indenne mille tempeste della prima e seconda Repubblica, recita: il potere logora... chi non ce l ha. Illuminante. Questa freddura, però, non si addice ai nostri amministratori pubblici: Sindaco e giunta tutta. Per chi vuole rimanere in sella, infatti, nell imminenza di ogni tornata elettorale, è quasi obbligo mettere in cantiere e mantenere le promesse elargite a piene mani e con dovizia di particolari in campagna elettorale. Tutti, dunque, si attendevano, e si attendono tutt ora, dai nostri cari amministratori una pletora di iniziative tali da cambiare quasi radicalmente il volto alla città. Tanto per non essere ripetitivi ricordiamo il ponte sul Ticino (i lavori dovevano partire entro l autunno ), il nuovo palazzetto dello sport (che fine ha fatto, dato che il Comune sta già pagando il mutuo aperto per acquistare il terreno?), la nuova stazione ferroviaria e il conseguente interramento del doppio binario, il netto no alla costruzione di centri commerciali ( saranno la morte dei piccoli negozi, urlavano in campagna elettorale... ed ora eccoli pronti a strombazzare che per la città si tratta di un ottima opportunità, da non lasciarsi sfuggire...). E potremmo continuare all infinito. Invece... Invece nulla di tutto questo. La parola d ordine è: tutti fermi, nessuna nuova, buona nuova. Decisamente originale la linea politica dei nostri amati amministratori ad un anno dalle prossime elezioni amministrative (ricordiamo che i vigevanesi, per rinnovare le cariche pubbliche, saranno chiamati alle urne nella primavera del 2005 ). Pur di non correre il rischio di scontentare qualcuno preferiscono mandare tutto alla malora. Chi non fa non falla. Strade con i buchi (come documentiamo chiaramente a pagina 16)? Lasciamole come sono: gli abitanti potrebbero alterarsi alla chiusura della loro via. Nuovi parcheggi? Ma perché? Tanto i cittadini sanno arrangiarsi da soli. Insomma, immobilità assoluta. Così facendo pensano di nascondere agli elettori le innumerevoli mancanze di questi ultimi quattro anni di amministrazione. L ultima trovata è l apertura del nuovo nido interaziendale in comune. Migliaia di Euro spesi per aprire una struttura che ospiterà al massimo 15 bambini e dai costi esorbitanti. Si parla di 500 euro mensili. Il tutto per accontentare le voglie della neo mamma assessore Antonella Mairate che improvvisamente, dopo aver partorito, si è accorta che non poteva continuare ad affidare il figlioletto alle cure degli impiegati comunali. E a chi verrà affidata le gestione del nido? Ma ad una cooperativa esterna naturalmente. Costa meno. Meglio esternalizzare servizi che, da sempre, sono il fiore all occhiello di questa amministrazione. Ma se l imperativo è risparmiare, perché non appaltare a ditte private anche la ragioneria, o l ufficio tecnico? Meglio ancora: dato che il comune è visto ormai come un azienda che deve produrre utili e non come dispensatore di servizi per la collettività e, naturalmente, pagati da tutti, perché non mettersi nelle mani di uno studio di consulenza? Così si evitano anche i costi di inutili elezioni da ripetersi ogni cinque anni. In quest era di imperante e sfrenato liberismo, siamo sicuri che qualcuno ci sta già pensando. E non solo nello schieramento di centro destra... Daniele Perboni E GIARGIANA S IN... FURIÒ di Si è proprio sfogato l assessore all urbanistica Giargiana. Le ha cantate a tutti: sindaco e addetti ai lavori. Appena ha visto la pagina pubblicitaria del Piano Regolatore apparsa sul più diffuso settimanale cittadino è sobbalzato sulla sedia. Tutto il merito andava a sindaco e dirigente di settore mentre lui, l assessore che tanto ha dato, non veniva nemmeno citato di striscio. Stessa identica cosa sui manifesti che hanno tappezzato la città. Gli è proprio rimasta nel gozzo. E l ha dovuta sputare subito. Ha brandito la cornetta del telefono ed ha chiamato tutti i chiamabili, ed a tutti ha scandito una giaculatoria degna di uno scaricatore di porto. E poi ha chiamato anche il giornale per rendere pubblico il suo sfogo. Non per farsi pubblicità, lui non ci tiene; è che proprio non gli va giù. D altra parte qualcuno gliel ha combinata davvero grossa. Ed a rendere ancora più indigesta la cosa, il colpevole naturalmente non salta fuori. Tutti campioni di scaricabarile gli addetti ai lavori, a tutti i livelli. Però tutti gli manifestano solidarietà. Ci associamo anche noi. E intanto lui si rode. Non l ha proprio digerita. Ha minacciato anche di non occuparsi più del PRG. Si sente escluso dalla partita. Un dubbio ci frulla nella testa, e forse non solo a noi: che il mitico dottor Cantella, strapagato responsabile della comunicazione del comune, avvezzo ad errori, strafalcioni, imprecisioni e dimenticanze, abbia compiuto l ennesima cazzata? DAGLI E RIDAGLI, L HANNO FATTA Ma cosa sarà successo? No, non è possibile. Non si saranno mica sbagliati? O stanno cominciando a capire? Improvvisamente e senza tanti clamori, in viale Mazzini è comparsa una pista ciclabile senza muro! Forse si sono dati un occhiata intorno, hanno dato una sbirciata un poco oltre il loro naso e si sono resi conto che anche Vigevano poteva abbandonare lo stile grande muraglia cinese di via Cararola frutto, ne siamo convinti, di una notte insonne a causa di eccessi alimentari a base di nervetti e cotiche. Le prove generali le avevano già fatte in corso Anita Garibaldi, con i lavori di riqualificazione di piazza Volta ma, non troppo pratichi, hanno pasticciato un pò e insieme alle biciclette ci hanno fatto passare anche l autobus. O magari nelle intenzioni c era una corsia per l autobus e ci hanno fatto passare anche le biciclette. Fossimo stati vicino a Malpensa probabilmente ci avrebbero fatto atterrare i voli intercontinentali. Comunque, cominciavamo a dubitare che proprio non ci fosse nulla da fare. E invece no. Dagli e ridagli... l esperienza insegna, e con un po di buona volontà e un minimo di applicazione, alla prova successiva, viale Mazzini appunto, hanno aggiustato il tiro. Forse si sono fatti consigliare o, forse, hanno preso ispirazione dalle pagine della Barriera. Fatto sta che in viale Mazzini, come in tutti i paesi normali e di consolidata tradizione ciclistica, è bastata una semplice striscia per terra. In fondo non era così difficile. Adesso che la "pista" giusta è stata imboccata speriamo che si continui.

4 rubriche e opinioni SCRIVI PURE AL SINDACO TANTO NON RISPONDE Prof. Ambrogio Cotta Ramusino Nell ormai lontano anno 2002 avevo contestato alla ASM Vigevano-Lomellina un addebito, ritenuto improprio, per una negligenza che non avevo compiuta. Avendo avuto risposta negativa ed insoddisfacente mi ero rivolto al Difensore Civico, esponendo il caso e sollecitando un suo mirato intervento. Il Difensore Civico è previsto dalla Legge che ha demandato ai Comuni l istituzione di questa figura utile a mediare fra la burocrazia e gli utenti/cittadini. Ma nonostante ripetuti solleciti non ho avuto risposta alcuna. Ed allora mi sono rivolto a lei, signor Sindaco con lettera 6/6/2003 e successiva 12/8 affidandomi all elementare concetto sindacare le azioni altrui. Però, a tutt oggi, non ho avuto riscontro. E nel merito mi permetto rammentarle che la Legge impone all Ente Pubblico una risposta alle lettere ricevute entro 30 giorni. A questo punto mi domando e le domando se sia il caso ch io sviluppi in dettaglio la strana situazione e, in particolare, il suo discutibile comportamento Luciano Girardi LETTERA AD UN GIOVANE POLITICO SEGNALATO PER COCAINA I clamori pettegoli del caso cocaina a Vigevano, si vanno pian piano spegnendo e la città pare che torni ad avvolgere, sotto una coltre di apparente benessere, tutto il suo disagio insieme alle 150 persone segnalate. Salito alla ribalta come il giovane politico consumatore di polvere bianca, anche tu rientri pian piano nella quotidianità. Riprendono le riunioni politiche, gli incontri pubblici, i programmi da realizzare. Ma per te non sarà più come prima. Dopo l orgia di clamori pettegoli, ti porti appresso l ombra di un sospetto, come fosse un cattivo odore. Le persone che ti incrociano per via ti salutano e poi ammiccano tra loro. Quando entri in una sala, qualcuno ti guarda e si da di gomito con il vicino. Il tuo nome circola nelle chiacchiere più futili e chiunque si sente in diritto di associarlo alla cocaina, come se avesse notizie di prima mano. Non sarà un bel vivere. Lascia che te lo dica, a mio parere hai perso una occasione. So che ti sembrerà assurdo ciò che ti sto per dire, ma se ci rifletti bene, non lo è poi tanto. Invece di lasciare andare le cose in questo modo sui giornali, avresti potuto prendere l iniziativa e rilasciare una dichiarazione pubblica. Avresti detto, più o meno, una cosa di questo genere: si, è vero, ho usato cocaina. All inizio per curiosità, poi mi sono accorto che mi faceva sentire più sicuro e più brillante, mi rendeva più facili le cose con le donne, mi dava l energia che i miei ritmi di vita richiedono. Pensavo che avrei potuto smettere in ogni momento e non mi accorgevo che stava diventando una abitudine. Avere un ruolo politico ti fa sentire importante, diverso dalla gente comune. Non credevo che venissero a prendere proprio me. Anche la cocaina ti fa sentire importante, per questo piace. Adesso voglio smettere. Per tanti motivi, ma soprattutto perché voglio continuare a fare politica, pulito. Se non ci riesco da solo, mi farò aiutare. In fondo essere stato scoperto è un sollievo. Non devo più nascondermi. Adesso sono più libero, anche di chiedere aiuto. Questo avresti potuto dichiarare, o qualche cosa di simile. La vera forza di un uomo non è nascondere le proprie debolezze, ma prima di tutto riconoscerle, per affrontarle e superarle, magari con l aiuto degli altri. Avresti dato un bel messaggio ai giovani, di uno che è capace di mettersi in discussione e di cambiare. I tuoi colleghi di partito forse ti avrebbero costretto a dimetterti dalle cariche che occupi, perché non capivo il valore della tua testimonianza, o per soddisfare appetiti di altri. Ma la gente avrebbe apprezzato perché ti sentiva più vicino, più fragile ed in ultima analisi più umano. E probabilmente alle prossime elezioni avresti preso anche più voti Riccardo Agostini UN PULLMAN PER IL CORTEO ANTI GUERRA DEL 20 MARZO I circoli di Vigevano e della Lomellina del Partito della Rifondazione Comunista hanno deciso di organizzare un pullman per partecipare alla manifestazione contro la guerra in Iraq, per la fine dell occupazione ed il ritiro delle truppe occupanti e per la pace in Medio Oriente prevista per sabato 20 marzo a Roma e che vedrà scendere in piazza il popolo pacifista così come avverrà in contemporanea in tutte le capitali del mondo. La partenza del pullman è prevista nel primo mattino di sabato 20 marzo ed il rientro avverrà nella notte dello stesso giorno. Chi volesse partecipare può contattare il circolo del Prc di Vigevano (via Boldrini 1, ogni venerdì sera dalle ore 21) o i circoli della Lomellina, telefonare al numero o inviare un a: Le adesioni si ricevono fino a lunedì 15 marzo. TUTTI PAZZI PER LE UOVA Nel 2002 abbiamo consumato quasi 13 miliardi di uova, con una media annua di 223 uova a testa: 142 cucinate direttamente e 81 come ingrediente nascosto in altri piatti. I dati sono dell'una - Unione Nazionale Avicoltura che ha confermato che su dieci uova, nove sono di provenienza nazionale ma prodotte in batteria (fonte ANSA). In Europa 250 milioni di galline, di cui oltre 40 milioni solo in Italia, sono rinchiuse negli allevamenti e oltre il 90% di questi animali è ancora allevato in gabbie di batteria (dati LAV). Spazi ridotti, piccole gabbie sistemate all'interno di immensi capannoni dislocate fino a otto piani, dove le galline sono rinchiuse in gruppi di quattro o cinque. Con l'entrata in vigore della nuova legislazione (Direttiva Europea 74/99/CE del 19 luglio 1999), ogni animale dovrebbe avere a disposizione 550 cmq (meno di un foglio da fotocopia). Insieme allo spazio, anche la "speranza di vita" di una gallina è notevolmente diminuita: si è passati da una media di sette anni a circa sei mesi. (da Vegetariani.it). BIBLIOTECHE CONTRO I PRESTITI A PAGAMENTO L'Unione Europea ha avviato recentemente un procedimento contro alcuni paesi, tra i quali anche l'italia, per non aver introdotto l'obbligo di remunerazione dovuta agli editori per i prestiti effettuati nelle biblioteche. A tal proposito, si è parlato dell'introduzione di un ticket. Questo significa che le biblioteche pubbliche italiane potrebbero essere costrette, per garantire questo diritto degli autori e (di altri titolari), a versare del denaro: il che potrebbe significare chiedere denaro agli utenti per prendere un libro in prestito. Secondo la EUCD (European Union Copyright Directive), infatti, gli editori devono ricevere una remunerazione anche dal prestito delle opere. Sia in Europa che in Italia si registra una forte mobilitazione contro questa infausta possibilità. Da noi le adesioni alla campagna NON PAGO DI LEGGERE le sta raccogliendo la biblioteca di Cologno Monzese. Informazioni: BOND PARMALAT: UN MILIONE DI EURO IN FUMO Il bilancio è desolante: fiumi di denaro sono stati convogliati da risparmiatori vigevanesi sui bond Parmalat e prima ancora su quelli Cirio e sui fondi argentini. I dati sono forniti dalla Federconsumatori. Non è certo la totalità dei casi, ma i numeri possono dare un idea dice il responsabile provinciale Spadini. Le cifre: all organizzazione dei consumatori per il caso Parmalat si sono rivolti 106 cittadini. La cifra raccolta è di oltre un milione di euro (alcune banche, un tempo locali e poi assorbite da altre più grandi, si sono particolarmente distinte nell opera di drenaggio delle tasche dei cittadini). Quasi mezzo milione di euro invece per il caso Cirio e per i fondi argentini. Se allarghiamo il dato a tutta la provincia di Pavia il caso Parmalat assume dimensioni drammatiche: bruciati almeno 4 milioni di euro. RC AUTO TROPPO CARA: SENTENZA ESEMPLARE A VIGEVANO Viene da Vigevano la prima sentenza favorevole a un cittadino contro le compagnie assicurative in materia di RC auto. Il giudice di pace Geremia ha dato ragione a un vigevanese, patrocinato dall avvocato Giulio Santagostino. La vicenda. L Antitrust lo aveva detto due anni fa: alcune compagnie assicurative fanno cartello e in questo modo applicano tariffe non corrette. Molti cittadini hanno fatto ricorso per ottenere una soddisfazione quantomeno di principio. Le compagnie annunciarono che avrebbero resistito a ogni richiesta di rimborso e il fronte ora è stato rotto proprio dal giudice di pace vigevanese. L assicurazione è stata condannata a risarcire 200 euro (più tutte le spese processuali) al cittadino ricorrente. Un segnale importante per tutti coloro che si sentono tartassati da Rc auto esose e ingiustificate. 11 SETTEMBRE: MA ALLORA LA CIA SAPEVA? L'inchiesta del New York Times è clamorosa. Nel marzo 1999, due anni e mezzo prima dell'11 settembre, l'intelligence tedesca aveva comunicato alla Cia nome e numero di telefono negli Emirati arabi di Marwan al-shehhi, uno dei dirottatori dell'11 settembre, chiedendo agli americani di seguirne gli spostamenti. L'informazione era stata ottenuta intercettando le telefonate di Mohamed Heidar Zammar, un militante islamico di stanza ad Amburgo in stretti rapporti con alcuni leader di Al-Qaeda che avrebbero pianificato gli attacchi. La rivelazione confermata sia dall'intelligence tedesca che da quella Usa è un elemento importante nei lavori della commissione indipendente sull'11 settembre, promessa da Bush dopo le elezioni che si terranno nel novembre 2004.

