Pescatori. de tenis. Sopravvivere a reti vuote. il mensile della strada. Microcredito, quando la legge?

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1 numero 168 anno 17 febbraio Spedizione in abbonamento postale 45% articolo 2, comma 20/B, legge 662/96, Milano il mensile della strada ventuno de tenis Microcredito, quando la legge? Pescatori Sopravvivere a reti vuote Acque inquinate, caro carburante, leggi inadeguate, concorrenza straniera: da Rimini a Catania, da Napoli a Genova, storie di gente di mare. Settore cruciale per l Italia, ma molti gettano la spugna Milano Accoglienza di provincia Como Tendone bis Torino Relazioni al diurno Genova Pupazzi all Ospedale Vicenza Riparto da via Bakhita Modena L amicizia si fa pane Rimini Emergenza casa Firenze Conosco un Uomo Napoli Pizze di talento Salerno Movida, e poi? Catania Gesù sotto sfratto

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3 editoriali L Agenda(sottoi)Ponti, treideeperchicigovernerà Annegati fiduciosi Roberto Davanzo direttore Caritas Ambrosiana «E Gesù fu marinaio finchè camminò sull acqua... e poi, quando fu sicuro che soltanto agli annegati fosse dato di vederlo, disse: Siate marinai finchè il mare vi libererà». Così cantava il grande Fabrizio De Andrè in una sua famosa canzone, tornatami alla mente pensando a questo numero di Scarp, dedicato al mondo dei pescatori e alle difficoltà che quel settore sta attraversando, al rischio di vedere scomparire una tradizione non marginale per un paese, come l Italia, dotato di migliaia di chilometri di coste. Gli ebrei non furono mai un popolo di navigatori. Il mare li spaventava; loro, gente della terra, nati nel deserto, dove l acqua è rara. Ma Gesù iniziò la sua missione proprio sulle sponde di un lago, quello di Genezaret, e si è scelto tra i suoi primi collaboratori uomini avvezzi alle reti e alle barche, alle notti insonni e alla paura dei venti, a un benessere economico sempre precario. Proprio su quel lago, su quelle barche, cominciò a mostrare frammenti del suo mistero. E dalla vita dei pescatori mutuò l immagine di un giudizio universale, che sarà come una grande pesca che tirerà su ogni tipo di pesce, selezionato successivamente in base alla sua bontà. La stessa missione affidata a Pietro sarà diventare pescatore di uomini. Non si può capire il Vangelo senza amare l arte della pesca, l arte del mare. Non si può seguire Gesù senza il coraggio e la disponibilità di prendere il largo verso acque profonde, e magari qualche volta anche di affondare. Il cristiano non è l uomo sicuro e arrogante. Il cristiano è l uomo capace di convivere con una permanente instabilità, data dalle vicende della vita e dal fluttuare del suo temperamento. Ma il cristiano sa che sulle acque instabili e insidiose il suo Dio ha pronunciato una parola di stabilità, capace di farlo progredire. Certo timoroso, ma anche irrimediabilmente fiducioso.. Paolo Brivio Massì, dai, facciamo una cosa originale. Scriviamo un agenda per il governo che verrà. Mica sarà un esclusiva di candidati e commentatori tivù. Certo, noi guardiamo la politica dalla siderale distanza di un marciapiede. Ma qualche sommessa idea ce la siamo fatta, circa le priorità di cui dovranno occuparsi i governanti venturi, per fare dell Italia un paese giusto e coeso: la chiameremo l Agenda (sotto i) Ponti. Si scherza, è ovvio. Si scherza quanto ai toni. Ma alcune proposte vorrebbe avanzarle pure Scarp. Senza pretendere, va da sé, che siano il perno del dibattito elettorale. Anche perché riguardano una categoria di cittadini i senza dimora di fatto e (spesso) di diritto esclusi dal voto. Però si tratta di decine di migliaia di uomini e donne: confinarli nell irrilevanza politica non è degno di uno stato che voglia definirsi civile. E allora, ecco i tre punti (concentrici) dell Agenda Ponti. Primo: mai più nessuno attenti in nome di discutibili pacchetti sicurezza, come accadde nella precedente legislatura al diritto fondamentale che va assicurato agli homeless, cioè la residenza anagrafica, senza la quale non vi è possibilità di godimento degli altri diritti di cittadinanza. Rovesciando in positivo l anatema: istituzioni e politica lavorino perché siano finalmente sviluppate e applicate, nei comuni dell intero stivale, senza eccezioni né furbizie, pratiche uniformi di iscrizione alle anagrafi comunali. Costa niente, vale tutto. Secondo: governo e parlamento si diano da fare per codificare un incisivo piano di contrasto all homelessness, attuando la buona idea (che sta maturando nelle sedi ministeriali) di scrivere linee guida nazionali cui dovranno attenersi i soggetti (amministrazioni pubbliche, enti locali, organismi del privato sociale) attivi nel settore. Sogniamo indicazioni (e risorse!) capaci di far evolvere i servizi oltre il minimo sindacale e un po vetusto, benché ancora tremendamente necessario costituito dalla gestione di dormitori e mense: bisogna ispirarsi alle migliori prassi europee, fondate su coraggiose politiche dell abitare sociale, e integrarle con innovativi percorsi di reinserimento sociale. Sogno possibile: però qualche soldino oltre alla fantasia bisogna mettercelo. Terza priorità, il cerchio più ampio: si badi a prevenire l ampliamento dell area della grave emarginazione, anzi si punti a riassorbirla un (bel) po, tramite una misura universale di lotta alla povertà di cui il nostro paese scandalosamente manca, tra i pochissimi in Europa. Lo si chiami reddito minimo, di cittadinanza, di sussistenza: ma si istituisca una misura di civiltà che deve stimolare e verificare la volontà di risalita di colui che ne fruisce, evitando di farlo sedere nell assistenza, e raggiungere non solo i disoccupati, ma anche i più vulnerabili e cronici tra i marginali. Ecco, questa misura costa: ma ci spiegarono un tempo che la politica è l arte di compiere scelte chiare, in regime di risorse limitate, in nome di un bene comune davvero inclusivo. In Italia è un po difficile crederci. Ma noi, fautori dell Agenda Ponti, non smettiamo di fissare traguardi, e di avere fiducia..

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5 sommario 7 Cos è È un giornale di strada non profit. È un impresa sociale che vuole dar voce e opportunità di reinserimento a persone senza dimora o emarginate. È un occasione di lavoro e un progetto di comunicazione. È il primo passo per recuperare la dignità. In vendita agli inizi del mese. Comeleggerci Scarpde tenis è una tribuna per i pensieri e i racconti di chi vive sulla strada. È uno strumento di analisi delle questioni sociali e dei fenomeni di povertà. Nella primaparte, articoli e storie di portata nazionale. Nella sezione Scarpcittà, spazio alle redazioni locali. Ventuno si occupa di economia solidale, stili di vita e globalizzazione. Infine, Caleidoscopio: vetrina di appuntamenti, recensioni e rubriche... di strada! dovevannoivostri3euro Vendere il giornale significa lavorare, non fare accattonaggio. Il venditore trattiene una quota sul prezzo di copertina. Contributi e ritenute fiscali li prende in carico l editore. Quanto resta è destinato a progetti di solidarietà. Percontattarci echiederedivendere Redazione centrale - milano cooperativa Oltre, via Copernico 1, tel fax Redazione torino associazione Opportunanda via Sant Anselmo 21, tel Redazione Genova Fondazione Auxilium, via Bozzano 12, tel /544 Redazione Vicenza Caritas Vicenza, Contrà Torretti 38, tel Redazione rimini Settimanale Il Ponte, via Cairoli 69, tel Redazione Firenze Caritas Firenze, via De Pucci 2, tel Redazione napoli cooperativa sociale La Locomotiva largo Donnaregina 12, tel Redazione Catania Help center Caritas Catania piazza Giovanni XXIII, tel Fotoreportage Il cibo plasma il mondo p.6 ScarpItalia Il reportage Pescatori d Italia: le reti restano a riva p.12 L inchiesta Non autosufficienti: scaricati sulle famiglie p.20 L inchiesta Rifugiati: storie di vite sospese p.24 L intervista Giovanni Allevi: «Musica da strada, rinasco dal buio» p.26 Scarpcittà Milano Senza dimora: fa freddo anche in provincia p.28 Il laboratorio dei morti senza nome p.32 Como Sant Abbondio: torna il tendone contro il freddo p.38 Torino Luogo di sostegno, spazio di relazioni p.40 Genova Pupazzi in ospedale, contro paure e sprechi p.42 Vicenza Io riparto da via Bakhita p.44 Modena I poveri al portone, l amicizia si fa pane p.46 Rimini Casa, un diritto. Anzi un emergenza p.48 Firenze Conosco un Uomo, si chiama Ahmed p.50 Napoli Gente di talento, si parte dalla pizza p.52 Salerno Il buio è alle spalle, la movida non basta p.54 Catania Gesù è nato dentro l automobile p.56 Scarpventuno Dossier Credito: il micro aiuta, la legge latita p.60 Stili Il baratto di domani: no skei, si party p.64 Caleidoscopio Rubriche e notizie in breve p.69 scarpde tenis Ilmensiledellastrada Da un idea di Pietro Greppi e da un paio di scarpe - anno 17 n. 168 febbraio costo di una copia: 3 euro PerabbonarsiaunannodiScarp:versamentodi30 c/cpostale (causaleabbonamento SCArP de tenis) Redazione di strada e giornalistica via Copernico 1, Milano (lunedì-giovedì e , venerdì ), tel , fax Direttore responsabile Paolo Brivio Redazione Stefano Lampertico, Ettore Sutti, Francesco Chiavarini Segretaria di redazione Sabrina Montanarella Responsabile commerciale Max Montecorboli Redazione di strada Antonio Mininni, Lorenzo De Angelis, Tiziana Boniforti, Roberto Guaglianone, Alessandro Pezzoni Sito web Roberto Monevi, Paolo Riva Hanno collaborato Mr. Armonica, Andrea Barolini, Damiano Beltrami, Antonio Bergarelli, Simona Brambilla, Domenico Casale, Aldo Cascella, Salvatore Couchoud, Stefania Culurgioni, Roberto De Cervo, Angela De Rubeis, Maria Esposito, Sergio Gatto, Silvia Giavarotti, Maria Chiara Grandis, Gaetano Toni Grieco, Luciano Gualzetti, Laura Guerra, Alessandra Leardini, Stefano Malagoli, Paola Malaspina, Marco Mantoan, Navina Manzoni, Mirco Mazzoli, Antonio Minutolo, Emma Neri, Aida Odoardi, Daniela Palumbo, Enrico Panaro, Cinzia Rasi, Paolo Riva, Alberto Rizzardi, Cristina Salviati, Manlio Santoro, Vito Sciacca, Sandra Tognarini, Antonio Vanzillotta, Francesco Védele, Gabriella Virgillito, Yamada Foto di copertina Gabriella Virgillito Foto Stefano Merlini, Archivio Scarp Disegni Luigi Zetti, Elio Progetto grafico Francesco Camagna e Simona Corvaia Editore Oltre Società Cooperativa, via S. Bernardino 4, Milano Presidente Luciano Gualzetti Registrazione Tribunale di Milano n. 177 del 16 marzo 1996 Stampa Tiber, via della Volta 179, Brescia. Consentita la riproduzione di testi, foto e grafici citando la fonte e inviandoci copia. Questo numero è in vendita dal 10 febbraio al 9 marzo Associato all Unione Stampa Periodica Italiana

6 Il cibo plasma il mondo Le comunità del cibo, ovvero gruppi di persone che producono, trasformano, diffondono e consumano alimenti sostenibili e di qualità, con l obiettivo di rafforzare i legami sociali, economici, culturali e storici che rendono vitale un territorio. Sono proprio le comunità del cibo le protagoniste del progetto 4Cities4Dev, co-finanziato dall Unione europea, nato dalla collaborazione tra quattro città europee (Torino, capofila, Tours, Bilbao, Riga) e Slow Food. Grazie al progetto, le quattro città europee adottano sette comunità del cibo situate in Senegal, Mauritania, Etiopia, Madagascar, Kenya, Mali e Costa d Avorio. Questa adozione permette alle città europee di conoscere da vicino le realtà africane, attraverso l avvio di rapporti di natura istituzionale e di progetti condivisi, che vedono protagonisti autorità locali, cittadini e appunto animatori delle comunità del cibo. La mostra fotografica Cibi che cambiano il mondo rappresenta uno dei veicoli del progetto: istantanee per capire come, ovunque nel mondo, il cibo, la sua produzione e il suo consumo plasmano e organizzano le comunità e i territori. 6. scarp de tenis febbraio 2013 In tour per l Europa La mostra, che ha fatto tappa al Salone del Gusto di Torino del 2012, viaggia per l Europa e coinvolge le città protagoniste del progetto: dopo Torino, Tours, Riga e Bilbao. Il progetto dei Presìdi Slow Food nasce nel 1999, in Italia. Dopo aver catalogato centinaia di prodotti a rischio di estinzione, Slow Food decide di fare un passo avanti, entrando concretamente nel mondo della produzione, per conoscere i territori, incontrare i produttori, promuovere e far conoscere i loro prodotti, il loro lavoro, i loro saperi. Al Salone del Gusto del 2000 Slow Food presenta i primi 90 presìdi italiani, che riscuotono un grande successo. Al Salone del 2002 partecipano i primi 19 presìdi internazionali. Poi nascono i primi presìdi del sud del mondo : in Africa, Sud America, Asia. Il progetto si adatta ai contesti più diversi e risulta efficace anche in realtà con grandi complessità sociali ed economiche.