5 I di Antonio Testa FILANTROPIA ARMATA di Eubulide hi fino ad ora serbava da scettico intestardito qualche Cdubbio, intorno all immenso ventaglio delle possibilità aperto dagli ultimi successi della scienza, è bello e servito. Abbiamo potuto tutti osservare, per così dire, con teleocchi e monitors le sorprendenti immagini che, rimbalzando dagli schermi domestici dei nostri tinelli o soggiorni, ci hanno resi spettatori di un autentico miracolo. I traguardi, inimmaginabili fino a poco fa, raggiunti dall impiego delle nanotecnologie hanno consentito di superare oltre ogni limite quel trattamento frutto di saperi, competenze, e magici rituali, col quale gli antichi Egizi consegnavano all immortalità Faraoni, dignitari e potenti di turno, mummificandone i cadaveri. Oggi con il ricorso al nanolifting non è più necessario attendere il decesso del soggetto da strappare alle fredde ali del tempo ; si interviene quando ancora egli è vivo e vegeto, e il risultato non ha nulla da invidiare a quelli ottenuti dagli antichi medici di Menfi o di Tebe: una mummia perfetta. Né c è da preoccuparsi di confondere una mummia viva con una morta. Se dice cazzate la mummia è viva. Sconfitto il tempo che si era annidato in perfide e comunistiche zampe di galline agli angoli degli occhi, finalmente n questi ultimi giorni, dopo la comunicazione d intenti de l Unità dichiarata sullo stesso giornale dal direttore Furio Colombo, abbiamo assistito a una serie di autorevolissimi interventi di importanti esponenti dei DS, tutti rivolti a stigmatizzare la critica espressa dal giornale alla decisione della non partecipazione al voto di quel partito, sul decreto di rifinanziamento di tutte le missioni militari italiane all estero. Si parva licet componere magnis, mi sembra che tutti gli argomenti addotti a sostegno della posizione assunta dalla maggioranza del partito possano essere raggruppati e distinti in tre fondamentali: a) una forza di opposizione responsabile non deve mai smarrire una propria cultura di governo; b) quel voto non impegnava e non impegna i rappresentanti del popolo a pronunciarsi a favore o contro la guerra in Iraq e, il sostenerlo, è falso oltre che mistificatorio; c) un accorto realismo politico induce a prendere atto che, purtroppo, la guerra c è stata e si tratta oggi di scongiurarne gli effetti più catastrofici, evitando di abbandonare gli iracheni, senza guida e senza governo alcuno, alle loro lotte intestine o addirittura a una guerra civile dagli incalcolabili costi umani. Per quanto riguarda il primo argomento. Quale principio assoluto sancisce che una forza politica che abbia cultura di governo debba approvare e non condannare la presenza di forze armate di occupazione del proprio paese in terra straniera, come conseguenza di una guerra illegale, i cui pretesti si sono rivelati fondati sulla menzogna e sull inganno? Chi si è opposto all invio di concittadini soldati italiani, sotto il comando strategico anglo-americano in Iraq, non può poi non continuare ad opporsi esplicitamente, con un voto in parlamento contro quella scelta che violò e tuttora viola la costituzione repubblicana. Si è detto che la maggioranza di governo, imbrogliando le carte, ha furbescamente messo insieme in un solo decreto tutti i finanziamenti riguardanti le missioni dei nostri militari all estero, compresi quelli per l Iraq. Se i DS avessero votato no avrebbero misconosciuto l alto contributo umanitario offerto dai nostri soldati nelle missioni di pace nel mondo. La non partecipazione al voto significherebbe una condanna per la politica estera del governo, ma nel contempo, rispetto verso i nostri militari impegnati in missioni delicate e ad alto rischio. Sta di fatto però, che per giustificare quel non voto si è resa e si rende necessaria una complessa spiegazione per rivelarne l intenzione nascosta, niente affatto evidente a prima vista, con una logica poco convincente. Perché non votare direttamente no e spiegare successivamente che quel voto non era diretto contro i nostri giovani, gettati in uno scenario di guerra con la menzogna della missione di pace, ma contro il governo e il suo primo ministro, che per guadagnarsi la stima e l amicizia di Bush ne aveva assecondato la follia della guerra preventiva? La Francia e la Germania hanno affidato il potere a persone prive di cultura di governo, visto che si sono ostinate a chiedere che sia l ONU a gestire la crisi irachena dopo il vulnus inferto con la guerra? Ma siamo sicuri (secondo argomento) che quel voto non riguardi affatto la questione della pace o della guerra? Che la situazione è ormai mutata e che si tratta ora di decidere su tutt altra cosa? Per tentare qualche risposta è necessario sollevare lo sguardo oltre il contingente e ricercare nella situazione storica attuale la vera ragione che ha indotto il governo americano alla guerra. Quel governo è espressione di una nuova classe sociale (la global class ), incubata negli anni Ottanta del secolo scorso, esplosa e dilagata dopo l implosione del comunismo, autolegittimata al dominio planetario dopo l attacco alle due torri. È costituita secondo il sociologo americano Christopher Lasch ( La ribellione dell èlite ) da categorie di persone abili nel trattare le informazioni, la cui qualificazione professionale è rappresentata dalla capacità di vendere sul mercato le proprie competenze. Queste categorie hanno sottratto l economia all impresa produttiva, sostituita dalla finanza con i suoi simboli, le sue icòne che viaggiano on line spostando titolo e capitali sempre più virtuali, sempre più distanti dalle regole, dalle istituzioni, dalla inerme e irrisa democrazia che, abituata a disciplinare uomini in carne e ossa e beni reali e palpabili, non ha strumenti per afferrare ciò che è evanescente, illegale perchè estraneo alla norma, superpotente perché non conosce ostacoli. Questa nuova classe ha occupato o si è posta al di sopra di banche, borse, sistemi di comunicazione e mediatici. Si appella al mercato perché sa di poterlo inventare, drogarlo e disfarlo a piacimento. Per poter perpetrare la pura caccia al potere senza ideale e senza meta, conservando in uno stato ipnotico la politica, il diritto e i popoli, ha bisogno di giovarsi di un perenne stato di emergenza, ha bisogno di un nemico, della guerra che tacita i riottosi, eccita gli stupidi entusiasti, ripiana debiti risucchiando i crediti nello svuotamento dei valori nominali perché non più reali. Questa è la guerra di Bush. Questa è la guerra dei neo-conservatori; con essa i nostri ragazzi mandati a morire a Nassiriya non hanno niente da spartire. Dire che bisogna tirarli fuori da quella polveriera significa contrastare con atti concreti la teoria della guerra preventiva. Peccato che i nostri rappresentanti non siano sprovvisti di cultura di governo come il candidato alla Casa Bianca John Kerry. Avrebbero detto no, senza geniali esercizi dialettici incomprensibili. Richiamare i nostri soldati in patria (terzo argomento) potrebbe rafforzare la possibilità di un ritorno in scena più autorevole dell ONU, dell Europa, della Politica e della legalità internazionale. Significherebbe, per quel che riguarda la Sinistra, aver colto il senso della posta in giuoco, nella complessa svolta epocale di questo avvio di millennio. Si darebbe una mano anche ai democratici americani, impegnati nella grossa partita di novembre con Bush. Una loro vittoria aprirebbe un nuovo scenario, certamente più favorevole per risolvere i problemi degli Iracheni. Ci si risparmi, infine, per favore, lo spettacolo di una filantropia armata di tutto punto, preoccupata per la catastrofe che accadrebbe agli iracheni col ritiro degli occupanti. La catastrofe già c è ed è stata la guerra a provocarla. NANOTECNOLOGIE la mummia miliardaria può tranquillamente imprimersi nei teleschermi, come un icona invasiva e pirata sui desktop attaccati dagli hackers. Non è proprio l immortalità, ma almeno l apparente eterna giovinezza del virtuale, del posticcio, del vero finto che irrigidisce i fantasmi dei musei delle cere, è assicurato. Si sa che è impossibile veder nascere prima i ritratti e solo successivamente i soggetti che rappresentano, prima i monumenti e poi gli eroi veramente vissuti, prima le caricature e poi i volti autentici che vi sono trasfigurati. Il mirabolante potere del nanolifting rende invece questa assurda reversibilità esperienza concreta. Eccoci, perciò, in presenza del più sconcertante fenomeno al quale si possa mai assistere: una persona che non è altro che il proprio monumento, il proprio ritratto ritoccato, la propria caricatura impressa in un volto drammaticamente metafisico e al tempo stesso maschera dell inesistenza. Così volatilizzata, la mummia miliardaria e straparlante può sbizzarrirsi nella più sorprendente ubiquità mediatica. Questa sua qualità ci conforta, perché sappiamo che, per essere ovunque, essa è anche in un posto a lei consono, dove gli Italiani non hanno bisogno di mandarla, perché già c è.

6 Con i primi cittadini dagli anni 60 agli anni 80 ripercorriamo LA STORIA RIVISTA Un confronto fra i protagonisti della vita politica cittadina degli ultimi cinquant anni. Dalla Vigevano del dopoguerra a quella dei primi anni Novanta: ne parleremo il 2 aprile, in sala consigliare, con Francesco Soliano, Luigi Bertone, Carlo Santagostino e Lucia Rossi Quattro protagonisti della vita politico-amministrativa del passato a confronto. È quanto propone La Barriera per venerdì 2 aprile, chiamando attorno ad un tavolo Francesco Soliano, Lucia Rossi, Luigi Bertone e Carlo Santagostino. Nella scelta dei protagonisti chiamati a riflettere sul passato che li ha visti primi attori per capire il presente ed aiutarci a delineare il prossimo futuro ci siamo attenuti ad un identikit ben preciso. La scelta è caduta su persone che oggi non hanno più incarichi politici, su ex sindaci appartenenti all area di centro-sinistra, sui protagonisti di una lunga stagione politica iniziata nei primi anni Cinquanta e protrattasi per un trentennio. Tra le assenze almeno una va spiegata pubblicamente e riguarda Rosario Riccio Mandoliti, sindaco socialista e ora esponente di pridi Ezio Sartoris Lucia Rossi, unico sindaco donne nella storia di Vigevano. Resse la carica dal 1987 al 1989 e dal 1990 al 1993 QUARANT ANNI DI GIUNTE ROSSE a prima amministrazione comunale dopo la Liberazione venne nominata dal Comitato di Liberazione L Nazionale (che - presieduto dal pittore Emilio Galli, di formazione comunista ma indicato come rappresentante degli Artisti e dei Professionisti Antifascisti aveva assunto tutti i poteri in città già dal pomeriggio del 25 aprile) il 29 aprile 1945: chiamato a ricoprire la carica di sindaco fu il socialista Francesco Garbarino. Primo sindaco elettivo del dopoguerra fu Attilio Bonomi (Vigevano ): rimase in carica alla guida di una giunta di sinistra Pci-Psi per quattro anni, dal 3 maggio 1946 al maggio 1950 quando venne sospeso dal Prefetto Ferdinando Flores per aver firmato un manifesto di protesta dopo i gravissimi scontri di Modena tra polizia e dimostranti. La sua posizione di parte venne giudicata incompatibile con i compiti di ufficiale di governo. Tra il 1950 ed il 1953 a guidare la civica amministrazione furono nell ordine Paolo Morselli e Ernesto Boselli. Nell estate del 1953, adducendo ufficialmente poco credibili e per niente creduti motivi di lavoro, Ernesto Boselli si dimise: al suo posto venne eletto sindaco Francesco Soliano. Rimase in carico fino al 1957 quando venne sospeso dall incarico dal Prefetto, dopo essere stato rinviato a giudizio (falso ideologico l accusa: assolto dal Tribunale di Vigevano per insufficienza di prove, condannato a due mesi dalla Corte d Appello di Milano, definitivamente scagionato dalla Cassazione) per una vicenda legata ad una concessione edilizia. Il 12 dicembre del 1957, a sorpresa, venne eletto sindaco il socialista Pietro Piazza. Il candidato era il comunista Alfonso Casalini. Ma in consiglio comunale i socialisti votarono con democristiani e monarchici. In un primo tempo Piazza rifiutò l incarico, accettandolo poi il 23 dicembre quando dopo quattro votazioni e dopo la rinuncia di Casalini il suo nome aveva avuto il sostegno dei comunisti. Pietro Piazza rimase in Attilio Bonomi, primo sindaco elettivo di Vigevano carica fino alla fine del Il 29 dicembre di quell anno a succedergli nella carica di primo cittadino fu Corasmino Maretti, socialista, che occupò la poltrona di sindaco fino alle elezioni amministrative del 22 novembre Nelle trattative per la formazione della giunta il Pci chiese agli alleati l alternanza e l ottenne: Corasmino Maretti cedette così la poltrona di sindaco al comunista Franco Pozzi, segretario cittadino del partito, che ricevette l investitura del consiglio comunale il 26 gennaio Ma bastarono poche dichiarazioni del nuovo sindaco per irritare profondamente i socialisti. Nel breve volgere di qualche settimana si arrivò alla rottura e gli assessori socialisti lasciarono la giunta. Pozzi e i suoi compagni resistettero ad oltranza nonostante la procedura di revoca avviata dal consiglio comunale. Nell estate del 1965 la situazione di stallo portò alla nomina di un commissario prefettizio nella persona di Francesco Mognaschi. Le elezioni anticipate del 28 novembre 1965 non contribuirono a far chiarezza: l alleanza socialcomunista aveva i numeri (22 seggi) ma era ormai politicamente impraticabile; il centro-sinistra poteva contare solo su 19 seggi. Il 4 febbraio 1966 nacque una giunta minoritaria (Dc-Psi-Psdi) la cui guida venne affidata al socialista Gastone Veronese. La nuova amministrazione potè contare sull appoggio esterno dei tre consiglieri liberali. La giunta guidata da Gastone Veronese cadde il 29 aprile 1968 per essere sostituita, il 16 luglio, da una giunta tecnica di emergenza guidata dall avvocato Mario Zaccone della quale fecero parte democristiani, comunisti, socialisti e liberali. Il 17 novembre 1968 l esito elettorale bocciò il centro-sinistra. L alleanza tra Pci e Psu (ormai sull orlo di una nuova scissione) portò sulla poltrona di sindaco dapprima e per pochi mesi il comunista Ermanno Nobile, poi Franco Pozzi, che rimase in carica fino al Luigi Bertone (che rimase in carico dal 1975 Franco Pozzi (a destra9, primo cittadino di Vigevano a metà degli anni 70. A sinistra Gianni Gualco,assessore al bilancio nella stessa epoca mo piano della Casa della Libertà, oltre che attuale presidente dell Asm, quindi ancora in attività amministrativa a Vigevano. Dai partecipanti della serata, coordinati dal giornalista Filippo Caserio, La Barriera vorrà sapere come vedono oggi Vigevano, come loro hanno operato in città, com era la politica quando ricoprivano il ruolo di primo cittadino e come la vedono oggi. Ma saranno soprattutto due i temi che faranno da fil rouge nel corso della serata: come Carlo Santagostino,ha ricoperto la carica di sindaco dal 1980 al 1985 maturava il consenso alle scelte politiche ai tempi di Soliano, Rossi, Bertone e Santagostino e come si deve esprimere, qui e ora, la partecipazione attiva alle scelte politiche. Un esame non facile, né per i protagonisti del passato né per quelli del presente, cioè per chi sceglierà di spendere una sera allo scopo di ragionare insieme. Un giovanissimo Francesco Soliano, in carica dal 1953 al 1957 al 1980) e Carlo Santagostino (sindaco dal 1980 al 1985) furono gli ultimi sindaci di matrice comunista prima della riforma che nel 1993 introdusse l elezione diretta del sindaco. A Carlo Santagostino succedettero i democristiani Damiano Nigro (in carica dal 1985 al 1987) e Lucia Rossi (sindaco in due tornate dal 1987 al 1989 e dal 1990 al 1993) e il socialista (ora esponente della Casa della Libertà) Rosario Riccio Mandoliti ( ). Primo sindaco eletto direttamente dai cittadini fu il leghista Giuseppe Rubini ( ) ai quali successero poi Valerio Bonecchi ( ) e l attuale primo cittadino Ambrogio Cotta Ramusino. (*) testo realizzato basandosi sulle ricerche di Filippo Caserio e Mario Pacali in occasione della pubblicazione Asm 90 anni di storia. Una città e la sua azienda. 6 n. 29 marzo 2004

7 le grandi scelte che hanno cambiato la nostra città DAI SINDACI DI IERI I PROTAGONISTI Francesco Soliano è stato un protagonista della vita politica locale e nazionale per un quarantennio. Ha iniziato la sua carriera politica (che ebbe poi come momento di massimo livello l elezione al Senato) come amministratore del Comune di Vigevano a fianco del sindaco Ernesto Boselli. Fu nella giunta guidata da quest ultimo che il giovane Francesco Soliano, vicesindaco con l incarico di assessore ai lavori pubblici, si trovò a gestire la drammatica emergenza nata con la disastrosa alluvione del Polesine del Bisognava ricorda Soliano dare un letto agli alluvionati giunti in città. Ed erano centinaia di persone. Oggi Francesco Soliano, che dopo aver lasciato il Senato aveva continuato a giocare un ruolo di primo piano nelle vicende amministrative ducali, è in pensione anche perché la politica di oggi non mi ispira più. Luigi Bertone, eletto sindaco nel 1975 a solo 24 anni, ha avuto una formazione di partito prima nelle file della Fgci (Federazione Giovanile Comunista) e poi nel Pci. Sono due le vicende sviluppatesi nel corso del suo mandato che Luigi Bertone ricorda con particolare evidenza. Per importanza spiega il sindaco della seconda metà degli anni Settanta va citata l adozione del piano regolatore generale. Ma non bisogna dimenticare, per le complicazioni sorte durante il travagliato iter e per la fatica che fu necessaria per giungere a conclusione, la creazione dell isola pedonale e lo spostamento del mercato cittadino. Oggi Luigi Bertone si occupa di parchi naturali con l incarico di funzionario della federazione italiana parchi e riserve naturali, che ha la sua sede a Roma. Carlo Santagostino è stato l ultimo sindaco del PCI nella nostra città (nel 96 fu eletto Valerio Bonecchi, ma il partito era già diventato PDS da molti anni). Nel febbraio del 1980 prese il posto di Luigi Bertone, della cui giunta aveva fatto parte come assessore all Urbanistica. Santagostino si ritrovò ad affrontare una delle più gravi emergenze del dopoguerra: gli anni 80, infatti, si presentarono con una drammatica situazione abitativa in città. Centinaia gli sfrattati. La giunta da lui guidata riuscì a realizzare interventi di edilizia (ad esempio all Orfanotrofio Riberia) che gradatamente portarono all assorbimento del problema. Anche il Parco Parri venne completato ed inaugurato durante il suo mandato. Santagostino si presentò da sindaco uscente alle elezioni del 1983 e venne confermato alla guida della città. Cadde nel 1985 quando il Pci ruppe con i socialisti dando via libera alle successive giunta di pentapartito. Lucia Rossi è stata il primo (e unico per ora) sindaco donna di Vigevano. Eletta nel 1987, ha guidato una giunta di pentapartito, succedendo al socialista Rosario Riccio Mandoliti. Una giunta andata in crisi prima della fine del mandato e sostituita, nella primavera del 1991, da un alleanza DC- PCI con l appoggio esterno del PSI. Lucia Rossi, di professione direttore didattico ora dirigente dell Associazione dei maestri cattolici, rimase in sella come primo cittadino fino al 93. Era il periodo delle cosiddette giunte anomale invise a Bettino Craxi. Ma nonostante due anni di grande impulso alla vita amministrativa (da citare il completamento del Centro Sportivo Santa Maria e la costruzione delle Scuole medie Robecchi con annesso Palabonomi) questo tentativo venne spazzato via dal ciclone Lega e dall elezione diretta del sindaco, che al primo appuntamento vide il centro sinistra completamente diviso.