7 fotoreportage Profumi, sapori, colori I presidi Slow Food della vaniglia di Mananara (Madagascar, sopra), del caffè selvatico della foresta di Harenna (Etiopia, sotto a sinistra) e delle patate dolci di Pampacorral (Perù, sotto a destra) Francesco Amato Oliver Migliore Paola Viesi febbraio 2013 scarp de tenis.7

8 Il cibo plasma il mondo Paola Viesi Ricchezze d Africa Presidio della cola di Kenema (Sierra Leone, sopra); bambini dell orto della scuola materna di Buiga Sunrise, Mukono (Uganda, sotto) Paola Viesi 8. scarp de tenis febbraio 2013

9 fotoreportage Risorse d altura Presidio dei formaggi d alpeggio di Mavrovo Reka (Macedonia, sopra); risaie sui terrazzamenti nella regione di Cordillera (Filippine, sotto) Mary Hensley Ivo Danchev febbraio 2013 scarp de tenis.9

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11 Anima bella Esisti veramente anima bella? Perla tra i sassi, gemma fra le pietre mimetizzata in scorie di apparenza. Oso ancora sperare che tu non sia un miraggio, una chimera ma un sottile placebo della mente per soccorrere il cuore. Un essere speciale inaspettato che alle domande fatue e al pregiudizio riesce ad anteporre solo Amore. Aida Odoardi Tira calci il mio cuore Tira calci il mio cuore, che strano, dall esterno non si ode rumore, nel mondo ci sono miliardi di cuori che odiano, desiderano, amano in silenzio. C è chi è felice a guardarsi intorno non si direbbe. Sento solo il mio cuore veramente, che giorno dopo giorno mi da un morsetto lì, dritto dritto nel petto. Cinzia Rasi anticamera Speranza di È straordinario o illusorio scoprire che finalmente qualche porta inizia ad aprirsi. Diventa d obbligo il ringraziamento per questo reale fatto che ci permette di vederci considerati. Diventa anche difficile farci capire, in quanto ogni nostro atteggiamento è frainteso. Forse non veniamo, mai, visti come persone che qualcosa sappiamo fare. Il destino ci consente questo passaggio di vita, ci dà la possibilità dell alternativa, della scelta del cambiamento che pian piano viene avanti. Il nostro futuro sei tu amico mio, aiuta il nostro destino, certamente va avanti insieme a te. Domenico Casale Montascale Stannah. Per le tue scale, scegli il meglio. Siamo gli specialisti dei montascale. Per la tua tranquillità scegli la competenza del n 1 al mondo, garantita da oltre clienti e da più di 16 anni di presenza in Italia. Amiamo il nostro lavoro e con impegno e passione mettiamo a tua disposizione la nostra esperienza. Progettiamo su misura per te e la tua casa. Per darti il massimo della sicurezza, della praticità d uso e del design, costruiamo uno a uno i nostri montascale a misura della tua casa e delle tue esigenze Chiamata gratuita Lun-Sab 8.00/ nnah.it Abbiamo la più ampia gamma di modelli. Solo con noi hai la libertà di scegliere il montascale che più ti piace, tra 7 modelli e 70 diverse combinazioni. Stannah offre soluzioni diverse e personalizzate per tutte le esigenze e tutte le tasche. Abbiamo una garanzia in più: il servizio! Con Stannah hai un assistenza certa, veloce ed efficace, in tutta Italia. Dal primo contatto a dopo l installazione, ci impegniamo a essere sempre al tuo fianco. Persone di cui fidarsi. Dal 1867.

12 PESCATORI D ITALIA Le reti restano a riva Un mestiere antico. Duro, ma appassionante. Oggi in crisi. A causa di molti fattori: caro-gasolio, leggi sbagliate, concorrenza di prodotti esteri. La gente di mare sempre più spesso vive storie di non speranza, parabole di fallimento e impoverimento. Da Genova a Catania, da Rimini a Napoli, viaggio di Scarp in un mondo in forte difficoltà Catture e ricavi per regioni d Italia (2010) catture ricavi (tonnellate) (milioni di euro) Liguria (1.7%) 30,85 (2.8%) Toscana (4.8%) 44,85 (4.1%) Lazio (2.4%) 46,80 (4.2%) Campania (6.3%) 64,21 (5.8%) Calabria (4.1%) 53,01 (4.8%) Puglia (15.6%) 184 (16.7%) Molise (0.9%) 18,60 (1.7%) Abruzzo (4.9%) 43,02 (3.9%) Marche (13.3%) 120,35 (10.9%) Emilia Romagna (9.9%) 56,72 (5.1%) Veneto (10.5%) 64,49 (5.8%) Friuli Venezia Giulia (1.7%) 19,34 (1.8%) Sardegna (3.6%) 62,73 (5.7%) Sicilia (20.2%) 193,77 (26.6%) Totale fonte: Osservatorio nazionale della pesca 12. scarp de tenis febbraio 2013

13 l inchiesta Nella rete della crisi Un pescatore di Aci Trezza (Ct) rammenda le sue reti. Il settore della pesca in Italia soffre una fase di estrema difficoltà di Stefano Lampertico Partiamo da Chioggia. Orizzonte di laguna. Acque basse, tutt altro che tranquillizzanti. Anzi, tirano venti carichi di disagio. Perchè qui la pesca è stata da sempre l oggi e il domani di tante famiglie. Ma la crisi ha colpito duro. Durissimo. I pescatori si spingono sempre più al largo. Rischiano. Senza garanzie. Oppure abbandonano gli scafi e decenni di tradizione. Come i loro colleghi d altre coste d Italia. Da Rimini a Lampedusa. Da Napoli a Genova. Giro dei mari dello stivale, che si tuffa nella storia delle Repubbliche marinare e fa affiorare alla memoria la barca di padron N Toni e dei Malavoglia. Ma l approdo è sullo scoglio aspro del presente. Che di certo non suggerisce speranza. Le cause della crisi «La crisi della pesca, qui nella laguna, inizia tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del Duemila. Dopo secoli di pesca, sono questi gli anni in cui il settore è entrato in una condizione di pesante sofferenza, trascinando con sé le sorti di molte famiglie. Che di pesca vivevano». Don Marino Callegari è il direttore della Caritas di Chioggia (Venezia). Una recente ricerca sulla povertà, alla quale la Caritas diocesana ha contribuito, è lo spunto per approfondire il quadro di un disagio (e di una crisi di settore) dai tratti preoccupanti. «L origine della crisi sta nella taglia sempre più grossa dei pescherecci moderni, attrezzati con apparecchi in grado febbraio 2013 scarp de tenis.13