8 Terzo ciclo della rassegna cinematografica DUE OSCAR ALL ODEON S di Alessia Gennari i è da poco conclusa la seconda rassegna del cineforum che già si parte con la terza. Da giovedì 18 il cinema teatro Odeon, in collaborazione con l Associazione culturale La Barriera, organizza un nuovo ciclo di proiezioni in grado di soddisfare le esigenze di chi ama il cinema e lo dimostra partecipando agli appuntamenti settimanali nell ultima sala rimasta in città. Le proposte risultano particolarmente interessanti; tra i dieci film in programma, ben due sono risultati vincitori agli Oscar 2004 e i titoli evidenziano la volontà di accontentare ogni palato: commistione di generi, con una particolare predilezione per le commedie, nazionalità differenti in grado di dare un ampia panoramica sulla cinematografia mondiale, tematiche sempre diverse e in grado di far riflettere, anche quando ad accompagnarle è una gustosa risata. Si parte con un film molto atteso, Lost in translation, seconda fatica della figlia d arte Sofia Coppola, vincitore del premio Oscar per la sceneggiatura, che ci racconta di un breve e intenso incontro tra un attore e una giovane sposa momentaneamente soli sullo sfondo di un viaggio nella caotica e straniante Tokyo. Chiude il mese di marzo Le invasioni barbariche di Denys Arcand, pellicola premiata a Cannes e Oscar come miglior film straniero, intenso e disincantato spaccato su uno scenario di crisi, storica quanto personale. In aprile quattro titoli ben assortiti: La casa di sabbia e nebbia di Vadim Perelman, intenso ritratto di due personaggi drammatici in lotta per il possesso di una casa che è l oggetto della disputa, ma anche un ancora per entrambi; seguito dall esordio registico di Julie Bertuccelli, Da quando Otar è partito..., film francese ambientato in Georgia, che è un tragico ma ottimistico sguardo sulla vita di tre donne (nonna, mamma e nipote), simboli di tre generazioni a confronto. La rassegna prosegue con il film italiano I nostri anni di Daniele Gaglianone, riflessione amara sull epoca della seconda guerra mon- PREVENDITA ABBONAMENTI biglietto singolo 6,00 Euro biglietto studenti 3,00 Euro tessera 9 film 27,00 Euro LE DATE, I TITOLI E LE TRAME DEI FILM la barriera diale e sulla Resistenza; ci spostiamo quindi in Nuova Zelanda con Niki Caro e il suo La ragazza delle balene, oggetto della pellicola la vita di una tribù Maori. Si prosegue con un altra pellicola italiana, Gente di Roma di Ettore Scola, ritratto-omaggio della capitale e galleria di personaggi e storie tutte romane e tutte contemporanee. Poi, La ragazza con l orecchino di perla di Peter Webber, film dalla fotografia splendida, che racconta la storia d amore e d arte tra il pittore Johannes Vermeer e la sua giovane governante Griet. Si conclude con due titoli francesi, Il cuore degli uomini di Marc Esposito e Bon Voyage di Jean-Paul Rappeneau. Libr. FELTRINELLI Vigevano - Piazza Ducale 1 La Latteria Vigevano - Via Dante 15 La Barriera Vigevano - Via Mons. Berruti 2 Tel Cinemateatro ODEONVigevano - Via Berruti 2 18 marzo Lost in translation L amore tradotto USA, minuti Regia e sceneggiatura Sofia Coppola, fotografia Lance Acord. Attori: Scarlett Johansson (Charlotte), Bill Murray (Bob Harris), Akiko Takeshita (Signora Kawasaki), Giovanni Ribisi (John), Anna Faris (Kelly). Delizioso e imperdibile L amore tradotto, che segna la maturazione della figlia d arte Sofia Coppola. Interpretato da un grandioso Bill Murray e dall intensa Scarlett Johansson, il film mette in scena l impalpabile contatto fra un disilluso divo americano e una giovanissima connazionale fresca sposa nelle pause di un frastornante soggiorno a Tokyo. Il tragicomico spaesamento provocato dall intraducibile metropoli si riverbera, così, nello stand by esistenziale dei personaggi che finiscono tuttavia per ritrovarci un tesoretto di confortevoli quanto effimeri contrappunti. (V. Caprara, Il Mattino ). 25 marzo Le invasioni barbariche (Les invasions barbares) Canada, minuti Regia e sceneggiatura Denys Arcand, fotografia Guy Dufaux. Attori: Remy Girard (Remy), Stephane Rousseau (Sebastien), Marie-Josee Croze (Nathalie), Marina Hands (Gaelle), Dorothee Berryman (Louise), Johanne- Marie Tremblay (Sorella Constance Lazure), Pierre Curzi (Pierre), Yves Jacques (Claude), Louise Portal (Diane), Dominique Michelle ( Dominique). Nel film, seguito de Il declino dell impero americano scritto e diretto dallo stesso Arcand nel 1987, il cinquantenne Remy viene ricoverato in un ospedale di Montreal. La sua ex moglie Louise chiede al figlio Sèbastien (da tempo trasferitosi a Londra) di rientrare a casa. ( ) Sebastien torna a casa e, non appena arrivato, si adopera in tutte le maniere per sostenere il padre nella sua difficile prova. 1 aprile La casa di sabbia e nebbia (House of sand and fog) USA, minuti Regia Vadim Perelman, sceneggiatura Shawn Lawrence Otto e Vadim Perelman (tratta dal romanzo omonimo di Andrè Dubus III), fotografia Roger Deakins. Attori: Jennifer Connelly (Kathy Nicolo), Ben Kingsley (Colonnello Behrani), Ron Eldard (Vice sceriffo Lester Burdon), Shohreh Aghdashloo (Naderah Behrani), Ashley Edner (Bethany Burdon), Frances Fisher (Connie Walsh). L iraniano Massoud Amir Behrani una volta era ricco e potente. Emigrato in America con la famiglia in cerca di una vita migliore, cerca in tutti i modi di trovare un buon marito per sua figlia e dilapida buona parte dei suoi risparmi nell acquisto di una casa messa in vendita all asta. Ma Kathy, l ex proprietaria della casa, si batte con tutte le sue forze per non perdere la sua proprietà. 15 aprile Da quando Otar è partito (Depuis qu Otar est parti ) Francia, minuti Regia Julie Bertuccelli, sceneggiatura Julie Bertuccelli e Bernard Renucci, fotografia Christophe Pollock. Attori: Esther Gorintin (Eka), Nino Khomassouridze (Marina), Dinara Droukarova (Ada), Temur Kalandadze (Tenguiz) Da quando Otar è partito è un esordio registico di straordinaria finezza. Dopo aver trascorso sei mesi in Georgia per lavorare con Iosseliani, la documentarista Julie Bertuccelli ha fatto di quel lontano Paese la sua seconda patria. Ci trasporta infatti a Tbilisi, antica capitale immersa in un atmosfera dolcemente provinciale, nella casa dove vivono tre rappresentanti di altrettante generazioni: nonna, mamma e nipote. Ovvero Eka, Marina e Ada. La vecchia, che si sbilancia in sortite paradossalmente staliniste, è tutta presa dalla nostalgia del figlio Otar, emigrato a Parigi, e vive in attesa di ricevere posta. Marina ha incontrato difficoltà ad adattarsi alla nuova realtà; e Ada coltiva una segreta voglia di fuga. 8 ABBIGLIAMENTO VIGEVANO - Via Cairoli, 13 Tel VI AUGURANO BUONA VISIONE Purtroppo Otar (che non si vede mai) muore in un incidente sul lavoro e la giovane, non trovando né lei né la madre il coraggio di raccontarlo a Eka, comincia a scrivere delle false lettere a firma dello zio.( )...(T. Kezich, Corriere della Sera ). 22 aprile I nostri anni Italia, minuti Regia Daniele Gaglianone, sceneggiatura Giaime Alonge e Daniele Gaglianone, fotografia Gherardo Gossi. Attori: Virgilio Biei (Alberto), Piero Franzo (Natalino), Giuseppe Boccalatte (Umberto Passoni), Massimo Miride (Alberto giovane), Enrico Saletti (Natalino giovane), Diego Canteri (Umberto Passoni giovane). Alberto e Natalino sono due anziani che durante l ultima guerra hanno condiviso l esperienza delle brigate partigiane sulle montagne del Piemonte. Oggi Natalino vive da solo in montagna, in un borgo disabitato, mentre Alberto è ricoverato in un pensionato dove entra in confidenza con Umberto. Quando, un giorno, i fantasmi della guerra riaffiorano nella sua mente Alberto scopre che Umberto è un ex ufficiale fascista colpevole di un massacro di cui il vecchio partigiano si sente ancora colpevole. 29 aprile La ragazza delle balene (Whale rider) Nuova Zelanda, minuti Regia e sceneggiatura Niki Caro (tratta dal romanzo omonimo di Witi Ihimaera), fotografia Leon Narbey. Attori: Keisha Castle-Hughes (Pai), Rawiri Paratene (Koro), Vicky Haughton (Flowers), Cliff Curtis (Parourangi), Grant Roa (Rawiri). In un villaggio sulle coste neozelandesi, la tribù di Maori che lo popola rivendica la sua discendenza da Paikea, colei che per prima raggiunse le coste sul dorso di una balena, e da allora è tradizione che il capo della tribù sia un suo discendente maschio. La piccola Pai dovrebbe prendere il posto del nonno, il vecchio Koro attuale capo villaggio, ma Koro non accetta che il suo successore sia una femmina e si mette alla ricerca di un maschio adatto allo scopo. Quando Pai compie 11 anni sente di doversi confrontare con lui e con una tradizione millenaria, per dimostrare a se stessa, a suo nonno e a tutta la comunità di avere le doti di un leader. 6 maggio Gente di Roma Italia, minuti Regia e sceneggiatura Ettore Scola, fotografia Franco Di Giacomo. Attori: Stefania Sandrelli, Arnoldo Foà, Valerio Mastandrea, Fiorenzo Fiorentini, Sabrina Impacciatore, Rolando Ravello, Antonello Fassari, Salvatore Marino. Il film è un omaggio alla città di Roma raccontata attraverso un mosaico di immagini personaggi e storie, come è oggi e come non era dieci anni fa: dal lavoro alla famiglia, dai dialetti all abbigliamento, dalla cucina al tempo libero. 13 maggio La ragazza con l orecchino di perla (Girl with a pearl earring) GBR, minuti Regia Peter Webber, sceneggiatura Olivia Hetreed (tratta dal romanzo omonimo di Tracy Chevalier), fotografia Eduardo Serra. Attori: Scarlett Johansson (Griet), Colin Firth (Johannes Vermeer), Tom Wilkinson (Van Ruijven), Judy Parfitt (Maria Thins), Cillian Murphy (Pieter), Essie Davis (Catharina). Olanda, La diciassettenne Griet è costretta a lasciare la famiglia, in gravi ristrettezze economiche, per andare a servizio presso la casa del pittore Johannes Vermeer. Intelligente e con una spiccata sensibilità per la luce e il colore, Griet a poco a poco conquista la fiducia del famoso pittore che lentamente comincia a utilizzarla come sua aiutante, per cui tra i due si stabilisce un forte legame. 20 maggio Il cuore degli uomini (Le coeur des hommes) Francia, minuti Regia e sceneggiatura Marc Esposito, fotografia Pascal Caubere. Attori: Bernard Campan (Antoine), Gerard Darmon (Jeff), Jean-Pierre Darroussin (Manu), Marc Lavoine (Alex), Ludmila Mikael (Françoise), Fabienne Babe (Lili), Zoè Felix (Elsa), Florence Thomassin (Juliette), Catherine Wilkening (Nanou), Anna Gaylor (Madre di Manu). ( ) sulle orme dei vari Truffaut, Godard, Tavernier, Assayas, anche Marc Esposito debutta nel lungometraggio fiction. Lo fa tenendo presente la nostra commedia all italiana. Il tema è di quelli ad alto rischio di luogo-comunismo, un ritratto psicologico di quattro diverse tipologie maschili alle prese con il proprio lato sentimentale. ( ) Funerali, separazioni, matrimoni, nuove relazioni, paternità: tutte le stazioni dell esistenza verranno condivise tra confessioni, litigate e battutacce. Le donne, seppur in secondo piano, ne escono benissimo e anche per i quattro maturi amiconi l autore non osa prevedere niente che non sia, alla fin fine, gioioso o rasserenante. Del resto ci pensa già la vita vera a incrudelire sui corpi e animi. (Massimo Lastrucci, Ciak ). 27 maggio Bon Voyage Francia, minuti Regia Jean-Paul Rappeneau, sceneggiatura Patrick Modiano e Jean-Paul Rappeneau, fotografia Thierry Arbogast. Attori: Isabelle Adjani (Viviane Denvers), Gerard Depardieu (Jean-Etienne Beaufort), Virginie Ledoyen (Camille), Yvan Attal (Raoul), Gregori Derangere (Frederic), Peter Coyote (Alex Winckler), Jean-Marc Stehlè (Prof. Kopolski), Aurore Clement (Jacqueline De Lusse). Nel giugno del 1940 all Hotel Splendid a Bordeaux sono riuniti numerosi personaggi: ministri, giornalisti, starlette e spie. Un giovane scrittore si troverà a scegliere fra una celebre attrice e una studentessa di fisica nucleare, ma la sua storia si intreccia con quella di un ministro pronto ad arrendersi ai tedeschi, di uno scienziato che cerca riparo all estero e di una spia nazista sulle sue tracce. n. 29 marzo 2004

9 La politica e l amministrazione pubblica possono cambiare anche con il tuo contributo... basta con l improvvisazione: iscriviti al CORSO DI FORMAZIONE PER AMMINISTRATORI fai da te... no grazie! Non è una Amministratore battuta e neppure uno slogan per vendere un prodotto, ma una constatazione precisa. Oggi amministrare un Comune significa acquisire competenze e conoscenze specifiche, districarsi all interno di norme che si sono intrecciate e sovrapposte negli anni e che riguardano proprio i compiti e le funzioni di sindaci, assessori e consiglieri, essere dotati di un bagaglio di base che consenta di svolgere al meglio i propri compiti. Tante volte in questi anni ci siamo accorti di quanto il solco tra governati e governanti, amministrati e amministratori sia ampio e di quanto la politica, anche quella locale, appaia sempre più distante dalla realtà sociale, dalle aspettative dei cittadini, dal loro immaginario e dal loro stesso linguaggio. Si tratta di riannodare un rapporto fatto di capacità di relazionarsi, di interpretare bisogni, di costruire insieme risposte ai problemi e, naturalmente, anche di cultura amministrativa. Questi sono i motivi che hanno spinto l Associazione Culturale La Barriera a promuovere un corso di formazione rivolto a coloro che intendono approfondire i temi dell amministrazione locale per essere eventualmente meglio preparati a gestire in modo efficace la cosa pubblica. Il corso si articola in sette incontri formativi che si svolgeranno dalle 21,00 alle 22,30 presso la sede dell Associazione Culturale La Barriera in via Mons. Berruti 2 Gli incontri si svolgeranno secondo il seguente schema: a) Accoglienza e introduzione del tutor b) Relazione dell esperto c) Interventi e confronto d) Distribuzione scheda e materiale per la serata successiva IL PROGRAMMA MERCOLEDI 21 APRILE - ore 21,00/22,30 Presentazione del corso, del tutor e dei docenti. Riferimenti normativi, ambito politicoamministrativo, metodologia del corso di formazione MERCOLEDI 28 APRILE - ore 21,00/22,30 L ente locale nell attuale sistema istituzionale Il Sindaco, la Giunta e il Consiglio Comunale: responsabilità e competenze Sintesi dei principali strumenti di programmazione e gestione Docente FRANCO FELLINE MERCOLEDI 5 MAGGIO - ore 21,00/22,30 Il confronto fra le diverse culture presenti nella società Docente HDHDHDHDH MERCOLEDI 12 MAGGIO - ore 21,00/22,30 Politiche Culturali ed Educative I servizi culturali e i progetti di cambiamento Politiche giovanili, diritto allo studio e servizi educativi all infanzia Docente FERRUCCIO QUARONI MERCOLEDI 19 MAGGIO - ore 21,00/22,30 Il governo del territorio: dal PRG alle opere pubbliche Gli strumenti di governo del territorio: Prg, varianti, piani ambientali, piano triennale opere pubbliche Docente PAOLA TESTA MERCOLEDI 26 MAGGIO - ore 21,00/22,30 La qualità della vita attraverso i servizi alla persona I cambiamenti intervenuti: i servizi sociali, i servizi alla persona, il nuovo stato sociale, il piano di zona Docente GIUSEPPE CALICCHIO VENERDI 4 GIUGNO - ore 21,00/22,30 Il nuovo ruolo dell amministratore pubblico Portatore di interessi o strumento attuatore di progetti condivisi e partecipati? Docente CARLO SANTAGOSTINO QUOTA D ISCRIZIONE: 50,00 Ad ogni partecipante saranno garantite dispense didattiche contenenti scritti necessari ad uno studio approfondito della materia oggetto del corso. IMPARATE IL DÉCOUPAGE CON LA BARRIERA Il piacere di trasformare un oggetto incolore, spoglio (legno, ceramica, terracotta, polistirolo...) con carta di ogni tipo. Rimettere a nuovo oggetti sciupati dagli anni. Un passatempo rilassante e gratificante che aiuta ad esprimere la creatività con poca spesa ma con grandi effetti. Per raggiungere questi risultati basta iscriversi al corso di DÉCOUPAGE entro il 2 aprile. Inizio corso 16 aprile, solo al raggiungimento di dieci iscritti. Le iscrizioni si ricevono presso la sede dell Associazione Culturale La Barriera, Via Mons. Berruti 2 Vigevano ( Mail: Il corso, che si terrà ogni venerdì presso i locali della Parrocchia dell Immacolata, è tenuto da Cristina, esperta in questa tecnica decorativa e avrà la durata di otto lezioni (dalle 21,00 alle 22,30). Gli organizzatori mettono a disposizione dei partecipanti il materiale occorrente. Il costo dell iscrizione è di 30 Euro. Per maggiori informazioni:

10 Con oltre il trenta per cento della popolazione del circondario che supera i 60 anni, il servizio offerto dall associazione di volontariato presente a Vigevano da diversi anni, diventa il più significativo esempio di assistenza e solidarietà della nostra zona Il nuovo servizio dell Auser Vigevano, che partirà dal prossimo aprile, è rivolto alle persone in difficoltà SEGUI IL FILO D ARGENTO TROVI SOLIDARIETÀ di Bruno Ansani La solidarietà corre su un filo d argento. È l ambizioso progetto dell Auser, associazione per l autogestione dei servizi e la solidarietà, che ora è attivo anche a Vigevano. Si tratta di un numero verde ( ) attivo 24 ore su 24 al quale gli anziani possono rivolgersi per trovare un aiuto concreto. I volontari dell Auser raccolgono le telefonate, verificano l esigenza della persona che si è rivolta al servizio e tentano di dare una risposta e organizzare l aiuto concreto, si tratti di accompagnare l anziano dal medico o a fare la spesa, assisterlo in pratiche burocratiche oppure semplicemente fargli compagnia. Perché può capitare un momento difficile o di particolare solitudine e una voce amica è un sostegno importante. Il servizio Filo d Argento è completamente gratuito (telefonata compresa) è stato attivato a livello nazionale nel 2002 e poi sperimentato l anno scorso a Milano e provincia nell ambito di un progetto della Regione Lombardia. Ora questa possibilità inizia a radicarsi anche nel nostro territorio e dal prossimo aprile entreranno in servizio i docidi volontari che dalla sede Auser di via Cararola, risponderanno alle telefonate. Gli operatori saranno in servizio dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18. Ma il servizio non si ferma: negli altri orari le chiamate sul numero verde saranno dirottate ai centralini nazionali. Oltre a organizzare servizi concreti di assistenza quali quelli elencati precedentemente (spesa, medico, pratiche burocratiche) Filo d Argento si premura di mettere in contatto l utente con la struttura interessata al problema. Il centro d ascolto nella sede Auser in Via Cararola È il numero verde che attiva dei servizi per te, con una telefonata gratuita. Operativo tutti i giorni dell anno, 24 ore su 24. Dal 1 aprile prossimo, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18 risponderà la sede di Vigevano. Con una telefonata puoi: comunicare con una persona amica ed uscire dalla solitudine; ricevere informazioni sui servizi della tua città; segnalare diritti negati nei servizi o abusi Se ti senti in difficoltà, con una telefonata attivi entro 24/48 ore disbrigo pratiche e certificati (al Comune, all ASL, ecc..); incontro con parenti ed amici; intervento del servizio pubblico competente; sostegno per chi è vittima di reati Servizio a domicilio: accompagnamento ai momenti di aggregazione, o alla spesa; consegna del pasto a casa; fornitura dei farmaci; accompagnamento a visite mediche, alla posta, al centro sociale. Indicazioni per interventi tecnici di urgenza ( impianto elettrico, gas, acqua,ecc.). Amicizia, tempo libero, cultura: momenti ricreativi e culturali, ballo, giochi, tombola al centro sociale; viaggi organizzati, turismo, soggiorni; corsi e seminari all università per gli adulti. DONNE NELLA RESISTENZA La memoria non è fatta solo di dati sistemati e organizzati nella mente: è fatta di emozioni, di pietà, di commozione, di sentimenti. Si legge questa frase sulla quarta di copertina di un libro dedicato alla memoria della resistenza e in particolare al ruolo delle donne. L autrice è Noemi Tognaga Gregorio (nella foto a sinistra) e il titolo è Ricordi e riflessioni su Donne della Lomellina nella Resistenza. Il volumetto è stato pubblicato e presentato (non a caso in prossimità della Festa delle Donne) sabato 6 marzo scorso in una affollatissima sala Leoni. Il libro è stato pubblicato con il contributo del Comitato soci Coop di Vigevano. Nella nostra zona possono chiamare il numero verde e contattare gli operatori le persone residenti nei distretti telefonici a prefisso 0381 e Quindi la città di Vigevano e il suo immediato circondario (Gambolò, Gravellona, Cilavegna, Cassolnovo) e buona parte della Lomellina, sia il bacino del Mortarese sia quello del Medese (i centri principali sono Mortara, Mede, Robbio, Castello d Agogna, Candia, Sartirana, Valle Lomellina, Zeme). Filo d argento, considerando che il 33 per cento della popolazione supera i 60 anni, diventa inevitabilmente il più significativo esempio di rete di assistenza e solidarietà nella nostra zona. Le telefonate al centro d ascolto di Vigevano devono pervenire esclusivamente da telefono fisso (niente cellulari quindi). L Auser si servirà di banche dati che saranno di supporto per fornire informazioni all anziano che, spesso, non conosce a fondo la rete di servizi presente sul territorio. Servizi che comunque non sono sufficientemente capillari. Non ci sono punti d ascolto pubblicizzati in modo adeguato. Anche tra gli enti che si devono occupare delle problematiche legate alla terza età c è mancanza di comunicazione e di coordinamento. Filo d argento può rappresentare uno strumento capace di rimediare a questi limiti. Prima di avviare il servizio l associazione ha inviato a tutti i sindaci dei comuni inseriti nei distretti telefonici questionari per conoscere nel dettaglio tutti i loro servizi socio-sanitari. Le informazioni raccolte hanno contribuito alla costruzione di una consistente banca dati che l operatore può in ogni momento consultare, passando l informazione giusta all utente che sta dall altra parte del filo. Per questo l Auser vigevanese si sta preoccupando di formare i propri operatori. I volontari, infatti, al più presto prenderanno parte a veri e propri corsi di formazione che si tengono a livello nazionale e si concentrano su queste tematiche: l approccio e la comprensione delle problematiche degli anziani per fornire risposte rassicuranti; la segretezza delle informazioni personali degli assistiti; l anonimato dell operatore; l uso del computer rivolto all inserimento e la consultazione delle schede assistiti; l accesso alla Banca dati per fornire risposte primarie, vale a dire concrete e immediate. La tipologia degli interventi che può effettuare il telefono per chi ha i capelli grigi è decisamente significativa. Si diceva prima di assistenza per recarsi a fare la spesa, accompagnamento esterno dal medico, in ospedale per esami oppure alla posta. Ma Filo d argento può dare una mano anche per la consegna di farmaci, il disbrigo delle pratiche. Accompagnamento al ricovero oppure dismissione da reparti ospedalieri o altri enti di assistenza. I volontari Auser possono coordinare anche interventi di piccola manutenzione. Importanti anche i servizi di compagnia, di sollievo domiciliare e il sostegno alle vittime da reato (come sappiamo sono purtroppo numerosi i casi di anziani scippati o truffati in casa da finti ispettori e funzionari). Il numero verde, quindi, è un servizio il cui punto di forza è farsi carico dell esigenza, offrendo aiuto in maniera attiva utilizzando i propri volontari oppure indicando con precisione all anziano le associazioni ed enti a cui rivolgersi. Da non trascurare la funzione che Filo d argento può svolgere anche nei riguardi delle famiglie degli anziani fornendo informazioni e sostegno, intervenendo in difesa delle persone che vivono sole o si trovano ricoverate negli istituti. A livello nazionale l Auser ha istituito una rete di 149 postazioni diffuse in tutto il Paese, di cui 80 collegate al numero verde. Sono state le telefonate in nove mesi di attività, una media di 50 al giorno; 2500 i volontari impegnati, per il 60% costituiti da donne. Seguire il filo, quindi, quel filo che si trasforma in una mano concreta: Filo d argento, secondo l Auser, è il numero verde che accompagna l anziano nei bisogni, nelle difficoltà. Un aiuto morale e concreto, quello che spesso manca da parte degli enti che dovrebbero offrire servizi e assistenza.

11 L allarme lanciato dai commercianti: con la nuova viabilità il centro storico si sta svuotando la barriera AUTO IN CALO MA PEDONI SCOMPARSI È LA FINE DI VIA DANTE Da un anno la strada più vivace della cintura viaria attorno alla Piazza appare desolatamente vuota, mentre in Corso Cavour impazzisce il traffico. Parlano i negozianti: Così muore la città. Senso unico poco rispettato soprattutto dalle biciclette Via Dante (a sinistra) come appare per buona parte della giornata: desolatamente vuota. È questo il risultato ottenuto con la parziale chiusura della strada, dove è stato istituito il senso unico in uscita verso Corso novara. Sopra: uno dei cartelli provvisori piazzati per segnalare il divieto d accesso nei giorni festivi. Abbandonato su un marciapiede così da impedire il passaggio alle carrozzine. di Bruno Ansani Ore 18 di un giorno qualsiasi della settimana. In corso Cavour legioni di automobilisti in colonna sperano di disincagliarsi dal traffico e si avvicinano al traguardo del semaforo di San Bernardo con la lentezza della sonda Opportunity sul suolo di Marte. Eppure basta spostarsi di 50 metri per trovare un oasi di pace. Anzi, un vero deserto. Così appare oggi via Dante, a un anno dai provvedimenti viabilistici adottati dalla giunta di centro destra. Prima fu adottato il senso unico in direzione via San Francesco ora invece la marcia è ad uscire, verso corso Novara. La sostanza, però, non cambia. La denuncia è dei commercianti della via ma è anche evidenza innegabile. Non è necessario frugare nei cassetti dei negozi per verificare: basta osservare i parcheggi liberi, gli scarsi pedoni in transito. Restare in ascolto di un singolare e inedito silenzio. Via Dante era una delle strade più vive della città. E anche la più intasata di traffico insieme a corso Repubblica. Ora il traffico non c è più per il semplice motivo che non ci sono più le persone. È questo il risultato della nuova isola pedonale? I commercianti su questo sono tutti d accordo. «Attenzione però a dare tutta la colpa della crisi alla viabilità avvertono Oriella e Tiziana, dell Angolo del Tessuto il problema maggiore è la mancanza di lavoro. Tuttavia quando il Comune decise questi provvedimenti noi ci siamo opposti. Non siamo stati ascoltati e la sensazione è che per qualcuno sia meglio che i negozi spariscano dal centro». Dello stesso parere Angela Negri, titolare della Latteria: «Io penso che Vigevano non abbia bisogno di una zona pedonale così grande. Il rischio è di vederla morire perché il centro viene disertato. Non ci abbiamo nemmeno guadagnato in qualità dell ambiente perché poco più in là in corso Cavour il traffico è impazzito e sicuramente lo smog è in aumento». Ancora più drastico Marco Tonani, del negozio di calzature Ezechiele: «Questa viabilità così com è fa schifo. Abbiamo due semafori, San Bernardo e Via Madonna 7 dolori, che sono un disastro. In Comune dicono che dobbiamo andare in bicicletta, ma non mi sembra il metodo corretto per affrontare i problemi. Il fatto è che mancano i servizi, soprattutto i parcheggi». Ma questo nuovo volto del centro storico ha influito sugli incassi? «Certo, e anche tanto dice Tonani Si è decongestionato il centro ma solo perché la gente qua non ci viene più. E un sacco di negozi ha dovuto chiudere». Lo sguardo si volge verso via Caduti Liberazione. Insieme a Via Silva è entrata a far parte delle strade completamente vietate al traffico automobilistico. È un po come scrutare l orizzonte. Non c è anima viva. «Per forza sostiene Antonella Poggio, della Polleria Astigiana si fanno le chiusure senza pensare ai parcheggi e la gente non viene più volentieri. Aggiungiamo pure che qualche anno fa c era una vera e propria persecuzione da parte degli ausiliari del traffico, che fra l altro si comportavano in maniera molto discutibile e poco educata. Ora c è un clima decisamente più disteso con i vigili urbani ma non basta lo stesso. Il centro muore anche perché c era una vera e propria rete di negozi collegati, anche fra vie diverse. Ora quel percorso è stato cancellato dai potenziali clienti». Ci guadagneranno i centri com- mer- ciali, quelli esistenti e quelli a venire. Un pensiero ricorrente fra gli operatori economici: «Non sarà bello da dire, ma le automobili sono i nostri carrelli da supermercato» afferma Antonio Petruzzelli, titolare di Montani Abbigliamento, che prova a suggerire qualche soluzione: «Il doppio senso creava grande caos, è vero. Ma il senso unico così non ha molto senso. Questi provvedimenti dovrebbero servire a rendere più fluido il traffico, non a cancellarlo quasi completamente. Se si invertisse il senso di marcia in via Cesarea sono convinto che le cose migliorerebbero. Quando ci sono cambiamenti ci vuole tempo per abituarsi, ma dall altra parte ci dovrebbe essere MENO TASSE PER TUTTI MA CI FACCIA IL PIACERE! maggiore disponibilità ad ascoltare le proteste e accogliere i suggerimenti». Scorrazzano intanto le biciclette che non rispettano il senso unico: in via Dante costituiscono il traffico più intenso. E il simbolo concreto di un passo avanti a difesa dell ambiente e del centro storico. Meno tasse per tutti. Come tutti ricordiamo è stata questa demagogica parola d ordine una delle carte vincenti della campagna elettorale di Belusconi alle elezioni del Oggi a tre anni di distanza scopriamo, grazie ai dati di una fonte insospettabile e certamente non ostile al Governo (il Dipartimento per le Politiche Fiscale del Ministero dell Economia), che nel 2003 gli italiani hanno pagato 2,3 miliardi di Euro di tasse in più rispetto al 2002, per un contro valore in lire di miliardi. Il Governo ha tagliato continuamente, anno dopo anno, i fondi alle Regioni e ai Comuni e questi hanno aumentato le tasse e le tariffe dei servizi ai cittadini: IRAP - L imposta Regionale sulle attività produttive nel 2003 ha dato un gettito di milioni di Euro, contro i dell anno prima con un aumento del 4%. IRPEF Comunale - È l addizionale che i Comuni possono decidere di applicare. L IRPEF in undici mesi ha dato un gettito di milioni di Euro. Gettito in crescita del 46,7% rispetto allo stesso periodo del IRPEF Regionale - L addizionale IRPEF incassata dalle Regioni ha dato un gettito di milioni di Euro con un aumento del 20,6% sul L aumento è dovuto al fatto che sei Regioni (tra cui la Lombardia) hanno deciso di aumentare l aliquota che nel 2001 era fissata allo 0,9% in tutta Italia. In compenso nello stesso periodo (anno 2003 sul 2002) grazie ai condoni fiscali si sono dimezzate le entrate dei controlli tributari. Il gettito è stato di 611 milioni di Euro con una diminuzione del 55% rispetto all anno precedente. Le entrate tributarie relative alle imposte dirette (IRPEF, IRPEG e ILOR) sono calate di 578 milioni di Euro (meno 56,4%). I controlli sulle imposte indirette (cioè l IVA) hanno portato in cassa il 51% in meno. Grazie alla disastrosa politica fiscale del creativo Ministro Tremonti abbiamo raggiunto un doppio risultato negativo: sono aumentate le tasse e sono praticamente crollate le entrate fiscali dovute ai controlli tributari; e spero che nessuno ci venga a dire che questo è dovuto alla negativa congiuntura internazionale. Valerio Bonecchi 14 n. 29 marzo 2004

12 Strade e marciapiedi pieni di buche, vere insidie per ciclisti, pedoni e automobilisti la barriera LA CITTÀ SGARRUPATA Tombino spronfondato e rattoppi in Via del Carrobbio Marciapiede in Viale Sforza nelle vicinanze dell asilo ochi giorni di pioggia, una nevicata ed ecco che Pnelle nostre strade i buchi aumentano come in un groviera ben stagionato. Ormai girare in città comporta un impegno costante ed un vero e proprio allenamento allo slalom per evitare le voragini che si aprono quotidianamente nell asfalto. Anche i recenti allagamenti (vedi via del Carmine) testimoniano un pessimo stato sia della superficie stradale sia di ciò che sta sotto, dalle fognature all assetto globale del terreno. La documentazione fotografica non lascia spazio a dubbi: siamo proprio la città dei buchi. Tutta colpa della politica del rattoppo. Interventi urgenti e frettolosi che però durano pochissimo. Il materiale usato per coprire le buche, infatti, è di qualità ben diversa da quello utilizzato quando viene completamente rifatto un manto stradale: è asfalto a freddo che se posato in giornate umide rischia di non arrivare a sera. Qual è il risparmio? Nessuno, in sostanza, dato che questo prodotto non ha costi inferiori e la moltiplicazione degli interventi fa lievitare i costi. Sarebbe forse più saggio dotarsi di un piano di sistemazione delle strade. Se poi consideriamo che nella nostra Provincia le poche imprese che si aggiudicano costantemente le gare di appalto praticano un ribasso d asta piuttosto modesto, questo sarebbe un modo migliore per spendere i soldi dei cittadini. Via Pio V: se questa è manutenzione... Fiera: il buco che dall autunno attenta alla vita delle auto... Via Del Carrobbio Misera fine di un rattoppo in Via Trivulzio Buchi in Via Gorizia, un altra arteria dimenticata Corso G. Garibaldi: staccionata modello Val Trompia travolta da una valanga Il salotto buono della città: tutto un buco 16 Marciapiedi interdetti ai pedoni in Via Saporiti Lungo squarcio in Via Gramsci n. 29 marzo 2004