14 Pescatori d Italia. Le reti restano a riva In Europa Una politica con esiti dubbi Nel 1982, Nell Unione europea, è stata istituita la Pcp, Politica comune della pesca, oggetto di due successive riforme nel 1992 e La Pcp non è riuscita a evitare l acutizzarsi della crisi del settore. Secondo la Commissione europea, nonostante alcuni risultati positivi raggiunti nella gestione a lungo termine degli stock, si continua a registrare uno sfruttamento eccessivo delle risorse, anche per effetto del sovradimensionamento delle flotte. La nuova riforma della Pcp, presentata a luglio 2011, è incentrata sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale dell attività di pesca. Obiettivo da raggiungere entro il 2015: ricostituire le popolazioni delle specie minacciate e fare in modo che le attività di pesca si mantengano al di sopra del livelli di rendimento massimo sostenibile. di incrementare la capacità di pesca. Sembra paradossale, ma è così: un eccessiva modernizzazione della flotta ha portato alla prima ondata di crisi. E i pescherecci più piccoli, trovandosi in un sistema di concorrenza troppo forte con i pescherecci più grandi, hanno cominciato a spostarsi sempre più al largo, con tutti i rischi che derivano dal dover affrontare acque per i quali non si è attrezzati... La seconda causa di crisi è la concorrenza estera: croata, nordica, africana, vietnamita, equadoregna. Nel nostro mercato il 55% del pesce che viene immesso e distribuito proviene dall estero o da altri porti italiani. Infine, soprattutto dagli inizi degli anni Novanta, c è un terzo elemento di crisi, legato a una scarsa regolamentazione del settore. A Chioggia ha preso il sopravvento un particolare tipo di pesca, quello delle vongole. All inizio erano quelle autoctone, veraci, poi si sono aggiunte le alloctone, di origine filippina. Per questioni climatiche, le vongole filippine hanno avuto una proliferazione enorme. Dall inizio degli anni Novanta e per un decennio questa raccolta è arrivata a occupare più di 800 persone, incapaci però di strutturarsi in cooperative. I guadagni facili, derivanti dalla pesca delle vongole, hanno alimentato la corsa a questo eldorado. Attraendo so- prattutto le fasce meno scolarizzate della popolazione, spingendo persino i ragazzi a lasciare la scuola dell obbligo». Oggi, l eldorado non c è più. Sepolto dalla concorrenza globale e stravolto da un uso indiscrimanto delle turbosoffianti, imbarcazioni per la pesca delle vongole che usano sistemi di dragaggio dei fondali che, alla lunga, hanno distrutto le semine nei fondali. Così i facili guadagni si sono smorzati. E oggi non arrivano più dalla pesca, ma da altre attività. Illecite. «Sostituendo il guadagno facile delle vongole con altri guadagni facili, abbiamo prodotto un fortissimo tasso di marginalità. In molti ormai si trovano in una condizione di esclusione dal mondo del lavoro, non ricollocabili per età, ma anche perché non hanno qualifiche professionali spendibili altrove». E a tutto ciò si Un porto di venti chilometri. E un Genova fa spazio soprattutto ad attività turistiche e di cantiere. E i pescatori finiscono per 14. scarp de tenis febbraio 2013 «Abbiamo uno dei porti più grandi d Italia, ma su venti chilometri di portualità i pescatori rischiano di non trovare più un approdo. Bel problema di identità, per una repubblica marinara...». Si esprime così Augusto Comes, presidente ligure e vicepresidente nazionale di Federcoopesca (Federazione nazionale cooperative della pesca, aderente a Confcooperative), dando voce a un paradosso tutto genovese. La costa del capoluogo ligure, oggi, è quasi per intero dedicata a imbarcazioni turistiche, navi da crociera, industria e riparazioni navali. Aggravano la situazione i progetti di ribaltamento a mare di alcune aree portuali, che colmeranno alcuni fondali per ottenere nuove superfici edificabili. Chi pesca per lavoro è quasi un di più. «Il problema dice Comes è che apparentemente i pescatori non producono vantaggi per gli altri soggetti presenti in mare, non fanno sistema. Così oggi si ritrovano quasi ospiti, in una casa che è sempre stata anche loro». Federcoopesca, Legapesca (Legacoop) e Associazione generale delle cooperative italiane raccolgono oltre il 70% dei pescatori riuniti in cooperative. Ma non è sempre stato così e gli effetti dell ognun per sé si patiscono ancora oggi, soprattutto in termini di vendita. Storicamente, i pescatori sono padroni di sé stessi: solo dal dopoguerra in questo settore si sono formate associazioni, cooperative, consorzi e federazioni, incoraggiati da nuove leggi che premiavano la rappresentanza. In Liguria i pescatori sono 1.500: Federcoopesca ne rappresenta 500, riuniti in 30 cooperative da Lerici a Ventimiglia, comprese alcune realtà di acquacoltura nel golfo di La Spezia, al largo di Lavagna e ad Alassio; 200 imbarcazioni, per lo più da una o due persone a bordo, cui si aggiungono le lampare, che imbarcano equipaggi fino a dieci unità. «Quella ligure è al 70% una

15 l inchiesta aggiungono l aumento del costo del carburante e un paradosso. Dettato dalla normativa Fisher, voluta dall Unione europea. La legge che disciplina la pesca nell Unione è la stessa per il mare del Nord (Norvegia, per intenderci) e per l Adriatico. Quindi le reti che possono essere utilizzate devono essere identiche, comprese le maglie: i tonni norvegesi sono meno fortunati, perché in quelle maglie rimangono intrappolati, dei loro cugini del mare Adriatico che, meno imponenti, da quelle maglie riescono facilmente a scappare. Ma per i pescatori la fortuna gira esattamente al contrario. Storie di non speranza «Questo quadro conclude don Marino coinvolge e trascina in situazione di povertà decine di famiglie. Noi cerchiamo di creare spazi di riflessione sul disagio sociale, struttura molto più complessa della semplice povertà economica. La pesca è da sempre tendenzialmente collegata a una popolazione culturalmente povera, incapace (a differenza di quanto accade in altri settori) di auto-rigenerarsi. Per questo i racconti delle famiglie che si avvicinano alla Caritas sono, purtroppo, storie di non speranza : il futuro sembra non lasciare prospettive positive».. paradosso... Voltri Il petrolio spinge le lampare a rischiare sempre più al largo La scena si apre con la distesa del mare buio, la luce tremolante della lampara, le voci dei pescatori fuori campo. In realtà, la cinepresa non inventa nulla, in questo quadro che si ripete ogni notte, da tempo immemorabile, al largo del mar Ligure, come in molti altri mari del pianeta. Perché la pesca è un mestiere nobile e antico che ripete, con la solennità dei riti, le sue tradizioni. Le innova, in parte, ma soprattutto le custodisce con tenacia e costanza. Ed è proprio la costanza, l incrollabile capacità di affrontare, sempre e comunque, il mare, che ci colpisce nei volti e nelle voci dei pescatori della cooperativa GI.BI. di Genova Voltri, immortalati nel film Pescoi de Utri (letteralmente, in dialetto genovese, Pescatori di Voltri), documentario realizzato dal Laboratorio Buster Keaton di Savona. Ci troviamo all estrema propaggine di ponente della città di Genova, in quella fascia di mare tra Voltri e Arenzano, che ospita su uno scoglio, a protezione dei naviganti, la Madonnina dell Aguggia. Purtroppo, non è troppo lontano il Porto Petroli di Multedo che, col suo inefficace sistema di depurazione, da decenni, a seconda dell andamento delle correnti, inquina diversi tratti dello specchio di mare genovese. A danno dei pescatori, che devono avventurarsi sempre più al largo per trovare pesce pulito. Così, aumentano ancor di più i rischi, per un mestiere già pericoloso in partenza. «Senza contare tutti gli altri problemi spiega un giovane, protagonista del documentario con lo zio, perché noi pescatori ormai siamo in balia della concorrenza e dei grandi intermediari, che decidono quantità, prezzi, tutto». Soggetto alla globalizzazione, il settore ittico sta conoscendo gravi difficoltà, proprio a causa di logiche di mercato, che non hanno alcuna considerazione del piccolo produttore. Né tantomeno dell ambiente, perché i proprietari dei pescherecci intercontinentali non hanno rispetto dell habitat marino e della sua fauna. «E questo sistema non produce nemmeno risparmio per il consumatore affermano i pescatori voltresi ; anzi, la gran parte del prezzo pagato va, in termine di margine, agli intermediari». In questo senso i consorzi di piccoli pescatori, insieme ai rappresentanti delle aree marine protette, cercano oggi di costruire alleanze per una nuova politica della pesca. Battaglia per il futuro, ma tutt altro che facile. [paola malaspina] «sentirsi ospiti a casa loro» flotta di piccola pesca afferma Comes con imbarcazioni sotto le 10 tonnellate di stazza, adatte anche alla pesca stagionale e alla pesca speciale. Abbiamo poi 90 barche per la pesca a strascico e di profondità con cui, tra gli altri, si pescano i gamberi, e le lampare per il pesce azzurro, acciughe e sardine». Flotte vecchie, guadagni in calo La pesca speciale è nota ai più per il caso bianchetti in genovese gli amatissimi gianchetti, il novellame di sarda di cui l Unione europea ha vietato la cattura: «Oggi in Liguria peschiamo solo il rossetto, che è piccolo ma adulto. Stiamo lavorando in sede europea per uno studio dello stato delle risorse e un conseguente piano di gestione che ci permetta di pescare nuovamente anche il bianchetto e il cicciarello». Ma i punti di debolezza del settore, anche in Liguria, sono più antichi: «Il primo ricorda il presidente ligure di Federcoopesca sta nel fatto che, nella maggioranza dei casi, i pescatori non gestiscono direttamente la vendita del pescato ma la affidano, ognuno per sé, ai grossisti, che conoscono gli andamenti del mercato ittico locale e globale e determinano i prezzi d acquisto e di rivendita. Così, anche se il consumatore registra frequenti rincari, il guadagno del pescatore è sempre più risicato». Un secondo elemento di criticità è il tempo che passa: «La flotta ligure invecchia, sia come mezzi che come uomini». Le conseguenze sociali sono sconsolanti: «Il consumo del pesce aumenta, ma i pescatori stanno peggio. In Liguria peschiamo per 45 milioni di euro l anno, ma i liguri consumano pesce per 500 milioni». Il resto arriva dall estero: la scena europea è dominata da Spagna e Francia. «Occorre promuovere conclude Augusto Comes una conferenza nazionale sulla pesca, che determini una nuova strategia: sono necessari un diverso rapporto con l Europa e un azione più efficace dei nostri politici a difesa della pesca italiana. In Liguria, in particolare, dobbiamo salvaguardare gli approdi per i pescherecci. Bisogna inoltre incoraggiare la vendita diretta dei pescatori consorziati e studiare piani che migliorino la resa del pescato, nel rispetto delle risorse ittiche disponibili. Infine, c è da formare una nuova generazione di pescatori e di consumatori, capaci di scambiarsi anche qualità e informazioni».. [mirco mazzoli] febbraio 2013 scarp de tenis.15