13 Presto i cartelli di divieto di transito nello storico cortile. Non bastava il buonsenso VIA IL PARKING ABUSIVO DAL CASTELLO ORA C È L ORDINANZA G rande agitazione nelle stanze del Palazzo. C era da risolvere un problema: il transito e la sosta abusiva di auto in Castello, un problema segnalato dal settimanale locale dopo che il nostro giornale vi aveva dedicato la prima pagina il mese scorso. Comunque tutto è bene ciò che finisce bene: il dirigente ai Lavori pubblici (competente sulle segnaletiche) ha emesso un ordinanza che vieta il transito e la sosta nel nostro Castello e quindi dovrebbe essere messa fine al parking abusivo fra le antiche mura. Singolare il fatto che si debba addirittura ricorrere a un ordinanza per impedire il passaggio delle automobili dentro un Castello. Un po come se il sindaco di Roma facesse affiggere un cartello di divieto di transito davanti al Foro o al Colosseo. Il linguaggio della burocrazia, poi, rende spesso contorte le cose. Basterebbe dire: in Castello non ci si va in macchina, punto e basta. Invece il Comune ci spiega tutto quanto per bene: Il dirigente... Considerato che il cortile del castello Sforzesco riveste particolare importanza in virtù di contornare l importante piazza Ducale ed il Castello, oggetto di restauro in corso, in un contesto di tradizione e storicità... Preso atto che all interno del Castello Sforzesco sono collocati i musei civici con conseguente incremento dell afflusso turistico all interno delle strutture ordina con decorrenza immediata l istituzione del divieto di transito e di sosta permanente con rimozione forzata per tutti i veicoli all interno del cortile del Castello di Vigevano.... Non è la parodia di un ordinanza, è tutto vero e per dimostrarlo pubblichiamo qui a fianco la riproduzione del testo del provvedimento. Non bastava il buon senso, la logica, un minimo di sorveglianza e di rispetto di regole scontate. Ci voleva un cappello burocratico. Non resta che vigilare sull effettivo rispetto della solenne ordinanza. Il caso Ecosquare in Provincia MEZZO MILIARDO FINITO IN FUMO ezzo miliardo di lire finite in fumo. È questo il bilancio della partecipazione della Provincia di Pa- M via all avventura della Ecosquare, società per azioni che doveva creare una borsa telematica dei rifiuti industriali. Un avventura finita male dato che Ecosquare da spa si è trasformata in srl con sede in Svizzera dopo avere dilapidato un capitale di quasi sette miliardi di antiche lire. L iniziativa fu presentata in pompa magna nel 2000 da un giovane imprenditore, Cesare Coletti. Le sue argomentazioni avevano convinto il presidente Silvio Beretta, che aveva portato in Consiglio provinciale il provvedimento: l ente avrebbe partecipato alla società con una somma di 500 milioni, equivalenti allo 0,7% del capitale. Gli altri principali soci: la stessa famiglia Coletti col 70 per cento, il manager Ibm Paolo Trezzi col 7. Nel Cda, le banche Nomura e Fineco col 12 e 10%. Nel Cda, almeno inizialmente, nomi roboanti: dall ex manager Enel Chicco Testa all ex presidente della Mercedes italiana Jochen Prange. La Ecosquare sbandiera dati impressionanti sul futuro fatturato: siamo nel pieno della new economy e i miliardi (virtuali) Il presidente della Provincia Silvio Beretta volano come noccioline. La realtà è che il business non gira affatto come dovrebbe e nel giro di un paio d anni le perdite arrivano a quasi tre milioni e mezzo di euro. Il caso finisce per scoppiare in Consiglio Provinciale: il presidente Beretta viene messo sotto accusa dall opposizione, che peraltro aveva espresso fortissimi dubbi fin dall inizio ed aveva votato contro la partecipazione alla Spa. Dubbi che non attraversavano solo la minoranza, se è vero che anche un consigliere di maggioranza, Tullio Bologna (AN) nel 2001 si astenne. «C era qualcosa che non mi convinceva dice ancora oggi Bologna La questione era molto tecnica e complessa, ma mi sembrava decisamente un operazione disinvolta, c era puzza di bruciato». Insomma, secondo molti non era difficile prevedere che sarebbe finita così. Nell ultimo consiglio Beretta ha negato che la Provincia abbia perso i suoi soldi, semplicemente avrebbe «deciso di non recuperarli». La questione sarà sottoposta al vaglio di una commissione dell ente, che si occuperà di tutte le partecipazioni in società da parte della Provincia di Pavia. n. 29 marzo

14 C la barriera La parola agli immigrati SI AI RAPPRESENTANTI IN CONSIGLIO MA C E CHI VIVE ANCORA IN STRADA ome già avevo scritto sullo scorso numero della Barriera, a Roma è iniziata una campagna elettorale che prevede la presenza degli extracomunitari nelle istituzioni. Si chiamano consiglieri aggiunti, ed i loro poteri sono esclusivamente di consultazione. Gli eletti non hanno diritto al voto, però possono partecipare ai consigli comunali e prendere la parola sulle questioni inserite all ordine del giorno. Il 14 ottobre scorso il consiglio comunale di Roma ha dato via libera all elezione di quattro consiglieri aggiunti nel consiglio comunale e di un consigliere aggiunto in ogni consiglio di quartiere. Alla lista possono iscriversi i cittadini stranieri che hanno più di 18 anni e sono regolarmente residenti o domiciliati nel comune di Roma. Così stanno le cose nella Capitale. E a Vigevano? Che cosa pensano gli stranieri, residenti nella nostra città di queste nuove iniziative? Ecco alcune risposte degli extracomunitari di Vigevano. Tatiana N., 45 anni, ucraina. È in Italia da tre anni. Lavora come assistente agli anziani. In Ucraina è stata vice-presidente del ginnasio, è professoressa di matematica. «Vorrei fare subito un esempio. L autunno scorso una delle scuole medie di Vigevano ha dato il permesso di frequentare le lezioni ad un ragazzino ucraino appena arrivato in Italia con i suoi genitori, naturalmente senza conoscere la lingua italiana. Per risolvere il problema, l insegnante del nuovo allievo ha consigliato ai genitori di trovare un volontario che sapesse il russo o l ucraino e, naturalmente, italiano per assistere il ragazzo durante le lezioni, tradurre e aiutarlo ad adattarsi il più velocemente possibile alla nuova situazione. Purtroppo non hanno trovato la persona adatta: nessuno conosceva la terminologia delle materie... Quando sono venuta a conoscenza di questa vicenda ho voluto imparare la terminologia matematica italiana e offrire, così, un aiuto a chi ne ha bisogno. Dove lavoro non ho molto tempo libero, però spero tanto di riuscire ad imparare tutto il necessario per essere ancora impegnata con la mia amata matematica. A proposito delle elezioni: se il comune di Vigevano seguirà l iniziativa romana e deciderà di selezionare i consiglieri, avremo maggiori possibilità di far presente i nostri bisogni e sperare nell aiuto della società italiana. Non chiediamo molto e in compenso i vigevanesi potranno conoscerci meglio» Lidia A., 33 anni, albanese, vive a Vigevano da due anni, è laureata in management. «Sinceramente non conoscevo affatto l iniziativa romana. È magnifico! Finalmente qualcosa potrà cambiare anche per noi. Forse un giorno riusciremo ad ottenere dei diritti in questo paese. Oppure i nostri figli Ho sentito da persone che conosco, sempre extracomunitari, che i nostri bambini non possono andare in gita con gli altri alunni, vedere posti storici, per esempio Lourdes in Francia. È una situazione traumatica per il bambino. Come gli si può spiegare la differenza tra un bambino italiano e un bambino extracomunitario? I nostri figli non capiscono dov è la loro colpa. Avendo le anime pure, non partecipando ai giochi dei politici, loro piangono per questa ingiustizia ed io, vedendo le lacrime degli innocenti, soffro insieme a loro. Forse la gente che dirige gli affari sociali non conosce questi piccoli problemi e penso che sia molto importante avere uno di noi che gli racconterà e proverà a convincere la società italiana ad essere più sensibile». Marina O., 40 anni, romena, al suo paese era infermiera. Ora vive a Vigevano da quattro anni. «Non credo assolutamente che a Vigevano sarà possibile copiare l esperienza romana. Ho sentito alla televisione di questa faccenda, però non credo che il comune di Vigevano avrà il coraggio di prendere questa responsabilità. Negli uffici di Vigevano non hanno rispetto per noi, ci sdegnano e penso nessuno ci permetterà di avere non dico possibilità, ma almeno la speranza di essere come loro. Per loro siamo gente di razza bassa, come ai tempi del fascismo. In Comune appena vedono una faccia slava fanno le smorfie e dicono: Ancora una badante. Ci lasciano andare senza nessun aiuto. Però a certi extracomunitari danno una mano, soprattutto africani. E adesso spiegami il perché di questa differenza». Scusami, per accusare gli impiegati comunali devi avere le prove Non si può giudicare, appoggiandosi alle voci che corrono «Ma quali voci? interrompe la mia interlocutrice È tutto vero! Per la prima volta da quattro anni ho voluto portare il mio bambino in Italia per passare insieme la vacanza estiva. Ho deciso di fare tutto secondo la legge. Sono andata in Comune per chiedere informazioni. Pensi che mi abbia risposto qualcuno? Si comportano come se fossi andata a chiedere dei soldi... Non mi hanno aiutato non perché non sanno come si fa una cosa del genere, ma perché non vogliono. Adesso penso che per ottenere ciò di cui hai bisogno sia meglio pagare la mafia piuttosto che andare negli uffici comunali e sopportare simili umiliazioni». Elena P., 55 anni, moldava, istruzione media, in Italia da poche settimane. «Ci riconoscono non soltanto perché abbiamo un diverso tipo di viso e abbigliamento, ma soprattutto perché la gente venuta dall ex-unione Sovietica ha gli occhi tristi e strapazzati». Ho incontrato Elena in un giardino pubblico. Era seduta su una panchina. Sembrava molto sola, triste. Aveva fame e freddo. Naturalmente lei cerca di trovare un lavoro e un alloggio il più presto possibile e alle elezioni delle rappresentanze non pensa proprio. «Sai, sono venuta in Italia contro la legge racconta non avevo altra scelta. Ho dato duemilatrecento euro per pagare il passaporto, il visto e il biglietto e adesso sto morendo dalla paura. Ancora non ho trovato lavoro. Come potrò restituire i soldi che mi hanno prestato? Un amica che abita a Vigevano mi permette di pernottare a casa sua, le pago 5 euro per una notte, però non posso restare nell appartamento di giorno. Così passo il tempo in giardino, anche se ho troppo freddo. Non posso tornare dalla mia amica prima di sera. Vuoi dire che hai pagato duemilatrecento euro all ambasciata italiana per ottenere il visto? «Figurati. Ma quale ambasciata! La mafia! Al consolato italiano adesso non ci danno neanche il visto turistico, figuriamoci uno per il lavoro o per lo studio. Per ogni domanda all ambasciata o al consolato italiano otteniamo un unica risposta: no. Invece, i signori dalla mafia ci procurano dei visti, usando le loro conoscenze in diversi consolati dei paesi della Comunità Europea. E si fanno pagare. Così stanno le cose. Nei nostri paesi non riusciamo a sopravivere perché i governi non pensano a migliorare la vita dei cittadini, creare posti del lavoro e darci la possibilità di guadagnare. Chi capisce la situazione cerca di pensare a se stesso e va all estero, sperando di risolvere i suoi problemi. Sai, la mia famiglia non ha soldi, nemmeno per comprare un po di pane. Mia figlia e suo marito non sono in grado di nutrire i loro due figli. Così ho deciso di aiutarli. Però, come vedi, non so che fare». E si mette a piangere. Veronica Zhuravel 18 n. 29 marzo 2004

15 Cosa ne pensano i segretari dei partiti politici cittadini IMMIGRATI: DIRITTO DI PAROLA A Roma ci saranno dei nuovi consiglieri comunali e di circoscrizione: rappresenteranno gli immigrati extracomunitari. Si chiamano consiglieri aggiunti, sono eletti dalle comunità in base ai continenti d origine. I poteri dei consiglieri aggiunti sono di carattere consultivo. Non hanno diritto di voto, ma possono prendere la parola sugli argomenti inseriti all ordine del giorno e possono partecipare ai lavori delle commissioni consiliari. Il caso era esploso in autunno, quando il capo del maggiore partito di destra, Gianfranco Fini, aveva aperto inaspettatamente su un tabù ormai storico: il voto (almeno amministrativo) agli immigrati extracomunitari. A distanza di qualche mese il dibattito su questo tema è finito nel dimenticatoio? A giudicare dalla lettura dei quotidiani sì, ma nel Paese ci si inizia a muovere. Il caso di Roma, con l elezione dei consiglieri aggiuntivi, è emblematico. E non si tratta di una rivoluzione, solo di un primo passo per coinvolgere i migranti nella gestione della cosa pubblica. Per questo abbiamo interpellato i partiti cittadini, per capire l impatto che avrebbe un iniziativa del genere sulla nostra città. Le domande che abbiamo rivolto sono chiare ed altrettanto lo sono state le risposte che le forze politiche hanno dato. Ed anche le non risposte. Le riportiamo qui sotto, sottoponendole al giudizio dei lettori. QUESTE LE DOMANDE RIVOLTE AI PARTI Il vostro partito come giudica questa iniziativa? Sarebbe disposto ad appoggiarne una analoga nella nostra città e dare indicazioni ai propri rappresentanti in consiglio comunale per approvare un regolamento in tal senso? ALLEANZA NAZIONALE Non siamo favorevoli all iniziativa che, per sua stessa natura puramente consultiva, ci sembra demagogica e del tutto ininfluente nella vita pubblica della città. DS Siamo convinti che la partecipazione al voto amministrativo degli immigrati è il modo migliore per costruire quel patto di convivenza civile e democratica fra italiani ed immigrati; un patto fondato su diritti e doveri comuni. Questa consapevolezza è diffusa fra i militanti ed elettori del centrosinistra: c è l esempio fornito dall amministrazione Veltroni che bene ha fatto a non aspettare l improbabile (con questa maggioranza parlamentare) approvazione di una legge che riconosce la partecipazione politica degli immigrati. Ma c è anche la raccolta firme di petizione popolare per una legge che istituisca tale diritto promossa dal mio partito a livello nazionale e a cui i DS vigevanesi hanno aderito attivamente, istituendo banchetti di raccolta firme nell ultima edizione della festa de l Unità e, lo scorso gennaio, anche al mercato cittadino. L iniziativa, a nostro parere, è un ottima idea. LA MARGHERITA Pensiamo che sia sicuramente un iniziativa valida. Sarebbe di valenza superiore se questi consiglieri aggiunti fossero eletti anche con poteri di carattere decisionale e non solo con poteri di carattere consultivo. È giusto che possano prendere la parola sugli argomenti all ordine del giorno, che possano partecipare ai lavori delle commissioni consiliari e votare come un comune cittadino. Per fare questo dobbiamo riprendere in mano l iniziativa di fare una legge che, dopo un numero di anni trascorsi nel nostro paese e completamente integrati nel rispetto delle leggi vigenti, si possa portarli al voto. Non avrebbe senso invece farli partecipare solamente come consiglieri aggiunti e con poteri solo di carattere consultivo. Come si sentirebbe una persona che dopo essere stata interpellata non avrebbe comunque modo di sentirsi utile per mancanza di voto? In mancanza di una legge organica è possibile comunque appoggiare una proposta in tal senso anche nella nostra città pur che essi non siano poi da intralcio nello svolgimento dei lavori delle commissioni consiliari e che questo nuovo regolamento non debba essere solamente fine a se stesso. Anche nella nostra città, ma soprattutto nel nostro paese, dobbiamo lavorare per aiutarli a diventare parte integrante della nostra società, senza dubbi e reticenze, nel rispetto dei valori umani e della dignità della persona. LISTA CIVICA GABRIELE RIGHI Siamo più che favorevoli poiché siamo certi che solo coinvolgendo direttamente chi rappresenta le diverse nazionalità si possano risolvere tanti e gravi problemi che sono vere e proprie bombe ad orologeria: mi riferisco alle questioni di integrazione razziale, religiosa e civile. RIFONDAZIONE COMUNISTA Giudichiamo positivamente questa iniziativa. Già nell'ottobre del 1997 il consigliere comunale del Prc aveva proposto una modifica allo Statuto del Comune così formulata: "I cittadini extra comunitari, in occasione delle elezioni per il sindaco ed il rinnovo del Consiglio Comunale, eleggono due propri rappresentanti che partecipano alle sedute del Consiglio Comunale con diritto di parola e di voto. Le modalità di tale elezione saranno disciplinate da apposito Regolamento, da approvarsi entro un anno dall'entrata in vigore del nuovo Statuto". Purtroppo questa proposta non trovò il consenso dell'opposizione di centro-destra e venne respinta dalla maggioranza di centro-sinistra di allora perché, fu detto in aula, "le comunità di migranti presenti in città non sono ancora pronte per questo passo". Una risposta davvero sconcertante... Rifondazione Comunista è pronta in consiglio comunale ad appoggiare e votare un regolamento in tal senso, naturalmente se non verranno poste limitazioni al diritto di voto, che dovrà comprendere tutti i migranti con più di 18 anni senza alcuna distinzione in base al permesso di soggiorno od agli anni di presenza in città. SDI Si tratta di una iniziativa positiva sotto diversi punti di vista: a) è giusto che chi vive e partecipa attivamente alla vita di una comunità possa esprimere la propria opinione, nelle sedi istituzionali deputate, sulle scelte di politica amministrativa, sociale ed economica. Dato che i provvedimenti riguarderanno anche gli immigrati non c'è nulla di meglio che sentire dalla loro voce le loro richieste; b) si sta inesorabilmente andando verso una società multietnica. Per evitare sacche di emarginazione, di odio o, anche più semplicemente, per evitare la creazione di gruppi etnici estranei al contesto sociale, molto più facilmente portati ad espressione di intolleranza reciproca o di violenza, è indispensabile perseguire e favorire processi di integrazione sociale basati sul reciproco rispetto pur nella differenza culturale e di razza. L'integrazione sociale va vista come una forma di prevenzione, anziché di repressione di fenomeni di violenza contro il prossimo, contro il territorio o contro le strutture urbane. Siamo disponibili a concertare con le altre forze politiche un progetto comune che vada nella direzione su esposta e che parta da presupposti di solidarietà e di diritto alla dignità di esistenza di ogni essere umano, libero, nel rispetto delle leggi del Paese che lo ospita, di organizzare il proprio futuro anche fuori dai confini del proprio Paese di origine. Occorre tenere conto di due fattori che ci riguardano da vicino: a) che 3/4 della popolazione mondiale vive nella povertà, nella violenza o comunque in società in cui vige la sopraffazione dei diritti umani; b) siamo per storia e tradizione, un popolo di emigranti. 80 milioni di persone di origine italiana vivono in tutti i Continenti. Essi se ne sono andati dal proprio paese per gli stessi motivi per cui gli immigrati attuali affrontano anche veri e propri "viaggi di morte" pur di avere una casa, un lavoro e una vita dignitosa; c) fermezza e nessuna tolleranza contro chi sfruttando questi fenomeni sociali ne approfitta per mettere in piedi vere e proprie industrie dello sfruttamento e della schiavitù. VERDI Riteniamo che le politiche di solidarietà, accoglienza, integrazione e legalità sono una parte dei principi che ispirano le nostre ideologie. Pertanto riteniamo giusto che i cittadini del mondo possano esprimere, attraverso rappresentanti designati o eletti dalle comunità, i loro disagi, richieste di miglioramento della vita sociale nei consigli comunali. Tuttavia riteniamo che la complessità dell argomento non si possa esaurire con una semplice opinione, da parte nostra espressa in modo positivo. Riteniamo pertanto che temi così importanti come l accoglienza, l integrazione e la legalità siano oggetto di dibattito un po più approfondito con le parti politiche di riferimento e con i soggetti designanti e con le parti sociali. Riteniamo anche che questo argomento possa diventare parte di un più ampio dibattito e di confronto con la città sulla questione immigrazione e lavoro. LEGA NORD e FORZA ITALIA Non pervenute.