16 Pescatori d Italia. Le reti restano a riva La marineria di Rimini è composta per oltre l 80% da pescatori di Lampedusa. Che oggi, per contenere i costi, scelgono di tornare a sud Riviera troppo casa, l Atlantic inverte la rotta di Angela De Rubeis Bernardo ha 62 anni. È originario di Lampedusa ma vive a Rimini da 15 anni. Comanda l Atlantic, una bella imbarcazione bianca e blu, portata da Lampedusa in Romagna una decina di anni fa. Ma dopo appena cinque anni ha deciso di tornare giù, percorrendo la rotta inversa. Quello dell Atlantic non è la sola migrazione di ritorno nella marineria di Rimini, composta per più dell 80% da pescatori originari della piccola isola siciliana. Negli ultimi cinque anni è toccato al Kennedy, al Giacomo Maria (attraccato al porto romagnolo da oltre trent anni), al Dearpa e all Andrea Padre. Una vera e propria moria. Un impoverimento progressivo del settore, che coinvolge tante barche a conbduzione famigliare e un bel pezzo di economia locale. Quello ittico è un settore che nella provincia di Rimini conta circa 200 imprese atpiù insostenibile aumento del carburan- tive, 100 imbarcazioni attraccate nel solo porto di Rimini e 500 pescatori. Il mercato all ingrosso della città, il più grande te con più di un anno di anticipo rispetto alle imprese industriali e dell artigia- della provincia, ogni giorno fa scorrere sui suoi rulli mila quintali di pescato. Numeri indicativi dell importanza del Dietro ai numeri, però ci sono le pernato. settore. Che la crisi però non ha risparmiato, investendolo anzi complice gran parte della loro vita attorno a una sone. Intere famiglie che hanno vissuto l impoverimento delle risorse ittiche barca, oggi sono di fronte a scelte e divisioni traumatiche. I capifamiglia, in dell Adriatico, ma soprattutto il sempre linea di massima, tornando a Lampedusa, mentre i figli nati e cresciuti a Rimini preferiscono rimanere, pur apprestandosi ad abbandonare un lavoro e una tradizione di famiglia durati decenni. «Io ho 18 anni racconta Simone Colapinto, erede di una famiglia di pescatori, sono nato a Rimini e ho sempre vissuto qui. Qui ci sono i miei amici, qui Sulle rive del padre Po prospera Nei fiumi italiani si pesca solo per sport e per diletto. Le attività sono state riconvertite, di Maria Chiara Grandis 16. scarp de tenis febbraio 2013 Prima il Po si è ammalato. Poi sono scomparsi i pesci, soprattutto le specie autoctone. Alla fine se ne sono andati anche i pescatori. Oggi nei fiumi italiani non si pesca più per mangiare, ma solo per sport: dei 220 mila tesserati Fipsas (Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee), 190 mila sono pescatori di fiume e la metà è residente in Lombardia. «La mia vita è sempre stata legata al grande fiume, quando ero piccolo con mio nonno pescavamo con le reti: anguille, alborelle e pesci gatto facevano parte della nostra cucina», ricorda Vitaliano Daolio, 56 anni, che da 14 gestisce un pescaturismo a Motta Baluffi, nel cremonese. «Dipende dall inquinamento se il fiume non è più quello di prima, anche se questa realtà fa paura». Gli anni Settanta e Ottanta sono stati i più bui. «Poi sono stati costruiti i depuratori e la situazione è migliorata, da una decina di anni il Po è tornato alle sua colorazione naturale, non ci sono più odori strani né sostanze sospette a pelo d acqua, ma la diossina e i diserbanti cancerogeni non si vedono a occhio nudo...». Come Vitaliano, perciò, le nuove generazioni di pescatori si sono convertite al turismo: gestiscono i porticcioli e accompagnano i turisti a pesca. «Il turismo fluviale purtroppo è in mano all'illegalità, perché qui lo stato è assente. Sul fiume ci sono una quindicina di attività come le mie, ma sono tutte abusive, anche se

17 l inchiesta ho vissuto tutta la mia vita, qui voglio cominciare a lavorare. Quest anno ho il diploma, con la scuola comincerò a fare stage nelle aziende. Come faccio ad andare a Lampedusa? Un paese su un isola, dove vivono cinquemila persone. Dove non ci sono possibilità di lavoro. Dove non conosco nessuno se non i miei nonni, zii e cugini. Io mi rifiuto». Simone non partirà Simone non partirà, a giugno, con i suoi genitori. Ha deciso di rimanere in Romagna con il fratello, Antonio, di poco più grande. La mamma è molto preoccupata ma comprende lo stato d animo dei figli e ne rispetta la volontà. E da buona siciliana fa spallucce davanti alle evidenze che non si possono modificare. «Lampedusa è lontana. Vedrò i miei figli un mese l anno, in estate racconta triste Maria Colapinto. Mi piange il cuore al solo pensiero, ma come fare altrimenti? La crisi ci sta portando alla fame, giù almeno abbiamo la casa di famiglia». Potendo evitare di pagare l affitto, dato che a Lampedusa quasi tutti hanno costruito una casa, si sceglie di abbattere le spese in questo modo. «I figli sono del mondo», conclude amara Maria. I lampedusani, popolo di migranti, lo hanno vissuto sulla loro pelle. «Quando 25 anni fa sono salita al nord non avrei mai pensato che avrei dovuto fare il viaggio inverso, se non per la pensione». Ma le valigie sono pronte. Il mare, certe volte, riconduce al punto di partenza.. l illegalità purtroppo con molte ombre... operano alla luce del sole. Arrivano tedeschi e austriaci che affittano in nero le barche per sei mesi l anno, affari da decine di migliaia di euro...». Il controllo delle acque interne I nuovi pescatori di fiume italiani non riescono a lavorare e si sentono abbandonati. Ecco perché Daolio porta avanti una campagna per promuovere il turismo fluviale come opportunità di lavoro anche per i più giovani. «Il fiume ha potenzialità enormi, anche se non possiamo più vendere il pesce che peschiamo come facevano i nostri nonni». Eppure c è chi il pesce inquinato lo vende, e lo Volume del pesce venduto in Italia Anno Valore di vendita Valore di vendita (tonnellate) (milioni di euro) , , , , ,724 fonte: Osservatorio nazionale della pesca Composizione delle catture e dei ricavi per sistemi di pesca, flotta nazionale, 2010 catture (tonnellate) può fare a causa della mancanza di controlli. Il pesce siluro, ad esempio, arrivato nelle nostre acque dall estero con i ripopolamenti degli anni passati, in Italia non si consuma. Ma sui mercati dell Europa dell est viene venduto a 5 euro al chilo, e un solo esemplare arriva a pesarne 50. I bracconieri, di notte, ne prendono in gran quantità, anche utilizzando elettrostorditori, proibiti dalla legge. «Certo, fa comodo dare la colpa ai romeni che praticano la pesca illegale, ma sono solo manodopera, aiutata da basisti italiani», rivela Antonio Bertellini, gestore del porto Zampolli, nel mantovano. Le province, cui spetta il controllo ricavi(milioni di euro) Strascico (35.1%) (50.4%) Volante (19.9%) (4.2%) Circuizione (14.1%) (4.8%) Draghe (9.8%) (5.7%) Piccola pesca (15%) (25%) Polivalenti (3.8%) (6%) Palangari (2.3%) (4%) Totale ,76 fonte: Osservatorio nazionale della pesca delle acque interne, sono senza fondi. Le Autorità di bacino, come quelle istituite per i fiumi più grandi, come Po e Tevere, hanno altri problemi: garantire la navigabilità dei corsi d acqua e prevenire le esondazioni. La Fipsas cerca di dare una mano per quel che può: «In Italia gestire le acque interne è un problema e anche per le nostre guardie è pericoloso intervenire senza gli strumenti adatti, perché subiscono minacce e intimidazioni. Però cerchiamo di prendere in gestione il numero maggiore di tratti fluviali per occuparcene spiega Sergio Schiavone. Ma anche per noi non è facile: siamo volontari e i fondi scarseggiano».. febbraio 2013 scarp de tenis.17

18 Pescatori d Italia. Le reti restano a riva Sulle tavole di Sicilia si consuma pesce asiatico. Le politiche di settore non aiutano un sistema in difficoltà. E così Fabio getta la spugna... I figli di Padron Ntoni non rinnovano la licenza di Gabriella Virgillito Masculini, pisci stoccu e baccalà, sono solo alcune delle prelibatezze che il mare siciliano da sempre offre. La pesca è una delle ricchezze più importanti dell isola, che però, nonostante centinaia di chilometri di coste, importa dall estero oltre il 70% del pesce che vi viene venduto. La notizia ancora peggiore, è che spesso il prodotto proviene da allevamenti di pescicoltura intensiva del sud-est asiatico e della Cina, caratterizzati da scarsa igiene e scarsa sicurezza per gli ignari consumatori. A rendere questo già quadro ancora più preoccupante è il fatto che la tracciabilità del pesce è ancora un utopia; di conseguenza, una volta sul bancone del pescivendolo è impossibile risconoscere il pescato nostrano da quello proveniente dall estero, persino per quanto riguarda il pesce spada e il tonno, due pesci che sono l orgoglio di Sicilia, ma spesso vengono importati, soprattutto da Spagna e Marocco. 18. scarp de tenis febbraio 2013 Sicilia: i numeri della pesca chilometri il perimetro della costa siciliana (sono 7500 i chilometri delle costa italiane) 9 mila pescatori in Sicilia nel 2012 (erano 15 mila nel 1989) le barche siciliane impiegate per la pesca (erano nel 1989) 15 milioni la cifra spesa dalla regione Sicilia nel 2012 per ritirare 400 tesserini di pesca 70% il pesce proveniente dall estero venduto in Sicilia Norme troppo rigide? Come sia possibile che un isola con quasi chilometri di costa debba ricorrere al pesce di importazione, anziché vendere quello proveniente dal proprio mare, lo scopriamo parlando con Fabio Micalizzi, presidente regionale dell Associazione pescatori marittimi professionali di Sicilia: «La colpa è sia dei nostri politici, sia delle politiche comunitarie che invece di tutelare la nostra pesca sono riuscite a metterla in ginocchio, a causa di leggi e regole penalizzanti. Uno degli esempi più eclatanti riguarda le restrizioni per la pesca con il sistema palangaro, che non può essere praticata oltre le venti miglia dalla costa, mentre paradossalmente i pescatori dilettanti non subiscono questo tipo di restrizioni, e lo stesso vale per i pescatori professionisti di altri paesi. Anche i politici siciliani ci si mettono a peggiorare le cose: nel 2012 il governo regionale ha concesso un bonus di 40 mila euro a ognuno dei circa 400 pescatori che hanno consegnato il tesserino d iscrizione al registro dei pescatori marittimi, per un impegno economico totale di 15 milioni di euro, con l unica richiesta di dimostrare entro due anni di aver fatto una riconversione in altri settori. Purtroppo questo incentivo è servito soltanto a favorire la pesca in nero; molti dei presunti ex pescatori, infatti, dopo aver incassato il bonus hanno continuato la propria attività facendosi passare per dilettanti. Altro flop è stato il maldestro tentativo di ridurre lo sforzo di pesca, attraverso l incentivo alla demolizione volontaria delle barche, concedendo agli armatori un premio pari all 80% del valore reale di una nuova imbarcazione, Eredi dei Malavoglia Foto di gruppo al porto di Catania. In Sicilia si concentrano ancora barche adibite alla pesca, ma sono in calo tutto questo con un impegno ecnomico di centinaia di milioni di euro. Salvo che in molti casi si è trattato di una rottamazione virtuale, perché alle false dismissioni è seguita la vendita all estero. La nostra pesca, oltre la crisi economica che ha colpito un po tutti i settori economici, subisce, quindi, anche le conseguenze di una cattiva gestione politica; ecco perché questo mestiere sta scomparendo». La forte denuncia di Micalizzi è supportata da alcuni inquietanti dati, che testimoniano un effettiva diminuzione dei pescatori professionisti: erano 15 mila nel 1989 e sono diventati 9 mila nel 2012; oggi sono solo le barche registrate in Sicilia, contro le del «Io ho i documenti scaduti e non posso rinnovarli perché costa troppo confida per esempio Fabio, pescatore del porto di Catania. Ci sono troppi divieti,