16 I campioni dello spreco Incarico strapagato al direttore responsabile dell opuscolo informativo dell Azienda Ospedaliera di Pavia SE QUATTROMILA EURO VI SEMBRAN POCHI Oltre diciannovemila euro, tanto costa alla collettività il notiziario OspedaleePersona dell Azienda Ospedaliera di Pavia. Quattro paginette che al direttore responsabile permettono un introito di oltre quattromila euro. Fatte le debite proporzioni, il direttore del Corriere della Sera dovrebbe percepire uno stipendio di oltre cinque miliardi mensili... di Alessandro Bucci Otto paginette a colori formato A4 (un foglio da fotocopia ndr), di cui una (l ultima) interamente occupata da numeri telefonici, un altra (la prima) per metà piena con le foto formato francobollo degli otto ospedali provinciali ed un altra ancora che riproduce otto immagini relative ad una serie di inaugurazioni, in tre delle quali spicca il nume tutelare dell Azienda, l onnipresente «Assessore Regionale alla Famiglia e Solidarietà Sociale Abelli» (Tutto Maiuscolo). La smilza pubblicazione si intitola OSPEDALePERSONA ed è il nuovo notiziario quadrimestrale edito dall Azienda Ospedaliera di Pavia, che non ha resistito alla tentazione di farsi il suo giornalino. Il progetto editoriale non ha grandi pretese, tanto che queste ottopagine-otto (che recano la data gennaio-agosto 2003 ma sono uscite solo a dicembre) costituiscono addirittura un numero doppio: l edizione standard ne avrà infatti quattro. EFFICEINZA O DEFICIENZE? ento pagine, quattro milioni di copie, formato tascabile interamente a colori. In stringatissima sin- C tesi è la recensione dell opuscolo I servizi e le informazioni per non perdere il filo (qui a fianco), che la Regione in questi giorni sta recapitando a tutti i residenti in Lombardia. Tralasciando i costi di una simile operazione (piuttosto consistenti, come si può comprendere dai numeri) ciò che colpisce è l enorme mole di informazioni in esso contenuti: salute, solidarietà, istruzione, formazione e lavoro, ambiente, tutela del cittadino e tempo libero. Insomma, a prima vista si potrebbe pensare che al suo interno si possa trovare di tutto e di più. Così abbiamo voluto provare a comporre il primo punto di contatto con la sanità, trovato a pagina 14. Dopo qualche minuto di attesa ed aver digitato diversi tasti (come consiglia la classica voce metallica pre registrata) riusciamo a parlare con l operatore, il quale candidamente ci avverte che quel numero ( ) non è ancora attivo e ci rimanda ad un altra utenza telefonica ( ). Rifacciamo il numero: identica trifila e alla fine scopriamo che prima di telefonare dobbiamo essere in possesso dell impegnativa del nostro medico... Tante grazie, ma questo lo sapevamo già. E vogliamo parlare dei criteri di spedizione? Abbiamo appurato che in alcune famiglie è arrivato in doppia coppia, in altre non l hanno visto e in altre ancora è stato spedito a persone decedute, anche da diversi mesi. In questo caso, però, sembra che la Regione non sia direttamente responsabile. Infatti la spedizione è stata demandata completamente alle Poste Italiane Spa che avrebbe dovuto incrociare i dati delle utenze telefoniche con quelli dei certificati elettorali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Evidentemente questa operazione o non è stata fatta ò è stata effettuata male. Vatti a fidare dell efficienza delle nostre poste. Come direbbe qualcuno è come sparare sulla Croce Rossa. È il classico house-organ aziendale: un po di tabelle e di istogrammi sfornati dagli uffici con le cifre relative all andamento dei ricoveri e delle prestazioni ambulatoriali, agli investimenti approvati dalla Regione (e tuttora bloccati dal Governo), alla consistenza del personale dipendente, all andamento dei bilanci. C è poi una pagina che ci spiega in pillole che cos è e a cosa serve il budget ed una che ci illustra in maniera altrettanto schematica i benefici della Carta Regionale dei Servizi, che udite udite «ridurrà (o addirittura eliminerà) i tempi di attesa (in coda)». Nel senso che per fare un ecografia dovremo aspettare sempre 40 giorni, ma risparmieremo un quarto d ora di fila allo sportello, che è sempre meglio di niente. Infine ci viene spiegato che cos è il collegio di direzione aziendale e chi ne fa parte. La filosofia del notiziario è chiaramente espressa dal direttore generale Luigi Sanfilippo nell editoriale di prima pagina: «L obiettivo è quello di evitare improprie rappresentazioni (talora occorse) sulle scelte aziendali, sulla valenza delle nostre strutture e sull andamento delle stesse ( ). Il taglio è constatabile già nel presente fascicolo che, senza enfatizzazioni, riporta gli elementi di riferimento della vita dell Azienda con semplicità ma, nel contempo, con dovizia di dati». Un bigino aziendale compilato riassumendo qualche delibera, dunque. Del resto basta scorrerlo per rendersi conto che di giornalistico non c è proprio nulla: l impostazione, il linguaggio, lo schematismo, la titolazione (pressoché inesistente) rivelano con chiarezza che i contenuti sono il frutto del lavoro degli uffici, e anzi con tutta probabilità sono opera dello stesso Sanfilippo e dei suoi più stretti collaboratori. Un giornalino fatto in casa che almeno avrà il pregio di costare poco, penserà qualcuno. Sbagliato. A far lievitare i costi non è tanto la realizzazione grafica e la stampa, affidate allo Studio Prima Pagina snc di Pavia: l impegno di spesa è infatti limitato a 6615 euro all anno per realizzare dodici pagine (tre numeri da quattro, ovvero, nel caso del primo anno, uno da otto più uno da quattro), da stampare in 4 mila copie, per un costo industriale di circa 55 centesimi a copia. Non è molto, se non fosse che c è da aggiungere la voce del compenso al direttore responsabile. Tale figura è stata concretamente individuata nel giornalista professionista milanese Matteo Mastromauro, 34 anni, ex Foglio ed ex Libero, che è anche addetto stampa dell Asl, incarico per il quale è già lautamente retribuito con la bellezza di 3580 euro al mese (lordi), pari a quasi il doppio del minimo tabellare di stipendio per un caporedattore, ovvero la qualifica più alta prevista dal contratto nazionale di lavoro giornalistico. Per la fatica aggiuntiva di coordinare, rileggere e correggere quattro paginette formato A4 (immaginiamo l impegno necessario soprattutto per quella dei numeri di telefono ) l Azienda Ospedaliera corrisponde a Matteo Mastromauro altri 4132 euro. Otto milioni di lire per un lavoro che, a metterci del tempo, richiederà si e no un paio d ore, anche perché svolto con la collaborazione di ben due segretarie di redazione. Per il primo numero doppio c è un piccolo sconticino: a fronte di ben otto pagine, Mastromauro si è dovuto accontentare di un compenso di 7 mila euro, grosso modo un milione e settecentomila di vecchie lire a pagina. In proporzione il direttore del Corriere della Sera, che tra fascicolo nazionale ed edizioni locali sforna circa cento pagine al giorno, cioé 3 mila al mese (formato quotidiano, non A4 ) dovrebbe percepire uno stipendio di più di 5 miliardi mensili. Sommando i euro che vanno al direttore ai 6615 stanziati per la composizione e la stampa, il costo del notiziario supera i 19 mila euro all anno e comincia a non essere più tanto a buon mercato. Ma, si dirà, per editare un giornale un direttore responsabile ci vuole comunque, lo impone la legge sulla stampa per la registrazione della testata in Tribunale, e deve essere un giornalista iscritto all Albo. L Asl in passato aveva brillantemente risolto il problema perché l allora direttore generale Luigi Miglio era egli stesso giornalista pubblicista, per cui figurava senz altro lui gratis come direttore responsabile del periodico aziendale Pavia Sanità (che, sia detto per inciso, constava di pagine e non di 4). Sanfilippo non è iscritto all Ordine dei giornalisti e non possiamo certo fargliene una colpa. Quindi ha dovuto accontentarsi del ruolo di direttore editoriale, mentre per quello di direttore responsabile era necessario reclutare un esterno che fosse giornalista, giusto? No, sbagliato. Con la modica spesa di 100 euro all anno lo stesso Sanfilippo poteva iscriversi all elenco speciale dei direttori responsabili di periodici o riviste a carattere tecnico, professionale o scientifico tenuto dall Ordine dei giornalisti e come tale risultare egli stesso direttore responsabile del giornalino aziendale. Solo in Lombardia gli iscritti all elenco speciale sono ben Questa soluzione è adottata ad esempio da quasi tutti i sindaci che pubblicano un periodico comunale. All Azienda Ospedaliera, che ha 60 miliardi all anno di deficit e quindi deve evitare le «improprie rappresentazioni, talora occorse», serviva invece un giornalista professionista da strapagare. Pensateci, quando andrete a prenotare una lastra e dovrete sborsare 46 euro di ticket. 20 n. 29 marzo 2004

17 L industria meccanica vigevanese riuscirà a risollevarsi dalla pesante crisi attuale? IMPRENDITORI RAZZA IN ESTINZIONE FORUM Nel suo dna Vigevano ha una forte connotazione industriale e per questa ragione l imprenditore Franco Varvello è fermamente convinto che, alla fine, si potrà uscire da questa congiuntura negativa: Il territorio ha sempre saputo inventarsi qualcosa di nuovo... Alla discussione sull economia vigevanese hanno partecipato Franco Varvello, Vice Presidente Associazione Industriali, Massimiliano Boccanera, Responsabile sede di Vigevano Unione Industriali, Claudio Cerri, Segretario Camera del Lavoro di Vigevano, Alessandro Mazzoli, direttore dell Agenzia di sviluppo per il territorio, Carlo Santagostino, Presidente Associazione Culturale La Barriera SANTAGOSTINO - Il Forum di questo mese si vuole occupare dell attuale crisi dell economia vigevanese, del declino più generale del carattere industriale di questa città. Se siano ravvisabili, da parte delle parti sociali, elementi che possono far pensare ad un recupero della situazione e quindi a una riconferma seppur lenta o parziale di questa vocazione industriale della città. VARVELLO - Non si può dare una risposta secca, la situazione è complessa. Noi non abbiamo una rilevanza tale da essere avulsi da quella che è una situazione nazionale, europea e mondiale. Che l area vigevanese per il tipo di impresa, storia, che magari è stata industrializzata più delle altre aree, per un tipo di connotazione tipicamente locale, abbia dei settori tra quelli che soffrono di più è la realtà. La stima contingente è certamente drammatica. Ma se facciamo una valutazione più ampia, un excursus storico, la storia industriale di Vigevano risale alla fine del 600. E da quella data ad oggi ha conosciuto un evoluzione incredibile in diversi settori dimenticati. Questo è un dna che distingue il territorio, un dna a forte indicazione imprenditoriale, che ha sempre saputo inventarsi qualche cosa di nuovo, passare da un settore all altro partendo dal tessile, dalla seta, passando dal manifatturiero ai cappelli. Una storia che non va dimenticata. In nome di questo passato possiamo trovare quelle capacità che oggi ci sembra di non vedere. Dopo la crisi del calzaturiero stiamo vivendo quella del meccanico: questa è già una trasformazione. Il territorio, infatti, ha saputo passare dal manufatto alla tecnologia. Quale sarà la prossima sfida? Dobbiamo interrogarci. Esistono spunti, premesse, semi che andremo ad approfondire. Però non possiamo prescindere dalle valutazioni sopra esposte, altrimenti facciamo solo un istantanea del presente, senza tener conto del passato, che serve, oltre a conoscere la nostra storia, anche per capire che può esserci un filo che continua. L evoluzione la vedremo. Dipende anche da noi, da quanto saremo capaci di accelerare certi processi, fornire indicazioni. Di un fattore sono sicuro: dalle situazioni di crisi si esce attraverso ristrutturazioni che progettino sviluppo. Ristrutturare progettando sviluppo, questo potrebbe essere il tema della situazione imprenditoriale attuale. Uscirne sta anche all abilità di ciascuno di noi, delle imprese nel mettere a frutto le proprie esperienze. Il problema oggi è anche di stanchezza, di crisi di motivazioni. Ma occorre partire da un presupposto: l impresa è prima di tutto un bene sociale. Questo è già uno spunto per capire quanto il sistema imprenditoriale, il mondo dell impresa, la situazione contingente, comporti una responsabilità a 360 gradi, perché tocca tutti. Alla fine la risposta è sì: la vocazione industriale c è perché sta nel dna cittadino. Sopra: Franco Varvello (a sinistra) e Carlo Santagostino. Sotto: Alessandro Mazzoli VARVELLO - La vocazione c è. Diversamente è finito l uomo, che non ha mai finito di intraprendere. Quella industriale è una delle fasi, se si cambierà il modo di fare industria. Magari ci sarà più industria del pensiero, sarà un'evoluzione. Ciò che facciamo oggi cento anni fa era impensabile. Allora si interrogavano su quale sarebbe stata la fine di chi allevava cavalli o faceva carrozze. Indubbiamente siamo in ritardo, si è dormito sugli allori, ma d altro canto il successo è cattivo consigliere. Certi eventi comportano evoluzioni che non sono preventivabili in anticipo. Qualche tempo fa si diceva che la sorte del settore meccano calzaturiero era una sorte preannunciata già da anni. Però l evoluzione è stata rapidissima, inimmaginabile. In due anni sembra si sia spento il motore. Ma sono convinto che il territorio di Vige- 28 vano ha buone capacità. Bisogna, forse, stimolarle un po di più. Trovare il modo, nuove occasioni. CERRI - Credo che Santagostino e Varvello abbiano posto un tema che va approfondito, ragionato, in modo molto ampio. Nel senso che la crisi non è una disgrazia capitata a solo Vigevano. Parto da un aspetto: la provincia di Pavia vede il 60% della sua industrializzazione nel territorio vigevanese. Credo sia un dato che porta le parti sociali, le forze politiche, le istituzioni a chiedersi se e come si può mantenere una vocazione industriale che sappia rispondere alla crisi dei mercati mondiali. Qual è il tunnel o l uscita dal tunnel? Questa città ha vissuto il fenomeno della monoproduzione: dalla seta, ai cappelli, alle scarpe. Si tratta di segmenti ben delimitati di industrializzazione che ha vissuto la città, l ha caratterizzata. Basti pensare che Vigevano è ancora famosa per essere la città della scarpa, nonostante la crisi vissuta e che non ha tutelato quest'immagine. La nostra città, nel mondo è ancora considerata la capitale della calzatura. Tutte queste evoluzioni sono rimaste sempre in un ambito manifatturiero. E sempre stato il comune denominatore, sapendo che questo settore è ancora oggi un area di intervento che offre occupazione a migliaia di persone. Penso che la città abbia capacità e vocazione industriale in questa direzione, perché Vigevano sa fare bene questo lavoro. Sarebbe necessario anche riflettere sulle attuali difficoltà perché quella della scarpa non è uguale alla crisi che sta vivendo il meccano calzaturiero. Sono due cose diverse. Il settore meccanico sta vivendo una depressione di mercato che non vede in difficoltà la competitività del prodotto, ad alta tecnologia, alta competitività sui mercati. Ricordo che il 70% della produzione italiana esportata all estero si produce a Vigevano. Quindi non siamo di fronte alla "saturazione" di un prodotto, a differenza della calzatura. Anche questo dimostra che si può riaffermare una vocazione industriale, sostenerla, rilanciarla. Esiste solo questo? No questo è un pezzo per noi importante, ma esistono anche altri segmenti di sviluppo che la città può prendere in esame, sviluppare, ampliare. MAZZOLI - Credo che il discorso legato al distretto, quindi a uno sviluppo localizzato, territoriale, abbia ancora un senso anche dal punto di vista della prospettiva di sviluppo industriale. Credo che ci sia una necessità di rafforzare quello è che il rapporto tra territorio e impresa. Non vederlo soltanto come un elemento di contorno. Penso che potremmo immaginare una forma di distretto diverso da quello che conosciamo in questo momento e forse con caratteristiche meno spiccate di specializzazione esasperata nel settore meccano calzaturiero. Anche perché leggendo i nostri dati, nel territorio non ci sono soltanto imprese di questo tipo. Esistono aree in fase di crescita. Sempre legate alla meccanica ma nello specifico non nel settore meccano calzaturiero. Quindi, valutare il fatto che la fertilità del nostro territorio è legata anche alla presenza di imprese differenti. Forse varrebbe la pena affrontare questa sfida in maniera più integrata. Magari anche con un più stretto contatto fra il meccanico e il calzaturiero. Più evoluto, però. Cioè un settore che si sviluppa in una forma meno manifatturiera e con maggiori contenuti intellettuali e di valore. Oggi nel nostro mercato sono i contenuti che producono valore. Quindi servirebbe un meccano calzaturiero in grado di servire imprese calzaturiere diverse o comunque che affrontino il mercato in modo diverso. Mi rendo conto che non è facile perché anche il comparto calzaturiero nella nostra area oggi è estremamente ridotto, ma non si può affrontare uno sviluppo industriale nella nostra città senza legarlo fortemente alle due realtà. Nel contempo però non si devono tralasciare le varietà e le potenzialità del nostro territorio. Quindi io vedrei in modo positivo una serie di interventi che vadano a valorizzare ciò che già esiste, più che altro legati a quegli aspetti che sono forse immateriali, legati all innovazione tecnologica, al design, ai materiali. Quindi toccare aspetti che entrano in quel vantaggio competitivo necessario per rispondere alla crisi attuale, pur essendo consapevoli che c è un dato di fatto congiunturale, internazionale, anche di natura valutaria. È inutile nascondere che rispetto ad un comparto come il meccano calzaturiero, il calzaturiero, che ha una valutazione esportativa molto forte, il rapporto euro-dollaro è sicuramente svantaggioso. Si tratta di un fattore congiunturale in questo periodo storico. Tuttavia, non possiamo dare la colpa soltanto alla situazione contingente. Piuttosto dobbiamo cogliere questa opportunità per affrontare i problemi di petto. Il mio punto di vista è di ripensare questi due comparn. 29 marzo 2004