19 l inchiesta Pozzuoli Giovanni, nato pescatore riciclatosi in imbianchino non possiamo pescare pesce spada e tonno, per esempio; inoltre subiamo la concorrenza dei pescatori esteri che non hanno tanti limiti: mentre noi dobbiamo certificare il nostro pesce perché ne venga accertata la provenienza, lo stesso non vale per il pesce che arriva sugli aerei, che costa molto meno ai commercianti e che quindi viene privilegiato, a scapito del nostro e della qualità di ciò che arriva sulle tavole di tutti gli italiani». Tra divieti e controlli Le soluzioni ci sarebbero, e ad indicarne alcune è la Federazione degli armatori siciliani, presieduta da Carmelo Micalizzi, padre di Fabio: favorire il ripopolamento ittico tramite il reale divieto assoluto di pesca oltre un miglio dalla costa, controlli severi sulla pesca a strascico entro i 50 metri di profondità, incentivi sul fermo reale delle imbarcazioni. Inoltre bisognerebbe incentivare lavorazione e trasformazione dei prodotti locali, come il pesce azzurro, e creare infine infrastrutture compatibili con l ambiente, come barriere anti-strascico e impianti di acquacoltura di qualità.. Giovanni, 56 anni, pescatore nato e cresciuto a Pozzuoli, cittadina di mare vicino Napoli, dopo una vita passata fra reti e mercato del pesce, da sei mesi ha cambiato mestiere. Fa l imbianchino. La sua vita è cambiata, la sua giornata è cambiata. Figlio di pescatore, era abituato a svegliarsi all alba per uscire per mare. Adesso si alza alle 6.45 ma si sveglia ancora quando albeggia. Aveva un peschereccio che ha venduto per colpa della crisi. Crisi che sta colpendo violentemente il settore: la prima causa è il carogasolio, e a questo aumento del carburante si aggiungono la pescosità sempre più scarsa del mar Mediterraneo, e la concorrenza sul mercato alimentare dei prodotti stranieri. Di fronte a questo scenario di problemi, Giovanni ha dovuto decidere per un cambiamento drastico. La moglie è casalinga, i figli si sono appena diplomati, sono disoccupati e stanno pensando di trasferirsi al nord. E allora il capofamiglia di una famiglia monoreddito si è sentito costretto a guadagnarsi da vivere in un altro settore. Per Giovanni, cambiare lavoro ha significato cambiare completamente vita, dopo un esistenza passata interamente sul mare, fin da bambino, con il padre che gli ha insegnato la passione del navigare e i segreti del mestiere. Dopo un anno di dubbi e speranze, quando già il guadagno era ridotto e le spese per mantenere il peschereccio crescevano, si è deciso a vendere l imbarcazione e ad accettare un lavoro più stabile. Stabile in tutti i sensi, perché lavorare sulla terra ferma per lui è strano: abituato com è a stare in barca, a contatto con la natura, a passare giornate e nottate intere in mare aperto, ancora gli sembra strano entrare nelle case delle persone per imbiancare muri scegliendo fra stucchi e pitture. Il nuovo lavoro gli piace, è contento di aver accettato l offerta del cognato che aveva bisogno di una mano. Ma il mare gli manca. La sua storia a Pozzuoli è una delle tante. La città flegrea conta circa 80 mila abitanti e da sempre, in ogni famiglia, almeno una persona si guadagna da vivere grazie al mare. Il comparto della pesca era il principale settore produttivo dell economia puteolana fino a qualche anno fa: ufficialmente ci lavoravano fra le e le 2 mila persone fra pescatori diretti e indotto creato dal mercato del pesce; lavoratori annuali e stagionali. La crisi economica ha invece determinato una contrazione dei consumi e della spesa alimentare; consumatori e famiglie hanno ridotto l acquisto di prodotti che forniscono proteine nobili, quindi il primo prodotto a uscire dal carrello della spesa è stato il pesce fresco. Il consumatore napoletano, anche se abituato per tradizione a consumarlo soprattutto la domenica, ne compra di meno, ha ridotto la frequenza d acquisto, ne sceglie varietà meno care. Insomma, se tiene la vendita delle varietà definite povere (come alici e pesce bandiera), restano sul banco branzini e gamberoni, diventati acquisto da gourmet per la tavola delle feste. Così l effetto domino della crisi e delle politiche macroeconomiche determinano e condizionano le scelte quotidiane delle persone. E hanno deciso il destino lavorativo di Giovanni, nato pescatore, costretto a riciclarsi imbianchino. [laura guerra] al dossier ha collaborato Navina Manzoni febbraio 2013 scarp de tenis.19

20 Welfare iniquo e inumano: aumentano i non autosufficienti, ridotti a zero i fondi per le politiche sociali e l assistenza Scaricati sulle famiglie servizi di Stefania Culurgioni Fonte: Ministero per le politiche sociale, istat Drastici tagli alle politiche sociali gli anziani over 65 presenti in Italia nel gli anziani over 65 presenti in Italia nel gli anziani over 65 che saranno presenti in Italia nel mila le residenze socio-assistenziali e socio-sanitarie attive in Italia, per un totale di quasi 450 mila posti letto 69 euro costo giornaliero medio per il ricovero in una Rsa 27 euro costo giornaliero in un centro diurno (a cui bisogna aggiungere il prezzo del trasporto) 2,52 miliardi di euro fondi statali per le politiche sociali nel ,47 miliardi di euro fondi statali per le politiche sociali nel milioni di euro fondi statali per le politiche sociali nel scarp de tenis febbraio 2013 Nessuno di noi ama pensarsi vecchio. Non ci viene facile immaginarci come degli ottantacinquenni malati di Alzheimer, o come dei novantenni incapaci di stare in piedi, dipendenti del tutto dagli altri, con il cervello annebbiato, confuso, rallentato. È un sentimento di rimozione collettiva, che la politica asseconda, vuoi per assenza di risorse, vuoi proprio perché portare in agenda questi temi non entusiasma il cittadino medio. Eppure il fenomeno dell aumento costante della popolazione anziana è uno dei più certi e rilevanti, a livello globale, e rappresenta una certezza demografica, in grado di incidere su dinamiche sociali e sostenibilità delle finanze pubbliche. Oggi nel mondo vivono 810 milioni di anziani, ma nel 2050 ce ne saranno 2 miliardi. Anche in Italia gli ultraottantenni sono in costante crescita. Nel 1990 erano il 3% della popolazione, ovvero 1 milione 800 mila persone, nel 2010 sono diventati il 6% (3 milioni 500 mila) e nel 2020 saranno il 7,5% (4 milioni 500 mila). Ancora: nel 2050 l aspettativa di vita sarà di 83 anni nei paesi sviluppati, tanto che Ban Ki Moon, il segretario generale dell Onu, ha detto: «Ci saranno conseguenze profonde nella società. È un opportunità da cogliere, che però presenta anche sfide sociali». Un esercito di over 65 L aumento dell aspettativa di vita, e quindi della popolazione anziana, ha un implicazione di grande attualità, che prima o poi bisognerà affrontare con decisione: il tema della non autosufficienza. Non ci sono stime precise su quante sono, in Italia, le persone che dipendono quasi del tutto dagli altri, ma il solo elenco delle categorie fa comprendere la portata del problema: pazienti con gravi patologie degenerative non reversibili; pazienti che, a seguito di una malattia neoplastica, si trovano nella fase terminale della vita; pazienti con grave stato di demenza; pazienti con patologie ad andamento cronico degenerativo; pazienti con gravissimi disagi psichici o intellettivi o sordocecità, che necessitano d assistenza vigile; pazienti con cerebrolesioni o stati vegetativi che necessitano d assistenza vigile. Un censimento non esiste, ma quello che si può dire è che in Italia le residenze socio-assistenziali e socio-sanitarie sono quasi 13 mila, per quasi 450 mila posti letto: il 72% di queste strutture ospita anziani non autosufficienti, mentre solo una piccola parte accoglie disabili, tossicodipendenti, malati psichiatrici e minori italiani o stranieri. Il 66% di queste residenze si trova al nord e nel 70% dei casi si tratta di strutture private. E qui arriviamo al punto: come fanno a vivere e a mantenersi queste persone? Su chi pesa il carico della loro assistenza? Quanti e quali sono gli aiuti dello stato? Che cosa fa una famiglia quando si trova a dover gestire un membro non autosufficiente? Le risposte sono diverse, ma è sicuro che l aiuto che arriva dallo stato è sempre meno decisivo, si sgretola e si fa sempre più sottile. Una prima opzione è ricoverare il malato in una Rsa: una unità di offerta residenziale, secondo la terminologia tecnica, rivolta a persone non autosufficienti che hanno più di 65 anni, non

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