18 ti con un valore aggiunto in più. Spetta non soltanto agli imprenditori ma anche agli attori locali mettere a disposizione gli strumenti, la dotazione economica, il contorno che può essere utile a favorire un clima positivo e di sviluppo. BOCCANERA - Vorrei confermare che a Vigevano la vocazione industriale non si è assolutamente persa. Non riesco a pensare una economia del territorio senza un'economia reale, con tutto il rispetto per i servizi e il terziario. Quindi mi risulta difficile immaginare un modello che prescinda da una vocazione manifatturiera a qualsiasi livello. Tralasciando un attimo l aspetto economico, forse quello che manca in questo momento è un'iniezione di fiducia. Si respira un aria di pessimismo Bisognerebbe trovare iniziative che favoriscano la crescita di idee perché effettivamente esiste una varietà notevole di aziende e di imprese. È vero, non esistono sono soltanto il meccano calzaturiero e il calzaturiero, però mi sento di fare due incisi: mai mi sarei aspettato una crisi del meccanico più forte di quella della scarpa, che sta lavorando, mentre il meccano calzaturiero assolutamente no. Come nel resto d Italia, d'altronde. C è qualcosa nella meccanica, qualcosa anche di interessante ma io che vivo quotidianamente la realtà aziendale, vi assicuro che la situazione è identica in quasi tutte le tipologie d impresa. Anche al di fuori del comparto meccano calzaturiero. Possiamo concordare con gli articoli apparsi sui giornali: c è una parte di crisi sicuramente strutturale, perché il meccano calzaturiero seguirà il percorso del calzaturiero. Man mano che si alzerà in qualità (e qui siamo già a livelli qualitativi eccelsi) si restringeranno i numeri. Pochi potranno permettersi queste tipologie di macchine. Inoltre, già Vigevano viveva un ricambio imprenditoriale scarso e in questo momento, proprio a fronte di alcune aziende che stanno chiudendo, diventa difficile individuare realtà industriali che stanno crescendo. Un azienda che si trasforma impiega risorse economiche e umane ed in questo momento è molto difficile affrontare un rischio, anche se è nella natura dell impresa affrontarli. Si è detto sovente che il distretto avrebbe dovuto trasformarsi prima. Ma sino a due anni fa gli affari andavano molto bene: il 2000, sembra incredibile affermarlo ora, per il meccano calzaturiero è stato un anno eccezionale. VARVELLO - Bisogna dire che in generale il sistema italiano è, usando un termine bancario, un sistema "pro ciclico". Cosa significa? Quando le cose vanno bene, va tutto bene e tutto aiuta, quando "non gira", assistiamo al fuggi fuggi generale. Questa è la realtà. Ora diventa difficile affrontare qualsiasi situazione quando non c è comprensione da parte della business comunity che l impresa ha un ruolo sociale. Alla fine, se sei "grande" si privatizzano gli utili e si socializzano le perdite. Se sei piccolo, son cavoli tuoi. È forse colpa o il frutto di un sistema fatto di micro imprese VARVELLO - Certo, ma questo è un problema dell italia. BOCCANERA - Le micro imprese sono state portate ad esempio sino a prima della crisi, poi sono state messe sul banco degli imputati SANTAGOSTINO - Vigevano ha caratteristiche diverse dai Comuni citati da Cerri. In quei territori l industria viene da fuori. Da noi la vocazione industriale è storica, locale e il problema vero è quello della mancanza di passaggio tra l imprenditoria. Qui gli industriali, negli anni d oro, desideravano far studiare i figli, volevano si laureassero in medicina o facessero gli avvocati e la maggior parte ha fatto questo. L impresa, così, è invecchiata insieme all imprenditore. Eccezione rara che il figlio abbia ripreso l attività del padre, sviluppandola, continuandola. Quindi abbiamo più difficoltà a importare attività produttive, perché l imprenditore nasce qui, non viene da fuori. Massimiliano Boccanera VARVELLO - L incapacità di far crescere le imprese esistenti deriva dalla mancanza del passaggio generazionale, dalle loro dimensioni, oltre all'individualismo, al campanilismo e una diffusa invidia. Cerri ha detto che a Vigevano simboleggia ancora la scarpa: per fortuna esiste ancora questo grande valore. È uno degli elementi sui quali si può costruire. Bisogna mantenere sempre più questo abbinamento nell ottica, come dice Mazzoli, di valorizzare quello che esiste, dare più contenuto in materiale, perché è questo che fa la differenza: sviluppare un capitale intellettuale, di knowhow, di competenze di questo tipo ed è quello sul quale esistono già le premesse a Vigevano: l insediamento di laboratori come il CNR-ITIA che sviluppa automazione e che ha effettuato una ricerca sul meccano calzaturiero. Sono novità importanti: dare valore aggiunto al prodotto, non più sulla base dell abilità manifatturiera (saper cucire meglio), ma arrivare a un manufatto più ricco di contenuti tecnologici. Come arrivarci? In città abbiamo un Centro servizi alle imprese e parliamo di "distretto", ma questo distretto è assolutamente virtuale: non esiste una brochure, un documento che ne confermi l'esistenza. Colpa anche delle imprese che non hanno avuto questa visione illuminata, aperta, per capire che se si promuove un territorio, la ricaduta posivita è per tutti. Ho fatto i complimenti a Vigevano Export, quando è andata a Mosca a far conoscere i nostri prodotti. Questo è l esempio, forse il miglior modo per creare un distretto, sinergia. Dal lavoro presentato dal Centro servizi alle imprese, un anno è mezzo fa sulle comparazioni dei distretti, era emerso chiaramente che altri distretti dello stesso settore sono riusciti a superare momenti di crisi. Vigevano no. Ci sarà pure un motivo. Forse perché il distretto non c è in quanto Ente o perché è difficile passare dal "fare un manufatto" a diventare "imprenditore del manufatto". È un'evoluzione che occorre accompagnare, far crescere. Ma crescere in questo Paese è veramente difficile. Ecco il punto. In un consiglio dell'associazione, una volta ho fatto una battuta: bisognerebbe istituire il WWF dell imprenditore. Sì, perché un imprenditore deve avere caratteristiche tipo panda: idee innovative, originali, mezzi, perseveranza per affrontare le sfide, per mettersi in discussione, capacità organizzative. Claudio Cerri CERRI - Provo a dare un altra chiave di lettura, di tipo territoriale, perché anche in Lomellina non è vero che la tenaglia della crisi è uguale al resto del distretto. Mi riferisco a tre o quattro Comuni che, negli anni, hanno attuato politiche comuni, infrastrutturali e di insediamenti. A Dorno è il caso Recagni: dalle ceneri di centinaia di posti di lavoro è sorta una diversificazione produttiva, mantenendo una vocazione industriale, nella chimica, gomma-plastica e meccanica. Identica sorte a Mortara. Parona, pur con tutte le sue particolarità, è diventata punto attrattivo di industrie esterne. La domanda è: perché Vigevano no? Perché in alcuni comuni del distretto no? È ancora appetibile la città? Oppure Vigevano ha sì una fortissima vocazione industriale, ma un po troppo individualista, chiusa e non in grado di creare sinergia? Credo sia questo uno dei temi che è opportuno sviluppare, perché quando Boccanera sostiene della propensione dell industriale all invecchiamento ha ragione. Quante fabbriche si sono chiuse a Vigevano perché non c era continuità generazionale dell imprenditore? n. 29 marzo 2004 BONECCHI SVEGLIA IL SINDACO La crisi avanza e c è chi chiede l intervento urgente del Comune. Come Valerio Bonecchi, capogruppo dell Ulivo in consiglio comunale, che ha invitato il sindaco Cotta Ramusino «ad aprire un tavolo di crisi sul settore meccano calzaturiero... Non è più tempo di analisi dice Bonecchi è ora di fare. Siamo un Distretto industriale, cerchiamo risorse, andiamo a bussare alle porte del Governo per chiedere interventi. Questo immobilismo non serve a nulla». CERRI - L analisi che ha fatto il Centro servizi, lo studio comparato con altri distretti e che la CGIL ha ripreso in un convegno sul centenario della Camera del lavoro, mette in luce un aspetto: il riferimento con il distretto della "Riviera del Brenta", dove si concepisce il lavoro sinergico e integrato in un territorio. Cioè valorizzare risorse economiche, produttive, imprenditoriali e umane dei lavori professionali. Le aziende terziste, ad esempio, vengono considerate una risorsa, un patrimonio. Sono dunque valorizzate: non si cerca il risparmio a tutti i costi. Ci troviamo di fronte un sistema dove alla fine tutti contribuiscono per ottenere un prodotto e un risultato professionale, tecnologico. Con tutto ciò che ne consegue in quell area. È un bene? Non lo so. So che quel sistema, in quel distretto, ha garantito ventimila addetti all industria calzaturiera. Alla fine cosa ne è scaturito? Che gli imprenditori e il sindacato, in quell area hanno deciso che i lavori più bassi, meno professionali, la medio bassa qualità della calzatura potevano essere delocalizzati. Cioè "espatriare" andare in Romania, perché non erano più competitivi. Tutto questo, ricordo, è stato deciso di comune accordo alle parti sociali. Questo, credo, sia un punto di forza. Voglio fornire due dati, che il dottor Boccanera può confermare: nel 2003 su circa 5000 lavoratori dipendenti, circa 3000 hanno utilizzato la cassa integrazione (il 60%), interessando 160 imprese. Il per cento delle calzature viene prodotto in Oriente, mentre il mercato europeo è saturo. E là non chiedono alta tecnologia, per il semplice motivo che non

19 gli serve. Ora anche a Vigevano qualche meccanico sta pensando alla delocalizzazione. Ora, delle due l una. O questo fenomeno lo si può indirizzare con riflessioni e valutazioni tra le parti sociali, o diversamente andremo verso il libero arbitrio del mercato, con tutti i problemi che ne sortiranno. Tanto vale, dunque, affrontare la questione tutti insieme, orientandola nella direzione migliore. Governare questi processi sicuramente è meglio che subirli. Se proprio non riusciamo a governarli, quanto meno possiamo determinarli ognuno nelle rispettive funzioni. Se li subiamo, le conseguenze ricadranno su tutto il comparto territoriale. Cerri finisce per confermare il sospetto che in realtà il futuro della vocazione industriale vigevanese sia già scritto e stia altrove. Cioè si stia delocalizzando in Romania o in altri paesi dell Est europeo. Ma forse gli imprenditori non condividono questa analisi VARVELLO - Sull evoluzione del meccano calzaturiero ci sono studi tuttora in corso, degli stessi imprenditori, per cercare di elaborare strategie e piani per contrastare o contrapporsi a questa crisi. Ma non sono informato di progetti chiari, solo di potenzialità e ipotesi. Sicuramente è un comparto talmente storico e vitale, con tali conoscenze che sicuramente non subirà la crisi passivamente. In qualche modo saprà come contrapporsi a questa situazione. C è grande fermento, ma non mi risultano progetti di delocalizzazione. Quantomeno io non ne sono informato. BOCCANERA - Cerri ha detto che il 70% della produzione mondiale delle calzature è in Cina. A Vigevano, come sono nate le aziende meccano calzaturiere? Erano i meccanici che aggiustavano le macchine. Sono partiti dai loro garage aggiustando cose di altri e sviluppandole in proprio. Il problema aldilà della crisi strutturale e sino a quando l euro costerà il 30% in più del dollaro noi non riusciremo a vendere una macchina è che l industria cinese sta generando aggiustatori cinesi, che stanno generando officine cinesi. Diventa difficile, quindi, immaginare che il comparto vigevanese non faccia la scelta di andare a competere anche laggiù. Il problema è competere senza svendere il patrimonio tecnologico che abbiamo acquisito e che ci fornisce l unico margine di competitività sul settore cinese. Personalmente non sono al corrente delle ultime scelte dei meccanici per quanto riguarda questa sfida, ma sicuramente non si può pensare che non esista comunque la necessità di competere con un certo grado di migrazione tecnologica. Ma chi potrà permetterselo? Non dimentichiamo che la Cina è dall altra parte del pianeta. A differenza dell Europa è meno permeabile all entrata di aziende straniere se non sotto forma di joint-venture in cui il capitale e il know-how straniero è minoritario rispetto alla proprietà locale. MAZZOLI - Bisogna mantenere un certo livello di tradizione, parlo di calzaturiero a livello europeo. Sembra un ipotesi peregrina, ma quel poco che c è deve rimanere per forza una produzione europea. Per quanto riguarda l Italia, la produzione, che ha un peso rilevante nel Vecchio continente, deve mantenere un valore legato al contenuto stilistico e innovativo che, a mio parere, è l aspetto determinante per poter sostenere dal punto di vista innovativo anche le imprese meccano calzaturiere. Occorre pensare ad un impresa nazionale e una serie di imprese capaci di affrontare il mercato in modo nuovo, anche con approcci diversi sul tema della commercializzazione e della distribuzione. Temi che sino ad oggi per le imprese calzaturiere sono stati dei tabù. BOCCANERA - Vorrei ricordare che Vigevano è perennemente meta di delegazioni straniere che vengono a vedere la città della calzatura. Recentemente abbiamo ospitato peruviani e argentini. Non abbiamo mai avuto bisogno di commercializzare alcunché, calzature e macchine. Per questa ragione non si è creata una cultura in questo senso. Adesso vedo aziende che cominciano a parlare di marketing, ad attrezzarsi per cosi di formazione. COMPAGNI E FAMIGLIE trano paese il nostro. E strana città questa. Ci si straccia Sle vesti ad ogni muover di floglia, si affittano schiere di prefiche pronte a pianger su ogni malefatta, si versano fiumi di inchiostro per denunciare atti amministrativi che vanno contro gli interessi della collettività. E poi? Poi tutto finisce, come sempre avviene in questa bella Italia maltrattata, in una bolla di sapone. Tutto viene dimenticato. Ma sarebbe più onesto dire si fa finta di dimenticare... Si tiene tutto sotto coperta per difendere logiche di partito, corrente, famiglia... Qualche esempio? Solo due, ma illuminanti. I probi e onesti cittadini (si dice sempre così, non è vero? Perché un cittadino è solo onesto e probo, tutto dedito a casa, famiglia, chiesa e partito) vigevanesi ricorderanno di quando una certa amministrazione decise di costruire il Pa- 30 VARVELLO - Mi sembra paradossale che la concorrenza dei produttori orientali è fatta copiando lo stile italiano. Qualcosa non quadra. Se la concorrenza si camuffa da italiano, noi italiani autentici dobbiamo trovare capacità e iniziative perché questa forza venga trasformata in operatività. Prima era sufficiente essere bravi e in Italia per far sì che da tutto il mondo venissero a chiederci prodotti. Oggi non basta più. Se esistesse veramente un distretto, un sistema identificabile con un marchio, autentico e originale, in quei paesi dove l italianità è il modello di riferimento, le possibilità aumenterebbero sicuramente. L estremo Oriente va visto anche come opportunità. Ci sono 250 milioni di consumatori che hanno la ricchezza del mondo occidentale, che vogliono vivere all occidentale e che amano i prodotti italiani per i quali sono disposti a spendere. Abbiamo storia e capacità, un miscuglio che partorirà qualche cosa di nuovo. SANTAGOSTINO - Sono anch io convinto che ci siano potenziali capacità, mezzi, forme per ricostruire e ripartire. Ma penso alla collettività vigevanese. Temo che quello che ha caratterizzato la storia recente della città, la capacità di produrre ed occupare non sia più ripetibile nelle stesse forme. Quindi la mia preoccupazione rimane, soprattutto riguardo le prospettive del mondo del lavoro, dell occupazione e quindi del destino della città. Il futuro offre meno posti di lavoro e quindi per la città si porrà ugualmente il problema di conservare una vivacità, una identità che non la trasformi in un puro collegamento con la metropoli, dove tutti andranno a lavorare. Da questo punto di vista, fra l altro, c è anche un cronico e irrisolto problema di infrastrutture. VARVELLO Viabilità: potremmo aprire un dibattito amplissimo Vorrei anche sottolineare quanto oggi vi sia un distacco della società, dei giovani usciti dalle scuole, rispetto al mondo del lavoro e dalla cultura imprenditoriale. Se le aziende devono crescere, devono anche cambiare. Si tratta di un impegno collettivo, non solo degli imprenditori. La scelta strategica è degli imprenditori, ne deve essere coinvolta tutta la squadra, la struttura: collaboratori, lavoratori in senso lato. Deve crescere il livello culturale e qualitativo, le capacità e l approccio nei confronti del lavoro. Per cambiare bisogna essere competivi, veloci, liberi, forti, motivati. Purtroppo in questo momento ciò che manca sono proprio le motivazioni. Si diceva che molte aziende sono nate perché l operaio ha costruito la fabbrica. Oggi, ci sono dipendenti che vanno in fabbrica con la volontà, l intenzione, la possibilità, la potenzialità di dire: questo lavoro un giorno lo farò io?. C è qualcuno, lo chiedo a Cerri, che un giorno sogna di diventare imprenditore? Secondo me nessuno. CERRI - C è qualcuno che ha un sogno: poter andare avanti a svolgere il lavoro che ha e possibilmente svilupparlo. Io rovescerei la domanda: un lavoratore oggi è ancora nella condizione di poter fare questo con la situazione che si sta determinando? Non mancano le motivazioni, ma le prospettive: certezza rispetto a ciò che potrà avvenire. VARVELLO - Lei ha usato un termine sbagliato: certezza. CERRI - Mi spiego meglio: questo non significa prendere in esame il ruolo sociale dell impresa. Il problema è che con prospettive d incertezza, un lavoratore non è nella condizione di sviluppare le proprie capacità in chiave imprenditoriale. Non dimentichiamo che nel 2005 la Cina entrerà nel WTO, un quadro certamente non esaltante: opportunità per alcuni, difficoltà notevoli per altri. In Europa, quante calzature si potranno produrre in una chiave allargata? Oggi Romania, Bulgaria, Polonia, tutti i paesi dell ex Unione Sovietica sono in una posizione di dumping sociale economico e ambientale. Molte aziende si sono trasferite nell Est europeo per il solo fatto che costa meno produrre. Le grandi griffe stanno producendo in quegli ambiti scarpe che hanno firme italiane. Come sindacato abbiamo stipulato un accordo con le varie associazioni (tessili e calzaturieri). Proprio in questi giorni i tre segretari generali hanno inviato una lettera al Presidente della Repubblica per sottolineare che il marchio Made in Italy, che da lavoro a centinaia e migliaia di lavoratori, deve essere tutelato. VARVELLO - Si parlava di costruire un marchio: qui c è, e pure gratuito... Ma si finisce per cozzare contro l individualismo degli industriali. lazzetto dello Sport su un area nelle immediate vicinanze del ponte del Ticino. In quell occasione scoppiarono polemiche furibonde. Si gridò allo scandalo, di come si fosse scelto un terreno (ceduto gratuitamente alla collettività, è bene rimarcarlo) a rischio alluvvione. Corriamo il serio rischio di trovarci con una struttura sott acqua alla prima fuoriscita del bel nostro fiume. Si diceva. E giù titoloni, vignette, dichiarazioni. Poi il vento cambiò, nuove e innovative forze di governo (ex democristiani, ex socialisti, ex di tutto...) salirono gli scaloni del Palazzo municipale e l affaire venne accantonato. Si preferì spendere miliardi pubblici (di vecchie lire, naturalmente) per acquistare un altro lotto di terreno dove poter edificare in sicurezza il tempio dello sport. Purtroppo Vigevano sta ancora aspettando pazientemente la nuova struttura. Da allora sono passati tre anni e del mega impianto non si vedono neppure le fondamenta. Tutto tace. Improvvisamente lo scorso autunno ecco spuntare un imprenditore privato che chiede di costruire la sua nuova sede operativa. Dove? Ma su quel vecchio terreno a rischio alluvione. La proposta passa tranquillamente in Consiglio comunale, e la città che fa? Si volta dall altra parte. Dove sono finiti i difensori ad oltranza del Ticino? Perché nessuna voce si è alzata per ricordare quanto urlato ai quattro venti VARVELLO - Indubbiamente. Bisogna far crescere una cultura, il sistema, quelli che ci lavorano. Tutti devono sentirsi parte di un sistema che cerca un miglioramento professionale, culturale, comportamentale, tecnico, specifico, specialistico. Così sì si cresce e si diventa sistema. CERRI - La cultura e la motivazione dei lavoratori sul proprio patrimonio, e sulla valorizzazione delle attività produttive che esprime Vigevano esiste. Bisogna rompere quel pezzettino che manca. Lavoriamoci. Il Centro servizi alle imprese sarà il mezzo che avrà lo scopo di promuovere e sviluppare il territorio. Non dimentichiamo, comunque, un piccolo particolare: oggi sono a rischio centinaia di posti di lavoro. Nel breve periodo. A quelle persone una risposta va data. Credo che insieme la possiamo dare. Solo se abbiamo un progetto. La situazione è drammatica, anche perché il reddito della famiglia è quello del capo famiglia, aggiungendo un altro grado di incertezza. VARVELLO - Questo si traduce nella contrazione dei consumi. È una catena. Barriera Signor Mazzoli, il Centro servizi è stato continuamente citato dagli altri ospiti sia per gli studi che ha effettuato, sia per il possibile ruolo di agenzia del territorio. Può specificare meglio questo compito? Inoltre, che ruolo può svolgere la Pubblica Amministrazione? Un Comune oggi deve pensare in senso classico, urbanistico, sfornando varianti e aree d insediamento o deve porsi al servizio di questo lavoro progettuale? MAZZOLI - Il centro servizi, una struttura nata nel 1992, ha avuto un percorso e una connotazione legata al proprio nome, al servizio alle imprese. In realtà, poi, per molti anni ha svolto funzioni di natura territoriale, realizzando progetti legati al distretto territoriale della Lombardia e su impulsi arrivati dai soci privati (Associazioni imprenditoriali e Sindacato), nella direzione a trasformare la società in una struttura diversa. La trasformazione in agenzia del territorio non è soltanto un cambio di denominazione ma è sostanziale. La funzione di questo soggetto è legata alle tematiche che abbiamo trattato e, prevalentemente, l agenzia è uno strumento per l attuazione delle politiche indicate dai soci. Per altro, in questo processo ci siamo anche spinti verso il coinvolgimento di altri soggetti, altri comuni lomellini e una istituzione bancaria. Il progetto dovrebbe arrivare alla trasformazione e all istituzione di una nuova agenzia entro poche settimane. Lo strumento ha una finalità: cercare prima di tutto gestire, realizzare progetti di sviluppo locale. Quindi attirare risorse finalizzate all innovazione tecnologica, alla cultura d impresa, a forme organizzative nuove. E parlo anche di maggiore efficienza della pubblica amministrazione. Infatti, il nostro impegno è stato anche quello di fornire un sopporto alle amministrazioni locali per l istituzione degli sportelli unici alle attività produttive. Un attività che abbiamo iniziato in cinque comuni attorno a Vigevano con il coinvolgimento dell istituto bancario. Il percorso di trasformazione è quasi arrivato a concludersi e il punto positivo è che in questo momento si stanno creando le condizioni migliori per individuare un processo di concertazione, comunque di programmazione territoriale. VARVELLO - Aggiungo una notizia fresca. Nei giorni scorsi ho incontrato il professor Iovine dell ITIA-Cnr di Vigevano: porteremo avanti un progetto per costituire un master in ricerca industriale, gestito dall Itia, con una compenetrazione fra ricercatori del mondo scientifico, integrati con responsabili della ricerca del mondo dell impresa così da creare un integrazione, un modo di lavorare insieme, un passaggio facilitato, accelerato dalle conoscenze del mondo scientifico alla pratica del mondo dell industria meccano calzaturiera. MAZZOLI Ritorno al ruolo delle pubbliche amministrazioni. Abbiamo raccolto una volontà da parte della Provincia e del comune di Vigevano nel voler andare avanti nell attivazione di risorse locali come forme di supporto e di cofinanziamento e di iniziative d investimento più ampie. Insomma avere un respiro più ampio sui destini di un area che non termina entro i confini comunali. qualche anno prima? Silenzio assordante. Bella coerenza. O così facendo si tenta di coprire qualche affaruccio di famiglia? Secondo esempio. Per decenni ci siamo accontentati di un trasporto urbano al limite della decenza. Non ci interessa, per ora, chiarire la causa o le responsabilità. Ciò che vogliamo portare all attenzione dei venti e passa lettori di questa rubrica, è che anche in quest occasione si è quasi sempre fatto finta di nulla. A dicembre una ditta proveniente da oltre cortina, dal pavese, si aggiudica l appalto per i prossimi sette anni. Tre mesi di servizio poi scoppia il caso, un rigurgito di amor patrio. Si grida alla scandalo per un servizio carente: luoghi inadatti dove attendere il bus, e prima (?); indisponibili gli orari, e prima (?); squadra di pulizia e manutenzione assente, e prima (?), ufficio informazione inesistente, e prima (?), nessun punto vendita e di informazione in città, e prima (?). Malafede, memoria corta, tentativo di mettere in cattiva luce qualcuno? In effetti qualcosa potrebbe covare sotto la cenere... Guarda caso, proprio a metà febbraio si è insediata la commissione che deve scegliere i nuovi gestori per le linee extraurbane... E chi corre per quell appalto? Vecchi e nuovi gestori della linea cittadina... A da passà 'a nuttata! n. 29 marzo 2004

20 Continua il nostro viaggio negli oratori vigevanesi, luoghi d aggregazione che da sempre hanno visto intere generazioni crescere, socializzare e formarsi. Conosciamo da vicino le realtà dei frati Cappuccini, il Gi.Fra in Corso Genova e il piccolo coro liturgico della chiesa di San Giorgio che fa capo alla parrocchia del Duomo di Mariolina Cerri Parlare di luoghi di sana aggregazione dove il divertimento e la crescita sono a tutto campo vuol dire fare un immediata associazione di idee con il Convento dei Frati Cappuccini attorno a cui ruota veramente un mondo ribattezzato dalla città il Gi.Fra. contrazione di Gioventù Francescana. E per la città parlare di Gi.Fra vuol dire parlare di Padre Ringo: un entusiasmo contagioso, un carisma indiscutibile. Caratteristiche che hanno saputo negli anni attirare e catalizzare generazioni. È lui che negli anni è stato virtualmente eletto sul campo l anima delle attività di aggregazione. LA SCHEDA Le strutture: una palestra, un campo da calcio, un campo da calcetto (costruito l anno scorso), un teatro, una sala riunioni, una sala giochi con biliardo, carambola, ping pong e giochi elettronici, un bar. Le attività sportive: una scuola calcio a cui ci si può iscrivere dai cinque anni in su (milita in serie D la squadra di calcio femminile mentre disputano varie categorie le squadre maschili); una scuola per la pallavolo, anche questa rivolta sia ai maschi che alle femmine dai cinque anni in su (serie D anche per le ragazze della pallavolo). I centri estivi: coprono un arco di tempo tra la fine dell anno scolastico e la metà di luglio e sono rivolti ai bambini dell ultimo anno di scuola materna fino ai ragazzini di prima media. Appuntamenti fissi per la formazione: ogni lunedì alle ore 21 incontri riservati agli adulti condotti dagli stessi padri francescani ma soprattutto da specialisti esterni; ogni mercoledì dalle 17 alle 18 formazione e ricreazione destinate ai bambini della quinta elementare e i ragazzini della scuola media; ogni merco- Gioventù Francescana: porte aperte a tutta la città LA CARICA DEI DUECENTO INVADE L ORATORIO Sopra: momento di festa e aggregazione in Piazza Ducale. Sotto: il campo di calcetto realizzato dai Frati al Gi.Fra ledì dalle 18 alle 19 formazione e ricreazione per i ragazzi delle scuole medie superiori. LA TESTIMONIANZA «Per noi l aspetto più importante, il momento caratterizzante di tutto il nostro agire è fare la formazione cristiana francescana ma le nostre porte, le nostre iniziative sono aperte a tutti. Per esempio, ai nostri centri estivi partecipano anche bambini e ragazzi che non appartengono alla nostra religione; i nostri centri, infatti, rappresentano un momento magico per tutti: durante l anno sociale torna in continuazione la memoria di quel mese, la memoria dell estate». I ragazzi che frequentano i centri sono seguiti dagli stessi frati e da ragazzi delle scuole superiori formati ad hoc. «Ogni anno abbiamo in media duecento bambini che invadono tutti gli spazi e anche il nostro stesso convento per il momento della refezione aggiunge sorridendo Padre Ringo in quel mese lasciamo volentieri a loro tutto lo spazio possibile». Attività così poliedriche, eterogenee, richiedono sforzi non solo organizzativi ma anche economici; «La gente, per fortuna ci vuole bene, e così noi possiamo portare avanti tutte le nostre iniziative e tenere aperte e funzionanti tutte le nostre strutture; gli unici aiuti, diciamo istituzionali, ci arrivano per i centri estivi» dice Padre Ringo. Sinergie, collaborazioni, coordinamento? «Una volta siamo stati interpellati dal Comune per un iniziativa ma abbiamo dovuto dire no, abbiamo troppo da fare al nostro interno con le nostre attività che vogliamo continuare a privilegiare». L ANTICA CHIESA RINASCE CON IL PICCOLO CORO e attività che ruotano intorno alla Chie- di San Giorgio (Via Cairoli), piccolo Lsa gioiello incastonato tra le case nel cuore della città, fanno riferimento al parroco del Duomo, don Giancarlo Padova e sono supervisionate dallo stesso vescovo, Monsignor Claudio Baggini. LA SCHEDA Gruppo Liturgico (adulti) Piccolo coro di San Giorgio (dai 3 anni in su). Il Gruppo Liturgico di San Giorgio è stato costituito dal Parroco del Duomo. È costituito da alcune persone che, volontariamente e gratuitamente, si occupano del funzionamento della Chiesa dal punto di vista liturgico e materiale. Il Gruppo è stato attivo anche nelle fasi del restauro della Chiesa di San Giorgio ed ancora oggi ne cura l efficienza, organizzando, tra l altro, manifestazioni, concerti e conferenze a scopo benefico. I volontari curano, altresì, l apertura della Chiesa una volta al mese per la celebrazione della Santa Messa e le ultime domeniche di marzo, aprile e maggio. Tutte le iniziative sono sottoposte alla visione del Parroco ed organizzate dopo la sua approvazione. Il Piccolo Coro di San Giorgio si è formato nel 1999 ed è composto da bambini che dedicano un ora alla settimana al canto e all apprendimento di uno strumento musicale. Le prove si effettuano presso la Casa Parrocchiale del Duomo e la stessa chiesetta di San Giorgio. L iscrizione è gratuita e aperta a tutti coloro che desiderano portare il loro contributo vocale senza pretese di conoscenza musicale. I piccoli coristi (dai tre ai tredici anni) si ritrovano il giovedì e il venerdì dalle 18 alle 19, i ragazzini (dai tredici anni in su) il martedì dalle 18 alle 19. Vengono realizzati annualmente due concerti all interno della Chiesetta e due esterni. A fine anno viene rilasciato un attestato di frequenza. I ragazzi sono seguiti da Enrica Pistoia che lavora in sinergia con don Padova e lo stesso Vescovo. IL CALENDARIO delle attività del Piccolo Coro e del Gruppo Liturgico Domenica 28 marzo, davanti alla Chiesa di San Giorgio, dalle 15 alle raccolta di denaro e di alimentari non deteriorabili a favore dell Associazione San Vincenzo de Paoli. Si potranno acquistare piantine e fiori freschi. Venerdì 23 aprile alle ore 21 Santa Messa in San Giorgio celebrata dal Vescovo, monsignor Claudio Baggini, con la partecipazione del Piccolo Coro. Nel corso della serata si procederà alla benedizione del latte. Per chi non lo sapesse, San Giorgio è il patrono dei lattai. Domenica 25 aprile, sempre davanti alla Chiesa Il piccolo coro liturgico all opera nella chiesetta di San Giorgio in Via Cairoli di San Giorgio, dalle 15 alle un banchetto con l esposizione di lavori artigianali e fiori freschi. Il ricavato sarà devoluto all Aias. Durante il pomeriggio verrà distribuito il latte benedetto durante la funzione del 23 aprile. Sabato 1 maggio apertura pomeridiana della Chiesa di San Giorgio dalle 16 alle per la presentazione del libro sulla Chiesa stessa curato da Anna Strada. Il libro può essere acquistato al costo di 10 euro e il ricavato servirà per sostenere le spese inerenti la Chiesa. Tutte le domeniche di apertura viene realizzato, come tradizione, il Pozzo dei miracoli: al costo di un euro sarà possibile attingere uno degli oggetti dal fondo del pozzo. LA TESTIMONIANZA «Per quanto riguarda il coro, la speranza è quella di poter avvicinare il maggior numero di bambini e ragazzi che nel canto liturgico leggono una speciale preghiera dice Enrica Pistoia Abbiamo realizzato concerti con il nostro Piccolo Coro che si è esibito con il Coro del De Rodolfi e poi stiamo fissando le date per concerti anche presso altre Chiese e strutture come lo stesso De Rodolfi e Villa Mafalda a Borgo San Siro. Ci stiamo attivando per costituirci associazione, darci un organizzazione e così inserirci in un contesto che ci dia la possibilità di organizzare un maggior numero di iniziative e poter accedere a finanziamenti. Ora tutte le nostre attività sono finanziate dagli introiti legati alle nostre iniziative; vorremmo poter fare di più e per questo non serve solo denaro ma anche un maggior numero di volontari. Per informazioni sulle nostre iniziative e per darci una mano è possibile farlo contattando il Parroco del Duomo, don Padova e telefonarmi allo 0381/72621». m. c. 32 n. 29 marzo 2004

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